Sommario
- Premessa
- 1) La “morale della situazione” e la sua condanna da parte di Pio XII.
- 2) La “morale di situazione” in particolare in Amoris Laetitia e anche in altri testi di Papa Francesco.
- a) Il “Dio” bergogliano e la cancellazione della dottrina circa l’obbligatorietà assoluta dei precetti negativi del Decalogo[36].
- a,1) Il vero Dio ha fissato l’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina.
- a,2) Il “Dio” bergogliano cancella l’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina e può chiedere positivamente di violarli.
- a,2,1) Non Dio ma satana chiede di compiere atti contrari ai precetti negativi della Legge divina e quindi cancella l’assoluta obbligatorietà dei precetti negativi della Legge divina.
- a,2,2) Altre strategie bergogliane per la cancellazione dell’assoluta obbligatorietà delle norme negative del decalogo.
- a,3) Alcuni Vescovi bergogliani rendono manifesta la nuova “divinità” bergogliana con la cancellazione della dottrina sull’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina.
- a,4) Conclusione, con mons. Melina.
- b) Le attenuanti e i condizionamenti come “attrezzo fondamentale” per diffondere una morale di situazione.
- c) La coscienza morale “situazionistica” dell’Amoris Laetitia.
- d) Il discernimento “situazionista”, e con risultati blasfemi, previsto da Amoris Laetitia, nella linea della “morale di situazione”.
- e) La “gradualità della Legge” e la “morale di situazione” nell’Amoris laetitia e nella lettera dei Vescovi argentini.
- f) “Morale di situazione” bergogliana e legittimazione di vari atti gravemente contrari alle norme negative della Legge divina.
- f,1) Legittimazione degli atti adulterini … anzi l’adulterio è meglio dell’osservanza dei comandamenti!
- f,2) La legittimazione degli atti omosessuali attraverso Amoris Laetitia.
- f,3) Significative aperture alla legittimazione della contraccezione anche in nome di Amoris Laetitia.
- f,3,1) La dottrina della Chiesa circa l’intrinseco disordine della contraccezione è infallibile e intangibile!
- f,3,1,1) Importanti testi che precisano bene l’infallibilità e l’irriformabilità di Humanae Vitae 14.
- f,3,1,1,1) Un libro di p. E. Lio: “Humanae Vitae e infallibilità.”[309]
- f,3,1,1,2) Un articolo di F. Ocariz.
- f,3,1,1,3) Un articolo di mons. Melina.
- f,3,1,1,4) Un intervento del prof. Finnis e un documento dei moralisti Ford e Grisez.
- f,3,1,1,5) Altri articoli interessanti in questa linea.
- f,3,1,2) Un intervento illuminante del card. Sarah circa l’Humanae Vitae e la sua validità.
- f,3,1,3) Il caso di stupro e altri casi estremi: è lecito in tali situazioni fare ricorso alla contraccezione per evitare la gravidanza?
- f,3,2) Aperture più o meno nette alla liceità della contraccezione di autori particolarmente significativi per Papa Francesco.
- f,3,2,1) Alcune interessanti affermazioni di p. Häring.
- f,3,2,2) Aperture di mons. Fernández, presunto ghostwriter di Amoris Laetitiae, alla liceità della contraccezione.
- f,3,3) Aperture di Papa Francesco alla liceità della contraccezione.
- f,3,3,1) Significative affermazioni del “cifrario” Papa Francesco indicanti apertura alla liceità della contraccezione.
- f,3,3,2) Aperture di Papa Francesco alla liceità della contraccezione attraverso i suoi collaboratori …
- f,3,3,2,1) Un articolo di L. Moia del 2017 e una dichiarazione di una suora.
- f,3,3,2,2) Smantellamento e rifondazione del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.
- f,3,3,2,2,1) Errori gravi di L. Moia nelle sue risposte a mons. Melina.
- f,3,3,2,2,2) Legittimazioni varie degli atti peccaminosi offerte da mons. Paglia, Presidente della PAV e Gran Cancelliere dell’ Istituto Giovanni Paolo II, con la complicità di Francesco.
- f,3,3,2,3) Una significativa conferenza del prof. Chiodi alla Gregoriana
- f,3,3,2,3,1) Interessanti commenti alla conferenza di mons. Chiodi.
- f,3,3,2,4) Un’ intervista al prof. Chiodi nel 2022, in evidente opposizione a Veritatis Splendor.
- f,3,3,2,5) Un testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita e la risposta ad esso da parte di un convegno e di vari esperti
- f,3, 3,2,5,1) Il testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita.
- f,3,3,2,5,1,1) Altri due moralisti della PAV sostengono la legittimazione della contraccezione.
- f,3,3,2,5,1,2) Papa Francesco sostiene i moralisti della PAV e parla del seminario da cui è scaturito il testo della PAV, legittimando la contraccezione.
- f,3,3,2,5,2) La risposta da parte di un convegno e di vari esperti al testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita.
- f,3,3,2,5,2,1) Il convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”.
- f,3,3,2,5,2,1,1) L’intervento di mons. Melina nel convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”
- f,3,3,2,5,2,1,2) L’intervento del prof. Finnis nel convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”.
- f,3,3,2,5,2,1,3) I risultati del Convegno.
- f,3,3,2,5,2,2) La risposta al testo della Pontificia Accademia della Vita da parte del Card. Müller e del prof. Kampowski
- f,3,3,2,5,2,3) La risposta al testo della Pontificia Accademia della Vita da parte di alcuni esperti.
- f,3,3,2,6) Pericolose relazioni della S. Sede con le grandi multinazionali della contraccezione.
- f,4) Alcune importanti riflessioni di mons. Melina che ci aiutano a intendere le radici gnostiche e massoniche di alcuni “frutti” della morale situazionista bergogliana.
- g) Morale di situazione bergogliana e “superamento” del comandamento che afferma “non dire falsa testimonianza” …
- h) Sintesi sulla morale situazionistica di Papa Francesco e sui gravi danni che sta producendo.
- i) Alle probabili “fondamenta” della “morale di situazione” bergogliana.
- i,1) Alcune affermazioni di mons. Fernández, oggi Cardinale, considerato il “ghostwriter” di Amoris Laetitia.
- i,2) Il Card. Kasper il famoso teologo “eminenza grigia” di Amoris Laetitia
- i,2,1) Importanza fondamentale del Card. Kasper per il “cambio di paradigma” di papa Francesco e quindi per la “morale di situazione” bergogliana.
- i,2,2) Kasper prepara e annuncia il “cambio di paradigma” nella sua relazione al Concistoro del 2014.
- i,2,2,1) La forte opposizione alla relazione del Card. Kasper.
- i,2,3) Kasper sostiene e difende la sovversione dottrinale bergogliana e Amoris Laetitia prima e dopo la sua pubblicazione.
- i,2,4) Il Card. Kasper spiega e difende la sua “creatura”, cioè l’Amoris Laetitia nel testo: “Il messaggio di Amoris Laetitia” del 2018.
- i,2,4,1) Falsità del Card. Kasper circa la continuità dottrinale di Amoris Laetitia rispetto al Concilio Vaticano II e ai Pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e alla Tradizione.
- i,2,4,2) Errori e falsità del Card. Kasper circa le critiche all’Amoris Laetitia e circa le difese di essa.
- i,2,4,3) Imprecisioni e fondamentali falsità del Card. Kasper circa la preparazione lo svolgimento dei due Sinodi del 2014-5.
- i,2,4,4) Errori, significative omissioni e fondamentali falsità del Card. Kasper circa la relazione di Amoris Laetitia con documenti precedenti e con la Tradizione in particolare riguardo al vero sviluppo della dottrina.
- i,2,4,5) Significative omissioni del Card. Kasper circa la Comunione a coloro che vivono in situazione di peccato.
- i,2,4,6) Errori e significative imprecisioni e omissioni del card. Kasper circa le Leggi divine e la loro osservanza anche in casi estremi di eroismo e in particolare in caso di martirio.
- i,2,4,7) La falsa misericordia e le furbe ambiguità e imprecisioni del Card. Kasper riguardo alla dottrina sulla Comunione Eucaristica.
- i,2,4,8) Ulteriori errori del Card. Kasper sulla Tradizione riguardo all’amministrazione dell’Eucaristia ai peccatori notori e ostinati.
- i,3) B. Häring, il moralista amato da Papa Francesco e lodato dal Card. Kasper.
- i,4) La cosiddetta “Nuova Morale” “teleologica” contrastata da C. Caffarra , L. Melina, D. Composta e soprattutto dalla Veritatis Splendor.
- l) Morale bergogliana situazionista e Amoris Laetitia contro Veritatis Splendor.
- l,1) Precisazioni importanti riguardo ad Amoris Laetitia 304-306: attacco dissimulato contro la Veritatis Splendor e la Tradizione.
- l,1,1) Amoris laetitia n. 304 contro Veritatis Splendor e contro s. Tommaso, che viene citato.
- l,1,2) Amoris Laetitia n. 305 contro la Tradizione, contro Veritatis Splendor e contro il testo della CTI citato.
- l,1,2,1) Papa Francesco cita un testo della Commissione Teologica Internazionale distorcendone il significato contro la Tradizione e la Veritatis Splendor.
- l,1,3) Amoris Laetitia n. 306 contro Veritatis Splendor nonché contro la Bibbia, che viene citata, e contro la Tradizione.
- l,1,4) Conclusione
- l,1) Precisazioni importanti riguardo ad Amoris Laetitia 304-306: attacco dissimulato contro la Veritatis Splendor e la Tradizione.
- a) Il “Dio” bergogliano e la cancellazione della dottrina circa l’obbligatorietà assoluta dei precetti negativi del Decalogo[36].
- 3) Importanti precisazioni conclusive sulla “morale di situazione” che attraverso Amoris laetitia si sta diffondendo: il Papa non sta sviluppando la sana dottrina ma la sta tradendo!
Premessa
La Luce di Cristo illumini le nostre menti.
Questo testo è stato scritto in grandissima parte quando Papa Francesco era ancora vivo, quindi in vari sui passaggi lo indica come il Pontefice attuale o il Papa regnante e con espressioni simili e usa verbi al presente. Non mi sono preso la briga di cancellare e riscrivere tali passi per non perdere tempo, ma è evidente a tutti che Papa Francesco è deceduto il 21 aprile 2025 e che, quindi, non è più il Sommo Pontefice Romano, che tutto ciò che lo riguarda va ormai presentato con verbi al passato e che il nuovo Papa è Leone XIV.
1) La “morale della situazione” e la sua condanna da parte di Pio XII.
Dio ci illumini sempre meglio.
La “morale della situazione”, detta anche “nuova morale”[1], è collegata alla filosofia dell’esistenza (esistenzialismo) e si sviluppa tra autori cristiani, cattolici e protestanti (E. Grisebach, E. Brunner, H. Thielicke, E. Michel, T. Steinbuchel etc.); essa sottolinea l’incidenza morale della situazione e soprattutto negli autori protestanti è unita ad una critica al concetto di natura e considera assurda una legge morale naturale “obiettivamente valida, universalmente necessaria”; messa dunque da parte tale legge naturale, la situazione concreta deve essere affrontata, secondo tali autori, facendosi guidare dall’illuminazione divina individuale che mostra al soggetto il da farsi e impegna la sua responsabilità di uomo e quindi la sua risposta [2].
Occorre precisare con A. Poppi che l’etica della situazione di Griesebach, e forse di altri con lui prima della fine della II guerra mondiale è una forma estrema della morale di situazione, dopo la II guerra si sviluppò una forma diversa di tale morale, tale forma si caratterizzò per la tendenza ad addolcire l’asprezza e l’inflessibilità dei principi morali, in opposizione alla Legge divina e alla Tradizione cattolica[3].
In Inghilterra: “due centri di questa innovazione etica furono le Facoltà di Teologia dell’Università di Oxford e la diocesi di Southwark, nella Londra della riva sud del Tamigi. Alle teorie che circolavano a Oxford diede voce il decano H. A. Williams, con un saggio raccolto nel volume Soundings[4], mentre per i “profeti” del South Bank parlarono il vescovo J. A. T. Robinson, nel suo noto Honest to God[5], e il canonico Douglas Rhymes, in No New Morality[6]”[7]
Affermò Papa Pio XII riguardo alla “morale di situazione”: “Potremmo denominare questo fenomeno «una nuova concezione della vita morale» perché si tratta di una tendenza che si manifesta nel dominio della morale. … La si potrebbe qualificare come «esistenzialismo etico», «attualismo etico», «individualismo etico» … viene chiamata anche «Situationsethik — morale di situazione».”[8]
Spiega ancora Pio XII che al centro di tale concezione vi si trova “il bene, che bisogna porre in atto o conservare nel suo valore reale ed individuale; ad esempio, nel dominio della Fede, il rapporto personale che ci lega a Dio.”; su tale bene la coscienza morale deve basare i suoi giudizi.
Il bene che bisogna porre in atto va considerato in base alle “condizioni o circostanze reali e concrete nelle quali si deve agire” ed è colto dalla coscienza morale, nella determinazione della quale “il singolo uomo si incontra immediatamente con Dio e prende la sua decisione davanti a Lui, senza l’intervento di alcuna legge … Qui vi è solamente l’io dell’uomo e l’Io del Dio personale…” la decisione della coscienza morale è considerata un “rischio” che l’uomo è chiamato ad attuare facendo valere la “propria conoscenza e la propria valutazione in tutta sincerità davanti a Dio”, e Dio considera buona l’azione fatta con “la retta intenzione e la risposta sincera” mentre al Signore non importa l’azione, quindi a Lui non importa che il soggetto bestemmi o apostati dalla fede o compia adulterio etc. perciò il soggetto può scegliere questi atti lecitamente.
In questa linea i concetti ed i princìpi morali generali non vengono negati ma spostati “dal centro all’estrema periferia”; sicché la coscienza morale non si basa su essi ma sul “bene che bisogna porre in atto o conservare nel suo valore reale ed individuale” come detto.
Questa morale quindi sgancia radicalmente la fede e le Leggi divine dalla vita del soggetto: “La Fede cristiana fonda le sue esigenze morali sulla conoscenza delle verità essenziali e delle loro relazioni” ma per l’etica della situazione le cose stanno diversamente, la decisione di coscienza potrebbe infatti lecitamente, come detto, essere nel senso del compimento di molti peccati gravi come l’aborto, l’adulterio e persino l’abbandono della fede.[9]
In un altro discorso lo stesso Pontefice, riferendosi agli autori che seguivano l’etica della situazione affermava che la loro dottrina conduce sostanzialmente a svincolare le norme morali cristiane: “…dalla sorveglianza angusta ed opprimente dell’autorità della Chiesa, cosicché, liberata dalle sottigliezze sofistiche del metodo casistico, la morale sia ricondotta alla sua forma originaria e rimessa semplicemente alla intelligenza e alla determinazione della coscienza individuale.” [10]
Secondo Pio XII, il “vizio centrale” di questa “nuova morale” sta appunto nel: “… rimettere ogni criterio etico alla coscienza individuale, chiusa gelosamente in sé e resa arbitra assoluta delle sue determinazioni”; ciò ben lungi dall’agevolarle il cammino, la distoglie dalla via maestra che è Cristo.[11]
Invece, come spiega la dottrina cattolica, la coscienza morale non deve restare chiusa in sé stessa, essa non è la Parola di Dio che insegna sempre la Verità, la coscienza non è per sé stessa Luce ma va illuminata, va formata con la Verità che la Chiesa insegna perché tale coscienza possa emettere giudizi veri e retti. La coscienza può sbagliare ed essere erronea.
Papa Pio XII ha aggiunto che espressioni come : “ … «il giudizio della coscienza cristiana», o … «giudicare secondo la coscienza cristiana», hanno questo significato: la norma della decisione ultima e personale per un’azione morale va presa dalla parola e dalla volontà di Cristo. … Da ciò consegue che formare la coscienza cristiana di un fanciullo o di un giovane consiste innanzi tutto nell’illuminare la loro mente circa la volontà di Cristo, la sua legge, la sua via, e inoltre nell’agire sul loro animo, per quanto ciò può farsi dal di fuori, affine di indurlo alla libera e costante esecuzione del divino volere. È questo il più alto impegno della educazione.” [12]
Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1956 contro l’etica di situazione. affermava tra l’altro che: “Auctores qui hoc systema sequuntur decisivam et ultimam agendi normam statuunt non esse ordinem obiectivum rectum, naturae lege determinatum et ex hac lege certo cognitum, sed intimum aliquod mentis uniuscuiusque individui iudicium ac lumen, quo ei in concreta situatione posito innotescit quid sibi agendum sit.”[13]
Cioè per gli autori di tale corrente dottrinale la norma ultima e decisiva non è l’ordine oggettivo, retto, fissato dalla legge della natura e da essa conosciuto ma un intimo giudizio e lume del soggetto che gli fa conoscere ciò che egli debba fare.
Come precisa efficacemente A. Poppi la morale della situazione “invoca sempre le insuperabili difficoltà concrete per sottrarsi alla molestia degli obblighi morali”[14]; ciò è molto importante per il nostro studio, come vedremo.
Nonostante le condanne pontificie, tuttavia, la morale della situazione ha continuato a girare e ad essere diffusa tra i moralisti cattolici assumendo altre denominazioni, come ha spiegato il prof. Composta[15]; A. Poppi ha potuto affermare a riguardo: “Roma ha parlato, ma purtroppo, come altre volte, l’errore s’è fatto più scaltro e con maggiore oculatezza continua a farsi strada tra le file dei cattolici.” [16]
Ciò mi pare emerga anche da un interessante articolo del famoso moralista e poi Cardinale, Carlo Caffarra, il quale negli anni ’80, parlava di alcuni autori cattolici situazionisti successivi alle condanne viste sopra e affermava che più generalmente, considerando anche teologi di altre denominazioni cristiane, l’etica della situazione ha avuto una notevole molteplicità di espressioni riguardo ai principi e al modo attraverso cui il cristiano deve conoscere il bene morale che consiste essenzialmente nella volontà di Dio su di noi:
-un gruppo di autori nega l’esistenza “di qualsiasi norma morale oggettiva diversa o distinta dalla legge dell’amore” per essi “la norma direttiva di una decisione cristiana è l’amore: niente altro” e “le decisioni dell’amore sono prese in modo situazionale e non in obbedienza a prescrizioni”; per questi autori, dunque: “la bontà e la malizia di un atto non sono mai qualità intrinseche all’atto medesimo, ma esse discendono solamente dalla intenzione dell’agente”; per questo gruppo non esistono azioni intrinsecamente malvagie;
– un altro gruppo ritiene che sia impossibile individuare criteri di moralità fondati unicamente sull’oggetto dell’azione e che la carità è legge del cristiano e che il criterio per un retto giudizio di un’azione caritatevole è “costituito unicamente dall’esame delle conseguenze dell’azione in questione”, questo gruppo è quindi indicato come consequenzialista; anche per questo gruppo non esistono azioni intrinsecamente malvagie;
– un terzo gruppo, di cui fanno parte Fuchs e Bockle, ritiene sostanzialmente che “la determinazione di ciò che è bene o male deve essere elaborata oggettivamente e non in maniera arbitraria; oggettivamente non significa che possiamo partire” da una considerazione dell’azione in sé stessa per giudicarla da un punto di vista morale, in questo senso anche per questi autori non esiste un intrinsece malum; per giudicare un’azione dobbiamo considerare anche il contesto (circostanze, fine, conseguenze …) in cui il soggetto agisce; la considerazione del solo oggetto non basta per un giudizio morale sull’azione.[17]
Per tutti questi gruppi di autori “situazionisti”, quindi, non esistono azioni intrinsecamente malvagie, perciò anche lo stupro o l’attività omosessuale o l’adulterio non sono intrinsecamente malvagi quindi in alcuni casi potrebbero essere moralmente leciti.
Purtroppo in questa linea della morale di situazione vanno gli errori in campo morale che il Papa Francesco sta diffondendo perché, come vedemmo nel I volume, e come vedremo in una delle Appendici a questo testo[18] egli mette da parte, in modo discreto ma netto, i principi fondamentali della morale cattolica e in particolare la obbligatorietà semper et pro semper dei precetti negativi del Decalogo, cioè nega fondamentalmente l’esistenza di atti intrisecamente malvagi che devono, perciò, essere sempre assolutamente evitati.
Inoltre il Papa insiste molto sulla situazione particolare del soggetto, specialmente sulle circostanze attenuanti del soggetto, per mettere da parte le leggi divine e aprire le porte alla pratica legittimazione di veri peccati, sacrilegi e scandali; in questa linea il Papa parla della necessità da parte dei Pastori della Chiesa di realizzare un discernimento che giunge a legittimare atti radicalmente contrari alla Legge divina e quindi praticamente dispensa dall’osservanza della stessa Legge.
D’altra parte, come visto, il Papa afferma anche che la coscienza morale può capire che Dio le concede di compiere atti radicalmente contrari alla Legge divina.
La “morale situazionistica” conservata in vario modo in vari autori cattolici dopo le condanne di Pio XII e della Congregazione per la Dottrina della Fede degli anni ’50, come ha spiegato molto bene il prof. Composta nel suo libro “La nuova morale e i suoi problemi”[19], riemerge prepotentemente oggi appunto con Papa Francesco.
Più precisamente occorre dire che dietro gli ispiratori e i realizzatori dei documenti firmati da Francesco, in particolare l’Amoris Laetitia, vi sono moralisti che seguono in vario modo la scia dell’etica della situazione.
Il Cardinale Fernández, in particolare, considerato il ghostwriter di Amoris Laetitia, come vedremo, segue in modo significativo la morale della situazione.
Sottolineo che questa dottrina morale portata avanti da Papa Francesco si presenta come una forma nuova di “morale di situazione” che ha certamente dei legami con quella che Pio XII condannò ma che ha anche delle caratteristiche sue proprie; il Papa e i suoi collaboratori sono stati ovviamente attenti a non riproporre sic e simpliciter certi errori del passato per non esporsi ad una facile condanna ma hanno sostanzialmente ripresentato tali deviazioni dottrinali sotto altra forma …
2) La “morale di situazione” in particolare in Amoris Laetitia e anche in altri testi di Papa Francesco.
La Luce di Cristo illumini le nostre menti.
Francesco ha detto ad un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016: “In campo morale bisogna avanzare senza cadere nel situazionismo; ma, d’altra parte, va risvegliata quella grande ricchezza contenuta nella dimensione del discernimento; e ciò è proprio della grande scolastica. Notiamo una cosa: san Tommaso e san Bonaventura affermano che il principio generale vale per tutti, ma — lo dicono esplicitamente —, nella misura in cui si scende nei particolari, la questione si diversifica e assume sfumature senza che il principio debba cambiare. Questo metodo scolastico ha la sua validità. È il metodo morale che ha usato il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ed è il metodo che si è utilizzato nell’ultima esortazione apostolica, Amoris laetitia, dopo il discernimento fatto da tutta la Chiesa attraverso i due Sinodi. La morale usata in Amoris laetitia è tomista, ma quella del grande san Tommaso, non quella dell’autore dei puncta inflata.”[20]
Il termine situazionismo va qui inteso come morale della situazione e come abbiamo visto riguardo ad altri errori dottrinali anche riguardo al “situazionismo” Papa Francesco afferma che occorre prendere le distanze da esso e si dichiara praticamente immune da esso ma in realtà, come vedremo nelle prossime pagine, ne è immerso fino al collo.
Dio ci illumini sempre meglio.
Abbiamo visto che la “morale di situazione” si caratterizza:
– per la importanza eccessiva che dà alla situazione particolare e quindi alle attenuanti;
– per la posizione marginale che essa accorda alle norme morali che Dio ci ha donato attraverso la Bibbia e la Chiesa;
– per una particolare forma di giudizio della coscienza morale basato semplicemente su un “lume” interiore; [21]
– per la legittimazione di atti radicalmente contrari alla Legge divina.
Che una certa forma di morale della situazione si riscontri, in Amoris Laetitia:
1) lo ha detto chiaramente il prof. E. Echeverria “Quindi, con tutto il rispetto per Francesco, penso che egli implichi il sostegno alla “gradualità della legge” e quindi implicitamente apra la porta a una “etica della situazione”. Dice: “Ma la coscienza può fare di più che riconoscere che una data situazione non corrisponde oggettivamente alle esigenze generali del Vangelo. Essa sa anche riconoscere con sincerità e onestà quella che per ora è la risposta più generosa che si possa dare a Dio, e giungere a vedere con una certa sicurezza morale che è ciò che Dio stesso chiede in mezzo alla complessità concreta dei propri limiti, pur non essendo ancora pienamente l’ideale oggettivo» (AL 303). Ora, il papa sta davvero dicendo che tali atti sono giusti per un tale individuo? In effetti, questo è esattamente ciò che egli dice, cioè che la persona in quelle circostanze attenuanti può fare la volontà di Dio. Questa non è un’inferenza da parte mia; Questo è ciò che il Papa dice in realtà sopra. Se ve lo siete perso, eccolo di nuovo: una persona può “arrivare a vedere con una certa sicurezza morale che [la sua scelta] è ciò che Dio stesso sta chiedendo in mezzo alla complessità concreta dei propri limiti, pur non essendo ancora pienamente l’ideale oggettivo”. È difficile capire perché una persona abbia bisogno della grazia del sacramento della confessione, e quindi della misericordia del Signore, se, come suggerisce qui Francesco, quella persona sta facendo la volontà di Dio.”[22]
2) lo ha detto in modo indiretto il Card. De Paolis parlando della relazione di Kasper al Concistoro del 2014, relazione che manifesta ciò che sarà realizzato con l’Amoris Laetitia: “Una pastorale in contrasto con la verità creduta e vissuta dalla Chiesa, e che non additasse l’ideale cristiano, nel rispetto delle leggi della Chiesa si trasformerebbe facilmente in arbitrarietà nociva alla stessa vita cristiana. Quanto poi alle leggi, non si può dimenticare la distinzione tra le leggi di Dio e le leggi positive del legislatore umano. Se queste in alcuni casi possono essere dispensate o non obbligare se vi sia grave incomodo, non si può dire altrettanto per le leggi divine, sia positive che naturali e non ammettono eccezioni. Se poi gli atti proibiti sono intrinsecamente cattivi, essi non possono essere legittimati in nessun caso. … Non è accettabile l’etica della situazione, o l’etica misura dalle conseguenze, o dalle finalità o la negazione degli atti intrinsecamente cattivi …”[23];
3) lo ha detto in modo indiretto ma significativo il Cardinale Müller allorché ha sostenuto, riferendosi alle affermazioni del Cardinale Fernández approvate dal Papa Francesco: “Non possiamo relativizzare la parola di Dio con la cosiddetta etica della situazione, relativa alle nostre condizioni soggettive e non alle condizioni oggettive per i sacramenti”[24]; lo aveva già detto lui stesso in modo meno diretto: “Ora, il capitolo VIII di Amoris Laetitia è stato oggetto di interpretazioni contraddittorie. Quando in un contesto simile alcuni parlano di un cambio di paradigma, ciò sembra essere una ricaduta nel modo modernista e soggettivista di interpretare la fede cattolica. … Chi parla di una svolta copernicana nella teologia morale, che trasforma una diretta violazione dei comandamenti di Dio in una lodevole decisione di coscienza, si esprime abbastanza chiaramente contro la fede cattolica. L’etica della situazione resta una falsa teoria etica, anche se qualcuno dicesse di trovarla in Amoris Laetitia. … è impossibile per un cattolico ricevere i sacramenti in maniera degna, senza decidere di abbandonare un modo di vivere che è in opposizione agli insegnamenti di Cristo.”[25];
4) emerge indirettamente da un libro del Cardinale Kasper in cui afferma riguardo alla dottrina di Amoris Laetitia: “Questa non è un’etica della situazione.”[26] e lo ripete per ben due volte … “excusatio non petita accusatio manifesta” ; L. Moia parlando di tale testo ha sottolineato, significativamente, che la dottrina di Kasper è una “’etica della situazione’, ispirata dalla prudenza” che si distingue dalla “’teologia delle situazioni’che pretenderebbe di ignorare la legge generale.”[27];
5) lo ha rilevato il famoso filosofo e teologo Robert Spaemann allorché ha detto: “Il vero problema, però, è un’influente corrente di teologia morale, già presente tra i gesuiti nel secolo XVII, che sostiene una mera etica situazionale. Le citazioni di Tommaso d’Aquino prodotte dal papa nella “Amoris lætitia” sembrano sostenere questo indirizzo di pensiero. Qui, però, si trascura il fatto che Tommaso d’Aquino conosce atti oggettivamente peccaminosi, per i quali non ammette alcuna eccezione legata alle situazioni. … Giovanni Paolo II ha ricusato l’etica della situazione e l’ha condannata nella sua enciclica “Veritatis splendor”. “Amoris Laetitia” rompe anche con questo documento magisteriale.”[28]
6) lo dice in modo indiretto un professore di morale polacco laddove afferma che, in opposizione al cosiddetto “ideale” che in realtà è il Sacramento del Matrimonio: “… il Papa pone situazioni e possibilità concrete, dalle quali la coscienza dovrebbe essere guidata. Questo stato di cose è già stato riconosciuto dalla Chiesa come “etica della situazione” e criticato in epoca preconciliare. Temo che, a causa dello stile vago e impreciso dell’Esortazione, qualcuno possa convincersi che in qualche situazione difficile la validità della legge morale possa essere sospesa in coscienza. E che, in tale difficile situazione, persino il direttore spirituale potrebbe appoggiare la decisione. È chiaro, non deve per forza andare così; però al momento nessun direttore spirituale potrebbe assecondare il Papa e il suo insegnamento affermando che “Non si può avere la moglie del proprio fratello e accedere alla comunione. Non si può e non si deve, perché Dio e la Chiesa dicono così”. Sì, Dio dice ancora questo. E così ha sempre detto la Chiesa fino a Benedetto XVI. L’insegnamento attuale è molto impreciso e poco chiaro. Da qui i nostri dubia, i “dubbi”. Siamo in una situazione davvero difficile, ma siamo in buona compagnia: almeno su questo non ho alcun dubbio.”[29];
7) lo vedremo nelle prossime pagine.
Esamineremo la morale situazionistica presentata da Amoris Laetitia:
1) vedendo anzitutto come anch’essa metta in posizione marginale le norme morali assolute che Dio ci ha donato per il fatto che essa:
a) afferma che Dio stesso ci può chiedere di agire in modo gravemente contrario alle norme negative che Lui stesso ci ha dato;
b) cancella la dottrina sull’obbligatorietà assoluta delle norme negative del Decalogo;
2) studiando come tale morale dà un’eccessiva importanza alla situazione concreta del soggetto e si radica in un’errata dottrina circa le attenuanti e i condizionamenti dell’azione umana;
3) esaminando come essa presenti una forma particolare di giudizio della coscienza morale per cui il soggetto può capire addirittura che Dio gli chiede di compiere atti gravemente contrari alla Legge divina;
4) vedendo come essa si attua concretamente rendendo praticamente leciti: l’adulterio, l’attività omosessuale, la contraccezione etc.
Sottolineo, però, che il Papa e i suoi collaboratori stanno portando avanti la sovversione della morale cattolica in senso situazionista in modo discreto cioè non con grandi proclami e radicali condanne della sana dottrina cattolica ma con affermazioni per lo più ambigue o ben mascherate, nonché con azioni significative, come l’estromissione di buoni moralisti come mons. Melina da importanti istituzioni universitarie cattoliche.
Particolarmente interessante riguardo alla discrezione con cui Francesco ha portato avanti la sua sovversione della dottrina cattolica è ciò che affermava mons. Fernández riguardo alla discrezione tenuta da Papa Francesco per far passare il suo cambio di dottrina sull’amministrazione dell’Eucaristia: “Aunque la cuestión del posible acceso a la comunión de algunos divorciados en nueva unión ha provocado mucho revuelo, el Papa intentó —sin lograrlo— que este paso se diera de una manera discreta. Por eso, después de desarrollar los presupuestos de esta decisión en el cuerpo del documento, la aplicación a la comunión de los divorciados en nueva unión se hizo explícita en notas a pie de página.”[30]
Ciò significa che sebbene la questione del possibile accesso alla comunione di alcuni divorziati in una nuova unione abbia suscitato scalpore, il Papa ha provato – senza riuscirci – a compiere questo passo in modo discreto. Pertanto, dopo aver sviluppato i presupposti di questa decisione nel corpo del documento, l’applicazione alla comunione dei divorziati in una nuova unione è stata resa esplicita nelle note a piè di pagina.
Mons. Forte, in questa linea affermò che il Papa, durante i Sinodi per la Famiglia del 2014 e 2015 gli disse: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.”[31]
Come ho detto altrove, Papa Francesco non si presenta come il distruttore della sana dottrina ma come colui che la fa evolvere anche se in realtà lui con i suoi collaboratori sta tradendo la sana dottrina e la sta cambiando.[32] Come ha rilevato acutamente l’Arcivescovo emerito di La Plata Monsignor H. Aguer, il Pontefice argentino usa lo stile della dissimulazione, fa le sue affermazioni infatti: “… senza troppa convinzione, ma in modo da essere pienamente comprese, contrariamente alla Tradizione. …” e in questo modo l’“l’attuale pontificato su numerose questioni propone una nuova posizione che corregge la dottrina della Chiesa. E la sua Tradizione inalterabile.”[33]
Nelle pagine che seguono quindi non dovete pensare di vedere roboanti dichiarazioni di Papa Francesco contro la sana dottrina cattolica e quindi chiare ed evidenti eresie gridate ai quattro venti, dovete invece prepararvi a smascherare con sapienza i gravi errori che diffonde Francesco attraverso le sue parole, spesso ambigue, le sue azioni e attraverso quelle dei suoi collaboratori.
Per tale smascheramento è di particolare importanza la famosa regola della Tradizione per cui: colui che all’errore manifesto non resiste, pur potendo e dovendo farlo, è ritenuto un fautore dello stesso errore: “Qui errori manifesto non resistit , cùm possit et debeat , eum approbare censetur.”[34]; nello stesso testo citato da Bellarmino leggiamo infatti che colui che all’errore non si oppone lo approva, chi non difende la verità la opprime[35].
Papa Francesco lascia, infatti, significativamente che i suoi collaboratori “completino” le sue affermazioni diffondendo gravi errori, senza che egli intervenga per correggerli e sanzionarli, evidentemente è loro complice.
Dio ci illumini sempre meglio.
a) Il “Dio” bergogliano e la cancellazione della dottrina circa l’obbligatorietà assoluta dei precetti negativi del Decalogo[36].
a,1) Il vero Dio ha fissato l’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Come ho già detto altrove[37]: lo studio attento della Scrittura fa emergere chiaramente come Dio ci chiama assolutamente ad osservare la sua Legge e non consente a nessuno di agire contro le sue norme (Lv. 18,4s.26; 19,19.37; 20,8.22; 25,18; Dt. 4,2.6; 11,22; 13,1.5) questa perfetta osservanza della Legge divina, cioè della volontà divina, è compendiata da Dio in una parola: essere santi come Lui: “Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo” (Levitico 20, 26; 20,7; 19,2; 11,44s).
Gesù ha ribadito la validità della Legge e l’ha portata a compimento (Mt 5,17-19); Egli ha vissuto in pienezza la Legge e ci chiama ad essere, in Lui e con Lui, perfetti (Mt. 5,48 cfr. anche Col. 4, 12; Eb. 13,21; Gc. 1,4), perfetti come il Padre (Mt. 5,48), perfetti nella misericordia (Lc. 6, 36) cioè nella santità (1 Pt. 1,15), nell’attuazione della Legge divina perfezionata da Cristo (Gv 8, 51s; 14,21; 14,24; 1 Gv 2,4s; 3,24). Cristo ci ha lasciato un perfetto esempio di attuazione della Legge divina e noi dobbiamo seguirne le orme (1 Pt. 1,15), per amare come Lui ha amato (Gv 13, 34).
Dio vuole, dunque, la nostra santificazione nell’attuazione della sua Legge in Cristo! Non esistono indicazioni divine nel senso che Egli voglia che alcuni trasgrediscano questa sua volontà, anzi Dio prevede castighi per coloro che trasgrediscono i suoi comandi, sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo, l’inferno è appunto la pena somma che Dio infligge a coloro che non osservano la sua Legge!
Nel libro del Siracide leggiamo significativamente che Dio: “… non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.” (Sir. 15,20).
S. Paolo infine ci ricorda che Dio: “non può rinnegare se stesso” (2 Tim. 2,13).
Nessun testo del Nuovo Testamento parla di una richiesta o di una possibile richiesta divina, dopo la venuta di Cristo, a compiere atti contrari al Decalogo e in particolare alle norme negative del Decalogo, ma anzi parla della necessità di accettare il martirio piuttosto che compiere tali atti[38].
Cristo ci chiama a vivere i suoi comandi fino al martirio, ci chiama ad essere pronti al martirio; la vera carità implica questo: essere pronti a dare la vita piuttosto che trasgredire gravemente un comando della Legge di Dio, specialmente un comando negativo di tale Legge (Mt. 10,28.37-44; 16,24s; Lc 9,22-25; 14,25-27; 1 Gv. 3,14-18; Gv. 15,12 etc. ).
Nella linea del s. Vangelo s. Ignazio di Antiochia, pochi anni dopo Cristo, affermò: “Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[39]
Si veda ciò che dice a questo riguardo, appunto nella linea del Vangelo e della Tradizione, la “Veritatis Splendor” di s. Giovanni Paolo II ai nn. 90ss., in essi leggiamo anzitutto: “Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.”(“Veritatis Splendor” n.90)
Al n. 91 della stessa Enciclica leggiamo inoltre: “La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.” (“Veritatis Splendor” n.91)
Sottolineo: l’amore di Dio, cioè la carità, implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.
Il martirio pone in evidenza appunto l’assoluta obbligatorietà della Legge divina, che implica, per la fedeltà dovuta a Dio, il dovere assoluto di accettare la morte e la perdita di tutto, in questo mondo, piuttosto che compiere atti contrari a tale Legge. [40]
Nella stessa enciclica leggiamo inoltre queste parole “pesanti” di s. Giovanni Paolo II “Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.” (VS n. 115)
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo al n. 2072: “Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano.”
La Chiesa, basandosi sulla Parola di Dio, ha affermato l’assoluta obbligatorietà dei precetti negativi del Decalogo.[41]
In un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano leggiamo: “La tradizione morale cristiana ha sempre distinto fra norme «positive» (che comandano di fare) e norme «negative» (che proibiscono di fare). Inoltre, essa ha costantemente e chiaramente affermato che, tra quelle negative, le norme che proibiscono atti intrinsecamente disordinati non ammettono eccezioni: tali atti, infatti, sono «disordinati» sotto il profilo morale per la loro stessa intima struttura, quindi in se stessi e per se stessi, ossia contraddicono la persona nella sua specifica dignità di persona. Proprio per questa precisa ragione, tali atti non possono essere resi «ordinati» sotto il profilo morale da nessuna intenzione e da nessuna circostanza soggettive, che non valgono a mutare la loro struttura.”[42]
I comandamenti positivi a differenza di quelli positivi non sono sempre assolutamente obbligatori.
Spiega s. Tommaso che: “… mentre i precetti negativi della legge vietano gli atti peccaminosi, i precetti affermativi portano ad atti di virtù. Ma gli atti peccaminosi sono malvagi per se stessi, e possono essere fatti in modo buono in nessuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine malvagio, come dice Aristotele. E così i precetti negativi obbligano sempre e in tutti i casi. Gli atti virtuosi, invece, non vanno fatti in un modo qualsiasi, ma osservando le circostanze dovute che si richiedono perché l’atto sia virtuoso: cioè facendolo dove si deve, quando si deve, e come si deve. E poiché le disposizioni delle cose che sono ordinate al fine si compiono secondo la ragione del fine, tra le circostanze degli atti virtuosi si deve tener presente specialmente la ragione del fine, che è il bene della virtù. Perciò se c’è l’omissione di una circostanza relativa all’atto virtuoso, la quale elimina totalmente il bene della virtù, l’atto è contrario al precetto. Se invece manca una circostanza la quale non toglie del tutto la virtù, sebbene non raggiunga perfettamente il bene della virtù, l’atto non è contrario al precetto. Ecco perché il Filosofo afferma, che se ci si allontana di poco dal giusto mezzo, non siamo contro la virtù: se invece ci si allontana di molto, si distrugge la virtù nel proprio atto.”[43]
Nell’enciclica “Veritatis Splendor” di s. Giovanni Paolo II, che raccoglie sinteticamente la tradizione morale della Chiesa leggiamo: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti. … La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento.” (Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor” n. 52)
La Chiesa, dunque, a nome di Dio, o meglio Dio attraverso la Chiesa, ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento.
Si noti bene, la Chiesa in questi testi non dice: queste norme sono invalicabili a meno che Dio stesso non voglia che gli uomini le violino, la Chiesa, in nome di Dio e sulla base della Bibbia, afferma che tali norme sono assolutamente invalicabili; meglio ancora: Dio attraverso la Bibbia e la Chiesa afferma che tali norme sono assolutamente invalicabili.
Violare queste norme è un male che Dio condanna radicalmente.
Dio evidentemente non vuole e non chiede mai di violare questi comandamenti ma anzi chiede di attuarli sempre.
Dio è Bene e vuole il Bene e vuole e chiede di attuare sempre queste norme che si basano sulla Sapienza infinita di Dio e quindi sulla natura umana creata da questa stessa Sapienza, come evidenziano, fondamentalmente, vari testi citati qui sopra.
Dio ci ha donato la sua Legge e ci dona la forza di praticarla; ci dona la forza di obbedire ai comandi negativi della Legge che Lui stesso indica come assolutamente invalicabili.
a,2) Il “Dio” bergogliano cancella l’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina e può chiedere positivamente di violarli.
A tutto quanto abbiamo visto nel paragrafo precedente si oppone, con discrezione, l’insegnamento del Papa attraverso Amoris Laetitia infatti essa praticamente mette da parte in modo subdolo la dottrina dell’assoluta obbligatorietà delle norme negative del Decalogo, come ho evidenziato chiaramente altrove[44].
Evidentemente il “Dio” bergogliano ha cancellato tale obbligatorietà.
Al fondamento dell’azione di cancellazione della dottrina dell’assoluta obbligatorietà delle norme negative del Decalogo, c’è quello che afferma Papa Francesco al n. 303 dell’Amoris Laetitia, dove leggiamo: “303. A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo.”
Qui si afferma in particolare: “questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo”; interpretando questo testo, al di là delle ambiguità, secondo la dottrina e la mens bergogliana, capiamo che esso afferma sostanzialmente quanto segue:
1) la coscienza riconosce che la situazione che sta vivendo è contraria alla Legge di Dio;
2) la coscienza riconosce con sincerità e onestà che per il momento la risposta generosa che si può offrire a Dio è vivere in modo contrario alla Legge di Dio;
3) Dio fa capire che lui chiede proprio quello, cioè vivere in modo contrario alla Legge di Dio.
Ricapitolando:
1) Dio può dire ad una persona con vari condizionamenti di continuare a compiere atti contrari gravemente ad una norma negativa del Decalogo, nonostante tali atti siano stati condannati in modo assoluto da Dio stesso attraverso la Bibbia e la Tradizione della Chiesa; tali norme, quindi, cessano di essere assolutamente obbligatorie perché Dio stesso chiede che esse siano violate;
2) la coscienza di un soggetto attraverso il discernimento può stabilire di dover rimanere in una situazione di peccato grave e di continuare a compiere peccati gravi e appunto riconosce che Dio le chiede proprio questo.
Va notato che questo discernimento della coscienza non riguarda solo il passato ma anche il futuro, cioè tale discernimento può riguardare il passato ma anche il futuro e in modo particolare riguarda il futuro cioè il da farsi in futuro; in questa linea la coscienza può stabilire di poter continuare a compiere adulterio dato che Dio può chiedere a qualcuno appunto di continuare a compiere tale atto.
E perché, secondo Papa Francesco, Dio può dire a qualcuno di continuare a compiere questi atti?
Perché, come vedremo meglio più avanti, quella persona ha delle particolari difficoltà ad agire rettamente, quindi per il principio bergogliano del “bene possibile”[45] quella persona sarebbe praticamente “impossibilitata” ad agire santamente e perciò Dio le richiederebbe di agire in modo oggettivamente e gravemente peccaminoso, e in particolare chiederebbe alla persona di compiere un atto gravemente e “intrinsecamente” malvagio.
Il “Dio” bergogliano quindi non solo cancella l’assoluta obbligatorietà dei comandi negativi della Legge divina ma chiede compiere atti contrari a tali comandi; dico “Dio” bergogliano perché questo non è il vero Dio, la Trinità ss.ma, come possiamo capire da quanto già detto nel precedente paragrafo e da ciò che vedremo nelle prossime pagine.
Dio ci illumini sempre meglio.
a,2,1) Non Dio ma satana chiede di compiere atti contrari ai precetti negativi della Legge divina e quindi cancella l’assoluta obbligatorietà dei precetti negativi della Legge divina.
Esaminiamo più a fondo il testo che ci interessa: “Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo.” (Amoris Laetitia n. 303)
Notiamo anzitutto: questo passo, significativamente, non si appoggia su nessun testo biblico o della Tradizione, non cita nessun testo biblico o della Tradizione e nessun teologo a sostegno delle sue affermazioni.
Esso anzi contrasta quanto detto finora e contrasta fondamentalmente i testi della Tradizione e della Bibbia appena visti e più generalmente tutta la Bibbia e tutta la Tradizione, per quanto ci consta, come vedremo meglio qui di seguito.
Tale contrasto è stato rilevato in un testo di intellettuali cattolici che hanno fortemente criticato Amoris Laetitia e che appunto riguardo al passo che stiamo esaminando hanno affermato: “Intesa nel senso che la coscienza può veramente ritenere che le azioni condannate dal Vangelo – ed in particolare gli atti sessuali fra Cattolici che si sono risposati civilmente dopo un divorzio – possono essere moralmente giuste o richieste o comandate da Dio” l’affermazione dell’Amoris Laetitia è da considerarsi come “ Haeretica, sacrae Scripturae contraria … Scandalosa, prava, perversa, perniciosa, impia, blasphema.” [46]
Questo contrasto è stato rilevato dal prof. Echeverria “Quindi, con tutto il rispetto per Francesco, penso che egli implichi il sostegno alla “gradualità della legge” e quindi implicitamente apra la porta a una “etica della situazione”. Dice: “Ma la coscienza può fare di più che riconoscere che una data situazione non corrisponde oggettivamente alle esigenze generali del Vangelo. Essa sa anche riconoscere con sincerità e onestà quella che per ora è la risposta più generosa che si possa dare a Dio, e giungere a vedere con una certa sicurezza morale che è ciò che Dio stesso chiede in mezzo alla complessità concreta dei propri limiti, pur non essendo ancora pienamente l’ideale oggettivo» (AL 303). Ora, il papa sta davvero dicendo che tali atti sono giusti per un tale individuo? In effetti, questo è esattamente ciò che egli dice, cioè che la persona in quelle circostanze attenuanti può fare la volontà di Dio. Questa non è un’inferenza da parte mia; Questo è ciò che il Papa dice in realtà sopra. Se ve lo siete perso, eccolo di nuovo: una persona può “arrivare a vedere con una certa sicurezza morale che [la sua scelta] è ciò che Dio stesso sta chiedendo in mezzo alla complessità concreta dei propri limiti, pur non essendo ancora pienamente l’ideale oggettivo”. È difficile capire perché una persona abbia bisogno della grazia del sacramento della confessione, e quindi della misericordia del Signore, se, come suggerisce qui Francesco, quella persona sta facendo la volontà di Dio.”[47]
Questo contrasto è stato rilevato con acume anche dal prof. Seifert che ha pubblicato un articolo sul numero 2/2016 della rivista tedesca di filosofia e teologia AEMAET dal titolo “Amoris laetitia: gioia, tristezza e speranze”, in esso afferma, riferendosi certamente a tutto quanto detto finora in questo paragrafo: “Penso che alcuni passaggi di AL, specialmente quelli che probabilmente avranno maggiore impatto, sono causa di grande preoccupazione, non soltanto perché facilmente possono condurre a malintesi e abusi nella loro applicazione, ma anche perché – almeno in apparenza – entrano in deciso conflitto con la Parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa rispetto all’ordine morale, alle azioni intrinsecamente disordinate, ai comandamenti divini, e alla nostra capacità di adempierli con l’aiuto della grazia divina, dall’indissolubilità del matrimonio, alla santità dei sacramenti dell’Eucaristia e del Matrimonio, alla salvezza eterna (inferno) e alla disciplina sacramentale e pastorale della Chiesa che proviene dalla Parola di Dio e da 2000 anni di sacra tradizione della Chiesa”[48].
Il 5 agosto 2017, ancora sulla rivista teologica tedesca AEMAET, lo stesso professore Josef Seifert ha pubblicato un articolo con il titolo posto in forma di domanda: “La logica pura minaccia di distruggere l’intera dottrina morale della Chiesa?”, in esso affermava che il citato n° 303 di Amoris Laetitia è: “una bomba atomica teologica che minaccia di abbattere l’intero edificio morale dei 10 comandamenti e dell’insegnamento morale cattolico”. E giustificava la drammaticità dell’affermazione domandandosi:
“Se solo un caso di atto intrinsecamente immorale può…” essere “… voluto da Dio, ciò non si deve applicare a tutti gli atti considerati ‘intrinsecamente errati’? … Non dovranno pertanto cadere anche gli altri 9 comandamenti, Humanae Vitae, Evangelium Vitae e tutti i documenti passati, presenti o futuri della Chiesa, i dogmi o i concili, che insegnano l’esistenza di atti intrinsecamente errati? … Non dovrebbero allora, per pura logica, essere buoni e lodevoli a causa della complessità di una situazione concreta, l’eutanasia, il suicidio o assistenza ad esso, bugie, furti, spergiuri, negazioni o tradimenti di Cristo, come quello di San Pietro o l’omicidio, in alcune circostanze e dopo un adeguato “discernimento”? … Tuttavia, se la domanda contenuta nel titolo di questo documento deve avere una risposta affermativa, come credo personalmente sia il caso, la conseguenza puramente logica dell’affermazione di Amoris Laetitia sembra distruggere l’intero insegnamento morale della Chiesa.”[49]
Il prof. Meiattini ha aggiunto, nella linea di Seifert : “… l’asserzione che in certi casi Dio possa perfino “chiedere” di compiere un male oggettivo, perché, in un dato momento, è l’unica cosa che si può offrire generosamente a Lui (n. 303). Qui ha ragione Seifert: se il senso di quell’espressione presente in AL è questo, e non vedo quale altro potrebbe essere, allora crolla l’intera morale cristiana. In fondo questa affermazione contiene i presupposti di un pensiero neognostico che altre volte il Papa (e più recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede) dice giustamente di voler respingere. Perché se Dio chiede positivamente il male, si pone in Dio stesso la dimensione dell’“ombra”, del negativo. Se può essere Dio a chiedere ciò che è male, in certe condizioni concrete, perché è quello che in quel momento la persona può fare, allora sarebbe proprio AL a creare uno spiraglio a una certa forma di neognosticismo, ben presente in certe correnti culturali.”[50]
Queste riflessioni di Echeverria, Meiattini e Seifert hanno colto nel segno e occorre andare più a fondo nella linea che esse seguono.
Certamente le affermazioni di Amoris Laetitia n. 303 fanno arguire che, dopo che è stata chiaramente affermata da Dio e dalla Chiesa la gravità morale di certi atti e il divieto assoluto di compierli in quanto contrari alla Legge divina e in quanto intrinsecamente malvagi e contrari al bene dell’uomo, la coscienza cristiana può stabilire di dover continuare a vivere praticamente in ciò che la Tradizione ha indicato come peccato grave dato che Dio stesso ci può chiedere di compiere tali atti; in questa linea la coscienza morale, con approvazione divina, può stabilire, analogicamente, di uccidere gli innocenti, stuprare, compiere massacri di innocenti, compiere aborti, atti di adulterio etc. etc. e potrebbe volere che una nazione schiavizzi un’altra, che si compia un genocidio etc. …
Ora che Dio possa volere e chiedere tutto questo è assolutamente contrario a ciò che la Bibbia e la Tradizione insegna di Dio stesso!
Come può voler Dio, che è Bene infinito, che ci indica continuamente nella Bibbia e nella Tradizione di attuare la sua Legge, e che condanna radicalmente, con terribili castighi, certi atti, e che attraverso la Chiesa precisa appunto tale condanna, come può volere che compiamo proprio tali atti?
Come può Dio, che è Bene e vuole per noi il bene e vuole che vogliamo il bene, come può Dio volere positivamente e dopo aver precisato attraverso la Chiesa che certi atti sono molto gravi, come può Dio chiederci di compiere ciò che Lui stesso ha indicato come sommo male, come adulterio o attività omosessuale o omicidio o stupro etc.?
Come può Dio che ci ha inviato il suo Figlio per farci agire santamente e manifestare la carità divina sulla base del suo esempio, come può Dio chiederci di compiere adulterio o atti omosessuali, o aborti che contrastano radicalmente l’agire di Cristo?
Nessun testo del Nuovo Testamento parla di una richiesta divina, dopo la venuta di Cristo, a compiere atti contrari al Decalogo, specie se la malvagità di tali atti è stata ribadita da Cristo e quindi dalla Chiesa, ma anzi parla della necessità di accettare il martirio piuttosto che compiere atti gravemente contrari alla Legge divina[51]! Si noti bene, Gesù non ci chiama a chiedere a Dio se ci esenta dalla Legge di Dio, prima di accettare il martirio …
Non è certamente il Dio vero, il Dio della Bibbia a chiedere ciò che afferma Amoris Laetitia n. 303.
Ugualmente la coscienza cristiana (come vedremo meglio più avanti), non può mai decidere di poter rimanere in peccato grave e scoprire che Dio è d’accordo con lei!
L’affermazione di Amoris Laetitia n. 303 appare falsa e addirittura blasfema; falsa perché direttamente contraria a ciò che leggiamo del vero Dio nella Bibbia e nella Tradizione, blasfema perchè afferma che Dio possa volere positivamente che noi compiamo atti molto gravi, come adulterio, aborto, omicidio, atti impuri contro natura etc. etc. dopo che Lui stesso ha chiarito che tali atti sono molto gravi il che appare una chiara irriverenza alla sua infinita santità.
E appunto in quanto falsa e blasfema, non è strano che l’affermazione di Amoris Laetitia n.303 non abbia citato nessun passo biblico o della Tradizione come suo fondamento.
Sottolineo: Amoris Laetitia n. 303 non solo non cita alcun passo biblico o della Tradizione come suo fondamento nella parte che stiamo esaminando.
Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento Dio chiama chiaramente all’osservanza perfetta della Legge, e mai troviamo casi di atti chiaramente e radicalmente condannati da Dio e dalla Comunità, come l’adulterio o gli atti impuri contro natura, che vengono richiesti da Dio a qualche persona e ciò in particolare dopo la venuta di Cristo e la fondazione della Chiesa; il Dio d’Israele non si rinnega dopo aver parlato chiaramente alla sua Comunità.
S. Paolo infine ci ricorda che Dio: “non può rinnegare se stesso” (2 Tim. 2,13)
Per tutto questo, dobbiamo ritenere, il Magistero mai ha affermato che Dio voglia e possa chiedere a una persona di compiere certi atti gravemente immorali, dopo la venuta di Cristo e dopo che la Chiesa ha dichiarato, sulla base della Bibbia, l’assoluto divieto di essi in quanto contrari a norme divine negative, perciò Amoris Laetitia 303 non ha nessuna citazione di riferimento che la fondi sia nella Bibbia che nel Magistero precedente, nella parte che stiamo esaminando.
Nessun testo magisteriale ha detto mai che Dio può chiedere a qualcuno, dopo la venuta di Cristo e dopo che la Chiesa ha condannato la lussuria contro natura o il massacro o lo stupro, di compiere appunto tali atti di lussuria, massacro, stupro, etc.
Nessun testo del Magistero ha mai affermato che la coscienza cristiana possa scegliere di rimanere in peccato grave e scoprire che Dio è d’accordo.
Il Dio della Bibbia è assolutamente contrario a che l’uomo violi le norme che Lui ha fissato come assolutamente obbligatorie attraverso la sua Parola, e attraverso la sua Chiesa.
Il Dio della Bibbia punisce coloro che compiono atti contrarie alle sue norme!
Non è, quindi, Dio a chiederci di violare tali norme ma, come insegna la S. Scrittura, il diavolo; la coscienza cristiana non può scegliere di rimanere in peccato grave e scoprire che Dio è d’accordo: non Dio ma satana è d’accordo con tale scelta volontaria della coscienza cristiana!
Anche in caso di condizionamenti, Dio mai ha chiesto e mai chiede a qualcuno di compiere atti contrari ai precetti negativi della Legge divina chiaramente ribaditi e precisati dalla Chiesa.
Ricordo che a causa del peccato originale e dei peccati personali tutti abbiamo più o meno condizionamenti, se per i condizionamenti Dio dovesse chiederci di compiere atti contrari ai suoi comandi negativi chiaramente ribaditi e precisati dalla Chiesa, crollerebbe tutta la morale cristiana.
Dio non ci chiede di violare tali comandi e di compiere tali azioni ma ci dona la grazia santificante per obbedire a tali comandi e per aiutare gli altri ad obbedire ad essi.
Dio non ci chiede di violare tali comandi e di compiere tali azioni ma ci dona la fede e la fortezza in Lui perché ci proponiamo seriamente di vivere nella carità secondo tutti i suoi comandi e di superare con Lui tutti gli ostacoli che ci vogliono impedire tale vita.
Non Dio ma satana ci spinge al compimento degli atti intrinsecamente malvagi, non Dio ma satana ci richiede di compiere tali atti.
Spiega il Rito degli Esorcismi: “Il Diavolo, detto anche Satana, è chiamato serpente antico e drago. È lui che seduce il mondo intero e combatte contro coloro che osservano i comandamenti di Dio e possiedono la testimonianza di Gesù (Ap 12, 9. 17). È detto nemico degli uomini (1 Pt 5, 8) e omicida fin dal principio (cf Gv 8, 44) per aver reso l’uomo, con il peccato, soggetto alla morte. Per il fatto che con le sue insidie induce l’uomo a disobbedire a Dio, è detto Maligno e Tentatore (cf Mt 4, 3 e 26, 36-44), menzognero e padre della menzogna (cf Gv 8, 44), colui che agisce con astuzia e falsità, come attestano la seduzione dei progenitori (cf Gen 3, 4. 13), il tentativo di distogliere Gesù dalla missione ricevuta dal Padre (cf Mt 4, 1-11; Mc 1, 13; Lc 4, 1-13) e il suo mascherarsi da angelo di luce (cf 2 Cor 11, 14).”[52]
Si noti bene: Satana con le sue insidie induce l’uomo a disobbedire a Dio, agisce con astuzia e falsità, come attestano la seduzione dei progenitori, il tentativo di distogliere Gesù dalla missione ricevuta dal Padre e il suo mascherarsi da angelo di luce; satana, cioè, allontana l’uomo dall’attuazione della Legge divina: così ha fatto con Adamo ed Eva , così ha cercato di fare con Cristo, così continua a fare ai nostri giorni.
Satana e non Dio spinse il re Davide all’adulterio con Betsabea (2 Sam. 11,4), Satana e non Dio spingeva all’adulterio i due anziani lussuriosi indicati nel libro di Daniele (Dan. 13), perciò il castigo divino colpì appunto costoro per aver violato la Legge del Signore.
Satana spinge oggi gli uomini al peccato, li spinge a violare anche le norme negative del Decalogo che anche la Chiesa ha dichiarato assolutamente obbligatorie, cioè obbligatorie semper et pro semper.
Ciò che Amoris Laetitia n. 303 considera come richiesta di Dio, vediamo che è in realtà, sulla base della S. Scrittura, una richiesta di satana.
Quale colossale errore ha commesso il Papa, il Vicario di Cristo!
Un errore tanto grave che, come detto, appare blasfemo.
E questo errore emerge ancora più chiaramente per il fatto che non si capisce come si dovrebbe discernere che il Signore, dopo aver parlato chiaramente nella Bibbia e nella Chiesa, si rinneghi e ci chieda di compiere ciò che Lui stesso ha vietato radicalmente; Amoris Laetitia n. 303, nel testo che stiamo esaminando, non solo fa un’affermazione senza citazioni e senza fondamento biblico e nella Tradizione, come detto, ma, ovviamente, non spiega neppure come si possa discernere che Dio chieda a qualche persona praticamente di calpestare le norme della sua Legge che sono assolutamente obbligatorie.
Tutto questo mi pare che ci faccia capire che il testo di AL (Amoris Laetitia) n. 303 è una specie di “invenzione” del Papa e dei suoi consiglieri per sostenere la cancellazione dell’obbligatorietà assoluta delle norme negative del Decalogo, in chiara opposizione alla Bibbia e alla Tradizione biblica.
A questo riguardo è di estremo interesse ciò che affermò il Cardinale Müller: “I vescovi, con a capo il Papa, non ricevono alcuna nuova rivelazione, ma «predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie (cfr. Mt 13,52)» (Lumen gentium 25). … il Concilio Vaticano II insegna: «La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa…. Il … magistero … non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio» (Dei verbum 10). … Sfortunatamente, ci sono attualmente consiglieri influenti nell’ambiente del Papa che favoriscono due errori gravi:
1. Papa Francesco potrebbe, con la sua massima autorità apostolica (plenitudo potestatis), persino cambiare la costituzione gerarchica della Chiesa e la sua legge divina (ius divinum) …
2. Lo Spirito trasmette al Papa un insegnamento del tutto nuovo che i fedeli devono accettare ciecamente, anche se è in aperta contraddizione con il chiaro insegnamento della Sacra Scrittura, con la Tradizione Apostolica e con le precedenti definizioni dogmatiche dei Papi e dei Concili ecumenici. Dice invece il Vaticano I nella Costituzione dogmatica Pastor aeternus: “Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.”. (DH 3070).”[53]
Dalle parole del Cardinale tedesco possiamo trarre due importanti indicazioni per i nostri interessi.
1)Per alcuni collaboratori del Pontefice il Papa Francesco è praticamente un altro “Dio” che può fare ciò che gli pare e gli piace dello ius divinum e quindi può, come abbiamo visto finora, azzerare i comandamenti
e addirittura può affermare che Dio chieda di compiere il contrario di ciò che affermano i comandi negativi della Legge divina.
2) Il testo di Amoris Laetitia n. 303 che stiamo esaminando non si presenta come un vero atto magisteriale basato nella Tradizione e nella Bibbia, esso infatti non solo non si appoggia sulla Tradizione o sulla Bibbia ma le contrasta, come ho già spiegato più sopra e altrove[54]; esso quindi appare come una “nuova dottrina” che non va nella linea della custodia del deposito della fede (DH 3070) ma le si oppone radicalmente, e praticamente azzera la morale biblica, come ha detto anche il prof. Seifert; è un testo che va ritenuto fondamentalmente blasfemo e che fa di Dio, Verità assoluta, Colui che prima dice chiaramente anche attraverso la Chiesa che alcune norme sono assolutamente obbligatorie, per tutti, e poi praticamente rinnega le sue affermazioni, sicché può chiedere che si attuino adulteri, atti impuri contro natura etc.
S. Paolo, ripeto, ci ricorda che Dio: “non può rinnegare se stesso” (2 Tim. 2,13).
Il vero Dio non rinnega sé stesso ma chiama il peccatore a rinnegarsi.
È il peccatore che deve rinnegarsi!
Perciò “Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. …”(Mt. 16,24).
Cristo Signore attraverso la sua Morte e Risurrezione ci ha donato la grazia e l’esempio per attuare i comandamenti divini anche nelle situazioni più difficili, noi dobbiamo rinnegare noi stessi e seguirlo per la via stretta che conduce al Cielo, la via della Croce.
Cristo Signore attraverso la sua Morte e Risurrezione ci ha dato la forza per essere eroi[55] e martiri e accettare la morte e la perdita di tutto piuttosto che peccare[56]; noi appunto aiutati da Lui dobbiamo rinnegare noi stessi e seguirlo per la via stretta della carità che conduce al Cielo, la via della Croce, accettando la morte e la perdita di tutto piuttosto che il peccato.
Invece di cercare improbabili scappatoie per aiutare le anime a vivere lontane dalla piena osservanza della Legge di Dio, il Papa Francesco avrebbe dovuto invitare tutti a pregare e fare penitenza per accogliere da Dio il dono di attuare in pienezza la sua Parola e i suoi santi comandi.
Cristo è morto per tutti, per farci compiere i divini comandi; il Papa, ogni Papa, lo ricordi a tutti e inviti tutti a meditare la Passione per seguire Cristo sulla via della santità, sulla via dell’attuazione della divina Legge, cioè sulla via stretta della Croce.
Il Pontefice Romano cessi di deviare le anime dalla Verità anche con affermazioni evidentemente false e blasfeme come Amoris Laetitia n.303 e dica invece chiaramente alla gente: se nel discernimento della vostra coscienza qualche spirito o qualche pensiero facesse capire che “Dio” vuole e quindi chiede a qualcuno di compiere atti gravemente contrari ai precetti negativi della Legge di Dio, sappiate che quello spirito è satanico e non divino, come tutti hanno sempre insegnato nella Chiesa di Dio.
Satana e non Dio (sia benedetto il suo santo Nome) chiede di agire contro la santa Legge di Dio e in particolare contro i precetti negativi della Legge divina!
Satana e non Dio spinge a compiere adulteri, assassini, menzogne, stupri, atti impuri contro natura etc.
Satana e non il vero Dio vuole cancellare l’assoluta obbligatorietà delle norme negative del decalogo e vuole aprire le porte alla legittimazione dell’adulterio, della sodomia etc.
La Trinità onnipotente, unico vero Dio, intervenga presto.
a,2,2) Altre strategie bergogliane per la cancellazione dell’assoluta obbligatorietà delle norme negative del decalogo.
Appunto per sostenere gli errori di Amoris Laetitia n. 303 e attuare più agilmente la cancellazione dell’assoluta obbligatorietà delle norme negative del decalogo il Papa, significativamente, non ha riportato in Amoris Laetitia:
– passi della Veritatis Splendor e di altri testi della S. Sede che affermano chiaramente l’esistenza di norme che sono obbligatorie sempre e in ogni circostanza;
– le affermazioni della Commissione Teologica Internazionale sulla Legge rivelata e sulla fede ad essa collegata[57];
– i testi di s. Tommaso che affermano l’esistenza di norme che sono obbligatorie sempre e in ogni circostanza.
Dobbiamo ritenere che ugualmente per attuare con più facilità questo scopo in Amoris Laetitia Papa Francesco usi in vari casi la parola “ideale” nel significato di modello che rimane.
Come dice molto significativamente Dariusz Kowalczyk SJ:“ La „gradualità della legge” riferita al matrimonio permette di giustificare posizioni secondo le quali esistono vari tipi di unione: eterosessuale, omosessuale, poligama, monogama, e in ciascuna di esse sarebbe possibile vivere in pace con Dio rivelato in Gesù Cristo, nonostante l’ideale sia sempre il matrimonio monogamo tra uomo e donna, duraturo e aperto alla vita. Tale ragionamento viene spesso accompagnato da parole sulla misericordia, in contrapposizione ai comandamenti.”[58]
In questa linea Papa Francesco, cancellata l’obbligatorietà assoluta qui e ora dei comandi negativi della Legge divina, sottolinea l’ideale divino, l’ideale del Vangelo, volendo dire che resta il modello cui tendere cioè Cristo ma tale modello diventa privo di intrinseca obbligatorietà assoluta su alcuni aspetti decisivi e nella realtà dei fatti il fedele non viene indirizzato a Cristo e al suo insegnamento per giungere appunto all’ideale che è Lui stesso.
In questo modo, però, Papa Francesco si è “schiantato” contro quello che san Giovanni Paolo II ha insegnato nella Veritatis splendor al n. 103: “Sarebbe un errore gravissimo concludere […] che la norma insegnata dalla Chiesa è in sé stessa un “ideale” che deve poi essere adattato, proporzionalmente e gradualmente, alle possibilità concrete dell’uomo, cercando un equilibrio tra i vari beni in gioco”.
In questa linea il Papa presenta come un ideale ciò che è un Sacramento della Chiesa, cioè il Matrimonio, afferma un moralista polacco.[59]
Ugualmente al fine di attuare più agilmente la cancellazione dell’assoluta obbligatorietà il Papa Francesco non ha risposto ai dubia, tra i quali uno riguardava in modo specifico Amoris Laetitia 304, come visto sopra, dunque il Papa non ha confermato che: “ … continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?”[60]…
Una tale mancata risposta, vista nella luce di quanto sto dicendo, è in realtà una chiara affermazione del fatto che Papa Francesco ha cancellato l’insegnamento di Veritatis Splendor appena citato!
Faccio notare che mai Papa Francesco, nei 12 anni di Pontificato ha usato termini come : intrinsecamente cattivi, intrinsecamente cattivo, intrinsecamente cattiva, intrinsecamente cattive.
In questa stessa linea il Papa si è impegnato anche a contrastare coloro che diffondevano la sana morale cattolica con l’assoluta validità dei precetti negativi della Legge divina e perciò ha allontanato dall’Istituto Giovanni Paolo II i professori Melina e Noriega Bastos che ribadivano fortemente l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi, al loro posto è stato chiamato, sotto la evidente indicazione del Papa, tra gli altri il teologo Chiodi[61], di cui il prof. Granados afferma: “Adesso girano voci che verrà a insegnare il professor Maurizio Chiodi, che apre alla liceità della contraccezione e ammette gli atti omosessuali come “possibili” in certe situazioni. “[62] Ovviamente il Papa non vuole che i buoni teologi che si oppongono alla “morale della situazione” insegnino nelle Università cattoliche e non vuole neppure che buoni Vescovi, Cardinali e teologi (che difendono la sana morale e si oppongono alla “morale di situazione” che lui diffonde) lo attornino e che ricoprano incarichi importanti; in questa linea vanno intese, probabilmente, varie delle epurazioni realizzate dal Papa nella Curia Romana indicate dal famoso prof. Rist in un suo intervento:
– la rimozione del Cardinale Burke da importanti incarichi:
– il licenziamento senza spiegazioni di tre sacerdoti che lavoravano nella Congregazione per la Dottrina della Fede;
– la rimozione del Cardinale Mueller dalla stessa Congregazione. [63]
In questa linea va intesa anche, probabilmente:
– la negazione del cappello cardinalizio all’Arcivescovo Chaput;
– la rimozione della maggior parte dei membri originali dell’Academy for Life.[64]
Ugualmente per sostenere e difendere in modo discreto la sua morale situazionista il Papa non ha risposto alla supplica filiale che molti fedeli gli hanno rivolto e nella quale si afferma: “Constatiamo infatti un generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio – in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente – e perfino una virtuale accettazione delle unioni omosessuali. ”[65]
Ulteriormente per sostenere e difendere la morale bergogliana situazionista il Papa ha promosso a ruoli di prestigio:
– il prof. Chiodi chiamato a insegnare nel famoso Istituto Giovanni Paolo II e ad essere consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede [66] di lui il prof. Granados afferma: “Adesso girano voci che verrà a insegnare il professor Maurizio Chiodi, che apre alla liceità della contraccezione e ammette gli atti omosessuali come “possibili” in certe situazioni. “[67] e, aggiungo io, è ovviamente sostenitore della morale situazionista di Amoris Laetitia;
– il prof. Guenzi, chiamato a insegnare nel famoso Istituto Giovanni Paolo II e ad essere consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede [68] , di lui il prof. Scandroglio dice che è “favorevole alle condotte omosessuali” [69] e, aggiungo io, è ovviamente sostenitore della morale situazionista di Amoris Laetitia;
inoltre in questa linea:
– il Pontefice argentino ha permesso al sacerdote e professore A. Fumagalli di poter liberamente insegnare e diffondere le sue affermazioni eterodosse, per le quali l’atto omosessuale realizzato in una relazione stabile non è un peccato, pubblicate nel libro “L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana.” Cittadella Editrice 2020; il testo ha la prefazione di mons. Semeraro, poi elevato al cardinalato; il libro, pur ampiamente diffuso e pubblicizzato con un articolo su Avvenire, il giornale della CEI, non ha avuto nessuna censura; ultimamente, addirittura, questo sacerdote e professore è stato promosso da Papa Francesco ed è diventato Consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede; quindi il Papa non solo non ha condannato il prof. Fumagalli per i suoi errori, ma lo ha reso nel 2024 consultore per il Dicastero per la Dottrina della Fede[70];
– il Pontefice argentino ha sostenuto p. Radcliffe op che diffonde chiari insegnamenti a favore dell’attività omosessuale[71], a lui ha fatto predicare gli esercizi prima del Sinodo sulla sinodalità[72] addirittura questo padre domenicano è stato elevato da Francesco al cardinalato
Il Papa, sottolineo, sta diffondendo una certa forma “morale di situazione”, e lo sta facendo con discrezione, senza grandi proclami, senza rinnegare chiaramente e apertamente il passato, ordinariamente, perciò a coloro che contrariamente a ciò che tale “morale” afferma chiedono di ribadire la sana dottrina egli semplicemente non risponde, in questo modo ovviamente né manifesta chiaramente la sovversione che lui sta attuando né la contraddice e quindi sembra mantenere nascoste le sue idee.
In realtà però le sue parole, le sue azioni e quelle che lui approva nei suoi collaboratori, come stiamo vedendo e vedremo, smascherano sempre più chiaramente la sovversione dottrinale che sta portando avanti nell’ambito che stiamo esaminando.
Significativa appare in questa linea anche una catechesi di Papa Francesco tenuta il 18.8.2021, in essa ha detto: “… disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo.”[73]
Davvero per Papa Francesco, come visto, i comandamenti non sono assoluti, neppure quelli negativi.
Dio intervenga.
a,3) Alcuni Vescovi bergogliani rendono manifesta la nuova “divinità” bergogliana con la cancellazione della dottrina sull’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina.
Quanto detto nel paragrafo precedente trova piena conferma nelle affermazioni di alcuni Vescovi bergogliani.
Antonio Ureta in un suo interessante libro dopo avere citato le parole del prof. Seifert[74] per cui il n. 303 di Amoris Laetitia minaccia di distruggere l’intera morale cattolica, afferma:“ In materia di adulterio, il via libera è stato già dato dal vescovo di Como, che in una nota pastorale, riguardo ai divorziati risposati conviventi more uxorio, ha asserito che “i singoli atti coniugali (sic) restano un ‘disordine oggettivo’, ma non sono necessariamente ‘peccato grave’ che impedisce di accogliere in pienezza la vita della grazia” (https://famigliechiesacomo.files.wordpress.com/2018/02/diocesicomo_notapastorale_capviii_al2.pdf.). Il suo testo è stato pubblicato insieme ad un “Approfondimento di Teologia Morale” del moralista don Angelo Riva, il quale afferma tassativamente che tali atti adulterini “non sono peccati, sono atti buoni della vita coniugale”[75]”. [76]
Andando a vedere il testo del Vescovo appena citato leggiamo tra l’altro: “Dunque, ecco la novità prospettata da AL: ai singoli fedeli che si trovano in una nuova unione non sacramentale e che, attraverso il discernimento … giungano in coscienza alla certezza morale della impossibilità della separazione nella nuova coppia, vivendo pienamente inseriti in una comunità cristiana con tutti gli impegni che ne conseguono, non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione. La valutazione morale dei singoli atti coniugali avviene all’interno di un itinerario spirituale di discernimento, guidato dai pastori della Chiesa, dentro ad una comunità di fede che li accompagna. I singoli atti coniugali restano un “disordine oggettivo”, ma non sono necessariamente “peccato grave” che impedisce di accogliere in pienezza la vita della grazia. Riammettendoli alla comunione eucaristica la Chiesa non perdona i peccati senza conversione, ma riadatta la sua prassi disciplinare-penitenziale, partendo dall’evidenza della irreversibilità della nuova unione e quindi dal fatto che tale nuova unione e i suoi atti più tipici possano non essere peccati mortali, ma solo “disordine oggettivo” e “oggettiva irregolarità”.[77]”
I comandi negativi della Legge divina non sono più, quindi, assoluti: il discernimento può portare a non attuare volontariamente tali comandi.
Secondo Cantoni infatti, attraverso il discernimento, nella linea di Papa Francesco, si può arrivare praticamente a capire che una persona, che ha alcuni limiti e difficoltà nell’attuare la Legge di Dio, possa continuare a compiere atti gravi contro le norme negative della Legge divina, e in particolare che continui a compiere atti di adulterio; in specie ciò accade quando i fedeli divorziati risposati “… giungano in coscienza alla certezza morale dell’impossibilità della separazione nella nuova coppia, vivendo pienamente inseriti in una comunità cristiana con tutti gli impegni che ne conseguono” perciò ad essi “ … non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione.”
Quindi sono praticamente in grazia di Dio e santi pur compiendo atti adulterini volontariamente. Sono praticamente in grazia e santi pur non proponendosi di vivere secondo la Legge di Dio. “I singoli atti coniugali restano un “disordine oggettivo”, ma non sono necessariamente “peccato grave”.
La Legge c’è … ma è impossibile … quindi praticamente non c’è più la Legge … e “Dio”, secondo AL 303, approva tutto questo!
Andiamo ora a vedere l’altro testo citato da Ureta, cioè quello di don Angelo Riva sul sito della stessa Diocesi di Como[78].
Questo documento notiamo che dice, tra l’altro: “AL afferma che il discernimento pastorale in foro interno, visto che può arrivare a concludere alla «giustificazione soggettiva» dello stato di vita neo-coniugale, può anche giungere alla «giustificazione soggettiva» degli «atti». Questa è la novità disciplinare introdotta da AL. All’interno del discernimento pastorale in foro interno è dunque possibile stabilire che anche gli «atti» sessuali tipici della «nuova unione», e non solo lo «stato» di «nuova unione», possono essere giustificati soggettivamente – ancorché rimangano oggettivamente disordinati – in ragione dell’insufficiente conoscenza e/o libertà che caratterizza il soggetto agente: il quale appunto non è consapevole, o non è in grado di apprezzare interiormente l’astinenza coniugale, o non ha la forza morale necessaria per viverla.”
Quindi questo teologo precisa che ai penitenti divorziati risposati si può proporre dopo Amoris Laetitia:
– la via di Familiaris Consortio n. 84 (non esclusa, ma neanche auspicata da AL 298, nota 329) dell’astensione dagli atti sessuali coniugali;
– la via (non esclusa, ma anche dissuasa da AL 311, nota 364) della confessione perpetua e
frequente degli atti sessuali coniugali, cui il penitente è aperto;
– la via indicata da AL del discernimento personale e pastorale in foro interno (o della coscienza dialogica e formata) con confessione unica e discernimento che rimane aperto per quanto riguarda gli atti sessuali coniugali (considerati legittimi se giustificati soggettivamente “ad acta”)”
Lo stesso Don Riva si chiede: dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, come devono essere considerati in foro interno i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato?
E la risposta è la seguente: secondo la via indicata da AL, non sono peccati, sono disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, non vanno confessati, ma su di essi si mantiene aperto il discernimento in foro interno.
I comandi negativi della Legge divina non sono più, quindi, assoluti; il discernimento può portare a non attuare volontariamente tali comandi.
Anche secondo Riva, infatti, attraverso il discernimento, nella linea di Papa Francesco, si può arrivare praticamente a capire che una persona, che ha alcuni limiti e difficoltà nell’attuare la Legge di Dio, possa continuare a compiere atti gravi contro le norme negative della Legge divina, e perciò che continui a compiere volontariamente atti di adulterio, tali atti non sono quindi peccati ma disordini oggettivi, soggettivamente giustificati …
Il “Dio” bergogliano, anche secondo Don Riva, ha quindi cancellato l’assoluta obbligatorietà delle norme negative della Legge divina.
Don Riva continua dicendo che, secondo alcune prospettive basate su Amoris Laetitia, dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato devono essere considerati:
– secondo una prima via ipotetica, come disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, perciò non vanno confessati;
– secondo una seconda via ipotetica come atti buoni della vita coniugale.
In piena coerenza con la linea bergogliana di Amoris Laetitia 303 se “Dio” richiede il compimento certi atti contrari alla Legge divina, tali atti sono “buoni” e quindi l’adulterio è un atto buono della vita coniugale!
Il “Dio” bergogliano procede spedito nella distruzione della sana morale cattolica!
I Vescovi dell’Emilia Romagna, anch’essi nella linea della morale della situazione bergogliana e con il plauso del Pontefice, hanno affermato che: “La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentato con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.”[79]
Quindi, nella “luce” o meglio nella tenebra del “Dio” bergogliano, i Vescovi appena citati affermano che il comandamento divino negativo (che vieta l’adulterio) con la sua obbligatorietà assoluta e necessità è scomparso, esso è diventato una possibilità che deve essere presentata con prudenza perché potrebbe mettere a rischio la nuova unione adulterina!
In questa tenebra del “Dio” bergogliano i Vescovi Maltesi sono andati in certo modo ancora più avanti di tutti nell’attuazione delle perversioni dottrinali nell’ambito che stiamo esaminando infatti hanno potuto affermare: “Nel processo di discernimento, esaminiamo anche la possibilità della continenza coniugale. Nonostante che sia un ideale non facile, ci possono essere coppie che con l’aiuto della grazia pratichino questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altronde, ci sono delle situazioni complesse quando la scelta di vivere «come fratello e sorella» risulta umanamente impossibile o reca maggior danno (cfr. Amoris laetitia, nota 329). Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva — con una coscienza formata e illuminata — a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351).”[80]
Quindi il comandamento divino negativo (che vieta l’adulterio) con la sua obbligatorietà assoluta e necessità è scomparso, esso è diventato una possibilità; la Legge di Dio infatti in alcuni casi risulta impossibile o reca maggior danno rispetto all’adulterio!
In più profonda coerenza con la morale bergogliana i Vescovi maltesi ci dicono incredibilmente che è meglio calpestare la Legge di Dio che attuarla!
Se infatti, come dice Amoris Laetitia n. 303 “Dio” chiede di compiere atti adulterini è ovvio che quando chiede tali atti essi sono “meglio” degli atti casti! … e se pensiamo che in realtà il “Dio” che vuole tali atti adulterini è satana ne ricaviamo che per costoro è “meglio” seguire satana che il vero Dio, cioè la Trinità!
Ovviamente la S. Sede non è intervenuta a condannare questi errori, anzi il Vescovo di Como, è stato creato Cardinale da Papa Francesco nel 2022; il Vescovo Grech, maltese, ugualmente è stato creato Cardinale … e il Card. Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna ha mantenuto tutte le cariche che aveva, evidentemente il Papa appoggia queste affermazioni che infatti seguono e manifestano in modo particolarmente efficace le perversioni dottrinali bergogliane.
Dio intervenga e liberi presto la Chiesa da questi gravissimi errori.
a,4) Conclusione, con mons. Melina.
Concludo con un significativo testo del famoso prof. Melina: “Per cogliere la portata del nuovo paradigma occorre prestare attenzione ad una questione metodologica preliminare: la rivendicazione di un primato della pastorale sulla dottrina. … A ciò corrisponde sul piano teorico l’affermazione di un primato dell’ermeneutica nell’accesso alla verità e alle norme morali (cf. TB 104) … Respingendo l’idea che la legge naturale sia un sistema di principi immutabili e a-storici, nel “nuovo paradigma” viene affermata la sua storicità immanente … La parola chiave per l’interpretazione del ruolo della coscienza nel “nuovo paradigma” è quella di “discernimento”, definito come “un continuo andirivieni tra ragionamento ed esperienza” (TB 124), nel quale la norma morale, […] viene interpretata, nella luce delle molteplici e singolari circostanze della situazione, dalla coscienza. In effetti l’appello al discernimento diventa lo strumento per elaborare un’etica dell’intenzione e delle circostanze, che vanifica il primato dell’oggetto nella qualificazione morale degli atti umani (VS 78). […] … In nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza esso nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè delle norme morali negative che per il loro contenuto intenzionale oggettivo sono incompatibili col bene della persona, cioè con le virtù morali e con la carità. Come insegna l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, al n. 78, tali atti, sono esclusi sempre e in ogni caso, perché contrari ai comandamenti di Dio, e non possono essere sottoposti ad un discernimento soggettivo della coscienza, che li permetta in via eccezionale come l’unico “bene possibile”. … Il documento della Pontificia Accademia per la Vita propone … una vera e propria messa in discussione dell’intera morale sessuale e della vita, che finora la Chiesa Cattolica ha insegnato. …. Quando si contraddicono i precetti morali che proteggono il significato oblativo della sessualità e della generazione umana, in realtà non si va solo oltre la lettera di una norma particolare, ma si va contro lo spirito e il senso della stessa legge che Dio ha scritto nel nostro cuore e ci ha rivelato nella storia della salvezza.”[81]
La morale bergogliana, quindi, va contro lo spirito e il senso della Legge divina perché tale morale:
– nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè delle norme morali negative che per il loro contenuto intenzionale oggettivo sono incompatibili col bene della persona, cioè con le virtù morali e con la carità;
– nega che ci siano atti vietati (come insegna l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor al n. 78) sempre e in ogni caso, perché contrari ai comandamenti di Dio; tali atti sono assolutamente vietati sempre e per sempre e non possono essere sottoposti ad un discernimento soggettivo della coscienza, che li permetta in via eccezionale come l’unico “bene possibile” [82].
Più profondamente, come detto più sopra, la morale bergogliana va così radicalmente contro Dio e la sua Legge:
– da presentare (AL n. 303) un falso Dio che richiede di compiere gli atti radicalmente vietati dal vero Dio;
– da giungere ad affermare che tali atti sono ovviamente buoni e che sono migliori dei veri atti santi voluti dal vero Dio!
La Trinità intervenga presto a liberarci da questi gravi errori!
b) Le attenuanti e i condizionamenti come “attrezzo fondamentale” per diffondere una morale di situazione.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
La strategia che il Papa usa per giungere a questa specie di “morale di situazione” si concentra molto sulla questione delle attenuanti e dei condizionamenti.
Abbiamo già parlato ampiamente nel capitolo VIII delle attenuanti e dei condizionamenti come di uno strumento con cui Papa Francesco mira a a scardinare la sana morale cattolica, qui vedremo come tutto ciò produce un particolare tipo di “morale situazionista”.
Abbiamo visto che la “morale di situazione” si caratterizza:
– per la importanza che dà alla situazione particolare e quindi alle attenuanti;
– per la posizione marginale che essa accorda alle norme morali che Dio ci ha donato attraverso la Bibbia e la Chiesa;
– per una particolare forma di giudizio della coscienza morale basato semplicemente su un “lume” interiore;
– per la legittimazione di atti radicalmente contrari alla Legge divina.
Sottolineo anzitutto che, come precisa efficacemente A. Poppi, la morale della situazione “invoca sempre le insuperabili difficoltà concrete per sottrarsi alla molestia degli obblighi morali”[83].
Cioè la morale situazionista sfrutta le difficoltà concrete dei soggetti, come appunto i condizionamenti e le attenuanti, per sottrarre i soggetti dall’obbligo di vivere secondo la Legge divina.
Papa Francesco segue precisamente questa linea e, come detto, arriva fondamentalmente ad affermare che il soggetto che ha delle particolari difficoltà a vivere secondo la Legge può decidere in coscienza, attraverso un discernimento con il sacerdote, di agire in netto contrasto con i precetti negativi di tale Legge e può scoprire che Dio gli chiede proprio questo, cioè di agire in tale modo.
Vediamo meglio.
Nell’Amoris Laetitia abbiamo vari numeri (301-303) riuniti sotto il titolo: “Le circostanze attenuanti nel discernimento pastorale.”; in essi ovviamente si parla proprio di tali attenuanti e di condizionamenti.
Nel n. 301 leggiamo in particolare: “ Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[84] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[85]”
Al n. 302 troviamo: “Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[86] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale ..”
Inoltre al n. 304 leggiamo: “ A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.”
Quindi al n. 308 della stessa Esortazione leggiamo: “Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti – psicologiche, storiche e anche biologiche – ne segue che «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno», lasciando spazio alla «misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile»[87]”
Come visto nel cap. VIII la dottrina bergogliana sulle attenuanti e i condizionamenti è caratterizzata da una certa vaghezza e poi anche da veri errori.
Il testo che in modo particolare ci aiuta a capire come funzionano le attenuanti e i condizionamenti nella morale bergogliana è anzitutto questo che troviamo nella Lettera dei Vescovi argentini, approvata dal Papa e indicata come “magistero autentico”, e in cui si afferma: “Cuando las circunstancias concretas de una pareja lo hagan factible, especialmente cuando ambos sean cristianos con un camino de fe, se puede proponer el empeño de vivir en continencia. … En otras circunstancias más complejas, y cuando no se pudo obtener una declaración de nulidad, la opción mencionada puede no ser de hecho factible. No obstante, igualmente es posible un camino de discernimiento. Si se llega a reconocer que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería en una ulterior falta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetitia abre la posibilidad del acceso a los sacramentos de la Reconciliación y la Eucaristía (cf. notas 336 y 351). ”[88]
Che possiamo tradurre così: “Quando le circostanze specifiche di una coppia lo rendono fattibile, soprattutto quando entrambi sono cristiani con un cammino di fede, si può proporre lo sforzo di vivere la continenza. …In altre circostanze più complesse, e qualora non sia possibile ottenere una dichiarazione di nullità, l’opzione menzionata potrebbe di fatto non essere praticabile. Ma è anche possibile un cammino di discernimento. Se si riconosce che, nel caso concreto, esistono limitazioni che mitigano la responsabilità e la colpa (cfr 301-302), soprattutto quando una persona ritiene che cadrebbe in un’ulteriore colpa nuocendo ai figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità di accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia (cfr note 336 e 351).”
Per il principio bergogliano del “bene possibile”[89], infatti, in questi casi il soggetto è praticamente impossibilitato ad attuare la Legge divina e quindi “Dio” stesso chiede al soggetto di agire in contrasto con tale Legge (cfr. Amoris Laetitia n. 303).
Occorre aggiungere che il testo citato, tratto dalla lettera dei Vescovi argentini, è vago perché non precisa in che tipo di peccati, gravi o veniali a livello oggettivo, cadrebbe tale persona nuocendo ai figli, il testo lascia evidentemente aperta la porta sicché si possa ritenere anche che se la persona pensa di cadere in peccati oggettivamente veniali lasciando una convivenza gravemente peccaminosa, possa rimanere in tale convivenza more uxorio.
Faccio notare che tutti possono pensare di ricadere in altri peccati perché siamo tutti peccatori, sicché tutti i divorziati risposati con figli si potrebbero servire di questo testo per continuare a vivere in situazione di peccato, continuare a compiere atti adulterini e ricevere anche i Sacramenti.
Sottolineo che tutti i peccati nuocciono ai figli, quindi nuocciono ai figli anche gli atti adulterini che compiono i loro genitori che vivono da divorziati risposati.
Inoltre va detto che il testo dei Vescovi argentini appare vago anche perché in esso non sono precisati quali sarebbero i condizionamenti che mitigano la responsabilità e la colpa e permettono ai soggetti “condizionati” di essere esentati dall’attuazione della Legge divina.
Praticamente in ogni persona si possono trovare condizionamenti, per il peccato originale e per i nostri peccati attuali tutti abbiamo condizionamenti e attenuanti.
In questa linea il testo citato, quindi, consente praticamente a tutti i divorziati risposati di rimanere in tale situazione di peccato, di continuare a compiere atti adulterini e di poter ricevere i Sacramenti pubblicamente
Questo testo dei Vescovi argentini (che è un’interpretazione dell’Amoris Laetitia) poi può applicarsi analogamente (dell’applicazione analoga dell’Amoris Laetitia ho parlato ampiamente altrove[90]) a casi simili e quindi consente non solo ai divorziati risposati ma praticamente a tutti i peccatori, attraverso un discernimento con i sacerdoti, di rimanere in situazione di peccato grave, continuare a compiere peccati gravi e ricevere i Sacramenti anche perché Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[91]; inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a notori peccatori come il Presidente Biden [92] e altri … quindi evidentemente anche chi vive chiaramente in peccato grave può ricevere l’Eucaristia e più generalmente tutti i Sacramenti [93]!
Aggiungo che, come vedemmo nel cap. VIII, alcune attenuanti presentate da Papa Francesco in Amoris Laetitia, non sono neppure precisamente tali perché non rendono veniale un peccato grave e fondamentalmente legittimano il peccato se la persona ha “grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[94]”. (Amoris Laetitia n. 301) e se evitando un certo peccato ritiene di cadere in un altro peccato (AL 301); in tutto questo c’è un grande errore, come visto nel capitolo citato, che legittima moltissimi atti che sono in realtà gravi peccati.
In sintesi: la morale situazionista di Papa Francesco attraverso una dottrina vaga e imprecisa sui condizionamenti e le attenuanti e facendo particolare leva sul principio del “bene possibile”[95], in opposizione alla sana dottrina e quindi alla Veritatis Splendor, attua una specie di cancellazione dei comandamenti divini e apre le porte perché praticamente tutti, attraverso un discernimento con i sacerdoti, si sentano autorizzati a continuare nei loro peccati e a prendere i Sacramenti.
In questo senso essa realizza in modo radicale ciò che ha detto Papa Francesco in Amoris Laetitia, al n. 297 “ Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino. Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità (cfr Mt 18,17).”
b,1) Alcuni Vescovi bergogliani affermano cose significative riguardo alle attenuanti e ai condizionamenti.
Mons. Fernández (oggi Cardinale) affermò in un articolo molto famoso che occorre domandarsi se gli atti di una convivenza more uxorio siano sempre condannati dalla norma che proibisce la fornicazione intesa in senso pieno.[96] Spiegò poi il monsignore che può darsi il caso di una donna praticamente “crocifissa” dal suo sposo cattolico la quale si rifugia presso un altro uomo che la aiuta e aiuta i suoi figli e con lei genera altri figli in tale relazione adulterina; mons. Fernández affermò che di fatto non è facile trattare questa donna da adultera[97].
Il problema, spiegò il monsignore argentino, non è solo se la donna sappia di peccare, il Papa infatti precisò che in casi simili non è solo questione di ignoranza, ma occorre anche considerare:
1) se quella persona pur sapendo della esistenza della norma possa comprendere che non abbandonare quell’uomo è una mancanza gravissima contro la volontà di Dio;
2) se quella persona possa prendere la decisione di abbandonare quell’uomo. [98]
Aggiunge mons. Fernández che il Papa sottolinea la questione dell’attenuazione della responsabilità e della colpevolezza[99]
Le circostanze condizionanti, secondo mons. Fernández, possono attenuare o annullare la responsabilità e la colpevolezza davanti a qualunque norma anche di fronte ai precetti negativi sicché può accadere che non sempre si perda la grazia santificante pur vivendo una convivenza adulterina … questo evidentemente permetterebbe, secondo mons. Fernández, secondo il Papa e i Vescovi argentini, ad una persona di continuare lecitamente a compiere atti adulterini e di poter ricevere anche l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia.
Più precisamente, come vedemmo più ampiamente altrove[100], secondo V. M. Fernández, attuale Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e probabilissimo ghostwriter di Amoris Laetitia, e quindi sommo interprete di tale documento, il discernimento che, sulla base di questo documento papale, il sacerdote è chiamato a fare, serve a questo: “reconocer que en una situación particular no hay culpa grave” (nota 336).” [101]
Il discernimento serve, secondo mons. Fernández, a riconoscere se i divorziati risposati che vivono more uxorio non hanno colpa grave, e quindi, pur vivendo in una situazione peccaminosa sono in grazia santificante a causa dei condizionamenti in cui si trovano perciò possono continuare ad avere rapporti adulterini.
Questo discernimento che si compie nel foro interno della Confessione può avere conseguenze nella disciplina ecclesiastica. [102]
Cioè attraverso questo discernimento la persona può essere assolta e ricevere l’Eucaristia pubblicamente pur non avendo il proposito di evitare atti gravemente peccaminosi e quindi essendo disposta a compiere altri atti di adulterio, come si capisce chiaramente in particolare dai numeri 5 e 6 della Lettera dei Vescovi argentini elogiata dal Papa.[103]
Secondo Fernández in questo discernimento ha un ruolo centrale la coscienza della persona: “En este discernimiento juega un papel central la conciencia de la persona concreta sobre su situación real ante Dios, sobre sus posibilidades reales y sus límites. Esa conciencia, acompañada por un pastor e iluminada por las orientaciones de la Iglesia, es capaz de una valoración que da lugar a un juicio suficiente para discernir acerca de la posibilidad de acceder a la comunión.” [104]
In questo discernimento gioca un ruolo centrale la coscienza della persona concreta sulla sua reale situazione davanti a Dio, sulle sue reali possibilità e sui suoi limiti. Quella coscienza, accompagnata da un pastore e illuminata dagli orientamenti della Chiesa, è capace di una valutazione che dia luogo ad un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla comunione.
La coscienza, secondo mons. Fernández, è capace di valutare e quindi di offrire un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla Comunione e prima ancora, alla Confessione, nella quale appunto si compie in profondità il discernimento; sulla base di questo discernimento la persona può essere assolta e può ricevere l’Eucaristia.
Per l’attuale Cardinale Fernadez quindi ciò che permette di ricevere i Sacramenti sono i condizionamenti e le attenuanti che rendono un peccato non grave.
Ma il discernimento di cui parla Fernández riprendendo la nota 336 di Amoris Laetitia riguarda il futuro e per il futuro la coscienza morale del fedele non può giudicare come si comporterà lo stesso fedele e non può sapere se gli atti intrinsecamente malvagi che compirà saranno non gravi, considerando anche che Dio onnipotente aiuterà questo fedele ad attuare i santi comandamenti e a non commettere tali atti e considerando che nel colloquio con il sacerdote questo fedele deve venire a conoscere chiaramente che certi atti da lui compiuti sono oggettivamente gravi.
Inoltre Fernández non spiega precisamente quando le circostanze condizionanti possono attenuare o annullare la responsabilità e la colpevolezza davanti a qualunque norma anche di fronte ai precetti negativi.
Egli lascia furbamente nel vago la sua affermazione così da poter giustificare le affermazioni di Amoris Laetitia e non dice che le circostanze condizionanti possono attenuare o annullare la responsabilità e la colpevolezza davanti a qualunque norma anche di fronte ai precetti negativi allorché la persona si propone radicalmente di non peccare e si impegna radicalmente a ciò anche fuggendo le occasioni prossime di peccato, non quando la persona si dispone volontariamente a peccare e a mettersi nell’occasione prossima di peccato.
S. Ignazio di Antiochia affermò: “Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[105]
S. Giovanni Paolo II affermò in questa linea: “Tutti, coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.” [106]
Scriveva s. Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor: “La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.”(VS 91)
Peraltro il discernimento di cui parla Fernández in quanto è un “procedimento” che deve portare a conoscere ciò che Dio vuole mai può portare a dire, come fann Amoris Laetitia, la Lettera dei Vescovi e lo stesso mons. Fernández, che il fedele può continuare a compiere atti intrinsecamente malvagi come adulterio etc.
Non Dio ma satana vuole il compimento di tali atti.
Le affermazioni di Fernández sono quindi radicalmente false. Cercano di mettere la toppa al “buco” ma non fanno che manifestare ulteriormente il “buco” stesso, cioè le perversioni dottrinali della morale bergogliana.
Non esistono attenuanti o condizionamenti che possano ipotecare il futuro e permettere di affermare che gli atti intrinsecamente malvagi volontariamente compiuti da un soggetto in futuro saranno certamente peccati veniali o imperfezioni e non saranno invece gravi peccati; non esistono attenuanti o condizionamenti che possano ipotecare il futuro e permettere, a chi non si propone di compiere gravi atti intrinsecamente malvagi, di poter ricevere validamente l’assoluzione.
Dio ci ha dato la sua legge e ci aiuta ad attuarla; il futuro è nelle mani di Dio, non di Francesco o di Fernández.
Pio XII, a questo riguardo, affermava, sulla scia del Concilio di Trento, quanto segue: “ Iddio non obbliga all’impossibile … — Abbiamo a conferma di tale argomento la dottrina del Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: « Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinchè tu possa » (Conc. Trid. Sess. 6 cap. II Denzinger n. 804 – S. August. De natura et gratia cap. 43 n. 50 Migne P. L. vol. 44 col. 271).
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.”[107]
Dio chiama tutti all’osservanza della sua Legge, i comandi negativi della Legge divina sono assolutamente obbligatori, sempre e ovunque; Dio vieta assolutamente a tutti e sempre il compimento degli atti intrinsecamente malvagi; Dio chiama tutti a proporsi di mai compiere atti intrinsecamente malvagi; per una valida assoluzione è necessario il vero proposito di non peccare più e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Le affermazioni dell’attuale Cardinale Fernández sono chiaramente false e in linea situazionista e lo stesso dobbiamo dire di quelle presentate dai Vescovi emiliani e romagnoli che vedrete qui di seguito.
I Vescovi dell’Emilia Romagna, infatti, hanno affermato: “La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentato con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.”[108]
Evidentemente, secondo la morale situazionista bergogliana dei Vescovi citati, il fatto che la nuova coppia adulterina con i figli sia messa a rischio dalla mancanza di atti sessuali è un condizionamento, e un’attenuante, valido per compiere legittimamente e volontariamente atti adulterini e ricevere i Sacramenti senza proporsi di convertirsi.
In realtà, atti gravi intrinsecamente malvagi come l’adulterio sono radicalmente vietati da Dio sempre e per sempre ed è gravemente immorale compiere volontariamente tali atti; non si può commettere volontariamente il male per un bene. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.1789:
“Alcune norme valgono in ogni caso:
— Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene.”
E il Compendio di tale Catechismo afferma al n. 368: “L’atto è moralmente buono quando suppone ad un tempo la bontà dell’oggetto, del fine e delle circostanze. L’oggetto scelto può da solo viziare tutta un’azione, anche se l’intenzione è buona. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene. Un fine cattivo può corrompere l’azione, anche se il suo oggetto, in sé, è buono. Invece un fine buono non rende buono un comportamento che per il suo oggetto è cattivo, in quanto il fine non giustifica i mezzi. Le circostanze possono attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce, ma non possono modificare la qualità morale degli atti stessi, non rendono mai buona un’azione in sé cattiva.”
I Vescovi emiliani e romagnoli non evidenziano condizionamenti che producano “l’impossibilità” di vivere una vita casta per le coppie, di ciò parlano invece più direttamente mons. Cantoni, Vescovo di Como, e il teologo Riva.
Nel testo di mons. Cantoni infatti leggiamo: “Dunque, ecco la novità prospettata da AL: ai singoli fedeli che si trovano in una nuova unione non sacramentale e che, attraverso il discernimento … giungano in coscienza alla certezza morale della impossibilità della separazione nella nuova coppia, vivendo pienamente inseriti in una comunità cristiana con tutti gli impegni che ne conseguono, non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione. La valutazione morale dei singoli atti coniugali avviene all’interno di un itinerario spirituale di discernimento, guidato dai pastori della Chiesa, dentro ad una comunità di fede che li accompagna. I singoli atti coniugali restano un “disordine oggettivo”, ma non sono necessariamente “peccato grave” che impedisce di accogliere in pienezza la vita della grazia. Riammettendoli alla comunione eucaristica la Chiesa non perdona i peccati senza conversione, ma riadatta la sua prassi disciplinare-penitenziale, partendo dall’evidenza della irreversibilità della nuova unione e quindi dal fatto che tale nuova unione e i suoi atti più tipici possano non essere peccati mortali, ma solo “disordine oggettivo” e “oggettiva irregolarità”.[109]”
Si noti l’emergere del principio bergogliano del “bene” possibile” e quindi della dottrina situazionista bergogliana sui condizionamenti: Cantoni parla di “certezza morale della impossibilità della separazione nella nuova coppia” e della “irreversibilità della nuova unione”, a queste coppie è quindi “impossibile” rimanere caste, ciò rende praticamente leciti gli atti adulterini tra i due conviventi anche se non sposati perciò ad essi “ … non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione.”
Non ripeto quanto già detto in questo paragrafo, nel precedente e nel cap. VIII per dimostrare il gravissimo errore in cui cade il Vescovo citato, dovrebbe essere chiaro a tutti ormai che è assolutamente vietato il compimento di atti adulterini, che Dio non vuole il compimento di tali atti e che l’impossibilità di cui parla il Vescovo è in realtà inesistente; Dio che ci ha dato la Legge di dà la capacità di osservarla; per ricevere valdameente la Confessione occorre il vero proposito di non peccare e di fuggire l’occasione prossima di peccato e più generalmente occorre la contrizione.
Le affermazioni di Cantoni sono fondamentalmente false e radicalmente situazioniste nella linea bergogliana.
Andiamo ora a vedere il testo di don Angelo Riva sul sito della stessa Diocesi di Como di cui è Vescovo mons. Cantoni[110].
Questo documento dice, tra l’altro: “AL afferma che il discernimento pastorale in foro interno, visto che può arrivare a concludere alla «giustificazione soggettiva» dello stato di vita neo-coniugale, può anche giungere alla «giustificazione soggettiva» degli «atti». Questa è la novità disciplinare introdotta da AL. All’interno del discernimento pastorale in foro interno è dunque possibile stabilire che anche gli «atti» sessuali tipici della «nuova unione», e non solo lo «stato» di «nuova unione», possono essere giustificati soggettivamente – ancorché rimangano oggettivamente disordinati – in ragione dell’insufficiente conoscenza e/o libertà che caratterizza il soggetto agente: il quale appunto non è consapevole, o non è in grado di apprezzare interiormente l’astinenza coniugale, o non ha la forza morale necessaria per viverla.”
Sulla base di questi condizionamenti, per queste coppie quindi sarebbe “impossibile” vivere castamente …
Quindi questo teologo precisa che ai penitenti divorziati risposati si può proporre dopo Amoris Laetitia:
– la via di Familiaris Consortio n. 84 (non esclusa, ma neanche auspicata da AL 298, nota 329) dell’astensione dagli atti sessuali coniugali;
– la via (non esclusa, ma anche dissuasa da AL 311, nota 364) della confessione perpetua e
frequente degli atti sessuali coniugali, cui il penitente è aperto;
– la via indicata da AL del discernimento personale e pastorale in foro interno (o della coscienza dialogica e formata) con confessione unica e discernimento che rimane aperto per quanto riguarda gli atti sessuali coniugali (considerati legittimi se giustificati soggettivamente “ad acta”)”
Lo stesso Don Riva si chiede: dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, come devono essere considerati in foro interno i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato?
E la risposta è la seguente: secondo la via indicata da AL, non sono peccati, sono disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, non vanno confessati, ma su di essi si mantiene aperto il discernimento in foro interno.
Sulla base della dottrina bergogliana situazionista che si radica in particolare in una deviante concezione dei condizionamenti e delle attenuanti e sul principio del “bene possibile” diventano quindi soggettivamente legittimi gli adultèri volontariamente commessi, essi infatti sono da considerarsi disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, perciò non vanno confessati, ma su di essi si mantiene aperto il discernimento in foro interno.
Don Riva continua dicendo che, secondo alcune prospettive basate su Amoris Laetitia, dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato devono essere considerati:
– secondo una prima via ipotetica, come disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, perciò non vanno confessati;
– secondo una seconda via ipotetica come atti buoni della vita coniugale.
Sulla base della dottrina bergogliana situazionista che si radica in particolare in una deviante concezione dei condizionamenti e delle attenuanti e sul principio del “bene possibile”, e in particolare sulla base di Amoris Laetitia n. 303 che parla di un Dio che richiede il compimento di atti intrinsecamente malvagi appunto a coloro che hanno certe attenuanti, diventano pienamente legittimi gli adultèri volontariamente commessi e sono ritenuti “atti buoni della vita coniugale”.
Da quanto detto capiamo come le affermazioni di questo teologo, come quelle del suo Vescovo, sono fondamente false e gravissimamente erronee.
Ancora più avanti, in certo modo, rispetto alle affermazioni viste finora, nella perversione della sana dottrina sono andati i Vescovi Maltesi, che hanno potuto affermare: “Nel processo di discernimento, esaminiamo anche la possibilità della continenza coniugale. Nonostante che sia un ideale non facile, ci possono essere coppie che con l’aiuto della grazia pratichino questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altronde, ci sono delle situazioni complesse quando la scelta di vivere «come fratello e sorella» risulta umanamente impossibile o reca maggior danno (cfr. Amoris laetitia, nota 329). Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva — con una coscienza formata e illuminata — a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351).”[111]
Qui dunque come nel testo dei Vescovi tedeschi[112] scompaiono i condizionamenti e le attenuanti di cui parla la Lettera dei Vescovi e l’Amoris Laetitia e che giustificherebbero, secondo la morale situazionista bergogliana, la concessione dei Sacramenti a certi soggetti; per i prelati maltesi e per quelli tedeschi il sacerdote è tenuto a dare i Sacramenti al soggetto che si presenta e che li chiede anche se questi vive in peccato notorio e ostinato, ciò va chiaramente contro la dottrina morale e contro la dottrina della Chiesa sui Sacramenti che richiede la contrizione per la validità e liceità della Confessione e lo stato di grazia per la liceità dell’ Eucaristia.
Inoltre il testo dei Vescovi maltesi fa capire che i condizionamenti di certi divorziati risposati possono essere tali che la vita casta tra di loro reca maggior danno dell’adulterio, quindi è meglio peccare che vivere secondo la Legge del vero Dio!
La dottrina situazionista qui giunge a degli estremi assurdi per cui appunto non solo si emargina la Verità con la sua Legge ma addirittura si afferma che peccare è meglio che agire rettamente.
Ripeto che la S. Sede non è intervenuta a condannare questi errori, anzi il Vescovo di Como, è stato creato Cardinale da Papa Francesco nel 2022; il Vescovo Grech, maltese, ugualmente è stato creato Cardinale … e il Card. Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna ha mantenuto tutte le cariche che aveva, evidentemente il Papa appoggia queste affermazioni che infatti seguono e manifestano in modo particolarmente efficace le perversioni dottrinali bergogliane.
Dio intervenga e liberi presto la Chiesa da questi gravissimi errori.
c) La coscienza morale “situazionistica” dell’Amoris Laetitia.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Come vedemmo più sopra, secondo Pio XII, il “vizio centrale” della morale situazionista sta nel: “… rimettere ogni criterio etico alla coscienza individuale, chiusa gelosamente in sé e resa arbitra assoluta delle sue determinazioni”; ciò ben lungi dall’agevolarle il cammino, la distoglie dalla via maestra che è Cristo.[113]
Invece, come spiega la dottrina cattolica, la coscienza morale non deve restare chiusa in sé stessa, essa non è la Parola di Dio che insegna sempre la Verità, la coscienza non è per sé stessa Luce ma va illuminata, va formata con la Verità che la Chiesa insegna perché tale coscienza possa emettere giudizi veri e retti. La coscienza può sbagliare ed essere erronea.
Papa Pio XII ha aggiunto che espressioni come : “ … «il giudizio della coscienza cristiana», o … «giudicare secondo la coscienza cristiana», hanno questo significato: la norma della decisione ultima e personale per un’azione morale va presa dalla parola e dalla volontà di Cristo. … Da ciò consegue che formare la coscienza cristiana di un fanciullo o di un giovane consiste innanzi tutto nell’illuminare la loro mente circa la volontà di Cristo, la sua legge, la sua via, e inoltre nell’agire sul loro animo, per quanto ciò può farsi dal di fuori, affine di indurlo alla libera e costante esecuzione del divino volere. È questo il più alto impegno della educazione.” [114]
Le affermazioni di Papa Francesco circa la coscienza morale, che esaminammo approfonditamente nel IV capitolo di questo libro, sono chiaramente in linea situazionista perché, come vedemmo, sganciano la coscienza morale dalla Verità e dalla Legge divine e la affidano ad un discernimento errato nel quale addirittura la coscienza può decidere di agire volontariamente contro tali norme divine, può decidere di compiere volontariamente atti intrinsecamente malvagi e può scoprire che “Dio” le chiede di continuare a compiere tali atti, contrari ai comandi negativi della Legge divina (cfr. Amoris Laetitia n. 303).
Come ha spiegato mons. Fernández nel suo commento all’Amoris Laetitia: la coscienza è chiamata a riconoscere ciò che, per ora, è la generosa risposta[115] che può essere offerta a Dio, l’impegno che Dio stesso sta chiedendo nella complessità concreta dei limiti[116].
Come feci notare nel quarto capitolo, la coscienza morale ha due funzioni di giudizio: una sugli atti compiuti nel passato, una sul da farsi per l’avvenire.
Ciò che afferma Papa Francesco in Amoris Laetitia (AL) al n. 303 e ciò di cui parla Fernández riguarda in particolare il giudizio della coscienza per il futuro, riguarda il discernimento sul da farsi in futuro.
Secondo Papa Francesco e Fernández, quindi, la coscienza morale può “riconoscere con sincerità e onestà” di non poter attuare in futuro i comandi divini negativi ma di poterli solo trasgredire e può scoprire che “Dio” le chiede appunto di attuare tali trasgressioni (cfr. Amoris Laetitia n. 303).
Come dicemmo nel cap. IV di questo libro, una coscienza morale veramente cristiana è illuminata dalla vera fede e dalla grazia che la guidano ad una totale accoglienza delle affermazioni che la Scrittura e la Tradizione hanno presentato.
Se Cristo vive in noi per la grazia Egli conduce le nostre coscienze ad accogliere e vivere le Parole che Lui stesso ci ha insegnato attraverso la Scrittura e la Tradizione.
1) i dieci comandamenti sono indispensabili, sostanzialmente immutabili, obbligano sempre e dappertutto;
2) i comandi negativi della Legge divina sono assolutamente obbligatori;
3) Dio non chiede mai di compiere atti contrari ai comandamenti e soprattutto non chiede mai atti contrari ai precetti negativi della sua Legge.
4) i comandamenti, specie quelli negativi, non sono semplicemente un ideale ma appunto sono comandi che obbligano sempre e dappertutto, qui e ora!
Quindi mai una coscienza pienamente cristiana, con onestà e sincerità, può ritenere di dover infrangere i comandi negativi della Legge divina; mai può ritenere che Dio le conceda o conceda ad altri di compiere ciò che Lui stesso, e la Chiesa con Lui, vieta assolutamente, sempre e senza eccezioni; perciò mai una coscienza morale cristiana può giudicare che Dio le conceda o conceda ad altri di compiere adulterio o atti omosessuali etc.
Dio non vuole mantenere nessuno in situazione di opposizione, specie se grave, ai suoi comandamenti; Dio che ci ha dato la sua Legge ci aiuta ad osservarla. Ciò che Dio comanda lo rende possibile.
Pio XII, a questo riguardo, afferma, sulla scia del Concilio di Trento, quanto segue: “ Iddio non obbliga all’impossibile … — Abbiamo a conferma di tale argomento la dottrina del Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: « Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinchè tu possa » (Conc. Trid. Sess. 6 cap. II Denzinger n. 804 – S. August. De natura et gratia cap. 43 n. 50 Migne P. L. vol. 44 col. 271).
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.”[117]
Dio attira le coscienze cristiane ad attuare i comandamenti, non a ritenerli impossibili!
Dio unisce nell’unico Cristo, attraverso la fede e la grazia, le coscienze cristiane perché giudichino fondamentalmente allo stesso modo[118]; s. Leone Magno affermò: “Un solo insegnamento e una stessa dottrina dello Spirito Santo è in noi e in voi … ”[119]
Sottolineo che riguardo ai comandi negativi del decalogo, non è possibile l’applicazione dell’epicheia o della dispensa come dissi chiaramente, sulla base della Tradizione,[120] nel precedente capitolo e nel I volume.
Certamente la coscienza morale di un fedele per varie ragioni può essere oscurata e quindi presentargli un giudizio morale errato per il futuro ma, se costui è un fedele, rimane in lui la luce della fede che lo porta a riconoscere la Legge di Dio e l’insegnamento della Chiesa e quindi lo spinge a sottoporsi ad essi, in modo particolare attraverso il discernimento attuato con il sacerdote.
Similmente il sacerdote che deve aiutare il fedele nel discernimento deve avere una coscienza morale cristiana illuminata dalla fede che lo porta a riconoscere la Legge di Dio e l’insegnamento della Chiesa e quindi lo porta a guidare il fedele sulla base di essi; mai il sacerdote, sulla base di tale coscienza, potrà dire al fedele che il discernimento gli consente di continuare a vivere compiendo atti intrinsecamente malvagi!
Mai il sacerdote potrà dire che il discernimento realizzato rettamente nella luce di Dio permette al fedele di continuare a commettere adulterio o altri atti intrinsecamente malvagi; dovrà invece dirgli che è satana che spinge a compiere adulterio e azioni simili, mentre Dio conduce a vivere santamente.
La coscienza di cui parla Papa Francesco in particolare in Amoris Laetitia n. 303 non è, quindi, una coscienza cristiana illuminata dalla fede, dalla grazia divina e dallo Spirito Santo, non è una coscienza guidata da Dio e dalla sua Legge, è una coscienza situazionista che deve fissarsi da sé stessa la norma dell’agire nel concreto, è una coscienza situazionista che non ha comandi assoluti che obbligano sempre e per sempre, è una coscienza situazionista che stabilisce da sé ciò che le è possibile fare, e che, perciò, può stabilire anche di non fare ciò che la Legge divina le chiede in modo assoluto.
Come spiegava Poppi nel suo saggio sulla “morale di situazione” essa eleva la coscienza morale a “Legislatore”, a “Norma” decisiva e ultima, sicché la coscienza stessa è creatrice della norma e non è più manifestativa della norma assoluta e universale del vero Dio[121]. In questa linea la coscienza morale nella dottrina situazionista bergogliana diventa “Legislatore” e “Norma” di sé stessa, anzi diventa il “Legislatore” che fissa la norma di agire non solo per sé ma addirittura anche per i Pastori che devono accettare ciò che il fedele decide e dargli i Sacramenti.
E poiché il Legislatore vero della coscienza morale è Dio, possiamo dire che nella morale situazionista e anche in quella bergogliana la coscienza morale diventa in certo senso “Dio”.
Oltre al “Dio” bergogliano che chiede ai suoi fedeli di compiere atti contrari alla sua Legge c’è quindi anche un altro “Dio” che emerge dalla morale situazionista di papa Francesco.
Sono, purtroppo, tutti e due questi “dei” figure del “nemico di Cristo e dell’uomo”: satana.
Concludo sottolineando che per coloro che non si sono accorti o non si vogliono accorgere degli errori contenuti in Amoris Laetitia, esso è un documento papale e “magisteriale” che, quindi, serve per illuminare e formare le coscienze.
In realtà tale documento non illumina le coscienze e non le forma ma le distorce radicalmente e le porta sotto la guida del diavolo, come visto.
La Trinità onnipotente, unico vero Dio, intervenga presto.
c,1) Importante precisazione riguardo ad AL n. 37: il vero Pastore si impegna a “sostituire” la coscienza errata del fedele.
Alla luce di quanto visto nel paragrafo precedente e di quanto dissi nel cap. IV è importante realizzare una precisazione su ciò che afferma il Pontefice in AL.
Papa Francesco afferma “Stentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”. (AL 37)
Come abbiamo detto più sopra e nel cap. IV la coscienza cristiana, se è tale, è illuminata dalla fede e quindi da Dio e deve farsi guidare attraverso la fede da Dio; i Pastori devono rendere sempre più evidente la volontà di Dio per l’anima e devono guidarla e correggerla e anche comandarle in nome di Dio appunto per indirizzarla nella Luce della Verità.
La coscienza cristiana è quella illuminata dalla fede e quindi dalla Verità di Cristo ma a volte tale fede non riesce a penetrare in tale coscienza ed essa non è più cristiana, così il fedele stabilisce giudizi pratici non conformi alla fede.
È falso che i Pastori non debbano sostituire la coscienza in questi casi e in casi simili.
In essi infatti il Pastore in nome di Dio deve presentare al fedele il giudizio morale pratico retto secondo la fede e comandare di attenersi ad esso e quindi il Pastore deve “sostituire” la coscienza errata del fedele per donargli la vera coscienza morale cristiana cioè il vero giudizio pratico cristiano.
Il Pastore vero non lascia la coscienza del fedele in balia dei suoi errori e della morale di situazione bergogliana ma la guida, la corregge e se necessario le comanda in nome di Dio per la salvezza dell’anima del fedele.
Ciò vale sempre ma soprattutto nel Sacramento della Confessione.
Come precisai nel cap. III I il sacerdote, da parte sua, deve correggere il divorziato risposato che si manifesta tale nella Confessione. Non vale in questo caso la regola secondo cui l’ammonizione non va fatta se non si spera frutto. L’adulterio e l’omosessualità praticata sono in evidente e grave opposizione ai 10 comandamenti; quindi il Confessore deve ammonire il penitente adultero o che pratica l’omosessualità, perché la pratica omosessuale è una grave violazione dei 10 comandamenti, l’adulterio, e in particolare la convivenza adulterina, è una grave violazione dei 10 comandamenti ed un fatto scandaloso, che quindi danneggia la comunità, e per questo motivo non si può lasciare senza ammonizione il penitente adultero o che compie atti omosessuali [122] Più precisamente Papa Benedetto XIV ebbe a dire a questo riguardo che “ Se il Confessore sa che dal penitente si commettono alcuni peccati dei quali questi non si accusa … il Confessore che ha l’obbligo di preservare l’integrità della Confessione deve con buona maniera richiamare alla sua memoria ciò che tralascia, correggerlo, ammonirlo, inducendolo ad una vera Penitenza.”[123] Quindi il Pontefice ricorda che San Bernardino da Siena si domanda nelle sue opere (tomo 2, ser. 27, art. 2, cap. 3, p. 167) se il Confessore sia obbligato a esaminare diligentemente la coscienza del peccatore; il grande santo senese risponde di sì, e “ … dice che ciò si deve fare non soltanto in quelle cose che il penitente tace “o per negligenza o per vergogna”, ma anche in quelle che tace per ignoranza: “ … dato che si può temere che il penitente ignori per crassa ignoranza che secondo Guglielmo non è una scusante; oppure perché non capisce che quella azione è peccato; infatti, secondo Isidoro, l’ignorante pecca ogni giorno, e non lo sa”.[124]
Benedetto XIV continua quindi il discorso affermando che “ Infatti, non trattandosi ora di qualche jus positivo, da cui sia derivato un disordine noto al Confessore e sconosciuto al penitente, tanto che se fosse notificato a questi ne potrebbe conseguire qualche grave inconveniente; ma trattandosi ora di ignoranza vincibile, di azioni che ognuno dovrebbe sapere essere peccaminose; di cose che se trascurate dal Confessore danno motivo al penitente di continuare nel suo iniquo costume, ed agli altri o di scandalizzarsi o di considerare tali cose come indifferenti (dato che esse sono praticate con molta disinvoltura da coloro che frequentano i Sacramenti della Chiesa), i Teologi sono concordi nell’affermare che il Confessore è obbligato ad interrogare e ad ammonire il penitente, incurante del dispiacere che, ammonendolo, gli darà, e sperando che se forse in quel momento l’ammonizione non sarà del tutto giovevole, lo sarà in futuro con l’aiuto di Dio.”[125]. La stessa dottrina è affermata da s. Alfonso M. de Liguori nella Theologia Moralis [126] e appunto in questo passo riporta il testo di Benedetto XIV appena indicato. S. Alfonso afferma, in particolare, che il Confessore deve fare l’ammonizione se l’ignoranza è colpevole, cioè vincibile.[127]
S. Alfonso accetta pienamente, d’altra parte, quello che dice s. Tommaso per cui:“ … tutti sono tenuti a conoscere comunemente le cose di fede, e i precetti generali del diritto: ciascuno poi è tenuto a conoscere i doveri del proprio ufficio. … Ora, è evidente che fa un peccato di omissione chiunque trascura il possesso, o il compimento delle cose che è tenuto ad avere o a compiere. Perciò l’ignoranza di ciò che si è tenuti a conoscere è peccato, a causa della negligenza. Ma non si può attribuire a negligenza l’ignoranza di quanto non si può conoscere. Ecco perché quest’ultima ignoranza si denomina invincibile: per l’impossibilità di vincerla col nostro impegno. E non essendo volontaria, per l’impossibilità in cui siamo di allontanarla, codesta ignoranza non è peccato. Da ciò si conclude che l’ignoranza invincibile non è mai peccato; e che l’ignoranza vincibile è peccato, solo se si tratta di cose che uno è tenuto a sapere.” (I-II q. 76 a. 2 traduzione tratta dalla edizione della Somma Teologica in CD Rom del 2001, curata da ESD cioè Editrice Studio Domenicano) La mancata conoscenza delle cose di fede, dei precetti generali del diritto e dei doveri del proprio ufficio è colpevole. S. Alfonso M. de Liguori spiega , riprendendo il testo di s. Tommaso(I-II q. 76 a. 2) che non si dà ignoranza invincibile (incolpevole) dei primi principi della legge morale naturale e neppure delle conclusioni immediate di essi, come sono i 10 comandamenti.[128] Quindi il Confessore deve ammonire il penitente che va in modo evidente contro i 10 comandamenti.
In un altro testo s. Alfonso, citando ancora Benedetto XIV spiega che il confessore è obbligato ad esaminare bene la coscienza dei penitenti, ad istruirli e quindi ad ammonire i penitenti: “Per IV. Il confessore è obbligato ad ammonire il penitente. Ma per fare le dovute ammonizioni non solo deve il confessore informarsi delle specie e del numero de’ peccati, ma anche della loro origine e cagioni, per applicarvi i rimedi opportuni. Alcuni confessori dimandano solamente la specie e ‘l numero de’ peccati, e niente più; se vedono il penitente disposto, l’assolvono; se no, senza dirgli niente, subito lo licenziano, dicendogli: va, che non ti posso assolvere. Non fanno così i buoni confessori: questi primieramente cominciano ad indagare l’origine e la gravezza del male: domandano la consuetudine e le occasioni che ha avuto il penitente di peccare: in qual luogo: in qual tempo: con quali persone: con qual congiuntura; poiché così poi meglio possono far la correzione, disporre il penitente all’assoluzione, ed applicargli i rimedi.
107. Fatte le suddette dimande, e così ben informatosi il confessore dell’origine e della gravezza del male, proceda a far la dovuta correzione o ammonizione. Sebben egli come padre dee con carità sentire i penitenti, nulladimeno è obbligato come medico ad ammonirli e correggerli quanto bisogna: specialmente coloro che si confessano di rado, e sono aggravati di molti peccati mortali. E ciò è tenuto a farlo anche con persone di conto, magistrati, principi, sacerdoti, parrochi e prelati, allorché questi si confessassero di qualche grave mancanza con poco sentimento. Dicea il pontefice Benedetto XIV. nella bolla, Apostolica, §. 22., che le ammonizioni del confessore sono più efficaci che le prediche dal pulpito; e con ragione, mentre il predicatore non sa le circostanze particolari, come le conosce il confessore; onde questi assai meglio può far la correzione, ed applicare i rimedi al male. E così ben anche è obbligato il confessore ad ammonire chi sta nell’ignoranza colpevole di qualche suo obbligo, o sia di legge naturale o positiva. Che se il penitente l’ignorasse senza colpa, allora quando l’ignoranza è circa le cose necessarie alla salute, o pur ella nuoce al ben comune, in ogni conto il confessore deve ammonirlo della verità, ancorché non ne sperasse frutto.”[129]
Il cattolico è tenuto a conoscere e osservare i 10 comandamenti per la sua salvezza eterna, e quindi occorre che il sacerdote ammonisca il penitente che compie atti contrari ad essi (tra questi atti vi sono, ovviamente, quelli di adulterio e di omosessualità) appunto al fine di indirizzarlo sulla vera via che conduce al Cielo. L’adulterio e l’attività omosessuale causano inoltre normalmente scandalo e quindi ancora di più occorre ammonire il fedele che li compie.
Dio ci illumini sempre meglio.
c,2) La coscienza morale “situazionista” nelle affermazioni di Vescovi bergogliani.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Mons. Fernández (oggi Cardinale), attuale Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e probabilissimo ghostwriter di Amoris Laetitia, e quindi sommo interprete di tale documento, disse che il discernimento che, sulla base di questo documento papale, il sacerdote è chiamato a fare, serve a questo: “reconocer que en una situación particular no hay culpa grave” (nota 336).”[130]
Il discernimento serve, secondo mons. Fernández, a riconoscere se i divorziati risposati che vivono more uxorio non hanno colpa grave, e quindi, pur vivendo in una situazione peccaminosa sono in grazia santificante a causa dei condizionamenti in cui si trovano perciò possono continuare ad avere rapporti adulterini.
Questo discernimento che si compie nel foro interno della Confessione può avere conseguenze nella disciplina ecclesiastica. [131]
Cioè attraverso questo discernimento la persona può essere assolta e ricevere l’Eucaristia pubblicamente pur non avendo il proposito di evitare atti gravemente peccaminosi e quindi essendo disposta a compiere altri atti di adulterio, come si capisce chiaramente in particolare dai numeri 5 e 6 della Lettera dei Vescovi argentini elogiata dal Papa.[132]
Secondo Fernández in questo discernimento ha un ruolo centrale la coscienza della persona: “En este discernimiento juega un papel central la conciencia de la persona concreta sobre su situación real ante Dios, sobre sus posibilidades reales y sus límites. Esa conciencia, acompañada por un pastor e iluminada por las orientaciones de la Iglesia, es capaz de una valoración que da lugar a un juicio suficiente para discernir acerca de la posibilidad de acceder a la comunión.”[133]
In questo discernimento gioca un ruolo centrale la coscienza della persona concreta sulla sua reale situazione davanti a Dio, sulle sue reali possibilità e sui suoi limiti. Quella coscienza, accompagnata da un pastore e illuminata dagli orientamenti della Chiesa, è capace di una valutazione che dia luogo ad un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla comunione.
La coscienza, secondo mons. Fernández, è capace di valutare e quindi di offrire un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla Comunione e prima ancora, alla Confessione, nella quale appunto si compie in profondità il discernimento; sulla base di questo discernimento la persona può essere assolta e può ricevere l’Eucaristia.
Ma il discernimento di cui parla Fernández riprendendo la nota 336 di Amoris Laetitia riguarda il futuro e per il futuro la coscienza morale del fedele non può giudicare come si comporterà lo stesso fedele e non può sapere se gli atti intrinsecamente malvagi che compirà saranno non gravi, considerando anche che Dio onnipotente aiuterà questo fedele ad attuare i santi comandamenti e a non commettere tali atti e considerando che nel colloquio con il sacerdote questo fedele viene a conoscere chiaramente che certi atti da lui compiuti sono oggettivamente gravi.
Inoltre la coscienza cristiana non può lecitamente e volontariamente proporsi di scegliere di commettere un atto grave e intrinsecamente malvagio.
Come dice la Veritatis Splendor: “… i precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce.” (VS n. 67)
Di fronte alla possibilità di commettere adulterio o altro atto intrinsecamente malvagio la coscienza deve assolutamente giudicare di mai compiere tale atto anche a costo di dover perdere tutto e di dover morire e deve giudicare di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Scriveva s. Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor: “La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.”(VS 91)
La carità porta il cristiano ad essere pronto a morire piuttosto che compiere un atto intrinsecamente e gravemente malvagio.
Le affermazioni di Fernández sono quindi fondamentalmente false, gravemente erronee; esse cercano di dare una parvenza di verità alle affermazioni di Amoris Laetitia ma in realtà smascherano ulteriormente le perversioni dottrinali in linea situazionista della stessa esortazione.
Qualche mese prima di questo articolo dell’attuale Cardinale Fernández era stato pubblicato un significativo testo dei Vescovi maltesi che abbiamo già visto.
Sulla scia dell’Amoris Laetitia i Vescovi Maltesi hanno potuto affermare: “Nel processo di discernimento, esaminiamo anche la possibilità della continenza coniugale. Nonostante che sia un ideale non facile, ci possono essere coppie che con l’aiuto della grazia pratichino questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altronde, ci sono delle situazioni complesse quando la scelta di vivere «come fratello e sorella» risulta umanamente impossibile o reca maggior danno (cfr. Amoris laetitia, nota 329). Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva — con una coscienza formata e illuminata — a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351).” [134]
Occorre precisare subito che per i Vescovi maltesi Amoris Laetitia è un documento papale e “magisteriale” che, quindi, serve per illuminare e formare le coscienze; quindi quando parlano di coscienza “illuminata e formata” parlano di coscienza “illuminata e formata” anche attraverso Amoris Laetitia, cioè attraverso la dottrina situazionista bergogliana … che in realtà ottenebra e distorce le anime.
Poi va notato che, in piena linea situazionista bergogliana, per questi Vescovi la coscienza è il Legislatore supremo che deve regolare la vita del fedele e quella dei sacerdoti con cui si relaziona per la Confessione.
Quindi anche se un soggetto vive in chiaro peccato grave e vuole continuare in esso, se in tale coscienza “illuminata e formata” questa persona si crede in pace con Dio, grazie anche alla dottrina situazionistica bergogliana che ha pervertito la morale cattolica, questa persona deve essere assolta in Confessione e comunicata …
I Vescovi tedeschi, sulla scia situazionista di Amoris Laetitia e dei Vescovi maltesi, hanno realizzato un documento molto significativo, in esso sottolineano che secondo Amoris Laetitia nessuno può essere condannato per sempre (cfr. Amoris Laetitia n. 297), precisano che la Chiesa possiede un solido corpo di riflessione sui fattori e situazioni attenuanti, quindi non si può più semplicemente dire che tutti coloro che si trovano in una situazione “irregolare”vivono in uno stato di peccato mortale e sono privati della grazia santificante (cfr. Amoris Laetitia n. 301), fanno notare che Amoris Laetitia non si ferma a una categorica esclusione irreversibile dai sacramenti, citano la nota 336 (in Amoris Laetitia n. 300) e la nota 351 (in Amoris Laetitia n. 305) di Amoris Laetitia e fanno altresì notare che, in una situazione oggettiva di peccato (che potrebbe non essere soggettivamente colpevole, o non pienamente tale) una persona può vivere nella grazia di Dio, può amare e può crescere anche nella vita di grazia e di carità (cfr. Amoris Laetitia 305), ricevendo l’aiuto della Chiesa e in alcuni casi anche l’aiuto dei sacramenti, quindi affermano che non tutti i fedeli il cui matrimonio è fallito e sono divorziati e risposati civilmente possono ricevere i sacramenti senza discernimento e che Papa Francesco sottolinea il significato delle decisioni determinanti basate sulla coscienza quando dice che troviamo anche difficile fare spazio per le coscienze dei fedeli, che molto spesso rispondono come meglio possono al Vangelo in mezzo ai loro limiti, e sono in grado di svolgere il proprio discernimento in situazioni complesse; infatti siamo stati chiamati a formare coscienze, non a sostituirle (cfr. AL n. 37). Le decisioni individuali dei divorziati risposati per cui essi ritengono di non poter ancora ricevere i sacramenti meritano rispetto e riconoscimento, ma va ugualmente rispettata la decisione di costoro a favore della ricezione dei sacramenti.[135]
I Vescovi tedeschi quindi dicono che chi in coscienza ritenga di poter ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia deve essere assolto e comunicato, perciò anche se un soggetto vive in chiaro peccato grave e vuole continuare in esso, se in coscienza questa persona (grazie anche alla dottrina situazionistica bergogliana che ha cancellato l’obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge divina e ha diffuso un falso insegnamento circa le attenuanti) ritiene di poter essere assolto e comunicato, il Sacerdote deve assolverlo e comunicarlo.
Per i Vescovi tedeschi basta il giudizio di coscienza del penitente per aprire le porte dei Sacramenti a peccatori notori che non hanno nessun proposito di cambiare …
La coscienza del fedele, in linea situazionista bergogliana, diventa, come detto, il “Legislatore” che fissa la norma di agire non solo per sé ma addirittura anche per i Pastori che devono accettare ciò che il fedele decide e dargli i Sacramenti.
Il famoso e profondo teologo mons. Melina ha potuto scrivere riguardo alle suddette affermazioni dei Vescovi maltesi e tedeschi: “Un secondo tema da considerare attentamente riguarda la sacramentalità in relazione con la coscienza. Alcuni interventi di conferenze episcopali (in maniera esplicita quello dei vescovi di Malta e, più implicitamente anche quello del comitato dei vescovi tedeschi), hanno affermato che l’accesso al sacramento dell’Eucaristia dovrebbe essere lasciato al giudizio della coscienza di ciascuno. … Piuttosto è in gioco il giudizio o sulla sussistenza del vincolo coniugale sacramentale pubblico o sul fatto che relazioni sessuali non coniugali, che si configurano come adulterio o almeno come fornicazione, da cui non si intende recedere, siano compatibili o meno con la vita cristiana. Una simile visione introduce una ferita all’economia sacramentale della Chiesa e una soggettivizzazione radicale, cosicché una verità che la Chiesa insegna come fondata sulla rivelazione divina dovrebbe essere ultimamente sottoposta al giudizio della coscienza. La Chiesa mai ha confuso il foro sacramentale con il foro della coscienza … ”[136]
Aggiungo che per i Vescovi maltesi e per i quelli tedeschi il giudizio della coscienza morale, quindi, viene assurdamente posto qui al di sopra di importanti dottrine cattoliche fondate nella Rivelazione divina:
1) la dottrina cattolica per cui chi manca di contrizione perché non si propone di non peccare e di fuggire le occasioni prossime di peccato non può ricevere validamente il Sacramento della Penitenza;
2) la dottrina cattolica per cui i notori e ostinati peccatori non possono ricevere l’Eucaristia (can. 915).
In questo modo la coscienza situazionista bergogliana diventa chiaramente causa anche di Confessioni invalide e sacrileghe e di Sacramenti sacrilegamente ricevuti.
I Vescovi dell’Emilia Romagna, in questa stessa linea, hanno affermato: “La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentata con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.”[137]
La coscienza dei fedeli e dei Pastori di questa Conferenza episcopale deve dunque accettare che l’assolutezza del divieto circa gli atti intimi extramatrimoniali è stata cancellata; inoltre essa deve considerare come una possibilità, e non come necessità dettata dai comandamenti divini, la castità tra due persone divorziate risposate perché tale castità potrebbe danneggiare l’unione adulterina tra esse.
La coscienza dei fedeli può quindi decidere, attraverso il discernimento, di compiere atti intrinsecamente malvagi e il sacerdote deve accettare tale scelta.
Anche in questo documento nella linea situazionista bergogliana la coscienza del fedele è il nuovo “Legislatore” che detta la norma per sé e anche per il Pastore che appunto deve attenersi ad essa e dare i Sacramenti in obbedienza a tale “Legislatore”.
Questo “Legislatore” anche nel documento dei Vescovi emiliani e romagnoli viene assurdamente posto al di sopra di importanti dottrine cattoliche fondate nella Rivelazione divina:
1) la dottrina cattolica per cui chi manca di contrizione perché non si propone di non peccare e di fuggire le occasioni prossime di peccato non può ricevere validamente il Sacramento della Penitenza;
2) la dottrina cattolica per cui i notori e ostinati peccatori non possono ricevere l’Eucaristia (can. 915).
Ovviamente le affermazioni dei Vescovi e delle conferenze episcopali citate in questo paragrafo, pur essendo in netto contrasto con la sana dottrina, non sono state condannate dal Papa; esse infatti sono chiara manifestazione di ciò che afferma la dottrina morale situazionista di Papa Francesco.
Dio intervenga.
d) Il discernimento “situazionista”, e con risultati blasfemi, previsto da Amoris Laetitia, nella linea della “morale di situazione”.
La Croce sacra sia la nostra luce.
Quanto abbiamo detto finora ci porta a capire che il discernimento di cui Papa Francesco parla ben 41 volte nell’Amoris Laetitia è “situazionista” e quindi in radicale contrasto con la sana dottrina.
Come visto più sopra (nel cap. VIII) e altrove[138] il discernimento retto si compie nella Verità che chiede di vivere sempre e sempre meglio nella santa Legge di Dio e che mai chiede il compimento di atti contrari ai comandi negativi della Legge divina quali adulteri, atti impuri contro natura, stupri etc. etc.; il discernimento retto si compie nella luce della Verità per cui Dio afferma l’assoluta obbligatorietà dei comandi negativi della Legge e ci chiede di essere pronti al martirio e alla perdita di tutto per non violare tali comandi[139].
S. Ignazio di Antiochia affermò: “Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[140]
Pio XII: “Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.”[141]
S. Giovanni Paolo II affermò in questa linea: “Tutti, coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.” [142]
Lo stesso Papa polacco affermò: “La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.”(Veritatis Splendor n. 91)
Ancora il Papa polacco affermò: “Solo nel mistero della Redenzione di Cristo stanno le «concrete» possibilità dell’uomo. «Sarebbe un errore gravissimo concludere… che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un “ideale” che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell’uomo: secondo un “bilanciamento dei vari beni in questione”. Ma quali sono le “concrete possibilità dell’uomo”? E di quale uomo si parla? Dell’uomo dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo? Poiché è di questo che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo. Cristo ci ha redenti! Ciò significa: Egli ci ha donato la possibilità di realizzare l’intera verità del nostro essere; Egli ha liberato la nostra libertà dal dominio della concupiscenza. E se l’uomo redento ancora pecca, ciò non è dovuto all’imperfezione dell’atto redentore di Cristo, ma alla volontà dell’uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da quell’atto. Il comandamento di Dio è certamente proporzionato alle capacità dell’uomo: ma alle capacità dell’uomo a cui è donato lo Spirito Santo; dell’uomo che, se caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere della presenza dello Spirito»[143].” (Veritatis Splendor n. 103)
Il discernimento retto si compie, come detto, nella Verità per cui: Satana e non Dio (sia benedetto il suo santo Nome) chiede di agire contro i precetti negativi della Legge divina!
Satana e non Dio spinge a compiere adulteri, assassini, menzogne, stupri, atti impuri contro natura etc.
Amoris Laetitia n. 303 si oppone chiaramente a questa Verità e presenta un falso discernimento, che, come detto più sopra e nel capitolo VIII, è dannoso e scandaloso perché mette l’anima sotto la guida di satana e non di Dio anche attraverso l’idea che Dio possa chiedere ciò che Lui stesso, anche attraverso la Chiesa, ha definito nettamente come atti intrinsecamente e gravemente malvagi (adulteri, atti impuri contro natura etc. etc.)
Il discernimento che invitano a fare i Vescovi argentini e il Papa con i loro seguaci, in particolare, riguarda alcune situazioni, come possiamo capire da questo testo: “Quando le circostanze specifiche di una coppia lo rendono fattibile, soprattutto quando entrambi sono cristiani con un cammino di fede, si può proporre lo sforzo di vivere la continenza. … In altre circostanze più complesse, e qualora non sia possibile ottenere una dichiarazione di nullità, l’opzione menzionata potrebbe di fatto non essere praticabile. Ma è anche possibile un cammino di discernimento. Se si riconosce che, nel caso concreto, esistono limitazioni che mitigano la responsabilità e la colpa (cfr 301-302), soprattutto quando una persona ritiene che cadrebbe in un’ulteriore colpa nuocendo ai figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità di accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia (cfr note 336 e 351).”[144]
Quindi il discernimento che invitano a fare deve portare a vedere se vi sono limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza, particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in un ulteriore peccato danneggiando i figli della nuova unione.
Sulla base di attenuanti e condizionamenti indicati con i termini “limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad (cf. 301-302)”, il penitente, attraverso tale discernimento, viene dispensato dal proposito di non peccare e quindi dall’impegno ad attuare i santi comandamenti e può essere assolto appunto senza tale proposito e senza tale impegno … quindi può sentirsi legittimato a continuare a peccare con atti oggettivamente gravi, e ordinariamente anche soggettivamente gravi, e può ricevere i Sacramenti.
Per il principio bergogliano del “bene possibile”[145], infatti, in questi casi il soggetto è praticamente impossibilitato ad attuare la Legge divina e quindi “Dio” stesso chiede al soggetto di agire in contrasto di tale Legge (cfr. Amoris Laetitia n. 303).
Ripetendo quando detto più sopra occorre affermare che il testo citato[146], tratto dalla lettera dei Vescovi argentini, è vago perché non precisa in che tipo di peccati, gravi o veniali a livello oggettivo, cadrebbe tale persona nuocendo ai figli.
Tale passo lascia evidentemente aperta la porta sicché si possa ritenere anche che se la persona pensa di cadere in peccati oggettivamente veniali lasciando una convivenza gravemente peccaminosa, possa rimanere in tale convivenza.
Faccio notare che tutti possono pensare di ricadere in altri peccati perché siamo tutti peccatori, sicché tutti i divorziati risposati con figli si potrebbero servire di questo testo per continuare a vivere in situazione di peccato, continuare a compiere atti adulterini e ricevere anche i Sacramenti.
Sottolineo inoltre che tutti i peccati nuocciono ai figli, quindi nuocciono ai figli anche gli atti adulterini che compiono i loro genitori che vivono da divorziati risposati.
Per di più va detto che il testo dei Vescovi argentini appare vago anche perché in esso non sono precisati quali sarebbero i condizionamenti che mitigano la responsabilità e la colpa e che permettono ai soggetti “condizionati” di essere esentati dall’attuazione della Legge divina.
Come già detto, praticamente in ogni persona, dopo il peccato originale, si possono trovare condizionamenti del tipo appena indicato; in questa linea il testo citato, quindi, consente praticamente a tutti i divorziati risposati di rimanere in tale situazione di peccato, di continuare a compiere atti adulterini e di poter ricevere i Sacramenti pubblicamente.
Sottolineo che, come vedemmo nel cap. VIII, la dottrina di Papa Francesco e dei suoi collaboratori sulle attenuanti oltre che vaga è errata perciò apre ulteriormente le porte per la legittimazione di atti che sono in realtà veri peccati gravi.
Questo testo dei Vescovi argentini (che è un’interpretazione dell’Amoris Laetitia) poi può applicarsi analogicamente (dell’applicazione analoga dell’Amoris Laetitia ho parlato ampiamente altrove[147]) e quindi consente non solo ai divorziati risposati ma praticamente a tutti i peccatori, attraverso un discernimento con i sacerdoti, di rimanere in situazione di peccato grave, continuare a compiere peccati gravi e ricevere i Sacramenti, anche perché Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[148]; inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a notori peccatori come il Presidente Biden [149] e altri … quindi evidentemente anche chi vive chiaramente in peccato grave e vuole perseverare in esso può ricevere l’Eucaristia e più generalmente tutti i Sacramenti [150]!
Va notato a questo riguardo che la morale “situazionista” bergogliana attraverso falso discernimento mette non solo i fedeli, come detto, ma anche i Confessori sotto la guida di satana e non di Dio.
Il Confessore, che tiene il posto di Dio, mai può dichiarare, come dice la dottrina bergogliana, che il frutto di un discernimento sia che Dio voglia che una persona commetta adulterio.
Non Dio ma satana guida un Confessore a dire che il frutto di un discernimento è che la persona continui a compiere adulteri o comunque atti intrinsecamente e gravemente malvagi.
Il buon Confessore, guidato da Dio, sa bene che il fatto che una persona abbia serie difficoltà ad attuare la Legge di Dio non significa che Dio metta da parte la sua Legge per aprire una nuova strada di santità nel compimento di ciò che è gravemente peccaminoso.
Il buon Confessore, guidato da Dio, sa bene che il fatto che una persona abbia serie difficoltà implica che la persona preghi, faccia penitenza, faccia opere di misericordia, fugga le occasioni prossime di peccato e si sforzi con tutta sé stessa a liberarsi dal peccato; questo appunto è il risultato di un vero discernimento: la vera santificazione della persona attraverso la vera grazia, la vera carità, la preghiera, la penitenza, l’eroismo e quindi attraverso la liberazione dalle azioni peccaminose.
L’Amoris Laetitia mette fondamentalmente da parte queste verità essenziali e aiuta le anime non verso la salvezza e la santità ma verso la dannazione …
In sintesi: tenendo presente quanto visto più sopra (nel cap. VIII) e altrove[151] e quanto appena detto possiamo affermare che la morale situazionista di Papa Francesco presenta un discernimento falso ed errato che mette da parte l’assoluta obbligatorietà delle norme negative della Legge divina, afferma che Dio richiede il compimento di atti intrinsecamente e gravemente malvagi e quindi permette praticamente a tutti, sulla base di condizionamenti e attenuanti, di poter compiere volontariamente atti intrinsecamente malvagi e di ricevere anche i Sacramenti senza proporsi di evitare tali atti e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Questo discernimento non ha nulla a che fare con il vero Dio e con il compimento della sua volontà; esso infatti pone l’anima nelle mani di satana, come abbiamo già detto, facendole credere di porla nelle mani di Dio, quindi è un discernimento blasfemo.
Più precisamente tale discernimento è molteplicemente blasfemo infatti attraverso esso Dio guiderebbe:
1) i fedeli all’adulterio e ad altri peccati gravi (contrari ai comandi negativi della Legge);
2) i fedeli a Confessioni invalide, quindi sacrileghe;
3) i fedeli alla ricezione di Eucaristie e altri Sacramenti sacrileghi;
4) i sacerdoti a consentire l’adulterio dei fedeli;
5) i sacerdoti ad amministrare Confessioni invalide, sacrileghe;
6) i sacerdoti ad amministrare Eucaristie e Sacramenti Sacrileghi.
Dio abbia misericordia di noi, ci liberi da questi errori e da queste blasfemie.
d,1) Precisazioni sul discernimento “situazionista” bergogliano nelle parole di mons. Fernández.
Riprendiamo cose già dette più sopra per sviluppare importanti precisazioni riguardo al discernimento bergogliano.
Nella linea delle affermazioni dei Vescovi argentini mons. Fernández (oggi Cardinale) affermò, come già detto, che occorre domandarsi se gli atti di una convivenza more uxorio siano sempre condannati dalla norma che proibisce la fornicazione intesa in senso pieno. [152] Precisò poi il monsignore che può darsi il caso di una donna praticamente “crocifissa” dal suo sposo cattolico la quale si rifugia presso un altro uomo che la aiuta e aiuta i suoi figli e con lei genera altri figli in tale relazione adulterina; mons. Fernández affermò che di fatto non è facile trattare questa donna da adultera[153].
Il problema, spiegava il monsignore argentino, non è solo se la donna sappia di peccare, il Papa infatti precisa che non è solo questione di ignoranza e include due considerazioni fondamentali:
1) se una persona pur sapendo della esistenza della norma possa comprendere che non abbandonare quell’uomo è una mancanza gravissima contro la volontà di Dio;
2) se quella persona possa prendere la decisione di abbandonare quell’uomo. [154]
Aggiunge mons. Fernández che il Papa sottolinea la questione dell’attenuazione della responsabilità e della colpevolezza[155]
Le circostanze condizionanti, secondo mons. Fernández, possono attenuare o annullare la responsabilità e la colpevolezza davanti a qualunque norma anche di fronte ai precetti negativi sicché può accadere che non sempre si perda la grazia santificante pur vivendo una convivenza adulterina … questo evidentemente permetterebbe, secondo mons. Fernández, secondo il Papa e i Vescovi argentini, ad una persona di continuare a compiere atti adulterini e di poter ricevere anche l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia.
Più precisamente, come vedemmopiù sopra e altrove[156], secondo V. M. Fernández, attuale Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e probabilissimo ghostwriter di Amoris Laetitia, e quindi sommo interprete di tale documento, il discernimento che, sulla base di questo documento papale, il sacerdote è chiamato a fare, precisamente serve a questo: “ reconocer que en una situación particular no hay culpa grave” (nota 336).” [157]
Il discernimento serve, secondo mons. Fernández, a riconoscere se i divorziati risposati che vivono more uxorio non hanno colpa grave, e quindi, pur vivendo in una situazione peccaminosa sono in grazia santificante a causa dei condizionamenti in cui si trovano perciò possono continuare ad avere rapporti adulterini.
Questo discernimento che si compie nel foro interno della Confessione può avere conseguenze nella disciplina ecclesiastica. [158]
Cioè attraverso questo discernimento la persona può essere assolta e ricevere l’Eucaristia pubblicamente pur non avendo il proposito di evitare atti gravemente peccaminosi e quindi essendo disposta a compiere altri atti di adulterio, come si capisce chiaramente in particolare dai numeri 5 e 6 della Lettera dei Vescovi argentini elogiata dal Papa.[159]
Secondo Fernández in questo discernimento ha un ruolo centrale la coscienza della persona: “En este discernimiento juega un papel central la conciencia de la persona concreta sobre su situación real ante Dios, sobre sus posibilidades reales y sus límites. Esa conciencia, acompañada por un pastor e iluminada por las orientaciones de la Iglesia, es capaz de una valoración que da lugar a un juicio suficiente para discernir acerca de la posibilidad de acceder a la comunión.” [160]
In questo discernimento gioca un ruolo centrale la coscienza della persona concreta sulla sua reale situazione davanti a Dio, sulle sue reali possibilità e sui suoi limiti. Quella coscienza, accompagnata da un pastore e illuminata dagli orientamenti della Chiesa, è capace di una valutazione che dia luogo ad un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla comunione.
La coscienza, secondo mons. Fernández, è capace di valutare e quindi di offrire un giudizio sufficiente per discernere circa la possibilità di accedere alla Comunione e prima ancora, alla Confessione, nella quale appunto si compie in profondità il discernimento; sulla base di questo discernimento la persona può essere assolta e può ricevere l’Eucaristia.
Papa Francesco, dice Fernández, permette un discernimento e quindi la recezione dei Sacramenti laddove si ritenga che l’atto oggettivo non sia accompagnato da colpa grave; il cambiamento posto in atto da Papa Francesco viene precisato in questi termini: l’attuale Pontefice permette che si attui un discernimento, in cui ha un ruolo importante la coscienza del fedele, che possa portare a dare i Sacramenti a coloro che, avendo delle attenuanti, non si propongono di evitare atti oggettivamente gravi e quindi sono disposti a commettere altri adulteri o altri atti oggettivamente gravi che il Confessore ritiene non siano accompagnati da colpa grave. [161]
Sottolineo che il discernimento indicato da Papa Francesco serve, secondo mons. Fernández, a riconoscere se i divorziati risposati che vivono more uxorio non hanno colpa grave, e quindi, sono in grazia santificante ed, evidentemente, rimarranno in grazia di Dio, a causa dei condizionamenti in cui si trovano, pur vivendo in una situazione gravemente peccaminosa.
Questo discernimento dovrebbe affermare, sostanzialmente, che Dio chiede alla persona di continuare a compiere atti gravemente contrari alla sua Legge dato che la persona in questione non è pienamente responsabile e colpevole per gli atti che ha compiuto, quindi pur non proponendosi (oggi) di evitare (in futuro) atti oggettivamente gravi, specialmente nel caso che la persona consideri che se li evitasse cadrebbe in un ulteriore peccato danneggiando i figli della nuova unione, tale persona resterebbe in grazia di Dio e dovrebbe essere sacramentalmente assolta e si dovrebbe amministrare a lei l’Eucaristia.
Inoltre questo discernimento dovrebbe affermare che il soggetto è ben disposto valida assoluzione anche se non si propone di evitare atti intrinsecamente gravi per il futuro perché per lui esse non sarebbero peccato.
Ma tutto ciò è impossibile, come già detto più sopra, perché:
– nessuno conosce il futuro, che è nelle mani di Dio e nessuno può dire quale sarà il suo peccato in relazione a certi atti futuri intrinsecamente malvagi tenendo anche conto del fatto che Dio è onnipotente e aiuta gli uomini a vivere secondo la Legge che lui ha fissato;
– la contrizione necessaria per una valida assoluzione implica obbligatoriamente il proposito di vivere nella carità secondo la Parola di Dio e implica il proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Le affermazioni di mons. Fernández sono un campionario di errori teologici in linea situazionista bergogliana.
d,2) Concludiamo ancora con mons. Melina
Ripropongo in conclusione un testo di mons. Melina che offre importanti precisazioni per i nostri attuali interessi: “Per cogliere la portata del nuovo paradigma occorre prestare attenzione ad una questione metodologica preliminare: la rivendicazione di un primato della pastorale sulla dottrina. … A ciò corrisponde sul piano teorico l’affermazione di un primato dell’ermeneutica nell’accesso alla verità e alle norme morali (cf. TB 104) … La parola chiave per l’interpretazione del ruolo della coscienza nel “nuovo paradigma” è quella di “discernimento”, definito come “un continuo andirivieni tra ragionamento ed esperienza” (TB 124), nel quale la norma morale, […] viene interpretata, nella luce delle molteplici e singolari circostanze della situazione, dalla coscienza. In effetti l’appello al discernimento diventa lo strumento per elaborare un’etica dell’intenzione e delle circostanze, che vanifica il primato dell’oggetto nella qualificazione morale degli atti umani (VS 78). […] … In nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza esso nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè delle norme morali negative che per il loro contenuto intenzionale oggettivo sono incompatibili col bene della persona, cioè con le virtù morali e con la carità. Come insegna l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, al n. 78, tali atti, sono esclusi sempre e in ogni caso, perché contrari ai comandamenti di Dio, e non possono essere sottoposti ad un discernimento soggettivo della coscienza, che li permetta in via eccezionale come l’unico “bene possibile”. … Il documento della Pontificia Accademia per la Vita propone … una vera e propria messa in discussione dell’intera morale sessuale e della vita, che finora la Chiesa Cattolica ha insegnato. …. Quando si contraddicono i precetti morali che proteggono il significato oblativo della sessualità e della generazione umana, in realtà non si va solo oltre la lettera di una norma particolare, ma si va contro lo spirito e il senso della stessa legge che Dio ha scritto nel nostro cuore e ci ha rivelato nella storia della salvezza.”[162]
L’appello al discernimento è lo strumento che l’etica situazionista bergogliana usa per elaborare un’etica dell’intenzione e delle circostanze che vanifica il primato dell’oggetto nella qualificazione morale degli atti umani (VS 78).
Il falso discernimento bergogliano è uno dei principali arieti attraverso cui Papa Francesco ha cercato di far crollare la sana dottrina morale cattolica e in particolare di azzerare le norme assolutamente e sempre obbligatorie.
Più profondamente, sulla base di quanto affermato finora, possiamo dire che il “Dio” bergogliano (cfr. quanto dicemmo più sopra riguardo ad AL n. 303), cioè satana, si è servito e si serve di questo falso e blasfemo discernimento come di uno dei principali strumenti per ingannare molte anime e trattenerle o guidarle sulla via del peccato e della perdizione.
Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici!
e) La “gradualità della Legge” e la “morale di situazione” nell’Amoris laetitia e nella lettera dei Vescovi argentini.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Mons. Fernández in un suo articolo del 2006 diceva che la legge morale in sé stessa è sempre vincolante e non ha una gradualità[163] cioè si presentava, a parole, come seguace della vera dottrina sulla gradualità della Legge, mentre nei fatti la rinnegava, come vedemmo nel capitolo III. In modo simile (si noti bene) anche Papa Francesco afferma a parole, ma rinnega nei fatti, la sua fedeltà alla vera legge della gradualità e la sua condanna alla gradualità della Legge, infatti nell’Amoris Laetitia leggiamo: “… san Giovanni Paolo II proponeva la cosiddetta “legge della gradualità”, nella consapevolezza che l’essere umano «conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita».[Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 34: AAS 74 (1982), 123.] Non è una “gradualità della legge”, ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge. “(Amoris Laetitia n. 295)
Purtroppo, contrariamente a quanto lui stesso afferma a parole, Papa Francesco insegna in realtà, attraverso atti e parole, una netta gradualità della Legge.
Come dice molto bene Dariusz Kowalczyk SJ:“ La „gradualità della legge” riferita al matrimonio permette di giustificare posizioni secondo le quali esistono vari tipi di unione: eterosessuale, omosessuale, poligama, monogama, e in ciascuna di esse sarebbe possibile vivere in pace con Dio rivelato in Gesù Cristo, nonostante l’ideale sia sempre il matrimonio monogamo tra uomo e donna, duraturo e aperto alla vita. Tale ragionamento viene spesso accompagnato da parole sulla misericordia, in contrapposizione ai comandamenti.”[164]
In questa linea Papa Francesco sottolinea fortemente la Legge e il matrimonio come ideale in Amoris Laetitia per giustificare in vario modo altre unioni, in particolare le unioni adulterine, e quindi per aprire la porta alla legittimazione di veri peccati gravi.
In tale esortazione si parla di “ideale” 19 volte e particolarmente significativi per noi sono i seguenti passi.
Al n. 38 troviamo: “Molti non percepiscono che il messaggio della Chiesa sul matrimonio e la famiglia sia stato un chiaro riflesso della predicazione e degli atteggiamenti di Gesù, il quale nel contempo proponeva un ideale esigente e non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera.”
Al n. 303 leggiamo : “Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.”
Ai nn. 307s leggiamo: “Per evitare qualsiasi interpretazione deviata, ricordo che in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza … Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. … Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti – psicologiche, storiche e anche biologiche – ne segue che «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno», lasciando spazio alla «misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile».[165]”
Ripeto: la Legge di Dio contrariamente alle affermazioni di Papa Francesco non è semplicemente un ideale ma un comando da vivere qui e ora, e non è un modo per giustificare in vario modo unioni adulterine e quindi per aprire la porta alla legittimazione di veri peccati gravi.
San Giovanni Paolo II ha insegnato nella «Veritatis splendor» al n. 103: “Sarebbe un errore gravissimo concludere […] che la norma insegnata dalla Chiesa è in sé stessa un “ideale” che deve poi essere adattato, proporzionalmente e gradualmente, alle possibilità concrete dell’uomo, cercando un equilibrio tra i vari beni in gioco”.
Perciò la legge di gradualità, contrariamente a ciò che fa Papa Francesco:
– non si può invocare per “legittimare” atti oggettivamente malvagi in attesa di poter giungere all’ideale;
– non si può invocare per “legittimare” atti oggettivamente malvagi di omicidio, di pedofilia o di adulterio perché è difficile a certe persone vivere i comandamenti divini;
– non si può invocare per dare l’assoluzione sacramentale a coloro che non si propongono di vivere secondo la santa Legge di Dio e quindi non si propongono di evitare l’adulterio, l’omicidio, gli atti omosessuali etc.!
Le norme divine sono norme che obbligano qui ed ora e che vietano in modo assoluto atti oggettivamente malvagi come l’adulterio, la fornicazione, l’omicidio etc. e impegnano in modo assoluto a non volerli e a non realizzarli!
Come diceva più sopra s. Giovanni Paolo II “…non si può accettare “un processo di gradualità”, se non nel caso di chi con animo sincero osserva la legge divina e cerca quei beni, che dalla stessa legge sono custoditi e promossi.” [166]
Non si può invocare “un processo di gradualità” per legittimare atti oggettivamente malvagi di omicidio o di omosessualità o di contraccezione o di fornicazione …. o di adulterio etc..
Come vedemmo anche nel cap. III e come possiamo capire anche da quello che dicemmo nei paragrafi precedenti a questo, il “processo di gradualità” cioè la “legge di gradualità” si radica nella sana teologia per cui Dio ci aiuta a mai peccare e ci obbliga assolutamente attraverso i suoi comandi negativi, tale “processo” quindi include tale obbligo assoluto e mai può permettere di compiere atti intrinsecamente malvagi.
Quindi non si può invocare un tale “processo di gradualità” riguardo a ciò che affermano i nn. 5 e 6 della lettera dei Vescovi argentini, in cui leggiamo, riguardo ai divorziati risposati: se possibile, vivano in castità, se tale possibilità non è fattibile è possibile un cammino di discernimento e quindi :“ Si se llega a reconocer que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería en una ulterior falta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetitia abre la posibilidad del acceso a los sacramentos de la Reconciliación y la Eucaristía (cf. notas 336 y 351). Estos a su vez disponen a la persona a seguir madurando y creciendo con la fuerza de la gracia.”[167]
Che possiamo tradurre così: “Quando le circostanze specifiche di una coppia lo rendono fattibile, soprattutto quando entrambi sono cristiani con un cammino di fede, si può proporre lo sforzo di vivere la continenza. …In altre circostanze più complesse, e qualora non sia possibile ottenere una dichiarazione di nullità, l’opzione menzionata potrebbe di fatto non essere praticabile. Ma è anche possibile un cammino di discernimento. Se si riconosce che, nel caso concreto, esistono limitazioni che mitigano la responsabilità e la colpa (cfr 301-302), soprattutto quando una persona ritiene che cadrebbe in un’ulteriore colpa nuocendo ai figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità di accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia (cfr note 336 e 351).”
In questo testo infatti non ci troviamo di fronte alla “legge di gradualità” ma alla “gradualità della Legge” perché la Legge divina, il sesto comandamento, in particolare, rimane come ideale ma non è più norma da osservare assolutamente qui e ora!
Infatti la persona “condizionata” è praticamente dispensata dall’osservare la Legge; tale persona, sulla base dei condizionamenti e delle attenuanti, può rimanere nella situazione di oggettiva inosservanza grave della Legge divina, può continuare a compiere atti oggettivamente malvagi e, senza proporsi seriamente di non peccare e di fuggire le occasioni prossime di peccato, può accedere ai Sacramenti: siamo quindi in piena “gradualità della Legge” e quindi nella nuova forma di “morale di situazione bergogliana”.
Le affermazioni che abbiamo visto nei paragrafi precedenti, dei Vescovi Maltesi, dei Vescovi tedeschi, dei Vescovi emiliani e romagnoli nonché quelle dell’attuale Cardinale Cantoni e dell’attuale Cardinale Fernández, ugualmente vanno nella linea della “gradualità della Legge” secondo la forma di “morale di situazione” bergogliana.
e,1) La “gradualità della Legge” e quindi la “morale di situazione” come atto di “misericordia”.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Come dice molto bene Dariusz Kowalczyk SJ:“ La „gradualità della legge” riferita al matrimonio permette di giustificare posizioni secondo le quali esistono vari tipi di unione: eterosessuale, omosessuale, poligama, monogama, e in ciascuna di esse sarebbe possibile vivere in pace con Dio rivelato in Gesù Cristo, nonostante l’ideale sia sempre il matrimonio monogamo tra uomo e donna, duraturo e aperto alla vita. Tale ragionamento viene spesso accompagnato da parole sulla misericordia, in contrapposizione ai comandamenti.”[168]
Seguendo questa linea, “la gradualità della Legge” che Papa Francesco ha diffuso, in particolare attraverso l’Amoris Laetitia, viene fatta passare come attuazione della misericordia.
Questo emerge chiaramente:
1) nell’Amoris Laetitia che usa per ben 40 volte il termine “misericordia”, 43 volte il termine “carità” e 367 volte il termine “amore” e che, tra l’altro afferma :
a) “Questa Esortazione acquista un significato speciale nel contesto di questo Anno Giubilare della Misericordia. In primo luogo, perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia.” (Amoris Laetitia n. 5)
b) “ Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti – psicologiche, storiche e anche biologiche – ne segue che «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno», lasciando spazio alla «misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile». (Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038).” (Amoris Laetitia n. 308);
c) “In qualunque circostanza, davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis. La carità fraterna è la prima legge dei cristiani (cfr Gv 15,12; Gal 5,14). Non dimentichiamo la promessa delle Scritture: «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4,8); «sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti» (Dn 4,24); «l’acqua spegne il fuoco che divampa, l’elemosina espia i peccati» (Sir 3,30).” (Amoris Laetitia n. 306);
2) nella lettera dei Vescovi argentini che all’inizio e quindi al n. 3 afferma: “ … Francisco ha abierto varias puertas en la pastoral familiar y estamos llamados a aprovechar este tiempo de misericordia, para asumir como Iglesia peregrina la riqueza que nos brinda la Exhortación Apostólica en sus distintos capítulos. … El acompañamiento pastoral es un ejercicio de la “via caritatis”. Es una invitación a seguir “el camino de Jesús, el de la misericordia y de la integración” (AL 296).” [169] Che significa: Francesco ha aperto diverse porte nella pastorale familiare e noi siamo chiamati ad approfittare di questo tempo di misericordia, per assumere come Chiesa pellegrina la ricchezza che l’Esortazione Apostolica ci offre nei suoi diversi capitoli. L’accompagnamento pastorale è un esercizio della “via caritatis”. È un invito a seguire “la strada di Gesù, quella della misericordia e dell’integrazione”(AL 296).
3) nell’articolo di commento all’Amoris Laetitia che mons. Fernández, probabile ghostwriter di tale esortazione, ha realizzato nel 2017[170] in cui egli contrappone la comoda rigidezza di alcuni, che determina l’annacquamento del Vangelo, alle indicazioni evidentemente misericordiose di tale esortazione (cfr. Amoris Laetitia n. 311) volendo evidentemente dire che la vera misericordia non è nella sana dottrina che la Chiesa ha diffuso per 2000 anni ma nelle perversioni morali che lui e Amoris Laetitia diffondono; nello stesso articolo del 2017[171] mons. Fernández sottolinea anche il contrasto tra l’agire di alcuni confessori che fanno sfumare la misericordia nella ricerca di una giustizia supposta come pura e il modo di operare (misericordioso) che indica Papa Francesco attraverso Amoris Laetitia (cfr. Amoris Laetitia nota 364).
In sostanza possiamo dire, sulla base di quanto abbiamo visto in questo capitolo e in particolare in questo paragrafo, che il Papa e i suoi collaboratori nascondono sotto il mantello della misericordia la “morale di situazione” che presentano; ovviamente si tratta di una falsa misericordia, contraria a quella che Cristo ha praticato e che la Chiesa insegna da 2000 anni; è una misericordia che porta le anime ad essere guidate da un falso discernimento e da satana, non da Dio, purtroppo.
Sorga Dio che è Luce e siano disperse le tenebre dell’errore e della falsa misericordia.
f) “Morale di situazione” bergogliana e legittimazione di vari atti gravemente contrari alle norme negative della Legge divina.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Come abbiamo ampiamente mostrato nel I volume è vietato, sempre e in ogni circostanza, senza eccezioni, l’adulterio e ugualmente sono vietati gli atti intrinsecamente malvagi.
Non ci sono eccezioni che giustifichino il compimento di atti contrari ai precetti negativi della Legge divina, come adulterio, omicidio, atti omosessuali etc. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano a qualunque costo. Non è lecito violare i precetti negativi della Legge divina per mantenere unita una famiglia o per qualunque altra ragione. Non è lecito uccidere o compiere adulterio, o compiere atti omosessuali per mantenere unita una famiglia o per qualunque altra ragione. Ricordo per di più che il fine non giustifica i mezzi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1753 “ Un’intenzione buona (per esempio, aiutare il prossimo) non rende né buono né giusto un comportamento in se stesso scorretto (come la menzogna e la maldicenza). Il fine non giustifica i mezzi.” … E lo stesso Catechismo precisa ulteriormente al n. 1756 che :“ … Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.”
Neppure per salvare la famiglia non siamo autorizzati a metterci sotto i piedi i 10 comandamenti!!
I precetti morali negativi, come quelli che vietano atti omosessuali e adulterio, non ammettono nessuna legittima eccezione, né lasciano spazio alla creatività: “Ma i precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce.” (VS, n. 67)
Lo stesso afferma un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano [172]
Nella Veritatis Splendor leggiamo ancora in questa linea:“ Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi. L’universalità e l’immutabilità della norma morale manifestano e, nello stesso tempo, si pongono a tutela della dignità personale, ossia dell’inviolabilità dell’uomo, sul cui volto brilla lo splendore di Dio (cf Gn 9,5-6).”(VS, n.90)
La morale situazionista bergogliana, attraverso la cancellazione dell’obbligatorietà assoluta delle norme negative della Legge morale, e attraverso tutti gli errori visti sopra, giunge praticamente a legittimare gli atti intrinsecamente malvagi, atti gravemente contrari alle norme negative della Legge divina; in modo particolare alcuni di essi, come vedremo più precisamente nelle pagine che seguono, sono più direttamente legittimati da tale morale.
f,1) Legittimazione degli atti adulterini … anzi l’adulterio è meglio dell’osservanza dei comandamenti!
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
La morale situazionista bergogliana, come visto in particolare in Amoris Laetitia, attraverso la cancellazione dell’obbligatorietà assoluta delle norme negative della Legge morale e attraverso le attenuanti molto ampie che presenta, giunge praticamente a rendere lecito l’adulterio declassandolo a peccato veniale o imperfezione, previo un falso discernimento (come detto) con un sacerdote, e addirittura afferma che Dio può richiedere a qualcuno di continuare a compiere questo peccato (AL 303), infine tale morale apre la porta dei Sacramenti a coloro che perseverano in tale peccato e non si propongono di evitarlo, anche perché Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[173], inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a peccatori notori come il Presidente Biden e altri … quindi anche chi vive chiaramente in peccato grave e compie adulterio può ricevere l’Eucaristia[174]!
È interessante notare che Francesco abbia detto a un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016 che per procedere in campo morale «il discernimento, la capacità di discernere, è l’elemento chiave» ma “in una certa quantità di seminari è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”; quindi il Pontefice ricorda che negli anni Sessanta lui e i suoi compagni furono educati a una «scolastica decadente», e spiega che la «rifioritura» della teologia morale si è avuta con il teologo Bernhard Häring. [175]
Possiamo considerare p. B. Häring come un antesignano di quello che si è attuato con Amoris Laetitia, come si può vedere nel suo libro del 1990 ripubblicato nel 2013 in edizione italiana intitolato: “Pastorale dei divorziati” (EDB 2013)[176]; non è strano che il Papa lo lodi, ne ha seguito le orme!
Antonio Ureta in un suo interessante libro dopo avere citato le parole del prof. Seifert[177] per cui il n. 303 di Amoris Laetitia minaccia di distruggere l’intera morale cattolica, afferma:“ In materia di adulterio, il via libera è stato già dato dal vescovo di Como, che in una nota pastorale, riguardo ai divorziati risposati conviventi more uxorio, ha asserito che “i singoli atti coniugali (sic) restano un ‘disordine oggettivo’, ma non sono necessariamente ‘peccato grave’ che impedisce di accogliere in pienezza la vita della grazia” (https://famigliechiesacomo.files.wordpress.com/2018/02/diocesicomo_notapastorale_capviii_al2.pdf.). Il suo testo è stato pubblicato insieme ad un “Approfondimento di Teologia Morale” del moralista don Angelo Riva, il quale afferma tassativamente che tali atti adulterini “non sono peccati, sono atti buoni della vita coniugale”[178].” [179]
Andando a rivedere il testo del Vescovo appena citato leggiamo tra l’altro: “Dunque, ecco la novità prospettata da AL: ai singoli fedeli che si trovano in una nuova unione non sacramentale e che, attraverso il discernimento … giungano in coscienza alla certezza morale della impossibilità della separazione nella nuova coppia, vivendo pienamente inseriti in una comunità cristiana con tutti gli impegni che ne conseguono, non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione. La valutazione morale dei singoli atti coniugali avviene all’interno di un itinerario spirituale di discernimento, guidato dai pastori della Chiesa, dentro ad una comunità di fede che li accompagna. I singoli atti coniugali restano un “disordine oggettivo”, ma non sono necessariamente “peccato grave” che impedisce di accogliere in pienezza la vita della grazia. Riammettendoli alla comunione eucaristica la Chiesa non perdona i peccati senza conversione, ma riadatta la sua prassi disciplinare-penitenziale, partendo dall’evidenza della irreversibilità della nuova unione e quindi dal fatto che tale nuova unione e i suoi atti più tipici possano non essere peccati mortali, ma solo “disordine oggettivo” e “oggettiva irregolarità”.[180]”
Come abbiamo visto più sopra, discernere significa esaminare una situazione sotto la guida dello Spirito Santo per far emergere il giudizio dello stesso Spirito riguardo ad essa e per seguire tale giudizio.
Sulla base di quanto appena detto dobbiamo concludere che, secondo Cantoni, attraverso il discernimento, come dice Papa Francesco, si può arrivare praticamente a capire che Dio voglia che una persona, che ha alcuni limiti e difficoltà nell’attuare la Legge di Dio, continui a compiere atti gravi contro le norme negative della Legge divina, e quindi che continui a compiere atti di adulterio, in particolare ciò accade quando i fedeli divorziati risposati “… giungano in coscienza alla certezza morale della impossibilità della separazione nella nuova coppia, vivendo pienamente inseriti in una comunità cristiana con tutti gli impegni che ne conseguono” perciò ad essi “ … non viene più richiesto, per accedere all’Eucaristia, di astenersi necessariamente dagli atti sessuali coniugali e di ricevere la santa Comunione in chiese dove non sia conosciuta la loro condizione.”
Quindi sono in grazia di Dio e santi pur compiendo atti adulterini volontariamente, evidentemente … Sono in grazia e santi pur non proponendosi di vivere secondo la Legge di Dio. “I singoli atti coniugali restano un “disordine oggettivo”, ma non sono necessariamente “peccato grave”.” e Dio richiede tali atti (Amoris Laetitia n. 303)!
Siamo alla pratica legittimazione morale dell’adulterio!
Andiamo ora a vedere l’altro testo citato da Ureta, cioè quello di don Angelo Riva sul sito della stessa Diocesi di Como[181].
Questo documento notiamo che dice, tra l’altro: “AL afferma che il discernimento pastorale in foro interno, visto che può arrivare a concludere alla «giustificazione soggettiva» dello stato di vita neo-coniugale, può anche giungere alla «giustificazione soggettiva» degli «atti». Questa è la novità disciplinare introdotta da AL. All’interno del discernimento pastorale in foro interno è dunque possibile stabilire che anche gli «atti» sessuali tipici della «nuova unione», e non solo lo «stato» di «nuova unione», possono essere giustificati soggettivamente – ancorché rimangano oggettivamente disordinati – in ragione dell’insufficiente conoscenza e/o libertà che caratterizza il soggetto agente: il quale appunto non è consapevole, o non è in grado di apprezzare interiormente l’astinenza coniugale, o non ha la forza morale necessaria per viverla.”
Quindi questo teologo precisa che ai penitenti divorziati risposati si può proporre dopo Amoris Laetitia:
– la via di Familiaris Consortio n. 84 (non esclusa, ma neanche auspicata da AL 298, nota 329) dell’astensione dagli atti sessuali coniugali;
– la via (non esclusa, ma anche dissuasa da AL 311, nota 364) della confessione perpetua e
frequente degli atti sessuali coniugali, cui il penitente è aperto;
– la via indicata da AL del discernimento personale e pastorale in foro interno (o della coscienza dialogica e formata) con confessione unica e discernimento che rimane aperto per quanto riguarda gli atti sessuali coniugali (considerati legittimi se giustificati soggettivamente “ad acta”)”
Lo stesso Don Riva si chiede: dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, come devono essere considerati in foro interno i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato?
E la risposta è la seguente: secondo la via indicata da AL, non sono peccati, sono disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, non vanno confessati, ma su di essi si mantiene aperto il discernimento in foro interno.
Quindi dopo un falso discernimento basato sull’idea che, come vedemmo più sopra, Dio vuole che si compiano atti di adulterio e li richiede (cfr. AL n. 303, come ho precisato più sopra), tali atti non sono più peccati gravi ma disordini, non vanno confessati e permettono di ricevere l’Eucaristia, cioè permettono Comunioni normalmente sacrileghe e scandalose di persone che appunto perseverano in chiaro e grave peccato!
L’adulterio, con vari sotterfugi, viene di fatto “sdoganato”!
Dio liberi la Chiesa da queste aberranti affermazioni che ovviamente aprono ai fedeli le porte dell’inferno e non del Cielo!
Il “teologo” Riva diffonde non parole di Dio ma insegnamenti diabolici che mettono le anime “in braccio al demonio”.
Don Riva continua dicendo che, secondo alcune prospettive basate su Amoris Laetitia, dopo che il discernimento pastorale ha portato il fedele alla riammissione ai Sacramenti, i successivi atti sessuali di un fedele divorziato risposato devono essere considerati:
– secondo una prima via ipotetica, come disordini oggettivi, soggettivamente giustificati, perciò non vanno confessati;
– secondo una seconda via ipotetica come atti buoni della vita coniugale.
Sono prospettive che aprono ancora meglio la via della dannazione attraverso una legittimazione ancora più netta del peccato grave e dello scandalo; e aprono tale via anche producendo Confessioni invalide e Comunioni sacrileghe.
I Vescovi dell’Emilia Romagna, in questa linea, hanno affermato: “La possibilità di vivere da “fratello e sorella” per potere accedere alla confessione e alla comunione eucaristica è contemplata dall’AL alla nota 329. Questo insegnamento, che la Chiesa da sempre ha indicato e che è stato confermato nel magistero da Familiaris Consortio 84, deve essere presentata con prudenza, nel contesto di un cammino educativo finalizzato al riconoscimento della vocazione del corpo e del valore della castità nei diversi stati di vita. Questa scelta non è considerata l’unica possibile, in quanto la nuova unione e quindi anche il bene dei figli potrebbero essere messi a rischio in mancanza degli atti coniugali. È delicata materia di quel discernimento in “foro interno” di cui AL tratta al n. 300.”[182]
La continenza tra due persone non sposate, come si vede, è presentata come un qualcosa che si può proporre … Praticamente è “facoltativo” proporre la continenza e “facoltativo” è vivere la stessa continenza … coloro che hanno certe attenuanti infatti sono praticamente dispensati da tale norma della Legge divina, Dio stesso li “dispensa” attraverso un falso discernimento (AL n.303) !
Qui si legittima l’adulterio addirittura per sostenere la nuova unione adulterina; il che è doppiamente peccaminoso infatti si sostiene il peccato per sostenere un altro peccato!
Dio intervenga presto e liberi la Chiesa da queste false e scandalose dottrine!
La legittimazione dell’adulterio e la compiacenza divina per esso risulta, in certo modo, anche dalle blasfeme benedizioni che Papa Francesco si è inventato; infatti l’attuale Pontefice ha fatto pubblicare dal Dicastero per la Dottrina della Fede e ha approvato un documento con cui “ipocritamente”(come detto dai Vescovi camerunesi) ha reso lecite le benedizioni alle coppie omosessuali e alle persone che vivono in adulterio, con grande scandalo dei fedeli cattolici e anche di altri che seguono gli insegnamenti biblici e sono contrari agli atti omosessuali.
Secondo il Cardinale Müller tali benedizioni sono blasfeme e inaccettabili; il prelato tedesco ha sostenuto che attraverso la promozione implicita e la tolleranza da parte di Francesco delle “benedizioni” omosessuali e della Santa Comunione per i divorziati e “risposati civilmente”, il Papa sta promuovendo una “eresia della prassi” [183]; il porporato ha inoltre sottolineato che il Papa non può introdurre ufficialmente la “benedizione” delle coppie omosessuali perché non ha l’autorità per farlo: “Ebbene, se ciò dovesse accadere, non sarebbe valido perché la “benedizione” [del peccato] sarebbe una bestemmia. Coloro che lo realizzassero o lo approvassero sarebbero gravemente colpevoli.”[184]
Quello che il Cardinale dice riguardo alle benedizioni per le coppie omosessuali vale ugualmente per quelle che riguardano le coppie che vivono in adulterio: sono blasfeme infatti legittimano e benedicono ciò che Dio “maledice” e non benedice!
Sulla scia dell’Amoris Laetitia i Vescovi Maltesi sono andati in certo modo ancora più avanti nella legittimazione dell’adulterio infatti hanno potuto affermare: “Nel processo di discernimento, esaminiamo anche la possibilità della continenza coniugale. Nonostante che sia un ideale non facile, ci possono essere coppie che con l’aiuto della grazia pratichino questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altronde, ci sono delle situazioni complesse quando la scelta di vivere «come fratello e sorella» risulta umanamente impossibile o reca maggior danno (cfr. Amoris laetitia, nota 329). Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva — con una coscienza formata e illuminata — a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351).”[185]
La continenza è solo una possibilità non un comando divino assoluto tra le persone non sposate e la Legge di Dio risulta impossibile o reca maggior danno rispetto all’adulterio!
L’adulterio è quindi meglio dell’osservanza della Legge divina … incredibile!
Dio intervenga e liberi la Chiesa dalla morale situazionista di Papa Francesco e dei suoi seguaci. Amen.
f,2) La legittimazione degli atti omosessuali attraverso Amoris Laetitia.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
La morale situazionista bergogliana attraverso quello che abbiamo visto finora, in modo analogico rispetto a quello che abbiamo detto per l’adulterio, apre le porte alla legittimazione degli atti omosessuali:
– sia mettendo da parte l’assoluta obbligatorietà dei comandi divini negativi;
– sia affermando che Dio può chiedere ad alcuni di commettere atti gravemente contrari a tali comandi;
-sia attraverso la considerazione delle attenuanti e dei limiti del soggetto e quindi attraverso un falso discernimento;
-sia attraverso un vago e deviante discernimento.
Nel cap. VII vedemmo in modo più diretto come Papa Francesco ha operato chiaramente per la legittimazione degli atti omosessuali.
Riprendiamo quel discorso in modo molto sintetico ricordando anzitutto che per intendere a fondo la portata eversiva delle cose che diremo occorre avere ben chiare due premesse fondamentali.
1) Chi all’errore manifesto non resiste, pur potendo e dovendo farlo, è ritenuto un fautore dello stesso errore: “Qui errori manifesto non resistit , cùm possit et debeat , eum approbare censetur.”[186]; nello stesso testo citato da Bellarmino leggiamo infatti che colui che all’errore non si oppone lo approva, chi non difende la verità la opprime[187].
Il Papa è il Pastore supremo della Chiesa visibile ed è obbligato a intervenire riguardo agli errori che si diffondono, se l’errore è noto e e il Papa non lo corregge e non sanziona adeguatamente colui che sbaglia è evidente che il Papa stesso lo approva.
In molti casi, come visto e come vedremo, l’attuale Pontefice, oltre ad aver “aperto per primo la porta” a favore di certe perversioni dottrinali riguardo all’omosessualità, non solo non è intervenuto per correggere e sanzionare i teologi che affermano la legittimità dell’attività omosessuale ma li ha addirittura promossi, si pensi in particolare alla elevazione al cardinalato di p. Radcliffe[188] e alla promozione a consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede di don Fumagalli[189].
2) L’Arcivescovo mons. Aguer ha detto: lo stile della dissimulazione è proprio di Papa Francesco, dice le cose “senza troppa convinzione, ma in modo da essere pienamente comprese, contrariamente alla Tradizione. …” L’Arcivescovo ha quindi affermato che: “l’attuale pontificato su numerose questioni propone una nuova posizione che corregge la dottrina della Chiesa. E la sua Tradizione inalterabile.”[190] Cioè il Papa Francesco sta attuando una sovversione della dottrina cattolica in modo discreto, nascosto, subdolo ma reale e ciò anche riguardo agli atti omosessuali.
Viste queste due fondamentali premesse riprendiamo qui di seguito in forma sintetica molte cose dette al termine del cap. VII di questo libro (pp. 812-830 del II volume) che mostrano come Papa Francesco sta attuando in modo subdolo e discreto una vera legittimazione degli atti omosessuali.
1) Anzitutto come vedemmo nel I volume Papa Francesco, attraverso “Amoris laetitia” ha messo da parte la dottrina per cui gli atti intrisecamente malvagi sono assolutamente proibiti sempre e pro semper. Quindi anche gli atti omosessuali non sono assolutamente proibiti semper e pro semper. In questa linea come vedemmo, nell’Amoris Laetitia si afferma che la coscienza sincera dell’uomo può riconoscere che Dio voglia che l’uomo continui a compiere azioni peccaminose (Amoris Laetitia n.303) che possono essere anche atti omosessuali, e se Dio vuole tali atti, ovviamente essi sono “buoni”.[191]
2) Inoltre, attraverso una presentazione delle circostanze attenuanti non conforme alla sana dottrina Papa Francesco e i suoi collaboratori praticamente considerano peccati veniali o solo imperfezioni e quindi legittimano gli atti omosessuali e molti altri atti gravemente peccaminosi.
3) I testi di Amoris Laetitia che permettono la Comunione per i divorziati risposati che non hanno vero proposito di non peccare sono estensibili anche agli omosessuali, come visto[192]. Quindi le “aperture” di Amoris Laetitia si estendono ad altri casi analoghi a quelli dei divorziati risposati e in particolare a coloro che sono dediti all’omosessualità … e anche alle coppie omosessuali … quindi anche agli omosessuali che non hanno il proposito di non peccare si possono dare in vari casi i Sacramenti, come vedemmo nel II volume di questo libro[193].
Tutto quello che ho appena detto fa ritenere anche che, contrariamente alla sana dottrina, sia attualmente possibile anche il Battesimo e la ricezione dell’Eucaristia e della Cresima di un transessuale che vive in modo gravemente peccaminoso, non si è veramente convertito e liberato da tali peccati e non ha il proposito di vivere secondo la Legge divina; questo appunto emerge fondamentalmente nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede intitolato “Risposte ad alcune domande di S.E. Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro, circa la partecipazione al sacramento del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive”.[194]
4) Papa Francesco sostiene chiaramente p. J. Martin SJ che diffonde, secondo vari importanti prelati cattolici, un insegnamento contrario alla dottrina cattolica circa l’omosessualità,[195]; in un video del 2022, il Cardinale Müller interrogato riguardo alle affermazioni di p. Martin ha chiaramente detto che sono vere e proprie eresie che ovviamente deviano i fedeli dalla Via che conduce al Cielo e aiutano alla dannazione degli stessi fedeli[196].
5) Papa Francesco ha pubblicamente elogiato suor J. Gramick senza minimamente menzionare la condanna da lei ricevuta per avere sostenuto posizioni dottrinali contrarie alla dottrina cattolica circa gli atti omosessuali[197]; ha inviato due lettere a Francis DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry, fondato da suor Gramick, a maggio e giugno 2021: “ … una di apprezzamento per la sofferta storia di New Ways Ministry e l’altra ancora di grande partecipazione al lavoro pastorale del gruppo LGBTQ e di esaltazione della figura di suor Jeannine Gramick («una donna di valore che prende le sue decisioni in preghiera»).”[198], questa associazione sostiene posizioni dottrinali contrarie alla dottrina cattolica circa gli atti omosessuali …
Tutti questi elogi vanno chiaramente nel senso fondamentale della legittimità degli atti omosessuali …
6) Papa Francesco appoggia la pastorale LGBTQ e le ss. Messe per il “pride” (l’orgoglio) LGBTQ; a questo riguardo va notato che “La “pastorale per le persone omosessuali” è, in molti casi, un sostegno esplicito all’ideologia gay, a partire dall’iconografia e dalla denominazione che ricalcano pedissequamente gli stereotipi della comunità LGBT[199]; sostenere l’ideologia gay significa sostenere la liceità degli atti omosessuali.
7) Papa Francesco permette evidentemente a suor Forcades, una religiosa benedettina, di diffondere gravissimi errori su questi temi: lei infatti è favorevole al matrimonio omosessuale e all’amore omosessuale[200].
8) Il Pontefice argentino ha sostenuto p. Radcliffe op che diffonde chiari insegnamenti a favore dell’attività omosessuale[201]; addirittura questo padre domenicano è stato elevato da Francesco al cardinalato!
9) Papa Francesco ha sostenuto il prof. Maurizio Chiodi, infatti lo ha fatto chiamare a Roma e gli ha conferito importanti incarichi in ambito teologico[202]; a suo riguardo un professore affermò significativamente: “Adesso girano voci che verrà a insegnare il professor Maurizio Chiodi, che apre alla liceità della contraccezione e ammette gli atti omosessuali come “possibili” in certe situazioni.”[203] Le parole appena presentate si riferiscono ad un’intervista di mons. Chiodi che è stata diffusa da Avvenire, giornale dei Vescovi italiani, quindi tutto sotto la guida e la protezione del Papa. L’intervista è stata commentata su vari siti rilevandone elementi di contrasto con la dottrina cattolica.[204] Il prof. Scandroglio ha affermato: “il teologo moralista don Maurizio Chiodi riscrive il Magistero cattolico sull’omosessualità, superando il concetto di “natura” e arrivando a considerare la possibilità che gli atti omosessuali siano un bene oggettivo.” [205] Le parole del teologo Chiodi non sono state smentite né condannate dalla Santa Sede o dalla CEI.
10) Il Pontefice argentino permette al sacerdote e professore A. Fumagalli di poter liberamente insegnare e diffondere le sue affermazioni eterodosse, per le quali l’atto omosessuale realizzato in una relazione stabile non è un peccato, pubblicate nel libro “L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana.” Cittadella Editrice 2020; il testo ha la prefazione di mons. Semeraro, poi elevato al cardinalato; il libro, pur ampiamente diffuso e pubblicizzato con un articolo su Avvenire, il giornale della CEI, non ha avuto nessuna censura. Ultimamente, addirittura, questo sacerdote e professore è stato promosso da Papa Frncesco ed è diventato Consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede. Quindi il Papa non solo non ha condannato il prof. Fumagalli per i suoi errori, ma lo ha reso nel 2024 consultore per il Dicastero per la Dottrina della Fede insieme ad altri autori che seguono il “nuovo paradigma” come il prof. Guenzi e il prof. Chiodi [206].
Evidentemente il Papa è complice delle perversioni dottrinali diffuse da questi teologi e vuole arrivare discretamente alla legittimazione dell’attività omosessuale.
11) L’attuale Pontefice ha inviato una lettera a favore di una suora argentina, Suor Mónica Astorga Cremona, che ha realizzato un complesso di 12 piccoli appartamenti dedicati esclusivamente all’alloggio di uomini che si dichiarano donne e dei loro partner; in tale lettera il Papa ha indicato con il termine di “ragazze” i maschi – tra i 40 e i 70 anni – cui la suora rivolge il suo servizio[207]. L’elogio di Papa Francesco è venuto in seguito all’apertura di un nuovo complesso di 12 piccoli appartamenti riservati esclusivamente agli uomini che si dichiarano donne e ai loro partner sessuali. Nella sua comunicazione con suor Cremona, il Papa si è riferito ai suoi utenti transessuali come “ragazze”. Questa non è la prima volta che Papa Francesco fa commenti opposti a quelli che la Chiesa cattolica tradizionalmente insegna sul rifiuto della propria identità sessuale donata da Dio; il 2 ottobre 2016, Papa Francesco si riferì a una donna che aveva subito un’operazione di “cambio di sesso” come se lei fosse un uomo. Si riferì a lei come ad un uomo che aveva “sposato” un’altra donna e ammise di averla invitata e ricevuta in Vaticano nel 2015, descrivendo la coppia come “felice”. Chiarendo il suo uso dei pronomi, il Papa disse: “Lui era lei, ma è lui” [208].
12) L’attuale Pontefice ha sostenuto il documento dei Vescovi belgi per impartire benedizioni alle coppie omosessuali, ovviamente senza condannarli in nessun modo dopo la pubblicazione dello stesso, con notevole scandalo nella Chiesa Cattolica; secondo il Cardinale Müller in tale modo il Papa sta promuovendo una “eresia della prassi” [209].
Queste benedizioni anche se non sono diretta legittimazione degli atti omosessuali aprono la strada ad essa.
13) L’attuale Pontefice ha sostenuto la pubblicazione del documento della Pontificia Commissione Biblica intitolato “Chi è l’uomo” che permette una nuova valutazione morale circa gli atti omosessuali; quindi è aperta la porta per cambiare tale valutazione e per arrivare ad una completa legittimazione di tali atti.
14) Papa Francesco non ha pubblicamente condannato le affermazioni del cardinale Jean Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (Comece) e relatore generale del Sinodo dei Vescovi che ha fatto diverse dichiarazioni sugli atti omosessuali, auspicando un cambiamento di dottrina nella Chiesa Cattolica su questo punto con queste parole: “Credo che il fondamento sociologico-scientifico di questo insegnamento non sia più corretto”; il porporato ha aggiunto che “il modo in cui il Papa si è espresso in passato [sull’omosessualità] può portare a un cambiamento nella dottrina. […] Penso che sia il momento di una revisione fondamentale della dottrina” [210] Il Cardinale Hollerich ha così proseguito: “Ciò che veniva condannato in passato era la sodomia. A quel tempo si pensava che tutto il bambino fosse contenuto nello sperma dell’uomo. E questo veniva semplicemente trasferito agli uomini omosessuali … non c’è omosessualità nel Nuovo Testamento. C’è solo la menzione di atti omosessuali, che erano in parte atti rituali pagani. Questo era, ovviamente, proibito”. Occorre aggiungere che il card. Hollerich in una successiva breve intervista sembra aver affermato che il suo pensiero sull’omosessualità è in perfetta unione con quello del Papa[211] … Ripeto: il Papa non è intervenuto per chiarire, smentire e correggere le affermazioni del Card. Hollerich, e neppure lo ha sanzionato … evidentemente approva quelle affermazioni!
15) Un altro stretto collaboratore del Papa, il Card. Marx, nei primi mesi del 2022 ha rilasciato delle dichiarazioni contrarie alla sana dottrina circa l’omosessualità, infatti ha affermato che :”… l’omosessualità non è peccato. Ed è un comportamento cristiano quando due persone, a prescindere dal genere, si difendono a vicenda, nella gioia e nel dolore.[212] …. Insomma, quello che il cardinale Marx intende affermare è «il primato dell’amore, specialmente negli incontri sessuali». E sembra avere fretta l’arcivescovo di Monaco: «Negli ultimi anni mi sento sempre più libero di dire quello che penso, e voglio che l’insegnamento della Chiesa progredisca. Anche la Chiesa sta cambiando, insieme al mondo: le persone LGBTQ sono parte della Creazione e amate da Dio e noi siamo sfidati a combattere la discriminazione». Alla fine il cardinale Marx ha anche confessato di avere benedetto in passato una coppia omosessuale: «Alcuni anni fa a Los Angeles, dopo una celebrazione in cui avevo predicato su unità e diversità, due persone sono venute da me chiedendomi la benedizione. E io l’ho data. In fin dei conti non si trattava di un matrimonio».”[213]Ovviamente dobbiamo pensare che il Cardinale tedesco intendesse che l’attività omosessuale non è peccato infatti è stato tra i Vescovi tedeschi che nel Sinodo di Germania hanno votato per il cambiamento della dottrina circa l’omosessualità[214]. Il Papa non ha corretto pubblicamente né preso provvedimenti contro tale prelato; evidentemente approva ciò che questo Cardinale scandalosamente afferma!
16) L’attuale Pontefice ugualmente non ha condannato le affermazioni del Presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK), monsignor Georg Bätzing, che ha dichiarato il suo desiderio di cambiare l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità. Alla domanda: “Sono consentite le relazioni omosessuali?” mons. Bätzing ha risposto: “Sì, è accettabile se avviene con fedeltà e responsabilità. Non pregiudica il rapporto con Dio” dice. E fa un esempio: “Jens Spahn, per esempio, è un buon cattolico.” [215]
Sottolineo: il Papa non ha corretto pubblicamente né preso provvedimenti contro tale prelato; evidentemente approva ciò che questo Vescovo scandalosamente afferma!
17) Nel 2022 il Sinodo Tedesco, guidato proprio da mons. Bätzing, produceva vero sconcerto e scandalo nel mondo cattolico a causa delle richieste di tale assemblea; le principali richieste di tale Sinodo erano:
1) sacerdozio femminile;
2) benedizione delle coppie omosessuali;
3) emendamento del Catechismo in tema di morale sessuale e in particolare in tema di atti omosessuali;
4) abolizione del celibato come regola per i sacerdoti. [216]
Per quanto riguarda l’emendamento del Catechismo circa la morale sessuale il Sinodo chiedeva in particolare, per le questioni che qui ci interessano, una rivalutazione dell’omosessualità; l’orientamento omosessuale farebbe parte, secondo tale Cammino, dell’identità dell’uomo come creato da Dio, non dovrebbe essere giudicato diversamente da qualsiasi altro orientamento sessuale da un punto di vista etico. Ognuno sarebbe chiamato a integrare la propria sessualità (anche quella omo) nel proprio stile di vita. Sarebbero da rivedere, in quest’ottica, i numeri 2357 2359 e 2396 (omosessualità e castità) del Catechismo della Chiesa Cattolica e i corrispondenti numeri del Compendio di tale Catechismo. [217]
Nel settembre 2022 il Cammino sinodale tedesco e in esso molti Vescovi, ha approvato un testo che definisce gli atti omosessuali “non peccaminosi” e “non intrinsecamente cattivi”; otto Vescovi hanno votato contro il documento: il cardinale Rainer Maria Woelki e i vescovi Gregor Maria Hanke, Matthias Heinrich, Stefan Oster, Dominikus Schwaderlapp, Rolf Steinhäuser, Rudolf Vorderholzer e Florian Wörner.
Il Cardinale Marx, grande sostenitore del Papa e membro del gruppo ristretto dei Cardinali che lo aiutano ha votato, ovviamente, a favore del documento. [218] Più precisamente, 40 Vescovi hanno votato a favore del testo, otto contro e altri otto vescovi si sono astenuti. Nel testo leggiamo che: l’orientamento omosessuale appartiene all’uomo in quanto è stato creato da Dio, perciò non è eticamente diverso dall’orientamento eterosessuale. Inoltre il documento in oggetto afferma che la sessualità omosessuale – anche realizzata in atti sessuali – non è quindi un peccato che separa da Dio, e non deve essere giudicata come cattiva in sé.[219] Questa colossale “apostasia” dalla fede cattolica[220] è stata firmata, ripeto, da tutti i Vescovi tedeschi tranne 8 che si sono opposti e 8 astenuti[221] … la stragrande maggioranza dei Vescovi tedeschi ha firmato questo testo ereticale!
Nel marzo 2023 il “ Cammino sinodale della Chiesa tedesca, nei lavori in corso a Francoforte, ha approvato a larghissima maggioranza il testo che apre alle celebrazioni per la benedizione delle coppie dello stesso sesso a partire dal marzo 2026. Secondo quanto comunicato attraverso i social dallo stesso Sinodo, l’Assemblea ha approvato questo testo con 176 voti favorevoli, 14 contrari e 12 astenuti. Anche una netta maggioranza di Vescovi ha votato a favore del documento conclusivo: 38 vescovi hanno votato sì, nove vescovi no e dodici si sono astenuti. Non essendo conteggiate le astensioni, ciò vuol dire che il consenso è formalmente dell’80 per cento.”[222]
Il Papa non ha pubblicamente e immediatamente condannato questi errori gravissimi né sanzionato tali prelati!
Il Papa ha manifestato la sua preoccupazione in particolare in un lettera inviata ad alcune studiose che “avevano indirizzato una missiva al Pontefice lo scorso 6 novembre 2023 per esprimere dubbi e timori circa i risultati del cammino sinodale tedesco concluso nei mesi scorsi”. [223]
Scrive inoltre “Il Timone” che “il Vaticano ha informato per iscritto i vescovi tedeschi, con un testo del Card. Parolin, che l’ordinazione delle donne e i cambiamenti nell’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità non potranno essere oggetto di discussione nei prossimi incontri con i delegati del Cammino sinodale tedesco a Roma.” In particolare la lettera minaccia sanzioni fino alla scomunica per coloro che volessero ordinare una donna come sacerdote perché “la Chiesa non ha «alcuna autorità»” per tali tipi di ordinazioni. Neppure riguardo agli atti omosessuali i Vescovi tedeschi e qualsiasi chiesa locale possono intervenire sulla dottrina perché «anche se si riconosce che, da un punto di vista soggettivo, possono esserci diversi fattori che ci chiedono di non giudicare le persone, ciò non cambia in alcun modo la valutazione della moralità oggettiva di queste azioni».[224]
Va notato che il testo della lettera non è controfirmato dal Papa né dal Prefetto per il dicastero per la Dottrina della Fede e non si ribadisce l’intrinseco disordine degli atti omosessuali inoltre il testo afferma che una Chiesa particolare non può cambiare tale dottrina, ma non che tale dottrina sia intangibile assolutamente, sicché il Papa, stando al testo, potrebbe cambiarla …
Il testo pur lodevole (del Cardinale Parolin), tenendo contro di ciò che abbiamo detto e di ciò che diremo, non è rassicurante perché:
a) il Papa è molto facile a cambiare la dottrina che lui stesso fissa, infatti a tre anni di distanza l’uno dall’altro ha fatto pubblicare dal Dicastero (Congregazione) per la Dottrina della Fede due documenti in cui mentre nel primo si nega la possibilità di benedire coppie irregolari, nel secondo tale possibilità viene affermata chiaramente;
b) il Cardinale Müller ha partecipato al Sinodo sulla Sinodalità ed ha precisato a riguardo: alla fine, tutte queste cosiddette riflessioni del Sinodo sulla sinodalità miravano a prepararci ad accettare l’omosessualità, cioè l’attività omosessuale; non si parlava di questioni fondamentali secondo la dottrina cattolica, tutto veniva ribaltato per aprire le porte all’omosessualità e all’ordinazione delle donne. Se si analizza bene tutto, il Sinodo sta nel convertirci ad accogliere questi due errori,[225] ovviamente il Sinodo era guidato dal Papa … che appunto sta operando per la legittimazione dell’attività omosessuale.
18) Papa Francesco ha fatto pubblicare dal Dicastero per la Dottrina della Fede e ha approvato un documento con cui “ipocritamente”(come detto dai Vescovi camerunesi) ha reso lecite le benedizioni alle coppie omosessuali, con grande scandalo dei fedeli cattolici e anche di altri che seguono gli insegnamenti biblici e sono contrari agli atti omosessuali. Il Cardinale Müller ha precisato che in nessun caso la decisione a favore della “benedizione” (blasfema e contraria alla stessa Scrittura) delle coppie omosessuali” o dell’“ordinazione delle donne come diaconi o sacerdoti” che sono “insegnamenti eretici”, “o qualsiasi altro insegnamento che contraddica la Parola di Dio nella Sacra Scrittura, la Tradizione apostolica e il dogma della Chiesa” può diventare dottrina della Chiesa, neppure se a sostenere tali insegnamenti fosse il Papa; “ Cristo ha incaricato Pietro di confermare i suoi fratelli nella fede in lui, il Figlio di Dio, non di introdurre dottrine e pratiche contrarie alla rivelazione. Insegnare in modo contrario alla fede apostolica priverebbe automaticamente il Papa del suo ufficio. Dobbiamo tutti pregare e lavorare con coraggio per risparmiare alla Chiesa una simile prova.”[226]; secondo il Cardinale Müller tale benedizione è blasfema e inaccettabile; il prelato tedesco ha sostenuto che attraverso la promozione implicita e la tolleranza da parte di Francesco delle “benedizioni” omosessuali e della Santa Comunione per i divorziati e “risposati civilmente”, il Papa sta promuovendo una “eresia della prassi” [227]; il prelato tedesco ha inoltre sottolineato che il Papa non può introdurre ufficialmente la “benedizione” delle coppie omosessuali perché non ha l’autorità per farlo: “Ebbene, se ciò dovesse accadere, non sarebbe valido perché la “benedizione” [del peccato] sarebbe una bestemmia. Coloro che lo realizzassero o lo approvassero sarebbero gravemente colpevoli.”[228]
Molte Conferenze Episcopali hanno rigettato in vario modo la “Fiducia supplicans” e non hanno permesso che essa valesse per i fedeli delle loro diocesi[229].
Queste benedizioni anche se non sono diretta legittimazione degli atti omosessuali aprono la strada ad essa.
19) Sottolineo che la Dichiarazione “Fiducia supplicans” sulle benedizioni anche alle coppie omosessuali è anche un chiaro indice della facilità con cui papa Francesco cambia le sue affermazioni e delle “scappatoie” che trova per farlo: 2 anni prima le benedizioni delle coppie omosessuali erano state vietate da lui con il famoso Responsum[230] , nel 2023[231] grazie ad una “scappatoia” senza fondamento teologico e biblico dice precisamente il contrario … Ciò significa anche che tutto quello che il Papa afferma ribadendo in certo modo la dottrina cattolica circa la condanna dell’attività omosessuale può essere facilmente superato con qualche “scappatoia” per giungere alla piena legittimazione morale degli atti omosessuali, in piena conformità con le affermazioni di suor Gramick che il Papa elogia e di altri autori in questa linea come il prof. Fumagalli e i Cardinali Marx e Hollerich, Radcliffe e suor Forcades che significativamente il Papa non corregge e in alcuni casi promuove.
20) In varie forme Papa Francesco, “apre le porte” per far svolgere a noti sostenitori gay o a persone che vivono notoriamente una relazione omosessuale compiti che erano loro vietati nella Chiesa, come quello di educatori[232] o lettori[233] o padrini[234].
21) In alcune dichiarazioni Papa Francesco, oltre a non ribadire l’oggettiva gravità del peccato omosessuale e il suo intrinseco disordine lo ha paragonato alle mancanze di carità e ha detto che in alcuni casi la colpa potrebbe essere inesistente, collegando queste affermazioni con quanto visto finora possiamo dire che il Pontefice fa sottilmente passare l’idea che tale peccato sia ordinariamente un peccato non grave o che sia solo un’imperfezione, considerando in particolare l’ampiezza delle attenuanti nella dottrina bergogliana … perciò p. Martin esponendo le affermazioni di Papa Francesco riguardo alla peccaminosità degli atti omosessuali ha sottolineato che bisogna tenere conto delle circostanze.[235]
22) Il 3 aprile 2022 il sottosegretario del Sinodo dei Vescovi, suor Nathalie Becquart … ha pronunciato una lectio magistralis davanti alla platea di New Ways Ministry, l’organizzazione LGBTQ statunitense il cui obiettivo è cambiare l’insegnamento della Chiesa in materia di omosessualità. New Ways Ministry, organizzazione sconfessata dai vescovi americani e condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede già 23 anni fa, ha per co-fondatori suor Jeannine Gramick e p. R Nugent condannati per le loro affermazioni appunto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede 23 anni fa circa, a lei papa Francesco ha incredibilmente scritto una lettera di grande apprezzamento per il suo lavoro con le persone LGBTQ definito dal Papa «nello stile di Dio»[236]. Era stato il cardinale Joseph Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a proibire «permanentemente» ai due religiosi appena indicati «qualsiasi attività pastorale che coinvolga persone omosessuali».[237]
Un ulteriore segno di apertura verso la legittimazione degli atti omosessuali cui aspira la New Ways Ministry.
23) Come già detto, il Papa Francesco ha inviato anche due lettere a Francis DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry, a maggio e giugno 2021: “ … una di apprezzamento per la sofferta storia di New Ways Ministry e l’altra ancora di grande partecipazione al lavoro pastorale del gruppo LGBTQ e di esaltazione della figura di suor Jeannine Gramick («una donna di valore che prende le sue decisioni in preghiera»).”[238]
Questa associazione è tra quelle di cui mons. Chaput afferma che “si oppongono o ignorano l’insegnamento della Chiesa.”[239]
Qui è importante sottolineare che a partire da questo chiaro sostegno del Papa a tale associazione si è avuto un coinvolgimento sempre più attivo dell’organizzazione suddetta nella preparazione del Sinodo del 2023, fino appunto all’evento del 3 aprile 2022, “un vero e proprio riconoscimento ufficiale del movimento LGBTQ”; il tema è stato la “Sinodalità come cammino di riconciliazione” e la segreteria di New Ways Ministry lo indica come “un evento storico”. [240]
Lo stesso Cascioli definisce come un trionfo della lobby gay il Sinodo in oggetto; in particolare, secondo lui, ciò si può notare nella: “… battaglia attorno al link di un gruppo LGBTQ americano sul sito del Sinodo – prima messo, poi tolto, infine ripristinato – svela quanto la lobby gay sia ormai influente ai vertici della Chiesa. È il riconoscimento di un gruppo sconfessato dai vescovi americani, condannato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede già 22 anni fa, e ora promosso da papa Francesco.”[241]
Più precisamente: “Il link a cui facciamo riferimento è quello di un webinar (seminario tenuto su internet) di New Ways Ministry, organizzazione americana di cattolici LGBTQ, che è sulla pagina delle risorse del sito del Sinodo … nessuno l’aveva notato (i frequentatori del sito ufficiale del Sinodo non devono essere particolarmente numerosi) finché il 6 dicembre un tweet del sempre presente padre James Martin, massimo sponsor dell’agenda LGBTQ nella Chiesa, non vi ha puntato le luci: il webinar sul sito del Sinodo è «un piccolo, ma storico passo avanti nei rapporti della Chiesa con le persone LGBTQ», ha scritto … il significato dell’operazione sta tutto nella presenza sul sito del Sinodo di una organizzazione LGBTQ.
Abbiamo parlato poco più sopra di questa organizzazione, qui aggiungiamo che anche a New Ways Ministry si riferiva l’allora cardinale Ratzinger quando nel 1986 denunciava una potente lobby gay all’interno della Chiesa, ma con «stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa», che vuole «sovvertire» l’insegnamento della Chiesa stessa.”[242]
Le azioni del Papa e dei suoi collaboratori sono un ulteriore segno di apertura verso la legittimazione degli atti omosessuali cui aspira la New Ways Ministry.
24) Il Cardinale Müller ha partecipato al Sinodo, il suo intervento è stato pubblicato su qualche sito cattolico[243]; negli ultimi giorni del Sinodo il Cardinale tedesco ha rilasciato un’intervista al National Catholic Register in cui ha affermato cose molto forti[244].
Riferendosi alle affermazioni di un Vescovo tedesco presente al Sinodo che ha detto che è importante mettere Cristo al centro ma che, allo stesso tempo, dobbiamo mettere da parte la Tradizione apostolica, il Cardinale ha affermato che questo dimostra che stanno sviluppando una dottrina che non è coerente con la fede cattolica.
Il “filo rosso” degli interventi era appunto nel senso di abusare dello Spirito Santo per introdurre dottrine apertamente contrarie alla Sacra Scrittura. Si notava, diceva il prelato tedesco, in particolare una forte influenza dell’ideologia “LGBT”. Il Cardinale è stato molto chiaro ed ha precisato a riguardo: alla fine, tutte queste cosiddette riflessioni sinodali miravano a prepararci ad accettare l’omosessualità. Non si parlava di questioni fondamentali secondo la dottrina cattolica, tutto veniva ribaltato per aprire le porte all’omosessualità e all’ordinazione delle donne. Se si analizza bene tutto, il Sinodo sta nel convertirci ad accogliere questi due errori.
San Paolo si è espresso contro l’omosessualità, ma questi “novatori” ritengono di avere nuove intuizioni, rivelate dallo Spirito Santo per cui gli atti omosessuali o la benedizione degli atti omosessuali sono una buona cosa. Fare questo è abusare dello Spirito Santo per introdurre dottrine apertamente contrarie alla Sacra Scrittura e allo Spirito Santo stesso, e ciò non è strano visto che molti dei delegati erano persone le cui opinioni teologiche erano contrastate da Benedetto XVI e da San Giovanni Paolo II. Qualcuno parlava ingannevolmente di Joseph Ratzinger, quasi volendo rivitalizzare il vecchio modernismo facendo riferimento a Ratzinger, il che è assurdo!
Questi “novatori” non possono dire apertamente: “Vogliamo contraddire la Parola di Dio”, ma in realtà stanno introducendo una nuova interpretazione con la quale vogliono riconciliare la Parola di Dio con alcune ideologie anticristiane.
Il Cardinale ha precisato fortemente: non possiamo, però, conciliare Cristo e l’Anticristo; l’ideologia omosessuale, “LGBT”, è, al suo centro, un’ideologia anticristiana, lo spirito dell’Anticristo parla attraverso quelli che la diffondono; si tratta di un’ideologia che è assolutamente contraria alla creazione.
Il prelato ha aggiunto che i “novatori” mescolano la pastorale per queste persone LGBT con l’ideologia LGBT, anticristiana, quasi che questa ideologia possa risolvere i problemi di questi individui ma la soluzione ai problemi dei peccatori, delle persone, è in Gesù Cristo.
Purtroppo questi “novatori” stanno cambiando la definizione di peccati; sembra che non ci siano peccati. Praticamente non credono nel peccato originale, né nel peccato come atto; non li negano teoricamente, ma praticamente.
La Chiesa, che ribadisce la Verità di Cristo è per loro l’aggressore, e quindi la Chiesa è responsabile di aggressione nei loro confronti.
Siamo noi che feriamo Cristo con il nostro peccato ma per alcuni dei partecipanti al Sinodo, Cristo sta ferendo alcune persone, il che è assurdo e radicalmente contrario alla Verità: l’insegnamento di Cristo attraverso la Chiesa ci salva e ci fa bene, non ci ferisce e danneggia!
Secondo il Cardinale l’obiettivo del Sinodo è stato quello di rendere la Chiesa più conforme all’Agenda internazionale 2030 , ciò si evidenzia nella politica di chi è invitato a visitare pubblicamente il Papa: non sono famiglie normali con cinque figli, queste non vengono mai invitate; invece sono di solito invitati bisessuali, transessuali e così via, e questa è tutta una provocazione, questa è tutta una propaganda di ciò che è contrario alla fede.
Gesù ha detto di andare in tutto il mondo, verso tutti, ma per renderli discepoli di Cristo; dobbiamo quindi andare in tutto il mondo per aiutarlo nella conversione; non dobbiamo invitare il mondo a entrare nella Chiesa lasciando che tutti siano ciò che vogliono essere.
È in atto una chiara azione di sovversione della sana dottrina e a portare avanti tale azione è il Papa!
Lo stesso Cardinale ha anche affermato[245] “Si sono persi i criteri dell’ecclesiologia cattolica, (…) non si dice apertamente ma la strada intrapresa è quella della protestantizzazione” ed ha aggiunto che al Sinodo molto si è parlato dell’agenda LGBT e di diaconato femminile e “pochissimo dei temi essenziali della fede”, ci sono stati “tanti interventi sull’omosessualità, e tutti a senso unico”, cioè nella linea della legittimazione di tali atti, perciò non sono stati invitati coloro che offrono una testimonianza di liberazione dall’omosessualità, come “Daniel Mattson, ad esempio, (autore di “Perché non mi definisco gay. Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace”, Cantagalli 2018, ndr) … C’era padre James Martin, era lì solo per fare propaganda. Mai ha parlato di grazia e salvezza per queste persone, solo che “la Chiesa deve accettare, la Chiesa deve…, deve…., deve….”. … Non è la Chiesa che deve cambiare, ma siamo noi che dobbiamo convertirci.”!
Il Cardinale tedesco ha aggiunto che, secondo il Cardinale Hollerich, relatore generale del Sinodo, l’omosessualità non doveva essere il tema su cui il sinodo si sarebbe concentrato, ma poi “di questo si è parlato e anche sono stati fatti dei gesti evidenti” come l’incontro del Papa con suor Gramick “E il Papa si presenta sempre con queste persone. La giustificazione è pastorale, ma in questo modo si favorisce la pastorale per queste persone o si accetta questa condizione come legittima espressione della natura umana e della fede cristiana? La questione viene lasciata aperta, ma chiaramente si favorisce una certa interpretazione.”[246] Cioè un’intepretazione a favore della legittimazione di tali atti omosessuali.
25) Già nel 2009 circa, l’allora Cardinale Bergoglio affermava chiaramente che le coppie omosessuali vanno riconosciute giuridicamente come unioni civili e da Papa ha ugualmente agito in questa linea[247], contrariamente alla sana dottrina cattolica[248] e ovviamente facendo capire che non esiste nessun cambiamento di dottrina[249].
Vari Cardinali e Vescovi si sono opposti in modo chiaro e forte ad affermazioni del Papa riguardo a tale riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. [250]
Anche un tale riconoscimento è chiaramente un passo nella linea della legittimità degli atti omosessuali perché implica a livello giuridico l’affermazione della liceità di una forma di vita che li include.
Conclusione: il Papa Francesco ha operato a vario livello per la legittimazione dell’attività omosessuale:
– declassandola in vari casi a peccato praticamente veniale o imperfezione[251] o addirittura ad atto voluto da Dio;
– permettendo di attuarla e permettendo di dare i Sacramenti a chi attua tali comportamenti e non si propone di evitarli;
– consentendo in vario modo che persone chiaramente schierate a favore dell’ideologia gay o che vivono in una coppia omosessuale svolgano ruoli che ad essi non competono nella Chiesa;
– rendendo lecite le benedizioni alle coppie omosessuali;
-evitando di correggere, condannare e sanzionare coloro che affermano la liceità degli atti omosessuali;
– promuovendo alcuni che affermano la liceità degli atti omosessuali.
Dio intervenga!
f,3) Significative aperture alla legittimazione della contraccezione anche in nome di Amoris Laetitia.
Sebbene la dottrina cattolica vieti assolutamente la contraccezione, Papa Francesco e i suoi collaboratori hanno operato in questi anni in vario modo per la legittimazione di essa.
Vedremo anzitutto qui di seguito cosa afferma la dottrina cattolica su questo punto e poi esamineremo come Francesco e i suoi collaboratori la stiano pervertendo.
f,3,1) La dottrina della Chiesa circa l’intrinseco disordine della contraccezione è infallibile e intangibile!
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Il tema della contraccezione lo troviamo trattato con relativa condanna già nella Genesi al cap. 38 quando si parla del peccato di Onan. Come ha mostrato p. Lio su questo testo si basano molte affermazioni dei Padri, dei Santi e del Magistero contrarie alla contraccezione. [252]
La Chiesa nel corso della storia ha sempre condannato le pratiche contraccettive, già gli antichi Padri, secondo Lio, spiegano in cosa consiste tale peccato[253].
S. Cirillo Alessandrino[254], s. Agostino[255], s. Girolamo[256] e dopo di loro s. Tommaso d’Aquino[257] condannano la contraccezione.
Come ha evidenziato lo E. Lio importanti fonti magisteriali in questa materia sono anche, direttamente o indirettamente, un brano del “ Decretum pro Armenis” del Concilio di Firenze[258], 2 documenti di Papa Sisto V uno dei quali condanna chiaramente la contraccezione[259], un testo di Papa Gregorio XIV tratto dalla costituzione “Sedes Apostolica” del 31.5.1591[260]; il Catechismo Romano condanna la contraccezione senza richiamare Gn. 38[261].
Su questo tema abbiamo inoltre due risposte del s. Uffizio [262] la prima del 1853 e la seconda del 1916, esse affermano chiaramente l’illiceità della contraccezione e in particolare dell’uso del condom e precisano che è intrinsecamente illecito l’atto della donna che accetta passivamente l’uso del preservativo da parte del marito nel rapporto intimo con lei.
In questa stessa linea vanno le affermazioni di Pio XI[263] e quelle di Pio XII[264], la contraccezione è vietata assolutamente!
Pio XI, in particolare affermò: “E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.
Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: « Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita »[265]. Pertanto, essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, … proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave.” [266]
Dunque già Pio XI definisce la contraccezione come intrinsecamente malvagia, intrinsecamente disonesta e cita a sostegno di tale sua affermazione la Scrittura e la Tradizione.
Pio XII ha precisato che: “Il Nostro Predecessore Pio XI di felice memoria nella sua Enciclica Casti Connbii del 31 dicembre 1930 proclamò di nuovo solennemente la legge fondamentale dell’atto e dei rapporti coniugali: che ogni attentato dei coniugi nel compimento dell’atto coniugale o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, attentato avente per scopo di privarlo della forza ad esso inerente e di impedire la procreazione di una nuova vita, è immorale; e che nessuna « indicazione » o necessità può mutare un’azione intrinsecamente immorale in un atto morale e lecito ( cfr. Acta Ap. Sedis vol 22, p. 559 e segg.). …”[267]
Pio XII affermò anche che la dottrina cristiana: “… caratterizza l’uso del preservativo come una violazione del diritto naturale; un atto, al quale la natura ha dato il potere di dar vita a nuova vita, ne è privato dalla volontà umana: «quemlibet matrimonii usum», scriveva, «in quo exerendo, actus, de industria hominum, naturali sua vitae procreandae vi destituatur, Dei et naturae legem infringere, et eos qui tale quid commiserint gravis, noxae labe commaculari» (AAS, a. 22, 1930, pp. 559-560). D’altra parte, il ricorso alla sterilità temporanea naturale, nel metodo Ogino-Knaus, non viola l’ordine naturale, come la pratica sopra descritta, poiché i rapporti coniugali rispondono alla volontà del Creatore. Quando questo metodo viene utilizzato per ragioni proporzionate e gravi (e le indicazioni dell’eugenetica possono avere carattere serio), è moralmente giustificato. Ne abbiamo parlato già nella Nostra Allocuzione del 29 ottobre 1951 … Inoltre nella sua Enciclica del 31 dicembre 1930 , Pio XI aveva già formulato la posizione di principio: «Neque contra naturae ordinem agere ii dicendi sunt coniuges, qui iure suo recte et naturali ratione utuntur, etsi ob naturales sive temporis sive quorundam defectuum causas nova inde vita oriri non possit» (AAS, a. 22 , 1930, pag. 561).
Abbiamo precisato nella Nostra Allocuzione del 1951 che i coniugi, che si avvalgono dei loro diritti coniugali, hanno l’obbligo positivo, in virtù della legge naturale propria del loro stato, di non escludere la procreazione.”[268]
Anche Giovanni XXIII in varia forma parla della assoluta illiceità della contraccezione[269]; faccio notare in particolare questo testo: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle santissime leggi di Dio: leggi immutabili e inviolabili che vanno riconosciute e osservate. È per questo che non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali”[270].
La Gaudium et Spes affermava in questa linea “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale .” [271]
Il documento fondamentale su questo argomento è l’enciclica “Humanae Vitae”, del 1968, che afferma in particolare: “11. Questi atti, con i quali gli sposi si uniscono in casta intimità e per mezzo dei quali si trasmette la vita umana, sono, come ha ricordato il recente concilio, “onesti e degni”, e non cessano di essere legittimi se, per cause mai dipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione … Ma, richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la chiesa insegna che qualsiasi: atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita.
Inscindibili due aspetti: unione e procreazione
12. Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo. … Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità. Noi pensiamo che gli uomini del nostro tempo sono particolarmente in grado di afferrare quanto questa dottrina sia consentanea alla ragione umana. … 14. In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è … parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione … In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda.” [272]
Le affermazioni appena viste sono in perfetta linea con quelle di Pio XI[273] e con quelle di Pio XII[274].
Il cardinale Woytila, che diventerà poi Papa s. Giovanni Paolo II, nel 1969 diceva chiaramente che l’insegnamento di Humanae Vitae era infallibile e quindi immodificabile infatti scrisse una lettera a Paolo VI in cui gli suggeriva : “ … di fronte all’ondata di critiche e al clamore dei media che «seminano confusione nel ministero pastorale», di divulgare urgentemente una “istruzione” per ribadire tra l’altro il carattere «infallibile e irrevocabile» dell’Enciclica.”[275] Quello che affermò qui, Woytila lo ribadì quando divenne Papa allorché disse: “Esistono norme morali aventi un loro preciso contenuto immutabile e incondizionato. Su alcune di esse voi state sviluppando una rigorosa riflessione proprio nel corso di questo Congresso: la norma che proibisce la contraccezione o quella che interdice l’uccisione diretta della persona innocente, per esempio. Negare che esistano norme aventi un tale valore può farlo solo chi nega che esista una verità della persona, una natura immutabile dell’uomo, ultimamente fondata su quella Sapienza creatrice che dona la misura a ogni realtà.”[276]
La norma sulla contraccezione è quindi immutabile e infallibile, ovviamente, come aveva detto lo stesso Woytila prima di essere Papa.
Parlando dell’Humanae Vitae il santo Papa polacco affermò che tale insegnamento si basa sull’insegnamento biblico e chiama alla vita nello Spirito: “4. Nel testo sopra citato papa Paolo VI si richiama alla castità coniugale, scrivendo che l’osservanza della continenza periodica è la forma di padronanza di sé, in cui si manifesta “la purezza degli sposi” (Pauli VI, Humanae Vitae, 21). Nell’intraprendere ora un’analisi più approfondita di questo problema, occorre tener presente tutta la dottrina sulla purezza intesa come vita dello Spirito (cf. Gal 5, 25), considerata da noi già in precedenza, per comprendere così le rispettive indicazioni dell’enciclica sul tema della “continenza periodica”. Quella dottrina resta infatti la vera ragione, a partire dalla quale l’insegnamento di Paolo VI definisce la regolazione della natalità e la paternità e maternità responsabili come eticamente oneste.”[277] Il Papa prosegue precisando che l’insegnamento della Humane Vitae va inteso come indicante la vita conforme alla “legge naturale”. S. Giovanni Paolo II quindi afferma: “Per legge naturale” intendiamo qui l’“ordine della natura” nel campo della procreazione, in quanto esso è compreso dalla retta ragione: tale ordine è l’espressione del piano del Creatore sull’uomo. Ed è proprio questo che l’enciclica, insieme con tutta la tradizione della dottrina e della pratica cristiana, sottolinea in modo particolare: il carattere virtuoso dell’atteggiamento, che si esprime nella “naturale” regolazione della fertilità, è determinato non tanto dalla fedeltà a un’impersonale “legge naturale” quanto al Creatore-persona, sorgente e Signore dell’ordine che si manifesta in tale legge.” [278] Secondo s. Giovanni Paolo II quindi Humanae Vitae presenta la legge naturale e l’ordine naturale, fissato dalla divina Provvidenza, a cui l’uomo deve conformarsi.
Dice ancora s. Giovanni Paolo II: “Il ventesimo anniversario dell’Enciclica Humanae vitae offre a tutta la Chiesa una occasione propizia per riflettere seriamente sulla dottrina in essa insegnata, una dottrina da me ripresa nell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio e in numerose altre occasioni. Si tratta, infatti, di un insegnamento che appartiene al patrimonio permanente della dottrina morale della Chiesa.
L’ininterrotta continuità con cui la Chiesa l’ha proposto nasce dalla sua responsabilità per il vero bene della persona umana.”[279]
Si noti che la condanna della contraccezione appartiene al patrimonio permamente della dottrina cattolica, infatti è un insegnamento immutabile, infallibile, come detto.
In un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano leggiamo che: “Rientra in questo preciso dovere l’affermazione che la norma morale dell’Humanae vitae circa la contraccezione, in quanto proibisce un atto intrinsecamente disordinato, non ammette eccezioni: Una simile affermazione non è affatto un’interpretazione rigida e intransigente della norma morale. È, semplicemente, il chiaro ed esplicito insegnamento di Paolo VI, più volte ripreso e riproposto dall’attuale Sommo Pontefice.
«In verità – leggiamo nell’enciclica Humanae vitae – se è lecito, talvolta, tollerare un minor male a fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande; non è lecito, neppur per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè far oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine dal punto di vista morale e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari e sociali» (n. 14).
Questa non è affatto un’opinione teologica passibile di libera discussione; ma, come disse con estrema chiarezza Giovanni Paolo II il 5 giugno 1987, «quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputata tra teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi».”[280]
Anche da questo testo emerge l’immutabilità e infallibilità della condanna della contraccezione che appunto non è una opinione teologica passibile di libera discussione!
L’articolo continua precisando che la tradizione ha distinto tra norme morali positive e negative ed ha affermato sempre che le norme negative che vietano atti intrinsecamente disordinati sono valide semper et pro semper, senza eccezioni, tali atti perciò non possono essere resi ordinati e retti a livello morale da intenzioni o circostanze. La contraccezione fa parte di questi atti intrinsecamente disordinati , dice s. Giovanni Paolo II : “Tra questi atti si pone anche la contraccezione: in se stessa e per se stessa è sempre un disordine morale, perché oggettivamente e in modo intrinseco (indipendentemente dalle intenzioni, motivazioni e situazioni soggettive) essa contraddice «il linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale degli sposi» (Esortazione apostolica Familiaris consortio, n. 32).”[281]
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2370 leggiamo che è intrinsecamente cattiva la contraccezione cioè, come spiega l’Humanae vitae: “… ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.”[282]
Quanto detto ci fa capire che per s. Giovanni Paolo II la dottrina della “Humanae Vitae” è evidentemente parte della dottrina intangibile e quindi infallibile della Chiesa.
Lo capiamo ulteriormente anche da questo testo: “In particolare, deve essere ricordata la testimonianza offerta dai Vescovi nel Sinodo del 1980 … Tale testimonianza raccolsi poi io stesso nell’esortazione post-sinodale Familiaris Consortio, riproponendo, nel più ampio contesto della vocazione e della missione della famiglia, la prospettiva antropologica e morale della Humanae Vitae nonché la conseguente norma etica che se ne deve trarre per la vita degli sposi. Non si tratta, infatti, di una dottrina inventata dall’uomo: essa é stata inscritta dalla mano creatrice di Dio nella stessa natura della persona umana ed é stata da lui confermata nella Rivelazione. MetterIa in discussione, pertanto, equivale a rifiutare a Dio stesso l’obbedienza della nostra intelligenza. Equivale a preferire il lume della nostra ragione alla luce della divina Sapienza, cadendo cosi nell’oscurità dell’errore e finendo per intaccare altri fondamentali capisaldi della dottrina cristiana. … Paolo VI, qualificando l’atto contraccettivo come intrinsecamente illecito, ha inteso insegnare che la norma morale è tale da non ammettere eccezioni. Nessuna circostanza personale o sociale potrà né ora né mai rendere di per sé un tale atto lecito. Il fatto che esistano determinate norme concernenti il modo di agire dell’uomo nel mondo, dotate di una forza vincolante tale da non ammettere, per nessuna ragione, alcuna possibilità di eccezioni, è un insegnamento costante della Tradizione e del magistero della Chiesa, che non può essere messo in discussione dal teologo cattolico.”[283]
Sottolineo: non si tratta, infatti, di una dottrina inventata dall’uomo: essa è stata inscritta dalla mano creatrice di Dio nella stessa natura della persona umana ed è stata da lui confermata nella rivelazione, metterIa in discussione, pertanto, equivale a rifiutare a Dio stesso l’obbedienza della nostra intelligenza, equivale a preferire il lume della nostra ragione alla luce della divina Sapienza; Paolo VI, qualificando l’atto contraccettivo come intrinsecamente illecito, ha inteso insegnare che la norma morale è tale da non ammettere eccezioni.
Parlare in questo modo di obbedienza a Dio e di intrinseca malvagità implica affermare l’assoluta e immutabile malvagità della contraccezione.
Lo capiamo in modo particolare esaminando l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio in cui leggiamo: “La dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove della Chiesa.
29. Proprio perché l’amore dei coniugi è una singolare partecipazione al mistero della vita e dell’amore di Dio stesso, la Chiesa sa di aver ricevuto la missione speciale di custodire e di proteggere l’altissima dignità del matrimonio e la gravissima responsabilità della trasmissione della vita umana.
Così, in continuità con la tradizione viva della comunità ecclesiale lungo la storia, il recente Concilio Vaticano II e il magistero del mio predecessore Paolo VI, espresso soprattutto nell’enciclica «Humanae Vitae», hanno trasmesso ai nostri tempi un annuncio veramente profetico, che riafferma e ripropone con chiarezza la dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove della Chiesa sul matrimonio e sulla trasmissione della vita umana.
Per questo, nella loro ultima assemblea, i Padri Sinodali hanno testualmente dichiarato: «Questo Sacro Sinodo, riunito nell’unità della fede col successore di Pietro, fermamente mantiene ciò che nel Concilio Vaticano II (cfr. «Gaudium et Spes», 50) e, in seguito, nell’enciclica «Humanae Vitae» viene proposto, e in particolare che l’amore coniugale deve essere pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita (Propositio 22. La conclusione del n. 11 dell’enciclica «Humanae Vitae» così afferma: «Richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale interpreta dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita» AAS 60 [1968] 488).”[284]
Sottolineo: i Padri Sinodali hanno testualmente dichiarato: «Questo Sacro Sinodo, riunito nell’unità della fede col successore di Pietro, fermamente mantiene ciò che nel Concilio Vaticano II (cfr. «Gaudium et Spes», 50) e, in seguito, nell’enciclica «Humanae Vitae» viene proposto, e in particolare che l’amore coniugale deve essere pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita.”[285]
Giovanni Paolo II ha ulteriormente affermato: “questa legge (morale naturale) non è solo costituita da orientamenti generali, la cui precisazione nel loro rispettivo contenuto è condizionata dalle varie e mutabili situazioni storiche. Esistono norme morali aventi un loro preciso contenuto immutabile ed incondizionato (…): la norma che proibisce la contraccezione o quella che interdice l’uccisione della persona innocente, per esempio. Negare che esistano norme aventi un tale valore può farlo solo chi nega che esista una verità della persona, una natura immutabile dell’uomo”[286]
L’infallibilità della dottrina che condanna la contraccezione, in particolare dopo il Sinodo dei Vescovi del 1980 e le successive affermazioni di s. Giovanni Paolo II, appare ormai assodata[287], perciò il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) ha affermato a questo riguardo: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).”
Il Vademecum fu realizzato Pontificio Consiglio per la famiglia sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, con l’approvazione almeno indiretta di lui stesso.
In questa linea Papa Giovanni Paolo II riprese la dottrina di Humanae Vitae anche in Veritatis Splendor e in Donum Vitae nonché in Evangelium Vitae …
Nella Veritatis Splendor leggiamo: “Sugli atti intrinsecamente cattivi, e in riferimento alle pratiche contraccettive mediante le quali l’atto coniugale è reso intenzionalmente infecondo, Paolo VI insegna: «In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene (cf Rm 3,8), cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali»”[288] … Insegnando l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L’apostolo Paolo afferma in modo categorico: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio» (1 Cor 6,9-10).”(VS nn.80s)
Nella Donum Vitae leggiamo: “L’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla procreazione umana afferma la “connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo. Infatti per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna”[289]. Questo principio, fondato sulla natura del matrimonio e sull’intima connessione dei suoi beni, comporta delle conseguenze ben note sul piano della paternità e maternità responsabili.” “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso del mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità”[290] … La contraccezione priva intenzionalmente l’atto coniugale della sua apertura alla procreazione e opera in tal modo una dissociazione volontaria delle finalità del matrimonio.” [291]
In Evangelium Vitae leggiamo che: “i disvalori insiti nella «mentalità contraccettiva» … sono tali da rendere più forte proprio la tentazione dell’aborto, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi …
Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta … in moltissimi altri casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà … La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita.
Purtroppo la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più …”[292]
La contraccezione quindi apre, in certo modo, la strada all’aborto …
Concludendo la rassegna dei testi di s. Giovanni Paolo II faccio notare che le sue affermazioni sono in perfetta linea con quelle di Pio XI[293] e con quelle di Pio XII[294] nonché con quelle di Paolo VI in “Humanae Vitae”[295] ed evidenziano in maniera netta ciò nei testi di questi Pontefici già emergeva: il divieto della contraccezione , in quanto proibisce un atto intrinsecamente disordinato, non ammette eccezioni, si tratta di una norma assoluta e invalicabile che è evidentemente permanente e intangibile.
Aggiungo che alcuni anni fa alcune affermazioni di Papa Benedetto XVI sull’uso del preservativo furono interpretate in senso errato da alcuni i quali ritennero che quel Sommo Pontefice stesse legittimando tale pratica contraccettiva, Papa Benedetto non ha mai legittimato tale pratica e quelle sue affermazioni vanno intese in altro senso, come spiega bene un testo della Congregazione per la Dottrina della Fede di quel periodo[296].
Altre affermazioni di Benedetto XVI ribadiscono molto più fortemente la verità, obbligatorietà e intangibilità dell’insegnamento della Humanae Vitae e lo radicano bene nella Tradizione: “Il mio Predecessore di venerata memoria, il Servo di Dio Paolo VI, il 25 luglio del 1968, pubblicava la Lettera enciclica Humanae vitae. … Elaborato alla luce di una decisione sofferta, esso costituisce un significativo gesto di coraggio nel ribadire la continuità della dottrina e della tradizione della Chiesa. … A quarant’anni dalla sua pubblicazione quell’insegnamento … manifesta immutata la sua verità … La verità espressa nell’Humanae vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. … Non a caso Gesù, parlando dell’amore umano, si richiama a quanto operato da Dio all’inizio della creazione (cfr Mt 19, 4-6). Il suo insegnamento rimanda a un atto gratuito con il quale il Creatore ha inteso non solo esprimere la ricchezza del suo amore, che si apre donandosi a tutti, ma ha voluto anche imprimere un paradigma sul quale l’agire dell’umanità deve declinarsi. Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna partecipano all’atto creativo …. Questa parola del Signore permane immutata con la sua profonda verità e non può essere cancellata… . La legge naturale … merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi.” [297]
Sottolineo: la verità espressa nell’Humanae vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede; il divieto dalla contraccezione è quindi immutabile e infallibile.
In altra occasione il Papa tedesco affermò riguardo all’Humanae Vitae, che essa è un: “…importante documento nel quale è affrontato uno degli aspetti essenziali della vocazione matrimoniale e dello specifico cammino di santità che ne consegue. … La possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell’integrale donazione dei coniugi. Se, infatti, ogni forma d’amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l’amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. … Escludere questa dimensione comunicativa mediante un’azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verità intima dell’amore sponsale, con cui si comunica il dono divino: “se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato sia rivestito di autorità, è lecito infrangere” (Humanae vitae, 17). È questo il nucleo essenziale dell’insegnamento che il mio venerato predecessore Paolo VI rivolse ai coniugi e che il Servo di Dio Giovanni Paolo II, a sua volta, ha ribadito in molte occasioni, illuminandone il fondamento antropologico e morale. … è vero, d’altronde, che nel cammino della coppia possono verificarsi delle circostanze gravi che rendono prudente distanziare le nascite dei figli o addirittura sospenderle. Ed è qui che la conoscenza dei ritmi naturali di fertilità della donna diventa importante per la vita dei coniugi.”[298]
Quindi il divieto della contraccezione è una norma immutabile che fissa limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni.
Basandosi anche su questi testi, famosi teologi e moralisti come R. Garcia de Haro[299], E. Lio[300], F. Ocariz[301], mons. L. Melina[302], J. Finnis[303], Grisez e Ford[304], Petri[305] nonché padre Bellon op[306] hanno potuto affermare che la contraccezione rientra tra gli atti intrinsecamente disordinati, la condanna di essa rientra tra le norme negative che sono vietate sempre e per sempre e che sono intangibili e infallibili.
Concludo sottolineando che sulla base di tutto ciò che abbiamo visto è pienamente giustificato ciò che leggiamo nel Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997): “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).” [307] Tale Vademecum fu oggetto anche di una specifica pubblicazione di approfondimento realizzata dalla Libreria Editrice Vaticana[308]; il tutto fu realizzato durante il pontificato di Giovanni Paolo II e ovviamente con la sua approvazione almeno indiretta.
f,3,1,1) Importanti testi che precisano bene l’infallibilità e l’irriformabilità di Humanae Vitae 14.
Presento qui di seguito vari articoli e libri che affermano l’infallibilità e irriformabilità di Humanae Vitae n.14.
f,3,1,1,1) Un libro di p. E. Lio: “Humanae Vitae e infallibilità.”[309]
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Un libro particolarmente illuminante sulla infallibilità di Humanae Vitae è quello scritto da p. E. Lio e intitolato: “Humanae Vitae e infallibilità.”[310] Il sottotitolo dell’opera è “La risposta irriformabile di Paolo VI. L’insegnamento del Concilio e di Giovanni Paolo II.”
P. Lio OFM fu un famoso professore di morale che insegnò alla Lateranense di Roma fin dagli anni 50, partecipò al Concilio Vaticano II e fu molto vicino a Papa Paolo VI per la realizzazione della Humanae Vitae[311].
Il testo “Humanae Vitae e infallibilità.”[312] è molto ampio, circa 900 pagine. La trattazione è sviluppata attraverso 2 parti e 13 capitoli, 10 capitoli nella I parte e 3 nella II. Nei primi 4 capitoli l’autore spiega il senso di alcuni vocaboli quali: definire, immutabile e irriformabile, intrinsece inhonestum, Magistero autentico e infallibile. Nel III capitolo tratta dell’infallibilità del Magistero ecclesiastico e in particolare delle affermazioni del famoso teologo J. Kleutgen SJ a riguardo; nel IV capitolo tratta dell’infallibilità pontificia e delle affermazioni a riguardo di G. B. Franzelin SJ.
Il V capitolo tratta della “Lumen Gentium” e del suo senso dottrinale e presenta un importante documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sull’infallibilità intitolato “Mysterium Ecclesiae” e pubblicato nel 1973.
Il VI capitolo presenta alcune importanti fonti magisteriali di Humanae Vitae n. 14:
un brano del “ Decretum pro Armenis” del Concilio di Firenze[313], 2 documenti di Papa Sisto V uno dei quali condanna chiaramente la contraccezione[314], un testo di Papa Gregorio XIV tratto dalla costituzione “Sedes Apostolica” del 31.5.1591[315], 2 risposte del Santo Uffizio[316], un testo tratto dalla “Arcanum” di Leone XIII[317], le affermazioni della Casti Connubii di Pio XI n. 57[318].
‘Sottolineo che p. Lio evidenzia l’esistenza di un Magistero universale e costante della S. Sede che ha sempre condannato ciò che condanna Humanae Vitae n.14 (p. 218) e cita a riguardo in particolare un libro: H. Batzil “Decisiones S. Sedis de usu et abusu matrimonii.”. [319]
Nel VII capitolo p. Lio riporta come fonti della Humanae Vitae n. 14 anche documenti tratti dal Magistero di Pio XII e Giovanni XXIII.
Nei capitoli VIII e IX p. Lio tratta della Gaudium et Spes in relazione con Humanae Vitae, egli sottolinea come il n. 51 del testo conciliare in particolare parla di “legge divina”, evidentemente irriformabile e infallibile, proprio riguardo alla procreazione, tale testo afferma infatti: “Perciò, quando si tratta di mettere d’accordo l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e della procreazione umana; cosa che risulterà impossibile se non viene coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina. [320]” (Gaudium et Spes n.51)
Come si vede, nella nota inclusa in tale testo si ribadiscono gli insegnamenti fondamentali di Pio XI e Pio XII che trattano della procreazione e condannano la contraccezione e si rimanda ad un successivo testo del Magistero, che sarà in particolare la Humanae Vitae, che dovrà appunto precisare più a fondo ciò che la legge divina afferma su alcuni problemi riguardanti questo tema.
La parte seconda del testo di p. Lio esamina appunto la risposta di s. Paolo VI, attraverso Humanae Vitae n.14, alle richieste conciliari appena indicate e nel capitolo XI precisa bene perché tale risposta pontificia è infallibile e irriformabile.
Nel capitoli successivi p. Lio esamina quindi la Familiaris Consortio in relazione alla Humanae Vitae come testo che riporta una dottrina irriformabile.
P. Lio sottolinea molto chiaramente nel testo[321] che l’Humanae Vitae è infallibile e irriformabile e mette in evidenza come tale enciclica:
1) riporta la verità divina (Humanae Vitae n.17 e 19);
2) riporta la dottrina di Cristo (Humanae Vitae n. 29);
3) parla di insegnamento costante e fermissimo (Humanae Vitae n.6 e 31).
Il Card. Woytila, poi Papa Giovanni Paolo II, e i teologi di Cracovia in questa linea ritennero in un testo da loro pubblicato[322], come spiega lo stesso p. Lio[323], che Humanae Vitae n.14 fosse testo che presentava la dottrina infallibile e immutabile[324], ritennero che fosse una definizione[325] basata sull’autorità divina e impartita nel suo nome.[326]
P. Lio cita molto significativamente in questa linea le parole di Papa Paolo VI: “Non abbiamo fatto altro che raccogliere questa consegna, quando dieci anni fa, promanammo l’Enciclica ‘Humanae vitae’ (25 luglio 1968): ispirata all’intangibile insegnamento biblico ed evangelico, che convalida le norme della legge naturale e i dettami insopprimibili della coscienza sul rispetto della vita, la cui trasmissione è affidata alla paternità e maternità responsabili, quel documento è diventato oggi di nuova e più urgente attualità per i vulnera inferti da pubbliche legislazioni alla santità indissolubile del vincolo matrimoniale e alla intangibilità della vita umana fin dal seno materno”.[327]
S. Giovanni Paolo II, al quale p. Lio aveva offerto il suo volume “Humanae vitae e infallibilità” (che era stato pubblicato proprio dalla casa editrice del Papa) confortò lo stesso p. Lio “… con una lettera con firma autografa, in cui, il 31 luglio 1986 gli esprimeva “animo grato e vivo apprezzamento per i sentimenti di sincera adesione al Magistero della Chiesa, che hanno sempre guidato la sua attività di ricerca e di insegnamento” e gli impartiva “una speciale benedizione apostolica, pegno della continua assistenza celeste per la fervorosa perseveranza nell’amore alla Verità e nel servizio delle anime”.”[328]
f,3,1,1,2) Un articolo di F. Ocariz.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Un interessante articolo di F. Ocariz[329] spiega in modo sintetico ed efficace l’infallibilità di Humanae Vitae nella parte in cui vieta la contraccezione; seguiremo tale articolo in questo paragrafo.
Spiega dunque l’autore che l’insegnamento di Paolo VI per cui: “È da escludere ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” presentato in forma positiva così “Richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”[330], è infallibile e irriformabile per varie ragioni che vedremo qui di seguito.
1) Tale insegnamento si basa sull’insegnamento biblico, come precisa s. Giovanni Paolo II allorché afferma: “Anche se la norma morale, in tal modo formulata nell’enciclica Humanae vitae, non si trova letteralmente nella Sacra Scrittura, nondimeno dal fatto che essa è contenuta nella Tradizione e – come scrive il papa
Paolo VI – è stata “più volte esposta dal Magistero” (HV 12) ai fedeli, risulta che questa norma corrisponde all’insieme della dottrina rivelata contenuta nelle fonti bibliche (cfr HV 4). Si tratta qui non solo dell’insieme della dottrina morale racchiusa nella Sacra Scrittura, delle sue premesse essenziali e del carattere generale del suo contenuto, ma di quel ‘complesso più ampio, al quale abbiamo dedicato in precedenza numerose analisi trattando della “teologia del corpo”.”[331]
Più precisamente: “ … il carattere rivelato della dottrina, perché contenuta nella Tradizione, sembra chiaramente affermato: da Pio XI, quando asserisce che è una «cristiana dottrina insegnata dalle origini» (cfr nota 24); da Pio XII, anche se meno chiaramente, quando dice che è «una legge naturale e divina» (qui «divina» sembra indicare «divino-positiva», poiché anche la legge naturale è «divina») (cfr nota 25); da Paolo VI, quando afferma che la norma in questione appartiene alla «dottrina morale del matrimonio: dottrina fondata sulla legge naturale illuminata e arricchita dalla rivelazione divina» (Humanae vitae, n.4/a); infine e soprattutto da Giovanni Paolo II, quando insegna che la norma sulla contraccezione «è contenuta nella
Tradizione» (cfr nota 21)”.[332]
2) Tale norma appartiene alla Legge naturale e alla Legge rivelata, come dice s. Giovanni Paolo II nella catechesi appena citata.
3) La norma ribadita da Humanae Vitae 14 è stata più volte affermata dal Magistero, e più precisamente e particolarmente:
a) dal Catechismo Romano: “Quare fit ut illorum sit scelus gravissimum, qui, matrimonio iuncti, medicamentis vel conceptum impediunt, vel partum abigunt. Haec enim homicidarum impia conspiratio existimanda est.”[333];
cioè la contraccezione è crimine gravissimo di coloro che, una volta uniti in matrimonio, impediscono il concepimento o impediscono la nascita per mezzo di farmaci; è da considerarsi un’empia cospirazione di assassini;
b) da Pio XI, nella Lett. Enc. “Casti connubii” laddove afferma: “Essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina insegnata dalle origini, né mai modificata, hanno in questa materia preteso pubblicamente proclamare un’altra, la Chiesa cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato d’insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi ( … ) in segno della sua divina missione, nuovamente sentenzia: qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l’umana malizia l’atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio, e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave” [334]; si noti che:
– la contraccezione qui e altrove è condannata in quanto destituisce l’atto della sua naturale capacità procreativa;
– tale dottrina è indicata come tenuta da sempre (“dalle origini») nella Chiesa;
– il Papa usa espressioni particolarmente solenni;
c) da Pio XII che affermò : “(Pio XI, nella Casti connubii n.d.r) proclamò di nuovo solennemente la legge fondamentale dell’atto e dei rapporti coniugali: che ogni attentato dei coniugi nel compimento dell’atto coniugale o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, avente per scopo di privarlo della forza ad esso inerente e di impedire la procreazione di una nuova vita, è immorale; e che nessuna “indicazione” o necessità può mutare un’azione intrinsecamente immorale in un atto morale e lecito. Questa prescrizione è in pieno vigore oggi come ieri, e tale sarà domani e sempre, perché non è un semplice precetto di diritto umano, ma l’espressione di una legge naturale e divina”[335]; Pio XII espone l’essenza di qualsiasi contraccezione, vale a dire la volontaria destituzione della capacità procreativa dell’atto e sottolinea il valore immutabile della norma che la proibisce, norma non solo proclamata (solennemente) dal suo predecessore ma “di nuovo proclamata solennemente”[336];
-ancora da Pio XII che affermò quanto segue: l’uso del preservativo, sebbene approvato da alcuni è riprovato dalla Chiesa Cattolica perciò Pio XI affermò che: “quemlibet matrimonii usum in quo exercendo, actus de industria hominum, naturali sua vitae procreandae vi destitituatur, Dei et naturae legem infringere, et eos qui tale quid commiserint gravis noxae labe commaculari”, cioè la contraccezione contrasta la Legge di Dio e della natura e macchia gravemente l’anima di chi la pratica; invece il ricorso alla sterilità naturale temporanea, con il metodo Ogino-Knaus, non viola l’ordine naturale quando questo metodo viene utilizzato per ragioni seriamente proporzionate;[337]
d) anche da Giovanni XXIII, si veda la Lettera Enciclica “Mater et Magistra” (AAS 53 (1961),
p. 447); in tale documento leggiamo: “Dobbiamo proclamare solennemente che la vita umana va trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile, elevato, per i cristiani, alla dignità di sacramento. La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali”[338];
e) da Giovanni Paolo II, nei cui documenti ci sono vari passi indicanti l’infallibilità di Humanae Vitae; in particolare è importante citare qui questo suo testo: “In continuità con la tradizione viva della comunità ecclesiale lungo la storia, il recente Concilio Vaticano II e il magistero del mio predecessore Paolo VI, espresso soprattutto nell’enciclica Humanae vitae, hanno trasmesso ai nostri tempi un annuncio veramente profetico, che riafferma e ripropone con chiarezza la dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove della Chiesa sul matrimonio e sulla trasmissione della vita umana. Per questo, nella loro ultima assemblea, i padri sinodali hanno testualmente dichiarato: “Questo sacro sinodo, riunito nell’unità della fede col Successore di Pietro, fermamente tiene ciò che nel Concilio Vaticano II (cfr Gaudium et spes, n.50) e, in seguito,
nell’enciclica Humanae vitae viene proposto, e in particolare che l’amore coniugale deve essere pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita (Humanae vitae, n.11, e cfr nn. 9 e 12)”[339].
Si notino in particolare due cose nel testo:
– la sottolineatura della continuità della dottrina dell’Humanae vitae n. 14 con la Tradizione della Chiesa lungo la storia;
– la dichiarazione del Sinodo dei Vescovi riportata letteralmente dal Papa che, «nell’unità della
fede col Successore di Pietro», esprime esplicitamente la sua piena adesione all’insegnamento dell’Humanae vitae. [340]
f,3,1,1,3) Un articolo di mons. Melina.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Un altro articolo molto interessante è un’intervista a mons. Melina, di cui abbiamo già parlato come uno dei migliori teologi in ambito morale dell’ultimo secolo. In essa questo Prelato afferma: “Il nucleo fondante dell’enciclica Humanae Vitae si trova nei paragrafi 12 e 14. Il n. 12 esprime in termini positivi il principio della “connessione inscindibile, stabilita da Dio, che l’uomo di sua iniziativa non può rompere, tra il significato unitivo e il significato procreativo che sono entrambi inerenti all’atto matrimoniale” – una dottrina, si dice, “spesso esposta dal magistero”. Inoltre, si esprime in termini negativi come norma conseguente, al n. 14: “È esclusa qualsiasi azione che, prima, al momento o dopo il rapporto sessuale, sia specificamente intesa a prevenire la procreazione – sia come fine che come mezzo“… Queste affermazioni non possono essere interpretate come mere linee guida ideali valide per tutta la vita coniugale, perché l’insegnamento della Humanae Vitae fa esplicito riferimento ad ogni singolo atto coniugale. … Il n. 4 dell’enciclica del Beato Paolo VI afferma che … si fonda sulla “dottrina morale del matrimonio”, “fondata sulla legge naturale, illuminata e arricchita dalla rivelazione divina”, di cui il magistero della Chiesa non è l’autore, ma “custode e autentico interprete”. Si tratta quindi di un pronunciamento dottrinale, basato sulla legge naturale, ma che gode anche della luce della rivelazione, data in modo autentico. … Il teologo [Mons. Ferdinando] Lambruschini, quando presentò alla stampa l’enciclica Humanae vitae, pur negando che si trattasse di un atto solenne con la nota dell’infallibilità, la definì come un “pronunciamento autentico” della “dottrina cattolica“, con la qualifica di “non riformabilità“, che quindi chiedeva un “assenso leale e pieno, interiore ed esteriore“. Va anche sottolineato che una dottrina può essere infallibile, anche se non è stata insegnata con un atto solenne del Magistero, che ne definisce la formula. … L’insegnamento della Humanae Vitae fu insegnato da Paolo VI, Giovanni Paolo II e dai papi successivi, ricordando il costante giudizio dei vescovi cattolici su questo punto, come appartenente alla legge morale naturale, e quindi come verità definitiva, che la Chiesa non può cambiare. Questa dottrina di Humanae Vitae è stata poi accolta, e lo è stata da 50 anni, dal magistero ordinario dei vescovi, sparsi in tutto il mondo (segno di questo consenso è il Sinodo sulla Famiglia del 1980, e quello del 2014 e 2015). È necessario, quindi, concludere che questo insegnamento è definitivo, il che giustifica le chiare parole di san Giovanni Paolo II: “Ciò che la Chiesa insegna sulla contraccezione non appartiene a questioni liberamente contestabili tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre in errore la coscienza morale dei coniugi” (discorso 5 giugno 1987). Queste parole sono valide ancora oggi: chi mette in dubbio il valore irriformabile della dottrina della Humanae Vitae “trae in inganno la coscienza morale dei coniugi”. …
Lo sviluppo della dottrina può certamente avvenire a condizione che non significhi negazione o contraddizione con quanto il Magistero ha insegnato prima: eodem sensu, eademque substantia (Vaticano I). La coerenza vitale con la Tradizione, senza aggiunte spurie e senza perdita di elementi essenziali, è una condizione per lo sviluppo organico, come insegnò il beato John Henry Newman. …”[341]
Quindi la dottrina di Humanae Vitae che condanna la contraccezione non è un dogma e non è stata proclamata solennemente come tale ma è irreformabile, infallibile. Una dottrina può essere infallibile, anche se non dogmatica come spiegò efficacemente la Congregazione per la Dottrina della Fede[342]. L’insegnamento della Humanae Vitae fu ribadito dai Papi successivi e dai Vescovi come appartenente alla legge morale naturale e quindi come verità definitiva che la Chiesa non può cambiare, cioè come insegnamento infallibile.
f,3,1,1,4) Un intervento del prof. Finnis e un documento dei moralisti Ford e Grisez.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
In un significativo intervento intitolato “L’infallibilità dell’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione” e realizzato in un convegno alla fine del 2022 il famoso prof. Finnis[343], che fece parte anche della Commissione Teologica Internazionale, ha ribadito chiaramente l’infallibilità della dottrina cattolica che condanna la contraccezione.
Tale dottrina infatti soddisfa le quattro condizioni necessarie perché un insegnamento, magisteriale, abbia la nota di infallibilità, anche se non è stato formalmente definito.
Il testo magisteriale su cui si basa Finnis per fare tali affermazioni è il seguente: “Questa infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto, quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto. Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli che conferma nella fede i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32), sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale[344]. Perciò le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso della Chiesa, essendo esse pronunziate con l’assistenza dello Spirito Santo a lui promessa nella persona di san Pietro, per cui non hanno bisogno di una approvazione di altri, né ammettono appello alcuno ad altro giudizio. In effetti allora il romano Pontefice pronunzia sentenza non come persona privata, ma espone o difende la dottrina della fede cattolica quale supremo maestro della Chiesa universale, singolarmente insignito del carisma dell’infallibilità della Chiesa stessa[345]. L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro. A queste definizioni non può mai mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo che conserva e fa progredire nell’unità della fede tutto il gregge di Cristo[346].”(Lumen Gentium n. 25)
Come dice Finnis, nel caso della contraccezione siamo dinanzi ad un insegnamento, del Papa e dei Vescovi con Lui, che: è autorevole, è unico, riguarda questioni di morale, è da tenere in modo definitivo cioè come un elemento inscindibile e intangibile nell’adesione alla fede cattolica.
Finnis ha citato, a sostegno della sua tesi, il lavoro del gesuita padre John Ford e di Germain Grisez, due famosi professori americani di teologia morale, che scrissero nel 1978 un importante articolo su Theological Studies[347], “dimostrando con precisione” che “tutte e quattro le condizioni per un insegnamento infallibile” “sono certamente soddisfatte” per quanto riguarda la dottrina circa l’assoluto divieto della contraccezione.
Più precisamente affermarono i due autori che il loro lavoro intendeva sviluppare e completare l’argomentazione portata avanti da p. Ford e da Gerald Kelly in un altro articolo[348], scritto nel 1964, sulla forza vincolante della tradizione.
In tale articolo del 1964 veniva già affermata la infallibilità della dottrina circa l’assoluto divieto della contraccezione sulla base di una chiarissima e netta Tradizione a riguardo.
Il ragionamento dei coautori era in questo senso:
la Tradizione che afferma l’assoluta condanna degli atti contraccettivi in quanto atti gravemente peccaminosi è assolutamente costante e va certamente dal 1816 al 1963 circa, riguarda l’insegnamento della Chiesa cattolica su un punto così profondamente e intimamente connesso alla salvezza di milioni di anime, quindi è veramente un insegnamento vero, normativo e immutabile, altrimenti “la Chiesa che Dio ha istituito per interpretare la legge morale e guidare le anime sulla via della salvezza verrebbe meno sostanzialmente alla sua missione divina.”[349]
Come spiega l’articolo del 1978 di Grisez e Ford: “L’argomentazione che ora proponiamo intende sviluppare e completare l’argomentazione citata sopra sulla forza vincolante della tradizione. Il Concilio Vaticano II ha articolato le condizioni che devono essere soddisfatte affinché il magistero ordinario dei vescovi sparsi per il mondo proclami infallibilmente l’insegnamento di Cristo. Cercheremo di dimostrare che nel corso della tradizione queste condizioni sono state soddisfatte. Se queste condizioni sono state soddisfatte, allora il motivo per cui la tradizione è vincolante è chiaro: si tratta di un insegnamento divinamente garantito. Tali insegnamenti, una volta esposti, non possono essere successivamente contraddetti dalla Chiesa nel suo complesso.” [350]
Concludendo: per Grisez e Ford l’insegnamento della Chiesa circa l’assoluto divieto degli atti contraccettivi è parte del magistero ordinario infallibile in quanto presenta le condizioni necessarie per tale infallibilità affermate dal Concilio Vaticano II.
L’articolo del 1978 che stiamo esaminando sviluppa la sua trattazione attraverso varie sezioni:
1) la sezione iniziale introduce all’argomento;
2) la sezione 2 esamina le condizioni stabilite dal Vaticano II in base alle quali i vescovi dispersi nel mondo proclamano infallibilmente l’insegnamento di Cristo;
3) la sezione 3 afferma che i fatti dimostrano che l’insegnamento cattolico ricevuto sulla moralità della contraccezione è stato proposto infallibilmente dal magistero ordinario;
4) la sezione 4 offre ulteriori considerazioni e risponde ad alcune obiezioni;
5) la sezione 5 chiarisce il rapporto tra l’argomentazione attualmente proposta e l’argomentazione proposta da alcuni teologi nella Pontificia Commissione per lo Studio dei Problemi della Popolazione, della Famiglia e della Natalità al tempo di Paolo VI;
6)la sezione 6 presenta alcune osservazioni conclusive, con particolare riferimento alle dichiarazioni di alcuni episcopati nazionali in risposta all’Humanae vitae. [351]
L’articolo del 1978 di Grisez e Ford diede occasione per un’ampia discussione, con vari articoli di critica e di risposta sullo stesso argomento a cui parteciparono p. Sullivan SJ , p. Hallett SJ etc. e che si protrasse fino al 1993.[352]
La discussione si azzerò perché le affermazioni che nel frattempo il Papa s. Giovanni Paolo presentava, e che vedemmo più sopra, sostenevano sempre più efficacemente l’insegnamento per cui l’assoluta condanna degli atti contraccettivi in quanto atti gravemente peccaminosi apparteneva al magistero infallibile e irreformabile della Chiesa.
Come dissi più sopra: l’infallibilità della dottrina che condanna la contraccezione, in particolare dopo il Sinodo dei Vescovi del 1980 e le successive affermazioni di s. Giovanni Paolo II, apparve ormai assodata[353], perciò il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) ha affermato a questo riguardo: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).”
f,3,1,1,5) Altri articoli interessanti in questa linea.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Un interessante articolo è anche quello in cui, per rispondere a coloro che sostengono che Papa Paolo VI disse a mons. Lambruschini che la Humanae Vitae non è testo in cui si attua infallibilità, p. A. Bellon op ha giustamente affermato: “… per giudicare quanto avrebbe detto Paolo VI a mons. Lambruschini sarebbe necessario avere il testo delle precise parole, le quali peraltro dette confidenzialmente a un docente di teologia non costituiscono un atto di Magistero.
2. È certo invece che Paolo VI nell’Humanae vitae ha scritto: “Perciò, avendo attentissimamente vagliato la documentazione a noi offerta, dopo mature riflessioni e assidue preghiere, in virtù del mandato di Cristo a noi affidato, ora intendiamo dare la risposta a queste gravi questioni” (n. 6).”[354]
Il teologo domenicano precisa che le nette parole del Papa, in cui afferma di parlare “in virtù del mandato di Cristo” sono la risposta alle attese del Concilio infatti: “ … nella nota 14 del n. 50 della Gaudium et Spes si legge: “Alcune questioni che hanno bisogno di altre e più diligenti investigazioni, per ordine del Sommo Pontefice, sono state demandate alla commissione per lo studio della popolazione, della famiglia e della natalità, in modo che quando essa avrà terminato il suo lavoro, il Sommo Pontefice dia il giudizio. Stando così la dottrina del Magistero, il S. Sinodo non intende proporre immediatamente soluzioni concrete”.”
Che un Papa risponda a quanto richiestogli da un Concilio significa che la risposta è ovviamente di alto impegno magisteriale.
Paolo VI nell’Humanae Vitae non ha detto esplicitamente che si tratta di dottrina irriformabile e infallibile, ma certamente ne parla come dottrina di Cristo (HV 29) e dottrina praticamente sempre ribadita dalla Chiesa nei suoi asserti fondamentali. Giustamente p. Bellon precisa: “Non si tratta di opinione, ma di dottrina. Ora la dottrina della Chiesa, tanto in campo dogmatico quanto in quello morale, si evolve in maniera omogenea, mantenendo pertanto il medesimo senso e il medesimo contenuto (eodem sensu eademque sententia).”
Padre Bellon precisa quindi subito: “… quello che Paolo VI non ha detto espressamente lo ha detto esplicitamente Giovanni Paolo II:
“La prima, ed in certo senso la più grave difficoltà (sul nostro tema), è che anche nella comunità cristiana si sono sentite e si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa. Tale insegnamento è stato espresso vigorosamente dal Vaticano II, dall’enciclica Humanae vitae, dalla esortazione apostolica Familiaris consortio e dalla recente istruzione Donum vitae.
Emerge a tale proposito una grave responsabilità: coloro che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.
Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi.
Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).”
Aggiungo che di Humanae Vitae e della sua condanna degli atti intrinsecamente disordinati s. Giovanni Paolo II ne parla anche in Veritatis Spendor al n. 80 e in Evangelium Vitae.
Come precisa ancora p. Bellon, il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) afferma a questo riguardo: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).” [355]
Il professore domenicano americano Petri ha affermato, in questa linea, che l’insegnamento della Humanae vitae sulla contraccezione è un’istanza del magistero ordinario e universale, e come tale è irreformabile[356] anche il prof. Augusto Sarmiento ha detto praticamente la stessa cosa[357].
Purtroppo la “morale di situazione” che Papa Francesco e i suoi collaboratori stanno diffondendo rende lecita la contraccezione, come vedremo più avanti.
f,3,1,2) Un intervento illuminante del card. Sarah circa l’Humanae Vitae e la sua validità.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Il Cardinale Robert Sarah, il 4 agosto 2019, in occasione dei cinquant’anni della Humanae Vitae, ha tenuto una conferenza presso l’abbazia benedettina di Sainte Anne de Kergonan, in essa ha affermato anzitutto il contesto di ostilità in cui è nata l’Humanae Vitae e l’importanza di tale enciclica quindi ha riproposto ampiamente la famosa catechesi del 31.7.1968 tenuta da s. Paolo VI durante l’udienza pubblica nella quale il Pontefice spiegò “ La premessa, i motivi, le finalità dell’Enciclica «Humanae vitae»”, tale testo è molto importante per capire a fondo tale Enciclica, in esso il Papa afferma tra l’altro: “ … Riteniamo che vi sia noto il testo di questo documento pontificio, o almeno il suo contenuto essenziale, che non è soltanto la dichiarazione d’una legge morale negativa, cioè l’esclusione d’ogni azione, che si proponga di rendere impossibile la procreazione (n. 14), ma è soprattutto la presentazione positiva della moralità coniugale in ordine alla sua missione d’amore e di fecondità «nella visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna» (n. 7). … A voi diremo semplicemente qualche parola … su alcuni Nostri sentimenti … Il primo sentimento è stato quello d’una Nostra gravissima responsabilità. … dovevamo rispondere alla Chiesa, all’umanità intera; dovevamo valutare, con l’impegno e insieme con la libertà del Nostro compito apostolico, una tradizione dottrinale, non solo secolare, ma recente, quella dei Nostri tre immediati Predecessori; eravamo obbligati a fare Nostro l’insegnamento del Concilio da Noi stessi promulgato … Quante volte … abbiamo avvertito l’inadeguatezza della Nostra povera persona al formidabile obbligo apostolico di doverCi pronunciare al riguardo … Ci siamo valsi di molte consultazioni particolari di persone di alto valore morale, scientifico e pastorale; e, invocando i lumi dello Spirito Santo, abbiamo messo la Nostra coscienza nella piena e libera disponibilità alla voce della verità … e non abbiamo avuto dubbio sul Nostro dovere di pronunciare la Nostra sentenza nei termini espressi dalla presente Enciclica. …”[358]
Successivamente il Cardinale Sarah afferma: “A cinquant’anni dalla sua pubblicazione, questo magistero non solo manifesta la sua immutabile verità, ma rivela anche la lungimiranza con cui è stato affrontato il problema. … Cari amici, cari sposi se, in quanto cristiani, voi rifiutate la contraccezione … è … piuttosto perché voi sapete, attraverso l’insegnamento della Chiesa, che la contraccezione è intrinsecamente un male … essa distrugge la verità dell’amore e della coppia umana. … È bene sottolineare che questa verità dell’amore umano è accessibile alla ragione … Questo carattere ragionevole fonda l’affermazione di Paolo VI e di Giovanni Paolo II: “Le norme morali di Humanae Vitae fanno parte della legge naturale. Ogni uomo di buona volontà può intuire e capire che un comportamento contraccettivo è contrario alla verità umana dell’amore coniugale”[359]… San Giovanni Paolo II afferma con forza che la norma morale formulata in Humanae Vitae fa parte della Rivelazione divina. … Attraverso l’Enciclica Humanæ Vitae, la Chiesa trasmette solo ciò che ha ricevuto da Dio stesso. Non ha, non avrà mai il potere di cambiare nulla. La norma morale della Humanæ Vitæ “appartiene non solo alla legge morale naturale, ma anche all’ordine morale che Dio ha rivelato: anche da questo punto di vista, essa non potrebbe essere diversa, ma solo e solo quella che le trasmette la Tradizione e il Magistero”[360] … La Chiesa non fa che trasmettere la verità ricevuta da Dio e conosciuta per mezzo della ragione. Ebbene, non c’è che la verità che ci renda liberi! ”[361]
Il Cardinale afferma che accogliere Humanae Vitae è principalmente questione di ascoltare e accogliere la Parola di Dio, la rivelazione di Dio. La Chiesa trasmette attraverso questo insegnamento della Humanae Vitae solo la verità ricevuta da Dio e conosciuta dalla ragione illuminata da Dio.
Il Cardinale poi spiega che mente chi dice che ci sono situazioni concrete che possono giustificare la contracczione: essa è sempre un male morale, è intrinsecamente malvagia e distrugge sempre l’amore degli sposi; le circostanze o le intenzioni non possono mai trasformare un atto che è intrinsecamente disonesto in un atto che sia ‘soggettivamente’ onesto o difendibile come scelta.(Cfr. VS 81)
Quindi il porporato africano ha invitato specialmente i sacerdoti a parlare chiaramente anche su questi punti delicati della dottrina cattolica: non bisogna abbandonare le coppie sulla via larga, ma occorre guidarli sulla via stretta della santità.
Riguardo a tale santità il Cardinale ha sottolineato varie cose estremamente importanti in relazione alla nostra natura, come vedremo qui di seguito.
1) A fondamento di ogni santità sta l’amore di Dio che consiste nel volere ciò che Lui vuole, e ciò che Lui vuole è iscritto anche nella nostra natura.
2) Per amare veramente Dio occorre decifrare il disegno che il Creatore ha inscritto nella nostra natura e attuarlo.
Benedetto XVI, nella “Caritas in veritate” affermò che la natura è l’espressione di un progetto di amore e di verità, tale natura ci precede e Dio ce la ha data come ambiente di vita, è opera mirabile del Creatore, che porta in sé una “grammatica” che indica uno scopo e dei criteri affinché venga utilizzata saggiamente e non sfruttata arbitrariamente.[362]
Occorre quindi seguire questa “grammatica” per amare veramente Dio.
3) Dobbiamo entrare nella logica di ricevere la natura, la nostra stessa natura, come un dono del Creatore. Non dobbiamo quindi dominare o manipolare arbitrariamente la natura, la nostra stessa natura, ma vivere in relazione ad essa nella luce della Verità che Dio ci dona.
Attraverso la nostra natura si avvicina a noi e si rivela l’autore della natura: il Creatore.
Come dice san Giovanni Paolo II: il carattere virtuoso del comportamento che si esprime nella regolazione “naturale” della fecondità è fedeltà alla persona del Creatore e Signore dell’ordine che si manifesta nella Legge naturale.[363]
4) Si tratta di conformare tutta la propria vita all’ordine della Creazione iscritto nella nostra natura, ciò presuppone, negli sposi, vera carità coniugale, vera temperanza e padronanza di sé; è tutta un’arte da vivere, una spiritualità, un modo di santità propriamente coniugale!
Tale conformazione all’ordine della creazione porta nella vita familiare frutti di serenità e di pace, e facilita la soluzione di altri problemi. (Cfr. Humanae Vitae n.21)
5) I “metodi naturali” vanno vissuti in un contesto di virtù cristiane, essi richiedono una vera spiritualità coniugale che, in particolare attraverso il dono della pietà, ci fa ricevere tutto da Dio come da un Padre, nell’adorazione della Maestà divina e quindi nella santità.
Rifiutare l’Humanae Vitæ, come diceva s. Giovanni Paolo II, equivale a mettere in discussione l’idea stessa della santità di Dio infatti le norme morali fissate da tale enciclica sono semplicemente l’esigenza, dalla quale nessuna circostanza può dispensare, della santità di Dio alla quale ogni persona umana è chiamata a partecipare concretamente.[364]
In questa linea, s. Giovanni Paolo II affermava che rifiutare l’Humanæ Vitæ equivale a rendere vana la Croce di Cristo. Perché il Verbo incarnandosi ci ha ricreati nella santità originaria, che deve esprimersi nella nostra attività quotidiana, portando dietro a Lui la Croce nell’attuazione della sua volontà e quindi nell’attuazione della sua Legge che la Chiesa ci notifica. Sottrarsi dalla Croce e dalla Legge divina è rendere vana la Croce. Il Matrimonio cristiano scaturisce dalla Croce e implica la sequela di Cristo sulla via della Croce, è impossibile entrare nell’Amore senza entrare nella sofferenza, senza morire come Cristo.
Il Cardinale ha invitato quindi i coniugi ad entrare in questo cammino regale di santità coniugale, cammino che a volte richiede eroismo.
Il prelato ha, infine, concluso la conferenza[365] ricordando che, come ha detto Benedetto XVI in occasione del 40° anniversario della Humanae Vitae : “Ciò che era vero ieri resta vero oggi. La verità espressa in Humanæ Vitae non cambia.”[366]
Concludo anche io il mio paragrafo sottolineando che le parole forti e illuminanti del Cardinale africano vanno capite a fondo: esse sono una risposta, indiretta ma chiara, all’azione che il Papa Francesco, con i suoi seguaci, sta portando avanti per la legittimazione della contraccezione, come vedremo meglio più avanti.
f,3,1,3) Il caso di stupro e altri casi estremi: è lecito in tali situazioni fare ricorso alla contraccezione per evitare la gravidanza?
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
La dottrina cattolica insegna che se la persona è malata e appunto per curare tale malattia deve prendere dei farmaci che comportano la sterilizzazione temporanea o perpetua occorre gestire a livello morale il caso sulla base delle regole circa le azioni dal duplice effetto.
Un famoso testo di bioetica offre precise risposte a riguardo: “… è lecito compiere un’azione (o ometterla deliberatamente) anche quando questa scelta comporta (…) un effetto cattivo, alle seguenti condizioni:
– che l’intenzione dell’agente sia informata dalla finalità positiva
– che l’effetto diretto dell’intervento sia quello positivo
– che l’effetto positivo sia proporzionalmente superiore o almeno equivalente all’effetto negativo
– che l’intervento (…) non abbia altri rimedi esenti da effetti negativi”[367].
Il problema quindi si risolve nel senso che è lecito realizzare una azione dal duplice effetto che ha anche effetti cattivi quando si verificano, più precisamente, tutte insieme le seguenti condizioni.
1)“L’atto realizzato deve essere in se stesso buono, o quanto meno indifferente.”[368] Se alcuni effetti sono cattivi, l’atto però deve essere buono o indifferente. S. Paolo scrive : “E non è come alcuni ci fanno dire: «Facciamo il male perché ne venga il bene»; essi ci calunniano ed è giusto che siano condannati.” (Rm 3, 8). S. Paolo VI afferma: “In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene (Rm 3,8), cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali” [369]
2)L’effetto buono si deve raggiungere immediatamente e non attraverso quello cattivo. L’effetto diretto dell’intervento deve essere quello positivo e quello negativo deve essere indiretto.[370] Se l’effetto diretto dell’intervento è quello negativo, il male è voluto direttamente.[371]
3)La persona deve avere un’intenzione retta e quindi tale intenzione deve essere orientata all’effetto buono e non a quello cattivo, altrimenti il male sarebbe in sé volontario o almeno sarebbe voluto, perciò si richiede anche che non vi sia pericolo prossimo di consentire al male o di approvarlo.[372]
4) Deve esistere una ragione di porre in essere la causa che produce il duplice effetto e occorre che tale ragione sia proporzionatamente grave, cioè deve esistere proporzionalità tra il bene che si intende e il male che si tollera: non è moralmente giustificato porre in essere una procedura che ha per effetto anche l’aborto al fine di evitare disturbi leggeri.[373]
“La suddetta proporzionalità esige che l’effetto buono sia tanto più importante quanto:
a) più grave sia il male tollerato;
b) più vicinanza esista tra l’atto realizzato e la produzione del male …. ;
c) maggiore sia la certezza dell’effetto cattivo … ;
d) maggiore sia l’obbligo di impedire il male … ”[374]
Quindi nel caso che si attuassero simultaneamente le condizioni per attuare lecitamente un atto dal duplice effetto che comporti appunto come effetto secondario la sterilizzazione totale o parziale o la contraccezione, tale atto potrebbe essere praticato.
Ma cosa accade in caso di stupro e in casi affini? Si può usare in tali situazioni il contraccettivo per evitare di rimanere incinta?
Secondo importanti moralisti il divieto della contraccezione riguarda in particolare il caso di rapporti intimi liberamente scelti, secondo loro le norme circa la sterilizzazione si riferiscono ad un’attività sessuale prevista e liberamente scelta[375]. Un famoso documento della Congregazione per la Dottrina della Fede affermava in questa linea che: “ … la sterilità per se stessa intesa, infatti, non è orientata al bene integrale della persona rettamente inteso, «nell’osservanza del retto ordine delle cose e dei beni»,(3) dal momento che è contraria al bene morale della persona, che è il bene più alto, privando di proposito la prevista e liberamente scelta attività sessuale di un elemento essenziale. …Quanto alla condotta da seguire negli ospedali cattolici: a) Ogni loro cooperazione che implichi istituzionalmente approvazione o consenso a interventi che in se stessi (cioè per loro natura e condizione) sono diretti a scopo contraccettivo, cioè ad impedire gli effetti connaturali degli atti sessuali deliberatamente compiuti dal soggetto sterilizzato, è assolutamente proibita.” [376]
Quindi la contraccezione appare vietata quando riguarda l’attività sessuale liberamente voluta; mentre, in caso di rapporti intimi coatti, come il caso di stupro, la situazione, secondo famosi moralisti, cambia[377].
Va notato che lo stupro può attuarsi in un rapporto coniugale o al di fuori di esso.
La Humanae Vitae al n. 13 dichiara chiaramente illecito il rapporto coniugale imposto all’altro coniuge senza riguardo alle sue condizioni e ai suoi desideri, cioè appunto lo stupro.
Il rapporto sessuale attuato fuori del matrimonio è di per sé illecito e se realizzato attraverso uno stupro è doppiamente illecito.
Il caso dello stupro è un caso di rapporto intimo intrinsecamente peccaminoso, e il caso che qui in particolare voglio esaminare è quello in cui la persona stuprata non vuole il rapporto e neppure l’effetto di esso, cioè la gravidanza; in tale caso, in forza del principio di legittima difesa si ritiene, da parte di alcuni moralisti, che siano leciti la sterilizzazione e l’uso di contraccettivi, quando si verificassero simultaneamente le condizioni di:
1) violenza fisica (o incapacità mentale di consenso libero);
2) necessità di non procreare per ragioni gravi;
3) inesistenza di altra via per impedire il concepimento.[378]
In questa linea, come spiega S. Magister : “Era il 1961, e la questione se fosse lecito che delle suore in pericolo d’essere violentate ricorressero a degli anticoncezionali, in una situazione di guerra come quella che imperversava allora in Congo, fu sottoposta a tre autorevoli teologi moralisti:
– Pietro Palazzini, all’epoca segretario della sacra congregazione del concilio e in seguito fatto cardinale;
– Francesco Hürth, gesuita, professore alla Pontificia Università Gregoriana;
– Ferdinando Lambruschini, professore alla Pontificia Università del Laterano, in seguito arcivescovo di Perugia.
I tre formularono assieme i rispettivi pareri in un articolo sulla rivista di area Opus Dei “Studi Cattolici”, numero 27, 1961, pp. 62-72, sotto il titolo: “Una donna domanda: come negarsi alla violenza? Morale esemplificata. Un dibattito”.
I tre erano tutti favorevoli ad ammettere la liceità di quell’atto, sia pure con argomenti tra loro diversi. E questo parere favorevole non solo passò indenne al vaglio tutt’altro che remissivo del Sant’Uffizio, ma divenne dottrina comune tra i moralisti cattolici di ogni scuola.” [379]
Le parole di S. Magister non appaiono precise e ugualmente imprecise appaiono le parole di G. Gennari secondo cui nel 1961 questi tre famosi moralisti affermarono che è lecito l’uso degli anticoncezionali da parte di suore che rischiano di essere violentate e i 3 pareri suddetti non furono contrastati da nessuno: “… anzi, agli interventi dei tre autorevoli teologi moralisti altri ugualmente favorevoli si aggiunsero, come quelli di Marcelino Zalba e Joseph Fuchs, docenti nella Pontificia Università Gregoriana[380].”[381]
Contrariamente a quanto dicono Magister e Gennari vari moralisti, tra cui E. Lio, come vedremo più avanti, non accettarono i pareri suddetti.
Nella linea di tali pareri pare andare, invece, il prof. Melina secondo cui occorre distinguere bene con San Tommaso d’Aquino (e con “Veritatis Splendor” n. 78) tra specie fisica e specie morale di un atto.
In quanto a specie fisica la contraccezione è definibile come “assumere una pillola anovulatoria” o “usare un preservativo”, ma questa descrizione non è moralmente significativa.
Invece come specie morale, la contraccezione implica due intenzioni:
(1) volere un atto sessuale;
(2) volerlo privare della sua capacità procreativa.
L’assolutezza della norma morale negativa vale solo in riferimento alla specie morale. In questo senso assumere una pillola anovulatoria (non abortiva o antinidatoria) per evitare la possibilità di concepire, a causa di uno stupro, in pericolo imminente e altrimenti inevitabile, non è contraccezione e non implica nessuna eccezione alla norma morale negativa che la proibisce.
Come vedremo meglio più avanti il 18 febbraio 2016 in una conferenza stampa sul volo di ritorno dal Messico, a una domanda sul pericolo del virus Zika e sulla possibilità di concedere alle donne di abortire considerandolo un male minore Papa Bergoglio ha detto: “Riguardo al “male minore”: evitare la gravidanza è un caso (parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento). Paolo VI, il grande, in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. … evitare la gravidanza non è un male assoluto e, in certi casi, come in quello che ho menzionato del beato Paolo VI, era chiaro.” [382] Le dichiarazioni di Francesco vennero interpretate come un via libera all’uso della contraccezione artificiale, l’allora portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dovette dunque precisare: “«(…) Il Papa distingue poi nettamente la radicalità del male dell’aborto come soppressione di una vita umana e invece la possibilità di ricorso a contraccezione o preservativi per quanto può riguardare casi di emergenza o situazioni particolari, in cui quindi non si sopprime una vita umana, ma si evita una gravidanza. Ora non è che lui dica che vada accettato e usato questo ricorso senza nessun discernimento, anzi, ha detto chiaramente che può essere preso in considerazione in casi di particolare emergenza. L’esempio che ha fatto di Paolo VI e della autorizzazione all’uso della pillola per delle religiose che erano a rischio gravissimo e continuo di violenza da parte dei ribelli nel Congo, ai tempi delle tragedie della guerra del Congo, fa capire che non è che fosse una situazione normale in cui questo veniva preso in considerazione. E anche – ricordiamo per esempio – la discussione seguita ad un passo del libro intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”, in cui egli parlava a proposito dell’uso del condom in situazioni a rischio di contagio, per esempio, di Aids. Allora il contraccettivo o il preservativo, in casi di particolare emergenza e gravità, possono anche essere oggetto di un discernimento di coscienza serio. Questo dice il Papa.”[383]
Diciamo subito che la storia dell’autorizzazione data da Paolo VI alle suore africane perché prendessero la pillola contraccettiva non trova precise conferme, sembra una leggenda vaticana.[384]
I pareri positivi di alcuni grandi moralisti c’erano perché le suore prendessero i contraccettivi per evitare gravidanze in caso di stupro ma, per quanto consta, i Papi non si mossero mai nel senso di tali pareri e anzi certi documenti vaticani sembrano affermare qualcosa di ben diverso, cioè sembrano affermare che la sterilizzazione diretta è sempre vietata anche se lo scopo è la legittima difesa di persona che non vuole l’atto di unione sessuale e non vuole la gravidanza, come mi pare si evinca da questo testo: “Ogni sterilizzazione che per se stessa, cioè per sua propria natura e condizione, ha per unico effetto immediato di rendere la facoltà generativa incapace di procreare, dev’essere considerata sterilizzazione diretta, nel senso in cui questo termine è inteso nelle dichiarazioni del Magistero pontificio, specialmente di Pio XII.[385] Perciò, nonostante ogni soggettiva buona intenzione di coloro i cui interventi sono ispirati alla cura o alla prevenzione di una malattia fisica o mentale prevista o temuta come risultato di una gravidanza, siffatta sterilizzazione rimane assolutamente proibita secondo la dottrina della Chiesa.” [386] La “Nuova Carta degli Operatori Sanitari” afferma molto significativamente: “In particolare, la sterilizzazione volontaria, sia permanente che temporanea, volta a conseguire direttamente l’infertilità, sia maschile sia femminile, è sempre moralmente illecita e da escludere[387], in quanto contraddice l’inviolabilità della persona e della sua integrità fisica precludendone l’apertura alla vita.[388]”[389]
Il p. Lio, famoso professore della Lateranense a partire dagli anni ‘50, basandosi sui dati magisteriali a sua disposizione, e in opposizione ai pareri di Hurth, Palazzini e Lambruschini, ritenne illecito l’uso della pillola anticoncezionale per proteggere una donna da un eventuale gravidanza causata da un possibile stupro; considerò tale uso contrario a Humanae Vitae n. 14 e spiegò che la sterilizzazione diretta anche se temporanea è assolutamente vietata,[390] la sua posizione è nella linea di un altro moralista: L. Bender [391]; il domenicano Lumbreras in un articolo del 1964 ritenne in questa linea che l’uso di contraccettivi per evitare uno stupro è sterilizzazione diretta, tuttavia questo autore non dichiarò illecito assolutamente tale uso in questo caso infatti egli lasciò aperta la porta alla validità della distinzione portata da p. Hürth e da mons. Palazzini per cui sarebbe lecita la sterilizzazione diretta assoluta (cioè pura e semplice, che vuole la sterilizzazione indipendentemente dall’atto sessuale e non per l’atto sessuale) ma sarebbe vietata quella relativa (cioè quella per cui si vuole l’atto sessuale ma non si vogliono gli effetti di esso e perciò si vuole la sterilizzazione)[392].
Dio ci illumini.
f,3,2) Aperture più o meno nette alla liceità della contraccezione di autori particolarmente significativi per Papa Francesco.
f,3,2,1) Alcune interessanti affermazioni di p. Häring.
Papa Francesco ha detto a un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016 che per procedere in campo morale «il discernimento, la capacità di discernere, è l’elemento chiave» ma “in una certa quantità di seminari è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”; quindi Bergoglio ricorda che negli anni Sessanta lui e i suoi compagni furono educati a una «scolastica decadente», e spiega che la «rifioritura» della teologia morale si è avuta con il teologo Bernhard Häring. [393]
Il Papa loda Häring, ma costui è stato un forte oppositore dell’Humanae Vitae [394] come nota anche R. de Mattei [395].
Dopo che Paolo VI pubblicò l’Humanae Vitae nel 1968, in cui insegnò inequivocabilmente che “ogni atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita umana” e definì l’uso della contraccezione “intrinsecamente sbagliato”, Häring spese le sue energie nel criticare Paolo VI, perciò fu indagato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) negli anni ’70 per il suo libro del 1972 Medical Ethics, dove presenta un concetto di salute che permetterebbe a una coppia di usare la contraccezione se lo riteneva il mezzo migliore per aiutarli a realizzare la loro vocazione totale, un principio condannato nell’Humanae Vitae.[396]
Una critica molto importante del testo del moralista tedesco apparve su “La rivista del clero italiano” nel 1976 a firma di mons. Caffarra il quale evidenziava alcuni problemi di carattere generale afferenti all’interdisciplinarietà nella relazione tra scienze umane e teologia e alcuni problemi particolari che si sostanziano in:
1) una sorta di relativismo soggettivista che apre le porte in alcuni casi alla contraccezione, legittimandola;
2) una falsa precisazione del momento in cui l’embrione diventa uomo per cui fino al quarantesimo giorno dopo il concepimento sarebbe possibile abortire.[397]
Nel 1988 apparve su “The Tablet” una lettera inviata da p. Häring al Papa per criticare alcune affermazioni di mons. Caffarra, un altro famoso moralista, che era molto vicino al Pontefice di allora, s. Giovanni Paolo II.
Mons. Caffarra aveva realizzato un importante intervento in un congresso sulla Humanae Vitae criticando fortemente i moralisti che la contrastavano; in esso evidenziava in particolare la fondamentale carica anti-umana e anti-teista che emergeva negli scritti di tali moralisti.[398]
Per Caffarra l’attacco alla dottrina dell’Humanae Vitae e quindi alla condanna assoluta e radicale della contraccezione era inestricabilmente unito a problemi più profondi di dottrina morale e in particolare a questioni attinenti gli atti intrinsecamente malvagi e la coscienza morale. [399]
P. Haring in tale lettera si opponeva fortemente alle affermazioni di mons. Caffarra dicendo tra l’altro: “Ho davanti a me il testo della conferenza … presentata dal Professor Mgr Carlo Caffarra al congresso dei teologi morali che voi avete particolarmente onorato ricevendone e salutandone i partecipanti. Il livello dottrinale è molto al di sotto del dovuto. … L’affermazione di Caffarra cade in un contesto in cui egli usa idee molto astratte, remote dalla vita, accanto a indimostrate asserzioni sulla tradizione, nello sforzo di provare che la norma enunciata da Humanae Vitae (il bando dei metodi di controllo artificiale delle nascite) non ammette nessuna eccezione in nessun caso. … ”.
Secondo il moralista tedesco: “A fianco praticamente dell’intera tradizione delle Chiese orientali e di una larga parte della tradizione cattolica romana, S. Alfonso Liguori insegnava che persino in questioni di legge naturale c’è spazio per l’epikeia (ricerca dello spirito della legge piuttosto che della lettera) (Theologia moralis l:I:tr.II, c.IV n. 201). Con ciò, naturalmente, egli non intendeva le norme supreme del comandamento, inscritto nei nostri cuori, di amare Dio e il prossimo. Pur tuttavia, egli applica esplicitamente le possibilità dell’epikeia al coitus interruptus, che a quel tempo era il solo metodo non-magico di controllo delle nascite, e alla cooperazione di una moglie consapevole che il marito ha intenzione di usare questo metodo. Come altri teologi morali del tempo, anch’egli insegna che il coitus interruptus in se stesso contraddice il senso procreativo dell’atto coniugale, e che perciò va respinto, ma fa esplicita menzione di casi in cui la coppia ha buone ragioni per non volere che l’atto coniugale porti al concepimento. Anch’egli attribuiva un alto valore all’astensione, ma lasciava ugualmente aperta la possibilità dell’epikeia per una giusta causa (iusta ex causa).”[400]
Ho consultato il testo di s. Alfonso ed è evidente che un tale testo riguarda le norme universali affermative e non quelle negative di cui parla lo stesso s. Dottore precisando che le prime obbligano sempre ma non ad sempre mentre le seconde obbligano sempre e per sempre (Theologia moralis l. I, tr.II, n. 101). Inoltre stranamente il moralista tedesco non cita nessun testo in cui lo stesso s. Dottore si dice favorevole al coito interrotto, facendo però una ricerca diretta ho potuto verificare che s. Alfonso in Theologia moralis l. VI tr. VI n. 954 afferma quanto segue:
“ Possunt quidem conjuges ex gravi causa aliquid facere, ex quo per accidens sequatur effusio seminis. Peccant tamen, si in usu matrimonii vel post usum faciant aliquid quo impediae tur conceptio, aut semen conceptum rejiciatur. – Ratio prioris est, quia non impeditur generatio, ne indirecte quidem; sed tantum permittitur ut non fiat: quod licet ex causa rationabili. Ratio posterioris, quia agunt contra fidem et finem principalem matrimonii. – Unde tales non excusat paupertas imminens aut periculum ex partu.
Unde resolves:
1) Licite interrumpitur actus conjugalis, etsi ex naturae concitatione sécutura sit pollutìo , dummodo sit justa causa interrumpendi; v. gr. si ex contìnuatìone immineat periculum morbi, vel mortis ab hoste, vel aliquis alius interveniat. ”[401]
Che significa “I coniugi possono certamente fare qualcosa per una grave causa, da cui consegue l’emissione accidentale di seme. Tuttavia, peccano se durante l’uso del matrimonio o dopo l’uso fanno qualcosa che impedisce il concepimento, o il seme concepito viene respinto. – Il primo motivo è che la generazione non viene impedita, nemmeno indirettamente; ma è solo lecito che non avvenga: il che è lecito per una causa ragionevole. Il secondo motivo è che agiscono contro la fede e il fine principale del matrimonio. – Quindi tali persone non sono scusate dall’imminente povertà o dal pericolo del parto.
Da ciò decidi:
1) L’atto coniugale è lecitamente interrotto, anche se dall’eccitazione della natura deriva l’emissione seminale, purché vi sia una giusta causa per l’interruzione; ad esempio, se dalla continuazione c’è pericolo imminente di malattia, o morte per un nemico, o interviene qualcun altro.”
Inquadrando adeguatamente le affermazioni di s. Alfonso dobbiamo ritenere che egli condanni la contraccezione e dica semplicemente che in alcuni casi i coniugi possono interrompere il coito per gravi ragioni anche se da ciò derivi accidentalmente l’emissione seminale, come per es. nel caso che essi stiano in una stanza d’albergo e il proprietario mostri bussi alla porta per ucciderli.
Tale interruzione non si configura come contraccezione che è: “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.”[402]
P. Häring, quindi, dobbiamo ritenere che non abbia capito a fondo ciò che diceva s. Alfonso e non abbia neppure consultato a fondo la dottrina magisteriale e tradizionale che condanna radicalmente gli atti contraccettivi.
Nella lettera il moralista tedesco si mostra piuttosto contrario all’idea che gli atti contraccettivi siano sempre e per sempre gravemente peccaminosi e quindi illeciti, tuttavia Häring domanda ciò al Papa dicendo: “… i mezzi di contraccezione artificiali meritano una condanna in ogni circostanza? La maggior parte dei teologi morali affianca S. Tommaso d’Aquino nell’insegnare che, più una norma morale derivata è complessa e remota dal principio supremo dell’amore, tanto minore è il suo grado di certezza e tanto meno esclude l’applicazione dell’epikeia.”[403]
Qui Häring cita probabilmente, senza indicarlo precisamente un testo che ritroviamo nell’Amoris Laetitia e cioè la Somma Teologica di s. Tommaso I-II q. 94 a. 4, come Amoris Laetitia; il moralista tedesco non si accorge che ciò che lui stesso dice non vale per le norme generali negative che, come dice s. Tommaso e s. Alfonso, valgono sempre e per sempre e appunto la contraccezione è vietata sempre e per sempre.
Secondo il moralista tedesco: “… Carlo Caffarra non distingue tra le situazioni effettive in cui la procreazione sarebbe auspicabile e quelle in cui sarebbe irresponsabile. Come esempio, prendiamo il genere di caso di fronte al quale mi sono trovato ripetutamente: una donna che soffre di psicosi da gravidanza avendo già messo al mondo figli con tare genetiche. Ginecologi e psichiatri sono convinti che la donna potrà tornare a vivere una vita coniugale ed esser restituita alla sua famiglia per poter crescere i suoi figli handicappati, se, attraverso una combinazione di sterilizzazione e psicoterapia, potrà esser liberata dalla sua paura psicotica. Il teologo morale rigoroso dice “No”, sulla base del fatto che gli organi riproduttivi della donna sono sani. In altri, non rari casi, l’insistenza rigorosa sulle norme della Chiesa porta il matrimonio ad un punto di rottura: nel caso in questione, la “pianificazione famigliare naturale” non è applicabile; il marito si aliena dalla moglie a causa dell’obbedienza di quest’ultima alla Chiesa, e si aliena anche dalla Chiesa, irritato dal suo rigorismo.”
Evidentemente per Häring non era concepibile che l’atto contraccettivo fosse sempre e per sempre vietato … ma la Tradizione e l’Humanae Vitae affermano tale assoluto divieto.
Come aveva già detto Caffarra nel 1976 in un articolo critico su Häring, questo autore mostra di dibattersi in una specie di relativismo soggettivista che lo porta a non accettare il divieto assoluto della contraccezione.[404]
f,3,2,2) Aperture di mons. Fernández, presunto ghostwriter di Amoris Laetitiae, alla liceità della contraccezione.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Ripeterò qui alcune cose dette già più sopra, per precisare meglio ciò che riguarda l’argomento di questo paragrafo.
Colui che è considerato da alcuni il ghostwriter dell’Amoris Laetitia, mons. V. M. Fernández, stretto collaboratore del Papa e che ora è Cardinale e Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, scrisse un articolo nel 2006 intitolato: “La dimensión trinitaria de la moral II: profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est””, Revista Teología, Tomo XLIII, Nº 89, 2006. [405]
Appunto in tale articolo del 2006 che evidentemente deve essere stato seguito su vari punti da chi ha scritto l’Amoris Laetitia, come dimostra un attento confronto dei due testi, mons. Fernández afferma (pag. 150) che c’è anche il caso di un’astensione sessuale che contraddice la gerarchia cristiana di valori coronati dalla carità, non possiamo chiudere gli occhi, ad esempio, davanti alla difficoltà che una donna ha quando percepisce che la stabilità della famiglia è messa a rischio sottoponendo il marito non praticante a periodi di continenza, in tal caso, un rifiuto inflessibile di qualsiasi uso del preservativo farebbe prevalere il rispetto di una norma esterna sul grave obbligo di prendersi cura della comunione amorevole e della stabilità coniugale che la carità richiede più direttamente. [406]
L’affermazione di mons. Fernández è evidentemente radicalmente errata.
La carità, vedemmo nel I volume, ci fa osservare i comandamenti e non ci fa commettere peccato e soprattutto non ci fa commettere peccato grave, ma l’uso del preservativo e più generalmente la contraccezione è un evidente peccato grave, è un atto intrinsecamente malvagio che mai può essere scelto, come ho detto più sopra.
Come vedemmo, in un articolo del 2011 mons. Fernández torna sull’articolo del 2006 che abbiamo esaminato, e riguardo alla questione dell’uso del condom afferma: “En el artículo (pág . 150) pongo el ejemplo de una mujer que, por preservar el amor y la estabilidad familiar, no rechaza el uso del preservativo (cooperación material al pecado del cónyuge). Pretendo decir que, ante un conflicto de deberes, el cuidado del amor y la estabilidad familiar es una exigencia más directa de la caridad porque es un bien mayor por el cual puede ser lícito tolerar un mal comportamiento. … Es lo que en la moral clásica se expresa como cooperación sólo material y proporcionada en el mal.”[407]
Quindi secondo mons. Fernández la donna che, per preservare l’amore e la stabilità familiare, non rifiuta l’uso del preservativo (cooperazione materiale con il peccato del coniuge) sta solo compiendo una cooperazione materiale e proporzionata al male. Purtroppo anche dicendo questo mons. Fernández commette un grave errore perché per aversi cooperazione materiale e proporzionata al male l’atto che si pone in essere non deve essere oggettivamente malvagio, più ampiamente questa cooperazione può essere lecita :
“ … quando si danno congiuntamente queste tre condizioni:
l’azione del coniuge cooperante non sia già in se stessa illecita; (Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 2795, 3634) esistano motivi proporzionalmente gravi per cooperare al peccato del coniuge; si cerchi di aiutare il coniuge (pazientemente, con la preghiera, con la carità, con il dialogo: non necessariamente in quel momento, né in ogni occasione) a desistere da tale condotta.”[408]
Le risposte del s. Uffizio citate[409] affermano chiaramente che l’atto della donna che accetta passivamente l’uso del preservativo da parte del marito nel rapporto intimo con lei è un atto intrinsecamente illecito … quindi la cooperazione della donna che accetta l’uso del preservativo nel rapporto intimo è gravemente illecita e non è cooperazione materiale lecita al peccato.
Mons. Caffarra affermò che la cooperazione di una donna che accetta l’uso del condom del marito è formale e quindi per sé illecita[410].
Fernández non ha mai ritrattato questi suoi errori e nonostante ciò Papa Francesco ha continuato a sostenerlo, a tenerlo vicino a sé ed a promuoverlo, non lo ha mai corretto pubblicamente anzi lo ha messo a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede; ricordo che: chi all’errore manifesto non resiste, pur potendo e dovendo farlo, è ritenuto un fautore dello stesso errore. “Qui errori manifesto non resistit , cùm possit et debeat , eum approbare censetur.”[411] Nello stesso testo citato da Bellarmino leggiamo che colui che all’errore non si oppone lo approva, chi non difende la verità la opprime. [412]
Vedremo nelle prossime pagine come in realtà il Papa stesso sta operando in vario modo per la legittimazione della contraccezione.
f,3,3) Aperture di Papa Francesco alla liceità della contraccezione.
Il famoso vaticanista S. Magister aveva capito e scritto già nel 2018 che il Papa argentino stava aprendo alla legittimazione della contraccezione, in un articolo intitolato significativamente: “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, in esso, tra l’altro affermava “A mezzo secolo di distanza, l’enciclica contro i metodi artificiali di regolazione delle nascite … cede ormai il passo a una sua radicale re-interpretazione, a un “cambio di paradigma” indubitabilmente voluto e incoraggiato da Papa Francesco in persona. … “tutto dipende da come ‘Humanae vitae’ viene interpretata”, non manca di chiosare ogni volta Papa Francesco. Perché “la questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare”. Detto e fatto.” A dare piena manifestazione autorevole al “nuovo paradigma interpretativo di “Humanae vitae”, con un esplicito via libera ai contraccettivi artificiali, è intervenuto un teologo dei più accreditati presso l’attuale papa, Maurizio Chiodi, professore di teologia morale ”[413] … sottolineo: esplicito via libera ai contraccettivi artificiali!
Più precisamente l’azione di Papa Francesco in ordine alla legittimazione degli atti contraccettivi si è attuata su un triplice livello.
1) Ad un livello di dottrina morale “fondamentale”, in modo indiretto.
Attraverso la teologia morale perversa e falsa di papa Francesco diffusa con l’Amoris Laetitia con la sua cancellazione della dottrina dell’obbligatorietà dei precetti negativi, le sue attenuanti e i suoi condizionamenti, la sua dottrina sulla coscienza morale, il suo discernimento, il suo principio del “bene possibile”, è offerta a livello fondamentale una buona possibilità per la legittimazione della contraccezione e anche per l’amministrazione dei Sacramenti a chi pratica la contraccezione e non vuole farne a meno.
2) Ad un livello di dottrina morale speciale, attraverso le parole dello stesso Francesco, in modo diretto.
In varie occasioni Papa Francesco ha parlato più direttamente della contraccezione aprendo in vario modo “le porte” in ordine alla legittimazione della contraccezione, come vedremo nelle prossime pagine.
Le parole di Francesco in questi casi appaiono ben descritte dal le seguenti parole dell’Arcivescovo Aguer: lo stile della dissimulazione è proprio di Papa Francesco, dice le cose “senza troppa convinzione, ma in modo da essere pienamente comprese, contrariamente alla Tradizione. …” L’Arcivescovo ha quindi affermato che: “l’attuale pontificato su numerose questioni propone una nuova posizione che corregge la dottrina della Chiesa. E la sua Tradizione inalterabile.”[414]
3) Ad un livello di dottrina morale speciale, in modo indiretto, attraverso le parole di stretti collaboratori di Papa Francesco, che lo stesso Pontefice non ha corretto.
Importanti collaboratori di Papa Francesco, membri da lui scelti per la Pontificia Accademia della Vita hanno in vario modo dichiarato che la contraccezione non è più assolutamente vietata ma in alcuni casi può essere lecita. Papa Francesco non li ha corretti ma piuttosto elogiati, come vedremo nelle prossime pagine.
Nelle prossime pagine vedremo quindi anzitutto le affermazioni più dirette di Papa Francesco con cui in modo discreto apre le porte alla legittimazione della contraccezione e poi quelle dei suoi collaboratori orientate allo stesso scopo.
f,3,3,1) Significative affermazioni del “cifrario” Papa Francesco indicanti apertura alla liceità della contraccezione.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
In un interessante articolo di A. M. Valli troviamo i vari interventi del Papa Francesco in questa materia, io seguirò quest’articolo nella citazione dei testi.[415]
Il 5 marzo 2014, a Papa Francesco viene posta questa domanda durante un’intervista : «A mezzo secolo dall’“Humanae vitae” di Paolo VI, la Chiesa può riprendere il tema del controllo delle nascite? Il cardinale Martini, suo confratello, riteneva che fosse ormai venuto il momento».
Risposta del Papa: «Tutto dipende da come viene interpretata l’”Humanae vitae”. Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete. Ma la sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro. La questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare. Anche di questo si parlerà nel cammino del Sinodo». [416]
Si noti bene: la questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare; ma intanto Papa Francesco non ribadisce la verità sull’assoluto divieto della contraccezione e inoltre abbiamo visto sopra ma soprattutto altrove[417] che la perversa morale bergogliana ha una falsa concezione del “possibile” attraverso la quale si aprono le porte alla pratica legittimazione del peccato grave e all’amministrazione dei Sacramenti anche ai peccatori notori.
Conoscendo gli errori di Bergoglio e la sua tattica possiamo capire, quindi, che tali affermazioni significano: legittimazione discreta in linea “situazionista” della contraccezione facendo pensare che si sta attuando una retta interpretazione di ciò che s. Paolo VI affermava …
16 gennaio 2015. Il Papa Francesco afferma : “La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita. Penso al Beato Paolo VI. In un momento in cui si poneva il problema della crescita demografica, ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua enciclica era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre: guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo. Che dal Cielo ci benedica questa sera!” [418]. Sottolineo: Paolo VI nella sua enciclica era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Quindi, come detto, la questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni, dei casi particolari e di ciò che per le persone è possibile fare …
Conoscendo gli errori di Bergoglio visti finora possiamo capire che tali affermazioni significano: legittimazione discreta in linea situazionista della contraccezione sulla base del famoso principio bergogliano del “bene possibile” [419] facendo pensare ad una “legittima interpretazione” di ciò che s. Paolo VI affermava.
Ovviamente la misericordia di cui parla Francesco è una contraffazione della vera, è un ombrello “santo e giusto” sotto cui pervertire la sana dottrina in modo “compassionevole” senza darlo troppo a vedere, basandosi sulla dottrina bergogliana del “bene possibile”[420] …
Ricordo a questo proposito la nota massima: il medico pietoso fa la piaga perniciosa; la falsa pietà bergogliana rende ancora peggiori i mali spirituali delle anime e le avvia verso l’inferno!
19 gennaio 2015. Durante il volo di ritorno dalle Filippine, Francesco risponde ad alcune domande, un giornalista gli chiede precisazioni sui casi particolari di cui aveva parlato riguardo alla pastorale delle famiglie secondo s. Paolo VI nel testo che ho riportato qui sopra; Bergoglio risponde:
“È certo che l’apertura alla vita è condizione del sacramento del matrimonio. … A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo, è causa di nullità matrimoniale, l’apertura alla vita. … Ma c’era qualcosa di più. Il rifiuto di Paolo VI non era rivolto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare o essere misericordiosi, comprensivi.”
Nella stessa occasione venne posta al Papa un’altra domanda sull’uso della contraccezione e sulla sua necessità per frenare la crescita demografica, Francesco rispose: «Io credo che il numero di tre per famiglia, che lei menziona, secondo quello che dicono i tecnici, è importante per mantenere la popolazione. Tre per coppia. Quando si scende sotto questo livello, accade l’altro estremo, come ad esempio in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione. Per questo la parola-chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anch’io: è “paternità responsabile”. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare questa paternità responsabile. … Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli. No! Paternità responsabile! Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante soluzioni lecite che hanno aiutato per questo. … Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si dev’essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma bisogna guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vedono in ogni figlio un tesoro».[421]
Si noti: Papa Francesco di fronte alle varie domande che vengono poste su questo tema non ribadisce nettamente la dottrina come s. Giovanni Paolo II, non dice che la contraccezione è vietata! Parla di paternità responsabile (che può significare tante cose …), sottolinea i casi particolari … insomma, conoscendo bene il suo modo di fare capiamo che anche attraverso queste parole Papa Francesco porta avanti la legittimazione discreta della contraccezione …
30 novembre 2015. Conferenza stampa di ritorno dal viaggio nella Repubblica Centrafricana, una domanda viene posta al Papa: «Santità, l’Aids sta devastando l’Africa. … Noi sappiamo che la prevenzione è fondamentale. … Non è forse tempo di cambiare la posizione della Chiesa a questo proposito? Di consentire l’uso del profilattico al fine di prevenire ulteriori contagi?».
Risposta di Francesco: «La domanda mi sembra troppo piccola e mi sembra anche una domanda parziale. Sì, è uno dei metodi; la morale della Chiesa si trova, penso, su questo punto davanti a una perplessità: è il quinto o è il sesto ? Difendere la vita, o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita? Ma questo non è il problema. Il problema è più grande. Questa domanda mi fa pensare a quella che hanno fatto a Gesù, una volta: “Dimmi, Maestro, è lecito guarire di sabato?”. È obbligatorio guarire! Questa domanda, se è lecito guarire… Ma la malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile: questi sono i problemi. Non chiediamoci se si può usare tale cerotto o tale altro per una piccola ferita. La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia che ho detto dello sfruttamento, e la malnutrizione. … Io dirò all’umanità: fate giustizia, e quando tutti saranno guariti, quando non ci sarà ingiustizia in questo mondo, possiamo parlare del sabato».[422]
Papa Francesco anche qui non ribadisce con forza il divieto assoluto di contraccezione e l’intangibilità di tale divieto ma afferma che occorre considerare anzitutto problemi più grandi quali ingiustizia, sfruttamento queste sono “le grandi ferite” etc… il problema della contraccezione e del relativo peccato appare come una “piccola ferita”; una ferita da curare secondo Francesco, probabilmente, con preservativo o diaframma e comunque con mezzi non abortivi, come diceva il Card. Bergoglio a suor Pelloni[423].
18 febbraio 2016. Conferenza stampa sul volo di ritorno dal Messico, a una domanda sul pericolo del virus Zika e sulla possibilità di concedere alle donne di abortire considerandolo un male minore Bergoglio ha risposto: “L’aborto non è un “male minore”! È un crimine! È fare fuori uno per salvare un altro. È quello che fa la mafia. È un crimine, è un male assoluto. Riguardo al “male minore”: evitare la gravidanza è un caso (parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento). Paolo VI, il grande, in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. … evitare la gravidanza non è un male assoluto e, in certi casi, come in quello che ho menzionato del beato Paolo VI, era chiaro.” [424]
Le dichiarazioni di Francesco vennero interpretate da molti giornali come un via libera all’uso della contraccezione artificiale , il no netto all’aborto era chiarissimo, ugualmente era chiaro a molti che qualcosa stava cambiando circa la contraccezione[425], l’allora portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dovette dunque precisare: “«(…) Il Papa distingue poi nettamente la radicalità del male dell’aborto come soppressione di una vita umana e invece la possibilità di ricorso a contraccezione o preservativi per quanto può riguardare casi di emergenza o situazioni particolari, in cui quindi non si sopprime una vita umana, ma si evita una gravidanza. Ora non è che lui dica che vada accettato e usato questo ricorso senza nessun discernimento, anzi, ha detto chiaramente che può essere preso in considerazione in casi di particolare emergenza. L’esempio che ha fatto di Paolo VI e della autorizzazione all’uso della pillola per delle religiose che erano a rischio gravissimo e continuo di violenza da parte dei ribelli nel Congo, ai tempi delle tragedie della guerra del Congo, fa capire che non è che fosse una situazione normale in cui questo veniva preso in considerazione. E anche – ricordiamo per esempio – la discussione seguita ad un passo del libro intervista di Benedetto XVI “Luce del mondo”, in cui egli parlava a proposito dell’uso del condom in situazioni a rischio di contagio, per esempio, di Aids. Allora il contraccettivo o il preservativo, in casi di particolare emergenza e gravità, possono anche essere oggetto di un discernimento di coscienza serio. Questo dice il Papa.”[426]
Le parole del p. Lombardi erano imprecise, non spiegavano che la contraccezione è sempre assolutamente vietata, come visto, ma anzi affermavano che era lecita in alcuni casi estremi; esse perciò hanno creato sconcerto in alcuni; le ha commentate, R. Cascioli affermando: “ … dalle parole del portavoce vaticano appare che “evitare la gravidanza” e “usare i metodi contraccettivi” siano sinonimi. Ma non è quello che ha finora insegnato la Chiesa.” Giustamente il dottor Cascioli evidenzia che il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che : «La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull’auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi [Cf ibid., 16] sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l’educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”». La contraccezione è quindi intrinsecamente cattiva perché mai può essere scelta, è sempre malvagia! La regolazione della natalità con metodi naturali è invece lecita! Humanae Vitae e Familiaris Consortio offrono importanti precisazioni fondamentali a riguardo.
Continua Cascioli: “Nel caso del virus Zika, oggetto della risposta di papa Francesco, parliamo invece di vera e propria contraccezione, oltretutto ponendo un rischio ipotetico di malformazione del feto tra «i casi di emergenza» … A questo punto è legittimo che un comune fedele chieda quali siano i casi di emergenza, e chi li decide: i motivi economici, laddove c’è grande povertà e miseria, rientrano in questi casi? Se sì, allora si giustifica anche l’uso della contraccezione nei Paesi in via di sviluppo o nei quartieri poveri delle città occidentali (si dovrà portare il 730 in confessionale per stabilire il confine?), e al diavolo decenni di lotte della Santa Sede alle Nazioni Unite per impedire le politiche di controllo delle nascite. E se il rischio di malformazioni del feto è il caso, allora per coerenza arriveremo a dire che la contraccezione è sempre giustificata perché nessuno ha la garanzia di un figlio sano. Ma a parte l’introduzione di questa casistica, che farà felici i “dottori della legge”, le parole di padre Lombardi indicano un oggettivo cambiamento del Magistero della Chiesa, il cui significato va ben oltre il caso in esame. Vale a dire che stiamo assistendo al cambiamento pratico del Magistero della Chiesa via intervista (anzi, attraverso un’intervista che vorrebbe chiarire una conferenza stampa). È una novità senza precedenti nella storia della Chiesa: saltato il Catechismo, ignorate un’enciclica (Humanae Vitae) e un’esortazione apostolica (Familiaris Consortio) per affermare un nuovo principio facendo finta che sia perfettamente coerente con la tradizione.”[427]
Alle parole di Cascioli mi permetto di rispondere dicendo molto semplicemente che lui ha colto in pieno ciò che non tanto p. Lombardi quanto Papa Francesco ha realizzato: la legittimazione della contraccezione, come stiamo vedendo e come vedremo meglio nelle pagine seguenti.
Ripeto poi che la storia, di cui parla p. Lombardi, dell’autorizzazione data da Paolo VI alle suore africane perché prendessero la pillola contraccettiva non trova precise conferme, sembra una leggenda vaticana.[428]
Aggiungiamo che in Amoris Laetitia, leggiamo: “È vero che la retta coscienza degli sposi, quando sono stati molto generosi nella trasmissione della vita, può orientarli alla decisione di limitare il numero dei figli per motivi sufficientemente seri, ma sempre per amore di questa dignità della coscienza la Chiesa rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto. Tali misure sono inaccettabili anche in luoghi con alto tasso di natalità, ma è da rilevare che i politici le incoraggiano anche in alcuni paesi che soffrono il dramma di un tasso di natalità molto basso.” (Amoris Laetitia n. 42)
Si noti: la Chiesa rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto ma Papa Francesco mentre in altre occasioni ha evidenziato che la Chiesa rigetta assolutamente l’aborto, non mi pare abbiamo mai evidenziato che la Chiesa rigetta radicalmente la contraccezione …
Sempre in questa Esortazione di Francesco leggiamo: “Conformemente al carattere personale e umanamente completo dell’amore coniugale, la giusta strada per la pianificazione familiare è quella di un dialogo consensuale tra gli sposi, del rispetto dei tempi e della considerazione della dignità del partner. In questo senso l’enciclica “Humanae vitae” (cfr 10-14) e l’esortazione apostolica “Familiaris consortio” (cfr 14; 28-35) devono essere riscoperte al fine di ridestare la disponibilità a procreare in contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita […] … Quanto più gli sposi cercano di ascoltare nella loro coscienza Dio e i suoi comandamenti (cfr Rm 2,15), e si fanno accompagnare spiritualmente, tanto più la loro decisione sarà intimamente libera da un arbitrio soggettivo e dall’adeguamento ai modi di comportarsi del loro ambiente. Rimane valido quanto affermato con chiarezza nel Concilio Vaticano II: “I coniugi […], di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio … Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi”. D’altra parte, “il ricorso ai metodi fondati sui ritmi naturali di fecondità (“Humanae vitae”, 11) andrà incoraggiato. Si metterà in luce che “questi metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano la tenerezza fra di loro e favoriscono l’educazione di una libertà autentica” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2370).” (Amoris Laetitia n. 222)
Anche qui Francesco, nonostante riporti vari passi importanti del Magistero precedente non ribadisce l’assoluta illiceità della contraccezione …
Francesco inoltre ha detto a un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016 che per procedere in campo morale «il discernimento, la capacità di discernere, è l’elemento chiave» ma “in una certa quantità di seminari è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”; quindi Bergoglio ricorda che negli anni Sessanta lui e i suoi compagni furono educati a una «scolastica decadente», e spiega che la «rifioritura» della teologia morale si è avuta con il teologo Bernhard Häring. [429]
Il Papa loda Häring, ma costui è stato un forte oppositore dell’Humanae Vitae [430] come nota anche R. de Mattei [431]; non è strano che lo lodi, infatti ne segue le orme, come vedremo più avanti, su vari punti di dottrina, e come Haring anche Francesco apre in vario modo le porte alla liceità della contraccezione!
In conclusione di questa carrellata di testi e come vedremo meglio anche nelle prossime pagine possiamo dire che il Papa, secondo la sua solita tattica, non si presenta come il distruttore della sana dottrina ma come il continuatore di essa e come colui che la fa evolvere; perciò il Papa non dice che Humanae Vitae va messa da parte, ma dice che essa va interpretata in modo adatto, con misericordia, tenendo conto delle situazioni, cioè va interpretata nella luce della “morale di situazione” bergogliana per cui viene meno il divieto assoluto degli atti intrinsecamente malvagi e in particolare della contraccezione, perciò il Pontefice, a differenza dei suoi predecessori, non ribadisce tale divieto.
Ciò vuol dire, come vedremo meglio più avanti, che nella linea fissata dall’ Amoris Laetitia, attraverso la perversa dottrina bergogliana sulla coscienza morale, sulle attenuanti e sul discernimento, di cui abbiamo parlato più sopra e con cui ha legittimato l’adulterio e gli atti omosessuali, in modo analogico rispetto a tali legittimazioni, Francesco e i suoi collaboratori aprono le porte alla liceità contraccezione.
Dio intervenga.
f,3,3,2) Aperture di Papa Francesco alla liceità della contraccezione attraverso i suoi collaboratori …
Abbiamo esaminato le significative affermazioni di Papa Francesco con cui ha aperto con discrezione le porte alla legittimazione della contraccezione, esamineremo qui di seguito le aperture realizzate da Papa Francesco attraverso i suoi collaboratori, che, sulla sua scia, hanno indicato in modo più chiaro di lui come la contraccezione può essere lecita.
Per capire che il Papa ha agito attraverso questi suoi collaboratori è sufficiente notare che egli stesso non ha corretto né direttamente né attraverso i suoi sottoposti, pubblicamente, questi suoi collaboratori; ricordo a questo riguardo che: chi all’errore manifesto non resiste, pur potendo e dovendo farlo, è ritenuto un fautore dello stesso errore. “Qui errori manifesto non resistit , cùm possit et debeat , eum approbare censetur.”[432]; nello stesso testo citato da Bellarmino leggiamo che colui che all’errore non si oppone lo approva, chi non difende la verità la opprime. [433]
Evidentemente, il Pontefice approva tali deviazioni dottrina, è complice dei suoi collaboratori che diffondono tali devizioni e si serve di loro come di “rompighiaccio” che devono aprire la strada ad una definitiva e completa legittimazione della contraccezione.
Tale approvazione del Papa si manifesta ancora più chiaramente allorché si considera che egli allontana da importanti posti accademici coloro che ribadiscono l’assoluta condanna della contraccezione (cfr. mons. Melina e altri) e li sostituisce con persone che ne affermano la legittimità in alcuni casi ( mons. Chiodi e altri).
f,3,3,2,1) Un articolo di L. Moia del 2017 e una dichiarazione di una suora.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Il 20 ottobre 2017 apparve su Avvenire, giornale dei Vescovi italiani e, quindi, sotto il controllo diretto del Papa, un articolo dal titolo significativo: “50 anni dopo. L’Humanae vitae di Paolo VI: Chiesa, amore e vita, come si cambia?”, realizzato da L. Moia[434], che ha scritto, come abbiamo già visto nei capitoli precedenti[435], vari testi chiaramente a favore degli errori e delle aperture bergogliane.
Nell’articolo appena citato, riportato anche dal blog di don Mauro Leonardi[436] troviamo interessanti affermazioni sulla materia che stiamo trattando; anzitutto leggiamo una frase significativa di un’esperta, la professoressa Palladino, per cui: “La grande domanda sullo sfondo è quella di capire come mettere in sintonia il quadro normativo di Humanae vitae con la tensione al rinnovamento alla luce del primato della coscienza che si respira in Amoris laetitia.”
Considerando gli errori che contiene Amoris laetitia e più generalmente la morale situazionista bergogliana, le parole della professoressa significano che, ovviamente, la morale di situazione e gli altri errori di Amoris Laetitia andranno a stravolgere l’interpretazione retta di Humanae Vitae per sconvolgere e pervertire la morale sessuale anche nelle questioni trattate da questa enciclica …
Leggiamo ancora nell’articolo di Moia un testo di Papa Francesco “la Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare.” e appoggiandosi a tale testo l’articolista afferma: “Un criterio che sarebbe difficile non applicare a una realtà così mutevole e complessa come i rapporti di coppia.” … come a dire: è venuto il tempo di mettere mano al cambiamento della morale sessuale negli ambiti finora protetti di cui parla Humanae Vita.
Importanti precisazioni riguardo alle affermazioni di Moia in tale articolo.
1) Moia, evidentemente seguendo le affermazioni del prof. Bonfrate dice che: “In meno di un secolo l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei metodi naturali di controllo della fertilità è passato dal divieto, alla cauta accettazione, all’indicazione come unico criterio legittimo e infine – ma di questo, Bonfrate non ne ha accennato e ci sarà modo di affrontare il tema nei prossimi incontri – al dibattito sulla possibilità di individuare prassi meno complesse ma altrettanto contrassegnate da un alto valore etico.”
Moia vede nella Casti Connubii di Pio XI una chiara condanna dei metodi naturali di controllo della fertilità ma così non è! Che Pio XI fosse contro i mezzi naturali è falso, già nel 2014 padre Carbone precisava che quel Pontefice non era contro tali metodi e ciò per varie ragioni, va notato che Pio XI ammetteva che potessero unirsi sessualmente anche coppie sposate ma incapaci di generare. [437]
L’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei metodi naturali non appare quello di cui parla Moia, si vede chiaramente nel Magistero cattolico a questo riguardo una singolare unità e uniformità pur nello sviluppo.[438]
In questa unità e uniformità Pio XII realizzò i suoi famosi interventi in questo ambito[439], in questa unità e uniformità s. Paolo VI scrisse l’Humanae Vitae; in questa unità e uniformità s. Giovanni Paolo II poté affermare: “ Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. […] La differenza antropologica e al tempo stesso morale, che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali […], coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili”[440].
2) Moia non parla di s. Giovanni Paolo II e del suo pensiero sulla contraccezione e sui metodi naturali … ma la Tradizione include anche i testi del s. Papa polcacco i quali sono molto più aggiornati di quelli di Paolo VI, interpretano l’Humanae Vitae e precisano il valore di tale dottrina all’interno della morale cattolica; Moia cita solo i testi di Paolo VI mettendo da parte le forti affermazioni di s. Giovanni Paolo II che, come visto, afferma molto chiaramente l’intangibilità e quindi infallibilità[441] della dottrina di Humanae Vitae sulla contraccezione; perciò Moia insiste sul fatto che i contenuti dell’enciclica non devono essere considerati né infallibili né irriformabili e dice “Chi pensa che quanto scritto da Paolo VI in Humanae vitae sia per le coppie credenti un obbligo da perpetuare “nei secoli dei secoli” ignora non solo la storia della Chiesa, soprattutto quella dell’ultimo secolo, ma anche quanto detto dallo stesso pontefice riguardo all’opportunità di non considerare i contenuti dell’enciclica né infallibili né irriformabili”.
Il prof. Melina, come dicemmo sopra, affermò: “Il teologo [Mons. Ferdinando] Lambruschini, quando presentò alla stampa l’enciclica Humanae vitae, pur negando che si trattasse di un atto solenne con la nota dell’infallibilità, la definì come un “pronunciamento autentico” della “dottrina cattolica”, con la qualifica di “non riformabilità“, che quindi chiedeva un “assenso leale e pieno, interiore ed esteriore“.”[442]
Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) afferma a questo riguardo: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).” [443]
Moia e i suoi superiori evidentemente non vuole rendersi conto che lo Spirito Santo ha formato una chiara Tradizione su questo punto del divieto della contraccezione; infatti le parole del Catechismo di Trento, gli interventi del Santo Offizio, le affermazioni di Pio XI , di Pio XII, di Paolo VI, e soprattutto i frequenti insegnamenti di s. Giovanni Paolo, le affermazioni di praticamente tutto l’episcopato mondiale con s. Giovanni Paolo II e le affermazioni di Benedetto XVI che ripropongono insistentemente la stessa dottrina su questo punto con affermazioni molto forti, come visto, configurano praticamente il Magistero ordinario universale della Chiesa su questo punto, appunto in questa linea il Pontificio Consiglio della Famiglia affermò che la condanna della contraccezione: “è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile”.
3) Moia esclude dalla sua trattazione i testi di Benedetto XVI sulla contraccezione[444] e sui metodi naturali … ma la Tradizione include anche i testi di Benedetto XVI, che sono più aggiornati rispetto a quelli di s. Paolo VI e di s. Giovanni Paolo II. E riguardo a Benedetto e al suo Magistero è bene considerare anche questo testo diffuso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede quando qualcuno pensò che egli stesse aprendo le porte alla legittimità della contraccezione: “ Come risulta dalla lettura della pagina in questione, il Santo Padre non parla della morale coniugale e nemmeno della norma morale sulla contraccezione. Tale norma, tradizionale nella Chiesa, è stata ripresa in termini assai precisi da Paolo VI nel n. 14 dell’enciclica Humanae vitae, quando ha scritto che è “esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”. L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero.” [445] Benedetto XVI seguiva e ribadiva la Tradizione morale della Chiesa che afferma l’assoluta illiceità della contraccezione.
4) La linea seguita da Moia e da altri nel mettere discretamente da parte i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI è spiegata efficacemente da Melina secondo cui, attualmente: “La strategia ermeneutica dei progressisti è però oggi molto diversa da quella seguita cinquant’anni fa … Ora … si cerca di contrapporre tra loro due diverse letture possibili della stessa Humanae vitae: quella proposta sulla scorta di Amoris laetitia come un vero e proprio “cambio di paradigma” … e quella che sarebbe stata imposta con i pontificati di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. … il bersaglio polemico per l’interpretazione autentica di Gaudium et spes non è più l’enciclica di Paolo VI, ma diventa piuttosto il magistero dei suoi due successori e in particolare l’enciclica Veritatis splendor …”[446]
I due successori di Paolo VI di cui parla Melina sono s. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
5) Moia non ricorda che la Gaudium et Spes affermava “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale .”[447] Parole che, come ben si può capire, si collegano molto solidamente alle affermazioni di Pio XII e di Pio XI che abbiamo visto; parole che sono state perfettamente conservate dalle affermazioni di s. Paolo VI e di s. Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI circa l’illiceità della contraccezione e circa la liceità dei metodi naturali che rispettano appunto l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana[448].
Sulla relazione tra Humanae Vitae e Gaudium et Spes mons. Melina proprio nel 2017 ha realizzato un articolo molto significativo [449] di esso parleremo più a fondo qualche pagina più avanti.
7) Moia sottolinea che Papa Paolo VI benedisse i dissenzienti dalla dottrina di Humanae Vitae, ma le parole di Papa Paolo VI con cui benedice i dissenzienti sono nel senso che tale benedizione porti loro luce per conoscere la verità: “affinché la loro coscienza sia illuminata e guidata da rettitudine e dottrinale e morale, vera e superiore: li avremo, se non altro, invitati a riflettere su un tema di così vitale importanza.”[450]
In conclusione, L. Moia (e con lui i suoi superiori che hanno approvato l’articolo e non lo hanno corretto) evidentemente cerca in vari modi di aprire le porte alla legittimità della contraccezione, cerca strade impraticabili per attuare il superamento di dottrine irriformabili e infallibili; egli può fare tutto questo tranquillamente e impunemente perché ha le spalle ben coperte dai superiori, specie dal Papa … che non è intervenuto né direttamente né indirettamente attraverso i responsabili dell’Avvenire per correggere gli errori di Moia.
Il Papa fa evidentemente pubblicare dai Vescovi articoli di questo genere per spingere avanti la sua agenda di sovversione della dottrina sulla contraccezione … cioè per aprire le porte a quanto lui già diceva, segretamente, quando era Cardinale, infatti nel 2018 una suora che conosceva bene il Cardinale Bergoglio (poi divenuto Papa Francesco), disse, che lui le indicò di consigliare il preservativo, il diaframma etc. alle donne che non vogliono rimanere incinta[451].
Probabilmente a questi metodi contraccettivi (il preservativo, il diaframma) indicati alla suora faceva riferimento Papa Francesco quando disse: “ Paternità responsabile! Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante soluzioni lecite che hanno aiutato per questo.”[452]
Soluzioni lecite, evidentemente, per la morale “situazionista” di papa Francesco non per la sana dottrina cattolica.
Dio intervenga!
f,3,3,2,2) Smantellamento e rifondazione del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Per realizzare in pienezza i suoi scopi di sovversione della sana dottrina anche riguardo alla contraccezione Papa Francesco ha agito anche sul famoso Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per Studi su Matrimonio e Famiglia, un centro di alti studi di teologia morale famoso per la sana dottrina che diffondeva.
Anzitutto il Pontefice nel 2016 ha nominato Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia il 17 agosto 2016; Paglia è stato lo strumento attraverso cui si è realizzato lo smantellamento, la rifondazione e la radicale perversione dell’ Istituto appena citato e anche, in certo modo, della Pontificia Accademia indicata, come vedremo meglio più avanti.
Con la collaborazione di Paglia il Pontefice argentino ha infatti rifondato nel 2017 l’Istituto citato, dandogli il nuovo nome di Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.
Affermò a questo riguardo R. Cascioli nel 2017 : “Un nuovo Motu Proprio – Summa Familiae Cura – dà l’assalto all’Istituto per il Matrimonio e la famiglia creato da san Giovanni Paolo II, che cambia denominazione e status. Un forte segnale di discontinuità che sottolinea la totale diversità di giudizio, rispetto a Giovanni Paolo II, sulla realtà attuale della famiglia e della società e sul compito della Chiesa.”[453]
Nel 2019: “Con un colpo di mano estivo monsignor Vincenzo Paglia ha fatto approvare gli statuti dell’Istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, che gli danno ampio potere su insegnamenti e docenti. Un modo per stravolgere definitivamente l’istituto voluto da san Giovanni Paolo II, epurare i docenti sgraditi, e reimpostare gli insegnamenti sulle linee indicate da Amoris Laetitia.”[454]
Sempre nel 2019, dopo l’approvazione dei nuovi statuti sono scattate le “purghe” di alcuni teologi che ribadivano la dottrina cattolica sulla contraccezione.
Particolarmente importante era l’estromissione di mons. Melina, che era considerato l’erede del cardinale Carlo Caffarra, fondatore dell’ Istituto.
Scriveva R. Cascioli: “Licenziato in tronco l’erede del cardinale Carlo Caffarra e cancellati gli insegnamenti su cui San Giovanni Paolo II aveva costruito l’Istituto per il Matrimonio e la Famiglia. … dai piani di studio è stata cancellata la Teologia morale (fondamentale e speciale) e sono stati silurati i rispettivi insegnanti, monsignor Livio Melina e padre José Noriega. … Melina era entrato nell’istituto già da studente, al momento della fondazione nel 1982, per essere poi il primo a conseguire il dottorato, nel 1985. … nel 1986 inizia ad insegnare Teologia morale fondamentale succedendo su quella cattedra proprio a Caffarra e dal 1991 diventa professore stabile. Nel 2002 è nominato vice-preside, ma con ampie deleghe visto che dopo Scola, in quell’anno diviene preside monsignor Rino Fisichella che è allo stesso tempo rettore della Pontificia Università Lateranense. Dal 2006 Melina è quindi il preside dell’Istituto Giovanni Paolo II fino al 17 agosto 2016 quando, con la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, la rivoluzione già avviata con i due sinodi sulla Famiglia vede un’accelerazione: il ruolo di preside viene assegnato a monsignor Pierangelo Sequeri.”[455]
Qualche giorno dopo l’estromissione, Benedetto XIV chiamò mons. Melina per un’ incontro: “la notizia del licenziamento di monsignor Melina e di altri docenti, e più in generale la battaglia che si è scatenata attorno all’Istituto voluto da san Giovanni Paolo II per promuovere la bellezza della famiglia cristiana, non è passata inosservata tra le mura del monastero Mater Ecclesiae, dove vive ritirato Benedetto XVI. E il papa emerito ha pensato bene di invitare monsignor Melina nella sua residenza. L’incontro è effettivamente avvenuto nel pomeriggio del 1° agosto, ma è stato reso noto soltanto ieri dall’agenzia Aciprensa. Al termine – riferisce l’agenzia – Benedetto ha dato a Melina «la sua benedizione, gli ha espresso la sua solidarietà personale e gli ha assicurato le sue preghiere».”[456]
Alla rifondazione e al cambiamento dello statuto sono seguiti quindi, nello stesso Istituto:
1) l’estromissione di mons. Melina, famoso teologo nettamente contrario alla contraccezione e che considera irriformabile la dottrina di Humanae Vitae, come già vedemmo più sopra[457];
2) l’estromissione di altri docenti che sostengono la sana dottrina come padre José Noriega e come Stanislaw Grigyel[458], filosofo polacco, amico di Karol Wojtyla[459];
3) l’ingresso in qualità di docente del prof. Chiodi …[460], colui che ha affermato in una Conferenza all’Università Gregoriana alla fine del 2017 il “dovere” responsabile dei coniugi di praticare la contraccezione[461];
4) l’ingresso di altri professori e in particolare del prof. Guenzi, favorevoli alla sovversione dottrinale bergogliana[462].
Di Guenzi e Chiodi R. Cascioli ha potuto affermare: “I due sono noti soprattutto per le loro aperture in fatto di omosessualità, gender e contraccezione («Ci sono casi – ha detto Chiodi qualche tempo fa in un intervento all’Università Gregoriana – che proprio per responsabilità richiedono la “contraccezione”»); per la messa in discussione degli assoluti morali; per sostenere il superamento di Humanae Vitae, il vero nodo che sta alla base della guerra per il Giovanni Paolo II.”[463]
Sottolineo: il vero nodo che sta alla base della guerra per il Giovanni Paolo II è il superamento di Humanae Vitae, cioè la legittimazione degli atti contraccettivi!
In un’interessante intervista il filosofo [464]
f,3,3,2,2,1) Errori gravi di L. Moia nelle sue risposte a mons. Melina.
Riguardo all’estromissione di mons. Melina e di altri docenti occorre notare che essa è stata accompagnata anche da alcune discussioni tra questi e L. Moia sulle colonne di Avvenire in cui i suddetti docenti (L. Melina, José Noriega, Stanislaw Grygiel, Monika Grygiel, Vittorina Marini, Przemyslaw Kwiatkowski, Jaroslaw Kupczak) hanno fatto significative precisazioni riguardo agli attacchi che il giornalista ha lanciato nei loro confronti e il giornalista, in unione con i suoi superiori e ovviamente a “nome” di essi (Papa compreso evidentemente) ha snocciolato tutta una serie di casi in cui mons. Melina in particolare si è opposto alle perversioni dottrinali di Amoris Laetitia; le affermazioni del giornalista sono proprio nello stile bergogliano e diffondono vari errori, due di quali sono tanto grandi e fondamentali da meritare di essere più direttamente confutati.[465]
1) Il primo è il seguente, scrive Moia: “Partiamo dal principio di gradualità che, secondo quanto scrive Melina a pagina 17 dev’essere interpretato «secondo quanto insegnato da Familiaris consortio (n.32) e da Veritatis splendor, che è un’enciclica con intento esplicitamente dottrinale e che quindi ha un rango magisteriale superiore rispetto a una semplice esortazione di natura pastorale». Non si bene da dove nasca la convinzione che la dottrina (la legge) venga prima della pastorale (l’uomo). Non certo dal Vangelo dove si dice che «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc, 2, 23-28).”
Anzitutto il prof. Melina, a differenza di L. Moia, è un professore di teologia e sa bene quello che dice infatti parla del rango dottrinale di due documenti papali e precisa che un’enciclica con intento esplicitamente dottrinale ha un rango magisteriale superiore rispetto a una semplice esortazione di natura pastorale.
Questo è un ragionamento del tutto ovvio perché appunto la dottrina deve guidare la pastorale, la pastorale vera infatti si attua sotto la guida della retta dottrina. La dottrina è quindi sopra la pastorale.
Una pastorale non guidata dalla dottrina è perversione pura. Cristo è il sommo Pastore ed è infinita Verità e Sapienza, la pastorale si deve attuare in Cristo cioè nella sua sapienza e nella sua dottrina, come tutti gli esperti sanno.
La Scrittura e la Tradizione ci presentano la dottrina che deve guidare la pastorale perché questa sia vera e non diventi una perversione.
Il dott. Moia, non essendo un noto teologo, non solo non intende a fondo il discorso teologico riguardante il rango magisteriale di due testi papali ma mostra anche di non conoscere a fondo la teologia e la S. Scrittura dal momento che afferma contro Melina: “Non si sa bene da dove nasca la convinzione che la dottrina (la legge) venga prima della pastorale (l’uomo). Non certo dal Vangelo dove si dice che «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc, 2, 23-28).”
Che la dottrina stia prima della pastorale e debba guidarla lo afferma chiaramente anche la Scrittura infatti nelle “lettere pastorali” (1 e 2 Tim., Tt) s. Paolo insegna ai suoi collaboratori come fare pastorale e prima di lui Cristo stesso ha insegnato ai suoi apostoli come guidare il “gregge”, il Vangelo è pieno di insegnamenti che devono regolare la pastorale retta, anzitutto il comando della carità Gv. 15,9-13, comando fondamentalmente ripetuto a s. Pietro in Gv. 21 e poi mille altre indicazioni che Gesù ha dato per guidare la “pastorale” dei suoi apostoli, sulla scia di Cristo la Tradizione offre molti insegnamenti per guidare la pastorale nella Verità di Cristo.
Più generalmente, come detto, la pastorale vera si attua sotto la guida della retta dottrina. Cristo è il sommo Pastore ed è infinita Verità e Sapienza, la pastorale si deve attuare in Cristo cioè nella sua sapienza e nella sua dottrina, come tutti sanno.
La Scrittura e la Tradizione ci presentano la dottrina che deve guidare la pastorale perché questa sia vera e non diventi una perversione.
In questa linea i Papi, nei loro documenti ai “Pastori”, hanno dato loro importanti insegnamenti dottrinali sulla pastorale per conservarla nella Verità di Cristo.
In questo senso la dottrina viene prima della pastorale e regola la pastorale.
Il testo biblico che Moia presenta, inteso rettamente, non significa, come dice il giornalista, che la pastorale “venga prima” o stia sopra alla dottrina né che l’uomo “venga prima” o sia sopra alla Legge ma significa precisamente il contrario e cioè che la dottrina sta sopra alla pastorale e deve guidarla, come detto, e che l’uomo si salva stando sotto alla Legge e attuandola.
Per essere più chiaro ripeto anzitutto che la Bibbia e la Tradizione sono molto dirette nel precisare che la dottrina deve guidare la pastorale, ugualmente la Bibbia e la Tradizione indicano chiaramente che l’uomo deve essere sottomesso e guidato dalla Legge divina.
Poi faccio notare che, secondo s. Tommaso Dio stesso è Legge, Legge eterna[466]
Ovviamente noi non siamo superiori né a Dio ma dobbiamo sottometterci a Lui come appunto ci insegna la Bibbia e la Tradizione.
La Bibbia indica questa sottomissione totale che dobbiamo a Dio in particolare con il termine di adorazione (Mt. 4,10; Ap. 15,10); questa adorazione divina si attua nell’attuazione della volontà di Dio e quindi nell’attuazione della Legge di Dio con i suoi comandamenti.
Dio ci ha dato dei comandamenti da osservare il primo dei quali è il seguente: “Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”. (Dt 6, 5)
Gesù stesso confermò che: “il primo comandamento è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12, 28-30)
Gesù ci ha dato il comandamento della carità: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” (Gv. 15,12)
La carità implica l’osservanza dei comandamenti: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.” (Gv. 14,21)
La vita cristiana è nell’osservanza della Legge e quindi dei divini comandamenti: “Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.” (1Gv.3, 21-24)
“In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.”(1 Gv.5,2s)
La salvezza è appunto nell’attuazione della Legge divina in e con Cristo; come dice s. Giovanni Paolo II: “È Gesù stesso il «compimento» vivo della Legge in quanto egli ne realizza il significato autentico con il dono totale di sé: diventa Lui stesso Legge vivente e personale, che invita alla sua sequela, dà mediante lo Spirito la grazia di condividere la sua stessa vita e il suo stesso amore e offre l’energia per testimoniarlo nelle scelte e nelle opere (cf Gv 13,34-35).” (Veritatis Splendor n. 15)
Il Concilio di Trento affermò chiaramente che ogni cristiano è obbligato a osservare tutti i comandamenti della Legge divina[467].
Proprio questa Legge che Gesù insegna e compie prevede che il comandamento del sabato vada osservato tenendo conto anche delle necessità dell’uomo e che perciò in esso si possano fare alcune attività di particolare importanza, ecco perché Gesù afferma «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc, 2, 23-28); con queste parole quindi Gesù vuole condannare interpretazioni distorte, eccessive, di tale comandamento e offrirci la giusta interpretazione in modo che la Legge di Dio sia per il vero bene dell’uomo e non sia per il male di lui.
Gesù non dice che l’uomo è sopra la Legge, tutt’altro, Gesù dice che l’uomo deve stare sotto la Legge e farsi guidare da essa rettamente conosciuta e vissuta perché le interpretazioni distorte e false della Legge sia rigoriste che lassiste vanno a danno dell’uomo che osserva la Legge.
La Legge è un dono che Dio fa all’uomo per il vero bene eterno dell’uomo; distorcere la Legge con interpretazioni errate di essa va a danno dell’uomo.
In questa linea la Chiesa cattolica interpreta il comandamento riguardante il “sabato” in modo conforme al Vangelo e in modo ben diverso dagli ebrei che si opponevano a Gesù.
Il CCC al n. 2173 afferma: “Il Vangelo riferisce numerose occasioni nelle quali Gesù viene accusato di violare la legge del sabato. Ma Gesù non viola mai la santità di tale giorno.[468] Egli con autorità ne dà l’interpretazione autentica: « Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato » (Mc 2,27). Nella sua bontà, Cristo ritiene lecito in giorno di sabato fare il bene anziché il male, salvare una vita anziché toglierla.[469] Il sabato è il giorno del Signore delle misericordie e dell’onore di Dio.[470] « Il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato » (Mc 2,28).”
Lo stesso CCC afferma al n. 2185 “Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo[471]. Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute.”
Inoltre va notato, come insegna la Tradizione della Chiesa, che il comandamento riguardo alla santificazione del sabato è un comandamento affermativo, che non obbliga sempre e in ogni circostanza, cioè vi sono casi in cui questo comandamento non obbliga; invece i comandamenti negativi della legge, come quello che proibisce l’adulterio, obbligano sempre e in tutte le circostanze.
Nei casi in cui il comandamento non obbliga è lecito non attuare ciò che il comandamento indica.
In conclusione: il dott. Moia, che non è un famoso teologo, mostra con le sue parole di non conoscere a fondo né la buona teologia né la Bibbia, il suo attacco a mons. Melina sul punto in oggetto è un potente boomerang che ricade pesantemente sul giornalista mostrando la sua poca competenza in materia nonché una certa superbia nel volersi mettere “a fare le pulci” ad un famoso teologo senza averne le competenze.
2) Il secondo errore del dott. Moia si trova nelle seguenti parole: “Ricordo, a beneficio dei lettori, che quella «svolta » non fu la scelta stravagante di un momento o una decisione solitaria, ma il frutto di una lunga stagione sinodale che, tra il 2014 e il 2016, ha coinvolto il popolo di Dio in due consultazioni universali e poi ha visto due Assemblee generali dei vescovi del mondo a cui hanno preso i rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali. Due Sinodi sullo stesso argomento a distanza di un anno uno dall’altro, ricordate? Non era mai capitato prima. Forse il segno che papa Francesco ci teneva, almeno un po’.
La Chiesa universale ha partecipato, sostenuto e approvato quella «svolta» maturata sub Petro e cum Petroe che è sfociata in due Relazioni finali (Sinodo straordinario 2014, Sinodo ordinario 2015) il cui testo per l’87% si ritrova in Amoris laetitia. Anche questo porta a concludere che nell’Esortazione postsinodale del Papa ci sia anche la speranza, la saggezza e l’attesa della Chiesa intera, di quanti – da cattolici – sono in comunione con lui.”[472]
In realtà i 2 Sinodi del 2014 e 2015 furono “manipolati”[473] sicché ciò che la Chiesa aveva dichiarato in un Sinodo generale nel 2012 veniva incredibilmente sovvertito dopo solo due-tre anni.
Nel 2012 il Sinodo tenuto in Vaticano aveva infatti dichiarato: “Ci sono coppie che convivono senza il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni: vicende dolorose in cui soffre anche l’educazione alla fede dei figli. A tutti costoro vogliamo dire che l’amore del Signore non abbandona nessuno, che anche la Chiesa li ama ed è casa accogliente per tutti, che essi rimangono membra della Chiesa anche se non possono ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia. Le comunità cattoliche siano accoglienti verso quanti vivono in tali situazioni e sostengano cammini di conversione e di riconciliazione.”[474]
I Sinodi del 2014 e 2015 e poi l’Amoris Laetitia del 2016 dicono praticamente il contrario … eppure è la stessa Chiesa!
Inoltre le parole del Papa Francesco, riportate anche dal Card. Kasper,[475] che invitavano alla franchezza[476] erano ampiamente ridimensionate dalle strategie approntate dal Papa e precisate dal Card. Baldisseri, Segretario del Sinodo, per impedire che le voci “fastidiose” di coloro che ribadivano la sana dottrina risuonassero con la dovuta forza e ampiezza nel dibattito sinodale.
Quali erano tali strategie? Ce le spiega qui di seguito il Card. Baldisseri: “Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.
Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso.
Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.”[477].
Il Card. Kasper[478] ha detto che durante i Sinodi del 2014-2015 il Papa fu molto attento ad ascoltare … solo che evita di dire che, come appena visto, Francesco ascoltava e faceva ascoltare quelli che lui voleva e come lui voleva così da poter indirizzare il Sinodo a ciò che lui voleva …
Riguardo alla franchezza di cui parlava Francesco è importante, inoltre, ricordare la famosa frase di mons. B. Forte che riporta le significative parole a lui dette dal Papa stesso durante i Sinodi che stiamo esaminando: “ Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.”[479] … questa evidentemente è la “franchezza” di cui parlava Papa Francesco: nascondere la verità, cosicché la gente non sappia e non capisca … ; come dissi nel II capitolo: Papa Francesco e i suoi sono stati dei maestri nell’usare le parole e produrre un linguaggio “cifrato” per portare avanti il processo di perversione dottrinale, in questa linea l’Arcivescovo Aguer ha precisato che lo stile della dissimulazione è proprio di Papa Francesco.[480]
Stando a queste affermazioni possiamo capire che la discussione nei Sinodi, non fu “aperta” come dice Kasper, [481] ma accuratamente “manipolata” e “dissimulata” perché da essa emergesse ciò che il Papa voleva far emergere e cioè non la Luce della Verità ma le tenebre dell’errore e della perversione dottrinale!!
Papa Francesco ha dato, d’altra parte, chiara dimostrazione di “allergia” alla Luce e alla trasparenza come mostrano queste parole del Card. Brandmüller e le successive del Card. Müller : “Il solo fatto che una petizione con 870.000 firme rivolte al Papa per chiedergli una chiarificazione resti senza risposta – come non ottengono risposta 50 studiosi di rango internazionale – suscita delle questioni. È veramente difficile da capire». «Rivolgere al Papa dei dubia, dei dubbi, delle questioni, è sempre stato un modo per dissipare le ambiguità assolutamente normale».”[482]
Il Card. Müller disse: “Credo che i cardinali che hanno espresso dei dubbi sull’Amoris laetitia, o i 62 firmatari di una lettera di critiche anche eccessive al Papa vadano ascoltati, non liquidati come “farisei” o persone brontolone. L’unico modo per uscire da questa situazione è un dialogo chiaro e schietto.”[483]
Papa Francesco non ha portato la Luce che desideravano questi fedeli e questi Cardinali ma le tenebre dell’errore, nascosto anche dietro “furbi” silenzi e sottili tecniche di dissimulazione.[484]
Il Card. Kasper[485] ha detto che l’Amoris Laetitia è frutto di 2 Sinodi e che chi va contro di essa va contro il pensiero della maggioranza di tutto l’episcopato ma, ripeto, non dice che 4 anni prima di AL nel 2012 “la maggioranza dell’episcopato” sosteneva il contrario[486] e neppure precisa, ovviamente, che la dottrina ribadita del 2012 era frutto di evoluzione coerente e continua sulla base della Bibbia e della Tradizione mentre la dottrina di AL aveva dietro di sé solo le perversioni dottrinali dello stesso Kasper (e del Papa con lui), perversioni ben evidenziate da coloro che avevano criticato la relazione che Kasper (relazione “segretamente” concordata con il Papa), come vedremo più avanti.
Appare quindi impreciso e falso ciò che dice il Card. Kasper [487] quando afferma che “Amoris Laetitia è il risultato di consenso della Chiesa” ed è frutto di sinodalità cioè di cammino insieme: Amoris Laetitia non è stata frutto di un “cammino insieme” con la Chiesa e quindi con Cristo (vero significato della parola sinodo) ma di un’azione sovversiva ben congegnata ed efficacemente attuata dal Papa e da molti suoi collaboratori per la perversione della sana dottrina.
In conclusione, le affermazioni di Moia sui due Sinodi sono gravemente errate: Amoris Laetitia non è stata
“il frutto di una lunga stagione sinodale”, non è stata il frutto di un “cammino insieme” con la Chiesa e quindi con Cristo (vero significato della parola sinodo) ma di un’azione sovversiva ben congegnata, adeguatamente “manipolata” e “dissimulata” nonché efficacemente attuata dal Papa e da molti suoi collaboratori per la sovversione della dottrina della Chiesa ribadita universalmente dalla Chiesa stessa solo 4 anni prima!
f,3,3,2,2,2) Legittimazioni varie degli atti peccaminosi offerte da mons. Paglia, Presidente della PAV e Gran Cancelliere dell’ Istituto Giovanni Paolo II, con la complicità di Francesco.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
In un interessante articolo[488] il prof. T. Scandroglio evidenzia in sintesi i grandi danni fatti da mons. Paglia che Papa Francesco ha tenuto per molti anni a capo della Pontificia Accademia della Vita e dell’Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia, infatti è stato nominato nominato Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia il 17 agosto 2016; scrive il prof. Scandroglio: “Quale l’eredità che ci ha lasciato mons. Paglia? Disastrosa.” Infatti spiega il moralista:
1) “… licenzia alla Pav e all’Istituto Giovanni Paolo II la vecchia guardia, troppo legata agli assoluti morali”; allontana, ovviamente, dall’Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia “due docenti simboli del GPII e dalla specchiata ortodossia dottrinale: monsignor Livio Melina e padre José Noriega”
2) “… assume personalità più inclini ad una morale votata al situazionismo, alla fenomenologia etica e al proporzionalismo” tra esse vi è significativamente il prof. Chiodi “favorevole alla fecondazione artificiale, alla contraccezione e all’omosessualità”, il prof. Guenzi, “favorevole alle condotte omosessuali”;
3) interviene pubblicamente sul caso del piccolo Alfie Evans, sposando così la tesi eutanasica dei giudici e considerando come accanimento terapeutico le procedure atte tenere in vita questo bambino;
4) interviene sul tema “legittimazione del suicidio assistito” appoggiando una norma che legittima tale pratica;
5) rilascia un’intervista a The Tablet in cui afferma che la liceità della contraccezione sarà dichiarata da uno dei prossimi Papi;
6) introduce, nel 2022, il testo della PAV, che abbiamo visto più sopra: “Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche” (LEV, Città del Vaticano 2022) che legittima la contraccezione, la fecondazione extracorporea e l’eutanasia;
7) nel 2024 viene pubblicato il “Piccolo lessico del fine-vita” che mostra come la Pav sia a favore dell’eutanasia, e del suicidio assistito;
8) approva la comunione ai divorziati risposati.
Mons. Paglia era un suddito fedele e obbediente di Papa Francesco che anche attraverso lui ha potuto diffondere la sua morale perversa e situazionistica; ovviamente Papa Francesco non ha mai corretto né sanzionato pubblicamente mons. Paglia per le sue affermazioni pubbliche né lo ha mai messo alla porta, appunto perché questo monsignore non ha fatto altro che attuare le direttive del Pontefice.
Nell’agire di mons. Paglia e di altri come lui dobbiamo vedere, in certo modo, il pieno manifestarsi della perversione che in modo discreto e anche per interposta persona Papa Francesco ha diffuso.
Dio intervenga!
f,3,3,2,3) Una significativa conferenza del prof. Chiodi alla Gregoriana
Riguardo alla conferenza di mons. Chiodi[489] è interessante notare ciò che afferma S. Magister “A mezzo secolo di distanza, l’enciclica contro i metodi artificiali di regolazione delle nascite … cede ormai il passo a una sua radicale re-interpretazione, a un “cambio di paradigma” indubitabilmente voluto e incoraggiato da Papa Francesco in persona. … “tutto dipende da come ‘Humanae vitae’ viene interpretata”, non manca di chiosare ogni volta Papa Francesco. Perché “la questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare”. Detto e fatto.” A dare piena manifestazione autorevole al “nuovo paradigma interpretativo di “Humanae vitae”, con un esplicito via libera ai contraccettivi artificiali, è intervenuto un teologo dei più accreditati presso l’attuale papa, Maurizio Chiodi, professore di teologia morale ”[490]; sottolineo: esplicito via libera ai contraccettivi artificiali!
L’autorevolezza di tale manifestazione è confermata da due elementi:
1) il contesto in cui Chiodi ha offerto la nuova interpretazione di “Humanae vitae”: la Pontificia Università Gregoriana, a Roma, il 14 dicembre 2017;
2) la sua pubblicazione con grande evidenza sul quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana “Avvenire”, nel supplemento mensile “Noi, Famiglia & Vita”, domenica 28 gennaio, introdotta da una nota con il titolo : “Da papa Montini a Francesco, sviluppo nella fedeltà”[491]
S. Magister commenta le parole della nota di Avvenire dicendo che essa: “termina con un punto interrogativo. Che però è del tutto retorico. Le tesi esposte da Chiodi nella sua conferenza, infatti, non sono ipotetiche, ma assertive. Vi sono circostanze – sostiene – che non solo consentono ma “richiedono” altri metodi, non naturali, per la regolazione delle nascite.”[492]
Cioè: vi sono circostanze che richiedono la contraccezione!
Nota ancora S. Magister : “A beneficio dei lettori, “Avvenire” sintetizza così, a centro pagina, la reinterpretazione di “Humanae vitae” fatta da Chiodi: “Se ci sono situazioni in cui i metodi naturali sono impossibili o impraticabili, occorre trovare altre strade, perché una generazione responsabile non può ignorare le offerte della tecnica”.[493]
Cioè l’Avvenire, giornale dei Vescovi con l’evidente sostegno Papa, afferma fondamentalmente: la contraccezione è lecita in alcuni casi, le parole di mons. Chiodi infatti vanno in quel senso.
Il passo più significativo, per i nostri scopi, della conferenza è il seguente: “ La riflessione svolta ci autorizza a ripensare il senso della norma di “Humanae vitae”, evitando di concentrarci su di essa come su una verità oggettiva che starebbe di fronte alla ragione. L’intento è di riprendere la norma, per pensarla fino in fondo. Non si tratterà affatto di abolirla, ma dimostrarne il senso e la verità: il suo senso antropologico è, nel legame sponsale, il nesso tra sessualità e generazione, che rimanda al senso della sessualità. … Ciò che la pratica dei “metodi naturali di fecondità” attesta è il carattere responsoriale della generazione: anch’essi dicono che generare non è creare. … Se la responsabilità del generare è ciò a cui rimandano questi “metodi”, allora si può comprendere come nelle situazioni in cui essi siano impossibili o impraticabili, occorre trovare altre forme di responsabilità: queste “circostanze”, per responsabilità, richiedono altri metodi per la regolazione delle nascite. In questi casi, l’intervento “tecnico” non nega la responsabilità del rapporto generante … L’insistenza del magistero sui metodi naturali non può dunque essere interpretata come una norma fine a sé stessa … La tecnica, in circostanze determinate, può consentire di custodire la qualità responsabile dell’atto sessuale. Essa perciò non può essere rifiutata a priori, quando è in gioco la nascita di un figlio, poiché anch’essa è una forma dell’agire e come tale richiede un discernimento sulla base di criteri morali irriducibili ad un’applicazione sillogistico-deduttiva della norma.”[494]
Sottolineo: se la responsabilità del generare è ciò a cui rimandano i “metodi naturali”, allora si può comprendere come nelle situazioni in cui essi siano impossibili o impraticabili, occorre trovare altre forme di responsabilità: queste “circostanze”, per responsabilità, richiedono altri metodi per la regolazione delle nascite.
Cioè nelle situazioni in cui i “metodi naturali” siano impossibili o impraticabili diventa lecita la contraccezione!
S. Magister, nell’articolo citato più sopra, ha aggiunto che: “… già prima che Chiodi tenesse la sua conferenza alla Gregoriana, anche monsignor Luigi Bettazzi, 94 anni, … aveva detto ad “Avvenire”, il 29 ottobre 2017, che a cinquant’anni dalla “Humanae vitae” è ormai “arrivato il momento di ripensare la questione”, perché “non sono le dottrine a cambiare, ma siamo noi, col trascorrere degli anni, che riusciamo a comprenderne sempre meglio il significato, leggendole alla luce dei segni dei tempi”.” [495]
Infine S. Magister fa notare che: “… è già all’opera dalla scorsa primavera la commissione di studio istituita in Vaticano per ricostruire la genesi di “Humanae vitae” dal punto di vista storico e documentario. … Ma è fin troppo evidente che la rivisitazione del tormentato percorso di preparazione di quell’enciclica – nel quale già allora le correnti favorevoli alla contraccezione artificiale erano molto più forti e pressanti di quelle contrarie, sposate da Paolo VI – potrà solo giovare al cambio di paradigma che è in atto.”[496] … cioè alla legittimazione della contraccezione …
f,3,3,2,3,1) Interessanti commenti alla conferenza di mons. Chiodi.
Il famoso professor J. Seifert ha commentato le affermazioni di mons. Chiodi in questo modo: “Possiamo solo sperare che papa Francesco, l’Arcivescovo Paglia e larga maggioranza dei membri della Pontificia Accademia per la Vita chiedano a don Chiodi di correggere questi gravi errori, o di dimettersi immediatamente dall’illustre Accademia, il cui fondatore e padre spirituale Giovanni Paolo II combatté senza ambiguità e continuamente proprio contro quegli errori che don Chiodi ora propone, e li condannò in via definitiva.”[497].
Mons. Chiodi, secondo il prof. Seifert: “… propone posizioni etiche e filosofiche che sono profondamente erronee e totalmente distruttive non solo dell’insegnamento morale della Chiesa cattolica, ma anche dell’essenza della moralità, e in realtà di ogni verità e di ogni insegnamento della Chiesa.”[498]
Per il prof. Seifert, quando don Chiodi dice che alcune “circostanze proprio per amore di responsabilità, richiedono la contraccezione”, “nega in realtà direttamente l’intrinseca erroneità della contraccezione insegnata magisterialmente da Paolo VI e dai suoi predecessori e successori e rende ciò che è buono o cattivo moralmente nella trasmissione della vita umana interamente dipendente dalle situazioni concrete”.
Affermare che esiste “un dovere alla contraccezione” secondo Seifert implica “oltre all’aperto rigetto dell’insegnamento della Chiesa in Humanae Vitae, errori filosofici generali disastrosi”, già condannati con forza dai Papi specialmente da s. Giovanni Paolo II.
Un esperto moralista, p. Granados, ha affermato, tempo dopo la conferenza di don Chiodi ed evidentemente riferendosi ad essa: “… il professor Maurizio Chiodi … apre alla liceità della contraccezione e ammette gli atti omosessuali come “possibili” in certe situazioni.”[499]
Significativo appare, nella linea bergogliana, dopo la pubblicazione della conferenza di monsignor Chiodi, l’intervento di monsignor Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per cui: “Le norme vanno sempre interpretate alla luce della tradizione che ne illumina l’esperienza, non come formule astratte da applicare astrattamente. In questo senso, le norme richiedono un processo di valutazione che deve prendere in conto l’insieme concreto delle circostanze e delle relazioni in cui si trova la persona. È sempre stato così: perché le norme di cui parliamo sono per far vivere gli esseri umani, non quelle per far funzionare i robot. … Penso che il tema della generazione della vita umana affrontato da Paolo VI nel 1968 con Humanae vitae sia di importanza capitale. Il suo intento di sottolineare la responsabilità che abbiamo nei confronti della generazione chiede di essere ulteriormente approfondito.”[500]
Anche mons. Melina intervenne criticando la conferenza di mons. Chiodi; disse infatti il famoso teologo di Adria in un suo articolo: “Partiamo dal cuore dottrinale del documento che si trova al n. 11: «Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita», in forza della «connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo» (HV 12). Non si tratta dell’affermazione generica di un ideale, che dovrebbe poi venire applicato alla situazione concreta secondo il discernimento della coscienza di ciascuno, come si sente di frequente dire oggi con deliberata contraffazione della lettera e dello spirito del magistero[501]”. [502]
Come si vede dalla nota, mons. Melina critica duramente le affermazioni della conferenza di mons. Chiodi, infatti precisa che esse sono una deliberata contraffazione della lettera e dello spirito del Magistero perché presentano il principio di HV 12 come un ideale da applicare nella situazione concreta secondo il discernimento della coscienza di ciascuno, nella linea della morale situazionista bergogliana!
Faccio notare che ovviamente dietro alle spalle di Chiodi c’era il Papa Francesco che infatti di lì a poco defenestrò il teologo di Adria, mons. Melina, dall’Istituto Pontificio Giovanni Paolo II di cui era il professore più famoso, e mise mons. Chiodi a insegnare in tale Istituto[503].
Ovviamente mons. Paglia e la Pontificia Accademia per la Vita, in piena soggezione al Papa e alla morale bergogliana, non sono intervenuti a condannare le affermazioni di mons. Chiodi.
Ugualmente la Congregazione per la Dottrina della Fede, anch’essa in piena soggezione al Papa e alla morale bergogliana, non è intervenuta a condannare le affermazioni di mons. Chiodi.
Dio intervenga presto e liberi la Chiesa dagli errori che Papa Francesco e i suoi collaboratori diffondono.
f,3,3,2,4) Un’ intervista al prof. Chiodi nel 2022, in evidente opposizione a Veritatis Splendor.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Nel 2022 una significativa intervista al prof. Chiodi è stata pubblicata sul sito dei padri dehoniani www.settimananews.it .[504]
Questa intervista è una raccolta di vari errori e affermazioni superficiali.
In tale testo il prof. Chiodi esordisce affermando: “Al magistero ecclesiastico spetta, in ultima istanza, di dichiarare la compatibilità o meno di un’affermazione teologica con la verità del vangelo, ma questo suppone appunto una libera discussione, almeno nella misura in cui una dottrina è affermata dal magistero ordinario e universale in modo “autentico”, ma non in una forma definitoria, definitiva e infallibile. Ora, è opinione comune tra i teologi che su nessuna questione morale il magistero ecclesiastico sia finora intervenuto in modo infallibile, anche se ovviamente ciò non esclude che possa farlo.”
Questo è semplicemente falso e lo dice chiaramente una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede[505] laddove afferma che tra le dottrine attinenti al I comma del canone 750 del Codice di Diritto Canonico e quindi tra le dottrine infallibili di sommo livello vi è l’insegnamento della Chiesa circa la grave immoralità dell’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente[506], invece tra le dottrine infallibili di II livello vi sono gli insegnamenti della Chiesa relativi all’illiceità : della prostituzione[507], della fornicazione[508], della eutanasia[509]. La Congregazione, nel testo suddetto precisa non vuole essere esaustiva e completa nell’indicare i pronunciamenti infallibili, anche in campo morale, e ci indica solo alcuni di essi.
Inoltre, come visto, ci sono serie ragioni per affermare che anche la contraccezione è insegnata infallibilmente dal Magistero della Chiesa e lo stesso mons. Chiodi lo dice nell’intervista affermando che: “Un certo numero di teologi da subito ha sostenuto che l’insegnamento di Humanae vitae (HV) era infallibile”
Mons. Chiodi afferma inoltre: “HV, come ogni enciclica, compresa Veritatis splendor (VS), è un documento autorevole, ma senza pretesa di infallibilità.”
Non è vero che ogni enciclica sia un documento autorevole senza infallibilità, l’Evangelium Vitae, come visto più sopra, secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede[510] presenta due affermazioni infallibili, una sull’illiceità dell’eutanasia[511] e una circa la grave immoralità dell’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente[512].
Come detto, inoltre, l’Humanae Vitae è considerata per vari aspetti anch’essa un documento che riporta affermazioni infallibili.
Mons. Chiodi poi parla degli atti intrinsecamente malvagi, come adulterio, atti contro natura etc.; la sua è una trattazione superficiale dal punto di vista storico e teologico: non spiega quando e come è sorto il problema dell’intrinsece malum, non parla dei documenti della Scrittura e della Tradizione che supportano tale dottrina, non precisa bene le affermazioni magisteriali a riguardo, non cita s. Tommaso, il cui insegnamento su questo argomento è di speciale importanza.
In particolare egli afferma appunto riguardo a tali atti: “Negli anni ’70, nel corso di un aspro dibattito sul modo di “fondare” le norme morali, e cioè sul valore e il significato delle norme, alcuni teologi – poi condannati come proporzionalisti dalla VS – hanno sostenuto che non si possa valutare un’azione proibita da una norma se non a procedere dalla proporzione degli effetti che produce. … Contro questi teologi, altri – detti deontologi – hanno sostenuto che ci sono atti che, essendo intrinsecamente cattivi, sono condannati semper et pro semper e che nessuna cosa al mondo, nemmeno il papa, li può rendere buoni. Ora, la contraccezione è considerata un atto intrinsecamente cattivo, insieme a molti altri, come dice il lungo elenco di VS 80.”
Chiodi occulta alcuni dati e manipola la realtà delle cose, infatti la questione degli atti intrinsecamente malvagi nella sua essenza profonda è molto antica[513] anche s. Tommaso l’ha trattata usando altri termini, e ben prima della Veritatis Splendor e degli anni ‘70 anche il Magistero ha iniziato a parlare di tali atti usando espressioni quali “intrinsece inhonestum” o “intrinsece contra naturam”[514] “intrinsecamente cattivi” [515]; quindi la divisione di cui parla Chiodi non era semplicemente tra deontologi e proporzionalisti, ma era tra coloro che seguivano la linea fissata dal Magistero e dalla Tradizione[516] e ribadivano l’esistenza di tali atti e coloro che si ponevano contro tale linea.
La Veritatis Splendor ha ripreso e precisato tali insegnamenti della Tradizione e del Magistero appunto riguardo a tali atti.
Per i nostri interessi è importante sottolineare che, come dice lo stesso Chiodi: “la contraccezione è considerata un atto intrinsecamente cattivo, insieme a molti altri, come dice il lungo elenco di VS 80.”
Chiodi aggiunge: “Per parte mia, credo che non si debbano negare gli atti intrinsecamente cattivi, ma che insieme occorra pensare in radice che cos’è un atto, superandone un’interpretazione oggettivata, che cioè prescinda dalle circostanze, dagli effetti e dalle intenzioni inscritte nelle azioni dei soggetti coinvolti.
Occorre dunque una valutazione più complessiva, circostanziata, che non si può dedurre semplicemente dall’affermazione “giuridica” delle norme. Del resto un atto “intrinsecamente cattivo” come l’uccidere, è sempre stato – giustamente – interpretato nei limiti del “non uccidere l’innocente”, introducendo una distinzione – chi è l’innocente? – che fa appello alle circostanze e alla qualità delle intenzioni inscritte nelle relazioni umane segnate dalla violenza.
Un discorso analogo si potrebbe mostrare per quanto è sottinteso nella prassi pastorale introdotta da AL, secondo la quale la relazione sessuale tra due divorziati risposati non è necessariamente adultera.”
Le affermazioni di mons. Chiodi già viste e quelle che vedremo, unite a queste, ci aiutano a capire che mons. Chiodi presenta una dottrina che è in netta opposizione con Veritatis Splendor nn. 56, 67, 79, 80, 81, 82, 115, questi testi dell’enciclica infatti precisano che l’intrinseca malvagità dell’atto riguarda ciò che attiene al suo oggetto non alle intenzioni, alle circostanze, agli effetti; in particolare per i nostri attuali interessi occorre affermare che per la contraccezione l’intrinseca malvagità dell’atto riguarda ciò che attiene al suo oggetto non alle intenzioni, alle circostanze, agli effetti.
I passi dell’enciclica citati, in opposizione a ciò che dice Chiodi, respingono l’idea che: “…sarebbe impossibile qualificare come moralmente cattiva secondo la sua specie — il suo «oggetto» — la scelta deliberata di alcuni comportamenti o atti determinati prescindendo dall’intenzione per cui la scelta viene fatta o dalla totalità delle conseguenze prevedibili di quell’atto per tutte le persone interessate.” (Veritatis Spendor n. 79)
I testi citati ribadiscono che: “L’elemento primario e decisivo per il giudizio morale è l’oggetto dell’atto umano, il quale decide sulla sua ordinabilità al bene e al fine ultimo, che è Dio.” (Veritatis Spendor n. 79), quindi l’elemento primario e decisivo per il giudizio morale riguardo alla contraccezione è l’oggetto dell’atto umano.
I passi citati, in opposizione a ciò che dice Chiodi, aggiungono che: “la ragione attesta che si danno degli oggetti dell’atto umano che si configurano come «non-ordinabili» a Dio, perché contraddicono radicalmente il bene della persona, fatta a sua immagine. Sono gli atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. Per questo, senza minimamente negare l’influsso che sulla moralità hanno le circostanze e soprattutto le intenzioni, la Chiesa insegna che «esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto»[517].”(Veritatis Spendor n. 80)
Uccidere un innocente è un male intrinseco, per il suo oggetto, indipendentemente dalle intenzioni dell’assassino e dagli effetti dell’atto nonché delle circostanze, commettere adulterio è un male intrinseco, per il suo oggetto, indipendentemente dalle intenzioni dell’assassino e dagli effetti dell’atto nonché delle circostanze; un atto di contraccezione è un male intrinseco, per il suo oggetto, indipendentemente dalle intenzioni dell’assassino e dagli effetti dell’atto nonché delle circostanze.
Inoltre, la buona teologia morale sa bene che quando si parla di “non uccidere l’innocente” non si fa riferimento a delle circostanze che stiano fuori dall’oggetto ma si fa riferimento semplicemente all’oggetto dell’atto; evidentemente a mons. Chiodi non è chiara la dottrina circa l’oggetto dell’atto e le circostanze.
Ricordo anche che uccidere una persona essendo in dubbio se sia innocente significa essere disposti ad uccidere un innocente e quindi moralmente parlando il peccato è lo stesso di colui che uccide un innocente.
Noto che lo stesso Chiodi non dà nessuna citazione precisa del testo da cui lui trae ciò che dice, allorché afferma: “Un discorso analogo si potrebbe mostrare per quanto è sottinteso nella prassi pastorale introdotta da AL, secondo la quale la relazione sessuale tra due divorziati risposati non è necessariamente adultera.”;
Un passo che si avvicina alle parole di Chiodi in AL è quello in cui, dopo aver parlato di condizionamenti e attenuanti, Francesco afferma: “Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante.” (AL 301)
Va notato che AL non dice semplicemente che una relazione tra divorziati risposati non è adulterina, dice che, dati i condizionamenti, ci possono essere convivenze peccaminose, adulterine, che non sono peccato grave.
Aggiungo che, come visto, l’insegnamento di AL su relazioni sessuali non adulterine è gravemente errato, come detto più sopra, perché afferma, in linea situazionista, che attraverso il discernimento con il sacerdote la coscienza del fedele può ritenere di poter continuare a praticare una relazione adulterina e quindi può ritenere di poter continuare a compiere atti adulterini e può anche ricevere i Sacramenti, addirittura AL 303 afferma che Dio può richiedere al fedele tali atti adulterini.
In questa linea, come sono legittimate le relazioni adulterine possono essere legittimati altri atti intrinsecamente malvagi, come la contraccezione, e infatti vedremo che mons. Chiodi legittima la contraccezione.
Le parole di Chiodi sono fondate in gravi errori e a loro volta diffondono altri gravi errori.
Ricordo che il Papa Francesco e i suoi più diretti collaboratori non solo non hanno mai corretto pubblicamente questo professore per le sue affermazioni ma lo hanno portato avanti, lo hanno promosso, sono infatti chiaramente complici della perversione dottrinale che anche attraverso le parole di Chiodi si diffonde tra i fedeli.
Dio intervenga!
f,3,3,2,5) Un testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita e la risposta ad esso da parte di un convegno e di vari esperti
f,3, 3,2,5,1) Il testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Nel 2022 è stato pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana un testo, intitolato “Etica teologica della vita”, che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita.
Il testo è introdotto “con grande soddisfazione” da mons. Paglia, Arcivescovo e Presidente di tale Accademia
per la Vita che appunto nella presentazione (pp. 7-12) parla anche del “radicale cambio di paradigma” che è stato tentato con tale pubblicazione sulla scorta del n. 3 della Veritatis Gaudium[518] di Papa Francesco; ricordo che appunto riguardo a tale “cambio di paradigma” il Cardinale Müller ha detto: “Dietro il discorso pseudointellettuale del ‘mutamento di paradigma’, si trova solo l’eresia non mascherata che falsifica la parola di Dio”.[519]
Il volume è diviso in 12 capitoli e “raccoglie gli atti di un seminario di tre giorni, organizzato dalla PAV dal 30 ottobre al 1 novembre 2021[520]” che ha affrontato alcune grandi questioni morali riguardanti la vita e la morte. Questi vari aspetti impegnativi e controversi attinenti all’etica teologica della vita, sono stati esaminati con un metodo “analogo alle dispute medioevali o alle quaestiones disputatae[521]”
Il nostro interesse, in questo ambito, si concentra in modo particolare sulle affermazioni riguardanti la legittimità morale della contraccezione che si possono leggere nel capitolo VII: “Le grandi domande antropologiche, etiche e teologiche: nascere, amare e generare” [522]. La parte riguardante il Testo Base ha circa una ventina di pagine di lunghezza, procede per paragrafi numerati (nn. 147-173) ed è seguita da due interventi di esperti: il Vescovo Carlos Castillo Mattasoglio e il professore M. Chiodi.
Come spiegano il Card. Müller e il prof. Kampowski “In tutto il testo si trovano considerazioni la cui logica è fortemente contraria alla contraccezione e alla procreazione assistita. Queste si condensano nel paragrafo 171, che insiste sul “nesso costitutivo tra sessualità, amore sponsale e generazione” e sul carattere di dono del figlio come persona che non è a disposizione dei genitori[523]. Si scopre che queste premurose affermazioni servono solo alla loro negazione nei due paragrafi finali. Il fatto è che nulla di quanto precede ha preparato il lettore a ciò che viene dopo: il paragrafo 172 propone come moralmente legittima la pratica della contraccezione; il paragrafo 173 giudica moralmente legittima la pratica della procreazione assistita omologa.” [524]
I due interventi citati di Mattasoglio e Chiodi sostengono le affermazioni del testo base infatti:
1) l’allora Vescovo Mattasoglio, ora (ovviamente) Cardinale, seguendo la linea bergogliana fa capire che la realtà supera per ricchezza le norme che la Chiesa ha fissato e che quindi, sulla scorta di Amoris Laetitia, bisogna superare il modo di pensare ridotto a “normare”, invece bisogna sviluppare un’“evangelizzazione” che rieduchi le “religioni e i sistemi che si irrigidiscono e deducono soluzioni semplicistiche” (cioè in particolare la religione cattolica) perciò il Testo Base con la permissione della contraccezione va bene e realizza perfettamente quanto il Vescovo afferma; significativo mi pare il modo ambiguo tipicamente bergogliano di parlare del Vescovo che dà un parte, a parole, vuole richiamare alla Tradizione ma dall’altra in realtà la cancella appoggiando il Testo Base;
2) il prof. Chiodi subito precisa che la sua è una “replica” solo per modo di dire al Vescovo, infatti la sua è una “glorificazione” del testo del Vescovo che viene completamente accettato; il professore poi sviluppa il suo intervento nella linea del Testo Base come una critica alla morale tradizionale accusata di essenzialismo, sostanzialismo, biologismo e come un’affermazione dell’inesistenza di atti intrinsecamente malvagi, cioè malvagi per il loro oggetto, perché l’atto non può essere valutato “a prescindere … dalla totalità delle circostanze” (p. 323); in questa linea è evidente che la morale tradizionale e con essa le affermazioni magisteriali sono superate: la contraccezione diventa lecita in alcuni casi e così pure la procreazione assistita omologa: il Testo Base ha ragione, secondo Chiodi.
Sottolineo che appunto in tale “replica” il prof. Chiodi, e con lui il Testo Base di cui egli spiega le affermazioni, si oppone fondamentalmente alla teologia morale tradizionale.
Egli afferma che la teologia morale tradizionale ha una “prospettiva metafisica che ha fondato la legge naturale sull’idea di natura umana” tale prospettiva è biologista ed essenzialista.
Ad una “interpretazione essenzialista e sostanzialista” che vede la persona come un soggetto “la cui identità sarebbe costituita a prescindere dalle sue opere, ridotte ad “accidenti” di una sostanza immutabile” il professore Chiodi e il Testo Base oppongono una visione che guarda l’uomo nella sua “forma storica, temporale, drammatica, narrativa”.
Per il moralista che stiamo esaminando, la coscienza non è un giudizio, come diceva s. Tommaso, e non si può valutare l’atto in sé stesso, quindi non esistono atti intrinsecamente malvagi (cfr. p. 323).
Chiodi sviluppa un ragionamento che urta in più modi contro la dottrina tomista, infine egli afferma che la norma non va semplicemente applicata ma va interpretata nella sua valenza simbolica e questo atteggiamento è nella linea della dottrina tomista per cui la razionalità pratica non avrebbe semplicemente un carattere deduttivo e cita qui il famoso testo di s. Tommaso che troviamo anche nell’Amoris Laetitia , Somma Teologica I-II q. 94 a. 4; il richiamo a Tommaso, in realtà, è improprio perché, a differenza di Chiodi, per s. Tommaso esistono atti intrinsecamente malvagi di fronte ai quali il soggetto non deve fare altro che applicare la norma ed evitare tali atti.
Con il Vescovo Mattasoglio il prof. Chiodi ritiene che “la realtà è così ampia che non rientra nelle norme, tanto profonda che solo una nuova lettura di quel tipo di esperienza che si dà nella Bibbia può aiutare a darle luce”[525]
, in questa linea sostiene la reinterpretazione della Humanae Vitae attuata dal Testo Base e quindi la permissione della contraccezione.
Nel suo intervento il moralista che stiamo esaminando cita anche un libro realizzato da lui e da altri e che tratta con notevole ampiezza della Legge naturale[526] mi sono preso la briga di esaminare questo testo che tratta di legge naturale e ho notato subito che il testo presenta varie carenze:
1) il lavoro storico non è condotto in modo ordinato: l’esame dei testi biblici non è inserito, secondo un percorso storico normale, dopo gli autori antichi che li hanno preceduti e non è seguito dallo studio dei Padri ma è presentato nella parte seconda, dopo che nella I parte è stato esaminato il percorso storico della dottrina circa la legge naturale dall’inizio fino ai nostri giorni;
2) manca un attento esame degli apporti che la cultura greca ha offerto riguardo alla natura e che sono stati recepiti nella Bibbia[527];
3) manca un approfondito studio biblico sul termine natura che si estenda al Vecchio Testamento, alla LXX, e che quindi passi al Nuovo e a s. Paolo evidenziandone gli eventuali legami; nel Vecchio Testamento abbiamo circa dodici passi in cui si parla di natura e nel Nuovo Testamento i passi sono sedici[528];
4) la Tradizione non viene trattata con ordine e profondità, nessuna parte del testo è dedicata ad uno studio approfondito di tutto ciò che ha affermato il Magistero riguardo a natura e legge naturale, specialmente manca un approfondito studio sulla Veritatis Splendor;
5) il testo non realizza un chiaro e approfondito esame del “peso” teologico delle affermazioni magisteriali sul tema e quindi dell’obbligo di seguirle;
6) il testo afferma erroneamente che la norma morale non è una formula bell’e pronta da attuare perché richiede sempre un discernimento, ma le norme negative della Legge morale, come insegna il Magistero, sono precisamente queste formule precise e pronte che Dio stesso ci dona e ci chiama ad attuare;
7) il testo, in opposizione alla sana dottrina ribadita dal Magistero, sottilmente cancella l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi che mai possono essere attuati e sui quali non può esservi discernimento perché vanno sempre e comunque evitati.
Le seguenti affermazioni della Veritatis Splendor sono di particolare importanza per rispondere a ciò che anche Chiodi afferma nei vari testi citati, infatti si rivolgono fondamentalmente alla “scuola” cui Chiodi appartiene.
Anzitutto la Veritatis Splendor spiega riferendosi ad autori della “scuola” cui appartiene Chiodi e che dicono cose simili alle sue: “47. In questo contesto sono sorte le obiezioni di fisicismo e naturalismo contro la concezione tradizionale della legge naturale: questa presenterebbe come leggi morali quelle che in se stesse sarebbero solo leggi biologiche. Così, troppo superficialmente, si sarebbe attribuito ad alcuni comportamenti umani un carattere permanente ed immutabile e, in base ad esso, si sarebbe preteso di formulare norme morali universalmente valide. Secondo alcuni teologi, una simile «argomentazione biologista o naturalista» sarebbe presente anche in taluni documenti del Magistero della Chiesa, specialmente in quelli riguardanti l’ambito dell’etica sessuale e matrimoniale. In base ad una concezione naturalistica dell’atto sessuale, sarebbero state condannate come moralmente inammissibili la contraccezione, la sterilizzazione diretta, l’autoerotismo, i rapporti prematrimoniali, le relazioni omosessuali, nonché la fecondazione artificiale. Ora, secondo il parere di questi teologi, la valutazione moralmente negativa di tali atti non prenderebbe in adeguata considerazione il carattere razionale e libero dell’uomo, né il condizionamento culturale di ogni norma morale. Essi dicono che l’uomo, come essere razionale, non solo può, ma addirittura deve decidere liberamente il senso dei suoi comportamenti. Questo «decidere il senso» dovrà tener conto, ovviamente, dei molteplici limiti dell’essere umano, che ha una condizione corporea e storica.” (VS n.47)
La VS passa poi a criticare ampiamente le affermazioni appena citate infatti dice, tra l’altro: “48. …
Questa teoria morale non è conforme alla verità sull’uomo e sulla sua libertà. Essa contraddice agli insegnamenti della Chiesa sull’unità dell’essere umano, la cui anima razionale è per se et essentialiter la forma del corpo.[529] L’anima spirituale e immortale è il principio di unità dell’essere umano, è ciò per cui esso esiste come un tutto — «corpore et anima unus»[530] — in quanto persona. Queste definizioni non indicano solo che anche il corpo, al quale è promessa la risurrezione, sarà partecipe della gloria; esse ricordano altresì il legame della ragione e della libera volontà con tutte le facoltà corporee e sensibili. La persona, incluso il corpo, è affidata interamente a se stessa, ed è nell’unità dell’anima e del corpo che essa è il soggetto dei propri atti morali. La persona, mediante la luce della ragione e il sostegno della virtù, scopre nel suo corpo i segni anticipatori, l’espressione e la promessa del dono di sé, in conformità con il sapiente disegno del Creatore. …
49. Una dottrina che dissoci l’atto morale dalle dimensioni corporee del suo esercizio è contraria agli insegnamenti della Sacra Scrittura e della Tradizione: tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà «spirituale», puramente formale. Questa riduzione misconosce il significato morale del corpo e dei comportamenti che ad esso si riferiscono (cf 1 Cor 6,19). L’apostolo Paolo dichiara esclusi dal Regno dei cieli «immorali, idolatri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maldicenti e rapaci» (cf 1 Cor 6,9-10). Tale condanna — fatta propria dal Concilio di Trento[531] — enumera come «peccati mortali», o «pratiche infami», alcuni comportamenti specifici la cui volontaria accettazione impedisce ai credenti di avere parte all’eredità promessa. Infatti, corpo e anima sono indissociabili: nella persona, nell’agente volontario e nell’atto deliberato, essi stanno o si perdono insieme.
50. Si può ora comprendere il vero significato della legge naturale: essa si riferisce alla natura propria e originale dell’uomo, alla «natura della persona umana»,[532] che è la persona stessa nell’unità di anima e di corpo, nell’unità delle sue inclinazioni di ordine sia spirituale che biologico e di tutte le altre caratteristiche specifiche necessarie al perseguimento del suo fine. «La legge morale naturale esprime e prescrive le finalità, i diritti e i doveri che si fondano sulla natura corporale e spirituale della persona umana. Pertanto essa non può essere concepita come normatività semplicemente biologica, ma deve essere definita come l’ordine razionale secondo il quale l’uomo è chiamato dal Creatore a dirigere e a regolare la sua vita e i suoi atti e, in particolare, a usare e disporre del proprio corpo».[533] … In effetti le inclinazioni naturali acquistano rilevanza morale solo in quanto esse si riferiscono alla persona umana e alla sua realizzazione autentica, la quale d’altra parte può verificarsi sempre e solo nella natura umana. Rifiutando le manipolazioni della corporeità che ne alterano il significato umano, la Chiesa serve l’uomo e gli indica la via del vero amore, sulla quale soltanto egli può trovare il vero Dio. La legge naturale così intesa non lascia spazio alla divisione tra libertà e natura. Queste, infatti, sono armonicamente collegate tra loro e intimamente alleate l’una con l’altra.”[534]
L’enciclica poi afferma: “In particolare, in Gesù crocifisso essa trova la risposta alla questione che tormenta oggi tanti uomini: come può l’obbedienza alle norme morali universali e immutabili rispettare l’unicità e l’irripetibilità della persona e non attentare alla sua libertà e dignità? La Chiesa fa sua la coscienza che l’apostolo Paolo aveva della missione ricevuta … Cristo crocifisso rivela il senso autentico della libertà, lo vive in pienezza nel dono totale di sé e chiama i discepoli a prendere parte alla sua stessa libertà. … Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi. L’universalità e l’immutabilità della norma morale manifestano e, nello stesso tempo, si pongono a tutela della dignità personale, ossia dell’inviolabilità dell’uomo, sul cui volto brilla lo splendore di Dio (cf Gn 9,5-6).
L’inaccettabilità delle teorie etiche «teleologiche», «consequenzialiste» e «proporzionaliste», che negano l’esistenza di norme morali negative riguardanti comportamenti determinati e valide senza eccezioni, trova una conferma particolarmente eloquente nel fatto del martirio cristiano, che ha sempre accompagnato e accompagna tuttora la vita della Chiesa. … Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.” (VS nn. 85.90 .115)
Come dice Veritatis Splendor “Insegnando l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L’apostolo Paolo afferma in modo categorico: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio» (1 Cor 6,9-10).”(VS nn.80s)
In un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano leggiamo “La tradizione morale cristiana ha sempre distinto fra norme «positive» (che comandano di fare) e norme «negative» (che proibiscono di fare). Inoltre, essa ha costantemente e chiaramente affermato che, tra quelle negative, le norme che proibiscono atti intrinsecamente disordinati non ammettono eccezioni: tali atti, infatti, sono «disordinati» sotto il profilo morale per la loro stessa intima struttura, quindi in se stessi e per se stessi, ossia contraddicono la persona nella sua specifica dignità di persona. Proprio per questa precisa ragione, tali atti non possono essere resi «ordinati» sotto il profilo morale da nessuna intenzione e da nessuna circostanza soggettive, che non valgono a mutare la loro struttura. Tra questi atti si pone anche la contraccezione: in se stessa e per se stessa è sempre un disordine morale, perché oggettivamente e in modo intrinseco (indipendentemente dalle intenzioni, motivazioni e situazioni soggettive) essa contraddice «il linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale degli sposi» (Esortazione apostolica Familiaris consortio, n. 32).”[535]
Queste affermazioni abbattono radicalmente le varie affermazioni di Chiodi e compagni e mostrano che attraverso la Veritatis Splendor il Papa s. Giovanni Paolo II ha ribadito con l’autorità del successore di Pietro (VS 115) la sana dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, sana dottrina che Chiodi e compagni cercano di negare.
La condanna della contraccezione è assoluta, infallibile e intangibile, come visto.
Mentre dietro alle parole della Veritatis Splendor e alla condanna assoluta e infallibile della contraccezione c’è la Tradizione, dietro a Chiodi, ai suoi compagni non c’è nessuna Tradizione ma c’è solo un Papa che con essi sostiene idee semplicemente devianti ed errori condannati dal Magistero!
f,3,3,2,5,1,1) Altri due moralisti della PAV sostengono la legittimazione della contraccezione.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Come è stato affermato in un articolo[536] sul Wall Street Journal, p. Carlo Casalone, teologo della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato in un’intervista che negare alle coppie la discrezionalità in materia di contraccezione comporta 2 rischi: “in primo luogo, quello di una moralità astratta che non parla dell’esperienza vissuta dalle persone; in secondo luogo, che il Vangelo possa essere ridotto a legge”.
Il cancelliere della stessa Accademia, mons. Pegoraro ha affermato che: “La lettera della legge può cambiare, ma non per invalidarla, bensì per approfondirne il significato e promuovere i valori in gioco”. La norma contro la contraccezione “segnala valori che devono essere preservati nella vita matrimoniale – in particolare il senso della sessualità e la trasmissione della vita – ma è anche vero che altri valori degni di essere tutelati possono essere presenti nella situazione che la famiglia sta vivendo»; in questa linea la contraccezione potrebbe essere ammessa “nel caso di un conflitto tra l’esigenza di evitare una gravidanza per ragioni mediche e la salvaguardia della vita sessuale della coppia”.[537]
Abbiamo già visto e sempre meglio vedremo che la condanna degli atti contraccettivi da parte della Chiesa è intangibile e infallibile quindi le affermazioni di p. Casalone e mons. Pegoraro sono chiaramente false e in netta opposizione alla sana dottrina cattolica.
A p. Casalone rispondo che: il Vangelo è anche la suprema Legge, Legge Nuova che viene da Dio e ci fa agire secondo la volontà di Dio; questa Legge Nuova che include in sé anche vari divieti è sommamente Viva e Concreta, visto che è anzitutto la grazia dello Spirito Santo[538]; che tale Legge sia sommamente viva ce lo fa capire il fatto che va necessariamente accolta per avere la vita divina!
A mons. Pegoraro dico invece che le norme assolute come quella che condanna la contraccezione valgono sempre e per sempre; quindi, nessuna circostanza può giustificare il compimento volontario di un atto contraccettivo, perciò anche “nel caso di un conflitto tra l’esigenza di evitare una gravidanza per ragioni mediche e la salvaguardia della vita sessuale della coppia” non è lecito praticare la contraccezione!
Dio intervenga!
f,3,3,2,5,1,2) Papa Francesco sostiene i moralisti della PAV e parla del seminario da cui è scaturito il testo della PAV, legittimando la contraccezione.
Quanto detto negli ultimi due paragrafi ci deve far capire meglio che dietro a mons. Chiodi e compagni c’è il Papa che sta già operando in modo discreto e, in quanto si può, nascosto per la sovversione della sana dottrina e vuole sovvertirla sempre più anche attraverso i suoi collaboratori; la complicità del Papa con questi autori che deviano chiaramente dalla sana dottrina sta nel fatto che:
1) egli fa affermazioni significative in questi ambiti, come visto, e questi teologi parlano nella sua scia evidenziando in modo più chiaro ed evidente ciò che lui fa intravedere, cioè la perversione della sana dottrina;
2) egli ha scelto questi teologi ponendoli in posti chiave anche al posto di altri teologi di buona dottrina;
3) questi teologi pontificano alla Pontificia Accademia della Vita e lui non li corregge e non li sanziona;
4) alcuni di questi teologi li promuove ancora di più … il Vescovo Mattasoglio è stato elevato al cardinalato!
Papa Francesco, quindi, non è solo complice degli errori di questi autori ma ne è il mandante e il sostenitore … attraverso essi parla lui stesso, in certo modo, attraverso essi si prolunga la sua azione di perversione e poiché evidentemente Papa Francesco vuole che tale azione continui al più alto livello dopo la sua morte alcuni di questi li rende addirittura Cardinali.
Non è, quindi, strano che il Vescovo Mattasoglio e il Vescovo Cantoni che vedemmo più sopra siano stati elevati al Cardinalato insieme con p. Radcliffe, mons. Fernández e altri sostenitori di gravi errori dottrinali soprattutto in campo morale; Bergoglio ha voluto evidentemente premiare in loro la linea dottrinale deviata che dietro a lui hanno presentato e portato avanti e li ha voluti piazzare in alto perché continuino per molti anni a pervertire la sana dottrina.
Quanto appena detto si conferma e si precisa sulla base di quanto segue …
Papa Francesco, nel luglio 2022 durante la conferenza stampa del viaggio di ritorno dal Canada, tra le altre domande ne ricevette una da C. Giangrave: “Salve, Santo Padre, buonasera. Molti cattolici, ma anche molti teologi, credono che sia necessario uno sviluppo nella dottrina della Chiesa per quanto riguarda gli anticoncezionali. Sembrerebbe che anche il suo predecessore, Giovanni Paolo I, pensasse che un divieto totale magari necessitasse di una riconsiderazione. Lei cosa pensa al riguardo, nel senso: è aperto, insomma ad una rivalutazione in questo senso? O esiste una possibilità per una coppia di considerare gli anticoncezionali?”
La sua risposta fu la seguente: “Ho capito, questa è una cosa molto puntuale. Sappiate che il dogma, la morale, è sempre in una strada di sviluppo, ma sviluppo nello stesso senso. … per lo sviluppo di una questione morale, … c’è una regola che è chiarissima e illuminante … che ha fatto Vincenzo di Lérins, nel secolo V … la vera dottrina … si sviluppa … si consolida con il tempo, si dilata … e diventa più ferma ma sempre progredendo. È per questo che il dovere dei teologi è la ricerca, la riflessione teologica. Non si può fare teologia con un “no” davanti. Poi sarà il Magistero a dire: “No, sei andato oltre, torna”. Ma lo sviluppo teologico deve essere aperto, i teologi ci sono per questo. E il Magistero deve aiutare a capire i limiti. Sul problema degli anticoncezionali, so che è uscita una pubblicazione, su questo tema e altri temi matrimoniali. Sono gli atti di un congresso e nel congresso ci sono le “ponenze”, poi discutono fra loro e fanno le proposte. Dobbiamo essere chiari: questi che hanno fatto questo congresso hanno fatto il loro dovere, perché hanno cercato di andare avanti nella dottrina, ma in senso ecclesiale … Poi il Magistero dirà: “Sì va bene” – “Non va bene”. … Per essere chiaro: quando il dogma o la morale si sviluppa, sta bene, ma in quella direzione, con le tre regole di Vincenzo di Lérins. Credo che questo sia molto chiaro: una Chiesa che non sviluppa in senso ecclesiale il suo pensiero, è una Chiesa che va indietro. E questo è il problema di oggi, di tanti che si dicono “tradizionali”. No, non sono tradizionali, sono “indietristi”, vanno indietro, senza radici. … Invece la tradizione … è la fede viva dei morti. … È importante capire bene il ruolo della tradizione, che è sempre aperta, come le radici dell’albero, e l’albero cresce così…”[539]
Le parole di Francesco lo smascherano.
Anzitutto è significativo che Francesco non abbia ribadito le affermazioni di Papa Giovanni Paolo II e della Chiesa in questo ambito ma abbia parlato solo di evoluzione della dottrina. Evidentemente è lui senza radici anzi contro le radici teologiche, non i “tradizionali” di cui parla …
Poi è significativo che in materia di contraccezione, per Francesco, non ci sono più i limiti fissati dalla Chiesa, per cui gli atti contraccettivi sono assolutamente e sempre condannati, proprio per questo i teologi della PAV hanno potuto parlare in modo radicalmente opposto a ciò che abbiamo visto fissato dalla Chiesa in modo infallibile; in questa linea è chiaro che per Papa Francesco “questi che hanno fatto questo congresso hanno fatto il loro dovere, perché hanno cercato di andare avanti nella dottrina”, evidentemente, per lui, è lecito pensare come tali teologi e agire di conseguenza!
Il Magistero, però, ha già affermato nettamente la condanna della contraccezione, i limiti entro cui i teologi devono stare sono già stati fissati dal Magistero, il Magistero ha già detto che la contraccezione non va bene … ma evidentemente per Papa Francesco questi limiti non ci sono più e ovviamente non ci sono più per i suoi collaboratori perciò essi possono affermare che la contraccezione è lecita … scandalizzando molte persone, e venendo elogiati da Francesco!
Evidentemente è Francesco con i suoi collaboratori “senza radici” anzi contro le radici teologiche della Chiesa, non i “tradizionali” di cui parla …
Giustamente, ha rilevato una giornalista, nelle parole del Papa occorre notare i tempi verbali che egli usa: “Sarà il Magistero”, “il Magistero dirà”” sono verbi al futuro; evidentemente per Papa Francesco la Chiesa non ha ancora parlato riguardo alla contraccezione, perciò la stessa giornalista ha concluso: “… è mancare di rispetto chiedere al Papa se non si sia ancora accorto che il Magistero si è già pronunciato ripetutamente e coerentemente sulla questione?”[540]
Il Magistero si è già pronunciato in modo infallibile, come visto, quindi ha già detto! L’intervento del Magistero non va atteso nel futuro, c’è già stato!
Le parole di Francesco smascherano i suoi gravi errori.
Evidentemente egli non riconosce l’assolutezza e infallibilità della condanna della contraccezione ribadita fortemente da tanti testi già visti, per lui è lecito pensare come i teologi della PAV e agire di conseguenza!
Per questo poté dire, mentre era Cardinale, a suor Pelloni di consigliare la contraccezione attraverso il preservativo etc. a chi aveva difficoltà riguardo alla procreazione. [541]
Ma ai tempi in cui Bergoglio era Cardinale non c’erano ancora l’Amoris Laetitia e la Evangelii Gaudium, quindi non c’erano documenti papali da citare per sovvertire la dottrina cattolica circa la contraccezione, oggi invece, ci fa capire il Papa, ci sono questi due testi, perciò Francesco elogia e sostiene questi teologi della PAV mentre essi giustificano la legittimazione della contraccezione sulla base dell’Amoris Laetitia e del famoso principio bergogliano del “bene possibile”, come si può vedere nei nn. 172 e 173 del Testo Base della PAV in cui vengono citati i nn. 304 e 308 di Amoris Laetitia e nn. 44-45 di Evangelii Gaudium; anche nella discussione che segue il Testo Base viene ulteriormente sottolineato il legame tra le affermazioni del testo base e le affermazioni di Papa Francesco in tali passi.
Sottolineo: l’elogio di Francesco per questi teologi mostra chiaramente che per lui davvero l’Amoris Laetitia e la Evangelii Gaudium offrono dei percorsi teologici per la legittimazione della contraccezione.
In conclusione: per Papa Francesco la contraccezione è lecita in alcuni casi, non ci sono condanne assolute fissate dal Magistero circa tale pratica, quindi non ci sono limiti agli interventi dei teologi in questo ambito; è quindi lecito pensarla come questi esperti della PAV e agire di conseguenza; le lodi ai teologi della PAV indicano che essi hanno fatto il loro dovere, in piena unità con l’attuale Pontefice, affermando la liceità della contraccezione e legandola ad alcuni passi di Amoris Laetitia e di Evangelii Gaudium: attraverso le loro parole è arrivata, discretamente, a tutti la dottrina di Francesco per cui sulla base dei suoi stessi scritti la contraccezione è lecita.
Dio intervenga con grande potenza e liberi la Chiesa dai gravi errori diffusi dal Papa e da questi suoi collaboratori!
f,3,3,2,5,2) La risposta da parte di un convegno e di vari esperti al testo che raccoglie gli Atti di un Seminario di studio promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita.
f,3,3,2,5,2,1) Il convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Un convegno del dicembre 2022 intitolato “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication” ha criticato a fondo il testo intitolato “Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche” (LEV, Città del Vaticano 2022).
Molti sono stati i relatori che hanno parlato in tale incontro: il famoso moralista mons. Melina, il prof. Finnis, il prof. Ryan, il prof. De Blasi, il prof. Fastiggi etc.
Un sito creato appositamente per far conoscere tale convegno riporta i vari interventi e altro materiale[542], il convegno è interamente visibile on-line sul canale YouTube della Nuova Bussola Quotidiana.[543]
Vedremo nei due prossimi paragrafi 2 interventi particolarmente importanti del convegno.
f,3,3,2,5,2,1,1) L’intervento di mons. Melina nel convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
In un significativo intervento il prof. Melina[544] ha affermato: “ Il “Testo Base”, presentato nel volume [Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche, LEV, Città del Vaticano 2022] e molti dei commenti teologici pubblicati a suo sostegno, propongono come “progresso teologico” l’andare oltre l’osservanza letterale della norma (TB 172-173) insegnata finora dal Magistero, che ha definito come atti “intrinsecamente cattivi” la contraccezione e la procreazione artificiale, anche omologa, che prescinde dall’atto coniugale. In esplicita contraddizione con l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor ( n. 78), gli autori affermano che non è possibile specificare moralmente un atto solo per il suo oggetto, ma che occorre considerare anche la singolarità delle circostanze e l’intenzione soggettiva di chi agisce e applicano questo principio anche agli atti intrinsecamente cattivi (TB 126-130).”[545] Per tale nuovo modello le norme morali negative non sarebbero più assolutamente obbligatorie quindi non sarebbero più degli assoluti morali, ma solo sarebbero un iniziale “punto di riferimento per il giudizio soggettivo della coscienza”, in questa linea non si potrebbe dunque più considerare atti sempre intrinsecamente cattivi, e quindi da evitare, la contraccezione o la procreazione artificiale sostitutiva “ma si dovrebbe operare in coscienza un discernimento circostanziato.[546]
Il famoso moralista prosegue affermando che un “cambio di paradigma” si sta attuando nella Chiesa, sotto la guida di papa Francesco, e che il testo in oggetto entra proprio in tale cambio; tratti caratterizzanti di tale paradigma sono due: “Al numero 109 del “Testo Base” vengono espressi i due tratti caratterizzanti, che riguardano in primo luogo il primato dell’ermeneutica nel nesso inscindibile tra antropologia ed etica, e in secondo luogo una nuova concezione della coscienza, nel nesso tra norma, discernimento e coscienza stessa.”
Sottolineo: due sono i tratti che caratterizzano il bergogliano “cambio di paradigma”:
– il primato dell’ermeneutica nel nesso inscindibile tra antropologia ed etica;
– una nuova concezione della coscienza, nel nesso tra norma, discernimento e coscienza stessa.
Spiega inoltre il prof. Melina: “Per cogliere la portata del nuovo paradigma occorre prestare attenzione ad una questione metodologica preliminare: la rivendicazione di un primato della pastorale sulla dottrina. … A ciò corrisponde sul piano teorico l’affermazione di un primato dell’ermeneutica nell’accesso alla verità e alle norme morali (cf. TB 104) … Respingendo l’idea che la legge naturale sia un sistema di principi immutabili e a-storici, nel “nuovo paradigma” viene affermata la sua storicità immanente.”
Questo passaggio di Melina è molto importante: per la morale bergogliana la legge naturale non è un sistema di principi immutabili e a-storici, come affermano Veritatis Splendor (nn. 90.96.115) ed altri testi magisteriali; ricordo a questo riguardo che in AL 303 viene affermato: “In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[547]; il testo della Commissione Teologica in realtà ribadisce l’esistenza di norme della Legge naturale immutabili e universali (n. 52) e nel testo citato critica solo il razionalismo che presenta un sistema di regole naturali già costituito a priori (n.32), ma la linea morale bergogliana presenta la legge morale come priva di tali principi immutabili e universali che valgono sempre e la intende semplicemente come fonte di ispirazione soggettiva; il Card. Kasper in un suo commento all’ Amoris Laetitia, quando parla di legge naturale non evidenzia i principi universali e immutabili ma ripropone il testo della Commissione Teologica Internazionale presentato dall’esortazione papale sottolineando quindi che tale legge è semplicemente fonte di ispirazione soggettiva per il processo personale di decisione.[548] Lo vedemmo già più sopra: la morale “situazionista” bergogliana cancella l’assoluta obbligatorietà dei comandi negativi, assoluti e immutabili, della Legge divina e pone al loro posto la coscienza come “Legislatore”!
Continua il prof. Melina: “La parola chiave per l’interpretazione del ruolo della coscienza nel “nuovo paradigma” è quella di “discernimento”, definito come “un continuo andirivieni tra ragionamento ed esperienza” (TB 124), nel quale la norma morale, […] viene interpretata, nella luce delle molteplici e singolari circostanze della situazione, dalla coscienza. In effetti l’appello al discernimento diventa lo strumento per elaborare un’etica dell’intenzione e delle circostanze, che vanifica il primato dell’oggetto nella qualificazione morale degli atti umani (VS 78). […] … In nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza esso nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè delle norme morali negative che per il loro contenuto intenzionale oggettivo sono incompatibili col bene della persona, cioè con le virtù morali e con la carità. Come insegna l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, al n. 78, tali atti sono esclusi sempre e in ogni caso, perché contrari ai comandamenti di Dio, e non possono essere sottoposti ad un discernimento soggettivo della coscienza, che li permetta in via eccezionale come l’unico “bene possibile”. … Il documento della Pontificia Accademia per la Vita propone … una vera e propria messa in discussione dell’intera morale sessuale e della vita, che finora la Chiesa Cattolica ha insegnato. …. Quando si contraddicono i precetti morali che proteggono il significato oblativo della sessualità e della generazione umana, in realtà non si va solo oltre la lettera di una norma particolare, ma si va contro lo spirito e il senso della stessa legge che Dio ha scritto nel nostro cuore e ci ha rivelato nella storia della salvezza.”[549]
La morale bergogliana, quindi, in nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè nega che si diano delle norme morali negative che valgano sempre e per sempre, come il divieto della contraccezione, e nega l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi.
In poche parole il moralista Melina ha quindi mostrato come la morale di situazione bergogliana cancella con discrezione l’assoluto divieto della contraccezione sancito da Dio attraverso la sua Chiesa e con esso il divieto assoluto di altri atti intrinsecamente malvagi; ciò significa, fondamentalmente, che anche l’aborto diretto, la strage di innocenti, gli atti omosessuali e tutti gli atti intrinsecamente malvagi non sono più assolutamente vietati ma si possono fare volontariamente a seguito di un discernimento!
Dio intervenga e ci liberi quanto prima da queste perversioni dottrinali.
f,3,3,2,5,2,1,2) L’intervento del prof. Finnis nel convegno “A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication”.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
In un significativo intervento intitolato “L’infallibilità dell’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione”, in netta opposizione alle affermazioni dei teologi della PAV, il famoso prof. J. Finnis[550], che fece parte anche della Commissione Teologica Internazionale, ha ribadito chiaramente l’infallibilità della dottrina cattolica che condanna la contraccezione.
Tale dottrina infatti soddisfa le quattro condizioni necessarie perché un insegnamento, magisteriale, abbia la nota di infallibilità, anche se non è stato formalmente definito.
Il testo magisteriale su cui si basa Finnis per fare tali affermazioni è il seguente: “Questa infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto, quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto. Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli che conferma nella fede i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32), sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale[551]. Perciò le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso della Chiesa, essendo esse pronunziate con l’assistenza dello Spirito Santo a lui promessa nella persona di san Pietro, per cui non hanno bisogno di una approvazione di altri, né ammettono appello alcuno ad altro giudizio. In effetti allora il romano Pontefice pronunzia sentenza non come persona privata, ma espone o difende la dottrina della fede cattolica quale supremo maestro della Chiesa universale, singolarmente insignito del carisma dell’infallibilità della Chiesa stessa[552]. L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro. A queste definizioni non può mai mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo che conserva e fa progredire nell’unità della fede tutto il gregge di Cristo[553].” (Lumen Gentium n. 25)
Come dice Finnis, nel caso della contraccezione siamo dinanzi ad un insegnamento, del Papa e dei Vescovi con lui, che: è autorevole, è unico, riguarda questioni di morale, è da tenere in modo definitivo cioè come un elemento inscindibile e intangibile nell’adesione alla fede cattolica.
Finnis ha citato, a sostegno della sua tesi, il lavoro del gesuita padre John Ford e di Germain Grisez, due famosi professori americani di teologia morale, che scrissero nel 1978 un importante articolo su Theological Studies[554], “dimostrando con precisione” che “tutte e quattro le condizioni per un insegnamento infallibile” “sono certamente soddisfatte” per quanto riguarda la dottrina circa l’assoluto divieto della contraccezione.
Come spiega l’articolo del 1978 di Grisez e Ford: “L’argomentazione che ora proponiamo intende sviluppare e completare l’argomentazione citata sopra sulla forza vincolante della tradizione. Il Concilio Vaticano II ha articolato le condizioni che devono essere soddisfatte affinché il magistero ordinario dei vescovi sparsi per il mondo proclami infallibilmente l’insegnamento di Cristo. Cercheremo di dimostrare che nel corso della tradizione queste condizioni sono state soddisfatte. Se queste condizioni sono state soddisfatte, allora il motivo per cui la tradizione è vincolante è chiaro: si tratta di un insegnamento divinamente garantito. Tali insegnamenti, una volta esposti, non possono essere successivamente contraddetti dalla Chiesa nel suo complesso.” [555]
Sottolineo: per Grisez e Ford l’insegnamento della Chiesa circa l’assoluto divieto degli atti contraccettivi è parte del magistero ordinario infallibile in quanto presenta le condizioni necessarie per tale infallibilità affermate dal Concilio Vaticano II.
L’articolo del 1978 diede occasione per un’ampia discussione, con vari articoli di critica e di risposta, su questo argomento, a cui parteciparono p. Sullivan SJ, p. Hallett SJ etc. e che si protrasse fino al 1993.[556]
Le affermazioni che nel frattempo il Papa s. Giovanni Paolo presentava, e che vedemmo più sopra, sostenevano sempre più efficacemente l’affermazione per cui l’assoluta condanna degli atti contraccettivi in quanto atti gravemente peccaminosi apparteneva al magistero infallibile e irreformabile della Chiesa; quindi la discussione si azzerò e risultò chiara tale infallibilità e irreformabilità.
Come dissi più sopra: l’infallibilità della dottrina che condanna la contraccezione, in particolare dopo il Sinodo dei Vescovi del 1980 e le successive affermazioni di s. Giovanni Paolo II, apparve ormai assodata[557], perciò il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) sotto l’alta supervisione di s. Giovanni Paolo II, ha affermato a questo riguardo: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).”
Il prof. Finnis ha quindi pienamente ragione e con lui i moralisti Ford e Grisez, e quindi nonostante la Chiesa abbia chiaramente ribadito nella sua Tradizione l’intrinseca malvagità della contraccezione e l’infallibilità di tale dottrina, Papa Francesco e i suoi collaboratori stanno operando per sovvertire tale insegnamento.
Incredibile!!
Dio intervenga e liberi la Chiesa dalle perversioni dottrinali che Papa Francesco con i suoi collaboratori diffonde!
f,3,3,2,5,2,1,3) I risultati del Convegno.
Il risultato di tale convegno ce lo offre la dott. L. Scrosati in un interessante articolo in cui afferma: “Il Testo Base, traccia per il seminario di studi (30 ottobre – 1° novembre 2021) promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, di recente pubblicato nel volume Etica teologica della vita, rappresenta a tutti gli effetti un rovesciamento di Veritatis Splendor. È questa l’evidenza più limpida emersa nei tre giorni del Convegno A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication: Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche … Il Convegno ha messo in luce questa irrisolvibile incompatibilità tra il Testo Base e l’enciclica del 1993, tra l’antropologia sottesa dalle tesi del primo e quella portata avanti dall’enciclica. Non si può passare sotto silenzio che VS abbia espresso l’insegnamento del Magistero della Chiesa sia in positivo che “in negativo”, con la condanna esplicita di alcuni errori; né deve sfuggire che la stessa enciclica consideri «la questione della moralità degli atti umani» e, in particolare, l’«esistenza degli atti intrinsecamente cattivi» come aspetti decisivi, perché in essi «si concentra in un certo senso la questione stessa dell’uomo, della sua verità e delle conseguenze morali che ne derivano» (VS, 83).”[558]
Le parole di Giovanni Paolo II in tale enciclica furono forti e pesanti su questo punto in particolare quando affermarono: “Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.” (VS 115)
Il Papa richiama con l’autorità di Pietro, cioè con la suprema autorità, la dottrina della Chiesa circa l’universalità e l’immutabilità dei comandamenti morali e in particolare di quelli negativi che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi; il testo della Pontificia Accademia per la Vita, nella linea di quanto sta facendo Papa Francesco, come visto più sopra, si oppone realmente a queste affermazioni fondamentali e solenni del Magistero cattolico!
In particolare, per i nostri interessi attuali, come hanno messo in evidenza oltre a vari testi di Papi e della Curia Romana, anche passi del prof. Finnis, dei proff. Grisez e Ford e di altri autori come R. Garcia de Haro[559], E. Lio[560] , F. Ocariz[561], mons. L. Melina[562] padre Bellon op[563]: la condanna della contraccezione è una dottrina infallibile e intangibile della Chiesa Cattolica; quindi, il fatto che il testo della PAV dichiari lecita la contraccezione mette tale libro in netta opposizione con l’insegnamento intangibile e infallibile della Chiesa.
f,3,3,2,5,2,2) La risposta al testo della Pontificia Accademia della Vita da parte del Card. Müller e del prof. Kampowski
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Con un forte e illuminante intervento apparso su First Things il Card. Gerhard Ludwig Müller e il prof. Stephan Kampowski hanno risposto in modo deciso alle affermazioni del testo in varia forma legato alla Pontificia Accademia per la Vita (PAV)[564], in questo paragrafo esamineremo tale articolo e i testi virgolettati che troverete e che non avranno una nota a fondo pagina sono stati tratti da tale documento.
Partiamo dalla sintesi conclusiva di tale intervento: “Ecco allora le nostre considerazioni sulla recente pubblicazione della Pontificia Accademia per la Vita sull’Etica teologica della vita e in particolare sulla sezione dedicata alle “Grandi questioni antropologiche, etiche e teologiche: Nascere, amare e generare”. A parte gli ultimi due paragrafi, in questo capitolo il testo base avrebbe potuto essere un punto di partenza valido per una discussione accademica ecclesiale. In questi due paragrafi, tuttavia, il documento contraddice direttamente l’insegnamento trasmesso dalla Chiesa, senza nemmeno tentare di confrontarsi con questo insegnamento a partire dai suoi stessi termini. Questi due paragrafi sono una potenziale fonte di grave scandalo, nel senso che hanno la capacità di condurre le persone al peccato, proprio in un ambito in cui tutti noi siamo più vulnerabili e in cui è in gioco gran parte della nostra vocazione, missione e identità di esseri umani e di credenti cristiani: la vocazione di essere amati come figli, la missione, come sposi, di diventare genitori, l’identità di sapere da dove veniamo e dove andiamo, di avere un’origine e un destino. Tutto questo è in gioco nella nostra sessualità. L’attività sessuale non è un passatempo con cui giocare, ma merita un contesto speciale: il matrimonio. Merita anche un’attenzione particolare da parte dei pastori delle anime, non per demolire e condurre al peccato, ma per costruire e accompagnare sulla via della virtù, come fece Gesù con la Samaritana: “rivolse una parola al suo desiderio di amore vero, per liberarla da tutto ciò che oscurava la sua vita e guidarla alla gioia piena del Vangelo” (AL 294).”
La sessualità non è un gioco ma qualcosa di estremamente importante per il bene dell’umanità; un qualcosa che è creato da Dio e da Lui regolato appunto per il vero bene dell’uomo e dell’umanità intera.
I due paragrafi del testo della PAV citati legittimano gli atti contraccettivi e la procreazione artificiale omologa in chiara opposizione a ciò che il Magistero ha chiaramente affermato “nell’enciclica Humanae vitae (1968) di Papa Paolo VI, nell’enciclica Evangelium vitae (1995) di Papa Giovanni Paolo II e nelle istruzioni Donum vitae (1987) e Dignitatis personae (2008) della Congregazione per la Dottrina della Fede”
Come hanno spiegato Müller e Kampowski: la rivoluzione realizzata nel testo della PAV riguarda sia il contenuto che il modo di argomentare. A differenza da altri autori che in passato dicevano chiaramente di dissentire con l’insegnamento magisteriale su questi temi, gli autori del testo in oggetto si oppongono a tale insegnamento dicendo però di essere d’accordo con esso; come ho detto in altri passi dei miei libri questo è il solito metodo bergogliano per attaccare la sana dottrina: far pensare che la si vuole seguire e la si vuol far evolvere ma in realtà la si perverte radicalmente.
Secondo gli autori della PAV la “norma rimanda sempre a un bene che la precede e la eccede”[565] , e la norma “è irriducibile all’enunciato letterale […]. Essa rimanda oltre l’osservanza letterale di una legge e di una legge che sarebbe puramente fisica, sollecitando gli sposi a coniugare il mistero della generazione con la risposta a tale dono”[566] ma questa logica non vale se applicata alla Legge morale, e in particolare ai precetti negativi della legge morale.
Afferma il Testo Base: “La responsabilità nella generazione richiede un discernimento pratico che non può coincidere con l’applicazione automatica e l’osservanza materiale di una norma, come è evidente nella pratica stessa dei metodi naturali”[567] .
L’errore sta nel fatto che gli autori del Testo Base (TB) non attuano la necessaria distinzione tra precetti positivi e negativi della Legge divina: se si tratta di un precetto positivo occorre fare discernimento, ordinariamente, riguardo al “compiere qui e ora ciò che il precetto” afferma in ordine alla realizzazione del vero bene, infatti “i precetti positivi sono validi ut in pluribus – per la maggioranza dei casi” ma non per tutti i casi, in alcuni casi, cioè, il vero bene sta nell’attuare qualcosa di diverso da ciò che dice il precetto positivo.
Quando si tratta di precetti negativi, invece, non occorre discernimento perché tali precetti sono assoluti, valgono sempre e per sempre, perciò non è necessario alcun discernimento sulla scelta o meno di un atto che è vietato da essi: tale atto infatti va immediatamente evitato.
Hanno precisato Müller e Kampowski a questo riguardo: “Come già diceva Aristotele, quando si tratta di commettere adulterio, ogni persona è la persona sbagliata, ogni momento è il momento sbagliato, ogni modo è il modo sbagliato[568].”
Sottolineo: quando si tratta di commettere adulterio, ogni persona è la persona sbagliata ogni momento è il momento sbagliato, ogni modo è il modo sbagliato; cioè non si deve mai compiere adulterio! Ugualmente non si devono mai compiere atti intrinsecamente malvagi.
Continuano Kampowski e Müller: “Anche sant’Ignazio di Loyola, il grande maestro del discernimento, da parte sua, sottolinea che solo ciò che è indifferente o buono in sé può essere oggetto legittimo di una possibile scelta, escludendo così, come oggetto di possibile deliberazione, gli atti che sono immorali in sé[569].”
La scelta contraccettiva è la scelta di un atto condannato dai precetti negativi della Legge morale, quindi va evitata sempre e per sempre e non richiede discernimento; il discernimento si attua tra due scelte buone per vedere quale Dio vuole per noi, se una scelta è cattiva in sé stessa va semplicemente scartata.
La scelta contraccettiva si distingue inoltre dall’uso dei metodi naturali perché, a differenza di questi ultimi, essa non rispetta la natura e le regole in essa fissate da Dio e quindi non favorisce l’astinenza periodica. Nella Humanae Vitae veniva evidenziato appunto il contrasto tra tale astensione periodica e il “privare deliberatamente l’atto coniugale della sua fecondità”, nel testo della PAV questo contrasto non emerge ma viene presentata “la contrapposizione tra metodi naturali e artificiali”; in questo senso il testo della PAV non mostra di partire con precisione dalla lettera di Humanae Vitae; ovviamente non partendo dal dato reale del testo, la PAV è già fuori strada allorché vuole interpretarlo; è il testo reale che va interpretato perché l’interpretazione sia corretta, spiegano Müller e Kampowski.
Un altro errore nel documento della PAV attiene alla questione della mentalità contraccettiva; per tale testo infatti se manca la mentalità contraccettiva la scelta contraccettiva è lecita.
Ma ciò era già stato condannato da Paolo VI che in Humanae Vita (HV) 3, “chiedendosi se non sia possibile ammettere “che la finalità procreativa [corrispondente a un atteggiamento] appartenga all’insieme della vita coniugale, piuttosto che ai suoi singoli atti [corrispondente a una scelta]”, rispondeva di “no”: “qualsiasi atto matrimoniale”, cioè ogni singolo atto, “deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11).”
“Per l’Humanae vitae … il problema è a livello della scelta contraccettiva, che viene definita come “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (HV 14).”
Più avanti, nello stesso paragrafo, l’Humanae vitae descrive la scelta contraccettiva come la scelta di un atto coniugale che è “reso volutamente infecondo” – o, letteralmente, un atto coniugale che “è stato deliberatamente privato della sua fecondità” (“sua fecunditate ex industria destitutum”).” Quindi il testo della PAV è radicalmente fuori strada: la HV infatti condanna la scelta contraccettiva e quindi la mentalità contraccettiva che sta dietro a tale scelta, non solo la mentalità contraccettiva! La PAV invece condanna solo la mentalità contraccettiva.
Secondo Müller e Kampowski “gli autori del documento della PAV hanno scelto di ignorare ciò che dice l’Humanae vitae …” e ciò perché probabilmente “un confronto con le affermazioni effettive dell’enciclica avrebbe rivelato un disaccordo molto più profondo … su un problema che appartiene alla teologia morale fondamentale: la questione se esistano tipi di atti, cioè se gli atti umani, oggetti delle nostre scelte razionali deliberate, abbiano una natura o una specie e fino a che punto si possa giudicare moralmente un atto solo sulla base di questa specie.” … e quindi se esistano atti intrinsecamente malvagi per la loro stessa specie. Il nominalismo nega che gli atti abbiano una natura o una specie e ciò che gli autori della PAV scrivono sembra avere una certa relazione con tale corrente di pensiero. La posizione per cui gli atti morali non hanno specie morale rende assurda l’affermazione per cui “la moralità dell’atto umano dipende anzitutto e fondamentalmente dall’oggetto ragionevolmente scelto dalla volontà deliberata” (VS 78),. Se non ci sono specie morali sarà impossibile dire con il Catechismo della Chiesa Cattolica, che “vi sono comportamenti concreti che è sempre sbagliato scegliere, perché la loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale” (CCC 1761; VS 78). “Se gli atti, non avendo natura o specie, non possono essere immorali in sé, allora la valutazione morale del nostro comportamento deve concentrarsi esclusivamente sugli atteggiamenti con cui agiamo. … Ottenere chiarezza sulle proprie motivazioni, e forse a volte anche sfidarle, sarà allora il compito principale della coscienza e l’oggetto principale del discernimento morale.… Se ciò che bisogna giudicare non è se si stia facendo qualcosa di buono o di cattivo, ma solo se si stia agendo con l’atteggiamento giusto, allora, in ultima analisi, nella propria coscienza, l’uomo non trova una legge che “non è lui a darsi”, ma trova solo se stesso.” Quindi in questa linea dottrinale se una persona uccide un innocente o commette adulterio con l’atteggiamento giusto può far bene. Come visto più sopra il ragionamento del testo della PAV vede l’illiceità della procreazione in una mentalità cioè in un atteggiamento.
Il testo della PAV non dice che l’atto contraccettivo in sé stesso è gravemente illecito e quindi che scelta contraccettiva è sempre illecita!
Sulla base della dottrina cattolica che afferma l’esistenza di specie morali degli atti e di atti intrinsecamente malvagi per il loro oggetto, la contraccezione è un atto intrinsecamente malvagio e si oppone a ciò che Paolo VI ha affermato nell’Humanae vitae n.12 sulla “connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo”.
Müller e Kampowski sviluppano poi una trattazione per evidenziare la differenza tra l’uso dei metodi naturali di regolazione della fecondità e la contraccezione mostrandone la radicale differenza perché “il documento della PAV utilizza Familiaris consortio per evidenziare il problema della “mentalità contraccettiva”” ma non menziona né approfondisce “la differenza tra l’uso della contraccezione e il ricorso all’astinenza periodica riguarda “due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (FC 32).”
Già Paolo VI affermava tale differenza (HV 16) e sottolineava in Humanae vitae n. 18, che “insegnando l’immoralità della scelta contraccettiva, la Chiesa “difende […] la dignità dei coniugi” (HV 18) perché la contraccezione implica l’abdicazione “alla propria responsabilità per rimettersi ai mezzi tecnici” (HV 18). Cioè “il ricorso alla contraccezione implica il rifiutare di assumersi la responsabilità di se stessi nel modo che è proprio delle persone, delegandola alla tecnologia.” Giovanni Paolo II scriverà che, in questa materia: “Il problema sta nel mantenere l’adeguato rapporto tra ciò che viene definito ‘dominio […] delle forze della natura’ e la ‘padronanza di sé’ indispensabile alla persona umana. L’uomo contemporaneo manifesta la tendenza a trasferire i metodi propri del primo ambito a quelli del secondo”[570].
“Il nocciolo della spiegazione dell’Humanae vitae fornita da Giovanni Paolo II sembra essere che, praticando la contraccezione, i partner – per la struttura stessa del loro atto – si trattano come forze della natura, cioè come oggetti che devono essere manipolati per evitare il peggio e non come soggetti capaci di esercitare l’autocontrollo. Ecco quindi i due concetti irriducibili della persona umana e della sessualità umana: la scelta contraccettiva è una scelta contro il possesso virtuoso di sé e la padronanza di sé.”
La scelta della continenza periodica, implica autopossesso, è una scelta propriamente retta, umana, secondo le parole di s. Giovanni Paolo II, “L’uomo è appunto persona perché è padrone di sé e domina se stesso”[571].
In questa linea tutto prende la sua giusta posizione ed entra nel giusto ordine e la sessualità non è una forza bruta, ma è integrata “nell’ordine dell’amore e della ragione”
La Chiesa deve annunciare questa Verità nella linea di s. Giovanni Paolo II e di Paolo VI e di tutta la Tradizione, praticamente; la soluzione dei problemi attuali sta in questo annuncio e non nella legittimazione degli atti contraccettivi. Come disse la famosa filosofa Elizabeth Anscombe: “Che cosa si può fare? Se volete porre rimedio alla situazione dovrete predicare la castità, l’intera dottrina della Chiesa: tutta quanta. Perché tutto è collegato”[572].
In questo senso: “la questione della contraccezione non è solo una domanda secondaria all’interno di un campo delimitato della teologia morale speciale. Piuttosto, con essa sono collegati tutti gli altri insegnamenti ecclesiali sulla sessualità, sul matrimonio e sulla famiglia: dalla valutazione morale degli atti tra persone dello stesso sesso alla questione delle relazioni prematrimoniali ed extraconiugali, dal significato del matrimonio alla possibilità del celibato per il Regno dei Cieli.”
Le gravi perversioni dottrinali della PAV hanno quindi un impatto devastante su tutta la dottrina cattolica circa sessualità.
Alle affermazioni di questi 2 grandi esperti aggiungo una mia riflessione: i periodi infecondi sono stati iscritti da Dio nella natura, la Chiesa illuminata da Dio vede in tali tempi delle possibilità che Dio offre alla coppia, per serie ragioni, di unirsi sessualmente nella maniera completa e “procreativa” ma con la certezza quasi assoluta dell’infecondità. Ugualmente gli altri casi di sterilità o infecondità naturale sono stati iscritti da Dio nella nostra natura perché le coppie possano vivere la loro sessualità in modo completo e “procreativo” pur sapendo che molto probabilmente non avranno un figlio.
L’atto completo e “procreativo” cioè aperto alla vita anche se fatto in tali situazioni resta pienamente nella linea della volontà di Dio iscritta nella natura e precisata dalla Chiesa.
Sottolineo che quanto abbiamo appena ascoltato dal testo di Müller e Kampowski si collega a ciò che disse mons. Caffarra in un suo importante intervento ad un famoso convegno del 1988 quando affermò: “Benché, in se stesso considerato, il problema risolto da H.V. sia un problema assai specifico nel contesto generale della riflessione etica, tuttavia, la soluzione che si dà ad esso investe ed orienta la soluzione ai problemi più profondi dell’esistenza umana e dunque dell’etica.”[573]
L’attacco della morale situazionista bergogliana alla dottrina cattolica riguardo alla contraccezione implica un attacco più radicale alla morale cattolica, è appunto l’attacco della morale situazionista diffusa in modo particolare con l’ Amoris Laetitia contro la sana dottrina cattolica, come visto chiaramente finora.
f,3,3,2,5,2,3) La risposta al testo della Pontificia Accademia della Vita da parte di alcuni esperti.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Un nutrito gruppo di medici e di operatori impegnati nell’ambito dell’accompagnamento alla genitorialità responsabile “attraverso l’utilizzo dei moderni Metodi Naturali (MN), nel rispetto della fertilità di coppia” ha risposto[574] con estrema competenza alle affermazioni del testo della PAV.
Anzitutto essi hanno precisato che la dottrina della Chiesa non è cambiata e che: “le conclusioni teologiche e
le loro applicazioni pastorali non dovrebbero essere convalidate se non tengono conto dell’esperienza degli studi medici. … Proporre oggi, come fanno gli autori del libro sopra citato, l’uso di “metodi contraccettivi non naturali in determinate circostanze…” è, al di là di un esercizio intellettuale teorico, un’affermazione che non prende atto della realtà degli studi sull’accompagnamento delle coppie sposate e neppure tiene in considerazione l’esperienza di tanti matrimoni.”
I risultati di circa 60 anni di esperienza per l’attuazione di una genitorialità responsabile mostrano i grandi danni realizzati dall’attuazione della contraccezione e rilevano che:
1) alcuni metodi naturali hanno un tasso di gravidanza non pianificata molto più basso dei metodi contraccettivi;
2) l’attuale pillola contraccettiva ha effetti abortivi e di ciò a volte non si parla;
3) l’uso di tale pillola aumenta i rischi di cancro e aumentano (del 60%) i rischi di ictus;
4) in relazione all’uso di tale pillola si nota un aumento del rischio di depressione e suicidi e tentativi di suicidio.
I gravi errori che contiene il testo della PAV porterebbero “a uno dei più grandi scandali di salute pubblica” a danno di milioni di donne e sarebbe una “vittoria senza precedenti per l’industria farmaceutica”.
Gli approcci pastorali proposti dal testo della PAV “non sono nuovi, e sono applicati in alcuni luoghi da 60 anni” con grandi danni per le persone e varie di queste stesse persone allorché praticano i metodi naturali di regolazione della fertilità: “… si sentono di nuovo bene come donne; si sentono per la prima volta veramente emancipate, connesse al proprio corpo e alla propria sessualità.”
Questo lavoro di accompagnamento all’uso dei Metodi Naturali non va scoraggiato ma va dunque sostenuto per il bene dei coniugi e anche per evitare un peggioramento della salute mentale, fisica e sessuale di tante coppie.
“Invece di continuare a vivere al seguito di false speranze degli anni ’60, vecchie e fallite” gli uomini di Chiesa devono “abbracciare con più forza l’esperienza e i progressi compiuti da chi opera in questo campo: avere un rinnovato ruolo pastorale; essere un segno di speranza per giovani affamati di Verità, che vogliono vivere al meglio i loro progetti di coppia.”
Si può infatti e si deve affermare con sicurezza basandosi sulla conoscenza della tecnologia, della scienza medica e dell’esperienza: “che l’insegnamento proposto da Humanae Vitae è realizzabile per tutti i coniugi, con l’aiuto della Grazia e con l’accompagnamento pastorale di coloro che hanno più esperienza.” Anche le situazioni più difficili: “… possono essere affrontate e sono effettivamente affrontate con approcci che non implicano un allontanamento dalla proposta di Humanae Vitae.” [575]
Dio liberi la sua Chiesa dagli errori che il Papa e i suoi collaboratori della PAV diffondono.
f,3,3,2,6) Pericolose relazioni della S. Sede con le grandi multinazionali della contraccezione.
La Luce di Cristo illumini sempre più intensamente le nostre menti.
Quello che abbiamo detto ci fa capire che non è strano che nel 2021 la principale finanziatrice della Quinta Conferenza Internazionale Vaticana sia stata la Fondazione John Templeton … la Fondazione John Templeton è uno dei principali protagonisti della diffusione di contraccettivi nel mondo. … La John Templeton fa anche parte della Reproductive Health Supplies Coalition, una coalizione di fondazioni, organizzazioni, industrie farmaceutiche, governi, impegnati in collaborazione con il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) nella diffusione di tutti i moderni contraccettivi.” [576]
L’articolo aggiunge che “… la Pfizer, presente alla Conferenza, è anche la produttrice di contraccettivi iniettabili con effetti a lungo termine, che tanti disastri hanno provocato nel Terzo Mondo.”
La conclusione è la seguente: “Ci sono dunque relazioni molto pericolose allacciate dalla Santa Sede … Una palese contraddizione con il Magistero della Chiesa, e un grave pericolo per la libertà della Chiesa … nel novembre 2012 papa Benedetto XVI firmò un Motu Proprio in cui si chiariva ciò che anche il buon senso dovrebbe suggerire, ovvero che le organizzazioni caritative cattoliche non possono essere finanziate per le loro attività da «enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa». Il documento, un testo legislativo, si chiama Intima Ecclesiae Natura[577] … ” [578]
In tale testo infatti leggiamo più ampiamente all’art. 10: “§ 1. Al Vescovo spetta la vigilanza sui beni ecclesiastici degli organismi caritativi soggetti alla sua autorità.
§ 2. È dovere del Vescovo diocesano assicurarsi che i proventi delle collette svolte ai sensi dei cann. 1265 e 1266 CIC, e cann. 1014 e 1015 CCEO, vengano destinati alle finalità per cui siano stati raccolti [cann. 1267 CIC, 1016 CCEO).
§ 3. In particolare, il Vescovo diocesano deve evitare che gli organismi di carità che gli sono soggetti siano finanziati da enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa. Parimenti, per non dare scandalo ai fedeli, il Vescovo diocesano deve evitare che organismi caritativi accettino contributi per iniziative che, nella finalità o nei mezzi per raggiungerle, non corrispondano alla dottrina della Chiesa.”[579]
Dio intervenga!
f,4) Alcune importanti riflessioni di mons. Melina che ci aiutano a intendere le radici gnostiche e massoniche di alcuni “frutti” della morale situazionista bergogliana.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Nel 2018, comparve un significativo articolo del prof. Melina su Gaudium et Spes e Humanae Vitae[580], in esso il famoso teologo anzitutto notava che: “ La strategia ermeneutica dei progressisti è però oggi molto diversa da quella seguita cinquant’anni fa … Ora … si cerca di contrapporre tra loro due diverse letture possibili della stessa Humanae vitae: quella proposta sulla scorta di Amoris laetitia come un vero e proprio “cambio di paradigma” … e quella che sarebbe stata imposta con i pontificati di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. … Così il bersaglio polemico per l’interpretazione autentica di Gaudium et spes non è più l’enciclica di Paolo VI, ma diventa piuttosto il magistero dei suoi due successori e in particolare l’enciclica Veritatis splendor …”[581]
Per misurare quanto il “cambio di paradigma” attuato sulla scia di Amoris Laetitia contrasti con la dottrina cattolica sulla coscienza, prosegue Melina, è significativo quello che è stato anche recentemente proposto “… dal teologo tedesco Peter Hünermann, il quale pensa che, dal momento che l’universalità dei principi e dei comandamenti non può mai raggiungere la singolarità e la particolarità delle situazioni individuali, va sempre attribuita alla coscienza l’insostituibile libertà di decidere, anche in contrasto con quanto stabilito da una norma morale negativa, che proibisce azioni in se stesse intrinsecamente cattive.”[582]
Sottolineo: sulla base di Amoris laetitia, in linea chiaramente situazionista, si arriva a dire che l’universalità dei principi e dei comandamenti non può mai raggiungere la singolarità e la particolarità delle situazioni individuali perciò la coscienza è libera di decidere, anche in contrasto con quanto stabilito da una norma morale negativa.
Mons. Melina conclude l’articolo notando che in realtà nello scontro tra l’interpretazione classica e tradizionale di Humanae Vitae e l’interpretazione basata su Amoris Laetitia è in gioco qualcosa di più importante:
– anzitutto “l’autenticità dell’azione pastorale della Chiesa come azione salvifica, che prosegue quella del Buon Pastore”; aggiungo io: la “pastorale” che si è sviluppata attraverso gli errori di Amoris Laetitia non è quella di Cristo e della Chiesa con Lui ma è una pastorale falsa, che, come visto, mette le anime in braccio a satana;
– poi “l’antropologia cristiana, la dottrina del sacramento del matrimonio, la visione sui fondamenti della morale e in particolare l’idea di coscienza”; infatti, aggiungo io, la morale bergogliana, situazionista, sovverte radicalmente la sana morale cattolica e con essa l’antropologia cristiana e la dottrina su vari Sacramenti, non solo su quello del Matrimonio ma anche su quello della Confessione e su altri Sacramenti; la morale situazionista bergogliana, come detto, produce Confessioni invalide e sacrileghe e altri Sacramenti sacrileghi.
Melina fa capire che mentre l’interpretazione classica segue la sana dottrina, l’interpretazione progressista, basata su Amoris Laetitia va nella linea “gnostica”, infatti in essa: “… si scardina l’amore dalla carne … si stacca la persona dalla natura … si separa il matrimonio dalla procreazione si consegna la persona all’arbitrio e all’illusione di una libertà fittizia, di un amore astratto. “La carne e il cardine della salvezza”, dicevano i Padri[583]. … la norma morale insegnata da Humanae vitae sulla contraccezione … è anche la “pietra di paragone” dell’antropologia cristiana di Gaudium et spes.” [584]
In linea situazionista, scardinando l’uomo dalla Legge divina, dalla sua natura (come vedemmo), dalla sua carne e dalla Tradizione, la morale bergogliana incammina i fedeli su un via “gnostica”, consegna la persona all’arbitrio e all’illusione e la incammina per la via della perdizione, cioè la mette nelle mani di satana, come dicemmo più sopra!
Un altro importante articolo dello stesso famoso teologo fu pubblicato su “La Nuova Bussola Quotidiana”[585] nel 2018.
In questo articolo Mons. Melina afferma che un atto contraccettivo, cioè reso: “intenzionalmente sterile … è un atto che si ripiega su se stesso … non differisce … dalla masturbazione … ed è … analogo ad atti di tipo omosessuale. La filosofa inglese G.E.M. Anscombe cinquant’anni fa affermò che chi è a favore della contraccezione non avrà argomenti per opporsi ai rapporti omosessuali[586].”
Significativamente Papa Francesco sta appunto aprendo, come vedremo, le porte alla legittimità degli atti omosessuali e della contraccezione ….
La contraccezione, continua Melina, e il suo sostegno fanno parte di un più ampio progetto “… il gran maestro della massoneria francese, Pierre Simon, pubblicò un libro inquietante, nel quale illustrò un progetto globale di trasformazione della società francese, che doveva essere emancipata dalla sua tradizione giudeo-cristiana attraverso una ridefinizione della famiglia e delle sue relazioni costitutive[587]. … Paolo VI aveva evocato in Humanae vitae la presenza di Dio Creatore, come garante dell’unità tra i significati unitivo e procreativo dell’atto coniugale. … L’eliminazione della dimensione del “mistero” dalla sessualità accompagna la rivoluzione sessuale e la sua presunta emancipazione fin dagli inizi. …”[588]
Papa Francesco e i suoi collaboratori hanno quindi, consapevolmente o meno, con i loro errori in ambito morale e in particolare riguardo alla morale sessuale, aperto le porte alle potenze del mondo, alle potenze massoniche, e soprattutto a satana, come detto …
Impressionante!!
Dio liberi presto la sua Chiesa dai gravi errori che il Papa Francesco e i suoi collaboratori hanno diffuso.
g) Morale di situazione bergogliana e “superamento” del comandamento che afferma “non dire falsa testimonianza” …
Dio ci illumini sempre meglio.
Se i comandi negativi della legge divina non sono assolutamente obbligatori e possono essere volontariamente elusi in materia grave, come dice la morale bergogliana, anche il comandamento di non dire falsa testimonianza può essere eluso da un Papa volontariamente, se altri possono essere “dispensati” dall’osservanza dei comandamenti anche il Papa può esserlo e purtroppo; come abbiamo visto finora il Papa ha diffuso parecchie affermazioni evidentemente false, di cui lui stesso probabilmente riconosceva la falsità o poteva facilmente riconoscerla …
Infatti …
1) È falso, come ho dimostrato in molti passi di questo libro, che l’Amoris Laetitia sia un testo tutto tomista, un testo che segue realmente s. Tommaso, come ha detto il Papa Francesco con queste parole: “Per la vostra tranquillità, devo dirvi che tutto quello che è scritto nell’Esortazione – e riprendo le parole di un grande teologo che è stato segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Schönborn, che l’ha presentata – tutto è tomista, dall’inizio alla fine. È la dottrina sicura.”[589]
Papa Francesco ha ribadito ancora le sue affermazioni false in questi termini: “With respect to the problems that involve ethical situations, the Exhortation follows the classical doctrine of St. Thomas Aquinas.”[590]
Il Pontefice ha ripetuto ulteriormente le sue affermazioni false con queste parole : “Sì, ho fatto dichiarazioni come questa della famiglia per andare avanti. La dottrina è la stessa, quella dei divorziati è stata riadattata, in linea però con Amoris Laetitia, nel capitolo ottavo, che è recuperare la dottrina di San Tommaso, non la casistica.”[591]
Lo stesso Papa ha poi detto: “In realtà, il Sinodo ha fatto un cammino nella morale matrimoniale, passando dalla casistica della Scolastica decadente alla vera morale di san Tommaso. Quel punto in cui nell’Amoris Laetitia si parla di integrazione dei divorziati, aprendo eventualmente alla possibilità dei sacramenti, è stato elaborato secondo la morale più classica di san Tommaso, quella più ortodossa, non secondo la casistica decadente del «si può o non si può».” [592]…
Nel maggio del 2022 il Papa ha infine detto: “Il vero tomismo è quello dell’Amoris laetitia, quello che si svolge lì, spiegato bene nel Sinodo e accettato da tutti. È la dottrina di San Tommaso viva, che ci fa andare avanti rischiando, ma in obbedienza.”[593]
Ripeto: tutto questo mio libro confuta con dati precisi queste colossali falsità diffuse da un Papa!
Dio intervenga.
2) È falso che, come ha detto Papa Francesco: “San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2267). …” [594] Lo abbiamo visto nel primo volume alla pag. 657s.
Basta esaminare cosa dice l’Evangelium Vitae n.56 e l’edizione tipica del Catechismo che allora era in vigore per capire che il Papa ha detto una colossale falsità, come ho spiegato nel cap. 6 di questo libro.
3) È falso che, come ha detto il Papa Francesco, la Bonino sia tra i grandi d’Italia, la sua immoralità a tutti nota la rende impresentabile come grande d’Italia! E il fatto che una nota abortista e avversaria della sana morale cattolica abbia ricevuto un tale complimento da un Papa appare un fatto gravissimo e oggettivamente scandaloso [595]… e la Bonino l’ha ringraziato per tali parole mai smentite dalla Santa Sede[596]; ugualmente il fatto che il Vicario di Cristo affermi che G. Napolitano è un grande d’Italia[597] è un fatto grave e oggettivamente scandaloso visto quanto fatto da questo signore a favore dell’aborto e visto quanto fatto da questo signore a favore della morte di Eluana Englaro[598] .
4) Mons. Viganò in uno dei suoi coraggiosi scritti ha, significativamente, accusato pubblicamente il Papa di affermare «sfacciate menzogne» [599] … lo stesso mi è stato confermato da un’altra persona che è molto addentrata in Vaticano.
5) Evidentemente false sono anche le seguenti affermazioni del Papa per cui, secondo Reuters: “The pope also commented on internal criticism of his papacy by conservatives, led by American Cardinal Raymond Leo Burke. In 2016, Burke and three other cardinals issued a rare public challenge to Francis over some of his teachings in a major document on the family, accusing him of sowing disorientation and confusion on important moral issues. Francis said he had heard about the cardinals’ letter criticising him “from the newspapers … a way of doing things that is, let’s say, not ecclesial, but we all make mistakes”.[600]
Cioè il Papa ha commentato anche le critiche interne al suo papato da parte dei conservatori, guidati dal cardinale americano Raymond Leo Burke. Nel 2016, Burke e altri tre cardinali hanno lanciato una rara sfida pubblica a Francesco riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti in un importante documento sulla famiglia, accusandolo di seminare disorientamento e confusione su questioni morali importanti. Francesco ha detto di aver sentito parlare della lettera dei cardinali che lo criticava ‘dai giornali… un modo di fare che è, diciamo, non ecclesiale, ma tutti commettiamo errori’.
Sottolineo: il Papa afferma di aver sentito attraverso i giornali la notizia dei “dubia” a lui proposti dai cardinali ma ciò non è vero!
Infatti dice Marco Tosatti a questo riguardo: “ … La lettera contenente i “Dubia” su Amoris Laetitia è stata spedita da quattro Cardinali –Burke, Brandmüller, Caffarra, Meisner – il 19 settembre 2016. Era indirizzata al Pontefice e al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller. Siamo andati a consultare i nostri appunti dell’epoca. Troviamo che questa lettera è stata ricevuta sia dal Pontefice che dal Prefetto, e che a quest’ultimo è stato chiesto/ordinato di non rispondere … Per rispetto al ruolo che ricopre, non parleremo di menzogna, ma di imprecisione.”[601]
Aggiungo che neppure dopo avere letto dei dubia sui giornali il Papa ha risposto ad essi … e che se davvero dei cardinali scrivessero a un Papa e i loro scritti consegnati in Vaticano secondo le regole non gli arrivassero la cosa sarebbe gravissima e implicherebbe l’immediata rimozione di coloro che hanno impedito tale comunicazione che, come capite bene, è di straordinaria importanza per la Chiesa; è come se un messaggio importante di più ministri non fosse recapitato ad un Capo di Stato da quelli che collaborano con lui … e non ci consta che alcuna rimozione ci sia stata …
6) Falso è ugualmente che Amoris Laetitia sia “sempre in continuità” con l’insegnamento tradizionale della Chiesa[602]; stiamo vedendo nei vari capitoli di questo mio libro, chiaramente, che tale esortazione è una radicale sovversione della dottrina cattolica!
7) False sono anche alcune dichiarazioni di Papa Francesco sulla s. Messa tridentina, come dice questo passaggio di un articolo della Nuova Bussola Quotidiana: “Nel 2021 Francesco aveva detto di voler abrogare la liberalizzazione della cosiddetta Messa tridentina sulla base di una consultazione dei vescovi fatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede un anno prima e che avrebbe fatto pervenire a Roma risposte rivelatrici di una situazione che – scriveva Bergoglio – «mi addolora e mi preoccupa, confermandomi nella necessità di intervenire» perchè «la possibilità offerta da san Giovanni Paolo II e con magnanimità ancora maggiore da Benedetto XVI (…) è stata usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola al rischio di divisioni».
Quattro anni dopo una giornalista, la statunitense Diane Montagna, ha rivelato che non era vero: la maggioranza dei vescovi consultati che avevano applicato il motu proprio Summorum Pontificum si erano dichiarati soddisfatti e, anzi, avevano messo in guardia l’ex Sant’Uffizio sui rischi di un’eventuale restrizione. … Quello di Montagna è un Watergate vaticano e, documenti alla mano, indica che il Papa defunto ha mentito per giustificare la sua decisione di limitare le celebrazioni in forma straordinaria, attribuendone la volontà all’episcopato e all’attuale Dicastero per la Dottrina della Fede.”[603]
La presentazione del libro di mons. N. Bux e di S. Gaeta intitolato “La Liturgia non è uno spettacolo” (Cultura e Fede 2025) dice quanto segue: “Il 16 luglio 2021 Francesco emanò il motu proprio Traditionis custodes sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970, con il quale riformò il motu proprio Summorum Pontificum che Benedetto XVI aveva promulgato il 7 luglio 2007. Nella lettera di accompagnamento, papa Bergoglio rivelò di aver fatto inviare nel 2020 dalla congregazione per la Dottrina della fede un Questionario a tutti i vescovi riguardante l’applicazione delle disposizioni di papa Ratzinger e affermò che «le risposte pervenute hanno rivelato una situazione che mi addolora e mi preoccupa, confermandomi nella necessità di intervenire». Fino a oggi i dettagli sulla consultazione non erano mai stati rivelati. In questo libro si svela finalmente la verità: i risultati erano completamente opposti a quanto affermato da Francesco.” … sembra proprio che il Papa abbia mentito e non meraviglia che lo dicano chiaramente anche altri[604] … la falsa morale diffusa da Papa Francesco supporta anche certe “perfomances” menzognere di questo Pontefice.
Concludo: Dio ci liberi presto dai gravi errori diffusi da Papa Francesco e smascheri sempre meglio le sue falsità.
h) Sintesi sulla morale situazionistica di Papa Francesco e sui gravi danni che sta producendo.
La Trinità ci immerga sempre meglio nella Verità.
Pio XII condannò chiaramente la “morale di situazione”, Papa Francesco ripresenta tale morale in una nuova forma, ugualmente da condannare, che possiamo sintetizzare così:
1) i comandi negativi della Legge divina non sono assolutamente obbligatori;
2) non esistono atti intrinsecamente malvagi, come la Tradizione cattolica li ha indicati;
3) Dio può chiedere di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
4) la coscienza morale può, attraverso un discernimento, capire che Dio chiede di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
5) le persone che hanno grande difficoltà a realizzare la volontà di Dio, possono essere praticamente dispensate dai comandi negativi della Legge divina attraverso il suddetto discernimento;
6) le persone sono chiamate a fare ciò che è loro “possibile”[605] e non ciò che Dio comanda nella sua Legge divina e che aiuta a compiere con la grazia;
7) alcune circostanze attenuanti, non riconosciute dalla sana dottrina, giustificano il compimento di atti contrari ai precetti negativi della Legge e possono determinare che il soggetto sia praticamente dispensato dall’allontanarsi da una situazione di peccato grave e possa continuare a compiere atti oggettivamente gravi volontariamente; la vaghezza che Papa Francesco e i suoi collaboratori usano per trattare di queste circostanze permette di ritenere che moltissime persone e forse quasi tutti si trovino in tali circostanze;
8) coloro che non si propongono di evitare atti oggettivamente gravi contro le norme negative del Dacalogo, coloro che vivono compiendo atti gravemente contrari alla Legge divina e che vogliono perseverare in ciò possono essere assolti sacramentalmente e quindi possono ricevere l’Eucaristia … perciò Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[606]; inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a notori come il Presidente Biden[607] e altri anche grazie ad Amoris Laetitia … quindi evidentemente anche chi vive chiaramente e ostinatamente in peccato grave può ricevere l’Eucaristia[608]; tale dottrina apre un’ampia porta perché si attui l’integrazione generale di cui parla Papa Francesco (Amoris Laetitia nn. 291.296s.299.312) sicché tutti i cattolici, anche quelli che vogliono perseverare in peccato, possano ricevere i Sacramenti, come si vede anche nei testi dei Vescovi tedeschi[609] e maltesi[610].
Sottolineo che l’assoluzione sacramentale data a coloro che non si propongono di vivere secondo la Legge divina e quindi non si propongono di evitare atti intrinsecamente malvagi e non si propongono di fuggire le occasioni prossime di peccato, oltre che essere invalida implica una “dispensa”[611] dalla Legge divina alle persone sicché esse possono continuare a compiere volontariamente atti gravi intrinsecamente malvagi.
Quindi i peccatori possono continuare a compiere i peccati realmente gravi con il permesso dei sacerdoti e del Papa e possono ricevere i Sacramenti: siamo ad un radicale crollo della morale cattolica!
Sottolineo: tale crollo si attua in particolare anche con la pratica legittimazione dell’adulterio, della contraccezione e degli atti omosessuali, come visto; più generalmente tale crollo si attua attraverso la dottrina di Papa Francesco per cui egli ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[612] … quindi con una implicita generale “dispensa” dalla Legge divina sicché anche chi si ostina nel peccato e non si vuole convertirsi viene assolto e quindi “esentato” dall’attuazione di tale Legge e viene avviato ad una ricezione sacrilega dei Sacramenti.
Gli errori diffusi dalla dottrina bergogliana attraverso Amoris Laetitia aprono le porte ad ulteriori errori e quindi ulteriori crolli della morale cattolica, nella linea delle affermazioni del Card. Baldisseri per cui: “E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che ne verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. È molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.”[613]
Infatti Amoris Laetitia apre molte porte per la sovversione della dottrina al di là di ciò che dice direttamente; questo è nella linea dell’ opacità[614] e della dissimulazione[615] bergogliana per la sovversione dottrinale.
Ricordo le importanti parole di mons. Melina che colgono in profondità alcuni errori fondamentali di cui abbiamo appena parlato, della morale situazionista bergogliana.[616]
Sottolineo come questa morale di situazione si oppone in modo particolare alla Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II[617].
h,1) Il crollo della morale cattolica sotto i colpi della morale situazionista bergogliana: una significativa testimonianza del Card. Müller.
Per una più diretta testimonianza del crollo a livello morale attualmente riscontrabile ad alto livello nella Chiesa Cattolica mi pare di estremo interesse questa significativa intervista, che già vedemmo più sopra, rilasciata nel 2023 dal Card. Müller negli ultimi giorni del Sinodo e riguardante il Sinodo stesso, in cui il prelato ha affermato cose molto forti e significative per quanto detto in questo capitolo [618], ricordo che il Cardinale tedesco ha partecipato al Sinodo[619].
Ripresento questa sintesi dell’intervista[620], perché è importante per evidenziare, attraverso le parole del Cardinale Mueller, famoso teologo e Prefetto Emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, la radicale perversione dottrinale che si sta producendo nella Chiesa particolarmente in ambito morale sotto l’azione della dottrina situazionista di Papa Francesco:
1) il “filo rosso” degli interventi del Sinodo 2023 era nel senso di abusare dello Spirito Santo per introdurre dottrine apertamente contrarie alla Sacra Scrittura;
2) tutto veniva ribaltato per aprire le porte all’attività omosessuale;
3) si notava, diceva il prelato tedesco, in particolare una forte influenza dell’ideologia “LGBT”;
4) tutte queste cosiddette riflessioni sinodali miravano a prepararci ad accettare l’attività omosessuale; “al Sinodo molto si è parlato dell’agenda LGBT e di diaconato femminile e “pochissimo dei temi essenziali della fede”, ci sono stati “tanti interventi sull’omosessualità, e tutti a senso unico”, cioè nella linea della legittimazione di tali atti, perciò non sono stati invitati coloro che offrono una testimonianza di liberazione dall’omosessualità, come “Daniel Mattson, ad esempio, (autore di “Perché non mi definisco gay. Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace”, Cantagalli 2018, ndr);
5) molti dei delegati erano persone le cui opinioni teologiche erano contrastate da Benedetto XVI e da San Giovanni Paolo II;
6) questi “novatori” non possono dire apertamente: “Vogliamo contraddire la Parola di Dio”, ma in realtà stanno introducendo una nuova interpretazione con la quale vogliono riconciliare la Parola di Dio con alcune ideologie anticristiane in particolare con quella LGBT;
7) l’ideologia omosessuale, “LGBT”, è, al suo centro, un’ideologia anticristiana, lo spirito dell’Anticristo parla attraverso quelli che la diffondono; si tratta di un’ideologia che è assolutamente contraria alla creazione;
8) questi “novatori” stanno cambiando la definizione di peccati; sembra che non ci siano peccati, praticamente non credono nel peccato originale, né nel peccato come atto; non li negano teoricamente, ma praticamente;
9) l’obiettivo del Sinodo è stato quello di rendere la Chiesa più conforme all’Agenda internazionale 2030, ciò si evidenzia nella politica di chi è invitato a visitare pubblicamente il Papa: non sono famiglie normali con cinque figli, queste non vengono mai invitate; invece sono di solito invitati bisessuali, transessuali e così via, e questa è tutta una provocazione, questa è tutta una propaganda di ciò che è contrario alla fede.
Tutto questo, ovviamente, si sta compiendo sotto il Pontificato di Francesco e con la sua approvazione.
Le parole del Card. Müller sono dunque un importante smascheramento di ciò che Papa Francesco sta attuando e causando nella Chiesa.
Le affermazioni del Cardinale, unite a tutti gli altri dati da me presentati, evidenziano ciò che la morale di situazione bergogliana sta portando nella Chiesa: il crollo della morale cattolica attraverso: un ribaltamento dell’insegnamento cattolico in particolare riguardo all’attività omosessuale e al peccato, una falsa interpretazione della Bibbia in particolare in relazione con l’attività omosessuale e l’ideologia LGBT+, la resa ad alcune potenti ideologie mondane, la diffusione di messaggi provocatori che propagandano ciò che è contrario alla fede e alla morale cattolica; la sovversione della famiglia; la legittimazione della contraccezione, la legittimazione dell’adulterio, la legittimazione di una concezione falsa della coscienza morale; apertura a idee fondamentalmente gnostiche, sotto la guida del mondo … e, purtroppo, anche sotto la guida di satana!
Concludo notando che questa morale del tutto opposta alla sana dottrina cattolica sembra avere un certo collegamento con certe affermazioni stranamente ambigue che il Papa ha diffuso circa la Comunione dei santi e con altre strane dichiarazioni del Pontefice circa l’inferno[621].
Dio intervenga!
i) Alle probabili “fondamenta” della “morale di situazione” bergogliana.
Può essere interessante, a questo punto, dopo avere visto in profondità le caratteristiche della “morale di situazione” bergogliana e i danni che sta portando, esaminare quali sono le probabili fondamenta di essa, cioè quali sono gli autori sui quali essa si appoggia.
Studiando a fondo la questione mi pare che tali fondamenta vanno ravvisate in alcune affermazioni dell’attuale Card. Fernández, in molte affermazioni del Card. Kasper, più a fondo vanno ravvisate nelle affermazioni del famoso moralista Häring e ultimamente nella cosiddetta “nuova morale”. Nelle prossime pagine esamineremo appunto questi autori come fonti della morale bergogliana situazionista così come emerge dalla “Amoris Laetitia”.
i,1) Alcune affermazioni di mons. Fernández, oggi Cardinale, considerato il “ghostwriter” di Amoris Laetitia.
i,1,1) Testi di articoli di mons. Fernández sono fonti di passi di Amoris Laetitia.
Vieni Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce.
Un significativo articolo di S. Magister ha evidenziato alcuni testi di mons. Fernández, oggi Cardinale e Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, che appaiono come evidenti fonti di AL ed ha aggiunto che questo prelato è l’autore nascosto dell’esortazione papale in oggetto.[622]
Il noto giornalista facendo evidentemente ricorso alle sue conoscenze all’interno del Vaticano fa notare che nel 2004 ci fu un convegno a Buenos Aires sulla Veritatis Splendor, un documento papale che è di somma importanza in ambito morale e che condanna vari tipi di errori emersi tra i moralisti cattolici: “Ebbene, quel convegno del 2004 a Buenos Aires, dedicato in particolare alla teologia della famiglia, si mosse nella stessa direzione tratteggiata da Ratzinger. E fu proprio per reagire a quel convegno che Fernández scrisse i due articoli qui citati, praticamente in difesa dell’etica della situazione. Anche a motivo di quei due articoli la congregazione per l’educazione cattolica bloccò la candidatura di Fernández a rettore della Universidad Católica Argentina, salvo poi doversi piegare, nel 2009, all’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, che fece fuoco e fiamme per ottenere il nulla osta alla promozione del suo pupillo.”; quando divenne Papa, Bergoglio insignì Fernández dell’ordine episcopale da allora questi viene spesso a Roma ed è il “ghostwriter” del Papa e “che ha messo per iscritto larghe parti della “Evangelii gaudium”, il programma del pontificato, della “Laudato si'”, l’enciclica sull’ambiente, e infine della “Amoris laetitia”, l’esortazione postsinodale sulla famiglia.” [623]
La ricostruzione di Magister mi pare verosimile, interessante è per noi anche il fatto che egli definisca i due articoli di Fernández come nella linea della “morale di situazione” ma ciò che più ci interessa è la menzione dei testi che appaiono chiaramente come “fonti” di AL e dei testi di AL che sono direttamente derivati da tali “fonti”.
Gli articoli indicati da Magister come fonti di Amoris Laetitia (AL) sono due:
V. M. Fernández, “El sentido del carácter sacramental y la necesidad de la confirmación”, in “Teología” 42 n. 86, 2005, pp. 27-42, che indicheremo con F 2005;
V. M. Fernández, “La dimensión trinitaria de la moral. II. Profundización del aspecto ético a la luz de ‘Deus caritas est'”, in “Teología” 43 n. 89, 2006, pp. 133-163, che indicheremo con F 2006.
Vediamo più precisamente i passi di tali articoli sia in spagnolo che nella traduzione italiana mia, nella linea di quella offerta da Magister, mettendoli in diretto confronto con i testi dell’esortazione papale che riprendono tali passi.
a) Partiamo dalle “fonti” di Amoris Laetitia n.300
F 2006 p. 160
“No se propone así una doble moral o una moral “de situación””.
Traduzione italiana: “Non si propone in tal modo una doppia morale o una “morale della situazione”.
Amoris Laetitia n. 300
“Si evita il rischio che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale.”
b) Andiamo alle “fonti” di Amoris Laetitia n.301
F 2005 p. 42
“… contando con los condicionamientos que disminuyen o suprimen la imputabilidad (cf. CCE 1735), existe siempre la posibilidad de que una situación objetiva de pecado coexista con la vida de la gracia santificante.”
Traduzione in italiano: “tenendo conto dei condizionamenti che attenuano o sopprimono l’imputabilità (cf. CCE 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.”
AL n. 301
La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante.
F 2006 p.159
“Esta etapa no está necesariamente marcada por el pecado, sino “por la imperfección”(CCE 2343) cuando el sujeto histórico no está en condiciones subjetivas de obrar de otra manera ni de comprender “los valores inherentes a la norma” (cf. FC 33c), o cuando “un compromiso sincero con respecto a una norma determinada puede no llevar inmediatamente a acertar en la observancia de semejante norma”[624].
Traduzione italiana “Questa tappa non sta necessariamente segnata dal peccato ma dalla imperfezione (CCC 2343) quando il soggetto storico non si trova in condizioni soggettive per agire diversamente o di comprendere “i valori insiti nella norma” (cf. FC 33c), o quando “un impegno sincero riguardo a una norma determinata può non portare immediatamente ad accertare l’osservanza di tale norma”[625]
AL n. 301
I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale”[626] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.
F 2006 p.156
“Santo Tomás reconocía que alguien puede tener la gracia y la caridad, pero no ejercitar bien alguna de las virtudes “propter aliquas dispositiones contrarias” (ST I-II 65, 3, ad 2). No significa que no tenga
todas las virtudes, sino que no puede manifestar claramente la existencia de alguna de ellas porque el obrar exterior de esa virtud está dificultado por disposiciones contrarias: “Se dice que algunos santos no tienen algu-
nas virtudes, en cuanto tienen dificultades en los actos de esas virtudes, aunque tengan los hábitos de todas” (ibid., ad 3).”
Traduzione italiana “San Tommaso riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza esercitare bene qualcuna delle virtù “a causa di alcune disposizioni contrarie” (ST I-II 65, 3, ad 2). Questo non significa che non possieda tutte le virtù, bensì che non può manifestare con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà per disposizioni contrarie: “Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, a causa delle difficoltà che provano negli atti di queste virtù, sebbene essi abbiano l’abito di tutte.” (ibid., ad 3).”
AL n. 301
Come si sono bene espressi i Padri sinodali, “possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione”. Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù[627], in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: “Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù”.[628]
c) Andiamo alle fonti di Amoris Laetitia n. 302
F 2005 p. 42
“Por otra parte, puesto que no podemos juzgar de la situación subjetiva de las personas[629], y contando con los condicionamientos que disminuyen o suprimen la imputabilidad (cf. CCE 1735), existe siempre la
posibilidad de que una situación objetiva de pecado coexista con la vida de la gracia santificante.”
Traduzione in italiano “D’altra parte, dato che non possiamo giudicare la situazione soggettiva delle persone[630] e tenendo conto dei condizionamenti che attenuano o sopprimono l’imputabilità (cf. CCE 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.
F 2006 p. 157s
“Esto aparece de un modo explícito en el Catecismo de la Iglesia Católica: “La imputabilidad y la responsabilidad de una acción pueden quedar disminuidas e incluso suprimidas a causa de la ignorancia, la inadvertencia, la violencia, el temor, los hábitos, los afectos desordenados y otros factores psíquicos o sociales”
(CCE 1735). El Catecismo menciona también la inmadurez afectiva, la fuerza delos hábitos contraídos, o un estado de angustia (cf. CCE 2352). Aplicando esta convicción, el Pontificio Consejo para los Textos Legislativos expresó que, al referirse a la situación de los divorciados vueltos a casar, sólo está hablando de “pecado grave, entendido objetivamente, porque el ministro de la Comunión no podría juzgar de la imputabilidad subjetiva”. [631]
Traduzione in italiano “Ciò appare in un modo esplicito nel Catechismo della Chiesa cattolica: “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o sopprese dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali” (CCC 1735). Il Catechismo menziona ugualmente l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia (cf. CCC 2352). Nell’applicare questa convinzione, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi affermò, riferendosi alla situazione di divorziati risposati, che solo si parla di “peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della comunione non potrebbe giudicare”[632]
AL n.302
Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa cattolica si esprime in maniera decisiva: “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali”[633]. In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali[634]. Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta[635]”.
d) Esaminiamo ora le fonti di Amoris Laetitia n. 305
F 2006 p.156
“Este dinamismo trinitario que refleja la vida íntima de las divinas Personas, puede realizarse también en una situación objetiva de pecado siempre que, debido al peso de los condicionamientos, no sea subjetiva-
mente culpable.”
Traduzione italiana: “Questo dinamismo trinitario che riflette la vita intima della divine persone può realizzarsi anche entro una situazione oggettiva di peccato (p. 157) sempre che, a causa del peso dei condizionamenti, non sia soggettivamente colpevole.”
F 2006 p.159
“En casos como este, “ciertas conductas que no coinciden con la ley podrían contribuir positivamente al progreso moral”, porque ejercitando y alimentando un dinamismo de autotrascendencia –todavía imperfecta– son una “realización del valor dentro de los límites de las capacidades morales del sujeto”.[636]4 Hay entonces “objetivos posibles” para este sujeto condicionado, o “etapas intermedias” [637] en la realización de un valor, aunque siempre orientadas al pleno cumplimiento de la norma.”
Traduzione italiana “In casi come questo, “certe condotte che non coincidono con la legge potrebbero contribuire positivamente al progresso morale”, perché esercitando e alimentando un dinamismo di autotrascendenza – ancora imperfetta – sono una “realizzazione del valore entro i limiti delle capacità morali del soggetto”.[638] Ci sono, allora, “obiettivi possibili” per questo soggetto condizionato, o “tappe intermedie”[639] nella realizzazione di un valore, anche se orientate sempre al pieno compimento della norma.”
F 2006 p. 158
“No hay duda que el Magisterio católico ha asumido con clarida que un acto objetivamente malo, como es el caso de una relación prematrimonial, o el uso de un preservativo en una relación sexual, no necesariamente lleva a perder la vida de la gracia santificante, de la cual se origina el dinamismo de la caridad.”
Traduzione italiana “Non c’è dubbio che il magistero cattolico ha ammesso con chiarezza che un’atto oggettivamente cattivo, come è il caso di una relazione prematrimoniale o l’uso di un preservativo in un rapporto sessuale, non necessariamente porta a perdere la vita della grazia santificante, dalla quale trae origine il dinamismo della carità.”
F 2005 p. 42
“Por otra parte, puesto que no podemos juzgar de la situación subjetiva de las personas, y contando con los condicionamientos que disminuyen o suprimen la imputabilidad (cf. CCE 1735), existe siempre la
posibilidad de que una situación objetiva de pecado coexista con la vida de la gracia santificante.”
Traduzione in italiano “D’altra parte, dato che non possiamo giudicare la situazione soggettiva delle persone e considerando i condizionamenti che diminuiscono o sopprimono l’imputabilità (cf. CCC 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.”
F 2005 p. 42
“¿no justifica esto la administración del Bautismo y la Confirmación a adultos que estén en una situación objetiva de pecado, de cuya culpabilidad subjetiva no se puede emitir juicio?”
Traduzione in italiano: “Non giustifica questo l’amministrazione del battesimo e della cresima ad adulti che si trovino in una situazione oggettiva di peccato, della cui colpevolezza soggettiva non si può emettere giudizio?”
AL n.305
A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa[640]. Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti.
i,1,2) Affermazioni di mons. Fernández in linea situazionista.
Esaminiamo alcuni errori di monsignor Fernández in linea “situazionista” e in particolare nella linea della “nuova morale” di cui abbiamo accennato sopra e di cui parleremo più ampiamente più avanti.
Partiamo dall’articolo del 2006 intitolato: “La dimensión trinitaria de la moral II : profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est””[641]
Come vedemmo altrove, Fernández in tale articolo mostra poca competenza riguardo alla dottrina di s. Tommaso, lo cita con superficialità presentando solo alcuni testi della Somma Teologica e non altri passi di altre grandi opere del santo Dottore che servirebbero a chiarire ciò che vuole dire veramente l’Angelico; in realtà mons. Fernández cerca evidentemente di “tirare” i testi di s. Tommaso perché dicano quello che interessa al monsignore e non ciò che il s. Dottore vuole affermare.
Appunto in tale articolo del 2006, mons. Fernández afferma: “En algunas cuestiones de la moral sexual también es imperioso discernir bajo la luz directa del criterio hermenéutico central, para reconocer cómo una incapacidad para la abstinencia sexual suele implicar un avasallamiento de la libertad del cónyuge, haciendo primar el propio placer por encima de la felicidad del otro. Pero también se da el caso de una abstención sexual que contradiga la jerarquía cristiana de valores coronada por la caridad. No podemos cerrar los ojos, por ejemplo, ante la dificultad que se plantea a una mujer cuando percibe que la estabilidad familiar se pone en riesgo por someter al esposo no practicante a períodos de continencia. En ese caso, un rechazo inflexible a todo uso de preservativos haría primar el cumplimiento de una norma externa por sobre la obligación grave de cuidar la comunión amorosa y la estabilidad conyugal que exige más directamente la caridad.”(pag. 150) Traduco in modo orientativo la parte finale del testo: “Ma c’è anche il caso di un’astensione sessuale che contraddice la gerarchia cristiana di valori coronati dalla carità. Non possiamo chiudere gli occhi, ad esempio, davanti alla difficoltà che una donna ha quando percepisce che la stabilità della famiglia è messa a rischio sottoponendo il marito non praticante a periodi di continenza. In tal caso, un rifiuto inflessibile di qualsiasi uso del preservativo farebbe prevalere il rispetto di una norma esterna sul grave obbligo di prendersi cura della comunione amorevole e della stabilità coniugale che la carità richiede più direttamente.”
L’affermazione di mons. Fernández è errata e nella linea della “nuova morale”.
La carità, come spiega s. Tommaso, ci fa osservare i comandamenti e non ci fa commettere peccato e soprattutto non ci fa commettere peccato grave, ma l’uso del preservativo in ordine alla contraccezione, come spiega il Magistero in particolare attraverso Humanae Vitae, è un evidente peccato grave, è un atto intrinsecamente malvagio che mai può essere scelto.
In un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano leggiamo “La tradizione morale cristiana ha sempre distinto fra norme «positive» (che comandano di fare) e norme «negative» (che proibiscono di fare). Inoltre, essa ha costantemente e chiaramente affermato che, tra quelle negative, le norme che proibiscono atti intrinsecamente disordinati non ammettono eccezioni: tali atti, infatti, sono «disordinati» sotto il profilo morale per la loro stessa intima struttura, quindi in se stessi e per se stessi, ossia contraddicono la persona nella sua specifica dignità di persona. Proprio per questa precisa ragione, tali atti non possono essere resi «ordinati» sotto il profilo morale da nessuna intenzione e da nessuna circostanza soggettive, che non valgono a mutare la loro struttura. Tra questi atti si pone anche la contraccezione: in se stessa e per se stessa è sempre un disordine morale, perché oggettivamente e in modo intrinseco (indipendentemente dalle intenzioni, motivazioni e situazioni soggettive) essa contraddice «il linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale degli sposi» (Esortazione apostolica Familiaris consortio, n. 32).”[642]
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 370 che ” … è intrinsecamente cattiva” … quell’azione che “… o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». (S. Paolo VI, Lett. enc. “Humanae vitae”, 14: AAS 60 (1968) 490.)”
Quindi la scelta volontaria del preservativo è una scelta intrinsecamente malvagia che Fernández legittima.
In un articolo del 2011 mons. Fernández torna sull’articolo del 2006 che abbiamo appena esaminato, e riguardo alla questione dell’uso del condom afferma : “En el artículo (pág . 150) pongo el ejemplo de una mujer que, por preservar el amor y la estabilidad familiar, no rechaza el uso del preservativo (cooperación material al pecado del cónyuge). Pretendo decir que, ante un conflicto de deberes, el cuidado del amor y la estabilidad familiar es una exigencia más directa de la caridad
porque es un bien mayor por el cual puede ser lícito tolerar un mal comportamiento. … Es lo que en la moral clásica se expresa como cooperación sólo material y proporcionada en el mal.”[643]
Quindi secondo mons. Fernández la donna che, per preservare l’amore e la stabilità familiare, non rifiuta l’uso del preservativo sta solo compiendo una cooperazione materiale e proporzionata al male. Purtroppo anche dicendo questo mons. Fernández commette un grave errore perché per aversi cooperazione materiale e proporzionata al male l’atto che si pone in essere non deve essere oggettivamente malvagio. Più ampiamente la cooperazione di cui parla mons. Fernández può essere lecita :
“… quando si danno congiuntamente queste tre condizioni: l’azione del coniuge cooperante non sia già in sé stessa illecita;[644] esistano motivi proporzionalmente gravi per cooperare al peccato del coniuge;
si cerchi di aiutare il coniuge (pazientemente, con la preghiera, con la carità, con il dialogo: non necessariamente in quel momento, né in ogni occasione) a desistere da tale condotta.”[645]
Le risposte del s. Uffizio citate[646] affermano chiaramente che l’atto della donna che accetta passivamente l’uso del preservativo da parte del marito nel rapporto intimo con lei è un atto intrinsecamente illecito, più precisamente la cooperazione della donna che accetta l’uso del preservativo nel rapporto intimo è gravemente illecita e non è cooperazione materiale ma formale al peccato.
Mons. Caffarra affermò appunto che la cooperazione di una donna che accetta l’uso del condom del marito è formale e quindi per sé illecita[647].
La donna in oggetto è in realtà complice del peccato di contraccezione e Fernández legittima l’atto di lei.
Si noti bene come Fernández nei due testi citati cerchi in vario modo, nella linea situazionista della “nuova morale”, di giustificare e legittimare atti intrinsecamente malvagi di tipo contraccettivo, vedremo qui di seguito come egli faccia lo stesso con altri tipi di atti intrinsecamente malvagi.
Nello stesso articolo del 2006 che stiamo esaminando, mons. Fernández afferma: “En los aparentes conflictos de deberes se discierne otorgando prioridad a las personas. Así podemos decir, por ejemplo, que ocultar una información para evitar una masacre no es mentir, porque aunque contradiga una formulación de la ley natural (“no mentir”) no contradice la ley natural en sí misma, que en ese caso concreto exige preservar la vida de las personas de un agresor injusto. De otro modo, se estaría subordinando la vida de las personas humanas –que son fin último de la acción moral y de la “inclinación autotrascendente hacia el otro– a la obediencia servil ante una expresión siempre imperfecta de la ley natural.” (p. 156) Traduco in modo orientativo: “Negli apparenti conflitti di doveri si discerne dando priorità alle persone. Quindi possiamo dire, ad esempio, che chi nasconde informazioni per evitare un massacro non sta mentendo, perché anche se contraddice una formulazione della legge naturale (“non mentire”) non contraddice la legge naturale stessa, che in quel caso particolare richiede di preservare la vita delle persone da un ingiusto aggressore. Altrimenti, la vita delle persone umane – che sono il fine ultimo dell’azione morale e dell’inclinazione auto-trascendente verso l’altro – sarebbe subordinata all’obbedienza servile di fronte a un’espressione sempre imperfetta della legge naturale”.”
Dico subito che occultare una informazione non è precisamente mentire, c’è una profonda distinzione tra occultare la verità, tacendo, e mentire ma in realtà le parole di mons. Fernández vanno nel senso che tale occultamento sarebbe nel caso specifico una vera menzogna infatti egli afferma che la persona in questione “contraddice la formulazione della legge naturale (“non mentire”)”.
Preciso poi che “non dire falsa testimonianza” è un comandamento divino e il divieto di mentire è assoluto ed è incluso in tale comandamento; la menzogna è un atto intrinsecamente malvagio.
Il comandamento ottavo afferma chiaramente che dobbiamo essere veraci e mai mentire; pecca chi mente, la bugia officiosa è per sé stessa peccato veniale, quella dannosa è peccato mortale. Chi ha carità ardente non accetta di peccare mai, neppure venialmente. L’intenzione buona non cambia la malvagità dell’oggetto dell’azione. Il comandamento ottavo è legge rivelata e la sua formulazione è stata fissata da Dio per veicolare a noi una norma che nessuno ha la facoltà di cambiare e a cui nessuno ha il potere di dispensare. Mons. Fernández parla di priorità delle persone per risolvere i conflitti di doveri ma dimentica che prima delle persone umane ci sono le Persone trinitarie che vanno amate con tutto il cuore, l’anima, la mente e le forze … e amare Dio significa osservare la sua Legge.
S. Agostino dice: “a un espositore o trattatista o predicatore delle verità eterne, o anche a un narratore o banditore di cose temporali che mirano ad edificare l’uomo nella religione o nella santità, sarà lecito tenere occulto per un certo tempo ciò che si ritiene dover restare occulto, ma non sarà mai lecito mentire e nemmeno occultare [la verità] ricorrendo alla menzogna.”[648]
E ancora s. Agostino precisa: “Bisogna tuttavia ricordare che non è lo stesso nascondere la verità e proferire la menzogna. Sebbene infatti tutti coloro che mentiscono vogliono nascondere la verità, non tutti coloro che vogliono nascondere la verità dicono menzogne, essendo numerosissimi i casi in cui per nascondere la verità non si mente ma si tace soltanto.”[649]
La menzogna è sempre ingiusta.
S. Tommaso afferma che ogni tipo di menzogna è proibito dalla Legge di Dio: “In hac prohibitione prohibetur omne mendacium. Eccli. VII, 14: noli velle mentiri omne mendacium; assiduitas enim illius non est bona. Et hoc propter quatuor. Primo propter Diaboli assimilationem. … Secundo propter societatis dissolutionem…. Tertio propter famae amissionem. Qui enim assuescit mendaciis, non creditur sibi, etiam si verum dicat. … Quarto propter animae perditionem. … Unde advertas, quia ipsorum mendaciorum quoddam est mortale, quoddam veniale. Mortale autem est mentiri in his quae sunt fidei; quod pertinet ad praeclaros magistros et praedicatores … Item aliquando mentiuntur aliqui in damnum proximi. Col. III, 9: nolite mentiri invicem. Et haec duo mendacia mortalia sunt. Aliqui autem mentiuntur pro seipsis; et hoc multipliciter. …. Aliqui propter alterius commodum, quando scilicet volunt aliquem a morte vel periculo vel damno aliquo liberare: et hoc cavendum est, sicut dicit Augustinus. Eccli. IV, 26: non accipias faciem adversus faciem tuam, nec adversus animam tuam mendacium.” (Collationes in decem praeceptis , a. 10) Ogni tipo di menzogna è proibito! La menzogna non va praticata, in particolare, per quattro ragioni: assimila a satana, dissolve la società, fa perdere la fama perché fa che il bugiardo non sia creduto in futuro, e fa perdere l’anima …
Nella Somma teologica ( IIª-IIae q. 110 a. 3) s. Tommaso dice che in nessun modo può essere buono e lecito ciò che è cattivo per il suo genere, ma la menzogna è cattiva per il genere dell’atto stesso, quindi non è mai buona. La bugia, continua s. Tommaso, è sempre peccato, come anche S. Agostino afferma, e non è lecita neppure per salvare da un aggressore ingiusto. Lo stesso s. Dottore Angelico precisa che non è lecito dir bugie per allontanare un pericolo qualsiasi da una persona, ma è lecito nascondere prudentemente la verità con qualche scusa, come spiega S. Agostino (IIª-IIae q. 110 a. 3 ad 4). Qui s. Tommaso si rifa ad una affermazione di s. Agostino che dice: “a un espositore o trattatista o predicatore delle verità eterne, o anche a un narratore o banditore di cose temporali che mirano ad edificare l’uomo nella religione o nella santità, sarà lecito tenere occulto per un certo tempo ciò che si ritiene dover restare occulto, ma non sarà mai lecito mentire e nemmeno occultare [la verità] ricorrendo alla menzogna.”[650]
S. Alfonso dice: “La bugia dunque sempre è peccato. Quando si dice senza danno del prossimo, è solo peccato veniale; ma quando vi è danno grave del prossimo, è peccato mortale; e così s’intende quella scrittura che dice. Os quod mentitur, occidit animam(Sap. 1. 11). E quando la bugia si dice avanti il giudice, è doppio peccato mortale. E quando poi vi si aggiunge il giuramento, come sempre si pratica in giudizio, vi è di più il sacrilegio pel giuramento falso, ch’è un peccato gravissimo, ed è peccato riservato.”[651]
S. Tommaso, s. Agostino, s. Alfonso M. de’Liguori conoscevano bene la Legge di Dio e sapevano bene che Dio sta al di sopra di tutto e che il Fine Ultimo di tutto è Dio stesso e non l’uomo e di certo le loro affermazioni su questo argomento non sono obbedienza servile ad una espressione sempre imperfetta della Legge naturale ma sono sapiente interpretazione e applicazione della Legge di Dio.
A questo riguardo è importante ricordare che, come il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 2072: “Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano.”
Il divieto della menzogna è appunto chiaramente affermato nell’ottavo comandamento, si tratta di una norma negativa della Legge divina e come spiega la Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni … La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. … Gesù stesso ribadisce l’inderogabilità di queste proibizioni: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti…: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso» (Mt 19,17-18).” (VS n. 52)
Il comando: non dire falsa testimonianza è quindi assoluto e vale sempre e per sempre.
Le parole di mons. Fernández, nella misura in cui rendono legittima la menzogna, vanno contro la sana dottrina e seguono piuttosto la linea della “morale di situazione” …
Alla pag. 160 dello stesso articolo di mons. Fernández leggiamo: “La ley moral en sí misma es siempre vinculante y no tiene una gradualidad. Por consiguiente, las etapas de crecimiento se orientan a capacitar al sujeto para poder llegar a cumplirla plenamente y “es esencial en esta dinámica educativa la no disolución de la ley en las coordenadas de las posibilidades históricas factibles de la libertad humana”[652]”[653]
Traduco in modo orientativo: “La stessa legge morale è sempre vincolante e non ha una gradualità. Pertanto, le fasi della crescita sono orientate a consentire al soggetto di rispettarla pienamente ed “è essenziale in questa dinamica educativa la non dissoluzione della legge nelle coordinate delle possibilità storiche fattibili della libertà umana””
La nota che inserisce a questo punto Mons. Fernández e che io riporto[654] afferma che la posizione minimalista di Melina non può essere accettata quando sostiene che l’obbedienza ai precetti negativi è un presupposto per la gradualità, dal momento che “Familiaris Consortio” 34 si riferisce alla gradualità proprio quando parla delle difficoltà degli sposi di applicare precetti negativi come quello che vieta la contraccezione.
Melina in realtà, nel passo in questione, non fa che presentare la sana morale cattolica che afferma l’assoluta obbligatorietà delle norme negative tra cui quella che vieta la contraccezione; non è Melina a sbagliare ma Fernández e sbaglia in linea “situazionista”.
Mons. Fernández infatti, pur condannando a parole la gradualità della Legge la afferma nei fatti perché, come visto in questo paragrafo, ritiene che sia lecita in alcuni casi la disobbedienza volontaria rispetto ai precetti negativi della Legge divina.
La gradualità non è un super comandamento che sta sopra alla Legge divina e in particolare sopra alle norme negative della Legge, la gradualità è un insegnamento magisteriale che si colloca ovviamente al di sotto dei comandi assoluti dettati da Dio e va inteso rettamente proprio all’interno della dottrina che afferma l’assoluta obbligatorietà e sotto di essa, per guidare i fedeli ad un’attuazione sempre più perfetta della Legge di Dio in Cristo e non per tenerli al di fuori di tale attuazione.
La linea di mons. Fernández è nel senso della “morale della situazione” che, come detto, mette da parte l’obbligatorietà assoluta delle Leggi negative di Dio e quindi consente una lecita disobbedienza ad esse.
Sottolineo che mons. Fernández, nella linea situazionista:
– pur condannando a parole la gradualità della Legge la afferma nei fatti;
– presenta, come dissi già nel I volume[655], un’errata concezione della legge di gradualità perché afferma che sia lecita in alcuni casi, per persone che hanno difficoltà a vivere secondo la Legge divina, la disobbedienza volontaria rispetto ai precetti negativi di tale Legge.
Appunto sulla scia di queste affermazioni di mons. Fernández anche Amoris Laetitia e la famosa lettera dei Vescovi argentini[656] mettono discretamente da parte la validità della dottrina per cui le norme negative del Decalogo sono obbligatorie sempre e in ogni circostanza, come visto nel I volume e come ripeteremo nelle appendici del presente volume[657]; ugualmente sulla scia di queste affermazioni del prelato argentino anche l’Amoris Laetitia e la famosa lettera dei Vescovi argentini presentano, come vedemmo[658], una dottrina distorta circa la legge di gradualità; tutto questo va il linea situazionista.
La morale di situazione di Amoris Laetitia trova una significativa fonte nelle opere del teologo e Cardinale V. M. Fernández.
i,2) Il Card. Kasper il famoso teologo “eminenza grigia” di Amoris Laetitia
i,2,1) Importanza fondamentale del Card. Kasper per il “cambio di paradigma” di papa Francesco e quindi per la “morale di situazione” bergogliana.
Voglio brevemente evidenziare qui il grande aiuto e sostegno che Kasper ha, con grave responsabilità, evidentemente offerto a Papa Francesco in ordine alla sovversione della sana dottrina e quindi all’attuazione della “morale di situazione” bergogliana.
Basandosi certamente sull’esperienza e supporto di questo Cardinale (famoso teologo) in questo ambito dottrinale e in ambiti dottrinali ad esso collegati, facendosi aiutare anche dalle falsità e ambiguità diffuse da Kasper stesso, come visto sopra e come vedremo più avanti, Papa Francesco ha potuto portare avanti efficacemente la sua azione sovversiva della sana dottrina cattolica specie in campo morale.
A bene vedere Kasper è stato, probabilmente, la vera “eminenza grigia” che ha permesso l’attuazione del “cambio di paradigma”, la notorietà di questo prelato, il suo radicamento nell’ambito teologico ha probabilmente messo Papa Francesco anche in contatto con tanti che aspiravano a realizzare e ad attuare la perversione dottrinale che il Pontefice ha poi proclamato.
In questa linea non è strano che Papa Francesco lo abbia lodato all’inizio del suo Pontificato[659], probabilmente aveva capito chiaramente che Kasper sarebbe stato colui che lo avrebbe aiutato a realizzare ciò che poi ha attuato in particolare con Amoris Laetitia; probabilmente lo stesso Kasper è stato uno dei grandi elettori dello stesso Francesco nel Conclave del 2013.
Se, secondo S. Magister, mons. Fernández è stato il ghostwriter di Amoris Laetitia, il Card. Kasper possiamo dire che è stato, con la sua fama ed esperienza, probabilmente il “direttore” nascosto della realizzazione di tale esortazione e di tutto il processo di perversione dottrinale attuato dal Pontefice.
Ricordo che il Card. Kasper è stato durante la sua vita: allievo di K. Rahner[660], Segretario Speciale alla II Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi (1985), la Conferenza Episcopale Tedesca gli ha affidato l’incarico di Presidente della Commissione per le questioni estere e di Vice Presidente della Commissione per la dottrina della fede, è stato membro della Commissione Teologica Internazionale, è stato Segretario e poi Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha ricevuto vari dottorati honoris causa[661].
Il prelato tedesco aveva quindi tutti titoli e le conoscenze per aiutare nella maniera più potente ed efficace Papa Francesco nella perversione dottrinale che lo stesso Kasper, come vedremo meglio più avanti, già nel 1993, con altri Vescovi voleva in certo modo attuare[662] e che fu bloccata per intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi del Papa di allora[663].
L’azione di Kasper in relazione alla perversione dottrinale bergogliana in campo morale si è attuata preparando, annunciando, sostenendo e difendendo il “cambio di paradigma” attuato con Amoris Laetitia; Kasper in questo modo ha, in certo senso, annunciato, sostenuto e difeso la “sua” creatura e lo ha fatto prima e dopo la pubblicazione di essa.
Esamineremo qui di seguito l’azione del Cardinale tedesco appena indicata così da far emergere sempre meglio come egli sia veramente un “pilastro” su cui è stata costruita la perversione dottrinale situazionista di Amoris Laetitia.
i,2,2) Kasper prepara e annuncia il “cambio di paradigma” nella sua relazione al Concistoro del 2014.
Nel suo ormai famigerato intervento al Concistoro del 2014 il Card. Kasper[664] ha fatto importanti affermazioni che vanno ritenute come fondamentali per la morale situazionista bergogliana.
Occorre premettere che Papa Francesco nei primi giorni di Pontificato elogiò il Card. Kasper[665].
Le parole di elogio al Card. Kasper furono subito registrate con preoccupazione dagli esperti perché quel Cardinale circa 20 anni prima, aveva fatto parte di un gruppo di prelati che volevano aprire le porte alla Comunione ai divorziati risposati anche al di là delle possibilità offerte dalle indicazioni del Magistero e che scrissero un documento in questa linea[666], a cui fece seguito la famosa lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1994[667] con la quale veniva chiusa la strada a tali aperture in particolare con queste parole: “Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione [668]. … Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l’accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall’assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, “assumano l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi”»[669]. In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l’obbligo di evitare lo scandalo. … 7. L’errata convinzione di poter accedere alla Comunione eucaristica da parte di un divorziato risposato, presuppone normalmente che alla coscienza personale si attribuisca il potere di decidere in ultima analisi, sulla base della propria convinzione[670], dell’esistenza o meno del precedente matrimonio e del valore della nuova unione. Ma una tale attribuzione è inammissibile[671]. Il matrimonio infatti, in quanto immagine dell’unione sponsale tra Cristo e la sua Chiesa, e nucleo di base e fattore importante nella vita della società civile, è essenzialmente una realtà pubblica.”. [672]
Le preoccupazioni degli esperti erano fondate perché, dopo circa 20 anni il Card. Kasper non solo veniva elogiato dal Papa ma di lì a poco veniva investito del ruolo di relatore al Concistoro del 2014, in cui, come vedremo, egli ripresenterà fondamentalmente la stessa proposta già bocciata dalla Chiesa: la Comunione ai divorziati risposati che vivono in adulterio.
In Kasper possiamo dire che si attuava così la famosa massima “il lupo perde il pelo ma non il vizio” …
Faccio notare subito che questa relazione era stata concordata prima con il Papa Francesco[673]; le affermazioni del prelato tedesco quindi avevano il pieno appoggio del Pontefice che di lì a poco le avrebbe pubblicamente lodate[674] e poi le avrebbe attuate in vario modo attraverso Amoris Laetitia.
Nella parte che più ci interessa della relazione di Kasper[675] (pp. 41ss) egli parla dei divorziati risposati; in essa, come già aveva fatto 20 anni prima, il Cardinale sottolinea la situazione difficile di molti matrimoni; poi dice: “Se si pensa all’importanza delle famiglie per il futuro della Chiesa, il numero in rapida crescita delle famiglie disgregate appare una tragedia ancora più grande. C’è molta sofferenza. Non basta considerare il problema solo dal punto di vista e dalla prospettiva della Chiesa come istituzione sacramentale; abbiamo bisogno di un cambiamento del paradigma e dobbiamo – come lo ha fatto il buon Samaritano (Lc 10,29- 37) – considerare la situazione anche dalla prospettiva di chi soffre e chiede aiuto.”(p. 41)
Si noti bene: è in corso una tragedia con tanto dolore … c’è bisogno di un cambiamento di paradigma, cioè un cambio radicale di dottrina …
Sappiamo che la morale di situazione insiste in maniera eccessiva sulla situazione e sulla base di essa arriva a sganciarsi dalla Leggi divine; qualcosa di simile si nota appunto nel testo di Kasper: anzitutto egli presenta la “tragedia” quindi chiede un “cambio di paradigma” cioè un radicale cambiamento di dottrina cui Kasper accenna con delle indicazioni molto significative che porteranno nel 2016 ad Amoris Laetitia alla cancellazione dell’assoluta obbligatorietà dei comandi negativi della Legge divina e quindi allo sganciamento da tale Legge.
Il prelato tedesco ha affermato poi: “Un avvertimento ci ha dato la Congregazione per la Dottrina della Fede già nel 1994 quando ha stabilito – e Papa Benedetto XVI lo ha ribadito durante l’incontro internazionale delle famiglie a Milano nel 2012 – che i divorziati risposati non possono ricevere la comunione sacramentale ma possono ricevere quella spirituale. Certo, questo non vale per tutti i divorziati ma per coloro che sono spiritual
mente ben disposti. Certo, questo non vale per tutti i divorziati ma per coloro che sono spiritualmente bene disposti. Nondimeno molti saranno grati per questa risposta, che è una vera apertura.
Essa solleva però diverse domande. Infatti, chi riceve la comunione spirituale è una cosa sola con Gesù
Cristo; come può quindi essere in contraddizione con il comandamento di Cristo? Perché, quindi, non può
ricevere anche la comunione sacramentale? Se escludiamo dai sacramenti i cristiani divorziati risposati che
sono disposti ad accostarsi ad essi e li rimandiamo alla via di salvezza extrasacramentale, non mettiamo
forse in discussione la struttura fondamentale sacramentale della Chiesa? Allora a che cosa servono la
Chiesa e i suoi sacramenti? Non paghiamo con questa risposta un prezzo troppo alto? Alcuni sostengono
che proprio la non partecipazione alla comunione è un segno della sacralità del sacramento. La domanda
che si pone in risposta è: non è forse una strumentalizzazione della persona che soffre e chiede aiuto se
ne facciamo un segno e un avvertimento per gli altri? La lasciamo sacramentalmente morire di fame
perché altri vivano?” (pp. 47s)
Che la Congregazione indicata abbia detto che questi soggetti possano ricevere tale Comunione è falso infatti il testo citato dal Card. Kasper dice quanto segue: “I fedeli devono essere aiutati ad approfondire la loro comprensione del valore della partecipazione al sacrificio di Cristo nella Messa, della comunione spirituale[676], della preghiera, della meditazione della Parola di Dio, delle opere di carità e di giustizia[677].”
I fedeli divorziati risposati non sono chiamati a ricevere la Comunione spirituale ma ad approfondire la loro comprensione di essa.
Neppure Papa Benedetto, nel testo citato, ha detto che i divorziati risposati possono fare la Comunione spirituale, ma ha affermato: “Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati. Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante.”[678]
Cosa voleva dire Benedetto? Che i divorziati risposati devono essere educati a capire che è anzitutto importante entrare in Comunione con Cristo, per la grazia santificante; si può essere uniti a Cristo per la grazia santificante anche senza l’Eucaristia.
Cioè: ciò che conta veramente è essere uniti a Cristo per la grazia e la carità, se non c’è questo non si può e non si deve ricevere l’Eucaristia!
Peraltro la sana dottrina e i documenti pontifici di s. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI affermano che se i divorziati risposati, per gravi ragioni, continuano a coabitare ma vivono come fratello e sorella e sono disposti a continuare in ciò possono ricevere l’assoluzione sacramentale ed anche la Comunione sacramentale dove non sono conosciuti[679], quindi possono ovviamente ricevere la Comunione spirituale … e Kasper sapeva molto bene questo …
Kasper evidentemente ha “furbamente” distorto le affermazioni di Benedetto XVI e della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi la dottrina della Chiesa; lo ha fatto per insinuare poi attraverso domande false e devianti l’idea che i divorziati risposati, anche quelli che non sono disposti a vivere come fratello e sorella, possano ricevere la Comunione spirituale e sacramentale.
Kasper poi sviluppa un ampio discorso (nella linea di quanto aveva fatto 20 anni prima insieme con altri Vescovi[680]) sul trattamento dei peccatori nella Chiesa primitiva (pp. 48ss) e sui cambiamenti relativi alla disciplina riguardo ai divorziati risposati durante l’ultimo secolo (p. 43) ; il prelato tedesco fa ciò appunto per spingere verso il “cambio di paradigma” già citato cioè verso un radicale cambiamento disciplinare per cui i divorziati risposati dopo un cammino di “penitenza”, posto sotto il “discernimento” della Chiesa, possano continuare nella loro vita di peccato adulterino e possano ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia … cosa che si è puntualmente attuata con l’Amoris Laetitia.
In realtà, come tutti gli esperti sanno, la penitenza implica la contrizione e quindi il proposito di non peccare più, il proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato, il dolore per il peccato e la detestazione di esso;
come diceva s. Cirillo “Per mezzo della conversione spogliatevi dell’uomo vecchio che si corrompe dietro i desideri ingannatori, per rivestire l’uomo nuovo che si rinnova conforme alla conoscenza di colui che lo ha creato. Acquistate attraverso la fede il pegno dello Spirito Santo, perché possiate essere accolti nelle dimore eterne.”[681]; purtroppo queste fondamentali precisazioni mancano nella relazione di Kasper!
Le parole di Kasper sono una raccolta di falsità, ambiguità e distorsioni della sana dottrina anche riguardo alla penitenza per arrivare alla legittimazione dell’assoluzione sacramentale e dell’Eucaristia per coloro che vogliono rimanere in peccato di adulterio, esse introducono ciò che si è pienamente attuato con Amoris Laetitia!
Falsa è anche la dottrina che Kasper presenta fondamentalmente sul discernimento e sulla discretio e quindi sulla coscienza.
Discernimento e discretio indicano, secondo la sana dottrina, strade spirituali per illuminare la coscienza e quindi per conoscere e attuare la Verità.
Nella dottrina di Kasper discernimento e discretio sono percorsi spirituali che in realtà conducono all’accecamento della coscienza e quindi alla legittimazione di ciò che è in realtà contro la Verità, e l’Amoris Laetitia ha attuato pienamente tutto ciò.
Ricordo che è invalida l’assoluzione sacramentale data al fedele che manca di contrizione ed è anche sacrilega se fatta volontariamente ed è sacrilega la Comunione eucaristica fatta in peccato grave … perciò le perversioni dottrinali di Kasper appena indicate conducono spesso o ordinariamente a Confessioni invalide e probabilmente a Confessioni e Comunioni sacrileghe!
Alle pp. 67s inoltre, il Card. tedesco si esibisce in tutta una serie affermazioni che vogliono essenzialmente sovvertire la dottrina cattolica fissata in particolare da s. Giovanni Paolo II e ribadita da Benedetto XVI, l’attacco sotterraneo che questo Prelato sferra è appunto contro ciò che la Chiesa insegna e che lui, con Papa Francesco, vuole scardinare. Il Cardinale con le sue parole fa pensare che nella dottrina della Chiesa si sia ancorati ad una specie di essenzialismo che trascura la situazione concreta e che non permette a chi si pente di ricevere l’Eucaristia, ma le cose non stanno così!
Il suo attacco è radicalmente falso; non è la Chiesa fuori strada ma lo è il Cardinale che vuole legittimare la Comunione ai divorziati risposati che continuano a peccare
Kasper vuole riproporre quello che la Chiesa gli ha già condannato nel 1994!
Quando l’Amoris Laetitia permetterà quello che lui voleva attuare fin dal 1994, cioè la Comunione ai divorziati risposati, Kasper sarà contento e non dirà nulla non solo contro Amoris Laetitia ma neppure contro le perversioni dottrinali dei Vescovi maltesi e tedeschi viste più sopra.
Nemmeno dirà qualcosa contro l’applicazione delle perversioni dottrinali di Amoris Laetitia alle coppie omosessuali ma anzi sarà pienamente favorevole ad esse[682].
Alle pp. 67-68 Kasper parla di Cristo buon Pastore e della sua azione pastorale contrapponendola sottilmente alla pastorale basata sulla sana dottrina cattolica presentata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, evidentemente per lui quest’ultima pastorale ha significative mancanze.
Questo tipo di attacco alla pastorale basata sulla sana dottrina non è nuovo.[683]
Le cose che Kasper afferma alla p. 68 allorché tratta di epicheia applicata ai divorziati risposati sono in buona parte in radicale opposizione alla sana dottrina perché non si può applicare l’epicheia per assolvere sacramentalmente e comunicare una persona che voglia continuare a infrangere gravemente i comandi negativi della Legge divina e voglia ricevere i Sacramenti senza proporsi seriamente la conversione e senza allontanarsi dalle occasioni prossime di peccato; Kasper cita s. Tommaso e s. Alfonso facendo pensare che la loro dottrina appoggi le sue affermazioni ma ciò è falso.
Par s. Tommaso gli atti intrinsecamente malvagi come l’adulterio sono assolutamente vietati sempre e per sempre come visto in tanti passi di questo mio libro.
S. Alfonso prevedeva l’epicheia riguardo alle norme affermative e non riguardo a quelle negative della Legge morale di cui parla lo stesso s. Dottore precisando nella linea di s. Tommaso che le prime obbligano sempre ma non “ad semper” cioè non in ogni circostanza mentre le seconde obbligano sempre e per sempre cioè obbligano assolutamente sempre e in qualunque circostanza: “Praeceptum dividitur universaliter in affirmativum et negativum. Illud est quod bonum praecipit; hoc, quod malum prohihet. Differùnt inter se, quod affirmativum obliget quidem semper, sed non ad semper, seu non pro omni tempore; v. g. honorandi
sunt parentes; non semper, sed suo tempore. Negativum obligat, et semper, et ad semper.” (Theologia moralis l. I, tr.II, n. 101).
Quindi riguardo all’adulterio non ci può essere epicheia perché l’adulterio è condannato assolutamente e “ad semper” dal VI comandamento!
Per arrivare al suo scopo di sovversione della dottrina nel senso detto, il prelato chiama in causa il sensus fidei dei fedeli (p. 69s) ma il vero sensus fidei dei fedeli li porta a seguire la Verità insegnata chiaramente, praticamente da sempre, dalla Chiesa e ribadita dalla dottrina che Kasper attacca.
Poi sottolinea che le attese dei fedeli sono molte e che se viene loro ripetuta la sana dottrina finora affermata tale fedeli rimarrebbero delusi; evidentemente le attese di cui parla Kasper sono attese di perversione di dottrina e non vanno ascoltate perché chiaramente non vengono dalla Verità. È significativo che Kasper le faccia emergere: egli, che non segue la Verità, vuole cambiare e sovvertire la dottrina e cerca tutte le strade per legittimare tale sovversione.
È interessante anche notare che il prelato in oggetto affermi (p. 66) che Gesù non ha mai parlato di “ismi” cioè non ha mai parlato di relativismo, capitalismo etc.
Rispondo: non è vero, Gesù ne ha parlato attraverso i suoi vicari, i Pontefici, e anche attraverso tante persone guidate dallo Spirito Santo infatti nel Vangelo Gesù dice: chi ascolta voi, cioè la Chiesa, ascolta me (Lc.10,16). Cristo peraltro è Sapienza di Dio e conosce molto bene tante correnti culturali e ci invita a conoscerle, sostenerle o confutarle in nome suo e con la sua Sapienza per la salvezza delle anime. La condanna del comunismo con l’enciclica “Divini Redemptoris” di Pio XI, ad esempio, è chiaramente opera con cui Cristo attraverso la Chiesa condanna una dottrina anticristiana e atea.
Kasper inoltre (p. 66) afferma che “non ci sono i divorziati risposati” ma situazioni molto diversificate di divorziati risposati che vanno distinte, non c’è “la situazione oggettiva che si oppone all’ammissione ai Sacramenti ma molte situazioni oggettive assai differenti”.
Rispondo: il Cardinale realizza qui anzitutto una contraddizione esercitata in atto perché nega l’astrazione pur facendola.
Quando parla di situazioni, di divorziati etc. il Card. Kasper usa delle astrazioni considerandole evidentemente reali … ma poi nega che si possa fare astrazione riguardo ai divorziati risposati …
Se non si facesse astrazione non si potrebbe neppure parlare.
L’astrazione è lecita e non indica qualcosa di inesistente come vorrebbe affermare Kasper ma qualcosa di pienamente esistente e che si basa su ciò che noi vediamo, tocchiamo e sentiamo.
I divorziati risposati ci sono: sono coloro che prima si sono sposati e poi hanno divorziato!
Che le caratteristiche particolari di ogni persona ci siano non significa che manchino caratteristiche generali che permettono appunto di parlare di divorziati risposati facendo astrazione da tanti casi particolari.
Dinanzi a queste persone, i divorziati risposati, stanno certamente anzitutto delle regole assolute molto chiare: il Matrimonio è indissolubile (con le precisazioni stabilite dalla Chiesa), è vietato avere rapporti sessuali con persona che non è il proprio coniuge etc..
Queste regole sono contornate da molte altre regole che la Chiesa insegna per precisare bene la reale e particolare situazione morale di 2 persone che sono divorziate risposate e quindi per agire rettamente nei loro riguardi per il vero bene delle persone e della Chiesa.
La dottrina della Chiesa non è essenzialista, come vorrebbe fondamentalmente affermare Kasper, ma, riconoscendo le particolarità proprie di ogni soggetto, tiene in debito conto la dottrina sulle essenze.
S. Tommaso, che Kasper cita varie volte, parla molto di essenza!
La dottrina sull’essenza è fondamentale nella teologia cattolica in particolare in teologia trinitaria ma anche in cristologia ed è importante anche in antropologia.
Aggiungo che le affermazioni che riporta Kasper sulla dottrina di alcuni Padri riguardo al secondo matrimonio di un coniuge mentre l’altro è ancora in vita erano state confutate ben prima della sua relazione da importanti esperti: anzitutto si vedano le affermazioni di H. Crouzel in “L’Eglise primitive face au divorce”[684] e in altri suoi scritti[685], poi si esamini l’ottimo intervento di p. Gilles Pelland in un volume della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1998 edito dalla Libreria Editrice Vaticana[686].
Secondo il famoso patrologo gesuita Crouzel un solo autore, e per di più secondario, l’Ambrosiaster, nella Chiesa primitiva ha parlato chiaramente di un legittimo secondo matrimonio per il marito che ha ripudiato la donna a causa di adulterio. [687]
Molto interessante riguardo alla dottrina del Vangelo e dei Padri su questi temi è un intervento del Card. Ratzinger che troviamo in una pubblicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1998[688], in tale testo egli afferma: “… Il Magistero sottolinea però che la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio deriva dalla fedeltà nei confronti della parola di Gesù. … La parola di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio è il superamento dell’antico ordine della legge nel nuovo ordine della fede e della grazia. Solo così il matrimonio può rendere pienamente giustizia alla vocazione di Dio all’amore ed alla dignità umana e divenire segno dell’alleanza di amore incondizionato di Dio, cioè “Sacramento” (cfr Ef 5, 32).
La possibilità di separazione, che Paolo prospetta in 1 Cor 7, riguarda matrimoni fra un coniuge cristiano ed uno non battezzato. La riflessione teologica successiva ha chiarito che solo i matrimoni tra battezzati sono “sacramento” nel senso stretto della parola e che l’indissolubilità assoluta vale solo per questi matrimoni che si collocano nell’ambito della fede in Cristo. …
A riguardo della retta comprensione delle clausole sulla “porneia” esiste una vasta letteratura con molte ipotesi diverse, anche contrastanti. … la Chiesa non può edificare la sua dottrina e la sua prassi su ipotesi esegetiche incerte. Essa deve attenersi all’insegnamento chiaro di Cristo. …
Per l’interpretazione dei singoli testi patristici resta naturalmente competente lo storico. … Dal punto di vista teologico si deve affermare:
a. Esiste un chiaro consenso dei Padri a riguardo dell’indissolubilità del matrimonio. Poiché questa deriva dalla volontà del Signore, la chiesa non ha nessun potere in proposito. … La Chiesa del tempo dei Padri esclude chiaramente divorzio e nuove nozze, e ciò per fedele obbedienza al Nuovo Testamento.
b. Nella Chiesa del tempo dei Padri i fedeli divorziati risposati non furono mai ammessi ufficialmente alla sacra comunione dopo un tempo di penitenza. …
c. In seguito si giunse a due sviluppi contrapposti:
– Nella Chiesa imperiale dopo Costantino si cercò, a seguito dell’intreccio sempre più forte di Stato e Chiesa, una maggiore flessibilità e disponibilità al compromesso in situazioni matrimoniali difficili. …
– Nell’Occidente fu recuperata grazie alla riforma gregoriana la concezione originaria dei Padri. Questo sviluppo trovò in qualche modo una sanzione nel Concilio di Trento e fu riproposto come dottrina della Chiesa nel Concilio Vaticano II. …
non è esatta l’affermazione che la Chiesa cattolica avrebbe semplicemente tollerato la prassi orientale … vi sono testimonianze secondo cui gruppi di fedeli ortodossi, che divenivano cattolici, dovevano firmare una confessione di fede con un’indicazione espressa dell’impossibilità di un secondo matrimonio.” [689]
Aggiungo che in risposta alle affermazioni della relazione di Kasper si possono leggere le importanti affermazioni del prof. Rist nel libro “Permanere nella Verità di Cristo”[690] che confutano in modo abbastanza netto le affermazioni del prelato tedesco e realizzano un’interessante esegesi di vari testi patristici e papali del primo millennio su questo argomento citati da Kasper.
Una confutazione netta e diretta del testo del Card. Kasper su questo punto, dopo la sua pubblicazione, è stata realizzata nel libro di J. J. Perez Soba e Stephan Kampowski intitolato “Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinal Kasper”[691], in esso, alla p. 92, leggiamo in particolare che la relazione del Card. Kasper sulla Chiesa primitiva va considerata come del tutto unilaterale, basata su affermazioni infondate e su altre affermazioni chiaramente esagerate; alla p. 95 leggiamo che è un grave errore storico affermare che la pratica attuale dell’“oikonomia” ortodossa abbia le proprie origini in una ipotetica tolleranza patristica infatti tale pratica proviene dalla pressione degli imperatori bizantini; alla p. 97 leggiamo che Kasper praticamente nasconde un fatto chiaro: il numero dei testi dei Padri che negano assolutamente la comunione ai divorziati risposati è ben più elevato e i testi sono più chiari e precisi, rispetto ai testi che il Cardinale cita; nella stessa p. 97 e nelle seguenti viene esaminato il can. 8 del Concilio di Nicea evidenziando che esso non indica ciò che il Cardinale afferma, cioè tale canone non va nel senso della concessione della Comunione ai divorziati risposati, su questo punto viene sottolineata anche l’inconsistenza delle affermazioni di un testo su cui Kasper si appoggia, cioè del testo di G. Cereti[692], infatti si afferma che l’interpretazione che in esso viene realizzata, del citato canone, è radicalmente apologetica e artificiale, attuata manipolando i termini e le fonti; di questo stesso testo di Cereti si afferma alla p. 101 che manca di rigore metodologico, infine ancora si afferma alla p. 103 che sulla base del canone suddetto interpretato come dice Cereti si arriverebbe all’assurdo che la Chiesa pre Amoris Laetitia sarebbe novaziana e non in comunione con quella di Nicea!
Il testo di Kampowski e Perez Soba, a partire dalla p. 104, sviluppa anche un’interessante esegesi dei testi patristici citati da Kasper.
Circa la posizione della Chiesa Cattolica riguardo alla pratica divorzista dei greci, Kasper afferma: “Il Concilio di Trento, secondo P. Fransen, Das Thema “Eheseheidung und Ehebruch”auf dem Konzil von Trient (1563), in: Concilium 6 (1970) 343-348, ha condannato la posizione di Lutero, ma non la pratica della Chiesa d’Oriente.” (p. 61)
Che il Concilio non volesse condannare i greci non significa che la Chiesa non avesse già fatto significativi interventi contro la prassi greca per cui è lecito il divorzio e le seconde nozze[693], e non consta che il Concilio volesse andare contro tali documenti; più precisamente già prima del Concilio la Chiesa condannava la pratica greca, prevedeva anche per i greci il divieto che dopo il matrimonio l’uomo o la donna avessero più coniugi e chiedeva che accettassero ciò specificamente per entrare in comunione con la Chiesa catttolica[694]; in questa linea dobbiamo ritenere che la Chiesa attraverso il Concilio di Trento, ribadendo e precisando la sua dottrina, contrastava e fondamentalmente condannava, al di là delle intenzioni dirette dei Padri che erano interessati a colpire i protestanti, anche tale pratica greca, come si capisce dai testi inseriti nel contesto più grande del Magistero cattolico[695], dopo il Concilio di Trento il Magistero ha continuato a condannare la prassi greca con Clemente VIII[696] con la lettera Verbis Exprimere[697]; come dice il Card. Müller riprendendo il Card. Ratzinger[698]: la Chiesa non ha tollerato la prassi greca e ci sono testimonianze di fedeli ortodossi che per divenire cattolici dovevano sottoscrivere una professione di fede che negava la possibilità di seconde nozze[699]; abbiamo chiare testimonianze di ciò per es. nella Costituzione “Nuper ad Nos” di Benedetto XIV[700].
In questa linea occorre affermare con forza che l’indissolubilità del matrimonio è una dottrina assolutamente vincolante per la Chiesa Cattolica, lo stesso Kasper, nel 2018, ha chiaramente affermato che il Concilio Vaticano II presuppone l’indissolubilità del matrimonio come dottrina vincolante[701] il Card. Ratzinger ce lo ha detto chiaramente[702]; la Chiesa ha chiaramente ribadito come dato divinamente rivelato l’unità e la indissolubilità del matrimonio pur con alcune limitazioni[703]; il matrimonio rato e consumato è assolutamente indissolubile[704]; ovviamente questa indissolubilità implica la condanna di altri “matrimoni” e quindi di altre unioni more uxorio finché il proprio coniuge è vivo, tali unioni e “matrimoni” sarebbero infatti adulterini.
Sottolineo: unioni e “matrimoni” more uxorio mentre il coniuge è vivo sono adulterini; perciò, sulla base della dottrina apostolica, coloro che vivono in essi non possono ricevere i Sacramenti finché non si convertono.
Quanto detto finora ci introduce ad un’ulteriore opposizione alle affermazioni del Card. Kasper. Contro ciò che lui dice occorre affermare che la Tradizione è chiara e netta anche sul divieto della Comunione da parte di coloro che vivono chiaramente in situazione di adulterio o comunque in peccato grave notorio e ostinato (cfr. can. 915 con relative fonti dottrinali); ripeto in particolare che la Congregazione per la Dottrina della Fede già prima del 2014 aveva ampiamente precisato a questo riguardo che: “4. Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina. Spetta al Magistero universale della Chiesa, in fedeltà alla Sacra Scrittura e alla Tradizione, insegnare ed interpretare autenticamente il «depositum fidei».”[705]
Cioè alcuni Padri, citati da Kasper, attuarono delle soluzioni pastorali che il Magistero non confermò, sicché esse non furono mai dottrina della Chiesa …
Kasper chiede che si attui qualcosa di simile a ciò che è stato compiuto nel Concilio Vaticano II: “Oggi ci troviamo in una situazione simile a quella dell’ultimo Concilio. Anche allora esistevano, per esempio sulla questione dell’ecumenismo o della libertà di religione, encicliche e decisioni del Sant’Uffizio che sembravano precludere altre vie. Il Concilio senza violare la tradizione dogmatica vincolante ha aperto delle porte.” (p. 43)
Non ho studiato molto a fondo cosa è accaduto nel Concilio Vaticano II ma grandi esperti hanno notato anzitutto che di varie trasformazioni attuate da quell’assise non si dà una solida fondazione nella Tradizione attraverso le note dei vari documenti e che gli effetti anche pastorali di tali Concilio sotto vari aspetti sono purtroppo significativamente negativi[706]; di certo so che gli errori che, nella linea indicata da Kasper, sono stati diffusi con Amoris Laetitia, e con essi la morale bergogliana, sono in grave opposizione con la sana dottrina e molto dannosi per la salvezza delle anime: la “rivoluzione” voluta da Kasper si è rivelata quindi un colossale danno alla Chiesa e alle anime.
Al termine del testo del Card. Kasper vediamo che l’autore cita e loda il famoso teologo moralista Bernhard Häring e in particolare il suo libro “Pastorale dei divorziati” (EDB 2013)[707]
Ricordo che Papa Francesco ha detto a un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016 che per procedere in campo morale «il discernimento, la capacità di discernere, è l’elemento chiave» ma “in una certa quantità di seminari è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”; quindi Bergoglio ricorda che negli anni Sessanta lui e i suoi compagni furono educati a una «scolastica decadente», e spiega che la «rifioritura» della teologia morale si è avuta con il teologo Bernhard Häring.[708]
Häring è stato un forte oppositore dell’Humanae Vitae [709] come nota anche R. de Mattei[710] ma possiamo considerare p. B. Häring anche come un antesignano della legittimazione dell’adulterio e dei Sacramenti per i divorziati risposati, cioè di quello che si è attuato con Amoris Laetitia, come si può vedere appunto nel suo libro del 1990, citato da Kasper, e ripubblicato nel 2013 in edizione italiana intitolato: “Pastorale dei divorziati” (EDB 2013).
Non è strano che il Papa e Kasper lodino questo moralista, infatti ne hanno seguito le orme, come vedremo meglio più avanti!
Volendo sintetizzare in poche parole quanto detto finora riguardo alla relazione di Kasper possiamo affermare che essa:
1) partendo dalla “tragedia” dei divorziati risposati e del loro dolore e dalla “crudeltà” della disciplina basata sulla sana dottrina cattolica ;
2) sottolineando l’azione della coscienza morale e quindi di una falsa discretio e di un falso discernimento a riguardo;
3) facendo leva su una falsa penitenza;
4) arriva a chiedere che si attui fondamentalmente l’abrogazione della Legge divina riguardo anzitutto all’adulterio, all’amministrazione della Penitenza e della Comunione.
Un cammino tipicamente in linea “situazionista” perfettamente attuato da Amoris Laetitia che il Card. Kasper ha ampiamente elogiato e sostenuto dopo la sua pubblicazione[711].
i,2,2,1) La forte opposizione alla relazione del Card. Kasper.
Forte è stata l’opposizione alle affermazioni della citata relazione del Card. Kasper come vedremo qui di seguito.
1) Anzitutto ricordo un testo intitolato “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” (ed. Cantagalli, 2014) curato da R. Dodaro, con scritti dei Cardd. Caffarra, Burke, Brandmuller, De Paolis, Müller e con ulteriori testi di mons. C. Vasil e dei proff. Rist, Mankowski, Dodaro.
Nella presentazione di questo testo leggiamo: “Nei loro interventi, gli autori dimostrano come, esaminando i testi biblici fondamentali e facendo ricorso alla patristica, non sia possibile dare sostegno sic et simpliciter ad una forma di “tolleranza” – come sostiene il cardinale Kasper – che riconosca la facoltà di accedere al sacramento dell’Eucaristia a quanti abbiano contratto il matrimonio civile successivamente al divorzio. … Il libro, quindi, sfida la premessa secondo la quale la dottrina tradizionale cattolica e la pratica pastorale contemporanea sarebbero in contraddizione.”
A questi Cardinali ed esperti il Card. Kasper rispose dicendo che egli non stava mettendo “in discussione la Dottrina della Chiesa che, invece, può essere approfondita. Ma la Dottrina non è chiusa. Si tratta di discutere dell’applicazione della Dottrina in situazioni complesse.” [712]
In realtà Kasper stava parlando di sovversione della sana dottrina … e lo stava facendo con il placet del Papa!
E questi Cardinali ed esperti criticando il Card. Kasper stavano criticando, indirettamente, il Papa.
2) Poi evidenzio che, proprio per contrastare le affermazioni kasperiane, fu pubblicato in quel periodo, con la prefazione del Card. Caffarra, un testo contenente alcuni passi del famoso patrologo Crouzel nei quali quest’ultimo confutava gli errori di G. Cereti circa la dottrina dei Padri riguardo alla situazione dei divorziati risposati, errori su cui si appoggiavano significativamente le affermazioni del Card. Kasper.[713]
3) Una profonda critica alle affermazioni del Card. Kasper (e del Papa che approvava la sua relazione) si può trovare anche nella Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, al Tribunale Ecclesiastico Umbro del 27 marzo 2014[714].
Il famoso prelato canonista affermò che la proposta del Card. Kasper non può essere accettata: “Al di là delle differenti situazioni in cui i divorziati risposati vengono a trovarsi, in tutte le situazioni si riscontra sempre lo stesso problema: la illeceità di una convivenza more uxorio tra due persone che non sono legate da un vero vincolo matrimoniale. Il matrimonio civile, di fatto, non è un vincolo matrimoniale; secondo le leggi della Chiesa non ha neppure l’apparenza di matrimonio, tanto che la Chiesa parla di attentato matrimonio. Di fronte a questa situazione non si vede come il divorziato possa ricevere l’assoluzione sacramentale e accedere all’Eucaristia. Spesso per legittimare l’accesso all’Eucarestia dei divorziati risposati” vengono presentate “motivazioni che possono avere una parvenza di bontà e di legittimazione. …
Spesso ci si appella alla pastoralità in opposizione alla dottrina, sia morale sia dommatica, che sarebbe astratta e poco aderente alla vita concreta, o alla spiritualità, che proporrebbe l’ideale della vita cristiana, inaccessibile ai fedeli cristiani, oppure al diritto, perché la legge essendo universale, regolerebbe la vita in genere, ma che dovrebbe essere adattata alla vita e adeguarsi ai casi concreti, che potrebbero non rientrare alla legge che nel caso concreto non dovrebbe essere pertanto applicata. … Una pastorale in contrasto con la verità creduta e vissuta dalla Chiesa, e che non additasse l’ideale cristiano, nel rispetto delle leggi della Chiesa si trasformerebbe facilmente in arbitrarietà nociva alla stessa vita cristiana. Quanto poi alle leggi, non si può dimenticare la distinzione tra le leggi di Dio e le leggi positive del legislatore umano. Se queste in alcuni casi possono essere dispensate o non obbligare se vi sia grave incomodo, non si può dire altrettanto per le leggi divine, sia positive che naturali e non ammettono eccezioni. Se poi gli atti proibiti sono intrinsecamente cattivi, essi non possono essere legittimati in nessun caso. … Non è accettabile l’etica della situazione, o l’etica misura dalle conseguenze, o dalle finalità o la negazione degli atti intrinsecamente cattivi …
«Misericordia» è un’altra parola facilmente esposta agli equivoci, come del resto la parola «amore» con la quale facilmente si identifica. Anche per essa in linea di principio valgono le cose dette circa la pastorale. … La misericordia è un aspetto dell’amore, l’amore perdonante. Dio perdona sempre, perché vuole la salvezza di tutti noi. Ma Dio non può perdonarci se noi siamo fuori della strada della salvezza e perseveriamo in essa. … Presentare la misericordia di Dio contro la sua stessa legge è una contraddizione inaccettabile.” [715].
In sostanza: il Card. De Paolis ha radicalmente stroncato la relazione del Card. Kasper!
4) Un altro testo che abbiamo già visto e che confuta efficacemente la relazione del prelato tedesco è il libro di J. J. Perez Soba e S. Kampowski intitolato “Il vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinale Kasper.” (Cantagalli 2014)
Come dicemmo, in tale testo, tra le altre cose, alla p. 92, leggiamo in particolare che la relazione del Card. Kasper sulla Chiesa primitiva va considerata come del tutto unilaterale, basata su affermazioni infondate e su altre affermazioni chiaramente esagerate; alla p. 95 leggiamo che è un grave errore storico affermare che la pratica attuale dell’“oikonomia” ortodossa abbia le proprie origini in una ipotetica tolleranza patristica infatti tale pratica proviene dalla pressione degli imperatori bizantini; gli autori tornano su questi temi alle pp. 218-222.
Alle pp. 170-180 i due esperti confutano radicalmente le affermazioni del Card. Kasper riguardo all’epicheia e nell’appendice (pp.199-227) offrono delle risposte secondo la sana dottrina a molte domande riguardanti le questioni toccate dalla relazione in oggetto.
Il testo di questi esperti confuta in modo molto profondo le affermazioni del Card. Kasper.
5) Ricordo infine un ottimo studio realizzato da otto professori domenicani degli Stati Uniti.[716]
In tale testo leggiamo anzitutto: “Le proposte del card. Kasper sono simili a quelle che, negli ultimi mesi, erano apparse sui media in quanto discusse dalla Conferenza Episcopale Tedesca. Sebbene di per sé relativamente semplici, tali proposte sollevano un’ampia gamma di questioni teologiche. Come teologi cattolici che prestano il proprio servizio presso Facoltà Pontificie o altre istituzioni ecclesiastiche vorremmo, in quest’ambito, fornire una valutazione di esse partendo da una prospettiva teologica …”
Quindi questi esperti svilupparono la loro riflessione attraverso i seguenti passaggi ampiamente documentati.
A. Sintesi delle proposte attuali
B. Principi generali
B-1. Il Matrimonio sacramentale è indissolubile.
B-2. Storia della definizione di adulterio ed insegnamento della Chiesa sul Divorzio.
B-3. Il Matrimonio è essenzialmente pubblico.
C. Analisi di proposte per la Santa Comunione ai divorziati risposati
C-1. Sfiducia nella castità?
C-2. I precedenti dai primi Concili e dai Padri della Chiesa
C-3. La prassi ortodossa orientale
C-4. Tali questioni sono state determinate nell’ambito delle controversie della Riforma
C-5. Il precedente della Comunione anglicana moderna – Una strada pericolosa?
C-6. Comunione spirituale o sacramentale per i divorziati risposati?
C-7. Il perdono è impossibile senza il pentimento ed il fermo proposito di emendarsi
C-8. Conseguenze del ricevere la Santa Comunione mentre si è in peccato mortale
C-9. Risuscitare una teoria morale ormai respinta?
C-10. Ammettere i divorziati risposati alla Comunione provocherebbe grave scandalo
D. Analisi di proposte per la modifica del processo di nullità
D-1. La fede autentica è necessaria perché un matrimonio sia valido?
D-2. La nullità non può essere garantita in assenza di competenza e procedure canoniche
D-3. L’inammissibilità di sentenze arbitrarie e personalizzare nei casi matrimoniali
E. Elementi di una proposta positiva per i prossimi Sinodi
F. Conclusione
Come si vede dall’indice presentato e come si può verificare nel testo prodotto, i padri domenicani indicati hanno offerto profonde risposte alle varie affermazioni del Cardinale Kasper.
6) Mons. A. Livi, già professore all’ Università Lateranense, in una conferenza ha evidenziato come: “le tesi del card. Kasper a proposito di divorziati risposati dimenticano che la pastorale è l’applicazione del dogma alla comunità e ai singoli. “Il card. Kasper non può far finta di non saperlo. Le sue affermazioni sono talmente incoerenti che è impossibile le possa pensare veramente. Fa dunque puro esercizio di retorica. E la retorica è falsità”.”[717]
Mons. Livi conferma quanto io ho detto più volte: la relazione del Card. Kasper è piena di falsità.
i,2,3) Kasper sostiene e difende la sovversione dottrinale bergogliana e Amoris Laetitia prima e dopo la sua pubblicazione.
Nei primi mesi del 2014, dopo la famigerata relazione al Concistoro, il Card. Kasper rilasciò un’intervista con, in particolare, un’affermazione davvero significativa per cui: “To live together as brother and sister? Of course I have high respect for those who are doing this. But it’s a heroic act, and heroism is not for the average Christian. That could also create new tensions. Adultery is not only wrong sexual behavior. It’s to leave a familiaris consortio, a communion, and to establish a new one. But normally it’s also the sexual relations in such a communion, so I can’t say whether it’s ongoing adultery. Therefore I would say, yes, absolution is possible”. [718] La traduzione mia del testo è la seguente : “Vivere insieme come fratello e sorella? Ovviamente ho un grande rispetto per coloro che lo stanno facendo. Ma è un atto eroico e l’eroismo non è per il cristiano medio. Ciò potrebbe anche creare nuove tensioni. L’adulterio non è solo un comportamento sessuale sbagliato. È lasciare una familiaris consortio, una comunione e crearne una nuova. Ma normalmente ci sono anche i rapporti sessuali in una tale comunione, quindi non posso dire se si tratti di adulterio in corso. Pertanto, direi di sì, l’assoluzione è possibile.”
Prima che l’Amoris Laetitia lo facesse, Kasper già legittimava l’adulterio e preparava il terreno per l’Amoris Laetitia e quindi per la morale di situazione bergogliana.
Ricordo che non ci sono eccezioni che giustifichino il compimento di atti contrari ai precetti negativi della Legge divina, come adulterio, omicidio, atti omosessuali etc. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano a qualunque costo. Non è lecito violare i precetti negativi della Legge divina per mantenere unita una famiglia o per qualunque altra ragione. Non è lecito uccidere o compiere adulterio, o compiere atti omosessuali per mantenere unita una famiglia o per qualunque altra ragione. Ricordo per di più che il fine non giustifica i mezzi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1753 “ Un’intenzione buona (per esempio, aiutare il prossimo) non rende né buono né giusto un comportamento in se stesso scorretto (come la menzogna e la maldicenza). Il fine non giustifica i mezzi.” …
E lo stesso Catechismo precisa ulteriormente al n. 1756 che :“ … Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.”
I precetti morali negativi, come quelli che vietano atti omosessuali e adulterio, non ammettono nessuna legittima eccezione, né lasciano spazio alla creatività: “Ma i precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce.” (VS, n. 67)
Lo stesso afferma un importante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano [719]
Nella Veritatis Splendor leggiamo ancora in questa linea:“ Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi. L’universalità e l’immutabilità della norma morale manifestano e, nello stesso tempo, si pongono a tutela della dignità personale, ossia dell’inviolabilità dell’uomo, sul cui volto brilla lo splendore di Dio (cf Gn 9,5-6).”(VS, n.90)
Scrisse s. Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor: “ La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.”(VS n. 91)
Lo stesso Papa affermò: “Tutti, coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.” [720]
Il Card. De Paolis affermò: “La legge del Signore a volte può chiedere anche azioni eroiche. Se il Signore ci trova in questa condizione non farà mancare la grazia.”[721]
Mai, dunque, è lecito l’adulterio e per evitare tale peccato il cristiano deve essere pronto al martirio.
Il cristiano medio, sostenuto dalla grazia, è chiamato ed è tenuto alla carità e a vivere secondo i comandamenti divini, quindi, contrariamente a quello che dice il Card. Kasper, è tenuto anche all’eroismo quando la situazione lo richiede!
Essere cristiani significa essere tenuti all’eroismo, quando la situazione lo richiede!
Le affermazioni di Kasper appaiono gravemente erronee; esse sono un attacco alla obbligatorietà assoluta dei comandi negativi della Legge di Dio e in particolare all’obbligatorietà assoluta del sesto comandamento e sono anche un attacco alla dottrina evangelica e tradizionale per cui il cristiano deve essere pronto a dare la vita per Cristo e quindi deve essere pronto al martirio.
S. Ignazio di Antiochia affermò: “Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[722]
Alle dichiarazioni del Card. Kasper appena viste e criticate fecero seguito, prima del Sinodo del 2015 altre dichiarazioni: “Spero in un’apertura, in una maggioranza in favore della comunione ai divorziati, con un processo di integrazione nelle parrocchie e nella vita della Chiesa. Vediamo molte famiglie in posizioni irregolari, ma anche loro sono figli di Dio. Anche loro hanno bisogno del Pane della Vita, perché l’Eucarestia non è per gli ‘ottimi’ ma per i peccatori, e tutti siamo peccatori: lo diciamo ogni volta nella consacrazione. È probabile che per un documento finale serva un po’ più di tempo, ma spero che il Papa dica già qualcosa alla fine dei lavori, dopo aver ricevuto tutte le relazioni.” [723]
Dopo il Sinodo del 2015 il Card. Kasper ha affermato: “Sono soddisfatto, si è aperta la porta alla possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati. C’è una certa apertura sì, ma ancora non si parla delle conseguenze. E tutto ora è nelle mani del Papa che deciderà cosa fare”[724]
Le cose stavano evidentemente andando come Kasper desiderava per l’attuarsi del “cambio di paradigma” …
Lo stesso prelato poté affermare a pochi giorni dalla presentazione dell’Amoris Laetitia: “Tra pochi giorni (19 marzo) uscirà un documento di circa duecento pagine in cui Papa Francesco si esprimerà definitivamente sui temi della famiglia affrontati durante lo scorso sinodo e in particolare sulla partecipazione dei fedeli divorziati e risposati alla vita attiva della comunità cattolica. Questo sarà il primo passo di una riforma che farà voltare pagina alla Chiesa dopo 1700 anni”[725].
Kasper era evidentemente e pienamente al corrente di ciò che Papa Francesco stava per pubblicare ed era evidentemente contento: si stava per attuare il lancio della “morale di situazione” che lui aveva agognato …
Dopo la pubblicazione dell’esortazione il Card. Kasper, senza essere smentito, ha potuto affermare sull’Amoris Laetitia quanto riferito da “La Nuova Bussola Quotidiana”: “La porta è aperta … il Papa non ha detto come passarvi attraverso. Egli però – ha detto Kasper – non ha ripetuto le dichiarazioni negative dei papi precedenti su ciò che non è possibile e non è permesso. Quindi c’è spazio per i singoli vescovi e le singole Conferenze episcopali».” L’articolo continua spiegando che il Cardinale Kasper: “ha fatto anche un esempio concreto che rivela molto della prassi “caso per caso” presente in Amoris Laetitia, a proposito dell’Eucaristia per le persone divorziate risposate. Quando Kasper era vescovo di Rottenburg un pastore gli pose il caso di una madre divorziata risposata che però aveva preparato la figlia alla Santa Comunione «molto meglio» di altri. «Una donna molto attiva nella Chiesa e che era in Caritas», sottolinea. Il prete non vietò a questa madre di accedere all’Eucaristia il giorno della prima comunione della figlia. «Quel prete aveva ragione», spiega Kasper, e «ho detto questo a Papa Francesco che ha confermato il mio atteggiamento».”[726]
Con l’Amoris Laetitia è, quindi, aperta la porta perché l’adulterio sia praticamente legittimato, la sacrilega e invalida amministrazione dei Sacramenti sia “sdoganata” e la “morale di situazione” bergogliana sia pienamente attuata nella Chiesa: dopo 30 anni si attuava il “sogno” di Kasper e la perversione dottrinale prendeva “piede” pienamente nella Chiesa.
Dio intervenga!
i,2,4) Il Card. Kasper spiega e difende la sua “creatura”, cioè l’Amoris Laetitia nel testo: “Il messaggio di Amoris Laetitia” del 2018.
Nel 2018 il Card. Kasper ha pubblicato un libretto intitolato: “Il messaggio di Amoris Laetitia” (Queriniana) in cui da “eminenza grigia” che sta dietro tale documento, ci offre molte indicazioni di estremo interesse per noi sulla sua “creatura” e quindi sulla “morale di situazione” che con essa è stata diffusa.
Particolarmente significativo è il fatto che tale libretto inizi parlando della famigerata relazione dello stesso Kasper al Concistoro del 2014; essendo l’Amoris Laetitia una sua “creatura”, come detto, non è strano che il “creatore” quando scrive un libro su di essa parli anzitutto di sé …
i,2,4,1) Falsità del Card. Kasper circa la continuità dottrinale di Amoris Laetitia rispetto al Concilio Vaticano II e ai Pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e alla Tradizione.
Subito all’inzio il Cardinale fa un’ammissione molto significativa: “l’Amoris Laetitia non è una dottrina nuova ma rappresenta un rinnovamento creativo della Tradizione e corrisponde pienamente alla visione del Concilio Vaticano II sul matrimonio e la famiglia e ai due precedenti pontificati e con cautela prosegue tale visione”(p. 6).
Anzitutto notiamo che è falso dire che Amoris Laetitia corrisponda pienamente al rinnovamento fissato dal Concilio Vaticano II sul matrimonio e la famiglia, essa infatti, come visto, perverte radicalmente la dottrina morale cattolica nella linea della “morale di situazione”, perverte la dottrina sui Sacramenti e determina Sacramenti invalidi e sacrileghi, apre le porte alla legittimazione degli atti omosessuali … tutto questo non ha nulla a che fare con il Concilio Vaticano II …
Poi rileviamo che è falso affermare che AL corrisponda pienamente ai due precedenti pontificati infatti come visto nei capitoli precedenti essa si oppone nettamente alla dottrina morale da essi diffusa.
Infine affermare che Amoris Laetitia (AL) rappresenta un “rinnovamento creativo della Tradizione”, stando alla realtà dei fatti significa semplicemente dire che essa stravolge la Tradizione e quindi cambia la dottrina; abbiamo visto come s. J. H. Newman ha messo in evidenza, nella linea di s. Vincenzo di Lerino e del Concilio Vaticano I, secondo le indicazioni fissate da s. Vincenzo di Lerins[727] e dalla Dei Filius[728] che la vera evoluzione della dottrina implica che essa rimanga fondamentalmente la stessa e che sia perfezionata, la falsa evoluzione è invece un cambiamento della dottrina per cui essa non rimane sostanzialmente la stessa; per distinguere tale vera evoluzione dal cambiamento il s. Cardinale inglese ha offerto sette principi: “
1) Preservazione del tipo…
2) Continuità dei principi …
3) Potere di assimilazione …
4) Conseguenza logica …
5) Anticipazione del futuro …
6) Influsso preservatore del passato …
7) Vigore duraturo …”[729]
Come visto e come vedremo ulteriormente la morale situazionista bergogliana esaminata a fondo sulla base di questi principi si rileva come un falso sviluppo della sana dottrina cioè un vero cambiamento e una vera perversione della stessa.
Probabilmente Kasper sa molto bene che tale morale è un cambiamento e non uno sviluppo di tale sana dottrina perciò parla di rinnovamento “creativo” e non si impegna da nessuna parte, sulla base dei testi e quindi dei principi di Newman, a dimostrare concretamente che Amoris Laetitia abbia attuato una vera evoluzione dell’insegnamento cattolico e non un cambiamento.
Ugualmente è falso ciò che Kasper afferma alla p. 8 laddove afferma che “Papa Francesco si muove in linea con i suoi due predecessori”, il Pontefice argentino e i suoi collaboratori si sono infatti posti in radicale contrasto con i suoi due predecssori, come abbiamo visto e ancora vedremo in tutti i capitoli di questo libro. In modo particolare Amoris Laetitia è in netto contrasto con la Veritatis Splendor di s. Giovanni Paolo II.
La morale bergogliana infatti è situazionista mentre la morale di Veritatis Splendor è un prolungamento della sana dottrina di Pio XII che condanna la morale di situazione.
Dio ci illumini sempre meglio
i,2,4,2) Errori e falsità del Card. Kasper circa le critiche all’Amoris Laetitia e circa le difese di essa.
Falso è ciò che afferma il prelato tedesco (cfr. p.8) allorché dice che i critici di Amoris laetitia si aggrappano “coi denti” ad una sola nota, la 351; evidentemente il Card. non ha letto con attenzione i molti testi e libri che criticano tale esortazione.
Non solo la nota 351 è errata, secondo ciò che dicono i critici di AL, ci sono molte altre cose errate in tale esortazione che contrastano frontalmente con la sana dottrina e in particolare con le affermazioni di s. Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, questo mio libro mostra ciò in modo molto evidente ma già prima del 2018 vari critici evidenziavano tali contrasti. Già prima che Kasper scrivesse il libro in oggetto molti critici avevano evidenziato molte altre cose errate in AL oltre la nota 351.
Evidentemente il Cardinale tedesco non sa ciò di cui sta parlando.
Inoltre è falso quanto Kasper dice alla p. 9 laddove afferma che l’errore di molti critici di Amoris Laetitia è vedere solo qualcosa isolandola dall’intenzione fondamentale e da tutto il contesto dell’esortazione che ha una visione profetica che è nella linea della Tradizione e la sviluppa coerentemente.
Anzitutto il testo è contrario alla Tradizione e non sviluppa la dottrina ma la perverte come dimostrato e ripetuto molte volte in questo mio libro; quindi non è un testo profetico ma, al contrario, è un testo deviante che, come detto, mette le anime in braccio al diavolo, legittimando adulteri, atti omosessuali etc. Inoltre il fatto che i critici abbiano sottolineato gli errori del capitolo VIII di tale esortazione non è un errore dovuto all’ avere isolato tale capitolo dall’intenzione fondamentale ma è dovuto al fatto che il testo contrasta con la sana dottrina su vari punti ed è significativamente parte del “cambio di paradigma” di cui ha detto il Card. Müller “Dietro il discorso pseudointellettuale del ‘mutamento di paradigma’, si trova solo l’eresia non mascherata che falsifica la parola di Dio”.[730]
I gravi errori di Amoris Laetitia non scompaiono tenendo presente l’intenzione fondamentale di tale documento, invece tali errori pervertono anche tale intenzione.
L’intenzione fondamentale di AL è quella di aiutare le famiglie, ebbene esse non vengono aiutate attraverso tali errori ma vengono danneggiate: le perversioni dottrinali dell’esortazione pervertono la sua buona intenzione fondamentale!
Nella stessa p. 9 del libro di Kasper troviamo ulteriori affermazioni fuorvianti quando il Cardinale afferma, alla nota 3, che i sette punti della correzione pubblica fatta al Papa per aver diffuso eresie (“Correctio filialis de haeresibus propagatis”[731]) non sono contenuti nell’Amoris Laetitia e che le accuse presentate da tale testo sono assurde e infondate, non seguite da nessun teologo che lui conosce; evidentemente il Cardinale non ha letto con attenzione tale documento che oltre a indicare azioni significative del Papa cita con precisione i punti della AL sulla base dei quali presenta tale correctio; per di più, come ho scritto nel II capitolo di questo libro, l’azione di perversione dottrinale del Papa è stata realizzata attraverso un linguaggio cifrato unito ad atti significativi, perciò per poterla evidenziare e condannare in modo netto non bastava citare i testi ma occorreva anche indicare tali atti e quindi usare parole adeguate per precisarla. Dobbiamo ritenere che il Card. Kasper conoscesse molto bene la tattica di Francesco appena citata … perciò le sue parole appaiono particolarmente fuorvianti …
Il Cardinale in oggetto non dà nessuna prova che la Correctio sia basata su accuse assurde e infondate; che i teologi che lui conosce non sostengano tali accuse non significa che siano infondate, altri teologi noti, infatti, le sostengono, si pensi al prof. Livi.
Il prelato tedesco non dimostra perché tale Correctio sia infondata e assurda, quindi rende infondato il suo giudizio su di essa.
Sempre nella stessa nota il Cardinale si lancia in un elogio del prof. Buttiglione e del suo libro “Risposte (amichevoli) ai critici di Amoris Laetitia” e afferma che tale libro ha riposto ai dubia dei Cardinali.
Come dissi nel cap. III di questo libro: il testo di Buttiglione non dissipa i dubia, semplicemente cerca di rivestire gli errori di Papa Francesco con una parvenza di verità e di rettitudine …
Il libro di Buttiglione, schierato totalmente a favore di Francesco e quindi degli errori cui egli sta conducendo molte anime, è:
1) generalmente confutato
a) da tutto questo mio libro nel quale metto in chiara evidenza le deviazioni dottrinali che il Papa sta attuando attraverso Amoris Laetitia;
b) dai testi che eminenti intellettuali, teologi, Vescovi e Cardinali hanno presentato per evidenziare gli errori che attraverso Amoris Laetitia si stanno diffondendo;
2) specificamente confutato da questo mio libro in vari paragrafi del cap. III che appunto esaminano criticamente vari scritti di questo professore italiano tendenti a considerare come rette e giuste le novità apportate da Amoris Laetitia.
Rispondo inoltre al Card. Kasper: da quando in qua ai dubia di alcuni Cardinali al Papa risponde un soggetto come il prof. Buttiglione che non è neppure teologo e non ha nulla a che fare con la Curia Romana e parla a nome proprio?
La carità e la misericordia di cui parla il Card. Kasper è quella che ha attuato Papa Francesco evitando di rispondere lui stesso ai dubia dei Cardinali?
Significative appaiono queste parole del Card. Brandmüller e le successive del Card. Müller : “Il solo fatto che una petizione con 870.000 firme rivolte al Papa per chiedergli una chiarificazione resti senza risposta – come non ottengono risposta 50 studiosi di rango internazionale – suscita delle questioni. È veramente difficile da capire». «Rivolgere al Papa dei dubia, dei dubbi, delle questioni, è sempre stato un modo per dissipare le ambiguità assolutamente normale. Per dirlo semplicemente, la questione è la seguente: qualcosa che ieri era un peccato può essere oggi buono? Ci si chiede inoltre se ci sono realmente degli atti – è la dottrina costante della Chiesa – che sono sempre e in tutte le circostanze moralmente riprovevoli? Come, per esempio, il fatto di uccidere l’innocente o l’adulterio? È questo il punto. Se si dovesse rispondere effettivamente con un “sì” alla prima questione e con un “no” alla seconda, ciò sarebbe di fatto un’eresia, e quindi uno scisma. Una scissione nella Chiesa».”[732]
Il Card. Müller disse: “Credo che i cardinali che hanno espresso dei dubbi sull’Amoris laetitia, o i 62 firmatari di una lettera di critiche anche eccessive al Papa vadano ascoltati, non liquidati come “farisei” o persone brontolone. L’unico modo per uscire da questa situazione è un dialogo chiaro e schietto.”[733]
Dinanzi ai Cardinali e ai fedeli che chiedono luce e chiarezza; Papa Francesco risponde con le silenziose tenebre dell’errore che si diffonde attraverso i suoi collaboratori e attraverso Amoris Laetitia …
Ovviamente tutto ciò non ha nulla a che fare con la vera misericordia …
Infine ancora nella stessa nota 3 di p. 9 il Cardinale Kasper afferma che non c’è posto per accusa di eresia riguardo all’Amoris Laetitia e che solo il Magistero ha diritto di muovere pubblicamente tale accusa.
Anche qui il Cardinale dice cose false: non solo il Magistero ma qualsiasi persona competente in materia può accusare di eresia un altro soggetto; la storia della Chiesa mostra Papi accusati, a ragione, di eresia da vari Vescovi e teologi, si pensi a Liberio, a Pasquale II, a Giovanni XXII!
Inoltre il testo della Correctio spiega molto bene perché parla di eresia riguardo ad alcuni errori diffusi attraverso Amoris Laetitia, evidentemente il Card. Kasper parla di ciò che non conosce a fondo e che forse non ha neppure letto.
i,2,4,3) Imprecisioni e fondamentali falsità del Card. Kasper circa la preparazione lo svolgimento dei due Sinodi del 2014-5.
Alle pp. 11-18 Kasper parla di sensus fidei fidelium, del processo sinodale che ha condotto all’Amoris Laetitia e del sondaggio che l’ha preceduta volendo evidenziare come in esso ha parlato la totalità del Popolo di Dio che non può sbagliarsi (Lumen Gentium 22); ma il Cardinale non precisa il vero senso di Lumen Gentium (LG) 12 e neppure evidenzia i testi magisteriali che invitano a mettere in guardia contro l’identificazione fra «l’opinione di un gran numero di cristiani» e il sensus fidei …
Scrive la Commissione Teologica Internazionale a questo riguardo: “Dopo il Concilio il magistero ha riaffermato numerosi punti chiave dell’insegnamento del Concilio sul sensus fidei.[734] Ha trattato inoltre una nuova questione, ossia l’importanza di non presupporre che l’opinione pubblica, sia all’interno della Chiesa sia al di fuori di essa, coincida necessariamente con il sensus fidei (fidelium). Nell’esortazione apostolica post sinodale Familiaris consortio (1981), papa Giovanni Paolo II ha esaminato quali rapporti «il soprannaturale senso della fede» può avere con il «consenso dei fedeli» e con un’opinione di maggioranza determinata da ricerche sociologiche e statistiche. Il sensus fidei, egli scrive, «non consiste (…) solamente o necessariamente nel consenso dei fedeli». Sta ai pastori della Chiesa «promuovere il senso della fede in tutti i fedeli, vegliare e giudicare autorevolmente la genuinità delle sue espressioni, educare i credenti a un discernimento evangelico sempre più maturo».[735]”[736]
Appunto nella nota 61 di questo documento appena citato leggiamo: “Nella sua Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum veritatis (1990) la Congregazione per la dottrina della fede metteva in guardia contro l’identificazione fra «l’opinione di un gran numero di cristiani» e il sensus fidei: «Quest’ultimo è una proprietà della fede teologale» e «un dono di Dio che fa aderire personalmente alla Verità», in modo che il cristiano crede ciò che la Chiesa crede.”.[737]
La dottrina cattolica non va avanti e non si evolve per sondaggi su folle che in gran parte sono, spesso, piene di mondo, seguono in molti casi il mondo e non camminano sulla via stretta della Croce …
Contrariamente a ciò che dice il Card. Kasper il sondaggio fatto prima di Amoris Laetitia in quanto è servito a legittimare la sovversione della dottrina cattolica non ha nulla a che fare con il sensus fidei!
Probabilmente quel sondaggio fu realizzato dal Papa per sostenere gli errori che voleva diffondere; si rivolse alle folle cristiane sapendo che solo pochi in esse seguono e vivono secondo la sana dottrina e che molti vivono e pensano secondo il mondo; quindi si rivolse ad esse sapendo che esse avrebbero chiesto, in gran parte, ciò che lui voleva realizzare: la sovversione della sana dottrina.
Alle pag. 15ss Kasper, parlando del processo che ha condotto all’AL esalta il percorso dei 2 Sinodi del 2014 e 2015 … ma non dice che in realtà essi furono “manipolati”[738] sicché ciò che la Chiesa aveva dichiarato in un Sinodo generale nel 2012 veniva incredibilmente sovvertito dopo solo tre anni.
Nel 2012 il Sinodo tenuto in Vaticano aveva infatti dichiarato: “Ci sono coppie che convivono senza il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni: vicende dolorose in cui soffre anche l’educazione alla fede dei figli. A tutti costoro vogliamo dire che l’amore del Signore non abbandona nessuno, che anche la Chiesa li ama ed è casa accogliente per tutti, che essi rimangono membra della Chiesa anche se non possono ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia. Le comunità cattoliche siano accoglienti verso quanti vivono in tali situazioni e sostengano cammini di conversione e di riconciliazione.”[739]
I Sinodi del 2014 e 2015 e poi l’Amoris Laetitia del 2016 dicono ben altro … eppure è la stessa Chiesa!
Inoltre le parole del Papa Francesco, riportate da Kasper (p. 15), che invitavano alla franchezza erano ampiamente ridimensionate dalle strategie approntate dal Papa e precisate dal Card. Baldisseri, Segretario del Sinodo, per impedire che le voci “fastidiose” di coloro che ribadivano la sana dottrina risuonassero con la dovuta forza e ampiezza nel dibattito sinodale.
Quali erano tali strategie? Ce le spiega qui di seguito il Card. Baldisseri: “Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.
Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso.
Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.”[740].
A p. 15 il Card. Kasper dice che durante il Sinodo il Papa fu molto attento ad ascoltare … solo che evita di dire che Francesco, come abbiamo appena sentito, ascoltava e faceva ascoltare quelli che lui voleva e come lui voleva così da poter indirizzare il Sinodo a ciò che lui voleva, così da poter poi affermare che la perversione dottrinale da lui realizzata era volontà sinodale; in questa linea vedremo più avanti che anche Kasper afferma che l’Amoris Laetitia è frutto della volontà sinodale …
Riguardo alla franchezza di cui parlava Francesco è importante, inoltre, ricordare la famosa frase di mons. B. Forte che riporta le significative parole a lui dette dal Papa stesso durante i Sinodi che stiamo esaminando: “ Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.”[741] … questa evidentemente è la “franchezza” di cui parlava Papa Francesco.
Come dissi nel II capitolo: Papa Francesco e i suoi sono stati dei maestri nell’usare le parole e nel produrre un linguaggio “cifrato” per portare avanti in modo discreto, ambiguo e dissimulatorio il processo di perversione dottrinale, in questa linea l’Arcivescovo Aguer ha precisato che lo stile della dissimulazione è proprio di Papa Francesco.[742]
Stando a queste affermazioni possiamo capire che la discussione nei Sinodi, non fu “aperta” come dice Kasper, ma accuratamente “manipolata” perché da essa emergesse ciò che il Papa voleva far emergere e cioè non luce ma tenebre!!
Papa Francesco ha dato, d’altra parte, chiara dimostrazione di “allergia” alla luce e alla trasparenza come mostrano queste parole del Card. Brandmüller e le successive del Card. Müller : “Il solo fatto che una petizione con 870.000 firme rivolte al Papa per chiedergli una chiarificazione resti senza risposta – come non ottengono risposta 50 studiosi di rango internazionale – suscita delle questioni. È veramente difficile da capire». «Rivolgere al Papa dei dubia, dei dubbi, delle questioni, è sempre stato un modo per dissipare le ambiguità assolutamente normale. Per dirlo semplicemente, la questione è la seguente: qualcosa che ieri era un peccato può essere oggi buono? Ci si chiede inoltre se ci sono realmente degli atti – è la dottrina costante della Chiesa – che sono sempre e in tutte le circostanze moralmente riprovevoli? Come, per esempio, il fatto di uccidere l’innocente o l’adulterio? È questo il punto. Se si dovesse rispondere effettivamente con un “sì” alla prima questione e con un “no” alla seconda, ciò sarebbe di fatto un’eresia, e quindi uno scisma. Una scissione nella Chiesa».”[743]
Il Card. Müller disse: “Credo che i cardinali che hanno espresso dei dubbi sull’Amoris laetitia, o i 62 firmatari di una lettera di critiche anche eccessive al Papa vadano ascoltati, non liquidati come “farisei” o persone brontolone. L’unico modo per uscire da questa situazione è un dialogo chiaro e schietto.”[744]
Ma per fare luce, chiarezza e trasparenza e per attuare un’effettiva misericordia per chiarire la dottrina e illuminare le anime Papa Francesco non è intervenuto; è allergico alla Luce e alla stessa misericordia di cui tanto parla …
Kasper (p. 16) dice che l’Amoris Laetitia è frutto di 2 Sinodi e che chi va contro di essa va contro il pensiero della maggioranza di tutto l’episcopato … ma, ripeto, non dice i due Sinodi furono “manipolati” e non dice che 4 anni prima di AL nel 2012 “la maggioranza dell’episcopato” sosteneva il contrario[745] … eppure Kasper sapeva benissimo tutto questo!! .. e neppure precisa, ovviamente, che la dottrina del 2012 era frutto di evoluzione coerente e continua sulla base della Tradizione mentre la dottrina di AL aveva dietro di sé solo le perversioni dottrinali dello stesso Kasper e del Papa, perversioni ben evidenziate da coloro che avevano criticato la relazione che Kasper con il Papa stesso aveva concordato, come vedemmo più sopra.
Appare quindi impreciso e falso ciò che dice il Card. Kasper (p. 17) quando afferma che “Amoris Laetitia è il risultato di consenso della Chiesa” ed è frutto di sinodalità cioè di cammino insieme.
Quello percorso per giungere a tale esortazione papale non è stato un “cammino insieme” con la Chiesa e quindi con Cristo (vero significato della parola sinodo) ma cammino di sovversione dottrinale in opposizione a Cristo ben congegnato, adeguatamente dissimulato ed efficacemente attuato dal Papa e da molti suoi collaboratori.
Amoris Laetitia appunto è il frutto di un processo di perversione a livello dottrinale ed ecclesiale attuato da Papa Francesco e dai suoi, come si può vedere più ampiamente in ciò che ho scritto al cap. II di questo libro.
i,2,4,4) Errori, significative omissioni e fondamentali falsità del Card. Kasper circa la relazione di Amoris Laetitia con documenti precedenti e con la Tradizione in particolare riguardo al vero sviluppo della dottrina.
Alla nota 3 di p. 16 Kasper afferma che né Amoris laetitia né le altre esortazioni o encicliche con cui il Magistero ha trattato questi temi del matrimonio e della famiglia sono infallibili, quindi hanno lo stesso valore. Rispondo: non è vero perché gli altri documenti si basavano veramente sulla Scrittura e sulla Tradizione rettamente intesa, Amoris Laetitia contrasta tali testi magisteriali e si basa su perversioni dottrinali dello stesso Kasper, di Bergoglio e di loro compagni …
Alle pp. 18 ss Kasper parla della Tradizione e dello sviluppo della dottrina ovviamente e “furbamente” egli non parla della necessità che lo sviluppo sia secondo le indicazioni fissate da s. Vincenzo di Lerins e dalla Dei Filius per cui:
– come un bambino si sviluppa rimanendo sempre la stessa persona, il vero progresso avviene mediante lo sviluppo interno, devono rimanere “sempre uguali il genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo contenuto.”; anche il dogma della religione cristiana progredisce ma deve restare sempre assolutamente intatto e inalterato e, per un vero sviluppo, non devono esserci contraddizioni tra la dottrina che precede e quella che segue[746];
– “ … deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione [Vinc. Lir. Common., n. 28].”[747]
Kasper parla di Tradizione e di sviluppo della dottrina ma significativamente non ribadisce i limiti fissati dalla Tradizione per tale sviluppo e precisati anche da s. J. H. Newman che pure egli cita …
Non è strano che il Cardinale faccia questo: se ribadisse tali limiti porterebbe i suoi lettori a capire che lui stesso e Papa Francesco sono andati fuori da tali limiti, infatti hanno cambiato la dottrina e non la hanno fatta evolvere.
Alla p. 56 Kasper parla del discernimento indicato da AL ma non dice che questo è un falso discernimento, come abbiamo visto, dice invece che si collega alla Tradizione, il che, come visto, è falso: la vera Tradizione afferma, contrariamente ad Amoris Laetitia, che gli atti intrinsecamente malvagi come l’adulterio non possono mai essere volontariamente e lecitamente scelti e che Dio non richiede mai tali atti in particolare dopo che Lui stesso attraverso la sua Comunità li ha dichiarati assolutamente vietati.
In questo mio libro ho indicato molti altri contrasti tra la Tradizione e la morale bergogliana presentata in particolare attraverso Amoris Laetitia.
Nella stessa pagina 56 e in quella seguente Kasper evidenzia indirettamente che quello che AL dice per i divorziati risposati vale anche per altre coppie irregolari, cioè anche per le coppie omosessuali; egli in particolare afferma che secondo AL queste coppie irregolari possono avere in modo analogo degli elementi del vero matrimonio, anche se non realizzano in pieno l’ideale, queste unioni, secondo Kasper, non possono essere condannate globalmente ma vanno considerate per ciò che in esse vi è di positivo e invitate a fare passi verso la realizzazione dell’ideale.
Qui emerge ancora più fortemente il contrasto tra la Tradizione e l’Amoris Laetitia perché appunto questo documento, in modo radicalmente contrario alla Tradizione, mira ad una sorta di legittimazione anche delle coppie omosessuali e degli atti omosessuali, come ho spiegato ampiamente nel cap. VII di questo libro.
Ricordo per di più che la Congregazione per la Dottrina della Fede affermò: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».[748]”[749]
Particolarmente interessante è ciò che dice Kasper alle pp. 58 e seguenti, infatti qui parla dei condizionamenti che posso influire sulle azioni umane e poi tratta della dimensione oggettiva e soggettiva dell’atto morale nonché della coscienza personale. Kasper ovviamente non critica i gravi errori di Amoris Laetitia circa la coscienza morale e i condizionamenti, che abbiamo visto più precisamente più sopra e in altri capitoli di questo libro, né critica i gravi errori di AL circa il pentimento e il proposito, neppure evidenzia che la coscienza morale cristiana è illuminata dalla fede e quindi da Cristo che porta il soggetto ad accogliere la dottrina cattolica.
Kasper misura bene le parole per far apparire AL nella linea della sana dottrina ma tutto ciò è radicalmente falso!
i,2,4,5) Significative omissioni del Card. Kasper circa la Comunione a coloro che vivono in situazione di peccato.
Dio ci illumini sempre meglio.
Alla pag. 60 il Cardinale tedesco parlando della Comunione ai divorziati risposati si guarda bene dal riportare il testo di commento al canone 915 pubblicato dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi nel 2000[750], neppure egli cita l’ottimo intervento del Card. De Paolis su questo argomento[751], invece Kasper cita il pessimo libro del Card. Coccopalmerio che ho ampiamente criticato nel cap. 8 di questo mio libro e altrove.
Sottolineo: non viene citato il testo del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 2000 che afferma la sana dottrina circa il can. 915 e cioè circa il divieto di amministrare l’Eucaristia a coloro che si ostinano in peccato grave notorio, con le seguenti precisazioni: “La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa. … Qualunque interpretazione del can. 915 che si opponga al suo contenuto sostanziale, dichiarato ininterrottamente dal Magistero e dalla disciplina della Chiesa nei secoli, è chiaramente fuorviante. …
La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:
a) il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare;
b) l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;
c) il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.
Non si trovano invece in situazione di peccato grave abituale i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi -quali, ad esempio, l’educazione dei figli- «soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Familiaris consortio, n. 84), e che sulla base di tale proposito hanno ricevuto il sacramento della Penitenza. Poiché il fatto che tali fedeli non vivono more uxorio è di per sé occulto, mentre la loro condizione di divorziati risposati è di per sé manifesta, essi potranno accedere alla Comunione eucaristica solo remoto scandalo.” [752]
Kasper se ne guarda bene dal citare questo testo che appunto ribadisce la sana dottrina cattolica e la Tradizione, interpreta autorevolmente il can. 915 e precisa che la proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive … Chiaramente questo testo ripropone la Tradizione e contrasta frontalmente gli errori di Kasper e Papa Francesco, quindi non è strano che il Card. lo metta da parte …
Kasper per di più non precisa che per l’assoluzione valida in ordine alla Comunione occorre un vero proposito di non peccare più e di fuggire le occasioni prossime di peccato e non evidenzia i gravi errori di Amoris laetitia su questo punto. Se manca tale proposito l’assoluzione è invalida.
i,2,4,6) Errori e significative imprecisioni e omissioni del card. Kasper circa le Leggi divine e la loro osservanza anche in casi estremi di eroismo e in particolare in caso di martirio.
Alle pp. 61ss Kasper parla dell’applicazione della legge generale al caso concreto; egli dice che secondo s. Tommaso è la prudenza che decide come applicare la legge al caso particolare ma non precisa che secondo s. Tommaso e secondo la Chiesa esistono norme che sono assolutamente e sempre obbligatorie (le norme negative della Legge divina) e che la prudenza vera rispetta tale assoluta obbligatorietà e non porta mai a compiere azioni contrarie a tali norme.
Inoltre Kasper dice che sotto la guida dell’amore e della misericordia la prudenza applica la Legge ma non precisa che quell’amore e quella misericordia devono essere soprannaturali e che in quanto tali spingono ad attuare in pienezza la Legge divina e in particolare spingono a mai compiere atti intrinsecamente malvagi cioè contrari alle norme negative della Legge morale …
Non è la carità e la misericordia che portano a fare adulterio o a commettere atti omosessuali.
Non è Dio che spinge a tali peccati ma il diavolo!
Kasper evita completamente di parlare di atti intrinsecamente malvagi e di assoluta obbligatorietà delle norme negative della Legge divina; egli mette totalmente da parte tali dottrine della Chiesa, ciò si vede in particolare laddove dice che in situazioni complesse non ci può essere una legge generale e norme di legge particolari applicabili a tutti i casi (p.61s).
Rispondo, quindi, al Card.: la norma assoluta in realtà c’è per tutti i casi di cui si sta fondamentalmente parlando (e cioè casi di attuazione del peccato impuro) ed è molto chiara: è assolutamente sempre e ovunque vietato commettere atti sessuali fuori del santo matrimonio!
Il problema quindi non è la mancanza di norme, il problema è che ci sono “Pastori” come Papa Francesco e vari suoi collaboratori, tra cui Kasper, che vogliono cambiare la sana dottrina e portare tenebre laddove c’è la luce e in particolare vogliono mettere da parte la dottrina per cui esistono dei comandi divini morali assoluti, che valgono sempre e per sempre, e che Dio ci dona e ci comanda di osservare.
In questa linea non è strano che Kasper affermi quello che vedemmo più sopra: “Vivere insieme come fratello e sorella? Ovviamente nutro un grande rispetto per coloro che stanno facendo questo. Ma è un atto eroico, e l’eroismo non è per il cristiano medio. Ciò potrebbe anche creare nuove tensioni. L’adulterio non è solo un comportamento sessuale sbagliato. È lasciare un consorzio familiare, una comunione e stabilirne una nuova. Ma normalmente ci sono anche relazioni sessuali in tale comunione, quindi non posso dire se sia in corso l’adulterio. Quindi direi, sì, l’assoluzione è possibile. Misericordia significa che Dio dà a tutti coloro che si convertono e si pentono, una nuova possibilità.”[753]
Sono affermazioni che si oppongono alla sana Tradizione cattolica così come sviluppata e giunta a noi.
Adulterio è l’atto sessuale compiuto da una persona sposata con persona diversa dal proprio coniuge, la Tradizione è chiarissima a riguardo (cfr. CCC 2380). Nel caso di un divorziato risposato che vive more uxorio con persona diversa dal suo coniuge ci troviamo chiaramente dinanzi ad un peccato di adulterio.
Il comando “non commettere adulterio” è un comando negativo della Legge divina ed è assolutamente e sempre obbligatorio.
Kasper mostra di non accogliere e di non diffondere la sana dottrina cattolica sull’adulterio e sull’assoluta obbligatorietà delle norme negative della Legge divina, non è strano che egli metta da parte questa dottrina quando parla di Amoris Laetitia!
Sottolineo inoltre che ciò che Dio comanda ci dà la possibilità di attuarlo.
Pio XII affermò: “Iddio non obbliga all’impossibile … — Abbiamo a conferma di tale argomento la dottrina del Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: « Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinchè tu possa » (Conc. Trid. Sess. 6 cap. II Denzinger n. 804 – S. August. De natura et gratia cap. 43 n. 50 Migne P. L. vol. 44 col. 271).
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.”[754]
S. Giovanni Paolo II disse: “Solo nel mistero della Redenzione di Cristo stanno le «concrete» possibilità dell’uomo. «Sarebbe un errore gravissimo concludere… che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un “ideale” che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell’uomo: secondo un “bilanciamento dei vari beni in questione”. Ma quali sono le “concrete possibilità dell’uomo”? E di quale uomo si parla? Dell’uomo dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo? Poiché è di questo che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo. Cristo ci ha redenti! Ciò significa: Egli ci ha donato la possibilità di realizzare l’intera verità del nostro essere; Egli ha liberato la nostra libertà dal dominio della concupiscenza. E se l’uomo redento ancora pecca, ciò non è dovuto all’imperfezione dell’atto redentore di Cristo, ma alla volontà dell’uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da quell’atto. Il comandamento di Dio è certamente proporzionato alle capacità dell’uomo: ma alle capacità dell’uomo a cui è donato lo Spirito Santo; dell’uomo che, se caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere della presenza dello Spirito»”[755]
La morale che Kasper difende, la “morale di situazione” bergogliana, è in chiara contrapposizione con le grandi verità che questi testi proclamano, perciò non è strano che testi simili della tradizione non si trovino in Amoris Laetitia e nel libro che stiamo esaminando del prelato tedesco; in questa linea neppure si trovano affermazioni circa la necessità che il cristiano sia pronto a dare la vita per Cristo e per la sua Verità nel martirio piuttosto che cedere al peccato grave.
Ricordo che per tutti i cristiani vige il comando di vivere nella carità: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”(Mt 22,37). La carità, donataci da Dio, implica la grazia santificante, la deificazione e quindi la prontezza a compiere gesti eroici necessari per vivere secondo i comandi divini e testimoniare adeguatamente Cristo nella nostra vita.
La grazia santificante è la vita di Dio in noi che appunto ci rende capaci di compiere opere eroiche, sante, soprannaturali e quindi ci rende pronti al martirio.
Diceva s. Ignazio di Antiochia: “I non credenti hanno l’impronta di questo mondo, ma i fedeli che sono nella carità portano impressa l’immagine di Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[756]
S. Giovanni Paolo II affermò in questa linea nella Veritatis Splendor: “… l’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili dall’osservanza dei comandamenti dell’Alleanza, rinnovata nel sangue di Gesù Cristo e nel dono dello Spirito. È onore proprio dei cristiani obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (cf At 4,19; 5,29) ed accettare per questo anche il martirio, come hanno fatto i santi e le sante dell’Antico e del Nuovo Testamento, riconosciuti tali per aver dato la loro vita piuttosto che compiere questo o quel gesto particolare contrario alla fede o alla virtù. … La testimonianza di Cristo è fonte, paradigma e risorsa per la testimonianza del discepolo, chiamato a porsi sulla stessa strada … La carità, secondo le esigenze del radicalismo evangelico, può portare il credente alla testimonianza suprema del martirio. Sempre sull’esempio di Gesù che muore in croce … La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.”… di fronte alle molteplici difficoltà che anche nelle circostanze più ordinarie la fedeltà all’ordine morale può esigere, il cristiano è chiamato, con la grazia di Dio invocata nella preghiera, ad un impegno talvolta eroico, sostenuto dalla virtù della fortezza, mediante la quale — come insegna san Gregorio Magno — egli può perfino «amare le difficoltà di questo mondo in vista del premio eterno». (Moralia in Job, VII, 21, 24: PL 75, 778.)” (VS n. 76.86-87.91.93)
S. Giovanni Paolo II affermò anche: “Tutti, coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.”[757]
Il Card. De Paolis affermò: “La legge del Signore a volte può chiedere anche azioni eroiche. Se il Signore ci trova in questa condizione non farà mancare la grazia.”[758]
Ricordo che tutti i seguaci di Cristo siamo chiamati alla perfezione della carità: “Secondo il Concilio, tutti i seguaci di Cristo, anche i laici, sono chiamati alla perfezione della carità (LG 40). La tendenza alla perfezione non è un privilegio di alcuni, ma un impegno di tutti i membri della Chiesa. E impegno per la perfezione cristiana significa cammino perseverante verso la santità. Come dice il Concilio, “il Signore Gesù, Maestro e Modello divino di ogni perfezione, a tutti e ai singoli suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui Egli stesso è autore e perfezionatore: “Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste” (Mt 5, 48)” (LG 40). E perciò: “Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità” (Ivi). Proprio grazie alla santificazione di ciascuno viene introdotta una nuova perfezione umana nella società terrena: come diceva la Serva di Dio Elisabetta Leseur, “ogni anima che si eleva, eleva con sé il mondo”. Il Concilio insegna che “da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano” (Ivi).”[759]
L’eroismo quindi non è per una elite di cristiani ma per tutti i cristiani, in questa linea per tutti è il martirio, cioè tutti possono essere chiamati al martirio e non è previsto che qualcuno nella linea di Kasper possa dire : “l’eroismo non è per il cristiano medio” io sono un cristiano medio quindi eroismo e martirio non sono per me!
Occorre notare che la Veritatis Splendor, nella scia della Tradizione, tratta con una certa ampiezza del martirio cristiano nella luce, in particolare, dell’insegnamento di Cristo per cui “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23); s. Paolo ha precisato a riguardo: “Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,1-2).
Spiega s. Giovanni Paolo II nell’enciclica appena citata: “ Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi. L’universalità e l’immutabilità della norma morale manifestano e, nello stesso tempo, si pongono a tutela della dignità personale, ossia dell’inviolabilità dell’uomo, sul cui volto brilla lo splendore di Dio (cf Gn 9,5-6). … Nel martirio come affermazione dell’inviolabilità dell’ordine morale risplendono la santità della legge di Dio e insieme l’intangibilità della dignità personale dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio: è una dignità che non è mai permesso di svilire o di contrastare, sia pure con buone intenzioni, qualunque siano le difficoltà. Gesù ci ammonisce con la massima severità: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» (Mc 8,36).” (VS n. 90.92)
La Veritatis Splendor ha trattato con una certa ampiezza del martirio e lo ha giustamente evidenziato come manifestazione gloriosa dell’inviolabilità dell’ordine morale con i suoi comandi assolutamente obbligatori, ordine e comandi che quell’enciclica riproponeva pienamente; non è strano che Amoris Laetitia e il relativo commento del Card. Kasper (cioè il libro che stiamo esaminando) non trattino di martirio e non si diffondano a parlarne visto che essi presentano un insegnamento morale situazionista cioè radicalmente opposto alla Veritatis Splendor e per il quale tale ordine e tali comandi vengono violati e divengono praticamente leciti l’adulterio, gli atti contro natura etc. arrivando addirittura a dire che Dio richiede certe violazioni. (AL 303)
i,2,4,7) La falsa misericordia e le furbe ambiguità e imprecisioni del Card. Kasper riguardo alla dottrina sulla Comunione Eucaristica.
Alla pagina 62 Kasper parla ancora di misericordia che deve guidare l’applicazione della norma ma tale misericordia non è la misericordia soprannaturale unita alla giustizia, essa è falsa, è la misericordia bergogliana, infatti, contrariamente alla sana dottrina che parla di inferno e della possibilità che uno possa essere escluso per sempre, nega che ciò si possa verificare (AL 296s) e apre la porta ad un falso pentimento che include la continuazione nel peccato; è la falsa misericordia che legittima gli atti intrinsecamente malvagi e l’amministrazione dei Sacramenti a chi si ostina nel peccato; è la falsa misericordia per cui Dio chiede di compiere atti intrinsecamente malvagi (AL 303).
Alla p. 63 poi Kasper usa una furba ambiguità quando parla dell’Eucaristia e cita il Concilio di Trento per far pensare che l’Eucaristia ricevuta sacramentalmente serva anche per rimettere i peccati gravi ma non evidenzia che:
1) la remissione dei peccati gravi si ha per il Sacrificio Eucaristico, che ripresenta il Sacrificio della Croce, che ha un valore generale e opera in particolare nei Sacramenti “dei morti” come la Penitenza;
2) la ricezione eucaristica sacramentale e spirituale richiede obbligatoriamente la grazia santificante;
3) ricevere l’Eucaristia in peccato grave sapendolo e volendolo è un ulteriore peccato molto grave, è un sacrilegio;
4) l’Eucaristia è il Sacramento dei vivi che implica già la carità e la grazia santificante in chi lo riceve.
Ovviamente tenere questo atteggiamento furbo conviene al Card. Kasper per far pensare che si può ricevere l’Eucaristia anche quando si vive in peccato grave e si vuole continuare a commettere adulterio, come emerge chiaramente da Amoris Laetitia e come si vede in testi di Vescovi bergogliani esaminati più sopra (si pensi ai testi dei Vescovi maltesi, tedeschi etc.).
In questo Kasper imita evidentemente le ambigue parole di Papa Francesco che ha affermato: “l’Eucaristia non è il premio dei santi, ma il Pane dei peccatori.”[760]
Ugualmente il Cardinale tedesco imita Francesco che nell’Angelus del 6.6.2021 non ha ripetuto la dottrina per cui la carità e la grazia santificante sono necessarie per ricevere l’Eucaristia degnamente.
In questa linea nella Lettera Apostolica Desiderio Desideravi, pubblicata il 29 giugno 2022, festa dei SS. Pietro e Paolo, Francesco:
– non ha ribadito la sana dottrina che indica la disposizione interiore necessaria per ricevere degnamente l’Eucaristia;
– non ha detto che la carità e la grazia santificante sono necessarie per ricevere la Comunione;
– non ha fatto riferimento su questo punto a precedenti documenti della Chiesa che parlano di tale grazia come necessaria per ricevere l’Eucaristia;
– non ha fatto menzione in particolare delle affermazioni di livello praticamente dogmatico del Concilio di Trento su questo punto;
– inoltre, nel documento nel suo insieme, c’è un silenzio totale sul tema essenziale del pentimento per il peccato grave per una degna ricezione dell’Eucaristia.
In tale documento, sulla questione della necessaria disposizione richiesta per ricevere l’Eucaristia, il Papa ha, in particolare, affermato: “Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9). Per accedervi occorre solo l’abito nuziale della fede che viene dall’ascolto della sua Parola (cfr. Rm 10,17) : la Chiesa lo confeziona su misura con il candore di un tessuto lavato nel Sangue dell’Agnello (cfr. Ap 7,14).”[761]
Papa Francesco ed il Card. Kasper, nel libro che stiamo esaminando, si guardano bene dal dire che per la Comunione Eucaristica si richiede la grazia santificante e quindi la carità e che la Comunione fatta in peccato grave è sacrilegio; ciò appare chiaramente spiegabile considerando che Amoris Laetitia e più generalmente l’operato di Papa Francesco, sotto la guida di Kasper, hanno chiaramente legittimato Comunioni fatte in peccato grave sia attraverso Amoris Laetitia sia in altro modo si pensi in particolare alle Comunioni amministrate al Presidente Biden[762] e a N. Pelosi, abortisti e nettamente favorevoli ai matrimoni gay, come visto anche nei capitoli precedenti di questo libro.
Il Card. Kasper e il Papa, con le loro parole ambigue evitano di mettere in evidenza ciò che potrebbe smascherare i loro errori riguardo alla ricezione e amministrazione dell’Eucaristia.
Inoltre il Card. Kasper dice che per s. Tommaso è fondamentale la consapevolezza del proprio peccato grave per escludersi dalla ricezione dell’Eucaristia ma in realtà s. Tommaso dà vari criteri da considerare globalmente, non solo quello della consapevolezza del proprio peccato, per verificare lo stato di grazia della persona; in una persona infatti secondo s. Tommaso la coscienza può essere anche in grave errore, la coscienza va illuminata; s. Tommaso inoltre insegna che la coscienza cristiana è e deve essere illuminata dalla fede e da Cristo che porta il soggetto a sottomettersi alla dottrina santa della Chiesa e quindi ad un serio discernimento nonché una vera conversione e se necessario ad una Confessione prima di ricevere l’Eucaristia; questa coscienza cristiana occorre seguire per ricevere degnamente l’Eucaristia; si veda su questo punto quello che dissi nel cap. IV e nel cap. III n. 2.
i,2,4,8) Ulteriori errori del Card. Kasper sulla Tradizione riguardo all’amministrazione dell’Eucaristia ai peccatori notori e ostinati.
Alla nota 3 di p. 65 Kasper afferma riguardo alla possibilità offerta dall’Amoris Laetitia di dare l’Eucaristia a coppie “irregolari” conviventi more uxorio:
1) la Tradizione, indicata in Familiaris Consortio 84 e altri documenti, per cui i divorziati risposati devono impegnarsi a vivere nella castità, bisogna vedere che fondatezza storica abbia;
2) la condizione di ammissibilità fissata da tale Tradizione è una disciplina, non un dogma né una dottrina della Chiesa.
Riguardo al punto 1 occorre dire che il Magistero stesso dopo approfonditi studi aveva già “risposto” a Kasper e a chi voleva presentare soluzioni pastorali simili a quelle poi indicate da Amoris Laetitia
con queste parole: “4. Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina.”[763]
La Tradizione su cui si basa Familiaris Consortio n.84 è quindi la vera Tradizione, solidamente fondata nel dato storico; su questo tema anzitutto lo stesso Kasper poteva vedere le affermazioni di H. Crouzel del 1971 in “L’Eglise primitive face au divorce” [764] e in altri suoi scritti raccolti in un testo del 1982[765] inoltre poteva vedere:
– l’ottimo intervento di p. Gilles Pelland in un volume della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1998 edito dalla Libreria Editrice Vaticana[766];
– le importanti affermazioni del prof. Rist nel libro “Permanere nella Verità di Cristo”[767] che realizzano un’interessante esegesi di vari testi patristici e papali del primo millennio su questo argomento citati da Kasper nella sua relazione per il Concistoro;
– le significative affermazioni su questo argomento contenute nel libro di J. J. Perez Soba e Stephan Kampowski intitolato “Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinal Kasper”[768], in esso:
a) alla p. 97 leggiamo che il numero dei testi dei Padri che negano assolutamente la comunione ai divorziati risposati è ben più elevato e i testi sono più chiari e precisi, rispetto a quelli in cui sembra che si affermi la concessione di tale Comunione;
b) nella stessa p. 97 e nelle seguenti viene esaminato il can. 8 del Concilio di Nicea evidenziando che esso non va nel senso della concessione della Comunione ai divorziati risposati, su questo punto viene sottolineata anche l’inconsistenza delle affermazioni di un testo su cui Kasper si appoggia nella sua relazione al Concistoro del 2014, cioè del testo di G. Cereti[769], infatti si afferma che l’interpretazione che in esso viene realizzata, del citato canone, è radicalmente apologetica e artificiale, attuata manipolando i termini e le fonti, di questo stesso testo di Cereti si afferma alla p. 101 che manca di rigore metodologico;
– infine ancora si afferma alla p. 103 che sulla base del canone suddetto interpretato come dice Cereti si arriverebbe all’assurdo che la Chiesa pre Amoris Laetitia sarebbe novaziana e non in comunione con quella di Nicea!
Il testo di Kampowski e Perez Soba sviluppa anche un’interessante esegesi dei testi dei Padri, dalla p. 104, mostrando ulteriormente come c’è una solida Tradizione su cui si basa il diniego dell’Eucaristia ai divorziati risposati.
Aggiungo che, come insegna il Magistero nella Dei Filius[770] la dottrina cattolica evolve in modo coerente per cui se nel I millennio ci sono alcuni casi strani o dubbi e soluzioni pastorali “errate” anche da parte di Padri, con l’evoluzione della dottrina queste soluzioni sono state cancellate.
Molto interessante riguardo a questa Tradizione e quindi alla dottrina del Vangelo e dei Padri su questi temi è un intervento del Card. Ratzinger che troviamo in una pubblicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1998[771], in tale testo egli afferma: “… Il Magistero sottolinea però che la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio deriva dalla fedeltà nei confronti della parola di Gesù. … La parola di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio è il superamento dell’antico ordine della legge nel nuovo ordine della fede e della grazia. …
La possibilità di separazione, che Paolo prospetta in 1 Cor 7, riguarda matrimoni fra un coniuge cristiano ed uno non battezzato. La riflessione teologica successiva ha chiarito che solo i matrimoni tra battezzati sono “sacramento” nel senso stretto della parola e che l’indissolubilità assoluta vale solo per questi matrimoni che si collocano nell’ambito della fede in Cristo. …
A riguardo della retta comprensione delle clausole sulla “porneia” esiste una vasta letteratura con molte ipotesi diverse, anche contrastanti. … la Chiesa non può edificare la sua dottrina e la sua prassi su ipotesi esegetiche incerte. Essa deve attenersi all’insegnamento chiaro di Cristo. …
Per l’interpretazione dei singoli testi patristici resta naturalmente competente lo storico. … Dal punto di vista teologico si deve affermare:
a. Esiste un chiaro consenso dei Padri a riguardo dell’indissolubilità del matrimonio. Poiché questa deriva dalla volontà del Signore, la chiesa non ha nessun potere in proposito. … La Chiesa del tempo dei Padri esclude chiaramente divorzio e nuove nozze, e ciò per fedele obbedienza al Nuovo Testamento.
b. Nella Chiesa del tempo dei Padri i fedeli divorziati risposati non furono mai ammessi ufficialmente alla sacra comunione dopo un tempo di penitenza. …
c. In seguito si giunse a due sviluppi contrapposti:
– Nella Chiesa imperiale dopo Costantino si cercò, a seguito dell’intreccio sempre più forte di Stato e Chiesa, una maggiore flessibilità e disponibilità al compromesso in situazioni matrimoniali difficili. …
– Nell’Occidente fu recuperata grazie alla riforma gregoriana la concezione originaria dei Padri. Questo sviluppo trovò in qualche modo una sanzione nel Concilio di Trento e fu riproposto come dottrina della Chiesa nel Concilio Vaticano II. … non è esatta l’affermazione che la Chiesa cattolica avrebbe semplicemente tollerato la prassi orientale … vi sono testimonianze secondo cui gruppi di fedeli ortodossi, che divenivano cattolici, dovevano firmare una confessione di fede con un’indicazione espressa dell’impossibilità di un secondo matrimonio.” [772]
Ricordo che l’indissolubilità del matrimonio è una dottrina assolutamente vincolante per la Chiesa Cattolica, lo stesso Kasper ha chiaramente affermato che il Concilio Vaticano II presuppone l’indissolubilità del matrimonio come dottrina vincolante[773] il Card. Ratzinger ha evidenziato questa verità nel testo citato[774]
; la Chiesa ha chiaramente ribadito come dato divinamente rivelato l’unità e la indissolubilità del matrimonio pur con alcune limitazioni[775]; il matrimonio rato e consumato è assolutamente indissolubile[776].
Aggiungo che già il Concilio di Lione, dopo altre pronunce simili[777], sottolineava l’indissolubilità del matrimonio e precisava anche per i greci (che permettono altri matrimoni mentre il coniuge è ancora vivo) la dottrina per cui l’uomo sposato non può avere più mogli e la donna sposata più mariti.[778]
Che il Concilio di Trento non volesse condannare i greci non significa che la Chiesa non avesse già fatto significativi interventi contro la prassi greca per cui è lecito il divorzio e le seconde nozze[779], e non consta che il Concilio volesse andare contro tali documenti; più precisamente già prima del Concilio tridentino la Chiesa condannava la pratica greca, prevedeva anche per i greci il divieto che dopo il matrimonio l’uomo o la donna avessero più coniugi e chiedeva che accettassero ciò specificamente per entrare in comunione con la Chiesa[780]; in questa linea dobbiamo ritenere che la Chiesa attraverso il Concilio di Trento, ribadendo e precisando la sua dottrina, contrastava e fondamentalmente condannava, al di là delle intenzioni dirette dei Padri che erano interessati a colpire i protestanti, anche tale pratica greca, come si capisce dai testi, inseriti nel contesto più grande del Magistero cattolico[781]; dopo il Concilio di Trento il Magistero ha continuato a condannare la prassi greca con Clemente VIII[782] e poi con la lettera Verbis Exprimere[783]; come dice il Card. Müller riprendendo il Card. Ratzinger[784]: la Chiesa non ha tollerato la prassi greca e ci sono testimonianze di fedeli ortodossi che per divenire cattolici dovevano sottoscrivere una professione di fede che negava la possibilità di seconde nozze[785]; abbiamo chiare testimonianze di ciò per es. nella Costituzione “Nuper ad Nos” di Benedetto XIV[786]; ovviamente ciò era una chiara condanna della prassi greca.
Quanto appena visto[787] ci permette di concludere che, contrariamente alle affermazioni del Cardinale Kasper la Tradizione è chiara e netta sul divieto di seconde nozze e quindi sul divieto della Comunione da parte di coloro che vivono chiaramente in situazione di adulterio.
Riguardo al punto 2 occorre affermare che la condizione di ammissibilità fissata dalla Tradizione della Chiesa sulla base della sua dottrina[788], e che emerge anche dai dati appena citati[789], è sintetizzata nel canone 915 che afferma: “Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto.”
Questo canone stabilisce una proibizione radicale, come dice il Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi: “La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa.” [790]
Si tratta quindi non semplicemente di una disciplina che può essere cambiata liberamente ma dell’attuazione di una dottrina di estrema importanza fissata dalla Legge divina e che la Chiesa non può cambiare, tale dottrina si collega alla santità dell’Eucaristia e all’evidente scandalo che si attua quando notori e ostinati peccatori la ricevono, come si può capire dallo stesso testo dello stesso Pontificio Consiglio; essa è un’importante dottrina che serve non solo per il bene delle anime ma anche per evitare che Cristo sia spudoratamente offeso nell’Eucaristia dalla Comunione di coloro che vivono in radicale contrasto con la sua Parola.
Cristo, infatti, viene offeso e crocifisso da ogni peccato e in modo particolare dal sacrilegio che compiono coloro che lo ricevono in notorio e ostinato peccato grave.
Alla pag. 64 addirittura Kasper afferma che egli sostiene come necessaria secondo la Tradizione la disciplina fissata da Papa Francesco per cui si può dare l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia a chi vive e persevera in adulterio.
Questo è un colossale errore: la Legge divina (come visto in tutto questo libro) e la Tradizione condannano tale prassi.
Non è Cristo né la vera Tradizione che sostiene gli errori di Bergoglio e di Kasper ma piuttosto satana, e attraverso tali errori porta molte anime sulla via dell’adulterio, del peccato impuro contro natura e quindi sulla via dei sacrilegi eucaristici e infine verso l’inferno!
Conclusione generale sul libro di Kasper che abbiamo esaminato: è una raccoltà di falsità, errori e significative imprecisioni.
Difendere Amoris Laetitia come fa il prelato tedesco significa in realtà mostrarne più chiaramente gli errori su cui si fonda e la sua profonda perversione dottrinale e significa altresì per Card. Kasper esporsi ad una pessima figura come teologo.
C’è da domandarsi come sia arrivato alla posizione che occupa, un teologo che scrive certe cose.
Dio intervenga nella sua Chiesa e la liberi da queste perversioni dottrinali.
i,3) B. Häring, il moralista amato da Papa Francesco e lodato dal Card. Kasper.
Vedemmo più sopra che Papa Francesco ha detto a un gruppo di gesuiti il 24 ottobre 2016 che per procedere in campo morale “il discernimento, la capacità di discernere, è l’elemento chiave” ma “in una certa quantità di seminari è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”; quindi il Pontefice ricorda che negli anni Sessanta lui e i suoi compagni furono educati a una «scolastica decadente», e spiega che la “rifioritura” della teologia morale si è avuta con il teologo Bernhard Häring. [791]
Commentammo tali affermazioni dicendo che Papa Francesco loda Häring, che è stato un forte oppositore dell’Humanae Vitae[792] come nota anche R. de Mattei[793], inoltre possiamo considerare p. B. Häring come un antesignano della legittimazione dell’adulterio e dei Sacramenti per i divorziati risposati, cioè di quello che si è attuato con Amoris Laetitia, come si può vedere nel suo libro del 1990 ripubblicato nel 2013 in edizione italiana e intitolato: “Pastorale dei divorziati” (EDB 2013); non è strano che il Papa lo lodi, infatti con Kasper, che anche nella famosa relazione del 2014 ha citato questo libro di Häring[794], ne ha seguito le orme!
Sottolineo che l’autore in oggetto è stato un famoso moralista che ha insegnato in importanti università cattoliche. Più precisamente Bernhard Häring è nato : “… in Germania nel 1912 ed entrato giovanissimo nella famiglia religiosa dei redentoristi, egli prende parte alla Seconda guerra mondiale tra le fila del corpo sanitario dell’esercito tedesco. … Una volta conclusasi l’immane tragedia del secondo conflitto mondiale, accogliendo la proposta dei suoi superiori pur non senza qualche resistenza, Häring si dedica corpo e anima allo studio, all’insegnamento e alla divulgazione della teologia morale.” Fu “… tra i teologi protagonisti del concilio Vaticano II prima, e successivamente, apprezzato professore, brillante conferenziere e autore di innumerevoli libri di successo –, ma anche di quelli più aridi e faticosi seguiti alla pubblicazione dell’Humanae vitae, al cancro che lo colpisce alla gola, al processo istruito dalla Congregazione per la dottrina della fede dopo l’uscita di Etica medica nei primi anni Settanta, e al progressivo ritiro dalla scena pubblica. Un periodo – quest’ultimo – in cui p. Häring assume delle posizioni critiche verso alcuni aspetti del magistero morale di Giovanni Paolo II e verso alcune modalità di esercizio dell’autorità ecclesiastica che egli vorrebbe maggiormente ispirate a fiducia, trasparenza e franchezza.”[795]
Esaminiamo appunto in questo paragrafo il testo di Häring “Pastorale dei divorziati” (EDB 2013) per vedere come la morale situazionista bergogliana e kasperiana segue le orme di questo moralista tedesco.
Anzitutto questo autore mette in evidenza i casi tragici che l’applicazione della sana dottrina porta con sé alle p. 23-30, di fronte a questi casi Häring non di non ha attuato le indicazioni della sana dottrina: ha infatti assolto sacramentalmente in qualche caso persone che vivevano more uxorio con persone cui non erano unite in matrimonio sacramentale.
Abbiamo già visto come la morale di situazione si soffermi molto sui casi difficili o tragici per poi praticamente mettere da parte le Leggi divine assolute, l’autore che stiamo esaminando ha fatto questo in certo modo … e questo farà il Card. Kasper e poi Amoris Laetitia!
Come farà anche il Card. Kasper nella relazione al Concistoro del 2014[796], il moralista in oggetto mette in evidenza la dottrina e la prassi della Chiesa ortodossa con la sua oikonomia per superare sia in ambito canonistico che in ambito morale diverse situazioni tragiche di divorziati risposati (pp. 51 ss).
Häring in questa linea evidenzia il fatto che il matrimonio finisce per la morte di uno dei coniugi ma egli sottolinea che in tale morte, secondo l’ortodossia, possono includersi la morte morale del matrimonio, la morte psichica o la morte civile di uno dei coniugi con conseguente “divorzio” e nuovo matrimonio penitenziale (pp. 55-63); egli sottolinea che la diversità radicale tra la prassi cattolica e l’“oikonomia” ortodossa è un grave impedimento alla conversione degli ortodossi al cattolicesimo (p. 66) inoltre evidenzia l’importanza della coscienza personale del soggetto in ordine alla scelta sul da farsi riguardo a queste situazioni, questa coscienza va aiutata a capire come stanno le cose ma va anche rispettata nelle sue scelte (pp. 68s).
Volendo incidere più direttamente sulla dottrina cattolica riguardo ai divorziati risposati il teologo in oggetto invita ad aiutare i coniugi a riunirsi e superare le difficoltà (pp. 79ss) poi invita a cancellare il tuziorismo che viene seguito specialmente nei processi canonici di nullità matrimoniale (pp. 71 ss) inoltre egli parla della possibilità di applicare l’epicheia in modo simile all’oikonomia ortodossa, in particolare l’epicheia potrebbe applicarsi nei casi di persone convinte in coscienza della nullità del precedente Matrimonio ma che non può essere provata in un processo canonico, le decisioni secondo epicheia potrebbero toccare il foro esterno (pp. 82-88).
Infine il moralista tedesco presenta la cosiddetta “soluzione in foro interno” (pp. 88ss) per la quale il coniuge che si è risposato viene assolto pur continuando a vivere realmente in peccato grave e può riprendere a ricevere l’Eucaristia.
Qui il moralista tedesco dice che partendo dai casi di sacerdoti che si erano sposati violando l’impegno fatto a Dio e che potevano essere assolti solo se insieme con la donna con cui vivevano rinunciavano ad ogni rapporto sessuale e si impegnavano a vivere in castità, si era giunti da parte di alcuni a stabilire questa stessa regola come valida anche per amministrare l’assoluzione sacramentale ai divorziati risposati; parecchi esperti in questo ambito, però, protestarono e dopo il Concilio Vaticano II sorsero tensioni su questo punto.
La prassi, perciò, non era ovunque omogenea, nella Chiesa, una lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1973 intervenne per comandare l’utilizzo della “approvata prassi” della Chiesa in foro interno ma sorsero contrasti riguardo a quale fosse tale prassi, un documento dei Vescovi americani del 1975 dopo aver consultato tale Congregazione spiegò che tale prassi implicava due cose:
1) l’impegno delle coppie a vivere secondo la dottrina cattolica;
2) l’impegno delle stesse a ricevere i Sacramenti in luoghi in cui non sono conosciuti.
Secondo questo moralista ciò significava che per dare l’assoluzione non era necessario che i penitenti si impegnassero a vivere come fratello e sorella con coloro con cui convivevano; egli aggiunge che questa dottrina era quella dominante nel Sinodo dei Vescovi del 1980 ma essa fu interpretata in modo restrittivo da Giovanni Paolo II.
Le affermazioni di Häring qui sono chiaramente errate: i Vescovi americani e quindi la Congregazione da loro interpellata volevano dire che per una valida assoluzione occorre il proposito di vivere secondo la Legge divina e quindi di non commettere adulterio, cioè il proposito di vivere come fratello e sorella con la persona con cui si coabita e con cui non si è sposati sacramentalmente, nel 1990 il Card. Ratzinger precisò molto chiaramente ciò[797]; d’altra parte l’impegno delle coppie a vivere secondo la dottrina canonica, come dice il testo dei Vescovi americani, non può che essere l’impegno a non commettere adulterio!
Häring quindi si oppone in vario modo alla sana dottrina e aggiunge (p. 94) che se si segue questa sana dottrina si rischia di distruggere l’unione dei divorziati risposati e qui egli cita un testo del Concilio Vaticano II: la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes n.51 nel passo in cui afferma: “Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono pericolo anche l’educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.” È il testo che viene citato anche in Amoris Laetitia alla nota 329.
La “fonte” della nota 329 di Amoris Laetitia è dunque, molto probabilmente, il testo di Haring che stiamo esaminando alla p. 94.
Un’ interessante e autorevole critica alle affermazioni del moralista in oggetto gli venne per mano del prof. W. May dalle colonne dell’Osservatore Romano[798].
Nella conclusione il prof. May afferma: “il libro in questione è fuorviante e pericoloso, dal momento che sostiene posizioni incompatibili con la verità cattolica…”, esso distorce s. Alfonso e dipinge la sana dottrina come “priva di cuore e crudele”, legalistica, incapace di manifestare la misericordia.
In particolare, dice May, si evidenziano alcuni aspetti particolarmente pericolosi del testo in oggetto, che vedremo qui di seguito.
1) Häring “sostiene che l’insegnamento di Gesù è un “obiettivo” (Zielgebot) o un “ideale normativo”” ma la Chiesa: “… intende l’insegnamento del Signore: come una verità; ritiene cioè che il matrimonio, per volontà del Creatore, è per sua stessa natura intrinsecamente indissolubile” “La Chiesa … non ha l’autorità di sciogliere i matrimoni sacramentali consumati di fedeli cristiani.” perciò “i tentativi di “nuove nozze” non sono validi e le relazioni sessuali di persone divorziate, che hanno cercato nuove nozze, non sono relazioni coniugali, ma piuttosto un adulterio (cf. Mc 10, 11-12; Mt 5, 32; 19, 9; Lc 16, 18; cf. Concilio di Trento, Sessione XXIV, 11 nov. 1563, can. 7; Pio XI, Enc. Casti Connubii, 31 dic. 1930: AAS 11/1930, 574).”
2) Häring tenta di applicare l’oikonomia delle Chiese Orientali alla prassi della Chiesa Cattolica;
in questo modo, contro la dottrina cattolica, egli praticamente legittima l’adulterio e infatti vari casi da lui risolti con assoluzione sacramentale sono una pratica legittimazione dell’adulterio (pp. 23-30).
3) Häring diffonde vari errori sulle procedure di nullità matrimoniale.
a) Häring critica le procedure di annullamento dei matrimoni in atto all’interno della Chiesa perché le ritiene viziate da una mentalità legalistica, dal “tuziorismo” e perché invertono l’onere della prova.
Contro tali affermazioni, May spiega che la Chiesa rispetta la dignità delle persone umane e presume che esse dicano la verità quando si sposano, attuando un “vincolo sacro (sacrum vinculum)” che “non dipende dall’arbitrio dell’uomo” (ibidem).
b) Häring ritiene che qualora il primo matrimonio non sia stato annullato e tanto la parte coinvolta quanto il consigliere spirituale siano entrambi convinti che il primo matrimonio era invalido, può essere applicata l’epikeia e addirittura si può “procedere alla celebrazione delle nozze”
Contro tali affermazioni occorre dire quanto segue.
b,1) Non basta che una persona sia sinceramente convinta nella sua coscienza individuale che un matrimonio era invalido perché esso sia tale, quella persona infatti può sbagliare in buona fede: “la realtà non dipende dalla sincerità delle convinzioni”.
b,2) L’epikeia deve “determinare se, in particolari circostanze, l’intenzione del legislatore è rispettata o meno nel caso che si segua una norma specifica” ma il giudizio sulla validità del matrimonio è l’accertamento di un fatto, quindi non ha nulla a che fare con l’epicheia.
b,3) L’epikeia non può essere applicata “quando la “legge” in questione è tale da non ammettere eccezioni, com’è il caso della norma che proibisce l’adulterio”.
4) Häring, contrariamente alla sana dottrina non riconosce l’esistenza di norme assolute, valide sempre per sempre quali adulterio etc.!
5) Häring insinua, sulla base del documento dei Vescovi americani, che non occorre l’impegno a vivere nella castità da parte dei divorziati risposati perché questi possano ricevere una valida assoluzione e l’Eucaristia. Questo è un chiaro errore.
Esaminando con attenzione il testo di Häring e anche la critica fatta dal prof. May si vede come tale libro è fondamentalmente alla base della dottrina di Kasper (che emerge in vari suoi testi visti nei paragrafi precedenti) e dell’Amoris Laetitia; da quel testo sia Kasper che Bergoglio traggono chiaramente spunto per pervertire con discrezione ma radicalmente la morale cattolica e presentare una morale di situazione che permette anzitutto ai divorziati risposati di ricevere i Sacramenti mentre si ostinano nel vivere in adulterio …
i,3,1) Una “Lettera al Papa” scritta da Häring.
Prima di concludere il nostro esame sul moralista in oggetto voglio esaminare con voi alcuni passi di una sua “Lettera al Papa” scritta da Häring e pubblicata su “The Tablet” [799]; questa lettera è una specie di risposta ad un discorso tenuto da mons. Caffarra, che poi diverrà Cardinale, in un famoso convegno del 1988 sulla Humanae Vitae[800].
Secondo il moralista tedesco: “A fianco praticamente dell’intera tradizione delle Chiese orientali e di una larga parte della tradizione cattolica romana, S. Alfonso Liguori insegnava che persino in questioni di legge naturale c’è spazio per l’epikeia (ricerca dello spirito della legge piuttosto che della lettera) (Theologia moralis l:I:tr.II, c.IV n. 201). Con ciò, naturalmente, egli non intendeva le norme supreme del comandamento, inscritto nei nostri cuori, di amare Dio e il prossimo. Pur tuttavia, egli applica esplicitamente le possibilità dell’epikeia al coitus interruptus, che a quel tempo era il solo metodo non-magico di controllo delle nascite, e alla cooperazione di una moglie consapevole che il marito ha intenzione di usare questo metodo. Come altri teologi morali del tempo, anch’egli insegna che il coitus interruptus in se stesso contraddice il senso procreativo dell’atto coniugale, e che perciò va respinto, ma fa esplicita menzione di casi in cui la coppia ha buone ragioni per non volere che l’atto coniugale porti al concepimento. Anch’egli attribuiva un alto valore all’astensione, ma lasciava ugualmente aperta la possibilità dell’epikeia per una giusta causa (iusta ex causa).”[801]
Ho consultato il testo di s. Alfonso citato da Häring ed è evidente che un tale testo riguarda le norme universali affermative e non quelle negative, infatti lo stesso s. Dottore precisa che le prime obbligano sempre ma non per sempre mentre le seconde obbligano sempre e per sempre (Theologia moralis l. I, tr.II, n. 101), ciò implica che per tali norme, a detta dello stesso s. Dottore non sia possibile l’epicheia perché:
1) gli atti condannati da tali norme sono assolutamente e sempre vietati e sono assolutamente e sempre malvagi e quindi non possono essere “denudati” della loro malizia (Theologia moralis l:I:tr.II, c.IV n. 201);
2) non esiste nessuna circostanza che possa rendere tali atti leciti (Theologia moralis l:I:tr.II, c.IV n. 201).
Inoltre stranamente il moralista tedesco non cita nessun testo in cui lo stesso s. Dottore si dice favorevole al coito interrotto, facendo però una ricerca diretta ho potuto verificare che s. Alfonso in Theologia moralis l. VI tr. VI n. 954 afferma quanto segue:
“ Possunt quidem conjuges ex gravi causa aliquid facere, ex quo per accidens sequatur effusio seminis. Peccant tamen, si in usu matrimonii vel post usum faciant aliquid quo impediae tur conceptio, aut semen conceptum rejiciatur. – Ratio prioris est, quia non impeditur generatio, ne indirecte quidem; sed tantum permittitur ut non fiat: quod licet ex causa rationabili. Ratio posterioris, quia agunt contra fidem et finem principalem matrimonii. – Unde tales non excusat paupertas imminens aut periculum ex partu.
Unde resolves:
1) Licite interrumpitur actus conjugalis, etsi ex naturae concitatione sécutura sit pollutìo , dummodo sit justa causa interrumpendi; v. gr. si ex contìnuatìone immineat periculum morbi, vel mortis ab hoste, vel aliquis alius interveniat. Vide Perez”
Che significa “I coniugi possono certamente fare qualcosa per una grave causa, da cui consegue l’emissione accidentale di seme. Tuttavia, peccano se durante l’uso del matrimonio o dopo l’uso fanno qualcosa che impedisce il concepimento, o il seme concepito viene respinto. – Il primo motivo è che la generazione non viene impedita, nemmeno indirettamente; ma è solo lecito che non avvenga: il che è lecito per una causa ragionevole. Il secondo motivo è che agiscono contro la fede e il fine principale del matrimonio. – Quindi tali persone non sono scusate dall’imminente povertà o dal pericolo del parto.
Da ciò decidi:
1) L’atto coniugale è lecitamente interrotto, anche se dall’eccitazione della natura deriva effusione seminale, purché vi sia una giusta causa per l’interruzione; ad esempio, se dalla continuazione c’è pericolo imminente di malattia, o morte per un nemico, o interviene qualcun altro.”
Inquadrando adeguatamente le affermazioni di s. Alfonso dobbiamo ritenere che egli condanni la contraccezione e dica semplicemente che in alcuni casi i coniugi possono interrompere il coito per gravi ragioni anche se da ciò derivi accidentalmente l’emissione seminale, come per es. nel caso che essi stiano in una stanza d’albergo e qualcuno bussi alla porta per ucciderli.
Tale interruzione non si configura come contraccezione che è: “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.”[802]
Si noti bene: l’oggetto dell’atto che s. Alfonso considera lecito non è lo stesso dell’atto contraccettivo, l’azione naturale è praticamente la stessa ma l’oggetto dei 2 atti è ben differente e la discriminante è che nel caso dell’atto contraccettivo il soggetto vuole fare l’atto sessuale e impedire la procreazione, mentre nel caso dell’atto indicato da s. Alfonso il soggetto che sta attuando un atto sessuale vuole solo terminare l’atto stesso. P. Häring, quindi, dobbiamo ritenere che non abbia capito a fondo ciò che diceva s. Alfonso circa l’epicheia e la contraccezione o che cerchi di tirarsi le affermazioni di s. Alfonso dalla propria parte per sostenere le proprie idee; come abbiamo visto, inoltre, la Tradizione cattolica contraria alla contraccezione è netta e molto antica, s. Alfonso dobbiamo ritenere che la conoscesse e la seguisse anche se non cita direttamente tali testi.
Nella lettera che stiamo esaminando, inoltre, il moralista tedesco si mostra piuttosto contrario all’idea che gli atti contraccettivi siano sempre e per sempre gravemente peccaminosi e quindi illeciti, tuttavia Häring domanda ciò al Papa dicendo: “… i mezzi di contraccezione artificiali meritano una condanna in ogni circostanza? La maggior parte dei teologi morali affianca S. Tommaso d’Aquino nell’insegnare che, più una norma morale derivata è complessa e remota dal principio supremo dell’amore, tanto minore è il suo grado di certezza e tanto meno esclude l’applicazione dell’epikeia.”[803]
Come detto nel paragrafo precedente occorre ribadire che l’epikeia non può essere applicata “quando la “legge” in questione è tale da non ammettere eccezioni, com’è il caso della norma che proibisce l’adulterio”[804].
i,3,2) Conclusione sui testi del moralista in oggetto.
Volendo ora riepilogare quanto visto riguardo al moralista Häring, possiamo dire che egli, anche attraverso vari errori riguardo alle affermazioni di s. Alfonso de’ Liguori, ha aperto la strada della perversione dottrinale, seguita da Kasper e Bergoglio, in particolare in relazione:
1) alla cancellazione della dottrina circa le norme morali assolutamente obbligatorie;
2) alla “legittimazione” dell’adulterio e della contraccezione;
3) all’amministrazione dei Sacramenti a coloro che vivono in situazione di reale peccato grave;
4) alla considerazione della sana dottrina cattolica come crudele e legalistica;
5) ad una errata concezione della coscienza personale;
6) alle attenuanti e alla situazione particolare del soggetto.
Probabilmente Häring è l’ispiratore: della nota 329 della stessa esortazione.[805]
In più Häring è probabilmente l’ispiratore delle affermazioni di Kasper circa l’applicazione dell’oikonomia ortodossa e dell’epicheia riguardo alla situazione dei divorziati risposati.
Häring appare quindi dietro le aperture kasperiane e bergogliane alla contraccezione, all’adulterio, ed è forse anche dietro alle aperture bergogliane verso gli atti omosessuali perché se l’adulterio e la contraccezione sono leciti pur essendo atti intrinsecamente malvagi, nella stessa linea, errata, possono essere leciti anche gli atti omosessuali (che sono ugualmente atti intrinsecamente malvagi); il moralista tedesco è anche dietro alle aperture bergogliane e kasperiane ai Sacramenti a coloro che vivono chiaramente in grave peccato di adulterio.
Da quanto detto possiamo più generalmente affermare che il moralista tedesco è in certo modo l’ispiratore della morale situazionista bergogliana, cioè tale morale si radica in certo modo nell’insegnamento morale di Häring.
i,4) La cosiddetta “Nuova Morale” “teleologica” contrastata da C. Caffarra , L. Melina, D. Composta e soprattutto dalla Veritatis Splendor.
Abbiamo visto che Amoris Laetitia presenta una morale in linea situazionista che ha come fondamenta teologiche i gravi errori che emergono chiaramente dai testi di p. Häring, di mons. Fernández e del Cardinale Kasper.
Più profondamente possiamo dire che alle fondamenta di Amoris Laetitia c’è la cosiddetta “nuova morale”[806] cioè quella rete di moralisti e di dottrine morali in linea situazionista che si sono opposti all’Humanae Vitae e poi alla morale di Giovanni Paolo II, in particolare alla Veritatis Splendor.
Il prof. Composta ha trattato ampiamente in un suo libro di questa “nuova morale”, spiegando come essa è prolungamento della morale di situazione, infatti come vedemmo più sopra nonostante le condanne pontificie degli anni ’50 la morale della situazione ha continuato a girare e ad essere diffusa tra i moralisti cattolici assumendo altre denominazioni, una delle quali è appunto “nuova morale” [807]; A. Poppi ha potuto affermare a riguardo: “Roma ha parlato, ma purtroppo, come altre volte, l’errore s’è fatto più scaltro e con maggiore oculatezza continua a farsi strada tra le file dei cattolici.” [808]
Ciò mi pare emerga anche da un interessante articolo del famoso moralista e poi Cardinale, Carlo Caffarra, il quale negli anni ’80, parlava di alcuni autori cattolici situazionisti successivi alle condanne viste sopra.[809]
E ancora nel 1990 Composta ribadiva la grande forza di espansione e diffusione di tale “nuova morale”[810].
Interessante a questo riguardo è un discorso di mons. Caffarra del 1988 in cui tra l’altro egli afferma:
“Che cosa è accaduto, precisamente, in questi anni dopo H.V., in larga parte del pensiero cattolico?
La dottrina dell’Enciclica è la difesa della santità di un luogo in cui la Gloria di Dio penetra e risplende più che altrove, di uno spazio santo in cui Dio manifesta la sua Gloria di Creatore … A quale condizione questa dottrina poteva essere contestata? … La condizione radicale era che … non esistessero “atti che, per sé stessi e in sé stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto” (Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia, n. 17). … Le due negazioni — della dottrina di H.V. e dell’esistenza di atti intrinsecamente illeciti, cioè dell’assolutezza delle norme morali — si sono strettamente congiunte, influendo l’una sull’altra … Benché, in sé stesso considerato, il problema risolto da H.V. sia un problema assai specifico nel contesto generale della riflessione etica, tuttavia, la soluzione che si dà ad esso investe ed orienta la soluzione ai problemi più profondi dell’esistenza umana e dunque dell’etica.
… Fin dall’inizio ho detto che H.V. non è solo la difesa della Gloria di Dio, ma è anche la difesa della dignità dell’uomo. …
L’inscindibile connessione della sessualità coniugale colla procreazione è la conseguenza della visione cattolica della comunione coniugale come comunione di amore, come comunione di amore ordinata al dono della vita. … la contraccezione è la negazione della verità dell’amore coniugale. …
La qualità della persona è la qualità del suo amore. Negando, con negazione che non ammette eccezioni, la liceità della contraccezione, H.V. ha richiamato l’uomo … alla sua suprema capacità: alla capacità di amare nella verità. … La comunione coniugale nell’amore è ordinata alla procreazione.” La contraccezione distrugge questa finalizzazione; “il senso ultimo nel quale H.V., affermando l’inseparabilità della sessualità dalla procreazione, ha difeso la dignità dell’uomo” è “l’affermazione della verità dell’amore, come il destino dell’uomo; è l’affermazione della bontà e della bellezza dell’essere.”[811]
Le contestazioni all’HV hanno, per Caffarra, una carica “anti-umana, perché anti-teista.” Infatti spiega Caffarra che: “La cosa più sacra che esista nell’uomo è la coscienza morale, perché è in essa che si ha l’originaria rivelazione che Dio fa della sua Gloria all’uomo … Da ciò deriva che ogni attacco contro la coscienza morale inquina non il percorso, ma la sorgente stessa di tutta la vita spirituale dell’uomo.”
Secondo Caffarra la coscienza morale è stata attaccata: “in questi venti anni dopo H.V. da parte di chi si è opposto all’Enciclica” e tale attacco si è attuato a tre livelli:
1) il primo “è costituito dalla negazione dell’esistenza di atti intrinsecamente illeciti, dall’affermazione che non esistono norme morali, riguardanti l’agire umano intra-mondano, che siano ineccepibili. …”;
2) il secondo “è costituito dall’affermazione della creatività della coscienza. La coscienza non è più luogo dell’ascolto della voce divina, ma è essa stessa la fonte che ultimamente decide ciò che nell’agire intra-mondano dell’uomo è moralmente lecito o illecito”;
3) questo secondo errore ha portato alla “negazione dell’esistenza di un magistero morale propriamente detto, avente competenza nell’ambito dell’agire intra-mondano dell’uomo”.
In questa linea la morale bergogliana:
1) ha in vario modo negato l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi;
2) ha presentato una coscienza morale creativa;
3) si è fondamentalmente opposta all’insegnamento di Humanae Vitae legittimando gli atti contraccettivi.
Abbiamo visto molte volte in questo mio libro gli interventi con cui il Card. Caffarra ha cercato di opporsi alla morale di situazione bergogliana che emerge da Amoris Laetitia.
Anche il prof. Melina che ugualmente ha contrastato radicalmente la morale che si opponeva a Humanae Vitae ha continuato a contrastarla quando ha visto che questa stessa morale diveniva la morale sostenuta da Papa Francesco e si manifestava in Amoris Laetitia. Molte volte in questo mio libro abbiamo visto anche gli interventi con cui mons. Melina ha cercato di opporsi alla morale di situazione bergogliana.
Proprio per questa giusta opposizione il Papa lo ha messo a riposo pur essendo il teologo morale di punta dell’Istituto Giovanni Paolo II.
In sintesi: dalla morale situazionista condannata negli anni ’50 dal Magistero e conservata in modo “sotterraneo” da vari autori si è giunti alla “nuova morale” e da essa, in particolare attraverso Häring, mons. Fernández e il Cardinale Kasper, si è giunto alla morale “situazionista” bergogliana.
i,4,1) Approfondimenti sulla “nuova morale” in opposizione alla morale classica e tomista.
Lo studio di D. Composta sulla “nuova morale” [812] è abbastanza ampio e molto interessante e conviene sintetizzarlo brevemente qui di seguito per capire meglio le caratteristiche profonde della “nuova morale” in opposizione alla morale classica e tomista, tra parentesi indicherò le pagine di tale studio.
A) La morale classica, tomista.
Don Composta sottolinea come la morale classica è tomista e si oppone radicalmente alla “nuova morale” poi evidenzia come il fondamento della sana morale vada trovato nel mistero della creazione e in quello della Redenzione: l’uomo è immagine di Dio e figlio di Dio attraverso il dono della grazia; la natura umana reca l’impronta di Dio e dei suoi disegni, la grazia perfeziona tutto ciò deificando l’uomo; in ambito morale ciò significa che la natura è portatrice di un disegno divino in quanto essa possiede una vocazione al Bene Supremo, questa vocazione si attua anzitutto attraverso la grazia e la carità in questo mondo e poi con la gloria si attuerà in Cielo (pp. 179s); in questa linea, con s. Tommaso, la morale classica esalta la natura umana e la grazia.
Questa morale classica è cristologica, pneumatologica, escatologica e, aggiungo io, trinitaria; essa non è “autonoma” ma possiamo dire che è teonoma. (pp. 180s)
La morale tomista ha come motore la carità e ultimamente la Trinità che appunto ci dona la carità e ci attira a Sé attraverso essa.
S. Tommaso precisa come l’ordine della carità prevede di amare con la carità anzitutto Dio poi la propria anima quindi l’anima del prossimo etc. (si veda ciò che dissi nel cap. V di questo libro riguardo all’ordine della carità); Don Composta (p. 182 ss) sottolinea in particolare la “caritas sui”, cioè la carità verso sé stessi, per precisare in che senso essa sia una vera virtù che si distingue da un semplice impulso naturale; la “caritas sui” (amore soprannaturale di sé) si distingue dall’”amor sui” (amore naturale di sé); l’ “amor sui” è il primo fatto umano da cui scaturisce tutto l’ordine morale, esso è il fondamento dell’etica, in questa linea Composta (p. 187ss) cita e commenta I-II q. 94 a. 2 notando che:
1) l’intuizione del bene, è il “primo evento etico dell’uomo”;
2) la facoltà umana che coglie per intuizione il bene è la ragione pratica; nell’intuizione del bene è inclusa la conoscenza di tutto il bene;
3) dall’intuizione del bene si sviluppano i principi etici a partire da quello basilare: si deve fare il bene, si deve evitare il male;
4) l’oggetto diretto dell’intuizione è il fine cioè il bene connaturale all’uomo;
5) il primo bene che la ragione scopre è l’essere proprio, cioè la propria vita; da cui consegue l’amore di sé come spinta naturale a conservare la propria vita;
6) l’amore di sé dà inizio all’amore del prossimo perché ogni uomo è immagine di “me”;
7) l’amore di sé dà inizio anche all’amore di Dio perché noi siamo immagine di Lui.
L’amore naturale di noi stessi per cui l’uomo è portato ad amare anzitutto sé stesso è una disposizione divina che tutto ordina verso il bene (p. 189).
Sotto l’azione della grazia l’amore di sé viene trasfigurato nella carità verso di sé (p. 184).
Più precisamente, spiega Composta (p. 185) secondo la morale classica, tomista:
1) il movimento del battezzato verso Dio inizia dal primo destarsi di ragione che presenta il bene e della volontà che lo insegue;
2) per un retto processo di maturazione la persona scopre in sé la legge naturale specie quella che riguarda l’amore di sé;
3) quando la grazia irrompe nel cuore della persona l’ordine naturale viene trasfigurato e le scelte vengono finalizzate a Dio come sommo bene;
4) questo orientamento a Dio non si può chiamare opzione fondamentale.
5) con la grazia abituale inizia lo sviluppo organico di tutte le virtù.
Questa teologia morale è anche ecclesiologica perché “l’assenso alla legge evangelica, oggetto di Fede, è regolato dalla dottrina della Chiesa” (p.186)
Composta quindi conclude dicendo che la teologia morale classica, tomista poggia su tre pilastri:
– il concetto di natura creata, immagine di Dio;
– la capacità della ragione pratica di attingere il bene secondo natura e le leggi naturali;
– la possibilità della ragione pratica di orientarsi attraverso beni secondari fino al Bene Supremo. (p. 186)
B) La “nuova morale”.
Don Composta spiega che la “nuova morale” nasce dalla filosofia immanentistica di Heidegger e dal suo continuatore Gadamer; per questa filosofia: non esiste nessun essere e nessuna natura, “nessun ordine morale che non passi attraverso il filtro del pensiero”, “la ragione non può conoscere nulla oltre l’orizzonte umano e la storia presente” “è pura vuota immaginazione credere che fuori del pensiero esista un ordine oggettivo da cui la ragione possa ritagliare norme morali” (pp. 176s).
La penetrazione di questa filosofia in ambito cattolico si è attuata particolarmente attraverso la mediazione di K. Rahner (pp. 22-27); il successo di Rahner fu straordinario prima, durante e dopo il Conclio Vaticano II!
È interessante notare come a Rahner e alla sua svolta antropologica si rifaccia anche uno dei principali moralisti bergogliani in un suo ormai famoso intervento.[813]
L’etica di Heidegger, detta “dell’autenticità”, consiste nella coerenza del pensiero pratico con sé stesso in totale emancipazione da qualsiasi legislazione dell’Io esteriore” (p. 177)
La “nuova morale” adotta il metodo trascendentale che implica due cambi fondamentali rispetto alla morale cattolica tradizionale:
1) il concetto di “persona esistenziale” (dasein) prende il posto della natura;
2) il concetto di precomprensione prende il posto dell’“apprehensio boni”. (pp. 177s)
Esaminiamo meglio questi due cambi sotto la guida di Don Composta (p. 178ss) …
La “persona esistenziale” non è la persona della Tradizione cattolica ma “l’esserci nel mondo” cioè il puro fatto di “essere al mondo”, “la somma fuggevole di atomi di esistenza mai afferrabili se non entro il fluire degli eventi”, questa “persona esistenziale” “manca di spessore metafisico”.
Quanto appena detto implica uno slittamento a livello conoscitivo: “si è perché ci si conosce”, la conoscenza “non ha fondamento oggettivo ma è pura costruzione del soggetto”, il pensiero non penetra “il tempo e lo spazio ma vede ciò che accade dentro e dal di dentro ciò che accade fuori di sé”.
Questa conoscenza è indicata con il termine “precomprensione” perché “il suo massimo raggio di estensione è determinato dalle “condizioni della possibilità del conoscere mediante l’ermeneutica dei fattori storici e sociali in cui si colloca la persona. Si stabilisce così il circolo ermeneutico, invalicabile, che è “un viaggio del pensiero verso la comunità e verso la storia (da cui attingere i giudizi correnti, o “pre-giudizi”) e dalla comunità al sé, per un confronto e verifica di conformità” (p. 178)
Quanto appena detto ha per conseguenza che al teologo e al credente “non resti altra fonte di fede che la comunità confessante” per cui il Magistero informerebbe ma non insegnerebbe, sarebbe “l’ermeneuta principale della coscienza religiosa della comunità” e non “insegnerebbe più in nome e in virtù di un carisma”; non ci sarebbe più un “munus docendi” ma solo una “cura pastorale e una tecnica per ascoltare il popolo di Dio e per adeguarvisi secondo il mutare della storia” (p. 178)
Don Composta evidenzia anche le varie forme della nuova morale:
a) la cosiddetta “morale autonoma” che nacque negli anni ’60 e anzitutto studiò la specificità dell’etica cristiana”; essa, come dice Composta, rimane semplicemente nell’umano, cessa di essere un discorso su Dio Salvatore e Legislatore di una nuova morale portata da Cristo; la morale autonoma è vincolata a quella pagana dell’uomo onesto (pp. 59-61)
b) la cosiddetta “morale consequenzialista” che nasce probabilmente nel 1800 ma in ambito cattolico si manifesta intorno al 1968, ed ha come probabile fonte M. Weber o addirittura Stuart Mill[814]; più precisamente questa morale si basa sul principio per cui la bontà dell’azione non deriva dall’intenzione ma dalla previsione delle conseguenze nel momento in cui si pone l’azione; la previsione deve calcolare se l’atto è utile o nocivo, non se è buono o cattivo; è buono ciò che rende felice l’uomo; non è una morale edonista (pp. 62ss); esistono vari tipi di consequenzialismo (p. 65):
1) consequenzialismo biblico; Composta cita qui la dottrina di Schillebeckx e conclude affermando che è relativista e mondana e non si accorda con il Nuovo Testamento né con il Magistero costante della Chiesa (pp. (65s);
2) consequenzialismo teleologico, per cui la moralità dell’atto deriva dalle sue conseguenze esteriori in quanto responsabilmente previste come fini dell’azione; per esso non esistono azioni in sé assolutamente cattive o buone; anche questa è una morale che non si accorda con l’insegnamento biblico e della Tradizione (pp. 67s); secondo questa dottrina morale uccidere una persona o praticare la contraccezione è lecito se c’è una causa proporzionata (p. 73);
3) consequenzialismo intersoggettivo per cui la moralità di un atto va stabilità sulla base del fine che è intersoggettività, comunicazione, comunità, più a fondo occorre dire che il giudizio di un’azione non dipende dall’azione né dal fine ma dai mezzi in quanto esprimono intersoggettività, o meglio dipende dal giudizio che la società si fa di tale azione; Composta bolla questa morale come storicista e relativista;
c) la cosiddetta “morale proporzionalista” che è fondamentalmente teleologica e si distingue per alcune sfumature dal consequenzialismo teologico visto più sopra perché sebbene dica che la moralità dell’atto deriva dalle sue conseguenze esteriori, in quanto responsabilmente previste come fini dell’azione, afferma che gli effetti dell’azione sono legati all’intenzione dell’agente e alla valutazione degli effetti stessi che conseguono l’atto morale, in questa linea afferma che la distinzione tra male diretto e male indiretto è rilevante per la morale (pp. 70-74);
d) la cosiddetta “morale della libertà” che in particolare respinge Humanae Vitae e afferma che la morale cattolica deve promuovere dall’interno della società atea i valori correggendone le involuzioni, ma può fare ciò mettendo da parte “legge eterna”, “legge naturale” (p. 61);
e) la cosiddetta “morale teleologica” che dobbiamo ritenere sia la morale vista più sopra con il nome di consequenzialismo teleologico.
Il prof. Rodriguez Luño raccoglie in modo simile ma diverso le varie correnti della “nuova morale” presentate da Don Composta e afferma: “Le cosiddette etiche teleologiche, sia nella versione consequenzialista che in quella proporzionalista…”[815]
Per questo autore, quindi, a differenza di Don Composta, nelle etiche teleologiche vanno incluse quelle consequenzialiste e quelle proporzionaliste.
Rodriguez Luño evidenzia nell’articolo come per la morale teleologica non ci sono atti intrinsecamente e assolutamente malvagi e per spiegare come essa arrivi a dire questo egli precisa che è importante considerare che:
1) per la morale teleologica l’intenzione (detta anche, da questi moralisti, atteggiamento) è buona se rivolta verso la carità intesa normalmente come imparzialità; la carità implica benevolenza e beneficienza, la prima è universale ma quest’ultima “è soggetta a tanti limiti” che implicano scelte davanti a diverse possibilità di fare il bene perciò la carità impone un esame e una ponderazione dei beni e dei mali che derivano dall’azione così da scegliere “l’azione che “massimizza” il bene o “minimizza” il male””;
2) per realizzare tali scelte la carità ci porta a calcolare “i risultati o le conseguenze prevedibili delle diverse azioni” che per il soggetto “sono qui e ora possibili”, per scegliere l’azione che porta il massimo del bene e il minimo del male;
3) se dopo un certo tempo le previsioni si dimostrano errate sicché l’atto ha prodotto più mali che beni occorre concludere che sebbene la scelta fosse errata, l’atto di scelta resta buono perché l’intenzione era buona e il difetto dipende da un difetto di conoscenza riguardante tali previsioni; la qualità morale dipende dalla volontà e non dall’intelligenza. [816]
I danni che queste dottrina teleologiche, indicate globalmente con il termine di “nuova morale”, hanno portato, che erano stati previsti già da C. Fabro e sono stati precisati da Don Composta (p. 57) sono molteplici, riferendosi anche ad essi ebbe a dire s. Giovanni Paolo II: “Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel “relativismo” intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva.”[817]
Appunto per contrastare questi danni e la “nuova morale” dobbiamo ritenere che sia stata scritta la Veritatis Splendor, che ribadisce la sana dottrina cattolica fondamentalmente tomistica[818].
i,4,2) Veritatis Splendor contro gli errori della “nuova morale”.
Specialmente come radicale opposizione alla “nuova morale” dobbiamo leggere le parole iniziali di questa enciclica: “Si è determinata, infatti, una nuova situazione entro la stessa comunità cristiana, che ha conosciuto il diffondersi di molteplici dubbi ed obiezioni, di ordine umano e psicologico, sociale e culturale, religioso ed anche propriamente teologico, in merito agli insegnamenti morali della Chiesa. Non si tratta più di contestazioni parziali e occasionali, ma di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche. Alla loro radice sta l’influsso più o meno nascosto di correnti di pensiero che finiscono per sradicare la libertà umana dal suo essenziale e costitutivo rapporto con la verità. Così si respinge la dottrina tradizionale sulla legge naturale, sull’universalità e sulla permanente validità dei suoi precetti; si considerano semplicemente inaccettabili alcuni insegnamenti morali della Chiesa; si ritiene che lo stesso Magistero possa intervenire in materia morale solo per «esortare le coscienze» e per «proporre i valori», ai quali ciascuno ispirerà poi autonomamente le decisioni e le scelte della vita. È da rilevare, in special modo, la dissonanza tra la risposta tradizionale della Chiesa e alcune posizioni teologiche, diffuse anche in Seminari e Facoltà teologiche, circa questioni della massima importanza per la Chiesa e la vita di fede dei cristiani, nonché per la stessa convivenza umana. … È anche diffusa l’opinione che mette in dubbio il nesso intrinseco e inscindibile che unisce tra loro la fede e la morale, quasi che solo in rapporto alla fede si debbano decidere l’appartenenza alla Chiesa e la sua unità interna, mentre si potrebbe tollerare nell’ambito morale un pluralismo di opinioni e di comportamenti, lasciati al giudizio della coscienza soggettiva individuale o alla diversità dei contesti sociali e culturali.”(VS n. 4)
Precisando l’opposizione dell’enciclica appena citata agli errori della “nuova morale” teleologica nelle sue varie forme consequenzialiste e proporzionaliste, ha potuto affermare il famoso prof. Angel Rodríguez Luño che l’intervento del sommo Pontefice contro tale dottrina era necessario per il fatto che essa non è fedele alla dottrina della Chiesa, perché ritiene di “poter giustificare, come moralmente buone, scelte deliberate di comportamenti contrari ai comandamenti della legge divina e naturale” (VS n. 76); per la “nuova morale”, infatti, non esistono atti intrinsecamente malvagi vietati sempre e per sempre. [819]
Il moralista spagnolo ha evidenziato con tre considerazioni la necessità della presa di posizione della S. Sede attraverso tale enciclica (cf. VS nn. 74, 75, 76 e 79) per rimanere fedele alla verità integrale dell’uomo, e quindi per rispettarla e promuoverla nella luce della sua dignità e vocazione” (VS n. 83):
1) la carità implica anzitutto il divieto di fare il male e quindi il dovere di non fare tale male, da ciò una serie di precetti morali “negativi che obbligano semper et pro semper (cf. n. 52)” appunto a non fare il male, precetti “che non sono soggetti ad una ponderazione delle conseguenze prevedibili”; ad. es. il divieto di aborto diretto o di adulterio o di atti omosessuali per la sana morale cattolica è un precetto negativo assolutamente obbligatorio che vale sempre e per sempre e non è soggetto a ponderazione di conseguenze prevedibili; quindi la nuova morale teleologica che permette in alcuni casi l’aborto diretto si oppone alla vera carità e alla sana morale;
2) la morale teleologica attua una scissione indebita e molto grave per cui prima considera “un male “non-morale “la lesione o soppressione di un bene umano deliberatamente e direttamente scelta” e poi introduce “la dimensione morale in dipendenza esclusiva dalla motivazione soggettiva per la quale la scelta di uccidere un innocente è stata presa.”; con tale scissione collassa il valore assoluto della dignità dell’uomo come immagine di Dio e del comandamento della carità; uccidere deliberatamente un innocente non è un qualcosa di pre-morale ma è in sé stesso un grave atto assolutamente e sempre vietato;
3) la morale teleologica afferma che l’attività della ragione pratica che regola le scelte dei comportamenti è moralmente neutrale, la sana dottrina invece afferma che tale attività è “in sé stessa morale” perciò chi ritiene “di poter risolvere un problema, pur grave, attraverso l’uccisione di un innocente, la violenza sui bambini o sugli anziani, l’adulterio, ecc.” mostra una pessima moralità. [820]
Queste riflessioni e altre in questa linea permettono di capire che la Chiesa attraverso Veritatis Splendor “rimane fedele alla verità integrale dell’uomo, e quindi lo rispetta e lo promuove nella sua dignità e vocazione” (n. 83).
Quando la Chiesa sottolinea l’assoluto divieto degli atti intrinsecamente cattivi, essa manifesta l’esistenza di un limite invalicabile fissato da Dio per difendere tale verità, tale dignità e tale vocazione dell’essere umano. [821]
In chiara opposizione alla “nuova morale” cioè alle dottrine morali teolologiche in tutte le varie forme dobbiamo affermare che la Veritatis Splendor:
1) riafferma l’esistenza di comandi negativi assolutamente obbligatori, sempre e per sempre, della Legge divina (nn. 13.52.56.67.75 etc.);
2) riafferma l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi che sono vietati sempre e per sempre (nn. 56.67.80.81 etc.);
3) precisa bene la dottrina cattolica sulla coscienza morale cristiana (nn. 54.56.58.71etc.);
4) precisa bene la relazione tra carità, Cristo e Legge divina, spiegando che Cristo è la Nuova Legge (nn. 15.53) e che la carità ci fa attuare in Cristo la Legge divina mentre il peccato grave ci fa perdere la carità (nn. 68.70.76.82.89.107.110.115 etc.);
5) precisa nettamente come il cristiano debba essere pronto a dare la vita nel martirio per obbedire alla Legge divina (nn. 27.76.87.89-93.102).
Nessuno avrebbe mai immaginato che circa 20 anni dopo la Veritatis Splendor un Papa sotto l’influsso della “nuova morale” avrebbe pubblicato un documento che si sarebbe opposto frontalmente, anche se in modo dissimulato[822], anzitutto a questa famosa e importante enciclica e in questo modo avrebbe fatto crollare il limite invalicabile suddetto fissato da Dio per difendere tale verità, tale dignità e tale vocazione dell’uomo[823].
Disse giustamente in questa linea R. Spaemann: “Giovanni Paolo II ha ricusato l’etica della situazione e l’ha condannata nella sua enciclica “Veritatis splendor”. “Amoris Laetitia” rompe anche con questo documento magisteriale.”[824]
Dio intervenga e liberi la Chiesa dalle perversioni dottrinali di Papa Francesco e dei suoi collaboratori.
l) Morale bergogliana situazionista e Amoris Laetitia contro Veritatis Splendor.
Come già detto nelle pagine precedenti e come vedremo meglio qui di seguito, il testo di Amoris Laetitia e la morale situazionista bergogliana che in essa si manifesta si oppone in modo netto alla Veritatis Splendor che è un prolungamento della sana dottrina di Pio XII che condanna la morale di situazione.
Questa netta opposizione emerge anzitutto dal fatto che mai Amoris Laetitia, pur essendo un documento che tratta di questioni morali, cita Veritatis Splendor che è un documento di fondamentale importanza in ambito morale.
Inoltre, come detto, la Veritatis Splendor nella linea della Tradizione e quindi in linea anti-situazionista:
1) riafferma l’esistenza di comandi negativi assolutamente obbligatori, sempre e per sempre, della Legge divina (nn. 13.52.56.67.75 etc.);
2) riafferma l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi che sono vietati sempre e per sempre (nn. 56.67.80.81 etc.);
3) precisa bene la dottrina cattolica sulla coscienza morale cristiana (nn. 54.56.58.71etc.);
4) precisa bene la relazione tra carità, Cristo e Legge divina, spiegando che Cristo è la Nuova Legge (nn. 15.53) e che la carità ci fa attuare in Cristo la Legge divina mentre il peccato grave ci fa perdere la carità (nn. 68.70.76.82.89.107.110.115 etc.);
5) precisa nettamente come il cristiano debba essere pronto a dare la vita nel martirio per obbedire alla Legge divina (nn. 27.76.87.89-93.102).
Invece per la morale bergogliana situazionista:
1) i comandi negativi della Legge divina non sono assolutamente obbligatori;
2) non esistono atti intrinsecamente malvagi, come la Tradizione cattolica li ha indicati;
3) la contraccezione, l’adulterio e altri atti intrinsecamente malvagi sono legittimi, in alcuni casi;
4) Dio può chiedere di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
5) la coscienza morale può, attraverso un discernimento, capire che Dio chiede di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
6) le persone che hanno grande difficoltà a realizzare la volontà di Dio, possono essere praticamente dispensate dai comandi negativi della Legge divina attraverso il suddetto discernimento;
7) le persone sono chiamate a fare ciò che è loro “possibile”[825] e non ciò che Dio comanda nella sua Legge divina e che aiuta a compiere con la grazia;
8) le circostanze attenuanti, anche quelle non riconosciute dalla sana dottrina, giustificano il compimento di atti contrari ai precetti negativi della Legge e possono determinare che il soggetto sia praticamente dispensato dall’allontanarsi da tale situazione e possa continuare a compiere atti oggettivamente gravi; la vaghezza che Papa Francesco e i suoi collaboratori usano per trattare di queste circostanze permette di ritenere che moltissime persone e forse quasi tutti si trovino in tali circostanze;
9) coloro che non si propongono di evitare atti oggettivamente gravi contro le norme negative del Dacalogo, coloro che vivono compiendo atti gravemente contrari alla Legge divina e che vogliono perseverare in ciò possono essere assolti sacramentalmente e quindi possono ricevere l’Eucaristia, perciò Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[826]; inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a notori peccatori come il Presidente Biden[827] e altri anche grazie ad Amoris Laetitia, quindi evidentemente anche chi vive chiaramente e ostinatamente in peccato grave può ricevere l’Eucaristia[828]; tale dottrina apre un’ampia porta perché si attui l’integrazione generale di cui parla Papa Francesco (Amoris Laetitia nn. 291.296s.299.312) sicché tutti i cattolici, anche quelli che vogliono perseverare in peccato, possano ricevere i Sacramenti, come si vede anche nei testi dei Vescovi tedeschi[829] e maltesi[830].
Questa netta opposizione emerge anche dalle affermazioni di vari esperti.
Disse R. Spaemann: “Giovanni Paolo II ha ricusato l’etica della situazione e l’ha condannata nella sua enciclica “Veritatis splendor”. “Amoris Laetitia” rompe anche con questo documento magisteriale.”[831]
Il risultato di un importante convegno che esaminò un testo della PAV fu indicato in questi temini dalla dott. Scrosati: “Il Testo Base, traccia per il seminario di studi (30 ottobre – 1° novembre 2021) promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, di recente pubblicato nel volume Etica teologica della vita, rappresenta a tutti gli effetti un rovesciamento di Veritatis Splendor. È questa l’evidenza più limpida emersa nei tre giorni del Convegno A Response to the Pontifical Academy for Life’s Publication: Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche … Il Convegno ha messo in luce questa irrisolvibile incompatibilità tra il Testo Base e l’enciclica del 1993, tra l’antropologia sottesa dalle tesi del primo e quella portata avanti dall’enciclica. Non si può passare sotto silenzio che VS abbia espresso l’insegnamento del Magistero della Chiesa sia in positivo che “in negativo”, con la condanna esplicita di alcuni errori; né deve sfuggire che la stessa enciclica consideri «la questione della moralità degli atti umani» e, in particolare, l’«esistenza degli atti intrinsecamente cattivi» come aspetti decisivi, perché in essi «si concentra in un certo senso la questione stessa dell’uomo, della sua verità e delle conseguenze morali che ne derivano» (VS, 83).”[832]
Un interessante articolo evidenzia come vari teologi hanno chiaramente affermato l’opposizione di Amoris Laetitia a Veritatis Splendor.[833]
Anzitutto lo hanno detto in modo delicato i teologi Stephan Goertz e Antonio Autiero spiegando che: “con Familiaris consortio e Veritatis splendor” è “stata codificata una dottrina completamente inattaccabile dal punto di vista della teologia morale, una dottrina che si basa solidamente sulla sacra Scrittura e sulla tradizione, una dottrina non più bisognosa di ulteriori sviluppi” e che “ha portato a dei blocchi di pensiero e di azione nella chiesa cattolica. Con Amoris laetitia, papa Francesco si propone di offrire uno spunto a continuare nella ricerca, anche in questo campo.”[834]
Lo ha ribadito più fortemente il prof. A. Grillo dicendo: “Diversamente da quanto viene ripetuto dai settori più restii ad accettare tale svolta, non si tratta di una discontinuità che AL introduce nella tradizione morale della Chiesa. Bisogna piuttosto riconoscere apertamente il contrario. La discontinuità era stata introdotta da alcuni documenti del XX secolo – che vanno da Casti Connubii, a Humanae Vitae a Veritatis Splendor – i quali avevano introdotto un “massimalismo morale” del tutto inedito fino ad allora, con una grande forzatura nella lettura delle fonti tradizionali, e rispetto a cui Amoris Laetitia opera un vero e proprio atto di “riconciliazione con la tradizione.”[835]
Nella linea vista finora è intervenuto in modo ancora più forte il redentorista Marciano Vidal, la cui dottrina è stata condannata dalla Chiesa[836], affermando che Amoris Laetitia “es la contra Veritatis Splendor, es decir un texto que deseábamos como reparación a ese otro que frenó la renovación de la teología moral del Vaticano II.”
Cioè Amoris Laetitia è in netta opposizione a Veritatis Splendor ed è un testo che “abbiamo voluto come riparazione per” Veritatis Splendor “che ha ostacolato il rinnovamento della teologia morale del Vaticano II”.[837]
Evidentemente anche M. Vidal è intervenuto nel processo di realizzazione di Amoris Laetitia.
Sottolineo che M. Vidal è un famoso moralista la cui dottrina morale fu condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; in tale nota di condanna si affermava significativamente in conclusione: “La Congregazione, con questa Notificazione, desidera anche incoraggiare i teologi moralisti a proseguire il cammino di rinnovamento della teologia morale, in particolare nell’approfondimento della morale fondamentale e nell’uso rigoroso del metodo teologico-morale, secondo gli insegnamenti dell’Enciclica Veritatis splendor e con il vero senso di responsabilità ecclesiale.”[838]
Ricordo che le parole di Giovanni Paolo II al termine di Veritatis Splendor furono forti e pesanti dal punto di vista dottrinale infatti affermò: “Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.” (VS 115)
In un altro testo significativo, apparso sull’ Osservatore Romano del 2 febbraio 1996, senza firma e contrassegnato da tre asterischi leggiamo: “Come ha ricordato recentemente Giovanni Paolo II …: “Nelle encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae, così come nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, ho voluto riproporre la dottrina costante della fede della chiesa, con un atto di conferma di verità chiaramente attestate dalla Scrittura, dalla tradizione apostolica e dall’insegnamento unanime dei pastori. Tali dichiarazioni, in virtù dell’autorità trasmessa al successore di Pietro di “confermare i fratelli” (Lc 22,32), esprimono quindi la comune certezza presente nella vita e nell’insegnamento della Chiesa” (Discorso alla sessione plenaria della Congregazione per la dottrina della fede, 24.11.1995, nn. 5-6). A nessuno sfugge che contestare in linea di principio il ruolo del magistero della chiesa espresso in queste parole … non costituisce un problema semplicemente disciplinare, bensì intacca profondamente l’unità e l’identità della Parola sulla quale è fondata la chiesa.”[839]
La morale situazionista bergogliana in particolare attraverso Amoris Laetitia si è quindi messa contro la: riproposizione della dottrina costante della fede della Chiesa attuata con un atto di conferma di verità chiaramente attestate dalla Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dall’insegnamento unanime dei pastori; tale riproposizione in virtù dell’autorità trasmessa al successore di Pietro di “confermare i fratelli” (Lc 22,32), esprime quindi la comune certezza presente nella vita e nell’insegnamento della Chiesa.
E contro tale riproposizione dobbiamo ritenere si siano posti in particolare M. Vidal e A. Grillo.
Dio intervenga e liberi presto la Chiesa dai gravi errori diffusi da papa Francesco, dai suoi collaboratori e da questi teologi.
l,1) Precisazioni importanti riguardo ad Amoris Laetitia 304-306: attacco dissimulato contro la Veritatis Splendor e la Tradizione.
Tenendo conto di quanto detto finora, i numeri 304-306 dell’ Amoris Laetitia sono molto interessanti per evidenziare il contrasto tra Amoris Laetitia e Veritatis Splendor e il modo con cui Papa Francesco cerca di mimetizzare tale contrasto.
Questi testi, più precisamente, presentano molto efficacemente la dissimulazione e falsità bergogliani con cui Papa Francesco, in pieno contrasto con Veritatis Splendor e con la Tradizione, insegna il suo discernimento falso che perverte la sana dottrina.
Riprendendo quello che dissi nel cap. V (I volume pp. 510-519) noto anzitutto che Papa Francesco, nei testi suddetti, mette chiaramente da parte le norme della Legge divina positiva sulla questione, egli rimane semplicemente nell’ambito della legge naturale, le citazioni dei testi tomisti e del testo della CTI (Commissione Teologica Internazonale) sono chiare in questo senso, sottolineo in particolare come Papa Francesco affermi, riprendendo il testo della CTI, che la Legge naturale vada considerata come fonte di ispirazione oggettiva[840].
Ora la sana dottrina[841] e s. Tommaso, che Francesco cita e cui dice di rifarsi, insegna che la Legge divina positiva corregge e perfeziona la Legge naturale (I-II q. 94); i fedeli cattolici sono sotto la Legge divina positiva evangelica che precisa la Legge naturale; il Vangelo, Legge divina positiva, è la Legge suprema.
Il Vangelo include in sé le norme della Legge naturale ma le supera e le precisa.
Il Vangelo, Legge divina positiva, è la Legge suprema sulla base della quale occorre realizzare il retto discernimento.
Anche il testo della CTI che il Papa cita afferma che il Vangelo perfeziona la Legge naturale[842].
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Nell’attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all’uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute «da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore». La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l’opera dello Spirito.” (CCC 1960)
Il cattolico appunto ha a disposizione la grazia e la Rivelazione perché le verità religiose e morali possano essere conosciute da lui e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore.
Ma tutto questo non appare nel testo del Papa: egli furbamente mette da parte la Legge divina positiva e presenta solo la Legge naturale, considerata per di più in modo errato, come vedremo meglio più avanti.
Lo scopo di queste perversioni dottrinali realizzate da Francesco è quello appunto di: legittimare ciò che condannano le norme assolute e invalicabili della Legge divine, contrastare ciò che afferma la sana dottrina e in particolare la Veritatis Splendor ma facendo sembrare che lui stesso, il Papa argentino, attraverso le sue parole resti nella sana dottrina e anzi la faccia evolvere; per questo Francesco cita la Bibbia, s. Tommaso e la CTI, per dare l’impressione di seguire la sana dottrina mentre la perverte!
Tali citazioni infatti, come vedremo nelle prossime pagine, sono prese fuori del loro vero contesto e servono per affermare il contrario di ciò che tali testi e i loro autori in realtà dicono.
Esaminiamo, dunque, ora con più precisione quanto abbiamo anticipato.
l,1,1) Amoris laetitia n. 304 contro Veritatis Splendor e contro s. Tommaso, che viene citato.
Il n. 304 dell’AL afferma: “È sbagliato soffermarsi solo sulla risposta o meno delle azioni di una persona a una legge o norma generale, perché questo non basta per discernere e assicurare la piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano.”
Il testo intende, in modo dissimulatorio, negare ciò che dice Veritatis Splendor e cioè che l’oggetto dell’atto è decisivo per la bontà dell’atto stesso e che un oggetto intrinsecamente malvagio mai può essere legittimamente scelto.
Leggiamo nella Veritatis Splendor al n. 78 : “La ragione per cui non basta la buona intenzione ma occorre anche la retta scelta delle opere, sta nel fatto che l’atto umano dipende dal suo oggetto, ossia se questo è ordinabile o meno a Dio, a Colui che «solo è buono», e così realizza la perfezione della persona. L’atto è buono, quindi, se il suo oggetto è conforme al bene della persona nel rispetto dei beni per essa moralmente rilevanti. L’etica cristiana, che privilegia l’attenzione all’oggetto morale, non rifiuta di considerare l’interiore «teleologia» dell’agire, in quanto volto a promuovere il vero bene della persona, ma riconosce che esso viene realmente perseguito solo quando si rispettano gli elementi essenziali della natura umana. L’atto umano, buono secondo il suo oggetto, è anche ordinabile al fine ultimo. Lo stesso atto raggiunge poi la sua perfezione ultima e decisiva quando la volontà lo ordina effettivamente a Dio mediante la carità.”
Ai nn. 80-82 della stessa enciclica troviamo: “ Ora la ragione attesta che si danno degli oggetti dell’atto umano che si configurano come «non-ordinabili» a Dio, perché contraddicono radicalmente il bene della persona, fatta a sua immagine. Sono gli atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. Per questo, senza minimamente negare l’influsso che sulla moralità hanno le circostanze e soprattutto le intenzioni, la Chiesa insegna che «esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto».[843]… 81. Insegnando l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L’apostolo Paolo afferma in modo categorico: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio» (1 Cor 6,9-10). Se gli atti sono intrinsecamente cattivi, un’intenzione buona o circostanze particolari possono attenuarne la malizia, ma non possono sopprimerla: sono atti «irrimediabilmente» cattivi, per se stessi e in se stessi … Per questo, le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto «soggettivamente» onesto o difendibile come scelta.
82. Del resto, l’intenzione è buona quando mira al vero bene della persona in vista del suo fine ultimo. Ma gli atti, il cui oggetto è «non-ordinabile» a Dio e «indegno della persona umana», si oppongono sempre e in ogni caso a questo bene.”
Quello che dice qui Veritatis Splendor riprende ciò che diceva s. Tommaso sulla preminenza dell’oggetto per la determinazione morale della bontà di un atto infatti in tale enciclica leggiamo al n. 78: “ La moralità dell’atto umano dipende anzitutto e fondamentalmente dall’oggetto ragionevolmente scelto dalla volontà deliberata, come prova anche la penetrante analisi, tuttora valida, di san Tommaso.[844]”
Al n. 67 della stessa enciclica leggiamo infine: “Ma i precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce.”
Amoris Laetitia si oppone frontalmente ma in modo subdolo e dissimulatorio a tutto questo.
Per AL infatti, come visto più sopra, anche se l’oggetto dell’atto è malvagio l’atto può essere volontariamente e legittimamente scelto dal soggetto, quindi anche se io voglio fare adulterio ci possono essere delle circostanze o intenzioni che lo rendono legittimo; in questa linea appunto attraverso AL si legittimano le assoluzioni sacramentali e le Eucaristie di coloro che restano “ostinati” nel voler continuare i loro atti intrinsecamente malvagi, come divorziati risposati e simili.
Esaminiamo ora il seguente passaggio di Amoris Laetitia n. 304: “Esorto vivamente a ricordare sempre un insegnamento di san Tommaso d’Aquino e a imparare a integrarlo nel discernimento pastorale: «Sebbene nei principi generali ci sia necessità, quanto più si tratta di cose particolari, tanto più si crea indeterminatezza […]. Nell’ambito dell’azione, la verità o rettitudine pratica non è la stessa in tutte le applicazioni particolari, ma solo nei principi generali; e in quelle per le quali la rettitudine è identica nelle azioni stesse, essa non è conosciuta da tutti in modo uguale […]. Quanto più si scende al particolare, tanto più aumenta l’indeterminatezza».[845] È vero che le norme generali presentano un bene che non deve mai essere disconosciuto o trascurato, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari.”
Qui il Papa vuole affermare sostanzialmente che le norme assolute negative sono tali a livello generale ma non a livello particolare perché a quest’ultimo livello c’è indeterminatezza; a questo livello particolare le norme assolute cessano di esserlo perché vi sono delle eccezioni, delle circostanze in cui tali norme assolute non sono applicabili, cioè vi sono dei condizionamenti, delle attenuanti per cui tali norme assolute non sono più applicabili; perciò, come visto, il Pontefice in questa linea legittima fondamentalmente l’adulterio e altri atti intrinsecamente malvagi e legittima altresì l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia per coloro che si ostinano in tali atti.
Il Papa si serve di un testo di s. Tommaso che non riguarda questo ambito e che parla di tutt’altro per creare confusione e tirarsi le parole del s. Dottore per difendere i suoi errori del tutto opposti a ciò che afferma s. Tommaso.
S. Tommaso nei suoi scritti afferma precisamente il contrario e nel testo in questione sta parlando di tutt’altro!
S. Tommaso sta infatti parlando, nel testo in oggetto I-II q.94, della Legge naturale, comune a tutti gli uomini, e nell’ articolo in oggetto si domanda se tutti i popoli conoscano, riconoscano e applichino i principi della legge naturale.
Il s. Dottore precisa nel corpus che la Legge naturale è uguale per tutti sia rispetto ai principi universali che a quelli particolari ma alcuni, per loro difetti personali, non accettano o non conoscono alcuni precetti particolari di essa; s. Tommaso dice questo, guardando tutta la storia che lui conosceva, anche per spiegare come mai in alcune parti del mondo la Legge naturale appariva radicalmente sovvertita riguardo ad alcuni comandi.
S. Tommaso per di più non si riferisce precisamente a popoli evangelizzati.
Il testo di I-II q. 94 a.4 riguarda semplicemente la Legge naturale e non parla precisamente di popoli evangelizzati che hanno accolto il Vangelo ma piuttosto dell’umanità al di fuori del Vangelo e infatti vengono fatti esempi riguardanti popoli non cristiani.
Il testo non vuole dire che a livello di discernimento con un sacerdote per un cattolico su questioni particolari riguardo alle norme negative della Legge c’è indeterminatezza e che le norme assolute restino tali solo a livello generale.
Il testo non vuole dire che qualche attenuante basta per poter agire contro le norme negative della Legge divina!
Quindi è un testo inapplicabile per sostenere le affermazioni di Papa Francesco ed è inapplicabile per il discernimento riguardo ai fedeli cattolici per i quali vige la Legge divina positiva che include in sé e perfeziona la Legge naturale.
Sottolineo che, come abbiamo visto molte volte in questo libro, s. Dottore Angelico afferma che le norme negative sono assolute e sono assolutamente obbligatorie quindi valgono sempre e per sempre anche nei casi particolari e non esistono eccezioni ad esse, in questo senso gli atti vietati da tali norme sono assolutamente malvagi e vietati sempre e senza eccezioni; Papa Francesco invece nega fondamentalmente tutto questo.
Attraverso la citazione di Francesco, s. Tommaso è quindi proiettato in un ambito completamente opposto alla sua dottrina per sostenere ciò che va contro la sua stessa dottrina.
Incredibile, ma vero!
Aggiungo che il discernimento pratico eseguito rettamente è una luce e può diventare una norma per discernere in casi simili.
Invece il falso discernimento bergogliano: “non può essere elevato alla categoria di norma. Ciò non solo darebbe luogo a una casistica intollerabile, ma metterebbe anche in pericolo i valori che devono essere custoditi con speciale cura[846] “ (AL 304)
Infatti proprio perché falso e contrario ai sani principi della morale cattolica e rimesso alla coscienza e volontà del soggetto e non a quella di Dio, è un discernimento ingiusto a vari livelli e improponibile ad altri; per di più esso è scandaloso e smaschera la perversione dottrinale bergogliana, quindi va tenuto nascosto e considerato inapplicabile in altri casi!
In questo passo, in nota, Papa Francesco presenta un altro testo di s. Tommaso, Sententia libri Ethicorum, VI, 6, e lo cita ugualmente fuori contesto e fuori luogo per sostenere gli errori di Francesco stesso.
Il s. Dottore Angelico afferma che le norme negative sono assolute e sono assolutamente obbligatorie quindi valgono sempre e per sempre anche nei casi particolari e non esistono eccezioni ad esse, in questo senso gli atti vietati da tali norme sono assolutamente malvagi e vietati sempre e senza eccezioni; Papa Francesco nega fondamentalmente tutto questo ma cita tale passo, fuori contesto e contro la stessa dottrina tomista, per tirare a suo vantaggio le parole di s. Tommaso.
Impressionante la falsità che si mostra in tutto questo!
Dio intervenga.
l,1,2) Amoris Laetitia n. 305 contro la Tradizione, contro Veritatis Splendor e contro il testo della CTI citato.
Poi Francesco afferma: “305. Pertanto, un pastore non può accontentarsi semplicemente di applicare le leggi morali a quanti vivono in situazioni «irregolari», come se fossero pietre lanciate contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono anche dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, talvolta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite» [847].”
Dietro queste affermazioni Papa Francesco molto probabilmente nasconde un attacco particolarmente netto alla morale di s. Giovanni Paolo II e della Tradizione e a quanti la seguono.
Come visto più sopra Francesco contrasta in modo dissimulato la dottrina sana (del Papa polacco e della Tradizione, specialmente di Veritatis Splendor) per cui l’oggetto dell’atto è decisivo per discernere la liceità dell’azione e per cui un atto con oggetto intrisecamente malvagio non può essere mai scelto; e qui Bergoglio, molto probabilmente, attacca coloro che seguono tale dottrina, costoro sono quelli che si accontentano di “applicare le leggi morali a quanti vivono in situazioni «irregolari», come se fossero pietre lanciate contro la vita delle persone” costoro sono i “cuori chiusi, che spesso si nascondono anche dietro gli insegnamenti della Chiesa “per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, talvolta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.
Ovviamente Papa Francesco non dice precisamente a chi si riferisce probabilmente per non smascherarsi ma la chiara e dissimulata opposizione a Veritatis Splendor e quindi alla sana dottrina mostrano che, con buona probabilità, quella sana dottrina e coloro che la seguono sono l’oggetto del suo attacco.
Quindi Francesco prosegue:
“La Commissione Teologica Internazionale si è espressa in modo analogo: «La legge naturale non deve essere presentata come un insieme precostituito di regole imposte a priori al soggetto morale, ma piuttosto come una fonte di ispirazione oggettiva per quel processo decisionale eminentemente personale»[848] .”
Quindi la legge naturale, per Francesco, è solo una fonte di ispirazione e non presenta norme immutabili e universali cui è necessario obbedire.
Questo è chiaramente errato e lo stesso testo della CTI da cui è tratta la citazione fa emergere tale errore; e insieme con tale testo anche la Tradizione e specialmente la Veritatis Splendor fanno emergere tale errore chiaramente come vedrete nel prossimo paragrafo.
La Legge naturale è una Legge vera e propria con comandi veri e propri, non è semplicemente una fonte di ispirazione!
La legge Naturale ha norme universali e immutabili che si trovano nell’insegnamento biblico e che la Chiesa insegna.
La Legge naturale che il cristiano deve osservando è inclusa nei comandi assoluti che la Rivelazione ci presenta.
Le norme negative di tale Legge sono assolutamente obbligatorie, sempre e per sempre, senza eccezioni.
Continua il testo di AL: “A causa di condizioni o fattori attenuanti, è possibile, in mezzo a una situazione oggettiva di peccato – che può non essere soggettivamente colpevole o può non essere pienamente colpevole – vivere in grazia di Dio, amare e crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a questo scopo l’aiuto della Chiesa .[849] Il discernimento deve aiutarci a trovare possibili vie di risposta a Dio e di crescita nei limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo il cammino della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza incontrare grandi difficoltà».[850] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può non incorporare questa realtà.”
Basta qualche attenuante, quindi, secondo Papa Francesco, come visto più sopra, perché un soggetto possa essere esentato dal divieto di compiere atti intrinsecamente malvagi (come adulterio, atti omosessuali e tutti gli altri atti indicati significativamente al n. 80 di Veritatis Splendor), possa essere assolto sacramentalmente, pur proponendosi di continuare a compiere tali atti, e possa ricevere anche l’Eucaristia.
In ordine alla salvezza eterna per Bergoglio non occorre impegnarsi e sforzarsi, con l’aiuto della grazia, a vivere secondo i comandamenti ed essere pronti al martirio piuttosto che violare tali norme, come dice la Bibbia e con essa la Tradizione; per Francesco infatti basta fare il bergogliano “possibile”[851] per cui è sufficinete qualche attenuante per potersi proporre volontariamente e legittimamente di compiere atti oggettivamente e gravemente malvagi e per poter ricevere validamente e legittimamente anche i Sacramenti.
l,1,2,1) Papa Francesco cita un testo della Commissione Teologica Internazionale distorcendone il significato contro la Tradizione e la Veritatis Splendor.
Diciamo anzitutto che per il cristiano la Legge da osservare è la Legge rivelata!
La Legge rivelata contiene in sé stessa anche i precetti della Legge naturale; osservando le norme morali fissate dalla Rivelazione il cristiano osserva anche la Legge naturale.
La CTI nel documento citato dal Papa è stata molto precisa a questo riguardo affermando al n. 112: “La nuova Legge del Vangelo include, assume e porta a compimento le esigenze della legge naturale. Gli orientamenti della legge naturale non sono dunque istanze normative esterne rispetto alla nuova Legge. Sono una parte costitutiva di questa, anche se seconda e ordinata all’elemento principale, che è la grazia di Cristo[852].”
Per il cristiano quindi la Legge naturale in quanto contenuta e perfezionata nella Legge rivelata diventa un tutt’uno con essa, per questo è totalmente assurdo e falso dire, come fa il Papa Francesco in AL 305, ai fedeli cristiani che la Legge naturale è solo “una fonte di ispirazione”, equivale a dire la Legge rivelata è solo una fonte di ispirazione non una vera Legge, il che è un gravissimo errore in linea ereticale!
Inoltre occorre sottolineare che anche facendo il discorso generale, che non riguarda precisamente i cristiani ma deve arrivare a tutti gli uomini, discorso che appunto sviluppa la CTI (Commissione Teologica Internazionale) la Legge naturale è una vera Legge con norme che vanno osservate obbligatoriamente e non solo una fonte di ispirazione.
Leggendo infatti con attenzione e integralmente il documento della CTI visto nel precedente paragrafo[853] emerge che ciò che esso vuole mettere in evidenza con le parole riportate dal Papa in AL n. 305 è che, come leggiamo ai nn. 32s del documento, erra il razionalismo che: “pone l’esistenza di un ordine assoluto e normativo delle essenze intelligibili accessibile alla ragione e insieme relativizza il riferimento a Dio come fondamento ultimo della legge naturale. L’ordine necessario, eterno e immutabile delle essenze dev’essere certamente attualizzato dal Creatore, ma, si crede, possiede già in se stesso la sua coerenza e la sua razionalità. Il riferimento a Dio dev’essere dunque opzionale. La legge naturale si imporrebbe a tutti «anche se Dio non esistesse (etsi Deus non daretur)» .
33. Il modello razionalista moderno della legge naturale è caratterizzato: 1) dalla credenza essenzialista in una natura umana immutabile e a-storica, di cui la ragione può cogliere perfettamente la definizione e le proprietà essenziali; 2) dal mettere tra parentesi la situazione concreta delle persone umane nella storia della salvezza, segnata dal peccato e dalla grazia, la cui influenza sulla conoscenza e sulla pratica della legge naturale è però decisiva; 3) dall’idea che è possibile per la ragione dedurre a priori i precetti della legge naturale a partire dalla definizione dell’essenza dell’essere umano; 4) dalla massima estensione data ai princìpi così dedotti, tanto che la legge naturale appare come un codice di leggi già fatte che regola la quasi-totalità dei comportamenti.”[854]
La CTI al n.59, testo citato dal Papa, si scaglia appunto contro il razionalismo che presenta le norme della Legge naturale come immutabili e deducibili “a priori a partire dalla definizione dell’essenza dell’essere umano”.
Invece il testo della CTI riconosce, nella linea dottrinale cattolica, che i precetti della Legge naturale sono immutabili infatti afferma al n.52: “Al termine di questa rapida esposizione dei princìpi morali che derivano dalla presa in considerazione, da parte della ragione, delle inclinazioni fondamentali della persona umana, siamo in presenza di un insieme di precetti e di valori che, almeno nella loro formulazione generale, si possono considerare come universali, poiché si applicano a tutta l’umanità. Essi inoltre rivestono un carattere di immutabilità nella misura in cui derivano da una natura umana le cui componenti essenziali rimangono identiche nel corso della storia. Tuttavia può accadere che siano oscurate o anche cancellate dal cuore umano a motivo del peccato e dei condizionamenti culturali e storici che possono influenzare negativamente la vita morale personale: ideologie e propagande insidiose, relativismo generalizzato, strutture di peccato … Bisogna dunque essere modesti e prudenti quando si invoca l’«evidenza» dei precetti della legge naturale. Ma si deve ugualmente riconoscere in questi precetti il fondo comune su cui si può basare un dialogo in vista di un’etica universale.”
Come dice anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, precetti immutabili di tale Legge naturale non sono “percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell’attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all’uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute «da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore». La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l’opera dello Spirito.” (CCC 1960)
Il cristiano quindi con la Rivelazione e la grazia può conoscere le verità religiose e morali “senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore”; ma per coloro che sono fuori della Chiesa e non accolgono la Legge rivelata c’è comunque una Legge naturale con norme immutabili e universali, che non sono semplicemente fonti di ispirazione ma vere norme da osservare.
In questo modo tale testo segue la dottrina cattolica tradizionale secondo cui la Legge naturale, con le sue norme, è immutabile (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) n. 1955.1958.1960.1979)
Più precisamente: “… La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale”(CCC n. 1955) … “La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società: “La tua Legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare ». ” (CCC 1958)
Faccio notare che il testo di riferimento per l’immutabilità della Legge naturale che il Catechismo cita è un documento del Concilio Vaticano: la Costituzione pastorale Gaudium et spes, n.10.
Su questo fondamento immutabile della Legge naturale, spiega lo stesso Catechismo al n. 1959: “… l’uomo può costruire l’edificio delle regole morali che guideranno le sue scelte”, sullo stesso fondamento si deve “edificare la comunità degli uomini” e “la legge civile” la quale si riallaccia alla Legge naturale: “sia con la riflessione che trae le conseguenze dai principi della legge naturale, sia con aggiunte di natura positiva e giuridica.”
Di nuovo al n. 1979 lo stesso Catechismo afferma: “La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso la storia. Le norme che ne sono l’espressione restano sostanzialmente valide. È un fondamento necessario all’ordinamento delle regole morali e alla legge civile.”
Il n. 53 della Veritatis Splendor afferma: “ La grande sensibilità che l’uomo contemporaneo testimonia per la storicità e per la cultura conduce taluni a dubitare dell’immutabilità della stessa legge naturale, e quindi dell’esistenza di «norme oggettive di moralità» valide per tutti gli uomini del presente e del futuro, come già per quelli del passato: è mai possibile affermare come valide universalmente per tutti e sempre permanenti certe determinazioni razionali stabilite nel passato, quando si ignorava il progresso che l’umanità avrebbe fatto successivamente?
Non si può negare che l’uomo si dà sempre in una cultura particolare, ma pure non si può negare che l’uomo non si esaurisce in questa stessa cultura. Del resto, il progresso stesso delle culture dimostra che nell’uomo esiste qualcosa che trascende le culture. Questo «qualcosa» è precisamente la natura dell’uomo: proprio questa natura è la misura della cultura ed è la condizione perché l’uomo non sia prigioniero di nessuna delle sue culture, ma affermi la sua dignità personale nel vivere conformemente alla verità profonda del suo essere. Mettere in discussione gli elementi strutturali permanenti dell’uomo, connessi anche con la stessa dimensione corporea, non solo sarebbe in conflitto con l’esperienza comune, ma renderebbe incomprensibile il riferimento che Gesù ha fatto al «principio», proprio là dove il contesto sociale e culturale del tempo aveva deformato il senso originario e il ruolo di alcune norme morali (cf Mt 19,1-9). In tal senso «la Chiesa afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli» . È lui il «Principio» che, avendo assunto la natura umana, la illumina definitivamente nei suoi elementi costitutivi e nel suo dinamismo di carità verso Dio e il prossimo.
Certamente occorre cercare e trovare delle norme morali universali e permanenti la formulazione più adeguata ai diversi contesti culturali, più capace di esprimerne incessantemente l’attualità storica, di farne comprendere e interpretare autenticamente la verità. Questa verità della legge morale — come quella del «deposito della fede» — si dispiega attraverso i secoli: le norme che la esprimono restano valide nella loro sostanza, ma devono essere precisate e determinate «eodem sensu eademque sententia» secondo le circostanze storiche dal Magistero della Chiesa, la cui decisione è preceduta e accompagnata dallo sforzo di lettura e di formulazione proprio della ragione dei credenti e della riflessione teologica.”
Il Catechismo affrma al n.1956 “Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali: « Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore. […] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente ».”
Quindi anche considerata in senso generale la Legge naturale è una vera Legge con norme immutabili chee devono essere obbligatoriamente vissute.
Le affermazioni di Papa Francesco sono quindi doppiamente false e opposte alla Tradizione e alla Verità.
Papa Francesco ha inoltre fondamentalmente e doppiamente travisato le affermazioni della CTI (Commissione Teologica Internazionale) per affermare il preciso contrario di ciò che esse dicono e quindi per servirsi di esse per sostenere i suoi errori contrari alla sana dottrina cattolica!
Impressionante falsità!
l,1,3) Amoris Laetitia n. 306 contro Veritatis Splendor nonché contro la Bibbia, che viene citata, e contro la Tradizione.
Francesco prosegue dicendo: “In ogni circostanza, coloro che hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina devono essere chiamati a seguire la via caritatis . La carità fraterna è la prima legge dei cristiani (cfr Gv 15,12; Gal 5,14). Non dimentichiamo la promessa della Scrittura: «Conservate la carità tra voi, perché la carità copre una moltitudine di peccati» ( 1 Pt 4,8); «Espiate i vostri peccati con l’elemosina e le vostre trasgressioni con l’elemosina» ( Dn 4,24). «L’acqua spegne il fuoco ardente e l’elemosina perdona i peccati» ( Sir 3,30). È quanto insegna anche sant’Agostino: «Come, nel pericolo di un incendio, corriamo a prendere l’acqua per spegnerlo […], allo stesso modo, se dalla nostra paglia sgorgasse la fiamma del peccato, e per questo ci turbassimo, quando ci viene offerta l’opportunità di un’opera piena di misericordia, rallegriamoci come se ci fosse offerta una fontana nella quale spegnere l’incendio»[855]”
Anzitutto ciò che Francesco intende per carità non è ciò che la Tradizione e la Bibbia insegnano; la carità bergogliana è falsa e contraria alla Verità, come ho evidenziato nel cap. V di questo libro ( vol. I p. 579).
Poi le affermazioni bibliche che Francesco riporta sul pentimento e sul perdono non riguardano quelli che seguono la sua dottrina falsa e contraria alla dottrina cattolica, come vedremo meglio qui di seguito, quindi sono fuori posto e dicono il contrario di ciò che egli vorrebbe far dire loro.
La Bibbia insegna ad essere pronti a dare la vita piuttosto che cedere al peccato specie se grave.
Si veda il caso di Susanna (Dan. 13), si veda il caso di Eleazaro (1Mac 1,57-63; 2Mac 6,18-31)
Cristo ci chiama a vivere i suoi comandi fino al martirio, ci chiama ad essere pronti al martirio; la vera carità implica questo: essere pronti a dare la vita piuttosto che trasgredire gravemente un comando della Legge di Dio, specialmente un comando negativo di tale Legge (Mt. 10,28.37-44; 16,24s; Lc 9,22-25; 14,25-27; 1 Gv. 3,14-18; Gv. 15,12 etc. ).
Nella linea del s. Vangelo e della Bibbia s. Ignazio di Antiochia, pochi anni dopo Cristo, affermò: “Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua Passione, la sua vita non è in noi.”[856]
Si veda ciò che dice a questo riguardo, appunto nella linea del Vangelo e della Tradizione, la “Veritatis Splendor” di s. Giovanni Paolo II ai nn. 90ss., in essi leggiamo anzitutto: “Il rapporto tra fede e morale splende in tutto il suo fulgore nel rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale di ogni uomo, a quelle esigenze difese dalle norme morali che proibiscono senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.”(“Veritatis Splendor” n.90)
Al n. 91 della stessa Enciclica leggiamo inoltre: “La Chiesa propone l’esempio di numerosi santi e sante, che hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale. Elevandoli all’onore degli altari, la Chiesa ha canonizzato la loro testimonianza e dichiarato vero il loro giudizio, secondo cui l’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.” (“Veritatis Splendor” n.91)
Sottolineo: l’amore di Dio, cioè la carità, implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di salvare la propria vita.
La carità vera implica l’osservanza di tutti i comandamenti con la prontezza a dare la vita pittosto che compiere atti contrari alla Legge divina e peccare, specie se gravemente; la carità di Francesco è falsa, è una caricatura della vera, come ho detto nel cap. 5.
Il martirio pone in evidenza appunto l’assoluta obbligatorietà della Legge divina, che implica, per la fedeltà dovuta a Dio, il dovere assoluto di accettare la morte e la perdita di tutto, in questo mondo, piuttosto che compiere atti contrari a tale Legge. [857]
Dio ci aiuta a non peccare e a non compiere atti intrinsecamente malvagi, Dio ci chiama alla vera libertà che è anzitutto libertà dal male, molto significativamente s. Agostino, citato da Papa Francesco affermava: “La prima libertà consiste nell’essere esenti da crimini… come sarebbero l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio e così via. Quando uno comincia a non avere questi crimini (e nessun cristiano deve averli), comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della libertà, non la libertà perfetta….”[858]
Dio vuole renderci liberi dal male che è il peccato, perciò ci dona la grazia, come spiega lo stesso s. Dottore “La legge, perciò, è stata data perché si invocasse la grazia; la grazia è stata data perché si osservasse la legge”[859]
Lo stesso santo aggiungeva: “Rallegriamoci e ringraziamo — esclama sant’Agostino rivolgendosi ai battezzati —: siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo (…). Stupite e gioite: Cristo siamo diventati!”[860].
Siamo diventati Cristo! E in Cristo abbiamo la forza e la grazia per vivere secondo Cristo e dobbiamo vivere secondo Cristo, non cedendo al peccato ma vincendolo!
Siamo diventati Cristo e come Cristo e in Cristo dobbiamo essere pronti a dare la vita per Cristo, per la Verità, come i martiri.
La carità ci porta ad amare Dio e quindi la sua Legge al di sopra di tutto e quindi ci porta ad accettare la perdita di tutto, anche della nostra vita per amore di Dio e della sua Legge.
Siamo diventati Cristo e quindi dobbiamo vivere secondo la sua Legge che comanda appunto di non peccare, di compiere adulterio etc.
S. Paolo è stato molto chiaro: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.” (1 Cor. 6,9-10)
La via del Cielo passa per l’attuazione della Legge di Dio fino al martirio!
Al giovane che vuole sapere la via che conduce al Cielo Gesù dice: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,18-19).
La via del Cielo passa per l’attuazione della Legge di Dio fino al martirio e questo è possibile!
Pio XII, a questo riguardo, affermava, sulla scia del Concilio di Trento, quanto segue: “ Iddio non obbliga all’impossibile … — Abbiamo a conferma di tale argomento la dottrina del Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: « Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinchè tu possa » (Conc. Trid. Sess. 6 cap. II Denzinger n. 804 – S. August. De natura et gratia cap. 43 n. 50 Migne P. L. vol. 44 col. 271).
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.”[861]
Siamo diventati Cristo quindi con Lui siamo chiamati all’eroismo nell’attuazione della sua Legge!
Come dice la stessa Veritatis Spendor al n. 13 riprendendo il Vangelo: “I comandamenti, ricordati da Gesù al giovane interlocutore, sono destinati a tutelare il bene della persona, immagine di Dio, mediante la protezione dei suoi beni. «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso» sono regole morali formulate in termini di divieto. I precetti negativi esprimono con particolare forza l’esigenza insopprimibile di proteggere la vita umana, la comunione delle persone nel matrimonio, la proprietà privata, la veridicità e la buona fama.”
Lo stesso documento afferma al n. 52: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti…. ciò che si deve fare in una determinata situazione dipende dalle circostanze, che non si possono tutte quante prevedere in anticipo; al contrario ci sono comportamenti che non possono mai essere, in nessuna situazione, una risposta adeguata — ossia conforme alla dignità della persona. Infine, è sempre possibile che l’uomo, in seguito a costrizione o ad altre circostanze, sia impedito di portare a termine determinate buone azioni; mai però può essere impedito di non fare determinate azioni, soprattutto se egli è disposto a morire piuttosto che a fare il male. La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Come si è visto, Gesù stesso ribadisce l’inderogabilità di queste proibizioni: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti…: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso» (Mt 19,17-18).”
E ancora, al n. 62 “i precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce.”
Siamo diventati Cristo, dobbiamo con Lui vivere i santi comandi negativi, pronti a dare la vita per questo.
Come visto nel cap. III, Dio perdona il peccato se la persona è veramente pentita ma non perdona la volontà di peccare gravemente cioè di compiere atti gravemente contrari alla Legge di Dio stesso.
Dio perdona chi si pente veramente del suo peccato ed è pronto piuttosto a morire che peccare ma non perdona chi vuole commetterlo di nuovo e non si propone di fuggire le occasioni prossime di peccato; perciò le affermazioni bibliche sul pentimento e sul perdono non riguardano coloro che nella linea della morale situazionista bergogliana volontariamente si dispongono a peccare di nuovo con atti gravi e non si impegnano a togliere l’occasione prossima di peccato, la affermazioni bibliche non riguardano coloro che nella linea di Papa Francesco ritengono che basta qualche attenuante per poter essere esentati dal divieto di compiere atti intrinsecamente malvagi come adulterio, atti omosessuali e tutti gli altri atti indicati significativamente al n. 80 di Veritatis Splendor.
Il vero pentimento, sottolineo, come presentato dalla Bibbia e dalla Tradizione implica la disposizione del soggetto a perdere tutto e tutto soffrire piuttosto che peccare di nuovo, disposizione che manca appunto in coloro che seguono la dottrina bergogliana!!
Le affermazioni bibliche che Francesco riporta sul pentimento e sul perdono non riguardano quelli che seguono la sua dottrina falsa e contraria alla dottrina cattolica, quindi sono fuori posto e dicono il contrario di ciò che egli vorrebbe far dire loro.
Dio intervenga!
l,1,4) Conclusione
Le affermazioni di Papa Francesco esaminate da me qui sopra nei nn. 302-306 di AL sono false e contrarie ai testi, rettamente intesi, e agli autori che egli stesso presenta per legittimare sulla base della Bibbia e della Tradizione le sue affermazioni.
L’Amoris Laetitia, in particolare in questi testi, è in chiaro contrasto contro Veritatis Splendor, con la Bibbia e con la Tradizione, con s. Tommaso e con il testo della CTI ma Papa Francesco con le sue tecniche dissimulatorie vuol fare credere il contrario.
Ovviamente Papa Francesco “doveva” dissimulare perché molti nella Chiesa accettassero senza particolari difficoltà le sue affermazioni contrarie alla sana dottrina e in specie contrarie a ciò che i suoi predecessori avevano affermato in modo solenne, con l’autorità di Pietro.
Ricordo le parole di Giovanni Paolo II al termine di Veritatis Splendor: “Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi.” (VS 115)
Lo stesso s. Pontefice affermò: “Nelle encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae, così come nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, ho voluto riproporre la dottrina costante della fede della chiesa, con un atto di conferma di verità chiaramente attestate dalla Scrittura, dalla tradizione apostolica e dall’insegnamento unanime dei pastori. Tali dichiarazioni, in virtù dell’autorità trasmessa al successore di Pietro di “confermare i fratelli” (Lc 22,32), esprimono quindi la comune certezza presente nella vita e nell’insegnamento della Chiesa” (Discorso alla sessione plenaria della Congregazione per la dottrina della fede, 24.11.1995, nn. 5-6).
La morale situazionista bergogliana, quindi, in particolare attraverso i suddetti testi di Amoris Laetitia, si è messa contro questo Magistero solenne attuato in virtù dell’autorità trasmessa al successore di Pietro di “confermare i fratelli” (Lc 22,32), e lo ha fatto dissimulando tale contrarietà attraverso citazioni distorte di testi e autori come s. Tommaso e la CTI ma anche la Bibbia che, rettamente intesi nel loro contesto, in realtà affermano il contrario di ciò che Francesco vuole far dire loro.
Dio smascheri sempre più efficacemente le falsità, le dissimulazioni e le perversioni bergogliane e liberi la Chiesa dai gravi errori che il Pontefice argentino e i suoi collaboratori hanno diffuso con grandi danni delle anime.
3) Importanti precisazioni conclusive sulla “morale di situazione” che attraverso Amoris laetitia si sta diffondendo: il Papa non sta sviluppando la sana dottrina ma la sta tradendo!
Riprendendo ancora quello che vedemmo nel primo volume allorché trattammo della differenza tra sviluppo della dottrina e cambiamento di essa, dobbiamo ricordare che il Magistero, è chiamato a interpretare e non a tradire la Tradizione e la Scrittura. Il Magistero non è superiore alla Tradizione o alla Scrittura ma le serve quindi esso deve interpretare e non deformare o pervertire il deposito della fede.
Vedemmo quello che affermò s. Vincenzo di Lerins[862], per lui il vero progresso della sana dottrina avviene mediante lo sviluppo interno per cui devono rimanere “sempre uguali il genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo contenuto” quindi anche il dogma della religione cristiana progredisce ma deve restare sempre assolutamente intatto e inalterato e, per un vero sviluppo, non devono esserci contraddizioni tra la dottrina che precede e quella che segue.[863]
Nella Costituzione Dogmatica “Dei Filius” leggiamo in questa linea che: “… deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione [Vinc. Lir. Common., n. 28].”[864]
La regola fissata dal Concilio Vaticano I vale anche per il Papa, anzi il Papa dovrebbe dare esempio di attuazione di questa regola. La Bolla “Ineffabilis Deus” di Pio IX, precedente alla Dei Filius, presentava già con chiarezza tale regola[865]; a distanza di circa 100 anni ritroviamo la stessa norma nella Dichiarazione “Mysterium Ecclesiae” pubblicata nel 1973 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede [866]
In questa linea il Cardinale Müller ha detto che, come confermato a lui da Papa Francesco in alcune lettere personali, i tre criteri essenziali con cui s. Ireneo distingueva e, quindi noi dobbiamo distinguere, la verità cattolica dagli errori degli eretici o scismatici erano e sono:
1. il suo fondamento nella Bibbia;
2. la fedeltà alla Tradizione dottrinale degli apostoli;
3) l’accordo di tutte le chiese locali nella dottrina, nella liturgia e nella vita con l’insegnamento ecclesiastico dei vescovi nella successione ufficiale degli apostoli – con a capo Pietro e Paolo (cfr. Adversus haereses III, 3, 2f). [867]
S. Giovanni Paolo II affermò “Di tale norma [della legge morale Divina] la Chiesa non è affatto né l’autrice né l’arbitra. In obbedienza alla verità, che è Cristo, la cui immagine si riflette nella natura e nella dignità della persona umana, la Chiesa interpreta la norma morale e la propone a tutti gli uomini di buona volontà, senza nasconderne le esigenze di radicalità e di perfezione”[868]
Lo stesso Pontefice precisò che sulla base dei principi “della verità e della coerenza … la Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, finché non abbiano raggiunto le richieste disposizioni dell’anima”[869]
Ancora il Pontefice polacco affermò “La fermezza della Chiesa nel difendere le norme morali universali e immutabili, non ha nulla di mortificante. È solo al servizio della vera libertà dell’uomo: dal momento che non c’è libertà al di fuori o contro la verità … Di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo «miserabile» sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” ( VS 96).
Nella linea di queste affermazioni ricordiamo che il modernismo con i suoi errori è stato condannato dalla Chiesa anche per: “… l’eretica invenzione dell’evoluzione dei dogmi, che passano da un significato all’altro, diverso da quello che prima ritenne la Chiesa” [870].
Lo sviluppo della dottrina implica che la fede rimanga sostanzialmente la stessa e che la dottrina vada intesa “nello stesso senso e sempre nello stesso contenuto”, altrimenti non si ha sviluppo ma deformazione e tradimento della dottrina, anche in ambito morale!
Sottolineo che, per verificare che l’interpretazione dei dogmi e lo sviluppo della dottrina si compie rettamente e non sia una deformazione o una distruzione della verità diffusa da Cristo, san J. H. Newman, famoso teologo inglese, ha offerto sette principi: “
1) Preservazione del tipo…
2) Continuità dei principi …
3) Potere di assimilazione …
4) Conseguenza logica …
5) Anticipazione del futuro …
6) Influsso preservatore del passato …
7) Vigore duraturo …”[871]
Dice s. J. H. Newman: “There is no corruption if it retains one and the same type, the same principles, the same organization; if its beginnings anticipate its subsequent phases, and its later phenomena protect and subserve its earlier; if it has a power of assimilation and revival, and a vigorous action from first to last.”[872]
Non c’è corruzione se conserva lo stesso tipo, gli stessi principi, la stessa organizzazione; se i suoi inizi anticipano le sue fasi successive, e i suoi fenomeni successivi proteggono e conservano quelli ad essi precedenti ; se ha un potere di assimilazione e di rinascita, e un’azione vigorosa dal primo all’ultimo.
Dice s. Tommaso d’Aquino: “Dicendum quod hoc pro firmo est tenendum, unam esse fidem antiquorum et modernorum: alias non esset una Ecclesia.” (De veritate, q. 14, a. 12c). … si deve mantenere con fermezza che una è la fede degli antichi e dei moderni altrimenti la Chiesa non sarebbe una. La Chiesa per essere sempre una deve professare una sola fede; l’unità della Chiesa implica l’unità della fede con il passato.
Alcuni errori da me evidenziati in questo capitolo nelle affermazioni dirette e “indirette” (attraverso i suoi collaboratori) del Papa, in ambito morale, non sono uno sviluppo della sana dottrina ma un cambiamento della stessa, infatti essi non si presentano nel senso della continuità dei principi, non si sviluppano come conseguenza logica e non realizzano un influsso preservatore del passato, sono semplicemente un tradimento della sana dottrina, tradiscono (servendosi anche impropriamente delle attenuanti) dottrine fondamentali, specie in ambito morale, chiaramente collegate alla S. Scrittura e ribadite dalla Tradizione, si pensi in particolare alla dottrina circa l’assoluto divieto, che vale semper et pro semper, di violare i comandi negativi del Decalogo, si pensi alla dottrina circa l’assoluta illiceità: dell’adulterio, degli atti omosessuali e della contraccezione; gli errori del Papa Francesco raggiungono la blasfemia quando affermano con Amoris Laetitia n. 303 che Dio praticamente richiede di compiere atti intrinsecamente malvagi. Anche certe affermazioni bergogliane, che abbiamo visto, sulla coscienza morale sono un tradimento della sana dottrina.
In particolare abbiamo visto in questo capitolo come Papa Francesco diffonda, in netta contrapposizione alla sana dottrina, una forma di morale della situazione.
Nel 2018 Cardinale Müller affermò, citando sottilmente la “morale della situazione”: “Ora, il capitolo VIII di Amoris Laetitia è stato oggetto di interpretazioni contraddittorie. Quando in un contesto simile alcuni parlano di un cambio di paradigma, ciò sembra essere una ricaduta nel modo modernista e soggettivista di interpretare la fede cattolica. … Chi parla di una svolta copernicana nella teologia morale, che trasforma una diretta violazione dei comandamenti di Dio in una lodevole decisione di coscienza, si esprime abbastanza chiaramente contro la fede cattolica. L’etica della situazione resta una falsa teoria etica, anche se qualcuno dicesse di trovarla in Amoris Laetitia. … è impossibile per un cattolico ricevere i sacramenti in maniera degna, senza decidere di abbandonare un modo di vivere che è in opposizione agli insegnamenti di Cristo.”[873] e con lui altri teologi[874] hanno citato la “morale di situazione” in relazione ad Amoris Laetitia come detto più sopra.
Ricordo che la “morale di situazione”, come visto, fu giustamente condannata da Pio XII[875].
Che il Cardinale tedesco e i teologi appena citati abbiano indicato la “morale di situazione” in relazione con Amoris Laetitia non è strano; infatti il Papa Francesco e alcuni suoi collaboratori, come visto, in molti punti presentano una nuova forma di tale morale che, come detto, possiamo sintetizzare così:
1) non esistono, realmente, azioni intrinsecamente malvagie;
2) i comandi negativi della Legge divina non sono assolutamente obbligatori;
3) Dio può chiedere di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
4) la coscienza morale può, attraverso un discernimento, capire che Dio chiede di rimanere in situazioni di peccato grave e quindi di compiere atti gravemente contrari ai comandi negativi della sua Legge;
5) le persone che hanno grande difficoltà a realizzare la volontà di Dio, possono essere praticamente dispensate dai comandi negativi della Legge divina attraverso il suddetto discernimento;
6) le persone sono chiamate a fare ciò che è loro “possibile” e non ciò che indica la Legge divina;
7) alcune circostanze attenuanti, non riconosciute dalla sana dottrina, giustificano il compimento di atti contrari ai precetti negativi della Legge e possono determinare che il soggetto sia praticamente dispensato dall’allontanarsi da una situazione di peccato grave e possa continuare a compiere atti oggettivamente gravi volontariamente; la vaghezza che Papa Francesco e i suoi collaboratori usano per trattare di queste circostanze permette di ritenere che moltissime persone e forse quasi tutti si trovino in tali circostanze;
8) coloro che non si propongono di evitare atti oggettivamente gravi contro le norme negative del Decalogo, coloro che vivono compiendo atti gravemente contrari alla Legge divina e che vogliono perseverare in ciò possono essere assolti sacramentalmente e quindi possono ricevere l’Eucaristia; perciò Papa Francesco ha più volte affermato che l’assoluzione sacramentale non va mai negata e che chi la nega è un delinquente[876]; inoltre, come ho detto altrove, Papa Francesco fa amministrare tranquillamente la Comunione a notori come il Presidente Biden[877] e altri quindi evidentemente anche chi vive chiaramente e ostinatamente in peccato grave può ricevere l’Eucaristia[878], si compie così la totale inclusione nella vita della Chiesa anche di coloro che vivono chiaramente in peccato grave e vogliono perseverare in ciò, come ha indicato il Cardinale McElroy in un suo articolo[879] e come ha detto Papa Francesco in Amoris Laetitia n. 297 “Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino.”
Sottolineo che l’assoluzione sacramentale data a coloro che non si propongono di vivere secondo la Legge divina e quindi non si propongono di evitare atti intrinsecamente malvagi e non si propongono di fuggire le occasioni prossime di peccato, oltre che essere invalida implica una “dispensa” dalla Legge divina alle persone sicché essi possono continuare a compiere volontariamente atti intrinsecamente malvagi; tale dispensa è in chiara opposizione alla sana dottrina biblica e tradizionale.
In questa linea tutti possono continuare a compiere peccati realmente gravi e possono ricevere i Sacramenti: siamo al crollo completo della morale cattolica!
Come si può vede, la morale presentata da Francesco e dai suoi collaboratori è una morale “situazionistica” strutturata con notevole intelligenza ma in profonda opposizione alla Legge di Dio e alla sana dottrina cattolica; una morale “situazionistica” che, attraverso i condizionamenti, i limiti e le attenuanti nonché attraverso il discernimento basato sul principio del “bene possibile” apre le porte praticamente alla legittimazione di ogni peccato e alla ricezione invalida e sacrilega dei Sacramenti[880] praticamente da parte di tutti, sicché tutti possono continuare a compiere i peccati realmente gravi e possono ricevere i Sacramenti: siamo al crollo completo della morale cattolica!
Chiaramente, non si tratta di evoluzione della dottrina cattolica ma si tratta di un crollo radicale della morale cattolica e quindi della più radicale perversione dell’insegnamento cattolico.
Particolarmente significative a questo riguardo sono le affermazioni del Cardinale Müller[881], che evidenziano con la forza delle parole di un eminente teologo, Prefetto Emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ciò che la morale di situazione bergogliana sta portando nella Chiesa: un ribaltamento dell’insegnamento cattolico in particolare riguardo all’attività omosessuale e al peccato, una falsa interpretazione della Bibbia in particolare in relazione con l’attività omosessuale e l’ideologia LGBT+, la resa ad alcune potenti ideologie mondane, la diffusione di messaggi provocatori che propagandano ciò che è contrario alla fede e alla morale cattolica; la sovversione della famiglia.
Il Papa e alcuni suoi collaboratori cercano di far passare tale perversione dottrinale come legittima evoluzione dell’insegnamento cattolico e come pura dottrina tomista, ma questo non è vero, abbiamo visto infatti che in molti punti fondamentali le affermazioni di Bergoglio sono in evidente contrasto rispetto alle vere affermazioni di s. Tommaso e alla sua dottrina e sono contrarie alla dottrina che la Tradizione ci offre e sono significativamente definite dagli stessi Prelati vicini al Papa come “cambio di paradigma”. Appunto riguardo a tale “cambio di paradigma” il Cardinale Müller, ripeto, ha detto: “Dietro il discorso pseudointellettuale del ‘mutamento di paradigma’, si trova solo l’eresia non mascherata che falsifica la parola di Dio”.[882]
Sottolineo che gli errori che il Papa e si suoi collaboratori diffondono attraverso la morale di situazione sono tanto gravi e tanto contrari alla Tradizione e alla Bibbia che aiutano o guidano le anime a compiere veri e propri peccati mortali e quindi aiutano o guidano le anime verso la dannazione!
Addirittura, come vedemmo più sopra, Papa Francesco e i suoi collaboratori mettono le anime nelle grinfie di satana facendo pensare di metterle nelle mani di Dio; il “Dio” bergogliano di Amoris Laetitia n. 303 è in realtà satana, il “Dio” che approva adulteri e altri atti in chiara opposizione alla Legge divina è satana!
S. John Henry Newman affermò: “A doctrine, then, professed in its mature years by a philosophy or religion, is likely to be a true development, not a corruption, in proportion as it seems to be the logical issue of its original teaching.”
Una dottrina professata negli anni della maturità è un vero sviluppo, non una corruzione, in proporzione al suo essere il risultato logico del suo insegnamento originale.
Gli errori suddetti dell’attuale Pontefice non sono certamente il risultato logico dell’insegnamento originale della Chiesa ma la sovversione di tale insegnamento.
Il Papa non è al di sopra della Parola di Dio e della Tradizione ma al servizio di esse.[883] Il Papa non deve decidere secondo il proprio arbitrio, ma secondo la volontà del Signore, che parla all’uomo attraverso la S. Scrittura vissuta ed interpretata dalla Tradizione; il ministero del Papa ha i limiti che procedono dalla legge di Dio e dall’inviolabile costituzione divina della Chiesa contenuta nella Rivelazione. [884] Il Papa non ha un potere assoluto.[885]
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 85 che il Papa deve interpretare la Parola di Dio scritta o trasmessa.[886] L’interpretazione di cui parla il testo appena citato è appunto interpretazione, non tradimento e non alterazione [887].
In questa linea i Vescovi tedeschi affermarono che: “Il Papa è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa. Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore … La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano…. Come il Concilio Vaticano ha esposto con parole chiare e comprensibili e e come la natura stessa della cosa si manifesta, l’infallibilità è una proprietà che si riferisce solo al supremo Magistero del Papa; e questo coincide precisamente con l’ambito del Magistero infallibile della Chiesa in genere ed è legato a ciò che è contenuto nella S. Scrittura e nella Tradizione, come pure alle definizioni già emanate dal Magistero ecclesiastico”[888].
In particolare, come spiega s. Giovanni Paolo II “8. Il Romano Pontefice … ha la “sacra potestas” di insegnare la verità del Vangelo, amministrare i sacramenti e governare pastoralmente la Chiesa in nome e con l’autorità di Cristo, ma tale potestà non include in sé alcun potere sulla Legge divina naturale o positiva. ” [889]
Le perversioni dottrinali viste in questo capitolo si presentano in opposizione, in molti punti, alla Tradizione e alla Legge divina e sono una modificazione della costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal Signore, in particolare in campo morale … in questa linea il famoso professore di Oxford, John Finnis, già membro della Commissione Teologica Internazionale della Santa Sede dal 1986 al 1991, membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (1990-95) e della Pontificia Accademia Pro Vita (2001-2016), ha significativamente affermato a commento di un libro: con ammirevole lucidità e con una ricchezza di prove e argomentazioni, questo libro tempestivo raccoglie i principali documenti pubblicati che dimostrano che le eresie progettate da Papa Francesco sono oggi una causa primaria e una manifestazione della peggiore crisi mai esistita del cristianesimo. [890]
Data la gravità degli errori diffusi dal Papa anche Vescovi, Cardinali, teologi e intellettuali, come visto in questo capitolo, hanno pubblicamente criticato in vario modo le affermazioni del Pontefice e dei suoi collaboratori.
Leggiamo sulla Nuova Bussola Quotidiana a questo proposito: “Nel suo ultimo articolo per The Spectator, il cardinale Pell definiva senza mezzi termini il documento del Sinodo «incubo tossico», «uno dei documenti più incoerenti emessi da Roma» che non pone posizioni definitive su «aborto, contraccezione, ordinazione delle donne al sacerdozio, atti omosessuali»; anche il suo giudizio sul papato, definito «una catastrofe», è drastico, come emerge dopo la rivelazione che dietro il memorandum fatto avere ai cardinali sotto lo pseudonimo di Demos si celava proprio il porporato 81enne morto a Roma lo scorso anno.”[891]
Il Cardinale africano Sarah parlando della sua opposizione alla “Fiducia supplicans” e quindi della morale situazionistica del Papa che legittima in vario modo gli atti omosessuali e che sta dietro anche alla stessa “Fiducia supplicans”, come vedemmo nel II volume, ha affermato: “Devo ringraziare le conferenze episcopali che hanno già fatto quest’opera di verità, in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc., di cui condivido e faccio mie le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione “Fiducia supplicans”. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione.”[892] … è chiaro che l’eresia in questione è diffusa dal Papa!
Interceda per noi la gloriosa Madre di Dio, che annienta le dottrine eretiche, schiaccia la potenza dell’errore e smaschera l’insidia degli idoli[893], e che già sin dai tempi antichi e stata invocata dal popolo cristiano “in «difesa» della fede ”.[894]
[1] Cfr. A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 1 nota 1, p. 10 nota 20
[2] A. Colombo “Situazione, etica della.” in “Enciclopedia Filosofica”, Istituto per la Collaborazione Culturale, 1957 vol. IV coll. 667s
[3] Cfr. A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 1.
[4] H. A. Williams, Theology and Self-Awareness, in AA.VV., Soundings, a cura di A. R. Vidler,
Cambridge, Cambridge University Press, 1962, pp. 67-101.
[5] J. A. T. Robinson, Honest to God, London, SCM Press, 1963; tradotto in italiano da G. Sighinolfi:
Dio non è così, Firenze, Vallecchi, 1965 …
[6] London, Constable, 1964
[7] M. Vittorio “Etica della situazione cristiana e il Magistero di Pio XII.” In Metabasis rivista di filosofia on-line, marzo 2006 anno I n°1 https://www.metabasis.it/articoli/2/2_Vittorio.pdf
[8] Pio XII “Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminile” Sala delle Benedizioni, venerdì 18 aprile 1952, A.A.S. vol. XXXXIV – 1952 – n° 7-8 – pp. 413-419; la traduzione italiana è realizzata da esperti del sito www.unavox.it http://www.unavox.it/Documenti/Doc1239_Pio_XII_Condanna_morale_situazione.html
[9] Pio XII “Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femmini-le” Sala delle Benedizioni, venerdì 18 aprile 1952, A.A.S. vol. XXXXIV – 1952 – n° 7-8 – pp. 413-419; la tradu-zione italiana è realizzata da esperti del sito www.unavox.it http://www.unavox.it/Documenti/Doc1239_Pio_XII_Condanna_morale_situazione.html
[10] Pio XII “Radiomessaggio” 23.3.1952, www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html
[11] Pio XII “Radiomessaggio” 23.3.1952, www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html
[12] Pio XII “Radiomessaggio” 23.3.1952, www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html
[13] Suprema S. Congregazione del Sant’Offizio, Istruz. sull’«etica della situazione» “Contra doctrinam” (2 febbraio 1956): AAS 48 (1956), 144, www.vatican.va , http://www.vatican.va/archive/aas/documents/AAS-48-1956-ocr.pdf ; cfr. anche https://www.yumpu.com/it/document/read/15643130/letica-della-situazione-cristiana-e-il-magistero-metabasisit
[14] A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 29
[15] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990 p. 14
[16] Cfr. A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 8 nota 16
[17] C. Caffarra “Riflessioni teologiche sull’etica della situazione.” La Rivista del Clero Italiano 1976,11, p. 213ss
[18] Si veda nelle Appendici finali il paragrafo c intitolato “Confessioni invalide a causa della cancellazione della dottrina sull’assoluta obbligatorietà delle Leggi divine negative”.
[19] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990
[20] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA»Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[21] Suprema S. Congregazione del Sant’Offizio, Istruz. sull’«etica della situazione» “Contra doctrinam” (2 febbraio 1956): AAS 48 (1956), 144, www.vatican.va , http://www.vatican.va/archive/aas/documents/AAS-48-1956-ocr.pdf ; cfr. anche https://www.yumpu.com/it/document/read/15643130/letica-della-situazione-cristiana-e-il-magistero-metabasisit
[22] E. Echeverria “Chapter 8 of Amoris Laetitia and St. John Paul II.” 9.5.2016 www.catholicworldreport.com https://www.catholicworldreport.com/2016/04/09/chapter-8-of-and-st-john-paul-ii/
[23]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[24] L. Scrosati “Burke e Müller: “Lo Spirito Santo non può contraddirsi”, 7-10-2023, lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/burke-e-mueller-lo-spirito-santo-non-puo-contraddirsi
[25]Card. Müller”Non è cambiamento pastorale: è corruzione”, La Bussola Quotidiana, 26-2-2018 http://www.lanuovabq.it/it/non-e-cambiamento-pastorale-e-corruzione
[26] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia.” Queriniana 2018 , p. 61.66
[27] L. Moia “Kasper. I tre criteri per leggere Amoris laetitia” Avvenire 17.2.2018
[28] Redazione Corrispondenza Romana “Spaemann: “È il caos eretto a principio con un tratto di penna” 29.4.2016www.corrispondenzaromana.it, https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/spaemann-e-il-caos-eretto-a-principio-con-un-tratto-di-penna/
[29] lanuovabq.it “I miei dubbi di teologo su Amoris laetitia” 2.5.2017 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/i-miei-dubbi-di-teologo-su-amoris-laetitia
[30]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 467
[31]“«Questi non sai che casino ci combinano». Il retroscena di Forte sui lavori sinodali” Il Timone News 4 maggio 2016 http://www.iltimone.org/news-timone/questi-non-sai-che-casino-ci-combinano-il-retrosce/
[32] Si veda Tullio Rotondo “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia” vol. I, cap. II, Appendice II, pp. 143ss, il libro è scaricabile interamente e gratuitamente a questo mio sito: www.tradimentodellasanadottrina.it , https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[33] Mons. Aguer non ha parlato precisamente di eresia ma lo hanno fatto altri, parlando degli errori di Papa Francesco, lo ha fatto in particolare il Cardinale Müller cfr. M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “; Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/ ; lo ha fatto mons. Schneider e altri con lui, si veda il paragrafo conclusivo del II volume del mio libro: “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia” vol. I, cap. II, Appendice II, pp. 143ss, il libro è scaricabile interamente e gratuitamente a questo mio sito: www.tradimentodellasanadottrina.it , https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[34] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left= ; testo citato da s. Roberto Bellarmino nelle sue Controversie nella parte relativa ai Concili, libro I n. 14
[35] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left=
[36] Sull’argomento di questo capitolo si veda anche ciò che io ho detto in un altro mio libro intitolato: “Sacramenti invalidi e sacrileghi a causa degli errori di Papa Francesco” ebook Youcanprint 2024 cap. 1 paragrafi c e d , 458-728
[37] T. Rotondo “Sacramenti invalidi e sacrileghi a causa degli errori di Papa Francesco” ebook Youcaprint 2024
[38] Si veda ciò che afferma Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor” n. 90 ss. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html . Si veda il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[39]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[40] Si veda anche il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 , vol. I c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[41]Cfr. Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor n. 13, 52, 67, 99, 102; ** “La norma morale di «Humanae vitae»
e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html ; S. Tommaso d’Aquino in Super Sent., lib. 3 d. 25 q. 2 a. 1 qc. 2 ad 3; I-II, q. 72 a. 6 ad 2; II-II q. 33 a. 2 in c.; De malo, q. 7 a. 1 ad 8 ; SuperRm. c. 13, l. 2; Super Gal., c.6, l.1
[42]* * “La norma morale di «Humanae vitae»
e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[43] II-II q. 33 a. 2, mia traduzione seguendo quella della ESD in CD Rom del 2001
[44] Si veda il n. 5,h del V capitolo del I volume mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.” pp. 523ss, il libro è scaricabile interamente e gratuitamente a questo mio sito: www.tradimentodellasanadottrina.it , https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[45] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[46]“L’esortazione apostolica Amoris laetitia: una critica teologica” , Corrispondenza Romana del 17-8-2016 https://www.corrispondenzaromana.it/lesortazione-apostolica-amoris-laetitia-una-critica-teologica/
[47] E. Echeverria “Chapter 8 of Amoris Laetitia and St. John Paul II.” 9.5.2016 www.catholicworldreport.com https://www.catholicworldreport.com/2016/04/09/chapter-8-of-and-st-john-paul-ii/
[48] www.aemaet.de http://www.aemaet.de/index.php/aemaet/article/view/35/pdf; J. Seifert “Sulla Amoris laetitia di Papa Francesco: gioie, domande, tristezze.” www.corrispondenzaromana.it 8.6.2016 https://www.corrispondenzaromana.it/le-lacrime-di-gesu-sulla-amoris-laetitia/
[49] http://www.aemaet.de/index.php/aemaet/article/view/44/pdf_1 ; Josef Seifert: “La logica pura minaccia di distruggere l’intera dottrina morale della Chiesa?” Corrispondenza Romana, 2017 https://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2017/08/Testo-Seifert-italiano.pdf?it
[50] L. Scrosati, “Attenuanti in fuori gioco, il matrimonio non è una morale”, La Bussola Quotidiana, 11.3.2018 http://www.lanuovabq.it/it/attenuanti-in-fuori-gioco-il-matrimonio-non-e-una-morale
[51] Si veda ciò che afferma Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor” n. 90 ss. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html . Si veda il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[52] Conferenza Episcopale Italiana “Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari.” LEV 2002; Proemio www.liturgia.maranatha.it http://www.liturgia.maranatha.it/Esorcismi/coverpage.htm
[53] G. L. Müller “La Chiesa di Cristo nella fedeltà alla tradizione apostolica.” www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/la-chiesa-di-cristo-nella-fedelta-alla-tradizione-apostolica/
[54] Si vedano i numeri 8,b e 8,c del IV capitolo del I volume mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.” pp. 424-429, il libro è scaricabile interamente e gratuitamente a questo mio sito: www.tradimentodellasanadottrina.it , https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[55] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 “Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo.” https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html ; Giovanni Paolo II “Discorso ai sacerdoti partecipanti ad un seminario di studio su “La procreazione responsabile”, Sabato, 17 settembre 1983 , “Tutti, coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.” www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/september/documents/hf_jp-ii_spe_19830917_procreazione-responsabile.html
[56] Si veda ciò che afferma Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor” n. 90 ss. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html . Si veda il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[57] Commissione Teologica Internazionale “Alla ricerca di un’etica universale, nuovo sguardo sulla legge naturale” 20.5.2009 nn. 111s https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html#5.2.%20Lo%20Spirito%20Santo%20e%20la%20nuova%20Legge%20di%20libert%C3%A0
[58] D. Kowalczyk SJ “Il “sì, sì; no, no” o la gradualità della legge – commento teologico”, 13.10.2015, Konferencja Episkopatu Polski https://episkopat.pl/il-si-si-no-no-o-la-gradualita-della-legge-commento-teologico/
[59] lanuovabq.it “I miei dubbi di teologo su Amoris laetitia” 2.5.2017 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/i-miei-dubbi-di-teologo-su-amoris-laetitia “Nel 36° paragrafo dell’Esortazione, il Papa afferma, in modo critico, che “abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario”. È un passaggio curioso. Ci troviamo di fronte a una critica della presentazione del matrimonio come un “ideale”. Non vorrei sembrare malizioso, ma anche se non conosco il metodo di insegnamento adottato in Argentina o Germania (dove Bergoglio non ha completato il suo dottorato di studio), so che nella mia formazione teologica il matrimonio non è mai stato presentato come un “ideale”, ma come un Sacramento. Sono concetti totalmente differenti e ognuno di essi comporta delle conseguenze. Purtroppo in tutto lo scritto il Papa si confronta criticamente con questo “ideale” della Chiesa: ma, per quanto possa sembrare sconcertante, egli in realtà sta parlando proprio del Sacramento!
[60] La Nuova Bussola Quotidiana “Cinque domande su cui si gioca la morale cattolica” La Nuova Bussola Quotidiana 14.11.2016 https://lanuovabq.it/it/cinque-domande-su-cui-si-gioca-la-morale-cattolica
[61] L. Moia “Nuovo Istituto Giovanni Paolo II, ecco le cattedre e i docenti” Avvenire, 11 settembre 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nomine-istituto-giovanni-paolo-ii
[62] Tempi “Che cosa è a rischio davvero nello scontro sull’Istituto Giovanni Paolo II” Tempi, 2-8-2019 https://www.tempi.it/che-cosa-e-a-rischio-davvero-nello-scontro-sullistituto-giovanni-paolo-ii/
[63] “Uno studioso mette in imbarazzo il card. Cupich chiedendo se il “cambiamento di paradigma” del Papa significhi cambiamento ‘radicale’ della dottrina”, Chiesa e post-concilio, 17 febbraio 2018 http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2018/02/uno-studioso-mette-in-imbarazzo-il-card.html , la traduzione offerta da questo sito è stata da me in un caso ritoccata
[64] “Uno studioso mette in imbarazzo il card. Cupich chiedendo se il “cambiamento di paradigma” del Papa significhi cambiamento ‘radicale’ della dottrina”, Chiesa e post-concilio, 17 febbraio 2018 http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2018/02/uno-studioso-mette-in-imbarazzo-il-card.html , la traduzione offerta da questo sito è stata da me in un caso ritoccata
[65] “Supplica Filiale a Papa Francesco sul futuro della famiglia” https://www.supplicafiliale.org/firstcampaign ; https://www.atfp.it/rivista-tfp/2015/233-marzo-2015/1056-supplica-filiale-a-papa-francesco-sul-futuro-della-famiglia
[66] “Santa Sede. Consultori del Dicastero per la dottrina della fede, i nuovi nomi.” Avvenire 23.9.2024 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nuovi-consultori-dicastero-dottrina-della-fede
[67] Tempi “Che cosa è a rischio davvero nello scontro sull’Istituto Giovanni Paolo II” Tempi, 2-8-2019 https://www.tempi.it/che-cosa-e-a-rischio-davvero-nello-scontro-sullistituto-giovanni-paolo-ii/
[68] “Santa Sede. Consultori del Dicastero per la dottrina della fede, i nuovi nomi.” Avvenire 23.9.2024 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nuovi-consultori-dicastero-dottrina-della-fede
[69] T. Scandroglio “https://lanuovabq.it/it/finisce-lera-paglia-la-morale-resta-sotto-le-macerie
[70] “Santa Sede. Consultori del Dicastero per la dottrina della fede, i nuovi nomi.” Avvenire 23.9.2024 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nuovi-consultori-dicastero-dottrina-della-fede
[71] Autori vari “Illustri studiosi laici ed ecclesiastici accusano Papa Francesco di eresia in una Lettera Aperta” http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2019/04/illustri-teologi-e-studiosi-accusano.html New Ways Ministry “New Appointee to Vatican Justice and Peace Office Has Pro-Gay Record” New Ways Ministry 19.5.2015 https://www.newwaysministry.org/2015/05/19/new-appointee-to-vatican-justice-and-peace-office-has-pro-gay-record/ F. De Bernardo “The U.K.’s Marriage Equality Debate Heats Up”, New Ways Ministry 11.3.2012 https://www.newwaysministry.org/2012/03/11/the-u-k-s-marriage-equality-debate-heats-up/ ; Rorate Caeli “Great Thinkers of the Order of Friars Preachers” https://rorate-caeli.blogspot.com/2012/03/great-thinkers-of-order-of-friars.html P. Serafino M. Lanzetta “Diabolicamente: perversioni in nome dell’Eucarestia.” 30.1.2023 https://www.youtube.com/watch?v=zrTNbr0-SWQ&t=428s
[72] www.vaticannews.va “Ritiro sinodale, le prime due meditazioni di padre Radcliffe del 30 settembre” www.vaticannews.va 30.9.2024 https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2024-09/ritiro-sinodale-meditazioni-padre-radicliffe-testo-integrale.html
[73] Papa Francesco “Udienza generale” 18.8.2021 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210818_udienza-generale.html
[74]Seifert “La logica pura minaccia di distruggere l’intera dottrina morale della Chiesa?”, AEMAET 5 agosto 2017; http://www.aemaet.de/index.php/aemaet/article/view/44/pdf_1 ; https://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2017/08/Testo-Seifert-italiano.pdf?it ;
[75]Chiesa e Post Concilio “Linee guida crescono da una periferia all’altra, i ‘Dubia’ sempre più ignorati.” https://chiesaepostconcilio.blogspot.fr/2018/03/linee-guida-crescono-da-una-periferia.html
[76]Ureta, José Antonio. Il “cambio di paradigma” di Papa Francesco: Continuità o rottura nella missione della Chiesa?: Bilancio quinquennale del suo pontificato (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1494-1509). Edizione del Kindle.
[77] Diocesi di Como, “Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[78]A. Riva “Approfondimento di Teologia morale in margine alla Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[79]Conferenza Episcopale Emilia Romagna “Indicazioni sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia” ,20.1.2018, Diocesi Imola https://www.diocesiimola.it/2018/01/20/indicazioni-sul-capitolo-viii-dellamoris-laetitia/
[80] Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[81] L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[82] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[83] A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 29
[84] Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 33: AAS 74 (1982), 121.
[85] Relatio finalis 2015, 51.
[86] CCC 1735
[87] Papa Francesco, Esort. ap. “Evangelii gaudium”. (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038.
[88]Región pastoral Buenos Aires “Criterios básicos para la aplicación del capitulo VIII de Amoris laetitia” 5 de septiembre de 2016 w2.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html; traduzione italiana in questo sito: Come Gesù “Papa Francesco – Ai vescovi di Buenos Aires: la vostra interpretazione di Amoris Laetitia è eccellente ed è l’unica possibile” Come Gesù 9.9.2016 https://mauroleonardi.it/2016/09/09/il-papa-avvalla-come-lunica-possibile-linterpretazione-che-i-vescovi-argentini-danno-di-amoris-laetitia/
[89] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[90] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.” volume II, cap. VII,3,c,1,3. c,1,6. c, 2.
[91] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[92] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[93] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[94] Giovanni Paolo II, Esort. ap. “Familiaris consortio” (22 novembre 1981), 33: AAS 74 (1982), 121. www.vatican.va 22.11.1981 http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html
[95] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[96]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455
[97]Cfr. Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455
[98]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455s
[99]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 456
[100] T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 3,a www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[101] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[102] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[103]Papa Francesco, “Carta del santo Padre Francisco a los obispos de la region pastoral de Buenos Aires en respuesta al documento “Criterios basicos para la aplicacion del capitulo VIII de la Amoris Laetitia” , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
[104] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[105]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[106]Giovanni Paolo II “Discorso ai sacerdoti partecipanti ad un seminario di studio su “La procreazione responsabile”, Sabato, 17 settembre 1983 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/september/documents/hf_jp-ii_spe_19830917_procreazione-responsabile.html
[107] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[108]Conferenza Episcopale Emilia Romagna “Indicazioni sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia” ,20.1.2018, Diocesi Imola https://www.diocesiimola.it/2018/01/20/indicazioni-sul-capitolo-viii-dellamoris-laetitia/
[109] Diocesi di Como, “Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[110]A. Riva “Approfondimento di Teologia morale in margine alla Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[111] Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[112]Cfr. Conferenza Episcopale Tedesca “La gioia dell’amore vissuto nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” 23.1.2017, www.jesidiocesi.it, http://www.jesidiocesi.it/download/scuola_teologia/anno_3/sarti/vescovi_tedeschi.pdf
[113] Pio XII “Radiomessaggio” 23.3.1952, www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html
[114] Pio XII “Radiomessaggio” 23.3.1952, www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html
[115] Per un approfondimento su tale risposta generosa dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[116] Cfr. Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 464 ; il Vescovo , ora Cardinale, argentino attraverso le sue parole fa emergere la dottrina bergogliana del “bene possibile” (Amoris Laetitia n. 308 ed Evangelii Gaudium 44-45), per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[117] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[118] Si veda ciò che dico sull’unificazione in Cristo delle coscienze cristiane sicché giudichino fondamentalmente allo stesso modo, nella mia tesi di dottorato: “L’Eucaristia come causa della vita morale cristiana, e le sue risonanze teologiche, nella dottrina di s. Tommaso d’Aquino.” https://www.academia.edu/97652923/L_Eucaristia_come_causa_della_vita_morale_cristiana_e_le_sue_risonanze_teologiche_nella_dottrina_di_s_Tommaso_d_Aquino ; https://archive.org/details/l-eucaristia-come-causa-della-vita-morale-cristiana-e-le-sue-risonanze-teologich
[119] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n.296
[120] Cfr. in particolare S. Tommaso d’Aquino I-II q. 100 a.8; il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 2072: “Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano.”
[121] A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p.15s
[122]Cfr. H. B. Merkelbach “Summa Theologiae Moralis”, Desclée de Brouwer , Brugis – Belgica , 1962, III, p. 572; A. Noto “Admonitio in confessione” in “Dictionarium Morale et Canonicum” v. I p. 104s
[123]Benedictus XIV, Apostolica Constitutio 26.6.1749, n.19 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/benedictus-xiv/it/documents/enciclica–i-apostolica-constitutio–i—26-giugno-1749–richiam.html
[124]Benedictus XIV, Apostolica Constitutio 26.6.1749, n.19, www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/benedictus-xiv/it/documents/enciclica–i-apostolica-constitutio–i—26-giugno-1749–richiam.html
[125]Benedictus XIV, Apostolica Constitutio 26.6.1749, n.20, www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/benedictus-xiv/it/documents/enciclica–i-apostolica-constitutio–i—26-giugno-1749–richiam.html
[126]S. Alphonsi Mariae de Ligorio: “Theologia moralis” Typis Polyglottis Vaticanis MCCCCIX, Editio photomechanica. Sumptibus CssR, Romae, 1953 t. III p. 640 n. 615
[127]S. Alphonsi Mariae de Ligorio: “Theologia moralis” Typis Polyglottis Vaticanis MCCCCIX, Editio photomechanica. Sumptibus CssR, Romae, 1953, t. I p. 146 n.168 ; t. III p. 633ss, n. 610
[128]S. Alphonsi Mariae de Ligorio: “Theologia moralis” Typis Polyglottis Vaticanis MCCCCIX, Editio photomechanica. Sumptibus CssR, Romae, 1953 t. I p. 147
[129]S. Alfonso Maria de Liguori, “Istruzione e pratica pei confessori”, in “Opere di S. Alfonso Maria de Liguori”, Pier Giacinto Marietti, Vol. IX, Torino 1880, p. 413 , www.intratext.com, http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_PXW.HTM#-8OE
[130] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[131] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[132]Papa Francesco, “Carta del santo Padre Francisco a los obispos de la region pastoral de Buenos Aires en respuesta al documento “Criterios basicos para la aplicacion del capitulo VIII de la Amoris Laetitia” , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
[133] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[134]Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[135]Cfr. Conferenza Episcopale Tedesca “La gioia dell’amore vissuto nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” 23.1.2017, www.jesidiocesi.it, http://www.jesidiocesi.it/download/scuola_teologia/anno_3/sarti/vescovi_tedeschi.pdf
[136]L. Melina, “Livio Melina: “Le sfide di ‘Amoris Laetitia’ per un teologo della morale” , in Settimo Cielo di Sandro Magister, 28.6.2017 http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/06/28/livio-melina-le-sfide-di-amoris-laetitia-per-un-teologo-della-morale/
[137]Conferenza Episcopale Emilia Romagna “Indicazioni sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia”, 20.1.2018, Diocesi Imola https://www.diocesiimola.it/2018/01/20/indicazioni-sul-capitolo-viii-dellamoris-laetitia/
[138] T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 3,a www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[139] Si veda ciò che afferma Giovanni Paolo II “Veritatis Splendor” n. 90 ss. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html . Si veda il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[140]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[141] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[142]Giovanni Paolo II “Discorso ai sacerdoti partecipanti ad un seminario di studio su “La procreazione responsabile”, Sabato, 17 settembre 1983 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/september/documents/hf_jp-ii_spe_19830917_procreazione-responsabile.html
[143] Giovanni Paolo II Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile (1° marzo 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 583 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1984/march/documents/hf_jp-ii_spe_19840301_procreazione-responsabile.html
[144]Región pastoral Buenos Aires “Criterios básicos para la aplicación del capitulo VIII de Amoris laetitia” 5 de septiembre de 2016 w2.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html; traduzione italiana in questo sito: Come Gesù “Papa Francesco – Ai vescovi di Buenos Aires: la vostra interpretazione di Amoris Laetitia è eccellente ed è l’unica possibile” Come Gesù 9.9.2016 mauroleonardi.it, https://mauroleonardi.it/2016/09/09/il-papa-avvalla-come-lunica-possibile-linterpretazione-che-i-vescovi-argentini-danno-di-amoris-laetitia/
[145] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[146]Región pastoral Buenos Aires “Criterios básicos para la aplicación del capitulo VIII de Amoris laetitia” 5 de septiembre de 2016 w2.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html; traduzione italiana in questo sito: Come Gesù “Papa Francesco – Ai vescovi di Buenos Aires: la vostra interpretazione di Amoris Laetitia è eccellente ed è l’unica possibile” Come Gesù 9.9.2016 mauroleonardi.it, https://mauroleonardi.it/2016/09/09/il-papa-avvalla-come-lunica-possibile-linterpretazione-che-i-vescovi-argentini-danno-di-amoris-laetitia/
[147] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.” volume II, cap. VII,3,c,1,3. c,1,6. c, 2.
[148] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[149] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[150] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[151] T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 3,a www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[152]Mons. V. M. Fernandez: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455
[153]Cfr. Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455
[154]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 455s
[155]Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 456
[156] T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 3,a www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[157] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[158] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[159]Papa Francesco, “Carta del santo Padre Francisco a los obispos de la region pastoral de Buenos Aires en respuesta al documento “Criterios basicos para la aplicacion del capitulo VIII de la Amoris Laetitia” , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
[160] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459
[161] V. M. Fernández “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.”Medellin / vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) pp. 459s
[162] L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[163] Cfr. V. M. Fernández:“La dimensión trinitaria de la moral II : profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est”” Revista Teología Tomo XLIII, Nº 89, 2006 p. 160
[164] D. Kowalczyk SJ “Il “sì, sì; no, no” o la gradualità della legge – commento teologico”, 13.10.2015, Konferencja Episkopatu Polski https://episkopat.pl/il-si-si-no-no-o-la-gradualita-della-legge-commento-teologico/
[165] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038.
[166] Omelia a conclusione della V Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, 25.10.1980, www.vatican.va, http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1980/documents/hf_jp-ii_hom_19801025_conclusione-sinodo.html
[167] “Carta del s. Padre Francisco a los obispos de la region pastoral de Buenos Aires en respuesta al documento “Criterios basicos para la aplicacion del capitulo VIII de la Amoris Laetitia”, www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
[168] D. Kowalczyk SJ “Il “sì, sì; no, no” o la gradualità della legge – commento teologico”, 13.10.2015, Konferencja Episkopatu Polski https://episkopat.pl/il-si-si-no-no-o-la-gradualita-della-legge-commento-teologico/
[169] “Carta del s. Padre Francisco a los obispos de la region pastoral de Buenos Aires en respuesta al documento “Criterios basicos para la aplicacion del capitulo VIII de la Amoris Laetitia”, www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
[170] Cfr. Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 467
[171] Cfr. Mons. V. M. Fernández: “El capítulo VIII de Amoris Laetitia: lo que queda después de la tormenta.” in Medellin, vol. XLIII / No. 168 / Mayo – Agosto (2017) / p. 453
[172] ** “La norma morale di «Humanae vitae»
e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[173] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[174] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[175] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA»Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[176] Bernhard Häring “Pastorale dei divorziati : una strada senza uscita?” EDB, 1990; B. Häring: “Pastorale dei divorziati” EDB 2013
[177]Seifert “La logica pura minaccia di distruggere l’intera dottrina morale della Chiesa?”, AEMAET 5 agosto 2017; http://www.aemaet.de/index.php/aemaet/article/view/44/pdf_1 ; https://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2017/08/Testo-Seifert-italiano.pdf?it ;
[178]Chiesa e Post Concilio “Linee guida crescono da una periferia all’altra, i ‘Dubia’ sempre più ignorati.” https://chiesaepostconcilio.blogspot.fr/2018/03/linee-guida-crescono-da-una-periferia.html
[179]Ureta, José Antonio. Il “cambio di paradigma” di Papa Francesco: Continuità o rottura nella missione della Chiesa?: Bilancio quinquennale del suo pontificato (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1494-1509). Edizione del Kindle.
[180] Diocesi di Como, “Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[181]A. Riva “Approfondimento di Teologia morale in margine alla Nota pastorale per l’attuazione del cap. VIII di Amoris laetitia” http://famiglia.diocesidicomo.it/wp-content/uploads/sites/10/2018/03/approfondimentoteologiamorale_30gennaio2018_donangeloriva.pdf
[182]Conferenza Episcopale Emilia Romagna “Indicazioni sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia” ,20.1.2018, Diocesi Imola https://www.diocesiimola.it/2018/01/20/indicazioni-sul-capitolo-viii-dellamoris-laetitia/
[183]M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “ Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/
[184]M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “ Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/
[185] Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[186] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left= ; testo citato da s. Roberto Bellarmino nelle sue Controversie nella parte relativa ai Concili, libro I n. 14
[187] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left=
[188] Cfr. quanto ho affermato io nel cap. VII di questo libro, p. 485 ss; e inoltre : Autori vari “Illustri studiosi laici ed ecclesiastici accusano Papa Francesco di eresia in una Lettera Aperta” http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2019/04/illustri-teologi-e-studiosi-accusano.html New Ways Ministry “New Appointee to Vatican Justice and Peace Office Has Pro-Gay Record” New Ways Ministry 19.5.2015 https://www.newwaysministry.org/2015/05/19/new-appointee-to-vatican-justice-and-peace-office-has-pro-gay-record/ F. De Bernardo “The U.K.’s Marriage Equality Debate Heats Up”, New Ways Ministry 11.3.2012 https://www.newwaysministry.org/2012/03/11/the-u-k-s-marriage-equality-debate-heats-up/ ; Rorate Caeli “Great Thinkers of the Order of Friars Preachers” https://rorate-caeli.blogspot.com/2012/03/great-thinkers-of-order-of-friars.html; P. Serafino M. Lanzetta “Diabolicamente: perversioni in nome dell’Eucarestia.” 30.1.2023 https://www.youtube.com/watch?v=zrTNbr0-SWQ&t=428s
[189] “Santa Sede. Consultori del Dicastero per la dottrina della fede, i nuovi nomi.” Avvenire 23.9.2024 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nuovi-consultori-dicastero-dottrina-della-fede
[190] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[191] Si veda a questo proposito quanto ho detto nel I volume alle pagine 421-432.
[192] Si veda il cap. VII di questo libro (pp. 813s)
[193] Tullio Rotondo “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”” vol. II n.7, libro scaricabile e consultabile interamente e gratuitamente a questo mio sito www.tradimentodellasanadottrina.it , https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[194] Dicastero per la Dottrina della Fede “Risposte ad alcune domande di S.E. Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro, circa la partecipazione al sacramento del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive” 3 novembre 2023 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_20231031-documento-mons-negri.pdf
[195] D. Montagna “Exclusive: Viganò reveals what really happened when Pope Francis met privately with Kim Davis” LifeSiteNews 31-8-2018 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-vigano-reveals-what-really-happened-when-pope-francis-met-private ; Horowitz“The Man Who Took On Pope Francis: The Story Behind the Viganò Letter” The New York Times 28-8-2018 https://www.nytimes.com/2018/08/28/world/europe/archbishop-carlo-maria-vigano-pope-francis.html
Ermes Dovico “Gli errori di padre Martin spiegati da monsignor Chaput” Il Timone 21.9.2019 http://www.iltimone.org/news-timone/gli-errori-padre-martin-spiegati-monsignor-chaput/ ; Sabino Paciolla “Padre James Martin: “Papa Francesco ha amici LGBT. E ha nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che sostengono il mondo LGBT” Il Blog di Sabino Paciolla 3.7.2019 https://www.sabinopaciolla.com/padre-james-martin-papa-francesco-ha-amici-lgbt-e-ha-nominato-molti-cardinali-arcivescovi-e-vescovi-che-sostengono-il-mondo-lgbt/
Autori vari “Illustri studiosi laici ed ecclesiastici accusano Papa Francesco di eresia in una Lettera Aperta” http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2019/04/illustri-teologi-e-studiosi-accusano.html
Sabino Paciolla “Padre James Martin: “Papa Francesco ha amici LGBT. E ha nominato molti cardinali, arcivescovi e vescovi che sostengono il mondo LGBT” https://www.sabinopaciolla.com/padre-james-martin-papa-francesco-ha-amici-lgbt-e-ha-nominato-molti-cardinali-arcivescovi-e-vescovi-che-sostengono-il-mondo-lgbt/
S. Paciolla “Incontro Mondiale delle famiglie, Vaticano invita gesuita sostenitore LGBT.” 12.6.2018, www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/incontro-mondiale-famiglie-vaticano-invita-gesuita-sostenitore-lgbt/
R. Cascioli “L’Incontro delle famiglie ostaggio della lobby gay” La Nuova Bussola Quotidiana 25.8.2018 https://lanuovabq.it/it/lincontro-delle-famiglie-ostaggio-della-lobby-gay
S. Paciolla “Una foto che certifica un “cambio di paradigma” Il Blog di Sabino Paciolla 6.11.2019 https://www.sabinopaciolla.com/una-foto-che-certifica-un-cambio-di-paradigma/
S. Paciolla “Incontro Mondiale delle famiglie, Vaticano invita gesuita sostenitore LGBT.” 12.6.2018, www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/incontro-mondiale-famiglie-vaticano-invita-gesuita-sostenitore-lgbt/
L. Laurence “Fr. James Martin announces major pro-gay conference stacked with dissident speakers”, Lifesitenews 14.11.2019 https://www.lifesitenews.com/news/fr-martin-announces-dissident-heavy-pro-gay-conference
Gerard O’Connell “Pope Francis encourages Jesuit Father James Martin in his L.G.B.T. ministry” June 27, 2021 www.americamagazine.org https://www.americamagazine.org/faith/2021/06/27/james-martin-lgbt-ministry-pope-francis-240938
Catholic News Service “God does not disown his children, pope tells LGBT Catholics” cruxnow.com, https://cruxnow.com/vatican/2022/05/god-does-not-disown-his-children-pope-tells-lgbt-catholics; Maccioni R. “Il Papa alle persone Lgbt: Dio non rinnega nessun figlio.” lunedì 9 maggio 2022 www.avvenire.it, https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-papa-alle-persone-lgbt-dio-non-rinnega-nessun-figlio
[196] Lifesitenews “Father James Martin’s LGBT propaganda is ‘heresy’: Cdl. Müller”, The John-Henry Westen Show, 22.6.2022, www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/episodes/cdl-Müller-father-james-martins-lgbt-propaganda-is-heresy/
[197] Congregazione per la Dottrina della Fede “Notificazione sugli scritti e le attività di suor J. Gramick …” 31.5.199 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19990531_gramick-nugent-notification_it.html
[198] R. Cascioli “E il Sinodo è già un trionfo per la lobby LGBTQ” 15.12.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/e-il-sinodo-e-gia-un-trionfo-per-la-lobby-lgbtq; B. Fraga “Pope Francis thanks New Ways Ministry in recent correspondence.”8.12.2021, www.ncronline.org, https://www.ncronline.org/news/people/pope-francis-thanks-new-ways-ministry-recent-correspondence
[199]P. Smeaton “LGBT ‘Pride’ Masses taking over multiple Catholic dioceses in England” Lifesite News 4.11.2019 https://www.lifesitenews.com/news/lgbt-pride-masses-taking-over-multiple-catholic-dioceses-in-england ; A. Rossetto “Le Messe per l’“orgoglio” LGBT conquistano diverse diocesi cattoliche in Inghilterra” Il Blog di Sabino Paciolla 6.11.2019 https://www.sabinopaciolla.com/le-messe-per-lorgoglio-lgbt-conquistano-diverse-diocesi-cattoliche-in-inghilterra/
[200]Cfr. T. Forcades “Siamo tutti diversi. Per una teologia queer.” Cap. VI. Prima edizione digitale 2017 © 2016 Lit Edizioni Srl Castelvecchi. Edizione del Kindle. Aldo Maria Valli “Berrette rosse al merito bergogliano.” https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/berrette-rosse-al-merito-bergogliano/; Gionata.org “Teresa Forcades: “l’atto sessuale omosessuale deve essere valutato con gli stessi parametri di quello eterosessuale”” 28.6.2017 www.gionata.org https://www.gionata.org/teresa-forcades-latto-sessuale-omosessuale-deve-essere-valutato-con-gli-stessi-parametri-di-quello-eterosessuale/
[201] Autori vari “Illustri studiosi laici ed ecclesiastici accusano Papa Francesco di eresia in una Lettera Aperta” http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2019/04/illustri-teologi-e-studiosi-accusano.html New Ways Ministry “New Appointee to Vatican Justice and Peace Office Has Pro-Gay Record” New Ways Ministry 19.5.2015 https://www.newwaysministry.org/2015/05/19/new-appointee-to-vatican-justice-and-peace-office-has-pro-gay-record/
F. De Bernardo “The U.K.’s Marriage Equality Debate Heats Up”, New Ways Ministry 11.3.2012 https://www.newwaysministry.org/2012/03/11/the-u-k-s-marriage-equality-debate-heats-up/ ; Rorate Caeli “Great Thinkers of the Order of Friars Preachers” https://rorate-caeli.blogspot.com/2012/03/great-thinkers-of-order-of-friars.html
P. Serafino M. Lanzetta “Diabolicamente: perversioni in nome dell’Eucarestia.” 30.1.2023 https://www.youtube.com/watch?v=zrTNbr0-SWQ&t=428s
[202]L. Moia “Nuovo Istituto Giovanni Paolo II, ecco le cattedre e i docenti”, Avvenire 11 settembre 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nomine-istituto-giovanni-paolo-ii
[203]Tempi.it “Che cosa è a rischio davvero nello scontro sull’Istituto Giovanni Paolo II”, 2.8.2019 www.tempi.it https://www.tempi.it/che-cosa-e-a-rischio-davvero-nello-scontro-sullistituto-giovanni-paolo-ii/
[204]T. Scandroglio “Offensiva catto-gay tra Avvenire e l’istituto di Paglia.” La Nuova Bussola Quotidiana 30.7.2019 https://lanuovabq.it/it/offensiva-catto-gay-tra-avvenire-e-listituto-di-paglia?fbclid=IwAR3BM5ZU6t6wWCpfQRUIivrfIm4eeTMDP-ncx_4HrK9Oa66SVoWDnKmUy88 ; S. Paciolla “Un sacerdote legge l’intervista di don Chiodi a Moia. Sbigottito, commenta.” Il blog di Sabino Paciolla 30.7.2019 https://www.sabinopaciolla.com/un-sacerdote-legge-lintervista-di-don-chiodi-a-moia-sbigottito-commenta/
[205]T. Scandroglio “Offensiva catto-gay tra Avvenire e l’istituto di Paglia.” La Nuova Bussola Quotidiana 30.7.2019 https://lanuovabq.it/it/offensiva-catto-gay-tra-avvenire-e-listituto-di-paglia?fbclid=IwAR3BM5ZU6t6wWCpfQRUIivrfIm4eeTMDP-ncx_4HrK9Oa66SVoWDnKmUy88
[206] “Santa Sede. Consultori del Dicastero per la dottrina della fede, i nuovi nomi.” Avvenire 23.9.2024 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nuovi-consultori-dicastero-dottrina-della-fede
[207]Doug Mainwaring”Pope praises dissident nun for years of LGBT activism” 7.1.2022 www.lifesitenews.com , https://www.lifesitenews.com/news/pope-once-again-praises-dissident-nun-for-years-of-lgbt-activism/?utm_source=top_news&utm_campaign=usa
[208]Doug Mainwaring”Pope praises dissident nun for years of LGBT activism” 7.1.2022 www.lifesitenews.com , https://www.lifesitenews.com/news/pope-once-again-praises-dissident-nun-for-years-of-lgbt-activism/?utm_source=top_news&utm_campaign=usa
[209]M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “ Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/
[210] T. Scandroglio “Hollerich e l’omosessualità, quanti errori dal cardinale.” lanuovabq.it 5.2.2022 https://lanuovabq.it/it/hollerich-e-lomosessualita-quanti-errori-dal-cardinale-1
[211] David McLoone “Exclusive: Pro-LGBT cardinal claims Pope Francis is in ‘full agreement’ with his stance” 5.8.2022 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-pro-lgbt-cardinal-claims-pope-francis-is-in-full-agreement-with-his-stance/
[212] R. Cascioli “LGBTQ, il cardinale Marx guida l’ultimo assalto al Catechismo.” 2.4.2022 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/lgbtq-il-cardinale-marx-guida-lultimo-assalto-al-catechismo
[213] R. Cascioli “LGBTQ, il cardinale Marx guida l’ultimo assalto al Catechismo.” 2.4.2022 https://lanuovabq.it/it/lgbtq-il-cardinale-marx-guida-lultimo-assalto-al-catechismo
[214] Cfr. A. M. Valli “La Via sinodale tedesca approva il testo che definisce gli atti omosessuali “non peccaminosi” e “non intrinsecamente malvagi” 14.9.2022 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2022/09/14/la-via-sinodale-tedesca-approva-il-testo-che-definisce-gli-atti-omosessuali-non-peccaminosi-e-non-intrinsecamente-malvagi/ ; G. Cardinale “Benedizioni delle coppie omosessuali e celibato, strappo della Chiesa tedesca” 11 marzo 2023 www.avvenire.it https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-casobenedizioni-delle-coppie-omosessuali-e-celi ; Salvatore Cernuzio “Il Papa: condivido le preoccupazioni sugli sviluppi della Chiesa in Germania.” 21.11.2023 www.vaticannews.va https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-11/papa-lettera-donne-tedesche-sinodo-chiesa-germania.html; P. Belletti: “Papa «preoccupato» per la deriva scismatica della chiesa tedesca.” 23.11. 2023 www.iltimone.org https://www.iltimone.org/news-timone/papa-preoccupato-per-la-deriva-scismatica-della-chiesa-tedesca/
[215] fsspx.news “Secondo Mons. Bätzing, il catechismo deve essere modificato” fsspx.news 9.3.2022 https://fsspx.news/it/news-events/news/secondo-mons-b%C3%A4tzing-il-catechismo-deve-essere-modificato-72177
[216] Gero P. Weishaupt „Tatsächlich eingetreten: Der Synodale Weg stellt sich eindeutig gegen das kirchliche Lehramt“ 7.2.2022 kath.net https://kath.net/news/77513 ; M. Galster “Si è avverato: La via sinodale tedesca si oppone in modo univoco al magistero della Chiesa. Come ci si deve comportare da cattolici se si arriva effettivamente a uno scisma?” 8.2.2022 https://www.sabinopaciolla.com/si-e-avverato-la-via-sinodale-tedesca-si-oppone-in-modo-univoco-al-magistero-della-chiesa-come-ci-si-deve-comportare-da-cattolici-se-si-arriva-effettivamente-a-uno-scisma/; www.synodalerweg.de “Dokumente, Reden und Beiträge” https://www.synodalerweg.de/dokumente-reden-und-beitraege#c6472;
[217] Vorlage des Synodalforums IV „Leben in gelingenden Beziehungen – Liebe leben in Sexualität und Partnerschaft “zur Ersten Lesung auf der Dritten Synodalversammlung (3.-5.2.2022) für den Handlungstext „Lehramtliche Neubewertung von Homosexualität“ https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-IV-Handlungstext.LehramtlicheNeubewertungVonHomosexualitaet-Lesung1.pdf, testo scaricabile dal sito: www.synodalerweg.de “Dokumente, Reden und Beiträge” https://www.synodalerweg.de/dokumente-reden-und-beitraege#c6472; si veda cfr. anche Gero P. Weishaupt „Tatsächlich eingetreten: Der Synodale Weg stellt sich eindeutig gegen das kirchliche Lehramt“ 7.2.2022 kath.net https://kath.net/news/77513 ; M. Galster “Si è avverato: La via sinodale tedesca si oppone in modo univoco al magistero della Chiesa. Come ci si deve comportare da cattolici se si arriva effettivamente a uno scisma?” 8.2.2022 https://www.sabinopaciolla.com/si-e-avverato-la-via-sinodale-tedesca-si-oppone-in-modo-univoco-al-magistero-della-chiesa-come-ci-si-deve-comportare-da-cattolici-se-si-arriva-effettivamente-a-uno-scisma/;
[218] Cfr. A. M. Valli “La Via sinodale tedesca approva il testo che definisce gli atti omosessuali “non peccaminosi” e “non intrinsecamente malvagi” 14.9.2022 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2022/09/14/la-via-sinodale-tedesca-approva-il-testo-che-definisce-gli-atti-omosessuali-non-peccaminosi-e-non-intrinsecamente-malvagi/
[219] Die Tagepost “Synodalversammlung stimmt für Neubewertung der Homosexualität.” 9.9.2022 https://www.die-tagespost.de/kirche/synodaler-weg/synodalversammlung-stimmt-fuer-neubewertung-der-homosexualitaet-art-232082
[220] M. Hickson “Cdl. Brandmüller: German Synodal Path decisions a ‘mass apostasy from Holy Scripture and Tradition’” 19.9.2022, www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/blogs/cdl-brandmüller-german-synodal-path-decisions-a-mass-apostasy-from-holy-scripture-and-tradition/
[221] A. M. Valli “La Via sinodale tedesca approva il testo che definisce gli atti omosessuali “non peccaminosi” e “non intrinsecamente malvagi” 14.9.2022 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2022/09/14/la-via-sinodale-tedesca-approva-il-testo-che-definisce-gli-atti-omosessuali-non-peccaminosi-e-non-intrinsecamente-malvagi/ ; Die Tagespost “Synodalversammlung stimmt für Neubewertung der Homosexualität.” 9.9.2022 www.die-tagespost.de, https://www.die-tagespost.de/kirche/synodaler-weg/synodalversammlung-stimmt-fuer-neubewertung-der-homosexualitaet-art-232082
[222] G. Cardinale “Benedizioni delle coppie omosessuali e celibato, strappo della Chiesa tedesca” 11 marzo 2023 www.avvenire.it https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-casobenedizioni-delle-coppie-omosessuali-e-celi
[223]Salvatore Cernuzio “Il Papa: condivido le preoccupazioni sugli sviluppi della Chiesa in Germania.” 21.11.2023 www.vaticannews.va https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-11/papa-lettera-donne-tedesche-sinodo-chiesa-germania.html; P. Belletti: “Papa «preoccupato» per la deriva scismatica della chiesa tedesca.” 23.11. 2023 www.iltimone.org https://www.iltimone.org/news-timone/papa-preoccupato-per-la-deriva-scismatica-della-chiesa-tedesca/
[224] Il Timone “Il Vaticano scrive ai vescovi tedeschi: su donne prete e atti omosessuali non si discute.” www.iltimone.org, 25.11.2023, https://www.iltimone.org/news-timone/il-vaticano-scrive-ai-vescovi-tedeschi-su-donne-prete-e-atti-omosessuali-non-si-discute/
[225]E. Pentin “Cardinal Müller Says Synod on Synodality Is Being Used by Some to Prepare the Church to Accept False Teaching.” 27.10.2023 , www.ncregister.com, https://www.ncregister.com/interview/cardinal-mueller-says-synod-on-synodality-is-being-used-by-some-to-prepare-the-church-to-accept-false-teaching?fbclid=IwAR2bS0HXol_YkHmbTNLanRwi5fCBUwhl77eWSZFUPzFva6hyePGroXsEWjk
[226] G. L. Müller “Card. Müller: Il Papa perderebbe automaticamente il suo ufficio se insegnasse eresie.” 28.10.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-il-papa-perderebbe-automaticamente-il-suo-ufficio-se-insegnasse-eresie/
[227]M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “ Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/
[228]M. Hickson “Cardinal Müller: Some statements by Pope Francis could be understood as material heresy.” 7.11.2023 https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-muller-says-francis-has-uttered-material-heresy-but-is-still-the-pope/; traduzione italiana “ Card. Müller: Papa Francesco e la sua promozione dell’”eresia della prassi” 8.11.2023 www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-papa-francesco-e-la-sua-promozione-delleresia-della-prassi/
[229] Messainlatino.it “Elenco delle Conferenze episcopali contrarie a Fiducia Supplicans – In Germania tutto e permesso, ma gli africani invece devono obbedire a Fiducia Supplicans.” #fernández #francesco #fiduciasupplicans 27.12.2023 blog.messainlatino.it https://blog.messainlatino.it/2023/12/in-germania-tutto-e-permesso-ma-gli.html
[230]Congregazione per la Dottrina della Fede “Articolo di commento del Responsum ad dubium.” 22.02.2021 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20210222_articolo-responsum-dubium-unioni_it.html
[231] Dichiarazione “Fiducia supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede, 18.12.2023
[232]S. Paciolla : “Moia, giornalista di Avvenire, nel suo nuovo libro suggerisce cambiamenti alla dottrina cattolica sull’omosessualità.” Il Blog di Sabino Paciolla 13.6.2020 https://www.sabinopaciolla.com/moia-giornalista-di-avvenire-nel-suo-nuovo-libro-suggerisce-cambiamenti-alla-dottrina-cattolica-sullomosessualita/
[233]M. Tosatti “Papa, Messa: Star gay lettore.” 28.9.2015 www.lastampa.it https://www.lastampa.it/blogs/2015/09/28/news/papa-messa-star-gay-lettore-1.37276412/
[234] Dicastero per la Dottrina della Fede “Risposte ad alcune domande di S.E. Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro, circa la partecipazione al sacramento del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive” 3 novembre 2023 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_20231031-documento-mons-negri.pdf
[235] AP “Transcripción de la entrevista de AP con el papa Francisco.” apnews.com 25.1.2023 https://apnews.com/article/a5cf2c1d450064b588ab3f41d3bf6994 ; www.vaticannews.va “La lettera del Papa a padre James Martin su omosessualità e peccato” 28.1.2023 www.vaticannews.va https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-01/papa-francesco-lettera-padre-james-martin-omosessualita.html; J. Martin “Pope Francis clarifies comments on homosexuality: “One must consider the circumstances.” 27.1.2023 outreach.faith https://outreach.faith/2023/01/pope-francis-clarifies-comments-on-homosexuality-one-must-consider-the-circumstances/?_thumbnail_id=4545 .
[236]Doug Mainwaring”Pope praises dissident nun for years of LGBT activism” 7.1.2022 www.lifesitenews.com , https://www.lifesitenews.com/news/pope-once-again-praises-dissident-nun-for-years-of-lgbt-activism/?utm_source=top_news&utm_campaign=usa
[237] R. Cascioli “E il Sinodo è già un trionfo per la lobby LGBTQ.” 15.12.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/e-il-sinodo-e-gia-un-trionfo-per-la-lobby-lgbtq
[238] R. Cascioli “E il Sinodo è già un trionfo per la lobby LGBTQ” 15.12.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/e-il-sinodo-e-gia-un-trionfo-per-la-lobby-lgbtq; B. Fraga “Pope Francis thanks New Ways Ministry in recent correspondence.”8.12.2021, www.ncronline.org, https://www.ncronline.org/news/people/pope-francis-thanks-new-ways-ministry-recent-correspondence
[239] C. J. Chaput “Archbishop Chaput’s Weekly Column: Father James Martin and Catholic Belief” 19.9.2019 archphila.org https://archphila.org/archbishop-chaputs-weekly-column-father-james-martin-and-catholic-belief/
[240] R. Cascioli “LGBTQ, il cardinale Marx guida l’ultimo assalto al Catechismo.” 2.4.2022 https://lanuovabq.it/it/lgbtq-il-cardinale-marx-guida-lultimo-assalto-al-catechismo
[241] R. Cascioli “E il Sinodo è già un trionfo per la lobby LGBTQ.” 15.12.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/e-il-sinodo-e-gia-un-trionfo-per-la-lobby-lgbtq
[242] R. Cascioli “E il Sinodo è già un trionfo per la lobby LGBTQ.” 15.12.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/e-il-sinodo-e-gia-un-trionfo-per-la-lobby-lgbtq
[243] S. Paciolla “Card. Müller: “Dio non benedice mai il peccato che separa l’uomo dalla fonte della vita eterna e lo conduce alla rovina”, 27.10.2023, www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-dio-non-benedice-mai-il-peccato-che-separa-luomo-dalla-fonte-della-vita-eterna-e-lo-conduce-alla-rovina/?fbclid=IwAR3spU_qsDVuv6htM-k45h4WucWSmhJIynQmPo9w1YrrnSsDhAqrknzkbkM
[244]E. Pentin “Cardinal Müller Says Synod on Synodality Is Being Used by Some to Prepare the Church to Accept False Teaching.” 27.10.2023 , www.ncregister.com, https://www.ncregister.com/interview/cardinal-mueller-says-synod-on-synodality-is-being-used-by-some-to-prepare-the-church-to-accept-false-teaching?fbclid=IwAR2bS0HXol_YkHmbTNLanRwi5fCBUwhl77eWSZFUPzFva6hyePGroXsEWjk
[245] R. Cascioli “Müller: «Il Sinodo, un passo verso la protestantizzazione»” 1.11.2023 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/mueller-il-sinodo-un-passo-verso-la-protestantizzazione?fbclid=IwAR1JiiCuXKHRsEACT6C9UubcvM6qJAh3mWDwjiR0CC41MbzU32k8qna9Des
[246] R. Cascioli “Müller: «Il Sinodo, un passo verso la protestantizzazione»” 1.11.2023 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/mueller-il-sinodo-un-passo-verso-la-protestantizzazione?fbclid=IwAR1JiiCuXKHRsEACT6C9UubcvM6qJAh3mWDwjiR0CC41MbzU32k8qna9Des
[247]S. Magister “Diario Vaticano / Sei voti in più per le unioni “gay”” in www.chiesa.espressonline.it del 10.6.2013 http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350534.html; M. Tosatti “Viganò: il Papa e la lobby gay in Vaticano, ambiguità voluta.” Stilum Curiae 23.10.2020 https://www.marcotosatti.com/2020/10/23/vigano-il-papa-e-la-lobby-gay-in-vaticano-ambiguita-voluta/; La Fede Quotidiana “Il sociologo Wolton: “Papa Francesco mi sembra favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso” La Fede Quotidiana 23.3.2018 http://www.lafedequotidiana.it/sociologo-wolton-papa-francesco-mi-sembra-favorevole-alle-unioni-civili-persone-dello-sesso/;
[248]Mons. Aguer “La familia: esposa, esposo, hijos. A propósito de una declaración papal.” Infocatolica 28.10.2020 https://www.infocatolica.com/?t=opinion&cod=38975; S. Rubin “Unión civil de personas del mismo sexo: la opción que el Papa Francisco impulsó desde sus tiempos de cardenal” El clarin 21.10.2020 https://www.clarin.com/sociedad/union-civil-personas-mismo-sexo-opcion-papa-francisco-impulso-tiempos-cardenal_0_P65u-4lBh.html ; F. Lepore “Ecco perché la teoria del trappolone al Papa teso dal deep state vaticano è una bufala grottesca.” Linkiesta 26.10.2020 https://www.linkiesta.it/2020/10/papa-gay-unioni-civili-trappolone/ ;
[249]G. Cardinale “Nota ai nunzi. Unioni omosessuali, la Santa Sede: nessun cambiamento della dottrina.” Avvenire 2.11.2020 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/unioni-omosessuali-papa-nota-esplicativa-del-vaticano-ai-nunzi ; TG2000 “Papa Francesco e le unioni civili. Padre Spadaro: non ha intaccato la Dottrina”. TG2000 22.10.2020 https://www.youtube.com/watch?v=07l5JvknsfM; Infocatolica “Mons. Aguer: «El cardenal Bergoglio propuso aprobar la licitud de las uniones civiles de personas homosexuales» Infocatolica 28.10.2020 https://www.infocatolica.com/?t=noticia&cod=38976
[250]Statement of Bishop Thomas Tobin on the comments of Pope Francis Regarding Civil Unions. dioceseofprovidence.org https://dioceseofprovidence.org/news/statement-of-bishop-thomas-tobin-on-the-comments-of-pope-francis-regarding-civil-unions; Card. R. Burke “Cdl. Burke: Pope’s homosexual civil union remarks ‘contrary’ to Scripture, Tradition.” Lifesitenews 22.10.2020 https://www.lifesitenews.com/opinion/cardinal-burke-on-popes-homosexual-civil-union-remarks-contrary-to-the-teaching-of-sacred-scripture-and-sacred-tradition ; M. Tosatti “Viganò: il Papa e la lobby gay in Vaticano, ambiguità voluta.” Stilum Curiae 23.10.2020 https://www.marcotosatti.com/2020/10/23/vigano-il-papa-e-la-lobby-gay-in-vaticano-ambiguita-voluta/ ; M. Hickson “Cardinal says Catholics ‘can and should’ disagree with Pope’s ‘opinion’ on gay civil unions.” Lifesitenews.com 22.10.2020 https://www.lifesitenews.com/blogs/cdl.mueller-popes-words-on-gay-civil-unions-purely-private-expression-of-opinion-which-every-catholic-can-and-should-freely-contradict?utm_source=top_news&utm_campaign=standard
[251] AP “Transcripción de la entrevista de AP con el papa Francisco.” apnews.com 25.1.2023 https://apnews.com/article/a5cf2c1d450064b588ab3f41d3bf6994 ; www.vaticannews.va “La lettera del Papa a padre James Martin su omosessualità e peccato” 28.1.2023 www.vaticannews.va https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-01/papa-francesco-lettera-padre-james-martin-omosessualita.html; J. Martin “Pope Francis clarifies comments on homosexuality: “One must consider the circumstances.” 27.1.2023 outreach.faith https://outreach.faith/2023/01/pope-francis-clarifies-comments-on-homosexuality-one-must-consider-the-circumstances/?_thumbnail_id=4545 .
[252] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 487-517
[253] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 489 e 499ss
[254] PG 69, 309 A ; cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 499ss
[255] S. August., De coniug. adult., lib. II, n. 12; cfr. Gen., XXXVIII, 8-10; S. Poenitent., 3 April., 3 Iun. 1916. Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 503
[256] Comm. in Ep. Ad Ephes. l. III c.V, 3s. (PL 26,551s) Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 515
[257] F. Pascual “Lineamenti di bioetica secondo s. Tommaso d’Aquino.” In Alpha Omega XV n. 3 2012, p. 439ss
[258] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 205 ss; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n. 1327
[259] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 213 ss; i due documenti sono di Papa Sisto V sono: “Cum frequenter”del 27.6.1587; “Effrenatam” del 29.10.1588 che condanna in modo diretto la contraccezione.
[260] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp.217ss
[261] Catechismus Romanus Concilii Tridentini p. II c. VIII ; E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 489ss.
[262] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 2795, 3634
[263] G. Carbone “Pio XI condannò i metodi naturali? Falso” 18.12.2014 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/pdf/pio-xi-condanno-i-metodi-naturali-falso
[264] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html; “Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale di istopatologia del sistema nervoso” del 14.9.1952 https://www.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520914_istopatologia.html ; “Discorso ai partecipanti VII Congresso di ematologia”. 12.9.1958 https://www.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1958/documents/hf_p-xii_spe_19580912_ematologia.html
[265] S. August., De coniug. adult., lib. II, n. 12; cfr. Gen., XXXVIII, 8-10; S. Poenitent., 3 April., 3 Iun. 1916.
[266] G. Carbone “Pio XI condannò i metodi naturali? Falso” 18.12.2014 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/pdf/pio-xi-condanno-i-metodi-naturali-falso
[267] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[268] Pio XII “Discorso ai partecipanti VII Congresso di ematologia”. 12.9.1958 https://www.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1958/documents/hf_p-xii_spe_19580912_ematologia.html
[269] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210; E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 284
[270] Giovanni XXIII, Encicl. Mater et Magistra, III: AAS 53 (1961) 447.
[271] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072, citato in Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2368
[272] Paolo VI, Lett. enc. “Humanae vitae” 25.7.1968, n. 14, www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae.html
[273] G. Carbone “Pio XI condannò i metodi naturali? Falso” 18.12.2014 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/pdf/pio-xi-condanno-i-metodi-naturali-falso
[274] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[275] L. Moia “Il carteggio. Su «Humanae Vitae» Wojtyla chiedeva più rigore a Montini” www.avvenire.it 4.3.2018 https://www.avvenire.it/chiesa/Pagine/meno-indulgenze-su-humanae-vitae
[276] Giovanni Paolo II “Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale di Teologia Morale”, 10 aprile 1986, www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/april/documents/hf_jp-ii_spe_19860410_teologia-morale.html
[277] Giovanni Paolo II Udienza del 29.8.1984 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1984/documents/hf_jp-ii_aud_19840829.html
[278] Giovanni Paolo II Udienza del 29.8.1984 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1984/documents/hf_jp-ii_aud_19840829.html
[279] Giovanni Paolo II “Discorso ai partecipanti al IV Congresso internazionale per la Famiglia d’Africa e d’Europa” del 14-3-1988 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1988/march/documents/hf_jp-ii_spe_19880314_famiglia-africa-europa.html
[280] ** “La norma morale di «Humanae vitae» e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[281] ** “La norma morale di «Humanae vitae» e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[282] Paolo VI, Lett. enc. “Humanae vitae” 25.7.1968, n. 14, www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae.html
[283] Giovanni Paolo II “Discorso ai partecipanti al II Congresso di Teologia Morale” 12.11.1988 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1988/november/documents/hf_jp-ii_spe_19881112_teologia-morale.html
[284] Giovanni paolo II Esortazione Apostolica “Familiaris Consortio” 22.11.1981 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html
[285] Propositio 22. La conclusione del n. 11 dell’enciclica «Humanae Vitae» così afferma: «Richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale interpreta dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita» AAS 60 [1968] 488
[286] Giovanni Paolo II, Discorso, 10.4.1986: AAS 78 (1986), p. 1101; cfr anche CONGREGAZIONE
PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. “Persona humana”, n. 4.
[287] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210; E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 212; F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 33 ss.
[288] Lett. enc. Humanae Vitae (25 luglio 1968), 14: AAS 60 (1968), 490-491.
[289] PAOLO VI, Encicl. Humanae Vitae, 12: AAS 60 (1968) 488-489.
[290] PAOLO VI, Encicl. Humanae Vitae, 12: AAS 60 (1968) 489.
[291] Congregazione per la Dottrina della Fede Istruzione “Donum Vitae” 22.2.1987 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19870222_respect-for%20human-life_it.html
[292] Giovanni Paolo II Lett. Enc. “Evangelium Vitae” 25.3.1995 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25031995_evangelium-vitae.html
[293] G. Carbone “Pio XI condannò i metodi naturali? Falso” 18.12.2014 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/pdf/pio-xi-condanno-i-metodi-naturali-falso
[294] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[295] Paolo VI, Lett. Enc. “Humanae vitae” 25.7.1968, n. 14, www.vatican.va , http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae.html
[296] Congregazione per la Dottrina della Fede “Nota sulla banalizzazione della sessualità a proposito di alcune letture di Luce del mondo” 21.12.2010, www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20101221_luce-del-mondo_it.html
[297] Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, nel 40° anniversario dell’enciclica Humanae vitae, del 9-5-2008, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 11-5-2008. © Copyright 2008-Libreria Editrice Vaticana. Titolo redazionale ricavato dal testo; in rete il testo è consultabile a questo sito: alleanzacattolica.org, in questa pagina https://alleanzacattolica.org/quanto-era-vero-ieri-rimane-vero-anche-oggi-la-verita-espressa-nellhumanae-vitae-non-muta/
[298] Benedetto XVI “Messaggio del Santo Padre al Congresso internazionale “Humanae vitae: attualità e profezia di un’enciclica” (Roma 3-4 ottobre 2008) 2.10.2008 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/pont-messages/2008/documents/hf_ben-xvi_mes_20081002_isi.html
[299] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210
[300] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 212
[301] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 33 ss.
[302] S. Paciolla “Humanae Vitae, il modernismo “sotto altri nomi è ancora presente” 22.7.2018 www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/humanae-vitae-il-modernismo-sotto-altri-nomi-e-ancora-presente/
[303] E. Pentin “John Finnis to Pontifical Academy for Life: Church’s Infallible Teaching Against Contraception Is ‘Certainly True’” National Catholic Register 26.1.2023 https://www.ncregister.com/news/john-finnis-to-pontifical-academy-for-life-church-s-infallible-teaching-against-contraception-is-certainly-true
[304] J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 258-312 https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[305] C. Bunderson “Reacting to pontifical academy, theologian says teaching of Humanae vitae can’t change” 8.8.2022 www.catholicnewsagency.com https://www.catholicnewsagency.com/news/251997/teaching-of-humanae-vitae-is-irreformable?_hsmi=222234406&_hsenc=p2ANqtz-83zbRTXNAgRosZZLUtIDYqOEVDyG7Pkj2FJoVlpR6XOdBl1wM8-mRUGcFAVHo3DGlFKwqke1xQebjVH86l4ISFKQhWkTtUr_J1X1swySy8RfgEZWw
[306] P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[307] Pontificio Consiglio per la Famiglia “Vademecum per i confessori” 12.2.1997, www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_12021997_vademecum_it.html P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[308] Pontificio Consiglio per la Famiglia “Morale coniugale e Sacramento della Penitenza.” Libreria Editrice Vaticana 1998
[309] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986
[310] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986
[311] P. Risso: “P. Ermenegildo Lio: un Teologo per la vita.” www.settimanaleppio.it, dal Numero 50 del 20 dicembre 2015, http://www.settimanaleppio.it/dinamico.asp?idsez=6&id=950
[312] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986
[313] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 205 ss; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n. 1327
[314] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 213 ss; i due documenti sono di Papa Sisto V sono: “Cum frequenter”del 27.6.1587; “Effrenatam” del 29.10.1588 che condanna in modo diretto la contraccezione.
[315] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp.217ss
[316] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 2795, 3634
[317] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 221ss
[318] Cfr. E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità” LEV 1986 pp. 230
[319] H. Batzill “Decisiones S. Sedis de usu et abusu matrimonii.”. Taurini , ed. Marietti, 1944.
[320] Cf. PIO XI, Encicl. Casti Connubii: AAS 22 (1930), pp. 559-561; Dz 3716-18 [in parte]; PIO XII, Discorso al Convegno dell’Unione Italiana Ostetriche 29 ott. 1951: AAS 43 (1951), pp. 835-854; PAOLO VI, Discorso agli Em.mi Padri Cardinali, 23 giugno 1964: AAS 56 (1964) pp. 581-589. Alcuni problemi, che hanno bisogno di analisi ulteriori e più approfondite, per ordine del Sommo Pontefice sono stati demandati alla Commissione per lo studio della popolazione, della famiglia e della natalità, perché il Sommo Pontefice dia il suo giudizio dopo che essa avrà concluso il suo compito. Stando a questo punto la dottrina del Magistero, il S. Concilio non intende proporre immediatamente soluzioni concrete.
[321] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Premessa p. VII
[322] “Introduzione all’enciclica Humanae Vitae”, Ed. Tip. Pol. Vat. 1969
[323] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Premessa p. VII
[324] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Premessa p. VII
[325] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” p. 679
[326] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Premessa p. IX
[327] Paolo VI, Omelia del 29 giugno 1978 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1978/documents/hf_p-vi_hom_19780629.pdf .
[328] P. Risso: “P. Ermenegildo Lio: un Teologo per la vita.” www.settimanaleppio.it, dal Numero 50 del 20 dicembre 2015, http://www.settimanaleppio.it/dinamico.asp?idsez=6&id=950
[329] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 32ss
[330] Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 25-7-1968, nn.14 e 11
[331] Giovanni Paolo II “Udienza” 18.7.1984
[332] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 42 nota 52
[333] Catechismus Romanus Concilii Tridentini p. II c. VIII, n. 2073 www.clerus.org https://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/em1.htm
[334] Pio XI, Lett. Enc. “Casti connubii.”, 31-12-1930: AAS 22 (1930), p.560.
[335] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[336] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 32ss
[337] Pio XII “Discorso al VII Congresso Internazionale di Ematologia” del 12.9.1958, AAS 50 (1958), pp. 734-735 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/es/speeches/1958/documents/hf_p-xii_spe_19580912_ematologia.html
[338] Giovanni XXIII, Lettera Enciclica “Mater et Magistra” 15.5.1961 n. 180, www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater.html
[339] Giovanni Paolo II, Esort. Ap. “Familiaris consortio”, 22″XI-1981, n.29.
[340] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 34
[341] S. Paciolla “Humanae Vitae, il modernismo “sotto altri nomi è ancora presente” 22.7.2018 www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/humanae-vitae-il-modernismo-sotto-altri-nomi-e-ancora-presente/
[342] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione “Veritatis Donum” 24.5.1990 n. 16 , www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19900524_theologian-vocation_it.html; Giovanni Paolo II “Ad Tuendam Fidem” n. 3 e 4; Codice di Diritto Canonico can. 750 n. 2 ; Congregazione per la Dottrina della Fede “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei” n. 6, www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html
[343] E. Pentin “John Finnis to Pontifical Academy for Life: Church’s Infallible Teaching Against Contraception Is ‘Certainly True’” National Catholic Register 26.1.2023 https://www.ncregister.com/news/john-finnis-to-pontifical-academy-for-life-church-s-infallible-teaching-against-contraception-is-certainly-true
[344] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor Aeternus: Dz 1839 (3074) [Collantes 7.198]
[345] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 52, 1213AC.
[346] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 1214A.
[347] J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 258-312 https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[348] John C. Ford, S.J., and Gerald Kelly, S.J., Contemporary Moral Theology 2: Marriage
Questions (Westminster, Md.: Newman, 1964) 263-71.
[349] Cfr. J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 258s (mia traduzione) https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[350] Cfr. J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 259 (mia traduzione) https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[351] Cfr. J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 263 (mia traduzione) https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[352] Si veda su questo punto la documentazione nel sito di Grisez http://www.twotlj.org/Ford-Grisez.html
[353] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210; E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 212; F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 33 ss.
[354] P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[355] P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[356] C. Bunderson “Reacting to pontifical academy, theologian says teaching of Humanae vitae can’t change” 8.8.2022 www.catholicnewsagency.com https://www.catholicnewsagency.com/news/251997/teaching-of-humanae-vitae-is-irreformable?_hsmi=222234406&_hsenc=p2ANqtz-83zbRTXNAgRosZZLUtIDYqOEVDyG7Pkj2FJoVlpR6XOdBl1wM8-mRUGcFAVHo3DGlFKwqke1xQebjVH86l4ISFKQhWkTtUr_J1X1swySy8RfgEZWw
[357] C. Bunderson “Reacting to pontifical academy, theologian says teaching of Humanae vitae can’t change” 8.8.2022 www.catholicnewsagency.com https://www.catholicnewsagency.com/news/251997/teaching-of-humanae-vitae-is-irreformable?_hsmi=222234406&_hsenc=p2ANqtz-83zbRTXNAgRosZZLUtIDYqOEVDyG7Pkj2FJoVlpR6XOdBl1wM8-mRUGcFAVHo3DGlFKwqke1xQebjVH86l4ISFKQhWkTtUr_J1X1swySy8RfgEZWw
[358] Paolo VI “Udienza generale” 31.7.1968 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/audiences/1968/documents/hf_p-vi_aud_19680731.html
[359] Giovanni Paolo II , Udienza generale 7 dicembre 1981
[360] San Giovanni Paolo II, Udienza generale del 18 luglio 1984.
[361] R. Sarah “”Rifiutare Humanae vitae è lottare contro Dio” 16.8.2018 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/pdf/rifiutare-humanae-vitae-e-lottare-contro-dio; video della conferenza www.infocatho.fr “Le Cardinal Sarah à Kergonan pour les 50 ans d’Humanae Vitae en vidéo” https://www.infocatho.fr/le-cardinal-sarah-a-kergonan-pour-les-50-ans-dhumanae-vitae-en-video/ ; testo completo della conferenza: https://fecondite.org/wp-content/uploads/2018/08/Conference_Cardinal_R_Sarah_Kergonan_Humanae_Vitae_20180804.pdf
[362] Cfr. Caritas in veritate 48.
[363] Cfr. Giovanni Paolo II, Udienza generale del 29 agosto 1984.
[364] Giovanni Paolo II, Discorso del 12 novembre 1988 al Congresso Internazionale dei Teologia Morale
[365] R. Sarah “”Rifiutare Humanae vitae è lottare contro Dio” 16.8.2018 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/pdf/rifiutare-humanae-vitae-e-lottare-contro-dio; video della conferenza www.infocatho.fr “Le Cardinal Sarah à Kergonan pour les 50 ans d’Humanae Vitae en vidéo” https://www.infocatho.fr/le-cardinal-sarah-a-kergonan-pour-les-50-ans-dhumanae-vitae-en-video/ ; testo completo della conferenza: https://fecondite.org/wp-content/uploads/2018/08/Conference_Cardinal_R_Sarah_Kergonan_Humanae_Vitae_20180804.pdf
[366] Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, nel 40° anniversario dell’enciclica Humanae vitae, del 9-5-2008, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 11-5-2008. © Copyright 2008-Libreria Editrice Vaticana. Titolo redazionale ricavato dal testo; in rete il testo è consultabile a questo sito alleanzacattolica.org, in questa pagina https://alleanzacattolica.org/quanto-era-vero-ieri-rimane-vero-anche-oggi-la-verita-espressa-nellhumanae-vitae-non-muta/
[367] E. Sgreccia, “Manuale di bioetica.” Vol. I, Fondamenti ed etica medica, Vita e Pensiero, Milano 1999, p. 177
[368] Colom e Rodríguez-Luño, “Scelti in Cristo per essere santi.”, Ed. Edusc 2003, pag. 209
[369]S. Paolo VI, Lett. Enc. “Humanae Vitae” del 25.7.1968, n. 14, www.vatican.va https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae.html
[370]Cfr. B. H. Merkelbach in “Summa Theologiae Moralis” Desclee de Brouwer, Brugis-Belgica 1959, t.1, p. 166
[371]Cfr. E. Colom e A. Rodríguez-Luño, “Scelti in Cristo per essere santi.”, Ed. Edusc 2003, pag. 210
[372]Cfr. B. H. Merkelbach in “Summa Theologiae Moralis” Desclee de Brouwer, Brugis-Belgica 1959, t.1, p. 167
[373]Cfr. B. H. Merkelbach in “Summa Theologiae Moralis” Desclee de Brouwer, Brugis-Belgica 1959, t.1, p. 166
[374]E. Colom e A. Rodríguez-Luño, “Scelti in Cristo per essere santi.”, Ed. Edusc 2003, pag. 209
[375] E. Sgreccia “Manuale di bioetica” Vita e Pensiero 1999 vol. I p. 610 ss ; /
[376] Congregazione per la Dottrina della Fede “Risposte circa la sterilizzazione negli ospedali cattolici.” 13.3.1975 www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19750313_quaecumque-sterilizatio_it.html
[377] E. Sgreccia “Manuale di bioetica” Vita e Pensiero 1999 vol. I p. 610 ss
[378] E. Sgreccia “Manuale di bioetica” Vita e Pensiero 1999 vol. I p. 610 ss
[379] S. Magister “Paolo VI e le suore violentate in Congo. Ciò che quel papa non disse mai.” 24.2.2016 chiesa.espresso.repubblica.it https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351240.html
[380] Cfr. M. ZALBA, Casus de usu artificii contraceptivi, in “Periodica de re canonica, morali et liturgica”, 51 (1961), pp. 167- 92. J. FUCHS, Moraltheologisches zur Geburtenregelung, in “Stimmen der Zeit”, 170 (1962), p. 364
[381] G. Gennari “Humanae vitae cinquant’anni dopo, appunti sulla storia.” 3.7.2019 www.lastampa.it https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2018/08/14/news/humanae-vitae-cinquant-anni-dopo-appunti-sulla-storia-1.34038517
[382] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[383] Radio Vaticana “P. Lombardi commenta i temi affrontati dal Papa con i giornalisti” https://www.archivioradiovaticana.va/storico/2016/02/19/p_lombardi_commenta_i_temi_del_papa_con_i_giornalisti/it-1209799
[384] S. Magister “Paolo VI e le suore violentate in Congo. Ciò che quel papa non disse mai.” 24.2.2016 chiesa.espresso.repubblica.it https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351240.html
[385] Cf. praesertim binas Allocutiones ad Unionem catholicam inter obstetrices et ad Societatem internationalem haematologiae, AAS 43 (1951), 843-844; 50 (1958), 734-737; Paolo VI, Enc. Humanae vitae, n. 14, ibid., 60 (1968), 490-491.
[386] Congregazione per la Dottrina della Fede “Risposte circa la sterilizzazione negli ospedali cattolici.” 13.3.1975 www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19750313_quaecumque-sterilizatio_it.html
[387] Cfr. Beato Paolo , Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), n. 14: AAS 60 (1968), 490.
[388] Cfr. Beato Paolo , Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), n. 17: AAS 60 (1968), 493-494.
[389] Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari “Nuova Carta degli Operatori Sanitari” Libreria Editrice Vaticana 2016 p. 26
[390] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 679 , si vedano in particolare con attenzione anche le note della pagina.
[391] L. Bender “Usu pilularum evitare conceptionem ex stupro.” In Angelicum 39 (1962) 416-435
[392] P. Lumbreras “Controversia sterilisatio, directa aut indirecta?” In Angelicum 41 (1964) 370-379
[393] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA»Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[394] P. Baklinski “Francis praises major Humanae Vitae dissenter in rebuke of ‘white or black’ morality” 24.11.2016 www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/news/francis-praises-prominent-humanae-vitae-dissenter-for-his-radical-new-moral/
[395]R. de Mattei “Le radici storiche del dissenso, dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia” 1.7.2015 www.lifesitenews.com https://www.lifesitenews.com/opinion/the-historical-roots-of-dissent-from-vatican-ii-to-the-synod-on-the-family/
[396] Pete Baklinski “Francis praises major Humanae Vitae dissenter in rebuke of ‘white or black’ morality.” 24.11.2016 https://www.lifesitenews.com/news/francis-praises-prominent-humanae-vitae-dissenter-for-his-radical-new-moral/
[397] C. Caffarra “Riflessioni sull’etica medica” in “La rivista del clero italiano.” 1976 pp. 213ss.
[398] C. Caffarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia – Centro Accademico Romano della Santa Croce Università di Navarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” Ed. Ares 1989 pp. 183ss disponibile online: www.caffarra.it, https://www.caffarra.it/HV20annidopo88_76.php
[399] C. Caffarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia – Centro Accademico Romano della Santa Croce Università di Navarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” Ed. Ares 1989 pp. 183ss disponibile online: www.caffarra.it, https://www.caffarra.it/HV20annidopo88_76.php
[400] B. Häring “Una lettera al papa”. traduzione di Serenella Bischi womenpriests.org https://womenpriests.org/it/magistero/haering-una-lettera-al-papa/
[401] S. Alfonso M. de Liguori “Theologia moralis” l. VI tr. VI n. 954
[402] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2370, Paolo VI Enciclica Humanae Vitae n.14
[403] B. Häring “Una lettera al papa”. traduzione di Serenella Bischi womenpriests.org https://womenpriests.org/it/magistero/haering-una-lettera-al-papa/
[404] C. Caffarra “Riflessioni teologiche sull’etica della situazione.” La Rivista del Clero Italiano 1976,11, p. 213ss
[405] Fernández, Víctor M., La dimensión trinitaria de la moral II : profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est” [en línea]. Teología, 89 (2006). Disponible en: http://bibliotecadigital.uca.edu.ar/repositorio/rectorado/dimension-trinitaria-moral-etico-fernandez.pdf
[406] Fernández, Víctor M., La dimensión trinitaria de la moral II : profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est” [en línea]. Teología, 89 (2006). Disponible en: http://bibliotecadigital.uca.edu.ar/repositorio/rectorado/dimension-trinitaria-moral-etico-fernandez.pdf
[407] Cfr. V. M. Fernández , “Vida trinitaria, normas éticas y fragilidad humana. Algunas breves precisiones” [en línea]. Universitas, 6 (2011) pp. 68s Disponible en: https://repositorio.uca.edu.ar/handle/123456789/7827 , consultazione del 15.10.2020
[408] Pontificio Consiglio per la Famiglia, “Vademecum per i confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale.” 1997 n. 3, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia//pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_12021997_vademecum_it.html#_ftnref43
[409] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 2795, 3634
[410] C. Caffarra “La cooperazione al male della contraccezione” in Pontificio Consiglio per la Famiglia “Morale coniugale e Sacramento della Penitenza” Libreria Editrice Vaticana 1998 p. 109
[411] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon. Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left= ; testo citato da s. Roberto Bellarmino nelle sue Controversie nella parte relativa ai Concili, libro I n. 14
[412] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon. Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left=
[413] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018 https://web.archive.org/web/20221128161544/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[414] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[415] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[416] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[417] Tullio Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1,e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[418] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[419] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[420] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[421] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[422] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[423] Cfr. M. Tosatti:M. Tosatti:“UNA SUORA DALL’ARGENTINA DICE: IL PAPA PROPONE PRESERVATIVO E DIAFRAMMA.” Stilum Curiae, 4 Aprile 2018
https://www.marcotosatti.com/2018/04/04/una-suora-dallargentina-dice-il-papa-propone-preservativo-e-diaframma/ Agencias/InfoCatólica, “Martha Pelloni: «El Papa Francisco me dijo tres palabras: preservativo, transitorio y reversible»” 3/04/18
http://www.infocatolica.com/?t=noticia&cod=31956 Qui l’intervista https://radiocut.fm/radiostation/patriada/listen/2018/04/03/07/49/36/# a h. 12.44ss
[424] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[425] R. Cascioli “La tentazione di riscrivere il Catechismo.” La Nuova Bussola Quotidiana 21.2.2016 https://lanuovabq.it/it/la-tentazionedi-riscrivereil-catechismo
[426] Radio Vaticana “P. Lombardi commenta i temi affrontati dal Papa con i giornalisti” https://www.archivioradiovaticana.va/storico/2016/02/19/p_lombardi_commenta_i_temi_del_papa_con_i_giornalisti/it-1209799
[427] R. Cascioli “La tentazione di riscrivere il Catechismo.” La Nuova Bussola Quotidiana 21.2.2016 https://lanuovabq.it/it/la-tentazionedi-riscrivereil-catechismo
[428] S. Magister “Paolo VI e le suore violentate in Congo. Ciò che quel papa non disse mai.” 24.2.2016 chiesa.espresso.repubblica.it https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351240.html
[429] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA»Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[430] P. Baklinski “Francis praises major Humanae Vitae dissenter in rebuke of ‘white or black’ morality” 24.11.2016 www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/news/francis-praises-prominent-humanae-vitae-dissenter-for-his-radical-new-moral/
[431]R. de Mattei “Le radici storiche del dissenso, dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia” 1.7.2015 www.lifesitenews.com https://www.lifesitenews.com/opinion/the-historical-roots-of-dissent-from-vatican-ii-to-the-synod-on-the-family/
[432] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left= ; testo citato da s. Roberto Bellarmino nelle sue Controversie nella parte relativa ai Concili, libro I n. 14
[433] Graziano “Concordantia discordantium Canonum.” Pars I , Distinct.83. canon.Error http://www.columbia.edu/cu/lweb/digital/collections/cul/texts/ldpd_6029936_001/pages/ldpd_6029936_001_00000205.html?toggle=image&menu=maximize&top=&left=
[434] L. Moia “50 anni dopo. L’Humanae vitae di Paolo VI: Chiesa, amore e vita, come si cambia?” 20.10.2017 www.avvenire.it, https://www.avvenire.it/vita/pagine/humanae-vitae-sguardi-sul-futuro
[435] Cfr. T. Rotondo “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.” voll. I e II, consultabili e scaricabili gratuitamente qui: https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[436] M. Leonardi “Avvenire – 50 anni dopo. L’Humanae vitae di Paolo VI: Chiesa, amore e vita, come si cambia?” 22.1.2017 mauroleonardi.it , https://mauroleonardi.it/2017/10/22/avvenire-it-50-anni-dopo-lhumanae-vitae-di-paolo-vi-chiesa-amore-e-vita-come-si-cambia/
[437] G. Carbone “Pio XI condannò i metodi naturali? Falso” 18.12.2014 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/pdf/pio-xi-condanno-i-metodi-naturali-falso
[438] Cfr. E. Sgreccia “Manuale di bioetica.” Vita e Pensiero 1999, volume I p. 397
[439] Pio XII “Discorso di Sua Santità Pio XII alle partecipanti al Congresso della unione cattolica italiana delle ostetriche.” 29.1.1951 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html; “Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale di istopatologia del sistema nervoso” del 14.9.1952 https://www.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520914_istopatologia.html ; “Discorso ai partecipanti VII Congresso di ematologia”. 12.9.1958 https://www.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1958/documents/hf_p-xii_spe_19580912_ematologia.html
[440] Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 32: AAS 74 (1982) 119-120; citato in Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2370
[441] L. Moia “Il carteggio. Su «Humanae Vitae» Wojtyla chiedeva più rigore a Montini” www.avvenire.it 4.3.2018 https://www.avvenire.it/chiesa/Pagine/meno-indulgenze-su-humanae-vitae
[442] S. Paciolla “Humanae Vitae, il modernismo “sotto altri nomi è ancora presente” 22.7.2018 www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/humanae-vitae-il-modernismo-sotto-altri-nomi-e-ancora-presente/
[443] Pontificio Consiglio per la Famiglia “Vademecum per i confessori” 12.2.1997, www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_12021997_vademecum_it.html P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[444] Benedetto XVI “Messaggio del Santo Padre al Congresso internazionale “Humanae vitae: attualità e profezia di un’enciclica” (Roma 3-4 ottobre 2008) 2.10.2008 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/pont-messages/2008/documents/hf_ben-xvi_mes_20081002_isi.html
[445] Congregazione per la Dottrina della Fede: “NOTA SULLA BANALIZZAZIONE DELLA SESSUALITÀ A PROPOSITO DI ALCUNE LETTURE DI “LUCE DEL MONDO” del 21.12.2010 press.vatican.va https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2010/12/21/0796/01827.html
[446] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 235s
[447] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072, citato in Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2368
[448] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072, citato in Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2368
[449] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 235-250
[450] L. Moia “50 anni dopo. L’Humanae vitae di Paolo VI: Chiesa, amore e vita, come si cambia?” 20.10.2017 www.avvenire.it, https://www.avvenire.it/vita/pagine/humanae-vitae-sguardi-sul-futuro
[451] Cfr. M. Tosatti:M. Tosatti:“UNA SUORA DALL’ARGENTINA DICE: IL PAPA PROPONE PRESERVATIVO E DIAFRAMMA.” Stilum Curiae, 4 Aprile 2018
https://www.marcotosatti.com/2018/04/04/una-suora-dallargentina-dice-il-papa-propone-preservativo-e-diaframma/ , Agencias/InfoCatólica, “Martha Pelloni: «El Papa Francisco me dijo tres palabras: preservativo, transitorio y reversible»” 3/04/18
http://www.infocatolica.com/?t=noticia&cod=31956 Qui l’intervista https://radiocut.fm/radiostation/patriada/listen/2018/04/03/07/49/36/# a h. 12.44ss
[452] A. M. Valli “Papa Francesco e la contraccezione 2.5.2018 www.aldomariavalli.it https://www.aldomariavalli.it/2017/02/05/papa-francesco-e-la-contraccezione/
[453] R. Cascioli: “Famiglia: attacco all’eredità di Giovanni Paolo II.” 20.9.2017 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/famiglia-attacco-alleredita-di-giovanni-paolo-ii
[454] R. Cascioli “Asso Paglia-tutto. E san Giovanni Paolo II va in soffitta.” 20.7.2019 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/asso-paglia-tutto-e-san-giovanni-paolo-ii-va-in-soffitta
[455] R. Cascioli “Paglia, via alle purghe. Cancellato Giovanni Paolo II” 24.07.2019 https://lanuovabq.it/it/paglia-via-alle-purghe-cancellato-giovanni-paolo-ii
[456] R. Cascioli: “Benedetto XVI a fianco dei docenti licenziati.” https://lanuovabq.it/it/benedetto-xvi-a-fianco-dei-docenti-licenziati
[457] S. Paciolla “Humanae Vitae, il modernismo “sotto altri nomi è ancora presente” 22.7.2018 www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/humanae-vitae-il-modernismo-sotto-altri-nomi-e-ancora-presente/
[458] S. Grygiel “Il GPII attaccato da teologi privi di fede e speranza” lanuovabq.it 13.9.2019 https://lanuovabq.it/it/il-gpii-attaccato-da-teologi-privi-di-fede-e-speranza
[459] R. Cascioli “Istituto GP2. La rivoluzione di Paglia è “sovranista”.” lanuovabq.it 12.9.2019 https://lanuovabq.it/it/istituto-gp2-la-rivoluzione-di-paglia-e-sovranista
[460] L. Moia “Nuovo Istituto Giovanni Paolo II, ecco le cattedre e i docenti” Avvenire, 11 settembre 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nomine-istituto-giovanni-paolo-ii
[461] Cfr. M. Chiodi “Rileggere “Humanae vitae” alla luce di “Amoris laetitia”, Settimo Cielo di Sandro Magister, 28.1.2018, http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/28/rileggere-humanae-vitae-alla-luce-di-amoris-laetitia/; Marco Tosatti «Contraccezione un dovere? Intervenga il Papa», La Nuova Bussola Quotidiana, 11-1-2018 https://www.lanuovabq.it/it/contraccezione-un-dovere-intervenga-il-papa ; L. Bertocchi: “”Contraccezione? In certi casi un dovere”. Svolta in Vaticano.”, La Nuova Bussola Quotidiana 10.1.2018 https://lanuovabq.it/it/contraccezione-in-certi-casi-un-dovere-svolta-in-vaticano
[462] L. Moia “Nuovo Istituto Giovanni Paolo II, ecco le cattedre e i docenti” Avvenire, 11 settembre 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/nomine-istituto-giovanni-paolo-ii
[463] R. Cascioli “Istituto GP2. La rivoluzione di Paglia è “sovranista”.” lanuovabq.it 12.9.2019 https://lanuovabq.it/it/istituto-gp2-la-rivoluzione-di-paglia-e-sovranista
[464] S. Grygiel “Il GPII attaccato da teologi privi di fede e speranza” lanuovabq.it 13.9.2019 https://lanuovabq.it/it/il-gpii-attaccato-da-teologi-privi-di-fede-e-speranza
[465]L. Moia “Nessuna resa dei conti al Pontificio istituto Giovanni Paolo II” in Avvenire venerdì 2 agosto 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/amoris-laetitia-scelta-matura
[466] “Ad tertium dicendum quod lex importat ordinem ad finem active, inquantum scilicet per eam ordinantur aliqua in finem, non autem passive, idest quod ipsa lex ordinetur ad finem, nisi per accidens in gubernante cuius finis est extra ipsum, ad quem etiam necesse est ut lex eius ordinetur. Sed finis divinae gubernationis est ipse Deus, nec eius lex est aliud ab ipso. Unde lex aeterna non ordinatur in alium finem.” I-II, q. 91 a. 1 ad 3.
[467] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 1536ss
[468] Cf Mc 1,21; Gv 9,16.
[469] Cf Mc 3,4.
[470] Cf Mt 12,5; Gv 7,23.
[471] Cf CIC canone 1247
[472]L. Moia “Nessuna resa dei conti al Pontificio istituto Giovanni Paolo II” in Avvenire venerdì 2 agosto 2019 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/amoris-laetitia-scelta-matura
[473] Marco Tosatti, “Sinodo: come lo manovro…”, La Stampa, I blog di La Stampa, 21 settembre 2014
https://www.lastampa.it/blogs/2014/09/21/news/sinodo-come-lo-manovro-1.37276215 attualmente, 24.5.2021, l’articolo è scomparso dal sito ma si può trovare qui https://anticattocomunismo.wordpress.com/2014/09/20/sinodo-come-lo-manovro/ ; E. Pentin “The Rigging of a Vatican Synod?”, Ignatius Press, 2015 September 2014
[474] Synodus Episcoporum “XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi” 26.10.2012 n. 7 https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20121026_message-synod_it.html
[475] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 15
[476] Papa Francesco apre il sinodo: “Parlate con franchezza e ascoltate con umiltà” www.rainews.it 6.10.2014 http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Papa-Francesco-apre-il-sinodo-Parlate-con-franchezza-e-ascoltate-con-umilta-fb1688ee-57d5-4261-9ad6-e7eaca86a5f2.html
[477] Marco Tosatti, “Sinodo: come lo manovro…”, La Stampa, I blog di La Stampa, 21 settembre 2014
https://www.lastampa.it/blogs/2014/09/21/news/sinodo-come-lo-manovro-1.37276215 attualmente, 24.5.2021, l’articolo è scomparso dal sito ma si può trovare qui https://anticattocomunismo.wordpress.com/2014/09/20/sinodo-come-lo-manovro/ ; E. Pentin “The Rigging of a Vatican Synod?”, Ignatius Press, 2015, cap. 5 September 2014
[478] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 15
[479]“«Questi non sai che casino ci combinano». Il retroscena di Forte sui lavori sinodali” Il Timone News 4 maggio 2016 http://www.iltimone.org/news-timone/questi-non-sai-che-casino-ci-combinano-il-retrosce/
[480] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[481] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 15
[482] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[483] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[484] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[485] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 16
[486] Synodus Episcoporum “XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi” 26.10.2012 n. 7 https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20121026_message-synod_it.html
[487] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 17
[488] T. Scandroglio “https://lanuovabq.it/it/finisce-lera-paglia-la-morale-resta-sotto-le-macerie
[489] M. Chiodi “Leggere la “Humanae vitae” alla luce di “Amoris laetitia” in “Noi, Famiglia & Vita”, allegato del quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”, 28 gennaio 2018; https://www.noisiamochiesa.org/verso-il-superamento-della-humanae-vitae-dopo-50-anni/
[490] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018 https://web.archive.org/web/20221128161544/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[491] Cfr. S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018 https://web.archive.org/web/20221128161544/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[492] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018” https://web.archive.org/web/20221128161544/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[493] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018 https://web.archive.org/web/20221128161544/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[494] M. Chiodi “Rileggere “Humanae vitae” alla luce di “Amoris laetitia” Settimo Cielo di Sandro Magister 28.1.2018 http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/28/rileggere-humanae-vitae-alla-luce-di-amoris-laetitia/ ; M. Chiodi “Leggere la “Humanae vitae” alla luce di “Amoris laetitia” in “Noi, Famiglia & Vita”, allegato del quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”, 28 gennaio 2018; https://www.noisiamochiesa.org/verso-il-superamento-della-humanae-vitae-dopo-50-anni/
[495] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister 30.1.2018 http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[496] S. Magister “”Humanae vitae” addio. Francesco liberalizza la pillola”, Settimo Cielo di Sandro Magister, 30.1.2018, http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/30/humanae-vitae-addio-francesco-liberalizza-la-pillola/
[497] “”Contraccezione? In certi casi un dovere”. Svolta in Vaticano.”, La Nuova Bussola Quotidiana 10.1.2018 https://lanuovabq.it/it/contraccezione-in-certi-casi-un-dovere-svolta-in-vaticano
[498] L. Bertocchi “”Contraccezione? In certi casi un dovere”. Svolta in Vaticano.”, La Nuova Bussola Quotidiana 10.1.2018 https://lanuovabq.it/it/contraccezione-in-certi-casi-un-dovere-svolta-in-vaticano
[499] Tempi “Che cosa è a rischio davvero nello scontro sull’Istituto Giovanni Paolo II” Tempi, 2-8-2019 https://www.tempi.it/che-cosa-e-a-rischio-davvero-nello-scontro-sullistituto-giovanni-paolo-ii/
[500] L. Moia “L’arcivescovo Paglia. «Ogni respiro, vita da proteggere, sempre accanto ai più deboli»” 27.1.2018 Avvenire https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ogni-respiro-vita-da-proteggere
[501] Si veda l’intervento di M. Chiodi ,“Rileggere Humanae vitae (1968) a partire da Amoris Laetitia (2016)”, svolto alla Pontificia Università Gregoriana il 14 dicembre 2017, mai pubblicato, ma riferito letteralmente da registrazione in D. Montagna, “New Academy for Life member uses Amori to say some circumstances ‘require’ contraception”, in News Catholic Church, Jan 8, 2018. Si veda: M. Chiodi, “Coscienza e norma. Quale rapporto? A proposito del cap. VIII di Amoris laetitia”, in La Rivista del Clero Italiano 5 (2017), 325-338.
[502] L. Melina “Paolo VI l’aveva detto: la contraccezione ha distrutto la società.” 11.6.2018 https://lanuovabq.it/it/paolo-vi-laveva-detto-la-contraccezione-ha-distrutto-la-societa#_ftn4
[503] R. Cascioli “Istituto GP2. La rivoluzione di Paglia è “sovranista”.” lanuovabq.it 12.9.2019 https://lanuovabq.it/it/istituto-gp2-la-rivoluzione-di-paglia-e-sovranista
[504] F. Mastrofini (a cura di) “Infallibilità sulle questioni morali?” 19.8.2022 www.settimananews.it http://www.settimananews.it/teologia/infallibilita-sulle-questioni-morali/
[505] Congregazione per la Dottrina della Fede “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei” n.11 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html
[506] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae, n. 57: AAS 87 (1995) 465.
[507] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2355.
[508] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2353.
[509] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae, n. 65
[510] Congregazione per la Dottrina della Fede “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei” n.11 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html
[511] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae, n. 65
[512] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae, n. 57: AAS 87 (1995) 465.
[513] Cfr. Aristide Fumagalli ““Indagine sull’intrinsece malum” L’intenzionalità delle azioni intrinsecamente cattive” La Scuola Cattolica 150 (2022) 388-405
[514] Pio XI, Casti connubii: Acta Apostolicae Sedis 22 (1930) 559; Paolo VI , Humanae vitae, 14: EV 3, 600.
[515] Paolo VI, Allocuzione ai membri della Congregazione del Santissimo Redentore (settembre 1967): AAS 59 (1967), 962: «Si deve evitare di indurre i fedeli a pensare differentemente, come se dopo il Concilio fossero oggi permessi alcuni comportamenti, che precedentemente la Chiesa aveva dichiarato intrinsecamente cattivi. Chi non vede che ne deriverebbe un deplorevole relativismo morale, che porterebbe facilmente a mettere in discussione tutto il patrimonio della dottrina della Chiesa?»
[516] Cfr. Aristide Fumagalli ““Indagine sull’intrinseca malum” L’intenzionalità delle azioni intrinsecamente cattive” La Scuola Cattolica 150 (2022) 388-405
[517] Esort. Ap. Post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 221; cf Paolo VI, Allocuzione ai membri della Congregazione del Santissimo Redentore (settembre 1967): AAS 59 (1967), 962: «Si deve evitare di indurre i fedeli a pensare differentemente, come se dopo il Concilio fossero oggi permessi alcuni comportamenti, che precedentemente la Chiesa aveva dichiarato intrinsecamente cattivi. Chi non vede che ne deriverebbe un deplorevole relativismo morale, che porterebbe facilmente a mettere in discussione tutto il patrimonio della dottrina della Chiesa?»
[518] Papa Francesco Cost. Ap. “Veritatis Gaudium.” 29.1.2018 https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2018/1/29/veritatis-gaudium.html
[519]S. Paciolla, “Card. Müller: nessun Papa può proporre alla fede di tutta la Chiesa i suoi soggettivi punti di vista” Il Blog di www.sabinopaciolla.com, 30.10.2020 https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-nessun-papa-puo-proporre-alla-fede-di-tutta-la-chiesa-i-suoi-soggettivi-punti-di-vista/
[520] Cfr. V. Paglia, “Etica teologica della vita”, p. 13
[521] V. Paglia, “Etica teologica della vita”, p.7
[522] V. Paglia, “Etica teologica della vita”, p. 285-306
[523] V. Paglia, “Etica teologica della vita”, p. 303
[524] Gerhard Ludwig Müller e Stephan Kampowski “Andare oltre l’osservanza letterale della legge. La Pontificia Accademia per la Vita sfida gli insegnamenti della Humanae vitae e della Donum vitae” 6.9.2022 Settimo Cielo https://web.archive.org/web/20230411185254/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/09/06/andare-oltre-l%e2%80%99osservanza-letterale-della-legge/
[525] Cfr. p. 325s
[526] M. Chiodi, P. D. Guenzi, M. Martino “Lex naturae. Storia del concetto, teologia biblica e questioni teoriche” Cantagalli 2022 pagine 550
[527] Si veda su questo punto H. Köster “φύσις” in “Grande lessico del Nuovo Testamento.” Vol. XV Paideia 1973, coll. 250-273
[528] Il seguente studio, pur con i suoi limiti è molto interessante H. Köster “φύσις” in “Grande lessico del Nuovo Testamento.” Vol. XV Paideia 1973, coll. 210-274
[529] Cf Conc. Ecum. Viennens., Cost. Fidei catholicae: DS, 902; Conc. Ecum. Lateranens. V, Bolla Apostolici regiminis: DS, 1440.
[530] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 14.
[531] Cf Sess. VI, Decr. sulla giustificazione Cum hoc tempore, cap. 15: DS, 1544. L’Esortazione apostolica post-sinodale, circa la riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa oggi, cita altri testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, che riprovano quali peccati mortali alcuni comportamenti dipendenti dal corpo: cf Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 218-223.
[532] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 51.
[533] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione Donum vitae (22 febbraio 1987), Introd. 3: AAS 80 (1988), 74; cf Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), 10: AAS 60 (1968), 487-488.
[534] VS 48-50
[535] * * “La norma morale di «Humanae vitae» e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[536] F. X. Rocca “Is the Catholic Church Rethinking Contraception?” The Wall Street Journal 30.12.2022 https://www.wsj.com/articles/is-the-catholic-church-rethinking-contraception-11672429834?st=VekzxB&reflink=desktopwebshare_permalink
[537] F. X. Rocca “Is the Catholic Church Rethinking Contraception?” The Wall Street Journal 30.12.2022 https://www.wsj.com/articles/is-the-catholic-church-rethinking-contraception-11672429834?st=VekzxB&reflink=desktopwebshare_permalink
[538] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1966
[539] “Viaggio apostolico di sua Santità Francesco in Canada. Conferenza stampa del s. Padre sul volo di ritorno.” 29.7.2022 https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/july/documents/20220729-voloritorno-canada.html
[540] L. Scrosati “Il “magistero” del dissenso sulla contraccezione.” La Nuova Bussola Quotidiana 04.08.2022 https://lanuovabq.it/it/pdf/il-magistero-del-dissenso-sulla-contraccezione
[541] Cfr. M. Tosatti:M. Tosatti:“UNA SUORA DALL’ARGENTINA DICE: IL PAPA PROPONE PRESERVATIVO E DIAFRAMMA.” Stilum Curiae, 4 Aprile 2018
https://www.marcotosatti.com/2018/04/04/una-suora-dallargentina-dice-il-papa-propone-preservativo-e-diaframma/ , Agencias/InfoCatólica, “Martha Pelloni: «El Papa Francisco me dijo tres palabras: preservativo, transitorio y reversible»” 3/04/18
http://www.infocatolica.com/?t=noticia&cod=31956 Qui l’intervista https://radiocut.fm/radiostation/patriada/listen/2018/04/03/07/49/36/# a h. 12.44ss
[542] https://icjurist.org/response-to-pontifical-academy-for-lifes-publication/
[543] La playlist con i vari video del convegno è raccolta qui https://www.youtube.com/playlist?list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6
[544] Cfr. Intervento di mons. Melina in A Response to Pontifical Academy for Life – Live streaming” / Panel 1 dal minuto 4 circa al min. 47 https://www.youtube.com/watch?v=tTibSIDRHY0&list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6
[545] Intervento di mons. Melina in A Response to Pontifical Academy for Life – Live streaming” / Panel 1 dal minuto 4 circa al min. 47 https://www.youtube.com/watch?v=tTibSIDRHY0&list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6; L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[546] Intervento di mons. Melina in A Response to Pontifical Academy for Life – Live streaming” / Panel 1 dal minuto 4 circa al min. 47 https://www.youtube.com/watch?v=tTibSIDRHY0&list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6; L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[547] In cerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale (2009), 59.
[548] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 25 nota 1
[549] Intervento di mons. Melina in A Response to Pontifical Academy for Life – Live streaming” / Panel 1 dal minuto 4 circa al min. 47 https://www.youtube.com/watch?v=tTibSIDRHY0&list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6; L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[550] E. Pentin “John Finnis to Pontifical Academy for Life: Church’s Infallible Teaching Against Contraception Is ‘Certainly True’” National Catholic Register 26.1.2023 https://www.ncregister.com/news/john-finnis-to-pontifical-academy-for-life-church-s-infallible-teaching-against-contraception-is-certainly-true
[551] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor Aeternus: Dz 1839 (3074) [Collantes 7.198]
[552] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 52, 1213AC.
[553] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 1214A.
[554] J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 258-312 https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[555] Cfr. J. Ford, G. Grisez “Contraception and the infallibility of the ordinary magisterium”. Theological Studies 1978 pp. 259 (mia traduzione) https://theologicalstudies.net/wp-content/uploads/2022/08/39.2.2.pdf
[556] Si veda su questo punto la documentazione nel sito di Grisez http://www.twotlj.org/Ford-Grisez.html
[557] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210; E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 212; F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 33 ss.
[558] L. Scrosati “Accademia per la Vita, etica contro la morale cattolica.” 13.12.2022, lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/accademia-per-la-vita-etica-contro-la-morale-cattolica
[559] Cfr. R. Garcia de Haro “Matrimonio & famiglia nei documenti del Magistero.” Ares 1989, p. 210
[560] E. Lio “Humanae Vitae e infallibilità.” Libreria Editrice Vaticana 1986 p. 212
[561] Cfr. F. Ocariz “Nota teologica di Humanae Vitae.” in Anthropotes 1988 ann IV n. 1 maggio 1988 p. 33 ss.
[562] S. Paciolla “Humanae Vitae, il modernismo “sotto altri nomi è ancora presente” 22.7.2018 www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/humanae-vitae-il-modernismo-sotto-altri-nomi-e-ancora-presente/
[563] P. Angelo Bellon op “In questi giorni mi è capitato di leggere opinioni contrastanti sull’infallibilità di Humanae vitae; come stanno le cose?” 4.2.2019 www.amicidomenicani.it https://www.amicidomenicani.it/in-questi-giorni-mi-e-capitato-di-leggere-opinioni-contrastanti-sullinfallibilita-di-humanae-vitae-come-stanno-le-cose/
[564] Gerhard Ludwig Müller e Stephan Kampowski “Andare oltre l’osservanza letterale della legge. La Pontificia Accademia per la Vita sfida gli insegnamenti della Humanae vitae e della Donum vitae” 6.9.2022 Settimo Cielo https://web.archive.org/web/20230411185254/http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/09/06/andare-oltre-l%e2%80%99osservanza-letterale-della-legge/
[565] Paglia, Etica teologica della vita p. 304.
[566] Paglia, Etica teologica della vita p. 304.
[567] Paglia, Etica teologica della vita p. 304.
[568] Cfr. Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6, 1107a.
[569] Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, a cura di P. Schiavone, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, 122, n. 170. “È necessario che ogni cosa di cui vogliamo fare scelta sia indifferente o buona in sé”.
[570] Giovanni Paolo II, L’amore umano, cit., 468 (corsivo nell’originale).
[571] Giovanni Paolo II, L’amore umano, cit., 468 (corsivo nell’originale).
[572] G.E.M. Anscombe, “Contraccezione, castità e vocazione del matrimonio”, in Id., Una profezia per il nostro tempo, cit., 139.
[573] C. Caffarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia – Centro Accademico Romano della Santa Croce Università di Navarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” Ed. Ares 1989 pp. 183ss disponibile online: www.caffarra.it, https://www.caffarra.it/HV20annidopo88_76.php
[574] AA. VV. “La pastorale che non tiene conto dell’esperienza non è più pastorale” https://camen.org/Content/Documenti/355_Pastorale%20famigliare%20(It)v2.pdf
[575] AA. VV. “La pastorale che non tiene conto dell’esperienza non è più pastorale” https://camen.org/Content/Documenti/355_Pastorale%20famigliare%20(It)v2.pdf
[576] R. Cascioli “Vaticano nelle mani dell’industria della contraccezione.” 1.5.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/vaticano-nelle-mani-dellindustria-della-contraccezione
[577] Benedetto XVI “Intima Ecclesiae Natura” 11.11.2012 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20121111_caritas.html
[578] R. Cascioli “Vaticano nelle mani dell’industria della contraccezione.” 1.5.2021 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/vaticano-nelle-mani-dellindustria-della-contraccezione
[579] Benedetto XVI “Intima Ecclesiae Natura” https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20121111_caritas.html
[580] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 235-250
[581] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 235s
[582] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 247
[583] Tertulliano, De resurrectione mortuorum VIII, 6 – 7: «Caro cardo est salutis ». Cfr. J.Granados, La carne si fa amore. Il corpo, cardine della storia della salvezza, Cantagalli, Siena 2010.
[584] L. Melina “Interpretazioni di Gaudium et spes e recezione di Humanae vitae” Anthropotes 34 (2018) p. 250
[585] L. Melina “Paolo VI l’aveva detto: la contraccezione ha distrutto la società.” 11.6.2018 https://lanuovabq.it/it/paolo-vi-laveva-detto-la-contraccezione-ha-distrutto-la-societa#_ftn4
[586] Cfr. G.E.M. Anscombe, “Una profezia per il nostro tempo: ricordare la sapienza di Humanae vitae”, a cura di S. Kampowski, Cantagalli, Siena 2018, 87.
[587] P. Simon, De la vie avant toute chose, Mazarine, Paris 1979. Il libro rimase in circolazione solo poche settimane.
[588] L. Melina “Paolo VI l’aveva detto: la contraccezione ha distrutto la società.” 11.6.2018 https://lanuovabq.it/it/paolo-vi-laveva-detto-la-contraccezione-ha-distrutto-la-societa#_ftn4
[589]Apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma con Papa Francesco nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 16.06.2016, press.vatican.va, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/06/16/0447/01021.html
[590]Crux Staff :“Pope: No ‘rupture’ in ‘Amoris,’ which is rooted in ‘classical doctrine’ of Aquinas” cruxnow.com. 21.8.2018 https://cruxnow.com/vatican/2018/08/21/pope-no-rupture-in-amoris-which-is-rooted-in-classical-doctrine-of-aquinas/
[591] Vatican News “Il Papa a Televisa: dalla violenza contro le donne alle migrazioni” , Vatican News, 28 maggio 2019, www.vaticannews.va, https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-05/papa-televisa-violenza-contro-donne-migrazioni.html
[592]«AIUTARE A SMUOVERE LE ACQUE» Papa Francesco in conversazione con i gesuiti in Romania, in La Civiltà Cattolica Quaderno 4056 , Anno 2019, Volume II, pp. pag. 521 – 527, 15 giugno 2019 www.laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/articolo/aiutare-a-smuovere-le-acque/
[593] Papa Francesco “Discorso del Papa Francesco ai partecipanti al convegno internazionale di teologia morale promosso dalla Pontificia Università Gregoriana e dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia.” www.vatican.va, 13.5.2022 https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/may/documents/20220513-convegno-teologia-morale.html
[594]Discorso di Papa Francesco alla Delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale 23.10.2014 www.vatican.va, http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/october/documents/papa-francesco_20141023_associazione-internazionale-diritto-penale.html
[595]Cfr. Sergio Rame“Il Papa loda Napolitano e Bonino: “Sono i grandi dell’Italia di oggi”, il Giornale 08/02/2016 www.ilgiornale.it, http://www.ilgiornale.it/news/politica/papa-loda-napolitano-e-bonino-sono-i-grandi-dellitalia-oggi-1221517.html
[596] Pugliese C.,“Intervista ad Emma Bonino dopo che Papa Bergoglio l’ha inserita tra le più grandi personalità politiche d’Europa e d’Italia” 8.2.2016 www.radioradicale.it http://www.radioradicale.it/scheda/466164/intervista-ad-emma-bonino-dopo-che-papa-bergoglio-lha-inserita-tra-le-piu-grandi
[597]Cfr. Sergio Rame“Il Papa loda Napolitano e Bonino: “Sono i grandi dell’Italia di oggi”, il Giornale 08/02/2016 www.ilgiornale.it, http://www.ilgiornale.it/news/politica/papa-loda-napolitano-e-bonino-sono-i-grandi-dellitalia-oggi-1221517.html
[598] Tempi.it “Quattro anni fa veniva uccisa Eluana Englaro. Perché la sua morte non sia inutile” 09/02/2013 www.tempi.it https://www.tempi.it/quattro-anni-fa-veniva-uccisa-eluana-englaro-perche-la-sua-morte-non-sia-inutile/
[599] R. Cascioli, “Monsignor Viganò e il papa “smemorato”” La Nuova Bussola Quotidiana 12.6.2019 www.lanuovabq.it http://www.lanuovabq.it/it/monsignor-vigano-e-il-papa-smemorato
[600] Philip Pullella: “Exclusive: Pope criticizes Trump administration policy on migrant family separation” Reuters 20.6.2018 https://www.reuters.com/article/us-pope-interview/exclusive-pope-criticizes-trump-administration-policy-on-migrant-family-separation-idUSKBN1JG0YC
[601]M. Tosatti “Il Papa, i dubia e le calunnie. Tu chiamale se vuoi imprecisioni. O anche in altri modi …”, Stilum Curiae, 21 Giugno 2018 https://www.marcotosatti.com/2018/06/21/il-papa-i-dubia-le-bugie-tu-chiamale-se-vuoi-imprecisioni-o-anche-in-altri-modi/
[602] Ed. Condon, “‘Amoris laetitia’ must be read ‘always in continuity’ with Church teaching, pope says” 22.8.2018 www.catholicnewsagency.com https://www.catholicnewsagency.com/news/39186/amoris-laetitia-must-be-read-always-in-continuity-with-church-teaching-pope-says
[603] N. Spuntoni “La domanda scomoda sulla Messa in latino manda Bruni in tilt.” 4.7.2025 La Nuova Bussola Quotidiana https://lanuovabq.it/it/la-domanda-scomoda-sulla-messa-in-latino-manda-bruni-in-tilt
[604] R. Arroyo “The Prayerful Posse: The Vatican Latin Mass Survey Fallout: Lies Revealed.” https://www.youtube.com/@ArroyoGrandeShow https://www.youtube.com/watch?v=bFhiXaVHElI ; S. Paciolla scrive: “Da quello che sommariamente ho delineato sulla base della lettura del libro di mons. Nicola Bux e Saverio Gaeta, si capisce come la motivazione data da Papa Francesco per sostenere il suo motu proprio Traditionis Custodes sia del tutto falsa perché i vescovi NON volevano che si ponesse mano a variazioni legislative, in senso restrittivo, del Summorum Pontificum.” S. Paciolla “Papa Francesco, Traditionis Custodes e la verità sulle restrizioni alla messa in latino.” www.sabinopaciolla.com https://www.sabinopaciolla.com/papa-francesco-traditionis-custodes-e-la-verita-sulle-restrizioni-alla-messa-in-latino/
[605] Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Con-fessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[606] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[607] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[608] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[609]Cfr. Conferenza Episcopale Tedesca “La gioia dell’amore vissuto nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” 23.1.2017, www.jesidiocesi.it, http://www.jesidiocesi.it/download/scuola_teologia/anno_3/sarti/vescovi_tedeschi.pdf
[610] Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[611] Su questa dispensa cfr. Cfr. T. Rotondo “Sacramenti invalidi e sacrileghi a causa degli errori di Papa Francesco” ebook Youcanprint 2025; cap. 3,a. Nessuno può dispensare il penitente dall’osservanza dei divini comandamenti, né lui stesso né il Confessore e neppure il Papa, infatti: “Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano.” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2072). S. Tommaso nella Somma Teologica fa un’affermazione per noi estremamente significativa: “.. Praecepta autem Decalogi continent ipsam intentionem legislatoris, scilicet Dei. … Et ideo praecepta Decalogi sunt omnino indispensabilia. ”(I-II q. 100 a. 8) I precetti del Decalogo contengono la stessa intenzione del Legislatore cioè di Dio, quindi tali precetti sono del tutto indispensabili! I comandamenti negativi, in particolare, come quello che proibisce l’adulterio, sono validi e obbligatori sempre e per sempre, san Giovanni Paolo II affermò a questo riguardo: “I precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce” (Veritatis Splendor, n. 67 cfr. ibidem n. 52.102; S. Tommaso in Super Sent., lib. 3 d. 25 q. 2 a. 1 qc. 2 ad 3; II-II q. 33 a. 2) Un Confessore che agisce secondo le indicazioni dei Vescovi argentini e di Fernández, nonché del Papa, sta praticamente dispensando il penitente dal vivere secondo la Legge di Dio perché, sapendo che non si propone di evitare l’adulterio e dandogli l’assoluzione, accetta e “benedice” che lui non si proponga di vivere i comandamenti in materia grave, lo considera perdonato da Dio, quindi santo, e degno di ricevere l’Eucaristia, cioè il Corpo di Cristo. Tutto questo è in radicale opposizione alla dottrina cattolica e alla stessa Legge divina! Possiamo dire che il modo di agire indicato dal Papa Francesco e dai suoi collaboratori implica che l’uomo si metta sopra a Dio e dispensi riguardo a ciò che Dio non gli concede di dispensare … o meglio, implica che satana porti l’uomo a mettersi sopra a Dio!
[612] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[613] Il Card. Baldisseri affermò:“ E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che ne verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. È molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.” Marco Tosatti, “Sinodo: come lo manovro…”, La Stampa, I blog di La Stampa, 21 settembre 2014
https://www.lastampa.it/blogs/2014/09/21/news/sinodo-come-lo-manovro-1.37276215 attualmente, 24.5.2021, l’articolo è scomparso dal sito ma si può trovare qui https://anticattocomunismo.wordpress.com/2014/09/20/sinodo-come-lo-manovro/ ; E. Pentin “The Rigging of a Vatican Synod?”, Ignatius Press, 2015, cap. 5 September 2014
[614] Mons. Forte, in questa linea affermò che il Papa, durante i Sinodi per la Famiglia del 2014 e 2015 gli disse: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.”«Questi non sai che casino ci combinano». Il retroscena di Forte sui lavori sinodali” Il Timone News 4 maggio 2016 http://www.iltimone.org/news-timone/questi-non-sai-che-casino-ci-combinano-il-retrosce/
[615] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[616] Intervento di mons. Melina in A Response to Pontifical Academy for Life – Live streaming” / Panel 1 dal minuto 4 circa al min. 47 Spiega inoltre il prof. Melina: “Per cogliere la portata del nuovo paradigma occorre prestare attenzione ad una questione metodologica preliminare: la rivendicazione di un primato della pastorale sulla dottrina. … A ciò corrisponde sul piano teorico l’affermazione di un primato dell’ermeneutica nell’accesso alla verità e alle norme morali (cf. TB 104) … Respingendo l’idea che la legge naturale sia un sistema di principi immutabili e a-storici, nel “nuovo paradigma” viene affermata la sua storicità immanente … La parola chiave per l’interpretazione del ruolo della coscienza nel “nuovo paradigma” è quella di “discernimento”, definito come “un continuo andirivieni tra ragionamento ed esperienza” (TB 124), nel quale la norma morale, […] viene interpretata, nella luce delle molteplici e singolari circostanze della situazione, dalla coscienza. In effetti l’appello al discernimento diventa lo strumento per elaborare un’etica dell’intenzione e delle circostanze, che vanifica il primato dell’oggetto nella qualificazione morale degli atti umani (VS 78). […] … In nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza esso nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè delle norme morali negative che per il loro contenuto intenzionale oggettivo sono incompatibili col bene della persona, cioè con le virtù morali e con la carità. Come insegna l’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, al n. 78, tali atti sono esclusi sempre e in ogni caso, perché contrari ai comandamenti di Dio, e non possono essere sottoposti ad un discernimento soggettivo della coscienza, che li permetta in via eccezionale come l’unico “bene possibile”. … Il documento della Pontificia Accademia per la Vita propone … una vera e propria messa in discussione dell’intera morale sessuale e della vita, che finora la Chiesa Cattolica ha insegnato. …. Quando si contraddicono i precetti morali che proteggono il significato oblativo della sessualità e della generazione umana, in realtà non si va solo oltre la lettera di una norma particolare, ma si va contro lo spirito e il senso della stessa legge che Dio ha scritto nel nostro cuore e ci ha rivelato nella storia della salvezza.” https://www.youtube.com/watch?v=tTibSIDRHY0&list=PLWwG8qPyXx7fbPjF30fJ0AiCb0W8I5do6; L. Melina “Melina: «Il “bene possibile” rischia di essere il secondo nome del male»” 8.12.2022 https://lanuovabq.it/it/melina-il-bene-possibile-rischia-di-essere-il-secondo-nome-del-male
[617] Ricordo in particolare qualche testo di tale enciclica come questo che leggiamo al n. 103 : “Solo nel mistero della Redenzione di Cristo stanno le «concrete» possibilità dell’uomo. «Sarebbe un errore gravissimo concludere… che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un “ideale” che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell’uomo: secondo un “bilanciamento dei vari beni in questione”. Ma quali sono le “concrete possibilità dell’uomo”? E di quale uomo si parla? Dell’uomo dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo? Poiché è di questo che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo. Cristo ci ha redenti! Ciò significa: Egli ci ha donato la possibilità di realizzare l’intera verità del nostro essere; Egli ha liberato la nostra libertà dal dominio della concupiscenza. E se l’uomo redento ancora pecca, ciò non è dovuto all’imperfezione dell’atto redentore di Cristo, ma alla volontà dell’uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da quell’atto. Il comandamento di Dio è certamente proporzionato alle capacità dell’uomo: ma alle capacità dell’uomo a cui è donato lo Spirito Santo; dell’uomo che, se caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere della presenza dello Spirito» (Giovanni Paolo II Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile (1° marzo 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 583 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1984/march/documents/hf_jp-ii_spe_19840301_procreazione-responsabile.html) … e questo che leggiamo al n. 67 “I precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce” (Veritatis Splendor, n. 67 cfr. ibidem n. 52.102; S. Tommaso in Super Sent., lib. 3 d. 25 q. 2 a. 1 qc. 2 ad 3; II-II q. 33 a. 2)
[618]E. Pentin “Cardinal Müller Says Synod on Synodality Is Being Used by Some to Prepare the Church to Accept False Teaching.” 27.10.2023 , www.ncregister.com, https://www.ncregister.com/interview/cardinal-mueller-says-synod-on-synodality-is-being-used-by-some-to-prepare-the-church-to-accept-false-teaching?fbclid=IwAR2bS0HXol_YkHmbTNLanRwi5fCBUwhl77eWSZFUPzFva6hyePGroXsEWjk
[619] S. Paciolla “Card. Müller: “Dio non benedice mai il peccato che separa l’uomo dalla fonte della vita eterna e lo conduce alla rovina”, 27.10.2023, www.sabinopaciolla.com, https://www.sabinopaciolla.com/card-muller-dio-non-benedice-mai-il-peccato-che-separa-luomo-dalla-fonte-della-vita-eterna-e-lo-conduce-alla-rovina/?fbclid=IwAR3spU_qsDVuv6htM-k45h4WucWSmhJIynQmPo9w1YrrnSsDhAqrknzkbkM
[620]E. Pentin “Cardinal Müller Says Synod on Synodality Is Being Used by Some to Prepare the Church to Accept False Teaching.” 27.10.2023 , www.ncregister.com, https://www.ncregister.com/interview/cardinal-mueller-says-synod-on-synodality-is-being-used-by-some-to-prepare-the-church-to-accept-false-teaching?fbclid=IwAR2bS0HXol_YkHmbTNLanRwi5fCBUwhl77eWSZFUPzFva6hyePGroXsEWjk
[621] Nell’udienza genere del 2.2.2022 Papa Francesco ha significativamente detto: “Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: «La comunione dei santi è precisamente la Chiesa» (n. 6). … La Chiesa è la comunità dei peccatori salvati. … Nessuno può escludersi dalla Chiesa, tutti siamo peccatori salvati. … in Cristo nessuno può mai veramente separarci da coloro che amiamo perché il legame è un legame esistenziale, un legame forte che è nella nostra stessa natura; cambia solo il modo di essere insieme a ognuno di loro, ma niente e nessuno può rompere questo legame. “Padre, pensiamo a coloro che hanno rinnegato la fede, che sono degli apostati, che sono i persecutori della Chiesa, che hanno rinnegato il loro battesimo: anche questi sono a casa?”. Sì, anche questi, anche i bestemmiatori, tutti. Siamo fratelli: questa è la comunione dei santi. La comunione dei santi tiene insieme la comunità dei credenti sulla terra e nel Cielo.” https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2022/documents/20220202-udienza-generale.html La Comunione dei santi è comunione della carità e nella carità (Catechismo della Chiesa Cattolica n.953-4) quindi comunione nella grazia e ci unisce alla Chiesa di questo mondo, ai santi del Cielo e alle anime purganti, non ai dannati né a coloro che vivono in peccato grave e che hanno rinnegato la fede, infatti dice il Concilio Vaticano II : “ Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti quelli che sono di Cristo, infatti, avendo il suo Spirito formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui.” (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 49: AAS 57 (1965) 54-55), Leone XIII ha affermato: “Inoltre la grazia della mutua carità fra i viventi, che tanta forza e incremento riceve dal sacramento eucaristico, in virtù specialmente del sacrificio, si partecipa a tutti quelli che sono nella comunione dei Santi. Poiché, come tutti sanno, la comunione dei santi non è altro che una scambievole partecipazione di aiuto, di espiazione, di preghiere, di benefici, tra i fedeli, o trionfanti nella celeste patria, o penanti nel fuoco del purgatorio. o ancora pellegrinanti in terra, dai quali risulta una sola città, che ha Cristo per capo, e la carità per forma.”(Lett. Enc. “Mirae Caritatis” www.vatican.va, https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_28051902_mirae-caritatis.html ) Sottolineo: la carità è la forma che lega tutti quelli che sono nella Comunione dei santi, ma i peccati gravi come la bestemmia e il rinnegamento del Battesimo non vengono dalla carità e anzi escludono da essa e quindi dalla Comunione dei santi; l’affermazione di papa Francesco è ambigua, non si capisce se i peccati di cui parla furono davvero gravi e se il soggetto si pentì per essi; il Papa sembra aprire le porte alla dottrina per cui nell’aldilà tutti hanno la carità e quindi si salvano e quindi sono nella Comunione dei santi; ma se tutti sono nella Comunione dei santi, ovviamente l’inferno è vuoto e in una trasmissione Papa Francesco ha appunto affermato: “Quello che dirò non è un dogma di fede ma una cosa mia personale: a me piace pensare l’inferno vuoto, spero sia realtà!” (R. de Mattei “L’inferno esiste e non è vuoto.” robertodemattei.substack.com https://robertodemattei.substack.com/p/linferno-esiste-e-non-e-vuoto) Oltre alla risposta data al Papa da R. de Mattei faccio notare che molti mistici e santi, anche Dottori della Chiesa e Padri sulla base del Vangelo, hanno parlato di inferno molto popolato (s. Veronica Giuliani, s. Faustina Kowalska, s. Tommaso d’Aquino, s. Agostino etc. ) anche la Madonna a Fatima ha affermato “ … molti vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e faccia sacrifici per loro.” (Memorie di Suor Lucia, pp. 172-174 (IV Memoria ,www.fatima.pt, https://www.fatima.pt/it/pages/narrativa-delle-apparizioni-) S. Giovanni Cassiano nel suo libro “Sugli istituti dei cenobi”nel l.IV al cap. 38 afferma che pochi sono i salvati anche se molti sono chiamati, il gregge degli eletti è piccolo, infatti la via che conduce al Cielo è difficile. S. Nilo Abate nella lettera 159 afferma “Stretta è la porta e difficile è la via che porta alla vita e pochi la trovano. Se dunque coloro che la trovano sono pochi; molto meno (pauciores) saranno quelli che avranno la forza di entrare; in verità non entrano per propria negligenza ” S. Tommaso d’Aquino in molte opere parla del gran numero dei dannati (Catena Aurea in Mattheum c.22 l.1; Super evangelium Matthei c.17 l.1; c.20 l.1; c.22 l.1; Super ad I Thessalonicenses prologus; Summa Theologiae I q.23 a.7 ad 3m; III q. 52 a.7 ad 2m) s. Alfonso ha detto cose simili, per una raccolta di testi in questa linea circa l’inferno si veda F. X. Godts “De paucitate salvandorum quid docuerunt sancti” Bruxelles, 1899 https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k73912m/f6.item.texteImage ; Tullio Rotondo “L’inferno esiste e molti si dannano” Luce di Verità https://lucediverit.wordpress.com/2018/04/05/linferno-esiste-e-molti-si-dannano/ Un caso alquanto particolare che evidenzia la strana dottrina del papa su questi temi è quello dell’incontro di Francesco con un bambino il cui padre era ateo anche se aveva fatto battezzare i figli cfr. Il Foglio “Emanuele, il papà ateo e quella risposta di Papa Francesco che vale più di mille omelie” Il Foglio 16 apr 2018 https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/04/16/video/emanuele-il-papa-ateo-e-quella-risposta-di-papa-francesco-che-vale-piu-di-mille-omelie-189612/ … si capisce l’imbarazzo del momento ma ciò che il Papa dice al bambino non convince …
[622] S. Magister “”Amoris laetitia” ha un autore ombra. Si chiama Víctor Manuel Fernández.” 25.5.2016 https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351303.html
[623] S. Magister “”Amoris laetitia” ha un autore ombra. Si chiama Víctor Manuel Fernández.” 25.5.2016 https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351303.html
[624] B. Kiely, “La ‘Veritatis splendor’ y la moralidad personal”, in G. Del Pozo Abejon (ed.), “Comentarios a la ‘Veritatis splendor'”, Madrid, 1994, p. 737
[625] B. Kiely, “La ‘Veritatis splendor’ y la moralidad personal”, in G. Del Pozo Abejon (ed.), “Comentarios a la ‘Veritatis splendor'”, Madrid, 1994, p. 737
[626] Giovanni Paolo II, Esort. ap. “Familiaris consortio”, 22 novembre 1981, 33: AAS 74 (1982), 121].
F 2006 p. 157
[627] Cfr Summa Theologiae I-II, q. 65, a. 3, ad 2; De malo, q. 2, a. 2
[628] Ibid., ad 3
[629] Sobre este punto algunas intervenciones recientes del Magisterio ya no dejan dudas: El
Pontificio Consejo para los Textos Legislativos expresó que, al referirse a la situación de los divor
ciados vueltos a casar, está hablando de “pecado grave, entendido objetivamente, porque el ministro de la Comunión no podría juzgar de la imputabilidad subjetiva”: PONTIFICIO CONSEJO PARA LOS TEXTOS LEGISLATIVOS, Declaración del 24/06/2000, punto 2a. Igualmente, en una reciente notificación de la Congregación para la Doctrina de la Fe, se sostiene que para la doctrina católica
“existe una valoración perfectamente clara y firme sobre la moralidad objetiva de las relaciones
sexuales de personas del mismo sexo”, mientras “el grado de imputabilidad subjetiva que esas re
laciones puedan tener en cada caso concreto es una cuestión diversa, que no está aquí en discu
sión”: CONGREGACIÓN PARA LA DOCTRINA DE LA FE, Notificación sobre algunos escritos del Rvdo. P.
Marciano Vidal, 22/02/2001, 2b. Evidentemente, el fundamento de estas afirmaciones está en
lo que sostiene el Catecismo de la Iglesia Católica en el punto 1735, citado a continuación en el
texto de este artículo.
[630] Su questo punto alcuni interventi recenti del magistero non lasciano posto a dubbi. Il pontificio consiglio per i testi legislativi afferma, facendo riferimento alla situazione dei divorziati risposati, che si parla di “peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della comunione non potrebbe giudicare”: Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, punto 2a. Ugualmente, in una recente notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si sostiene che per la dottrina cattolica “esiste una valutazione precisa e ferma sulla moralità oggettiva delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso”, mentre “il grado di imputabilità morale soggettiva che tali relazioni possono avere in ogni caso singolo è una questione che qui non è in discussione”: Congregazione per la dottrina della fede, Notifica su alcuni scritti del Rev.do P. Marciano Vidal, 22 febbraio 2001, 2b. Evidentemente, il fondamento di queste affermazioni si trova in quanto difende il Catechismo della Chiesa Cattolica nel punto 1735, citato di seguito in questo articolo.
[631] Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, punto 2a
[632] Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, punto 2a
[633] N. 1735
[634] Cfr ibid., 2352; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. “Iura et bona” sull’eutanasia, 5 maggio 1980, II: AAS 72 (1980), 546. Giovanni Paolo II, criticando la categoria della “opzione fondamentale”, riconosceva che “senza dubbio si possono dare situazioni molto complesse e oscure sotto l’aspetto psicologico, che influiscono sulla imputabilità soggettiva del peccatore” (Esort. ap. “Reconciliatio et paenitentia”, 2 dicembre 1984, 17: AAS 77, 1985, 223)
[635] Cfr Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Dichiarazione sull’ammissibilità alla comunione dei divorziati risposati, 24 giugno 2000, 2
[636] G. Irrazabal, “La ley de la gradualidad como cambio de paradigma”, in “Moralia” 102/103 (2004), p. 173].
[637] Cf. G. Gatti, “Educación moral”, in AA.VV., “Nuevo Diccionario de Teología moral”, Madrid, 1992, p. 514]
[638] G. Irrazabal, “La ley de la gradualidad como cambio de paradigma”, in “Moralia” 102/103 (2004), p. 173].
[639] Cf. G. Gatti, “Educación moral”, in AA.VV., “Nuevo Diccionario de Teología moral”, Madrid, 1992, p. 514]
[640] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).
[641] Fernández, Víctor M., “La dimensión trinitaria de la moral II : profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est”” [en línea]. Teología, 89 (2006). Disponible en: http://bibliotecadigital.uca.edu.ar/repositorio/rectorado/dimension-trinitaria-moral-etico-fernandez.pdf
[642] * * “La norma morale di «Humanae vitae» e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[643] Cfr. V. M. Fernández , “Vida trinitaria, normas éticas y fragilidad humana. Algunas breves precisiones” [en línea]. Universitas, 6 (2011) pp. 68s Disponible en: https://repositorio.uca.edu.ar/handle/123456789/7827 , consultazione del 15.10.2020
[644] Denzinger-Schönmetzer, “Enchiridion Symbolorum” nn. 2795, 3634
[645] Pontificio Consiglio per la Famiglia, “Vademecum per i confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale.” 1997 n. 3, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia//pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_12021997_vademecum_it.html#_ftnref43
[646] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 2795, 3634
[647] C. Caffarra “La cooperazione al male della contraccezione” in Pontificio Consiglio per la Famiglia “Morale coniugale e Sacramento della Penitenza” Libreria Editrice Vaticana 1998 p. 109
[648] “Sulla menzogna”, 10,17 traduzione tratta dal sito www.augustinus.it che pubblica online le opere dell’editrice Città Nuova http://www.augustinus.it/italiano/menzogna/index2.htm
[649] Contro la menzogna, c. 10,23 traduzione tratta dal sito www.augustinus.it che pubblica online le opere dell’editrice Città Nuova http://www.augustinus.it/italiano/contro_menzogna/index2.htm
[650] “Sulla menzogna”, 10,17 traduzione tratta dal sito www.augustinus.it che pubblica online le opere dell’editrice Città Nuova http://www.augustinus.it/italiano/menzogna/index2.htm
[651] S. Alfonso Maria de Liguori, “Istruzione al popolo”, in “Opere di S. Alfonso Maria de Liguori”, Pier Giacinto Marietti, Vol. VIII, Torino 1880, p. 949 , www.intratext.com, http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_PVM.HTM
[652] “L. Melina, Moral: Entre la crisis y la renovación, Barcelona, 1996, 135 La nota afferma quanto segue: “Pero no se puede aceptar la postura minimalista de este autor cuando allí mismo sostiene que la obediencia a los preceptos negativos es condición previa para la gradualidad, puesto que FC 34 se refiere a la gradualidad precisamente cuando habla de las dificultades de los matrimonios para aplicar preceptos negativos como la no anticoncepción: Ibidem.”
[653] Fernández, Víctor M., La dimensión trinitaria de la moral II :
profundización del aspecto ético a la luz de “Deus caritas est” [en línea].
Teología, 89 (2006). p. 160 Disponible en: http://bibliotecadigital.uca.edu.ar/repositorio/rectorado/dimension-trinitaria-moral-etico-fernandez.pdf
[654] “L. Melina, Moral: Entre la crisis y la renovación, Barcelona, 1996, 135 La nota afferma quanto segue “Pero no se puede aceptar la postura minimalista de este autor cuando allí mismo sostiene que la obediencia a los preceptos negativos es condición previa para la gradualidad, puesto que FC 34 se refiere a la gradualidad precisamente cuando habla de las dificultades de los matrimonios para aplicar preceptos negativos como la no anticoncepción: Ibidem.”
[655] T. Rotondo: “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”2022, Ed. Youcanprint, vol.I p. 272ss
[656]Región pastoral Buenos Aires “Criterios básicos para la aplicación del capitulo VIII de Amoris laetitia” 5 de septiembre de 2016 w2.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html; traduzione italiana in questo sito: Come Gesù “Papa Francesco – Ai vescovi di Buenos Aires: la vostra interpretazione di Amoris Laetitia è eccellente ed è l’unica possibile” Come Gesù 9.9.2016 mauroleonardi.it, https://mauroleonardi.it/2016/09/09/il-papa-avvalla-come-lunica-possibile-linterpretazione-che-i-vescovi-argentini-danno-di-amoris-laetitia/
[657] Si veda nelle Appendici finali il paragrafo c intitolato “Confessioni invalide a causa della cancellazione della dottrina sull’assoluta obbligatorietà delle Leggi divine negative”.
[658] T. Rotondo: “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”2022, Ed. Youcanprint, vol.I p. 281ss
[659]Angelus , Domenica 17 marzo 2013 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2013/documents/papa-francesco_angelus_20130317.html
[660] “Ogni singola tesi sostenuta da Kasper (che raramente ha i caratteri dell’originalità, visto che l’autore si accontenta di ripetere quanto già sostenuto dai suoi maestri, a cominciare da Karl Rahner), se analizzata da un punto di vista rigorosamente epistemologico, appare priva di quella consistenza epistemica che caratterizza la vera teologia; le sue ricerche teologiche non sono (e nemmeno si propongono di essere) un’ipotesi di interpretazione scientifica della fede professata dalla Chiesa attraverso la Sacra Scrittura, le formule dogmatiche e la liturgia: sono piuttosto espressioni di una ambigua “filosofia religiosa”, termine con il quale io designo quell’arbitraria interpretazione delle nozioni religiose proprie del cristianesimo che ha prodotto nell’Ottocento i grandi sistemi dell’idealismo storicistico, come quello di Hegel e quello di Schelling[2]. … In ogni caso, va detto che, nelle opere di Kasper, la continua proposta di “riforme” della Chiesa – riforme istituzionali, liturgiche, pastorali – ignora il necessario riferimento alla fondamentale “forma” che la Chiesa ha per istituzione divina; e ciò dipende dalla svalutazione dei principi propriamente teologici dell’ecclesiologia, a cominciare dal riconoscimento esplicito della natura divina di Cristo come Verbo Incarnato che ha affidato alla Chiesa da Lui fondata la prosecuzione della sua missione salvifica con il fedele annuncio dei misteri soprannaturali e la grazia santificante dei sacramenti. … etc. ” chiesaepostconcilio.blogspot.com “Antonio Livi. Il fondo inquietante della proposta kasperiana. L’Eucaristia secondo Kasper.” 27.8.2015 chiesaepostconcilio.blogspot.com https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2015/08/antonio-livi-il-fondo-inquietante-della.html
[661] press.vatican.va “Kasper Cardinale Walter” press.vatican.va https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_kasper_w.html
[662] Vescovi dell’Oberrhein “Accompagnamento pastorale dei divorziati.” In “Il Regno/Documenti” 19/1993 pp. 613-622
[663]Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 , www.vatican.va , (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[664] Cfr. W. Kasper “Il Vangelo della famiglia” Queriniana 2014
[665] Angelus , Domenica 17 marzo 2013 , www.vatican.va, http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2013/documents/papa-francesco_angelus_20130317.html
[666] Vescovi dell’Oberrhein “Accompagnamento pastorale dei divorziati.” In “Il Regno/Documenti” 19/1993 pp. 613-622
[667]Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 , www.vatican.va , (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[668]Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650; cf. anche n. 1640 e Concilio Tridentino, sess. XXIV: Denz.-Schoenm. 1797-1812.
[669]Ibid,. n. 84: AAS 74 (1982) 186; cf. Giovanni Paolo II, Omelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, n. 7: AAS 72 (1982) 1082.
[670] Cf. Lett. enc. Veritatis splendor, n. 55: AAS 85 (1993) 1178.
[671] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 1085 § 2.
[672]Congregazione per la Dottrina della Fede :“Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 n. 4-7 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[673]Intervista rilasciata ad Antonio Manzo, pubblicata su “Il Mattino” del 18.9.2014 con il titolo: “Intervista al cardinale Kasper: «Vogliono la guerra al Sinodo, il Papa è il bersaglio»” e riportata dal Sismografo dello stesso giorno http://ilsismografo.blogspot.com/2014/09/vaticano-il-cardinale-kasper-si-attacca.html
[674]Papa Francesco, Parole del Papa Francesco dopo la recita dell’Ora Terza Venerdì, 21 febbraio 2014 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/february/documents/papa-francesco_20140221_concistoro-ora-terza.html
[675] Cfr. W. Kasper “Il Vangelo della famiglia” Queriniana 2014
[676] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcune questioni concernenti il Ministro dell’Eucaristia, III/4: AAS 74 (1983) 1007; S. Teresa di Avila, Camino de perfección, 35, 1; S. Alfonso M. de’Liguori, Visite al SS. Sacramento e a Maria Santissima.
[677] Cf. Esort. apost. Familiaris consortio, n. 84: AAS 74 (1982) 185.
[678] Intervento del s. Padre, Parco di Bresso, Sabato, 2 giugno 2012, www.vatican.va , https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2012/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20120602_festa-testimonianze.html
[679] Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[680] Vescovi dell’Oberrhein “Accompagnamento pastorale dei divorziati.” In “Il Regno/Documenti” 19/1993 pp. 618
[681] Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo (Catech. I, 2-3. 5-6; PG 33, 371. 375-378) www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data-liturgia=20250705&ora=ufficio-delle-letture
[682] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 56
[683] Joseph Card. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” 1.1.1998 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[684] H. Crouzel “L’Eglise primitive face au divorce.” Beauchesne 1971 pp. 73-94.133-151.317-359
[685] H. Crouzel “Mariage et divorce celibat et caractere sacerdotaux dans l’Eglise ancienne.” Torino 1982 pp. 3-43
[686] G. Pelland “La pratica della Chiesa antica relativa ai divorziati risposati.” in Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati” Libreria Editrice Vaticana 1998 pp. 99-131
[687] H. Crouzel “Divorziati “risposati”. La prassi della Chiesa primitiva.” Cantagalli 2014 p. 79
[688] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[689] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[690] J. Rist “Divorzio e seconde nozze nella Chiesa Antica; riflessioni storiche e culturali.” “R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp. 59-87
[691] J. J. Perez Soba e Stephan Kampowski intitolato “Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinal Kasper” pp. 89-115
[692] G. Cereti “Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva” EDB 1977
[693] C. Vasil “Separazione, divorzio, scioglimento del vincolo matrimoniale e seconde nozze. Approcci teologici e pratici delle chiese ortodosse.” In R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp.87-118
[694] Significative affermazioni di Onorio III in A. Potthast “Regesta Pontificum Romanorum” Berlino 1873 n. 5834 p. 512 e in Fontes Codicis Iuris Canonici Orient. series III, III n. 87 p.116 ; Concilio di Lione in Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003 n. 860; 1327; interessante è anche quanto accadde sotto Benedetto XII e Clemente VI e sotto Urbano VIII che stabilì una importante professione di fede per l’unione alla Chiesa Cattolica degli orientali, una successiva professione di fede più breve realizzata dal Sant’Uffizio nel 1890 ribadisce significativamente l’indissolubilità del matrimonio e chiede di credere in essa; di grande interesse anche la questione del divorzio in relazione con l’unione dei nestoriani nella Chiesa Cattolica cfr. L. Bressan “Il divorzio nelle Chiese orientali. Ricerca storica sull’atteggiamento cattolico.” EDB 1976 pp. 75s .141ss 146. 154ss
[695] Cfr. per il Concilio di Trento, Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 1802; 1807; Pio XI “Se la Chiesa non errò né erra in questa sua dottrina, e perciò è del tutto certo che il vincolo del matrimonio non può essere sciolto neppure per l’adulterio, ne segue con evidenza che molto minor valore hanno tutti gli altri motivi di divorzio, di molto più deboli, che sogliono o possono allegarsi, e quindi non è da farne alcun conto.” Pio XI “Casti Connubii” https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19301231_casti-connubii.html ; la Chiesa ha chiaramente affermato la unità e indissolubilità del matrimonio Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705
[696] Per il documento di Clemente VIII si veda L. Bressan “Il divorzio nelle Chiese orientali. Ricerca storica sull’atteggiamento cattolico.” EDB 1976 pp.77ss;
[697] Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile;
[698] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[699] L. G. Müller “Indissolubilità del matrimonio e dibattito su divorziati risposati e Sacramenti.” In R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp. 141s
[700] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn.2536s
[701] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 43
[702] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[703] Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705 … in particolare : indissolubilità non spetta nella stessa misura a tutti i matrimoni ibid. n. 3711.3712.3724.2580-2585.2817-2820 etc.
[704] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n.3712 Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705 … in particolare : indissolubilità non spetta nella stessa misura a tutti i matrimoni ibid. n. 3711.3712.3724.2580-2585.2817-2820 etc.
[705] Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 n. 4 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[706] Cfr. interventi del prof. Gherardini e del prof. De Mattei al Convegno dei Francescani dell’Immacolata. Roma, dicembre 2010 sul Concilio Vaticano II https://www.youtube.com/watch?v=dA8_w_aAUys&ab_channel=P.SerafinoMariaLanzetta https://www.youtube.com/watch?v=RS8B8QsL0VE&ab_channel=CooperatoresVeritatis
[707] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana p. 76
[708] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA»Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[709] P. Baklinski “Francis praises major Humanae Vitae dissenter in rebuke of ‘white or black’ morality” 24.11.2016 www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/news/francis-praises-prominent-humanae-vitae-dissenter-for-his-radical-new-moral/
[710]R. de Mattei “Le radici storiche del dissenso, dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia” 1.7.2015 www.lifesitenews.com https://www.lifesitenews.com/opinion/the-historical-roots-of-dissent-from-vatican-ii-to-the-synod-on-the-family/
[711] Cfr. W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia”Queriniana 2018;
[712]A. Manzo “Intervista al cardinale Kasper: «Vogliono la guerra al Sinodo, il Papa è il bersaglio»” Il Mattino, 18.9.2014 https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/cardinale_kasper_intervista_mattino-595778.html
[713] H. Crouzel “Divorziati “risposati”. La prassi della Chiesa primitiva.” Cantagalli 2014
[714]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[715]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[716]“Divorziati e «teorema Kasper»: quando il gioco si fa duro i domenicani iniziano a giocare…”, il Timone 22-7-2014 http://www.iltimone.org/news-timone/divorziati-e-teorema-kasper-quando-il-gioco-si-fa/
[717] G. Rusconi “Card. De Paolis: momento grave all’interno della Chiesa.” Rossoporpora 13.10.2015 https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/527-card-de-paolis-momento-grave-anche-all-interno-della-chiesa.html
[718]Matthew Boudway and Grant Gallicho“An Interview with Cardinal Walter Kasper.” Commonweal Magazine, 7 maggio 2014
[719] ** “La norma morale di «Humanae vitae»
e il compito pastorale” L’Osservatore Romano, 16 febbraio 1989, p. 1, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19890216_norma-morale_it.html
[720]Giovanni Paolo II “Discorso ai sacerdoti partecipanti ad un seminario di studio su “La procreazione responsabile”, Sabato, 17 settembre 1983 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/september/documents/hf_jp-ii_spe_19830917_procreazione-responsabile.html
[721]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, 5.6 www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[722]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[723]Emanuela Vinai “Card. Kasper: «Comunione ai divorziati. Spero che a favore ci sia una maggioranza»”, Toscana Oggi, 19-10-2015 https://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Card.-Kasper-Comunione-ai-divorziati.-Spero-che-a-favore-ci-sia-una-maggioranza
[724]S. Sartini “Ostia ai divorziati se pentiti E i gay non sono famiglia” Il Giornale 26.10.2015 http://www.ilgiornale.it/news/politica/ostia-ai-divorziati-se-pentiti-e-i-gay-non-sono-famiglia-1186816.html
[725]Tommaso BediniCrescimanni, “Kasper elogia Fratel Paoli e la diocesi.”, Il Tirreno, Lucca, 16.3.2016 https://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2016/03/16/news/kasper-elogia-fratel-paoli-e-la-diocesi-1.13136909
[726]Lorenzo Bertocchi “Kasper: Divorziati risposati, il Papa ha aperto la porta”, La Nuova Bussola Quotidiana 26-04-2016 http://lanuovabq.it/it/kasper-divorziati-risposati-il-papa-ha-aperto-la-porta#.Vzcm7XRyzqA
[727]Cfr. «Primo Commonitorio» di Vincenzo di Lérins, Cap. 23; PL 50, 667-668; Ufficio delle Letture del venerdì della XXVII settimana del tempo ordinario in Conferenza Episcopale Italiana “Liturgia della Ore secondo il Rito Romano” ed. LEV 1993 (ristampa) vol. IV p. 323s https://www.maranatha.it/Ore/ord/LetVen/27VENpage.htm ; cfr. anche Sancti Vincentii Lirinensis “Commonitorium” PL 50, 640s.649
[728]Pio IX, Costituzione Dogmatica “Dei Filius”24.4.1870, www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html
[729]Commissione Teologica Internazionale “L’interpretazione dei dogmi.” 1990 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_1989_interpretazione-dogmi_it.html J. H. Newman “An Essay on the Development of Christian Doctrine.” Longmans, Green, and Co. London New York, Bombay, and Calcutta 1909 Cap. 5, www.newmanreader.org, https://www.newmanreader.org/works/development/chapter5.html
[730]S. Paciolla, “Card. Müller: nessun Papa può proporre alla fede di tutta la Chiesa i suoi soggettivi punti di vista” Il Blog di www.sabinopaciolla.com, 30.10.2020 https://www.sabinopaciolla.com/card-Müller-nessun-papa-puo-proporre-alla-fede-di-tutta-la-chiesa-i-suoi-soggettivi-punti-di-vista/
[731] https://www.correctiofilialis.org/it/
[732] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[733] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[734] Cf. ad esempio l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica Christifideles laici (1988), secondo la quale tutti i fedeli prendono parte alla triplice funzione di Cristo, e la menzione che egli fa dei fedeli laici che «sono resi partecipi (…) del senso di fede soprannaturale della Chiesa (sensum fidei supernaturalis Ecclesiæ) che “non può sbagliarsi nel credere” (LG 12)», n. 14. Cf. anche, in riferimento all’insegnamento di LG 12 e 35 e di DV 8, la dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede, Mysterium Ecclesiæ (1973), n. 2.
[735] Giovanni Paolo II, es. ap. Familiaris consortio, 1981, n. 5. Nella sua Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo Donum veritatis (1990) la Congregazione per la dottrina della fede metteva in guardia contro l’identificazione fra «l’opinione di un gran numero di cristiani» e il sensus fidei: «Quest’ultimo è una proprietà della fede teologale» e «un dono di Dio che fa aderire personalmente alla Verità», in modo che il cristiano crede ciò che la Chiesa crede. Poiché le opinioni che nutrono i credenti non hanno tutte necessariamente la fede come fonte, e un gran numero di persone è influenzato dall’opinione pubblica, occorre sottolineare, come fece il Concilio, «il rapporto indissolubile fra il “sensus fidei” e la guida del popolo di Dio da parte del magistero dei pastori» (n. 35).
[736] Commissione Teologica Internazionale “Il sensus fidei nella Chiesa” 2014 n. 47 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_20140610_sensus-fidei_it.html
[737] Commissione Teologica Internazionale “Il sensus fidei nella Chiesa” 2014 nota 61 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_20140610_sensus-fidei_it.html
[738] Marco Tosatti, “Sinodo: come lo manovro…”, La Stampa, I blog di La Stampa, 21 settembre 2014
https://www.lastampa.it/blogs/2014/09/21/news/sinodo-come-lo-manovro-1.37276215 attualmente, 24.5.2021, l’articolo è scomparso dal sito ma si può trovare qui https://anticattocomunismo.wordpress.com/2014/09/20/sinodo-come-lo-manovro/ ; E. Pentin “The Rigging of a Vatican Synod?”, Ignatius Press, 2015 September 2014
[739] Synodus Episcoporum “XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi” 26.10.2012 n. 7 https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20121026_message-synod_it.html
[740] Marco Tosatti, “Sinodo: come lo manovro…”, La Stampa, I blog di La Stampa, 21 settembre 2014
https://www.lastampa.it/blogs/2014/09/21/news/sinodo-come-lo-manovro-1.37276215 attualmente, 24.5.2021, l’articolo è scomparso dal sito ma si può trovare qui https://anticattocomunismo.wordpress.com/2014/09/20/sinodo-come-lo-manovro/ ; E. Pentin “The Rigging of a Vatican Synod?”, Ignatius Press, 2015, cap. 5 September 2014
[741]“«Questi non sai che casino ci combinano». Il retroscena di Forte sui lavori sinodali” Il Timone News 4 maggio 2016 http://www.iltimone.org/news-timone/questi-non-sai-che-casino-ci-combinano-il-retrosce/
[742] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[743] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[744] R. De Mattei “I cardinali Burke, Brandmüller e Müller e il “Papa dittatore”.” 29.11.2017 https://www.corrispondenzaromana.it/cardinali-burke-brandmuller-muller-papa-dittatore/
[745] Synodus Episcoporum “XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi” 26.10.2012 n. 7 https://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20121026_message-synod_it.html
[746]Cfr. «Primo Commonitorio» di Vincenzo di Lérins, Cap. 23; PL 50, 667-668; Ufficio delle Letture del venerdì della XXVII settimana del tempo ordinario in Conferenza Episcopale Italiana “Liturgia della Ore secondo il Rito Romano” ed. LEV 1993 (ristampa) vol. IV p. 323s https://www.maranatha.it/Ore/ord/LetVen/27VENpage.htm ; cfr. anche Sancti Vincentii Lirinensis “Commonitorium” PL 50, 640s.649
[747]Pio IX, Costituzione Dogmatica “Dei Filius”24.4.1870, www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html
[748] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2357
[749] Congregazione per la Dottrina della fede “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legalle delle unioni tra persone omosessuali.” 3.6.2003, www.vatican.va, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html
[750] Pont. Cons. Per l’Interpretazione dei Testi Legislativi “Circa l’ammissibilità alla Comunione dei divorziati risposati”, L’Osservatore Romano, 7 luglio 2000, www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html
[751]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, 5.6 www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[752] Pont. Cons. Per l’Interpretazione dei Testi Legislativi “Circa l’ammissibilità alla Comunione dei divorziati risposati”, L’Osservatore Romano, 7 luglio 2000, www.vatican.va , n. 2 http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html
[753] “To live together as brother and sister? Of course I have high respect for those who are doing this. But it’s a heroic act, and heroism is not for the average Christian. That could also create new tensions. Adultery is not only wrong sexual behavior. It’s to leave a familiaris consortio, a communion, and to establish a new one. But normally it’s also the sexual relations in such a communion, so I can’t say whether it’s ongoing adultery. Therefore I would say, yes, absolution is possible. Mercy means God gives to everybody who converts and repents a new chance.” Matthew Boudway and Grant Gallicho“An Interview with Cardinal Walter Kasper.” Commonweal Magazine, 7 maggio 2014 https://www.commonwealmagazine.org/interview-cardinal-walter-kasper
[754] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[755] Giovanni Paolo II Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile (1° marzo 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 583 www.vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1984/march/documents/hf_jp-ii_spe_19840301_procreazione-responsabile.html
[756]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[757]Giovanni Paolo II “Discorso ai sacerdoti partecipanti ad un seminario di studio su “La procreazione responsabile”, Sabato, 17 settembre 1983 , www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/september/documents/hf_jp-ii_spe_19830917_procreazione-responsabile.html
[758]Cfr. Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, 5.6 www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248
[759] S. Giovanni Paolo II “Udienza generale” 24.11.1993 https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1993/documents/hf_jp-ii_aud_19931124.html
[760] B. Capelli “Il Papa: l’Eucaristia è pane dei peccatori non premio dei santi.” 06 giugno 2021 www.vaticannews.va https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-06/papa-francesco-corpus-domini-angelus-eucaristia.html
[761] Papa Francesco, Lettera Apostolica “Desiderio Desideravi”, pubblicata il 29 giugno 2022, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2022/06/29/0501/01027.html#IT
[762] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[763] Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati” 14.9.1994 n. 4 https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
[764] H. Crouzel “L’Eglise primitive face au divorce.” Beauchesne 1971 Anzitutto l’appendice pp. 385-391 e poi per pp. 73-94.133-151.317-359
[765] H. Crouzel “Mariage et divorce celibat et caractere sacerdotaux dans l’Eglise ancienne.” Torino 1982 pp. 3-43
[766] G. Pelland “La pratica della Chiesa antica relativa ai divorziati risposati.” in Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati” Libreria Editrice Vaticana 1998 pp. 99-131
[767] J. Rist “Divorzio e seconde nozze nella Chiesa Antica; riflessioni storiche e culturali.” “R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp. 59-87
[768] J. J. Perez Soba e Stephan Kampowski intitolato “Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinal Kasper” pp. 89-115
[769] G. Cereti “Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva” EDB 1977
[770]Pio IX, Costituzione Dogmatica “Dei Filius”24.4.1870, www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html
[771] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[772] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[773] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana 2018 p. 43
[774] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[775] Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705 … in particolare : indissolubilità non spetta nella stessa misura a tutti i matrimoni ibid. n. 3711.3712.3724.2580-2585.2817-2820 etc.
[776] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n.3712 Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile; Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705 … in particolare : indissolubilità non spetta nella stessa misura a tutti i matrimoni ibid. n. 3711.3712.3724.2580-2585.2817-2820 etc.
[777] Cfr. Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794
[778] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003 n. 860
[779] C. Vasil “Separazione, divorzio, scioglimento del vincolo matrimoniale e seconde nozze. Approcci teologici e pratici delle chiese ortodosse.” In R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp.87-118
[780] Significative affermazioni di Onorio III in A. Potthast “Regesta Pontificum Romanorum” Berlino 1873 n. 5834 p. 512 e in Fontes Codicis Iuris Canonici Orient. series III, III n. 87 p.116 ; Concilio di Lione in Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003 n. 860; 1327; interessante è anche quanto accadde sotto Benedetto XII e Clemente VI e sotto Urbano VIII che stabilì una importante professione di fede per l’unione alla Chiesa Cattolica degli orientali, una successiva professione di fede più breve realizzata dal Sant’Uffizio nel 1890 ribadisce significativamente l’indissolubilità del matrimonio e chiede di credere in essa; di grande interesse anche la questione del divorzio in relazione con l’unione dei nestoriani nella Chiesa Cattolica cfr. L. Bressan “Il divorzio nelle Chiese orientali. Ricerca storica sull’atteggiamento cattolico.” EDB 1976 pp. 75s .141ss 146. 154ss
[781] Cfr. per il Concilio di Trento, Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 1802; 1807; Pio XI “Se la Chiesa non errò né erra in questa sua dottrina, e perciò è del tutto certo che il vincolo del matrimonio non può essere sciolto neppure per l’adulterio, ne segue con evidenza che molto minor valore hanno tutti gli altri motivi di divorzio, di molto più deboli, che sogliono o possono allegarsi, e quindi non è da farne alcun conto.” Pio XI “Casti Connubii” https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19301231_casti-connubii.html ; la Chiesa ha chiaramente affermato la unità e indissolubilità del matrimonio Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn. 778.794.860.1797.1798.1799.2536.2705s.2967.3142.3706-3709.3710s.3724.3953.3962.4705
[782] Per il documento di Clemente VIII si veda L. Bressan “Il divorzio nelle Chiese orientali. Ricerca storica sull’atteggiamento cattolico.” EDB 1976 pp.77ss;
[783] Cfr. Pio IX Lettera “Verbis Exprimere” del 1859 in Fontes Codicis Iuris Canonici 526: 929s in questo testo il Papa dopo aver detto che la Chiesa afferma che il Matrimonio non può essere dissolto per adulterio o eresia e che esso rimane indissolubile secondo gli insegnamenti biblici e della Tradizione afferma che è divinamente rivelata la verità per cui il Matrimonio rato e consumato è indissolubile;
[784] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[785] L. G. Müller “Indissolubilità del matrimonio e dibattito su divorziati risposati e Sacramenti.” In R. Dodaro (a cura di) “Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica.” Cantagalli 2014 pp. 141s
[786] Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, nn.2536s
[787] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[788] Congregazione per la Dottrina della Fede “Sulla pastorale dei divorziati risposati.” LEV 1998 pp. 20-24; J. Ratzinger “A proposito di alcune obiezioni contro la dottrina della Chiesa circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati.” www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html
[789] H. Crouzel “L’Eglise primitive face au divorce.” Beauchesne 1971 pp. 385-391
[790] Pont. Cons. Per l’Interpretazione dei Testi Legislativi “Circa l’ammissibilità alla Comunione dei divorziati risposati”, L’Osservatore Romano, 7 luglio 2000, www.vatican.va , n. 2 http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html
[791] La Civiltà Cattolica “«AVERE CORAGGIO E AUDACIA PROFETICA» Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36° Congregazione Generale”, in La Civiltà Cattolica 2016 IV | 3995 (10 dicembre 2016) pag. 420ss, laciviltacattolica.it https://www.laciviltacattolica.it/wp-content/uploads/2016/11/Q.-3995-3-DIALOGO-PAPA-FRANCESCO-PP.-417-431.pdf
[792] P. Baklinski “Francis praises major Humanae Vitae dissenter in rebuke of ‘white or black’ morality” 24.11.2016 www.lifesitenews.com, https://www.lifesitenews.com/news/francis-praises-prominent-humanae-vitae-dissenter-for-his-radical-new-moral/
[793]R. de Mattei “Le radici storiche del dissenso, dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia” 1.7.2015 www.lifesitenews.com https://www.lifesitenews.com/opinion/the-historical-roots-of-dissent-from-vatican-ii-to-the-synod-on-the-family/
[794] W. Kasper “Il Vangelo della famiglia” Queriniana 2014 p. 76
[795] G. Quaranta “Ricordando p. Häring” www.ilregno.it 6.10.2018 https://www.ilregno.it/moralia/blog/ricordando-p-haring-giuseppe-quaranta
[796] W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia” Queriniana pp. 61.68.73
[797] J. Ratzinger “Letter to The Tablet” in “The Tablet” 26–10 –1991, pp.1310–11
[798] In L’’Osservatore Romano, del 6 marzo 1991, è comparsa, “su autorevole richiesta”, una traduzione di un articolo del professor William E. May, docente di teologia morale alla Catholic University of America, di Washington, e unico membro laico della Commissione Teologica Internazionale, già pubblicato nel periodico Fellowship of Catholic Scholars Newsletter, vol. 14, n. 1, dicembre 1990.W. May; Redazione www.corrispondenzaromana.it “Le opinioni di P. Bernhard Häring sulla pastorale dei divorziati risposati: modernisti di ieri che hanno ispirato modernisti di oggi.” 30.1.2017 www.corrispondenzaromana.it https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/le-opinioni-di-p-bernhard-haring-sulla-pastorale-dei-divorziati-risposati-modernisti-di-ieri-che-hanno-ispirato-modernisti-di-oggi/
[799] B. Häring “Una lettera al papa”. traduzione di Serenella Bischi womenpriests.org https://womenpriests.org/it/magistero/haering-una-lettera-al-papa/
[800] C. Caffarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia – Centro Accademico Romano della Santa Croce Università di Navarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” Ed. Ares 1989 pp. 183ss disponibile online: www.caffarra.it, https://www.caffarra.it/HV20annidopo88_76.php
[801] B. Häring “Una lettera al papa”. traduzione di Serenella Bischi womenpriests.org https://womenpriests.org/it/magistero/haering-una-lettera-al-papa/
[802] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2370, Paolo VI Enciclica Humanae Vitae n.14
[803] B. Häring “Una lettera al papa”. traduzione di Serenella Bischi womenpriests.org https://womenpriests.org/it/magistero/haering-una-lettera-al-papa/
[804] In L’’Osservatore Romano, del 6 marzo 1991, è comparsa, “su autorevole richiesta”, una traduzione di un articolo del professor William E. May, docente di teologia morale alla Catholic University of America, di Washington, e unico membro laico della Commissione Teologica Internazionale, già pubblicato nel periodico Fellowship of Catholic Scholars Newsletter, vol. 14, n. 1, dicembre 1990.W. May; Redazione www.corrispondenzaromana.it “Le opinioni di P. Bernhard Häring sulla pastorale dei divorziati risposati: modernisti di ieri che hanno ispirato modernisti di oggi.” 30.1.2017 www.corrispondenzaromana.it https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/le-opinioni-di-p-bernhard-haring-sulla-pastorale-dei-divorziati-risposati-modernisti-di-ieri-che-hanno-ispirato-modernisti-di-oggi/
[805] B. Häring “Pastorale dei divorziati” EDB 2013 p. 94
[806] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990
[807] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990 p. 14
[808] Cfr. A. Poppi “La “morale di situazione” Esposizione e critica.” Roma 1957, p. 8 nota 16
[809] C. Caffarra “Riflessioni teologiche sull’etica della situazione.” La Rivista del Clero Italiano 1976,11, p. 213ss
[810] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990 prefazione
[811] C. Caffarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” in Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia – Centro Accademico Romano della Santa Croce Università di Navarra “Humanae Vitae 20 anni dopo” Ed. Ares 1989 pp. 183ss disponibile online: www.caffarra.it, https://www.caffarra.it/HV20annidopo88_76.php
[812] D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990
[813] M. Chiodi “Leggere la “Humanae vitae” alla luce di “Amoris laetitia” in “Noi, Famiglia & Vita”, allegato del quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”, 28 gennaio 2018; https://www.noisiamochiesa.org/verso-il-superamento-della-humanae-vitae-dopo-50-anni/
[814] Cfr. D. Composta “La nuova morale e i suoi problemi.” Libreria Editrice Vaticana 1990 p. p. 62 nota 6
[815] Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[816] Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[817] Giovanni Paolo II Discorso del 6.2.1981 vatican.va https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/february/documents/hf_jp-ii_spe_19810206_missioni.html#:~:text=Bisogna%20ammettere%20realisticamente%20e%20con%20profonda%20e%20sofferta,sociologico%2C%20senza%20dogmi%20definiti%20e%20senza%20morale%20oggettiva.
[818] D. Composta “L’antropologia come presupposto dell’enciclica Veritatis Spendor.” In Euntes Docete 1995 pp. 340-345
[819] Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[820] Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[821] Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[822] Mons. H. Aguer ““Fiducia Supplicans” no debe ser obedecida – Mons. Héctor Aguer” 23.12.2023 centropieper.blogspot.com https://centropieper.blogspot.com/2023/12/fiducia-supplicans-no-debe-ser.html
[823] Cfr. le parole di mons. Angel Rodríguez Luño viste più sopra, per cui: “Queste brevi osservazioni permettono di capire che con la recente presa di posizione la Chiesa “rimane fedele alla verità integrale dell’uomo, e quindi lo rispetta e lo promuove nella sua dignità e vocazione” (n. 83). Gli atti intrinsecamente cattivi, infatti, presuppongono quasi sempre la soppressione o la strumentalizzazione di valori e diritti immediatamente legati alla dignità della persona umana. La Chiesa rende un servizio all’uomo ribadendo che tali valori e diritti costituiscono un limite invalicabile, qualunque siano le circostanze e le motivazioni soggettive.” Angel Rodríguez Luño “Teleologismo, consequenzialismo e proporzionalismo” in «L’Osservatore Romano» 1 dicembre 1993; testo consultabile sul sito www.eticaepolitica.net https://www.eticaepolitica.net/eticafondamentale/arl_teleologismo%5Bit%5D.htm
[824] Redazione Corrispondenza Romana “Spaemann: “È il caos eretto a principio con un tratto di penna” 29.4.2016www.corrispondenzaromana.it, https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/spaemann-e-il-caos-eretto-a-principio-con-un-tratto-di-penna/
[825] Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Con-fessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[826] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[827] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[828] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[829]Cfr. Conferenza Episcopale Tedesca “La gioia dell’amore vissuto nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” 23.1.2017, www.jesidiocesi.it, http://www.jesidiocesi.it/download/scuola_teologia/anno_3/sarti/vescovi_tedeschi.pdf
[830] Charles Jude Scicluna e Mario Grech “Criteri applicativi di “Amoris laetitia”, 14.1.2017, www.chiesa.espressonline.it, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351437.html
[831] Redazione Corrispondenza Romana “Spaemann: “È il caos eretto a principio con un tratto di penna” 29.4.2016www.corrispondenzaromana.it, https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/spaemann-e-il-caos-eretto-a-principio-con-un-tratto-di-penna/
[832] L. Scrosati “Accademia per la Vita, etica contro la morale cattolica.” 13.12.2022, lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/accademia-per-la-vita-etica-contro-la-morale-cattolica
[833] L. Bertocchi “I teologi modernisti mostrano le carte: “Amoris laetitia contro Veritatis Splendor”” 9.5.2017 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/i-teologi-modernisti-mostrano-le-carte-amoris-laetitia-contro-veritatis-splendor
[834] L. Bertocchi “I teologi modernisti mostrano le carte: “Amoris laetitia contro Veritatis Splendor”” 9.5.2017 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/i-teologi-modernisti-mostrano-le-carte-amoris-laetitia-contro-veritatis-splendor
[835] A. Grillo “La recezione di Amoris Laetitia (/14): Oltre “Veritatis Splendor”, ovvero al di qua del massimalismo morale” 3.5.2017 www.cittadellaeditrice.com https://www.cittadellaeditrice.com/munera/la-recezione-di-amoris-laetitia-14-oltre-veritatis-splendor-ovvero-al-di-qua-del-massimalismo-morale/
[836] Congregazione per la Dottrina della Fede “Notificazione riguardante alcuni scritti del R. P. M. Vidal” 15.5.2001 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20010515_vidal_it.html
[837] infocatolica.com “Marciano Vidal: «Amoris Laetitia es la contra Veritatis Splendor»” 5.5.2017 https://infocatolica.com/?t=noticia&cod=29287
[838] Congregazione per la Dottrina della Fede “Notificazione riguardante alcuni scritti del R. P. M. Vidal” 15.5.2001 www.vatican.va https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20010515_vidal_it.html
[839] *** “Osservazioni sul libro Moraltheologie im Abseits? Antwort auf die Enzyklika “Veritatis splendor” in Osservatore Romano del 2.2.1996 p. 3 ; cfr. L. Bertocchi “I teologi modernisti mostrano le carte: “Amoris laetitia contro Veritatis Splendor”” 9.5.2017 lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/i-teologi-modernisti-mostrano-le-carte-amoris-laetitia-contro-veritatis-splendor
[840] Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo sguardo sul diritto naturale (2009) , 59.
[841] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1965 “La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della Legge divina, naturale e rivelata.”
[842] “Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo sguardo sul diritto naturale” (2009) n. 112 “La nuova Legge del Vangelo include, assume e porta a compimento le esigenze della legge naturale.”
[843] Esort. Ap. Post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 17: AAS 77 (1985), 221; cf Paolo VI, Allocuzione ai membri della Congregazione del Santissimo Redentore (settembre 1967): AAS 59 (1967), 962: «Si deve evitare di indurre i fedeli a pensare differentemente, come se dopo il Concilio fossero oggi permessi alcuni comportamenti, che precedentemente la Chiesa aveva dichiarato intrinsecamente cattivi. Chi non vede che ne deriverebbe un deplorevole relativismo morale, che porterebbe facilmente a mettere in discussione tutto il patrimonio della dottrina della Chiesa?»
[844] Cf Summa Theologiae, I-II, q. 18, a. 6.
[845] Summa Theologiae I-II, q. 94, a. 4.
[846] In un altro testo, riferendosi alla conoscenza generale della norma e alla conoscenza particolare del discernimento pratico, san Tommaso giunge fino ad affermare che «se delle due conoscenze c’è una sola, è preferibile che questa sia la conoscenza della realtà particolare che più si avvicina all’azione»: Tommaso d’Aquino, Sententia libri Ethicorum, VI, 6 (ed. leonina, vol. XLVII, 354).
[847] Discorso in occasione della chiusura della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (24 ottobre 2015): L’Osservatore Romano, 28 ottobre 2015, p. 4.
[848] Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo sguardo sul diritto naturale (2009) , 59.
[849] In certi casi potrebbe essere disponibile anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ricordo ai sacerdoti che il confessionale non dev’essere una sala di tortura, ma il luogo della misericordia del Signore»: Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038. Sottolineo inoltre che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un rimedio generoso e un alimento per i deboli» ( ibid ., 47: 1039).
[850] Esortare. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038-1039.
[851] Per un approfondimento su tale dottrina si veda il cap. VIII di questo mio libro; cfr. anche Tullio Rotondo: “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 1, e www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#e_Il_principio_bergogliano_del_bene_possibile_e_le_Confessioni_invalide_che_causa
[852] S. Tommaso d’ Aq., Quodlibeta, IV, q. 8, a. 2: «La nuova legge, legge della libertà è costituita dai precetti morali della legge naturale, dagli articoli di fede e dai sacramenti della grazia (Lex nova, quae est lex libertatis […] est contenta praeceptis moralibus naturalis legis, et articulis fidei, et sacramentis gratiae)».
[853] Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo sguardo sul diritto naturale (2009)
[854] Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo sguardo sul diritto naturale (2009) n. 32
[855] De catechizandis rudibus , 1, 14, 22: PL 40, 327; cfr. Esortare. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 193: AAS 105 (2013), 1101.
[856]S. Ignazio di Antiochia “Lettera ai cristiani di Magnesia”, Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195; Ufficio Letture della XXVI dom. del T. O. www.chiesacattolica.it https://www.chiesacattolica.it/la-liturgia-delle-ore/?data=20201003&ora=ufficio-delle-letture&data-liturgia=20201004
[857] Si veda anche il mio libro “Tradimento della sana dottrina attraverso Amoris Laetitia.”, Youcanprint 2022 , vol. I c. V, 7, b,2 pp. 552ss ; il libro può essere letto o scaricato gratuitamente a questo sito https://www.tradimentodellasanadottrina.it/
[858] In lohannis Evangelium Tractatus, 41, 10: CCL 36, 363 cfr. Veritatis Splendor n. 13
[859] De spiritu et littera, 19, 4: CSEL 60, 187.
[860] In Iohannis Evangelium Tractatus, 21, 8: CCL 36, 216.
[861] Pio XII “Discorso alle partecipanti al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche.” Lunedì, 29 ottobre 1951 https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1951/documents/hf_p-xii_spe_19511029_ostetriche.html
[862] Cfr. Sancti Vincentii Lirinensis “Commonitorium” PL 50, 640s.649.
[863]Cfr. «Primo Commonitorio» di Vincenzo di Lérins, Cap. 23; PL 50, 667-668; Ufficio delle Letture del venerdì della XXVII settimana del tempo ordinario in Conferenza Episcopale Italiana “Liturgia della Ore secondo il Rito Romano” ed. LEV 1993 (ristampa) vol. IV p. 323s https://www.maranatha.it/Ore/ord/LetVen/27VENpage.htm
[864]Pio IX, Costituzione Dogmatica “Dei Filius”24.4.1870, www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html
[865]Testo tratto da www.totustuus.it, http://www.totustuustools.net/magistero/p9ineffa.htm
[866]Cfr. , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19730705_mysterium-ecclesiae_it.html
[867] M. Tosatti “Müller: le Preoccupazioni dei Vescovi Polacchi sulla Germania sono Giuste.” 25.2.2022 www.marcotosatti.com, https://www.marcotosatti.com/2022/02/25/muller-le-preoccupazioni-dei-vescovi-polacchi-sulla-germania-sono-giuste/
[868] Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 33
[869] Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitentia, 34
[870]Pio X, Motu proprio “Sacrorum antistitum”, giuramento antimodernista, Heinrich Denzinger
“Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n. 3541
[871]Commissione Teologica Internazionale “L’interpretazione dei dogmi.” 1990 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_1989_interpretazione-dogmi_it.html J. H. Newman “An Essay on the Development of Christian Doctrine.” Longmans, Green, and Co. London New York, Bombay, and Calcutta 1909 Cap. 5, www.newmanreader.org, https://www.newmanreader.org/works/development/chapter5.html
[872] J. H. Newman “An Essay on the Development of Christian Doctrine.” Longmans, Green, and Co. London New York, Bombay, and Calcutta 1909 Cap. 5, www.newmanreader.org, https://www.newmanreader.org/works/development/chapter5.html
[873]Card. Müller “Non è cambiamento pastorale: è corruzione”, La Nuova Bussola Quotidiana, 26-2-2018 http://www.lanuovabq.it/it/non-e-cambiamento-pastorale-e-corruzione
[874] Cfr. E. Echeverria “Chapter 8 of Amoris Laetitia and St. John Paul II.” 9.5.2016 www.catholicworldreport.com https://www.catholicworldreport.com/2016/04/09/chapter-8-of-and-st-john-paul-ii/ ; Prolusione di S. Em. Rev.ma Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sul tema: «I divorziati risposati e i Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. » 27 marzo 2014, www.familiam.org, http://www.familiam.org/pcpf/allegati/8558/Prolusione_De_Paolis.pdf , consultazione del 24.5.2021; vedi anche in “Ius Communionis” 2, 2014, pp. 203-248 ; L. Scrosati “Burke e Müller: “Lo Spirito Santo non può contraddirsi”, 7-10-2023, lanuovabq.it, https://lanuovabq.it/it/burke-e-mueller-lo-spirito-santo-non-puo-contraddirsi ; W. Kasper “Il messaggio di Amoris Laetitia.” Queriniana 2018 , p. 61.66 ; L. Moia “Kasper. I tre criteri per leggere Amoris laetitia” Avvenire 17.2.2018 ; Redazione Corrispondenza Romana “Spaemann: “È il caos eretto a principio con un tratto di penna” 29.4.2016www.corrispondenzaromana.it, https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/spaemann-e-il-caos-eretto-a-principio-con-un-tratto-di-penna/ ; lanuovabq.it “I miei dubbi di teologo su Amoris laetitia” 2.5.2017 lanuovabq.it https://lanuovabq.it/it/i-miei-dubbi-di-teologo-su-amoris-laetitia
[875] “Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminilevenerdì 18 aprile 1952; A.A.S. vol. XXXXIV – 1952 – n° 7-8 – pp. 413-419 Suprema S. Congregazione del Sant’Offizio, Istruz. sull’«etica della situazione» “Contra doctrinam” (2 febbraio 1956): AAS 48 (1956), 144, www.vatican.va , http://www.vatican.va/archive/aas/documents/AAS-48-1956-ocr.pdf ; cfr. anche https://www.yumpu.com/it/document/read/15643130/letica-della-situazione-cristiana-e-il-magistero-metabasisit
[876] Si veda ciò che ho detto a riguardo in T. Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 2,d www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#a_Affermazioni_del_Cardinale_Fernandez
[877] Niccolò Magnani “Comunione a Biden, ok Papa: ira vescovi Usa/ “Francesco, l’aborto è sacrilegio!”” 1.11.2021, www.ilsussidiario.net, https://www.ilsussidiario.net/news/comunione-a-biden-ok-papa-ira-vescovi-usa-francesco-laborto-e-sacrilegio/2244042/
[878] Cfr. quello che ho detto in questo libro, “Tradimento della sana dottrina attraverso “Amoris Laetitia”.”, nel volume II, cap. VII n. 7
[879] Si veda quello che ho detto riguardo a tale articolo in questo testo: Tullio Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confessioni invalide e sacrileghe.” 5 www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/#5_Le_significative_affermazioni_del_Cardinale_McElroy_che_illustrano_chiaramente_cio_che_sta_gia_facendo_Papa_Francesco
[880] Si veda quello che affermo in questo testo: Tullio Rotondo “Papa Francesco e i suoi collaboratori, attraverso errori o eresie, stanno causando molte Confes-sioni invalide e sacrileghe.” www.tradimentodellasanadottrina.it https://www.tradimentodellasanadottrina.it/papa-francesco-e-i-suoi-collaboratori-attraverso-errori-o-eresie-stanno-causando-molte-confessioni-invalide-e-sacrileghe/
[881]E. Pentin “Cardinal Müller Says Synod on Synodality Is Being Used by Some to Prepare the Church to Accept False Teaching.” 27.10.2023 , www.ncregister.com, https://www.ncregister.com/interview/cardinal-mueller-says-synod-on-synodality-is-being-used-by-some-to-prepare-the-church-to-accept-false-teaching?fbclid=IwAR2bS0HXol_YkHmbTNLanRwi5fCBUwhl77eWSZFUPzFva6hyePGroXsEWjk
[882]S. Paciolla, “Card. Müller: nessun Papa può proporre alla fede di tutta la Chiesa i suoi soggettivi punti di vista” Il Blog di www.sabinopaciolla.com, 30.10.2020 https://www.sabinopaciolla.com/card-Müller-nessun-papa-puo-proporre-alla-fede-di-tutta-la-chiesa-i-suoi-soggettivi-punti-di-vista/
[883]Congregazione per la Dottrina della Fede “Il primato del successore di s. Pietro nel mistero della Chiesa” 31.10.1998 n. 7 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19981031_primato-successore-pietro_it.html
[884]Cfr Dichiarazione collettiva dei Vescovi tedeschi, genn.-febbr. 1875: Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, n. 3114; Congregazione per la dottrina della Fede “Il primato del successore di s. Pietro nel mistero della Chiesa” 31.10.1998 n. 7 , www.vatican.va , http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19981031_primato-successore-pietro_it.html
[885]Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede “Il primato del successore di s. Pietro nel mistero della Chiesa” 31.10.1998 n. 10 www.vatican.va http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19981031_primato-successore-pietro_it.html)
[886]Concilio Vaticano II, Cost. dogm. “Dei Verbum” 18.11.1965 , 10: AAS 58 (1966) 822 ,www.vatican.va , http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html
[887]Benedetto XVI, “Omelia del 7 maggio 2005” , www.vatican.va , https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050507_san-giovanni-laterano.html
[888]Dichiarazione dei Vescovi tedeschi , Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003 n. 3114; testo lodato e approvato da Papa Pio IX con la “Mirabilis illa constantia” del 1875, Heinrich Denzinger “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum” a cura di P. Hünermann, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003 n. 3117
[889]“Discorso di Giovanni Paolo II agli Officiali e Avvocati del Tribunale della Rota Romana per l’inaugurazione dell’anno giudiziario” del 21.1.2000, www.vatican.va , http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2000/jan-mar/documents/hf_jp-ii_spe_20000121_rota-romana.html
[890]Recensione editoriale del libro realizzato a cura di John Lamont e Claudio Pierantoni intitolato “Defending the Faith Against Present Heresies”, Arouca Press, 2021 https://www.amazon.com/Defending-Faith-Against-Present-Heresies/dp/1989905412 http://aroucapress.com/defending-the-faith
[891] L. Scrosati “«Papato disastroso» e «Sinodo tossico»: il lascito-denuncia di Pell.”13.1.2023 https://lanuovabq.it/it/papato-disastroso-e-sinodo-tossico-il-lascito-denuncia-di-pell
[892] S. Magister ““Fiducia supplicans”. Il cardinale Sarah: “Ci opponiamo a un’eresia che mina gravemente la Chiesa”” 8.1.2024 www.diakonos.be, https://www.diakonos.be/fiducia-supplicans-il-cardinale-sarah-ci-opponiamo-a-uneresia-che-mina-gravemente-la-chiesa/
[893]Cfr Inno Akathistos, vv. 111-112; ed. G.G. Meersseman, Der Hymnos Akathistos im Abendland, voi. I, Universitatsverlag, Freiburg Schw. 1958, p. 114
[894]Cfr. “Messe della Beata Vergine Maria” , s. Messa “Maria Vergine sostegno e difesa della nostra fede”. https://www.maranatha.it/MessaleBVM/bvm35page.htm