Sommario

Capitolo VII    Come Papa Francesco sta aprendo le porte alla legittimazione morale degli atti omosessuali anche attraverso Amoris Laetitia.

 

 

 

 

 

 

Chiedo anzitutto luce a Dio perché la sua sapienza mi guidi in tutto ciò che sto per dire

“Dio dei padri e Signore di misericordia,  …  dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono  … . Anche il più perfetto tra gli uomini,  privo della tua sapienza,  sarebbe stimato un nulla. Con te è la sapienza che conosce le tue opere,  che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi  e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Mandala dai cieli santi,  dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica  e io sappia che cosa ti è gradito. Essa tutto conosce e tutto comprende:  mi guiderà con prudenza nelle mie azioni  e mi proteggerà con la sua gloria.” (Sap 9, 1-6. 9-11)

 

 

Introduzione

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Come spiega efficacemente il prof. Faggioni[1] riprendendo la dottrina comune, l’omosessualità è la condizione di coloro che sono attratti da una persona del loro stesso sesso.

Il prof. G. Zuanazzi precisa che, in senso lato, l’omosessualità comprende qualsiasi atto o comportamento sessuale, anche occasionale, di un individuo con altre persone appartenenti allo stesso sesso mentre in senso stretto l’omosessualità si riferisce al comportamento omosessuale abituale basato su uno specifico orientamento della personalità che rifiuta la donna come compagna sessuale (o l’uomo, nel caso dell’omosessualità femminile). Così intesa, l’omosessualità è un modo di esistere, un modo-di-essere-al-mondo, che riguarda la dialettica del vivere con gli altri e coinvolge il rapporto della persona con il proprio corpo.[2]

L’omosessualità femminile non è simmetrica con la sua controparte maschile. [3]

Come spiega R. Marchesini: “È importante distinguere fra omosessuali e gay: il termine “omosessualità” indica una tendenza o inclinazione sessuale, mentre il termine gay indica un’identità socio-politica. Non tutte le persone con inclinazione omosessuale s’identificano nello stile di vita gay, anzi: la maggioranza di loro non è orgogliosa di tale inclinazione, non considera “normale” la propria omosessualità e non teorizza il riconoscimento dello stile di vita gay come positivo per sé e per la società[4].”[5]

Sulla base di ricerche recenti si può affermare che sono solo omosessuali per tutta la vita circa il 2-3% dei maschi e 1,5-2% delle femmine[6] o forse anche meno[7]

Il termine omosessualità è stato coniato dallo scrittore Karoly Maria Kertbeny, pseudonimo di Karoly Maria Benkert, sostenitore dei diritti degli omosessuali, nel 1869; nel termine in oggetto si rifletteva il pensiero essenzialista per cui l’ “omosessuale” apparteneva ad un terzo sesso; questo termine evidentemente era realizzato con lo scopo di indicare in modo neutro, ciò che era additato fino ad allora con termini di notevole negatività quali “pederastia” e “sodomia”. [8]

  1. von Krafft-Ebing nella “Psychopatia sexualis” userà questo termine da poco coniato[9].

Il fenomeno dell’omosessualità non è moderno ma era già conosciuto nell’antichità[10].

Già nel II millennio a.C. gli uomini conoscevano l’omosessualità[11] e le leggi assire hanno due testi che si riferiscono ad essa; nel Libro dei Morti egiziano non ci sono particolari indicazioni sul tema se non la dichiarazione di un uomo che dice di essere innocente dalla pederastia.[12]

Nella Bibbia si parla di atti omosessuali (Gen. 19, Lev. 18 e 20; Gdc. 19) e di prostituzione maschile , probabilmente omosessuale (Dt. 23,18-19; I Re 14,24; II Re 23,7-8).

La Bibbia condanna radicalmente le pratiche omosessuali.

Il prof. A. di Berardino in un interessante articolo su “L’omosessualità nell’antichità classica” [13] ha spiegato molto chiaramente che anche presso i Greci e i Romani era conosciuta tale pratica; i greci la giustificavano entro alcuni limiti, i romani erano piuttosto contrari ad essa.

Con l’avvento del cristianesimo e nei secoli successivi l’omosessualità resta nota e viene condannata severamente, nei paesi cristiani ma anche in quelli islamici, come una deviazione sessuale.

Negli ultimi decenni sotto la pressione dei movimenti gay e della depatologizzazione dell’ omosessualità realizzata dall’ American Psychiatric Association si è sviluppata una sempre più ampia accettazione dell’omosessualità, nei paesi occidentali, e un riconoscimento di diritti sempre più importanti anche per le  coppie dello stesso sesso.

In questo contesto culturale, caratterizzato da questa pressione, già da molti anni alcuni autori cattolici hanno cercato di legittimare a livello morale l’omosessualità; hanno fatto ciò in chiara opposizione alla sana dottrina perché il giudizio morale della S. Scrittura e della Tradizione della Chiesa Cattolica sugli atti omosessuali è stato di unanime e radicale condanna; appunto per questo tali autori sono stati normalmente sanzionati per tale legittimazione.

A questo riguardo è interessante notare la convergenza tra la sana tradizione cattolica sull’omosessualità e la visione psicologica rappresentata da esperti delle scienze della psiche umana  come Bieber, Lesse, Socarides (e molti altri)[14]; lo psicologo Nicolosi, cattolico, ha potuto affermare in questa linea: la buona scienza è compatibile e sostiene la sana visione cattolica sulla sessualità umana. [15]

Purtroppo durante questo Pontificato ci sono stati segni chiari nel senso di un’apertura del Papa e dei suoi collaboratori verso una fondamentale legittimazione di tali atti e delle benedizioni per le coppie omosessuali.

Questo capitolo vuole mettere in evidenza tali segni e mostrare come realmente il Papa con i suoi collaboratori, in modo sottile e discreto, stanno operando per tale legittimazione e d’altra parte vuole sottolineare come essa è radicalmente contraria alla sana dottrina e al deposito della fede, ed è in pratica una vera eresia, come ha detto chiaramente il Card. Müller[16] e, in certo modo, un’apostasia, come ha detto il Cardinale Brandmüller[17].

Avverto che nella prima parte del mio lavoro presenterò anche le affermazioni di filosofi sulla sessualità in genere o  circa l’omosessualità e che in vari casi non darò giudizi riguardo ad esse a livello filosofico, le riporterò non perché io le accetti ma soltanto al fine di far conoscere il loro pensiero e quindi per evidenziare come in particolare con il loro apporto si sia giunti alla rivoluzione sessuale degli anni ’60, una critica approfondita a tali dottrine richiederebbe tempo e spazio che io attualmente non ho. Il fatto che io riporti tali dottrine filosofiche senza confutarle non significa che io le accetti o che voglia pubblicizzarle, tutt’altro!

Preciso inoltre che tutta questa prima parte è stata realizzata da me pur non essendo io un filosofo o uno storico di professione, quindi essa ha tutti i limiti collegati al fatto della mia poca competenza in materia; per realizzarla, però, mi sono basato ordinariamente su autori di livello universitario e in alcuni casi su autori di fama internazionale.

Ho voluto però ugualmente inserirla per mettere in evidenza a grandi linee, attraverso le affermazioni di persone competenti che ho citato, come si è giunti alla situazione che stiamo vivendo oggi in Occidente e quale è la situazione a livello mondiale riguardo all’omosessualità, agli atti omosessuali e ai matrimoni omosessuali.

Il mio scopo comunque non è solo di offrire indicazioni precise al lettore ma anche di aiutarlo per la ricerca personale su questi argomenti, tenendo anche conto del fatto che su alcuni temi è difficile trovare testi veramente precisi, almeno qui in Italia.

Quanto detto per le mie affermazioni in ambito storico e filosofico riguarda anche le mie affermazioni in ambito psichiatrico e psicologico.

Data la pressione delle istanze gay sul mondo della cultura è possibile che in alcuni casi alcune affermazioni che riporto siano segnate da una certa visione imprecisa frutto più generalmente delle influenze “politiche” e sociali su alcuni argomenti che affronto; le critiche al testo mi aiuteranno a migliorare le cose in futuro, se Dio vuole.

Sottolineo che raccogliere alcuni dati su questi argomenti non è stato facile anche perché alcune questioni sono oggetto di continui approfondimenti.

Dio, che ho invocato più volte nella preghiera, aiuti il lettore a vedere nella giusta luce questo testo e aiuti tutti noi a camminare sempre meglio nella via della Verità e della Sapienza!

 

 

1) Storia dell’omosessualità e del giudizio morale su di essa.

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

Dio ci illumini sempre meglio.

Senza la presunzione dell’esaustività offro nella prossime pagine una sintesi circa la storia dell’omosessualità e del giudizio morale su essa.

 

a) L’ omosessualità nel mondo antico.

 

 

a,1) In Medio Oriente.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Diciamo subito che in questa materia occorre stare attenti a forme di distorsione della realtà delle cose, come ha messo bene in chiaro F. Colafemmina[18] e anche E. Moberly[19], come vedremo, si trovano infatti chiare distorsioni della realtà scientifica da parte di importanti studiosi a favore dell’omosessualità.

  1. A) In Medio Oriente.

In un interessante articolo in cui tratta dell’omosessualità nella Bibbia[20], M. Gilbert fa anzitutto una premessa sull’omosessualità nel mondo antico (pp. 79ss) e precisa che nel II millennio a.C. gli Ittiti condannavano i rapporti sessuali tra padre e figlio[21]. Niente troviamo in questo periodo a riguardo nel Codice di Hammurabi. Le leggi assire hanno due passi che si riferiscono all’omosessualità, sono riportate da M. Nissinen:

1) nel primo viene stabilita la pena per chi afferma, senza poterlo provare, che tutti hanno avuto un rapporto omosessuale con un certo uomo;

2) nel secondo viene stabilito che chi poteva mostrare con prove che una persona ha avuto una relazione omosessuale con un maschio, possa unirsi sessualmente con lui e trasformarlo in eunuco.[22]

La Šumma ālu parla di rapporti omosessuali; in alcuni casi fa emergere l’idea che tali rapporti giovino al soggetto che li pratica, in un caso tale rapporto è dannoso. [23]

Nel Libro dei Morti egiziano non ci sono particolari indicazioni se non la dichiarazione di un uomo per cui  afferma di essere innocente dalla pederastia. Evidentemente tale attività era ritenuta come riprovevole. Nissinen aggiunge che ci sono anche un altro paio di testi dell’antico Egitto che hanno una qualche relazione con l’omosessualità, il primo è piuttosto misterioso e fa parte dell’Istruzione di Ptahhotep, una raccolta di consigli sulla saggezza del Medio Regno sulla giustizia e l’autocontrollo, francamente il passo appunto perché misterioso non mi pare chiaro cosa dica davvero.  Il secondo testo fa parte del  mito egizio di Horus e Seth  e parla del dio Seth che abusa di Horus, il figlio di Osiride, attraverso rapporti anali mentre Horus è addormentato.[24]

Interessante è il caso di Niankhkhnum e Khnumhotep. Erano i principali manicure del faraone, tra il 2380 e il 2320 a.C. Gli archeologi sono rimasti sorpresi perché condividevano la stessa tomba, il che è estremamente raro, inoltre venivano raffigurati stretti in un abbraccio o mentre si tenevano per mano e si baciavano .

Un’interpretazione offerta per risolvere l’enigma riguardante la loro relazione è che i due uomini fossero fratelli, probabilmente gemelli identici. Un’altra interpretazione è che i due uomini avessero una relazione omosessuale. Un egittologo della New York University ha raccolto prove circostanziali sulla base della quale i due uomini potrebbero essere gemelli siamesi.[25]

I dati non appaiono chiari e non possiamo dire precisamente quale fosse il giudizio degli egiziani circa l’omosessualità.

Più generalmente possiamo dire che alcune relazioni omosessuali appaiono radicalmente condannate nell’antichità in Medio Oriente: quelle tra padre e figlio e quelle tra adulto e minore.[26]

La S. Scrittura fa capire che la prostituzione sacra anche maschile era accettata dai popoli che vivevano nella terra di Canaan e la collega al culto di Ishtar[27] e mette in evidenza che gli atti omosessuali praticati da tali popoli aveva portato Dio a scacciarli dalla loro terra (Lv. 18 e 20).

Occorre aggiungere che la religione ebraica era molto differente dalla mitologia mesopotamica ed egizia riguardo alla lussuria e soprattutto a quella contro natura.

Per la mitologia mesopotamica[28] non è il peccato a causare il diluvio, per la religione ebraica è invece un peccato di tipo sessuale unito ad altri peccati che causa il diluvio: è il peccato e in particolare quello  sessuale che attira il terribile castigo divino. Inoltre per la Summa Alu, un testo mesopotamico, l’unione sessuale contro natura con alcuni soggetti portava benedizioni; invece per la Bibbia tali atti attirano sempre il castigo divino.

La mitologia egizia presenta dei che compiono atti contro natura, come si vede nel mito di Horus e Seth[29],  invece il Dio d’Israele non pratica la sessualità, si oppone alla lussuria e abomina radicalmente la lussuria contro natura.

 

 

a,2) In Grecia.

 

 

Il prof. A. di Berardino in un articolo su “L’omosessualità nell’antichità classica” [30] ha spiegato che “I valori etici dell’antichità classica, in genere, non derivavano il loro fondamento da una normativa religiosa, che si limitava ad indicare il puro e l’impuro in rapporto al culto, e neanche da una autorità precisa. La loro forza morale più o meno obbligante si basava sul consenso sociale …”.

Tra i greci possiamo riconoscere 5 tipi di omosessualità:

1) quella tra adulto e ragazzo, omosessualità pederastica;

2) quella fra ragazzi ;

3) quella tra adulti;

4) quella fra donne della stessa età;

5) quella fra donne di età diversa[31].

I primi due tipi di omosessualità sono i più frequenti. [32]

Un significativo lavoro di studio su questo tipo di relazioni è stato realizzato da Thomas K. Hubbard che nel suo libro “Homosexuality in Greece and Rome: A Sourcebook of Basic Documents” del 2003[33]  ha raccolto una sterminata serie di testi greci e di dati provenienti dall’arte pittorica greca  su questo argomento, il suo studio si ferma agli autori pagani e non entra nell’ambito cristiano.

Come ha messo in evidenza Hubbard una particolare pratica greca consisteva in uno speciale legame tra un adulto e un giovane tra i 12 e i 17 anni, l’adulto aiutava il giovane a introdursi nella vita militare e politica della comunità, si instaurava una comunione e condivisione per cui il ragazzo trovava, fuori della sua famiglia, un uomo che lo aiutava a crescere umanamente, militarmente e anche politicamente perché potesse essere formato per il suo compito di uomo e cittadino; in alcuni casi questa relazione poteva diventare omosessuale, sempreché il giovane lo volesse[34] ; scrive Hubbard “Boys seemed quite free either to refuse or joyfully to accept men’s advances.” (Hubbard p. 36)  i ragazzi apparivano abbastanza liberi di rifiutare o accettare le proposte sessuali degli adulti; come penso sia chiaro, si trattava di relazioni omosessuali pederastiche, che potevano continuare fino al raggiungimento dei 17 anni.

Come spiega Di Berardino: questa relazione era anzitutto spirituale ed intellettuale, ed “aveva finalità pedagogiche da parte dell’adulto nei riguardi dell’adolescente.” [35] Vari autori misero in rilievo l’importanza pedagogica di tali relazioni tra adulti e minori, sottolineando soprattutto l’aiuto umano dell’adulto per introdurre il giovane nella vita politica e militare.[36]

Questa forma di amore omosessuale tra adulti e ragazzi sembra aver avuto origini presso i dori o forse presso gli spartani o i cretesi o addirittura presso gli indoeuropei e probabilmente deve essere collegata a forme preistoriche di iniziazione rituale o forse al cameratismo che si instaurava tra militari.[37] Euripide indicò Laio il Tebano come colui che inventò tali relazione con tragiche conseguenze.[38]

Questa pratica sembra essersi sviluppata a partire dal VII secolo a. C., nelle opere di Omero ed Esiodo essa non pare emergere in modo chiaro. (Hubbard p. 42)

La pratica unitiva considerata lecita e non offensiva tra l’adulto e il giovane era intercrurale e non anale[39] le testimonianze appunto vanno in questo senso, come dice Hubbard:  la maggior parte delle coppie uomo-ragazzo sono impegnate nella penetrazione frontale e intercrurale, non in atti orali o anali. Il centro dell’attenzione erotica di solito è il membro virile del ragazzo in via di sviluppo. (Hubbard pp.35-36).

I doni che l’adulto ricco faceva al ragazzo erano considerati da alcuni come prezzo per la prostituzione del giovane, in questa linea praticamente qualsiasi politico di classe superiore che fosse stato coinvolto in una relazione pederastica da giovane poteva essere plausibilmente accusato di prostituzione che poteva avere  significative ripercussioni per la sua vita[40]. (Hubbard p. 193).

La prostituzione maschile era sanzionata severamente, in Grecia, nel prostituto ma non nel cliente. [41]

Nella poesia lirica greca arcaica, dal VII al V secolo a. C. troviamo abbondanza di testi omoerotici; Alcmane offre importanti indicazioni che fanno ritenere le relazioni omosessuali tra donne adulte e ragazze come preparatorie al matrimonio eterosessuale, a questo tipo di relazioni fa probabilmente riferimento Saffo che, come è noto, era sposata e aveva una figlia. (Hubbard pp. 52ss)

Il poeta Anacreonte scrisse di rapporti omosessuali tra personaggi della mitologia greca.  (Hubbard p. 54)

Pindaro dichiarò che le poesie pederastiche scritte per devozione personale a un ragazzo erano ormai superate ai suoi tempi, ma egli trovò ampie opportunità per incorporare temi pederastici nella sua poesia.

(Hubbard p.56).

In sintesi la lirica greca arcaica descrive generalmente relazioni pederastiche differenziali per età, sebbene ci siano alcune prove di relazioni o attrazioni tra giovani della stessa età, mentre solo un testo sembra descrivere inequivocabilmente l’attrazione per uno schiavo; in questi poeti si può notare una coscienza della preferenza sessuale come qualcosa di distinto e diverso nei diversi soggetti sicché persone diverse godono di piaceri erotici diversi, e l’amore pederastico non è universale. (Hubbard p.56).

Nella commedia attica sia antica che media che nuova troviamo significative indicazioni riguardo all’omosessualità: Aristofane parla di questi temi, in particolare della pederastia, e si dissocia dai piaceri pederastici, propone una gerarchia delle pratiche sessuali che va dalle più lecite a quelle che lo sono meno, la più lecità l’eterosessualità, la meno lecita è la necrofilia, la pederastia viene dopo l’eterosessualità, l’attività omosessuale tra adulti viene prima della necrofilia, la pederastia non è considerata positivamente e ritenuta vicina alla prostituzione. (Hubbard pp. 144ss)

Aristofane, le cui opere rientrano nell’antica commedia, oltre a darci un’idea delle complesse dinamiche politiche delle relazioni padrone-schiavo in una famiglia, offre un’immagine negativa dell’attività omosessuale tra l’élite dirigente di Atene. (Hubbard pp. 147)

Anche la commedia media vede negativamente l’omosessualità, anche quella di tipo pederastico, mentre la nuova commedia non pare interessata a questi temi. (Hubbard pp. 148s)

Nei testi greci riguardanti la storia si parla di pederastia, in Senofonte si mette in evidenza una figura che pur avendo tentazioni pederastiche non cede ad esse, questo appare coerente con ciò che anche in altre opere lui afferma mostrando una significativa contrarietà alla pratica pederastica. (Hubbard pp. 98s)

In altri testi storici si parla della pederastia in popoli vicini alla Grecia quali i Persiani e si offrono spaccati di vita che offrono significative indicazioni sulle relazioni pederastiche in Grecia e si parla anche di personaggi molti noti che si dedicavano a tali relazioni. (Hubbard pp. 100s)

Plutarco afferma che l’amore pederastico poteva sorgere ai 12 anni circa e indica che simili relazioni si sviluppavano anche tra donne e ragazze. (Hubbard pp. 99s)

I temi omoerotici di tipo pederastico abbondano nella poesia lirica greca dal VII all’inizio del V secolo a.C., e questo materiale fornisce le nostre prime testimonianze letterarie. (Hubbard. p. 52)

Anche l’oratoria offre significative indicazioni circa la pederastia. (Hubbard. p. 190-195)

Nel periodo ellenistico ugualmente ricorrono richiami alla pederastia e talvolta alla relazione tra uomini adulti maschi, l’amore pederastico viene esaltato accanto a quello eterosessuale, anche il lesbismo entra nei testi di questo periodo; si segnalano in particolare tra gli autori che trattano di questi temi due epigrammatisti: Stratore di Sardi e Meleagro di Gadara, essi fanno emergere in particolare la realtà sociale della pederastia in quel periodo. (Hubbard p. 457 )

Interessanti appaiono anche le riflessioni del medico Sorano di Efeso (vissuto prima ad Alessandria e poi a Roma nella prima metà del sec. II d. C.) sull’omosessualità come un disturbo della mente e non come una malattia che riguarda il corpo; secondo il filosofo Parmenide, invece, l’omosessualità era qualcosa che si ereditava dai genitori e lo stesso pensavano vari medici greci; anche Aristotele provò a offrire qualche spiegazione dell’ omosessualità, secondo lui l’omosessualità è causata dai processi fisiologici dell’attività sessuale, in particolare dal sito di raccolta e scarico di sperma, che normalmente dovrebbe essere nei genitali, mentre nell’omosessuale è nell’ano; un’altra causa dell’omosessualità, secondo Aristotele, è l’abitudine per cui alcune persone si sottomettono come soggetti passivi in atti omosessuali da quando sono giovani e così imparano a provare questo piacere e praticando questo tipo di atti giungono ad acquistare come una seconda natura per cui giungono a praticarli e desiderarli come se fossero per loro naturali; le affermazioni di questi autori portano a capire anche che in Grecia c’erano uomini e donne gay che mantenevano questo comportamento sessuale come il loro sesso permanente, in particolare vi erano uomini che indossavano abiti femminili, parlavano come donne ed esibivano comportamento femminile in generale e questa descrizione indica la vera effeminatezza, si può chiaramente pensare che costoro praticassero ordinariamente attività sessuale come soggetti passivi. [42]

Già nel V secolo a. C. tali forme di amore avevano perso il consenso generale.[43]

Dopo il 460 a. C. non si trovano più rappresentazioni di atti omosessuali sui vasi ateniesi, ciò pare collegarsi con l’emergere dell’ideologia democratica e di una moralizzazione in questi ambiti e si manifesta anche nella commedia e nell’oratoria; la pederastia comincia ad essere vista come qualcosa che corrompe i giovani e che non è democratica. (Hubbard p. 43)

Pinkett afferma che occorre riconoscere anche che esistevano variazioni regionali in Grecia riguardo all’amore omosessuale, in alcune parti della Ionia c’erano critiche generali contro l’eros dello stesso sesso, mentre in Elide e Beozia (ad esempio, Tebe), era approvato.[44]

Nel periodo ellenista la pederastia appare presente, con l’andare del tempo lo scontro tra i favorevoli e i contrari ad essa si fa sempre più forte. (Hubbard p. 459)

Per i greci, spiega Di Berardino, non era approvata l’omosessualità con schiavi, erano considerate infamanti le pratiche omosessuali con giovani aventi meno di 12 anni. [45]

Le affermazioni di Platone contro l’amore omosessuale trovano eco e fanno emergere un antagonismo nell’opinione generale: generi letterari popolari come la nuova commedia e il romanzo, esaltavano l’amore coniugale e vedevano con sfavore l’amore omosessuale; la lirica e gli epigrammi appaiono invece più favorevoli all’omosessualità. [46]

Hubbard nota significativamente che alcuni testi degli ultimi decenni sul tema dell’omosessualità in Grecia sono stati realizzati basandosi su pochi dati e senza una precisa stratificazione storica della questione, con il suo testo questo autore vuole correggere queste imprecisioni e offrire un quadro preciso su tale questione.(Hubbard p.18).

Secondo lo studioso F. Colafemmina intellettuali di fama come Michel Foucault (“Storia della sessualità” Feltrinelli), Kenneth Dover (“L’omosessualità nella Grecia antica”, Harvard University Press), Eva Cantarella (“Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico” Rizzoli) hanno fondamentalmente diffuso questa teoria: le donne greche avevano mariti perlopiù bisessuali e/o pederasti. Questo, secondo lo studioso Francesco Colafemmina, è un “dogma di fede” che si smonta radicalmente:

– sia attraverso la via biografica, cioè esaminando bene chi è colui che scrive e quale è la sua “agenda”;

– sia attraverso la via degli scritti autentici esaminati scientificamente[47].

Secondo Colafemmina basterebbe leggere Aristofane per capire l’opposizione di certa cultura greca alle pratiche omosessuali; i termini che il commediografo greco usa per riferirsi a chi pratica l’omosessualità sono molto pesanti; il mito dell’ordinaria omosessualità del mondo greco nasce perché “molti che erano in malafede (spesso perché gay) ci hanno marciato” e chi era in buona fede ha errato “sessualizzando” tutto e troppo. [48]

  1. Karlen parla lungamente della sessualità e omosessualità in Grecia e mostra quanto fosse diffusa e afferma, tra l’altro, che secondo H. I. Marrou in Grecia l’omosessualità era vista per lo più come anormale e i termini usati per essa erano di forte disprezzo, tale disprezzo riguardava in particolare il partner passivo.[49]

Robinson anche ha criticato in particolare Dover in questa linea, Robinson ritiene infatti che l’omosessualità riguardasse solo alcuni uomini, una piccola minoranza. [50]

Anche il testo di Hubbard pare andare in questa linea di una limitata diffusione dell’omosessualità. [51]

L’aspetto di opposizione alla natura rinvenibile nelle relazioni omosessuali fu messo in evidenza a partire da Platone in vari altri autori per condannare tali rapporti (cfr. Musonio Rufo, Plutarco, Filone, Giuseppe Flavio etc.) a questa linea di pensiero si appoggia, in certo modo, anche s. Paolo per sottolineare come la creazione divina è in radicale opposizione rispetto all’attività omosessuale. [52]

 

 

a,3) A Roma.

 

 

Anche riguardo a Roma il testo del 2003 realizzato da Thomas K. Hubbard e intitolato “Homosexuality in Greece and Rome: A Sourcebook of Basic Documents”[53]  ha raccolto una notevole serie di testi e di dati riguardo alle relazioni omosessuali, il suo studio si ferma, anche in questo caso, agli autori pagani e non entra nell’ambito cristiano.

Prime evidenze di omosessualità  a Roma si trovano intorno al IV secolo a. C., tra le varie testimonianze di questo periodo ci sono quelle riguardanti la condanna a morte di un ufficiale che voleva violare un suo subordinato[54] e quella riguardo a Scantinius (o Scatinius) Capitolinus che fu condannato per avere spinto ad atti omosessuali un giovane romano e pare che da questo caso abbia avuto origine la legge Scantinia (o Scatinia) che regolava alcune forme di omosessualità maschile, tuttavia queste testimonianze non sono del tutto sicure (Hubbard p. 512).

A Roma secondo alcuni autori la pederastia pare sia stata importata dalla Grecia; Cicerone scriveva: “questa abitudine di amare i ragazzi mi sembra che sia nata nei ginnasi greci, nei quali questi amori sono liberi e tollerati”[55]; Orazio indicava tale amore efebico come “vizio greco”.(Orazio, Ep. 2,1,156)

Anche a Roma le attitudini riguardo alla pederastia hanno subito un significativo sviluppo cronologico, come in Grecia; i primi dati riguardo alla pederastia li abbiamo nel 200 a. C. con Plauto che vede benignamente tale pratica, riferendosi però a rapporti intimi con schiavi, e già un secolo dopo i toni si fanno più forti contro tali pratiche in quanto si vede come esse producano prostituzione, effeminatezza e depravazione (Hubbard p. 44)

In questo periodo, repubblicano, abbiamo una serie di testi moralistici contrari alle pratiche della pederastia e dell’omosessualità tra i quali possiamo vedere anche alcuni passi di Cicerone. (Hubbard p. 44)

In tale periodo sembra svilupparsi quindi accanto ad un’accettazione di tale pratica anche un’opposizione ad essa, opposizione che appare in Catone il Censore; Scipione, Polibio e Caio Gracco seguono Catone in certo modo in questa linea, sottolineando la loro contrarietà alla passività sessuale, tale passività emergerà in particolare negli scritti di Lucilio, Pomponio e Nevio riguardo a uomini liberi che apprezzavano in particolare questa pratica. (Hubbard p. 514)

Era molto netta, comunque, in questo periodo l’idea che il cittadino romano, di qualsiasi età, dovesse essere sessualmente inviolabile.  (Hubbard p. 511)

Rapporti omosessuali sono trattati nelle opere di Catullo e indicano in modo particolare relazioni di dominio di colui che penetra, sul soggetto passivo; l’attività pederastica è vista come indebolente per le nazioni e causa della caduta della Grecia nelle mani dei suoi avversari; in questa linea anche altri autori sottolineano la differenza tra Roma e la Grecia. (Hubbard p. 515)

Dal periodo augusteo le influenze greche riguardo alla pederastia e alla omosessualità sono più accettate e gli stessi imperatori sono coinvolti in tali tipi di sessualità; si notano tuttavia commenti pungenti di vari autori a riguardo. (Hubbard p. 45)

Il periodo augusteo vede l’avvicinarsi della mentalità romana a quella greca riguardo alla pederastia. (Hubbard p. 566)

Ovidio, in questo periodo, mostra avversione alla pederastia e all’effeminatezza degli uomini, egli è il primo in ambito romano a parlare anche di amore tra donne. (Hubbard p. 568)

Questa stessa cultura della mascolinità definita però in termini di aggressione fallica contro uomini passivi è notevole in tutti i Carmina Priapea, una raccolta anonima di poesie scritte nella persona del dio Priapo. (Hubbard p. 568)

L’età augustea testimonia anche la nascita di un tipo di poesia pederastica romanticamente impegnata, non comune nella Repubblica, ma più vicina ai modelli greci. (Hubbard p. 566)

Properzio, parla della pederastia come alternativa più facile e meno impegnativa all’amore eterosessuale. (Hubbard p. 566)

Passando al periodo imperiale, la letteratura del I secolo d.C. testimonia una crescente polarizzazione degli atteggiamenti nei confronti dell’attività omosessuale, che va dal franco riconoscimento e pubblica esibizione dell’indulgenza sessuale da parte dei cittadini romani alla severa condanna morale di tutti gli atti omosessuali, anche con gli schiavi. (Hubbard p. 617s)

Devianze sessuali di ogni tipo vengono esplorate nei testi di questo periodo. ( Hubbard p. 620)

Svetonio ci parla del matrimonio omosessuale di Nerone; Petronio ci offre storie implicanti relazioni omosessuali.( Hubbard p. 618)

Alcuni dati indicano che gli abitanti delle zone più remote dell’Impero vedevano Roma durante il regno di Nerone come una cultura indebolita dall’omosessualità e da ogni altro tipo di eccesso.(Hubbard p. 619)

Marziale deride aspramente qualsiasi forma di omosessualità che l’opinione popolare possa considerare estrema o deviante: la preferenza per il ruolo passivo, o impegnarsi come prostituto o spendere i propri ultimi centesimi per prostituti e, peggio di tutto, il lesbismo. ( Hubbard p. 620)

Il lesbismo viene visto negativamente ed emerge la donna che nell’atto intimo, facendo uso di strumenti, fa la parte dell’uomo; ugualmente condannata appare da alcuni autori la pratica di rendere eunuchi i ragazzi per mantenerli giovani nell’aspetto, qualche autore di questo periodo precisa che l’attività omosessuale era condannata in un uomo libero ma era una necessità per lo schiavo facendo capire che appunto attraverso la sottomissione a tali vizi dei loro padroni gli schiavi potevano giungere alla libertà. ( Hubbard p. 620-1)

I reperti archeologici di Pompei mettono in evidenza dipinti dello stesso periodo che evidenziano sesso omosessuale e varie pratiche di perversione che non si vedevano in Grecia; che non tutti approvassero i costumi, corrotti e impuri, anche omosessuali, prevalenti a Pompei è attestato da un unico graffito, probabilmente scritto da un ebreo, che chiama la città “Sodoma e Gomorra”; costui non può che aver sentito il suo giudizio confermato dal destino ultimo della città. ( Hubbard p. 619)

Gli stessi reperti mostrano come fosse basso il prezzo da pagare per le prostitute, ciò sembra indicare che l’attività delle schiave che la svolgevano era appunto valutata poco. ( Hubbard p. 619)

Erano soprattutto gli stoici ad attaccare i costumi corrotti di questa epoca: per essi e in particolare per Seneca  la vita dell’uomo doveva essere sottomessa alle Leggi della natura, per cui gli uomini che si comportavano come donne e le donne che agivano al modo di uomini erano chiaramente ribelli contro la Natura e ciò valeva anche per coloro che si servivano di schiavi per soddisfare i loro appetiti sessuali contro Natura.

Musonio Rufo, anch’egli stoico, condanna qualsiasi attività sessuale al di fuori del rapporto eterosessuale attuato nel matrimonio, ai fini della procreazione. Seneca e Musonio vanno oltre la morale romana convenzionale mettendo in discussione anche l’attività sessuale con gli schiavi. ( Hubbard p. 620s)

Quintiliano oltre a condannare l’attività omosessuale nei giovani romani, afferma che nelle scuole non vanno messi insieme giovani di età varie, per il pericolo che quelli più grandi abusino dei più piccoli. ( Hubbard p. 622)

In questo periodo sembra che emerga la figura dell’omosessuale in termini simili agli attuali: l’attività omosessuale non è più semplicemente una pratica per provare un certo piacere ma è un ambito in cui si trovano a vivere persone che hanno certe caratteristiche psico fisiche; Fedro parla di persone omosessuali come di coloro che vengono colpiti dagli dei nelle parti intime al momento della nascita, altri autori mettono in evidenza l’impotenza che porta le persone all’omosessualità, Marziale nota che alcuni altri uomini con preferenze omosessuali sono costretti all’eterosessualità solo dal più disperato bisogno di denaro, altri venivano indirizzati alla pratica omosessuale, allontanandoli dalle donne. ( Hubbard p. 622s)

Il medico Celso Aureliano nel V sec., riprendendo gli insegnamenti greci, tratta dell’omosessualità come un male della mente e non del corpo, che non fosse una malattia del corpo lo provava il fatto che non c’erano segni indicanti tale malattia, né alcun trattamento antico per curarla; come malattia della mente l’omosessualità si distingueva da altre  perché essa  non produceva comportamento paranoico e non cancellava la percezione della realtà; questo autore si oppone a coloro che vedono l’omosessualità come ereditaria perché a differenza delle malattie ereditarie essa si rafforza al crescere dell’età del soggetto [56].

Per quanto riguarda la giurisprudenza  possiamo dire, seguendo le affermazioni del prof. L. Sandirocco,  che a Roma, fino all’arrivo degli imperatori cristiani, il rapporto non connotato dal carattere della eterosessualità non veniva di per sé vietato e, quindi, sanzionato in alcun modo: le relazioni omosessuali, sia maschili che femminili, “erano libere e praticate nei differenti ambiti della società romana con la sola limitazione del rispetto dei differenti valori collettivamente riconosciuti.”[57]

Ovviamente il mondo pagano riteneva come essenziali i rapporti eterosessuali: “al fine di una procreazione certa che garantisca la continuità, in special modo della forza e del prestigio della macchina bellica” [58]

Vi furono leggi romane contrarie all’omosessualità “greca”, cioè pederastica, riguardante un adulto e un adolescente libero[59]; la lex Scatinia sanciva: “… una pena pecuniaria a danno di coloro i quali avessero stuprato un puer ingenuus, sebbene consenziente, o gli adulti che, in violazione dei mores, venissero meno ai loro doveri di maschi, lasciandosi andare a una degradazione culturale, prima che fisica”; tale legge quindi vietava la passività sessuale per l’uomo libero, anche se non era molto applicata su questo aspetto.

Più precisamente tale legge: condanna ad una pena pecuniaria l’adulto che intrattiene rapporti omosessuali con giovani che non avessero ancora avuto rapporti intimi, mentre punisce con la multa colui che in un rapporto omosessuale tra cittadini liberi adulti avesse assunto il ruolo passivo. [60]

Il giurista Gaio “riferisce della sanzione prevista dal pretore solo per colui che avesse rivolto le sue attenzioni nei confronti di donne vergini o vedove e di giovani di stato giuridico libero. Sia in età repubblicana sia ancora in età classica, per un cittadino romano è lecito avere rapporti fuori dal legittimo matrimonio con specifiche categorie di donne (prostitute, condannate per adulterio, obscuro loco natae etc.) e con persone dello stesso sesso purché di stato servile o dedite alla prostituzione (rapporti con prostituto: scortium) senza per questo incorrere in sanzioni di sorta.” [61]

Va aggiunto che la pena pecuniaria non incuteva timore ad alcuni adulti che, perciò, nonostante essa, continuavano a molestare i ragazzi.

Anche la lex Iulia de adulteriis coercendis sembrerebbe avere punito come crimine pubblico lo stuprum ma in realtà essa colpiva solo le relazioni eterosessuali, secondo il parere di esperti. [62]

Si ha stupro per l’ordinamento romano con il compimento di rapporti sessuali di un uomo:

1) con una donna di stato giuridico libero, che non sia la propria moglie o la propria concubina, quindi anche con una vedova o una vergine;

2) con un ragazzo. [63]

Va notato che la consuetudine per la pederastia, per la cui soddisfazione molti erano disposti a ogni genere di sacrificio era caratterizzata da rapporti che sfuggevano a valutazioni giuridiche e caratterizzati dal loro consumarsi all’interno della relazione padrone e schiavo o, meglio, tra dominus e puer; la condizione del servo implicava di per se stessa sottomissione, per la quale doveva, anche letteralmente, soggiacere ai voleri del padrone: ruolo passivo e soggezione finiscono dunque con l’identificarsi; invece l’uomo libero che non volesse incorrere nella riprovazione doveva astenersi dal ruolo che è proprio dello schiavo.[64]

Lo schiavo non poteva “in alcun modo disporre del proprio corpo, tanto meno chiedere qualche beneficio al suo dominus.”; il servo, inoltre, non può pensare di intrattenersi sessualmente neppure con la padrona, comportamento inaccettabile da punire con la morte, per tale rapporto era soprattutto la donna ad essere socialmente riprovata per la lascivia che la spingeva a perdere la sua posizione di superiorità. [65]

Spiega il prof. Di Berardino “Nella tradizione romana lo scopo dell’educazione era formare un cittadino veramente virile capace di dominare e mai di essere dominato, anche sessualmente”, quindi l’amore omosessuale efebico non era accettato, inizialmente, e quando lo fu non era basato sui principi greci e non era regolamentato come in Grecia.[66]

Spiega il prof. Sandirocco “Per Roma la virilità è sinonimo di integrità, incorruttibilità, morigeratezza e per questo dote ambita e tutelata contro la mollezza e corruttela dei costumi diversi da quelli improntati all’eterosessualità.”; in questa linea la virilità e la superiorità ad essa relativa deve essere propria del cittadino romano, la passività di un cittadino romano nel rapporto intimo e anche la passività della donna rispetto ad uno schiavo erano guardati con estremo sfavore.[67]

Secondo il prof. Di Berardino l’omosessualità era un fatto personale e privato ma non era socialmente incoraggiata.

I prostituti e le prostitute erano considerati infami.

Nei primi secoli dopo Cristo mentre si avvicina l’affermarsi del cristianesimo, le correnti filosofiche, le più diffuse, insegnavano la temperanza e la pratica dell’astinenza in ambito sessuale, anche i medici davano indicazioni in questo senso; l’ etica comune a tutto l’ambito dell’Impero romano andava nel senso della temperanza in ambito sessuale. [68]

Con l’avvento del cristianesimo e del suo influsso sulle leggi dell’Impero Romano la situazione cambiò e furono stabilite pesanti condanne in materia di omosessualità.

Una costituzione del mese di dicembre del 342, emanata da Costante e Costanzo II a Milano, condannava l’omosessualità passiva assoggettandola a “poenae exquisitae”, “Teodosio I, nel 390, riprende la materia dell’omoerotismo e, nel 438 per volontà di Teodosio II, gli omosessuali passivi saranno condannati” ad essere bruciati vivi; [69] il Codice Teodosiano (9,7,6) condanna alle fiamme tutti gli omosessuali passivi.[70]

Giustiniano, nell’ottica della consolidata morale cristiana, decreterà che tutti gli omosessuali, sia attivi che passivi, poiché dediti a condotte contro natura e contro Dio, devono essere puniti con la condanna a morte. [71]

Dopo di allora, anche con la fine dell’ Impero Romano, il giudizio morale di condanna dell’ omosessualità è rimasto immutato nei secoli, in Occidente, e le leggi degli stati hanno in vario modo punito il reato di omosessualità.

Secondo B. Pinckett, con il declino dell’Impero Romano e la sua sostituzione con vari regni barbarici, tuttavia, prevalse una generale tolleranza (con la sola eccezione della Spagna visigota) per gli atti omosessuali, l’ultima parte dal XII al XIV secolo, tuttavia, vide un forte aumento di contrasto al sesso omosessuale. [72]

 

 

a,4) In altre parti del mondo.

 

 

1) Estremo Oriente.

1,1) Culture confuciane e daoiste.

In Estremo Oriente l’omosessualità sebbene contraria a livello fondamentale alle indicazioni del Confucianesimo era fondamentalmente documentata e tollerata in Cina già 2600 anni prima di Cristo e tale tolleranza è continuata nei secoli, anche in Corea l’omosessualità era fondamentalmente tollerata[73].

Il confucianesimo è uno dei due grandi sistemi di pensiero tradizionali della Cina, un importante articolo su tale sistema lo si può leggere facilmente online sul sito della Treccani [74], rimando ad esso per una conoscenza di base riguardo al confucianesimo. Un interessante studio ha potuto evidenziare[75] anzitutto che il confucianesimo è un insieme di valori morali interconnessi su come interagire e comportarsi.

Il principio fondamentale della gerarchia sociale è la saggezza, la responsabilità e la benevolenza che riguardano i superiori e l’obbedienza, la lealtà e il rispetto che riguardano in particolare i subordinati; la famiglia è il prototipo dell’organizzazione sociale e i principi della vita familiare vengono applicati alla società più ampia; il confucianesimo vede la sessualità come un tabù e vieta la discussione sul sesso. Sostiene che il sesso sia regolato da accordi formali (matrimonio) e culmini con il parto, quindi il sesso al di fuori del matrimonio non è permesso, perciò l’attività omosessuale non è permessa.[76]

Come spiega un utile articolo[77], il rifiuto dell’omosessualità da parte del confucianesimo, oltre ad essere basato sui principali insegnamenti di tale sistema di dottrina, si lega anche ad aspetti culturali.

Per quanto riguarda l’insegnamento confuciano occorre notare che i principi fondamentali (Wu Lun) non riconoscono tra le unioni lecite quella omosessuale. [78]

Più generalmente, i principali insegnamenti del confucianesimo sono più propensi a rifiutare l’omosessualità che ad accettarla perché sono orientati verso comunità più forti e sottolineano la famiglia. [79]

Le nazioni asiatiche in cui predominava il confucianesimo, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi fondamentalmente ad essa.

Per il daoismo religioso, sorto nel IV secolo a.C.  tra i peccati che conducono all’inferno ci sono sempre stati  gli atti omosessuali anche se altri peccati sessuali, come avere un rapporto intimo con una vergine o con una vedova, sono considerati molto più gravi.[80] Il daoismo è più tollerante riguardo all’omosessualità, rispetto al confucianesimo, le comunità asiatiche in cui predominava il taoismo, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi fondamentalmente ad essa. [81]

1,2) Culture buddiste e shintoiste.

Il buddhismo è al tempo stesso una religione e una filosofia, può essere considerato una tradizione spirituale che ha avuto un ruolo importante nella storia dell’umanità, che ha assunto varie forme, producendo una raffinata letteratura filosofica, ma anche un profondo culto popolare, di tipo religioso. [82]

Spiega un testo di D. Keown che le società buddiste tendono ad essere conservatrici e persino pudiche.

Il matrimonio è visto come inferiore a una vita di celibato.[83]

Sebbene al buddismo manchi l’attenzione cristiana sulla procreazione, gli insegnamenti classici indicano che gli unici atti sessuali permessi, ai laici, sono quelli eterosessuali compiuti con gli organi e negli organi destinati alla procreazione; l’attività omosessuale è proibita.[84]

Ai monaci è fatto assoluto divieto di attività sessuale. [85]

Come dice un articolo di A. Alfian l’omosessualità è una questione esplicitamente discussa e vietata nel Vinaya (norme di condotta seguite dai monaci e dalle monache). Rapporti sessuali secondo natura o contro natura determinano l’espulsione dal monastero.[86]

In Giappone il buddhismo per stabilizzarsi ha accettato l’omosessualità abbastanza largamente.[87]

Riferimenti ad atti omosessuali in ambito buddista si trovano nelle grotte a pilastro di Karle (50-75 d.C.), che mostrano due donne a seno nudo che si abbracciano. [88]

Le comunità asiatiche in cui predominava il buddismo, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi fondamentalmente ad essa per certi aspetti.

Lo shintoismo, religione tradizionale del Giappone e risalente ad un periodo precedente al VI sec. a.C.,  considera l’omosessualità come contraria alla divinità ma la tollera; ci sono indicazioni di atti omosessuali in tale contesto religioso a partire dal secolo X d. C.[89] Le comunità giapponesi in cui predominava lo shintoismo, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi fondamentalmente ad essa.

2) Oriente.

2,1) Culture induiste.

La religione indù, come sappiamo, è antichissima,  le sue origini risalgono al II millennio a. C. circa[90]. Nelle scritture sacre indù casi di omosessualità sono presenti: Bhagiratha nasce dall’unione di due donne; Ayyappa (dio a doppio genere) è adorato dagli hijra, eunuchi. Diverse sculture a Khajuraho e nel tempio del Sole di Konarak raffigurano comportamenti omosessuali. [91]

Precisano i professori Chakraborty e Thakurata che, sebbene gli omosessuali esistessero anche nell’antica India, non raggiunsero mai l’approvazione sociale in nessuna parte della popolazione indiana. Come in tutte le società, c’era una differenza nelle pratiche sessuali in India tra gente comune e governanti potenti, con le persone al potere che spesso indulgevano in stili di vita edonistici che non erano rappresentativi di atteggiamenti morali comuni. Gli atti eterosessuali sono e sono stati l’unica espressione sessuale socialmente accettabile e si basano principalmente sul contatto molto più ampio e sulle relazioni più comuni tra maschi e femmine nella società. La famiglia è stata sempre fondamentalmente promossa come la prima unità sociale valida. [92]

Nel Manusmirti un antico testo giuridico, chi ha praticato l’omosessualità è sottoposto ad alcune leggere penitenze.

Le comunità induiste indiane, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi, in certo modo, fondamentalmente, ad essa.

Secondo Swindler l’induismo come religione è più tollerante verso l’omosessualità che l’induismo come cultura perché quest’ultima è stata influenzata dall’islamismo e dal cristianesimo; la religione induista ha uno sguardo positivo sul sesso ma non vede positivamente l’omosessualità: il dharma e l’artha si oppongono in qualche modo ad essa e il kama non si oppone ad essa ma neppure la supporta marcatamente e comunque è bloccato dal dharma. [93]

Secondo gli autori di un libro sull’omosessualità in India[94] le tradizioni hanno sempre permesso l’omosessualità; il Kama Sutra, di Vatsyayana, il più antico e il più importante fra i trattati di ars amatoria che l’India ci ha tramandato, scritto intorno al 500 d. C. [95]  parla di rapporti omosessuali.

L’induismo ammette accanto a uomini e donne un terzo genere (trtiya prakrti).

Gli hijra ( eunuchi) sono uomini che vivono come donne, assumono un ruolo religioso nella cultura indù, celebrando rituali come matrimoni e nascite, si trovano nei testi religiosi indù e in tutta la storia dell’Asia meridionale; riguardo agli hijras va detto che non sono precisamente considerate donne e non hanno i modi propri delle donne.[96].

Più precisamente: gli hijra sono uomini impotenti che si sottopongono a un rito di evirazione e divengono devoti della Dea Madre, in questa linea attuano dei rituali sacri, e provvedono intrattenimento in alcune feste con canti e balli, possono anche maledire le persone e ciò incute timore alla gente nei loro confronti, alcuni di loro si dedicano alla prostituzione.[97]

1,2) Culture islamiche.

L’islam (sorto nel VII secolo) è stato sempre fondamentalmente e radicalmente contrario agli atti omosessuali.

Il Corano condanna esplicitamente gli atti omosessuali senza, tuttavia, infliggere una punizione specifica; i giuristi differivano nelle loro opinioni sulla severità della punizione in questione, secondo alcuni la pena adatta per tali reati dovrebbe essere la flagellazione, per altri la morte per lapidazione.

La legge islamica condanna l’atto omosessuale, non il sentimento omoerotico.

Il ruolo del penetratore nell’atto sessuale era considerato dominante e superiore.

Sembra che l’omosessualità tra un maschio adulto e un ragazzo pubescente sia stata ampiamente praticata nelle società islamiche[98] ma l’opposizione di tale religione a tali pratiche e più generalmente all’omosessualità è stata sempre molto forte e ha portato anche all’erogazione di terribili pene per chi cadeva in tale peccato.

Le comunità islamiche in questa linea hanno fatto una radicale opposizione a tali pratiche.

2) Culture africane.

L’Egitto che abbiamo visto più sopra fa parte, ovviamente dell’Africa, quindi quello che abbiamo detto riguarda anche l’ Africa. Riguardo ad altre culture africane un libro del 1998 riporta dati molto significativi  secondo cui nelle antiche culture africane pare ci fosse una tolleranza dell’omosessualità e in alcuni casi vi fossero abitudini di vita implicanti normalmente atti omosessuali accanto ad atti eterosessuali; sostanzialmente simili sono le indicazioni che emergono da altri testi su questo argomento; per gli uomini che vivevano il rapporto omosessuali come riceventi il membro virile erano usati particolari nomi.[99]

3) Culture precolombiane americane.

Nei nativi del Nord America si trovavano uomini e donne che non svolgevano le attività normalmente legate al proprio sesso. Conosciuti come berdaches o di due spiriti nella letteratura antropologica, la differenza sessuale di questi individui veniva spesso sanzionata dalle credenze religiose infatti, i berdache maschi in alcune tribù svolgevano distinti ruoli religiosi e/o si credeva che avessero speciali poteri soprannaturali. In tutto il Nord America, i berdache maschi erano specializzati in determinati lavori normalmente fatti dalle donne (soprattutto nell’artigianato).[100]

Come spiega la Treccani: il berdache è un giovane: “uomo che per ragioni diverse (fisiologiche, psicologiche, culturali) sceglie di vestirsi da donna assumendone ruolo e status. La figura … è riconosciuta socialmente e in alcuni casi esercita persino attività religiose.”; si trovano casi di berdache non solo in America ma anche in Siberia tra i Ciukci e nel Borneo tra i Daiacchi.[101]

 

 

a,5) Il pensiero dei filosofi greci e romani sull’omosessualità.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Fin dall’inizio delle fedi abramitiche e della filosofia greca, religione e morale sono state strettamente intrecciate, afferma la “Stanford Encyclopedia of Philosophy”[102].

La filosofia morale greca era essenzialmente eudemonologica, cioè ordinata alla felicità; in questo senso tale filosofia si sviluppava nella ricerca di una norma che armonizzasse l’aspetto esteriore con quello interiore della vita; trovata questa norma, l’azione buona, cioè realizzata secondo tale norma, arrecherà la felicità al soggetto.; questa morale attua nell’uomo un ordine e la realtà divina, in quanto ordinata e perfetta, è assunta spesso come modello da imitare, è un modello di eccellenza, di libertà da ogni impaccio morale e materiale. [103]

Parlando più generalmente della sessualità in Grecia R. Madera , nell’ Enciclopedia filosofica, ha affermato che  la filosofia greca con Platone inserisce la sessualità, il desiderio di un bel corpo, in particolare quello di un ragazzo, nel processo educativo e di iniziazione; si tratta di una lotta dell’anima con sé stessa per giungere all’egemonia della parte razionale, come si vede nel Fedro, nel Simposio, nel Timeo e nelle Leggi. In Platone gli esempi di questo amore riguardano i ragazzi e indicano la necessità di padroneggiare questo amore. La donna è in posizione di inferiorità. L’eros deve diventare amore e amicizia per la sapienza. Il tema della temperanza se non quello dell’astinenza si estende a tutte le correnti filosofiche greche, con una parziale eccezione per Aristippo e i cirenaici, ma anche per costoro la cosa migliore è dominare i piaceri. In Aristotele in particolare abbiamo la concezione di una disciplina che deve abituare la persona a sottomettersi al logos.[104]

Anche su questo argomento è di estrema utilità il testo di T. K. Hubbard già visto più sopra: “Homosexuality in Greece and Rome: A Sourcebook of Basic Documents”[105]

Come dice il famoso professore J. Finnis “All three of the greatest Greek philosophers, Socrates, Plato and Aristotle, regarded homosexual conduct as intrinsically shameful, immoral, and indeed depraved or depraving. That is to say, all three rejected the linchpin of modern “gay” ideology and lifestyle.”[106]

I tre più grandi filosofi greci, Socrate, Platone e Aristotele, consideravano intrinsecamente vergognosa e immorale la condotta omosessuale.

Senofonte (5.1–3) presenta  Socrate che disapprova fermamente qualsiasi coinvolgimento fisico effettivo con loro i giovani che pure frequentava; Il resoconto biografico di Socrate da parte di Alcibiade nel Simposio di Platone (5.7.216 –19) indica la stessa etica dell’astinenza sessuale. (Hubbard p. 260)

Nella Repubblica di Platone (403a- 403b), Socrate dice a Glaucone che nel giusto tipo di amore il piacere sessuale non deve entrare. Lo stesso rifiuto del attività sessuale è espresso da Platone nel suo complesso dialogo Fedro (256b-256c), in cui il suo protagonista, Socrate, insiste sul fatto che una coppia di autentici amanti persegua la virtù. La conoscenza e l’eccellenza dovrebbero essere l’obiettivo dell’uomo, non la gratificazione fisica fugace e distraente. [107]

Il Socrate presentato da Senofonte manca di sensibilità e urbanità del Socrate platonico, ma non c’è dubbio che entrambi condannino la copulazione omosessuale. Secondo Senofonte Socrate riteneva la pederastia come una «passione da schiavi e indegna di un uomo buono e nobile», una «malattia da maiali». [108]

Come si vede anche in Soble[109] Platone ha una visione più vicina al cristianesimo.

Il dialogo del Simposio di Platone esamina l’ eros, definito come la passione per il possesso del bene e del bello, in esso è particolarmente significativa la distinzione che Platone fa (cap. 7) tra l’ eros rozzo e l’ eros celeste, il testo incoraggia a rinunciare agli atti sessuali nelle relazioni personali e a concentrarsi, invece, sul miglioramento morale e intellettuale di noi stessi e dei nostri partner. In contrasto con l’ eros volgare, l’ eros celeste è privo di voluttà, di lussuria o di lascivia ( Simposio 181c-181d, 185c, 209b-210c). Nell’ eros celeste, l’amante e la sua amata fanno della virtù la loro preoccupazione centrale.[110]

L’ eros, il nostro desiderio struggente di corpi attraenti e di menti eccellenti, secondo Platone, è in realtà eros per una bellezza ideale che è a malapena rappresentata dagli oggetti del nostro attaccamento ( Simposio 211a).

Platone mette in evidenza la potente influenza di governo e persino, a volte, la sovranità assoluta che il perseguimento del piacere sessuale può avere sulle azioni e sulla vita di una persona. Si può diventare schiavi delle passioni in questa linea e ciò evidentemente non è secondo virtù; qualsiasi sessualità ha meno valore del perseguimento della virtù. [111]

Più generalmente possiamo dire che nei dialoghi di Platone alcune delle sue idee centrali vengono articolate per la prima volta e in particolare riguardo alla sessualità, spiega Pickett; Platone sosteneva che le verità immutabili sono alla base del flusso del mondo materiale. Anche se c’è chiaramente un grande grado di varietà nelle convenzioni, da una città all’altra, esiste ancora uno standard o una legge non scritta in base alla quale gli esseri umani dovrebbero vivere; in questa linea, nelle Leggi , Platone parla di una legge fissa e naturale riguardo al sesso e, nel primo libro, scrive di come gli atti sessuali tra persone di sesso opposto causino piacere per natura, mentre la sessualità tra persone dello stesso sesso è “innaturale” (636c), dice più precisamente Platone che il piacere è stato dato secondo natura a uomini e donne che vogliono unirsi al fine di procreare invece il piacere omosessuale è contro natura e “tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere” (Leggi, 636c). [112]

Nel libro ottavo delle Leggi lo stesso filosofo parla di una legislazione secondo natura che vieta gli atti omosessuali, la masturbazione e il sesso procreativo illegittimo (838–839d); come già detto, Platone vede le passioni omosessuali come particolarmente forti, e quindi particolarmente problematiche, anche in ordine al controllo dei desideri umani. [113]

In conclusione, per Platone, tutte le forme di condotta sessuale al di fuori del matrimonio eterosessuale sono vergognose, ciò è chiaro in modo particolare nella sua ultima opera, le Leggi, ma è sufficientemente chiaro anche nella Repubblica, nel Fedro e nel Simposio[114]; il rapporto contro natura tra uomini, in particolare, era per lo stesso filosofo un degrado non solo dell’umanità dell’uomo, ma anche della sua animalità[115].

Come spiega Soble, Aristotele parla poco di sessualità ma dice alcune cose molto significative a riguardo, egli  intende il desiderio sessuale come un appetito, analogo all’appetito per il cibo e per le bevande.  La virtù della temperanza riguarda, in particolare, il controllo degli appetiti per il cibo, le bevande e il sesso. Senza la guida della ragione, soddisfare gli appetiti può essere dannoso. L’attenzione eccessiva al desiderio è bestiale e degradante perché il desiderio appartiene all’uomo non come essere razionale, ma come animale.[116]

Per Aristotele l’omosessualità era un comportamento bestiale cui alcuni sono spinti per una disposizione anomala della natura  e altri per abitudine. [117]

Aristotele provò a offrire qualche spiegazione dell’ omosessualità, secondo lui l’omosessualità è causata dai processi fisiologici dell’attività sessuale, in particolare dal sito di raccolta e scarico di sperma, che normalmente dovrebbe essere nei genitali, mentre nell’omosessuale è nell’ano; un’altra causa dell’omosessualità, è l’abitudine per cui alcune persone si sottomettono come soggetti passivi in atti omosessuali da quando sono giovani e così imparano a provare questo piacere e praticando questo tipo di atti giungono ad acquistare come una seconda natura per cui giungono a praticarli e desiderarli come se fossero per loro naturali. [118]

Il prof. Finnis afferma che c’è un diffuso accordo accademico per cui Aristotele respingeva la condotta omosessuale, infatti tale condotta è frequentemente rappresentata da Aristotele come intrinsecamente perversa, vergognosa e dannosa sia per gli individui coinvolti che per la società stessa [119]

Va notato come l’etica di questi tre grandi filosofi greci, Socrate, Platone e Aristotele, era radicata in Dio[120]; il prof. Finnis non mette in evidenza tale radicamento riguardo agli atti omosessuali ma ritiene che la dottrina antica che li condanna si basi su tre principi:

1) l’impegno reciproco di un uomo e di una donna nell’unione sessuale del matrimonio è intrinsecamente buono e ragionevole, ed è incompatibile con rapporti sessuali al di fuori del matrimonio;

2) gli atti omosessuali sono radicalmente e peculiarmente non coniugali e quindi intrinsecamente irragionevoli e contrari alla natura;

3) secondo Platone gli atti omosessuali hanno una speciale somiglianza con la masturbazione solitaria, ed entrambi i tipi di atto sono radicalmente non coniugali e sono manifestamente indegni di esseri umani e immorali.[121]

Certamente, aggiunge il prof. Finnis, l’ideologia omosessuale ha avuto filosofi che l’hanno sostenuta ma vi sono stati anche coloro che appunto nell’ambito della filosofia hanno avversato gli atti omosessuali e hanno ritenuto la condotta omosessuale non solo intrinsecamente vergognosa ma anche incoerente con un giusto riconoscimento della donna in relazione con l’uomo[122] in questa linea: nell’Erotikos Plutarco valuta negativamente l’amore omosessuale; Musonio Rufo, in una delle sue diatribe, definisce gli atti omosessuali come condotta  vergognosa: la condotta sessuale è decente e accettabile solo all’interno del matrimonio [123]; Seneca esalta l’amore di persone unite in matrimonio e considera contro natura le altre unioni (Epistulae ad Lucilium, 116, 5; 123, 15); Epitteto, analogamente, condanna le unioni non matrimoniali ed approva solo quelle dirette alla procreazione (Diatribe, III 7, 21; II 18, 15-18; III 21, 13).

Occorre aggiungere che il Simposio di Senofonte (5.8) il prestigio più elevato lo accorda all’amore eterosessuale e critica la pederastia perché non offre piacere reciproco (5.8.8.21) e perché separa spesso un ragazzo dall’autorità di suo padre (5.8.8.11 e 19). (Hubbard p. 261-262)

Musonio Rufo, Epitteto e Seneca erano stoici, possiamo dire che più generalmente gli stoici erano fondamentalmente contrari all’omosessualità, il loro fondatore era Zenone, originariamente uno studente dei cinici, e la sua scuola in questo ambito appare sulla scia dei maestri da lui seguiti.(Hubbard p. 263)

Anche i cinici contrastavano la pederastia, in quanto caratteristica “raffinatezza” dell’alta borghesia senza basi nella “natura”, e spesso tentavano di dissuadere i giovani dal rendersi oggetto di attenzione in ordine alla pederastia; consideravano gli uomini eccessivamente preoccupati del proprio aspetto di essere probabilmente sessualmente passivi e/o adulteri. (Hubbard p. 263).

I cirenaici (o “edonisti”), invece, non vedevano nulla di sbagliato nel godimento fisico dei bei ragazzi, e sembra che non facessero alcuna distinzione di valore tra ragazzi e donne (Hubbard p. 263).

Gli epicurei seguivano i cirenaici sull’amore maschile, ma la dottrina epicurea nelle questioni erotiche incoraggiava la libertà dagli appetiti o la soddisfazione degli appetiti senza coinvolgimento emotivo. (Hubbard p. 264).

 

 

a,6) La dottrina morale di autori cristiani antichi e medievali riguardo, in particolare, all’omosessualità.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Vedremo meglio più avanti quale è stato l’insegnamento biblico e patristico circa l’omosessualità.

Volendo offrire qui una breve sintesi di quanto diremo posso affermare che il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede intitolato : “Lettera ai Vescovi della Chiesa sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, del 1.10.1986 delineava l’insegnamento della Sacra Scrittura in materia di omosessualità in questo modo:

“La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce il punto di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi posti dall’omosessualità. … Gli esseri umani … sono creature di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l’interiore unità del Creatore. Essi realizzano questo compito in modo singolare, quando cooperano con lui nella trasmissione della vita, mediante la reciproca donazione sponsale.”[124]

Quindi è anzitutto nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, e nei suoi primi capitoli, che troviamo dati decisivi in ordine alla condanna degli atti omosessuali.

Sulla base di tali dati l’uomo, creato da Dio, è chiamato da Dio a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l’interiore unità del Creatore. Questo compito è realizzato in modo singolare, quando l’uomo coopera  con Dio nella trasmissione della vita, mediante la sua donazione sponsale che ovviamente si compie attraverso l’unione intima tra l’uomo e la donna e non attraverso l’unione omosessuale.

Lo stesso primo libro della Bibbia presenta, accanto a questo compito dell’uomo, la caduta dei nostri progenitori nel peccato originale (Gen.3); questo peccato oscura e nasconde la verità sulla persona umana quale immagine e somiglianza di Dio.

Il peccato originale rovina pesantemente l’uomo, facendogli perdere la somiglianza divina e deformando la sua immagine divina; questo deterioramento procede e giunge quindi  alla storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). [125]

La Congregazione per la Dottrina della Fede fu chiarissima nell’affermare allora riguardo al castigo di Sodoma: “Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali.”[126]

Nella lettera di Giuda troviamo evidentemente una chiara spiegazione data da Dio stesso della condanna di Sodoma: “ Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno.”( Gd 1,7) Si noti bene : si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura …

Che la condanna di Sodoma riguardi il peccato di omosessualità è sottolineato anche da vari testi della Tradizione e da vari biblisti tra cui cito qui p. Cortese, il quale afferma che anche l’episodio narrato in Giudici 19 ha a che fare anzitutto con l’omosessualità. [127]

La riprovazione divina dell’attività omosessuale si ribadisce e chiarisce poi nel libro del Levitico, come spiega la Congregazione per la Dottrina della Fede:

“In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.”[128]

Il testo di 18, 22 è il seguente : “Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole.”

Il testo di Lev. 20, 13 è il seguente : “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro.”

Chiara la riprovazione divina per l’attività omosessuale che emerge da questi testi.

Nei passi appena visti gli atti omosessuali sono condannati radicalmente da Dio e sono indicati come abominevoli (to’eba) [129].  La condanna di tali atti è assoluta e non riguarda solo la loro attuazione in ambito cultuale. [130]

Ovviamente, quindi, la riprovazione divina per la pratica omosessuale è anche riprovazione per la prostituzione sacra omosessuale così come per quella eterosessuale e per i culti cui probabilmente esse si accompagnavano.

Il libro del Deuteronomio afferma in questa linea: “ Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d’Israele. Non porterai nel tempio del Signore, tuo Dio, il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore, tuo Dio.”(Dt. 23,18)

Il termine cane indica con disprezzo il prostituto maschio.

Nel libro della Sapienza nella parte in cui mette in evidenza i pessimi frutti dell’idolatria leggiamo: “ Tutto vi è mescolato: sangue e omicidio, furto e inganno,

corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro,

sconcerto dei buoni, dimenticanza dei favori,

corruzione di anime, perversione sessuale,

disordini nei matrimoni, adulterio e impudicizia.” (Sapienza 14, 25-26)

L’ affermazione greca che è significativamente tradotta nel testo italiano con “perversione sessuale” è γενέσεως εναλλαγή, la traduzione letterale di tali parole è: inversione della generazione; la Bibbia di Gerusalemme traduce questo passo con: crimini contro natura; la CEI con “perversione sessuale”; è evidente che si parla dell’ attività omosessuale e la si condanna.

In questa linea s. Paolo ribadisce e precisa la dottrina del Levitico 18, 22 e 20, 13 affermando che: non entreranno nel regno di Dio anche coloro che agiscono da omosessuali (cf. 1 Cor 6, 9).

In Rm 1 s. Paolo  presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale, a causa del peccato è caduta l’umanità.

In 1 Tm 1, 10 in perfetta continuità con tutto l’insegnamento biblico, nell’elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina rivelata, vengono esplicitamente indicati da s. Paolo coloro che compiono atti omosessuali.[131]

Più generalmente possiamo dire che tutta la Bibbia negativamente o positivamente, direttamente o indirettamente, afferma l’assoluto divieto di atti omosessuali, la Tradizione che ha interpretato la Bibbia e cui la Bibbia rimanda ha chiaramente affermato tale assoluta condanna; spiegherò più avanti perché affermo questo.

I Padri della Chiesa appunto basandosi sulla Bibbia  hanno condannato chiaramente l’omosessualità un netto giudizio di condanna degli atti omosessuali si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli[132]

  1. Maurice Gilbert in un suo famoso articolo sull’omosessualità nella Bibbia mette in evidenza come la condanna biblica dell’omosessualità si prolunga nelle affermazioni dei testi dei primi scrittori cristiani e cita la Didachè, la lettera di Barnaba, s. Policarpo, s. Giustino, Aristide di Atene, Atenagora, l’ Apocalisse di Pietro, gli Atti di Giovanni, il Protrettico di Clemente di Alessandria[133].

Riguardo agli atti omosessuali s. Agostino affermò: “Dunque si devono detestare e punire dappertutto e sempre i vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini per un tale uso di se stessi. È infatti una violazione del vincolo che deve sussistere tra noi e Dio la contaminazione della natura medesima, di cui egli è l’autore, per una passione perversa.”[134].

Anche s. Giovanni Crisostomo condannò in vario modo l’omosessualità[135]

San Gregorio I Papa (540-604), Dottore della Chiesa, affermò: “Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso”.[136]

Non esiste alcun Padre della Chiesa che abbia considerato gli atti omosessuali come leciti, il consenso dei Padri di essi nel condannare tali atti è unanime. Per tutti i Padri e per tutta la Chiesa è chiarissimo che gli atti omosessuali sono peccati molto gravi che escludono dal regno di Dio.

Il Concilio di Elvira nel 305, al can. 71, decretò che agli “stupratori di ragazzi” fosse negata l’Eucaristia  (cfr. Mansi v. 2 p. 17), va precisato che lo stupro di cui si parla indica ogni attività sessuale illecita quindi anche quella in cui il ragazzo è consenziente, il Concilio di Ancyra fissò nel 314 le pene canoniche per tale peccato sodomitico[137].

Nel 693 il XVI Concilio di Toledo, al can. 3 condannò la pratica omosessuale come un vero crimine punito con pene severe.[138]

Questa radicale condanna proseguì chiaramente e nettamente nelle affermazioni dei Dottori della Chiesa Medievali.

Riprendendo l’insegnamento dei Padri, San Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedettino, nel suo “Liber Gomorrhianus” condannò radicalmente l’attività omosessuale e affermò, tra le altre cose: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima. (…)”[139]

Attualmente è in commercio una traduzione italiana  del “Liber Gomorrhianus”, citato qui sopra, in cui s. Pier Damiani tratta ampiamente della condanna che la Chiesa ha lanciato da sempre contro gli atti omosessuali. [140]

Anche s. Antonio di Padova condannò radicalmente l’attività omosessuale in vario modo dicendo: “Il peccato contro natura si commette effondendo il seme in qualsiasi modo, fuorché nell’organo della concezione, vale a dire nell’organo della donna. Tutti coloro che si macchiano di questi peccati sono strada calpestata dai demoni e scomparto di rifiuti. E perciò la semente della parola di Dio in essi va perduta, e ciò che è stato seminato viene rapito dal diavolo.”[141]

Un altro grande Dottore francescano, s. Bonaventura da Bagnoregio, era ovviamente contrario agli atti omosessuali.

 

 

a,6,1)Cenni fondamentali di psicologia di s. Tommaso d’ Aquino.

 

 

Seguiremo per lo più l’introduzione, scritta dallo psicologo S. Parenti, ad un testo di p. Ripperger [142]ma aggiungeremo alcune affermazioni che traiamo da altri testi.[143] Nella visione tomista l’antropologia discende dalla metafisica per cui l’uomo è un composto di materia e forma, è un corpo, informato dall’anima. “… nella filosofia contemporanea il dualismo corpo/anima ha portato alla nascita di due monismi: da un lato l’antropologia studia l’uomo limitatamente all’ambito esperienziale, considerandone l’agire, la vita di relazione e l’evoluzione indipendentemente dall’essere; dall’altro il falso spiritualismo riconosce sì la componente spirituale dell’uomo (anima, ragione, pensiero, coscienza), ma in quanto pura astrazione. La filosofia di San Tommaso, al contrario, propone una “antropologia soprannaturale” fondata sulla nozione di anima forma sostanziale del corpo, perciò sull’unione armonica di entrambe le componenti umane.” [144]

1)Anima

L’anima è una realtà immateriale, ed è un’essenza completa solo se è unita al corpo, non in sé stessa[145].

Dell’anima parlava già Aristotele e s. Tommaso segue questo filosofo in questa materia, come spiega il prof. Ghisalberti: “La concezione aristotelica dell’uomo, espressa nei termini della composizione di anima–principio formale e corpo-principio materiale, è presente in tutta la produzione di Tommaso d’Aquino, che all’accoglimento della tesi  dell’anima come l’unica forma sostanziale dell’uomo, unisce un’ermeneutica che attribuisce ad Aristotele anche la tesi che l’anima si caratterizzi  come forma emergente dalla materia nel proprio essere ed operare, per cui  l’anima risulta partecipe della natura spirituale propria delle sostanze intellettive. La formula costante che riassume questa posizione è quella dell’anima qualificata, ad un tempo, “forma del corpo” e “forma sussistente””[146]

1,1)Facoltà dell’anima.

Possiamo conoscere l’anima e distinguere le sue facoltà grazie agli effetti che producono, ovvero gli atti. Grazie alla percezione degli atti dell’anima conosciamo le potenze o facoltà della stessa, esse si distinguono in vegetative, sensitive e intellettive. “Seguendo l’insegnamento aristotelico, anche san Tommaso divide ulteriormente le facoltà dell’anima in due grandi gruppi: quelle conoscitive e quelle appetitive. Le prime si occupano dell’apprensione e comprensione degli oggetti, secondo un moto che va dalla realtà esterna all’anima interiore. Le seconde, invece, reagiscono a questa conoscenza, secondo un movimento che va dall’anima al mondo esterno.”(Parenti) Le facoltà dell’anima conoscitive e appetitive si trovano sia tra le facoltà sensitive che fra quelle intellettive

1,1,1) Facoltà vegetative.

Le facoltà vegetative sono le più fondamentali e sono condivise con i vegetali e gli animali: svilupparsi, nutrirsi, riprodursi.

1,1,2)Facoltà sensitive.

Sono facoltà che abbiamo in comune con gli animali.

Le facoltà sensitive sono: la conoscenza degli oggetti e il movimento di attrazione o di repulsione per essi, ovvero gli appetiti. Sinteticamente possiamo far rientrare tra queste facoltà: i sensi esterni, i sensi interni, le emozioni. San Tommaso sottolinea fortemente l’importanza del sensibile per qualsiasi tipo di cognizione: non c’è nulla nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi.  Come detto, le facoltà sensitive possono essere distinte in conoscitive e appetitive.

1,1,2,1)Facoltà sensitive conoscitive.

1,1,2,1,1) Sensi esterni.

“Sono i classici cinque che tutti conosciamo: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto.”(Parenti) …

1,1,2,1,2) Sensi interni.

1,1,2,1,2,1) Senso comune

Il senso comune “assembla il contenuto (res impressa) dei vari sensi esterni, in una forma unica: il phantasma o, come lo abbiamo tradotto in questo libro, l’immagine mentale. ….” (Parenti)

1,1,2,1,2,2) L’immaginazione.

L’immaginazione «ritiene e conserva» le varie immagini mentali, ed  “ha anche delle qualità molto espressive, come la possibilità di assemblare varie parti delle immagini mentali e creare così qualcosa di inventato, come i draghi, l’araba fenice, gli alieni… è questo il motivo per cui viene anche chiamata fantasia.”(Parenti)

1,1,2,1,2,3) La vis cogitativa e le intenzioni insensate.

Vi sono delle qualità degli oggetti che l’uomo percepisce non grazie ai sensi esterni , p. es. che una cosa è buona. Queste qualità le apprendiamo attraverso tutta una serie di relazioni tra le qualità; “la relazione esistente tra queste qualità – che in filosofia si chiamano intenzioni – è ciò che viene colto dal senso interno della cogitativa.”(Parenti) La vis cogitativa «Compara, compone e divide» le intenzioni insensate con l’immagine mentale, per poi attuare una valutazione.

La cogitativa compie varie valutazioni, se una certa cosa è un bene o un male, se presente o futuro, se  è arduo da raggiungere o da evitare.

Negli animali la vis cogitativa è detta aestimativa, per essa la pecora stima il lupo pericoloso e scappa.

1,1,2,1,2,3) La memoria

Spiega Parenti “La memoria è «il ricettacolo dei dati intenzionali» ovvero l’archivio delle valutazioni della cogitativa. Permette «la percezione del passato in quanto tale»”(Parenti)

1,1,2,2)Facoltà sensitive appetitive.

Le facoltà sensitive appetitive sono le passioni, “che Tommaso raggruppa in due specie: concupiscibili ed irascibili. Le prime sono le emozioni di base, ovvero amore ed odio, che dipendono dalla valutazione di bontà o cattiveria della cogitativa.”(Parenti)

La cogitativa compie varie valutazioni, sulla base di esse si producono in noi delle passioni.

Si distinguono le passioni :

1) nell’appetito concupiscibile;

  1. a) amore è prodotto dalla semplice apprensione del bene;
  2. b) odio è prodotto dall’apprensione del male, opposto al bene;
  3. c) il desiderio è prodotto dall’apprensione del bene futuro;
  4. d) il piacere è prodotto dall’apprensione del bene presente;

e)la tristezza è prodotta dall’apprensione del male presente;

2) nell’appetito irascibile;

  1. a) la speranza è prodotta dall’apprensione del bene arduo assente ma possibile;
  2. b) la disperazione è prodotta dall’apprensione del bene arduo, assente, impossibile;
  3. c) l’audacia è prodotta dall’apprensione del male arduo assente superabile;
  4. d) il timore è prodotto dall’apprensione del male arduo assente insuperabile;
  5. e) l’ira è prodotta in noi dall’apprensione del male arduo presente.[147]

La psicologia tomista presenta undici emozioni di base.

1,1,3)Facoltà intellettive

Infine vi sono due facoltà che l’uomo partecipa solamente con gli esseri a sé superiori, come gli angeli e che lo assimilano in modo particolare a Dio: l’intelligenza e la volontà.

“Pur essendo legato alla vita sensitiva del corpo, l’uomo è dotato di facoltà sue proprie, l’intelletto e la volontà, che lo separano dalla vita sensitiva rendendolo «capace di infinito». Dall’anima infatti promanano gli atti spirituali attraverso i quali l’uomo scopre l’esistenza di un Essere trascendente e sussistente: in quanto forma pura, l’anima può entrare in relazione con l’Assoluto, elevandosi a Lui con la volontà in modo reale e con l’intelletto in modo intenzionale.” [148]

Sono facoltà “specifiche degli esseri umani (e degli angeli, e di Dio) di cui invece difettano i vegetali e gli animali. … si tratta di due potenze che non hanno bisogno della materia per esprimersi.  … sono proprie solo dell’anima e per questa ragione sono sussistenti. Al morire della parte corporale esse persistono.”(Parenti)

1,1,3,1) L’intelligenza, facoltà conoscitiva.

“L’intelligenza è fondamentalmente una luce in grado di illuminare la realtà. Attraverso di essa l’uomo conosce non solamente l’aspetto delle cose che lo circondano, come avviene nella conoscenza sensibile, ma anche la loro essenza. Aristotele e san Tommaso ritengono che la percezione dell’essenza delle cose avvenga proprio grazie ad un’azione dell’intelligenza, che chiamano astrazione. Il risultato di questa azione è il concetto o idea, cioè l’essenza”(Parenti)

Secondo s. Tommaso l’intelletto attraverso le “specie” conosce la realtà immediatamente e non mediatamente, questa posizione filosofica è detta realismo moderato. Le psicologie contemporanee, fondandosi su filosofie che hanno rigettato la metafisica, riducono la conoscenza umana a quella dell’animale, ovvero al sensibile. “Ma non è così. L’uomo conosce le essenze delle cose, non solo quella cosa concreta ma l’idea di quella cosa, non solamente quel particolare albero, ma l’idea stessa di albero.… grazie all’intelligenza l’uomo può paragonare più concetti assieme e quindi stabilire dei giudizi. …Più giudizi legati assieme formano un ragionamento.” (Parenti)

Nella facoltà intellettiva si distingue: l’intelletto agente e l’intelletto possibile.

1,1,3,1,1) L’intelletto possibile o potenziale o passivo.

Leggiamo in un testo di filosofia dell’Università di Siena: “Nel De anima Aristotele non dà definizioni dell’intelletto : “… ma ne fa emergere le caratteristiche sulla base del confronto con il senso (De anima, III, 4): in analogia a questo, egli rileva le caratteristiche proprie della parte passiva dell’intelletto che è ricettivo della forma (intellegibile), quindi in potenza alla forma stessa, così come il senso è in potenza al sensibile; questo significa che per conoscere una cosa bisogna avere la capacità di conoscerla, esserne cioè conoscenti in potenza. La natura di tale intelletto è ‘di essere in potenza’ ed è detto perciò intelletto potenziale …  l’intelletto ‘potenziale’ o ‘passivo’ di Aristotele è spesso definito dai medievali ‘intellectus possibilis’ (la possibilità o potenzialità di divenire tutte le cose), da cui l’espressione italiana ‘intelletto possibile’. …  L’intelletto potenziale, o materiale, che inerisce l’essere umano non è altro che l’attitudine a possedere la capacità di conoscere.”[149]

1,1,3,1,2) L’intelletto agente.

Nello stesso testo dell’Università di Siena appena citato, troviamo scritto anche quanto segue: “Veniamo ora al celebre passo di De anima., III, 5, dove Aristotele afferma che c’è una componente attiva dell’intelletto: detto da Aristotele ‘produttivo’ -nous poieticos- viene, definito ‘attivo’ da Alessandro di Afrodisia, che lo identificò con Dio… In età medievale, l’intelletto produttivo aristotelico è definito ‘intellectus agens’, da cui l’italiano ‘intelletto agente’. L’intelletto agente è ciò che fa diventare una conoscenza in potenza, conoscenza in atto …”Come spiega il Dizionario di filosofia Treccani: “Nella filosofia aristotelica e nella sua tradizione indica la disposizione attiva dell’intelletto capace di astrarre la specie intelligibile dalla materia e di imprimerla nell’intelletto passivo o possibile che viene così attualizzato. Esso è dunque a un tempo il principio ultimo della conoscenza e la sua garanzia. … L’intelletto agente, diverso nei singoli uomini, agisce sulle specie sensibili e forma le specie intelligibili con un’operazione che, in continuità con Aristotele, è ancora spiegata con la metafora della luce.”[150]

1,1,3,2) La volontà, facoltà appetitiva.

San Tommaso distingue gli atti dell’uomo dagli atti umani: i primi sono quelli che condivide con gli animali in quanto dipendono dalle facoltà sensitive,  i secondi sono quelli esplicitamente volitivi, la volontà è il principio delle azioni propriamente umane, azioni per cui l’uomo è causa di sé stesso. Nulla è voluto, spiega il s. Dottore, se non è precedentemente conosciuto.

2) Atti umani, habitus.

Le facoltà sono ordinate agli atti.

Occorre educare le facoltà per migliorare i propri atti.

Come spiega il p. Izquierdo Labeaga[151] occorre un’educazione dei sensi

“Nell’uomo …  il senso considerato in quanto “deficiens participatio intellectus”, nasce già da un’anima razionale, come una potenza naturalmente predestinata ad agire in sinergia e ordinata verso e sotto il comando di una ragione … nell’uomo “le potenze sensitive sono naturate per obbedire l’impero della ragione… e in certo modo si dicono razionali”(1-2, q.50 a.3 ad 1), diventando “razionali per partecipazione” e capaci di accogliere in sé gli abiti della ragione. Quindi dalla ragione e per la ragione, l’uomo può perfezionare i suoi sensi nel loro stesso “ambito sensitivo … ” [152]

Ancora Labeaga afferma “ L’educazione della sensibilità raggiungerà il suo apice nell’educazione morale, mettendo i due appetiti, concupiscibile e irascibile, sotto l’influsso della ragione, che causerà quelle due virtù morali cardinali, con tutta la loro schiera di virtù annesse: la temperanza nel concupiscibile e la fortezza nell’irascibile. … i vari strati della sensibilità umana sono educabili in funzione della ragione, e ciò secondo una gradualità che aumenta secondo la razionalità diretta che sono suscettibili di accogliere: appetizione, sensi interni, sensi esterni; potenze nella sua formalità e organo nella sua materialità. E questa razionalità dei sensi provoca in essi una nobilitazione naturale che gli eleva verso i piaceri più contemplativi  del bello al contrario di ciò che avviene nell’animale dove i sensi declinano verso la conservazione vegetativa del corpo e tutto si fa “propter cibum et coitum.” [153]

Occorre poi  “… un’educazione dell’intelletto speculativo e pratico, mediante la formazione delle virtù intellettive. Compito di questa educazione propria dell’uomo è riempire il desiderio naturale di verità di un’anima … La contemplazione della verità (e più particolarmente della verità divina) sarà così “il fine di tutta la vita umana” (2-2, q.180, a.4): “conviene infatti che la verità sia l’ultimo fine di tutto l’universo e che la sapienza insista principalmente nella sua considerazione” (Gent., I, 1) … fra tutte le virtù intellettive dovrà spiccare la sapienza (“quasi sapida scientia”: I, q.43, a.5 ad 2), che ha “funzione di capo fra tutte le scienze” (In VI Ethic., lc.6), verso la quale dovrà principalmente puntare l’educazione umana” [154]

“Oltre l’educazione dell’intelletto e per conseguire la migliore educazione sapienziale, l’uomo ha bisogno anche di educare la volontà. L’educazione morale prende su di sé questo incarico, facendo si che “l’uomo perfezioni la parte appetitiva dell’anima, ordinandola al bene della ragione” (1-2, q.59, a.4), puntando così al governo ragionevole di noi stessi.” [155]

Occorre sottolineare “ … il primato delle virtù morali, princeps analogatum, dell’educazione umana, che facendo buona la volontà, rendono anche semplicemente buono l’uomo di questa volontà; mentre tutte le altre educazioni dell’uomo, la corporale, la sensibile e l’intellettiva, rendono l’uomo buono soltanto sotto qualche aspetto, e raggiungono così il rango di “educazione” nella misura che servono all’educazione morale.” [156]

  1. Tommaso parla anche di “ … educazione strettamente soprannaturale, fondata sulla Rivelazione e sulla grazia vivificante di Dio, lasciata divenire nell’uomo fede, speranza e carità, come ulteriori principi dello sviluppo umano, nello spirito di quel motto di Tommaso: “I doni della grazia si aggiungono alla natura non per sopprimerla ma piuttosto per perfezionarla” (In Boet. de Trin., q.1, a.3, 1c). Un’educazione profonda, che arriva a iscriversi “nell’anima secondo la sua stessa essenza” (1-2, q.50 a.3). All’uomo adesso è consentito non soltanto di avvicinarsi, ma di raggiungere la sua totale perfezione nel suo Ultimo Fine.” [157]

Afferma ancora Izquierdo Labeaga: “la nostra esistenza (esse ut actus), così come l’esistenza di ogni ente partecipato è un continuo richiamo alla ragione perché faccia la risalita alla Causa e si veda “religiosa” “religata a Dio”E poi prenda in considerazione gli atti da fare relativi a questa profondissima religione: tanto profonda quanto l’essere che ci fa.” [158]

Quanto ci ha detto il professor Izquierdo Labeaga implica che le facoltà che Dio ci ha dato sono per il compimento di atti, noi giungiamo al Fine Ultimo, che è Dio e  la beatitudine, compiendo atti meritori. L’attuazione piena dell’uomo e il raggiungimento della perfezione cui Dio lo chiama e lo attira si compie attraverso atti meritori, cioè atti veramente buoni. La virtù è una disposizione del perfetto e perfetto è ciò che è disposto secondo natura, dunque si parla di virtù di qualsiasi realtà in relazione ad una qualche natura preesistente, quando cioè una certa realtà è disposta in modo congruente con la sua natura che è principio di azione; le virtù acquisite sono disposizioni per cui l’uomo convenientemente è disposto in ordine alla sua natura semplicemente umana, le virtù infuse dispongono, invece, l’uomo in modo più alto e per un fine più alto in relazione ad una qualche natura più alta, cioè alla Natura divina partecipata che è la grazia [159]. L’uomo è chiamato da Dio e attirato alla virtù, in particolare alle virtù infuse e quindi al compimento di atti meritori in ordine al Fine Ultimo cui Dio lo indirizza.

 

 

 

a,6,2) La condanna degli atti omosessuali nelle opere di s. Tommaso.

 

 

Quanto abbiamo detto nel paragrafo precedente ci deve aiutare a capire anche che l’atto omosessuale non è tra gli atti buoni e virtuosi, non è un atto che perfeziona l’uomo; le nostre facoltà non sono fatte per gli atti omosessuali ma per atti santi e puri.

  1. Tommaso afferma questo chiaramente e condanna radicalmente l’atto omosessuale, sulla scia della buona filosofia e della sana dottrina cattolica.

Vedremo molto meglio più avanti le affermazioni di s. Tommaso d’ Aquino (1224/25-1274) su questo argomento, egli in molti testi condannò l’attività omosessuale ( Super Sent., lib. 3 d. 37 q. 1 a. 6 expos.; lib. 4 d. 1 q. 2 a. 1 qc. 3 co.; lib. 4 d. 14 q. 2 a. 5 expos; lib. 4 d. 31 q. 2 a. 3 expos.; lib. 3 d. 37 q. 1 a. 6 expos.; lib. 4 d. 41 q. 1 a. 4 qc. 2 co. ; De malo, q. 15 a. 1 ad 7, a. 3 co.; Super Isaiam, cap. 4 l. 1; Super I Tim., cap. 1 l. 3; Catena in Mt., cap. 18 l. 4; Summa Theologiae II-II, q. 138 a.1, q. 142, a. 4, q. 148 a. 3 ad 1, q. 154 a. 12; Super I Cor. c.6 l.2) in particolare nella “Somma contro i Gentili”, egli sviluppa un amplissimo ragionamento filosofico che parte dall’esistenza di Dio, prosegue affermando che Dio ci ha dato una legge e conclude precisando che tale legge vieta la fornicazione e gli atti omosessuali.

Il Dottore Angelico afferma che il piacere sessuale è buono perché Dio lo ha creato, ma tale piacere, come ogni cosa creata da Dio, ha il suo scopo e il suo giusto utilizzo, esso infatti è stato pianificato da Dio per accompagnare gli atti sessuali che, attraverso la procreazione, contribuiscono alla sua continua opera di creazione. [160]

Il coito eterosessuale è il risultato di un’inclinazione naturale impiantata da Dio e nell’atto gli organi sessuali adempiono al loro scopo naturale, progettato da Dio.[161]

Il coito eterosessuale e più generalmente l’atto sessuale, per essere moralmente buono, deve essere attuato secondo la Legge di Dio.

La Legge divina naturale e poi la Legge rivelata precisano che l’atto sessuale per essere lecito deve essere fatto nel matrimonio, che si attua solo tra uomo e donna.[162]

Sulla base della retta ragione e della Legge naturale e inoltre sulla base della Legge rivelata, gli atti omosessuali sono, quindi, illeciti.

Nel commento all’etica di Aristotele s. Tommaso dirà più precisamente riguardo a tali atti, sviluppando ancora un discorso puramente filosofico che alcuni si dilettano dei piaceri contro natura per la natura della loro complessione corporale che hanno ricevuto dall’inizio, altri per una consuetudine che hanno intrapreso, altri per una malattia corporale.[163]

Si tratta, sottolineo, di atti e di piaceri contrari alla vera natura dell’uomo.

Sottolineo che l’etica filosofica secondo s. Tommaso ha il suo fondamento nella metafisica che è più direttamente relazionata a Dio e che si occupa di dimostrare l’esistenza di Dio e di conoscere chi è Dio, essa riconosce in Dio la prima Causa di tutto, quindi anche la causa della stessa metafisica e della morale e della Legge morale [164].

 

 

a,6,3) La aegritudo animalis e l’omosessualità in s. Tommaso d’ Aquino.

 

 

In un interessante conferenza[165] su s. Tommaso il prof. M. Echavarria ha sviluppato il tema della “aegritudo animalis” (malattia dell’anima) per offrire un “primo approccio alla malattia psichica secondo i testi del Dottore Angelico”.

Seguiamo le affermazioni del prof. Echavarria.

“San Tommaso distingue tra le malattie del corpo e quelle dell’anima”, queste ultime si distinguono in disordini contro la natura e disordini contro la ragione. (Echavarria pp. 2-3)

I disordini contro la ragione non si allontanano radicalmente dalle disposizioni naturali, tra essi vi è, p. es., l’incontinenza.

I disordini contro la natura sono quelli nei quali “ … l’inclinazione è talmente corrotta che si trova al di sotto e al di fuori della disposizione propria della natura umana.” (Echavarria p.2)  In tali disordini l’uomo compie qualcosa che è contro natura in ragione del genere animale  di cui l’uomo, cioè fa parte.[166]

Questi disordini contro natura sono detti bestiali … i vizi ad essi connessi sono ugualmente bestiali.

Spiega Echavarria: “ … nei vizi bestiali  … si da una doppia ragione di disordine: una nel modo dell’ appetito (contro la retta ragione), e in questo è uguale al vizio umano; l’altra, nella materia stessa, che non corrisponde a quella naturalmente proporzionata all’appetito dell’uomo, motivo per il quale si chiama contro natura.” (Echavarria p.7)

  1. Tommaso precisa a suo modo di vedere la causa di questi disordini “bestiali”laddove parla di corruzione della natura che dipende appunto dal corpo, e più in particolare:

1) da una malattia;

2) dall’anima, perciò alcuni per consuetudine “provano piacere nell’antropofagia, nel rapporto sessuale con le bestie, nell’omosessualità o in altre cose del genere”[167]

Più generalmente, considerando anche ciò che dice Aristotele, le cause possono essere tre:

1) la mancanza di leggi buone, che favorisce le cattive abitudini;

2) le malattie e i grandi “traumi” affettivi che possono produrre demenza e portare gli uomini ad atti bestiali;

3) il progresso nella malvagità, che può portare a grande opposizione alla natura.

Il prof. Echavarria precisa che l’esperienza mostra che i vizi bestiali “sono molte volte volontari in se stessi o nella loro causa” perciò “anche se le disposizioni antinaturali superano … ciò che Aristotele chiama vizio umano, questo non vuol dire che a volte non si possa avere un certo dominio su di esse.” (Echavarria p. 7)  Qui bisogna precisare che anche per s. Tommaso i vizi contro natura sono in certo modo al di fuori del genere dei vizi, perché lo superano. “…  il possesso di ciascuno di questi tipi di disposizione è al di fuori dei confini del vizio, come lo è la bestialità; per l’uomo che le possiede, dominarle o esserne dominato non costituisce la continenza o l’incontinenza pure e semplici, ma solo per analogia.”[168]

“Queste tendenze eccessive rispetto dei vizi si possono dare, dice San Tommaso, in tutti i generi di vizi … Tra queste si contano, ad esempio, le perversioni sessuali. San Tommaso tratta questo

tema dividendo la lussuria in due generi: lussuria umana e lussuria contro natura.” (Echavarria p. 7)

La lussuria contro natura si compie attraverso la masturbazione, attraverso la bestialità, attraverso la sodomia o con vari forme di perversioni anche tra uomini e donne. ( II-II q. 154 a. 11)

San Tommaso colloca anche il sadismo tra i comportamenti  bestiali o patologici.[169]

Spiega il prof. Echavarria. “Quando dipendono da un disturbo organico, questi disordini esigono — se è possibile — un trattamento medico in senso stretto. Invece, se sono causati da una prava consuetudo, o se sono dominabili dalla ragione (oltre la loro causa), sono fuori della competenza del medico in quanto tale … sono … disposizioni contro la ragione e contro la sensibilità che possono poi essere acconsentite in modo cosciente diventando abiti — disposizioni difficilmente rimuovibili — viziosi. Così, queste tendenze non possono essere sconfitte con una semplice terapia “comportamentale” nella quale non intervengano né la ragione né la volontà, né — muovendo dal di dentro in modo misterioso — la grazia divina.” (Echavarria p. 10)

 

 

a,6,4) L’opposizione di alcuni autori cattolici e in particolare della filosofia occamista a s. Tommaso d’ Aquino e specialmente alla sua filosofia.

 

 

Dopo s. Tommaso ci sono stati altri autori cattolici, nel periodo storico che qui stiamo esaminando; alcuni di essi, appartenenti alla scuola francescana, si opposero ad alcune tesi dell’ Angelico, qui occorre ricordare in particolare il beato Giovanni Duns Scoto e nel secolo seguente Occam e tutta la corrente nominalistica; tale opposizione si attuò sia sul piano filosofico, sia su quello religioso;  Francesco di Meyronnes, che non vedeva di buon occhio s. Tommaso, riassumeva il programma tomistico in queste parole : “de Aristotele haeretico facere omnino catholicum”, fare dell’eretico Aristotele un vero cattolico. [170]

Il beato Giovanni Duns Scoto (c. 1266-1308), in particolare, non era un eudaimonista, come s. Tommaso, non pensava che la legge morale sia evidente o necessaria; egli riteneva necessari i primi tre comandamenti, poiché derivano dal principio necessario che Dio deve essere amato; gli altri comandamenti riteneva fossero contingenti, pur essendo convenienti alla nostra natura, e Dio potrebbe prescrivere comandi diversi anche per gli esseri umani ( Ord. I, dist. 44); Dio può dispensare dai comandi, secondo Scoto, come sembra affermare la Scrittura laddove presenta il comando di Dio ad Abramo perché uccida Isacco ( Ord III, suppl. Dist. 37).[171]

Guglielmo da Occam, anch’egli francescano, fu esponente di spicco del nominalismo, una corrente filosofica che, come spiega C. Giacon, nella filosofia moderna è indicata con il termine di empirismo, e le cui caratteristiche fondamentali sono le seguenti:

– negazione di tutto ciò che è frutto della riflessione dell’intelligenza;

– negazione delle cause o principi del mondo;

– negazione dell’universale, del necessario, dell’intellegibile, del dover essere di fronte all’essere ;

– negazione della metafisica. [172]

Per Occam l’esistenza di Dio non può essere provata né da argomenti a priori né da argomenti a posteriori, per lui non esiste una moralità intrinseca delle azioni, il criterio delle azioni è la volontà di Dio, ciò che è comandato da Dio è buono, ciò che è condannato da Dio è malvagio, nessun’azione è buona in sé stessa; Dio potrebbe comandare alle creature di odiarlo e l’odio delle creature, secondo la volontà di Dio sarebbe buono. [173]

In questa linea dobbiamo ritenere che Occam considerasse gli atti omosessuali come malvagi in quanto chiaramente condannati da Dio attraverso la sua Parola.

Con Occam la grande costruzione tomista di una filosofia morale basata su Dio viene contrastata e in certo modo abbattuta, questo avrà significativi e dannosi effetti anche riguardo all’omosessualità.

L’occamismo trionferà nel sec. XVI nelle università europee e Occam eserciterà un significativo influsso su Lutero e anche su Calvino[174]; tale trionfo porterà al ripudio non solo delle tesi ma anche del metodo e delle questioni della filosofia scolastica e porterà all’avvento della filosofia moderna [175].

Già in Cusano avvertiamo l’influsso di Occam, ma ancora maggiore esso è in Telesio, Bruno, Campanella e F. Bacone; evidente è anche l’influenza dell’occamismo sull’empirismo e sul razionalismo, le due classiche correnti di pensiero della filosofia moderna.[176]

Possiamo dire che le affermazioni dei filosofi moderni e contemporanei che hanno affermato o affermano la liceità della fornicazione e dell’omosessualità si collegano in vario modo ad Occam e si oppongono in vario modo a s. Tommaso.

Occorre aggiungere che le verità fissate da s. Tommaso, anche se contrastate in vario modo dagli occamisti e dai loro successori e più generalmente dalla filosofia moderna e contemporanea, rimarranno una luce specialmente per tanti filosofi che riprenderanno le sue affermazioni e cercheranno di aggiornarle e attualizzarle.

La corrente filosofica e teologica che segue il grande Dottore Angelico è il tomismo che appunto continua ben vivo fino ai nostri giorni.

 

 

b) L’omosessualità nel mondo moderno.

 

 

b,1) Storia scientifica e politica riguardante la legittimazione dell’omosessualità, in Occidente.

 

 

Come spiega B. Pinkett, per diversi secoli in Europa, a partire dal XII secolo, le leggi contro il sesso omosessuale furono severe nelle loro pene, l’esecuzione, tuttavia, è stata episodica. In alcune regioni passarono decenni senza procedimenti giudiziari. Nel XIX secolo ci fu una significativa riduzione delle pene legali per la sodomia.

Il codice napoleonico depenalizzava la sodomia, e con le conquiste napoleoniche quel codice si diffuse. Inoltre, in molti paesi in cui il sesso omosessuale rimaneva un crimine, si era sviluppato un movimento che portava a rimuovere la sodomia dall’elenco dei reati capitali.[177]

Condanne a morte per sodomia furono eseguite in Inghilterra regolarmente fino al 1830.

 

 

b,1,1) Lo sviluppo di un’antropologia e di una psicologia radicalmente opposte a quelle del cristianesimo e della buona filosofia cristiana e le nuove concezioni sull’omosessualità.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

Occorre qui sottolineare che: “…Mentre nel Medio Evo il Cristianesimo aveva avuto un ruolo centrale, con l’assimilazione della tradizione greco-romana all’interno della visione cristiana, fin dai suoi inizi l’epoca moderna è stata animata da uno spirito non-cristiano, se non anticristiano, sempre più accentuato. Questa evoluzione non riguarda solamente il distacco della filosofia dalla teologia, ma coinvolge anche la questione antropologica.”[178] Sicché alla concezione dell’uomo cristiana si sostituisce una visione dell’uomo diversa per cui l’uomo non è più creato a immagine e somiglianza di Dio.

Come spiega il prof. Reale “C’è anzitutto il fatto, sempre più evidente, che la cultura dei tempi moderni, scienza, filosofia, pedagogia, sociologia, letteratura, ha visto l’uomo sotto una falsa luce; non solamente in determinati aspetti, ma nel suo principio, e perciò nella sua totalità. L’uomo non è quello che ci indicano il positivismo e il materialismo.” [179]

Si sono sviluppate quindi due visioni contrapposte dell’uomo: “… un’antropologia elaborata su basi razionali, formulata dalla filosofia greca, integrata dal cristianesimo con la Rivelazione” e un’antropologia  “… naturalista e materialista, … già … formulata nell’antichità, ma negli ultimi secoli ha assunto un ruolo sempre più influente sulla cultura. La visione naturalista, cioè che considera l’uomo come un essere di natura, ha trovato una formulazione importante per la psicologia nell’opera di Sigmund Freud (1856-1939) … ” [180]

Afferma il prof. Echavarria: “Come abbiamo spiegato, l’illuminismo pretese la liberazione dell’uomo, attraverso lo sviluppo libero della sua ragione, da ogni tipo di tirannia e specialmente dalla Chiesa e dalla religione rivelata in generale, considerate come raggiri e lesive dell’autonomia della ragione umana. La psicologia dell’illuminismo sarà, di conseguenza, un intento di rielaborare il sapere sull’uomo, e circa il suo “dover essere”, sotto la guida dell’autonoma ragione scientifica, con il rifiuto di ogni dato soprannaturale, e anche metafisico, in quanto follia o fanatismo, o nel migliore dei casi, reinterpretandoli come miti che racchiudono una verità puramente naturale, utile per l’istruzione del volgo. … Ricordiamo, poi, che il XVIII secolo è l’epoca della nascita della psichiatria moderna, con il famoso Philippe Pinel (1745-1826), che oggi è ricordato per la liberazione dei malati mentali dalle catene, all’interno di una storiografia medico-psichiatrica tinta di una mentalità progressista.”[181]

Come spiega a continuazione lo stesso Echavarria nei manuali di psichiatria di quei tempi si trovavano importanti verità ma “… anche una enorme serie di affermazioni errate, false e calunniatorie rispetto alla concezione medievale e, cosa che per loro è uguale, cristiana in generale, in cui sarebbe tutto demonologia e caccia alle streghe.” [182]

Nel secolo dei lumi va vista l’origine della pedagogia scientifica  “… che prenderà il volo soprattutto a partire dalle proposte educative presentate nell’Emilio di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che costituisce l’antecedente del ritorno all’irrazionalità e all’impulsività”, prima di Wolfgang Goethe (1749-1832) e Friedrich Schiller (1759-1805), e poi del romanticismo, questi autori “assieme ad autori come Arthur Schopenhauer (1788-1860)10 e ai “filosofi dell’inconscio” [Carl Gustav Carus (1789-1869), Eduard von Hartmann (1842-1906), ecc.], sono altrettanti importanti predecessori della psicoanalisi e della psicologia del profondo in generale.” [183]

Spiega ancora Echavarria: “L’opposizione tra la corrente razionalista, originata da Cartesio, e quella empirista, giunse finalmente a due conclusioni: 1) L’empirismo sbocciò nel positivismo, che dominò la scienza soprattutto nel XIX secolo … 2) Il razionalismo puro, anche se non era incompatibile con la scienza … dovette ciononostante cedere poco a poco alle critiche empiriste.

Per quel che spetta alla psicologia, l’empirismo-positivismo, interno allo spirito illuminista, eliminò i dati provenienti dalla metafisica e dalla religione, e si avvicinò alla fondazione di una scienza dell’anima o del comportamento umano basata unicamente sull’esperienza sensibile … Alcuni di questi autori, tuttavia, pretesero di giungere a una specie di metafisica costruita a partire dalla sintesi dei dati sperimentali. Tra di essi, Wilhelm Wundt (1832-1920), che è noto per essere il fondatore della «psicologia sperimentale»12. Di fatto il positivismo suppone già un compromesso tra esperienza e ragione.” [184]

Appunto in questo periodo, inizia quello che il prof. Fumagalli indica come il II stadio del processo di evoluzione storica nella concezione dell’omosessualità, infatti a partire dal 1800 circa, sotto l’influsso particolare della psicologia, l’uomo con tendenze omosessuali viene considerato come una specie anomala [185] di una diversa natura, appartenente ad un genere diverso rispetto ai maschi e le femmine[186].

Partendo appunto dall’idea di persona con tendenza omosessuale come appartenente ad un “terzo genere”  si giunse a considerare più a fondo la diversità propria di tali persone; anche Cesare Lombroso e altri si occuparono di omosessualità nei loro testi di antropologia criminale, in essi veniva sottolineata la dimensione criminale di tale devianza. [187]

In opposizione a quanto affermava l’antropologia criminale, la sessuologia, in particolare con R. von Kraft-Ebing, parlò dell’omosessualità come di una perversione del comportamento sessuale che doveva essere considerata come un fenomeno naturale e non patologico anche a livello psichico. [188]

L’idea che l’omosessualità desse luogo ad un “terzo sesso” anomalo che aveva tendenze diverse, “innate” e profondamente radicate[189] spingeva a mitigare le pene per coloro che compivano atti omosessuali infatti dal momento che l’omosessualità non era considerata come scelta dal soggetto, si riteneva che avesse meno senso criminalizzarla;  i medici, soprattutto gli psichiatri, si batterono per l’abrogazione o la riduzione delle sanzioni penali per la sodomia omosessuale consensuale e per la riabilitazione degli omosessuali. [190]

All’inizio del ‘900 si registrano le prime battaglie del movimento per i diritti degli omosessuali in Germania e in Gran Bretagna, per l’abolizione delle leggi penali contro la sodomia.[191]

  1. Freud cessò di considerare la persona avente tendenze omosessuali come appartenente ad un “terzo sesso” cioè a un tipo umano diverso e ritenne che l’omosessualità fosse un’anomalia dello sviluppo sessuale presente inconsciamente in tutti; mentre Freud non definiva tale anomalia come una nevrosi sarà il suo discepolo Adler a farlo e dietro a lui la scuola freudiana sottolineerà gli aspetti psicopatologici dell’orientamento e del comportamento omosessuale.[192]

Verso la fine della sua vita, Freud scrisse: “L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di cui vergognarsi, nessun vizio, nessuna degradazione; non può essere classificato come una malattia; la consideriamo una variazione della funzione sessuale, prodotta da un certo arresto dello sviluppo sessuale”[193]

La prima parte del ‘900 vede vari fermenti nel senso di una rivoluzione sessuale che, sotto l’influsso delle affermazioni di Freud e di altri pensatori nonché sotto l’influsso dell’ateismo, si diffondono prepotentemente nel mondo.

La prima rivoluzione sessuale si attuerà in Russia con la vittoria dei comunisti ateisti bolscevichi, con essa verranno messe praticamente da parte le leggi morali in materia di sesso e praticamente tutto diverrà lecito, anche l’attività omosessuale. Tale rivoluzione si concluderà negli anni 30 con l’intervento del governo comunista che ripristinerà le pene per l’attività omosessuale.

Nei decenni a seguire studi scientifici preciseranno chiaramente che l’omosessualità è un disturbo psichico, ricordo in particolare il Rapporto del Comitato di cooperazione con le agenzie governative (federali) del Gruppo per il progresso della psichiatria (1955); il rapporto dell’Accademia di medicina di New York (1964); il rapporto della task force della sezione distrettuale della contea di New York dell’APA redatto nel 1970-72.[194]

 

 

b,1,2) Le prime rivoluzioni sessuali degli anni 20 del XX secolo.

 

 

Spiega K. Slack[195] che i movimenti di amore libero in America risalgono alla metà del 19 ° secolo. La prima rivoluzione sessuale americana iniziò nel 1920 e fu associata ai pensatori progressisti del tempo, fu confinata a piccoli gruppi bohémien, letterati e psicoanalisti radicali che si riunivano in luoghi come il Greenwich Village.

Alcuni dei pensatori chiave dietro la rivoluzione sessuale negli anni 1920  possono essere ricondotti al freudo-marxismo. I pensatori freudo-marxisti postulavano che il capitalismo americano fosse simile a una malattia e che la distruzione del capitalismo richiedesse la distruzione del fondamento morale che lo sosteneva; ironia della sorte, i freudo-marxisti rifiutarono gli insegnamenti fondamentali sia di Marx che di Freud. [196]

Particolare importanza in ordine a questa rivoluzione ebbe la guerra del 1915-18, l’importante opera svolta dalle donne nella guerra e  la nuova forza sociale acquistata dalle donne con l’ammissione al voto; un nuovo tipo di donna emerse in questo contesto culturale ben diversa da quella che fino ad allora si conosceva; per questo nuovo tipo di donna era possibile vestirsi con il “flapper” e per lei non era strano avere rapporti sessuali extramatrimoniali e considerare il sesso per il piacere intrinseco ad esso e non per la procreazione ad esso legata, per lei non era strano darsi  alla “bella vita”.[197]

La rivoluzione sessuale americana era quindi una nuova apertura all’attività sessuale “naturale” fuori del matrimonio, ma essa non arrivava a legittimare l’omosessualità o l’aborto.

Era una mini-rivoluzione rispetto alla vera e propria rivoluzione sessuale che si ebbe in quel periodo in Russia.

La rivoluzione bolscevica portò, in Russia, con sé una fortissima rivoluzione sessuale, gli scritti degli anni ’20 in tutti i generi furono inondati di avventure sessuali, promiscuità, vari sciovinismi, stupri di gruppo e appuntamenti, gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, nonché abuso di alcol legato al sesso, depressione e suicidio; più generalmente era la vita stessa della Russia di quegli anni ad essere sconvolta dalla più radicale rivoluzione sessuale[198].

Spiega Carleton in un libro che tratta della rivoluzione sessuale russa che solo poche settimane dopo la presa del potere, mentre il paese scivolava nella guerra civile, i bolscevichi iniziarono a istituire nuove leggi e codici che ridefinivano il significato e la funzione della famiglia, i matrimoni in chiesa non erano più riconosciuti, il divorzio poteva essere rapidamente concesso a una delle parti senza spiegazioni, contrarre o porre fine a un matrimonio significava semplicemente un rimescolamento di carte, i medici potevano eseguire aborti legali. L’obiettivo era:

1) garantire che nessuno fosse intrappolato in un’unione che era andata male;

2) consentire alle donne di interrompere una gravidanza se non potevano mantenere un bambino;

3) riconoscere il sesso sia in termini di procreazione che di piacere;

4) libera trattazione di questione relative al sesso.

Una campagna di educazione sessuale fu attuata e si diffusero indicazioni su contraccezione, igiene e prevenzione delle malattie veneree. [199]

I bolscevichi credevano che le loro politiche in materia di comportamento sessuale li avrebbero liberati dalle ipocrisie che avevano definito la società borghese. [200]

“Liberata” praticamente da tutte le leggi morali e religiose riguardo alla sessualità, e favorita appunto dalle nuove leggi la Russia sovietica si immerse in quel periodo, ovviamente nel libertinaggio sessuale più completo.

La depenalizzazione dell’omosessualità fu attuata in quegli anni in Russia[201].

Qualche anno più tardi fu il governo comunista, evidentemente conscio del pericolo che tale rivoluzione sessuale costituiva per lo stato comunista, a fermarla; l’omosessualità tornò ad essere penalizzata, e con essa l’aborto.

 

 

b,1,3) La frode attuata attraverso i rapporti Kinsey: un enorme contributo alla rivoluzione sessuale …

 

 

Alfred Kinsey era un tassonomo americano che iniziò ufficialmente la ricerca sessuale nel 1941 con l’aiuto dei fondi della Rockefeller Foundation e l’assistenza del National Research Council, nel 1947 Kinsey fondò l’Institute for Sex Research presso l’Indiana University, (ora “Kinsey Institute for Sex, Gender and Reproduction Research”), i risultati di tali ricerche furono pubblicati in due volumi indicati come “rapporti Kinsey” nel 1948[202]

Come spiega il prof. Marchesini:  “Negli Stati Uniti i due volumi diedero un enorme contributo alla Rivoluzione sessuale, come era nelle intenzioni del suo autore”; lo stesso Marchesini aggiunge:  “Wardell Pomeroy, collaboratore di Alfred Kinsey, rivela che il professore aveva un «grande progetto»[203], ossia fornire le basi scientifiche per una nuova moralità sessuale ed educare il mondo in base a questi nuovi princìpi. …”[204].

Possiamo dire che tale progetto “educativo” si è attuato perché il mondo ha accolto tali rapporti ed è rimasto fortemente influenzato da essi.

A rompere le “uova nel paniere” realizzato da Kinsey hanno però pensato J. Riesman e di Edward W. Eichel dimostrando che i rapporti da lui prodotti erano una “frode scientifica” come ha evidenziato Marchesini.[205]

Dice in questa linea la dottoressa Chanano che molte persone saranno sorprese nello scoprire che ciò che è servito e sta servendo come base per l’educazione sessuale nelle scuole pubbliche (ed è persino usato in molte scuole cattoliche) ha le sue radici nella frode scientifica. [206] Alfred Kinsey, spiega ancora Chanano seguendo Riesman ed Eichel[207] , considerava il comportamento sessuale animale come modello per il comportamento sessuale umano, con l’unica differenza che gli animali agiscono senza inibizioni e solo per istinto, mentre agli esseri umani vengono imposte varie condizioni culturali che ingiustamente inibiscono e addirittura proibiscono penalmente il comportamento sessuale umano naturale. Il concetto di Kinsey più famoso e ampiamente utilizzato, secondo Chanano, è la nozione di sfoghi sessuali, secondo questo autore ci sono sei possibili forme di liberazione sessuale, cioè di sfoghi sessuali: masturbazione, emissioni notturne, carezze eterosessuali, rapporti eterosessuali, rapporti omosessuali e rapporti con animali di altre specie. Tutti questi costituiscono una liberazione sessuale, sono appunto sfoghi sessuali, e sono tutti ugualmente accettabili e normali, secondo Kinsey[208]. Nelle stesse parole di Kinsey, “biologicamente non c’è alcuna forma di sfogo che ammetterò come anormale”.[209]

Nelle ricerche alla base di tali “Rapporti”, spiega Marchesini, gli studiosi si basavano su 4 assunti fondamentali:

  1. non esiste alcuna differenza fra lo studio del comportamento sessuale degli animali e quello degli uomini;
  2. il sesso è un meccanismo relativamente semplice che provvede alla reazione erotica quando gli stimoli fisici e psichici sono sufficienti;
  3. l’omosessualità e l’eterosessualità di un individuo non sono due qualità nettamente ed assolutamente distinte, l’orientamento sessuale è un continuum, il cui centro, la bisessualità, rappresenta la normalità;
  4. è normale che ogni persona abbia sperimentato ogni tipo di contatto sessuale: omosessuale, pedofilo, zoofilo e così via. [210]

Come spiega il prof. Branch, Kinsey affermava che la repulsione morale della società americana per molti degli atti sessuali da lui descritti aveva avuto origine in “ignoranza e superstizione” e non in “esami scientifici di dati raccolti oggettivamente”.

La morale tradizionale, in particolare quella cristiana, diventava ovviamente, in questa linea, frutto di superstizione.

Kinsey affermava in questa linea che le sue affermazioni, i suoi Report portano a comprendere l’inutilità di classificare il comportamento sessuale nelle categorie di giusto contro sbagliato e la necessità di fare riferimento alle categorie di “più comune” e “meno comune”. [211]

Nel capitolo 21 del testo di Kinsey sull’omosessualità maschile leggiamo che alla luce dei dati offerti sull’incidenza e la frequenza dell’omosessuale, e in particolare sulla sua convivenza con l’eterosessuale nella vita di una parte considerevole della popolazione maschile, è difficile sostenere l’idea che le interazioni tra individui dello stesso sesso sono rare e quindi anormali o innaturali, o che costituiscono di per sé evidenza di nevrosi o addirittura di psicosi. Se l’attività omosessuale persiste su così vasta scala di fronte al considerevole sentimento pubblico contro di essa, essa apparirebbe nelle storie di una porzione molto più ampia della popolazione se non ci fossero restrizioni sociali.

La presenza molto generale dell’omosessuale nell’antica Grecia e la sua ampia presenza oggi in alcune culture in cui tale attività non è tabù come nella nostra, suggerisce che la capacità di un individuo di rispondere eroticamente a qualsiasi tipo di stimolo, sia esso fornito da un’altra persona dello stesso sesso o di sesso opposto, è fondamentale nella specie. L’opinione che l’attività omosessuale di per sé fornisca la prova di una personalità psicopatica è materialmente contestata da questi dati di incidenza e frequenza. [212]

Le affermazioni di Kinsey erano quindi un chiaro attacco alla dottrina psichiatrica di quel tempo per cui l’omosessualità era un disturbo.

I rapporti Kinsey innescarono chiaramente un meccanismo di grande efficacia in ordine alla rivoluzione sessuale e all’accettazione dell’omosessualità.

Dice Marchesini che “Il rapporto Kinsey  sul comportamento dell’uomo è particolarmente caro agli attivisti gay, perché da esso si ricava il dato — non confermato da successive ricerche — secondo il quale “il 10 per cento dei maschi sono più o meno esclusivamente omosessuali […] per almeno tre anni tra i sedici ed i 55 anni. Ciò significa uno su dieci della popolazione maschile di razza bianca” (8).”[213]

Marchesini aggiunge che questo dato prodotto da Kinsey non è stato confermato da coloro che hanno realizzato seri studi in questo ambito, e il motivo è molto semplice: Kinsey ha manipolato il campione d’individui intervistato![214]

Lo psicologo statunitense Abraham Maslow mise in guardia Kinsey dall’errore volontario che quest’ultimo stava facendo, tale errore consisteva nel fatto che il campione da lui esaminato non era rappresentativo in quanto formato solo da volontari. Kinsey non accolse le indicazioni di Maslow. [215] Altri dati fanno chiaramente capire che i rapporti Kinsey sono manipolati e non hanno nulla a che fare con la vera scienza, semplicemente si tratta di una frode ben orchestrata come ha evidenziato Marchesini riprendendo le affermazioni di J. Riesman e di Edward W. Eichel .[216]

Anche secondo il prof. Branch i dati dei rapporti Kinsey sono alterati [217] e afferma che presentano il cosiddetto “mito del 10%” cioè la falsa affermazione che il 10% delle persone sono in vario modo omosessuali; in realtà il vero numero di persone omosessuali è molto inferiore a quanto suggerito da Kinsey, infatti lo Williams Institute presso la School of Law dell’UCLA ha riferito nel 2011 che circa il 3,5% degli adulti americani si identifica come lesbica, gay o bisessuale. Tra il 3,5% che si identifica come gay, lesbica o bisessuale, i bisessuali costituiscono una leggera maggioranza dell’1,8% rispetto all’1,7% che si identifica come gay o lesbica.[218]

Anche l’enciclopedia Britannica ha messo in evidenza, in qualche modo, la frode sottostante ai rapporti Kinsey! [219]

Kinsey, secondo Chanano, giustificava inoltre l’attività pedofila perché credeva che i bambini fossero predisposti all’attività sessuale dal momento della nascita e che il sesso adulto-bambino fosse incluso nella nozione di sfogo sessuale e quindi normale, solo il nostro condizionamento sociale lo ha reso tabù, anche se, ripeto, in realtà è un comportamento sessuale “normale” che dovrebbe essere praticato oltre che perseguito, diceva Kinsey.[220]

Il prof. Branch afferma in questa linea che la parte più inquietante e dibattuta della ricerca di Kinsey è il capitolo 5 di “Sexual Behavior in the Human Male” intitolato “Early Sexual Growth and Activity”. Kinsey ha raccolto dati da persone che possono essere giustamente chiamate molestatori di bambini, nei quali provocavano reazioni di tipo sessuale. Branch offre molte prove a riguardo e nota i termini che Kinsey usa per le molestie su minori: “osservatori adulti” e “partner” sessuali del bambino. Un passo mostra in modo più diretto la visione distorta di Kinsey della sessualità infantile , in esso si afferma che è difficile capire perché un bambino, senza il suo condizionamento culturale, dovrebbe essere disturbato quando i suoi genitali vengono toccati, o disturbato nel vedere i genitali di altre persone, o disturbato da contatti sessuali ancora più specifici. Cioè senza i condizionamenti culturali e morali dell’ambiente il bambino non avrebbe problemi a compiere atti sessuali!

Le reazioni negative, messe in evidenza dai Report di Kinsey, dei bambini ad atti sessuali avevano a che fare, quindi, secondo il tassonomo in oggetto, solo con la formazione culturale e morale dei piccoli.

Branch commenta tali affermazioni dicendo che Kinsey non simpatizzava con la reazione dei bambini alle molestie e ciò mostra Kinsey come una persona la cui coscienza è bruciata e non funzionante.[221]

Occorre sottolineare che le affermazioni di Kinsey  si sono fatte strada nell’educazione sessuale per i bambini. [222]

Più generalmente le affermazioni di Kinsey si sono fatte strada infatti alla maggior parte degli educatori sessuali professionisti viene insegnato il modello Kinsey della sessualità umana; un certo numero di materiali sull’educazione sessuale hanno seguito i modi di pensare di Kinsey nei loro programmi di studio e le organizzazioni più grandi e influenti includono e promulgano concetti di questo autore all’interno dei loro sforzi educativi.[223]

Sebbene i dati e le conclusioni di Kinsey siano errati, molti li continuano a considerare sicuri e decisivi, come si può vedere anche facendosi un giro su importanti siti in rete.[224]

Il lavoro del tassonomo che stiamo esaminando in questo paragrafo ha aperto la porta alla discussione pubblica sull’omosessualità e ha contribuito a preparare il terreno per la rivoluzione sessuale e il fiorente movimento gay per i diritti; in questo senso nessuno ha fatto più di lui nel portare l’omosessualità tra i temi fortemente discussi a livello sociale. [225]

Come dice la presentazione di un libro originariamente pubblicato nel 1967 e ripubblicato nel 2017[226], il tema dell’omosessualità, e in particolare dell’omosessualità maschile, ha ricevuto una grande pubblicità in Inghilterra e in America a partire proprio dai famosi rapporti di Kinsey sul comportamento sessuale, che hanno messo, falsamente, in evidenza il fatto che una percentuale molto più alta della popolazione di quanto si supponeva comunemente deviava dagli standard accettati di normalità e moralità.

Prendendo coraggio dai dati di tali rapporti i soggetti sessualmente non ortodossi e i loro simpatizzanti cominciarono a sfidare i criteri della normalità e ad avviarsi verso la rivoluzione sessuale degli anni 60 chiedendosi se abitudini sessuali diffuse e cosi profondamente radicate come le loro potessero essere giustamente liquidate come immorali.[227]

In sintesi: Kinsey aveva lo scopo di pervertire la morale sociale, specie cristiana; i dati fraudolentemente ottenuti con le sue ricerche collimano significativamente con tale scopo, questi dati sono stati considerati, buoni e quindi diffusi ampiamente, sono tuttora diffusi e su di essi è stato costruito lo sconvolgimento morale che continua ai nostri giorni, sconvolgimento per il quale si è giunti a legittimare anche a livello sociale l’omosessualità e le unioni o i matrimoni tra omosessuali.

Nota conclusiva: non ho trovato nessuna sottolineatura riguardante questa frode in molti moralisti cattolici che ho consultato, il prof. Faggioni, p. es., non parla di tale frode anche se riconosce che le stime di Kinsey sulla percentuale di omosessuali sono state confutate da studi successivi[228], temo che questa clamorosa frode sia sfuggita a molti teologi che oggi parlano di scienza riguardo all’ omosessualità.

 

 

b,1,4) La rivoluzione sessuale degli anni 60 e l’azione dei movimenti omosessualisti.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Nel ‘900 per una serie di motivi, in parte visti sopra, e in parte anche collegati all’abbrutimento morale seguito alle grandi guerre nonché all’allontanamento della società occidentale dai valori cristiani, i rapporti prematrimoniali e più generalmente gli atti sessuali divennero lentamente più comuni e alla fine accettabili. Con il declino dei divieti contro il sesso per piacere anche al di fuori del matrimonio, divenne più difficile argomentare contro il sesso gay; questa difficoltà divenne particolarmente forte, anche a causa dei rapporti Kinsey, ed è stato in questo contesto che è decollato il movimento di liberazione gay[229] nato nella seconda metà del secolo XX.[230]

Nel 1963 era ancora ben chiaro che l’omosessualità è un disturbo psichico.[231]

In quello stesso periodo, gli anni ’60, si opera la famosa rivoluzione sessuale con la diffusione della minigonna, della pillola anticoncezionale, del femminismo[232] e con la rivendicazione di totale libertà in ambito sessuale anche riguardo all’attività omosessuale.

Cosa si intende per rivoluzione sessuale?  Spiega E. Schaefer che  il termine “rivoluzione sessuale” indica uno sradicamento rivoluzionario della morale sessuale tradizionale, tale rivoluzione è associata a molti cambiamenti attitudinali e comportamentali riguardo al sesso, quali amore libero e sesso facile, scambi di coppie, film porno etc. insomma è il trionfo dell’edonismo libertino[233].

La rivista “Come out!” pubblicò nel numero 7 del dicembre-gennaio 1969 – 1970 un documento diffuso a seguito della Revolutionary People’s Constitutional Convention del 1969 a Philadelphia, con la partecipazione di oltre diecimila attivisti e militanti. In tale documento leggiamo: “  Tutto il potere al popolo! La rivoluzione non sarà completa fino a quando tutti gli uomini non saranno liberi di esprimere il loro reciproco amore in ambito sessuale. Noi affermiamo la sessualità del nostro amore. La norma sociale che ci impedisce di esprimere il nostro amore totale e rivoluzionario è il sessismo. … NOI CHIEDIAMO:

1) Il diritto di essere gay in qualsiasi momento e in ogni luogo

2) Il diritto alla libera modificazione fisica e al cambiamento del sesso su richiesta.

4) Che qualsiasi forma umana di espressione sessuale meriti la protezione della legge e abbia il consenso della società.

11) Che alla psichiatria e alla psicologia sia imposto di non prendere posizione a favore di una qualsiasi forma di sessualità …

13) L’immediato rilascio e risarcimento dei gay e degli altri prigionieri politici dai penitenziari e dagli istituti psichiatrici; il sostegno dei prigionieri politici gay e di tutti gli altri prigionieri politici.”[234]

Intanto, in quello stesso periodo, precisamente il 28 giugno 1969 i clienti dello Stonewall Inn, un bar gay nel Greenwich Village, si erano ribellati dopo un raid della polizia. All’indomani di quell’evento i gruppi gay e lesbiche presero nuova forza in tutto il paese. Gruppi gay, sotto l’impulso di tale forza, furono creati in ogni grande città e un quarto di tutti i campus universitari ebbe gruppi gay e lesbiche. Le grandi comunità urbane gay nelle città da costa a costa, negli USA, divennero la norma.[235]

 

 

b,1,5) La depatologizzazione dell’omosessualità

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

La rivoluzione sessuale degli anni ’60 attuò una pressione anche nel senso della normalizzazione dell’omosessualità a livello psichiatrico.

Nel 1970, gli attivisti per i diritti degli omosessuali protestarono alla riunione annuale dell’APA (Associazione Psichiatrica Americana) a San Francisco sostenendo che le teorie psichiatriche sull’omosessualità e la necessità di un trattamento o di una cura per la loro sessualità alimentavano lo stigma sociale intorno all’omosessualità, queste proteste produssero un significativo effetto: alla riunione del 1971 fu organizzata una tavola rotonda intitolata “Gay Is Good” nella quale furono invitati gli attivisti per i diritti degli omosessuali a parlare sul tema dello stigma e della discriminazione che avevano incontrato a causa della loro diagnosi di omosessualità.[236]

Nel 1972 ci fu un’altra tavola rotonda con  il Dr. H. Anonymous, uno psichiatra omosessuale che appariva mascherato e con voce irriconoscibile, temendo l’impatto negativo che avrebbe potuto avere sulla sua carriera. Un membro influente dell’ Apa, il vicepresidente Judd Marmor, affermò che la psichiatria aveva dei pregiudizi contro le persone omosessuali e che i valori morali della società contribuivano all’inclusione dell’omosessualità come condizione psichiatrica e non disturbo, in questa linea egli sostenne la rimozione dell’omosessualità dal DSM. [237]

Sotto la spinta del movimento gay nel 1973 l’Associazione Americana degli Psichiatri (APA) eliminò l’omosessualità dalla lista ufficialmente approvata di malattie psichiatriche; più precisamente venne elminata l’omosessualità egosintonica (accettata bene dal soggetto) mentre rimase quella egodistonica (che il soggetto non accetta e vuole). [238]

Spiega più precisamente l’ Istituto Beck che ad essere eliminata dal DSM, nel 1973:  “ … fu soltanto l’omosessualità ego-sintonica, cioè quella che implicava una piena accettazione di sé, mentre l’omosessualità ego-distonica rimase fino ad una edizione revisionata del 1987 (DSM-III-R). Soltanto nel 1990 venne approvata la sua completa eliminazione che entrò in vigore con il DSM-IV nel 1994. Sulla scia di tale decisione, nel 1993 anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha accettato e condiviso la definizione non patologica dell’omosessualità, depennandola dalla lista delle malattie mentali.”[239]

Nonostante le rassicurazioni della “scienza ufficiale” [240], secondo importanti esperti tale eliminazione non si è realizzata sulla base di chiari dati scientifici ma sulla base della politicizzazione della “scienza” in ordine alla protezione degli omosessuali e contro dati scientifici molto netti. [241]

Come spiegava lo stesso prof Kiely[242], nel capitolo sull’omosessualità nella quinta edizione (1989) dell’autorevole Comprehensive Textbook of Psychiatry[243], Warren Gadpaille inizia osservando che per molte persone, inclusi molti psichiatri, il comportamento omosessuale è diventato più un problema sociopolitico che una varietà di attività sessuali che possono o meno avere rilevanza clinica. I già complessi problemi scientifici sono diventati anche un campo di battaglia ideologico, con conseguente notevole confusione.

Socarides, un famoso professore di psichiatria esperto di omosessualità e autorevole membro dell’ APA, affermò che la decisione dell’ APA del 1973 di depatologizzare l’omosessualità ha comportato il disprezzo e il licenziamento incontrollato e perentorio non solo di centinaia di documenti e rapporti di ricerca psichiatrica e psicoanalitica, ma anche di una serie di altri studi seri da parte di gruppi di psichiatri, psicologi ed educatori quali il Rapporto del Comitato di cooperazione con le agenzie governative (federali) del Gruppo per il progresso della psichiatria (1955); il rapporto dell’Accademia di medicina di New York (1964); il rapporto della task force della sezione distrettuale della contea di New York dell’APA redatto nel 1970-72.

Per Socarides pretestuose e pseudoscientifiche erano le ragioni che hanno portato l’APA  alla suddetta depatologizzazione e il modo di agire dei vertici dell’APA era vera e propria follia psichiatrica; secondo Socarides tale decisione dell’ APA rimane un agghiacciante promemoria per cui se i principi scientifici non vengono difesi, possono essere persi. [244]

Socarides parlò di quella decisione come di un inganno che ha portato una parte significativa della società (tra cui molti leader religiosi, funzionari pubblici, educatori, agenzie sociali e di salute mentale, compresi quelli al più alto livello di governo, dipartimenti di psichiatria, psicologia e cliniche di salute mentale) ad essere convinta che l’omosessualità sia una forma normale di comportamento sessuale diversa ma uguale a quella dell’eterosessualità. Chi non accetta tale inganno è considerato “antidemocratico” o “prevenuto”.

Socarides aggiunse che tale decisione non fu solo un inganno ma anche una forma di disprezzo per la conoscenza psicoanalitica del comportamento sessuale umano.[245]

Nella linea di Socarides, la teologa e psicologa E. Moberly ha precisato che dopo la decisione del 1973 con cui il consiglio dell’American Psychiatric Association ha votato per cambiare la classificazione dell’omosessualità nel suo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, i membri dell’APA specializzati nel trattamento degli omosessuali hanno protestato contro tale decisione del consiglio e quindi hanno ottenuto che si tenesse un referendum tra tutti i membri dell’ APA, ma immediatamente prima di tale referendum sulla questione, è stata pubblicata una lettera a nome del consiglio, esortando i membri dell’APA a non revocare la decisione del consiglio, il voto è stato conforme alle indicazioni della lettera, dopo il voto si è scoperto che questa lettera era stata effettivamente scritta e pagata dalla National Gay Task Force. [246]

Occorre aggiungere che l’ APA diede ai gruppi omosessualisti i nomi di tutti gli psichiatri membri di tale associazione sicché tali gruppi scrissero a tutti gli psichiatri perché votassero a favore della depatologizzazione dell’omosessualità, quella lettera ebbe un effetto decisivo per orientare i voti nel senso della depatologizzazione. [247]

La Moberly quindi ha affermato con molta franchezza circa la decisione del 1973 dell’APA:

–  è stata tutt’altro che unanime;

– si basava in gran parte su questioni sociopolitiche ed era il risultato della lobby gay;

– non si basava, quindi, su un reale progresso nelle conoscenze scientifiche o mediche; anche nella presentazione del testo di D. J. West intitolato “Homosexuality” pubblicato per la prima volta nel 1967 e ripubblicato nel 2017 si afferma che in questo campo non sé verificata nessuna scoperta eclatante[248];

– con essa un considerevole corpus di dati psicologici sull’omosessualità è stato liquidato come non più rilevante[249].

Il dott. Satinover ha affermato riguardo alla depatologizzazione in oggetto che normalmente si raggiunge un consenso scientifico nel corso di molti anni, grazie al peso accumulato da molti studi progettati in modo adeguato, ma nel caso dell’omosessualità non è stato così; la ricerca sul tema è iniziata solo anni dopo, sottolineo dopo, la pronunzia dell’ APA. Quindi tale pronunzia non è stata scientifica ma politica.[250]

Anche il prof. Anatrella in un importante intervento ha affermato quanto abbiamo visto finora riguardo alla depatologizzazione dell’omosessualità e cioè come essa non sia stata un fatto scientifico ma politico e come sia stata realizzata per sollevare gli omosessuali dalla situazione di stigmatizzazione in cui erano tenuti; il voto dei membri dell’ APA è stato realizzato senza discussione e senza il ricorso a studi scientifici e sotto la pressione delle associazioni omosessualiste[251]; nonostante tutto questo, ha proseguito Anatrella, tale decisione dell’ APA è stata interpretata come una conclusione scientifica con solide basi. [252]

Le stesse cose che abbiamo sentito da Socarides, Anatrella e Moberly, le affermava fondamentalmente anche  il prof. Kiely[253].

 

 

b,1,5,1) La depatologizzazione dell’omosessualità come esito della psicologia moderna e come base per la riscrittura della morale.

 

 

Abbiamo già visto come negli ultimi secoli si è sviluppata una psicologia che contrasta radicalmente con la psicologia cristiana e tomista; una psicologia che ha un’antropologia di base radicalmente opposta alla cristiana e per cui alla concezione dell’uomo cristiana si sostituisce una visione per cui l’uomo non è più creato a immagine e somiglianza di Dio.

Afferma il prof. Echavarria: “Come abbiamo spiegato, l’illuminismo pretese la liberazione dell’uomo, attraverso lo sviluppo libero della sua ragione, da ogni tipo di tirannia e specialmente dalla Chiesa e dalla religione rivelata in generale, considerate come raggiri e lesive dell’autonomia della ragione umana. La psicologia dell’illuminismo sarà, di conseguenza, un intento di rielaborare il sapere sull’uomo, e circa il suo “dover essere”, sotto la guida dell’autonoma ragione scientifica, con il rifiuto di ogni dato soprannaturale, e anche metafisico, in quanto follia o fanatismo, o nel migliore dei casi, reinterpretandoli come miti che racchiudono una verità puramente naturale, utile per l’istruzione del volgo. … Ricordiamo, poi, che il XVIII secolo è l’epoca della nascita della psichiatria moderna, con il famoso Philippe Pinel (1745-1826), che oggi è ricordato per la liberazione dei malati mentali dalle catene, all’interno di una storiografia medico-psichiatrica tinta di una mentalità progressista.”[254]

Anche la nascita della psichiatria vede opere che trattano di tale materia unendo affermazioni vere ad affermazioni “illuministe” con “… una enorme serie di affermazioni errate, false e calunniatorie rispetto alla concezione medievale e, cosa che per loro è uguale, cristiana in generale, in cui sarebbe tutto demonologia e caccia alle streghe.” [255]

Spiega ancora Echavarria: “.  Per quel che spetta alla psicologia, l’empirismo-positivismo, interno allo spirito illuminista, eliminò i dati provenienti dalla metafisica e dalla religione, e si avvicinò alla fondazione di una scienza dell’anima o del comportamento umano basata unicamente sull’esperienza sensibile … Alcuni di questi autori, tuttavia, pretesero di giungere a una specie di metafisica costruita a partire dalla sintesi dei dati sperimentali. Tra di essi, Wilhelm Wundt (1832-1920), che è noto per essere il fondatore della «psicologia sperimentale». Di fatto il positivismo suppone già un compromesso tra esperienza e ragione.” [256]

  1. Giovanni Paolo II ha potuto dire in questa linea: “… le scoperte e le acquisizioni nel campo puramente psichico e psichiatrico non sono in grado di offrire una visione veramente integrale della persona, risolvendo da sole le questioni fondamentali concernenti il significato della vita e la vocazione umana. Certe correnti della psicologia contemporanea, tuttavia, oltrepassando la propria specifica competenza, si spingono in tale territorio e in esso si muovono sotto la spinta di presupposti antropologici non conciliabili con l’antropologia cristiana. Di qui le difficoltà e gli ostacoli nel dialogo fra le scienze psicologiche e quelle metafisiche nonché etiche. … la visione antropologica, da cui muovono numerose correnti nel campo delle scienze psicologiche del tempo moderno, è decisamente, nel suo insieme, inconciliabile con gli elementi essenziali dell’antropologia cristiana, perché chiusa ai valori e significati che trascendono il dato immanente e che permettono all’uomo di orientarsi verso l’amore di Dio e del prossimo come sua ultima vocazione.

Tale chiusura è inconciliabile con quella visione cristiana che considera l’uomo un essere «creato ad immagine di Dio, capace di conoscere e di amare il proprio Creatore» (Gaudium et Spes, 12) e nello stesso tempo diviso in se stesso (Ivi, 10).”[257]

Nella sua storia della psicologia Echavarria mette in evidenza: “… tre grandi fratture o divisioni, che hanno caratterizzato la posizione moderna, in contrapposizione all’armonia che caratterizzava il periodo precedente, almeno nei rappresentanti della grande tradizione che abbiamo ricapitolato, e che san Tommaso incarna: a) l’opposizione tra ragione e fede, b) la separazione tra ragione ed esperienza, c) l’opposizione tra morale e psicologia.” [258]

La sociologa culturale Eva Illouz ritiene che l’autore cui occorre far risalire i cambiamenti nella sessualità e quindi nella morale degli ultimi decenni è stato Freud con la sua psicoanalisi.[259]

Aggiunge E. Pavese riportando il pensiero della stessa Illouz “Tali cambiamenti sarebbero stati possibili con l’affermazione di quello che l’Autrice definisce regolarmente come “pensiero terapeutico”, cioè la sostituzione dei valori morali come norme del comportamento umano con categorie psicologico-terapeutiche, in altri termini non dovrebbe essere la morale a orientare il comportamento umano in generale e le relazioni tra i sessi in particolare, ma sarebbe lo psicologo che in base alle proprie teorie deciderebbe ciò che è normale o no, quali comportamenti possono favorire la salute psichica e quali invece possono provocare disturbi nevrotici. Per la Illouz è stato questo approccio, iniziato dalla psicoanalisi e ripreso poi da altre correnti psicologiche, a preparare il terreno alla rivoluzione sessuale, alle forme anche radicali di femminismo e alla crisi dell’idea tradizionale di famiglia. Si può aggiungere che la psicoanalisi ha modificato il giudizio sull’omosessualità e ha preparato il terreno all’ideologia di gender.” [260]

La morale viene dunque riscritta integralmente dalla psicologia …

Attraverso la psicologia , in particolare, è in atto uno scardinamento anticristiano della morale evangelica, di esso ha parlato anche il prof. I. Andereggen secondo cui: “il “rinnovamento” della morale a partire dalla psicologia racchiude all’interno un processo occulto: si tratta del rimpiazzamento dell’etica classica con un modello radicalmente distinto dell’etica.” [261]

La depatologizzazione dell’omosessualità entra fortemente in questo quadro di allontanamento dell’antropologia e della psicologia moderna dalla classica, tomista e cristiana, e nella riscrizione della morale attraverso la psicologia e altre scienze umane.

Non è certamente sulla base dell’antropologia e della psicologia cristiane e tomiste che si è attuata la depatologizzazione dell’ omosessualità, inoltre dal 1973 si è aperta la strada per la normalizzazione dell’omosessualità anche a livello di etica e addirittura di teologia morale.

Come possiamo capire già ora e come vedremo meglio più avanti è proprio sotto l’influsso di psicologi e filosofi le cui idee sono in netta contrapposizione con la filosofia, teologia e psicologia cattoliche, si è attuata la rivoluzione sessuale e quindi  la depatologizzazione dell’omosessualità; inoltre, come spiega Echavarria: “In effetti, oggi abbiamo a che fare con teologie costruite a partire dalle “scienze umane”, che vogliono evitare ciò che si è soliti chiamare la “mediazione della filosofia” attraverso i nuovi modi di “autointerpretazione profana” dell’uomo nel campo teologico-morale, molte volte queste teologie vedono di cattivo occhio la permanenza a livello del Magistero della “antica” morale delle passioni, che desidererebbero veder rimpiazzata dalle “scoperte” della moderna psicologia del profondo.” [262]

Abbiamo attualmente, come vedremo, teologi che basandosi appunto sulla psicologia moderna e sulle scienze umane vorrebbero reinterpretare la dottrina cattolica e legittimare a livello morale l’attività omosessuale.

 

 

b,1,6) L’azione dei movimenti omosessualisti per l’acquisizione di diritti sempre più ampi, la “lobby gay”.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Il movimento omosessualista e con esso il movimento LGBT[263]  è andato avanti nelle rivendicazioni, forte delle affermazioni dell’ APA che depatologizzavano l’omosessualità.

Afferma Bonnie J. Morris: “The gay liberation movement of the 1970s saw myriad political organizations spring up, often at odds with one another.  …Parents and Friends of Lesbians and Gays (PFLAG), formed in 1972, offered family members greater support roles in the gay rights movement. And political action exploded through the National Gay and Lesbian Task Force, the Human Rights Campaign, the election of openly gay and lesbian representatives like Elaine Noble and Barney Frank, and, in 1979, the first march on Washington for gay rights. …  Enormous marches on Washington drew as many as one million gay rights supporters in 1987 and again in 1993 … in June of 2015, the Supreme Court decision recognized same-sex marriage (Obergefell v. Hodges).”[264]

Cioè a partire dagli anni ’70 il movimento LGBT vide il sorgere di  una miriade di organizzazioni politiche, spesso in contrasto tra loro. Il gruppo americano dei “Genitori e amici di lesbiche e gay” (PFLAG), costituito nel 1972, ha offerto sostegno nel movimento per i diritti dei gay. E l’azione politica esplose attraverso la Task Force nazionale per gay e lesbiche, la campagna per i diritti umani, l’elezione di rappresentanti apertamente gay e lesbiche come Elaine Noble e Barney Frank e, nel 1979, la prima marcia su Washington per i diritti dei gay. Enormi marce su Washington hanno attirato fino a un milione di sostenitori dei diritti dei gay nel 1987 e di nuovo nel 1993; anche sotto tale pressione nel giugno del 2015, la decisione della Corte Suprema ha riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

L’ azione dei movimenti omosessualisti in ordine alla depatologizzazione dell’omosessualità è chiara: essa iniziò sul serio negli anni ’60, sostenuta da un crescente movimento per i diritti civili, per i diritti delle donne e per i diritti dei gay in tutto il paese. Il cosiddetto movimento “omofilo” cioè appunto le organizzazioni per i diritti dei gay e delle lesbiche, ha iniziato a fare pressioni sui funzionari eletti e a lanciare campagne pubbliche per la visibilità e i diritti di gay e lesbiche.

Gli sforzi di tale movimento si stavano attuando su vari fronti, tra essi vi era appunto l’impegno per la depatologizzazione dell’omosessualità e dopo anni di campagne dall’esterno hanno deciso di andare direttamente alle conferenze dell’APA dove hanno partecipato a panel e discussioni di psichiatria e psicologia e hanno potuto fare pressione per declassificare l’omosessualità dai disturbi mentali.[265]

Come spiega lo stesso Uyeda, per spingere per la declassificazione dell’APA, oltre a fare pressioni sull’APA dall’esterno intraprendendo un’azione diretta per interrompere i lavori dei suoi incontri, gli attivisti sapevano che i membri dell’APA avrebbero dovuto essere persuasi da uno di loro. Nel 1972, alla prima conferenza che prevedeva effettivamente una tavola rotonda sull’omosessualità guidata da persone aventi orientamento omosessuale, un praticante gay, John Fryer, testimoniò a favore della campagna di declassificazione. [266]

Abbiamo visto più sopra come la strategia dei movimenti gay ha raggiunto lo scopo della depatologizzazione.

L’azione di tale movimenti si attuò non solo in America ma anche altrove, e anche in Italia.

Spiega Rossi Barilli: “Erano i primi anni settanta quando il movimento gay cominciò a far sentire la propria voce anche in Italia, per rivendicare diritti che la maggioranza delle persone riteneva addirittura impensabili. Da allora molte cose sono cambiate nella percezione sociale dell’omosessualità, anche (forse soprattutto) grazie al movimento di cui questo libro racconta le vicende. …  La prima tappa del movimento gay italiano rientra nella più generale storia della nuova sinistra degli anni settanta. Nella seconda, negli anni ottanta, si tenta di istituzionalizzare l’omosessualità e ottenere leggi di tutela come leva simbolica per cambiare la mentalità collettiva.”[267]

Le rivendicazioni politiche di tali diritti portarono anche a ciò che disse il prof. Kiely : “Quanto all’attuale situazione culturale, si ricorderà che l’8 febbraio 1994 il Parlamento Europeo a Strasburgo ha votato a favore di una risoluzione per una completa parità di diritti per le persone omosessuali, compreso il diritto al matrimonio, all’adozione e all’asilo politico. Questo fatto drammatico serve ad illustrare il fenomeno della politicizzazione della questione omosessuale.” [268]

Mons. Melina ci offre importanti precisazioni sulla “cultura gay”, sui gay e sulla pressione che si è creata a causa del movimento ad essi legato :“Un aspetto molto diverso della questione è quello posto dalla cosiddetta cultura “gay”. Il termine è oggi molto politicizzato e non indica semplicemente una persona con un orientamento omosessuale, bensì che essa adotta pubblicamente uno « stile di vita ›› omosessuale e che è impegnata per farlo accettare come pienamente legittimo dalla società.

La giusta lotta contro offese e discriminazioni, che violano i diritti basilari della persona, non può essere confusa con questa rivendicazione. Si va infatti delineando un progetto sistematico di  giustificazione ed esaltazione pubblica dell’omosessualità che parte dal tentativo di una piena accettazione nella mentalità sociale e mira, attraverso una pressione crescente, ad un cambiamento delle legislazioni, affìnché le unioni omosessuali possano godere degli stessi diritti del matrimonio, fino addirittura a quello dell’adozione …”[269]; è chiaro che questo progetto di cui parla mons. Melina sta andando avanti anche ai nostri tempi .. e anzi, oggi più che mai si sta affermando …

Nell’ambito della pressione creata dal movimento e dalla cultura gay occorre notare che :“Altri aspetti della  “cultura gay”  e della sua diffusione sono descritti in  Nicolosi (1991, specialmente cap. 13): la pretesa che l’ omosessualità sia riconosciuta come normale, la tendenza  a scartare i risultati di ricerca che indicano che 1’omosessualità  non è normale, l’attribuire tutte le difficoltà vissute da persone omosessuali ai pregiudizi « omofobici›› degli eterosessuali, e la  tesi estrema di alcuni secondo cui le persone omosessuali dovrebbero seguire un sistema morale diverso, di cui sarebbe parte accettabile la promiscuità.”[270] Il libro appena citato è, più precisamente, J. Nicolosi “Reparative theory of male homosexuality: a new critical approach.” Jason Aronson , Northvale (New Jersey) -London.

Tutto quello che abbiamo appena sentito suppone una vera rivoluzione gay e un libro molto significativo in questa linea appare quello intitolato  “After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90’s”, “Dopo il ballo. Come l’America sconfiggerà la sua paura e il suo odio verso i gay negli anni 1990″; l’opera: “…è stata pubblicata nel 1989 da Marshall Kirk, “ricercatore in neuropsichiatria, logico-matematico e poeta” (p. I), e da Hunter Madsen, “esperto di tattiche di persuasione pubblica e social marketing” (ibidem). …  Si tratta di una lettura decisamente sorprendente: nel caso non si voglia credere al complotto o a un’efficacia magica della strategia di “persuasione pubblica” e di “social marketing” esposta nell’opera, bisogna riconoscere agli autori un’incredibile capacità previsionale; vi si trova infatti un’accurata descrizione degli obiettivi e dei metodi dell’attuale movimento gay.” [271]

Le lobby gay con la loro azione, con le loro strategie, sono una realtà con cui confrontarsi, esse esistono e operano fortemente.[272]

Nel 2015 Rodolfo de Mattei scriveva riguardo alla forza di tali lobby: “ Le lobby gay stanno facendo una fortissima pressione per la creazione di un “Indice Globale di Inclusione delle persone LGBTI”, da inserire tra gli obiettivi prioritari di una delle più importanti agende politiche mondiali. …  le due potenti ONG firmatarie, entrambe accreditate presso le Nazioni Unite con status consultivo, hanno criticato apertamente il testo finale degli “SDGs”, reo di non aver menzionato tra le sue priorità di azione, “l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’intersessualità o le persone LGBTI” …

L’accurato piano di azione messo in atto … mostra quanto sia attiva e organizzata l’azione delle lobby gay nelle sedi che contano. Le organizzazioni, “ILGA” e “Outright Action International”…  esercitano oggi una “pressione spudorata” alla luce del sole, presentando, prepotentemente, le proprie istanze LGBT come presunti irrinunciabili “diritti umani”.”[273]

Sulla “ILGA” Luca Volonté ha scritto un significativo articolo in cui tra l’altro ha affermato: “Molti i successi ottenuti dalle lobby Lgbti a livello internazionale: le dichiarazioni di vari organismi dell’Onu a favore del divieto delle terapie di conversione; l’impegno costante del Consiglio d’Europa a favore dei diritti Lgbti e l’adozione della Strategia Europea Lgbtqi per il 2020-2025 della Commissione UE, di cui più volte abbiamo illustrato i pericoli. I finanziamenti dell’Ilga sono per il 31% a carico della Commissione europea (cioè di tutti noi contribuenti), al resto ci pensano il Governo olandese e diverse fondazioni internazionali, perlopiù legate a George Soros … i procedimenti penali in Finlandia nei confronti dell’ex ministro Päivi Räsänen e del vescovo luterano Juhana Pohjola dimostrano l’intolleranza verso qualunque riferimento biblico e religioso alla creazione dell’uomo, alla paternità e maternità e alla sessualità maschile e femminile. Le parole entusiaste della commissaria dell’Eguaglianza, Helena Dalli, per il lavoro dell’Ilga e la sua condanna verso la Polonia “retrograda” sono l’ennesima conferma che a Bruxelles le radici giudaico-cristiane sono ormai soppiantate dai dogmi Lgbti.”[274]

Per quanto ci riguarda più da vicino dobbiamo renderci conto che la mentalità gay ha cominciato a infiltrarsi anche nell’ambito della vita e del pensiero dei cristiani e dei teologi già ai primi degli anni ’70 … come dice Morris “Expanding religious acceptance for gay men and women of faith, the first out gay minister was ordained by the United Church of Christ in 1972. Other gay and lesbian church and synagogue congregations soon followed. ”[275]

Espandendo l’accettazione religiosa per gli uomini e le donne gay, il primo ministro di culto gay è stato ordinato dalla Chiesa Unita di Cristo nel 1972. Seguirono presto altre congregazioni gay e lesbiche in chiese e sinagoghe.

Come spiega Marchesini, un famoso testo per la propaganda gay afferma che: “… è bene dare spazio ai teologi del dissenso perché forniscano argomenti religiosi alla campagna contro il bigottismo antigay ”[276]

Sottolineo: è bene dare spazio ai teologi del dissenso perché forniscano argomenti religiosi alla campagna contro il “bigottismo antigay”! … il “bigottismo antigay” è anche la sana dottrina cattolica, si noti bene!

Occorre aggiungere che anche la massoneria ha dato manforte al movimento gay, come spiega Caillet nel suo libro “Yo fui masón” : “Esta valoración del placer, este hedonismo, ha llevado a la masonería a preparar y a promover en Francia todas las leyes que favorecen el libertinaje sexual, el divorcio, la contracepción química y mecánica, el aborto, el célebre PACS (pacto civil de solidaridad,  una unión civil entre personas heterosexuales u homosexuales), la manipulación de embriones y, pronto, la despenalización de las drogas blandas, así como la legalización de la eutanasia activa.” [277]

L’ apprezzamento del piacere, l’ edonismo, ha portato la Massoneria a preparare e promuovere in Francia tutte le leggi che favoriscono la dissolutezza sessuale (quindi anche l’attività omosessuale), il divorzio, la contraccezione chimica e meccanica, l’aborto, il famoso PACS (patto civile di solidarietà, un’unione civile tra persone eterosessuali o omosessuali), la manipolazione di embrioni e, presto, la depenalizzazione delle droghe leggere, nonché la legalizzazione dell’eutanasia attiva.

Anche un altro ex-massone, Serge Abad-Gallardo, nel suo libro: “ Por qué dejé de ser masón.” ha rivelato come la massoneria francese sostiene alcune rivendicazioni del movimento omosessualista: “Hay un grupo importante de masones presentes en el Parlamento. Se llama “Fraternidad Parlamentaria” y está constituido de 400 masones de todas las obediencias masónicas, siendo todos ellos altos funcionarios y diputados. Son casi el 20% del Parlamento. Y todo ello sin tener en cuenta a los diputados masones que no pertenecen a este grupo. Ellos votan estas leyes sociales (aborto, matrimonio homosexual, etc.) en primer lugar como masones, sea cual que sea su partido político. Todas estas leyes sociales que son contrarias al derecho natural ya han sido elaboradas y escritas en las logias antes de ser votadas.”[278]

Nel 2013 nella rivista “Radici Cristiane” scrivevano in questa linea, riprendendo le affermazioni di  Laurent Joffrin: “La Massoneria in materia di condotta è sempre più “avanzata” o più “progressista” rispetto alla media della popolazione. E quindi, sulle questioni di fine vita, sulle questioni del matrimonio gay e del voto degli stranieri, hanno un’influenza indiscutibile.”[279]

Il 5 Novembre 2012 il Grande Oriente di Francia in un comunicato aveva affermato la sua condanna ferma alle dichiarazioni della Chiesa Cattolica riguardo al progetto di legge sull’apertura del matrimonio civile a tutte le coppie. Le affermazioni del cardinale André Vingt-Trois contrarie a tale progetto venivano stigmatizzate, in tale comunicato, come posizioni oscurantiste in completa opposizione con i necessari sviluppi sociali e politici del nostro tempo.

Tale progetto di legge, secondo il Grande Oriente, mirava a garantire un riconoscimento repubblicano della libera scelta matrimoniale delle persone che lo desiderano, in nome della uguaglianza di diritti. In nome della Laicità, si noti bene, il Grande Oriente di Francia ricordava che le Chiese devono limitarsi alla sola sfera spirituale, e non interferire, con affermazioni stigmatizzanti e violente e cariche di odio, con i legittimi dibattiti pubblici e democratici che presiedono all’evoluzione e al progresso dei diritti civili. [280]

L’UE afferma che tutti devono avere gli stessi diritti e questo significa uguali diritti al matrimonio, adozioni etc. anche per gay, transgender etc. come è chiaro esaminando ciò che l’UE afferma[281].

Appunto perché l’attuale governo italiano di Giorgia Meloni non segue queste indicazioni dell’ UE ma tiene una linea più legata alle radici cristiane, è stato condannato insieme a Polonia e Ungheria, anch’esse attestate decisamente nella difesa della morale cristiana[282].

Un significativo post pubblicato sull’account Twitter del partito Europa Più dice: “A causa di questo governo l’Italia è ormai considerato un Paese canaglia al pari di Polonia e Ungheria.

Il Parlamento Europeo ha infatti approvato a larga maggioranza una risoluzione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità e dell’identità trans. Al suo interno è presente anche una giusta condanna della retorica anti-LGBTI+ propagata in Europa da Polonia, Ungheria e Italia.”[283]

Interessante sottolineare che l’ UE si avvale per monitorare la situazione in Europa di una branca europea della ILGA, l’International Lesbian & Gay Association.[284]

La pressione sui cattolici e sui teologi cattolici è ovviamente forte nel senso che si adattino alle potenze del mondo e riconoscano pienamente i cosiddetti diritti LGBTQ.

Tale pressione è certamente un importante fattore che ha portato teologi cattolici, come vedremo, ad affermare, contro la sana dottrina, la liceità degli atti omosessuali e ad aprire in vario modo le porte ai diritti appena citati;  sulla scia di tali teologi sono emersi anche alti prelati, sostenuti da Papa Francesco, che vogliono cambiare la dottrina cattolica circa l’omosessualità.

 

 

b,1,7) Come si è giunti all’approvazione del matrimonio omosessuale in America.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Un interessante articolo[285] mostra come gli attivisti omosessuali sono riusciti ad ottenere la legittimazione del matrimonio omosessuale, lo seguiremo per capire come si è giunti a tale realtà del tutto inconcepibile fino a 60 anni fa; infatti sessant’anni fa la maggior parte degli americani avrebbe considerato l’idea del matrimonio tra persone dello stesso sesso assurda e il governo federale non avrebbe assunto persone apertamente gay né avrebbe permesso loro di prestare servizio militare etc.; riporteremo i dati e la ricostruzione storica offerti da questo articolo qui di seguito.

All’inizio degli anni ’70, in mezzo a un’esplosione di attivismo gay scatenato dalle rivolte di Stonewall nel Greenwich Village, diverse coppie dello stesso sesso hanno chiesto licenze di matrimonio, ovviamente senza ottenere alcunchè.

Solo alla fine degli anni ’80 gli attivisti iniziarono a perseguire il riconoscimento legale delle loro relazioni e persino del matrimonio gay e nel 1991 tre coppie gay alle Hawaii contestarono la costituzionalità delle leggi che limitavano il matrimonio tra un uomo e una donna; nel 1993 la corte suprema dello stato, nelle Hawaii ha stabilito inaspettatamente che l’esclusione delle coppie dello stesso sesso dal matrimonio era presumibilmente incostituzionale. Nel 1996, un giudice del processo ha stabilito che le coppie dello stesso sesso avevano il diritto di sposarsi.

Nel 1996 è stato approvato il Defense of Marriage Act (DOMA), che prevedeva che nessuno stato fosse tenuto a riconoscere i matrimoni omosessuali di un altro e che il governo federale non li avrebbe riconosciuti per scopi di determinare l’ammissibilità ai benefici federali.

La vittoria del contenzioso alle Hawaii ha spinto gli attivisti del Vermont a seguire l’esempio e nel 1999, l’alta corte di quello stato ha stabilito che la definizione tradizionale di matrimonio discriminava le coppie dello stesso sesso e ha stabilito la possibilità di modificare la legge sul matrimonio per includere le coppie dello stesso sesso.

Gli attivisti del Massachusetts, ispirati dal Vermont, hanno intentato una causa nel 2001 chiedendo l’uguaglianza del matrimonio e nel 2003 la Corte giudiziaria suprema ha dato ragione alla loro richiesta. Il Massachusetts divenne così il primo stato americano a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

I repubblicani hanno ottenuto un referendum per preservare la definizione tradizionale di matrimonio nel ballottaggio in 13 stati nel 2004, tale referendum ottenne il rifiuto clamoroso, dovunque, del matrimonio gay. Durante i due anni successivi, altri 10 stati approvarono emendamenti costituzionali che vietavano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 2006-2007, anche le alte corti del Maryland, del New Jersey, di New York e di Washington hanno rifiutato il matrimonio gay.

Nonostante il contraccolpo politico innescato da quanto detto, negli anni ’90 e 2000 il sostegno pubblico ai diritti dei gay ha continuato a crescere, sostenuto da fattori sociologici, demografici e culturali.

I cambiamenti di opinione si sono tradotti in cambiamenti politici.

Cambiamenti significativi erano in corso anche nella cultura popolare. Diversamente da prima già alla metà degli anni ‘90, le commedie di situazioni più popolari avevano a che fare con gay e anche altri programmi andavano in questa linea, tali cambiamenti sul piccolo schermo tendevano anche a favorire l’accettazione dell’omosessualità.

Man mano che la società diventava più favorevole all’omosessualità molti gay e lesbiche hanno scelto di uscire allo scoperto, il sostegno al matrimonio gay è gradualmente aumentato anche perché i giovani erano arrivati a sostenerlo in modo schiacciante.

Le alte corti della California e del Connecticut si sono pronunciate a favore di tale matrimonio nel 2008. Nel giro di poche settimane, nella primavera del 2009, la Corte Suprema dell’Iowa e tre legislature del New England hanno affermato l’uguaglianza del matrimonio; sempre nel 2009 il Vermont divenne il primo stato a stabilire legalmente il matrimonio gay, seguito rapidamente dal New Hampshire e dal Maine e nel 2011 dallo stato di New York. All’inizio del 2012, le legislature di Washington, Maryland e New Jersey hanno approvato progetti di legge sui matrimoni gay. Il 6 novembre 2013, per la prima volta, gli elettori americani hanno approvato il matrimonio gay, in tre stati.

Le sentenze positive sui matrimoni gay hanno ispirato gli attivisti gay a intentare causa in altri stati e hanno creato il terreno favorevole per una accettazione sempre più estesa di tale matrimonio infatti anche perché hanno creato coppie sposate dello stesso sesso, che sono rapidamente diventate il volto pubblico della questione. Di fronte a tale situazione i parenti, gli amici, vicini e colleghi di queste coppie iniziarono a pensare in modo diverso riguardo al matrimonio. [286]

Come spiega l’ Encyclopedia Britannica, nel 2012, mentre persisteva il dibattito pubblico sulla questione, a livello federale si sono verificati due eventi significativi:

1) il  presidente Barack Obama a maggio è diventato il primo presidente degli Stati Uniti in carica a sostenere pubblicamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso;

2)  la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annunciato che avrebbe esaminato i ricorsi al Defense of Marriage Act e alla Proposition 8.

Nel 2015 la Corte Suprema ha praticamente legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso in tutti i 50 stati e nel 2022 il presidente Joe Biden ha firmato la legge federale Respect for Marriage Act, che ha definito il matrimonio come un’unione legale tra due individui e ha richiesto agli stati di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso debitamente celebrati in altre giurisdizioni.[287]

Ciò che era impensabile 60 anni fa, con l’impegno degli attivisti e con varie sentenze a favore è diventato possibile.

Dio intervenga e liberi l’umanità da questa colossale sovversione morale che è in atto!

 

 

b,1,8) La strategia per l’affermazione della cultura omosessualista. Significative affermazioni di E. Moberly e del libro “After the ball” di Kirk e Madsen

 

 

Come spiegava il prof. Socarides già nel 1995 la rivoluzione gay per cui l’omosessualità è ormai ritenuta come qualcosa di normale e per cui sbaglia chi dice il contrario, non è avvenuta per caso, è stata orchestrata efficacemente da un piccolo gruppo di uomini e donne molto brillanti, la maggior parte dei quali gay e lesbiche, attraverso una campagna culturale che è andata avanti da quando alcuni intellettuali hanno gettato le basi ideologiche per l’intera rivoluzione sessuale. Secondo il prof.  Socarides per giungere all’ accettazione della “cultura gay” è stato realizzato in particolare una specie di “lavaggio del cervello” alle persone e un libro mostra come tale lavaggio si è attuato; tale libro è “After the Ball: How America Will Conquer its Fear and Hatred of Gays in the 1990’s”, di Marshall Kirk e Hunter Madsen; questo testo mostra come arrivare alla rivoluzione gay attraverso tecniche di lavaggio del cervello precisate da  Robert Jay Lifton nel suo libro, “Thought Reform and the Psychology of Totalism: A Study of Brainwashing in China” . Kirk e Madsen hanno appunto  esortato ad adottare le stesse strategie usate in Cina e che avevano avuto successo e appunto usando tali strategie e con il supporto dei media e di denaro hanno attuato la rivoluzione gay attraverso processi noti come desensibilizzazione, grippaggio  e conversione.[288]

In un interessante articolo lo psicologo Marchesini ha efficacemente sintetizzato questo libro, seguiremo questo articolo appunto in tale sintesi.[289]

Nel libro in oggetto viene sviluppata una “ … strategia accurata e potente” “un piano altrettanto manipolatorio quanto quello sviluppato dai nostri stessi nemici.” “Stiamo parlando di propaganda” (p. 160).

I nemici cui Madsen e Kirk si oppongono sono coloro che diffondono “bigottismo antigay“ (p. 134) cioè coloro che contrastano le rivendicazioni dei movimenti omosessualisti.

Da notare ciò che afferma il libro in un passaggio decisivo: “… non è importante se i nostri messaggi sono bugie; non per noi, perché li stiamo usando per un effetto eticamente buono, per opporci a stereotipi negativi che sono sempre un pochino falsi, e molto di più malvagi; non per i bigotti, perché i messaggi avranno il loro effetto su di loro sia che ci credano sia che non ci credano” (p. 154).

Quindi il testo è chiaramente sganciato dalla verità e invita ad operare in questo senso; tale sganciamento è giustificato dal fatto che viene perseguito un “effetto eticamente buono”.

Nella prima parte gli autori indicano gli errori del movimento gay, successivamente essi presentano le nuove tattiche da usare per giungere al successo cioè per  “fermare, far deragliare o far marciare all’indietro il motore del pregiudizio” (ibidem). (p. 147).

Queste tattiche sono le seguenti:

  1. “la desensibilizzazione”, cioè occorre “inondare” (p. 149) la società di messaggi per “desensibilizzare” (ibidem) le persone in ordine alla minaccia costituita dall’omosessualità;
  2. “il grippaggio” (p. 150) cioè occorre presentare messaggi che creino una dissonanza cognitiva cioè creino una sorta di contraddizione nei “bigotti antigay”;
  3. “la conversione” (p. 153), cioè occorre suscitare sentimenti positivi nei confronti degli omosessuali e negativi nei confronti dei “bigotti” antigay.

Gli autori indicano poi “otto princìpi pratici” (p. 172) per la persuasione della popolazione tramite i mass media che possiamo sintetizzare in questo modo:

1) non disperdersi ma rimanere focalizzati solo sull’omosessualità: non agganciare la causa gay ad altre cause (p. 180);

2)focalizzarsi sugli “scettici” cioè su quelli che non stanno nettamente pro o contro i gay;

3) comunicare efficacemente:

  1. a) non parlando di sé e delle proprie esperienze ma comunicando in modo da essere considerati persone che usano lo stesso linguaggio degli altri;
  2. b) parlando molto di omosessualità sicché gli altri giungano a considerare l’argomento omosessualità “assolutamente noioso” (p. 178);
  3. c) presentando i gay come buoni e come vittime e i loro nemici come malvagi;

4) sostenere i teologi del dissenso perché aiutino con argomenti religiosi efficaci la campagna contro il bigottismo antigay;

5) dare “ ai potenziali protettori una giusta causa” (p. 187); cioè invitare i protettori e benefattori del movimento gay a sostenere la battaglia contro la discriminazione o cose simili, che appaiono buone e attraenti, in relazione con la situazione degli omosessuali.

Vengono indicati, poi, i migliori mass media per la propaganda (pp. 200-204) e anche efficaci sistemi per trovare fondi (pp. 262-270)..

Quindi il libro offre ulteriori indicazioni importanti ai gay e un “Codice di autocontrollo sociale” (p. 360), che comprende “regole” (ibidem) per le relazioni con gli eterosessuali, con altri gay e con sé stessi.

Va sottolineato ancora come questa strategia curi chiaramente la “facciata” e si presenti come propaganda, sganciata dalla verità.

Come dice Socarides[290] e con lui Marchesini questa strategia ha trovato attuazione ed è stata efficace.

Particolarmente interessante è stata la sua “attuazione” riguardo ai gruppi pedofili all’interno del mondo gay, nel 1993 l’ILGA, l’International Lesbian & Gay Association, espelle la NAMBLA, la North American Man/Boy Love Association, che ha fra i suoi scopi la diffusione della pedofilia, dopo oltre dieci anni di stretta collaborazione e nonostante il fatto che i rappresentanti della NAMBLA avessero collaborato alla costituzione dell’ILGA.

Qualcosa di simile è avvenuto anche in Italia come ha mostrato Marchesini, significative sono le parole apparse su una importante rivista gay e lesbica:  “[…] siccome la pedofilia è repellente, non bisogna difendere i gay pedofili ingiustamente accusati. Anzi, bisogna prendere le distanze, perché esprimere solidarietà può “sporcare” l’immagine del movimento. Questa benedetta immagine che è diventata tutto per l’Arcigay, a scapito della sostanza. L’importante è la facciata. L’importante è apparire […]. Ecco, il botto è scoppiato per questa ragione: perché qualcuno, noi, ha rifiutato di accontentarsi della sola politica di “immagine” e si è ostinato a perseguire quella dei “fatti”. Il Gruppo P è solo un pretesto: il conflitto è in realtà fra due modi di intendere la politica dei diritti civili”.[291]

Sottolineo: l’importante è la facciata; l’importante è apparire!

Nel libro di Madsen e Kirk abbiamo visto: “Stiamo parlando di propaganda” (p. 160); occorre curare la facciata.

Nella linea della strategia di Madsen e Kirk va anche l’atteggiamento di certi intellettuali favorevoli all’omosessualità e messo in evidenza da E. Moberly.

Questa autrice faceva notare,infatti, che è capitato più volte, ed è una caratteristica degli studi dei nostri tempi, che coloro che operano a favore dell’omosessualità non solo facciano pressioni su istituzioni e ricercatori affinché producano risultati favorevoli agli omosessuali ma anche che rivendichino, successivamente, tali risultati come prove oggettive, sebbene non lo siano.[292]

Michael Vasey, p. es. nel suo lavoro, “Strangers and Friends” afferma che la depatologizzazione dell’ omosessualità è stata un fatto puramente scientifico mentre non lo è; le affermazioni di J. Boswell nonostante siano state chiaramente confutate vengono citate come se fossero pura verità. [293]

Come spiegato nel libro di  Madsen e Kirk: la verità non conta, conta lo scopo, che è evidentemente l’affermazione della cultura gay e della normalità dell’omosessualità.

Dio intervenga e liberi il mondo da questi errori e da ogni falsità.

 

 

b,1,9) Una significativa testimonianza sull’universo gay e sulla strategia usata dai gruppi omosessualisti, per diffondere i cosiddetti diritti gay nel popolo.

 

 

Un’ importante e significativa testimonianza viene da un articolo[294] di Ronald G. Lee che fu egli stesso per molto tempo un gay; con essa egli spiega che il metodo vittorioso attuato dai gay per realizzare i loro scopi è quello di dare una patina di giustizia e verità a ciò che li riguarda, essa deve coprire un abisso di porno e quindi di perversioni e quindi di perdizione umana.

Seguiremo appunto questo articolo qui di seguito e riporteremo varie affermazioni del suo autore.

Lee inizia notando come una libreria gay che lui conosceva, chiamata Lobo’s ad Austin, in Texas sembrava una qualsiasi altra libreria, c’era una sezione di libri di vario genere che trattavano della questione omosessuale, ma chi entrava per curiosare in poco tempo notava un’altra sezione, dietro i libri, una sezione non visibile dalla strada, la sezione pornografia, molto fornita, con centinaia e centinaia di video pornografici omosessuali per ogni gusto o fantasia sessuale immaginabile.

Tutti i clienti erano intenti a guardare i video porno, non a guardare i libri.

I libri erano una copertura per il porno. Apparentemente i proprietari di Lobo’s stavano sprecando un sacco di soldi in libri che praticamente nessuno comprava mentre tutto il denaro vero e l’interesse dei clienti era nella pornografia. Ma i soldi spesi per i libri non erano sprecati, erano utilizzati per acquistare un bene più prezioso dell’oro in ordine alla rivendicazione dei diritti dei gay e cioè la rispettabilità e l’apparenza di normalità.

In Lobo, R.G. Lee ha riconosciuto una metafora della strategia usata dai gruppi omosessualisti, per diffondere i cosiddetti diritti gay al popolo americano e per nascondere la sordida realtà.

La strategia consisteva essenzialmente in questo:

1) a coloro che non erano interessati ai rapporti omosessuali veniva trasmesso il messaggio per cui le persone gay non sono diverse da chiunque altro, che l’omosessualità non è sbagliata, solo diversa etc.;

2) coloro che erano interessati ai rapporti omosessuali scoprivano presto l’esistenza della sezione porno, notavano anche che la sezione porno è dove si trovano tutti nell’ambiente gay e alla fine, avrebbero trovato la strada per andare anch’essi al porno con gli altri e, avrebbero iniziato a interessarsi al porno ed è in questo che la maggior parte di loro avrebbe trascorso il resto della vita, fino a quando, dice Lee, Dio o l’AIDS, la droga o l’alcol, il suicidio o una vecchiaia solitaria, sarebbero intervenuti.

Ralph McInerny ha offerto una brillante definizione del movimento per i diritti degli omosessuali: l’autoinganno come sforzo di gruppo, ma non c’è solo l’autoinganno c’è anche l’inganno degli altri!

Come per i proprietari di Lobo’s, il successo della causa gay dipende dal camuffamento della verità, che appunto viene nascosta e al suo posto viene presentata una facciata rispettabile e accettabile.

Lee parla anche di un libro che lo ha molto colpito e lo ha guidato nella vita gay, il libro di p. J. Mc Neill  sacerdote cattolico, ex gesuita, gay, e nota anche in esso una profonda menzogna ben nascosta. Mc Neill critica la dottrina biblica e cattolica ma non presenta una sua etica. Perché? Perché se avesse detto la verità cui mostrava di credere si sarebbe auto squalificato a livello teologico nella maniera più completa, infatti avrebbe dovuto dire che ogni tipo di rapporto di qualsiasi genere era lecito; sebbene Mc Neill faccia pensare che il sesso omosessuale con un solo partner dovrebbe essere lecito per la dottrina cattolica, ciò appare come uno “specchietto per le allodole” e in questa linea lo stesso Mc Neill non si pente in altri suoi libri della sua stessa promiscuità sessuale, appunto perché egli non credeva davvero che fosse lecito solo il rapporto omosessuale con un solo partner.

Padre Mc Neill non presenta la reale vita degli omosessuali come lui, e possiamo capire perché: essa è chiara dimostrazione che la “regola” fondamentale seguita da queste persone è, secondo Lee: porno e sesso sfrenato senza limiti.

McNeill è un cattivo prete e un truffatore, dice Lee, e date le conseguenze spesso letali di impegnarsi in sesso omosessuale, un truffatore con le mani sporche di sangue. Nel prossimo paragrafo vedremo brevemente la figura di p. Mc Neill e con lui inizieremo a conoscere altre figure del cattolicesimo pro-gay che vedremo meglio più avanti.

Lo scopo fondamentale del movimento omosessuale è, per Lee, il porno e la sua attuazione piena cioè il crollo di ogni regola in ambito sessuale sicché ogni tipo di rapporto di qualsiasi genere diventasse lecito.

La ragione per cui il movimento per i diritti degli omosessuali è riuscito a raccogliere un così grande contingente di compagni di viaggio eterosessuali è appunto semplice: perché una volta che quel “tabù” viene abrogato, non rimangono “tabù”, una volta ammessa la liceità degli atti omosessuali crolla tutta la morale sessuale cristiana.

Le chiese “gay friendly”, spiega ancora Lee, si guardano bene dal dire a coloro che partecipano alle loro riunioni, qualcosa sulla sessualità, il discorso viene messo da parte. Ogni chiesa degli Stati Uniti che ha aperto le sue porte agli omosessuali attivi le ha aperte anche a ogni altra forma di accoppiamento sessuale immaginabile.

Lee ha parlato delle sue esperienze anche in gruppi cattolici e ha detto che la regola vera che ha “visto” e sentito attuata era semplicemente quella di immergersi nel sesso senza alcuna regola.

Chi cercava di trovare una relazione fedele “retta” era lasciato nella sua speranza illusoria che mai si sarebbe attuata e intanto veniva travolto da ciò che anche gli altri facevano.

Una menzogna era quindi diffusa nell’ambiente gay, quella dell’esistenza della “fedeltà” nei rapporti tra omosessuali … ma in realtà la regola che Lee vedeva attuata praticamente da tutti era quella della ricerca del sesso senza freni e senza limiti.

Era comune negli anni ’80  per gli apologeti dei diritti gay dare la colpa della promiscuità tra gli uomini gay al fatto che essi avevano interiorizzato e messo in atto le affermazioni su sé stessi apprese dalla cultura americana tradizionale: quindi la cultura dominante diceva che essi erano promiscui e perciò avevano finito per esserlo davvero ma in realtà, dice Lee, essi sono promiscui per sé stessi e non per colpa della cultura tradizionale.

Lee spiega che è teoricamente possibile la fedeltà di un omosessuale ma nella realtà ciò praticamente non si dà; la realtà è strapiena di porno e quindi di sesso sfrenato. Internet ha potenziato sommamente tutto questo e i gruppi su internet sono in buona parte ambienti adatti per stabilire contatti in ordine a incontri di sesso.

Il porno, peraltro, era anche fonte di guadagno e quindi, anche per questo veniva incentivata questa relazione dei gay con il porno.

Ma che dire di tutte quelle immagini di coppie omosessuali amorevoli che vivono una vita di fedeltà e di successo che vengono presentate dai mass media? Lee afferma che nonostante i suoi migliori sforzi, non è mai stato in grado di incontrare il tipo di coppie che vengono presentate dai mass media, i mass media sono di parte e non hanno alcun interesse a dire la verità sull’omosessualità.

Come nel caso della libreria Lobo’s viene presentata la facciata rispettabile ma la realtà vera è ben altra.

Lee cita vari casi di suoi amici che si sono praticamente persi nei meandri dell’omosessualità e di ciò che si collega ad essa e la cui vita è stata distrutta … ovviamente di essi i giornali non parlano.

L’apertura sempre più grande alla normalità e naturalezza dell’omosessualità, dice Lee, è praticamente la riduzione della civiltà al suo minimo comune denominatore: il desiderio sfrenato e senza restrizioni, della sessualità.

La cultura gay è un paradosso, spiega l’autore in oggetto, perché la maggior parte degli omosessuali gravitano verso i partiti sulla base del fatto che le loro politiche sono più compassionevoli e sensibili ai bisogni degli oppressi ma non c’è nulla di compassionevole in un bar gay.

Un bar gay rappresenta un libero mercato sessuale del tipo più radicale. Non c’è posto in esso per coloro che non sono preparati a competere, e le regole del gioco sono spietate e molto chiare, come spiega Lee: gli anziani sono esclusi e così le persone con difetti fisici … “Si tratta di carne, e a meno che tu non sia un buon taglio, non preoccuparti di venire al supermercato.” … il supermercato è il bar gay!

Con grande stupore dell’autore dell’articolo in oggetto anche un ex domenicano gay ammise che le sue esperienze non erano diverse da quelle di Lee ma tutto ciò che poteva suggerire era di continuare a provare a cercare di trovare un compagno fedele, e alla fine tutto avrebbe funzionato. Una chiara illusione! Questo ex domenicano i cui libri avevano avuto un grande significato per Lee non aveva nulla da suggerire se non che questi continuasse a fare la stessa cosa, mentre si aspettava un risultato diverso. Lee conclude: sarebbe da pazzi seguire il suo consiglio.

Dopo vent’anni Lee capì che doveva uscire da quell’ambiente e lo fece e si impegnò a camminare, da quanto capisco, per la via retta, quella che la Chiesa ha sempre insegnato, quella della castità, quella che afferma che gli atti omosessuali sono gravemente disordinati e , in sé stessi, peccaminosi;  infatti Lee non è orgoglioso della sua vita passata ma piuttosto se ne vergogna profondamente e spera che leggere questo suo scritto possa impedire a qualche uomo ingenuo e credulone di commettere gli stessi errori fatti da lui.

Lee si chiede cosa dobbiamo fare noi come Chiesa riguardo all’omosessualità e la risposta è netta: occorre abbattere la facciata rispettabile dell’omosessualità ed esporre la pornografia sottostante; occorre fare pressione sugli omosessuali perché dicano la verità sulle loro vite. La verità matura, l’errore marcisce, il movimento per i diritti degli omosessuali appunto per l’errore in cui vive è marcio fino al midollo, non ha futuro, dice Lee.

Prima o poi, coloro che sono immersi nelle illusioni dell’ omosessualismo si sveglieranno dal sogno del desiderio sfrenato o moriranno, è solo questione di tempo.

La testimonianza di Lee è molto significativa per aiutarci a capire meglio come stanno le cose davvero.

 

 

b,1,10) La figura di p. J. McNeill,  ex gesuita, gay.

 

 

Nel paragrafo precedente abbiamo sentito parlare di questo sacerdote, ritenuto una specie di colonna del movimento gay cattolico, ritengo perciò utile conoscere meglio questa figura per capire con chi abbiamo a che fare davvero. Seguiremo in particolare un articolo del National Catholic Register.[295] Nato nel 1924 e cresciuto a Buffalo, New York, McNeill, dopo varie esperienze nell’esercito e dopo essere stato prigioniero dei nazisti nella II guerra mondiale, entrò tra i gesuiti nel 1948. Ordinato sacerdote nel 1959, insegnò filosofia e teologia alla Fordham University, all’Union Theological Seminary e al Le Moyne College.

Il libro di Mc Neill “The Church and the Homosexual” uscì con imprimatur nel 1976 ma un anno dopo tale imprimatur fu ritirato e gli fu intimato il silenzio circa l’etica sessuale .

Due anni dopo la pubblicazione, il Vaticano revocò la sua approvazione. Un anno dopo, il nuovo capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e poi Papa Benedetto XVI, gli ordinò di entrare in un pubblico silenzio. È stato un silenzio che ha osservato per nove anni mentre continuava il suo ministero privato a favore dei gay.

Nel 1988, ricevette ancora un altro ordine da Roma che gli vietava ogni ministero a favore delle persone gay. Disobbedì all’ordine e ciò portò alla sua espulsione dall’ordine dei Gesuiti e probabilmente alla suspensio a divinis.

Si è opposto agli insegnamenti cattolici ufficiali in materia di sessualità.

Riteneva che Dio ci ha creato esseri sessuali e si diletta nel nostro gioco sessuale e che ogni essere umano ha il diritto dato da Dio all’appagamento sessuale.

Credeva che la coscienza individuale dovesse essere l’arbitro finale quando si decide in materia sessuale.

Dalle biografie risulta, come leggiamo in un articolo del Los Angeles Times[296],  che p. McNeill ha avuto fin dal 1965, mentre era ancora sacerdote gesuita, un uomo per amante, la loro relazione è emersa nel 1977 e nel 2008 si sono pubblicamente sposati; alla fine degli anni ‘80 fu espulso dalla Compagnia di Gesù e, probabilmente, sospeso a divinis.

  1. Mc Neill è morto nel 2015 e di lui hanno tessuto grandi elogi la direttrice esecutiva di DignityUSA Marianne Duddy-Burke, Francis DeBernardo, direttore esecutivo del New Ways Ministry e suor Jeannine Gramick, co-fondatrice di New Ways Ministry. Quest’ultima ha definito McNeill un vero pioniere sulle cui orme tanti, tra cui lei, hanno proseguito ed ha aggiunto che lei stessa ha imparato tanto dalle sue ricerche e dai suoi scritti, ma ancora di più dalle interazioni personali con lui.[297]

Suor Gramick la ritroveremo più volte nel prosieguo di questo volume, questa suora fu condannata alla fine degli anni ’90 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per le sue affermazioni in materia di morale sessuale, vedremo anche che a lei, incredibilmente, il Papa ha indirizzato una lettera di elogio.

 

 

b,2) Storia del pensiero filosofico moderno in relazione alla sessualità e in particolare all’omosessualità, in Occidente.

 

 

Nell’età moderna si attua la divisione della cristianità occidentale in particolare con il protestantesimo;  anche la filosofia morale risente delle conseguenze di tale scissione, si diffonde infatti, accanto alla filosofia cristiana, lo spirito critico e razionalistico.

Vedremo appunto nelle prossime pagine anzitutto la posizione di molti filosofi cattolici, che troppo spesso vengono messi da parte e fatti scomparire quando si realizza la storia della filosofia del tempo moderno. Tali filosofi cattolici hanno dato il loro importante contributo alla storia del pensiero; a fianco di essi e in opposizione ad essi vedremo le affermazioni di altri filosofi tra i quali alcuni che in modo più diretto sono la causa della rivoluzione sessuale degli anni ’60 del secolo scorso e della legittimazione degli atti omosessuali a livello sociale e giuridico.

Studiando questo periodo dobbiamo tenere conto che esso è segnato in modo particolare dalla divisione della cristianità occidentale.

Nel suo libro “The origins of sex”, il professor Dabhoiwala ha affermato: “The most profound cultural development of the later sixteenth and seventeenth centuries was the spread of religious division. After decades of civil war, sectarian strife and attempts to re-establish uniformity, by force if necessary, the Toleration Act of 1689 legalized religious plurality. The reverberation of these momentous theological and political disputes gradually destroyed the theoretical foundations of sexual discipline. Sexual toleration grew out of religious toleration.[298]

Lo sviluppo culturale più profondo della fine del XVI e XVII secolo fu la diffusione della divisione religiosa. Dopo decenni di guerra civile, conflitti settari e tentativi di ristabilire l’uniformità, se necessario con la forza, il Toleration Act del 1689 legalizzò la pluralità religiosa. L’eco di queste importanti controversie teologiche e politiche distrusse gradualmente i fondamenti teorici della disciplina sessuale. La tolleranza sessuale è nata dalla tolleranza religiosa. Il cammino del pensiero filosofico occidentale è segnato in modo particolare da questo diffondersi della tolleranza basata sulla tolleranza religiosa.

 

 

b,2,1) Il pensiero di importanti filosofi cattolici moderni circa la sessualità e l’omosessualità.

 

 

Importante è sottolineare che dopo la morte di s. Tommaso il tomismo, anche se contrastato dal nominalismo, andò avanti e si diffuse, anche la filosofia tomista fu studiata e diffusa,  in particolare la metafisica tomista ricevette nuove esposizioni dai domenicani Pietro Barbo Soncina (m. 1494) e Domenico di Fiandra (m. 1500)[299]. Maggiore diffusione ebbe il tomismo quando la Summa theologiae di s. Tommaso fu introdotta come libro scolastico al posto delle Sentenze di Pietro Lombardo, l’ulteriore diffusione fu favorita dai classici commentari  del cardinale Gaetano alla Summa Theologiae, e di Francesco Silvestri alla Summa contra Gentiles, dopo di loro anche altri autori di altri ordini realizzarono grandi commentari in particolare alla Summa ma anche ad altre opere di s. Tommaso e si svilupparono corsi sia teologici sia filosofici “Ad mentem S. Thomae”; i gesuiti seguirono “la dottrina di Tommaso nella Ratio studiorum, e il loro più insigne teologo Francesco Suárez espose il proprio sistema in forma di commento alla Summa.” [300]

Proprio Francisco Suàrez, un gesuita spagnolo, riguardo alla teologia metafisica riteneva che la ragione naturale potesse fare molto per fornire una descrizione filosoficamente sostenibile della natura di Dio, dedicò due lunghe dispute ai temi dell’esistenza e della natura di Dio, la seconda delle quali, dedicata alla natura di Dio, comprende 17 sezioni che coprono la sua essenza e i suoi attributi, nella misura in cui questi sono accessibili alla ragione umana; la ragione, per Suàrez, nella linea di s. Tommaso, può giungere, con le sue forze naturali, alla conoscenza di Dio; la ragione naturale può offrire una conoscenza limitata di Dio e può procedere, secondo Suárez, in due modi diversi:

1) può dedurre attributi divini dalla conoscenza degli effetti dell’operazione divina ( a posteriori );

2) può procedere deducendo un attributo da un altro ( a priori );

Suárez applica a turno entrambi questi metodi dimostrativi a ciascuno degli attributi divini.[301]

Da Dio viene la legge naturale che è una legge precettiva e non semplicemente dimostrativa, giacché non solamente indica ciò che è buono e cattivo, ma anche comanda e proibisce; la legge naturale , fissata da Dio è certamente espressione del volere divino ma volizione divina presuppone una prescrizione della ragione divina circa il carattere intrinseco degli atti umani. Dio è l’autore della legge naturale ma non è autore arbitrario della legge naturale, giacché comanda degli atti in ragione della loro intrinseca bontà e ne proibisce altri in ragione della loro intrinseca malizia.[302] Suàrez  distingue vari tipi di precetti che appartengono alla legge naturale:

1) i princìpi primi e generali della moralità;

2) i principi più definiti e specifici, come, ad es., “si deve adorare Iddio”; questi tipi di proposizioni etiche sono evidenti per sé;

3) precetti morali che non sono immediatamente evidenti, ma che si deducono da posizioni per sé evidenti e che vengono conosciuti per riflessione razionale; la verità di alcuni di questi precetti, ad es. “l’adulterio è immorale”, si riconosce facilmente; ma altri richiedono maggior riflessione. [303]

La verità per cui gli atti omosessuali sono immorali mi pare faccia parte di questo terzo tipo di precetti e non è immediatamente evidente ma è facilmente riconoscibile dalla ragione naturale come quella per cui l’adulterio è immorale.

Secondo Suàrez nessun potere umano può cambiare la Legge naturale, neppure il Papa, neppure Dio può dispensare qualcuno dall’attuare i comandamenti.[304]

Accanto a Suàrez ritengo sia giusto mettere in evidenza un altro famoso  autore tomista, il domenicano Giovanni di s. Tommaso ( 9 luglio 1589- giugno 1644), famoso filosofo e teologo, autorevole commentatore dell’Aquinate, autore di un pregevole Cursus philosophiae thomisticae in 9 volumi e di un Cursus theologicus in 7 volumi, particolarmente importante è considerato il suo trattato “De Donis Spiritus Sancti”.

Un altro grande tomista, molto apprezzato, fu René Billuart, nato a Revin nelle Ardennes il 18 gennaio 1685 morì il 20 gennaio 1757; insegnò filosofia e teologia a Douai; “non fu solamente un eccellente tomista ma un sicuro ed illuminato moralista”; la sua fama fu e rimane grande.[305]

Nella seconda metà del 19° sec., si assistette ad una forte espansione del tomismo, soprattutto per l’iniziativa di Leone XIII, che, con l’enciclica Aeterni Patris, richiamò allo studio di s. Tommaso, lo elevò a patrono delle scuole cattoliche, ordinò un’edizione critica delle sue opere (editio Leonina), su questa linea vanno anche le indicazioni dei  Papi che seguirono Leone XIII e che hanno messo lo studio di Tommaso in un posto eminente nella filosofia e teologia cattoliche. [306] Questa forte spinta magisteriale ha prodotto grandi frutti nell’ambito della filosofia e teologia cattoliche, infatti grazie anche ad essa sono emersi importanti filosofi tomisti come R. Garrigou Lagrange, E. Gilson , J. Maritain, S. Ramirez  etc.

Mi soffermerò in particolare sul grande p. Garrigou Lagrange, definito : il mostro sacro del Tomismo, il tomista

d’assalto, l’ apostolo del sapere e il martire della teologia; fu, chiaramente, un grande filosofo e teologo.

Per parlare di questo grande teologo e filosofo seguirò un interessante articolo. [307]

Come filosofo, che è quello che qui ci interessa, dal 1905,  a Le Saulchoir fu docente di storia della filosofia, e grazie a questa attività oltre a san Tommaso e ai suoi commentatori, poté studiare più a fondo: i razionalisti Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716) e Baruch Spinoza (1632-1677).

I superiori lo spostarono, successivamente a Roma perché potesse insegnare teologia.

Diffuse il  “Tomismo di stretta osservanza”, concordò con il Cardinale Villeneuve nell’affermare che il “Tomismo lo si deve ricercare e rinvenire non già nei suoi parziali sviluppi o conclusioni, ma piuttosto

nei suoi principi e nell’ordine totale della sintesi.”[308]

Il p. Lagrange si oppone in particolare al razionalismo, ombrello sotto cui egli raccoglie le varie filosofie che contrasta e che sono essenzialmente filosofie della modernità, egli definisce il razionalismo come: la dottrina per cui  la ragione umana è l’unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male indipendentemente affatto da Dio; ella è legge a sé stessa, e colle sue forze naturali basta a procurare il bene degli uomini e dei popoli.

Il vero problema che p. Garrigou Lagrange evidenza in modo particolare nella filosofia cui si oppone risiede nella scissione di fede e ragione che relativizza e in ultima istanza annichilisce lo spazio di Dio, vale a dire la possibilità di una rivelazione.[309]

Secondo G. Lagrange: due sono i fondamenti per tale Razionalismo: “l’uno prossimo, ovvero il Naturalismo, l’altro duplice e remoto, vale a dire il Panteismo e l’Ateismo.” [310]

Gli esiti del Razionalismo si possono sintetizzare affermando che esso respinge sia la nobiltà soprannaturale dell’uomo, sia la miseria umana e quindi la necessità della redenzione. [311]

In questa linea p. Garrigou Lagrange:

–  si oppone, in particolare, al materialismo che pretende di: “ … spiegare ciò che vi è di più nobile, di più bello, di più spirituale nel creato, […] con un fatalismo materialistico, con il gioco indipendente e cieco delle forze di una materia morta e insensibile”[312];

– si oppone all’agnosticismo, infatti : “Abbracciare l’Agnosticismo significa chiudere completamente ogni possibilità di Rivelazione ex parte subiecti, in maniera speculare a quanto lo sarà per l’Evoluzionismo ex parte obiecti. È la naturale conseguenza di una ragione imprigionata nella conoscenza dei soli fenomeni, che piega a questa logica persino i principi, mantenuti de nomine ma non certo nella loro portata originaria.” [313];

– si oppone all’evoluzionismo nei suoi due tronconi: idealista ed empirista; per Garrigou Lagrange, l’evoluzionismo: “Est doctrina iuxta quam principium omnium rerum non est a seipso et ab aeterno constitutum et perfectum, realiter et essentialiter a mundo distincto, sed e contra semper est in fieri, et nihil aliud est, quam ipsum fieri fundamentale quod sese determinando constituit universitatem rerum, ita ut res sint tantum diversa momenta fluxus universalis. Deus est evolutio creatrix.”[314]; l’evoluzionismo è quindi la dottrina per cui il principio di tutte le cose non è da sé stesso e dall’eternità fissato e radicalmente distinto dal mondo, ma è lo stesso divenire fondamentale che determinandosi costituisce tutto l’universo sicché le cose sono diversi momenti del flusso universale. Dio è evoluzione creatrice.

Garrigou Lagrange e e più generalmente i tomisti, in quanto seguaci di s. Tommaso, sostengono più generalmente in ambito filosofico la validità delle prove dell’esistenza di Dio, quindi la possibilità di conoscere e dimostrare l’esistenza di Dio nonché l’esistenza della Legge naturale che include tra i suoi comandi quello di non commettere atti impuri e quello di non commettere atti contro natura e si oppongono chiaramente alla filosofia moderna e contemporanea in quanto mette da parte Dio e con Lui la Legge naturale con i comandi che essa presenta all’uomo.

Appunto in quanto seguaci di s. Tommaso, i tomisti ritengono che gli atti omosessuali siano gravemente contrari alla Legge naturale.

Nella linea tomista dobbiamo ricordare anche un gruppo di eticisti e giuristi che traggono ispirazione da Tommaso d’Aquino e che si oppongono efficacemente alla liceità degli atti omosessuali, tale opposizione si  basa sulla  legge naturale. Questi includono Germain Grisez, John Finnis, Gerard Bradley, Patrick Lee e Robert George; Finnis e George sono probabilmente i membri più noti del gruppo; essi diffondono o hanno diffuso la teoria del Nuovo Diritto Naturale. [315]

Un altro autore americano che ha difeso fortemente l’illiceità degli atti omosessuali basandosi sulla dottrina tomista è M. Pakaluk.

Un gruppo estremamente significativo di filosofi e psicologi tomisti è quello che fa capo al prof. Andereggen e che cita fra le sue schiere in particolare il prof. M. Echavarria ma anche anche la prof. Z. Seligmann e poi lo psicologo Parenti.

Nella linea della psicologia cattolica troviamo anche lo psicologo R. Marchesini.

Stefano Parenti e Roberto Marchesini hanno creato l’Associazione di Psicologia Cattolica.

Una figura a parte rispetto al tomismo, nel panorama della filosofia cristiana è quella di A. Rosmini-Serbati , sacerdote e fondatore di un istituto religioso, realizzatore di un suo personale sistema di pensiero. Il Rosmini Serbati è considerato il più importante filosofo italiano del XIX secolo[316]. Le sue affermazioni sulla filosofia  e sul suo rapporto con la religione cattolica sono nette e illuminanti “Una filosofia la quale non tenda al miglioramento dell’uomo è vana. Ed oseremo anche dire di più, essa è falsa; poiché la verità migliora sempre l’uomo. … Una filosofia sana e vera, la quale possa adempiere l’ufficio di migliorare gli uomini: primo, non potrà mai venire in collisione colla religione del divino Maestro; secondo, dovrà riguardare la fede, come quella che capisce ciò che a lei manca, e riverirla, come sua maggiore; terzo, dovrà preparar la via alla fede, abbozzando, per così dire, nell’uomo quel disegno di perfezione che alla sola fede e alla sola grazia è possibile condurre a finimento.”[317]

La ragione di ciò che Rosmini ha appena affermato ce la dà lui stesso: “ … il principio della filosofia è il lume della ragione; il principio della fede è Dio stesso; quella è la verità, ma solo ideale; questa è la verità, ma sussistente. La verità della filosofia è l’essere, e la Scrittura dice che Iddio è appunto l’essere, l’essere della filosofia è ideale e indeterminato; l’essere della fede è reale e d’ogni lato completo.” [318]

Capiamo in modo chiaro, da queste parole, che la filosofia di Rosmini Serbati orienta alla piena accettazione dell’insegnamento biblico e tradizionale cattolico per cui gli atti omosessuali sono immorali; Rosmini parla chiaramente di tale immoralità in due opere, in una mette in evidenza come con l’incontinenza, anche omosessuale, l’uomo pecca contro il primo officio che deve esercitare verso sé stesso perché invece di farsi guidare dalla ragione cede alla forza delle passioni, in tal modo l’uomo avvilisce l’ intelligenza sottomettendosi alla sensazione come un vile schiavo[319]; in un’altra opera spiega come nei peccati impuri contro natura vi è male intrinseco perché essi fanno oltraggio all’umanità, degradano l’uomo sottomettendolo ad un senso reprobo, oltraggiano e vilipendono la verità e l’intelligenza sulle quali vince la sensazione, infliggono un danno alla natura perché intrinsecamente sterili.[320]

 

 

b,2,2) Il pensiero di  filosofi e di importanti autori dell’età moderna e contemporanea sull’etica, in particolare sull’etica sessuale e sull’omosessualità.

 

 

Premessa

 

 

Spiega il prof. Introvigne, offrendoci un quadro sintetico dello sviluppo della filosofia dell’età moderna e contemporanea che ci conduce fino alla rivoluzione sessuale e quindi alla legittimazione dell’omosessualità : “Già con il Rinascimento e la Riforma, come ha notato De Corte, all’homo simplex aristotelico e cristiano … si sostituisce progressivamente l’homo duplex, “caratterizzato dal dualismo e dall’irriducibile scissione di spirito e vita”: “… è anche l’atteggiamento concreto degli uomini che vivono e si muovono sulla scena della storia a subire una manifesta trasformazione”[321]. Nella filosofia come nella vita, l’immagine armonica dell’uomo viene scardinata e alla gerarchia fondata sul primato della ragione vengono sostituite anti-gerarchie sovversive.

Una prima linea di sovversione è costituita dalla ipertrofia della ragione, che non governa più con quel “potere politico” di cui parlava Aristotele, ma nega e schiaccia le altre potenze umane, trasforma il suo potere regale in tirannide … .

Una seconda linea di sovversione in interiore homine è quella della ipertrofia del sentimento e della immaginazione, che usurpano il potere della ragione e vengono considerati e vissuti come l’elemento più importante dell’uomo. …

Una terza linea sovversiva, infine, attribuisce francamente il primato, nell’uomo, alla componente materiale e sensibile: è il sensismo, versione antropologica del materialismo, … è all’interno di questa linea che nascono le prime teorie della Rivoluzione sessuale.”[322]

L’ipertrofia della ragione si manifesta anzitutto con il razionalismo, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Per i nostri interessi è importante avere presente anche ciò che dice questo importante testo della Commissione Teologica Internazionale: “… nell’epoca moderna l’idea della legge naturale ha assunto orientamenti e forme che contribuiscono a renderla difficilmente accettabile oggi. Negli ultimi secoli del Medioevo, si è sviluppata nella scolastica una corrente volontarista, la cui egemonia culturale ha modificato profondamente l’idea di legge naturale. Il volontarismo si propone di valorizzare la trascendenza del soggetto libero in rapporto a tutti i condizionamenti … sottolinea unilateralmente l’assoluta libertà di Dio, con il rischio di comprometterne la sapienza e di renderne arbitrarie le decisioni… esalta una libertà di indifferenza intesa come puro potere di scegliere i contrari, con il rischio di staccare la persona dalle sue inclinazioni naturali e dal bene oggettivo.

  1. Le conseguenze del volontarismo sulla dottrina della legge naturale sono numerose. … il volontarismo conduce a legare la legge alla sola volontà, e ad una volontà staccata dal suo ordinamento intrinseco al bene. Allora tutta la forza della legge risiede nella sola volontà del legislatore. … La natura cessa di essere un criterio per conoscere la sapiente volontà di Dio: l’uomo può ricevere tale conoscenza soltanto da una rivelazione.
  2. D’altra parte, parecchi fattori hanno condotto alla secolarizzazione della nozione di legge naturale. Tra questi, si può ricordare il crescente divorzio tra la fede e la ragione … ma soprattutto la volontà di superare i violenti conflitti religiosi che hanno insanguinato l’Europa… Ormai la dottrina della legge naturale prescinde da ogni rivelazione religiosa particolare, e dunque da ogni teologia confessante. Essa pretende di fondarsi unicamente sui lumi della ragione comune a tutti gli uomini …
  3. Inoltre, il razionalismo moderno … relativizza il riferimento a Dio come fondamento ultimo della legge naturale. … Il riferimento a Dio dev’essere dunque opzionale. La legge naturale si imporrebbe a tutti «anche se Dio non esistesse (etsi Deus non daretur)» (37).

… Perché la nozione di legge naturale possa servire all’elaborazione di un’etica universale in una società secolarizzata e pluralista come la nostra, bisogna dunque evitare di presentarla nella forma rigida che ha assunto, in particolare nel razionalismo moderno.” [323]

Tutto questo getta una luce molto forte sulla disaffezione alla legge naturale che vedremo in molti filosofi moderni.

Nella carrellata di autori che segue vedremo vari importanti personaggi della storia del pensiero umano, parecchi di essi non hanno trattato direttamente il tema dell’omosessualità ma ritengo che tutti con le loro affermazioni hanno offerto un contributo positivo o negativo in ordine all’attuarsi della rivoluzione sessuale e quindi della legittimazione dell’omosessualità.

 

 

b,2,2,1) Il razionalismo e in particolare Descartes e Spinoza.

 

 

I razionalisti non negavano la centralità di Dio nella vita morale umana, ma la loro enfasi era sull’accesso che abbiamo attraverso la luce della ragione alle regole della morale piuttosto che attraverso il testo sacro o l’autorità ecclesiastica[324].

La storia del razionalismo da René Descartes (1596-1650) a Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) è una storia di ristabilimento della conoscenza umana sulla base di principi razionali che non potevano essere messi in dubbio, dopo che la scienza moderna aveva iniziato a scuotere le tradizionali fondazioni filosofiche sostenute dall’autorità della filosofia greca e della Chiesa. [325]

Cartesio (1596-1650) ma soprattutto Spinoza ( 1632 – 1677), sviluppano un’etica razionalistica.[326]. Seguono in certo modo questa linea anche Liebnitz e Wolff.

Cartesio fu un importante matematico, un importante pensatore scientifico e un metafisico originale; in matematica sviluppò le tecniche che resero possibile la geometria algebrica (o “analitica”); in filosofia naturale ha offerto una nuova visione del mondo naturale che continua a plasmare il nostro pensiero oggi: un mondo di materia che possiede poche proprietà fondamentali e interagisce secondo poche leggi universali, tale mondo include una mente immateriale che, negli esseri umani, è direttamente correlata al cervello; in questo modo Cartesio formulò la versione moderna del problema mente-corpo.[327]

Riguardo appunto a tale relazione nella filosofia di Cartesio dice il prof. Introvigne “Il principale riferimento filosofico dell’homo duplex è la filosofia di Descartes: il dualismo inconciliabile dello spirito e del corpo nell’uomo corrisponde all’antinomia cartesiana tra res cogitans e res extensa. … “il pensiero moderno dopo la morte di Cartesio si è quasi spaccato in mezzo, spiritualismo assoluto da una parte e materialismo sensistico dall’altra”. … La dissociazione radicale in Cartesio di natura e spirito, di conoscere ed essere, di anima e corpo“, per citare … Fabro, “fu il primo passo decisivo verso il naturalismo come materialismo ateo”[328]. I materialisti dell’illuminismo derivano da Descartes” [329]

  1. Giovanni Paolo II ha affermato: “La filosofia, che ha enunciato il principio del cogito, ergo sum, “penso, dunque sono”, ha pure impresso nella concezione moderna dell’uomo il carattere dualista che la distingue. È proprio del razionalismo opporre radicalmente nell’uomo lo spirito al corpo e il corpo allo spirito. Al contrario, l’uomo è una persona nell’unità del suo corpo e del suo spirito. Il corpo non può mai essere ridotto a una pura materia: è un corpo «spiritualizzato», come lo spirito è così profondamente unito al corpo che si può dire uno spirito «incarnato».”[330]

In metafisica Cartesio ha fornito argomenti per l’esistenza di Dio, per dimostrare che l’essenza della materia è l’estensione e che l’essenza della mente è il pensiero. Descartes affermò presto di possedere un metodo speciale, che fu variamente esibito in matematica, filosofia naturale e metafisica, e che, nell’ultima parte della sua vita, includeva un metodo del dubbio, che doveva servire non semplicemente per dubitare ma per arrivare alla verità. [331]

Cartesio affermava che tutta la filosofia è come un albero: le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami che emergono dal tronco sono tutte le altre scienze, che si possono ridurre a tre principali, cioè la medicina, la meccanica e la morale; per “morale” egli intendeva il sistema morale più alto e perfetto, che presuppone una conoscenza completa delle altre scienze ed è il livello ultimo della saggezza. (Cfr. Principi, 9B:14) [332]

Purtroppo, come dice il prof. Introvigne il sistema di Cartesio con il suo meccanicismo apre la strada all’idea dell’uomo macchina, un’idea puramente materiale e meccanica che “implica la rinuncia a ogni idea di ordine, di gerarchia, di valori e di norme superiori e spirituali”, le teorie di Cartesio aprono la porta alle affermazioni di d’Holbach per cui: “… la macchina uomo funziona secondo una meccanica deterministica che non lascia spazio a giudizi di merito o di valore. … il suo funzionamento non conosce meriti o responsabilità, e i traviamenti, ciò che il credente chiama peccati e la legge delitti, sono “inevitabili”.” [333]

Il meccanicismo cartesiano apre quindi la strada alla distruzione della morale!

Tuttavia, va precisato che in etica Cartesio ha individuato la fonte della legge morale nella volontà di Dio; la sua etica è dunque fondata in Dio. [334]

In etica particolare rilievo ha tra i razionalisti Spinoza.

Riguardo a Spinoza è importante mettere in evidenza che la sua etica è una critica sistematica e spietata delle tradizionali concezioni filosofiche e teologiche di Dio, dell’essere umano e dell’universo, il messaggio cruciale dell’opera consiste nel mostrare che la nostra felicità e il nostro benessere non risiedono in una vita schiava delle passioni e dei beni transitori che ordinariamente perseguiamo, né nel relativo irriflessivo attaccamento alle “superstizioni” cioè alla religione, ma piuttosto nella vita secondo ragione.[335]

Spinoza si basa, nella realizzazione dell’Etica, su tre fonti ebraiche, che probabilmente erano familiari a lui fin dalla sua prima vita intellettuale: i Dialoghi sull’amore di Leone Ebreo (noto anche come Judah Abravanel);  almeno un argomento del filosofo ebreo spagnolo del XV secolo Hasdai ben Abraham Crescas , la cui critica ad Aristotele era stata stampata a metà del XVI secolo in ebraico; la “Porta del Paradiso di Abraham Cohen de Herrera.[336]

Spinoza mette a fondamento delle sue riflessioni Dio, ma il Dio di Spinoza non è un creatore trascendente, un essere che fa nascere un mondo distinto da sé creandolo dal nulla con un atto spontaneo di libero arbitrio, il Dio di Spinoza è la causa di tutte le cose perché tutte le cose derivano causalmente e necessariamente dalla natura divina. Tutto è assolutamente e necessariamente determinato. [337]

Il Dio di Spinoza non compie miracoli, poiché, secondo questo filosofo, non ci sono e non possono esserci deviazioni di sorta dal corso necessario della natura, la fede nei miracoli è dovuta solo all’ignoranza delle vere cause dei fenomeni; per Spinoza Dio è la Natura, e Dio o la Natura non agiscono per alcun fine e le cose non esistono per alcun fine prefissato; non ci sono “cause finali” (per usare la comune espressione aristotelica). [338]

Resta aperto il dibattito circa il panteismo di Spinoza. [339]

Certamente Spinoza è un egoista psicologico ed etico, secondo lui  tutti gli esseri cercano naturalmente il proprio vantaggio , cioè preservare il proprio essere e aumentare il proprio potere, ed è giusto che lo facciano: in questo consiste la virtù, e poiché siamo esseri pensanti, dotati di intelligenza e ragione, ciò che ci giova di più è la conoscenza; la nostra virtù, quindi, consiste nella ricerca della conoscenza e della comprensione, nella ricerca di idee adeguate. [340]

Ciò che vediamo quando comprendiamo profondamente le cose, sotto l’aspetto dell’eternità e in relazione a Dio, è la necessità deterministica di tutte le cose, questa comprensione può solo indebolire il potere che le passioni hanno su di noi. Tale comprensione porta autocontrollo e calma e fa sì che non siamo più fiduciosi o timorosi di ciò che accadrà, e consideriamo tutte le cose con equanimità e non siamo eccessivamente e irrazionalmente influenzati in modi diversi da eventi passati, presenti o futuri. [341] La teoria etica di Spinoza è, in una certa misura, stoica; secondo lui  ciò che, alla fine, sostituisce l’amore appassionato per i “beni” effimeri è un amore intellettuale per un bene eterno, immutabile, che possiamo possedere pienamente e stabilmente, cioè Dio. [342]

Spinoza sostiene che l’amore intellettuale della mente per Dio è la nostra comprensione dell’universo, la nostra virtù, la nostra felicità, il nostro benessere e la nostra “salvezza”, ed è anche la nostra libertà; la “persona libera” di Spinoza è quella che sopporta con serenità i doni e le perdite della fortuna e fa solo quelle cose che ritiene essere “le più importanti nella vita” e si impegna in un comportamento verso gli altri che è tipicamente considerato “etico”, persino altruistico; l’uomo libero non spera in ricompense eterne, ultraterrene, né teme punizioni eterne, sa che l’anima non è immortale in alcun senso personale, ma è dotata solo di un certo tipo di eternità. [343]

Poiché, secondo Spinoza, il disaccordo e la discordia tra gli esseri umani è sempre il risultato delle nostre passioni diverse e mutevoli, gli individui “liberi”, che condividono tutti la stessa natura e agiscono secondo ragione, formeranno naturalmente e senza sforzo una società armoniosa, dice infatti Spinoza: in quanto gli uomini sono dilaniati da affetti che sono passioni, possono essere contrari gli uni agli altri ma in quanto gli uomini vivono secondo la guida della ragione, devono fare solo quelle cose che sono buone per la natura umana, e quindi, per ogni uomo, cioè quelle cose che concordano con la natura di ogni uomo, quindi, in quanto gli uomini vivono secondo la guida della ragione, devono sempre accordarsi tra loro ( cfr. Ethica IV proposizioni 34-35). [344]

Per Spinoza non esiste una legge naturale, poiché tutti gli eventi in natura (“Dio o Natura”) sono ugualmente naturali, tutto nell’universo è necessario, e non c’è libero arbitrio, se non nella misura in cui Spinoza è favorevole a chiamare libero chi è guidato dalla ragione ( Etica , I, prop. 32); ogni mente umana è un aspetto limitato dell’intelletto divino; secondo questa visione (che ha il suo antecedente nello stoicismo) il compito umano è quello di muoversi verso il massimo controllo razionale possibile della vita umana. [345]

La libertà spinoziana appare quella di colui che si sottomette pacificamente al determinismo e in questo modo non si fa turbare dalle passioni.

Il problema fondamentale dell’etica spinoziana che pure appare per certi aspetti interessante, è il determinismo, che lo accomuna agli stoici, perché se tutto è determinato e necessario evidentemente non c’è realmente una morale e non c’è vera libertà!

L’attività omosessuale come ogni altra attività peccaminosa che vediamo negli uomini, in questa linea, entrerebbe in questo determinismo per cui alcuni sarebbero necessitati ad agire peccaminosamente.

Molto più che il meccanicismo cartesiano, il determinismo spinoziano attua la distruzione della morale!

 

 

b,2,2,2) Il  libertinismo.

 

 

Mentre si diffonde il razionalismo “… l’ipertrofia della sensualità comincia a passare dai fatti alle idee all’interno di piccole cerchie che non si limitano a vivere sregolatamente, ma “pensano come vivono”[346] e proclamano il primato dei sensi. I Circoli libertini della Francia, eredi dell’immoralismo neopagano del Rinascimento ma insieme sorprendentemente vicini a certi fenomeni di IV Rivoluzione contemporanea, offrono al riguardo un esempio che merita di non essere sottovalutato.[347] Il libertinismo – come è stato sottolineato[348] – è il precursore diretto dell’illuminismo settecentesco .”[349]

Trattando del libertinismo, Roberto Pellerey affermò: “Molte tesi libertine saranno riprese da Hobbes, dai materialisti, dagli utilitaristi e dalla filosofia politica successiva.” [350]

Volendo essere più precisi su questa corrente filosofica sulla base delle affermazioni dello stesso Roberto Pellerey [351] possiamo affermare quanto segue.

Occorre anzitutto distinguere :

– “libertinismo erudito” che è un atteggiamento filosofico complesso ed elaborato teoricamente, che riprende anche tesi dei filosofi materialisti e atomisti greci;

– “libertinismo dei costumi” che predica invece la ricerca del piacere e della naturale tendenza a soddisfare passioni e desideri e a sfuggire il dolore.

La filosofia libertina è caratterizzata dall’incredulità religiosa, e dall’atteggiamento di rifiuto delle verità rivelate e delle autorità culturali tradizionali, a cominciare dalla filosofia aristotelica e dalla dottrina teologica cristiana. [352]

Base filosofica di riferimento è di frequente per i libertini l’atomismo antico, l’epicureismo ma anche la versione moderna dell’atomismo di Gassendi e di altri, la morale scettica di Charron e Montaigne; i libertini professavano una varietà di visioni metafisiche e scientifiche, in particolare materialismo, scetticismo, razionalismo, deismo ed epicureismo. [353]

Secondo Pellerey, i libertini affermavano in particolare una sorta di scetticismo etico e una morale determinata dalla ragione, spogliata da considerazioni teologiche e definita su base individualistica, fondata sull’utile e sulla ricerca del benessere; ritenevano che la religione istituzionale valesse come credenza popolare, e che al contrario il filosofo dovesse seguire un’etica utilitarista indipendente; la loro posizione, in questo senso, era in certo modo vicina a quella degli autori razionalisti, soprattutto a Spinoza, visti nel paragrafo precedente, in quanto affermavano una morale basata solo sulla ragione; relativismo etico e religioso dei libertini trovava fondamento anche nella conoscenza e nella comparazione di usi e credenze di popoli differenti nei diversi continenti, che venivano fatti loro conoscere dalle relazioni di esploratori, e nel rifiuto del conformismo imposto dai sovrani per quanto riguarda l’etica e la morale.[354]

I libertini erano abbastanza esperti politicamente e socialmente nel promuovere le loro opinioni libertine in un modo e uno stile che rasenta il segreto.[355]

Benedetto XVI ebbe a dire significativamente riguardo a questa corrente di pensiero: “Ci chiediamo stasera: che cosa è la libertà? Come possiamo essere liberi? San Paolo ci aiuta a capire questa realtà complicata che è la libertà inserendo questo concetto in un contesto di visioni antropologiche e teologiche fondamentali. Dice: “Questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri”. … L’io assoluto, che non dipende da niente e da nessuno, sembra possedere realmente, in definitiva, la libertà. Sono libero se non dipendo da nessuno, se posso fare tutto quello che voglio. Ma proprio questa assolutizzazione dell’io è “carne”, cioè degradazione dell’uomo, non è conquista della libertà: il libertinismo non è libertà, è piuttosto il fallimento della libertà.”[356]

Nel libertinismo e nel suo fallimento della libertà affondano in modo particolare le radici della rivoluzione sessuale degli anni 60 del secolo scorso e quindi della legittimazione degli atti omosessuali; al libertinismo si aggancerà l’illuminismo che è più direttamente alla base della suddetta rivoluzione.

Dio intervenga e liberi l’umanità dalla nefasta influenza del libertinismo e di tutti i corruttori di anime.

 

 

b,2,2,3) L’empirismo e in particolare Hobbes e Hume.

 

 

Vedemmo più sopra che Guglielmo da Occam, francescano, fu esponente di spicco del nominalismo, una corrente filosofica che, come spiega C. Giacon, nella filosofia moderna è indicata con il termine di empirismo, e le cui caratteristiche fondamentali sono le seguenti:

– negazione di tutto ciò che è frutto della riflessione dell’intelligenza;

– negazione delle cause o principi del mondo;

– negazione dell’universale, del necessario, dell’intellegibile, del dover essere di fronte all’essere ;

– negazione della metafisica. [357]

Queste affermazioni sono la migliore introduzione a questo movimento filosofico.

La storia dell’empirismo in Gran Bretagna da Hobbes a Hume è anche la storia del tentativo di ristabilire la conoscenza umana, non dall’alto (a partire da principi indubitabili della ragione) ma dal basso (dall’esperienza e soprattutto dall’esperienza dei sensi)[358].

Thomas Hobbes (1588-1649) disse che è naturale, e quindi ragionevole, per ciascuno di noi mirare esclusivamente alla propria conservazione o piacere, nello stato di natura, gli esseri umani sono egoisti e le loro vite sono solitarie, povere, cattive, brutali e brevi, una guerra di tutti contro tutti ( Leviathan, cap. 13); il  primo precetto della legge di natura è dunque che ciascuno di noi, perseguendo il proprio interesse, procuri la pace, per quanto ha speranza di ottenerla; e quando non può ottenerlo, che possa cercare e utilizzare tutti gli aiuti e i vantaggi della guerra. ( Leviathan, Cap. 14); il secondo precetto è che ciascuno di noi dovrebbe essere disposto a deporre i propri diritti naturali su tutto, nella misura in cui lo desiderano anche gli altri.[359]

Il terzo principio è che i patti devono essere rispettati. [360]

Hobbes affermò che l’appetito che gli uomini chiamano lussuria, e la fruizione che ne deriva, è un piacere sensuale, ma anche un piacere della mente che consiste nell’immaginazione del potere che hanno di piacere all’altra persona; egli negò la somiglianza tra i desideri di sesso, cibo e bevande, perché secondo lui il desiderio sessuale è un composto di due desideri distinti, il desiderio di gustare il piacere e il desiderio di piacere all’altra persona[361].

Hobbes scrisse poco sulla sessualità ma è significativo anche in questo ambito il fatto che secondo lui la regola per distinguere il bene dal male dipenda dal singolo e che in quanto fa parte dello Stato la regola distintiva tra bene e male la fissa il sovrano, è lui che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male.[362]

Hobbes spiega che qualunque cosa un suddito sia costretto a fare in obbedienza al suo sovrano, e lo fa non per la sua mente, ma per le leggi del suo paese, quell’azione non è sua, ma sua del sovrano. (Leviathan XLII 11); questa posizione rafforza l’assolutismo consentendo a Hobbes di sostenere che i soggetti possono obbedire anche ai comandi per compiere azioni che ritengono peccaminose senza timore della punizione divina.[363]

Gli esseri umani, secondo Hobbes, riconosceranno imperativi pratici, “leggi della natura”, la cui somma è di non trattare gli altri in modi in cui non vorremmo che ci trattassero; questi “precetti”, “conclusioni” o “teoremi” della ragione sono “eterni e immutabili”, comandando sempre il nostro assenso anche quando potrebbero non essere attuati in modo sicuro; essi proibiscono molti vizi familiari come l’iniquità, la crudeltà e l’ingratitudine e  ci impegnano a cercare la pace e a fare le cose necessarie per assicurarla, quando possiamo farlo in sicurezza; sebbene i commentatori non siano d’accordo sul fatto che queste leggi debbano essere considerate come semplici precetti di prudenza, o piuttosto come comandi divini, o imperativi morali di qualche altro tipo, tutti concordano sul fatto che Hobbes le intende per indirizzare le persone a sottomettersi all’autorità politica. [364]

Tuttavia Hobbes sostiene anche che i sudditi conservano un diritto di autodifesa contro il potere sovrano, dando loro il diritto di disobbedire o resistere quando le loro vite sono in pericolo; lo stesso filosofo concede loro anche diritti di resistenza apparentemente ampi nei casi in cui sono in gioco le loro famiglie o persino il loro onore.[365]

Recentemente, alcuni commentatori hanno sostenuto che la discussione di Hobbes sui limiti dell’obbligo politico è il tallone d’Achille della sua teoria. [366]

C’è da domandarsi se per questo autore la sessualità peccaminosa è quindi lecita, e con essa l’omosessualità e qualsiasi perversione, se il Capo dello Stato la comanda.

Il fatto che Hobbes non precisi bene questo punto e altri simili, e cioè i limiti dell’obbligo politico, offre un varco per far passare, attraverso di esso, e per legittimare varie deviazioni, come l’omosessualità, rispetto alla legge naturale.

Una migliore e più chiara trattazione, da parte di Hobbes, della Legge naturale e dei suoi comandi assoluti che nessuno, neppure il Capo di uno Stato, può violare, avrebbe certamente giovato molto in ordine alla fortificazione  in ambito filosofico dell’accettazione di tale Legge e dei suoi comandi; la sua imprecisione in questo ambito rafforza in certo modo l’idea libertina che tali precetti non siano assoluti e che possano essere messi da parte.

A Hobbes si oppone Hume.

David Hume (1711-1776) è la prima figura di questa narrazione che può essere propriamente collegata all’Illuminismo. [367] Hume era una persona non religiosa, considerava la religione come superstizione, più precisamente Hume non solo aveva rifiutato le credenze religiose con cui era cresciuto, ma era anche contrario alla religione organizzata in generale, un’opposizione che rimase costante per tutta la vita; per la sua fama di ateo e scettico Hume non ha mai ricoperto un incarico accademico.[368]

Come leggiamo nell’articolo appena citato, egli fu fortemente contrario alla metafisica e quindi alle prove circa l’esistenza di Dio, le considerava un ostacolo alle scoperte filosofiche; proprio perché non si sono liberati dalla loro “passione per ipotesi e sistemi”, tra cui includeva evidentemente la metafisica, i filosofi, secondo Hume, non sono stati in grado di compiere gli spettacolari progressi nella comprensione della natura umana che i filosofi naturali cioè gli “scienziati” hanno raggiunto nelle scienze fisiche; in questa linea egli quindi cerca di applicare il metodo scientifico allo studio della natura umana.

Per fare progressi, sostiene Hume, occorre rifiutare ogni sistema per quanto sottile o ingegnoso, che non sia fondato su fatti e osservazioni; egli parla quindi dei sistemi che coprono una vasta gamma di visioni metafisiche e teologiche radicate e influenti, pretendono di aver scoperto principi che ci danno una conoscenza più profonda e certa della realtà ultima; in particolare i  sistemi metafisici sono cortine fumogene per superstizioni popolari che tentano di sopraffarci con paure e pregiudizi religiosi, Hume ha in mente una varietà di dottrine che necessitano di una copertura metafisica per sembrare rispettabili: argomenti per l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e la natura della particolare provvidenza di Dio; la metafisica aiuta e favorisce queste e altre dottrine superstiziose, secondo Hume .[369]

La morale di Hume è chiaramente sganciata da Dio e quindi da una Legge naturale ancorata in Dio[370].

Hume sosteneva che la ragione non può comandare o muovere la volontà umana e quindi non può avere un influenza sulle azioni e poiché la morale ha chiaramente un’influenza sulle azioni e sugli affetti, ne consegue che non può essere o derivare ​​dalla ragione; e questo perché la sola ragione non può mai avere tale influenza ( Trattato III.1); per Hume un’azione, o un sentimento, o un carattere, è virtuoso o vizioso perché la sua visione provoca un piacere o un disagio di un tipo particolare (Ibid .., III.2). [371]

A Hume possiamo associare l’indirizzo di pensiero indicato come sentimentalismo, in esso rientrano vari autori come Shaftesbury, Rousseau ed altri; più precisamente: la posizione di Hume in etica, che si basa sulla sua teoria empirista della mente , è meglio nota per aver affermato quattro tesi:

(1) la ragione da sola non può essere un motivo per la volontà, ma piuttosto è la “schiava delle passioni”;

(2) le distinzioni morali non derivano dalla ragione;

(3) le distinzioni morali derivano dai sentimenti morali: sentimenti di approvazione (stima, lode) e disapprovazione (colpa) provati dagli spettatori che contemplano un tratto caratteriale o un’azione;

(4) mentre alcune virtù e vizi sono naturali, altri, inclusa la giustizia, sono artificiali.[372]

I moralisti razionali tendono a dire, in primo luogo, che le proprietà morali vengono scoperte dalla ragione, e anche che ciò che è moralmente buono è in accordo con la ragione (anche che la bontà consiste nella ragionevolezza) e ciò che è moralmente cattivo è irragionevole. Hume rifiuta entrambe le tesi. [373]

Come spiega Cohon le nostre valutazioni morali delle persone e dei loro tratti caratteriali, nella visione positiva di Hume, derivano dai nostri sentimenti; per lui le virtù e i vizi sono quei tratti la cui contemplazione disinteressata produce rispettivamente approvazione e disapprovazione in chi contempla il tratto, sia esso il possessore del tratto o un altro; questi sentimenti morali sono emozioni causate dalla contemplazione della persona o dell’azione da valutare senza tener conto del nostro interesse personale e da una prospettiva comune o generale che compensa alcune probabili distorsioni nelle simpatie dell’osservatore.[374]

Secondo Soble, per  Hume l’amore, che nasce tra i due sessi è derivato dalla combinazione di tre diverse impressioni o passioni: la sensazione di piacere che deriva dalla bellezza, l’appetito corporeo per la generazione e una generosa gentilezza o buona volontà; Hume afferma che sorge una tale connessione tra la percezione della bellezza, l’appetito corporeo e la benevolenza, che essi diventano in un certo senso inseparabili, anche se, come Hume riconosce prontamente, il desiderio sessuale e la benevolenza sono troppo lontani per unirsi facilmente ma tale unione può realizzarsi attraverso la bellezza che è posta in un giusto mezzo tra loro, e partecipa di entrambe le loro nature. Hume osserva che la passione amorosa, la miscela delle tre componenti appena citate, può nascere in modi diversi, la maggior parte dei casi di passione amorosa inizia con l’apprezzamento della bellezza di un’altra persona, che provoca sia benevolenza che desiderio sessuale. [375]

Riprendendo le parole di Introvigne sul percorso sovversivo della filosofia moderna che ha condotto alla rivoluzione sessuale possiamo dire che con Hume si attua, in particolare, la “ … seconda linea di sovversione in interiore homine …  quella della ipertrofia del sentimento e della immaginazione, che usurpano il potere della ragione e vengono considerati e vissuti come l’elemento più importante dell’uomo. …”[376]

Inoltre, dato che per Hume l’esistenza di Dio non è filosoficamente dimostrabile e perciò la sua morale non è fondata in Dio e in una Legge naturale fissata da Dio, secondo le famose affermazioni di Dostojevsky e Taylor : se Dio non c’è tutto è lecito … Più precisamente, come visto in s. Tommaso e come vedremo anche più avanti, i solidi e indistruttibili valori morali si basano su Dio, perciò il filosofo Richard Taylor [377] ha significativamente affermato che se non c’è Dio, se non c’è un legislatore divino, allora non c’è una legge morale. Se non c’è una legge morale, allora non c’è un vero bene e un vero male. Se Dio non esiste, tutto è, fondamentalmente, lecito, secondo il famoso insegnamento di Dostojevsky[378].

La filosofia di Hume in quanto esclude Dio e la sua Legge apre, dunque, fondamentalmente, le porte ad ogni immoralità, anche agli atti omosessuali, e fortifica quella linea di pensero che dal libertinismo continua nell’illuminismo e che giungerà alle rivoluzioni sessuali del 1900.

 

 

b,2,2,4) L’illuminismo.

 

 

Appartiene a questo stesso periodo il famoso movimento di pensiero indicato con il termine di illuminismo di cui uno dei promotori fu Locke, Hume era uno dei maggiori rappresentanti dell’illuminismo scozzese e  la filosofia di Hume era apprezzata dai maggiori esponenti dell’Illuminismo francese: “… i maggiori esponenti dell’Illuminismo francese apprezzano la filosofia di Hume. Il sodalizio più stretto è con d’Alembert, ma non mancano le conversazioni con Buffon, Marmontel, Diderot, Duclos, Helvétius, d’Holbach, Turgot. È questo il periodo più felice della vita di Hume.”[379]

Il termine “illuminismo” contiene una metafora della luce, “il concetto di ‘luce di natura’ fu anteposto e contrapposto dai deisti inglesi alla rivelazione cristiana in quanto possesso originario della mente umana; così pure la scoperta delle leggi naturali apparve una più piena rivelazione o ‘illuminazione’.”[380]

Alla Luce della Rivelazione veniva contrapposta la luce della ragione.

Lo sviluppo del movimento illuministico è legato al deismo che affermava : “La superfluità di ogni rivelazione divina, il distacco dalle varie ortodossie ecclesiali, l’autonomia delle leggi morali, l’immagine razionale di un Dio architetto del cosmo”; iniziatore del deismo è E. Herbert of Cherbury. [381]

La crisi deistica durò per vari decenni “Si posero su questa strada J. Toland, J.A. Collins, M. Tindal, W. Wollaston e molti altri polemisti e libellisti, la cui rivendicazione di un «cristianesimo senza misteri» si modificò presto in posizioni panteistiche, materialistiche e ateistiche.” [382]

Dall’ Inghilterra il deismo si diffuse in Francia, qui la critica antireligiosa fu svolta dapprima clandestinamente poi con le pubblicazioni; sulla scorta del deismo l’illuminismo volle emergere come “trionfo della ragione contro le tenebre del fanatismo e della superstizione” religiosa cristiana e in particolare cattolica. [383]

L’illuminismo, in particolare, si fondava nella critica negativa del cristianesimo storico e della tradizione biblico-ecclesiastica, svolta da vari autori tra cui, come detto, i libertini e i cosiddetti spiriti forti francesi [384]

In Francia l’illuminismo disputò fortemente contro il cattolicesimo, prese posizioni direttamente anticattoliche, antigesuitiche, intese a criticare la relazione esistente tra altare e trono e quindi a produrre un’emancipazione politico-religiosa dalla situazione allora presente; a differenza del deismo inglese l’illuminismo deista francese riprese più decisamente tesi epicuree e spinoziane e attuò una più massiccia campagna ideologica contro la Chiesa. [385]

L’attacco illuminista contro la dottrina cattolica si attuò prima cautamente, attraverso Montesquieu e Voltaire, quindi prese forza in anonime pubblicazioni deistiche o ateistiche, continuò con gli scritti di D. Diderot e C.-A. Helvétius; nel 1750 appare il primo volume dell’Encyclopédie essa è una delle principali opere dell’Illuminismo, in essa ovviamente si attuò in modo particolarmente significativo l’attacco al cattolicesimo e alla sua dottrina, tale attacco proseguì  a partire dal 1760  con le compilazioni materialistiche ed empie edite da d’Holbach. [386]

Nell’illuminismo in particolare affondano le radici della rivoluzione sessuale degli anni ’60 del nostro secolo che hanno portato alla legittimazione dei rapporti omosessuali, infatti il prof. Donati sottolinea come “In realtà, la rivoluzione sessuale degli anni 1960-70 aveva radici ben più antiche e mirava ad un futuro indeterminato. I suoi germi affondavano nel secolo dei Lumi. Dopo avere avuto svariati svolgimenti nel corso dell’Ottocento e del Novecento, si è amplificata negli obiettivi e nelle esperienze nel corso degli ultimi decenni, e tuttora prosegue senza sosta.”[387]

Più precisamente, riguardo all’illuminismo lo stesso professore afferma: “Le radici della rivoluzione sessuale affondano nei modi in cui l’Illuminismo ha riletto con pretese scientifiche di tipo positivistico i comportamenti sessuali del genere umano, a partire dalle società preistoriche e primitive, con lo scopo di demolire la morale sessuale prevalente in Europa a quel tempo.” [388]

Abbiamo visto come l’opposizione al cristianesimo segna l’illuminismo, ugualmente la rivoluzione sessuale è marcata da tale opposizione e in particolare dall’opposizione alla morale cristiana.

Sulla base delle affermazioni degli illuministi altri autori nel corso dell’Ottocento e poi del Novecento hanno sviluppato varie “teorie di critica alla morale sessuale occidentale accomunate dall’idea di denaturalizzare la sessualità a favore di una lettura culturale della medesima in un’ottica evoluzionistica.” [389] e hanno preparato più direttamente la strada alle rivoluzioni sessuali del ‘900 e in particolare alla rivoluzione degli anni 60.

 

 

b,2,2,5) Kant ed Hegel.

 

 

Come spiega M. Rolf l’idea fondamentale della filosofia di Kant è l’autonomia umana. Per Kant la nostra comprensione è la fonte delle leggi generali della natura. [390]

Anche la filosofia morale di Kant si basa sull’idea di autonomia; egli sostiene che esiste un unico principio fondamentale di moralità, su cui si basano tutti gli specifici doveri morali, egli chiama questa legge morale (così come ci è manifestata) imperativo categorico; la legge morale è un prodotto della ragione, per Kant, mentre le leggi fondamentali della natura sono prodotti della nostra comprensione. [391]

Kant sostiene che ci diamo la legge morale, così come ci diamo anche le leggi generali della natura, sebbene in un senso diverso. Inoltre, ognuno di noi si dà necessariamente la stessa legge morale, così come ciascuno di noi costruisce la propria esperienza secondo le stesse categorie.[392]

Kant in questo modo attua una “rivoluzione copernicana” e scardina la morale, cioè la teoria dei costumi, dal suo fondamento nella teoria della realtà; la morale diventa insieme metafisica morale. [393]

Come spiega il prof. Soble, per Kant l’amore umano è benevolenza, affetto, promozione della felicità degli altri e trovare gioia nella loro felicità, questa benevolenza è radicalmente diversa dal desiderio sessuale; secondo Kant, la passione che scaturisce dall’impulso sessuale non può essere affatto amore, ma solo appetito. È chiaro che, per Kant, quando una persona desidera un altro per il desiderio sessuale, il desiderio sessuale  fa della persona desiderata un oggetto di appetito. Non appena una persona diventa oggetto di appetito per un’altra, tutti i motivi di relazione morale cessano di funzionare, perché come oggetto di appetito tale persona  diventa una cosa. L’uso di un’altra persona come oggetto, che è inerente all’attività sessuale, può essere superato, per Kant, solo nel matrimonio; un rapporto sessuale consensuale tra adulti è per Kant illecito. [394]

Per Kant la sessualità va accordata con la ragione e solo il matrimonio consente tale razionalità dell’atto sessuale, solo in esso la propria e l’altra persona sono considerate come fine e non come mezzo; in questa linea, per Kant, la relazione sessuale è:

1) naturale quando avviene con una persona con la  quale è possibile procreare;

2) contro natura negli altri casi.[395]

Kant era quindi contrario all’omosessualità.

Più generalmente possiamo dire che la morale sessuale di Kant si basa su due idee principali:

1) il rispetto per la natura razionale richiede il rispetto per la teleologia naturale dei nostri desideri;

2) l’unico scopo naturale del desiderio sessuale è la procreazione;

Kant usa la dottrina per cui l’unico scopo naturale del desiderio sessuale è la procreazione come base per condannare ciò che egli considera atti sessuali “innaturali”, tra cui l’omosessualità, la bestialità e la masturbazione.[396]

Secondo Kant l’omosessualità come la masturbazione tratta l’uomo come un semplice mezzo.[397]

Gli atti contro natura degradano, per Kant, la natura umana a un livello inferiore a quello della natura animale e rendono l’uomo indegno della sua umanità[398].

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (27 agosto 1770- 15 novembre 1831) procede nella linea di Kant, riguardo all’omosessualità e la supera .

Notiamo subito che Hegel si oppone all’illuminismo: “… la sua meditazione è mossa da un profondo risentimento contro la concezione illuministica della vita, e contro le istituzioni che ne erano l’espressione. Secondo lui l’illuminismo separa per atto d’arbitrio quei valori molteplici e tutti reali, l’insieme dei quali costituisce l’unità organica dell’uomo (il sentimento e la ragione, la fantasia e l’intelletto, l’individuo e la società). Compiuta questa scissione, l’illuminismo trasceglie una sola facoltà, l’intelletto astratto, e di essa fa la norma del pensiero e dell’azione.”[399]

Seguiremo, per esaminare le idee di Hegel riguardo all’amore al matrimonio e all’omosessualità, un articolo di K. Pillow[400]

Hegel ammette solo unità d’amore costruite da parti sessualmente diverse: l’amore ha la sua origine nel

sentimento, e allo stesso tempo ha un fondamento nella natura spiritualizzata, perché la differenza del

sesso vi ha un ruolo. (Lectures on Aesthetics, 562/183). L’amore romantico è possibile solo tra membri di sessi opposti. (Pillow p. 78)

Per Hegel gli uomini sono destinati a più soddisfazioni pubbliche e storicamente significative rispetto all’amore (Pillow p. 78)

Gli uomini adulti sposano i loro amori, ed è il vincolo matrimoniale che per Hegel fa dell’amore qualcosa di sostanziale. Il matrimonio trasforma l’unione naturale e sessuale dei sessi in un legame etico, l’elemento arbitrario nell’amore romantico viene risolto incorporando questo amore in una istituzione più duratura di vita etica.  Il matrimonio giustifica l’amore romantico, sublima la pulsione sessuale in un bene etico, e per queste

ragioni Hegel propone che “entrare nello stato di matrimonio è un dovere etico” (Osservazione §162,

201/311). Ovviamente, ogni adulto a cui viene negato il privilegio del matrimonio è in tal modo

escluso dalla vita etica e spirituale.  Che Schlegel proponga che «la cerimonia nuziale è

superflua ed è una formalità di cui si potrebbe fare a meno» (205/317) significa, secondo Hegel, proporre

che si faccia a meno del matrimonio stesso. Senza i voti cerimoniali non c’è matrimonio, e senza il

matrimonio c’è solo attrazione sessuale arbitraria e romanticismo inaffidabile. Un simile stato delle cose

è particolarmente dannoso per le donne, poste evidentemente a svolgere il ruolo di concubine, e l’argomentazione di Hegel contro Schlegel è particolarmente illuminante su questo punto. Lui

scrive: “In quanto istituzione sociale, l’attualità del matrimonio richiede un impegno formale da parte di marito e moglie, e il riconoscimento da parte di una comunità più ampia, e così Hegel sostiene che la necessità

della cerimonia nuziale. (Pillow p. 80)

Il matrimonio è una relazione al cui fondamento vi è l’amore e il desiderio ed è unificazioni di contrari. (Pillow p. 81)

L’idea di una sessualità desiderante il proprio sesso è assurda, nel pensiero di Hegel. (Pillow p. 83)

Il desiderio sessuale è semplicemente desiderio dell’altro sesso. I genitali esterni del maschio cercano

semplicemente una riunione riproduttiva con i genitali femminili interni. Il principio maschile attivo e il principio femminile inattivo formano semplicemente una coppia naturale, una coppia

portata a significato etico dal voto matrimoniale e dal letto coniugale.

Non solo è naturale che il maschio desideri la femmina, ma è praticamente

inconcepibile che non lo desideri. Le donne non sono naturalmente ed eticamente integre senza mariti, così come non lo sono gli uomini senza mogli. Senza i risultati dell’eterosessualità, non può esistere un sistema

hegeliano (Pillow p. 85)

Il sistema di Hegel è dunque , radicalmente opposto all’attività omosessuale.

Il desiderio omosessuale ostacola l’intera progressione del genere umano  verso l’universalità del

Concetto;  il desiderio erotico omosessuale ignora il genere, ignora la riproduzione dell’universale e rappresenta un ripudio della filosofia e un crimine, poiché Hegel interpreta il crimine nella Filosofia del diritto,

come un rifiuto egoistico della norma universale. (Pillow p. 86)

Il criminale omosessuale sacrifica il nobile lavoro di far nascere il Concetto per il perseguimento dei suoi

desideri accidentali, come facevano gli amanti romantici di cui parla Schlegel.

La Filosofia della Natura di Hegel presenta una progressione “naturale”, uno sviluppo  attraverso l’aumento della complessità organica; da questo sviluppo devia il desiderio omosessuale, e perciò è innaturale e logicamente incoerente. La sessualità è semplicemente desiderio di unificare anatomie opposte, e quindi è un microcosmo in cui si attua la differenza nell’unità come ogni altra cosa stabilita dal suo sistema. E poiché il matrimonio deve essere l’unità di contrari anatomici e psicologici (secondo la visione hegeliana del sesso e del genere), l’amore omosessuale non ha alcun riconoscimento etico ed è condannato.

Non c’è posto da nessuna parte nello schema di Hegel per i desideri o le disposizioni omosessuali. (Pillow p. 86) Come spesso fa, Hegel riesce a superare Kant su questo argomento dell’omosessualità, anche senza

affrontarlo direttamente: mentre per Kant la sessualità è innaturale e moralmente riprovevole, per Hegel non sarebbe solo questo ma anche una sorta di errore, un crimine, un’opposizione alla legge universale.  Il modo principale a disposizione di Hegel per collocare il desiderio omosessuale, se ci avesse pensato, è quello di una mostruosità inspiegabile dell’assurda contingenza della natura. (Pillow p. 86)

 

b,2,2,6) De Sade.

 

 

Nel periodo che va dalla fine del ‘700 ai primi dell’ 800 in Francia troviamo una figura particolarmente significativa in ordine alla legittimazione degli atti omosessuali e più generalmente di tutto ciò che si oppone alla sana morale sessuale, il marchese de Sade.

La vita di de Sade è un insieme di scandali e perversioni con uomini e donne.[401]

Fu autore di opere caratterizzate da un erotismo particolarmente crudele, i suoi molti scritti sono raccolti nei 30 volumi delle “Oeuvres complètes” pubblicate da J.-J. Pauvert[402]

La sua opera “120 giorni di Sodoma”, scritta nel 1785 in francese con il titolo di “Cent vingt journées de Sodome, ou l’école du libertinage” fu pubblicata solo nel 1904, essa racconta la famigerata storia di quattro libertini che rapiscono vittime selezionate per un’orgia senza sosta e le sottopongono a stupri, torture e varie mutilazioni; il sadismo prende il nome dall’autore di questo testo e consiste nel provare piacere nel vedere soffrire gli altri e nel tormentarli[403].

Come dice Introvigne, de Sade parla delle: “…tappe del processo rivoluzionario che dovranno fare seguito alla Rivoluzione francese. Lo schema attraverso cui de Sade articola questi momenti è quello della negazione di tutti i doveri che il pensiero tradizionale impone all’uomo: doveri verso Dio, doveri verso il prossimo, doveri verso sé stesso. … de Sade non si limita a prevedere il comunismo: egli prospetta anche una rivoluzione ulteriore, il cui paradigma è la Rivoluzione sessuale. Tra i doveri verso gli uomini, de Sade attacca con particolare violenza il dovere di rispettare il pudore e la libertà sessuale altrui.” [404]

Continua Introvigne: “Anche l’omosessualità, l’incesto, la bestialità e ogni tipo di perversione devono essere considerati leciti” per de Sade, che segue l’argomentazione: “ … di d’Holbach e che è fondata sul presupposto dell’uomo-macchina, dell’uomo come pura res extensa”; in questa linea de Sade afferma: “queste inezie, derivando da una conformazione naturale, non potrebbero mai rendere più colpevole colui che vi è incline di quanto non lo sia colui che la natura creò mostruoso”[405][406]

Quindi l’uomo mostruoso è creato così da dio , un dio mostruoso che fa l’uomo mostruoso! L’uomo in questa linea non è responsabile dei suoi atti, è solo la natura a determinare il funzionamento della macchina umana. “E’ mai possibile – scrive de Sade – immaginare che la natura ci dia la possibilità di commettere un delitto che la oltraggi? Potrebbe essa imporre agli uomini di annientare i loro piaceri, permettendo che diventino più forti di lei? E inaudito in quale abisso di assurdità si getta chi abbandona, per ragionare, il soccorso dei lumi della ragione”[407].

De Sade è in certo modo il teorico della rivoluzione che diverrà rivoluzione sessuale: “… De Sade enuncia come regola fondamentale la formula: “Io ho il diritto di godere del tuo corpo, può dirmi chiunque, e lo eserciterò senza che alcun limite mi arresti”. Formula paradossale, ma che vale come regola universale, ed è dunque, a suo modo, un imperativo categorico, a cui un mondo kantiano non può rifiutare il diritto di cittadinanza .” [408]

Nell’opera di de Sade Introvigne nota una sorta di culto che si sviluppa: anzitutto un culto dell’Essere Supremo in Malvagità, quindi culto della Natura e un culto della Morte; nella linea di de Sade occorre porre un altro marchese illuminista: Leopold von Sacher-Màsoch dalle cui opere e vita  deriva il termine masochismus, coniato da R. von Krafft-Ebing. [409]

Il masochista è colui che deve soffrire per poter ottenere una gratificazione e per poter raggiungere l’orgasmo[410].

In questa linea rivoluzionaria della morale di de Sade si colloca il surrealismo: “un atteggiamento totale di vita, diretto a rappresentare la pienezza dell’idea rivoluzionaria nel suo aspetto primo”[411].

Come spiega Introvigne: “Il surrealismo, “sub-realismo” secondo l’espressione di Sedlmayr, evocazione della distruzione e del caos e “offensiva in grande stile contro la civiltà cristiana” (così il titolo di un pamphlet del surrealista H. Pastoureau), si pone anch’esso sulla scia della filosofia sadiana: “il marchese de Sade – scrive Nadeau dei surrealisti – è la figura principale del loro Pantheon”[412].” [413]

Con il surrealismo, tuttavia, si apre la porta ad un superamento rivoluzionario di ciò che de Sade ha affermato. Infatti gli strutturalisti e i “nuovi filosofi” Lardeau e Jambet[414] parlano delle opere di de Sade come di testi che incasellano e controllano il sesso in un sistema ancora “ordinato”, che rischia di favorire la repressione; gli strutturalisti e i nuovi filosofi, invece, mirano ad una rivoluzione sessuale “pura”, apologia del disordine e negazione di qualunque schema. In de Sade la rivoluzione sessuale è ancora utopia, con Reich essa diviene scienza e a Reich arriva appunto il surrealismo “ … infine, dopo la seconda guerra mondiale e soprattutto dopo il 1968, una folla di Lenin del pansessualismo – strutturalisti, filosofi del desiderio, neopsichiatri – si sforzeranno di tradurre questa scienza in prassi rivoluzionaria. De Sade, tuttavia, ha lasciato nella storia della rivoluzione sessuale il segno indelebile della sua paternità …” [415]

  1. de Beauvoir con il suo saggio “Must We Burn Sade?” ha contribuito a raccogliere, incredibilmente, per de Sade un persistente apprezzamento accademico, [416] nonostante che costui abbia celebrato tutti i tipi di atti sessuali, incluso lo stupro [417] e probabilmente anche la pedofilia o la pederastia, viste le sue affermazioni.

Ignorata o proibita per oltre un secolo, l’opera di de Sade ha influenzato poeti come Baudelaire e Rimbaud prima di essere rivalutata nel sec. XX da Apollinaire, dai surrealisti, da P. Klossowski, G. Bataille, M. Blanchot, dal gruppo di “Tel quel”, e prima di essere posta come base della rivoluzione sessuale. [418]

Dio intervenga e liberi l’umanità dalla nefasta influenza del libertinismo, di de Sade e di tutti i corruttori di anime.

 

b,2,2,7) Bentham, J. Stuart Mill e Schopenhauer.

 

 

All’inizio del XIX secolo, Jeremy Bentham (1748-1832), basandosi sulla sua etica utilitaristica, che considerava come unico criterio di valutazione morale delle azioni la differente quantità di piacere prodotto[419], difese l’attività sessuale consensuale tra persone dello stesso sesso, sulla base del fatto che essa produceva piacere e non aveva effetti sociali dannosi o pericolosi; Bentham sosteneva la depenalizzazione della sodomia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione; queste affermazioni di Bentham, però non furono pubblicate ai suoi tempi ma solo circa 200 anni dopo, infatti il saggio di Jeremy Bentham “Offences Against One’s Self.”, scritto intorno al 1785, fu pubblicato solo nel 1978.[420]

  1. Stuart Mill, un empirista nonché discepolo di Bentham, riteneva, a differenza del suo insegnante la validità di una differenziazione anche di tipo qualitativo del piacere e proponeva come unico fondamento della morale la “regola aurea” dell’utilitarismo, che fa coincidere il bene con la massima felicità del maggior numero di persone (Utilitarianism, 1863) [421]

Più precisamente: “rispetto a Bentham viene ora” con Mill “introdotta nel calcolo utilitaristico la dimensione qualitativa dei piaceri e la rivendicazione della superiorità dei piaceri dell’intelletto, dei sentimenti morali e dell’immaginazione nei confronti dei piaceri sensibili.” [422]

“Nel 1859 uscì On liberty (trad. it. Saggio sulla libertà): al centro del saggio è la tutela della sfera della libertà individuale contro ogni forma di oppressione esercitata dalla società tramite il giogo dell’opinione pubblica. L’attenzione di M. al tema risaliva alla lettura dell’opera di Tocqueville; la rivendicazione dei diritti individuali è ora svolta in nome di un utilitarismo che guarda all’interesse dell’individuo come «essere progressivo» e vede nello sviluppo di singole individualità e di stili di vita originali un elemento prezioso di utilità sociale.”[423]

Un famoso principio fissato da Mill è quello cosiddetto “del danno”, secondo cui : “anche se la società non si fonda su un contratto, e sarebbe inutile inventarne uno per dedurne degli obblighi sociali, chiunque riceva la sua protezione deve ripagare il beneficio, e il fatto di vivere in società rende indispensabile che ciascuno sia obbligato a osservare una certa linea di condotta nei confronti degli altri. Questa condotta consiste, in primo luogo, nel non danneggiare gli interessi reciproci, o meglio certi interessi che, per esplicita disposizione di legge o per tacito accordo, dovrebbero essere considerati diritti”.[424]

A questo riguardo è bene precisare che:

“1) non ogni azione che provoca negli altri un dispiacere o che causa una

lesione dei loro interessi è legittimamente sanzionabile, ma soltanto quelle azioni che sono causa di un danno; 2) “danno” va inteso in un senso molto specifico, e cioè come la lesione di quegli interessi (altrui) che la legge o la convenzione (il tacito accordo) definiscono anche diritti.”[425]

Inoltre : “… il principio del danno stabilisce che il legislatore non sia moralmente legittimato a produrre leggi che possono essere giustificate soltanto perché proibiscono azioni che sono oggetto di biasimo (o, viceversa, che impongono condotte che sono oggetto di plauso o di apprezzamento). Se la sola giustificazione che è possibile dare di una legge è questa, significa che il legislatore ha agito in maniera moralmente censurabile, e il principio del danno è violato.” [426]

Secondo Mill tra uomo e donna ci dovrebbe essere perfetta uguaglianza, il filosofo inglese difendeva anche una visione amicale del matrimonio eterosessuale, dava una particolare importanza al consenso di coloro che si uniscono sessualmente e affermava, nella linea di Bentham e del principio del danno, che tale consenso può rendere lecita la fornicazione, se non ne viene male a nessuno, e anche la poligamia; la prostituzione, secondo Mill, non va proibita ma regolata. [427]

Le affermazioni di Mill che abbiamo visto finora e che vengono citate a volte per difendere la liceità dell’omosessualità,[428] si collegano anche con il suo liberalismo.

Il liberalismo è : “un movimento di tendenze anticlericali, e generalmente antitradizionalista, sviluppatosi agli inizî del sec. XIX con l’intento di limitare gli arbitrî dei governi assoluti e ottenere da questi la concessione di garanzie giuridiche e costituzionali, e affermatosi soprattutto nel periodo dei moti rivoluzionarî, di cui fu in larga misura promotore.”[429]

Il prof. Introvigne nota significativamente a questo riguardo come: “ … teoria liberale e socialista stiano dalla stessa parte, siano tappe diverse dell’unico processo di degradazione della Rivoluzione moderna[430].”[431]

La dottrina di Mill , empirista, liberalista e utilitarista, in modo simile ma minore rispetto a quella di Bentham offre qualche significativo varco per la legittimazione dell’omosessualità ed entra, più generalmente, nel più grande quadro della rivoluzione moderna che ha condotto anche alla rivoluzione sessuale tutt’ora in atto che ha portato non solo alla legittimazione degli atti omosessuali ma anche alla legittimazione del matrimonio omosessuale e delle adozioni da parte di coppie omosessuali.

Passiamo a Schopenhauer; diceva di lui Friedrich Nietzsche (1844-1900), che è “il primo ateo dichiarato e irremovibile” della modernità[432].

Per Schopenhauer la cosa è in sé la volontà e questa è una singola volontà, non può esservi più di una sola realtà o cosa in sé, quindi l’interno del mondo è una sola realtà mentre l’esterno, l’apparenza è il mondo empirico fatto di molte cose; i fenomeni costituiscono l’apparenza dell’unica volontà metafisica  e questa è volontà di vivere[433]. Questa volontà di vivere, irrazionale, determina che il mondo è un campo di battaglia e Schopenhauer riprende la famosa affermazione di Hobbes “homo homini lupus” precisandola nel senso che l’uomo è diavolo per l’altro uomo (“homo homini diabolus”). [434] Scrisse infatti Schopenhauer che la causa principale del male piú grave degli uomini, è l’uomo stesso: homo homini lupus; il mondo è un inferno in cui ognuno è diavolo per l’altro; a questo compito, poi, qualcuno è certamente piú adatto di un altro, e piú di tutti, chiaramente, un arcidiavolo (“Il mondo come volontà e rappresentazione” p. 46).

Due sono i modi per evadere dalla schiavitù di questa volontà di vivere che produce tale inferno sulla terra:

1) la contemplazione estetica, la via dell’arte, che è una via di evasione temporanea;

2) la via ascetica, la via della salvezza, la via della rinuncia alla volontà di vivere, la via della santità; questa è una via di evasione durevole. [435]

Anticipando il riduzionismo di Freud, Schopenhauer propose che tutto l’amore è radicato nel solo impulso sessuale.  L’amore non è fondamentalmente altro che sesso.[436]

Spiega R. Madera che con Schopenhauer il desiderio sessuale diventa il desiderio di ogni desiderio e legame di tutto quanto lo fa vivere e lo circonda; il mondo si presenta come un insieme di fenomeni che hanno come base la volontà di vita, irrazionale, il cui centro dinamico è l’atto del generare. L’uomo, nella sessualità, è un mezzo della propagazione della specie, l’importanza del sesso annulla l’importanza delle persone. L’uomo diventa un mezzo della volontà di vivere ma può diventare un suo antagonista in poche persone eccezionali che resistono e rinunciano alla generazione e alla morte collegata alla generazione e percorrono la via dell’ascesi e della santità.[437]

Nella visione di Schopenhauer, la bellezza dell’oggetto del desiderio sessuale è il modo in cui la natura inganna l’uomo facendogli credere che la soddisfazione dei suoi desideri erotici sia per il suo bene individuale, al  contrario, l’amore sessuale giova solo alla specie, per il bene della quale la natura si serve di noi, facendoci rinunciare, in modo irrazionale, alla fortuna e alla libertà per raggiungere i nostri obiettivi erotici. [438]

Schopenhauer ha ipotizzato che gli impulsi omosessuali siano stati impiantati dalla natura nei maschi adolescenti e anziani perché, sebbene abbiano impulsi sessuali e possano procreare, non è desiderabile che lo facciano, e quindi l’impulso viene deviato.[439]

Grande debito hanno nei confronti di Schopenhauer le affermazioni di Nietzsche e Freud nel campo della sessualità[440] e, come vedremo, questi ultimi 2 filosofi sono particolarmente importanti in ordine al raggiungimento della rivoluzione sessuale e quindi della legittimazione degli atti omosessuali.

 

 

b,2,2,8) Marx ed Engels.

 

 

Karl Marx (1818-1883) seguì Feuerbach nella diagnosi per cui la religione derivasse dall’alienazione dell’umanità da sé stessa e che la filosofia avesse bisogno di distruggere l’illusione religiosa in modo che potessimo imparare ad amare l’umanità e non deviare questo amore su un oggetto immaginario. [441]

Mentre la teologia cristiana tradizionale afferma che Dio creò l’uomo a propria immagine, Marx accettò pienamente l’inversione di questa immagine, proponendo che gli esseri umani avessero inventato Dio a propria immagine; per Marx la religione è una forma di alienazione, poiché separa gli esseri umani dalla loro “essenza di specie”, la religione è una risposta all’alienazione nella vita materiale, e quindi non può essere rimossa fino a quando la vita materiale umana non sarà emancipata, a quel punto la religione svanirà.[442]

Secondo Marx “la religione è “l’oppio del popolo”, un antidolorifico dannoso che genera illusioni ( MECW 3: 175).” [443]

Marx inoltre nella “Miseria della filosofia” attacca il concetto di leggi naturali, verità eterne. [444]

Come visto in s. Tommaso e come vedremo anche più avanti, i valori morali si basano su Dio, il filosofo Richard Taylor [445] ha significativamente affermato che se non c’è Dio, se non c’è un legislatore divino, allora non c’è una legge morale. Se non c’è una legge morale, allora non c’è un vero bene e un vero male. Se Dio non esiste, tutto è lecito: è lecito commettere atti di omosessualità ma è lecita anche la discriminazione e la persecuzione degli omosessuali, sono leciti l’omicidio, lo stupro, la tortura, l’abuso di minori, il furto, la menzogna etc.

Le affermazioni ateistiche di Marx fondamentalmente aprono la porta ad ogni immoralità, ad ogni perversione sessuale, in quanto negano radicalmente Dio e la Legge naturale che da Lui deriva, e fortificano quella linea di pensiero che dal libertinismo continua nell’illuminismo e che giungerà alle rivoluzioni sessuali del 1900.

Appare particolarmente significativo in questo senso il fatto che il primo “frutto” della rivoluzione marxista sovietica sia stato  la rivoluzione sessuale prodottasi nella stessa Unione Sovietica appena dopo la vittoria dei bolscevichi.

La rivoluzione bolscevica aveva promesso una trasformazione totale della società russa, fin nei suoi dettagli più intimi ma nonostante le affermazioni ottimistiche secondo cui il bolscevismo avrebbe evitato la depravazione borghese, gli scritti degli anni ’20 in tutti i generi, in Russia, furono inondati di avventure sessuali, promiscuità, vari sciovinismi, stupri di gruppo e appuntamenti, gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, nonché abuso di alcol legato al sesso, depressione e suicidio; più generalmente era la vita stessa della Russia di quegli anni ad essere sconvolta dalla più radicale rivoluzione sessuale; frutto di tale rivoluzione fu anche la depenalizzazione dell’omosessualità[446].

Anche la rivoluzione degli anni ’60 del XX secolo deve molto al marxismo: “Di fatto, le radici a noi più prossime della rivoluzione sessuale consistono in una lettura storica e antropologica della sessualità umana che coniuga il marxismo con una interpretazione “sovversiva” della psicoanalisi freudiana. … il marxismo ha avuto un ruolo centrale nella rivoluzione sessuale degli anni ’60  … ha preconizzato la fine del capitalismo con l’avvento dapprima del “comunismo rozzo e materiale”, come lo chiama Marx, caratterizzato da uno stadio di promiscuità sessuale con “la prostituzione generale delle donne” e poi con la formazione delle “comuni” quale base sociale del “comunismo reale”.” [447]

Le “comuni” degli anni ’60 erano un’attuazione delle idee marxiste, dice Donati nello stesso articolo appena citato.

Esamineremo meglio più avanti la rivoluzione sessuale russa degli anni ’20 del XX secolo che portò anche alla depenalizzazione dell’omosessualità, intanto notiamo che, parlando di cose più direttamente inerenti alla sessualità, Engels affermava che una donna sposata si distingue dalla prostituta per il fatto che non lascia il suo corpo in un lavoro a cottimo come salariato, ma lo vende una volta per tutte in schiavitù; in questa linea il femminismo contemporaneo deve molto a loro, in particolare l’idea che la prostituzione e il matrimonio non siano molto diversi. [448] Per Marx i soldi possono comprare tutto e la prostituzione nelle sue varie forme è solo un’espressione particolare della prostituzione universale del lavoratore. [449]  Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels affermano che l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione libererebbe il mondo da ogni forma di prostituzione. [450]

Marx credeva, come Hegel, nel progresso attraverso la storia verso la libertà, ma pensava che ci sarebbe voluta la rivoluzione comunista per realizzarlo. [451]

 

 

b,2,2,9) Nietzsche, Groddeck e Bataille.

 

 

In Nietzsche(1844-1900) si ha in certo modo una continuazione delle idee di Schopenhauer, in Nietzsche però la volontà di potenza, irrazionale come la volontà di vivere, è esaltata e il sesso è ugualmente esaltato[452]. Nietzsche in particolare segue una linea nettamente anticristiana e ateistica, profetizza un nichilismo attivo[453] e ritiene che occorre respingere il concetto di un sistema morale uniforme, universale, assoluto; secondo lui occorre invece parlare di un ordine morale gerarchico tra diversi tipi di morale che sono in particolare 2:

1) la morale del gregge o morale degli schiavi che ha per criterio ciò che è utile alla società dei deboli e impotenti, in essa le virtù come la compassione , la gentilezza sono esaltate mentre gli uomini indipendenti e forti sono considerati malvagi; il gregge tenta di imporre un freno ai forti e ai potenti cioè al superuomo;

2) la morale dei signori o meglio del superuomo che è creata dallo stesso superuomo, dall’esuberanza e vigoria della vita; il superuomo si pone al di là del bene e del male. [454]

Significativamente Nietzsche che afferma il nichilismo attivo che chiaramente apre la strada per l’affermarsi della morale del superuomo creata da quest’ultimo, afferma che bisogna dare il benvenuto al più sinistro di tutti gli ospiti, che sta sulla porta …[455]

Introvigne afferma: “Alle origini del passaggio dall’immoralismo postulatorio sadiano all’immoralismo articolato e scientifico stanno, soprattutto, i maestri di quella che Ricoeur ha chiamato “la scuola del sospetto“: Marx, Freud, Nietzsche[456]. … Nietzsche getta il sospetto anche sulla morale come valore … Nietzsche propone la instaurazione di una rinnovata Herrenmoral, imposta dalla volontà di potenza di una nuova casta di dominatori, a prescindere da ogni ordine oggettivo. All’interno di questa nuova anti-morale scomparirà anche la morale sessuale, sostituita dallo sbrigativo aforisma: “la donna è per il riposo del guerriero, il resto è sciocchezza”[457]. … Né Marx, né Freud, né Nietzsche, così come vennero interpretati dagli immediati continuatori, sembrano … offrire strumenti sufficienti per realizzare un effettivo programma di rivoluzione sessuale. Spetterà a una seconda generazione di discepoli, talora “eretici”, far passare veramente la Rivoluzione sessuale “dall’utopia alla scienza”, attingendo liberamente al pensiero dei maestri della “scuola del sospetto” e utilizzando le loro idee come mezzi al servizio dei fini già oscuramente indicati da de Sade.”[458]

Le idee di Nietzsche, anche se non offrono strumenti sufficienti per realizzare un effettivo programma di rivoluzione sessuale, aprono la porta a tale rivoluzione.

Le affermazioni di Nietzsche troveranno accoglienza in Groddeck che: “… combina – sia pure con caratteri del tutto personali e peculiari – Freud e Nietzsche[459].” [460]

Per Groddeck, dice Introvigne nello stesso articolo: “.. l’infermità ha un significato specificamente sessuale…”

Spiega ancora Introvigne : “Dalla negazione della nozione e della stessa parola “persona”, come soggetto dotato di libertà, deriva immediatamente l’amoralismo come negazione della responsabilità: se infatti “non esiste una libera attività, una libera scelta della coscienza“, non si può sfuggire alla conclusione che nessuno è responsabile dei propri atti, dei quali l’Es è l’unico soggetto. Ogni azione, a seconda dei capricci dell’Es (che detta anche i giudizi a chi la osserva), è insieme “buona” e “cattiva“, ogni uomo è insieme – e nello stesso momento – Cristo e Giuda: “il mito del bacio di Giuda simboleggia le nostre azioni ed esperienze quotidiane” [461]. È impossibile quindi, secondo Groddeck, condannare la masturbazione, l’omosessualità, il voyeurismo, l’incesto e ogni sorta di perversioni: al massimo, “è una questione di gusti“, e anzi, di solito, “ciò che è oggetto di disprezzo, di biasimo da parte dell’uomo costituisce la sua natura più vera e più profonda”. Sono i divieti, semmai, a meritare una valutazione “morale” negativa,…” [462]

Le affermazioni di Nietzsche troveranno particolare accoglienza anche in Bataille (1897-1962) che ritiene che l’erotismo attui una specie di superamento di sé in una sorta di estasi vicina all’annientamento[463].

L’opera di Bataille è caratterizzata dalla volontà di superare anche attraverso l’erotismo le frontiere che la condizione dell’uomo gl’impone, per gustare quell'”impossibile” che richiama e rifiuta la morte. In Bataille “vivere” il Male e rifiutare il Bene è la condizione stessa della libertà.[464]

Tuttavia va anche precisato che  “Bataille – ciò che gli viene rimproverato dai suoi più recenti seguaci – considerava la Rivoluzione sessuale e l’erotismo come un fatto di élite, riteneva impossibile la loro diffusione su vasta scala e disprezzava la pornografia[465].”[466]

Quanto detto ci permette di capire che Nietzsche (1844-1900) è una figura particolarmente importante per la dissoluzione dell’etica in ordine alla rivoluzione sessuale e accanto a lui occorre porre Freud (1856-1939) vissuto più o meno nello stesso periodo, di cui parleremo nel prossimo paragrafo..

 

 

b,2,2,10) La psicologia moderna e Freud.

 

 

La filosofia moderna è alle fondamenta della psicologia che si è sviluppata nello stesso periodo.

Come vedemmo più sopra: “…Mentre nel Medio Evo il Cristianesimo aveva avuto un ruolo centrale, con l’assimilazione della tradizione greco-romana all’interno della visione cristiana, fin dai suoi inizi l’epoca moderna è stata animata da uno spirito non-cristiano, se non anticristiano, sempre più accentuato. Questa evoluzione non riguarda solamente il distacco della filosofia dalla teologia, ma coinvolge anche la questione antropologica.”[467] Sicché alla concezione dell’uomo cristiana si sostituisce una visione dell’uomo diversa per cui l’uomo non è più creato a immagine e somiglianza di Dio.

Una nuova filosofia si sviluppa e in particolare una nuova antropologia: “… elaborata su basi razionali, formulata dalla filosofia greca, integrata dal cristianesimo con la Rivelazione” e un’antropologia  “… naturalista e materialista, … già … formulata nell’antichità, ma negli ultimi secoli ha assunto un ruolo sempre più influente sulla cultura.” [468]

Afferma il prof. Echavarria: “Come abbiamo spiegato, l’illuminismo pretese la liberazione dell’uomo, attraverso lo sviluppo libero della sua ragione, da ogni tipo di tirannia e specialmente dalla Chiesa e dalla religione rivelata in generale, considerate come raggiri e lesive dell’autonomia della ragione umana. La psicologia dell’illuminismo sarà, di conseguenza, un intento di rielaborare il sapere sull’uomo, e circa il suo “dover essere”, sotto la guida dell’autonoma ragione scientifica, con il rifiuto di ogni dato soprannaturale, e anche metafisico, in quanto follia o fanatismo, o nel migliore dei casi, reinterpretandoli come miti che racchiudono una verità puramente naturale, utile per l’istruzione del volgo. … Ricordiamo, poi, che il XVIII secolo è l’epoca della nascita della psichiatria moderna, con il famoso Philippe Pinel (1745-1826), che oggi è ricordato per la liberazione dei malati mentali dalle catene, all’interno di una storiografia medico-psichiatrica tinta di una mentalità progressista.”[469]

Anche la nascita della psichiatria vede opere che trattano di tale materia unendo affermazioni vere ad affermazioni “illuministe” con “… una enorme serie di affermazioni errate, false e calunniatorie rispetto alla concezione medievale e, cosa che per loro è uguale, cristiana in generale, in cui sarebbe tutto demonologia e caccia alle streghe.” [470]

Vari autori del secolo dei lumi come Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), Wolfgang Goethe (1749-1832) e Friedrich Schiller (1759-1805) “assieme ad autori come Arthur Schopenhauer (1788-1860)10 e ai “filosofi dell’inconscio” [Carl Gustav Carus (1789-1869), Eduard von Hartmann (1842-1906), ecc.], sono altrettanti importanti predecessori della psicoanalisi e della psicologia del profondo in generale.” [471]

Spiega ancora Echavarria: “.  Per quel che spetta alla psicologia, l’empirismo-positivismo, interno allo spirito illuminista, eliminò i dati provenienti dalla metafisica e dalla religione, e si avvicinò alla fondazione di una scienza dell’anima o del comportamento umano basata unicamente sull’esperienza sensibile … Alcuni di questi autori, tuttavia, pretesero di giungere a una specie di metafisica costruita a partire dalla sintesi dei dati sperimentali. Tra di essi, Wilhelm Wundt (1832-1920), che è noto per essere il fondatore della «psicologia sperimentale». Di fatto il positivismo suppone già un compromesso tra esperienza e ragione.” [472]

  1. Giovanni Paolo II ha potuto dire in questa linea: “… le scoperte e le acquisizioni nel campo puramente psichico e psichiatrico non sono in grado di offrire una visione veramente integrale della persona, risolvendo da sole le questioni fondamentali concernenti il significato della vita e la vocazione umana. Certe correnti della psicologia contemporanea, tuttavia, oltrepassando la propria specifica competenza, si spingono in tale territorio e in esso si muovono sotto la spinta di presupposti antropologici non conciliabili con l’antropologia cristiana. Di qui le difficoltà e gli ostacoli nel dialogo fra le scienze psicologiche e quelle metafisiche nonché etiche. … la visione antropologica, da cui muovono numerose correnti nel campo delle scienze psicologiche del tempo modernoo, è decisamente, nel suo insieme, inconciliabile con gli elementi essenziali dell’antropologia cristiana, perché chiusa ai valori e significati che trascendono il dato immanente e che permettono all’uomo di orientarsi verso l’amore di Dio e del prossimo come sua ultima vocazione.

Tale chiusura è inconciliabile con quella visione cristiana che considera l’uomo un essere «creato ad immagine di Dio, capace di conoscere e di amare il proprio Creatore» (Gaudium et Spes, 12) e nello stesso tempo diviso in se stesso (Ivi, 10).”[473]

Nella sua storia della psicologia Echavarria anzitutto sottolinea che questa materia non è nata nel XVII o XVIII secolo ma è molto più antica, come diceva anche Fromm: “Generalmente si ritiene che la psicologia sia una scienza relativamente moderna, e questo perché il termine è entrato nell’uso generale solo negli ultimi cento, centocinquanta anni. Però si dimentica che ci fu una psicologia premoderna, la quale durò più o meno dal 500 a.C. al XVII secolo, ma che non si chiama “psicologia”, bensì “etica” o, con più frequenza ancora, “filosofia”, benché si tratti giustamente di psicologia. Qual era la sostanza e la finalità di tale psicologia premoderna? La risposta può essere sintetizzata così: era la conoscenza della psiche umana che aveva come meta il miglioramento dell’uomo. Essa, di conseguenza, aveva un proposito morale, si potrebbe dire anche religioso, spirituale».” [474]

Inoltre Echavarria  mette in evidenza: “… tre grandi fratture o divisioni, che hanno caratterizzato la posizione moderna, in contrapposizione all’armonia che caratterizzava il periodo precedente, almeno nei rappresentanti della grande tradizione che abbiamo ricapitolato, e che san Tommaso incarna: a) l’opposizione tra ragione e fede, b) la separazione tra ragione ed esperienza, c) l’opposizione tra morale e psicologia.” [475]

Riguardo alla separazione tra ragione ed esperienza il prof. Echavarria mette in evidenza l’opera di C. Wolff e quindi l’antropologia di Kant  e la sua psicologia e afferma: “la concezione kantiana, partendo dalla posizione wolffiana, porta alla disintegrazione della psicologia come scienza teorica e la riduce a un studio storico o fisiologico, o pragmatico; quest’ultimo è in relazione con l’etica.” [476]

A Kant si oppongono il filosofo, psicologo e pedagogo Herbart e poi Wundt.

L’influsso di Herbart sulla successiva psicologia sperimentale e clinica è poco studiato, Herbart lascia agli autori che lo seguono, in particolare: “la difesa della psicologia come scienza formalizzabile matematicamente; la liquidazione della psicologia delle facoltà; la prima concezione “dinamica” dei processi psicologici; il concetto di soglia di coscienza; l’idea di processi psichici incoscienti.”[477]

Wundt era un filosofo e contrapponeva filosofia metafisica a filosofia empirica, spiega Echavarria: “Wundt riconosce esplicitamente i limiti del metodo sperimentale nello studio dell’anima. La psicologia sperimentale deve essere completata da una «psicologia dei popoli».”[478] Tale psicologia dei popoli, spiega a continuazione Echavarria, è un’antesignana di quella psicoanalisi della cultura e della religione che svilupperà Freud, che citerà esplicitamente Wundt.

Nella parte relativa all’opposizione tra morale e psicologia Echavarria mette in evidenza l’opera di Nietzsche.

Echavarria nota anzitutto che la morale moderna  soffre per “un’esacerbazione della “parola” che uccide lo “spirito”, della legge senza la grazia.”, cioè una specie di legalismo permea la morale e tende a renderla insopportabile, Nietzsche insieme con Kierkegaard ha una notevole importanza nell’ambito dello sviluppo della psicologia ma Nietzsche lo ha avuto in modo particolare per il suo significativo influsso su Freud, che ha una posizione di assoluta importanza all’interno della moderna psicologia; per Nietzsche la psicologia è addirittura la regina delle scienze, dice infatti: “Mai sino ad oggi un più profondo mondo della conoscenza si era dischiuso a navigatori e avventurieri temerari, e lo psicologo in tal modo “compie il sacrificio” – non il sacrifizio dell’intelletto, al contrario! – potrà per lo meno pretendere che la psicologia sia nuovamente riconosciuta signora delle scienze, al servizio e alla preparazione della quale è destinata l’esistenza delle altre scienze. La psicologia è ormai di nuovo la strada per i problemi fondamentali”.[479]

Sintetizzando le caratteristiche della dottrina di Nietzsche Echavarria afferma che essa è: “totalmente antitetica a quella che abbiamo descritto inizialmente come tradizionale (classica e cristiana). In primo luogo, poiché la morale è vista come repressiva della soggettività, che come promotrice del suo dispiegamento e pienezza. … In secondo luogo, poiché si pretende di superare la morale, non in senso soprannaturale, come nei grandi autori cristiani che vanno molto più in là dell’etica, anche dell’etica corretta di Aristotele, assumendola nel più profondo dinamismo della grazia e della vita mistica; ma attraverso un superamento dialettico in cui si assume il male come necessario. Così la psicologia si trasforma in «genealogia della morale». … Lo psicologo sarà qualcuno che aiuta un individuo, esausto e infermo a causa della morale vigente nella cultura occidentale, a liberarsi e a superarla, trasformandosi in un individuo “eccezionale”, o almeno a relativizzarla e viverla come una finzione necessaria, però non sempre obbligante.” [480]

L’influsso di Nietzsche sulla psicologia sarà molto significativo e inizierà con Klages che si si ispirerà notevolmente a tale filosofo e affermerà che lo psicologo: “come Nietzsche, deve superare la sua stessa umanità, ponendosi al di là del bene e del male, svelando la malizia essenziale del cuore umano.” [481]

La psicoanalisi freudiana è, per Klages, la stessa psicologia di Nietzsche resa volgare, spiega Echavarria nel testo appena citato.

Anche Jaspers, filosofo e psichiatra considererà Nietzsche tra i suoi “maestri”.

Particolare importanza all’interno della storia della psicologia ha certamente Sigmund Freud, e su di lui le affermazioni di Nietzsche hanno una significativa influenza messa in evidenza anche da Ludwig Binswanger. [482]

Freud è nato a Freiberg ma crebbe a Vienna dove i genitori si trasferirono poco dopo la sua nascita, come i suoi genitori era estraneo alla pratica religiosa ebraica ma lesse attentamente la Bibbia, studiò all’università di Vienna di Vienna ma frequentò anche lezioni di filosofia che lo interessò profondamente; ebbe come maestro che gli fu di esempio il fisiologo  E. W. Brücke.

Dopo la laurea in medicina ebbe una libera docenza in neuropatologia all’Università di Vienna.

Grazie ad una borsa di studio a Parigi e alla vicinanza con il dott. Charcot si dedicò allo studio della psicologia e della psicopatologia.

Tornando a Vienna aprì uno studio privato di psicopatologia; qui usò il metodo dell’ipnosi e poi sviluppò la psicoanalisi.

Nel 1886 si sposa con M. Bernays.

Pubblicò molti testi di vario genere tra cui “Psicopatologia della vita quotidiana”, “Tre saggi sulla teoria sessuale”,  “L’interpretazione dei sogni”, “Studi sull’isteria”, “Al di là del principio di piacere”, “L’Io e l’Es” e “Il disagio della civiltà”.

Nel 1910 fonda con Adler e Jung la Società psicoanalitica internazionale; si noti bene: Adler non si sentì mai discepolo di Freud nonostante molti vogliano indicarlo come tale e dopo poco si staccò da lui.

Perseguitato dal nazismo, che fece bruciare i suoi libri nel 1933, fu costretto a fuggire a Londra dove morì nel 1939.

Secondo Echavarria “Gran parte delle “scoperte”, tanto teoriche quanto pratiche, attribuite a Freud si rinvenivano già, non solo germinalmente, ma ampiamente sviluppate, negli studiosi della psicopatologia francese di fine XIX secolo”. [483]

Freud è il fondatore della psicanalisi, le sue affermazioni hanno avuto un enorme impatto su molti settori della cultura; con Nietzsche Freud era un ateista convinto, il suo ateismo aveva le radici culturali nella filosofia critica dell’Illuminismo, si poneva nella linea dei positivisti del 1800.

Freud era un medico ma ha avuto un influsso molto forte anche nella filosofia, egli è il “ più rilevante esponente del “medico filosofo” nietzscheano”. [484]

Spiega ancora Echavarria: “il proprio della psicoanalisi freudiana non è tanto lo studio scientifico di queste realtà quanto la loro reinterpretazione e il loro collocamento in una visione del mondo particolare,” cioè in una prospettiva positivista, e da: “… questa prospettiva, dunque, pretendono di spiegare tutti gli aspetti della vita umana (ridotta al suo livello biologico-animale), anche la religione e i fenomeni mistici” il positivismo è prima di tutto una posizione filosofica, e anche, una religione della scienza, spiega Echavarria. [485]

Come dice uno dei testi della famosa casa editrice Treccani riguardo a Freud, egli, interpretando  “… tutte le religioni come forme di dipendenza infantile dal padre, e ricollegando i disturbi psichici alle pratiche religiose, …  definì la religione come una nevrosi culturale, e la nevrosi ossessiva come una religione privata”; secondo Freud “la religione non sarebbe altro che una fonte di rassicurazione nei momenti di smarrimento.”[486]

Il libro di Sigmund Freud, secondo Soble, del 1905 “Three Essays on the Theory of Sexuality” ha sfidato i “miti” sull’innocenza sessuale infantile e sulla naturalezza dell’eterosessualità. [487]

Per Freud, non si tratta solo di spiegare l’omosessualità, ma anche di spiegare l’eterosessualità. Per lui l’omosessualità non è innaturale, per lui i criteri della perversione sessuale devono essere psicologici e non biologici, non esiste alcuna base per un criterio anatomico o fisiologico che indichi ciò che è sessualmente naturale e innaturale. [488]

Le idee ateistiche di Freud, Nietzsche e Marx vanno nel senso di una decostruzione della morale conosciuta, e in particolare di quella cristiana, accusata di veicolare un sistema arbitrario di norme di comportamento che andrebbero smascherate ricostruendone la genesi, da tali autori emerge una forte domanda di “liberazione”.[489]

Riguardo a questi autori il prof. Donati ha potuto affermare:“ … le variegate correnti marxiste del Novecento hanno proseguito il loro corso, innestandosi al pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche e all’uso rivoluzionario della psicanalisi di Sigmund Freud, e a tante altre correnti di pensiero …”[490]

Freud ha immensamente esteso il campo e le funzioni della sessualità e la ha considerata l’unica funzione dell’uomo che sia al di sopra di sé e ne segni la dipendenza dalla specie; secondo questo autore la sessualità ha il ruolo principale nello sviluppo psichico dell’individuo fin dalla prima infanzia.[491]

La rivoluzione sessuale degli anni 60 del secolo scorso fu ispirata in vario modo dalle affermazioni di Freud[492],

Afferma E. Pavese “La sociologa culturale Eva Illouz ha cercato di spiegare le teorie che nel corso dei decenni hanno profondamente modificato la mentalità di quella che i media presentano come la società americana, soprattutto nel suo modo di intendere la sessualità e i rapporti tra i sessi” ebbene la sua conclusione è stata che l’autore cui occorre far risalire questi cambiamenti è stato Freud con la sua psicoanalisi.[493]

Aggiunge E. Pavese riportando il pensiero della stessa Illouz “Tali cambiamenti sarebbero stati possibili con l’affermazione di quello che l’Autrice definisce regolarmente come “pensiero terapeutico”, cioè la sostituzione dei valori morali come norme del comportamento umano con categorie psicologico-terapeutiche, in altri termini non dovrebbe essere la morale a orientare il comportamento umano in generale e le relazioni tra i sessi in particolare, ma sarebbe lo psicologo che in base alle proprie teorie deciderebbe ciò che è normale o no, quali comportamenti possono favorire la salute psichica e quali invece possono provocare disturbi nevrotici. Per la Illouz è stato questo approccio, iniziato dalla psicoanalisi e ripreso poi da altre correnti psicologiche, a preparare il terreno alla rivoluzione sessuale, alle forme anche radicali di femminismo e alla crisi dell’idea tradizionale di famiglia. Si può aggiungere che la psicoanalisi ha modificato il giudizio sull’omosessualità e ha preparato il terreno all’ideologia di gender.” [494]

Occorre aggiungere che “… Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, era massone: «A Vienna, il 23 settembre 1897, Freud è iniziato in una Loggia appartenente ai “Figli dell’Alleanza”, B’nai B’rith, ordine massonico riservato esclusivamente agli ebrei.»”[495] E non sarebbe strano che il successo di Freud sia collegato ad un significato sostegno a lui offerto dai suoi “fratelli” massoni.

Per Freud, continua Pavese “ogni essere umano avrebbe una natura bisessuale e potrebbe decidere liberamente sul proprio orientamento sessuale, l’educazione dovrebbe tenerne conto e non cercare di reprimere le tendenze omosessuali.”

Per Freud la sessualità non è l’unico principio della vita e del desiderio, infatti ad essa si oppone la pulsione di morte, e l’istanza del super-io condanna e critica molte sue tensioni invece per Reich la sessualità è la forza essenziale e unica che dà forma al carattere del singolo e alle formazioni sociali.[496]

Ecco una sintesi delle affermazioni di Freud da cui trarremo come necessaria conclusione l’inconciliabilità tra la psicoanalisi freudiana e la fede cattolica, come spiega il dott. Parenti: “Attorno agli ultimi anni del XIX secolo il giovane Sigmund Freud decide di abbandonare l’ipnosi come metodo terapeutico e di utilizzare le libere associazioni, una pratica da lui stesso ideata per la risoluzione dei sintomi nevrotici. Nasce la psicoanalisi. Nel 1904 Freud stabilisce che l’analisi è una tecnica utile non solamente per i nevrotici ma anche per i sani, perché non c’è una differenza tra normalità e patologia, se non di grado: “salute e malattia non differiscono qualitativamente, ma si definiscono a poco a poco, in modo empirico” (Psicoterapia). Con la Metapsicologia (1915), la psicoanalisi esce dal solo ambito clinico per abbracciare l’antropologia, secondo un desiderio dello stesso Freud: “Sono diventato medico perché mi vidi obbligato ad allontanarmi dal mio proposito originario [studiare filosofia], e il mio trionfo nella vita consiste nell’aver rincontrato la direzione iniziale dopo un lungo giro” (Il problema dell’analisi condotta da non medici, 1926). Il progetto è di modificare le concezioni tradizionali, come aveva confidato all’amico Fliess nel 1896: “Si potrebbe avere l’ardire di convertire la metafisica in metapsicologia” (Le origini della psicoanalisi). Organizza un “Comitato segreto”, ricalcando lo stile della loggia massonica a cui aveva partecipato negli ultimi anni del XIX secolo, per diffondere la psicoanalisi e dominarne gli sviluppi (ad ognuno dei “discepoli” il “maestro” dona un anello con una pietra che rappresenta una divinità greca). In Una difficoltà per la psicoanalisi del 1916 sostiene che “L’uomo non è nient’altro e niente di meglio che un animale”. Sul libero arbitrio la sua posizione è netta: “Già una volta mi sono preso la libertà di mettervi davanti al fatto che in voi c’è una fede profondamente radicata nella libertà psichica e nell’arbitrio, una fede che però è del tutto priva di scientificità e che deve arrendersi davanti all’esigenza di un determinismo che domina anche la vita psichica” (Introduzione alla psicoanalisi, 1917). La sua celebre tripartizione dell’anima umana considera le facoltà più elevate, in particolare l’Io, come manifestazioni deboli ed accidentali dell’Es: “L’Io non è padrone in casa propria” (Una difficoltà della psicoanalisi, 1916); “L’Io non è che una parte dell’Es che ha subito una particolare differenziazione” (L’Io e l’Es, 1923). Nel 1921 Freud precisa che l’amore dell’uomo per i genitori, i figli, i suoi simili e anche l’amore per Dio sono di natura sessuale: “Tutti questi vari amori la psicanalisi preferisce considerarli, anche in base alla loro origine, come delle inclinazioni sessuali” (Psicologia delle masse ed analisi dell’Io). Col Disagio della civiltà del 1929 espone la sua idea di senso della vita: “Il problema della finalità della vita umana è stato posto un numero incalcolabile di volte; fin qui non ha ancora avuto nessuna risposta soddisfacente, e forse non ne ha”. La ricerca del piacere è “la molla di tutte le attività umane”, così descritta: “da una parte vuole che siano assenti il dolore e il dispiacere, dall’altra che si vivano forti sentimenti di piacere”. L’orgasmo è il fine ultimo dell’uomo: “L’amore sessuato (genitale) procura all’essere umano le più forti esperienze di soddisfazione che possa vivere, è esso a fornirgli, propriamente parlando, il modello d’ogni felicità”. Nel 1927 esce L’avvenire di un’illusione in cui Freud espone la sua concezione di religione: “Se consideriamo le dottrine religiose possiamo dire, ripetendoci, che sono tutte illusioni”; “La religione sarebbe la nevrosi costrittiva universale dell’umanità”. Freud aveva esplicitamente abbracciato l’ateismo già nel 1875, quando scrisse che Dio è soltanto un “concetto vuoto”; continuerà a riproporre la medesima posizione sino alla fine (in Mosé e la religione monoteistica del 1939 ribadirà: “Resto convinto che i fenomeni religiosi sono assimilabili ai fenomeni nevrotici personali”).”[497]

 

 

b,2,2,10,1) Inconciliabilità della psicoanalisi freudiana con la fede cattolica secondo alcuni testi magisteriali e secondo vari autori cattolici.

 

 

Il significativo articolo del dott. Parenti[498] che abbiamo appena visto, nel paragrafo precedente, evidenzia anche  l’incompatibilità della psicoanalisi con la fede cattolica riportando varie affermazioni magisteriali su questo punto e vari affermazioni di importanti autori che le preparano o ribadiscono : “ Il primo cattolico a porsi il problema della pericolosità delle idee di Freud è lo psichiatra Rudolf Allers, il quale si impegnerà per diverso tempo, pubblicando numerosi volumi, nella disamina della teoria e della prassi psicoanalitica.  … La conclusione è lapidaria: “La psicoanalisi è assolutamente incompatibile con il pensiero cristiano”. Nel 1940 Allers dà alle stampe quello che, a tutt’oggi, è il saggio di critica più approfondito sulle dottrine freudiane (The succesful error).  …”

  1. Nello stesso periodo, il Vescovo Fulton Sheen, celebre per le sue trasmissioni radiofoniche e televisive, denuncia la pericolosità delle teorie freudiane. In una predica alla Cattedrale di St. Patrick di New York, il 9 Marzo del 1947, accusa la psicanalisi di “escapismo”, ovvero di alienazione dalla realtà, ed aggiunge che essa si basa su “materialismo, edonismo, infantilismo ed eroticismo”. …
  2. A questi due esempi si oppone, sempre a cavallo tra gli anni trenta e quaranta, la riflessione del filosofo francese Jacques Maritain, il quale precisa che la filosofia di Freud non solo è “falsa”, ma anche “disperata”. … 6. Il Magistero prende posizione nel 1952. È Papa Pio XII in persona ad interessarsi della psicologia, con un celebre discorso in cui contrasta la psicoanalisi: “Per liberarsi da pulsioni, inibizioni, e complessi psichici, l’uomo non è libero di eccitare in se stesso, per scopi terapeutici, tutti e singoli quegli appetiti della sfera sessuale che s’agitano o si son agitati nel suo essere, e sommuovono i loro impuri flutti nel suo inconscio o nel suo subconscio. Non può farne l’oggetto delle sue rappresentazioni o dei suoi desideri pienamente consci, con tutte le scosse e le ripercussioni che sono conseguenza di un tale modo di procedere”. Qualche riga dopo il Papa attacca direttamente la corrente freudiana: “Non è provato anzi è inesatto che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte integrante indispensabile di ogni psicoterapia seria e degna di tal nome”.

L’anno seguente il Papa riceve in udienza i partecipanti al V Congresso Internazionale di Psicoterapia e Psicologia Clinica (13 Aprile 1953), suggerendo loro “l’atteggiamento fondamentale che s’impone allo psicologo e psicoterapeuta cristiano”. Il Pontefice avverte di “non ridurre troppo frettolosamente l’uomo concreto col suo carattere personale al livello del bruto” e mette in guardia “sul metodo praticato talvolta dallo psicologo per liberare l’io della sua inibizione nei casi di aberrazione del campo sessuale” che “vale anche per certe forme della psicoanalisi”, ovvero: “Non si dovrebbe considerarle come il solo mezzo per attenuare o guarire turbamenti psichici”. Il Papa attacca la psicoanalisi anche su altri due punti, il primo è la concezione del senso di colpa: “Ancorché il sentimento di colpa sia rimosso con un intervento medico o per auto suggestione o per influenza altrui, la colpa rimane e la psicoterapia si ingannerebbe e ingannerebbe gli altri se, per cancellare il sentimento di colpa, pretendesse che la colpa stessa non esistesse più”. Il secondo è la riservatezza: “la tutela dei segreti che l’uso della psicoanalisi mette in pericolo”.

Nel 1954 l’enciclica Sacra Virginitas riporta: “Anzitutto, si discostano dal senso comune, che la chiesa ebbe sempre in onore, coloro che considerano l’istinto sessuale come la più importante e maggiore inclinazione dell’organismo umano e ne concludono che l’uomo non può contenere per tutta la vita un tale istinto, senza grave pericolo di perturbare il suo organismo, soprattutto i nervi, e di nuocere quindi all’equilibrio della personalità”.

  1. Il 1954 è anche l’anno in cui Padre Agostino Gemelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da lui fondata, dà alle stampe un volumetto critico sull’analisi freudiana, che già anni prima aveva fortemente contrastato: “È una malattia del nostro tempo come il comunismo, come altre fisime che hanno ubriacato i giovani” (1950).
  2. Sempre nel 1954, negli Stati Uniti viene dato alle stampe quello che diverrà il manuale di psicologia della personalità più utilizzato nei college cattolici: The human person. Il testo raccoglie i principali interventi di un simposio organizzato un paio di anni prima da parte di Magda Arnold ed il gesuita John Gasson, con l’obiettivo di condividere un giudizio sulla psicologia da una prospettiva cattolica. Gli autori prendono fortemente le distanze dalle concezioni di Freud: “Poiché il concetto di causa di Freud è confuso ed inadeguato, egli non arrivò mai alle origini reali del comportamento aberrante”. Successivamente Magda Arnold tornò altre volte sull’argomento: “Per Freud, l’uomo è essenzialmente una creatura dagli impulsi irrazionali” (1959). Inoltre evidenziò i rischi di una posizione “assimilazionista” come quella teorizzata da Maritain ed attuata dalla Terruwe: “Ma se il metodo della psicoanalisi non può essere utilizzato indipendentemente dalla sua filosofia, allora anche un analista Cattolico non sarà in grado di usarlo senza arrecare danno”.
  3. Nel 1958 Pio XII interviene nuovamente con una terza allocuzione, in cui precisa le differenze tra l’antropologia cristiana e quella freudiana: “Noi definiamo la personalità come l’unità psicosomatica dell’uomo, in quanto determinata e governata dall’anima. […] Il costitutivo principale dell’uomo è l’anima, forma sostanziale della sua natura”. Il Pontefice mette in guardia contro le concezioni ateistiche: “La personalità cristiana si rende incomprensibile se si trascurano questi dati, e la psicologia, soprattutto quella applicata, si espone sovente a incomprensioni ed errori se li si ignora”. Inoltre elenca sei presupposti che, “a dispetto di certe posizioni sostenute da alcuni psicologi”, non possono essere abbandonati:

“1. un uomo qualsiasi dev’essere ritenuto normale fino a prova contraria;

  1. l’uomo normale non possiede soltanto una libertà teorica, ma ne ha anche realmente l’uso;
  2. l’uomo normale, quando impiega come deve le energie spirituali che sono a sua disposizione, è capace di vincere le difficoltà, che si frappongono all’osservanza della legge morale;
  3. le disposizioni psicologiche anormali non sono sempre costringenti e non tolgono sempre al soggetto ogni possibilità di agire liberamente;
  4. anche i dinamismi dell’incosciente e del subcosciente non sono irresistibili; è possibile, in larga misura, dominarli, soprattutto da parte del soggetto normale;
  5. l’uomo normale è dunque ordinariamente responsabile delle risoluzioni che prende”.
  6. L’operato di diversi psicoanalisti, in particolare riguardo agli effetti morali dell’analisi, porta la Santa Sede ad emettere un Monitum, pubblicato sull’Osservatore Romano il 16 Luglio 1961 a firma del notaio del Sant’Uffizio, che così recita: “Sapendo per certo che sono diffuse senza regola e per giunta divulgate molte opinioni pericolose circa i peccati contro il VI Comandamento e circa l’imputabilità degli atti umani” si prescrive agli insegnanti di teologia, dei seminari e degli istituti religiosi di non diffondere teorie differenti dalla tradizione ecclesiale, ai censori di essere cauti nel recensire e giudicare i libri, ai chierici ed ai religiosi ed ai sacerdoti di non sottoporsi alla psicanalisi senza il permesso dell’Ordinario per una causa grave.
  7. Quasi a conferma delle preoccupazioni del Sant’Uffizio, nel 1967 una commissione cardinalizia incaricata da Papa Paolo VI ordina a Gregorio Lemercier, abate del monastero benedettino di Nostra Signora della Resurrezione di Cuernavaca, in Messico, di non sostenere più né in pubblico né in privato la teoria e la prassi psicoanalitica. …
  8. A cavallo tra gli anni sessanta e settanta anche Papa Paolo VI critica la psicanalisi diverse volte, rimproverandole di abituare “noi moderni” a guardare ed agitare solo “il torbido fondo” dello spirito umano che, ricordiamolo, secondo Freud è la vera natura dell’uomo.
  9. Il lungo pontificato di San Giovanni Paolo II permette al Papa polacco di tornare più volte sul tema. In un’udienza del mercoledì, seguendo la riflessione del filosofo Paul Ricoeur, definisce Freud un “maestro del sospetto”, che accusa implacabilmente il cuore dell’uomo di “concupiscenza della carne” (29 Ottobre 1980). Nel 1987 dedica un importante passaggio alle psicoterapie: “la visione antropologica, da cui muovono numerose correnti nel campo delle scienze psicologiche del tempo moderno, è decisamente, nel suo insieme, inconciliabile con gli elementi essenziali dell’antropologia cristiana”. In particolare verso la psicoanalisi rivolge le seguenti accuse: “Le ricordate correnti psicologiche partono o dall’idea pessimistica, secondo cui l’uomo non potrebbe concepire altra aspirazione che quella imposta dai suoi impulsi o dai condizionamenti sociali”. …”

Aggiunge S. Parenti nell’articolo citato: “Chi tenta delle sintesi più moderate accusa comunque una scissione tra la vita personale (fede) e la vita professionale (psicoanalisi). Lo attestano quei consultori “cristiani” in cui si prescrivono preservativi ed aborti, si avvallano adulteri e divorzi, si sottostimano la pornografia e le attrazioni sessuali per le persone dello stesso sesso. Quando si vogliono conciliare due posizioni antitetiche l’esito è la confusione. Perché “nessuno può servire due padroni”” [499] … e soprattutto non si possono servire due “padroni” che vanno su strade radicalmente opposte: Gesù Cristo e Freud.

Anche il prof. Echavarria ha messo in evidenza l’inconciliabilità della psicoanalisi con la sana dottrina cristiana.[500]

In questa linea il sacerdote Ennio Innocenti ha pubblicato anni fa un importante testo di radicale critica alla psicanalisi[501].

Affermano due psicologi cattolici riguardo a tale libro: “Nessuno si spinge sino ad una critica radicale della personalità come don Ennio Innocenti. … Il primo capitolo del suo Critica alla psicoanalisi … parte proprio dalla vita di Freud, o meglio, da quegli aspetti della vita di Freud che normalmente vengono taciuti o passano in secondo piano. … Freud non solo fu un arrivista, un ateo e un esibizionista, ma fu un uomo malato. Profondamente malato. … Il suo libro è l’antitesi perfetta a quei tentativi di coniugare psicoanalisi e cristianesimo. Infatti  … il libro costituisce un pungolo per quei cattolici che si sono alimentati delle dottrine psicoanalitiche senza una verifica dei suoi fondamenti. … Freud ed il freudismo vengono denunciati da diverse prospettive. La prima è quella della realtà dei fatti.  … I fatti che riguardano i seguaci del “maestro” sono stupefacenti.”[502]

Come dice d. Innocenti riferendosi a Freud : “[…] il suo amico Weiss s’impiccò al ritorno dalla luna di miele; Otto Gross, tanto stimato, divenne assassino e morì suicida; Frink, tenuto in altissima considerazione, impazzì dopo il disastroso matrimonio caldeggiato dallo stesso Freud; Tausk, ritenuto tanto geniale, morì suicida sconvolto da una pazzia sconcertante, come diremo; una sorte analoga toccò a Federn (il maestro del triestino Eodardo Weiss, primo psicoanalista italiano); Rank stesso, il devotissimo segretario di Freud, non poté sfuggire al suicidio, esito d’una pericolosa pazzia che lo devastò per vari anni; pazzo morì anche Reich; Stekel, cui erano state affidate alte responsabilità nella promozione del movimento psicoanalitico, si meritò da Freud la definizione di “alienato morale”; Ferenczi, personaggio ancor più autorevole, morì completamente pazzo…” (p. 16)

Occorre aggiungere che “… Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, era massone: «A Vienna, il 23 settembre 1897, Freud è iniziato in una Loggia appartenente ai “Figli dell’Alleanza”, B’nai B’rith, ordine massonico riservato esclusivamente agli ebrei.»”[503]

Il secondo attacco che don Innocenti lancia contro Freud riguarda la filosofia: “A nostro avviso – e salvo miglior giudizio – è d’importanza decisiva l’identificazione filosofica della psicoanalisi come espressione dello gnosticismo” (p. 95)

Dice ancora Innocenti: ““In genere possiamo dire che Freud va collocato in uno degli sviluppi della filosofia illuminista: questa, infatti, degenera per due correnti parallele e concomitanti: la prima termina con il trionfo del razionalismo, del positivismo e del materialismo; l’altra termina con il predominio dell’inconscio e la riedizione dello pseudospiritualismo gnostico ed occultistico. Fra le due correnti ci sono scambi e parentele, essendo medesima la matrice. Come la filosofia, però il freudismo appare meglio collocato nella seconda corrente” (p. 82).

La linea seguita da Freud è chiaramente la seconda, appunto gnostica.

Molti altri attacchi vengono scagliati da d. Innocenti alla psicanalisi dalle prospettive della logica, della psichiatria e dell’epistemologia anche grazie ai contributi di altri esperti di cui il libro di Innocenti si arricchisce.

Tra i vari contributi raccolti da Innocenti va notato questo testo di Luigi Gedda, allora Presidente dei Medici Cattolici: “All’epidemico e inconsulto diffondersi della psicoanalisi, che spesso rappresenta un esercizio abusivo dell’arte sanitaria, dobbiamo opporci con una conoscenza approfondita della medicina psicosomatica, la quale ci permette di affrontare sopra un terreno obiettivo, e non pseudoscientifico, questi argomenti di confine tra anima e corpo”. Lo stesso Gedda aggiunge: “Le vittime più ingenue, e più compromettenti, dell’inflazione freudiana sono, in genere, gli ecclesiastici, i quali pensano di aver un terreno rigorosamente scientifico sotto i piedi quando citano Freud e parlano di psicoanalisi” (p. 69). Che profezia!

Insomma, per un cristiano il giudizio dev’essere chiaro: “Il sistema [freudiano] non si presenta come redimibile, nel suo insieme” (p. 147). Innocenti lo attesta con una tabella semplice ed immediata, in cui si comparano le concezioni di Freud con quelle di San Tommaso.

Il dott. Marchesini ha potuto affermare riguardo alla psicanalisi: “Per questa disciplina il nucleo fondante l’uomo non è la ragione, bensì l’inconscio, ossia le passioni …

L’istanza morale (cioè la ragione) nella psicoanalisi è il Super-io …  il Super-io è considerato da Freud un «tiranno» «crudele». Abbiamo quindi, nella psicoanalisi, un perfetto rovesciamento dell’antropologia cattolica.

Non solo. Quali sono le passioni originarie che costituiscono il fondamento antropologico freudiano? Le pulsioni sessuali (eros) e omicide (thanatos). Le stesse passioni originarie che, secondo Nietzsche, potremmo liberare se eliminassimo la metafisica (cioè la ragione di Tommaso, il Super-io di Freud): stupro e omicidio.”[504]

Come spiegano gli psicologi Parenti e Marchesini, Innocenti critica anche Jung . “Tutta una seconda parte è dedicata a Carl Gustav Jung. Anche nei suoi confronti gli aspetti che destano maggiore sorpresa sono legati alla vita personale a familiare. Che Gustav coltivasse l’idea di una “possessione” del proprio spirito da parte degli antenati è cosa abbastanza nota. … Poi ci sono gli aspetti psichici: dalle celebri “visioni”, alla depressione, sino ai tentativi di suicidio…. “ e ci sono le dottrine morale, è ben noto come : “ … per Jung il concubinato fosse ritenuto salubre, come scrive in una lettera a Freud: “Sembra che la condizione per un buon matrimonio consista nel garantire l’infedeltà” (p. 207)” [505]

Soprattutto poi, riguardo a Jung: “ … l’aspetto più inquietante di tutti è il suo satanismo, coltivato con il metodo dell’immaginazione attiva: “lasciarsi invadere, eliminata la vigilanza critica, da emozioni, affetti, fantasie, qualsivoglia contenuto dell’inconscio, confrontandosi come con una presenza oggettiva: una immaginazione attiva che diventa magia nera (Franz) per conquistare il proprio Sé attraverso l’inferno delle passioni” (p. 214).” [506]

Papa Francesco ha detto di avere consultato una psicanalista: “Ho consultato una psicanalista ebrea – racconta Bergoglio al suo interlocutore -. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni”.[1]

[1] La Stampa “La confessione di Papa Francesco: “La psicanalisi mi ha aiutato” 1.9.2017 www.lastampa.it https://www.lastampa.it/cronaca/2017/09/01/news/la-confessione-di-papa-francesco-la-psicanalisi-mi-ha-aiutato-1.34412307/

 

b,2,2,11) Il freudo-marxismo: Reich, Marcuse.

 

 

Tra i  più diretti seguaci di Freud vi fu Wilhelm Reich che coniò il termine “rivoluzione sessuale” e fu in teorico di essa.

Reich “ .. sostenne la possibilità dell’eliminazione definitiva dei disturbi nevrotici attraverso la rottura della “corazza caratteriale” del paziente: la scarica dell’energia “legata” in un rapporto sessuale soddisfacente era per R. il segno di una raggiunta normalità.”[507] Reich “è stato il primo autore a cercare una integrazione tra marxismo e psicanalisi. Le inibizioni sessuali sarebbero dovute alla repressione sessuale che caratterizza le società contemporanee e la necessità di liberare l’energia ‘organica’ è alla base del progetto Reich di una ‘rivoluzione’ sessuale da affiancare a quella politica.”[508]

Reich si dilettava nel soddisfare i suoi desideri naturali e desiderava liberare gli altri per godere di una simile libertà; riteneva che il nemico della libertà naturale fossero le restrizioni religiose e politiche che portavano alla vergogna, al senso di colpa e alla gelosia; procurava aborti illegali per ragazze con gravidanze indesiderate, distribuiva contraccezione e incoraggiava il sesso prematrimoniale. [509]

Reich e altri freudiani sostenevano che c’erano “leggi di natura” e un diritto naturale che poteva essere scoperto

ma per lui ciò che è piacevole è naturale mentre l’abnegazione è educata per convenzione; la vita piacevole era naturale e incompatibile con la morale, che era “antitetica alla natura”, la morale era una malattia da cui Reich voleva liberare le persone; contro la moralità Reich combatte a vari livelli, e in questa linea attraverso la “famiglia naturale”, che libera i suoi membri dalle costrizioni sessuali e coltiva ciò che è piacevole, egli combatté la famiglia patriarcale, che reprime la sessualità; coloro che venivano curati e “rieducati”  da Reich, guidati dalle sue idee erano orientati a chiedere l’abolizione delle leggi contro l’aborto e l’omosessualità e a far valere il diritto ai rapporti adulterini e alla fornicazione.[510]

Reich non credeva che ci potesse essere la fine di ogni repressione, ma credeva che gli esseri umani potessero eliminarne gran parte e riteneva che ciò avrebbe trasformato la vita e anche il lavoro delle persone. [511]

Di Wilhelm Reich aggiungo infine che:

– ha partecipato alla rivoluzione sessuale degli anni 1920;

– i suoi insegnamenti hanno ispirato vari personaggi della cultura di opposizione negli anni 1950 e 1960; a lui si rifanno Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroughs; J.D. Salinger, Norman Mailer e Saul Bellow; e persino Jack Nicholson; importante in modo particolare fu la sua influenza su Paul Goodman, che fondò la psicoterapia della Gestalt e diffuse le idee di Reich, le sue opere furono molto lette tra gli studenti radicali degli anni 1960 in particolare nel Berkeley Free Speech Movement. [512]

Herbert Marcuse, invece, è uno dei maggiori esponenti della Scuola filosofica di Francoforte,  autore di libri quali: “Eros and civilization. A philosophical inquiry into Freud.” (1955), “Soviet Marxism (1958), “One-dimensional man. Studies in the ideology of advanced industrial society” (1964).

Fu professore di filosofia politica in varie università tra cui Columbia, Harvard, Brandeis.

Come leggiamo nell’ Encyclopedia Britannica, la prima grande opera di Marcuse, “Eros and Civilization: A Philosophical Inquiry into Freud” (1955), è un’accusa radicale contro il capitalismo, la base della critica di Marcuse sono le pulsioni psicologiche istintive poste da Sigmund Freud; secondo Marcuse, queste pulsioni esprimono desideri che non possono essere soddisfatti dall’interno dei vincoli psicologici imposti dalle forme capitaliste di organizzazione sociale.[513]

Il testo di Marcuse “One-dimensional man. Studies in the ideology of advanced industrial society” (1964) è in particolare “ … l’opera cui è legata la straordinaria e improvvisa fortuna dell’autore, e l’influenza eccezionale che egli ha esercitato nell’ultimo scorcio degli anni Sessanta sul movimento studentesco, soprattutto americano e tedesco.”[514]

Marcuse criticò Reich, ma la sua dottrina fu simile a quella di Reich, Marcuse infatti sosteneva che la vita filosofica, o la Ragione propriamente detta, è una vita di desiderio erotico che armonizza e unifica l’anima e quindi costituisce il fine proprio dell’uomo; l’attitudine erotica fa che le cose siano libere di essere ciò che sono, da tale attitudine ricevono il loro scopo; egli si oppose alla visione moralistica della ragione di Freud e della filosofia occidentale che inibisce il desiderio e che dividerebbe la persona umana in sé stessa e la opporrebbe alla sua natura. [515]

Marcuse annunciò una nuova società in cui la repressione non sarebbe stata necessaria, in cui la “sessualità polimorfa” sarebbe stata liberata a spese dell’etica del lavoro capitalista; una società piena dei piaceri della gratificazione istintiva, in cui il sesso sarebbe sganciato dalla monogamia e dalla riproduzione e che accetterebbe ogni perversione sessuale, in essa l’intera personalità umana sarebbe vista come uno strumento di desiderio e di piacere.[516]

Qui è interessante citare anche Maslow che segui con altri Marcuse e che parlò di autorealizzazione dell’uomo che doveva essere studiata a partire dalla natura così come indicata da Marcuse; tale autorealizzazione includerebbe il raggiungimento di esperienze di “picco” e il sesso sarebbe uno dei modi più semplici per ottenere esperienze di “picco”. [517]

Nella linea di Wilhelm Reich e di Herbert Marcuse, con la rivoluzione sessuale il comportamento sessuale non è più ostacolato dai vincoli sociali e da quelli della sana morale, ma vi è per tutti una libera espressione degli impulsi sessuali; in questa linea altri autori “umanisti” sviluppano un’azione per rovesciare le istituzioni che attuano la repressione di cui parlano Reich e Marcuse: la famiglia nucleare e i costumi sessuali convenzionali. [518]

Tutto ciò porta all’elaborazione di un nuovo quadro anche progressista che permette alle persone di attuare le scelte che consentono loro di realizzarsi secondo la propria natura intesa come abbiamo visto poc’anzi, in tale realizzazione secondo la propria natura era la nuova “autenticità”; di fronte a questo quadro è evidente che per i principali psicologi e icone controculturali che seguivano Reich e Marcuse la cultura americana di quel periodo era sessualmente repressiva e malata mentre la società sana era quella che viveva la liberazione sessuale insegnata da Reich; venivano celebrate, in questa linea, personalità “autentiche” e si diffusero slogan come “Sii fedele a te stesso” o “Segui il tuo cuore” “Se ti senti bene, fallo”; “Segui il flusso” “Make Love, not War”, slogan chiaramente inneggianti al sesso libero di qualsiasi genere e tipo. [519]

Da quanto detto  appare la straordinaria influenza del freudo-marxismo e in particolare di Reich e Marcuse sulla rivoluzione sessuale.

In questa linea leggiamo nell’ Enciclopedia Italiana “W. Reich, E. Fromm, H. Marcuse sono gli autori principali ai quali si può attribuire la paternità del pensiero antiautoritario e antirepressivo sulla sessualità che si è attuato in particolare con la rivoluzione sessuale degli anni 60. …  Il clima culturale del Sessantotto e degli anni immediatamente precedenti ha dato alle opere di Reich, Fromm e Marcuse una nuova e inedita risonanza, sia tra i contestatori sia tra gli intellettuali.”[520]

Il prof. Donati ha affermato: “Di fatto, le radici a noi più prossime della rivoluzione sessuale consistono in una lettura storica e antropologica della sessualità umana che coniuga il marxismo con una interpretazione “sovversiva” della psicoanalisi freudiana. … il marxismo ha avuto un ruolo centrale nella rivoluzione sessuale degli anni ’60  … ha preconizzato la fine del capitalismo con l’avvento dapprima del “comunismo rozzo e materiale”, come lo chiama Marx, caratterizzato da uno stadio di promiscuità sessuale con “la prostituzione generale delle donne” e poi con la formazione delle “comuni” quale base sociale del “comunismo reale”. … ” [521] Gli autori più importanti di questo freudo-marxismo e quindi più influenti sulla rivoluzione sessuale sono appunto Marcuse e Reich e infatti sono questi 2 autori che il prof. Donati cita specificamente. [522]

Soprattutto grazie a questi autori si è dunque attuata anche la legittimazione degli atti omosessuali.

 

 

b,2,2,12) Alfred Adler e la psicologia cattolica e tomista di Rudolf Allers, “l’anti Freud”.

 

 

Come spiega un testo dell’ Adler University, Rudolf  Adler nacque a Vienna il 7 febbraio 1870.

Si laureò in medicina nel 1895 presso l’Università di Vienna, si dedicò ben presto alla medicina generale.

Nel 1907 Adler incontrò Sigmund Freud, insieme con Rudolf Reitler e Wilhelm Stekel, questi incontri si moltiplicarono e produssero il movimento psicoanalitico e la Società Psicoanalitica di Vienna, di cui Adler fu il primo presidente.

Adler non si considerò mai come uno dei primi discepoli di Freud e ruppe con lui e con la psicoanalisi nel 1911. Adler sviluppò la psicologia individuale e fondò la Società di psicologia individuale nel 1912.

Dopo la I guerra mondiale fondò varie cliniche e diffuse le sue idee sulla psicologia dando particolare importanza all’interesse sociale.

A causa dell’ascesa del nazismo dovette emigrare negli Stati Uniti, qui iniziò a insegnare  presso il Long Island College of Medicine. Nel 1937, mentre teneva conferenze ad Aberdeen, in Scozia, Alfred Adler morì di infarto. [523]Come spiega un interessante articolo: “Alfred Alder fu un collaboratore di Sigmund Freud a Vienna, ma poi si staccò dalla psicoanalisi, non condividendone le ossessioni per la sessualità, ed edificando una scuola psicologica autonoma, chiamata “psicologia individuale comparata”. [524]

Come spiega il prof. Echavarria “La posizione di Adler nei confronti della psicoanalisi, dopo la disputa con Freud, fu sommamente critica. Adler rifiutava, primariamente, il suo schematismo. Dal punto di vista teorico, critica la riduzione di tutte le motivazioni a quella sessuale, e la mancanza di finalità. Secondo Adler, il comportamento si deve interpretare in funzione del fine che l’individuo, cosciente o incoscientemente, persegue. Da questa prospettiva, le pulsioni sessuali, che tanto hanno catturato l’attenzione della psicoanalisi, paiono come fattori secondari, che devono essere interpretati nell’insieme della personalità, che si comprende dalla meta o fine.” [525]

“Adler impiega il termine “omoerotismo” per definire questo comportamento. Afferma così, anche in questo modo, che questa presa di posizione erotica non rappresenta né l’appartenenza a un genere diverso né un atto criminale, ma soltanto un modo sbagliato di difendersi da presunti pericoli della normale sessualità» (p. 18). Per Adler «l’omosessualità è un ripiego malinteso e malriuscito» (p. 97) e «rivela un fallito tentativo di compenso in uomini con un evidente sentimento d’inferiorità» (p. 98).”[526]

Una figura di particolare importanza è Rudolf Allers, secondo alcuni era l’anti-Freud, ha messo “spalle al muro la psicoanalisi” e un giorno Allers “sarà finalmente riconosciuto tra i più grandi psicologi e psichiatri della storia”. Seguirò su questa figura  un interessante articolo di A. Giuliano[527] e un lungo articolo del prof. M. Echavarria, docente di Storia della Psicologia e di Psicologia della Personalità presso l’Università Abat Oliba (CEU) di Barcellona. [528]

Allers acque a Vienna nel 1883, da una famiglia cattolica, di origine ebraica. Nel 1906 si laureò in Medicina, a Vienna fu allievo di Sigmund Freud, di cui seguì alcune lezioni.

Nel 1908, sposò Carola Meitner.

Nel 1908 divenne psichiatra, lavorò a Monaco di Baviera con Emil Kräpelin, autore fondamentale per la moderna psicopatologia. Svolse la sua attività nelle Università di Praga e Monaco. Dal 1913 fu docente di psichiatria nella Scuola di Medicina dell’Università di Monaco.

Lavorò come chirurgo sui campi di battaglia nella I guerra mondiale.

Nel periodo successivo alla I guerra Allers fu discepolo di Alfred Adler, “medico e psicologo viennese, inizialmente collaboratore di Freud dal quale si separò nel 1912, a causa del dogmatismo estremo del creatore della psicoanalisi e del pansessualismo che in quell’epoca sosteneva.” [529]

Dal 1918 al 1938, lavorò alla Scuola di Medicina dell’Università di Vienna.

Come spiega Echavarria “Attorno al 1925, si era formato un sottogruppo dentro la scuola di Adler, cosciente della necessità di un fondamento filosofico della psicologia, e scontento della poca apertura di Adler verso una visione antropologica integrale, aperta alla trascendenza e magari ad una prospettiva religiosa in psicoterapia. I punti di riferimento del movimento, che alcuni hanno definito “terza scuola di psicoterapia viennese”, erano lo stesso Rudolf Allers e il suo amico Oswald Schwarz.” [530]

La rottura di questo gruppo rispetto ad Adler si consumò nel 1927.

Studiò a fondo s. Tommaso in particolare all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove nel 1934 si laureò in filosofia. Conobbe Hans Urs von Balthasar e amico e santa Edith Stein. Tradusse varie opere di lei e come lei ebbe problemi con l’ascesa del nazismo perciò si trasferì con la sua famiglia negli Stati Uniti. Alla Catholic University of America di Washington insegnò psicologia per dieci anni di là passò alla Georgetown University per insegnare filosofia. Morì a Georgetown il 14 dicembre del 1963 all’età di 80 anni con il desiderio irrealizzato di promuovere in America un istituto cattolico di psicologia medica che doveva avere in particolare il compito di “opporsi a tutte le tendenze anticattoliche, fra le quali quelle nel campo della psicologia sono particolarmente importanti”.

Diceva Allers “Una psicologia medica cattolica deve essere una vera sintesi delle verità contenute nei sistemi già esistenti e inaccettabili visto il loro spirito di materialismo puro e le verità della filosofia e la teologia cattolica. Questo lavoro di sintesi non può essere compiuto che da persone istruite e nella medicina o psicologia e nella filosofia, e che possiedono una esperienza pratica e personale assai grande: cioè questo lavoro deve essere fatto da medici, specialisti di psichiatria, dunque da scienziati cattolici laici.” [531]

Importante è sottolineare che “Allers era fermamente convinto che la psicologia e la psichiatria per essere davvero efficaci dovevano avere una solida base metafisica”.

Secondo Allers “Una buona summa psycologiae moralis potrebbe essere composta da estratti delle opere di sant’Agostino, san Gregorio, i Vittorini, Gerson, sant’Ignazio, san Francesco di Sales, Rodriguez, Faber e Newman, per fare solo pochi nomi ben conosciuti”. Allers riteneva che la Philosophia perennis di san Tommaso d’Aquino offrisse indicazioni fondamentali e decisive per lo studio della natura umana nella sua realtà.

Considerato da Marchesini come il più grande psicologo cattolico, Allers ebbe una brillante carriera accademica e importanti riconoscimenti per la sua attività.

Realizzò una serrata e coraggiosa critica alla psicoanalisi di Freud portata avanti proprio quando Freud era al culmine della popolarità in Europa.

Secondo Allers “compito quindi della psicoterapia è quello di farci prendere coscienza della nostra finitezza, rinunciando a un’ingiustificata superbia in nome dell’umile accettazione della realtà”.

Per questo psicologo  “l’unica persona che possa essere interamente libera dalla nevrosi è quella che passa la vita in una sincera dedizione ai doveri naturali e soprannaturali e che ha costantemente affermato la sua posizione come creatura e il suo posto nell’ordine del creato; in altre parole, al di là del nevrotico c’è solo il santo”.

Lo stesso Allers aggiungeva “Per guarire una nevrosi non è necessaria un’analisi che discenda fino alle profondità dell’inconscio, per tirare fuori chi sa quali reminiscenze, né un’interpretazione che veda le modificazioni o maschere dell’istinto nei nostri pensieri, sogni e atti. Per guarire una nevrosi è necessaria una vera metanoia, una rivoluzione interiore che sostituisca l’umiltà all’orgoglio, l’abbandono all’egocentrismo. Se diventiamo semplici, possiamo vincere l’istinto con l’amore, che costituisce – se gli è veramente dato di svilupparsi – una forza meravigliosa e invincibile”[532]

Allers si univa alle critiche di Adler nei confronti della dottrina feudiana e ne aggiungeva altre.

Anzitutto Allers nota che la psicoanalisi “si basa su di una filosofia incompatibile con il cristianesimo.” L’ idea secondo cui il metodo psicoanalitico di Freud possa essere accettati ma non la filosofia di Freud è fortemente rifiutata da Allers[533] .

Come spiega Echavarria sintetizzando il pensiero di Allers: “La psicoanalisi di Freud non è una scienza, bensì un’ideologia, che dipende da alcuni sviluppi della filosofia moderna (illuminismo, romanticismo, filosofia dell’inconscio). D’altra parte, si basa su paralogismi inaccettabili per la ragione e, ogni volta che si attacca logicamente la psicoanalisi, i suoi cultori rispondono con argomenti ad hominem.”[534]

Continua Echavarria “Il peggior difetto della psicoanalisi, e non solo, è la “ossessione per la parte inferiore”, lo “sguardo dal basso” …  Tutto ciò che è inferiore, tutto ciò che si avvicina alla natura brutta o perfino morta, è giudicato come più vero, più naturale, più importante.” Questa è la caratteristica che Allers nota in “tante eresie, tante mode intellettuali, anche deviate, tante pseudo-filosofie, tante idee sociali contemporanee” [535]

Spiega Allers : “Come in filosofia o in psicologia, non c’è un punto di vista più pericoloso, in materia di psicoterapia o di ascesi, che questo che abbiamo chiamato ‘lo sguardo dal basso’. E’ necessario elevare gli occhi verso le vette della nostra vita e dell’essere in generale”. [536] Cioè, la psicologia deve trasformarsi in una psicologia delle vette, e non solo, in senso psicoanalitico ma anche nel senso che deve diventare una psicologia profonda. [537]

Per Allers l’omosessualità non è una deviazione congenita e costituzionale, ineluttabile e insuperabile, è sempre un fenomeno parziale all’interno di una personalità generalmente deviante e che non riesce ad adattarsi alla realtà; vale anche per l’atteggiamento omosessuale il fatto che esso e i suoi affetti è intimamente legato alla postura completa e alle strutture più profonde della personalità.[538]

In quanto autore tomista ritengo che Allers considerasse l’attività omosessuale come contraria alla natura umana. Pur essendo considerato da alcuni un grande autore, gli studi dedicati al suo pensiero sono “scarsissimi, e di carattere generale”, afferma Echavarria l’articolo citato.

Joaquín García-Alandete in un articolo afferma che Allers è stato praticamente relegato nell’oblio, nonostante abbia avuto una certa rilevanza in passato, egli ha sviluppato un programma fondamentale in psichiatria, quello della psicopatologia (in particolare della nevrosi), e della caratterologia nell’antropologia cattolica, in particolare tomista[539].

 

 

b,2,2,13) B. Russell, Sartre e S. de Beauvoir.

 

 

Bertrand Russell scrisse il libro “Religione e Scienza”(1935), il cui scopo principale era quello di abbattere la religione in nome della scienza; egli era agnostico.

In realtà dal suo curriculum non pare abbia studiato a fondo le religioni e le sue critiche mostrano piuttosto che con esse criticava la sua incompetenza; Russell non ha mai avuto una competenza riconosciuta in ambito religioso, ambito vastissimo che richiede uno studio prolungato.

Sottolineo che criticare la religione non significa conoscerla a fondo, per criticarla davvero occorre prima studiarla a fondo davvero e non pare che questo abbia fatto Russell.

Le sue affermazioni sono state radicalmente criticate da vari autori e sono state supportate da atei e agnostici che appunto lo hanno reso celebre.

Una delle critiche significative mossegli è la seguente: è incredibile che un filosofo illustre potesse essere così inaffidabile, così estraneo al fatto che il cristianesimo primitivo ha esaltato il concepimento delle donne e che trattando il matrimonio come un sacramento ha emancipato le donne dalle antiche tradizioni dell’autorità assoluta dei genitori e del potere signorile dei signori feudali, è cecità intellettuale non riconoscere la portata rivoluzionaria del cristianesimo primitivo, quale che sia il sentimento contemporaneo riguardo al sacramento del matrimonio, quando si ergeva come un muro contro le maree della sconfinata sensualità e imprimeva nel mondo romano la santità della vita umana.[540]

I critici di Russell hanno sostenuto che in molti casi i suoi attacchi alla religione dipendevano da errori sui fatti; ma più a fondo occorre semplicemente dire che Russell non ha mai studiato a fondo il cristianesimo, non ha mai preso titoli in tale ambito, per quanto mi consta … le sue parole sono semplicemente una critica alla incompetenza di lui stesso!

Bertrand Russell (1929) con altri autori pensa al sesso come generalmente buono[541].

Russell, contro la pratica del suo tempo, ha sostenuto l’educazione sessuale per i giovani; fu criticato severamente per la sua opinione secondo cui il tentativo della chiesa di tenere la conoscenza sessuale lontana dai giovani era “estremamente pericoloso per la salute mentale e fisica”; raccomandava matrimoni temporanei senza figli per coloro che non erano pronti a fondare una famiglia e sosteneva che l’etica cristiana inevitabilmente, attraverso l’enfasi posta sulla virtù sessuale, ha fatto molto per degradare la posizione delle donne.[542]

Egli scrisse  Marriage and Morals (1929), che criticava in senso utilitaristico la fedeltà sessuale coniugale e assumeva posizioni femministe. [543]

Russell giustificava l’adulterio, partendo dal principio che l’attività sessuale dovrebbe essere attuata esclusivamente sulla base dell’impulso spontaneo di entrambe le parti e dovrebbe produrre un piacere reciproco, in questo modo egli condannava l’intrusione del motivo economico nel sesso e quindi sia la prostituzione sia i matrimoni realizzati per motivi economici. [544]

Pensava che il sesso fosse un bisogno naturale, come il cibo e il bere, ma che non dovesse essere banalizzato dissociandolo da un’emozione seria e da sentimenti di affetto. [545]

Secondo Alan Wood, Russell più di chiunque altro, ha cambiato la visione della moralità sessuale di un’intera nuova generazione; e durante la sua vita ha visto la causa dei diritti delle donne, una volta considerata una crociata di stravaganti, finire come una parte consolidata delle leggi e dei costumi del paese.[546]

Secondo qualche esperto ciò che Russell affermava è stato raggiunto dalla rivoluzione sessuale e dal movimento femminista. [547]

Più generalmente possiamo dire che anche a causa dell’apporto offerto da Russell la morale tradizionale e cristiana è stata sovvertita e si è quindi giunti alla sua rivoluzione sessuale, che come detto è il più radicale tentativo di tale sovversione.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) era un ateista francese, esistenzialista.

Sartre “cerca di portare la sessualità al centro della riflessione filosofica, in contrapposizione, come egli sottolinea, ad altri filosofi di orientamento esistenziale. Lungi dall’aderire alle teorie psicologiche che considerano l’uomo come un essere sessuato “perché ha un sesso”, Sartre inverte la prospettiva: il sesso è solo “l’immagine di una sessualità fondamentale”[548] e l’uomo ha un sesso solo perchè è essenzialmente ed originariamente un essere sessuale. La sessualità è “una struttura necessaria dell’essere-per-sé-per-altri”. [549][550]

Per Sartre: “Un corpo vivente come totalità organica in situazione con la coscienza all’orizzonte: questo è l’oggetto al quale si rivolge il desiderio”. [551]

Per Sartre il desiderio è rivelazione della carne di ognuno e di quella dell’altro e questo desiderio cerca di spogliare il corpo d’altri di tutto ciò che ne nasconde la contingenza e di produrre così la totale incarnazione dell’altro.[552]

“Perchè la carezza non è un semplice sfiorare: ma un foggiare. Carezzando l’altro, io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita. La carezza fa parte dell’insieme di cerimonie che incarnano l’altro…La carezza fa nascere l’altro come carne per me e per lui…”[553]

“Lo sbocciare delle carni, una contro l’altra, ed una per l’altra, è il vero fine del desiderio”[554]

Sviluppando il racconto di Hegel sulla relazione “padrone-schiavo”, Sartre ha proposto che nelle interazioni sessuali desideriamo sempre superare la libertà dell’altro, questo sforzo è destinato al fallimento e le relazioni sessuali minacciano sempre di diventare semplicemente masochismo o sadismo. [555]

Entrando in ciò che più ci interessa nella filosofia di Sartre dobbiamo dire anzitutto che per lui Dio non può esistere, ma l’uomo desidera di essere Dio[556] che egli riteneva che i valori morali dipendessero dall’uomo e fossero una sua creazione, affermava che l’esistenzialismo è lo sforzo per trarre tutte le conclusioni da una coerente posizione ateistica; il punto di partenza dell’esistenzialismo è l’affermazione di Dostojevsky: se Dio non esiste tutto è permesso[557]; per Sartre Dio non esiste, i valori non dipendono da Dio; l’uomo è libero, i suoi valori dipendono solo da lui; Sartre vuole dissipare l’idea che egli stia promuovendo l’anarchia morale o una scelta capricciosa di norme morali e perciò afferma che il giudizio di valore è universale nel senso che asserire un valore è asserirlo idealmente come valore per tutti.[558]

Non esistono, quindi, per Sartre, leggi morali divine fondate in Dio.

Non esiste una sanzione divina per le cattive azioni e non esiste un premio divino per il bene.

Non esistono norme divine fondamentali che condannino adulterio, fornicazione, atti omosessuali e non esiste sanzione divina per chi li compie.

Sartre, con la sua vita e la sua filosofia è un ulteriore “tassello” in ordine all’attuazione della rivoluzione sessuale; non pare che si sia mai opposto a tale rivoluzione, pur vivendo proprio mentre essa si attuava. Fu considerato negativamente a livello morale e la sua relazione aperta con la de Beauvoir fu un mito della stessa rivoluzione sessuale.

Sebbene rifiutassero la tradizione della monogamia, i due rimasero insieme per tutta la vita in una sorta di “amore essenziale” anche se ebbero numerosi “amori contingenti”. Questa relazione aperta era radicale per l’epoca e Sartre e Beauvoir sono stati criticati anche per la loro etica sessuale.[559]

Simone de Beauvoir (1908-1986), compagna di una vita e amante di Sartre, con la famosa frase “Non si nasce, ma piuttosto si diventa, una donna”  ispirò i successivi resoconti femministi del costruzionismo sociale della sessualità. S. de Beauvoir con il suo saggio “Must We Burn Sade?” ha contribuito a raccogliere per de Sade un persistente apprezzamento accademico, [560] nonostante che costui abbia celebrato tutti i tipi di atti sessuali, incluso lo stupro [561] e probabilmente anche la pedofilia o la pederastia, viste le sue affermazioni di assoluta perversione. La de Beauvoir  comunque critica de Sade, ritiene che egli abbia pervertito il significato della libertà e che sostenesse un’etica insoddisfacente, che fosse stato ingannato (il che non significa che fosse innocente), che avesse scambiato il potere per la libertà e avesse frainteso il significato dell’erotico. [562]

In un articolo di Debra Bergoffen e Megan Burke leggiamo che la de Beauvoir rifiuta i sistemi di assoluti, rifiuta le idee di Dio e dell’Umanità; secondo lei entrambi affermano di aver individuato una fonte e una giustificazione assoluta per le nostre convinzioni e azioni, ci sottraggono alla responsabilità di creare le condizioni della nostra esistenza e di sfuggire alle ansie dell’ambiguità. I messianismi teologici e umanistici ci presentano un destino utopico e ci incoraggiano a pensare in termini di fini che giustificano i mezzi e producono vari danni, in particolare pervertono la nostra relazione con il tempo, con gli altri e con noi stessi,  la de Beauvoir insiste sul fatto che il futuro è indeciso e che la sua forma sarà modellata dalle nostre decisioni presenti.

La de Beauvoir respinge la nota accusa contro la laicità resa famosa dal Grande Inquisitore di Dostoevskij: “Se Dio è morto tutto è permesso”. Secondo lei, senza che Dio ci perdoni per i nostri “peccati”, siamo totalmente e inescusabili responsabili delle nostre azioni. Secondo la de Beauvoir gli uomini possono creare leggi vincolanti per tutti.[563]

Era favorevole all’aborto e attraverso il “Manifesto delle 343”, un documento scritto da lei nel 1971 e con cui un gruppo di donne si autodenunciavano per aver abortito, volle reclamare la libertà di poter abortire, rivendicazioni di questo tipo ottenero di lì a poco tale libertà.

La de Beauvoir appunto escludendo Dio esclude una Legge naturale fissata da Dio.   Non esistono, quindi, per questa filosofa, leggi morali divine fondate in Dio.

  1. C. Lane risponde molto efficacemente alla de Beauvoir citando il filosofo Richard Taylor[564] e affermando che se non c’è Dio, se non c’è un legislatore divino, non c’è una legge morale, se non c’è una legge morale allora non c’è un vero bene e un vero male; se Dio non esiste, tutto è fondamentalmente lecito.[565]

Aggiungo che l’uomo può stabilire leggi morali ma tali leggi non saranno mai la Legge del Creatore che è assoluta Perfezione, che tutto e tutti conosce e che indirizza ogni uomo verso il suo vero bene, e quindi tali leggi umane saranno sempre limitate, soggette al superamento da parte di altre leggi umane, migliori, e come tali non potranno mai essere fondamentalmente vincolanti per tutti.

Aggiungo ancora che se Dio non esiste non c’è una sanzione giusta, divina al male e non c’è un premio giusto, divino, al bene … senza Dio è praticamente e fondamentalmente la stessa cosa fare il bene o il male.

Anche la de Beauvoir entra, con la sua vita e le sue affermazioni, nel processo rivoluzionario che, in netta opposizione alla filosofia e alla morale cristiana e teista, ha portato alla rivoluzione sessuale e quindi alla legittimazione dell’omosessualità ma lei è andata anche oltre, con Jean Paul Sartre è stata tra i firmatari che presentarono una lettera aperta alla Commissione di revisione del codice penale in Francia, pubblicata per estratto su Le Monde del 23 maggio 1977, nella quale chiedevano l’abrogazione e/o la revisione delle norme del codice penale che fissavano i limiti del consenso del minore in materia sessuale. Chiedevano in particolare l’abrogazione o, comunque, la profonda riforma della legislazione nel senso del riconoscimento del diritto dei bambini e degli adolescenti a intrattenere relazioni con persone di loro scelta vietate dalle norme del codice penale, cioè lo sdoganamento della pederastia. [566]

 

 

b,2,2,14) Una sintesi sul percorso filosofico che ha condotto alla rivoluzione sessuale

 

 

Sintetizzando e precisando il percorso storico filosofico che abbiamo visto e che ha portato alla rivoluzione sessuale e quindi alla legittimazione dell’omosessualità, possiamo dire che esso si è sviluppato come un cammino di opposizione sempre più penetrante ed efficace alla morale tradizionale teista e cristiana che ha avuto come rappresentanti principali prima i libertini, poi gli illuministi con, in particolare, D’Holbach e de Sade, ma anche, in certo modo con Hume; poi, come  il prof. Introvigne ha affermato: “ Nell’Ottocento e agli inizi del Novecento – dopo il consolidarsi pressoché ovunque dello Stato ufficialmente laico, non più cristiano, e dopo la diffusione sociale della critica alla morale naturale e cattolica dei “maestri del sospetto” Marx, Nietzsche e Freud – la Rivoluzione sessuale si sforza di passare “dall’utopia alla scienza”, e il manifesto programmatico di de Sade si sviluppa nel pansessualismo metodico di Groddeck e di Reich, fino alla sintesi articolata di Bataille. Con questi autori si può dire che la Rivoluzione sessuale si affermi come elemento obbligato del panorama culturale, che il pansessualismo diventi uno scenario dominante della città delle idee rivoluzionarie.” [567] Ma sia Hitler che Stalin negano a Groddeck e  Reich l’attuarsi pieno della rivoluzione sessuale, invece: “… a meno di dieci anni dalla morte di Bataille, il 1968  …  ha rappresentato l’esplosione “ufficiale” (in larga parte indotta e pilotata) di un mondo nuovo che qualcuno ha definito “civiltà sensista” e che è caratterizzato dalla socializzazione della rivoluzione sensuale.” [568]

Con il 1968  la Rivoluzione sessuale si afferma, e da ambiti ristretti dilaga nella società; ciò che nei circoli libertini del Seicento veniva affermato e praticato in circoli ristretti, nel 1968 è diventato mentalità corrente e costume riconosciuto, la Rivoluzione sessuale non è più soltanto un processo, ma anche una epoca. [569]

E come processo ed epoca occorre tenere presente che la rivoluzione sessuale  è: “ … processo storico che, più di ogni altro, ha plasmato e continua a plasmare il mondo post-cristiano, o ex cristiano.” e che le: “ …le sue varie implicazioni antropologiche e le tante promesse non sono comprensibili a prescindere dalle radici cristiane dell’Occidente, dato che le istanze di cambiamento sono una contestazione, una deviazione o un rovesciamento di tali radici” [570]

Al fine del rovesciamento di tali radici ha avuto una significativa importanza, come visto, l’esclusione di Dio dalla filosofia, tale esclusione ha cancellato l’esistenza di una Legge divina naturale e ha fatto sì  che per l’etica (filosofica), fondamentalmente, tutto diventasse lecito … secondo l’ affermazione di R. Taylor per cui: laddove Dio scompare tutto diventa lecito [571], affermazione che certamente si collega con il famoso insegnamento di Dostojevsky per cui: se Dio non esiste tutto è lecito[572].

Abbiamo già parlato più sopra della rivoluzione sessuale studieremo di nuovo più avanti, con maggiore profondità, alcuni aspetti fondamentali di essa.

 

 

b,2,2,14,1) La filosofia che sta dietro le varie correnti della psicologia moderna, un’ analisi sintetica.

 

 

Come spiega il prof. Echavarria: “Non diciamo niente di nuovo affermando che ogni scuola di psicoterapia dipende da premesse antropologiche esplicite o implicite. Molti autori non solo lo hanno fatto notare, ma hanno anche fondato le loro pratiche su determinate filosofie.” [573]

Anzitutto osservando i primi teorici della psicoterapia, continua Echavarria nello stesso testo che seguiremo, troviamo in maniera sufficientemente esplicita determinate filosofie dietro le loro impostazioni psicologiche:

1) Pierre Janet era filosofo prima di essere medico;

2) dietro alle dottrine di Sigmund Freud possiamo vedere “la psicologia dinamica di Herbart, dell’evoluzionismo darwiniano e dello spirito post-morale e post-cristiano di Nietzsche.”;

3) dietro alle dottrine di Carl G. Jung si può vedere la filosofia tedesca ma anche “l’occultismo (gnosticismo, alchimia, spiritismo)”;

Dietro alla psicanalisi lacaniana si possono scorgere le filosofie di Hegel, Heidegger, Nietzsche oltre che con lo strutturalismo.

Troviamo “una nutrita psicologia di ispirazione fenomenologico-esistenziale (Jaspers, Binswanger, Minkowski, May, etc.). Lo stesso Viktor Frankl afferma la necessità di fondare la psicoterapia su una ontologia esistenziale.”

Rudolf Allers aveva affermato la necessità “che la psicologia sia basata sull’antropologia e sulla metafisica”, Vari autori hanno tentato di “fondare la pratica psicoterapeutica sul marxismo (ad esempio Fromm e Caruso)”. Ulteriormente: “Albert Ellis, fondatore della terapia razionale-emotiva, una delle principali correnti della psicoterapia cognitiva, afferma che il suo trattamento consiste più in una specie di terapia filosofica basata sullo stoicismo e sull’esistenzialismo, che in una terapia psicologica. E così potremmo proseguire con ciascuno dei principali esponenti della psicoterapia.”[574]

Ogni scuola di psicoterapia dipende da premesse antropologiche esplicite o implicite.

 

 

b,2,2,14,2) Lo scardinamento della morale attraverso un’ antropologia e una psicologia devianti.

 

 

Come dicemmo più sopra …

Secondo il prof. Reale “C’è anzitutto il fatto, sempre più evidente, che la cultura dei tempi moderni, scienza, filosofia, pedagogia, sociologia, letteratura, ha visto l’uomo sotto una falsa luce; non solamente in determinati aspetti, ma nel suo principio, e perciò nella sua totalità. L’uomo non è quello che ci indicano il positivismo e il materialismo.” [575]

Si sono sviluppate quindi due visioni contrapposte dell’uomo: “… un’antropologia elaborata su basi razionali, formulata dalla filosofia greca, integrata dal cristianesimo con la Rivelazione” e un’antropologia  “… naturalista e materialista, … già … formulata nell’antichità, ma negli ultimi secoli ha assunto un ruolo sempre più influente sulla cultura. La visione naturalista, cioè che considera l’uomo come un essere di natura, ha trovato una formulazione importante per la psicologia nell’opera di Sigmund Freud (1856-1939)” [576]

Afferma il prof. Echavarria: “Come abbiamo spiegato, l’illuminismo pretese la liberazione dell’uomo, attraverso lo sviluppo libero della sua ragione, da ogni tipo di tirannia e specialmente dalla Chiesa e dalla religione rivelata in generale, considerate come raggiri e lesive dell’autonomia della ragione umana. La psicologia dell’illuminismo sarà, di conseguenza, un intento di rielaborare il sapere sull’uomo, e circa il suo “dover essere”, sotto la guida dell’autonoma ragione scientifica, con il rifiuto di ogni dato soprannaturale, e anche metafisico, in quanto follia o fanatismo, o nel migliore dei casi, reinterpretandoli come miti che racchiudono una verità puramente naturale, utile per l’istruzione del volgo.”[577]

La sociologa culturale Eva Illouz, come visto, ritiene che l’autore cui occorre far risalire i cambiamenti nella sessualità e quindi nella morale degli ultimi decenni è stato Freud con la sua psicoanalisi.[578]

Aggiunge E. Pavese riportando il pensiero della stessa Illouz “Tali cambiamenti sarebbero stati possibili con l’affermazione di quello che l’Autrice definisce regolarmente come “pensiero terapeutico”, cioè la sostituzione dei valori morali come norme del comportamento umano con categorie psicologico-terapeutiche, in altri termini non dovrebbe essere la morale a orientare il comportamento umano in generale e le relazioni tra i sessi in particolare, ma sarebbe lo psicologo che in base alle proprie teorie deciderebbe ciò che è normale o no, quali comportamenti possono favorire la salute psichica e quali invece possono provocare disturbi nevrotici. Per la Illouz è stato questo approccio, iniziato dalla psicoanalisi e ripreso poi da altre correnti psicologiche, a preparare il terreno alla rivoluzione sessuale, alle forme anche radicali di femminismo e alla crisi dell’idea tradizionale di famiglia. Si può aggiungere che la psicoanalisi ha modificato il giudizio sull’omosessualità e ha preparato il terreno all’ideologia di gender.” [579]

La morale viene dunque riscritta integralmente dalla psicologia …

Per Freud, continua Pavese “ogni essere umano avrebbe una natura bisessuale e potrebbe decidere liberamente sul proprio orientamento sessuale, l’educazione dovrebbe tenerne conto e non cercare di reprimere le tendenze omosessuali.”

Il prof. Echavarria dopo un lungo studio sulla storia della psicologia moderna nota chiaramente come essa si pone su una tradizione del tutto diversa da quella della Tradizione cattolica; dice più precisamente questo autore: “… la prima cosa che possiamo constatare è la coesistenza di tradizioni distinte, che non si coniugano immediatamente, che necessitano di una traduzione, senza la quale si può cadere in interpretazioni errate. Se si pretende di disfarsi del problema autentico, epistemologico e pratico, che pone la nuova psicologia con la sua riduzione a scienza “positiva”, si cade in un errore le cui conseguenze possono essere gravi.” [580]

Per il prof. Echavarria non basta dire che occorre distinguere il metodo dalla dottrina di base e ritenere la dottrina di base errata ma il metodo efficace né si può tentare la sintesi, infatti i vari: “tentativi di sintesi peccano molte volte d’ingenuità di fronte alla psicologia contemporanea, soprattutto nei confronti della psicoanalisi e della psicologia del profondo in generale, per non comprendere sia la diversa tradizione a cui questi studi ineriscono, sia soprattutto l’“attitudine” spirituale che li muove, fondata fondamentalmente su di una mistica che non è compatibile con quella cristiana.” [581]

Soprattutto occorre evitare l’assimilazione di tale psicologia e ciò anche a livello di filosofia e di teologia, come spiega Echavarria: “In effetti, oggi abbiamo a che fare con teologie costruite a partire dalle “scienze umane”, che vogliono evitare ciò che si è soliti chiamare la “mediazione della filosofia” attraverso i nuovi modi di “autointerpretazione profana” dell’uomo nel campo teologico-morale, molte volte queste teologie vedono di cattivo occhio la permanenza a livello del Magistero della “antica” morale delle passioni, che desidererebbero veder rimpiazzata dalle “scoperte” della moderna psicologia del profondo.” [582]

Attraverso la psicologia , in particolare, è in atto uno scardinamento anticristiano della morale evangelica, di esso ha parlato anche il prof. I. Andereggen secondo cui: “il “rinnovamento” della morale a partire dalla psicologia racchiude all’interno un processo occulto: si tratta del rimpiazzamento dell’etica classica con un modello radicalmente distinto dell’etica.” [583]

Come rispondere a questo insidioso attacco alla sana dottrina morale cattolica’

Il prof. Martin Echavarria  risponde: “Non ci sembra di avere un’altra strada che la dura riscoperta della grande concezione tradizionale del perfezionamento dell’uomo, sforzandoci di comprendere le sue connessioni con le problematiche contemporanee, senza cadere nell’identificazione con posizioni in sé estranee, né evitare la discussione, a volte basata su di una opposizione radicale, con gli autori contemporanei. … In questa riscoperta, lo studio approfondito di san Tommaso gioca un ruolo fondamentale.” [584]

Occorre recuperare la visuale tomista, continua Echavarria, una visuale con uno sguardo non “dal basso” ma “dall’alto”, occorre recuperare la visione sapienziale che contempli l’uomo a partire da Dio, dalla Trinità, dalle persone divine e in esse veda il fondamento ineliminalbile della sua altissima dignità e della sua chiamata ad una vita retta, santa, divina per partecipazione appunto alla Trinità.

 

 

b,2,2,15) Autori successivi alla rivoluzione sessuale.

 

 

Soprattutto dopo la rivoluzione sessuale vari filosofi si sono interessati di questioni riguardanti la sessualità.

Un articolo della Stanford Encyclopedia of Philosophy che tratta di sesso e di sessualità riporta quasi esclusivamente citazioni di opere filosofiche su questo tema successive agli anni 70[585].

I filosofi e gli storici del sesso, spiega l’articolo, si dividono approssimativamente in costruzionisti sociali ed essenzialisti. Il costruzionismo sociale debole sostiene che “omosessualità”, “eterosessualità”, “sessualità naturale” e concetti simili sono limitati a un periodo di tempo e a una regione geografica specifici o afferma che l’esistenza stessa degli orientamenti omosessuali ed eterosessuali è geograficamente e temporalmente limitata; per loro i nostri concetti di “omosessuale” ed “eterosessuale” non si riferiscono a nulla se usati per riferirsi ad altri tempi e regioni.

Gli essenzialisti affermano che omosessuali, eterosessuali e bisessuali sono esistiti in epoche e culture diverse. [586]

L’articolo della Stanford Encyclopedia of Philosophy presenta vari aspetti della sessualità che sono stati trattati in particolare dai filosofi contemporanei.

1) desiderio sessuale;

2) attività sessuale;

3) piacere sessuale;

4) preferenze e orientamento sessuale;

5) identità sessuale

6) moralità dell’attività sessuale

7) il consenso all’attività sessuale

8) il problema della cosidetta “oggettivazione” della persona nell’atto sessuale;

9) il problema della perversione sessuale;

10) questioni attinenti alla relazione tra sesso e tecnologia;

11) il valore del sesso.

Riguardo alla moralità dell’attività sessuale, che è l’argomento che più direttamente ci interessa, l’articolo citato afferma che i filosofi del diritto naturale pensano che gli atti sessuali siano consentiti solo in contesti particolari, specialmente nelle relazioni coniugali o amorose.  Molti prendono spunto da Aristotele e Tommaso d’Aquino per sostenere che i nostri organi corporei hanno uno scopo che indica quali fini dovremmo perseguire per l’attività sessuale. Tra questi l’articolo cita in particolare Edward Feser secondo cui per prosperare dobbiamo seguire i fini procreativi dei nostri organi sessuali, che includono non solo la generazione di figli, ma anche la loro crescita fino all’età adulta; ovviamente l’unico atto sessuale che s. Tommaso e i suoi seguaci ammettono come lecito è quello che si compie nel matrimonio. Gli esseri umani che hanno rapporti omosessuali o commettono adulterio o si masturbano, non seguono i fini procreativi detti. [587].

Altri filosofi del diritto naturale (Finnis; George; Hsiao etc.) sostengono che solo il sesso coniugale voluto come tale, cioè l’atto sessuale tra coniugi realizzati per il motivo specifico del bene del matrimonio, è moralmente lecito; il consenso all’atto sessuale è necessario ma non è sufficiente: il sesso deve essere fatto per il motivo dell’unità coniugale. [588]

A questi autori si oppongono per varie ragioni altri filosofi; Kurt Blankschaen, p. es., afferma che la legge naturale non condanna gli atti omosessuali.[589]

I filosofi del diritto non naturale hanno considerato l’amore (in particolare Roger Scruton) o l’affetto o un rapporto di rispetto reciproco come il contesto che rende lecita l’unione sessuale. [590]

Per essere lecito il sesso richiederebbe quindi, per costoro, solo la presenza dell’amore o dell’affetto o del rispetto reciproco.

Alan Soble sostiene che l’amore o una relazione rispettosa non impedisce agli amanti o ai partner di oggettivarsi a vicenda durante il sesso; la questione dell’oggettivazione riguarda il fatto che il soggetto guardi il partner non come persona ma come un oggetto, il che per molti autori è immorale. [591]

Altre questioni che l’articolo affronta, riportando anche  le affermazioni di vari filosofi, sono:

1) quelle relative ai vizi e alle virtù nel compimento dell’attività sessuale, infatti la sessualità può essere attuata con generosità, con premura, con rispetto dell’altra persona, o per  intemperanza, cattiveria, crudeltà  umiliazione, vanità e codardia;

2) quelle relative agli obblighi morali di impegnarsi in attività sessuali discendenti da particolari relazioni tra i partner, il marito e la moglie hanno ordinariamente il diritto e il dovere di unirsi intimamente, secondo alcuni filosofi questo diritto e dovere riguarda anche i fidanzati; alcuni filosofi hanno sostenuto che esistono diritti positivi al sesso, specialmente per coloro che, a causa di disabilità, non sono in grado di trovare partner sessuali disponibili senza doverli pagare; abbiamo obblighi sessuali verso noi stessi nel senso che possiamo essere obbligati a sviluppare o smorzare certe preferenze sessuali, si pensi al caso di colui che preferisce la pedofilia o la pederastia o lo stupro e che quindi deve impegnarsi a smorzare certe tendenze;

3) quelle relative alle regole morali attinenti alla sessualità, cioè se esse sono le stesse regole e norme morali generali attinenti anche ad altri ambiti di morale o sono norme peculiari solo della sessualità: alcuni filosofi affermano che nell’ambito in oggetto è immorale solo ciò che è sanzionato da regole generali applicate anche in altri ambiti,  altri la pensano diversamente e sottolineano le particolarità della relazione sessuale e quindi l’esistenza di norme del tutto peculiari di questo ambito.

La maggior parte dei filosofi ritiene che il consenso informato e volontario sia necessario e sufficiente per l’ammissibilità morale del sesso, sebbene ci siano dissidenti che dibattono sulla sufficienza del consenso. Il consenso, precisa l’articolo riportando affermazioni di vari autori, deve essere valido ; su questo punto vari autori fanno affermazioni diverse a riguardo. Affinché il consenso sia valido, l’attività svolta deve essere quella a cui si è acconsentito, inoltre occorre la mancanza di coercizione e la mancanza di inganno riguardo all’atto sessuale. Se l’attività sessuale provoca un danno a una o più delle sue parti, il consenso potrebbe non essere sufficiente, affermano vari filosofi.

L’autore precisa che la necessità del consenso può essere messa in discussione se si seguono le affermazioni di alcuni autori. Le persone con capacità cognitive gravemente compromesse sollevano problemi complicati per il consenso sessuale. [592]

Di particolare interesse per noi è il filosofo britannico Roger Scruton che è uno dei più famosi autori del conservatorismo, e basa il conservatorismo su tre concetti: autorità, fedeltà e tradizione.

Scruton rifiuta il contrattualismo post-hobbesiano e  paragona il legame della società al comportamento dei figli nei confronti dei genitori, si tratta di un legame trascendente e al di fuori della sfera della scelta individuale; da qui il concetto strutturante di tradizione del conservatorismo e la sua deferenza verso le istituzioni storiche, non statali, in particolare la famiglia, la comunità e la chiesa.[593]

Scruton con “Sexual Desire: A Moral Philosophy of the Erotic” (1986), ha riabilitato tutto ciò che è tradizionale, dalla fedeltà sessuale nel matrimonio, alla condanna della masturbazione. Scruton ha avuto il coraggio di porre dubbi sulla normalità, moralità e conseguenze sociali dell’omosessualità. [594]

Un importante autore dei nostri tempi è il prof. J. Corvino, un noto gay e professore di morale che difende i rapporti omosessuali, ha scritto vari a testi a riguardo accettando il confronto con autori di varia provenienza che affermano l’illiceità degli atti omosessuali. Vedremo più avanti con più precisione le sue affermazioni.

 

 

b,2,2,16) Intellettuali e filosofi sostengono la liceità della pederastia.

 

 

Nel 1977 una serie di intellettuali, che godevano del massimo credito internazionale, – tra cui Louis Althusser, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Louis Aragon, Jack Lang, Roland Barthes, il fondatore di Medici senza frontiere Bernard Kouchner e tanti altri – presentarono una lettera aperta alla Commissione di revisione del codice penale in Francia, pubblicata per estratto su Le Monde del 23 maggio 1977, nella quale chiedevano l’abrogazione e/o la revisione delle norme del codice penale che fissavano i limiti del consenso del minore in materia sessuale. Chiedevano in particolare l’abrogazione o, comunque, la profonda riforma della legislazione nel senso del riconoscimento del diritto dei bambini e degli adolescenti a intrattenere relazioni con persone di loro scelta vietate dalle norme del codice penale.[595]

Anche a livello culturale è proseguita, sia pure in maniera meno aggressiva del 1977, la svalutazione dei divieti volti a preservare l’integrità sessuale dei minori; uno dei frutti di questa svalutazione è certamente il cosiddetto “esperimento Kentler”.

Helmuth Kentler (1928-2008), psicologo e sessuologo, di orientamento omosessuale, nonché docente di educazione sociale nelle Università tedesche svolse, tra la fine dei ’60 e la metà dei ’70 del secolo scorso, un ‘esperimento educativo”, sostenuto dall’Ufficio per la famiglia dell’amministrazione del Senato di Berlino, consistente nell’affidare i pre-adolescenti o gli adolescenti deboli di mente a soggetti maschili pederasti sul presupposto che soltanto genitori adottivi interessati sessualmente ai ragazzi sarebbero in grado di educare e amare bambini e adolescenti con quelle caratteristiche. Una ricerca svolta dalla prof.ssa Teresa Nentwig, dell’Istituto per la ricerca democratica dell’Università di Gottinga, ha concluso che l’”esperimento di Kentler” ha favorito per vari anni l’abuso sessuale di quei bambini e quindi ha favorito gli interessi pedofiliaci e pederastici di svariati uomini, alcuni dei quali già condannati per delitti di abuso sessuale. L’attuale responsabile per l’educazione di tale amministrazione – Sandra Scheeres – ha definito l’esperimento un crimine di cui lo Stato porta la responsabilità.[596]

Un articolo di G. Meotti[597] riporta molti casi di evidente appoggio di importanti intellettuali europei di sinistra alla legittimazione della pederastia.

Appoggiarono la pederastia, stando all’articolo di Meotti: la rivista gay Rosa Flieder, molte riviste di sinistra, il partito dei Verdi nel marzo 1985, il giornale progressista Pflasterstrand, Volker Beck, Dagmar Döring, Tony Duvert, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, il giornale Liberation.

Continua Meotti: “Sophie Dannenberg, che da bambina fu mandata in uno di questi istituti anti autoritari, racconta le esperienze pedofile in questi centri simbolo della sinistra …  Come ha spiegato la storica Anne-Claude Ambroise-Rendu, il discorso secondo il quale “i bambini hanno diritto alla sessualità” trovò una nicchia “all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale” … Infine, fra i molti, il nome di Alfred Kinsey, che non esitò a legittimare la pedofilia.  …  ”

Conclude Meotti : “Siamo alle origini dell’ipocrisia di una cultura e della sua classe dirigente che avrebbe posto sotto inquisizione la chiesa cattolica per gli abusi sessuali (veri o presunti), ma che è stata essa stessa all’origine di quella che Roger Scruton avrebbe definito la “pedofilia vicaria” in vigore nelle democrazie occidentali.”[598]

 

 

b,2,3) Approfondimenti sulla rivoluzione sessuale.

 

 

b,2,3,1) Analisi a vari livelli della rivoluzione sessuale nella sua radicale opposizione alla filosofia cristiana.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Il prof. Introvigne in un interessante articolo [599] sviluppa un complesso ragionamento sulla rivoluzione sessuale che può essere sintetizzato come segue.

  1. a) La filosofia naturale e cristiana propone un’immagine della persona umana come creatura ordinata nelle sue potenze naturali in cui “la ragione domina con potere politico e regale, la volontà esegue i comandi della ragione come un primo ministro a cui sono demandate le mansioni esecutive, le potenze immaginative e sentimentali rappresentano le gerarchie intermedie e le potenze sensibili i sudditi, che svolgono le loro legittime attività all’interno di un quadro gerarchico”.

La filosofia cristiana custodisce la “… vera nozione dell’amore, contro ogni forma di volontarismo, sentimentalismo e pansessualismo”.

Gesù Cristo, nella linea dei profeti dell’ A. T., ponendo accanto all’”adulterio del corpo” del decalogo la nozione di “adulterio del cuore“, restaura nell’uomo la capacità di vivere “l’altissimo ideale della relazione uomo-donna proposto nel “principio” della Genesi, che … corrisponde alla gerarchia dell’uomo interiore nella tradizione aristotelica, a quella che san Paolo chiamerà “legge della mente“. Nelle relazioni fra l’uomo e la donna, l’unione sessuale e la comunione affettiva, per non diventare dissipazione soggettivistica e peccato, devono inserirsi armonicamente in quel quadro organico che trova al suo vertice la ragione, illuminata dalla fede, e la volontà, fortificata dalla grazia; in tale quadro entra l’amore-virtù, cioè la carità, che ha per soggetto la volontà, ma tale virtù, cui sono unite tutte le altre, è guidata dalla ragione illuminata dalla fede. Nella carità le manifestazioni affettive e sensuali, all’interno di una coppia sposata, non sono né annullate né trascurate, ma regolate e ordinate. Questo quadro gerarchico è protetto dal pudore, la cui funzione è la difesa della verità e dell’integralità dell’amore.

  1. b) Di fronte e contro tale filosofia cristiana sta la rivoluzione e in particolare la rivoluzione sessuale che  ha corrotto il rapporto uomo-donna.  Secondo Introvigne la Rivoluzione sessuale nasce come giustificazione ideologica della lussuria, giustificazione prodotta da un intelletto obnubilato dalle cattive tendenze.

Introvigne sviluppa, quindi un’analisi della rivoluzione sessuale su vari livelli:

1) teologico;

2) strutturale;

3) filosofico;

4) storico.

Esaminerò questa analisi aggiungendo mie riflessioni che arricchiranno le affermazioni del prof. Introvigne.

1) Analisi teologica.

Questa è l’analisi fondamentale che va alle più profonde radici della rivoluzione.

La teologia ci fa scoprire che le “fondamenta” della rivoluzione si trovano nelle prime fasi della storia umana.

Emergono dall’ analisi di Introvigne “ due categorie teologiche fondamentali, che corrispondono alle nozioni filosofiche rispettivamente di amore-virtù e di rivoluzione sessuale: il principio e l’adulterio.”

Il “principio” è indicato anzitutto nella Scrittura e nella Tradizione ed è messo in evidenza , in particolare, in un ciclo dei discorsi di Giovanni Paolo II; tale “principio” è l’originaria relazione fra uomo e donna, nel Paradiso terrestre voluta da Dio creatore alla quale Gesù si è richiamato e cui Gesù ha voluto riportare l’uomo.

Tale relazione era caratterizzata dalla comunione, dal vero amore, dall’aiuto, dall’ ordine alla procreazione e più generalmente da un ordine interiore ed esteriore che manifestava l’ordine che è in Dio.

Nel Paradiso terrestre l’uomo viveva in un’alta perfezione ma non era ancora in Cielo, nella beatitudine del Cielo, la sua situazione non era definitiva, egli poteva cadere e peccare e di fatto ha peccato.

La situazione si è modificata profondamente proprio con il peccato originale; con esso, infatti, nasce e già in certo modo si attua la possibilità: della rivoluzione nelle tendenze umane, della rottura della gerarchia interiore, del prevalere dell’ “altra legge nelle mie membra che fa guerra alla legge della mia mente”(S. Paolo). Al peccato originale si lega la categoria dell’adulterio, del tradimento dello Sposo che è anzitutto Dio; questa categoria è appunto alle “fondamenta” della rivoluzione e della rivoluzione sessuale in modo particolare.

La categoria di adulterio si specifica in due distinte sottocategorie:

– l’adulterio in senso stretto o “del corpo“, cioè l’unione sessuale di una persona sposata con altra persona che non è suo coniuge;

– l’adulterio in senso lato, o “del cuore“, cui si riferisce la Bibbia in molte occasioni.

L’adulterio in senso lato è adulterio “del “cuore”“, intendendo per “cuore” l’”uomo interiore” nella sua integralità. Tale adulterio, in quanto è sovversione voluta della gerarchia di tale uomo interiore e rovesciamento della “legge della mente” è una categoria che corrisponde a quella che si è denominata come “Rivoluzione sessuale” in quanto “sovversione del primato gerarchico dell’amore-virtù rispetto agli elementi affettivi e sensuali”.

L’uomo può contrastare l’adulterio rimanendo strettamente unito a Dio, in Cristo; se questa stretta unione non si attua si apre la strada alla rivoluzione nell’uomo e quindi nella società.

2) Analisi strutturale della rivoluzione sessuale

Alle radici della rivoluzione è, essenzialmente, e più direttamente una vita spirituale deviata, un rapporto con Dio segnato dal peccato e spesso anche dall’incredulità, questo produce cattive tendenze e quindi deviazioni dell’intelligenza dalla verità che a loro volta producono idee rivoluzionarie anche in campo sessuale, la rivoluzione sessuale appunto è il prodotto di tali deviazioni e di tali cattive tendenze che non si sono fermate a distorcere la vita di alcuni ma sono diventate fenomeni di massa che hanno stravolto la vita delle masse.

3) Analisi filosofica della rivoluzione sessuale.

Come categoria filosofica, la Rivoluzione è anzitutto l’insieme degli errori che derivano dalla scelta per il divenire contro l’essere e il primo e fondamentale di questi errori è la negazione dell’esistenza della verità.

La rivoluzione nell’uomo produce la negazione della verità sull’uomo e quindi della visione organica e ordinata dell’uomo propria della filosofia cristiana.

Lo sviluppo storico dell’antropologia rivoluzionaria è il cammino della rivolta dell’uomo nei confronti della verità, rivolta che travolge anche l’amore e che in particolare attacca la “nozione ordinata dell’amore” e determina una crisi dell’amore-virtù sicché il primo posto nella relazione uomo-donna viene preso prima dal sentimento e poi, apertamente, dall’attività sessuale.

La rivoluzione sessuale si radica appunto in questa rivolta dell’uomo rispetto alla verità circa la morale sessuale offerta dalla teologia e filosofia cristiane, e più generalmente offerta dalla legge naturale.

4) Analisi storica della rivoluzione sessuale.

La rivoluzione sessuale, in questa linea, è un processo che si è sviluppato attraverso varie tappe:

1) la prima è la rivolta della volontà contro la ragione; meno grossolana e apparente, questa tappa produce un’insidia più sottile rispetto a quelle successive, e si lega anche alla perdita dell’elemento oggettivo dell’amore e allo scivolamento nel soggettivismo; l’inizio di una fase rivoluzionaria è la premessa per inevitabili fasi ulteriori per il principio della “marcia di eccesso in eccesso”;

2) la seconda è quella dell’ “ipertrofia del sentimento” per la quale, cioè, il sentimento assurge ad un’importanza eccessiva: ““il valore del sentimento sostituisce i principi oggettivi e diventa criterio del valore degli atti“: l’autenticità del sentimento diventa criterio di legittimazione di qualunque atto, non importa se buono o cattivo, se conforme o meno a ragione.”; nella parte finale di questa fase si assiste al primato dei sentimenti singolari e morbosi;

3) la terza fase è quella del primato della sensualità è quella in cui le pulsioni dei sensi rivendicano un assoluto primato.

Con rivoluzione sessuale si intende normalmente questa terza fase della rivoluzione sessuale, preparata efficacemente dalle altre due. [600]

 

 

b,2,3,2) La divisione della cristianità, e poi la tolleranza religiosa hanno condotto alla rivoluzione sessuale.

 

 

Nel suo libro “The origins of sex. Storia della prima rivoluzione sessuale.” il professor Dabhoiwala ha affermato: “The most profound cultural development of the later sixteenth and seventeenth centuries was the spread of religious division. After decades of civil war, sectarian strife and attempts to re-establish uniformity, by force if necessary, the Toleration Act of 1689 legalized religious plurality. The reverberation of these momentous theological and political disputes gradually destroyed the theoretical foundations of sexual discipline. Sexual toleration grew out of religious toleration.[601]

Lo sviluppo culturale più profondo della fine del XVI e XVII secolo fu la diffusione della divisione religiosa. Dopo decenni di guerra civile, conflitti settari e tentativi di ristabilire l’uniformità, se necessario con la forza, il Toleration Act del 1689 legalizzò la pluralità religiosa. L’eco di queste importanti controversie teologiche e politiche distrusse gradualmente i fondamenti teorici della disciplina sessuale. La tolleranza sessuale è nata dalla tolleranza religiosa. La rivoluzione sessuale ha le sue origini anche in questa tolleranza.

Qui di seguito presenterò varie affermazioni interessanti che traggo dal libro appena citato.

Innanzitutto il professore suddetto spiega che il Toleration Act non è avvenuto perché gli argomenti intellettuali a favore della tolleranza erano stati ampiamente accettati. Al contrario, la maggior parte dell’opinione pubblica è rimasta critica nei confronti dell’idea. La nuova legge fu proposta solo come una concessione politica limitata e deplorevole, dopo che la rivoluzione del 1688 aveva deposto Giacomo II, e aveva lo scopo di ottenere il sostegno dei dissidenti religiosi per il nuovo regime, non come una politica intrinsecamente desiderabile.(p.85)

La tolleranza sessuale, nel suo sviluppo a partire dalla tolleranza religiosa, si lega all’ideale generale della libertà personale che fu notevolmente rafforzato dagli sviluppi politici dei secoli XVII e XVIII. Dalla guerra civile inglese alla rivoluzione americana e oltre, la tensione tra l’autorità governativa e i diritti del soggetto è stata una questione politica centrale, e la “libertà” forse il concetto ideologico più potente di tutti. (p.85)

Anche la riflessione sulla coscienza morale, condotta fuori dalla Tradizione, ha creato delle falle nel pensiero attraverso cui è penetrata la tolleranza sessuale. Alcuni teorici della libertà spirituale hanno portato l’idea alla sua logica conclusione sostenendo che la coscienza dovrebbe essere la guida ultima in tutte le cose. (p. 87)

La retorica della libertà e le affermazioni di teologi furono utilizzate anche da adulteri, bigami e avventurieri sessuali per sostenere che la disciplina pubblica non era altro che “persecuzione di coscienza”; che era sbagliato limitare una moglie alla “schiavitù” della monogamia; e che quando un uomo commetteva adulterio, agiva mosso e guidato da Dio.(p.89)

Anche una deviante sottolineatura  della clemenza e misericordia di Cristo ha aperto la strada alla tolleranza sessuale.(p.92)

Ma l’idea più corrosiva di tutte, cioè quella che ha aperto di più la strada alla tolleranza sessuale, era che l’impudicizia non era sempre dannosa o sbagliata.(p. 93)

L’instaurazione della tolleranza religiosa, ha contribuito a indebolire la presunzione che la pluralità in materia di fede causasse inevitabilmente disordine sociale. Nonostante la continua ferocia delle divisioni religiose e politiche dopo la Gloriosa Rivoluzione, divenne sempre più comune sottolineare che la divergenza di parole e credenze era inevitabile e che le leggi dovessero governare azioni, non pensieri, ovviamente in questo modo si è aperta la strada per la diffusione di idee sbagliate circa la sessualità e la sua tolleranza.(p. 86)

Lo stesso autore continua affermando che  l’evoluzione della tolleranza sessuale fu una caratteristica centrale dell’Illuminismo europeo. Il principio della libertà sessuale ha impegnato molti pensatori del XVII e XVIII secolo. Inoltre, sebbene abbia avuto origine nei dibattiti teologici e poi in quelli filosofici la sua influenza si è fatta sentire da allora a livello sociale. La sua comparsa ha cambiato permanentemente il modo in cui pensiamo alla sessualità.(p.80)

Abbiamo visto più sopra come l’illuminismo sia da considerare radicalmente all’origine della rivoluzione sessuale, ora abbiamo visto come dietro all’illuminismo e alle sue richieste vi è anche la divisione della cristianità e i danni che tale divisione ha prodotto.

 

 

b,2,3,3) Gnosticismo, socialismo e rivoluzione sessuale.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Il professor Introvigne in un altro articolo ha precisato che “La gnosi – secondo la nota definizione di Plotino – è la tesi per cui «il Creatore del mondo è cattivo e […] il mondo è cattivo».”  … La mentalità gnostica è la organizzazione intellettuale dell’orgoglio e della sensualità: da una parte, insegna agli uomini che non hanno colpa del male del mondo e che l’umiliante limite della finitudine è stato loro imposto dalla malizia di un Dio malvagio; dall’altra, li dispensa dalla osservanza di ogni legge e dall’ascesi, sostituite in toto da una conoscenza e da una tecnica. … Dal punto di vista politico e sociale il socialismo  … non costituisce … soltanto il più importante di quelli che Eric Voegelin ha definito «movimenti gnostici di massa» ma, inteso come categoria filosofico-politica, si identifica – come ha notato Igor Safarevic – con la gnosi militante nella storia.” [602]

Seguiremo questo interessante articolo del professor Introvigne in questo paragrafo.

  Il socialismo, spiega Introvigne, entra chiaramente nel processo di allontanamento dell’uomo dalla verità e in particolare nel processo di degradazione rivoluzionaria; con la filosofia e le teorie economiche del 1700, cioè l’illuminismo e il liberalismo “classico”, caratterizzate da un materialismo pratico, si ebbe la prima fase di tale allontanamento e degradazione, con il materialismo dialettico, che si attua in particolare con l’avvento del socialismo e che mira appunto a “introdurre in tutto il mondo il socialismo”, si ha una seconda e più radicale  fase di allontanamento dalla verità e di degradazione rivoluzionaria.

Secondo Introvigne la democrazia socialistica vuole e può rappresentare una fase del processo rivoluzionario oggettivamente più avanzata dello stesso socialismo sovietico.

Infatti il socialismo sovietico ha dovuto, suo malgrado, mantenere qualche elemento del vecchio ordine morale e familiare, invece il nuovo socialismo democratico conserva ed esalta l’immoralismo e la perdita di ogni valore morale, che costituiscono l’aspetto più avanzato della rivoluzione occidentale ed è, a differenza di quello sovietico,  rivoluzionario in piazza e rivoluzionaria in famiglia.

Dice Introvigne che la democrazia socialistica rappresenta la versione più coerente della cosiddetta «società permissiva».” caratterizzata dalla perdita di tutti gli ideali, in particolare dalla perdita del senso dei sacro e del senso morale.

In ordine alla nascita e alla vita della società permissiva importante è il concetto di libertà come spontaneità ed espressione di una “naturalezza” che può e in certo modo deve permettersi tutto perché frenare ogni impulso, sarebbe ostacolare e porre limiti nocivi alla libera manifestazione della natura.

In questa linea la vita naturale consisterà nel fare tacere la voce della ragione, e nel lasciare libero sfogo agli impulsi e alla sensualità.

La natura diventa quindi la cosiddetta concupiscenza, cioè il desiderio dell’uomo ferito dal peccato originale e che ci spinge al peccato, e comportarsi in modo «naturale», «libero» e «spontaneo» significa soddisfare la concupiscenza e quindi significa soddisfare in particolare le nostre tendenze al peccato.

Introvigne mette in evidenza come la riduzione della natura umana alla sola concupiscenza è caratteristica, come dice s. Giovanni Paolo II in alcuni suoi discorsi[603], sia della gnosi antica sia della “gnosi moderna”; “Giovanni Paolo II riprende da Ricoeur la espressione “maestri del sospetto” per designare i grandi iniziati della gnosi moderna, Freud, Marx e Nietzsche, e nota come ciascuno di essi riduca la natura umana a una delle tre concupiscenze: Nietzsche alla “superbia della vita”, Marx alla “concupiscenza degli occhi”, Freud alla “concupiscenza della carne”.”[604]

Afferma ancora Introvigne che la democrazia socialistica in quanto è la società permissiva nella sua versione più ideologizzata, rappresenta il trionfo della riduzione della natura umana a concupiscenza in modo più perfetto di quanto avvenga nella società atea orientale, sovietica, ufficialmente marxistica. Nella democrazia socialistica infatti, si è invitati a vivere secondo natura, cioè secondo concupiscenza, in un processo che implica  insieme rivoluzione contro l’ordine sociale e contro l’ordine morale.

Tale sovversione della morale si attua soprattutto nell’ambito sessuale, ad esso più tipicamente la ideologia della società permissiva applica la riduzione della natura a concupiscenza.

Introvigne riporta le significative parole del socialista Turati che trovate qui di seguito:

“In nessun campo è così patente che le morali costituite a detrimento delle necessità naturali sono false e aberranti quanto nel campo sessuale […] ebbene: scardiniamo i cancelli, spalanchiamo le vetrate e all’inferno la Venerabile impostura! Questo il compito primo. Poi, se mai, un nuovo catechismo: a dettare il quale, peraltro – dopo due mill’anni di menzogna che ci ha impestati – temiamo che oggi nessuno sia maturo” [605]

Come per vari altri gruppi gnostici,dice Introvigne, anche per il socialismo democratico si rimane colpiti dalla coesistenza di un esasperato disprezzo del corpo e della carne e di un’altrettanto esasperata licenza sessuale estesa alle più stravaganti perversioni.

Occorre peraltro “distinguere – come, fra gli gnostici moderni, ha fatto con particolare rigore Georges Bataille, forse il teorico più conseguente della rivoluzione sessuale – fra sessualità ed erotismo”; il pensiero rivoluzionario, gnostico e socialistico esalta l’erotismo, mentre disprezza la sessualità.

1) L’erotismo è esaltato e  “l’atto sessuale viene «transvalutato» cioè ritenuto buono quando per la dottrina morale, sana e  tradizionale, è cattivo.

“Lo gnostico, antico o moderno, odia la procreazione e la nega radicalmente con l’aborto: rimane un sesso totalmente sganciato dalla generazione, un sesso autonomo, un sesso per il sesso, come vi è un’arte per l’arte.”  L’aborto viene celebrato come affermazione e coronamento di un secolo di battaglie socialistiche per la liberazione sessuale.

2) La sessualità è disprezzata, cioè “l’oggetto della sessualità, la connotazione che fa l’uomo uomo e lo differenzia dalla donna e viceversa, viene invece radicalmente svalutato dal pensiero gnostico e socialistico.”  Introvigne scrivendo negli anni ‘80 dà significative prove di questa svalutazione ma tali prove crescono ancora se si guarda alla storia degli ultimi decenni in particolare con l’affermazione della ideologia gender che postula una sessualità sganciata dalla dimensione biologica.

Imbevuta di questi errori, la società permissiva segnata dalla rivoluzione sessuale organizza, dice Introvigne, una sorta di contro-ascesi in varie tappe che sono: la pornografia, la pornologia, la pornocrazia.

In ordine all’affermarsi della pornografia il socialismo ha la sua importanza significativa almeno in Italia, come spiega Introvigne, ma anche in altri paesi .[606]

Nei prossimi paragrafi vedremo meglio qualcosa riguardo alla pornografia in relazione con la rivoluzione sessuale.

 

 

b,2,3,4) Pornografia e rivoluzione sessuale.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Per pornografia possiamo intendere qualsiasi materiale (immagini o parole) sessualmente esplicito  progettato principalmente per produrre eccitazione sessuale negli spettatori.[607]

Diciamo subito che la rivoluzione sessuale si accompagna con la pornografia e in alcuni casi è preparata da quest’ultima, anzi possiamo dire che la rivoluzione sessuale in particolar modo è guidata dalla pornografia che produce l’ambiente culturale adatto per lo sviluppo e per la crescita sempre più grande di tale rivoluzione. La rivoluzione sessuale prima di essere qualcosa che riguarda gli atti è qualcosa che riguarda le menti e appunto la pornografia opera sulle menti per portare agli atti e in particolare ad atti sempre più perversi. La pornografia raccoglie l’attività sessuale delle persone di un certo periodo e si indirizza verso le attività più attraenti che producono esperienze sempre più forti e perverse, essa quindi fa da leva per l’attuazione di una attività sessuale che produce esperienze sempre più forti e sempre più perverse.

Il divieto della pornografia e di opere erotiche di un certo tipo si basa proprio sul principio che questo materiale allontana l’uomo dalla sana morale, stimolandolo al compimento di atti simili a quelli che vede o di cui sente parlare. Attualmente nel mondo vari paesi come la Cina vietano la pornografia in rete.[608]

 

 

b,2,3,4,1) Rivoluzione sessuale e pornografia nella Russia bolscevica degli anni 20.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

La rivoluzione bolscevica aveva promesso una trasformazione totale della società russa, fin nei suoi dettagli più intimi ma nonostante le affermazioni ottimistiche secondo cui il bolscevismo avrebbe evitato la depravazione borghese, gli scritti degli anni ’20 di tutti i tipi furono inondati di avventure sessuali, promiscuità, vari sciovinismi, stupri di gruppo e appuntamenti, gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, nonché abuso di alcol legato al sesso, depressione e suicidio; più generalmente era la vita stessa della Russia di quegli anni ad essere sconvolta dalla più radicale rivoluzione sessuale[609].

Questa rivoluzione sessuale era degno frutto delle affermazioni ateistiche di Marx, ispiratore della rivoluzione bolscevica; infatti le affermazioni di Marx fondamentalmente aprono la porta praticamente ad ogni immoralità, ad ogni perversione sessuale, in quanto negano radicalmente Dio e la Legge che da Lui deriva, si oppongono alla morale cristiana e fortificano quella linea di pensiero, fondamentalmente ateista, che dal libertinismo continua nell’illuminismo e che giunge appunto alle rivoluzioni sessuali del 1900.

Ricordiamo l’ affermazione di R. Taylor per cui: laddove Dio scompare tutto diventa lecito [610], affermazione che certamente si collega con il famoso insegnamento di Dostojevsky per cui: se Dio non esiste tutto è lecito[611].

Significative in questa linea sono le affermazioni di un libro russo di quel periodo per cui: ogni uomo sano è un demonio, e ogni donna sana un demonio, il sesso lo impone; il sesso è il comandante supremo; proprio come in tutti gli altri aspetti della vita, la rivoluzione dovrebbe essere una rivoluzione di sesso, una rivoluzione dell’amore.[612]

Il sesso era diventato il comandante supremo di molti russi di quell’epoca!

  1. Carleton inizia il suo volume sulla rivoluzione sessuale russa che ha seguito la rivoluzione russa del 1917 proprio con queste parole di Chetverikov.

Spiega inoltre Carleton che solo poche settimane dopo la presa del potere, mentre il paese scivolava nella guerra civile, i bolscevichi iniziarono a istituire nuove leggi e codici che ridefinivano il significato e la funzione della famiglia, i matrimoni in chiesa non erano più riconosciuti, il divorzio poteva essere rapidamente concesso a una delle parti senza spiegazioni, contrarre o porre fine a un matrimonio significava semplicemente un rimescolamento di carte, i medici potevano eseguire aborti legali. L’obiettivo era:

1) garantire che nessuno fosse intrappolato in un’unione che era andata male;

2) consentire alle donne di interrompere una gravidanza se non potevano mantenere un bambino;

3) riconoscere il sesso sia in termini di procreazione che di piacere;

4) libera trattazione di questioni relative al sesso.

Una campagna di educazione sessuale fu attuata e si diffusero indicazioni su contraccezione, igiene e prevenzione delle malattie veneree. [613]

I bolscevichi, prosegue Carleton, credevano che le loro politiche in materia di comportamento sessuale li avrebbero liberati dalle ipocrisie che avevano definito la società borghese, ma si ritrovarono immersi in un mare di perversione sessuale; proprio per questo, il modo in cui la rivoluzione fu vista per la prima volta dall’estero fu “colorato” dalla nuova apertura verso il comportamento sessuale nella Russia sovietica, agli osservatori esteri la rivoluzione sessuale fece pensare che l’obiettivo dei bolscevichi nel 1917 non era la tirannia ma la “completa libertà”.[614]

“Liberata” praticamente da tutte le leggi morali e religiose riguardo alla sessualità, e favorita appunto dalle nuove leggi la Russia sovietica si immerse in quel periodo, ovviamente, nel più completo libertinaggio sessuale. [615]

Significative le parole di Lenin che fotografano quella rivoluzione e il suo pensiero a riguardo: “Non sono un asceta, eppure mi sembra che questa cosiddetta “nuova vita sessuale” dei giovani, e spesso anche degli adulti, spesso sia solo una manifestazione degna del vecchio bordello borghese.  … Certamente tu conosci la famosa teoria secondo la quale soddisfare gli istinti erotici è, nella società comunista, altrettanto semplice e trascurabile quanto bere un bicchier d’acqua. Codesta “teoria del bicchier d’acqua” ha fatto perdere completamente il senno ad una parte della nostra gioventù.  … Certo, bisogna soddisfare la sete. Ma un individuo normale, in circostanze normali, berrebbe ad una grondaia o attingerebbe ad una pozzanghera? O anche soltanto userebbe un bicchiere sporco? Ciò che più importa è l’aspetto sociale della cosa. Bere l’acqua è atto individuale. L’amore ha bisogno di due persone e può portare ad una terza vita».[616]

La società russa era diventata praticamente un postribolo in cui si soddisfaceva nella maniera più libera la sete sessuale della popolazione …

Spiegava un donna russa di quel periodo che gli uomini cominciavano a cambiare moglie con lo stesso entusiasmo che mostravano nel consumo della vodka; alcuni uomini avevano venti mogli, vivevano una settimana con una, un mese con un’altra, avevano figli con tutti loro, e questi bambini venivano gettati per strada per mancanza di sostegno! In Russia pare che allora ci fossero trecentomila bambini senza tetto, che vengono letteralmente buttati per strada, costituivano uno dei maggiori pericoli sociali del tempo, perché diventavano criminali professionisti, più della metà di loro erano tossicodipendenti e pervertiti sessuali. [617]

Qualcuno ha potuto affermare riguardo a quel periodo: “Negli anni Venti gli stupri divennero una piaga sociale. Ma la cosa strana è che la violenza sessuale, se esercitata contro delle signore un tempo nobili e borghesi era considerata, per un certo periodo, una forma di “giustizia di classe” tra i proletari. … Le nuove regole sul matrimonio e l’atmosfera generale di rottura con il passato incoraggiavano la promiscuità e un approccio noncurante con il sesso, impensabile pochi anni prima.” [618]

Spiega A. Guzeva “Le idee dell’amore libero divennero di moda e rimasero uno dei simboli di quell’epoca. L’attrazione sessuale fu equiparata a un normale appetito che le persone soddisfano senza problemi morali e rimorsi di coscienza. L’amore veniva liberato dal velo del romanticismo, dalla pudicizia e dal rituale del corteggiamento.”[619]

Anche la decenza nel vestire era crollata e alcuni russi si denudavano a Mosca sulle rive del fiume; qualcuno ha potuto affermare a riguardo: “L’atteggiamento rilassato nei confronti del nudismo era uno dei segni più vividi dei nuovi tempi: sulla riva del fiume Moscova, vicino alla Cattedrale di Cristo Salvatore, si creò una spiaggia per nudisti, cosa che l’Europa occidentale, ai tempi, non si sarebbe nemmeno potuta sognare. … . Aleksandr Trushnovich, un sostenitore della monarchia, ricorda uno di questi raduni: “Abbasso gli ipocriti! Abbasso quegli imbroglioni dei preti! Non ci servono vestiti: siamo figli del sole e dell’aria. Questo era ciò che gridava un portavoce, del tutto nudo, da un palco nella piazza centrale di Krasnodar”.[620]

Appartiene a quel periodo la depenalizzazione dell’omosessualità[621].

Spiega ancora Carleton che questo tipo di riforma fu il prodotto di uno sforzo libertario cosciente che smentisce l’ipotesi per cui la leadership del partito fosse dominata dai puritani, come qualcuno ha affermato; in un’opera illustrata intitolata “Sexual Crimes” (1927), E. R. Frenkel, un’insegnante russa, affermava che nessuna legge dovrebbe violare l’espressione sessuale perché una persona ha il diritto di auto-determinarsi nell’area dei rapporti sessuali; l’assenza dell’omosessualità dai codici penali sovietici era per lei la prova che solo nell’Unione Sovietica regnava la vera liberazione. [622]

La Frenkel affermava che i rapporti omosessuali con adulti non violano i diritti di nessuno in quanto questi ultimi sono liberi di esprimere i propri sentimenti sessuali in qualsiasi forma; l’invasione della legge in quest’area rifletteva solo l’eredità dell’opinione della Chiesa e della sua dottrina riguardo al peccato; un pilastro del pensiero bolscevico, cioè la sua opposizione alla Chiesa e alla fede, implicava la necessità di mettere da parte l’insegnamento della Chiesa anche in materia sessuale, quindi per Frenkel la condanna dell’omosessualità e  dell’adulterio doveva essere cancellata, essa era il prodotto di una società borghese, cristiana, screditata e in via di estinzione. [623]

Altri, come un certo Gelman, affermarono con decisione che l’omosessualità era una condizione biologica, non culturale, per cui non doveva essere sottoposta a repressione criminale. La scienza, per questo autore, aveva stabilito con indubbia accuratezza che si trattava di una malattia causata da profondi cambiamenti psicologici e spesso fisiologici nella persona che non possono essere corretti; l’omosessualità era ancora un difetto ma non doveva essere punita. [624]

Vi erano anche autori che la pensavano diversamente in Russia: un certo Lemberg ha sostenuto che gli omosessuali erano al di fuori della norma proletaria e varie altre voci si levarono che contrastavano l’immoralità della rivoluzione sessuale  in atto e ne evidenziavano i danni per lo stato sovietico. [625]

Qualche anno più tardi fu il governo comunista, evidentemente conscio del pericolo che tale rivoluzione sessuale costituiva per lo stato, a fermarla; l’omosessualità tornò ad essere penalizzata, e con essa l’aborto.

 

 

b,2,3,4,2) La rivoluzione sessuale degli anni ‘60 e la pubblicizzazione dell’erotismo.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Svilupperemo questo argomento seguendo un testo di E. Schaefer[626].

Secondo lo storico Alan Petigny sbagliano coloro che raffigurano gli anni Sessanta come un decennio moralmente tumultuoso, mentre considerano gli anni Cinquanta come un tempo ampiamente conservatore per quanto riguarda il comportamento sessuale perché, a suo parere, la rivoluzione sessuale (a livello comportamentale) non è iniziata negli anni ’60 ma era già ben avviata negli anni ’40 e ’50.

Ricordiamo che già negli anni ’20 in America c’era stata una piccola rivoluzione sessuale, la grande guerra degli anni ‘40 certamente aveva poi ulteriormente indebolito il senso morale degli uomini riguardo alla sessualità.

Che cosa accadde negli anni ’60 e che gli osservatori dell’epoca, così come storici e commentatori occasionali oggi, indicano come la rivoluzione sessuale?

I media si erano rapidamente e radicalmente sessualizzati . Ciò che ha costituito la rivoluzione sessuale non è stato tanto un cambiamento nei costumi e nella morale ma il fatto che l’unione sessuale non era più una questione privata che si svolgeva a porte chiuse, essa veniva diffusa pubblicamente in particolare attraverso i mass media.

Prima degli anni ’60 l’attività sessuale era in gran parte qualcosa nota solo per esperienza personale; era, per la maggior parte, praticata in privato da sé o tra sé e il proprio partner; negli anni ’60 essa era in mostra in un modo senza precedenti nella storia americana.

I mass media (televisione, radio, editoria, cinema) servivano da veicolo che portava tali atti dalla sfera privata alla sfera pubblica.

C’erano state esibizioni pubbliche di atti intimi in varie forme nei mass media già prima, ma queste forme di cultura popolare avevano “suggerito” piuttosto che “mostrato”, negli anni ’60 si produssero significativi cambiamenti nella visualizzazione pubblica e quindi nell’esperienza di tali atti, e ciò divenne sempre più forte negli anni seguenti.

Per decenni il Comstock Act aveva vietato l’uso della posta degli Stati Uniti per l’invio di qualsiasi materiale  osceno.

Il “test di Hicklin”, mutuato dalla Gran Bretagna, veniva utilizzato per determinare se il materiale fosse effettivamente osceno.

La sentenza Roth della Corte Suprema (1957) ribaltò il Comstock act e buttò via il test di Hicklin. Sebbene tale sentenza continuasse a ritenere che il primo emendamento non proteggeva l’oscenità, tuttavia affermò che l’oscenità e l’attività sessuale non erano sinonimi perciò dopo tale sentenza le restrizioni diminuirono rapidamente. La sentenza della Corte Suprema liberò “classici” erotici precedentemente vietati e rese accessibile altro materiale erotico.

L’industria cinematografica si aprì poco a poco, ma sempre più, alla diffusione di film con scene che mostravano sempre di più a livello di erotismo.

Alcuni cinema cominciarono a diffondere “cinema d’arte” con scorci di nudità e con altri aspetti di erotismo .

I registi di film che sfruttavano l’attività sessuale produssero film cinematografici “solo per adulti” che andarono più avanti nella esibizione di tale attività, infatti cominciarono a presentare un elenco crescente di “perversioni” dal sesso orale, al lesbismo etc..

Anche chi non entrava nei cinema che diffondevano pellicole  di sfruttamento sessuale, poteva vedere gli annunci di film erotici.

Intanto una serie di film erotici era diventata disponibile per le folle  di appassionati che potevano vedere tali film in casa e venivano inviati per posta. Giornali e riviste parlavano ampiamente di: pillola anticoncezionale, promiscuità sessuale, moda provocante, malattie veneree, dormitori misti, atti sessuali nei campus, bar per single e matrimoni aperti.

Un articolo del Time del 1964 intitolato  “The Second Sexual Revolution” ha paragonato l’America all’Orgone Box di Wilhelm Reich, affermando che una grande macchina lavorava per diffondere l’erotismo continuamente, giorno e notte, e che da innumerevoli schermi e palcoscenici, poster e pagine, si diffondevano immagini di sesso.

Da una miriade di altoparlanti si trasmettevano le parole e i ritmi della musica pop erotica, mentre si diffondeva il messaggio che il sesso fa bene e rende liberi.

Il materiale erotico che ormai veniva ampiamente diffuso usava parole un tempo ritenute oscene e mostrava scene che erano una volta tabù.

I lettori dei giornali delle grandi città si trovavano sempre più davanti ad annunci di film che invitavano all’atto sessuale.

Se il 1967 fu “l’estate dell’amore”, il 1968 fu l’estate, anzi l’ anno intero, dell’attività sessuale, dice Schaefer; il 1968 è  l’anno in cui le rappresentazioni mediatiche di tale attività sono state viste da grandi numeri di uomini e donne in un ambiente pubblico.

L’anno dopo sono stati pubblicati vari testi illustrati con foto hardcore (senza inquadrature dei genitali) che sono giunti alle masse con il pretesto dell’educazione, con foto prese dalle riviste di sesso danesi.

La Danimarca, intanto, nel 1969 aveva legalizzato pienamente la pubblicazione dell’erotismo ed era diventata la capitale mondiale del porno, producendo riviste con tutte immagini e niente testo, che erano presto disponibili negli Stati Uniti. L’invio di brochure, libri, riviste, film e dispositivi orientati all’attività sessuale ha raggiunto un livello elevato. Il 14 aprile, 1968, entrò in vigore il cosiddetto Anti-Pandering Act, che combatteva lo sfruttamento della prostituzione.

Altri prodotti dei media sono stati diffusi con scandalo del pubblico per nudità e sesso simulato o sesso omosessuale. Attraverso nastri e dischi venivano offerte lezioni di sesso e famose canzoni inneggiavano al sesso come  “Let’s Spend the Night Together” dei Rolling Stones, “Young Girl” di Gary Puckett e Union Gap, e “Who’s Making Love?” di Johnny Taylor, Robert Plant dei Led Zeppelin  nella canzone “Whole Lotta Love” diffondeva chiaramente i gemiti propri di un rapporto sessuale.

Nei  cinema, i limiti della decenza sembravano essere messi da parte.

I cambiamenti nella presentazione del sesso furono rapidi e profondi. I film non avevano più, come prima, una grande scena d’amore; ora avevano una scena di sesso ed era  visibile.

Sebbene Hollywood fosse riluttante ad ammetterlo, i film sullo sfruttamento sessuale stavano conquistando un segmento crescente del mercato e l’intrattenimento sessuale non era più limitato a piccoli cinema squallidi, stava diventando illimitato e raggiungeva le masse. [627]

Spiega G. Rotondi che nel 1969 nasceva la prima sala cinematografica a luci rosse per opera di due imprenditori americani, Jim e Artie Mitchell, costoro infatti fondarono a San Francisco il teatro O’Farrell, nel quale venivano “proiettati pubblicamente alcuni cortometraggi porno che già da tempo loro giravano e vendevano all’ingrosso.” [628]

Nel 1969, Andy Warhol diffondeva “Blue Movie” un film erotico ampiamente distribuito negli Stati Uniti; si  veniva a sviluppare quindi un sistema capillare di distribuzione della pornografia; nascevano i lungometraggi erotici e nasceva uno star system con un giro vertiginoso di denaro, simile a quello di Hollywood; anche in Europa il porno si diffondeva potentemente e con tale diffusione si creava uno star system con un giro vertiginoso di denaro. [629]

Appunto sotto l’influsso sottile e potente di questa rivoluzione sessuale si è giunti prima a depatologizzare l’omosessualità nel 1973 e poi a considerarla come una condizione sempre più normale tanto da legalizzare anche i matrimoni gay (negli USA furono legalizzati nel 2013 a livello federale).

 

 

b,2,3,4,3) La seconda e la terza rivoluzione sessuale: la pornografia su internet e i suoi effetti.

 

 

Un significativo articolo[630] pubblicato dalla Treccani parla di una seconda e di una terza rivoluzione sessuale, lo seguiremo in questo breve paragrafo.

La seconda rivoluzione sessuale si è attuata con la “commercializzazione estrema della pornografia per mezzo della rete” cioè attraverso internet.

La facilità di accesso al materiale pornografico presente in rete ha prodotto effetti significativi nei rapporti  interpersonali tra i giovani “soprattutto nella sfera intima e sessuale”.

Da un lato sembra esserci una certa destabilizzazione nell’approccio all’intimità che risente del confronto tra la realtà del rapporto con l’altra persona e il mondo della pornografia in cui la persona si è immersa , dall’altro sembra esserci un’esasperazione dell’atto intimo, non del tutto controllata, che risente di un continuo confronto con i contenuti pornografici veicolati dal web.

La commercializzazione estrema della pornografia attraverso internet ha costretto l’imprenditoria di settore  “a diversificare i contenuti offerti fino all’estremo delle necessità degli utenti, […] definendo e inventando  un nuovo linguaggio” riguardante categorie e quindi pratiche sessuali, quindi si è creato “linguaggio della e nella sessualità”.

La “pornografia ha anche modificato i termini utilizzati nel corso del rapporto sessuale”.

La Terza rivoluzione sessuale (promossa dalla GenZ) si propone di separare pornografia e sessualità “ripartendo un po’ da zero” perché, come dice una ragazza “ … quando poi i contatti diventano reali …  Ecco che nasce il problema.” I giovani, “educati” da video e immagini pornografiche, si rendono conto che sono stati “educati” da una realtà in cui l’intimità non esiste, giovani si scoprono immersi “nell’era della schizofrenia del corpo” si rendono conto di essere “costantemente bombardati da modelli e canoni di bellezza e di sensualità standardizzati” e di vivere praticamente in un grande teatro in cui il sesso è il centro e in cui per la estrema facilità a disporre di tale attività genitale alcuni giovani sentono l’impulso a non praticarlo mentre altri gareggiano in tale ambito impegnandosi realizzare “performance” straordinarie.

Di fronte al bombardamento ipersessualizzante e spersonalizzante c’è anche chi vuole “ribaltare la situazione”, ovvero raccontare una storia diversa del corpo e della nostra immagine” e ricuperare elementi fondamentali per la persona umana come l’amicizia, la solidarietà etc. [631]

Ricordo che attualmente nel mondo vari paesi come la Cina vietano la pornografia in rete, in questo modo proteggono i giovani dal martellamento appena detto.[632]

 

 

 

 

b,2,4) Il dibattito attuale circa l’omosessualità e la sua liceità.

 

 

Come spiega un interessante articolo della Stanford Encyclopedy of Philosophy[633] l’era post-Stonewall, cioè il periodo che va dagli anni 70 del XX secolo, ha visto anche notevoli cambiamenti nell’Europa occidentale, dove l’abrogazione delle leggi anti-sodomia e l’uguaglianza legale per gay e lesbiche è diventata comune.

Seguiamo anzitutto tale articolo in questo paragrafo per vedere a grandi linee le affermazioni dei filosofi contemporanei sull’omosessualità.

Nel 21 ° secolo, il riconoscimento legale del matrimonio tra persone dello stesso sesso si è diffuso nel mondo.

La crescente accettazione delle relazioni omosessuali a partire dal XX secolo ha stimolato nuovi dibattiti teorici, un dibattito particolarmente famoso, iniziato già nel XX secolo è quello  tra essenzialisti e costruttivisti.

Gli essenzialisti affermano che le categorie di attrazione sessuale vengono osservate piuttosto che create.

Autori essenzialisti, cercando di rivendicare la bontà delle relazioni tra persone dello stesso sesso nelle società che le denigravano e le criminalizzavano, hanno presentato elenchi di personaggi storici famosi attratti da persone dello stesso sesso.

Al contrario, dagli anni ’70 un certo numero di ricercatori ha sostenuto che le relazioni di classe, le scienze umane e altre forze costruite storicamente creano le categorie sessuali e le identità personali ad esse associate, questi ricercatori sono i costruttivisti. Per i sostenitori di questo punto di vista, come David Halperin, il modo in cui il sesso è organizzato in un dato contesto culturale e storico è irriducibilmente particolare, non esiste una determinata modalità di sessualità che sia indipendente dalla cultura. [634]

Secondo Pickett i dibattiti sull’omosessualità, tendono a essere nettamente polarizzati, quelli più interessati all’omosessualità e maggiormente coinvolgenti, sono quelli tra i teorici del diritto naturale che sostengono che gay e lesbiche abbiano uno status legale ridotto, e i teorici queer impegnati nella critica e nella decostruzione di quello che vedono come un regime eterosessista.

La formulazione più influente della teoria del diritto naturale è stata fatta da Tommaso d’Aquino nel XIII secolo.

Abbiamo visto più sopra come alcuni autori attuali presentano questa dottrina per ribadire l’illiceità degli atti omosessuali e lo vedremo meglio più avanti. [635]

Riguardo alla teoria queer, occorre precisare che la teoria lesbica in alcune sue versioni presenta l’essenza dell’identità e della sessualità lesbica in termini molto specifici: non gerarchica, consensuale e, specificatamente in termini di sessualità, non necessariamente incentrata sui genitali.

Questo approccio, basato sulle caratterizzazioni dell’identità e della sessualità “lesbica” e “gay”, tuttavia, soffriva di alcune difficoltà serie, la teoria queer è nata in gran parte come tentativo di superarle. Il modo in cui la teoria queer lo fa può essere visto osservando il termine “queer” stesso.

Contrariamente a gay o lesbica, “queer”, non si riferisce a un’essenza, di natura sessuale o meno ma è puramente relazionale, ponendosi come un termine indefinito che ottiene il suo significato proprio dall’essere ciò che è al di fuori della norma, comunque quella stessa norma possa essere definita.

Come afferma uno dei teorici queer più articolati: queer è qualunque cosa sia in contrasto con il normale, il legittimo, il dominante. Non c’è niente in particolare a cui si riferisca necessariamente. È un’identità senza essenza. Mancando di qualsiasi essenza, il queer non emargina coloro la cui sessualità è al di fuori di qualsiasi norma gay o lesbica, come i sadomasochisti.

Poiché la maggior parte delle argomentazioni anti-gay e lesbiche si basano sulla naturalezza dell’eterosessualità, i teorici queer tentano di mostrare come le categorie attraverso le quali l’identità sessuale è intesa sono tutti costrutti sociali piuttosto che realtà offerte a noi dalla natura.

È una mossa comune dei rappresentanti della teoria queer mettere tra parentesi, almeno temporaneamente, questioni di verità e falsità, l’analisi si concentra sulla funzione sociale del discorso.

L’insistenza sul fatto che dobbiamo indagare i modi in cui categorie come la sessualità e l’orientamento vengono create e a cui viene dato potere attraverso la scienza e altri meccanismi culturali ha reso la teoria queer attraente per gli studiosi di una varietà di discipline.

La teoria queer, tuttavia, è stata criticata in una miriade di modi. Una serie di critiche viene da teorici che simpatizzano per la liberazione gay concepita come un progetto di cambiamento sociale radicale.

La teoria queer è criticata anche da coloro che rifiutano l’opportunità di un cambiamento sociale radicale. Ad esempio, gay e lesbiche centristi e conservatori hanno criticato un approccio queer sostenendo che sarebbe controproducente.

Non tutti coloro che trattano della legittimità degli atti omosessuali sono, comunque, queer o seguaci della teoria del diritto naturale.

Molti altri autori che non fanno parte dei due gruppi appena citati sono intervenuti per trattare della legittimità di tali atti.

Sono intervenuti autori essenzialisti, come il prof. J. Corvino, che difendono la liceità degli atti omosessuali, come vedremo meglio più avanti.

È intervenuto Michael Sandel che condivide in gran parte il resoconto di importanti beni umani che i teorici del diritto naturale presentano, tuttavia, nella sua valutazione del valore delle relazioni omosessuali, è chiaramente in sintonia con le preoccupazioni gay e lesbiche.

Allo stesso modo, Bruce Bawer e Andrew Sullivan hanno scritto eloquenti difese della piena uguaglianza legale per gay e lesbiche, compresi i diritti matrimoniali, eppure nessuno dei due sostiene una riforma sistematica della più ampia cultura o politica americana, in questo sono essenzialmente conservatori, pertanto, piuttosto prevedibilmente, questi “centristi” vengono attaccati sia dai seguaci di s. Tommaso sia dagli autori queer. [636]

Una questione di notevole importanza negli ultimi decenni, che tocca anche il problema dell’omosessualità, è  quella riguardante il sesso e il genere, seguiamo ciò che afferma a riguardo un interessante articolo di M. Mikkola[637].

La maggior parte delle persone pensa che sesso e genere siano coestensivi: le donne sono femmine umane, gli uomini sono maschi umani. Molte femministe sono storicamente in disaccordo e hanno approvato la distinzione sesso/genere: “sesso” denota femmine e maschi umani a seconda delle caratteristiche biologiche (cromosomi, organi sessuali, ormoni e altre caratteristiche fisiche); ‘genere’ denota donne e uomini a seconda di fattori sociali (ruolo sociale, posizione, comportamento o identità). Questa dottrina è indicata con il termine di teoria gender o ideologia gender.

La principale motivazione femminista per fare questa distinzione era nel senso di contrastare il determinismo biologico o l’idea che la biologia determini il destino di una persona. [638].

Va precisato che il femminismo è il movimento che si impegna a porre fine all’oppressione delle donne.

Va precisato altresì che gli psicologi che hanno scritto sulla transessualità sono stati i primi ad utilizzare la terminologia di genere in questo senso, in particolare Robert Stoller per spiegare il fenomeno della transessualità: il sesso e il genere dei transessuali in questo caso non corrisponderebbero.

Le femministe hanno trovato utile distinguere sesso e genere perché ciò ha permesso loro di sostenere che molte differenze tra donne e uomini sono socialmente prodotte e, quindi, mutevoli.

Secondo qualche autore femminista le differenze biologiche sono fisse, invece le differenze di genere sono i risultati oppressivi di interventi sociali che dettano il modo in cui le donne e gli uomini dovrebbero comportarsi, le culture interpretano i corpi sessuati in modo diverso e proiettano norme diverse su quei corpi creando così persone femminili e maschili.

La distinzione tra sesso e genere, consente, come visto nel caso dei transessuali, di far emergere il caso di persone che quanto al sesso sono maschi e quanto al gender donne, o viceversa quanto al sesso sono donne e quando al gender sono uomini. [639]

Le affermazioni appena presentate circa il sesso e il genere dalla dottrina femminista indicata come ideologia gender  hanno un’evidente ricaduta riguardo all’omosessualità perché per queste dottrine l’omosessualità entra pienamente nello schema visto per cui il sesso va distinto dal gender, il gender è un costrutto sociale, perciò è un costrutto sociale il fatto che un “maschio biologico” debba unirsi sessualmente solo con una “donna biologica” e viceversa, quindi l’omosessualità con i suoi atti, in questa linea, diventa lecita; ed è solo un costrutto sociale l’affermazione per l’omosessualità con i suoi atti è illecita.

Prosegue Mikkola chiedendosi: come si costruisce il genere maschile o femminile?

Secondo alcuni autori attraverso l’apprendimento sociale, cioè vedendo e imparando dalla società che ci circonda: la mascolinità e la femminilità sono prodotti dell’educazione o del modo in cui gli individui vengono educati. [640].

Secondo altri autori attraverso la socializzazione di genere infantile che si compie con l’azione della madre, per lo più, sui figli; questi stessi autori affermano che, per correggere la situazione, sia i genitori maschi che quelli femmine dovrebbero essere ugualmente coinvolti nella genitorialità. [641].

Per C. MacKinnon, i desideri sessuali maschili e femminili sono definiti da un punto di vista maschile che è condizionato dalla pornografia: la pornografia ritrae una falsa immagine di “ciò che le donne vogliono”, suggerendo che le donne in realtà sono e vogliono essere sottomesse. Ciò condiziona la sessualità degli uomini in modo che considerino sexy la sottomissione delle donne. E il dominio maschile impone questa versione maschile della sessualità alle donne, a volte con la forza. [642].

Per J. Butler distinguere il sesso biologico dal genere socialmente costruito è incomprensibile; per lei entrambi sono socialmente costruiti. [643].

Diverse autrici femministe criticano la distizione tra sesso e genere ritenendola inutile o dannosa [644]

 

 

b,2,4,1) Panoramica sul dibattito dei nostri tempi circa la liceità morale dell’omosessualità.

 

 

Il panorama filosofico in relazione con la liceità degli atti omosessuali è stato definito efficacemente da un articolo del prof. J. Corvino[645]; in tale articolo l’autore fa notare anzitutto che l’omosessualità, come l’eterosessualità, solleva una varietà di questioni morali: sul consenso, sull’intimità, sul rischio, sull’integrità e così via.

Dalle citazioni che il prof. Corvino fa e dalla bibliografia mi pare evidente che non siano stati presi in esame filosofi africani, asiatici e, più generalmente, appartenenti a contesti culturali diversi dall’occidente.

Seguiremo ciò che dice il professor Corvino nel suo interessante articolo e cercheremo più avanti di integrare le sue affermazioni gettando lo sguardo su ciò che dicono gli autori appartenenti ad altri contesti culturali.

Preciso subito che il prof. Corvino è un noto gay e un professore di morale che difende i rapporti omosessuali,

Riguardo alla liceità della condotta omosessuale il prof. Corvino spiega che ci sono argomenti consequenzialisti e deontologici pro e contro essa; precisiamo subito che ci sono anzitutto argomenti tomisti contrari alla condotta omosessuale ma Corvino pone erroneamente tali argomenti tra quelli di  tipo deontologico. Vediamo meglio cosa dice il professore appena citato, nell’articolo indicato.

1) Argomenti consequenzialisti riguardo all’attività omosessuale.

Va detto subito che il consequenzialismo, che è utilitarismo, è una teoria morale che si occupa principalmente delle conseguenze pratiche di una scelta morale e che non esclude i principî di autonomia, beneficenza. etc ma li subordina al criterio di utilità; nell’elaborazione di una specifica linea di condotta per la pratica l’utilitarismo si chiede ogni volta quale decisione morale possa assicurare il maggior bene in vita al maggior numero di persone coinvolte[646].

Gli argomenti consequenzialisti, spiega ancora Corvino nell’articolo che stiamo seguendo, a favore delle relazioni omosessuali mettono in evidenza che le relazioni omosessuali rendono alcune persone felici nel senso che danno ad essi  benessere oggettivo, in questa linea tali relazioni offrirebbero a queste persone un effetto positivo irrealizzabile al di fuori di tali relazioni.

Gli argomenti consequenzialisti contro la condotta omosessuale si concentrano tipicamente su rischi per la salute e il benessere. Questi rischi variano in base a: numero di partner, tipi di pratica sessuale, uso di profilattici e così via. Per il consequenzialista, eventuali rischi devono essere ponderati in relazione ai corrispondenti vantaggi rispetto alle opzioni disponibili. [647]

Interessante appare in questa linea quanto afferma Michael Levin per cui la condotta omosessuale è anormale e quindi indesiderabile, non perché sia ​​immorale o peccaminosa, ma per una ragione puramente meccanica: è un uso improprio delle parti del corpo. Un chiaro senso empirico fa capire che i genitali hanno una funzione specifica, e di conseguenza fa capire che esiste un loro cattivo uso. Sulla base della selezione naturale, Levin afferma che l’uso improprio delle parti del corpo può con alta probabilità essere collegato all’infelicità, e rischia di rendere persone meno felici della condotta eterosessuale. [648]

2) Argomenti deontologici.

Anzitutto il deontologismo di cui parla Corvino è una corrente di pensiero per cui le scelte etiche non possono essere giustificate dai loro effetti, ciò che rende giusta una scelta è la sua conformità a una norma morale.[649]

Gli argomenti deontologici riguardanti l’omosessualità sono, per Corvino, tipicamente espressi in termini

della legge naturale, abbiamo visto come già Platone parlava di innaturalità dell’omosessualità.

L’accusa di innaturalità circa l’omosessualità sulla base della Legge Naturale, spiega Corvino, trova la sua più piena elaborazione filosofica  in s. Tommaso d’Aquino (1225-74).

Occorre precisare subito che, contrariamente a ciò che dice Corvino, la dottrina tomista e in particolare la teoria del Nuovo Diritto Naturale non sono dottrine deontologiche; come le dottrine deontologiche quelle appena citate affermano l’esistenza di assoluti morali, cioè di norme morali assolute, ma:

-le teorie deontologiche si concentrano su principi di azione che non fanno riferimento a beni sostanziali;

-le dottrine tomiste e in particolare la teoria del nuovo diritto naturale vedono la moralità  come una questione della nostra giusta preoccupazione per il bene; il loro fondamentale principio morale è quello per cui bisogna agire secondo retta ragione attraverso un apprezzamento razionale dei veri beni umani in gioco, non distorto da emozioni contrarie come la parzialità o l’ostilità;  la teoria del nuovo diritto naturale va oltre Tommaso d’Aquino nel tentativo di precisare le implicazioni più specifiche di questo principio generale.[650]

  1. Tommaso d’Aquino sostiene anzitutto che Dio esiste e che Dio ci ha donato una legge sia naturale che rivelata che indica chiaramente come regolare rettamente la nostra vita sessuale. Per s. Tommaso ogni peccato è contro natura ma l’omosessualità è doppiamente contro natura in quanto, a differenza della fornicazione, è contraria alla dimensione procreativa del sesso, in questa linea s. Tommaso considera gli atti omosessuali come il più grave tipo di peccato impuro, fra esseri umani; la bestialità, cioè l’unione carnale di uomini con bestie, è ancora più grave ( II-II, q. 154, a. 12).

Un gruppo di eticisti e giuristi che traggono ispirazione da Tommaso d’Aquino è quello che si oppone in modo particolarmente efficace alla liceità degli atti omosessuali  sulla base della legge naturale.

Germain Grisez, John Finnis, Gerard Bradley, Patrick Lee e Robert George  diffondono o hanno diffuso la teoria del Nuovo Diritto Naturale.

Come spiega Corvino nell’articolo che stiamo seguendo, questi autori affermano che ci sono alcuni beni che sono fondamentali in quanto non possono essere derivati da beni più generali; tali beni fondamentali devono essere conosciuti e difesi. Tra questi beni di prima necessità è il matrimonio, inteso come l’unione di due persone in una sola carne in ordine alla procreazione. Il sesso realizza il bene del matrimonio: l’unione di due in una sola carne.

Per questi autori l’atto omosessuale va condannato per almeno 3 ragioni:

1) tali atti non possono realizzare una vera unione biologica, qualsiasi unione che raggiungono è intrinsecamente difettosa e implicano una sorta di disintegrazione del soggetto;

2) attraverso questi atti il soggetto tratta il proprio corpo e quindi sé stesso, come un mero strumento di piacere;

3) tali atti non solo danneggiano il bene dell’integrità del soggetto, ma danneggiano il bene del matrimonio.

I critici del punto di vista di questi autori sono vari e fanno vari rilievi a tali affermazioni, le considerano aventi fonti religiose, incoerenti etc. I sostenitori della teoria del diritto naturale suddetti rispondono in vario modo a tali critiche.

Anche M. Pakaluk ha realizzato una buona ed efficace azione di contrasto all’attività omosessuale attraverso i suoi scritti ribadendo la sana dottrina filosofica tradizionale già negli anni ‘90. [651]

Corvino precisa che gli oppositori dell’omosessualità in generale condannano la condotta e non l’orientamento omosessuale in quanto non scelto.

Corvino nota che ci sono autori, specie tra le femministe che sostengono che l’omosessualità può (e deve) essere scelta.

L’articolo di Corvino parla anche di genere e quindi rimanda alla teoria gender. [652]

Occorre notare che la teoria del gender “condivisa da ampi strati socio-culturali, scuote profondamente l’immagine tradizionale della famiglia e apre il dilemma se considerare anche le coppie omosessuali come  famiglie che meritano la tutela riservata alle famiglie tradizionali (come, per es., il diritto di avere o adottare figli).”[653]

 

 

b,2,4,2) Filosofi favorevoli alla liceità degli atti omosessuali e in particolare: gli autori “queer”, il prof. J. Corvino, il prof. Mohr.

 

 

Abbiamo visto che secondo J. Corvino[654], esistono autori utilitaristi e deontologisti che affermano la liceità dell’omosessualità.

Esiste anche una Society for Lesbian and Gay Philosophy le cui presentazioni sono state raccolte in un libro[655].

Vediamo qui di seguito più precisamente e profondamente la posizione di alcuni autori favorevoli alla liceità degli atti omosessuali.

 

 

b,2,4,2,1) Seguaci della teoria queer.

 

 

Come spiega un interessante articolo della Enciclopedia Italiana[656], che seguo in questa parte, il termine  queer è inglese e significa “strano”, “bizzarro”, era usato in senso spregiativo nei confronti degli omosessuali; in ambito accademico il termine è usato per la prima volta nel numero speciale della rivista “differences” curato da Teresa De Lauretis, “Queer theory. Gay and lesbian sexualities” (1991, 3).

Le intenzioni sottese all’uso di questo termine da T. De Lauretis erano anzitutto nel senso di un rifiuto dell’eterosessualità come “termine di paragone per tutte le forme di sessualità” quindi nel senso del riconoscimento:

– della  “diversità storica, materiale, sociosimbolica” esistente tra l’omosessualità maschile e quella femminile;

– dei molteplici modi in cui le soggettività sessuali sono influenzate dall’umanità.

De Lauretis voleva in questo modo rendere possibile la rielaborazione dei termini della nostra sessualità … e costruire un altro modo di pensare ciò che è sessuale. L’uso del termine queer serviva dunque per mettere in questione l’universalità delle categorie di identità sessuale e quindi per attuare un’evoluzione della “critica femminista all’essenzialismo”.

La proposta queer mira in particolare alla valorizzazione di situazioni che sono diverse dalla eterosessualità  e queer diventa  “termine inclusivo, che permette di indagare e nominare tutti quei «soggetti sessuali presi in mezzo dalle categorie binarie […]: transessuali, transgender, travestiti e travestite, ermafroditi e androgini»  L’approccio queer sottolinea la mutabilità, l’instabilità, la provvisorietà in particolare delle identità sessuali e sviluppa l’analisi e la pratica della “performatività del genere” per cui le identità di genere sono delle performance, cioè delle prestazioni e che il genere non è qualcosa di naturale, come noi pensiamo ma un rituale culturale che noi prolunghiamo.[657]

I sostenitori della teoria queer sostengono che essa spinge all’accettazione e alla comprensione di una realtà più complessa in cui viviamo; la teoria queer fornisce agli studiosi, agli attivisti e ad altri, modi diversi di pensare e parlare di identità sessuale al di là del binarismo di genere, soprattutto per combattere “l’omofobia e la transfobia”.[658]

Ovviamente in questa linea di pensiero è del tutto lecita l’attività omosessuale.

Nel suo articolo, visto nel paragrafo precedente, J. Corvino cita in particolare tra i vari autori queer Adrienne Rich la quale afferma che una delle ragioni per cui l’omosessualità va considerata lecita è il fatto che la convinzione che tale condotta sia innaturale o altrimenti sbagliata è spesso usata per giustificare un trattamento discriminatorio nei confronti di persone omosessuali.

Il sesso omosessuale è ancora punibile con la morte in vari stati del mondo e in parecchi altri sono previste altre pene severe.

Queste leggi si basano ovviamente sul fatto che l’omosessualità è immorale.

La mancanza di riconoscimento per le relazioni omosessuali produce, quindi, secondo Rich, discriminazione e danni per gli omosessuali, in particolare per i giovani.

Alcuni dei lavori più interessanti e stimolanti sullo status di “discriminati” che grava su omosessuali, transessuali etc. sono prodotti da coloro che seguono la “teoria queer”, spiega ancora J. Corvino.[659]

 

 

b,2,4,2,2) Le affermazioni del prof. Corvino.

 

 

Il prof. J. Corvino tratta in modo più diretto della liceità dell’omosessualità in vari libri e video , seguirò in particolare il suo libro “What’s wrong with homosexuality.” [660]

Egli precisa subito di essere scettico, e aggiunge “I grew up a devout Roman Catholic, and I was once even a candidate for the priesthood. I took the Bible very seriously as the word of God. I always noticed that parts of it seemed strange, but like most believers I tended to glide over those. It wasn’t until I began studying it carefully—as a philosophy and theology student in college—that I seriously questioned whether the Bible might contain errors. Admitting its fallibility required me to rethink various other core beliefs, and that was a hard (though ultimately healthy) process. Sacred cows don’t tip easily.”[661]

Sono cresciuto come un devoto cattolico romano e una volta sono stato persino candidato al sacerdozio. Ho preso molto sul serio la Bibbia come parola di Dio. Ho sempre notato che alcune parti sembravano strane, ma come la maggior parte dei credenti tendevo a sorvolarle. È stato solo quando ho iniziato a studiarla attentamente, come studente di filosofia e teologia al college, che mi sono seriamente chiesto se la Bibbia potesse contenere errori. Ammettere la sua fallibilità mi ha richiesto di ripensare a varie altre convinzioni fondamentali, e quello è stato un processo difficile. Le vacche sacre non si ribaltano facilmente.

Appare evidente che il professor Corvino sia caduto in un errore che lo ha portato a pensare che la Bibbia sia fallibile e quindi non sia pura verità, in realtà la sana dottrina precisa che non è la Bibbia che sbaglia ma chi la interpreta male, specialmente se non si rende conto della situazione storica in cui quella parola è stata data e non si rende conto della pedagogia divina nel darla.

La questione dell’ “approvazione” biblica della schiavitù e altre questioni simili, cui probabilmente Corvino si riferisce si chiariscono appunto rendendosi conto che la Scrittura Sacra non è una parola fissata sulle nuvole per uomini appartenenti a nessun tempo storico, è invece una parola divina rivolta a persone che vivono in certi contesti storici ed è una parola che mette in evidenza tutta una profonda pedagogia divina che ha condotto gli uomini poco a poco a Cristo e  sempre più vuole condurli a Cristo.

Proprio attraverso la Parola di Dio in Cristo, sotto l’azione dello Spirito Santo,  siamo arrivati a capire poco a poco che la schiavitù e con essa altre azioni sono inaccettabili; la nostra comprensione della Parola di Dio evolve e nuove scoperte facciamo che ci aiutano a cambiare sempre più profondamente per essere sempre più conformi alla sapienza e alla santità di Cristo.

Corvino si è lasciato irretire dalla sua incompetenza circa la Parola di Dio, e questa drammatica esperienza di errore ha probabilmente condotto il prof. Corvino al suo scetticismo religioso e ha probabilmente favorito o determinato il suo omosessualismo e la sua difesa di esso.

Corvino si definisce scettico, chiaramente è incredulo riguardo all’insegnamento che Dio ci ha donato attraverso la sua Chiesa, quindi dietro le affermazioni del prof. Corvino c’è quella incredulità e quella lontananza dalla sana dottrina teista cristiana che ha segnato molti filosofi dell’epoca moderna e che ha portato, come visto, alla rivoluzione sessuale e alla legittimazione dell’omosessualità.

Andiamo a  vedere ora le affermazioni del prof. Corvino circa l’omosessualità:

– egli contrasta la dottrina per cui la Bibbia condanna gli atti omosessuali (cap. 2);

– contrasta con varie argomentazioni l’idea che il sesso omosessuale sia rischioso e che tale rischio non sia accettabile, come altri rischi che è accettabile correre; inoltre mette in evidenza come alcuni rischi legati all’omosessualità sono legati anche al trattamento che viene riservato agli omosessuali (cap. 3);

– contrasta l’idea che il sesso omosessuale sia contro natura (cap.4) ;

– mette in evidenza come oltre a una certa tendenza, non voluta, omosessuale vi è anche o vi può essere una scelta personale a volere quella tendenza (cap. 5);

– afferma che l’argomento fondamentale a favore della moralità delle relazioni omosessuali è che per alcune persone le relazioni tra persone dello stesso sesso sono un’importante fonte di genuini beni umani, tra cui l’intimità emotiva e fisica, il piacere reciproco e così via; questo “bene” deve essere bilanciato con qualsiasi aspetto negativo (p. 125ss);

– non accetta che tutte le relazioni sessuali, con chiunque, siano moralmente lecite, anzi, condanna la poligamia, l’incesto, la bestialità (p. 125 ss).

Qualche evidente errore del prof. Corvino che mi permetto qui di evidenziare.

1) Per quanto riguarda la Bibbia e la sua condanna dell’omosessualità occorre sottolineare anzitutto che uomini di grande sapienza e santità di vita e anche benedetti da miracoli e con essi tutta la Chiesa, con l’oceano di buone opere che essa ha prodotto, e Dio attraverso di loro, ci hanno insegnato che la Bibbia è inerrante, cioè non sbaglia, bisogna però saperla interpretare e perciò rendersi conto anche della pedagogia con cui Dio ha guidato e guida l’uomo, caduto nel peccato, ad una conoscenza sempre più profonda della Verità  e ad una vita sempre più guidata dalla stessa Verità. In questa luce si possono capire certi passaggi particolarmente ostici del Vecchio Testamento, anche quelli di cui parla di sfuggita il prof. Corvino.

Il prof. Corvino svolge tutta una trattazione per far pensare che la Bibbia non si sa bene se sia parola di Dio, non si sa bene quanti libri includa e neppure cosa voglia dire riguardo all’omosessualità; purtroppo per lui anche qui cade in un clamoroso errore perché la Bibbia ci è donata dall’ unica Chiesa di Cristo fondata da Lui, la stessa Bibbia ci insegna a seguire la Tradizione, cosa che lui non dice, e la s. Tradizione, che inizia 2000 anni fa, e la vera Chiesa, che dura da 2000 anni, con il s. Magistero, ci insegnano che gli atti omosessuali sono sempre stati radicalmente condannati da Dio direttamente e attraverso la Chiesa, come vedremo meglio più avanti. Non sono i singoli esegeti che interpretano la Bibbia, e Corvino ne cita alcuni, ma la Chiesa e lo Spirito attraverso essa, e la Chiesa da sempre ha affermato che gli atti omosessuali sono un peccato molto grave. Corvino ovviamente cerca di portare “acqua al proprio mulino” appunto cercando esegeti che sostengano ciò che lui vuole difendere ma appunto le loro affermazioni rientrano in quella “interpretazione privata” che la stessa Bibbia condanna; la Scrittura, ripeto, viene interpretata dalla Chiesa attraverso la Tradizione, migliaia di uomini di Dio, pieni di Spirito Santo, e con essi la Chiesa, hanno interpretato la Bibbia, appunto guidati dallo Spirito Santo, affermando che gli atti omosessuali sono gravemente peccaminosi; non saranno certo le devianti affermazioni di qualche esegeta a rovesciare quello che da sempre lo Spirito ha insegnato a uomini santi e non solo nel Cristianesimo ma anche prima del cristianesimo, infatti anche la tradizione ebraica è netta nel condannare gli atti omosessuali.

In conclusione: contrariamente a ciò che dice Corvino, la Bibbia, ben conosciuta, è Parola di Dio, è ben definita nei libri e condanna radicalmente gli atti omosessuali e la Tradizione ugualmente condanna tali atti; vedremo meglio tali affermazioni bibliche e tradizionali più avanti.

2) Il prof. Corvino afferma che s. Tommaso d’ Aquino è l’autorità che sta dietro a molti insegnamenti cattolici e che per s. Tommaso il sesso contro natura (tra cui va contata anche la masturbazione) è più grave peccato che lo stupro.

Corvino aggiunge che si potrebbe tentare di salvare Tommaso d’Aquino sostenendo che il fatto che un peccato sia il peggiore tra le specie di lussuria non è la stessa cosa che essere il peggiore assolutamente e che a  differenza della masturbazione lo stupro non è solo un peccato contro la castità (cioè una specie di lussuria), ma anche un peccato contro la giustizia, tuttavia, secondo il professore americano, questa mossa non funzionerà alla luce di ciò che l’Aquinate scrive in II-II q. 154 a.12, poiché secondo il Dottore Angelico i peccati contro la giustizia (umana) non possono mai superare quelli “per cui l’ordine stesso della natura è violato” e che quindi feriscono Dio stesso. (p. 84)

Rispondo al prof. Corvino precisando alcune cose importanti:

1) s. Tommaso è un filosofo di 700 anni fa, che non ha le cognizioni che abbiamo oggi, ma dice anche cose che hanno un valore permanente e che valgono anche per noi;

2) la Chiesa sa molto bene che le cognizioni che abbiamo oggi non sono quelle di allora, quindi ci insegna a prendere ciò che di buono e di permanente rimane nelle affermazioni tommasiane e ci insegna scartare altre affermazioni del Dottore Angelico perché altrimenti cadiamo ovviamente in chiari errori;

3) s. Tommaso non è Dio, infallibile e impeccabile, la Chiesa è chiara nell’affermarlo!

Fatte queste premesse dobbiamo dire che i danni dello stupro così come li conosciamo noi oggi, certamente s. Tommaso non li conosceva ma sapeva che tale atto è commesso con violenza e perciò afferma nell’articolo in oggetto che ciò rende il peccato più grave già nell’ambito della lussuria, inoltre lo stupro è contro la giustizia e contro la carità verso il prossimo perché Dio ci insegna ad amare il prossimo e non a violentarlo con atti sessuali, infine lo stupro è anche un atto scandaloso, per ovvie ragioni.

  1. Tommaso parla chiaramente nella Somma Teologica e in altre sue opere della carità verso il prossimo e dello scandalo (II-II q.43s) ed è evidente che lo stupro è atto scandaloso che si oppone grandemente alla carità verso il prossimo.

Lo stupro è quindi un peccato che va contro molti principi morali particolarmente gravi.

Sebbene, dunque, oggettivamente, per qualcosa, la masturbazione è peccato peggiore dello stupro, per molte altre ragioni lo stupro è peccato molto più grave della masturbazione e in definitiva queste ragioni rendono lo stupro molto più grave della masturbazione sia per la morale cattolica che per quella tomista.

L’esame delle affermazioni di s. Tommaso realizzato da Corvino e le conclusioni del filosofo americano sono quindi imprecise.

Il professore americano cercava, evidentemente, di squalificare s. Tommaso nel dibattito sull’omosessualità facendo pensare che il Dottore Angelico presentasse delle affermazioni assurde circa la sessualità e quindi voleva squalificare la dottrina cattolica che accoglie varie affermazioni di questo santo.

L’analisi della dottrina cattolica e dei testi di s. Tommaso ci fa capire che a sbagliare non è la Chiesa e s. Tommaso ma lo stesso Corvino nell’esaminare le affermazioni del Dottore Angelico.

Con J. Corvino si perpetua il meccanismo filosofico o meglio l’errore che ha condotto parte della filosofia moderna a legittimare le attività omosessuali: Dio scompare dalla scena filosofica e con lui scompare la Legge naturale, e così, come dice R. Taylor: laddove Dio scompare tutto, fondamentalmente, diventa lecito [662], affermazione che certamente si collega con il famoso insegnamento di Dostojevsky per cui: se Dio non esiste tutto è lecito[663]. Sottolineo che tutto diventa, fondamentalmente, lecito perché sebbene il prof. Corvino non ritenga che tutto sia lecito, appunto cancellando Dio dal panorama della sua filosofia, e cancellando con Dio la Legge Naturale, lascia semplicemente al giudizio dell’uomo ciò che è lecito o non lecito e quindi, sganciando la morale da Dio e dalla sua Legge, apre le porte, a livello basale, alle più colossali immoralità.

 

 

b,2,4,2,3) Le affermazioni del prof. R. D. Mohr.

 

 

In un articolo apparso sull’ “Encyclopedia of Ethics” il professor Mohr[664] evidenzia le sue idee sulla liceità della omosessualità, seguiremo appunto questo articolo in questo paragrafo.

Il nostro autore smonta l’affermazione che l’omosessualità sia contro natura, e anzitutto egli afferma che  una semplice opinione secondo cui qualcosa è buono o cattivo non lo rende tale, a prescindere da quanto ampiamente è stata sostenuta tale opinione. Il fatto che molti siano contro gli atti omosessuali non rende tali atti immorali, per un giudizio morale fondato occorrono adeguate affermazioni. Per alcuni, prosegue Mohr, dire che l’omosessualità è contro natura significa affermare la propria repulsione per gli atti omosessuali ma ciò non serve a fondare un giudizio morale.

Un uso tecnico di “natura” implica, spiega Mohr, che tutto ciò che è fatto “per artificio” o “dall’uomo”, piuttosto che”per natura” è innaturale. Ma questo di per sé non fa fondare l’accusa che l’omosessualità è immorale, perché molto di ciò che è buono nella vita è innaturale in questo senso.

Un altro senso tecnico di tale parola è che qualcosa è naturale, e quindi buono, se attua rettamente le sue funzioni. L’omosessualità su questo punto di vista è innaturale perché viola la funzione riproduttiva dei genitali. Un problema con questa visione è che molte parti del corpo hanno molteplici funzioni.  Il possibile uso dei genitali per generare figli non condanna, l’uso dei genitali per altri scopi, come raggiungere l’estasi erotica e l’intimità sessuale. La visione funzionale della natura fornirà un giudizio di condanna se una cosa che potrebbe avere molti usi ha solo una funzione “corretta”; è necessaria l’autorità morale per definire la funzione corretta. Alcune persone cercano di colmare questa autorità morale con fare appello al “design” o “ordine” di un organo, dicendo che i genitali sono progettati allo scopo di procreazione ma un appello al “design” richiede che sia il progettista a spiegare esplicitamente lo scopo e l’utilizzo corretto e morale della cosa. Se  questo “progettista” è  Dio, la discussione precipita nella teologia.

Prosegue il professor Mohr dicendo che gli atteggiamenti sociali nei confronti di una coppia senza figli sono quelli della pietà piuttosto che della censura. Coerenza nel caso di omosessualità allora richiederebbe che, al massimo, i gay che non hanno o non possono avere figli siano compatiti piuttosto che condannati. L’immoralità in questo senso non sta nei gay stessi ma in quei costumi sociali, regolamenti e statuti che impediscono a lesbiche e gay di stabilire famiglie di sangue o adottive.

Inoltre non è affatto chiaro come si devono scoprire le leggi della natura che si applicano alla gente e sono normative infatti:

– se, da un lato, si guarda alle persone stesse per trovare un modello – e si guarda abbastanza bene – uno trova una straordinaria varietà di modelli, che includono il trattamento dell’omosessualità (pederastia) come un ideale sociale, si pensi alla classe alta degli ateniesi del V secolo, e anche come una pratica socialmente obbligatoria, si pensi a certe pratiche degli aborigeni della Melanesia;

– se si guarda la natura le possibilità sono sbalorditive perché in natura si vedono atteggiamenti sessuali molto vari di animali .

Quindi l’omosessualità, secondo Mohr, non è contro natura.

Anche nel discorso di Mohr Dio scompare e con lui una legge naturale … e così, come dice R. Taylor: laddove Dio scompare tutto, fondamentalmente, diventa lecito [665], affermazione che certamente si collega con il famoso insegnamento di Dostojevsky per cui: se Dio non esiste tutto è lecito[666].

 

 

b,2,4,3) Autori contrari alla liceità degli atti omosessuali.

 

 

Abbiamo visto che secondo J. Corvino[667], esistono autori utilitaristi e deontologisti che affermano la illiceità dell’omosessualità, in realtà il panorama è più ampio. Qui di seguito vedremo più direttamente cosa dicono alcuni filosofi che affermano tale illiceità.

 

 

b,2,4,3,1) L’illiceità degli atti omosessuali secondo il filosofo cristiano W. Craig Lane.

 

 

Il prof. W. C. Lane, un filosofo cristiano americano, in un suo scritto[668] offre un’illuminante chiarificazione sui fondamenti dell’etica e quindi sulla illiceità dell’omosessualità. Seguiremo questo testo per capire ciò che questo filosofo, in modo impeccabile, afferma.

Anzitutto egli spiega che i valori morali si basano su Dio, la bontà di Dio si esprime nei nostri confronti attraverso il dono della Bibbia e quindi dei comandamenti, che costituiscono i nostri doveri morali. In assenza di Dio tutto diventa relativo. Il nostro autore cita il filosofo Richard Taylor[669] per affermare che se non c’è Dio, se non c’è un legislatore divino, allora non c’è una legge morale. Se non c’è una legge morale, allora non c’è un vero bene e un vero male. Se Dio non esiste, tutto è lecito: la discriminazione e la persecuzione degli omosessuali, l’omicidio, lo stupro, la tortura, l’abuso di minori. Quindi uno dei modi migliori per difendere la legittimità dello stile di vita omosessuale è diventare atei e professare ateismo ma ciò implica che diventa lecita anche la persecuzione degli omosessuali, la loro discriminazione, la loro uccisione; considerato che sono una piccola minoranza ciò ovviamente può ritorcersi chiaramente contro gli stessi omosessuali; secondo il nostro autore, i gay sono infatti circa l’1% della popolazione.

Senza Dio, dunque, il bene e il male oggettivi non esistono quindi tutto è lecito ma Dio esiste e dobbiamo scoprire cosa pensa Dio sulla questione e attuare la sua volontà. Come si fa a scoprire cosa pensa Dio? La Chiesa ci insegna che attraverso la Bibbia noi scopriamo la volontà di Dio. Il nostro autore non è cattolico e non cita la Tradizione accanto alla Bibbia; per noi cattolici la Rivelazione ci giunge non solo attraverso la Bibbia ma anche attraverso la Tradizione, come la stessa Bibbia insegna. In sostanza il ragionamento del nostro autore è il seguente:

1) Dio esiste ed ha una volontà;

2) siamo obbligati a fare la volontà di Dio;

3) la volontà di Dio è espressa nella Bibbia;

4) la Bibbia proibisce il comportamento omosessuale;

5) pertanto, il comportamento omosessuale è contrario alla volontà di Dio, è immorale.

Cosa dire a chi afferma: “Credo in Dio, ma non nel Dio della Bibbia. Quindi non credo che la Bibbia esprima la volontà di Dio”.

Il nostro autore ci offre due modi per rispondere.

1) In primo luogo, si può cercare di dimostrare che Dio si è rivelato nella Bibbia.

2) In secondo luogo, si può cercare di dimostrare che il comportamento omosessuale è sbagliato facendo appello a verità morali generalmente accettate e fondate su Dio. Appunto per offrire tali ragioni di tipo filosofico il nostro autore sviluppa il suo ragionamento come vedremo qui di seguito in modo schematico.

1) Partiamo dal principio per il quale è immorale impegnarsi in un comportamento autodistruttivo, in assenza di una qualche giustificazione morale di fondo.

2) Il comportamento omosessuale comporta enormi rischi di danni alle persone e ai loro partner, si tratta di uno stile di vita con pericoli molto reali e che può creare dipendenza e distruzione proprio come l’alcolismo o il fumo.

  1. a) I rischi che il nostro autore mette in evidenza sono anzitutto quelli attinenti a varie malattie sessualmente trasmissibili che colpiscono in modo particolare gli omosessuali e sono collegati con una loro maggiore promiscuità, i dati che il filosofo in oggetto usa sono aggiornati al 2019 e provengono da fonti di assoluta importanza tra cui la CDC .
  2. b) Una conseguenza importante delle unioni sessuali multiple cui si espongono in modo particolare gli omosessuali è la solitudine a lungo termine. Per gli omosessuali, ciò è aggravato in età avanzata dall’assenza di figli.
  3. c) Associati alla promiscuità e alla solitudine, gli studi internazionali riportano che vari disturbi mentali si verificano con una frequenza significativamente maggiore tra gli omosessuali.
  4. d) Sappiamo da un ampio studio che i tentativi di suicidio tra gli omosessuali sono due volte più frequenti rispetto agli eterosessuali .
  5. e) I nostri corpi, maschili e femminili, sono progettati per i rapporti sessuali tra uomo e donna e non per rapporti di tipo sodomitico, ciò determina gravi rischi per la salute, come il nostro autore ha documentato chiaramente.
  6. f) Quanto detto nei numeri precedenti riguardo ai rischi dell’attività omosessuale ha anche gravi effetti economici per la comunità che appunto deve pagare molto per la cura di queste malattie che sono correlate in modo particolare alla vita omosessuale. L’omosessualità è distruttiva per la salute della persona ma anche per l’economia della società perché causa notevoli costi per la comunità.

3) Sulla base dei principi morali generalmente accettati, si può affermare, quindi, che il comportamento omosessuale dovrebbe essere evitato. È dannoso sia per gli individui, sia per i loro partner, sia per la comunità in generale.

4) Il nostro autore sottolinea bene che i pericoli dello stile di vita gay sono custoditi, cioè nascosti, con molta attenzione e non sono ampiamente pubblicizzati, anzi viene pubblicizzato ben altro riguardo allo stile di vita gay. W. Craig Lane parla, riguardo a tali pericoli, di ciò che è stato definito “l’epidemia nascosta” . Tutti dobbiamo essere informati su questi rischi per poter giudicare rettamente ma sembra che le notizie importanti su questo argomento siano in buona parte nascoste.

5) Il nostro autore sottolinea anche che esiste sempre una speranza di cambiamento. Non si ritiene più che l'”orientamento” sessuale sia fisso e che sia rigidamente determinato dal nostro patrimonio genetico. Le persone omosessuali possono sviluppare desideri eterosessuali, così come gli eterosessuali, che hanno avuto moglie e figli, possono sviluppare desideri omosessuali. I neuroscienziati ci dicono che le connessioni nervose del cervello rimangono “plastiche” per tutta la vita adulta. Ciò significa che cambiano: si sviluppano continuamente nuove cellule e nuovi percorsi di connessione. [670]

 

 

b,2,4,3,2) Il pensiero di alcuni filosofi cattolici e tomisti, in particolare del prof. J. Finnis e del prof. Pakaluk.

 

 

L’accusa di innaturalità circa l’omosessualità sulla base della Legge Naturale, precisa Corvino[671], trova la sua più piena elaborazione filosofica  in s. Tommaso d’Aquino (1225-74).

La condanna, sulla base della ragione, degli atti omosessuali scaturisce in s. Tommaso, come si vede nella “Somma contro i gentili” da un sistema di pensiero filosofico che si basa su Dio, riconosciuto e dimostrato anche in ambito filosofico, e che afferma l’esistenza dei comandi divini conoscibili a livello razionale, tra questi comandi vi è anche quello che vieta gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso.

Per s. Tommaso ogni peccato è contro natura ma l’omosessualità è doppiamente contro natura in quanto, a differenza della fornicazione, è contraria alla dimensione procreativa del sesso, in questa linea s. Tommaso considera gli atti omosessuali come il più grave tipo di peccato impuro, fra esseri umani ( II-II, q. 154, a. 12).

Un gruppo di eticisti e giuristi che traggono ispirazione da Tommaso d’Aquino è quello che si oppone molto fortemente, a livello filosofico, alla liceità degli atti omosessuali, tale opposizione si attua, sulla base  della legge naturale.

Germain Grisez, John Finnis, Gerard Bradley, Patrick Lee e Robert George, M. Pakaluk, Mons. Angel Rodríguez Luño, in certo modo anche mons. Melina e i vari professori che erano intorno a lui nell’ Istituto Giovanni Paolo II sono alcuni degli autori che fanno parte di questo gruppo; alcuni di essi diffondono o hanno diffuso la teoria del Nuovo Diritto Naturale.

Occorre ricordare che, contrariamente a ciò che dice Corvino[672], la dottrina tomista e in particolare la teoria del Nuovo Diritto Naturale non sono dottrine deontologiche; come le dottrine deontologiche quelle appena citate affermano l’esistenza di assoluti morali, cioè di norme morali assolute, ma:

-le teorie deontologiche si concentrano su principi di azione che non fanno riferimento a beni sostanziali;

-le dottrine tomiste e in particolare la teoria del nuovo diritto naturale vedono la moralità  come una questione della nostra giusta preoccupazione per il bene; il loro fondamentale principio morale è quello per cui bisogna agire secondo retta ragione attraverso un apprezzamento razionale dei veri beni umani in gioco, non distorto da emozioni contrarie come la parzialità o l’ostilità; la teoria del nuovo diritto naturale va oltre Tommaso d’Aquino nel tentativo di precisare le implicazioni più specifiche di questo principio generale.[673]

Come spiega Corvino[674], gli autori che seguono la teoria del Nuovo Diritto Naturale affermano che ci sono alcuni beni che sono fondamentali in quanto non possono essere derivati da beni più generali; tali beni fondamentali devono essere conosciuti e difesi dialetticamente. Tra questi beni di prima necessità è il matrimonio, inteso come l’unione di due persone in una sola carne in ordine alla procreazione. Il sesso realizza il bene del matrimonio: l’unione di due in una sola carne.

Per questi autori l’atto omosessuale va condannato per almeno 3 ragioni:

1) tali atti non possono realizzare una vera unione biologica, qualsiasi unione che raggiungono è intrinsecamente difettosa, e implicano una sorta di disintegrazione del soggetto;

2) attraverso questi atti il soggetto tratta il proprio corpo e quindi sé stesso, in certo modo, come un mero strumento di piacere;

3) tali atti non solo danneggiano il bene dell’integrità, ma danneggiano il bene del matrimonio. [675].

 

 

b,2,4,3,2,1) Le affermazioni del prof. Finnis.

 

 

Vediamo più precisamente cosa dice il prof. Finnis sull’argomento in oggetto.

In un suo articolo[676], che seguiremo in questo paragrafo, l’autore citato afferma innanzitutto che al centro del rifiuto platonico-aristotelico e della successiva filosofia antica di ogni condotta omosessuale, e quindi della moderna ideologia “gay”, vi sono tre tesi fondamentali:

(1) l’impegno di un uomo e di una donna l’uno verso l’altra nell’unione sessuale del matrimonio è intrinsecamente buono e ragionevole, ed è incompatibile con le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio; (2) gli atti omosessuali sono radicalmente e peculiarmente non matrimoniali, e per questo intrinsecamente irragionevoli e innaturali;

(3) inoltre gli atti omosessuali hanno una speciale somiglianza con la masturbazione solitaria, ed entrambi i tipi di atti radicalmente non matrimoniali sono manifestamente indegni dell’essere umano e immorali.” (p. 6)

Quindi il prof. Finnis offre un’interpretazione di queste tre tesi che le articola in modo più chiaro, si tratta di una interpretazione fedele a ciò che gli autori antichi affermano ma che riprende anche indicazioni tratte da Plutarco, da Kant e da German Grisez. (p. 6-7) Per tale interpretazione il matrimonio è unione non di mero istinto ma di amore ragionevole, e non solo per la procreazione ma per l’aiuto reciproco, la buona volontà e la cooperazione per il bene dei coniugi; il rapporto sessuale genitale tra i coniugi permette loro di attualizzare, sperimentare ed esprimere il matrimonio stesso, come realtà unica con due beni: figli e affetto reciproco(p.7). I rapporti sessuali non matrimoniali, soprattutto, ma non solo, omosessuali, non hanno questa valenza e quindi sono inaccettabili. (p.8)

L’unione degli organi riproduttivi di marito e moglie li unisce davvero biologicamente e personalmente perché la loro realtà biologica è parte, non solo uno strumento, della loro realtà personale; la riproduzione è un’unica funzione e quindi, rispetto a tale funzione, i coniugi sono effettivamente un’unica realtà. Quindi la loro unione in un atto sessuale di tipo riproduttivo (che sia o meno effettivamente riproduttivo o anche solo capace di generare) può attualizzare e permettere loro di sperimentare il loro vero bene comune. Questo bene comune è proprio il loro matrimonio con i due beni, la genitorialità e l’amicizia. (p. 8 )

Nel caso dell’unione omosessuale manca un bene comune che possa essere attualizzato e sperimentato da e in questa unione corporea, tale condotta coinvolge i partner nel trattare i loro corpi come strumenti da usare al servizio di sé; la loro scelta di impegnarsi in tale condotta disintegra ciascuno di loro. (p. 8 e 9)

Quanto detto ci porta ad affermare sinteticamente con Finnis che:

– gli atti sessuali non hanno un significato unitivo ma disintegrativo se non sono coniugali;

– non sono coniugali se non hanno la generosità degli atti di amicizia e anche il significato procreativo.

Un marito e una moglie che appunto in questa generosità amicale uniscono i loro organi riproduttivi in un atto sessuale che, per quanto possano fare, è di tipo adatto alla generazione, operano come un’unità biologica e quindi personale e compiono un atto coniugale anche quando qualche condizione biologica impedisce che tale atto porti alla generazione di un figlio.(p. 10)

Questa interpretazione del prof. Finnis applica alla realtà della nostra costituzione umana:

1) le ragioni pratiche rilevanti, in particolare quelle per cui il matrimonio e l’integrità interiore sono beni umani fondamentali, delle nostre intenzioni e delle nostre circostanze;

2) i principi morali, in particolare quelli per cui non si può mai avere l’intenzione di distruggere, danneggiare, impedire o violare un bene umano fondamentale, o preferire un’istanza illusoria di un bene umano fondamentale (p.11).

A livello sociale, diceva ancora Finnis, l’accoppiamento genitale deliberato tra persone dello stesso sesso è ripudiato non solo perché sterile e dispone i partecipanti a un’abdicazione di responsabilità per il futuro dell’umanità ma anche perché tratta le capacità sessuali umane in un modo profondamente ostile rispetto al modo con cui le trattano i membri della comunità che sono disposti a impegnarsi in un vero matrimonio.

Più generalmente possiamo dire che l'”orientamento omosessuale”, in quanto deliberata volontà di promuovere e impegnarsi in atti omosessuali, e l’intera ideologia “gay” trattano le capacità sessuali umane in modo profondamente ostile rispetto al modo con cui le trattano i membri della comunità che sono disposti a impegnarsi in un vero matrimonio.

L’orientamento omosessuale, infatti, è, in realtà, una negazione permanente dell’intrinseca attitudine del rapporto sessuale ad attualizzare e in questo senso dare espressione all’esclusività e all’impegno aperto del matrimonio come qualcosa di buono in sé. Tutti coloro che accettano che gli atti omosessuali possano essere un uso umanamente appropriato delle capacità sessuali devono, se sono coerenti, considerare le capacità, gli organi e gli atti sessuali come strumenti per gratificare il “sé” individuale che li possiede. Tale accettazione è comunemente, e secondo Finnis giustamente, giudicata una minaccia attiva alla stabilità dei matrimoni esistenti e futuri; rende insensata, ad esempio, l’idea che l’adulterio sia incoerente con l’amore coniugale, in modo importante e intrinseco non solo perché può comportare un inganno. Una comunità politica che ritiene che la stabilità e la generosità protettiva ed educativa della vita familiare siano di fondamentale importanza per il presente e il futuro dell’intera comunità, può giustamente ritenere di avere ragioni convincenti:

– per giudicare che la condotta omosessuale, uno “stile di vita gay”, non sia mai una forma di vita accettabile, – per negare che i partner dello stesso sesso siano in grado di sposarsi;

– nel fare tutto ciò che può, in quanto comunità, per scoraggiare tali comportamenti.(pp.11-13) [677]

 

 

b,2,4,3,2,2) Le affermazioni del prof. Pakaluk.

 

 

Secondo M. Pakaluk la teoria del Nuovo Diritto Naturale si basa su un’interpretazione imprecisa di s. Tommaso che in realtà si oppone alla dottrina del s. Dottore; afferma infatti il filosofo M. Pakaluk che il testo fondamentale della Teoria del Nuovo Diritto Naturale è l’interpretazione data da G. Grisez dell’Aquinate ma tale interpretazione non soddisfa nemmeno le condizioni minime di una sana interpretazione e su ogni punto fondamentale è in contrasto con Tommaso d’Aquino.[678]

Non voglio entrare nella questione se le affermazioni di Pakaluk siano giuste o meno riguardo alla Teoria del Nuovo Diritto Naturale, semplicemente le cito per fare conoscere la sua posizione; non so se gli autori che sostengono la Teoria del Nuovo Diritto Naturale abbiano replicato a Pakaluk né quali siano le eventuali risposte di Pakaluk, lascio questo studio a chi ne fosse interessato.

Lo stesso Pakaluk ha realizzato una buona ed efficace azione di contrasto all’attività omosessuale attraverso i suoi scritti ribadendo la sana dottrina filosofica tradizionale già negli anni ‘90. [679]

Prenderemo come riferimento in questo paragrafo un testo che sintetizza alcune affermazioni di M. Pakaluk riguardo agli atti omosessuali e riguardo ad alcune questioni ad essi collegate; alle affermazioni indicate aggiungerò delle mie riflessioni. [680]

Secondo Pakaluk  nel clima politico che viviamo nei nostri tempi dove l’atto sessuale è stato separato dal suo significato procreativo e dove si afferma che tutta la moralità è culturalmente determinata e costantemente in evoluzione, non è strano che il diritto civile sia cieco alle verità morali fondamentali, in particolare riguardo all’ attività omosessuale, e che perciò sia cieco riguardo al fatto che si vada verso  una condizione di anarchia morale, non solo su questo tema ma anche su altri. Il diritto alla privacy è diventato una sorta di valore assoluto, senza alcun riferimento al bene della famiglia o della nazione, o alla fonte ultima di tutti i diritti, Dio, e appunto in base al diritto alla privacy viene lasciato campo aperto riguardo all’attività omosessuale.

La legge è diventata cieca alla moralità degli atti sessuali, che, a giudizio di molti, non danneggiano nessuno, ma che in realtà, aggiungo io, sono estremamente dannosi per la società e in particolare per la famiglia.

Una volta che il rapporto sessuale ha perso il suo riferimento al matrimonio e il suo significato procreativo nelle menti di milioni di americani, e più generalmente degli uomini, qualsiasi tipo di atto sessuale compiuto in privato potrebbe essere giustificato.

L’assunto implicito è che ognuno ha diritto a qualche forma di rapporto sessuale, fintanto che non danneggia nessuno e non offende la pubblica decenza, e che gli atti sessuali in sé sono neutri, non avendo nulla a che fare con l’attività morale personale. Questo presupposto ha portato al soggettivismo anarchico nelle decisioni giudiziarie riguardanti atti sessuali “privati” che, secondo alcuni, non danneggiano nessuno.

Questa visione della moralità sessuale supporta la propaganda gay nella tesi secondo cui l’orientamento e il comportamento omosessuali non hanno nulla a che fare con le qualità morali distintive di un individuo.  Pakaluk mostra l’assurdità di dire che il comportamento sessuale non ha nulla a che fare con tali qualità.

L’abrogazione delle leggi contro la sodomia non costituisce un diritto legale al rapporto omosessuale; tuttavia, è il primo passo verso l’equiparazione delle unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio eterosessuale, che alla fine porterà alla distruzione della famiglia tradizionale.

Anche se le leggi contro la sodomia sono inapplicabili, hanno valore educativo, come le leggi contro la prostituzione, esprimendo la disapprovazione della società per attività contrarie ai valori della famiglia, in questa linea esse affermano che il controllo sui propri desideri sessuali e il conseguente comportamento casto sono intimamente correlati alle proprie qualità morali distintive di un soggetto.

Pakaluk distingue accuratamente tra orientamento e atti omosessuali, vedendo l’orientamento stesso come un svantaggio perché tale inclinazione può portare al disordine morale del peccato.

Concordando con l’argomentazione di Richard Duncan, Pakaluk sottolinea che le leggi sui diritti dei gay che non riescono a distinguere tra orientamento e pratica omosessuale e che presuppongono che una persona abbia un “diritto” agli atti omosessuali creano un conflitto inevitabile tra la legge civile e la coscienza di coloro che vivono secondo la loro fede religiosa; questo conflitto si attua a vari livelli.

Speculando sul motivo per cui il pubblico è stato ingannato dal falso insegnamento secondo cui il comportamento sessuale è indipendente dalla moralità del soggetto, Pakaluk conclude che, in generale, le persone non esaminano la questione in modo critico, ascoltando invece lo slogan “non discriminare” e accettando acriticamente l’idea che diverse sentenze legali a favore dei diritti dei gay sono in accordo con il diritto ma in realtà la Costituzione americana e più in generale il buon diritto non concedono un’autonomia ingiustificata all’individuo a scapito della famiglia e della società.

Pakaluk sottolinea che non esiste un vero confronto tra il matrimonio eterosessuale e le unioni dello stesso sesso. Il matrimonio eterosessuale scaturisce dalla naturale complementarità dell’uomo e della donna, completando ciascuno in un vincolo d’amore permanente, portando alla procreazione della prole e della famiglia, e di solito conferendo al marito e alla moglie i diritti e le responsabilità di essere padre e madre. I significati naturali del rapporto genitale umano sono così realizzati. In netto contrasto, le unioni tra persone dello stesso sesso non hanno il potere della procreazione, non apportando alcun contributo reale alla famiglia o alla razza umana. La loro attività sessuale comporta una distorsione della complementarietà fisica dell’uomo e della donna, perché non può realizzare una vera unione fisica. Per queste ragioni tali unioni non dovrebbero essere chiamate “matrimoni” e non dovrebbero avere gli stessi diritti del matrimonio.

In particolare l’affermazione che le coppie dello stesso sesso hanno il diritto di adottare bambini o di prendersi cura di bambini in affidamento è priva di fondamento nell’ordine naturale della sessualità umana. Sia il padre che la madre, come modelli di ruolo, contribuiscono in modi diversi al completo sviluppo psicosessuale dei loro figli, e i bambini hanno diritto a genitori maschi e femmine. Poiché entrambi i sessi sono necessari per il corretto sviluppo del bambino, il legame di amicizia tra marito e moglie deve essere indissolubile e forte quanto i legami di sangue tra fratelli, la nostra accettazione culturale del divorzio è dannosa, in questo senso.

Da quanto detto emerge che è quindi appropriato che lo Stato conceda benefici speciali al matrimonio eterosessuale come un tipo speciale di unione che costruisce buone famiglie, contribuendo così al bene comune dello Stato.

Le unioni tra persone dello stesso sesso non danno un tale contributo alla famiglia o allo Stato e anzi in certo modo contrastano il contributo dato dalla famiglia tradizionale, in questa linea Pakaluk sottolinea che una volta che la sodomia è tollerata, viene presto accettata e coloro che si oppongono sono considerati dai media e più generalmente da molti come prevenuti e oppressivi, inoltre una protezione speciale sarà data allo stile di vita gay, mentre il matrimonio, ormai dissociato nell’opinione pubblica dalla missione della procreazione, non sarà più considerato necessario per il bene comune dello Stato, ma semplicemente un altro modo di esercitare il proprio diritto al tipo di sesso che si desidera. [681]

 

 

b,2,5) La psicologia tomista di fronte all’omosessualità, alcune interessanti precisazioni del prof. M. Echavarria.

 

 

La psicologia tomista è stata presentata da molti autori. Il prof. Echavarria nel suo libro intitolato: “Da Aristotele a Freud: Saggio di storia della psicologia.”[682] introduce a tale psicologia parlando anzitutto della psicologia che si trova nei filosofi greci e in particolare in Aristotele, autore di cui s. Tommaso segue alcuni insegnamenti, e quindi dei Padri della Chiesa, ampiamente seguiti dallo stesso santo.

Già “Socrate presenta la “cura dell’anima” come il centro del suo messaggio etico e, quindi, come il nucleo essenziale del suo pensiero filosofico.” [683]

Per Platone: “la virtù è la salute dell’anima”e  “la malattia dell’anima è il vizio”. Aristotele, scrive Fromm: “ Aristotele ha scritto un manuale di psicologia che ha intitolato, però, Etica” [684]

Echavarria fa notare che parlare di etica riguardo alla psicologia può apparire strano se si pensa che Freud ha prodotto una psicologia che vuole curare l’uomo dai danni dell’etica e vuole aiutarlo a superarla o a relativizzare il suo valore universale.

Come spiega Aristotele all’inizio dell’ “Etica Nicomachea” “La presente trattazione, a differenza delle altre, non ha per finalità la speculazione. Non ci impegneremo in questa indagine per sapere che cosa sia la virtù – cosa che non avrebbe alcuna utilità – ma per giungere a essere virtuosi”[685]

Aristotele partiva dall’esperienza e dalla sua finalità “aiutare l’uomo a raggiungere la pienezza, ossia l’agire secondo la virtù, che produce la felicità e la beatitudine: la theoria, o contemplazione.” [686]

Nelle sue opere di etica prosegue Echavarria:“Aristotele sviluppa in ampiezza e profondità quasi tutti i temi che interessano lo sviluppo della personalità”

Ugualmente i Padri della Chiesa, prosegue Echavarria, trattano dello sviluppo della personalità dell’uomo e sviluppano in ampiezza e profondità ciò che i filosofi greci avevano già detto; questi primi autori cristiani “dimostrano una conoscenza” molto “profonda del modo di funzionare della personalità umana” e perfezionano il pensiero greco in questa materia:

1) in ampiezza cioè con un apporto di tipo fenomenologico, cioè offrendo estese descrizioni sia circa il progresso spirituale sia circa i difetti e le malattie spirituali e mentali;

2) in profondità cioè in senso mistico e metafisico nonché teologico perché la vita mentale è una specie di riflesso della vita trinitaria. [687]

  1. Tommaso sulla scia dei filosofi grecie dei Padri realizza un’opera mirabile, Fromm afferma a riguardo: “In Tommaso d’Aquino si incontra un sistema psicologico da cui si può probabilmente apprendere di più che dalla gran parte degli attuali manuali di tale disciplina; si incontrano in esso trattati interessantissimi e molto profondi di temi come il narcisismo, la superbia, l’umiltà, la modestia, i sentimenti d’inferiorità, e molti altri.”[688]

 

 

 

b,2,6) Significative riflessioni sull’allontanamento della filosofia moderna e contemporanea dalla vera Legge naturale e alcune vie per la “riconciliazione”.

 

 

In un interessante documento[689] che già abbiamo visto la Commissione Teologica Internazionale offre importanti indicazioni anzitutto sull’allontanamento della filosofia dalla retta concezione della Legge naturale e successivamente da quella Legge. Seguiremo in particolare alcuni passaggi di tale documento.

“Il concetto di legge naturale suppone l’idea che la natura sia per l’uomo portatrice di un messaggio etico e costituisca una norma morale implicita che la ragione umana attualizza.  … Per diversi motivi storici e culturali, che si ricollegano in particolare all’evoluzione delle idee durante il tardo Medioevo”(nn. 69-71) la visione del mondo che vede la partecipazione del mondo al Logos divino  ha perduto la sua preminenza culturale.

“La natura delle cose non è più legge per l’uomo moderno e non è più un riferimento per l’etica.” (n.71)

La ragioni di tale situazione vanno trovate anzitutto in deviazioni dalla sana metafisica e dalla sana antropologia sicché “… alcuni ritengono che la libertà umana sia essenzialmente il ritenere che non conta nulla ciò che l’uomo è per natura. Il soggetto dovrebbe perciò rifiutare qualunque significato a ciò che non ha scelto personalmente e decidere da sé che cos’è essere uomo.”(n.71)

L’uomo si comprende, in certi pensatori, come senza natura e la cultura appunto tende a negare la natura “Il principale risultato di tali evoluzioni è stata la scissione del reale in tre sfere separate, anzi opposte: la natura, la soggettività umana e Dio”.(n.71)

In questa linea di deviazione dalla sana metafisica e dalla sana antropologia “ … il regno dello spirito è stato radicalmente opposto al regno della natura. La natura non è più considerata come un’epifania del Logos, ma come «l’altra» dello spirito.”(n.72)

In questa linea solo l’uomo a questa massa inerte che è la natura, e in particolare il corpo, può “ … infondere un senso e un progetto” attraverso la manipolazione con la tecnica per i propri fini, in questa linea la “ natura cessa di essere padrona della vita e della sapienza, per diventare il luogo in cui si afferma la potenza prometeica dell’uomo.”(n. 72)

Proprio per tale svuotamento della natura che viene privata di ogni razionalità e teleologia  “il passaggio dalla conoscenza delle strutture dell’essere al dovere morale che ne sembra derivare diventa effettivamente impossibile …  Infatti il bene è diviso dall’essere e dal vero. L’etica è separata dalla metafisica.”(n.73)

Questo percorso di radicale deviazione dalla sana dottrina produce una “… rinascita di un dualismo antropologico radicale che oppone lo spirito e il corpo … Tale dualismo si manifesta nel rifiuto di riconoscere qualunque significato umano ed etico alle inclinazioni naturali che precedono le scelte della ragione individuale …”(n. 74)

Questa stessa deviazione ha portato anche ad una distorta concezione dell’azione umana e di quella divina,  all’esclusione di Dio dalla sfera della soggettività umana sicché: “Ogni riferimento a una normativa proveniente da Dio o dalla natura come espressione della sapienza di Dio … è percepita come una minaccia per l’autonomia del soggetto. La nozione di legge naturale appare allora incompatibile con l’autentica dignità del soggetto.”( n. 75)

Per una riconciliazione di buona parte dell’attuale filosofia moderna con la sana filosofia per il vero bene dell’uomo occorre anzitutto ricuperare “uno sguardo di sapienza, di ordine propriamente metafisico, capace di abbracciare simultaneamente Dio, il cosmo e la persona umana per riconciliarli nell’unità analogica dell’essere, grazie all’idea di creazione come partecipazione”.(n.76)

Occorre in questa linea riscoprire l’azione dell’uomo come partecipazione all’opera divina (n.77)

L’uomo deve  “scoprire con la ragione e poi assumere e condurre liberamente a realizzazione i dinamismi profondi che”  definiscono la sua natura e  “all’interno dei quali nasce la libertà” che non è infinita ma limitata; ma è  partecipazione alla libertà divina; l’uomo  “non è … un assoluto auto-creatore di se stesso”(n.77) ma un essere limitato che partecipa delle perfezioni divine.

Una sana filosofia della natura e, soprattutto, “una metafisica della creazione consentono poi di superare la tentazione dualista e gnostica di abbandonare la natura all’insignificanza morale.”(n.78) Nella natura occorre imparare a riconoscere il messaggio anche morale che Dio ci rivolge.

Tutto questo va fatto considerando che, come : “… spiega Giovanni Paolo II, «le inclinazioni naturali non acquistano una qualità morale, se non in quanto si rapportano alla persona umana e alla sua realizzazione autentica» (73). … il soggetto umano … è … un tutto sostanziale e personale chiamato a rispondere all’amore di Dio e ad unificarsi mediante un orientamento riconosciuto verso un fine ultimo, che gerarchizza i beni parziali manifestati dalle diverse tendenze naturali.”(n.79)

In questa linea: “La dottrina della legge morale naturale deve dunque affermare il ruolo centrale della ragione nell’attuazione di un progetto di vita propriamente umano, e insieme la consistenza e il significato proprio dei dinamismi naturali pre-razionali.”(n.79)

Spiega lo stesso testo alla nota 75 che “ … alcune teorie contemporanee della legge naturale trascurano, anzi rifiutano, il significato morale dei dinamismi naturali pre-razionali. … Ciò significa identificare a torto la razionalità della legge naturale con la sola razionalità della ragione umana senza tener conto della razionalità immanente alla natura”; la natura è infatti è epifania del Logos ha una intrinseca razionalità e teleologia, è quindi per l’uomo portatrice di un messaggio etico e costituisce una norma morale implicita che la ragione umana è chiamata riconoscere e attualizzare.

A questa linea di pratica cancellazione della natura che si può notare nel pensiero di vari autori e che il documento della Commissione Teologica Internazionale critica, fa da contraltare, ai nostri giorni il rischio di assolutizzare la natura: la “deep ecology” “sostiene una supposta uguaglianza delle specie viventi” e non riconosce alcun ruolo particolare di preminenza all’essere umano, addirittura “… alcuni sono giunti a considerare l’essere umano come un virus distruttore che insidierebbe l’integrità della natura”. (n.81) L’ecologia “… integrale interpella ogni essere umano e ogni comunità in vista di una nuova responsabilità. Essa è inseparabile da un orientamento globale rispettoso delle esigenze della legge naturale.”(n.82)

La risposta agli interrogativi che pone l’ecologia e più generalmente ai molti interrogativi della filosofia  attuale si trova solo nel quadro della sana filosofia della sana metafisica e quindi “nel quadro di una comprensione più profonda della legge naturale, che dia valore al legame tra la persona umana, la società, la cultura e l’equilibrio della sfera bio-fisica nella quale si incarna la persona umana.” (n.82) [690]

 

 

b,3) Omosessualità in altre culture e nelle loro filosofie o visioni del mondo.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Secondo una ricerca diffusa su Social Science Research[691], alcuni esperti hanno ritenuto di scoprire, in tutte le nazioni, che livelli più bassi di sviluppo economico e istruzione, credenze religiose più forti e una storia religiosa islamica sono associati ad atteggiamenti meno tolleranti nei confronti dell’omosessualità[692]; ciò è confutato, in parte, da ciò che accade nei paesi in cui prevale la cultura confuciana, tra essi vi sono economie ben sviluppate che hanno i livelli medi di credo religioso più bassi di qualsiasi regione del mondo ma sono meno tolleranti riguardo all’omosessualità rispetto all’ America. [693]

Le affermazioni di tale ricerca trovano conferma se pensiamo che l’atto omosessuale è considerato reato e punito, di fatto o di diritto, con varie pene in 72 paesi del mondo, specialmente islamici; in alcuni stati, specialmente islamici, la pena prevista è la morte[694]; il matrimonio omosessuale è approvato in 33 paesi del mondo, quasi tutti occidentali e dell’ America Latina, in Asia solo Taiwan e in Africa solo il Sud Africa hanno offerto tale approvazione, nessun paese islamico ha accettato tale unione; in 11 nazioni tra cui l’ Italia, per le coppie omosessuali esistono discipline giuridiche diverse dal matrimonio; in alcuni paesi le coppie omosessuali possono anche adottare bambini[695].

 

 

b,3,1) Omosessualità nella cultura africana e in particolare nella filosofia africana nel periodo moderno.

 

 

Secondo l’ Economist nella parte settentrionale dell’ Africa già nell’antichità e poi nel periodo moderno troviamo una massiccia presenza dell’islam e del cristianesimo che hanno veicolato una cultura contraria all’attività omosessuale tuttavia permaneva una certa presenza anche visibile di persone omosessuali, vi era una relativa apertura verso l’amore omosessuale diffusa non solo in questa zona ma anche in Medio Oriente, infatti Khaled El-Rouayheb, un accademico dell’Università di Harvard, spiega che sebbene la sodomia fosse considerata un grave peccato dai tribunali musulmani, altri atti omosessuali come baci appassionati, carezze o sesso lesbico non lo erano, la poesia omoerotica era ampiamente considerata parte di una “sensibilità raffinata”. Oggi la situazione in tale parte dell’Africa è radicalmente cambiata Il cambiamento può essere ricondotto a due fattori: il primo è l’influenza, diretta o indiretta, delle potenze europee nella regione, il secondo è l’ascesa del fondamentalismo islamico.

L’omosessualità, nei nostri tempi, è stata associata all’Occidente. Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, ha accusato l’Occidente, qualche anno fa, di esportare l’omosessualità nel mondo islamico, l’Ayatollah Khamenei dell’Iran ha parlato di un “devastante decadimento morale” che viene dall’Occidente.

Oggi il 95% delle persone in Egitto ritiene che l’omosessualità debba essere respinta[696].

Il Grande Imam di Al Azhar, nel 2021, ha condannato quella che ha descritto come una invasione culturale occidentale volta a legalizzare l’omosessualità e la transessualità nelle società mediorientali. Ha paragonato gli sviluppi attuali a “nuvole nere e scure che portano rivendicazioni di diritti e libertà per legalizzare l’omosessualità e la transessualità e altre nozioni che non sono accettate nella regione, sia in termini di religione che di umanità”, l’Al-Azhar International Center for Electronic Fatwas ha confermato il suo rifiuto categorico di tutti i tentativi di promuovere l’omosessualità e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.[697]

Riguardo all’ Africa subsahariana pare vi siano testimonianze storiche a favore dell’omosessualità, un significativo libro le riporta[698] attualmente però è molto forte il rifiuto verso gli stili di vita gay.

Come il prof. Matolino mette in evidenza, infatti, la pratica omosessuale, gli stili di vita omosessuali o l’essere gay, sia come orientamento sessuale intrinseco che come scelta, sono ampiamente contrastati nel continente africano nei nostri tempi. Negli ultimi tempi, in particolare, c’è stata un’impennata nel rifiuto dell’orientamento gay. Vari paesi africani hanno legiferato apertamente contro gli atti omosessuali e più generalmente si oppongono ad essi sostenendo che il relativo orientamento  o il conseguente comportamento sessuale viola i principi e le credenze fondamentali della realtà africana.[699]

Indubbiamente, considerando che circa l’80% degli africani è cristiano o musulmano[700] e visto che per il cristianesimo, giunto in Africa 2000 anni fa, e per l’islamismo, diffuso in Africa intorno al VII secolo, gli atti omosessuali sono immorali e che la famiglia naturale è una realtà fondamentale per l’Africa, è chiaro che tale comportamento e gli stili di vita ad esso legati violano i principi e le credenze fondamentali degli africani.

L’opposizione delle culture africane, attualmente, ai rapporti omosessuali è chiaramente evidenziata dalle pene che in varie nazioni di tale continente vengono irrogate per tali rapporti:

– pena di morte in Somalia, Mauritania, Nigeria (negli Stati in cui vige la sharia), Uganda;

– ergastolo in Sudan, Tanzania, Zambia;

– detenzione fino a 14 anni in Gambia, Kenya e Malawi.[701]

Due articoli interessanti da citare per conoscere il pensiero di alcuni filosofi africani sono:

–  quello del prof.  Labatito, che afferma l’ illiceità dell’ omosessualità mettendosi sulla scia delle affermazioni di s. Tommaso d’ Aquino e della Legge naturale[702];

– quello del prof. Matolino che presenta anzitutto la posizione filosofica più forte possibile contro l’omosessualità nel contesto africano e offre quindi ragioni per affermare che argomenti così forti contro l’omosessualità sono poco convincenti e che non possono giustificare un approccio così pesante contro gli omosessuali come quello africano; in sostanza questo filosofo vuole affermare che le pene così pesanti prese in Africa da alcuni Stati contro l’omosessualità non sono filosoficamente giustificate.[703]

 

 

b,3,2) Omosessualità nelle culture dell’ Asia  e nella filosofia asiatica.

 

 

I “valori asiatici” pongono l’accento sulla famiglia e sull’armonia sociale; l’omosessualità è normalmente considerata una deviazione rispetto ai principi religiosi generalmente accettati ma la maggior parte delle società asiatiche può essere considerata “tollerante” finché l’omosessualità rimane invisibile[704].

In Medio Oriente, invece, l’attività omosessuale è radicalmente condannata e in alcuni casi penalizzata con la morte.

 

 

b,3,2,1) Omosessualità in India e nella cultura indiana.

 

 

In India, spiegano i professori Chakraborty e Thakurata, gli atti eterosessuali sono l’unica espressione sessuale socialmente accettabile e si basano principalmente sul contatto molto più ampio e sulle relazioni più comuni tra maschi e femmine nella società. La famiglia è promossa come la prima unità sociale valida. Sebbene gli omosessuali esistessero anche nell’antica India, non raggiunsero mai l’approvazione sociale in nessuna parte della popolazione indiana.[705]

Secondo Swindler l’induismo come religione è più tollerante verso l’omosessualità che l’induismo come cultura perché quest’ultima è stata influenzata dall’islamismo e dal cristianesimo; la religione induista ha uno sguardo positivo sul sesso ma non vede positivamente l’omosessualità: il dharma e l’artha si oppongono in qualche modo ad essa e il kama non si oppone ad essa ma neppure la supporta marcatamente e comunque è bloccato dal dharma. [706]

Secondo gli autori di un libro sull’omosessualità in India[707] le tradizioni hanno sempre permesso l’omosessualità, una serie di narrazioni bengalesi del XIV secolo racconta di due donne che hanno una relazione sessuale amorosa e che addirittura produce la gravidanza di una di esse. Il poeta Bhakti Rasakhan ha detto di aver amato un ragazzo.

L’esempio di Rasakhan è molto in linea con le tradizioni sufi (il sufismo è una dottrina e disciplina di perfezionamento spirituale nell’islamismo[708]) in cui l’attrazione alla bellezza di un giovane maschio ha portato alla scoperta dell’amore divino; Madho Lal Hussain, un poeta sufi del 16 ° secolo, ha aggiunto il nome del suo amante indù alla propria identità. Molti poeti di Delhi dei secoli 17-18, primo fra tutti Abru, erano ben noti per la loro attrazione verso gli uomini.[709]

Va aggiunto che con l’arrivo del cristianesimo in India poco dopo la morte di Cristo, grazie all’ opera missionaria di s. Tommaso, e dell’islam (nell’ VIII secolo) e con il loro sviluppo, queste religioni hanno certamente orientato una certa parte degli indiani ad una radicale opposizione alle pratiche omosessuali; infatti nel Pakistan, islamico, l’omosessualità è illegale e punita con pene da 2 a 10 anni e nel Bangladesh, islamico, con pene che arrivano fino all’ergastolo .

Secondo testi di una raccolta bibliografica curata dall’editrice  Oxford Press[710] i documenti scritti e l’arte indù fino al periodo coloniale descrivono e discutono, comunque, le relazioni tra persone dello stesso sesso senza eufemismi o virulenze.

Importante è notare il cambiamento che si ebbe nell’era coloniale e in particolare attraverso il Government of India Act del 1858 che inaugurò l’era del Raj britannico di dominio diretto, questo sottopose molto di più l’India ai guardiani ufficiali della moralità britannica; i valori vittoriani stigmatizzavano il liberalismo sessuale indiano; il pluralismo dell’induismo in tale ambito e i suoi atteggiamenti liberali furono condannati come “barbari” e prova di inferiorità dell’Oriente. [711]

Dopo che i governanti britannici approvarono la legge anti-sodomia, molti riformatori sociali e nazionalisti indiani istruiti iniziarono a esprimere una nuova avversione per elementi della loro eredità, tra cui le relazioni omosessuali; per la prima volta, è diventato inaccettabile scrivere di relazioni omosessuali nella letteratura, ciò è continuato per tutta la prima metà del XX secolo. [712]

Un certo numero di movimenti sono stati istituiti da cittadini di spicco, come il Brahmo Samaj nel Bengala e il Prarthana Samaj nella presidenza di Bombay, per lavorare per la “riforma” della vita privata e pubblica indiana, questo ha prodotto un atteggiamento nuovo di maggiore rigore morale nei confronti del sesso anche all’interno del matrimonio e della casa. [713]

Leggiamo in un articolo apparso su Oxfordbibliographies che a partire dal 1860 era in vigore in India una norma giuridica che puniva con una certa severità il reato di sodomia considerandolo contro natura.

La legge proibiva alcuni atti sessuali ma veniva applicata quasi esclusivamente alle relazioni omosessuali. Si era sviluppata tuttavia una forte opposizione a tale norma e gli indù erano divisi sulla questione.

Lo stesso articolo precisa che nel  2014, la Corte Suprema ha dichiarato le persone transgender un terzo genere, ha dato loro il diritto di auto-identificare il loro genere e ha ordinato al governo di dare loro riserve nelle istituzioni educative e nei posti di lavoro; nel 2016, Dattatreya Hosabale, leader senior dell’alleato del BJP, l’organizzazione indù Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), la più grande organizzazione di volontariato del mondo, ha dichiarato che l’omosessualità dovrebbe essere depenalizzata; nel 2018, il governo del BJP ha deciso di non difendere la legge contro la sodomia, che il governo del Partito del Congresso aveva precedentemente difeso; la Corte Suprema la ha poi annullata, attualmente, quindi, la sodomia è legale in India; nel 2021 sono state intentate diverse cause legali, chiedendo l’uguaglianza del matrimonio, inclusa la modifica della legge sul matrimonio indù.[714]

I guru indù oggi assumono una varietà di posizioni sull’argomento dell’omosessualità, così come i leader e le organizzazioni politiche indù. [715]

Nell’induismo, ricordo che gli hijra ( eunuchi) sono uomini che vivono come donne, assumono un ruolo religioso nella cultura indù, celebrando rituali come matrimoni e nascite, si trovano nei testi religiosi indù e in tutta la storia dell’Asia meridionale; riguardo agli hijras non sono precisamente considerate donne e non hanno i modi propri delle donne.[716].

Più precisamente: gli hijra sono uomini impotenti che si sottopongono a un rito di evirazione e divengono devoti della Dea Madre, in questa linea attuano dei rituali sacri, e provvedono intrattenimento in alcune feste con canti e balli, possono anche maledire le persone e ciò incute timore alla gente nei loro confronti.[717]

Un autore indiano ha pubblicato un interessante articolo[718] per evidenziare il punto di vista vedico sull’omosessualità. Presenterò qui di seguito le affermazioni di questo articolo.

“Il Veda delinea i confini dell’ortodossia indù: è l’autorità suprema, pramana. In esso si ritrovano i fondamenti della cultura, della spiritualità, delle arti e delle scienze induiste.

La compilazione del Veda è stata attribuita al rishi Vyasa, egli lo trasmise oralmente ai suoi quattro discepoli che lo riunirono in grandi raccolte, samhita: il Rig-, lo Yajur-, il Sama- e l’Atharva-veda.”[719]

L’autore che stiamo seguendo[720] precisa che non ha letto nulla di specifico sull’omosessualità nei testi fondamentali, come Upaniṣad, Purāṇās e Itihāsas. Ci sono alcune storie sui cambiamenti di sesso. Tuttavia, queste storie non implicano che essere non eterosessuali sia punibile.  L’omosessualità non è apertamente rifiutata. Infatti, è interessante notare che nella lingua sanscrita nomi e pronomi hanno tre generi, cioè maschile, femminile e neutro. Questo è vero non solo per gli esseri senzienti ma anche per gli oggetti inerti. Pertanto l’omosessualità come un terzo genere umano  è facilmente accettabile per una persona i cui valori scaturiscono dalla letteratura sanscrita.

Il significato che il dizionario offre del termine naturale è: “Esistente o causato dalla natura; non creato o causato dal genere umano”. Secondo questa definizione l’omosessualità è naturale; tuttavia tale tendenza, potrebbe non essere considerata come conforme ad una norma o accettata in una particolare società; questo sembra essere il caso della società vedica perché prevede di compiere l’espiazione per chi fa sesso con persone dello stesso sesso, ciò significa che il sesso tra due uomini non è considerato normale. Ci sono affermazioni simili nel Mahābhārata che sembrano disapprovare il sesso tra uomini.

Anche in Kāma-sūtra , che è stato scritto per fornire informazioni su come godersi la vita sessuale, l’omosessualità non è molto incoraggiata.

Da tutti questi riferimenti, e dall’assenza di storie dirette di persone omosessuali in Purāṇās e Mahābhārata , sembra che l’omosessualità non fosse considerata normale nella società vedica. Tuttavia, non fu condannata severamente perché Manu non prescrisse una severa espiazione per l’atto omosessuale se non fare il bagno vestiti.

Secondo i Veda lo scopo principale dell’unione maschile e femminile è la procreazione e non il godimento sessuale, l’ideale è fare sesso solo per la procreazione.

Forse, spiega l’autore induista che stiamo seguendo, la disapprovazione dei testi vedici visti finora riguarda non precisamente gli atti omosessuali ma atti eterosessuali non fatti secondo la regola vedica. Comunque sia, gli atti omosessuali non venivano repressi, come dice Kṛṣṇa: “Tutti gli esseri viventi seguono la loro natura acquisita. Cosa può fare la repressione?” (Gītā 3.33) Coloro che nascono con una disposizione non eterosessuale non possono superarla con la repressione. L’antica società indù, come è evidente qui, non considerava gli omosessuali come pervertiti o peccatori. Il termine  tṛtīya prakṛti o la terza natura li descrive come una classe naturale in sé. Le persone con la terza natura sono un’eccezione alle regole generali. Non ci si aspettava che seguissero norme di comportamento eterosessuali. E per questo, accettando la loro natura, non furono scomunicati o epurati dalle società umane. Avevano un posto in esse e dovevano essere protetti  dallo stato. Accettando le persone di terza natura, gli antichi indù hanno dato loro un posto speciale nell’ordine sociale, sono stati designati come parte della classe delle cortigiane e degli interpreti di musica e danza.

In un certo senso, tuttavia, la loro posizione non era rispettabile perché era al di fuori dell’ordine  varṇa  o  varṇabāhya .

Di solito, erano chiamati kinnaras o hijaras e ricevevano una  jāti  o corporazione separata. Ancora oggi visitano le case per ‘benedirle’ in occasione di eventi propizi, come la nascita di un bambino e la gente non li ridicolizza. Ricevono donazioni in cambio delle loro benedizioni. L’ attrazione tra uomini o tra donne  non è sbagliata infatti è naturale, sebbene non normale dal punto di vista degli smṛtis, dice l’autore induista che stiamo seguendo.

C’è posto per il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel sistema vedico? Risposta netta: no.

Qual è il punto di vista vedico sulla poligamia che coinvolge gli eterosessuali?

La poligamia era consentita ma non era uno standard. Non c’era una regola rigida per essere monogami. Ma la monogamia era più praticata. Molti re famosi descritti nei Purāṇa così come nella storia successiva erano monogami. [721]

 

 

b,3,2,2) Omosessualità nelle culture confuciane e daoiste  dell’Asia,  e in particolare la situazione attuale in Cina.

 

 

b,3,2,2,1) Omosessualità nelle culture confuciane.

 

 

Il confucianesimo è uno dei due grandi sistemi di pensiero tradizionali della Cina, un importante articolo su tale sistema lo si può leggere facilmente online sul sito della Treccani [722], rimando ad esso per una conoscenza di base riguardo al confucianesimo. Un interessante studio ha potuto evidenziare[723] anzitutto che il confucianesimo è un insieme di valori morali interconnessi su come interagire e comportarsi.

Seguendo le indicazioni di un altro studio, in estrema sintesi possiamo dire che il confucianesimo vede la società come una struttura gerarchica e verticale di superiori e subordinati (tipicamente, sovrano e suddito, padre e figlio, marito e moglie). Il principio fondamentale della gerarchia sociale è la saggezza, la responsabilità e la benevolenza che riguardano i superiori e l’obbedienza, la lealtà e il rispetto che riguardano in particolare i subordinati. La famiglia è il prototipo dell’organizzazione sociale e i principi della vita familiare vengono applicati alla società più ampia. Per garantire l’armonia e l’ordine nella famiglia e nella società, occorre attenersi alla pietà filiale come valore cardinale. Il confucianesimo si concentra anche sulla coltivazione della virtù e sul mantenimento dell’etica, sulla base dei suoi concetti fondamentali di Umanità (ren) , Rettitudine (yi)e Proprietà (li) . Cioè, si dovrebbe agire adeguatamente all’interno di una comunità e mettere gli altri interessi al di sopra dei propri bisogni e desideri personali. Diventare un essere morale è idealizzato, mentre il perseguimento del profitto materialistico è denunciato.

Il confucianesimo vede la sessualità come un tabù e vieta la discussione sul sesso. Sostiene che il sesso sia regolato da accordi formali (matrimonio) e culmini con il parto, quindi il sesso al di fuori del matrimonio non è permesso, perciò l’attività omosessuale non è permessa. Si suppone che le donne rispettino in particolare la virtù della castità, che significa virginità prima del matrimonio e, dopo il matrimonio, fedeltà ai mariti, vivi o morti, anche nell’attività sessuale; le donne dovrebbero mantenersi sottomesse e meno aggressive sessualmente rispetto agli uomini.[724]

Sulla base dell’influenza di Confucio le nazioni con eredità cinese hanno valori culturali nettamente diversi da quelli che si trovano in altre parti del mondo; tra le altre cose, le società confuciane hanno maggiori probabilità di essere paternaliste e di accettare l’autorità gerarchica, di porre un forte accento sulla famiglia e sono più orientate alla comunità, il che promuove l’ordine e il consenso; al contrario, le società occidentali appaiono come basate sui diritti e individualiste; per spiegare gli atteggiamenti nei confronti dell’omosessualità gli autori dello studio si sono concentrati su quattro serie di valori che rientrano nel sistema confuciano: l’obbedienza e l’importanza di comportarsi correttamente, i tradizionali ruoli di genere, la moralità sessuale e la connessione familiare (cioè, rendere orgogliosi i genitori e mantenere intatta la famiglia).[725]

I valori confuciani che enfatizzano l’accettazione dell’autorità gerarchica, il forte orientamento comunitario e l’enfasi sulla pietà familiare e infantile sostengono il rifiuto dell’omosessualità. [726]

All’interno del contesto confuciano, alla famiglia viene data particolare importanza, in quanto è vista come la base delle aspettative delle persone per i loro ruoli nella vita pubblica; la società è una comunità di fiducia modellata sulla famiglia; rispetto  a molte nazioni occidentali, la percentuale di persone divorziate nelle culture confuciane è particolarmente bassa. L’omosessualità e le unioni omosessuali appaiono, quindi, in tali culture, come un’insidia e un ostacolo al sostegno della famiglia.

In molte società confuciane, la loro cultura locale enfatizza i ruoli distinti del genere maschile e femminile, anche questo fa sì che la società confuciana tenda ad una fondamentale opposizione nei confronti della pratica dell’omosessualità.

Anche su altre questioni di moralità sessuale, come il sesso prematrimoniale, nelle nazioni confuciane si trova una mentalità più retta e il sesso viene rimandato all’età adulta e al matrimonio, anche in questa linea di morale retta riconosciuta e vissuta, le culture confuciane si oppongono alla pratica omosessuale. [727]

In questa opposizione mi pare importante sottolineare che gli insegnamenti fondamentali del confucianesimo, non riconoscono tra le unioni lecite quella omosessuale, e quest’ultima unione in quanto sterile è senza futuro. [728]

Questi insegnamenti principali vengono utilizzati dai leader confuciani per rifiutare la pratica dell’omosessualità, specialmente la pratica del matrimonio tra persone dello stesso sesso; nel contesto dell’Indonesia, vari leader religiosi confuciani, nel 2016, hanno perciò espressamente rifiutato, in questa linea,  la pratica dell’omosessualità  perché nel libro sacro del confucianesimo il matrimonio può essere fatto solo tra un uomo e una donna, e quindi non si prevedono unioni omosessuali e soprattutto non si prevedono matrimoni omosessuali.

Nonostante la reiezione di tali pratiche da parte del confucianesimo, la società in alcuni paesi confuciani è spesso tollerante nei confronti di questa pratica.[729]

I residenti delle zone confuciane sono più tolleranti degli abitanti di zone islamiche ma meno tolleranti di europei e americani verso l’omosessualità, ciò ha una notevole importanza nel panorama mondiale perché le società che sono influenzate dalla cultura confuciana cinese costituiscono quasi un quinto della popolazione mondiale.[730]

 

 

b,3,2,2,2) Daoismo, neodaoismo e omosessualità in Cina.

 

 

Come spiega la Stanford Encyclopedia of Philosophy la definizione del daoismo o taoismo è controversa, anche la coniazione del termine crea ambiguità. [731]

Il daoismo si affianca al confucianesimo come uno dei due grandi sistemi religiosi/filosofici della Cina; un interessante confronto facilmente accessibile e comprensibile tra questi due sistemi è realizzato in un articolo del giornale La Stampa[732], un importante articolo facilmente accessibile sul taoismo lo troviamo online nella Enciclopedia delle Scienze Sociali della Treccani[733] rimando ad esso per una conoscenza complessiva e fondamentale di tale sistema di pensiero.

Come spiega un articolo della Stanford Encyclopedia, Dao è il perno della filosofia cinese, e si traduce, in certo modo, come ‘via’ anche se ci sono alcune differenze tra i due termini.

Dao è il centro della discussione filosofica cinese, occupa il posto al centro del pensiero che nella filosofia occidentale è occupato da termini come ‘essere’ o ‘verità’.

A causa dell’ethos “naturalistico” e antiautoritario del daoismo, della sua intrinseca attenzione alle “vie”, il termine “daoismo” potrebbe comprendere virtualmente qualsiasi movimento o religione “locale”. “Daoista” è una caratterizzazione naturale dell’ideologia alla base di qualsiasi tensione di pensiero non confuciana o anticonformista. Il risultato è che il “daoismo religioso” è diventato un concetto profondamente malleabile. La famosa domanda “cos’è il daoismo?” rimane più difficile che mai per la religione daoista. [734]

Per il daoismo religioso, sorto nel IV secolo A.C.  tra i peccati che conducono all’inferno ci sono sempre stati  gli atti omosessuali anche se altri peccati sessuali, come avere un rapporto intimo con una vergine o con una vedova, sono considerati molto più gravi. [735]

Per i nostri interessi è bene sottolineare che, nel daoismo: “Alle pratiche rituali fanno riscontro dottrine altamente speculative sulla corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, che in larga misura erano condivise anche dai confuciani. … Vanno menzionate a questo riguardo la dottrina dei cinque elementi (wuxing: acqua, fuoco, legno, metallo, terra) e la teoria del dualismo yin-yang, ossia la concezione della struttura antitetica, complementare e sequenziale di ogni accadere e di ogni forma di esistenza. Sebbene questa concezione non appartenga esclusivamente al taoismo, è stato quest’ultimo a sviluppare in larga misura la dottrina del mutamento cosmico, dell’alternanza perpetua. Gli interventi intenzionali che alterano il processo naturale di alternanza cosmica ingenerano il disordine, e per questa ragione il taoismo propugna il principio del non agire (wuwei).” [736]

L’opposizione fondamentale del daoismo al rapporto omosessuale sta nel fatto che il daoismo  ritiene che lo stato normativo di Yin e Yang e quindi maschio e femmina è una relazione complementare, così, all’interno della struttura daoista,  il rapporto sessuale naturale per gli esseri umani è quello di maschio e femmina che abbracciano e condividono il Qi (forza) della vita attraverso il loro utilizzo dei loro dominanti yang e yin, rispettivamente; quindi il rapporto normativo del daoismo è quello tra donna e uomo.[737]

Ciò è dovuto, più precisamente, all’idea di unire due energie cosmologiche, creando così armonia; stiamo parlando di yin(陰, 음[eum]) e yang(陽, 양[yang]), Yin è comunemente identificato con passività e sottomissione, mentre yang è riconosciuto con attività e dominio; lo yin e lo yang creano una relazione complementare in cui i due elementi complementari diventano uno, ciò significa l’interconnessione e l’interdipendenza delle forze naturali, in cui l’una non può esistere senza l’altra; la relazione naturale per gli esseri umani nella sessualità e nel matrimonio è quella tra un uomo e una donna, attraverso tale relazione, saranno in grado di abbracciare e condividere la vita attraverso l’utilizzo dei loro dominanti yang e yin, rispettivamente, ciò aiuta anche a raggiungere un equilibrio sano e dinamico tra queste due energie.[738]

Ciò che è particolarmente importante nel rapporto sessuale, secondo il daoismo, è lo scambio di energia vitale attraverso l’eiaculazione. [739]

 

 

b,3,2,2,3) Storia dell’omosessualità in Cina e in particolare la situazione attuale.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

“L’erotismo cinese ha tratto fonte di ispirazione sia dal pensiero autoctono taoista, sia dalla tradizione cortigiana sviluppatasi all’interno delle corti imperiali. Nella Cina taoista il sesso fu recepito come uno degli aspetti imprescindibili dell’esistenza umana, all’interno di una visione del mondo che considerava una sana vita sessuale come garante di felicità, buona salute e longevità …  L’interesse verso le arti sessuali entrò in conflitto con la vena moralizzatrice dell’ortodossia confuciana, soprattutto con l’ascesa della dinastia Qing (1644-1911), quando l’argomento divenne un vero e proprio tabù, oggetto di una forte censura letteraria, al punto tale da aver indotto molti studiosi, anche in tempi recenti, a relativizzare se non negare persino l’effettiva importanza che la Cina antica ha conferito alla sessualità e alle sue arti di seduzione”[740] .

L’ accettazione dell’amore tra persone dello stesso sesso che, come affermano vari autori, è ampiamente documentata sia riguardo all’efebofilia, sia riguardo alla prostituzione omosessuale[741] ha cominciato a diminuire in Cina con l’ascesa degli imperatori della dinastia Quing, intorno al 1600, spiega un articolo sull’omosessualità in Cina[742], i quali hanno reagito contro lo stile di vita libertino che hanno trovato. Ma ciò che ha rivoluzionato gli  atteggiamenti sessuali cinesi, è stato l’impatto della cultura europea. All’inizio del 1900, i cinesi erano stati così colpiti dalla scienza e dalla tecnologia occidentali che avevano accolto anche la visione della sessualità dell’occidente ritenendola migliore, hanno quindi ritenuto con l’Occidente che l’omosessualità fosse patologica; studiosi cinesi hanno allora soppresso riferimenti all’omosessualità nelle traduzioni dal cinese classico, è una grande ironia, secondo l’articolo citato, che alcuni contemporanei stigmatizzino l’omosessualità come portata in Cina dall’Occidente.[743]

Un articolo di C. Murphy mette in evidenza che anche se la Cina non è mai stato un centro propulsivo di attivismo queer, c’è stato un periodo di tempo nei primi anni 2000 in cui sono fioriti club per gay  e nuove ONG hanno iniziato a difendere i diritti dei gay.

L’omosessualità è stata depenalizzata nel 1997. Fino al 2001 era considerata una malattia psichica.

La vita è diventata più difficile per i gay da quando Xi Jinping è salito al potere nel 2012 infatti ha attuato un costante restringimento degli spazi gay: fisici, virtuali e filosofici.

Le piattaforme Internet aiutano il governo in questa opera, in televisione c’è una moralizzazione in questa linea e anche le nuove severe leggi sulla privacy dei dati hanno avuto un impatto notevole in questa linea.

Essere gay, bisessuali o trans è visto da alcuni in Cina come un tipo di vita importato o “occidentale” e la Cina è diventata sempre più sospettosa o ostile a ciò che vede come influenza occidentale.

Ci sono state anche crescenti critiche nei confronti degli uomini gay. [744]

Afferma un articolo del Voice of America, la più grande emittente internazionale statunitense,[745] che nel 2017 l’autorità radiotelevisiva della Cina ha vietato la rappresentazione dell’omosessualità, includendola nella categoria di “comportamento sessuale anormale”; nel 2020, lo Shanghai Pride Festival, il più grande evento della Cina in questa linea, è stato interrotto.

Il  Beijing LGBT Center, uno dei pionieri del movimento LGBT in Cina, ha annunciato nel maggio 2023 di aver terminato le sue operazioni senza spiegazioni.

Nel 2021, gli account sui social media delle comunità di minoranze sessuali in diverse università cinesi sono stati chiusi da WeChat, la più grande piattaforma di social media cinese.

Le autorità cinesi attuano tutto questo con molta discrezione, portano avanti la loro cosiddetta politica di stabilità, non vogliono polemiche.

La situazione è molto diversa a Taiwan.

Nel 2019 è stata approvata la legge speciale sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, Taiwan è diventato il primo paese in Asia a consentire il matrimonio gay, tutte le adozioni sono attualmente aperte alle coppie omosessuali.

I cittadini taiwanesi possono registrarsi per il matrimonio omosessuale a Taiwan indipendentemente dal fatto che il paese o la regione di origine del coniuge consenta il matrimonio gay, con un’eccezione: la Cina. [746]

 

 

b,3,3) Omosessualità nelle culture buddiste dell’ Asia.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Diciamo anzitutto che il buddhismo è al tempo stesso una religione e una filosofia, può essere considerato una tradizione spirituale che ha avuto un ruolo importante nella storia dell’umanità, che ha assunto varie forme, producendo una raffinata letteratura filosofica, ma anche un profondo culto popolare, di tipo religioso. [747]

Spiega un testo di D. Keown che le società buddiste tendono ad essere conservatrici e persino pudiche.

Il matrimonio è visto come inferiore a una vita di celibato.[748]

Sebbene al buddismo manchi l’attenzione cristiana sulla procreazione, gli insegnamenti classici – ribaditi dal Dalai Lama – indicano che gli unici atti sessuali permessi, ai laici, sono quelli eterosessuali compiuti con gli organi e negli organi destinati alla procreazione; l’attività omosessuale è proibita.[749]

Ai monaci è fatto assoluto divieto di attività sessuale. [750]

Come dice un articolo di A. Alfian l’omosessualità è una questione esplicitamente discussa e vietata nel Vinaya (norme di condotta seguite dai monaci e dalle monache). Rapporti sessuali secondo natura o contro natura determinano l’espulsione dal monastero.[751]

Sono quindi errate le affermazioni di coloro che ritengono sia permessa l’omosessualità nel buddismo; secondo costoro l’argomento principale di tale permissione è che secondo i fondamentali insegnamenti del Buddismo, le Quattro Nobili Verità e l’Ottuplice Sentiero, l’oggetto dell’attività sessuale di una persona non determina se l’attività sessuale è buona ma ciò dipende dall’ attenzione, dalle emozioni, dalle intenzioni della persona che compie il rapporto sessuale. Nell’attività sessuale, in questo senso, non è importante qual è il sesso del proprio partner sessuale ma quali sono le proprie intenzioni sessuali. Se l’intenzione sessuale di una persona è quella di dare, condividere ed esprimere amore e affetto ad altri, e c’è mutuo consenso, allora l’atto sarà buono perché le intenzioni della persona sono buone o positive. [752]

Alla luce di quanto detto più sopra le affermazioni appena viste sono chiaramente errate.

Nella linea invece vista più sopra vanno gli studiosi buddisti che rifiutano l’omosessualità, in questa linea, presentano l’insegnamento dei cinque precetti buddisti (cioè, astenersi dall’uccidere, dal  rubare, dalla cattiva condotta sessuale, dal mentire, e dal “bere”)  per cui impegnarsi in rapporti sessuali come quelli omosessuali è una deviazione dagli insegnamenti del buddismo che porterà all’autolesionismo e al danno per gli altri. [753]

Diversi leader buddisti in Indonesia in questa linea affermano che il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il comportamento omosessuale sono atti innaturali e deviano dalla legge e quindi anche se la proibizione del comportamento omosessuale non è affermata nella letteratura buddista, poiché la legge buddista si basa sulla naturalezza e sulla legge naturale, tale comportamento è vietato.[754]

Secondo A. Alfian gli omosessuali sono discriminati in ambienti buddisti soprattutto in Indonesia. [755]

Secondo alcuni studiosi il buddismo fornisce generalmente un’interpretazione più liberale dell’omosessualità rispetto ad altre fedi religiose, come il confucianesimo, l’islamismo e la fede cristiana. [756]

 

 

b,3,4) Omosessualità nella cultura giapponese.

 

 

Vedemmo più sopra che in Giappone il buddhismo per stabilizzarsi ha accettato l’omosessualità abbastanza largamente.  [757] e che lo shintoismo, religione tradizionale del Giappone e risalente ad un periodo precedente al VI sec. a.C.,  considera l’omosessualità come contraria alla divinità ma la tollera; ci sono indicazioni di atti omosessuali in tale contesto religioso a partire dal secolo X d. C.[758] Le comunità giapponesi in cui predominava lo shintoismo, in questa linea, hanno tollerato la pratica omosessuale pur opponendosi fondamentalmente ad essa.

Come insieme di memorie, notizie e testimonianze, trasmesse da una generazione all’altra, l’omosessualità in Giappone vanta una tradizione storica. Le più antiche informazioni risalgono al periodo Kamakura (1185-1333 d. C.), e parlano del “chigo nanshoku” letteralmente ‘erotismo maschile nei confronti di fanciulli’, in riferimento alle relazioni di intimità di vario genere tra adulti e ragazzi che si dissolvevano una volta raggiunta l’ età matura[759].

Intorno al XVII secolo nasce il Kabuki, “una delle principali forme drammatiche giapponesi” “erede di molti generi di spettacoli popolari basati su danza, recitazione e canto”, secondo la tradizione ha avuto origine dalle rappresentazioni elaborate da una danzatrice ed eseguite con altre compagne; “ben presto il governo proibì alle donne di prendere parte allo spettacolo e, a partire dal 1652, tutti i ruoli del kabuki furono interpretati da soli attori maschi, convenzione che si è mantenuta fino ai giorni nostri.”[760]

Con la formazione dell’universo kabuki, una nuova modalità di relazione omosessuale si diffuse all’interno della società giapponese, era l’attrazione da parte di uomini adulti nei confronti di giovanissimi ‘cortigiani’, aventi una estetica fondamentalmente femminile, è il caso dei wakashū, giovani fanciulli dai tratti aggraziati e dai corpi ancora morbidi e immaturi che, interpretando egregiamente ruoli femminili divenivano vittime delle avances degli spettatori, è il caso degli yarō, artisti del teatro kabuki che erano soliti prostituirsi alla fine delle rappresentazioni, o dei kagema, giovani ragazzi al servizio di signori all’interno di ambienti quali le kagemajaya (case del tè) [761]

Spiega M. Rizzuto che radicale è la differenza sostanziale tra quest’ultimo tipo di relazioni e il nanshoku perché le relazioni nel caso del nanshoku erano vissute consapevolmente tra due uomini e i giovani conservavano aspetto di uomini, nell’altro caso invece di fronte al maschio adulto stava un altro soggetto con aspetto tendenzialmente femmineo.

“La degenerazione di costume in cui è coinvolta la figura dell’omosessuale porterà, in maniera più o meno diretta, al cambiamento dell’opinione pubblica e della posizione del governo nei confronti delle relazioni fra persone dello stesso sesso.” [762]

In questa linea, anche sotto la pressione delle indicazioni provenienti dall’occidente a partire dal 1873, con il Codice penale Meiji (Kaiteiritsurei) e in particolare con l’articolo 266, le relazioni omosessuali vengono considerate atti di ‘sodomia’, cioè veri e propri crimini, la legge che decretava tali crimini ebbe vita breve, nel 1886 fu abrogata, la letteratura riporta testi di questo periodo che presentano le relazioni omosessuali come devianti, innaturali e pericolose. [763]

Il 3 novembre 1946 viene promulgata la nuova Costituzione Giapponese, tuttora vigente; all’interno del nuovo ordinamento non trovano spazio leggi contrarie alle relazioni fra persone dello stesso sesso, tuttavia appare chiaro anche in importanti opere letterarie che tali relazioni attuano comportamenti immorali. [764]

Successivamente si afferma il modello dell’uomo che lavora e sostiene la sua azienda e la sua famiglia, è il “guerriero aziendale” artefice della ripresa economica giapponese nel dopoguerra ed è il padre ideale, figura esemplare per i figli, apice dell’aspirazione sociale e rappresentazione concreta del successo nella vita; questa visione è chiaramente antitetica a quella dell’omosessuale e quando arriverà l’eco della rivoluzione sessuale verrà sottolineata la differenza radicale appunto tra il modello giapponese appena indicato e la persona che vive uno stile di vita gay. [765]

Attualmente, non avendo mai incontrato aperta opposizione sociale, gran parte dei gay e delle lesbiche in Giappone non sentono la necessità di stabilire la propria identità in maniera ferma, preferendo il silenzio alla battaglia, l ’attivismo LGBT+ è sempre stato estremamente limitato; in Giappone non sono riconosciute né nozze né unioni gay. [766]

 

 

b,3,5) Omosessualità nella cultura russa.

 

 

Convertita al cristianesimo alla fine del primo millennio cristiano, la Russia in quanto appunto cristiana ha creduto e accettato che gli atti omosessuali siano peccati molto gravi. I religiosi cristiani condannavano il sesso tra uomini e giovani. E’ una chiara falsità affermare, come fanno alcuni siti internet che i santi fratelli Boris e Gleb, due fratelli martiri,[767] fossero omosessuali e che esistesse una specie di matrimonio omosessuale o legame omosessuale riconosciuto dalla Chiesa, il problema di alcuni studiosi del passato è che mirano a sessualizzare tutto e quindi vedono in amicizie sante e in accordi di solidarietà ciò che in essi non c’è: omosessualità. Dice a questo proposito E. Moberly[768] che il defunto prof. John Boswell nel suo lavoro ha suggerito che nell’Europa premoderna un tempo le liturgie cristiane includevano riti per la celebrazione delle unioni omosessuali, ma tali affermazioni sono state nettamente rigettate da parte di seri storici[769]. Il materiale su cui Boswell ha costruito il suo caso è il poco conosciuto “sacramento di fratellanza” della Chiesa ortodossa orientale, che fornisce una benedizione di amicizia per persone dello stesso sesso o di sesso opposto. Tale “sacramento” non ha nulla a che fare con l’omosessualità ma al contrario ha tutto a che fare con la santità e la carità! Ma né l’accuratezza né la logica sono molto importanti per un libro come quello di Boswell che è stato guidato prima dal desiderio di trovare il risultato accettabile, ed è stato successivamente proclamato come prova indipendente, anche da qualcuno come Vasey, un tutor in studi liturgici che dovrebbe saperne di più. [770]

Secondo alcuni autori l’attività omosessuale era comunque presente e aveva una certa diffusione nei secoli scorsi e questo condusse Pietro il Grande ad adottare la prima legge secolare della Russia contro il sesso tra uomini, nel suo Codice militare del 1716, una simile legge non sembra sia stata estesa ai civili fino al 1835 ma intanto i tribunali ecclesiastici e militari perseguivano i casi di sodomia.[771]

Come spiega D. Healey, che seguiremo in particolare per trarre informazioni circa la Russia, nel 1835, lo zar Nicola I ha esteso ai civili il divieto di relazioni tra uomini, non tra donne, dello stesso sesso. Questa legge rimase in vigore fino al 1917.

Con l’arrivo dei bolscevichi nel 1917 fu abrogata ogni legge zarista, anche quella riguardante la sodomia.

Il primo codice penale sovietico del 1922 e la revisione del 1926 ribadirono la legalità delle relazioni omosessuali volontarie.

Una nuova legge fu adottata per tutte le repubbliche sovietiche nel marzo 1934, con una pena minima da tre a cinque anni per l’omosessualità maschile consenziente.

Stalin considerava l’omosessuale come un idiota e un degenerato.  [772]

Nel 1958 il ministero dell’Interno emanò un decreto segreto “sul rafforzamento della lotta contro la sodomia”, intimando alla polizia di far rispettare la legge con rinnovato vigore.

Nell’aprile 1993, come parte di un pacchetto per allineare la legislazione russa agli standard del Consiglio d’Europa, l’ amministrazione Eltsin ha depenalizzato l’omosessualità maschile, ma non concesse l’amnistia per coloro che erano già stati condannati.

Nel 2002, durante un dibattito alla Duma sulle modifiche alla legislazione sui crimini sessuali, i deputati nazionalisti-conservatori hanno chiesto la recriminalizzazione della sodomia volontaria e , per la prima volta in un millennio di storia legale russa, la criminalizzazione degli atti lesbici. Il Cremlino ha ignorato queste chiamate. [773]

Nel 2006 cominciano le leggi di blocco della propaganda gay prima a livello locale e finalmente a livello generale nel 2013 [774] queste leggi sono state usate anche  per fermare le marce del gay pride e detenere attivisti  gay.

Nel dicembre 2022, durante la guerra in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che amplia le restrizioni riguardo alla “propaganda LGBT”, vietando di fatto qualsiasi espressione pubblica di comportamento o stile di vita LGBT. Putin intensifica, in questo modo, la campagna ormai decennale per promuovere i valori tradizionali.[775]

Aleksandr Dugin, un importante filosofo russo molto legato a Putin, ha spiegato che la guerra che Putin ha iniziato in Ucraina è anche contro la deriva omosessualista occidentale. [776]

Già il patriarca di Mosca Kirill, il 7 marzo 2022 aveva giustificato il conflitto contro l’Ucraina descrivendolo come lo scontro con i paesi che sostengono i diritti degli omosessuali e aveva affermato: “Stiamo parlando di qualcosa che va oltre le convinzioni politiche. Parliamo della salvezza umana. Ci troviamo in una guerra che ha assunto un significato metafisico. La parate dei gay dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano. Questa guerra è contro chi sostiene i gay, come il mondo occidentale, e ha cercato di distruggere il Donbass solo perché questa terra oppone un fondamentale rifiuto dei cosiddetti valori offerti da chi rivendica il potere mondiale”.[777]

Dugin ha confermato le parole del Patriarca Kirill affermando che quella contro l’ Ucraina: “ … è la guerra dei valori russi contro quelli occidentali, moderni e post moderni. È una guerra spirituale”. [778]

 

 

b,3,6) Omosessualità nelle culture islamiche, uno sguardo d’insieme

 

 

Afferma S. Schmidtke[779] , in un articolo che seguiremo in questo paragrafo, che per gli scrittori occidentali medievali e cristiani, l’Islam era presumibilmente tollerante e in certo modo favorevole nei confronti delle pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso; tuttavia certe affermazioni dette da persone in chiaro contrasto con l’islam vanno intese considerando che a volte certi autori tendono a distorcere e potenziare in senso negativo le caratteristiche del nemico per poterle attaccare. Oggi, chiaramente, questi temi non sono sottolineati nell’apologetica cristiana, vista anche la deriva omosessualista della nostra società, e sono invece la morale sessuale liberale del mondo occidentale moderno e il suo sostegno all’omosessualità ad essere percepiti dalle società musulmane come prova della crescente decadenza dell’Occidente e della superiorità morale dell’Islam.

In questo contesto c’è stata, soprattutto negli stati islamici più conservatori, una crescente tendenza a reprimere le pratiche omosessuali. Qualsiasi tentativo di formare un movimento per i diritti dei gay nell’Islam è visto come un sintomo di “occidentalizzazione”.

Il Corano condanna esplicitamente gli atti omosessuali senza, tuttavia, infliggere una punizione specifica; i giuristi differivano nelle loro opinioni sulla severità della punizione in questione, secondo alcuni la pena adatta per tali reati dovrebbe essere la flagellazione, per altri la morte per lapidazione.

La legge islamica condanna l’atto omosessuale, non il sentimento omoerotico.

Il ruolo del penetratore nell’atto sessuale era considerato dominante e superiore. [780]

Sembra che l’omosessualità tra un maschio adulto e un ragazzo pubescente sia stata ampiamente praticata nelle società islamiche[781].

Come detto, il Grande Imam di Al Azhar, nel 2021, ha condannato quella che ha descritto come una invasione culturale occidentale volta a legalizzare l’omosessualità e la transessualità nelle società mediorientali; ha paragonato gli sviluppi attuali a “nuvole nere e scure che portano rivendicazioni di diritti e libertà per legalizzare l’omosessualità e la transessualità e altre nozioni che non sono accettate nella regione, sia in termini di religione che di umanità”, l’Al-Azhar International Center for Electronic Fatwas ha confermato il suo rifiuto categorico di tutti i tentativi di promuovere l’omosessualità e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.[782]

In questa linea è facile capire perché tra i paesi che irrogano le pene più dure per rapporti omosessuali ci sono molte nazioni che hanno forti presenze islamiche e in alcuni di essi vide la sharia.

Infatti, questi sono i paesi che applicano le pene più pesanti per i rei di sodomia:

– pena di morte in Somalia, Mauritania, Nigeria (negli Stati in cui vige la sharia), Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Afghanistan, Brunei, Uganda;

– ergastolo in Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia;

– detenzione fino a 14 anni in Gambia, Kenya e Malawi.[783]

Diceva nel 2016 un articolo di un’associazione che combatte per la cancellazione della pena di morte: “La criminalizzazione per atti sessuali tra persone dello stesso sesso è portata alle estreme conseguenze della pena capitale in almeno 12 Paesi membri dell’ONU, tutti a maggioranza musulmana, dove è prevista dalla legge ordinaria o applicata in base alla legge della Sharia, che in alcuni casi funge da codice penale: Afghanistan, Arabia Saudita, Brunei Darussalam, Iran, Iraq, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Qatar, Somalia, Sudan e Yemen. Negli Emirati Arabi Uniti, avvocati e altri esperti non concordano sul fatto se la legge federale preveda la pena di morte per il sesso consensuale tra omosessuali o solo per stupro.”[784]

Come spiega ancora l’articolo: “La legge islamica della Sharia ha quattro livelli di fonti. La fonte primaria è il Corano (la rivelazione divina al Profeta Maometto). La seconda è il Hadith, la raccolta delle azioni del Profeta. La terza fonte è il Qiyas, il processo di ragionamento analogico basato sul Corano e il Hadith. Infine, vi è la Ijma, l’opinione generale tra gli studiosi.

…la Sharia divide i reati in quattro categorie diverse a seconda della natura del diritto violato.

… la categoria Tazir comprende qualsiasi reato che non ricada in quelli Hudud o Qisas e che quindi non ha la pena specificata nel Corano. L’omosessualità rientra in questo tipo di “reati” che possono essere puniti secondo la discrezionalità del giudice. …”

In questa linea alcuni gay in paesi in cui vige la sharia sono stati frustati altri multati, altri uccisi, spiega lo stesso articolo. Il famigerato IS, lo Stato Islamico che ha seminato morte e distruzione, in Iraq e Siria, “… ha bollato le persone LGBTI come “le peggiori di tutte le creature”, rivendicando le esecuzioni di almeno 30 gay.” [785]

Come spiega un articolo del Journal of Homosexuality la maggior parte degli studiosi musulmani tradizionali condanna i desideri e gli atti dello stesso sesso ma alcuni studiosi musulmani revisionisti hanno offerto un approccio più tollerante su questo tema negli ultimi due decenni. Basandosi su un approccio essenzialista ai desideri e agli atti dello stesso sesso, questi studiosi hanno sostenuto che l’Islam accetta la differenza e la diversità, inclusa la diversità sessuale, come parte della creazione di Dio. L’omosessualità, che a loro avviso è una disposizione innata verso lo stesso sesso, è una sessualità alternativa e, quindi, accettata dal Corano e dall’Islam.[786]

 

 

c) Gli effetti della rivoluzione sessuale e la “lobby gay” nella vita della Chiesa Cattolica.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

Dio ci illumini sempre meglio.

Quanto visto più sopra riguardo al giudizio psichiatrico e quindi riguardo al giudizio morale sull’ omosessualità ha avuto significative conseguenze anche nella teologia morale cattolica.

Verso la fine dell’800 comparve un libro divenuto poi molto famoso, intitolato: “Pastoral medezin” scritto dal dottor K. Capelmann che, tenendo conto anche dei dati delle scienze della psiche offriva indicazioni per l’ attività pastorale dei sacerdoti.

I grandi trattati di morale della prima parte del ‘900 come quelli realizzati da Prummer, Merkelbach etc. tennero ovviamente conto delle indicazioni che gli studi scientifici, anche quelli psichiatrici e psicologici, offrivano riguardo alle problematiche delle persone, anche di quelle con tendenze omosessuali, e con prudenza e sapienza seguirono i dati sicuri mentre invitarono a guardarsi dalle esagerazioni di alcuni esperti.

Con l’avvento della rivoluzione sessuale un vero tsunami si abbatté sulla teologia cattolica, come spiegava nel 2019 Benedetto XVI[787]  “Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma. …. Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente … ” Vedemmo più sopra come vari intellettuali  nel 1977, che godevano del massimo credito internazionale, – tra cui Louis Althusser, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault etc. presentarono una lettera aperta alla Commissione di revisione del codice penale in Francia nella quale chiedevano l’abrogazione e/o la revisione delle norme del codice penale che fissavano i limiti del consenso del minore in materia sessuale. Chiedevano in particolare l’abrogazione o, comunque, la profonda riforma della legislazione nel senso del riconoscimento del diritto dei bambini e degli adolescenti a intrattenere relazioni con persone di loro scelta,in particolare adulte, vietate dalle norme del codice penale.[788]

Continua Benedetto XVI: “ … nello stesso periodo si è verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società. … si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano. … Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative.  … Il processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale, da lungo tempo preparato e che è in corso, negli anni ’60, come ho cercato di mostrare, ha conosciuto una radicalità come mai c’era stata prima di allora. … In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. … In vari seminari sono state costituite cricche omosessuali, che hanno agito più o meno apertamente e hanno cambiato significativamente il clima dei seminari. … C’erano – non solo negli Stati Uniti d’America – singoli vescovi che rifiutavano la tradizione cattolica nel suo insieme e cercavano di creare una sorta di nuova e moderna “cattolicità” nelle loro diocesi.”[789]

A partire dagli anni ’60 del secolo scorso cominciarono ad apparire libri che in vario modo tendevano ad aprire la strada verso una certa legittimazione dell’omosessualità.

Il prof. Fumagalli riporta le affermazioni di alcuni autori che hanno scritto a partire degli anni ’60 e che nella relazione omosessuale sottolineano l’amore interpersonale come criterio principale per la valutazione morale degli atti; sicché la qualità di tale amore può consentire di tollerare gli atti omosessuali che restano comunque oggettivamente ingiustificabili.[790]

Altri autori, continua Fumagalli, andarono nel senso di una vera e propria legittimazione degli atti omosessuali come forma di amore sessuale lecita e alternativa rispetto all’eterosessualità, e furono sanzionati dall’autorità della Chiesa, tra costoro dobbiamo segnalare p. Mc Neill[791] che, come visto più sopra, è stato oggetto delle particolari critiche di R. G. Lee[792].

Tra gli autori che andarono nel senso di una legittimazione degli atti omosessuali occorre ricordare anche suor Gramick e p. Nugent, suor Farley  e p. Vidal, che furono anch’essi sanzionati dall’autorità dottrinale della Chiesa[793].

Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicato nel 1975  parlava di un tentativo di manipolare la Chiesa e di raccogliere sotto l’egida del cattolicesimo persone che non avevano intenzione di vivere secondo la Legge di Dio: “9. Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. … Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. …

È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori …”[794]

Affermava ancora lo stesso documento: “Ai nostri giorni, contro l’insegnamento costante del magistero e il senso morale del popolo cristiano, alcuni, fondandosi su osservazioni di ordine psicologico, hanno cominciato a giudicare con indulgenza, anzi a scusare del tutto, le relazioni omosessuali presso certi soggetti.”[795]

In un documento del 1986 della stessa Congregazione leggiamo di un dibattito pubblico che allora era in corso, tra cattolici, sul giudizio etico da dare agli atti omosessuali; in tale confronto, come spiegava tale testo: “ … vengono spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni non conformi con l’insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale.”[796]

Quindi anche allora si diffondevano tra cattolici argomentazioni e posizioni non conformi con l’insegnamento della Chiesa Cattolica circa l’omosessualità.

Una delle cause di errori e deviazioni di alcuni riguardo alla dottrina cattolica circa l’omosessualità veniva ravvisata in una “nuova” esegesi : “…  secondo cui la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema dell’omosessualità, o addirittura ne darebbe in qualche modo una tacita approvazione, oppure infine offrirebbe prescrizioni morali così culturalmente e storicamente condizionate che non potrebbero più essere applicate alla vita contemporanea. Tali opinioni, gravemente erronee e fuorvianti, richiedono dunque speciale vigilanza.” [797]

La Chiesa, tuttavia, continuava il documento appena citato: “…  mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. ”[798] Si noti bene: la chiara posizione della Chiesa riguardo all’omosessualità: “ … non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. ”

Lo stesso documento del 1986 sottolineava infine che allontanarsi dalla Verità di Cristo fissata nella dottrina cattolica per offrire una cura pastorale, non è una valida cura pastorale, il buon Pastore infatti è Cristo e solo nella sua Verità vi può essere pastorale vera e buona : “Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di cui hanno bisogno e diritto.”[799]

Il Papa emerito Benedetto, nel documento già riportato poco più sopra, affermò riguardo a quel periodo di tempo : “La crisi della giustificazione e della presentazione della morale cattolica ha raggiunto proporzioni drammatiche alla fine degli anni ’80 e ’90. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la “Dichiarazione di Colonia”, firmata da 15 professori cattolici di teologia. Essa si concentrava su vari punti di crisi nel rapporto tra il magistero episcopale e il compito della teologia. (Le reazioni a) questo testo, che in un primo momento non si estendevano oltre il consueto livello di proteste, crebbero molto rapidamente in una protesta contro il magistero della Chiesa e raccolsero, in modo udibile e visibile, il potenziale di protesta globale contro i testi dottrinali attesi di Giovanni Paolo II … in molti ambienti della teologia morale è stata esposta l’ipotesi che la Chiesa non ha e non può avere una propria morale. …” [800]

Nel 1999 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò un testo di chiara condanna delle affermazioni di suor Gramick e padre Nugent, in cui tra l’altro affermava  “…    Suor Gramick, pur esprimendo il suo amore per la Chiesa, semplicemente rifiutava di esprimere ogni qualsivoglia assenso all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità.  …  Padre Nugent …  non era disposto a sottoscrivere che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati ed aggiungeva un paragrafo che metteva in questione la natura definitiva ed immutabile della dottrina cattolica su questo punto.

…  la Congregazione per la Dottrina della Fede è obbligata a dichiarare per il bene dei fedeli cattolici che le posizioni espresse da Suor Jeannine Gramick e da Padre Robert Nugent in merito alla malizia intrinseca degli atti omosessuali ed al disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale sono dottrinalmente inaccettabili perché non trasmettono fedelmente il chiaro e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto [Cfr Gn 19, 1-11; Lv 18, 22; 20, 13; 1 Cor 6, 9; Rom 1, 18-32; 1 Tim 1, 10; Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357-2359, 2396; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione “Persona humana” 8 (AAS 68 [1976] 84-85); Lettera Homosexualitatis problema (AAS 79 [1987] 543-554).]. ”[801]

Nel 2001 furono condannate alcune affermazioni di p. Vidal, tra esse ve ne erano alcune che attengono al nostro argomento: “L’Autore sostiene che la dottrina della Chiesa sull’omosessualità possiede una certa coerenza, però non gode di un sufficiente fondamento biblico (…) e risente di importanti condizionamenti(…) ed ambiguità.( …) In essa si riscontrano i difetti presenti «in tutto l’edificio storico dell’etica sessuale cristiana».(…) Nella valutazione morale dell’omosessualità — aggiunge l’Autore — si deve «adottare un atteggiamento di provvisorietà» e dopo «si deve formulare in chiave di ricerca e di apertura».( …) Per l’omosessuale irreversibile un giudizio cristiano coerente «non passa necessariamente attraverso l’unica via di uscita di una morale rigida: passaggio all’eterosessualità o astinenza totale».( … ) Tali giudizi morali non sono compatibili con la dottrina cattolica, secondo la quale esiste una valutazione precisa e ferma sulla moralità oggettiva delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso.(…)”[802]

Nel 2012 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato una notificazione che condanna alcuni errori di suor Farley che riguardano gli atti omosessuali e le unioni omosessuali :“ Sr. Farley scrive: «Dal mio punto di vista […], le relazioni e gli atti omosessuali possono essere giustificati, conformemente alla stessa etica sessuale, proprio come le relazioni e gli atti eterosessuali. Perciò, le persone con inclinazione omosessuale, così come i loro rispettivi atti, possono e devono essere rispettati, sia che abbiano o non abbiano l’alternativa di essere altrimenti» (p. 295).

Tale posizione non è accettabile.  … Quanto agli atti omosessuali …. il Catechismo afferma: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. … In nessun caso possono essere approvati»[803].  … La Congregazione rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love. A Framework for Christian Sexual Ethics non è conforme alla dottrina della Chiesa.”[804]

 

 

c,1) Focus sulla lobby gay nella Chiesa Cattolica.

 

 

Diciamo anzitutto che il termine lobby indica un gruppo di persone che, si propone di esercitare la sua  influenza su chi ha potere per ottenere l’emanazione di provvedimenti in proprio favore, riguardo a determinati problemi o interessi; la lobby è quindi un gruppo di pressione per giungere a particolari risultati vantaggiosi per il gruppo stesso[805].

Intorno agli anni 2012 si cominciò a parlare addirittura di una “lobby gay” (cioè di un gruppo di pressione orientato a legittimare gli atti omosessuali ) all’interno della Chiesa. Un sacerdote polacco, don Dariusz Oko, pubblicò un testo che fece scalpore, come spiega molto bene R. Marchesini [806]; secondo questo sacerdote polacco: “Dopo il Concilio vaticano II, ai tempi della rivoluzione sessuale del 1968, la teologia cattolica morale ha cominciato ad accettare le idee che prima erano considerate estranee al Magistero della Chiesa e alla morale tradizionale. … l’omosessualità smise di essere considerata contro la legge naturale e contro la Rivelazione. Questo modo di considerare la sessualità umana si è infiltrato in tanti seminari e monasteri nel mondo. In conseguenza, in molti seminari diocesani e abbazie di tutti i continenti hanno cominciato a sostenere l’idea che esistono due orientamenti sessuali equivalenti: eterosessuale ed omosessuale. … Negli anni Settanta e Ottanta del Ventesimo secolo i sacerdoti con tendenze omosessuali hanno cominciato a creare molti problemi in tante diocesi ed abbazie nel mondo. Lo scandalo degli abusi sessuali su minorenni, esploso negli anni ’80 negli USA, è in gran parte dovuto a preti gay e nel 2002 questa situazione ha portato a un vero e proprio terremoto. Nel 1989, don Andrew Greeley, scrittore e sociologo cattolico, ha scritto sul settimanale americano National Catholic Reporter di Kansas City a proposito della “mafia lavanda” [locuzione che indica la lobby gay all’interno della Chiesa cattolica] in un articolo che ha indignato alcuni e ha trovato d’accordo altri. Secondo Greeley il sacerdozio stava diventando sempre più gay, e non era più rappresentativo della Chiesa universale.” [807] Appare dunque evidente che in un contesto di crollo delle certezze tradizionali in campo morale si è sviluppata una tendenza perversa anche in vari ambienti ecclesiastici che ha portato a deviazioni dalla sana dottrina e dalla sana morale, ciò ha prodotto appunto la presenza di gruppi di pressione omosessuali nella Chiesa, i gravissimi e numerosi casi di pedofilia, pederastia e il fenomeno della omoeresia: “L’omoeresia è un rifiuto del Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. I sostenitori dell’omoeresia non accettano che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità. Mettono in dubbio che gli atti omosessuali siano contro la legge naturale.” [808]

  1. D. Kowalczyk SJ ha scritto un articolo intitolato appunto: eresia omosessuale; in tale testo egli afferma che c’è stato un tentativo di far passare il linguaggio dell’ideologia omosessuale durante la sessione straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia ma grazie all’atteggiamento dell’arcivescovo Gądecki, questo tentativo è fallito, ma, prosegue il teologo gesuita, coloro che lavorano per la legittimazione degli atti omosessuali continuano i loro sforzi per seminare la zizzania, in questa linea va un domenicano italiano che vive a Parigi, Adriano Oliva, che ha pubblicato un libro sull’amore e l’amicizia, in cui afferma che San Tommaso valutava l’omosessualità come coerente con la natura delle persone omosessuali. Oliva sostiene non solo il riconoscimento statale dei matrimoni omosessuali con i pieni diritti degli sposi, ma anche l’amministrazione del sacramento del matrimonio a tali coppie e il loro invito alla Comunione sacramentale. [809]Vedremo meglio più avanti cosa dice A. Oliva nel suo testo.

Occorre sottolineare che, secondo Don Dariusz Oko: “L’omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. Di conseguenza, non è solo rigorosamente vietata l’ordinazione di uomini con qualsiasi tipo di tendenza omosessuale (anche se transitoria), ma anche la loro ammissione in seminario.” [810]

Benedetto XVI ha detto, nel 2010, che “… l’omosessualità non è conciliabile con il ministero sacerdotale; perché altrimenti anche il celibato come rinuncia non ha alcun senso. … La scelta dei candidati al sacerdozio deve perciò essere molto accurata. Bisogna usare molta attenzione affinché non si introduca una simile confusione ed alla fine il celibato dei preti non venga identificato con la tendenza all’omosessualità.”[811]

Come spiega R. Cascioli: “L’aspetto però più inquietante della denuncia di don Oko è quello riguardante una vera e propria lobby gay, capace di condizionare pesantemente la vita della Chiesa, garantendo carriere ecclesiali e impunità ai preti omosessuali.”[812]

Come si attua questa lobby, lo spiega don Oko affermando che gli ecclesiastici che praticano l’omosessualità : “… sanno molto bene di rischiare lo smascheramento e il discredito, e perciò si supportano a vicenda. Formano dei gruppi informali …” e attuano varie strategie per difendersi e supportarsi tra loro, anche a danno degli altri. [813]

Nel febbraio 2022 Don D. Oko è stato processato appunto per alcune sue affermazioni riguardo alla lobby gay.

Leggiamo in un interessante articolo apparso sulla Nuova Bussola Quotidiana in quel periodo: “… proprio oggi a Colonia si apre il processo a un sacerdote polacco, don Dariusz Oko, che è anche docente all’Università Cattolica di Cracovia, accusato di «incitamento all’odio» per un suo articolo apparso sulla rivista Thelogisches intitolato “Sulla necessità di resistere alle lobby omosessuali nella Chiesa”. …

La denuncia nei suoi confronti è stata presentata da un sacerdote della diocesi di Colonia che appare come un manifesto vivente del clero omosessuale, don Wolfgang Rothe, noto militante Lgbt, che lo scorso 4 novembre è stato protagonista di una benedizione di coppie omosessuali in una sauna per gay a Monaco di Baviera. Di don Rothe, che non risulta sospeso dal ministero, sono pubbliche anche foto in cui bacia un seminarista sotto a un ramo di vischio.”[814]

Un interessante articolo del prof. Andrzej Kobyliński, con un’ampia bibliografia, esamina varie questioni toccate da don Oko e precisa come in molti casi i problemi di “pedofilia” di sacerdoti sono legati all’omosessualità; questo articolo riflette in particolare sul problema del discernimento vocazionale per l’ordinazione sacerdotale di candidati omosessuali e riporta su questo tema vari testi delle Congregazioni Vaticane.[815]

Anche R. Cascioli afferma che la questione dell’omosessualità ha uno stretto rapporto con gli abusi sui minori perché nell’80% dei casi di tali abusi, in America, si tratta non di pedofilia (abusi su bambini in età prepuberale) ma precisamente di efebofilia (abusi su adolescenti) che è una degenerazione dell’omosessualità[816] quindi la lobby omosessuale può favorire o favorisce tutto questo.

 

 

c,2) Papa Francesco ed altri prelati hanno affermato che esiste una lobby gay nella Chiesa.

 

 

Papa Francesco appena entrato pare che abbia parlato di una lobby gay nella Chiesa.[817]

Le parole precise che il Papa pare abbia detto sono queste: “Nella Curia ci sono sante persone, davvero, ci sono sante persone. Ma c’è anche una corrente di corruzione, c’è anche quella, è vero.. Si parla di una “lobby gay”, ed è vero, c’è. Dobbiamo vedere cosa possiamo fare…”[818]

Il Cardinale Maradiaga, stretto collaboratore del Pontefice, ha confermato che il Papa ha riconosciuto l’esistenza di una lobby gay nella Chiesa[819]

Le parole appena riportate, porterebbero a pensare che il Papa, dopo tali dichiarazioni, sarebbe intervenuto per opporsi alla lobby gay e per ribadire la sana dottrina sugli atti omosessuali ma è ormai evidente che sono il Papa stesso e i suoi seguaci che aprono la strada alla liceità degli atti omosessuali o addirittura affermano tale liceità. La strategia del “cambio del paradigma”, come vedremo, sta operando per sovvertire  la sana dottrina anche riguardo agli atti omosessuali; ovviamente tale strategia non serve per aiutare le anime, anche se spesso si ammanta di pastoralità; solo il Buon Pastore con la sua Verità aiuta le anime …   Lo vedemmo più sopra: “Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale.” [820]

Chi vuole aiutare le anime senza seguire Cristo Buon Pastore e la sua Verità, che la Chiesa custodisce, è in realtà un lupo travestito da pastore …

Come ha detto H. Syre “L’esistenza di una lobby omosessuale in Vaticano, rivelata dal rapporto dei cardinali del dicembre 2012, è uno scandalo che papa Francesco non ha fatto nulla per correggere, e che anzi ha accentuato.” [821]

Anche mons. Aguer ha parlato di esistenza di lobby gay.[822]

Il Cardinale Müller, intervistato nel 2019, ha confermato l’esistenza di una lobby gay tra i membri della Chiesa infatti ad un giornalista che gli ha domandato se davvero ci sia una  rete gay che lavora all’interno e all’esterno della Chiesa e che ha lo scopo di sovvertire la dottrina cattolica, il porporato tedesco ha detto: “Sì, in genere non si manifestano pubblicamente, ma si possono riconoscere da alcuni comportamenti strani, dal modo in cui si presentano, da certe opinioni. Si sostengono l’un l’altro e attaccano personalmente quelli che sono di impiccio per la loro agenda, piegano la dottrina della Chiesa ai loro fini, fanno continue polemiche contro i cattolici ortodossi.”[823] …

La potente pressione della lobby gay è stata notata da R. Cascioli anche in una significativa situazione che ha per protagonista papa Francesco “Rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva cosa direbbe a una famiglia che scopre di avere un figlio omosessuale, papa Francesco sull’aereo che lo riportava a Roma rispondeva tra l’altro che dipende anche da quale sia l’età «in cui si manifesta questa inquietudine»; «Se si manifesta da bambini, ci sono tante cose da fare con la psichiatria, per vedere. Un’altra è se si manifesta dopo i vent’anni». Ma nel comunicato ufficiale che riporta il testo della conferenza stampa il riferimento alla psichiatria è stato cancellato.

Ovvio il motivo: guai a mettere in relazione l’omosessualità con l’idea di una patologia, un punto su cui la lobby Lgbt non transige. In realtà tutta la frase del Papa, dal punto di vista scientifico e antropologico, avrebbe bisogno di molte puntualizzazioni, ma qui è chiaro che l’unico motivo della censura è evitare di irritare la nota lobby.”[824]

Più generalmente lo stesso giornalista ha affermato: “Quanto pesi la lobby gay in Vaticano lo dimostra la cancellazione della parola psichiatria pronunciata dal Papa in relazione all’omosessualità. Questo episodio porta al cuore del problema del dossier di Viganò: una rete di potere omosessualista inarrestabile a livelli altissimi nella Chiesa. L’ex nunzio ha raccontato un piccolo tassello di un fenomeno vastissimo non circoscrivibile solo a questo pontificato, ma che non si vuole combattere: dai vescovi tedeschi omoeretici allo scandalo del gesuita Martin fino agli sdoganamenti di Avvenire e una serie impressionante di nomine sospette, gesti e decisioni che ora mostrano fin dove è arrivato questo processo.” [825]

Ricordo che mons. Viganò ha parlato, sulla scia delle affermazioni di una moralista americana, di reti omosessuali e ha detto, precisamente: “Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa, come ha recentemente scritto Janet Smith, Professoressa di Teologia Morale nel Sacred Heart Major Seminary di Detroit. “Il problema degli abusi del clero – ha scritto – non potrà essere risolto semplicemente con le dimissioni di alcuni vescovi, né tanto meno con nuove direttive burocratiche. Il centro del problema sta nelle reti omosessuali nel clero che devono essere sradicate”. Queste reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, ecc., agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una piovra e stritolano vittime innocenti, vocazioni sacerdotali e stanno strangolando l’intera Chiesa.”[826]

Lo stesso monsignore ha anche affermato:  “Per Bergoglio e il suo entourage la sodomia non è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, come insegna il Catechismo. Le parole del Papa su questo tema – ed ancor più le azioni e le parole delle persone di cui si circonda – confermano purtroppo che sull’omosessualità è in corso un’opera di legittimazione, e che a portare avanti questo discorso sono Prelati e teologi che hanno manifestato senza equivoci di non essere fedeli all’insegnamento cattolico.”

Secondo Viganò, in tale articolo: “ … il Cardinal Tobin – i cui imbarazzanti messaggi sul cellulare parlano da soli  – ha chiaramente dichiarato di non condividere la condanna della sodomia presente nel Catechismo, rifiutandosi di definire gli atti omosessuali come «intrinsecamente disordinati». E queste affermazioni seguono l’appoggio del Cardinale al libro Building a bridge di padre James Martin s.j., che ha lo stesso contenuto. Ritroviamo quindi un Cardinale amico di McCarrick schierato in favore dei movimenti LGBT” [827]

Mons. Viganò ha poi detto: “Anche il Cardinale Cupich si è espresso più volte a favore degli omosessuali e nel corso del Sinodo dei Giovani – cui egli è stato invitato a partecipare dal Papa senza essere stato votato dai Vescovi americani – è stato inserito nell’Instrumentum laboris il controverso tema delle relazioni omosessuali senza che alcun gruppo di giovani lo avesse chiesto.”

Infine mons. Viganò, riferendosi ai casi appena citati, ha affermato: “ Gli interessi sono quindi, palesemente, quelli della “lobby gay” che si è infiltrata nella Chiesa e che ha letteralmente il terrore che i buoni Pastori facciano luce sull’influenza che essa esercita nella Segreteria di Stato, nelle Congregazioni, nelle Diocesi e su tutta la Chiesa.”

La pressione della lobby gay si nota, secondo R. Cascioli anche nell’attacco contro il Papa emerito Benedetto XVI sul tema degli abusi sessuali[828]; ulteriormente tale pressione si può notare nella: “… battaglia attorno al link di un gruppo LGBTQ americano sul sito del Sinodo – prima messo, poi tolto, infine ripristinato – svela quanto la lobby gay sia ormai influente ai vertici della Chiesa. È il riconoscimento di un gruppo sconfessato dai vescovi americani, condannato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede già 22 anni fa, e ora promosso da papa Francesco.” Più precisamente: “Il link a cui facciamo riferimento è quello di un webinar (seminario tenuto su internet) di New Ways Ministry, organizzazione americana di cattolici LGBTQ, che è sulla pagina delle risorse del sito del Sinodo … il significato dell’operazione sta tutto nella presenza sul sito del Sinodo di una organizzazione LGBTQ.

E non una qualsiasi: a New Ways Ministry, fondata nel 1977 da suor Jeannine Gramick e padre Robert Nugent, è stato più volte negato il riconoscimento di organizzazione cattolica … E in precedenza era stato il cardinale Joseph Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a proibire «permanentemente» ai due religiosi «qualsiasi attività pastorale che coinvolga persone omosessuali». … È chiaramente anche a New Ways Ministry che si riferiva l’allora cardinale Ratzinger quando nel 1986 denunciava una potente lobby gay all’interno della Chiesa, ma con «stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa», che vuole «sovvertire» l’insegnamento della Chiesa stessa.”[829]

Alla pressione che viene da fuori della Chiesa in ordine alla legittimazione degli atti omosessuali si aggiunge, quindi, quella che viene da questa lobby omosessuale all’ interno della Chiesa e purtroppo, come vedremo bene in questo libro, questa duplice pressione si è grandemente rinforzata con il  Pontificato di Papa Francesco che con i suoi collaboratori sta attuando una chiara apertura verso la legittimazione degli atti omosessuali e sta appoggiando in varia forma tale lobby.

Come ha detto H. Syre “L’esistenza di una lobby omosessuale in Vaticano, rivelata dal rapporto dei cardinali del dicembre 2012, è uno scandalo che papa Francesco non ha fatto nulla per correggere, e che anzi ha accentuato.” [830]

Dio ci doni la sua sapienza e liberi la Chiesa da una tale legittimazione.

 

 

2) La condanna degli atti omosessuali da parte della Bibbia e della sana dottrina cattolica.

 

 

a) Precisazioni sul giusto rapporto che intercorre tra la Bibbia , la Tradizione e il Magistero.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi (Sl. 68,1).

Diciamo anzitutto che la Bibbia è Parola di Dio e invita a seguire le sante Tradizioni e più a fondo la Tradizione.

  1. Paolo afferma: “Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera.”(2 Ts 2,15)

Nella stessa lettera leggiamo: “Vi ordiniamo pertanto, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi.” (2 Ts 3,6)

Lo stesso s. Apostolo affermò: “Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse.” ( 1 Cor 11,2 )

Il termine greco di base usato in questi casi e tradotto con tradizione è  παράδοσις e indica trasmissione di  dottrine o ciò che è tramandato o lasciato in eredità e quindi tradizione, dottrina, insegnamento; nel Nuovo Testamento questo termine è usato 13 volte in questo senso.

Ancora nella 1 Cor, Paolo afferma: “Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso” (11,23); “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto” (15,3).

Il termine “trasmesso” traduce in questi casi la forma verbale di παράδοσις e indica la comunicazione della dottrina della Chiesa.

Nella costituzione Dei Filius del Concilio Vaticano I  leggiamo: “Questa Rivelazione soprannaturale, secondo la fede della Chiesa universale, proclamata anche dal santo Concilio Tridentino, è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte ricevute dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli, ispirati dallo Spirito Santo, tramandate di generazione in generazione fino a noi [Conc. Trid., Sess. IV, Decr. De Can. Script.].”[831]

La Dei Verbum afferma al n. 9: “ …  la sacra Scrittura è parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la parola di Dio – affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli – ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza [832][833]

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma riguardo alla Sacra Scrittura e alla S. Tradizione: “ L’una e l’altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi « tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 80)

  1. Paolo in 1 Tm 6,20 (… custodisci il deposito) e 2 Tm 1,12-14 (… so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno… Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito santo che abita in noi) parla della rivelazione come di un deposito da custodire e ovviamente da trasmettere.

Afferma la Dei Verbum al n. 10: “ La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell’adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito[834].”

Benedetto XVI affermò: “…  esiste una inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione … : «…  Perciò l’una e l’altra devono esser accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza» (Dei Verbum, 9). Come sappiamo, questa parola “pari pietatis affectu ac reverentia” è stata creata da San Basilio … Essa esprime proprio questa inter-penetrazione tra Scrittura e Tradizione. Soltanto il contesto ecclesiale permette alla Sacra Scrittura di essere compresa come autentica Parola di Dio  … ”[835]

La Bibbia forma un tutt’uno con la Tradizione, chi parla solo di Bibbia e mette da parte la Tradizione che la interpreta mette, in realtà, da parte la stessa Bibbia!

Lo stesso Papa Benedetto XVI affermò: “ … la Scrittura va proclamata, ascoltata, letta, accolta e vissuta come Parola di Dio, nel solco della Tradizione apostolica dalla quale è inseparabile[836].”[837]

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 84: “ Il deposito (Cf 1 Tm 6,20; 2 Tm 1,12-14) della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa.”

Papa Pio XII affermò: “ E benché questo sacro Magistero debba essere per qualsiasi teologo, in materia di fede e di costumi, la norma prossima e universale di verità in quanto ad esso Cristo Signore ha affidato il deposito della fede – cioè la Sacra Scrittura e la Tradizione divina – per essere custodito, difeso ed interpretato, tuttavia viene alle volte ignorato, come se non esistesse, il dovere che hanno i fedeli di rifuggire pure da quegli errori che in maggiore o minore misura s’avvicinano all’eresia, e quindi “di osservare anche le costituzioni e i decreti. con cui queste false opinioni vengono dalla Santa Sede proscritte e proibite” [838]. ” [839]

La Dei Verbum afferma in questa linea:”L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa [Conc. Vat. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: Dz 1792 (3011) [Collantes 1.070].], è affidato al solo magistero vivo della Chiesa[840], la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime. ”[841]

Ripeto: “… la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.”

In un importante discorso ai membri della Pontificia Commissione Biblica, Benedetto XVI, riprendendo ciò che afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 112 ss. , affermò che tre sono i criteri validi per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito Santo che è il principale Autore di essa: “Anzitutto occorre prestare grande attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura … In secondo luogo occorre leggere la Scrittura nel contesto della tradizione vivente di tutta la Chiesa. … Come terzo criterio è necessario prestare attenzione all’analogia della fede … Per rispettare la coerenza della fede della Chiesa l’esegeta cattolico deve essere attento a percepire la Parola di Dio in questi testi, all’interno della stessa fede della Chiesa. …  Inoltre, l’interpretazione delle Sacre Scritture …  deve essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla tradizione vivente della Chiesa.”[842]

Questo tema della necessaria e invalicabile relazione tra Bibbia e Tradizione è stato particolarmente sottolineato dallo stesso Papa Benedetto nella Esortazione Apostolica “Verbum Domini”; ai numeri 17 e 18 di tale documento leggiamo: “Riaffermando il profondo legame tra lo Spirito Santo e la Parola di Dio, abbiamo anche posto le basi per comprendere il senso ed il valore decisivo della viva Tradizione e delle sacre Scritture nella Chiesa. … La viva Tradizione è essenziale affinché la Chiesa possa crescere nel tempo nella comprensione della verità rivelata nelle Scritture …  In definitiva, è la viva Tradizione della Chiesa a farci comprendere in modo adeguato la sacra Scrittura come Parola di Dio. … Da questo si evince come sia importante che il Popolo di Dio sia educato e formato in modo chiaro ad accostarsi alle sacre Scritture in relazione alla viva Tradizione della Chiesa, riconoscendo in esse la Parola stessa di Dio. Far crescere questo atteggiamento nei fedeli è molto importante dal punto di vista della vita spirituale. … In definitiva, mediante l’opera dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero, la Chiesa trasmette a tutte le generazioni quanto è stato rivelato in Cristo. La Chiesa vive nella certezza che il suo Signore, il Quale ha parlato nel passato, non cessa di comunicare oggi la sua Parola nella Tradizione viva della Chiesa e nella sacra Scrittura. Infatti, la Parola di Dio si dona a noi nella sacra Scrittura, quale testimonianza ispirata della Rivelazione, che con la viva Tradizione della Chiesa costituisce la regola suprema della fede.[843][844]

 

 

b) La Bibbia interpretata rettamente dalla Tradizione e dal Magistero condanna radicalmente l’attività omosessuale.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

Dio ci illumini sempre meglio.

Come spiega il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2357 ss: “ … Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, (Cf Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10.) la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[845] Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”

Per la dottrina cattolica: “Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio …   Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.”[846]

Nelle prossime pagine vedremo appunto come la Bibbia interpretata rettamente attraverso la Tradizione e sotto la guida del s. Magistero condanna radicalmente gli atti omosessuali; cioè vedremo come la Rivelazione divina, e quindi Dio, condanna radicalmente tali atti.

 

 

b,1) La Parola di Dio e in particolare Cristo svelano l’uomo all’uomo e gli rivelano la sua vocazione; Cristo svela anche alla persona con tendenze omosessuali chi è lei stessa e quale è la sua vocazione!

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Il Concilio Vaticano II afferma: “ Cristo […], proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione.”[847]

Attraverso tutta la Bibbia e attraverso la Tradizione, cioè attraverso la Rivelazione, Cristo svela l’uomo all’uomo.

Sottolineo: Cristo svela l’uomo all’uomo; Cristo svela ad ogni uomo, anche a colui che ha tendenze omosessuali, chi è l’uomo e quale è la sua vocazione.

Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1701 : “ … È in Cristo, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15),(Cf 2 Cor 4,4.) che l’uomo è stato creato ad « immagine e somiglianza » del Creatore. È in Cristo, Redentore e Salvatore, che l’immagine divina, deformata nell’uomo dal primo peccato, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla grazia di Dio.[848]

È in Cristo, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15; cfr. 2 Cor 4,4.) che l’uomo, ogni uomo, anche colui che ha tendenze omosessuali, è stato creato ad  immagine e somiglianza del Creatore. È in Cristo, cioè nella Luce che viene da Cristo che l’uomo scopre il peccato che ha colpito dall’inizio l’uomo. È in Cristo, Redentore e Salvatore, che l’immagine divina, deformata nell’uomo, in ogni uomo, anche in colui che ha tendenze omosessuali, dal primo peccato, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla grazia di Dio. In Cristo l’uomo è ad immagine e somiglianza della Trinità e deve agire a immagine e somiglianza della Trinità, quindi deve agire nella volontà di Dio, nella Legge di Dio che è per tutti gli uomini perché tutti la osservino.

La deformazione di tale immagine si è compiuta con il peccato originale, il Catechismo della Chiesa Cattolica  afferma al n. 400 che appunto a causa di tale peccato l’armonia nella quale gli uomini : “ … erano posti … è distrutta … A causa dell’uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione. (Cf Rm 8,20.) Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell’ipotesi della disobbedienza (Cf Gn 2,17.) si realizzerà: l’uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. (Cf Gn 3,19.) La morte entra nella storia dell’umanità. (Cf Rm 5,12.)”

L’uomo era stato creato a immagine e somiglianza di Dio nella grazia santificante originale e aveva una straordinaria armonia, inoltre era immortale. Con il peccato originale entra la corruzione … entra il disordine, entrano le malattie, entra la morte (cfr. Catechismo della Chiesa n. 398-401).

La tendenza omosessuale, in quanto disordinata, ha origine a livello radicale nel peccato originale ma può svilupparsi anche a causa di peccati attuali, come vedremo meglio più avanti.

È in Cristo, Redentore e Salvatore, che l’immagine divina, deformata nell’uomo (anche nella persona con tendenze omosessuali), dal primo peccato e da peccati personali, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla grazia di Dio sicché l’uomo possa vivere in pienezza l’immagine e somiglianza divina in cui è stato creato.

In Cristo l’uomo ritrova la grazia santificante, cioè la partecipazione alla vita divina che era stata perduta con il peccato originale … in Cristo l’uomo può vivere in pienezza nella Legge divina che Cristo ha vissuto in pienezza e che tutti siamo chiamati a vivere, in Cristo l’uomo può attuare i comandamenti che Lui ha vissuto e che noi siamo chiamati a vivere, questa vita santa si attua nella carità. La carità splende in Cristo, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1823 “… Amando i suoi « sino alla fine » (Gv 13,1), egli manifesta l’amore che riceve dal Padre. Amandosi gli uni gli altri, i discepoli imitano l’amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: « Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore » (Gv 15,9).”

La carità si manifesta e splende in Cristo, che non è venuto ad abolire la Legge ma a darle compimento, Gesù ha detto infatti: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.” (Mt. 5, 17) e Cristo ha fatto perfettamente la volontà del Padre ed ha osservato perfettamente i comandamenti del Padre, infatti ha detto: “… bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco… Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.”( Gv. 14, 30s ; 15, 10s ) Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma in questa linea al n. 475  “… il Verbo fatto carne ha umanamente voluto, in obbedienza al Padre, tutto ciò che ha divinamente deciso con il Padre e con lo Spirito Santo per la nostra salvezza.[849]

Come dice il Concilio di Costantinopoli III: la volontà umana di Gesù è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente senza opposizione o riluttanza.[850]

La volontà umana di Cristo era pienamente e perfettamente sottoposta alla sua volontà divina e, quindi, Egli, in quanto uomo, ha osservato pienamente la Legge divina. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 578 : “Gesù, il Messia d’Israele, il più grande quindi nel regno dei cieli, aveva il dovere di osservare la Legge, praticandola nella sua integralità fin nei minimi precetti, secondo le sue stesse parole. Ed è anche il solo che l’abbia potuto fare perfettamente.(Cf Gv 8,46.)”. Cristo ha osservato in modo perfetto la Legge; solo Lui, Dio-uomo poteva farlo: “L’adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio.( Cf Gal 4,4.) … Gesù compie la Legge fino a prendere su di sé « la maledizione della Legge », (Cf Gal 3,13.) … ”(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 580)

Cristo porta a pieno compimento, nell’azione e nelle parole, la Legge.

Spiega infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica: “ In Cristo è la Parola stessa di Dio …  a farsi  sentire … Questa Parola non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l’interpretazione definitiva …”(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 581)

In Cristo possiamo di nuovo vivere la Legge santa di Dio in pienezza, nella grazia, nella carità (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 457ss; 1987-2016 ).

Cristo ci ha lasciato un esempio perché ne seguiamo le orme (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 618, 1 Pt. 2,21)!

In Cristo possiamo camminare decisamente verso il Cielo, verso il Paradiso. Il fine ultimo dell’uomo, è il Cielo!

In Cristo possiamo vivere secondo la Legge divina che ci chiama alla purezza e che condanna gli atti omosessuali (Lev. 18, 22; 20, 13; Rom. 1; 1 Cor 6, 9; 1 Tim 1, 10)

La via che conduce al Cielo la conosce Dio e Lui ce l’ha rivelata … non andiamo in Paradiso seguendo le nostre voglie ma sottomettendoci alla volontà di Dio.

La strada che conduce al Cielo è una sola: la Croce, cioè l’attuazione della volontà di Dio con tutte  le difficoltà e sofferenze che questo comporta! Gesù è chiarissimo: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.”(Luca 9,23)

  1. Rosa da Lima affermava, presentando le parole che Gesù le aveva detto: “Nessuno erri né si inganni; questa é l’unica vera scala del paradiso, e al di fuori della croce non c’é altra via per cui salire al cielo.”[851]

Il cammino cui Cristo ci chiama è cammino di Croce, di lotta, di vittoria sui nemici spirituali.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 2015: “Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c’è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale.”(Cf 2 Tm 4.)”

La Gaudium et Spes afferma al n. 37: “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno (Cf. Mt 24,13; 13,24-30 e 36-43.). Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio.” [852]

Solo in Cristo, camminando nella via della Croce con Lui, possiamo vincere questo terribile combattimento!

Sottolineo che ovviamente questa via di combattimento, questa via stretta che è la via della Croce è via di obbedienza alla Legge di Dio …

La via della Croce è la via di Cristo, cioè la via dell’osservanza della sua Legge in Lui e con Lui, la via che conduce al Cielo e quindi la via dei Comandamenti in Cristo e con Cristo, è la via della santa purezza, della castità vera, è via del tutto opposta agli atti omosessuali.

La via della Croce è via di combattimento spirituale contro la carne, il diavolo e il mondo, che ci spingono al peccato, anche al peccato di omosessualità, e solo in Cristo possiamo vincere.

L’uomo non è creato per vivere nell’attività omosessuale ma nella castità santa che Cristo ha mostrato in sé e che ci ha dato come esempio per noi. (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 618, 1 Pt. 2,21)!

 

 

b,2)L’insegnamento della Sacra Scrittura in materia di omosessualità.

 

 

b,2,1)L’ omosessualità nel mondo biblico.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Per quanto riguarda l’omosessualità nel mondo biblico dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento  rimando a quello che ho detto più sopra nei paragrafi riguardanti “L’omosessualità nel mondo antico”, in particolare in quelli in cui si parla dell’ omosessualità in Egitto, Medio Oriente, Grecia e Roma e del pensiero dei filosofi greci e romani riguardo  a questa materia.

 

 

b,2,2)L’insegnamento della Sacra Scrittura in materia di omosessualità.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce.

Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede intitolato : “Lettera ai Vescovi della Chiesa sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, del 1.10.1986 delineava l’insegnamento della Sacra Scrittura in materia di omosessualità in questo modo:

“La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce il punto di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi posti dall’omosessualità. … Gli esseri umani … sono creature di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l’interiore unità del Creatore. Essi realizzano questo compito in modo singolare, quando cooperano con lui nella trasmissione della vita, mediante la reciproca donazione sponsale.”[853]

Quindi è anzitutto nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, e nei suoi primi capitoli, che troviamo dati decisivi in ordine alla condanna degli atti omosessuali.

Sulla base di tali dati l’uomo, creato da Dio, è chiamato da Dio a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l’interiore unità del Creatore. Questo compito è realizzato in modo singolare, quando l’uomo coopera  con Dio nella trasmissione della vita, mediante la sua donazione sponsale che ovviamente si compie attraverso l’unione intima tra l’uomo e la donna e non attraverso l’unione omosessuale.

Lo stesso primo libro della Bibbia presenta, accanto a questo compito dell’uomo, la caduta dei nostri progenitori nel peccato originale (Gen.3); questo peccato oscura e nasconde la verità sulla persona umana quale immagine e somiglianza di Dio.

Il peccato originale rovina pesantemente l’uomo, facendogli perdere la somiglianza divina e deformando la sua immagine divina; questo deterioramento procede e giunge quindi  alla storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). [854]

La Congregazione per la Dottrina della Fede fu chiarissima nell’affermare allora riguardo al castigo di Sodoma: “Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali.”[855]

Nel testo di Genesi 19, 1-11 leggiamo : “ I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. …  Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono attorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». … E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si fecero avanti per sfondare la porta.”

Conosciamo quale fu il prosieguo della storia e la condanna divina su Sodoma : “Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.”(Genesi 19, 23-25)

Nella lettera di Giuda troviamo evidentemente una chiara spiegazione data da Dio stesso della condanna di Sodoma: “ Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno.”( Gd 1,7) Si noti bene : si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura …

Che la condanna di Sodoma riguardi il peccato di omosessualità è sottolineato anche da vari testi della Tradizione e da vari biblisti tra cui cito qui p. Cortese, il quale afferma che anche l’episodio narrato in Giudici 19 ha a che fare anzitutto con l’omosessualità. [856]

La riprovazione divina dell’attività omosessuale si ribadisce e chiarisce poi nel libro del Levitico, come spiega la Congregazione per la Dottrina della Fede:

“In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.”[857]

Il testo di 18, 22 è il seguente : “Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole.”

Il testo di Lev. 20, 13 è il seguente : “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro.”

Chiara la riprovazione divina per l’attività omosessuale che emerge da questi testi.

Nei passi appena visti gli atti omosessuali sono condannati radicalmente da Dio e sono indicati come abominevoli (to’eba) [858].  La condanna di tali atti è assoluta e non riguarda solo la loro attuazione in ambito cultuale. [859]

Ovviamente, quindi, la riprovazione divina per la pratica omosessuale è anche riprovazione per la prostituzione sacra omosessuale così come per quella eterosessuale e per i culti cui probabilmente esse si accompagnavano.

Per un certo tempo, contrariamente ai precetti appena visti, in Israele ci furono i prostituti sacri: “Inoltre nella terra c’erano prostituti sacri.” ( 1Re 14,24)

Del re Asa, il quale fece ciò che è retto davanti a Dio (1Re 15,11), si dice anche che, tra le opere rette da lui compiute va annoverata l’eliminazione dei  “prostituti sacri dalla terra” e l’allontanamento di “tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri.” (1Re 15,12)

Del figlio del re Asa, il re Gosafat, il quale, come suo padre, fece ciò che è retto davanti a Dio (1Re 22,43) si dice anche che  “Egli spazzò via dalla terra il resto dei prostituti sacri, che era rimasto al tempo di suo padre Asa.” (1Re 22,47)

Il libro del Deuteronomio afferma in questa linea: “ Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d’Israele. Non porterai nel tempio del Signore, tuo Dio, il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore, tuo Dio.”(Dt. 23,18)

Il termine cane indica con disprezzo il prostituto maschio.

La presenza di prostituti e prostitute sacre in Israele sulla base dei dati biblici è confermata anche nella Encyclopedia Judaica alla voce “Prostitution”.[860]

In un interessante articolo sull’omosessualità nell’A. Testamento il prof. Cortese precisa che la prostituzione maschile era di tipo omosessuale [861] e aggiunge che la Bibbia parla di tale prostituzione solo nel regno di Giuda.

Nel libro della Sapienza nella parte in cui mette in evidenza i pessimi frutti dell’idolatria leggiamo: “ Tutto vi è mescolato: sangue e omicidio, furto e inganno,

corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro,

sconcerto dei buoni, dimenticanza dei favori,

corruzione di anime, perversione sessuale,

disordini nei matrimoni, adulterio e impudicizia.” (Sapienza 14, 25-26)

L’ affermazione greca che è significativamente tradotta nel testo italiano con “perversione sessuale” è γενέσεως εναλλαγή, la traduzione letterale di tali parole è: inversione della generazione; la Bibbia di Gerusalemme traduce questo passo con: crimini contro natura; la CEI con “perversione sessuale”; è evidente che si parla dell’ attività omosessuale e la si condanna.

Peraltro nel testo in questione, Sap. 14,26, si condanna anche l’ ασέλγεια, tradotta in italiano con “impudicizia” e che include tutti i peccati di tipo sessuale; s. Pietro (2 Pt. 2,7) usa questo termine greco per indicare l’immoralità contro natura dei Sodomiti facendoci capire ancora meglio che nella condanna di Sap. 14,25s vanno inclusi “doppiamente” e in modo particolare anche coloro che praticano lo stesso vizio dei sodomiti, cioè l’attività omosessuale.

Tenuto conto di quanto stiamo dicendo e in particolare del fatto che la Legge divina condanna radicalmente l’attività omosessuale è ovvio che la portata dei testi biblici che invitano a seguire la Legge divina e a non compiere il peccato include anche il divieto di compiere atti omosessuali.

Cioè tutti i comandi biblici generici a non peccare includono il comando a non compiere atti omosessuali.

Testi come: “ Tremate e più non peccate. …”( Sl 4, 5) o come “ Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira …” (Ef 4, 26) e altri testi simili includono anche il divieto di compiere atti omosessuali.

La portata dello stesso comando di amare Dio al di sopra di tutto (Dt 6,5-6; Mt 22, 37) include il divieto di compiere atti contro natura perché chi ama Dio come Lui stesso vuole, osserva la Legge che Dio stesso ha fissato e quindi non compie atti impuri contro natura.

Gesù dice chiaramente, in questa linea: chi mi ama osserva i miei comandamenti.(Gv. 14,15.21)

L’amore di Dio è inseparabile dall’osservanza dei comandamenti che Egli ci ha dato.

Il comando dell’amore per il prossimo include il divieto di compiere atti contro natura con il prossimo, perché amare il prossimo non significa farlo peccare con noi. (Lv 19, 18; Mt 22, 38)

La portata del termine indicante trasgressione della Legge, citato da Cristo stesso e riportato con il greco ἄνομος (uomo senza legge, violatore della Legge) in  Luca 22,37  e che implica la condanna di un tale ἄνομος, include anche coloro che praticano gli atti omosessuali, visto che la Legge condanna radicalmente tali atti, s. Pietro indica appunto con questo nome gli  atti degli abitanti di Sodoma (2 Pt. 2,8) e aggiunge un altro termine in questa linea per meglio qualificarli: ἀθέσμων, che significa che quegli uomini sono senza legge (2 Pt.2,7); il s. Apostolo sottolinea, così, la loro opposizione alla Legge divina.

In questa linea s. Paolo ribadisce e precisa la dottrina del Levitico 18, 22 e 20, 13 affermando che: non entreranno nel regno di Dio anche coloro che agiscono da omosessuali (cf. 1 Cor 6, 9).

Il testo di 1 Cor. 6, 9 s è il seguente: “ Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.”

Si noti bene: “ … né depravati,  né sodomiti … erediteranno il regno di Dio”, cioè né quelli che sono penetrati ( “depravati”, μαλακοὶ) né quelli che penetrano ( “sodomiti”, ἀρσενοκοῖται) durante un atto omosessuale[862].

In Rm 1 s. Paolo  presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale, a causa del peccato è caduta l’umanità. All’armonia originaria fra il Creatore e le creature viene a sostituirsi l’idolatria che conduce alle gravi deviazioni nel campo morale. San Paolo vede l’esempio più evidente di queste gravi deviazioni nelle relazioni omosessuali (cf. Rm 1, 18-32). Il testo di 1 Rm 18-32 dice in particolare, per i nostri interessi, quanto segue: “… Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento.”

  1. Paolo mette in evidenza la contrarietà dei rapporti omosessuali alla natura umana; a questo riguardo è interessante ricordare che il primo a evidenziare tale contrarietà fu Platone che si servì di essa per condannare radicalmente gli atti omosessuali

Sulla scia di Platone vari altri autori condannarono i rapporti sottolineando l’opposizione di essi alla natura umana (cfr. Musonio Rufo, Plutarco, Filone, Giuseppe Flavio etc.); s. Paolo pare servirsi di questa linea di pensiero appunto per sottolineare la radicale e assoluta contrarietà degli atti omosessuali all’uomo e alla sua vita delineata da Dio nella creazione e precisata con la Legge. [863]

In 1 Tm 1, 10 in perfetta continuità con tutto l’insegnamento biblico, nell’elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina rivelata, vengono esplicitamente indicati da s. Paolo coloro che compiono atti omosessuali.[864]

Il testo di 1 Tm. 1  dice, più precisamente, questo: “ Noi sappiamo che la Legge è buona, purché se ne faccia un uso legittimo, nella convinzione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrìleghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i sodomiti, i mercanti di uomini, i bugiardi, gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.” (1 Tim. 1, 8-11)

Molto evidente è la condanna dei sodomiti”!

Secondo R. Penna nel testo appena visto l’Apostolo condanna sia l’omosessualità maschile che quella femminile [865]

La Congregazione della Dottrina della Fede ha affermato: “  …  È solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente …  L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. … L’insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica con la visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione.”[866]

Ripeto: “L’insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica con la visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione.”

Come spiega il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2357 ss: “ … Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, (Cf Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10.) la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[867] Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”

Queste indicazioni magisteriali sono state recepite dai buoni esegeti cattolici.

Nella linea delle affermazioni viste finora, il prof. Edart, un esegeta cattolico francese, alcuni anni fa,  ha scritto un importante articolo sui testi paolini, visti più sopra, che condannano gli  atti omosessuali, mettendo in evidenza come tale condanna è assoluta e insuperabile e citando in questa direzione anche il famoso esegeta M. Gilbert[868].

La stessa dottrina circa la condanna degli atti omosessuali si trova in un articolo del prof. F. Martin.[869]

Riprenderò ed esaminerò meglio più avanti la trattazione biblica dell’omosessualità realizzata in questo paragrafo allorché criticherò un documento della Pontificia Commissione Biblica che ha affrontato questo stesso argomento .

 

 

b,2,3) Precisazioni sull’amicizia tra Davide e Gionata.

 

 

Quanto abbiamo detto finora ci deve fare comprendere che è radicalmente falsa l’affermazione di alcuni secondo cui la relazione tra Gionata e Davide fosse di tipo omosessuale[870].

Presentiamo innanzitutto bene i fatti che emergono dalla Sacra Scrittura seguendo una significativa sintesi dell’ Encyclopedia Britannica[871].

Quando Davide divenne un membro della famiglia di Saul e ottenne molte vittorie contro i Filistei, lui e Gionata divennero amici intimi(1 Sam. 18,1).

Dopo che Saul si rivoltò gelosamente contro Davide, Gionata tentò di riconciliarli , ma ci riuscì solo per un breve periodo(1 Sam. 19,1-6). Saul cercò di ottenere l’aiuto di Gionata per uccidere David, ma Gionata rimase amico di David e lo avvertì della rabbia di Saul in modo che David si potesse nascondere (1 Sam. 20). Quando i due si incontrarono per l’ultima volta nel deserto di Zif, pianificarono che Davide sarebbe stato il prossimo re d’ Israele e Gionata il suo ministro (1 Sam. 23,16–18). [872]

Successivamente , quando Gionata morì con Saul, Davide elevò una bella elegia in memoria di essi.

Questa è in sintesi la storia dell’amicizia tra questi due giovani, una storia che emerge dalla Scrittura;

ricordiamo perciò subito che la Bibbia va letta e interpretata nella Tradizione, lo vedemmo sopra!

La Bibbia, appunto interpretata rettamente nella Tradizione, è integralmente e radicalmente contraria a tali atti;  se la relazione tra Gionata e Davide fosse stata di tipo omosessuale sarebbe stata radicalmente condannata dalla Scrittura e dalla Tradizione in modo netto e probabilmente i due giovani sarebbero stati uccisi.

D’altra parte la Bibbia non presenta atti omosessuali tra Gionata e Davide, parla solo di un amore santo e profondo tra questi due importanti personaggi della storia biblica.

Il fatto che si siano baciati ( 1Sam 20,41) non significa nulla in chiave omosessuale perché la Bibbia riporta molti altri casi di uomini che si baciano[873] ma ovviamente tale bacio è un bacio indicante, per sé stesso, amicizia, benevolenza, s. Paolo invita i cristiani, in questa linea a scambiarsi il bacio santo (Romani 16, 16, 1 Corinzi 16, 20, 2 Corinzi 13, 12, 1 Tessalonicesi 5, 26) non a praticare l’omosessualità, e lo stesso fa s. Pietro (1 Pietro 5, 14)!

Il bacio di Giuda a Gesù è un segno falso di amicizia ma non un segno di relazione omosessuale!

L’uso del termine ahabah per indicare l’amore tra Gionata e Davide non è strano se si considera che questo termine indica nella Bibbia in varie occasioni l’amore tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e uomo (Sl. 109,4s) cioè un amore santo[874], del tutto contrario all’attività omosessuale che la Bibbia condanna radicalmente!

Le parole di Davide dopo la morte di Gionata, per cui: “ Tu mi eri molto caro, la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna.” (2Sam 1,26) non hanno nulla di omosessuale ma presentano semplicemente un grande e santo amore tra due giovani che per importanza e preziosità, per Davide, superava la relazione con una donna; Davide infatti da quell’amicizia aveva ottenuto salvezza per la sua vita.

Il Cardinale Ravasi, famoso biblista ha affermato riguardo a tale passo : “Sulla frase così commossa e intensa del versetto da noi evocato alcuni hanno voluto ammiccare a un amore omosessuale tra Davide e Gionata. In realtà – oltre al fatto che il linguaggio amoroso, nell’antico Oriente, era adottato per esprimere le alleanze politiche tra clan e famiglie al potere (si sa che Gionata si era schierato con Davide, comprendendo la tragedia verso cui suo padre Saul stava conducendo Israele) – è da notare che il mondo semitico ama i colori accesi, le immagini estreme, i sentimenti forti. C’è, dunque, in questo canto la più alta celebrazione dell’amicizia: «chi trova un amico, trova un tesoro», annoterà il sapiente biblico detto Siracide (6,14), riprendendo o creando un proverbio che perdura ai nostri giorni. E un altro sapiente biblico, il Qohelet, ammonirà: «Guai a chi è solo: se cade, nessuno lo rialzerà; se dorme da solo, nessuno lo riscalderà; se è aggredito, nessuno lo aiuterà a resistere» (4,10-12).”[875]

La Bibbia non si fa problemi a mettere in rilievo i peccati di Davide e appunto non presenta le parole di lui come indicanti peccati di omosessualità  di Davide ma come indicanti la sua profonda amicizia con Gionata il quale gli salvò la vita!

I peccati di Davide non attenevano all’omosessualità ma ad altri tipi di lussuria, come la Bibbia mette in evidenza!

La tradizione ebraica vede nel rapporto tra Davide e Gionata un esempio di vera amicizia. Nella Jewish Encyclopedia leggiamo infatti che i rapporti tra Gionata e David sono diventati tipici della vera amicizia. L’amicizia di Gionata per David è messa a dura prova; infatti contro di essa si schierano il dovere filiale e gli interessi personali di un principe; ma l’amicizia vince (1 Sam. 18, 3; 19, 2-7; 23, 17-18). [876]

La Chiesa, guidata dallo Spirito Autore della Bibbia, che ci insegna a interpretare la Bibbia, non ha mai visto, per quanto mi consta, in tale rapporto tra questi 2 giovani qualcosa che fosse di tipo omosessuale ma piuttosto ha contemplato in esso la bellezza della santa amicizia.

Come spiega il prof. Grossi in un interessante articolo[877] di cui riporterò le affermazioni qui di seguito va notato che i Padri della Chiesa incrementarono l’approfondimento del valore dell’amicizia, indicata come «amicizia spirituale» opposta a quella «carnale» (l’espressione è di Agostino, nella “Regola ai servi di Dio”). Il valore dell’amicizia è un aspetto molto importante della letteratura patristica, nella quale ebbe un grande sviluppo costituendo un aspetto fondamentale della vita e della cultura cristiana.

Nei cenobi dell’Oriente cristiano come in quelli occidentali l’amore del prossimo era la regola di convivenza, e non poteva non tradursi in profonda amicizia.

È universalmente noto che Agostino d’Ippona fu il teorico dell’amicizia cristiana nel mondo antico. Nella Regola ai servi di Dio, s. Agostino impone, a quanti scelgono di vivere in monastero, come unica ascesi quella della «dilectio», vale a dire l’esercizio continuativo dell’amore per Dio e per il prossimo.

L’amicizia di Basilio Magno con Gregorio di Nazianzo, di Macrina (sorella di Basilio) con le sue compagne, l’amicizia di Agostino con i compagni di vita ascetica, di Girolamo con il circolo delle donne dell’Aventino, rimangono tuttora un punto di riferimento per la vera amicizia nella Chiesa.

  1. Agostino precisò che dell’amicizia Cristo stesso è il fondamento, capace di assicurarne la durevolezza ed alimentarne nella preghiera la genuinità.

Famosa è la frase agostiniana: “Nelle cose terrene nessuna cosa è cara all’uomo se questi non ha per amico un uomo” (Ep. 130,4). [878]

Questa santa amicizia tra uomini di Dio non deve essere scambiata erroneamente da qualcuno come un legame omosessuale, essa è infatti tutt’altro!

  1. Aelredo di Rievaulx ha realizzato uno scritto intitolato: “L’amicizia spirituale” in cui presenta l’amicizia tra Davide e Gionata come esemplare e santa.

Le affermazioni sull’omosessualità tra Davide e Gionata appaiono un chiaro portato dell’ideologia omosessualista che non sa o non vuole guardare con purezza e realismo alle sante amicizie ma deve vedere in esse la lussuria omosessuale; un caso simile ha riguardato, come vedemmo più sopra, il cosiddetto “sacramento della fraternità” scambiato da alcuni omosessualisti per un matrimonio omosessuale ante litteram [879].

 

 

b,3) Tutta la S. Scrittura condanna gli atti omosessuali.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

I testi che ho messo in evidenza nei precedenti paragrafi evidenziano come in vari passi della Bibbia è condannata l’attività omosessuale, in questo paragrafo vedremo che in realtà è tutta la S. Scrittura che condanna negativamente o positivamente, direttamente o indirettamente, implicitamente o esplicitamente, tale attività.

Diciamo anzitutto che mai la Bibbia elogia la pratica omosessuale; non esiste un solo elogio di tali atti e di coloro che li praticano e nessun agiografo della Bibbia ha mai negato la condanna radicale degli atti impuri contro natura fatta da Lev. 18 e Lev. 20.

La condanna di tali atti permane dunque assoluta e intatta, tutta la Bibbia, in questo senso, la evidenzia negativamente cioè non parlando mai a favore dell’attività omosessuale o di coloro che praticano tale attività.

D’ altra parte, come detto, la portata dei testi biblici veterotestamentari e neotestamentari che invitano a seguire la Legge divina e a non compiere il peccato include, ovviamente anche il divieto di compiere atti omosessuali.

La portata dello stesso comando di amare Dio al di sopra di tutto (Deuteronomio 6,5-6; Mt. 22 e Mc. 12 ) include, implicitamente, il comando di seguire tutta la Legge di Dio e quindi il divieto di compiere atti contro natura, ovviamente!

Amare Dio al di sopra di tutto significa osservare la sua Legge e non compiere atti impuri contro natura.

Il termine ’a·hă·ḇāh  e il verbo aheb appunto in quanto significano vero amore di Dio, attuazione della Legge  includono la condanna degli atti omosessuali che sono contrari ad essa.

La portata di termini indicanti trasgressione grave della Legge come “pesha’” o “mered” include anche gli atti omosessuali.

Come detto la portata del termine indicante trasgressione della Legge, citato da Cristo stesso e riportato con il greco ἄνομος (uomo senza legge, violatore della Legge) in  Luca 22,37 e che implica la condanna per colui che era detto ἄνομος, include anche coloro che praticano gli atti omosessuali, e li include pienamente e nettamente visto che la Legge condanna radicalmente tali atti.

La portata delle condanne reiterate nella Bibbia dei peccati sessuali indicati con termini vari come  ἀσέλγεια o πορνεία e altri simili implica la condanna degli atti omosessuali.

Questo significa che molti testi biblici direttamente anche se con termini più generali condannano l’attività omosessuale.

Inoltre, come afferma il Catechismo:  “In realtà, la Legge costituisce un tutto unico e, come ricorda san Giacomo, « chiunque osservi tutta la Legge, ma la trasgredisca in un punto solo, diventa colpevole di tutto » (Gc 2,10).” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 578)

Il Catechismo appena citato afferma, inoltre, al n.2069: “Il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni « parola » rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri.(Cf Gc 2,10-11.) …”

In questa linea, attraverso ogni prescrizione della sua Legge, Dio rimanda a tutta la Legge e comanda di osservare tutta la Legge, quindi anche il divieto degli atti omosessuali.

Più generalmente possiamo dire che la Bibbia non tratta solo in pochi testi degli atti omosessuali; tutta la Bibbia, in quanto comanda di osservare tutta la Legge divina, condanna radicalmente gli atti omosessuali.

Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. (Cf Eb 1,1-3.)”(   Catechismo della Chiesa Cattolica n.  102)

Questa unica Parola che Dio dice nella Scrittura è purissima santità e totale opposizione al peccato e quindi condanna radicale degli atti omosessuali!

Come dice ancora il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 134: “Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo; « infatti tutta la divina Scrittura parla di Cristo e in lui trova compimento ».”

Ma Cristo è assoluta santità e purezza, è carità perfetta e perfetta attuazione della Legge, quindi è totale opposizione e radicale condanna degli atti omosessuali.

In questa linea occorre anche considerare che tutta la Sacra Scrittura è un solo libro (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica n. 112) che ha per Autore Dio[880]  che attraverso esso, ci chiama a vivere tutta la sua Legge, in Cristo, e perciò attraverso tutta la Bibbia condanna la pratica omosessuale.

Tutta la Bibbia, direttamente o indirettamente, negativamente o positivamente, condanna l’omosessualità.

Attraverso tutta la Bibbia parla il Signore che, come stiamo vedendo e vedremo sempre meglio, condanna radicalmente questa pratica particolarmente abominevole.

Tutta la Bibbia ci mette in relazione con il Signore che condanna radicalmente gli atti omosessuali e che vuole allontanarci da essi.

Concludo notando che i pochi testi che in modo più diretto e specifico parlano dell’omosessualità sono appunto così pochi anche per due fondamentali ragioni:

1) gli autori biblici non mirano a pubblicizzare certi peccati al di là dello stretto necessario per non stimolare le persone a commetterli;

2) perché gli ebrei, secondo le affermazioni di qualche loro autore, non hanno mai avuto una speciale abitudine a compiere certi atti; nel popolo ebraico, come detto, specie in alcuni periodi il peccato impuro contro natura era poco praticato.[881]

La Croce di Cristo sia la nostra luce.

 

 

b,4) La condanna biblica dell’omosessualità e più generalmente della lussuria nella tradizione ebraica.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Mi pare interessante vedere come le affermazioni bibliche di condanna radicale della lussuria e in particolare della pratica omosessuale siano recepite nella tradizione ebraica. Seguirò un interessante articolo realizzato in tempi non sospetti, cioè in tempi in cui non c’erano potenti lobby gay tese a modificare la dottrina religiosa sull’omosessualità, che ho trovato sulla Jewish Encyclopedia[882] e lo arricchirò con altri testi più recenti tratti dall’ Encyclopedia Judaica.

Appunto l’Encyclopedia Judaica afferma che la castità è prevenzione di attività sessuale illecita. In nome della santità, la Bibbia esorta a non seguire le abominazioni della “terra d’Egitto” e “della terra di Canaan” (Lv. 18: 3). L’adulterio, l’incesto, la sodomia e la bestialità sono chiamati abominazioni; anche lo stupro e la seduzione sono censurati.[883]

Spiega più dettagliatamente l’ articolo della Jewish Encyclopedia  che la purezza riguardo alle relazioni sessuali è inclusa nel comandamento: siate santi perché io, il Signore sono santo.(Lv. 19,2) Il termine usato per indicare tale santità è qadosh. Si tratta di un’affermazione che viene ripetuta più volte nell’ A. T. In Lv. 20 leggiamo: “ Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separato dagli altri popoli, perché siate miei.”

Nelle religioni semitiche antiche era prominente l’adorazione delle forze naturali che producono e danno fertilità e una particolare relazione con il sesso era prominente nei loro culti; il rapporto sessuale faceva parte dei riti nei santuari di Baal e Astarte. Le popolazioni cananee praticavano questi culti. Questa mancanza di castità nelle istituzioni religiose determinò che in quei popoli la purezza sessuale non era considerata importante.

Le istituzioni religiose e domestiche di Israele si sono radicalmente differenziate da quelle dei popoli circostanti riguardo all’importanza data alla virtù della castità; forse in nessun campo la differenza è tanto marcata quanto in questo. Le affermazioni del Pentateuco sono fortissime nel marcare la differenza netta tra Israele e gli altri popoli e spiegano anche il motivo per cui Israele doveva assolutamente evitare tali pratiche.

Il Dio d’Israele è Santo e vuole purezza, santità nel culto e nella vita.

Nel Levitico al capitolo 18 leggiamo: “Il Signore parlò a Mosè e disse: “Parla agli Israeliti dicendo loro: “Io sono il Signore, vostro Dio.  Non farete come si fa nella terra d’Egitto dove avete abitato, né farete come si fa nella terra di Canaan dove io vi conduco, né imiterete i loro costumi.  Metterete invece in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi, seguendole. Io sono il Signore, vostro Dio.  Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali chiunque le metterà in pratica vivrà. Io sono il Signore.”

Seguono le leggi della castità che devono essere osservate per evitare le azioni immonde compiute nelle terre dell’Egitto e di Canaan. Queste leggi di castità riguardano la vita religiosa e quella sociale e domestica.

Per quanto riguarda la religione era radicalmente vietata la prostituzione sacra sia maschile che femminile che era comune nei popoli delle zone nelle quali si trovava Israele. (Dt. 23. 18, 19;  Lv. 19, 29, si veda anche il Baal di Peor Nm. 25).

Nel Deuteronomio leggiamo : “Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d’Israele.  Non porterai nel tempio del Signore, tuo Dio, il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore, tuo Dio.” (Dt. 23. 18s)

Queste pratiche, come si vede, sono abominevoli per Dio, sono radicalmente contrarie alla santità che Dio vuole per il suo popolo e per la sua religione. I termini usati per indicare certe pratiche cultuali sono particolarmente indicativi per capire il disgusto di Dio per esse, il termine cane indica l’uomo che si prostituisce.

La purezza in ambito sociale e domestico implicava anzitutto il divieto di adulterio; occorre precisare che una donna promessa sposa era considerata come una sposa e poteva essere punita per adulterio. L’incesto era vietato e venivano indicati i gradi di parentela in cui si incorreva in tale peccato. I peccati contro natura come sodomia e pederastia, prevalenti nel paganesimo, erano strettamente proibiti (Lev. 18, 22.23; 20, 13-16)

La Scrittura afferma che i peccati contro la castità furono i particolari abomini, la cui commissione da parte degli abitanti di Canaan aveva reso impura la terra (Lev. 18. 27). Nessun peccato, tranne l’idolatria, fu proibito più costantemente e con più veemenza della depravazione sessuale. [884] Vedremo meglio più avanti come i peccati impuri contro natura appaiono abominevoli davanti a Dio al punto che per essi in particolare i cananei sono stati “rivomitati” dalla loro terra …

In particolare, spiega un articolo della Encyclopedia Judaica,  le relazioni sessuali tra uomini sono chiaramente vietate dalla Torah . ( Lev. 18:22 ); tali atti sono condannati nei termini più forti possibili, come disgustosi, abominevoli.[885]

La pratica omosessuale viene condannata in modo veramente radicale nella Bibbia, l ‘unico peccato sessuale descritto in termini così forti è il peccato di risposare una donna che aveva divorziato dopo essere stata sposata con un altro uomo (vedi Deut. 24: 4 ); il peccato di pratica omosessuale è punibile con la morte ( Lev. 20:13 ), così come i peccati dell’adulterio e dell’incesto; è importante notare, tuttavia, che sono gli atti omosessuali a essere proibiti, non l’ orientamento omosessuale.[886]

Nell’ Encyclopedia Judaica leggiamo: “The Bible refers to actual incidents involving homosexuality only in describing the abominations of the sinful city of Sodom, where the entire population demanded of Lot the surrender of his visitors “that we may know them” (Gen. 19:5), i.e., have carnal knowledge of them (hence the common use of the term “sodomy” for homosexuality), and again in the story of similar conduct by a group of Benjamites in Gibeah, leading to a disastrous civil war (Judg. 19–20).” [887]

La Bibbia tratta degli atti omosessuali in particolare nel descrivere le abominazioni di Sodoma (Gn. 19), in cui tutta la popolazione voleva abusare dei due uomini-angeli, e nella storia dei perversi uomini di Gabaa (Gdc. 19) .

Va notato che: “In addition to these isolated cases, the Talmud records that the Egyptian Potiphar purchased Joseph “for himself ” (Sot. 13b), that is, for homosexual purposes (Rashi).” [888] Cioè secondo l’interpretazione di qualche esegeta talmudico anche nell’episodio dell’acquisto di Giuseppe come schiavo le parole del compratore indicano che quest’ultimo lo aveva acquistato al fine di compiere atti omosessuali.

Quattro delle dodici maledizioni che sono pronunciate nel capitolo delle maledizioni nel Libro del Deuteronomio (27. 20-23) sono dirette contro il vizio della lussuria nell’una o nell’altra delle sue forme.

Nel versetto 26 di Dt. 27 leggiamo “Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge, per metterle in pratica!”. Tutto il popolo dirà: “Amen”.”

Quest’ultima maledizione colpisce in particolare chi pratica l’omosessualità che, come visto è sommamente aborrita da Dio.

L’atteggiamento biblico in questa materia della lussuria è forse meglio espresso nella storia di Giuseppe, che, quando fu tentato dalla moglie di Potifar, rifiutò di unirsi sessualmente con lei dicendo: “Come posso fare questa grande malvagità e peccato contro Dio?” (Gen. 39. 9.) L’incontinenza nelle sue varie forme, nella vera tradizione biblica, era ed è principalmente un peccato contro Dio, il puro e santo.[889]

Nei libri storici della Bibbia, prosegue l’articolo della Jewish Encyclopedia, passaggi occasionali indicano quanto chiaramente si comprendesse che la castità era una virtù indispensabile ( cfr. 1 Sam. 2, 22; 2 Sam. 13. 12; 1 Re 14, 24; 2 Re 13, 6; 17, 16; 18, 4; 20, 1. 3; 22, 4; 2 Cronache 28, 3; 33, 3; 34, 14).[890]

I profeti, spiega ancora l’articolo della Jewish Encyclopedia, hanno posto la massima attenzione sulla castità. La loro condanna di mancanza di castità si colloca tra quelle più pronunciate delle loro denunce dei mali prevalenti ai loro giorni (Amos 2, 7; Osea 4, 2. 13. 14; Isa. 57,3; Ger. 9, 1; 23, 10. 14; 29, 23; Ezechiele 16,38; 18,6; 22,10. 11; 23,48; 33.26)[891] In Isaia leggiamo:

“3 Ora, venite qui, voi,

figli della maliarda,

progenie di un adultero e di una prostituta.” (Is. 57,3)

In Geremia leggiamo:

“10 La terra è piena di adùlteri;

per la maledizione tutta la terra è in lutto,

sono inariditi i pascoli della steppa.

La loro corsa è diretta al male

e la loro forza è l’ingiustizia.

… 14 Ma tra i profeti di Gerusalemme

ho visto cose nefande:

commettono adultèri e praticano la menzogna,

danno aiuto ai malfattori,

e nessuno si converte dalla sua malvagità;

per me sono tutti come Sòdoma

e i suoi abitanti come Gomorra”.(Ger. 23,10-14) Si noti come Sodoma e Gomorra sono citate in contesto di depravazione sessuale … più avanti torneremo su questo punto, allorché parleremo a lungo del castigo di Sodoma.

Alla santità e purezza di Dio si oppone l’impurità di Sodoma e di Gerusalemme.

Il fatto che i profeti insistano sulla lussuria indica da una parte l’importanza della castità e dall’altra la gravità della lussuria come radicalmente opposta alla santità e purezza che Dio vuole dal suo popolo.

Nei libri sapienziali troviamo altre indicazioni della necessità della purezza e quindi della gravità del peccato di lussuria.

Le molte ammonizioni nel Libro dei Proverbi contro la lussuria, continua l’ articolo della Jewish Encyclopedia, vanno indicate come prova del posto elevato che la vita pura ha tenuto nella stima dei saggi di Israele (Proverbi 5, 3-23; 6, 24-33; 7,5-27, 9, 13-18, 22,3), in questa stessa linea nel libro di Giobbe leggiamo queste parole dello stesso Giobbe:” Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su una vergine.”(31,1).

Sono affermazioni, anche queste, che ovviamente indicano una grande cura nell’evitare il peccato impuro, nel togliere l’occasione di peccato.

Vanno nelle stessa linea le ingiunzioni del saggio Ben Sira (Siracide 9, 3-9; 19, 2; 23, 22-26; 42,11),

In particolare nel cap. 9 del Siracide leggiamo:

“3 Non dare appuntamento a una donna licenziosa,

perché tu non abbia a cadere nei suoi lacci.

4 Non frequentare una cantante,

per non essere preso dalle sue seduzioni.

5 Non fissare il tuo sguardo su una vergine,

per non essere coinvolto nella sua punizione.

6 Non perderti dietro alle prostitute,

per non dissipare il tuo patrimonio.

7 Non curiosare nelle vie della città,

non aggirarti nei suoi luoghi solitari.

8 Distogli l’occhio da una donna avvenente,

non fissare una bellezza che non ti appartiene.

Per la bellezza di una donna molti si sono rovinati,

l’amore per lei brucia come un fuoco.

9 Non sederti accanto a una donna sposata,

e con lei non frequentare banchetti bevendo vino,

perché il tuo cuore non corra dietro a lei

e per la passione tu non vada in rovina.”

Sono indicazioni , sottolineo, per conservare la purezza e che quindi ci offrono delle regole per evitare la lussuria contro natura.

Ben Sira consigliò ovviamente di non andare dietro le passioni e di trattenersi dall’attuare i desideri contrari alla volontà di Dio ( Sir. 18, 30). [892]

Anche nel Talmud, nella linea della Bibbia, sono previste misure preventive per mantenere lontani dalla tentazione e dal peccato sessuale.  Israele, dice il Talmud, è al di sopra del sospetto di sodomia o bestialità, e quindi non sono state ritenute necessarie precauzioni preventive contro queste perversioni[893], in realtà quando i tempi cambiarono e le perversioni divennero più comuni anche fra gli ebrei, gli autori ebrei diedero norme di particolare prudenza riguardo ai rapporti con uomini [894].

Era ben chiaro ai rabbini che la lussuria porta grandi danni e qualcuno di loro affermò che una delle cause della distruzione di Gerusalemme fu la prevalenza di “spudoratezza”, che indubbiamente significa lussuria.[895]

Furono fatte molte leggi nella tradizione ebraica per salvaguardare la purezza delle persone e per assicurare la castità.

Secondo Maimonide: l’oggetto dei precetti divini è la diminuzione del rapporto sessuale, per frenare il più possibile l’indulgenza nella lussuria; secondo questo famoso esperto ebreo inoltre  la legge relativa ai rapporti sessuali proibiti e quella per la promozione della castità hanno lo scopo di inculcare la lezione per cui dovremmo limitare i rapporti sessuali, tenerli in disprezzo e desiderarli solo raramente.[896]

Chiaramente la pratica omosessuale è dunque per gli ebrei ortodossi ancora oggi un abominio, un peccato molto grave, radicalmente contrario alla purezza e santità cui Dio chiama l’uomo.

Secondo la tradizione ebraica gli atti omosessuali offendono la dignità umana e sono condannati a livello universale già nei “7 comandamenti dei figli di Noè”; tali atti sono contrari alla natura e  impediscono lo scopo procreativo del sesso, come ogni atto contraccettivo. [897]

Il compimento di tali atti da parte di persone porta alla distruzione della famiglia, il coniuge infatti facilmente non accetterà tali pratiche.

La tradizione ebraica vede tali atti come assolutamente immorali e inaccettabili anche qualora siano vissuti nella fedeltà ad un solo partner. [898]

Nel popolo ebraico, come detto, specie in alcuni periodi il peccato impuro contro natura era poco praticato.[899]

Pochi sono i casi riportati dalla tradizione ebraica talmudica di tali peccati: “For the talmudic period, too, the records know of very few such incidents (see TJ, Sanh. 6:6, 23c; Jos., Ant. 15:25–30).” [900]

In un articolo del giornale Haaretz viene precisato che il Talmud, contiene affermazioni secondo cui il sesso sodomitico tra gli uomini provoca eclissi solari e terremoti, ma distingue anche tra due forme di pederastia: sesso sodomitico per cui è prevista una pena di morte per lapidazione, e sesso omosessuale che non comporta la penetrazione, su cui i rabbini erano più indulgenti; nell’articolo il giornalista sottolinea con meraviglia che legge ebraica non vieta esplicitamente il sesso con ragazzi di età inferiore ai nove anni.[901]

Riguardo all’omosessualità femminile occorre dire che la Bibbia ebraica non ne parla, secondo alcuni ciò deriva dal fatto che tale omosessualità non sarebbe stata considerata un comportamento propriamente sessuale, mancando l’emissione di sperma, secondo una teoria più tradizionale gli scrittori della Bibbia non sapevano nulla dell’attrazione erotica tra le donne e non potevano vietare qualcosa che non conoscevano, un’altra interpretazione tradizionale è che il comportamento era ovviamente proibito perché ciò che si applicava agli uomini si applicava alle donne; non abbiamo informazioni precise sull’amore erotico tra donne nel periodo in cui è stata scritta la Bibbia, nella storia ebraica.[902]

La prima discussione dell’omoerotismo femminile in testi ebraici si trova in Sifra, un commentario postbiblico sul libro del Levitico, edito nel secondo secolo dopo Cristo. Il riferimento è a un passaggio in Levitico 18, che vieta la partecipazione Israelita in atti considerati “le azioni di Egitto.” Il commentatore di Sifra suggerisce, secondo Rebecca Alpert, che il matrimonio lesbico era uno degli atti che sarebbero stati inclusi in questa categoria[903]; mi sembra davvero strano che qui si parli di matrimonio lesbico, purtroppo non ho potuto vedere direttamente il passo della Sifra, quindi mi appoggio sulle affermazioni della Alpert ma invito chi può a verificare che si tratti davvero di matrimonio lesbico.

Alpert afferma precisamente : “The commentator in Sifra suggests that lesbian marriage was one of the acts that would be included in this category. What we can infer from this text is that at the time of its writing, Jewish communities were cognizant of the Roman practice of women marrying other women.”

Quindi secondo lei si parla di matrimonio in riferimento ai matrimoni lesbici di Roma.

Non trovo fonti sicure che parlino di tali matrimoni a Roma ma non voglio chiudere la discussione, chi è interessato verifichi se mai a Roma siano stati celebrati tali riti.

Il Talmud, spiega Alpert nello stesso articolo appena citato, parla del mesolelot [comportamento omoerotico femminile], non del matrimonio lesbico. La parola mesolelot viene compresa dai commentatori successivi come un riferimento alla pratica del tribadismo. Un passaggio nel Talmud si domanda se le donne che praticano il mesolelot sono ancora vergini e idonee a sposare sacerdoti. La Mishna dà due opinioni sull’ammissibilità al matrimonio sacerdotale di una persona che pratica il tribadismo L’opinione accettata è che una donna del genere sia ammissibile e che quindi non perda la verginità, sebbene l’opinione della minoranza vada in senso contrario a tale ammissione, quest’ultima colloca tale pratica nella categoria della pratica sessuale e come tale squalifica chi la attua dalla categoria delle vergini.[904]

Maimonide ritiene che le pratiche dell’omosessualità femminile siano contrarie alla Legge: “ Maimonides asserted that lesbian practices are forbidden because it was a “practice of Egypt” and because it constituted rebelliousness.”[905]

Più precisamente nel MishnehTorah, scritto appunto da Maimonide nel XII secolo, egli ribadisce che le pratiche omosessuali femminili cadono sotto il divieto levitico contro le azioni impure dell’Egitto e di altri popoli ma suggerisce anche che questo comportamento non dovrebbe escludere una donna dal sposare un sacerdote perché è solo una piccola infrazione; la pena per chi pratica l’omosessualità femminile, secondo Maimonide, deve essere la fustigazione; Maimonide avverte gli uomini di impedire alle loro mogli di visitare donne che sono note per praticare tribadismo; in sintesi per questo testo scritto da Maimonide il comportamento lesbico è una minaccia per l’istituzione del matrimonio e degno di punizione.[906]

Altri autori considerano che l’omosessualità femminile vada condannata radicalmente come quella maschile.[907]

In sintesi: la dottrina ebraica, basata sulla Bibbia, condanna radicalmente l’omosessualità maschile e condanna anche ma con meno sicurezza e radicalità quella femminile.

 

 

c) I Padri e i Dottori della Chiesa condannano unanimemente e radicalmente l’attività omosessuale come un peccato molto grave.

 

 

c,1)L’insegnamento dei Padri della Chiesa.

 

 

c,1.1) L’insegnamento dei Padri sul corpo, sulla sessualità e sull’amicizia.

 

 

Un interessante articolo del prof. Vittorino Grossi[908] ci offre una panoramica sulla dottrina dei Padri riguardo al corpo, alla sessualità e all’amicizia, lo seguiremo in questo paragrafo per avere delle idee chiare su questi temi.

La Tradizione della Chiesa cattolica sulla sessualità riconosce la bontà del corpo e quindi  supera e condanna la posizione antropologica di discriminazione del corpo in quanto malvagio e quella per cui l’esercizio sessuale era assolutamente condannato appunto a causa della malvagità del corpo.

Il libro della Genesi è molto chiaro nell’affermare la bontà del creato e quindi del corpo.

In questo senso la Chiesa respingeva e condannava radicalmente la linea dualista (gnostica e manichea) ancorata al platonismo, che leggeva per lo più in senso negativo il corpo e qualsiasi tipo di rapporto sessuale.

La Tradizione cattolica sulla sessualità accettò sia il matrimonio che le scelte di vita celibataria e di vita consacrata, i Padri della Chiesa parlavano positivamente sia del matrimonio che della verginità.

  1. Agostino scrisse, in questa linea, due opere in particolare su questi temi : “De bono coniugali” (il bene del matrimonio) “De sancta virginitate” (la santa verginità). Affermazioni simili si trovano in Gregorio Nazianzeno (Poemi Morali 1,275) e Giovanni Crisostomo.

L’esercizio della sessualità venne legato nella cultura cristiana del periodo patristico solo ed esclusivamente alla scelta matrimoniale. Nella Lettera a Diogneto è molto chiaro che i cristiani si sposano e si uniscono intimamente e lecitamente nel matrimonio (A Diogneto 6-7).

Le correnti ereticali, che possiamo conoscere soprattutto grazie  all’opera di s. Agostino (“De haeresibus”[909] dell’anno 429) circa la sessualità nei primi secoli del cristianesimo possono essere distinte in tre grandi gruppi:

1)la corrente indifferentista cui facevano capo gruppi cristiani che, riguardo alla sessualità e al suo esercizio, propagandavano una concezione priva di giudizio etico in particolare riguardo al rapporto intimo tra uomo e donna, l’attività sessuale indicata era libera e realizzabile per chi volesse e come volesse senza regole (“indifferenter”, “De haeresibus” 1,5,6).

2) la corrente filocorporea (amante del corpo) che dava una valutazione antropologica positiva del corpo e dei rapporti sessuali ma arrivava a considerare sacro l’esercizio sessuale, giungeva a considerare leciti rapporti sessuali anche durante riunioni religiose e arrivava a considerare l’omosessualità come un atto degno di culto (eresia 18 del “De Haeresibus”); ho l’impressione che qui il prof. Grossi abbia fatto un errore, l’eresia 18 indicata da s. Agostino non mi pare dica quanto lui afferma e quanto ho appena riportato;

3)la corrente spiritualista, ancorata al dualismo metafisico di derivazione platonica, che aveva una concezione negativa del corpo e di ogni sua espressione e che giungeva a  ritenere l’attrattiva sessuale come malvagia, condannava perciò le nozze, escludeva dai rapporti sociali gli sposati e giudicava le seconde nozze come fornicazione, alcuni giudicavano i genitali come opera del diavolo (eresia 85), giungendo sino a castrare se stessi (eresia 37).

Nella maturità del pensiero cattolico di s. Agostino i rapporti umani vengono visti e regolamentati anzitutto in positivo, non in negativo; la regola che li dirige è la legge della carità che si estende sia all’anima che al corpo, Dio ha creato entrambi, ama entrambi e guida l’uomo ad un retto amore dell’anima e del corpo.

Affrontando poi la valutazione del sentire del corpo umano, Agostino distinse tra il sentire e il concupire o desiderare disordinatamente (tra vis sentiendi e vitium concupiscendi). “Una cosa è il sentire, altro è il vizio del concupire – spiegava Agostino a Giuliano di Eclano -. Distingui diligentemente queste due cose e non sbaglierai in modo deforme… (perché) altro è il sentire della carne, altro il concupire della carne”(Opus imperfectum contra Iulianum 4,29 e 69). La sensibilità appartiene alla natura creata buona e va distinta dalla concupiscenza che è quella forza disordinata immessasi come vizio nella natura umana con il peccato originale, forza che spinge al peccato e  che impone ad ognuno un’ascesi continua durante l’intero arco dell’esistenza.

L’ atto omosessuale, per i Padri, era un peccato molto grave ed era intollerabile; il loro giudizio si basava sulla Parola di Dio, infatti sia il Vecchio che il Nuovo Testamento parlano espressamente di tale atto come di una grave deviazione morale, che esclude dal Regno dei cieli.

Indicazioni sulla radicale condanna di tale pratica si hanno, anche nelle narrazioni della vita degli asceti eremiti.

La condanna dell’omosessualità rientrava nella normativa generale dell’etica cristiana circa la sessualità che prevedeva la liceità dell’unione sessuale solo tra le persone unite in matrimonio.

Tra i cristiani dell’era patristica troviamo attestati anche tali peccati contro natura, talvolta tra gli stessi asceti, ma essi venivano considerati una devianza di qualche persona.

Tale devianza non produceva discredito per tutti coloro che vivevano la vita cenobitica sia uomini che donne, il discredito cadeva solo su quelli che cedevano a tale peccato.

I Padri della Chiesa incrementarono inoltre nello stesso ambito, in modo direi sistematico, l’approfondimento del valore dell’amicizia, indicata come «amicizia spirituale» opposta a quella «carnale» (l’espressione è di Agostino, nella “Regola ai servi di Dio”).

L’amicizia di Basilio Magno con Gregorio di Nazianzo, di Macrina (sorella di Basilio) con le sue compagne, l’amicizia di Agostino con i compagni di vita ascetica, di Girolamo con il circolo delle donne dell’Aventino, rimangono tuttora un punto di riferimento per la vera amicizia nella Chiesa.

Questa santa amicizia tra uomini di Dio non deve scambiata erroneamente da qualche omosessualista come un legame omosessuale, essa è infatti tutt’altro!

 

 

c,1,2) La radicale condanna dell’omosessualità nella dottrina dei Padri della Chiesa

 

 

La Croce di Cristo ci illumini sempre meglio.

Un netto giudizio di condanna degli atti omosessuali si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli[910]

  1. Maurice Gilbert in un suo famoso articolo sull’omosessualità nella Bibbia mette in evidenza come la condanna biblica dell’omosessualità si prolunga nelle affermazioni dei testi dei primi scrittori cristiani e cita la Didachè, la lettera di Barnaba, s. Policarpo, s. Giustino, Aristide di Atene, Atenagora, l’ Apocalisse di Pietro, gli Atti di Giovanni, il Protrettico di Clemente di Alessandria[911].

Nella linea di condanna degli atti omosessuali che parte dall’ Antico Testamento e continua nel Nuovo, s. Agostino affermò: “Dunque si devono detestare e punire dappertutto e sempre i vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini per un tale uso di se stessi. È infatti una violazione del vincolo che deve sussistere tra noi e Dio la contaminazione della natura medesima, di cui egli è l’autore, per una passione perversa.”[912].

  1. Giovanni Crisostomo nell’omelia IV sulla lettera ai Romani parlò ampiamente di omosessualità e in particolare affermò: “ Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi. (…) I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali, ) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche. (…) Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”. [913]Ovviamente s. Giovanni Crisostomo non invita gli omosessuali a suicidarsi ma a preferire la morte al peccato.

San Gregorio I Papa (540-604) detto “Magno”, Dottore della Chiesa, affermò: “Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso”.[914]

Concludo: non esiste alcun Padre della Chiesa che abbia considerato gli atti omosessuali come leciti, il consenso dei Padri di essi nel condannare tali atti è unanime. Per tutti i Padri e per tutta la Chiesa è chiarissimo che gli atti omosessuali sono peccati molto gravi che escludono dal regno di Dio.

Riguardo a tale consenso unanime occorre ricordare quello che afferma il Concilio Vaticano I  “… a nessuno deve essere lecito interpretare tale Scrittura …. contro l’unanime consenso dei Padri.”.[915]

 

 

c,2) Altri Dottori cattolici che hanno condannato il peccato omosessuale.

 

 

Riprendendo l’insegnamento dei Padri, San Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedettino, nel suo “Liber Gomorrhianus”, affermò: “Vigilanter ergo sancti Patres Sodomitas cum energumenis simul orare sanxerunt quos eodem diabolico spiritu invasos esse non dubitaverunt.”[916] I santi padri fissarono che i sodomiti dovessero pregare con gli indemoniati perché non dubitarono che fossero invasi dallo stesso spirito diabolico.

Lo stesso s. Dottore aggiunse: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima. (…)”[917]

Ancora s. Pier Damiani afferma:“Hoc vitium a choro ecclesiastici conventus eliminat , et cum energumenis ac dæmonio laborantibus  orare compellit , a Deo animam separat , ut dæmonibus jungat. Hæc pestilentissima Sodomorum regina suae tyrannidis legibus obsequentem, hominibus turpem, Deo reddit odibilem ; adversus Deum nefanda bella conserere , nequissimi spiritus imperat militiam bajulare ; ab angelorum consortio separat , et infelicem animam sub propriæ dominationis jugo a sua nobilitate captivat.”[918] Questo vizio esclude dalla schiera degli uomini di Chiesa e costringe a pregare con i posseduti dal demonio, separa gli uomini da Dio per unirli a satana. Questo dannosissimo vizio che, come una regina, comanda sui sodomiti, rende, chi si lascia portare da esso, turpi agli uomini e degni di odio divino; tale vizio comanda di far parte dell’esercito di satana e di combattere orrende battaglie contro Dio, separa dal consorzio degli angeli, priva l’ infelice anima della sua nobiltà ponendola sotto il malvagio giogo del dominio del vizio stesso .

Attualmente è in commercio una traduzione italiana  del “Liber Gomorrhianus”, citato qui sopra, in cui s. Pier Damiani tratta ampiamente della condanna che la Chiesa ha lanciato da sempre contro gli atti omosessuali. [919]

Dice s. Antonio di Padova riferendosi a tutti i lussuriosi, includendo coloro che praticano atti omosessuali: “

… la strada calpestata e lo scomparto dei rifiuti raffigurano i lussuriosi. … e Isaia inveisce contro il lussurioso: “Hai fatto del tuo corpo come terra, come strada per i passanti” (Is 51,23), cioè per i demoni che, mentre passano, calpestano la semente perché non germogli  … I lussuriosi sono “lo scomparto dei rifiuti”, “che marcirono come giumenti sul loro letame” (Gl 1,17); di essi dice il salmo: “Essi perirono in Endor”, che s’interpreta “fuoco della generazione”, “diventarono”, nell’ardore della lussuria, “come lo sterco della terra” (Sal 82,11). E nota che da questo sterco della terra vengono generati quattro vermi, che sono la fornicazione, l’adulterio, l’incesto e il peccato contro natura.

… Il peccato contro natura si commette effondendo il seme in qualsiasi modo, fuorché nell’organo della concezione, vale a dire nell’organo della donna. Tutti coloro che si macchiano di questi peccati sono strada calpestata dai demoni e scomparto di rifiuti. E perciò la semente della parola di Dio in essi va perduta, e ciò che è stato seminato viene rapito dal diavolo.”[920]

Attraverso s. Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, sappiamo che coloro che praticano atti omosessuali: “…  fanno peggio, commettendo quello maladetto peccato contra natura. … ed èmmi tanto abominevole che per questo solo peccato profondaro cinque città per divino mio giudicio, non volendo più sostenere la divina mia giustizia, tanto mi dispiacque, questo abominevole peccato – ma non tanto a me, come detto t’ò, ma alle dimonia, le quali dimonia i miseri s’ànno fatti signori, lo’ dispiace. …  e però quella natura schifa di non vedere né di stare a vedere commettere quello enorme peccato attualmente. ”[921].

Queste parole sono presentate come parole di Dio attraverso s. Caterina e affermano che tale peccato è tanto abominevole a Dio che Egli appunto per tale peccato ha punito Sodoma e le altre 4 città ad essa vicine. Questo vizio è tanto abominevole che esso dispiace non solo a Dio ma anche ai demoni i quali peraltro sono guide e signori di coloro che si abbandonano ad esso.

La condanna radicale dell’omosessualità appare netta sempre e ovunque nella Tradizione della Chiesa Cattolica.

 

 

c,3) La dottrina di s. Tommaso circa gli atti omosessuali.

 

 

  1. S. Tommaso affermò: “Cum peccatum contra naturam sit gravius quam moechia, videtur quod illud potius prohiberi debuerit, quasi primo tramite relinquendum. Et dicendum, quod quia legislator hominibus legem dabat, ideo in primis legis mandatis non debebat nisi peccata humana prohibere; peccatum autem contra naturam non est humanum, sed bestiale, secundum philosophum in 7 Ethic.”( Super Sent., lib. 3 d. 37 q. 1 a. 6 expos.)

Che essenzialmente significa per noi che il peccato contro natura, cioè anche l’atto omosessuale, è bestiale piuttosto che umano, Dio non lo proibì subito apertamente perché si occupò di condannare anzitutto i peccati umani.

Aggiunge lo stesso santo: “ … ex corruptione peccati originalis humanum genus circa tempora Abrahae usque ad profundissima peccatorum venerat, scilicet in infidelitatem, et turpissimum vitium contra naturam …”(Super Sent., lib. 4 d. 1 q. 2 a. 1 qc. 3 co.) Quindi l’uomo è precipitato nel peccato contro natura a causa della corruzione prodotta dal peccato originale

Nello stesso commento alle Sentenze s. Tommaso scrive: “ … quod species luxuriae distinguuntur primo per concubitum secundum naturam et contra naturam. Sed quia luxuria contra naturam innominabilis est, relinquatur.” (Super Sent., lib. 4 d. 41 q. 1 a. 4 qc. 2 co.)

Le specie della lussuria sono distinte anzitutto sulla base del coito secondo natura e contro natura , la lussuria contro natura è innominabile.

Precisa  s. Tommaso che un atto di lussuria può essere detto contro natura doppiamente:

– assolutamente cioè in quanto è contrario alla natura di ogni animale e in questo senso l’atto omosessuale è contro la natura;

– in quanto è contrario alla natura umana e in questo senso anche la fornicazione è contro natura: “Ad septimum dicendum, quod actus luxuriae potest dici contra naturam dupliciter. Uno modo absolute, quia scilicet est contra naturam omnis animalis; et sic omnis actus luxuriae praeter commixtionem maris et feminae dicitur esse contra naturam, in quantum non est proportionatus generationi, quae in quolibet genere animalis fit ex commixtione utriusque sexus; et hoc modo loquitur Glossa. Alio modo dicitur esse aliquid contra naturam, quia est contra naturam propriam hominis, cuius est ordinare generationis actum ad debitam educationem; et sic omnis fornicatio est contra naturam.” (De malo, q. 15 a. 1 ad 7)

Dice ancora s. Tommaso nella stessa opera “ Respondeo. Dicendum quod sicut supra dictum est, peccatum luxuriae dupliciter habet inordinationem. Uno quidem modo ex parte concupiscentiae; et talis inordinatio non semper facit peccatum mortale. Alio modo ex parte ipsius actus, qui de se est inordinatus; et sic semper est peccatum mortale. Et ideo ex hac parte, ex qua est maior gravitas peccati, sumuntur species praedictae luxuriae. Est autem actus luxuriae inordinatus aut ex hoc quod non potest sequi ex actu generatio prolis: et sic est vitium contra naturam; aut ex eo quod non potest sequi debita educatio, quia scilicet mulier non est determinata viro, ut sit sua secundum legem matrimonii; et hoc quidem contingit tripliciter.” (De malo, q. 15 a. 3 co.)

Il peccato di lussuria ha un doppio disordine:

1) per parte della concupiscenza e tale disordine non produce sempre il peccato mortale;

2) per parte dello stesso atto che è in sé stesso disordinato e tale disordine produce sempre il peccato mortale.

Riguardo all’ atto s. Tommaso precisa che il peccato di lussuria può essere disordinato sia per il fatto che non può dare luogo alla prole, come è il caso del peccato contro natura, sia per il fatto che non dà luogo ad una educazione ordinata perché fatto fuori del matrimonio.

Occorre precisare che per s. Tommaso anche il peccato fra uomo e donna è contro natura, come spiegò lui stesso quando l’atto di unione si compie fuori dell’organo fissato da Dio (ad es. sesso sodomitico) o lo si compie in modo indebito, sempreché tale modo indebito non sia giustificato da particolari necessità (Super Sent., lib. 4 d. 31 q. 2 a. 3 expos.).

In un altro testo s. Tommaso afferma che il peccato omosessuale è del tutto innaturale cioè contro natura “Secundum ergo quod aliquid diversimode ordinatur ad hos fines, secundum hoc diversimode dicitur naturale vel innaturale. Id enim quod nullo modo potest stare cum fine dicto, est omnino innaturale, et nunquam potest esse bonum, sicut vitium sodomiticum: et sicut hoc, quod una mulier habeat plures viros, quia una non fecundatur a pluribus: et quantum ad vitam civilem, quia una non regitur a pluribus; sed e contrario.” (Super Isaiam, cap. 4 l. 1)

L’unione sessuale è tra uomo e donna ed è ordinata alla procreazione e all’aiuto reciproco. Ciò che esula dal rapporto tra uomo e donna e che è assolutamente incompatibile con il fine detto della procreazione e dell’aiuto reciproco è del tutto innaturale e non può mai essere un bene, come il peccato di sodomia. Sul fatto che il peccato omosessuale sia contro natura s. Tommaso torna anche in vari altri passi delle sue opere (Super I Tim., cap. 1 l. 3; Super Sent., lib. 4 d. 14 q. 2 a. 5 expos; Super Sent., lib. 3 d. 37 q. 1 a. 6 expos. etc. )

Nel commento a Matteo s. Tommaso riprende un testo di Origene che afferma: “ Origenes in Matth. Videamus autem ne forte sententia haec, non de quocumque peccato posita sit: quid enim si aliquis peccaverit aliquod peccatorum quae sunt ad mortem: puta masculorum concubitor factus, adulter, homicida, aut mollis: numquid talem rationis est arguere solum ad solum? Et, si audierit, statim eum dicere lucrifactum: et non prius expulerit eum de Ecclesia, nisi postquam coram testibus argutus, et ab Ecclesia, perstiterit in actu priori?” (Catena in Mt., cap. 18 l. 4)

Il testo di Origene è interessante sia perché dice chiaramente che il peccato omosessuale era indicato già ai suoi tempi come peccato grave sia perché mostra che era prevista l’espulsione dalla Chiesa per chi perseverava in tali peccati.

Nel commento all’etica di Aristotele s. Tommaso dice, come vedemmo: “Et dicit, quod quibusdam accidunt innaturales delectationes propter interiorem aegritudinem vel corruptionem provenientem ex consuetudine. Sicut quidam propter consuetudinem delectantur evellere sibi pilos, et corrodere ungues, et comedere carbones et terram, nec non et uti coitu masculorum. Omnia autem praedicta, quae sunt contra naturam delectabilia, possunt reduci ad duo: quibusdam enim accidunt ex natura corporalis complexionis, quam acceperunt a principio. Quibusdam vero accidunt ex consuetudine, puta quia assuefiunt ad huiusmodi a pueritia. Et simile est de his qui in hoc incidunt ex aegritudine corporali. Nam prava consuetudo est quasi quaedam aegritudo animalis.”(“Sententia Ethicorum” l. 7 c. 5 n.7) Alcuni si dilettano dei piaceri contro natura per la natura della loro complessione corporale che hanno ricevuto dall’inizio, altri per una consuetudine che hanno intrapreso, altri per una malattia corporale.

Nel c. 122 del III libro della Somma Contro i Gentili s. Tommaso, come vedemmo, basandosi semplicemente sulla retta ragione, precisa molto efficacemente come sulla base della Legge naturale gli atti omosessuali sono illeciti. Spiega s. Tommaso in tale articolo che la fornicazione è contraria alla Legge naturale infatti: “ Dio ha cura di ciascuna cosa in ordine al bene di essa. Ora, per ciascun essere il bene consiste nel conseguire il proprio fine; e il male sta nell’allontanarsi dal debito fine. … l’emissione dello sperma deve essere così ordinata da poterne seguire e la generazione e l’educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell’uomo ogni emissione di sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. E se questo si fa di proposito, è necessariamente un peccato. …” Il s. Dottore conclude la sua trattazione della questione facendo notare che la Parola di Dio conferma la validità di tale suo ragionamento laddove afferma : “Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole.”(Lev. 18,22)

“Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (1 Cor., 6, 10s).

  1. Tommaso affermò che sono più riprovevoli i vizi che superano o meglio pervertono radicalmente il modo dell’umana natura, essi rientrano nel vizio dell’intemperanza secondo un certo eccesso radicalmente disordinato, appartengono a tali vizi il cannibalismo, l’accoppiamento con le bestie o con persone dello stesso sesso (cfr. II-II, q. 142, a. 4).

Nella II-II q. 154 a. 12 s. Tommaso riporta un testo di s. Agostino che lo stesso Dottore Angelico conferma allorché dice che nei peccati come la sodomia l’uomo trasgredisce ciò che è determinato secondo natura circa l’attività sessuale perciò tali peccati, in materia sessuale, sono i più gravi.

Secondo s. Tommaso peccano gravemente nel rapporto omosessuale sia coloro che volontariamente hanno parte passiva (molles) sia quelli che hanno parte attiva (masculorum concubitores) (cfr. II-II q. 138 a.1; Super I Cor. c.6 l.2)

Secondo s. Tommaso fu appunto la lussuria contro natura ad attirare su Sodoma il noto castigo infatti egli affermò che la malvagità dei sodomiti di cui si parla in Gen. 13,13 consisteva precisamente nel fatto che essi commettevano il peccato omosessuale “Et ideo subdit quod peccata contraria charitati a regno Dei excludunt, in quod sola charitas introducit, dicens neque fornicarii, neque idolis servientes, neque adulteri (de quibus dicitur Hebr. ult. fornicatores et adulteros iudicabit Deus), neque molles, id est, mares muliebria patientes, neque masculorum concubitores, quantum ad agentes in illo vitio, de quibus dicitur Gen. XIII, 13: homines Sodomitae pessimi erant et peccatores coram domino nimis.” (Super I Cor. C.6 l.2)

In questa linea s. Tommaso aggiungeva: “Diluvium autem et poena Sodomorum sunt inducta propter peccata luxuriae praecedentia, ex gula occasionata.” ( Summa Theologiae II-II, q. 148 a. 3 ad 1)

Sia il diluvio che la pena dei sodomiti furono causati dalla lussuria che traeva occasione dalla gola ma, come detto, la lussuria di Sodoma consisteva nel compimento di atti omosessuali.

 

 

c,4) S. Alfonso parla del peccato di lussuria contro natura.

 

 

  1. Alfonso ribadì chiaramente l’estrema gravità del peccato impuro contro natura e in particolare degli atti omosessuali nella sua Theologia Moralis e in altre sue opere.

Nella Theologia Moralis affermò precisamente proprio riguardo al peccato di sodomia : “Alii sentiunt consistere in concubitu ad indebitum vas; alii vero communius et probabilius cum d. Thoma, in concubitu ad indebitum sexum. Hinc infertur 1., quod coitus feminae cum femina, et masculi cum masculo, perfecta est sodomia, in quacumque parte corporis fiat congressus, quia ordinarie semper adest tunc affectus ad indebitum sexum …  26. Quoad poenas sodomitarum, si sint laici, damnantur morte, et combustione. Clerici vero et religiosi per bullam 27. s. Pii V., editam die 10. aug. 1568., Horrendum, privantur omni officio, beneficio, et privilegio clericali, dummodo (ut docent dd.) sodomia 1., sit cum alio viro, non femina, aut bruto, 2. sit perfecta cum pollutione intra vas, 3. sit frequentata; dum dicitur in bulla, Sodomiam exercentes. Probabilius est, has poenas incurrere etiam patientes, ut dicunt Bonac., Salmant., Diana, et Barbosa, contra alios, dum patientes sunt vere sodomitae. Contra vero probabilius et communius docent Suar., Navarr., Bonac., Barbosa, Less., Filliuc., Trullench., Salmant., etc. (adversus Azor., Dicast., etc.), has poenas non incurri nisi post sententiam, quamvis dicatur in bulla, Praesentis canonis auctoritate privamus; quia ut diximus in cap. II. n. 25., nulla poena privans iure acquisito incurritur nisi post sententiam, saltem declaratoriam.” [922]

In sintesi, s. Alfonso afferma che perfetta sodomia è ogni atto omosessuale e che le pene che a quei tempi erano fissate per tale atto erano:

-per il laico : pena capitale;

-per i chierici e i religiosi: privazione da ogni beneficio, privilegio e ufficio.

Lo stesso s. Dottore aggiunge più generalmente riguardo a tutti i peccati contro il sesto comandamento e quindi in particolare riguardo all’omosessualità, che è il peccato impuro più grave che possa essere compiuto tra esseri umani : “ Di questo peccato poco si può parlare. Dice s. Francesco di Sales, che la castità col solo nominarla si macchia. Onde ciascuno ne’ suoi dubbi circa questa materia si consigli col confessore, e così si regoli. Solo avverto qui in generale, che non solo debbono confessarsi tutti gli atti consumati, ma ancora tutti i toccamenti sessuali, tutti gli sguardi impuri, tutte le parole oscene, e specialmente se si dicono con compiacenza, e con pericolo di scandalo di chi sente. Di più debbono confessarsi tutti i pensieri disonesti. Alcuni ignoranti credono che solamente gli atti impudici hanno da confessarsi; no, si han da spiegare al confessore tutti i mali pensieri acconsentiti. Le leggi umane proibiscono le sole opere esterne, perché gli uomini vedono solamente quel che apparisce di fuori: ma Dio che vede i cuori condanna ancora tutte le male volontà. Homo videt ea quae patent, Dominus autem intuetur cor. E ciò va per li pensieri acconsentiti in ogni specie di peccato. In somma tutto ciò ch’è male a farsi, innanzi a Dio è peccato a desiderarlo. … 5. Fratello mio, non dire più, come dicono alcuni, che il peccato disonesto è poco peccato, e che Dio lo compatisce. Che dici? ch’è poco peccato? ma è peccato mortale, e se è peccato mortale, un peccato di questi, anche di solo pensiero, basta a mandarti all’inferno. Omnis fornicator… non habet haereditatem in regno Christi, dice s. Paolo. È poco peccato? anche i gentili diceano, esser questo vizio il peggiore del mondo per li molti mali effetti che cagiona. Seneca. Maximum seculi malum impudicitia. E Cicerone: Nullam esse capitaliorem pestem, quam voluptatem corporis. E parlando de’ santi, s. Isidoro scrisse che non vi è peccato peggior di questo: Quodcumque peccatum dixeris, nihil huic sceleri aequale reperies.  E perché? per 1., perché questo vizio accieca il peccatore e non gli fa più vedere l’offesa che fa a Dio, né lo stato miserabile di dannazione in cui vive e dorme. Dice il profeta Osea che questi tali perdono anche il desiderio di tornare a Dio. Non dabunt cogitationes suas ut revertantur ad Deum suum; (e perché?) quia spiritus fornicationum in medio eorum. Per 2., perché questo vizio indurisce il cuore, e lo rende ostinato. Per 3., il demonio si compiace tanto di questo vizio, perché da esso ne vengono poi cento altre specie di peccati, furti, odii, omicidii, spergiurii, mormorazioni. Non dire più dunque, cristiano mio, che questo vizio è poco peccato.

… Ora sappi che niun vizio è stato da Dio tanto castigato negli uomini quanto il vizio disonesto. Leggete la scrittura e vedrete, che per questo vizio una volta il Signore mandò fuoco dal cielo, e bruciò cinque città con tutt’i suoi abitanti. Per questo vizio mandò il diluvio universale: Omnis quippe caro corruperat viam suam. Gli uomini si erano tutti imbrattati di questo peccato, e Dio fece piovere per quaranta giorni e quaranta notti, e così fece morir tutti, eccettuatene otto persone che si salvarono nell’arca: Venit diluvium et tulit omnes. Abbiamo di più nella scrittura, che gli ebrei essendo entrati in Settim città de’ moabiti, cominciarono a peccare colle donne del paese, e Mosè per ordine di Dio fe’ uccidere a fil di spada 24. mila ebrei: Fornicatus est populus cum filiabus Moab… et occisi sunt viginti quatuor millia hominum. Anche al presente si vede che Dio castiga questo vizio ancora in questa terra. Entrate nello spedale degl’incurabili, domandate perché sono così tormentati tanti poveri giovani (uomini e donne) con tagli di ferro, con bottoni di fuoco, perché? e vi risponderanno, che per lo peccato disonesto: Quia oblita es mei, dice Dio, et proiecisti me post corpus tuum, tu quoque porta scelus tuum, et fornicationes tuas. Perché hai voluto scordarti di me, dice Dio, e mi hai scacciato da te per soddisfare il corpo tuo, soffri anche qui sulla terra il castigo delle tue impudicizie.

E ciò in quanto al castigo di questa vita; ma che ne sarà de’ disonesti nell’altra? Tu dici che questo peccato Dio lo compatisce; ma s. Remigio dice che de’ cristiani adulti pochi si salvano, e tutti gli altri si dannano per lo vizio disonesto: Ex adultis propter carnis vitium pauci salvantur. E ‘l p. Segneri dice che di coloro che si dannano tre parti si dannano per questo peccato.”[923]

Sottolineo che queste forti parole di s. Alfonso valgono in modo particolare per coloro che compiono atti omosessuali.

Preghiamo per la conversione dei lussuriosi, specialmente per coloro che cadono in peccati contro natura: Dio li liberi da questo vizio e quindi dal castigo per esso fissato dalla misericordia e giustizia divine.

 

 

d) Il Magistero della Chiesa e la sana dottrina hanno condannato da sempre in maniera radicale l’attività omosessuale come peccato molto grave; tale condanna è infallibile e immutabile.

 

 

Premessa

 

 

Un interessante documento pubblicato dalla Congregazione per l’ Educazione Cattolica e intitolato “Orientamenti circa l’amore umano.”, riprendendo vari testi magisteriali, ci offre i principi cattolici fondamentali sull’amore e sulla sessualità umani: “Nella visione cristiana dell’uomo, si riconosce al corpo una particolare funzione, perché esso contribuisce a rivelare il senso della vita e della vocazione umana. … Questo significato è anzitutto di natura antropologica: « il corpo rivela l’uomo »,[924] « esprime la persona »[925] ed è perciò il primo messaggio di Dio all’uomo stesso …

  1. C’è un secondo significato di natura teologale: il corpo contribuisce a rivelare Dio e il suo amore creatore, in quanto manifesta la creaturalità dell’uomo, la sua dipendenza da un dono fondamentale, che è dono d’amore. …
  2. Il corpo, in quanto sessuato, esprime la vocazione dell’uomo alla reciprocità, cioè all’amore e al mutuo dono di sé.[926] Il corpo, infine, richiama l’uomo e la donna alla loro costitutiva vocazione alla fecondità, come a uno dei significati fondamentali del loro essere sessuato.[927]

…. La persona umana, per sua intima natura, esige una relazione di alterità, implicante una reciprocità di amore.[928] I sessi sono complementari: simili e dissimili nello stesso tempo ….

26 L’uomo e la donna costituiscono due modi di realizzare, da parte della creatura umana, una determinata partecipazione dell’Essere divino: sono creati ad « immagine e somiglianza di Dio » e attuano compiutamente tale vocazione non solo come persone singole, ma anche come coppia …

27 La presenza del peccato, che oscura l’innocenza originaria, rende meno facile all’uomo la percezione di questi messaggi: la loro decifrazione è diventata così un compito etico, oggetto di un difficile impegno, affidato all’uomo …

  1. Poiché l’uomo « storico » è inclinato a ridurre la sessualità alla sola esperienza genitale, si spiegano le reazioni tendenti a svalutare il sesso, come se per sua natura fosse indegno dell’uomo. I presenti orientamenti intendono opporsi a tale svalutazione. …
  2. Alla luce del mistero di Cristo, la sessualità ci appare come una vocazione a realizzare l’amore che lo Spirito Santo infonde nel cuore dei redenti. …
  3. Gesù ha indicato, inoltre, con l’esempio e la parola, la vocazione alla verginità per il regno dei cieli. La verginità è vocazione all’amore: rende il cuore più libero di amare Dio.[929]

La verginità, certo, implica la rinuncia alla forma di amore tipica del matrimonio, ma la rinuncia è compiuta allo scopo di assumere più in profondità il dinamismo, insito nella sessualità, di apertura oblativa agli altri e di potenziarlo e trasfigurarlo mediante la presenza dello Spirito, il quale insegna ad amare il Padre e i fratelli come il Signore Gesù.” [930]

Capiamo molto chiaramente da tutto questo che l’attività omosessuale si oppone radicalmente ai principi fondamentali della dottrina cattolica espressi dal Magistero sulla sessualità, questo sarà ancora più evidente nelle prossime pagine.

 

 

d,1) Il Magistero ha condannato infallibilmente e immutabilmente gli atti omosessuali.

 

 

d,1,1) Magistero precedente il Concilio Vaticano II.

 

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Il Concilio di Elvira nel 305, al can. 71, decretò che agli “stupratori di ragazzi” fosse negata l’Eucaristia  (cfr. Mansi v. 2 p. 17), va precisato che lo stupro di cui si parla indica ogni attività sessuale illecita quindi anche quella in cui il ragazzo è consenziente, il Concilio di Ancyra fissò nel 314 le pene canoniche per tale peccato sodomitico[931].

Nel 693 il XVI Concilio di Toledo, al can. 3 condannò la pratica omosessuale come un vero crimine punito con pene severe.[932]

Il Concilio di Naplusa del 1120 stabilì precise pene per i colpevoli di peccati contro natura[933]

Il Concilio Ecumenico Lateranense III, del 1179, al can. 11 indicò come peccato contro natura l’atto omosessuale, affermò che per esso piomba l’ira di Dio su coloro che resistono a Lui (Ef. 5,6) e stabilì severe pene sia per chierici che per laici sorpresi a commettere tale peccato.[934]

Leone IX affermò: “687 … Oportet, sicut desideras, Apostolicam Nostram interponamus auctoritatem, quatenus scrupulosam legentibus auferamus dubietatem, et constet omnibus certum, Nostro iudicio placuisse quaecumque continet ipse libellus (Gomorrhianus) diabolico igni velut aqua oppositus. …

688 … Sed Nos humanius agentes eos qui vel propriis manibus vel (invicem) inter se egerunt semen, vel etiam inter femora profuderunt, et non longo usu nec cum pluribus, si voluptatem refrenaverint et digna paenitudine probrosa commissa luerint, admitti ad eosdem gradus, in quibus in scelere manentes, non permanentes, fuerant, divinae miserationi confisi, volumus atque etiam iubemus; ablata aliis spe recuperationis sui ordinis, qui vel per longa tempora secum sive cum aliis vel cum pluribus, brevi licet tempore, quolibet duorum foeditatis genere, quae descripseras, maculati vel, quod est horrendum dictu et auditu, in terga prolapsi sunt.”[935]

Che significa essenzialmente questo: il Papa Leone IX  esalta e approva in pieno quanto afferma il “Liber Gomorrhianus” ( di cui ho parlato in questo capitolo e che condanna duramente la lussuria e in particolare il peccato contro natura) di s. Pier Damiani e prende forti provvedimenti contro i lussuriosi, coloro che sono caduti nel peccato contro natura vengono puniti in modo particolarmente grave.

Il Concilio di Trento ha dichiarato: “Difendiamo l’insegnamento della legge divina, che esclude dal Regno di Dio non soltanto gli infedeli, ma anche i fedeli impuri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maledici, rapaci e tutti gli altri che commettono peccati mortali, da cui con l’aiuto della grazia potrebbero astenersi e a causa dei quali vengono separati dalla grazia del Cristo” (Sess. VI, “Decreto sulla giustificazione”, cap. XV)

  1. Pio V scrisse due Costituzioni in cui condannò solennemente e punì esemplarmente il peccato impuro omosessuale, indicandolo come contrario alla natura e assoggettandolo alla pena di morte anche nel caso che rei fossero i sacerdoti.[936]

Il Catechismo del Concilio di Trento[937] allorché tratta del sesto comandamento afferma che “Esso ha due parti: una che vieta apertamente l’adulterio; l’altra, più generale, che impone la castità dell’anima e del corpo.” (n. 333)

Lo stesso testo afferma che riguardo ai “vari e multiformi generi di libidine sessuale” “il Parroco ammonirà i singoli fedeli, qualora le circostanze di tempo e di persona lo richiedano”.(n. 334); inoltre “I fedeli devono essere ammaestrati ed esortati a rispettare con ogni cura la pudicizia e la continenza, a conservarsi mondi da ogni contaminazione della carne e dello spirito, attuando la santificazione nel timore di Dio (2Co 7,1).”(n.335)

La pudicizia e continenza di cui qui si parla è quella per cui ci si deve astenere anche dai peccati contro natura, ovviamente, tali peccati rientrano tra le varie forme di libidine sessuale appena citate.

Ancora il Catechismo Romano, in questa linea affermava: “Del resto numerosi appaiono nella sacra Scrittura gli esempi dell’ira divina, che il Parroco potrà evocare, per allontanare gli uomini dalla riprovevole libidine: la sorte di Sodoma e delle città confinanti (Gn XIX,24); il supplizio degli Israeliti che avevano fornicato nel deserto con le figlie di Moab (Num. 25); la distruzione dei Beniamiti (Gdc. 20).”[938]

Tra le proposizioni condannate dalla Chiesa, nei secoli successivi, vi è quella per cui la pederastia non è proibita dal diritto naturale e perciò se Dio non l’avesse proibita sarebbe buona e talvolta obbligatoria sotto pena di peccato mortale[939].

Nel Catechismo di s. Pio X si afferma quanto segue: “966. Quali sono i peccati che si dicono gridare vendetta nel cospetto di Dio? I peccati che diconsi gridar vendetta nel cospetto di Dio sono quattro:

omicidio volontario;

peccato impuro contro l’ordine della natura;

oppressione dei poveri;

fraudare la mercede agli operai.

  1. Perché si dice che questi peccati gridano vendetta al cospetto di Dio?

Questi peccati diconsi gridare vendetta al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punirli con più severi castighi.”

Ovviamente il peccato impuro contro natura di cui si parla è in particolare l’attività l’omosessuale.

Il Codice di Diritto Canonico promulgato da Benedetto XV fissò severe pene per il peccato di sodomia (Canoni 2357ss)

La “Casti Connubii”di Pio XII afferma: “Né si deve tacere che, essendo di tanta dignità e tanta importanza l’uno e l’altro compito affidato ai genitori per il bene della prole, qualsiasi onesto uso della facoltà data da Dio per la generazione di una nuova vita, secondo l’ordine del Creatore e della stessa legge di natura, è diritto e prerogativa del solo matrimonio e deve essere assolutamente contenuto dentro i limiti sacri del matrimonio.”[940]

Quindi gli atti omosessuali sono illeciti e anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

La stessa enciclica aggiunge: “Anzi, perché il bene della fede splenda nella debita purezza, le stesse vicendevoli manifestazioni di familiarità tra i coniugi debbono essere caratterizzate dal pregio della castità, in modo tale che i coniugi si comportino in tutte le cose secondo la norma di Dio e delle leggi di natura, e si studino di seguire sempre, con grande riverenza verso l’opera di Dio, la volontà sapientissima e santissima del Creatore. … « Richiede inoltre la fede del matrimonio che il marito e la moglie siano fra loro congiunti di un amore singolare, santo e puro, e non si amino fra di loro come gli adulteri ma in quel modo che Cristo amò la Chiesa; perché questa regola prescrisse l’Apostolo quando disse: Uomini amate le vostre mogli, come anche Cristo amò la Chiesa [941] »”[942]  Quindi gli atti omosessuali sono illeciti e anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

Nell’enciclica “Mater et Magistra.” del Papa s. Giovanni XXIII leggiamo: “ Dobbiamo proclamare solennemente che la vita umana va trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile, elevato, per i cristiani, alla dignità di sacramento. La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali.”[943]

Implicitamente il Papa affermava qui che l’atto sessuale è lecito solo all’interno della relazione matrimoniale, e quindi che l’attività omosessuale è illecita!

Concludo: nessun Concilio Ecumenico, nessun Papa ha mai elogiato l’attività omosessuale o la ha resa lecita ma nella linea di quanto visto finora, implicitamente o esplicitamente, tutto il Magistero della Chiesa Cattolica ha sempre condannato l’attività omosessuale sulla base delle chiarissime condanne bibliche.

 

 

d,1,2) Magistero conciliare e Magistero successivo al Concilio Vaticano II.

 

 

Il Concilio Vaticano II soprattutto nella Gaudium et Spes ai nn. 47-52 si è soffermato a parlare del Matrimonio, della sua santità e della santità che devono avere gli atti intimi compiuti in esso.

Questa trattazione condannava, implicitamente, gli atti sessuali compiuti fuori del Matrimonio; l’unione intima, sessuale, tra esseri umani, infatti, è lecita solo nel Matrimonio e in esso sono vietati gli atti sodomitici.

Questi interventi del Magistero conciliare quindi, che non danno nessuna legittimazione all’attività omosessuale, vanno intesi nel senso di una riproposizione della dottrina morale cattolica che condanna gli atti di lussuria fuori e dentro il Matrimonio e che, quindi, condanna sommamente gli atti omosessuali come pratiche oggettivamente molto gravi.

Nessun testo del Concilio Ecumenico Vaticano II ha elogiato l’attività omosessuale o la ha resa lecita ma nella linea di quanto visto finora, implicitamente, ha radicalmente condannato l’attività omosessuale sulla base delle chiarissime condanne bibliche, non ha parlato direttamente di tale attività perché non c’era necessità, non esisteva, come oggi, una pressione di gruppi che mirano alla legittimazione sempre più ampia anche nella Chiesa dell’ omosessualità e degli atti con cui si compie.

Negli ultimi decenni a causa della pressione del movimento omosessualista che diffonde errori insidiosi la Congregazione per la Dottrina della Fede ha prodotto vari documenti che condannano in modo molto diretto e chiaro gli atti omosessuali. Anzitutto occorre citare il documento “Persona Humana” in cui leggiamo: “ Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio.[944] Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.” [945]

Sottolineo: “… gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e … , in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.”[946] .. si noti bene: in nessun caso possono ricevere una qualche approvazione, quindi sono sempre assolutamente vietati!

Nello stesso documento, viene messo in evidenza che esistono leggi immutabili per quanto riguarda l’attività sessuale dell’uomo e si condannano gli errori per i quali:

– non ci sarebbe altra norma assoluta naturale o rivelata se non la legge generale della carità e la legge del rispetto della dignità di ogni uomo;

– le norme circa la vita sessuale sarebbero espressioni della cultura del tempo.

La Chiesa, istituita da Cristo  come «colonna e sostegno della verità» (1 Tm 3,15), spiega tale documento, ha costantemente affermato che alcuni precetti della legge naturale hanno valore assoluto e immutabile, e che la loro trasgressione determina un peccato grave e quindi una reale opposizione alla dottrina e allo Spirito del Vangelo. Tra questi precetti di valore assoluto e immutabile vi sono quelli che riguardano la sessualità, essi non sono legati alla cultura ma scaturiscono dalla Legge di Dio e dalla conoscenza della natura umana e quindi non possono ritenersi superati né messi in dubbio col pretesto di una nuova situazione culturale.[947]

Andando poi a mostrare tali precetti di valore assoluto e immutabile il documento che stiamo esaminando

afferma alcune cose di estrema importanza.

1) “Parlando dell’indole sessuata dell’essere umano e della facoltà umana di generare, il concilio  …  si è particolarmente dedicato ad esporre i principi e i criteri, che concernono la sessualità umana nel matrimonio e che hanno il loro fondamento nella finalità della sua funzione specifica.”[948]

Il testo cita quindi la Gaudium et Spes nel passaggio in cui afferma, in particolare, che la bontà degli atti coniugali: “ … non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinata da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” [949]

Queste ultime parole precisano la dottrina conciliare circa il criterio principale della moralità dell’atto: il rispetto della sua finalità.  L’atto di unione coniugale è moralmente lecito anzitutto se rispetta la sua finalità.   La Chiesa attinge questo principio dalla rivelazione divina e dalla propria interpretazione autentica della legge naturale.

Questo principio, per cui l’atto di unione coniugale è moralmente lecito anzitutto se rispetta la sua finalità, fonda anche la dottrina cattolica tradizionale per cui l’uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua attitudine morale soltanto nel matrimonio legittimo.[950]

La dottrina cattolica afferma che: “… ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio. … è un’unione stabile quella che Gesù ha voluto e che ha restituito alla sua condizione originale, fondata sulla differenza del sesso. … ” [951]

In sintesi ..

1) Il primo precetto di valore assoluto e immutabile della sessualità umana, che il documento citato afferma  è che l’unico atto sessuale moralmente lecito è quello che si compie nel matrimonio legittimo.

2) Il secondo precetto di valore assoluto e immutabile della sessualità umana, che il documento afferma, riguarda gli atti omosessuali ed è il seguente: “Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio.[952] Questo giudizio della Scrittura  … attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.” [953]

Nella Familiaris Consortio, del 1981, s. Giovanni Paolo II afferma: ” Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s): chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore. …  L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano. … L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale. La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. …

Di conseguenza la sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, … si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale …

Il «luogo» unico, che rende possibile questa donazione secondo l’intera sua verità, è il matrimonio, ossia il patto di amore coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l’uomo e la donna accolgono l’intima comunità di vita e d’amore, voluta da Dio stesso (cfr. «Gaudium et Spes», 48), che solo in questa luce manifesta il suo vero significato.” [954]

Come si vede chiaramente, non c’è posto per relazioni omosessuali lecite nella dottrina che la Chiesa presenta. L’amore sessuale lecito è solo quello che si compie all’interno del matrimonio.  La Rivelazione cristiana conosce solo due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. Quindi, non esistono lecite relazioni omosessuali!

La sessualità si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte, nel matrimonio. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale e il «luogo» unico, che rende possibile questa donazione secondo l’intera sua verità, è il matrimonio. Non esiste un lecito amore omosessuale, dunque, per la sana dottrina cattolica, e mai esisterà, la dottrina su questo punto è chiaramente intangibile,come vedremo ed è unanimemente espressa dalla Bibbia e dalla Tradizione.

Dobbiamo ricordare anche la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali pubblicata nel 1986, in tale documento viene delineata in modo molto chiaro la dottrina biblica e tradizionale che è alla base della condanna degli atti omosessuali, infatti in esso leggiamo che: “ … Gli esseri umani perciò sono creature di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l’interiore unità del Creatore. …. Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale.  … Così il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13 … l’Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale. Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, San Paolo … ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf. 1 Cor 6, 9). In un altro passaggio del suo epistolario egli … presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l’umanità … . San Paolo trova l’esempio più chiaro di questa disarmonia proprio nelle relazioni omosessuali (cf. Rom 1, 18-32). Infine, in perfetta continuità con l’insegnamento biblico, nell’elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina, vengono esplicitamente menzionati come peccatori coloro che compiono atti omosessuali (cf. 1 Tim 1, 10). … È solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente. … L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. … le persone omosessuali … quando si impegnano in un’attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata  …  Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico. 8. L’insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica con la visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione.” [955]

Nel 1992 la stessa Congregazione pubblicò un altro documento in cui ribadiva alcune cose già dette tra cui l’affermazione per la quale gli atti omosessuali” sono «intrinsecamente disordinati» e «non possono essere approvati in nessun caso» .”[956] In tale documento si riaffermava che : “la particolare inclinazione della persona omosessuale, «benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile»[957].”[958]

E inoltre si ribadiva che “… anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità.”[959]

Questo documento affermava inoltre che “Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti…”.

Lo stesso documento precisava che gli omosessuali hanno gli stessi diritti degli altri ma tali diritti non sono assoluti e “… possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato.”

Il testo appena citato si concludeva con queste parole: “La Chiesa ha la responsabilità di promuovere la vita della famiglia e la moralità pubblica dell’intera società civile sulla base dei valori morali fondamentali, e non solo di proteggere se stessa dalle conseguenze di leggi perniciose[960] .” [961]

Sempre nel 1992 fu pubblicato il Catechismo della Chiesa Cattolica.

La condanna della pratica omosessuale è contenuta nei 10 comandamenti di cui il Catechismo afferma al n. 2072: “Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell’essere umano.”

Come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica trattando del sesto comandamento al n. 2357 ss: “ … Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, (Cf Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10.) la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[962] Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.” Si noti bene: la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati » … in nessun caso possono essere approvati.

L’ enciclica Veritatis Splendor, del 1993, fa importanti affermazioni sugli atti omosessuali , essa anzitutto contrasta le affermazioni per cui: “ … la legge naturale … presenterebbe come leggi morali quelle che in se stesse sarebbero solo leggi biologiche. Così, troppo superficialmente, si sarebbe attribuito ad alcuni comportamenti umani un carattere permanente ed immutabile e, in base ad esso, si sarebbe preteso di formulare norme morali universalmente valide. … In base ad una concezione naturalistica dell’atto sessuale, sarebbero state condannate come moralmente inammissibili la contraccezione, la sterilizzazione diretta, l’autoerotismo, i rapporti prematrimoniali, le relazioni omosessuali, nonché la fecondazione artificiale.” (VS n. 47)

Per questi autori Dio ha fatto l’uomo come essere razionalmente libero, lo ha lasciato «in mano al suo consiglio» e da lui attende una propria, razionale formazione della sua vita; l’uomo, come essere razionale, non solo può, ma addirittura deve decidere liberamente il senso dei suoi comportamenti; le regole circa i meccanismi dei comportamenti propri dell’uomo e le cosiddette «inclinazioni naturali», non potrebbero determinare la valutazione morale dei singoli atti umani, tanto complessi dal punto di vista delle situazioni. (Cfr. VS n. 47)

L’enciclica appena citata risponde a tali affermazioni dicendo che “ Una dottrina che dissoci l’atto morale dalle dimensioni corporee del suo esercizio è contraria agli insegnamenti della Sacra Scrittura e della Tradizione: tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà «spirituale», puramente formale. Questa riduzione misconosce il significato morale del corpo e dei comportamenti che ad esso si riferiscono (cf 1 Cor 6,19). L’apostolo Paolo dichiara esclusi dal Regno dei cieli «immorali, idolatri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maldicenti e rapaci» (cf 1 Cor 6,9-10).Tale condanna — fatta propria dal Concilio di Trento — enumera come «peccati mortali», o «pratiche infami», alcuni comportamenti specifici la cui volontaria accettazione impedisce ai credenti di avere parte all’eredità promessa.” (VS 49)

Con tali parole questo importante documento papale afferma dall’ alto del Magistero in maniera netta l’immutabilità della condanna degli atti omosessuali; immutabilità negata dalle affermazioni che appunto la Veritatis Splendor condanna.

La Veritatis Splendor parla inoltre molto efficacemente ai nn. 79 ss degli atti intrinsecamente cattivi, tra i quali sono gli atti omosessuali.

“ Ora la ragione attesta che si danno degli oggetti dell’atto umano che si configurano come «non-ordinabili» a Dio, perché contraddicono radicalmente il bene della persona, fatta a sua immagine. Sono gli atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. … la Chiesa insegna che «esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto».[963]” (VS n. 80)

Gli atti omosessuali sono «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. La Chiesa insegna che gli atti omosessuali per sé stessi e in sé stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto!

Il testo dell’ esortazione postsinodale  “Reconciliatio et Paenitentia” di s. Giovanni Paolo II afferma: “E’ doveroso aggiungere – come è stato anche fatto nel Sinodo – che alcuni peccati, quanto alla loro materia, sono intrinsecamente gravi e mortali. Esistono, cioè, atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto. Questi atti, se compiuti con sufficiente consapevolezza e libertà, sono sempre colpa grave.”[964]

Tra questi peccati, come visto, vi sono gli atti omosessuali; essi, perciò, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto. Questi atti, se compiuti con sufficiente consapevolezza e libertà, sono sempre colpa grave.

Nella Veritatis Splendor leggiamo ancora: “81. Insegnando l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura. L’apostolo Paolo afferma in modo categorico: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio» (1 Cor 6,9-10). Se gli atti sono intrinsecamente cattivi …  sono atti «irrimediabilmente» cattivi, per se stessi e in se stessi non sono ordinabili a Dio e al bene della persona …  le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto «soggettivamente» onesto o difendibile come scelta. ”(VS n. 81 )

Si vede chiaramente in questo testo come gli atti omosessuali siano intrinsecamente cattivi e quindi irrimediabilmente malvagi.

Ulteriormente nella Veritatis Splendor leggiamo: “ Ma gli atti, il cui oggetto è «non-ordinabile» a Dio e «indegno della persona umana», si oppongono sempre e in ogni caso a questo bene. In tal senso il rispetto delle norme che proibiscono tali atti e che obbligano semper et pro semper, ossia senza alcuna eccezione, non solo non limita la buona intenzione, ma costituisce addirittura la sua espressione fondamentale.”(VS n. 82 )

La condanna dell’omosessualità è dunque assoluta e intangibile chiaramente formulata unanimemente dalla Bibbia e dalla Tradizione: sono atti intrinsecamente malvagi, vietati semper et pro semper, ossia senza alcuna eccezione … sempre …!

Nel 1999 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò un testo di chiara condanna delle affermazioni di suor Gramick e padre Nugent, in cui tra l’altro affermava  “… Suor Gramick, pur esprimendo il suo amore per la Chiesa, semplicemente rifiutava di esprimere ogni qualsivoglia assenso all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. … Padre Nugent … non era disposto a sottoscrivere che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati ed aggiungeva un paragrafo che metteva in questione la natura definitiva ed immutabile della dottrina cattolica su questo punto.

…  la Congregazione per la Dottrina della Fede è obbligata a dichiarare per il bene dei fedeli cattolici che le posizioni espresse da Suor Jeannine Gramick e da Padre Robert Nugent in merito alla malizia intrinseca degli atti omosessuali ed al disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale sono dottrinalmente inaccettabili perché non trasmettono fedelmente il chiaro e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto[965]. ”[966]

Nel 2001 furono condannate alcune affermazioni di p. Vidal, tra esse ve ne erano alcune che attengono al nostro argomento: “L’Autore sostiene che la dottrina della Chiesa sull’omosessualità possiede una certa coerenza, però non gode di un sufficiente fondamento biblico (…) e risente di importanti condizionamenti(…) ed ambiguità.( …) In essa si riscontrano i difetti presenti «in tutto l’edificio storico dell’etica sessuale cristiana».(…) Nella valutazione morale dell’omosessualità — aggiunge l’Autore — si deve «adottare un atteggiamento di provvisorietà» e dopo «si deve formulare in chiave di ricerca e di apertura».( …) Per l’omosessuale irreversibile un giudizio cristiano coerente «non passa necessariamente attraverso l’unica via di uscita di una morale rigida: passaggio all’eterosessualità o astinenza totale».( … ) Tali giudizi morali non sono compatibili con la dottrina cattolica, secondo la quale esiste una valutazione precisa e ferma sulla moralità oggettiva delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso.(…) [967][968]

Nel 2003 la stessa Congregazione pubblicava un ulteriore documento concernente l’omosessualità intitolato:  “Considerazioni circa il riconoscimento civile delle unioni omosessuali.”, in cui affermava “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».[969] Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[970] Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli[971] ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.”[972]

Nel 2004 la stessa Congregazione pubblicò un documento sulla collaborazione tra l’uomo e la donna nella Chiesa e nel mondo in cui sottolineava che la differenza sessuale è un dato fondamentale della Rivelazione, essa emerge chiaramente nei primi capitoli della Genesi[973]

Continuava il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede: “C’è da rilevare inoltre l’importanza e il senso della differenza dei sessi come realtà iscritta profondamente nell’uomo e nella donna: «La sessualità caratterizza l’uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale … ».[974] Essa non può essere ridotta a puro e insignificante dato biologico, ma è «una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano».[975] Questa capacità di amare, riflesso e immagine del Dio Amore, ha una sua espressione nel carattere sponsale del corpo, in cui si iscrive la mascolinità e la femminilità della persona. È la dimensione antropologica della sessualità, inseparabile da quella teologica. … Lungo tutto l’Antico Testamento si configura una storia di salvezza che mette simultaneamente in gioco la partecipazione del maschile e del femminile … Nel Nuovo Testamento tutte queste prefigurazioni trovano il loro compimento. … L’amore dell’uomo e della donna vissuto nella forza della vita battesimale diventa ormai sacramento dell’amore del Cristo e della Chiesa … ”[976]

Nel Nuovo Testamento, continua il documento: “ …è più che mai riaffermata la distinzione dell’uomo e della donna, che, del resto, accompagna fino alla fine la rivelazione biblica. …

Il maschile ed il femminile sono così rivelati come appartenenti ontologicamente alla creazione, e quindi destinati a perdurare oltre il tempo presente, evidentemente in una forma trasfigurata.” [977]

Tutto questo si riflette ovviamente nella impossibilità che si abbia un amore omosessuale lecito e quindi nella impossibilità di atti omosessuali leciti. L’amore sessuale lecito e santo è solo tra uomo e donna e tale amore sessuale santo si radica, con la venuta di Cristo, nel Sacramento del Matrimonio e nell’unione che Dio realizza tra uomo e donna; l’unione sacramentale è ciò che fonda la liceità degli atti sessuali tra uomo e donna. Appunto in questa unione si manifesta e risplende l’ immagine e somiglianza dell’uomo con Dio, come dice lo stesso documento della Congregazione che stiamo vedendo.[978]

Non è possibile un altro amore sessuale lecito e santo!

L’amore omosessuale non manifesta il Mistero trinitario, è in radicale opposizione all’immagine e somiglianza di Dio nell’uomo.

Nel 2012 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato una notificazione che condanna alcuni errori di suor Farley che riguardano gli atti omosessuali e le unioni omosessuali :“ Sr. Farley scrive: «Dal mio punto di vista […], le relazioni e gli atti omosessuali possono essere giustificati, conformemente alla stessa etica sessuale, proprio come le relazioni e gli atti eterosessuali. Perciò, le persone con inclinazione omosessuale, così come i loro rispettivi atti, possono e devono essere rispettati, sia che abbiano o non abbiano l’alternativa di essere altrimenti» (p. 295).

Tale posizione non è accettabile. … Quanto agli atti omosessuali, invece, il Catechismo afferma: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. … In nessun caso possono essere approvati»[979].  … La Congregazione rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love. A Framework for Christian Sexual Ethics non è conforme alla dottrina della Chiesa.”[980]

Nel 2021 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato un Responsum riguardante la possibilità di impartire benedizioni alle coppie omosessuali[981] e un articolo che precisa la dottrina del responsum [982]. Il Responsum ha la diretta approvazione del Papa, l’articolo non ha tale approvazione.

Nel Responsum leggiamo: “Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni. Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso[983]. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.”

Cioè, come insegna la sana dottrina cattolica, gli atti omosessuali sono gravemente illeciti, le unioni omosessuali sono gravemente illecite e non possono, ovviamente, essere oggetto di benedizione da parte della Chiesa.

Alcuni Vescovi e Cardinali nel 2019 pubblicarono una sintesi della fede cattolica in cui affermavano: “23. Due persone dello stesso sesso peccano gravemente quando cercano un piacere venereo reciproco (cfr. Lev 18,22, Lev 20,13, Rom 1, 24-28, 1 Cor 6, 9-10, 1 Tim 1,10; Gd 7). Gli atti omosessuali “in nessun caso possono essere approvati” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357). Quindi, è contrario alla legge naturale e alla Rivelazione Divina sostenere che Dio, il Creatore, così come ha dato ad alcuni umani una disposizione naturale per provare attrazione sessuale verso persone del sesso opposto, ad altri ha dato una disposizione naturale per provare desiderio sessuale verso persone dello stesso sesso e che in quest’ultimo caso Dio vuole si metta in pratica tale condotta in alcune circostanze.”[984]

 

 

d,1,3) Focus sull’ immutabilità e infallibilità dell’insegnamento magisteriale circa la grave illiceità morale degli atti omosessuali.

 

 

Ricordo anzitutto che: “Ciò che concerne la morale può essere oggetto di magistero autentico, perché il Vangelo, che è parola di vita, ispira e dirige tutto l’ambito dell’agire umano. … E’ dottrina di fede che queste norme morali possono essere infallibilmente insegnate dal magistero [cfr. Concilio Vaticano I, cost. dogm. Dei Filius, e. 2: DS 3005].”[985]

La Veritatis Donum afferma che: “Quando il Magistero della Chiesa si pronuncia infallibilmente dichiarando solennemente che una dottrina è contenuta nella Rivelazione, l’adesione richiesta è quella della fede teologale. Questa adesione si estende all’insegnamento del Magistero ordinario ed universale quando propone una dottrina di fede come divinamente rivelata.”[986]

Le parole di Papa s. Giovanni Paolo II sono estremamente illuminanti in questa linea: “Nella Familiaris Consortio s. Giovanni Paolo II afferma: ” La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. …

Di conseguenza la sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, … si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale …

Il «luogo» unico, che rende possibile questa donazione secondo l’intera sua verità, è il matrimonio, ossia il patto di amore coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l’uomo e la donna accolgono l’intima comunità di vita e d’amore, voluta da Dio stesso (cfr. «Gaudium et Spes», 48), che solo in questa luce manifesta il suo vero significato.” [987]

Quindi la Rivelazione cristiana, la divina Rivelazione, esclude totalmente che gli atti omosessuali siano leciti!

La stessa dottrina emerge da un altro testo che afferma: “ Questo stesso principio, che la chiesa attinge alla rivelazione divina e alla propria interpretazione autentica della legge naturale, fonda anche la sua dottrina tradizionale, secondo la quale l’uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua attitudine morale soltanto nel matrimonio legittimo.[988][989]

La divina Rivelazione (S. Scrittura e Tradizione) , quindi considera lecito solo il rapporto sessuale vissuto nel matrimonio legittimo e ovviamente condanna il rapporto omosessuale.

In questa linea le affermazioni del Magistero, che ho riportato nelle pagine precedenti e per cui gli atti omosessuali sono intrinsecamente e gravemente peccaminosi e sono stati condannati unanimemente dalla Scrittura e dalla Tradizione, presentano una dottrina divinamente rivelata e sono perciò infallibili.

L’insegnamento di cui stiamo parlando rientra nel Magistero Ordinario Universale cioè nel Magistero ordinario attuato dal Papa con tutti i Vescovi universalmente; effettivamente la storia della Chiesa testimonia questo Magistero di tutti i Vescovi di tutti i luoghi in unione con il Papa, Magistero che afferma l’assoluta e grave illiceità dell’attività omosessuale, e questo insegnamento è, come detto, divinamente rivelato.

In questa linea la Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 1998, precisò che: “Altri esempi di dottrine morali insegnate come definitive dal magistero ordinario e universale della Chiesa sono: l’insegnamento sulla illiceità della prostituzione (Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2355.) e sulla illiceità della fornicazione.(Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2353.)”[990]

Questo passo raccoglie, senza pretesa di esaustività, alcune dottrine morali insegnate come definitive dal magistero ordinario e universale della Chiesa.

Ora, se la fornicazione è condannata in modo definitivo e assoluto dalla Chiesa, tanto più lo è l’omosessualità praticata, che alla malvagità della fornicazione aggiunge quella del rapporto contro natura tra persone dello stesso sesso.

Quello che qui affermo si rileva anche da un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui, parlando della condanna di p. Nugent e suor Gramick si afferma tra l’altro : “…    Suor Gramick, pur esprimendo il suo amore per la Chiesa, semplicemente rifiutava di esprimere ogni qualsivoglia assenso all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità.  …  Padre Nugent …  non era disposto a sottoscrivere che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati ed aggiungeva un paragrafo che metteva in questione la natura definitiva ed immutabile della dottrina cattolica su questo punto.

…  la Congregazione per la Dottrina della Fede è obbligata a dichiarare per il bene dei fedeli cattolici che le posizioni espresse da Suor Jeannine Gramick e da Padre Robert Nugent in merito alla malizia intrinseca degli atti omosessuali ed al disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale sono dottrinalmente inaccettabili perché non trasmettono fedelmente il chiaro e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto [Cfr Gn 19, 1-11; Lv 18, 22; 20, 13; 1 Cor 6, 9; Rom 1, 18-32; 1 Tim 1, 10; Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357-2359, 2396; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana 8 (AAS 68 [1976] 84-85); Lettera Homosexualitatis problema (AAS 79 [1987] 543-554).]. ”[991]

Quindi la dottrina cattolica afferma definitivamente ed immutabilmente l’ illiceità degli atti omosessuali!

Dissi più sopra che non consta che ci sia alcun Padre della Chiesa che abbia considerato gli atti omosessuali come leciti, il consenso dei Padri nel condannare certi atti, sulla base della Bibbia, è assoluto e unanime e aggiunsi che riguardo a tale consenso unanime occorre ricordare quello che afferma il Concilio Vaticano I  “… a nessuno deve essere lecito interpretare tale Scrittura …. contro l’unanime consenso dei Padri.” (Concilio Vaticano I, Cost. Dogm. “Dei Filius”, c. 2: DS 3007) .

Non solo non c’è nessun Padre che abbia affermato che tali atti sono leciti ma non c’è neppure alcun Dottore della Chiesa o Papa o santo che abbia mai fatto tali affermazioni.

Mi pare importante aggiungere che l’immutabilità della condanna degli atti omosessuali emerge chiaramente anche dai testi esaminati nei due paragrafi precedenti, in quanto in essi vengono precisati 3 punti fondamentali e immutabili della dottrina cattolica:

1) esistono precetti di valore assoluto e immutabile riguardo alla morale della sessualità umana;

2) il primo precetto di valore assoluto e immutabile della sessualità umana è quello per cui l’unico atto sessuale moralmente lecito è quello che si compie nel matrimonio legittimo;

3) un precetto di valore assoluto e immutabile della sessualità umana riguarda gli atti omosessuali ed è il seguente: gli atti omosessuali sono oggettivamente e gravemente disordinati, “in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.” [992]

Tale condanna scaturisce, d’altra parte, in modo diretto dai 10 comandamenti dei quali il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 2071: “Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. … Poiché enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi.”

Quindi nell’ambito dell’ insegnamento infallibile della Chiesa in materia morale rientra la condanna della pratica omosessuale, condanna appunto assoluta, intangibile, definitiva, unanimemente espressa dalla Bibbia e dalla Tradizione, basata sulla Legge divina che non può essere modificata da nessuno, Papa compreso, infatti  : “Il Papa è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore…. La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano….”[993]

In questa linea il Cardinale Müller ha affermato:

1) il Papa non ha l’autorità di cambiare l’insegnamento della Chiesa, che si basa sulla rivelazione di Dio; altrimenti si pone un uomo al di sopra di Dio;

2) gli apostoli possono solo insegnare e ordinare solo ciò che Gesù ha loro comandato di insegnare (Mt 28,19); i vescovi, come loro successori, sono chiamati all’«insegnamento degli apostoli» (At 2,42) cioè a diffondere le verità contenute nella Sacra Scrittura, nella Tradizione apostolica e  quindi le precise definizioni dottrinali di precedenti decisioni pontificie o di concili ecumenici.

Il Romano Pontefice e i Vescovi non possono accettare alcuna nuova rivelazione pubblica come appartenente al deposito divino della fede (cfr. Lumen gentium 25; cfr Dei verbum 10); essi devono diffondere l’insegnamento degli apostoli.

In sostanza il Cardinale Müller ha detto che la legittimazione degli atti omosessuali è qualcosa che è fuori e contro il deposito della fede e che neppure il Papa può rendere leciti tali atti. [994].

Che l’illiceità degli atti omosessuali sia un dato immutabile della nostra fede e che la legittimazione degli atti omosessuali sia una vera e propria apostasia dalla fede stessa emerge anche dai testi con cui vari prelati hanno condannato le benedizioni alle coppie omosessuali, mi riferisco in particolare agli interventi del Vescovo Munilla[995], dell’Arcivescovo Viganò[996], ma anche a quelli del Cardinale Eijk[997] e del Cardinale Arinze[998] e a quelle del Cardinale Müller [999] e del Cardinale Burke[1000] ; le benedizioni a tali coppie sono infatti vietate proprio perché si pongono contro la dottrina cattolica sull’ illiceità degli atti omosessuali.

Tale immutabilità emerge anche, dinanzi alle affermazioni dei Vescovi tedeschi che hanno approvato un testo che definisce gli atti omosessuali “non peccaminosi” e “non intrinsecamente cattivi”, dalle parole del Cardinale Brandmüller che definisce tale approvazione come apostasia dalla fede[1001], dalle parole del Cardinale Koch[1002], dalle parole del Cardinale Pell che vede nelle affermazioni dei Vescovi tedeschi delle eresie[1003].

Ugualmente tale immutabilità della dottrina si può vedere affermata dalle affermazioni che il Cardinale Müller ha fatto contro il Sinodo sulla Sinodalità che pare voglia ritoccare la dottrina per cui il peccato omosessuale è gravemente contrario alla Legge divina[1004].

Mons. Strickland Vescovo di Tyler ha affermato: “Sexual activity outside marriage is always gravely sinful and cannot be condoned, blessed, or deemed permissible by any authority inside the Church.”[1005]

L’attività sessuale al di fuori del matrimonio è sempre gravemente peccaminosa e non può essere permessa, benedetta o ritenuta ammissibile da alcuna autorità all’interno della Chiesa, quindi l’attività omosessuale è immutabilmente gravemente peccaminosa.

Nel suo testo di morale “The way of the Lord Jesus”, il professor G. Grisez, un famoso teologo americano, spiegava già parecchi anni fa l’assoluta immutabilità della dottrina per cui tutti gli atti sessuali, attuati da parte delle persone non sposate, violano il bene coniugale e sono gravemente peccaminosi[1006].

Ovviamente le leggi morali assolute e infallibili fissate da Dio attraverso la Chiesa sono parte della Costituzione della Chiesa e sono del tutto intangibili anche dal Papa.

Il Papa non può e non potrà mai rendere lecita la pratica omosessuale che, come visto, la Chiesa, nel suo Magistero ordinario e universale, basandosi sulla Rivelazione e sulla Tradizione, e quindi sulla Legge divina positiva, ha chiaramente indicato come  radicalmente e gravemente illecita.

Dio ci illumini e fortifichi sempre meglio nella sua Verità.

La Croce di Cristo sia la nostra luce.

 

 

d.1.4) Focus sulla condanna immutabile degli atti omosessuali fissata dalla Legge naturale.

 

 

d.1,4,1) Precisazioni fondamentali sulla Legge naturale, la sua universalità e immutabilità.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi (Sl. 68,1).

La Commissione Teologica Internazionale in un documento del 2009 sulla Legge naturale, cercando le indicazioni bibliche riguardo ad essa, ha messo in evidenza che la creazione è l’atto con cui Dio creando e unificando l’universo dona una legge (cfr. Sal 148,5-6) e creando l’uomo Dio gli dona anche una legge, una regola di condotta che vale per tutti gli uomini: l’obbedienza al Creatore (Gen. 2,16s).

Qui è l’origine della Legge naturale, nella creazione stessa.

Nell’alleanza stabilita con Noè, Dio dona all’umanità una legge implicante il rispetto della vita[1007].

Anche questa appare una Legge naturale, donata da Dio agli uomini.

Il dono della Legge sul Sinai implica precetti etici fondamentali ma questi comportamenti etici valgono anche per gli altri popoli, infatti Dio chiede conto alle nazioni straniere (Am 1-2) che violano evidentemente la legge che Dio ha dato loro. [1008]

Tali comportamenti che valgono per tutti gli altri popoli indicano una Legge naturale, promulgata da Dio e valevole per tutto il genere umano.

Inoltre la Bibbia contiene anche una letteratura di sapienza che sviluppa la convinzione per cui c’è un modo corretto, «sapiente», di fare le cose e di condurre la vita, cioè c’è una Legge naturale, che viene da Dio e di cui l’uomo è reso partecipe in diversi modi. Questa partecipazione è un dono di Dio, che bisogna chiedere nella preghiera: ed è anche il  frutto di un attento studio della natura e dei costumi umani. [1009]

  1. Paolo afferma chiaramente l’esistenza della legge naturale (Rom 1,19-20) e spiega come, nei loro cuori, i pagani hanno tale legge, fissata da Dio (Rom 2,14-15) “Questi testi di san Paolo hanno avuto un’influenza determinante sulla riflessione cristiana relativa alla legge naturale.” [1010]

Quanto appena detto ci fa capire che la Legge naturale è, in vario modo, ben presente in tutta la Scrittura.

Il concetto di Legge naturale, più chiaramente espresso, possiamo però dire che sorge nella cultura greca con  Sofocle, che nell’ Antigone parla di “ leggi non scritte e immutabili”,  si sviluppa con Platone, Aristotele e trova in certo modo il suo culmine con lo stoicismo per cui la legge naturale diviene il concetto chiave di un’etica universalista. [1011]

Nei Padri della Chiesa “la legge naturale è ormai compresa nell’ambito di una storia della salvezza che conduce a distinguere diversi stati della natura (natura originale, natura decaduta, natura restaurata), nei quali la legge naturale si realizza in modi diversi. La dottrina patristica della legge naturale è stata trasmessa al Medioevo, insieme alla concezione, molto vicina, del «diritto delle genti (ius gentium)», secondo la quale esistono, fuori del diritto romano (ius civile), princìpi universali di diritto che regolano le relazioni tra i popoli e sono obbligatori per tutti [1012]”.[1013]

Nel Medioevo “la dottrina della Legge naturale raggiunge una certa maturità e assume una forma «classica», che costituisce il sottofondo di tutte le discussioni ulteriori.” [1014]

La dottrina medievale sulla Legge naturale, nella “forma classica” si caratterizza per 4 elementi:

1) “assume le riflessioni anteriori sulla legge naturale, pagane o cristiane, e tenta di proporne una sintesi”;

2) “colloca la legge naturale in un quadro metafisico e teologico generale”;

3) “considera l’ordine etico e politico come un ordine razionale”;

4) considera la legge naturale come un punto di riferimento e un criterio alla luce del quale valutare la legittimità delle leggi positive e dei costumi particolari. [1015]

  1. Tommaso afferma che la legge naturale è una partecipazione della Legge eterna nella creatura razionale, è una certa quale impressione della luce divina in noi per cui distinguiamo ciò che è bene e ciò che è male; dice s. Tommaso che la sapienza con cui la ragione naturale accoglie la legge naturale e distingue il bene dal male, è una partecipazione alla divina sapienza (cfr. I-II, q. 91, a. 2).

Nella Veritatis Splendor leggiamo: “La Chiesa ha fatto spesso riferimento alla dottrina tomistica di legge naturale, assumendola nel proprio insegnamento morale.”  (VS n. 44)

La stessa Veritatis Splendor riporta anche  l’illuminante affermazione di s. Tommaso  per cui, come detto, la legge naturale è partecipazione della legge eterna, cioè della ragione eterna, nella creatura razionale  (cfr. I-II, q. 91, a.2.;VS n. 43)

La dottrina della Chiesa parla ampiamente della Legge naturale. [1016]

In un passo di una lettera enciclica di Leone XIII leggiamo: “ La legge naturale è iscritta e scolpita nell’anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. … Questa prescrizione dell’umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l’interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi”.[1017] Riprendendo alcune affermazioni di  questa lettera enciclica di Papa Leone XIII la Veritatis Splendor afferma  che la legge di natura è la stessa “… legge eterna, insita negli esseri dotati di ragione, che li inclina all’atto e al fine che loro convengono; essa è la stessa ragione eterna del Creatore e governatore dell’universo.” [1018]

Della Legge naturale parla chiaramente il Concilio Vaticano II laddove afferma: “ Dove i cittadini sono oppressi da un’autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non rifiutino ciò che è oggettivamente richiesto dal bene comune; sia però lecito difendere i diritti propri e dei concittadini contro gli abusi dell’autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale e dal Vangelo.”[1019]

Ulteriormente , sempre nello stesso documento conciliare leggiamo: “La Chiesa, in virtù della sua missione divina, predica il Vangelo e largisce i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce così a rafforzare la pace in ogni parte del mondo, ponendo la conoscenza della legge divina e naturale a solido fondamento della solidarietà fraterna tra gli uomini e tra le nazioni.”[1020]

  1. Paolo VI ha affermato: “ … anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini.”[1021]

La Veritatis Splendor afferma: “Solo Dio può rispondere alla domanda sul bene, perché Egli è il Bene. Ma Dio ha già dato risposta a questa domanda: lo ha fatto creando l’uomo e ordinandolo con sapienza e con amore al suo fine, mediante la legge inscritta nel suo cuore (cf Rm 2,15), la «legge naturale».” (VS n. 12)

Qui il testo pontificio cita un altro passaggio di un’opera di s. Tommaso in cui si afferma che tale legge altro non è che la sapienza che Dio ha infuso in noi creandoci e per cui conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare.[1022]

Nella Veritatis Splendor e nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo anche che la legge naturale è chiamata così perché è promulgata dalla ragione, che è propria della natura umana (cfr. VS n. 43 e Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1955).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla con molta profondità della legge naturale  ai nn. 1954ss,  in essi tra l’altro  viene ripreso il testo di s. Tommaso appena visto.[1023] Il Catechismo, in particolare, afferma che la Legge naturale : “Ha come perno l’aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell’altro come uguale a sé stesso. ”(Catechismo della Chiesa Cattolica  n. 1955)

Nel Catechismo leggiamo anche “ … La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale.”(Catechismo della Chiesa Cattolica  n. 1955)

La Legge naturale è universale e si estende a tutti gli uomini.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1956 proclama chiaramente tale universalità: nella diversità delle culture, la legge naturale  impone agli uomini principi comuni.

Anche la Veritatis Splendor parla efficacemente dell’ universalità della Legge naturale, infatti afferma: “51. Il presunto conflitto tra la libertà e la natura si ripercuote anche sull’interpretazione di alcuni aspetti specifici della legge naturale, soprattutto sulla sua universalità e immutabilità. …” (VS n.51)

Riguardo all’universalità di tali norme la Veritatis Splendor afferma più direttamente: “ Proprio grazie a questa «verità» la legge naturale implica l’universalità. … La legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. …”(VS n.51)

La Legge naturale è quindi universale ma anche immutabile e a parlare chiaramente dell’immutabilità della Legge Naturale è il documento: “Persona Humana” della Congregazione per la Dottrina della Fede[1024], che ha proprio una parte dedicata alle “Leggi immutabili naturali” e appunto in questa parte leggiamo: “ … la rivelazione divina e, nel suo proprio ordine, la sapienza filosofica, mettendo in rilievo esigenze autentiche della umanità, per ciò stesso manifestano necessariamente l’esistenza di leggi immutabili, inscritte negli elementi costitutivi della natura umana e che si manifestano identiche in tutti gli esseri, dotati di ragione.”[1025]

Esistono dunque leggi naturali immutabili inscritte nella natura umana, che la Chiesa ha riconosciuto tali: “La Chiesa, nel corso della sua storia, ha costantemente considerato un certo numero di precetti della legge naturale come aventi valore assoluto e immutabile, e ha visto nella loro trasgressione una contraddizione con la dottrina e lo spirito del vangelo.”[1026]

Interessante è notare che il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma giustamente :  la Legge naturale è immutabile (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1958); il riferimento che offre, citato anche dalla VS al n. 53 per questa affermazione è il n. 10 della Gaudium et spes che in realtà, non usa precisamente il termine “Legge naturale” . Il n. 79 di tale documento conciliare afferma: “Davanti a questo stato di degradazione dell’umanità, il Concilio intende innanzi tutto richiamare alla mente il valore immutabile del diritto naturale delle genti e dei suoi principi universali. ” [1027]

Riguardo all’immutabilità di alcune norme della legge naturale la Veritatis Splendor dice, più direttamente, riprendendo proprio il n. 10 della Gaudium et spes, che: “È giusto e buono, sempre e per tutti, servire Dio, rendergli il culto dovuto ed onorare secondo verità i genitori.” (VS n.52) e che questi ed altri precetti positivi obbligano universalmente e sono immutabili (cfr. VS n.52). Tale universalità e immutabilità della Legge naturale scaturisce dal fatto che essa proviene da Dio, che è Verità immutabile; tale universalità e immutabilità della Legge naturale non abbandona neanche gli iniqui, dice s. Agostino,  infatti anch’essi ‘: “ … pensano all’eternità e riprendono giustamente, lodano giustamente molte cose, nella condotta degli uomini.” [1028]

  1. Agostino si domanda da dove traggono costoro queste regole e la sua risposta è che esse sono scritte: “… nel libro di quella luce che si chiama verità …” e da questo libro proviene: “… ogni legge giusta e si trasferisce nel cuore dell’uomo che opera la giustizia, non emigrando in lui, ma quasi imprimendosi in lui, come l’immagine passa dall’anello nella cera, ma senza abbandonare l’anello”.[1029]

Dio, che è Legge eterna, Immutabile Verità, imprime nell’uomo una partecipazione ad essa, attraverso la legge naturale, e gli fa conoscere le verità immutabili circa l’agire riguardanti il bene da fare e il male da fuggire.

Alcuni dubitano riguardo all’immutabilità della legge naturale (cfr. VS n.53) o respingono la dottrina tradizionale sulla legge naturale, sull’universalità e sulla permanente validità dei suoi precetti. (cfr. VS n. 4); una risposta che ad essi offre la Veritatis Splendor è che: “Mettere in discussione gli elementi strutturali permanenti dell’uomo, connessi anche con la stessa dimensione corporea, non solo sarebbe in conflitto con l’esperienza comune, ma renderebbe incomprensibile il riferimento che Gesù ha fatto al «principio», proprio là dove il contesto sociale e culturale del tempo aveva deformato il senso originario e il ruolo di alcune norme morali (cf Mt 19,1-9).”(VS n.53)

Cioè Cristo, volendo ripristinare alcuni aspetti della Legge naturale immutabile si è riferito ad essi che gli uomini avevano deformato; quindi Cristo stesso si è richiamato alla Legge naturale e con Lui anche s. Paolo si è richiamato ad essa; più ampiamente è tutta la Scrittura che si richiama a tale Legge, come vedemmo più sopra; in questa linea la Chiesa parla di Legge naturale e il Concilio Vaticano II ha affermato: “… la Chiesa afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli».[1030] L’immutabilità della Legge naturale trova il suo fondamento in Cristo e nella sua Incarnazione. (cfr. VS n.53)

Di fronte ai dubbi o all’incredulità degli uomini circa la Legge naturale e la sua universalità e immutabilità stanno le nette affermazioni della Scrittura, della Chiesa e quindi di Cristo vero Dio e vero uomo, purissima e invincibile Verità.

Occorre però precisare che, come il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1960  I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell’attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all’uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ».[1031] ” Sottolineo: la grazia e la Rivelazione sono necessarie all’uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ». Nonostante ci sia la Legge naturale occorre la grazia e la Rivelazione e quindi la Legge divina rivelata!

In questa linea la VS al n. 36 , collegandosi alla “Humani generis”[1032] di Pio XII, ribadisce la necessità e la realtà, nel presente stato di natura decaduta dell’uomo, della divina rivelazione per la conoscenza di verità morali anche di ordine naturale, cioè anche per conoscere alcuni aspetti della Legge naturale “con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore”.

Come si vede, pur essendoci già la Legge naturale è ben chiaro alla Chiesa che è necessaria la divina rivelazione anche per conoscere alcuni aspetti della Legge naturale “con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore”.

L’importante testo dell’ Humani Generis citato in questi passi dice più precisamente: “Nel raggiungere tali verità, l’intelletto umano incontra ostacoli della fantasia, sia per le cattive passioni provenienti dal peccato originale. Avviene che gli uomini in queste cose volentieri si persuadono che sia falso, o almeno dubbio, ciò che essi “non vogliono che sia vero”. Per questi motivi si deve dire che la Rivelazione divina è moralmente necessaria affinché quelle verità che in materia religiosa e morale non sono per sé irraggiungibili, si possano da tutti conoscere con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore. (Conc. Vat. D. B. 1876, Cost. “De fide Cath.”, cap. II, De revelatione).”[1033]

In questa linea possiamo capire perché, nei suoi precetti principali, la Legge naturale sia esposta nel Decalogo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica  n. 1955): appunto perché tali precetti della Legge naturale possano essere conosciuti da tutti  “con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore”.

Sottolineo che la Chiesa ha da Cristo anche la missione di dichiarare e confermare autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana, infatti: “… per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di verità e sua missione è di annunziare e di insegnare autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.”[1034]

Lo stesso insegnamento ritroviamo nella Humanae Vitae, infatti al n. 4 leggiamo: “Nessun fedele vorrà negare che al magistero della chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale. È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale. Infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini.”

Inoltre: “Ciò che concerne la morale può essere oggetto di magistero autentico, perché il Vangelo, che è parola di vita, ispira e dirige tutto l’ambito dell’agire umano. Il magistero ha dunque il compito di discernere, mediante giudizi normativi per la coscienza dei fedeli, gli atti che sono in se stessi conformi alle esigenze della fede e ne promuovono l’espressione nella vita, e quelli che al contrario, per la loro malizia intrinseca, sono incompatibili con queste esigenze. A motivo del legame che esiste fra l’ordine della creazione e l’ordine della redenzione, e a motivo della necessità di conoscere e osservare tutta la legge morale in vista della salvezza, la competenza del magistero si estende anche a ciò che riguarda la legge naturale[1035]. … E’ dottrina di fede che queste norme morali possono essere infallibilmente insegnate dal magistero [cfr. Concilio Vaticano I, cost. dogm. Dei Filius, e. 2: DS 3005].”[1036]

Conclusione: esiste una Legge naturale ma è necessaria la divina Rivelazione anche per conoscere le verità morali di ordine naturale, cioè la piena luce sulla Legge naturale non viene, per noi, semplicemente dalla ragione ma dalla ragione illuminata dalla Rivelazione; la Chiesa ha da Cristo anche la missione di dichiarare e confermare autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.

 

 

d.1,4,2) Gli atti omosessuali sono contrari alla natura dell’uomo e quindi alla Legge naturale; la condanna di tali atti è immutabile.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Evidenziando la contrarietà di tali atti alla natura umana s. Agostino affermò: “Dunque si devono detestare e punire dappertutto e sempre i vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini per un tale uso di se stessi. È infatti una violazione del vincolo che deve sussistere tra noi e Dio la contaminazione della natura medesima, di cui egli è l’autore, per una passione perversa.”[1037].

Lo stesso santo afferma: “Nella fede si provvede che fuor del vincolo coniugale non ci sia unione con un altro o con un’altra; nella prole che questa si accolga amorevolmente, si nutra benignamente, si educhi religiosamente; nel sacramento poi che non si sciolga il coniugio, e che il rimandato o la rimandata nemmeno per ragione di prole si congiunga con altri. Questa è come la regola delle nozze, dalla quale ed è nobilitata la fecondità della natura ed è regolata la pravità dell’incontinenza.”[1038]

Gli atti omosessuali che ovviamente sono tutti fuori del vincolo coniugale sono radicalmente condannati.

  1. Giovanni Crisostomo nell’omelia IV sulla lettera ai Romani ugualmente sottolineò la contrarietà degli atti omosessuali alla natura umana: “ Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi. (…) I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali, ) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche. (…) Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”.[1039]

Sottolineo che s. Giovanni Crisostomo non sta dicendo che chi compie gli atti omosessuali debba suicidarsi ma che è meglio morire che peccare, e quindi occorre resistere alle tentazioni impure anche a costo di scoppiare e morire.

Anche s. Tommaso mise in evidenza come gli atti omosessuali siano contrari alla natura umana e affermò che sono più riprovevoli i vizi, che superano o meglio pervertono radicalmente il modo dell’umana natura, essi rientrano nel vizio dell’intemperanza secondo un certo eccesso radicalmente disordinato. (cfr. II-II, q. 142, a. 4).

Nella q. 154 della II-II a. 12 s. Tommaso riporta un testo di s. Agostino che lo stesso Dottore Angelico conferma allorché dice che nei peccati contro natura l’uomo trasgredisce ciò che è determinato secondo natura circa l’attività sessuale perciò tali peccati, in materia sessuale, sono i più gravi.

Nel c. 122 del III libro della Somma Contro i Gentili s. Tommaso precisa molto efficacemente come sulla base della retta ragione e quindi della Legge naturale gli atti omosessuali sono illeciti.

Anche s. Alfonso parla degli atti omosessuali come di atti contro natura[1040].

La Casti Connubii di Pio XII afferma: “Né si deve tacere che, essendo di tanta dignità e tanta importanza l’uno e l’altro compito affidato ai genitori per il bene della prole, qualsiasi onesto uso della facoltà data da Dio per la generazione di una nuova vita, secondo l’ordine del Creatore e della stessa legge di natura, è diritto e prerogativa del solo matrimonio e deve essere assolutamente contenuto dentro i limiti sacri del matrimonio.”[1041]

Quindi anche secondo la Legge naturale  gli atti omosessuali sono illeciti e anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

La stessa enciclica aggiunge: “Anzi, perché il bene della fede splenda nella debita purezza, le stesse vicendevoli manifestazioni di familiarità tra i coniugi debbono essere caratterizzate dal pregio della castità, in modo tale che i coniugi si comportino in tutte le cose secondo la norma di Dio e delle leggi di natura, e si studino di seguire sempre, con grande riverenza verso l’opera di Dio, la volontà sapientissima e santissima del Creatore. … « Richiede inoltre la fede del matrimonio che il marito e la moglie siano fra loro congiunti di un amore singolare, santo e puro, e non si amino fra di loro come gli adulteri ma in quel modo che Cristo amò la Chiesa; perché questa regola prescrisse l’Apostolo quando disse: Uomini amate le vostre mogli, come anche Cristo amò la Chiesa [1042] »”[1043]

Ciò significa che secondo la Legge naturale  gli atti omosessuali sono illeciti e anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

In questa linea nell’ Humanae Vitae al n. 4 leggiamo: “Tali questioni esigevano dal magistero della chiesa una nuova approfondita riflessione sui principi della dottrina morale del matrimonio: dottrina fondata sulla legge naturale illuminata e arricchita dalla rivelazione divina.  … È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale. Infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini. Conformemente a questa sua missione, la chiesa ha dato sempre, ma più ampiamente nel tempo recente, un adeguato insegnamento sia sulla natura del matrimonio sia sul retto uso dei diritti coniugali e sui doveri dei coniugi.”

Al n. 9 dell’ Humanae Vitae leggiamo: “”Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori”.

Continua l’ Humanae Vitae ai nn. 11s “ … richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la chiesa insegna che qualsiasi: atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita. 12. Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo.”

La Legge naturale stabilisce che gli atti compiuti tra persone sposate devono essere sempre aperti alla vita, quindi anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

Ancora l’ Humanae Vitae afferma al n. 13: “Così, chi ben riflette dovrà anche riconoscere che un atto di amore reciproco, che pregiudichi la disponibilità a trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, a norma del quale è costituito il coniugio, sia con il volere dell’Autore della vita umana. Usare di questo dono divino distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà.” Quindi anche tra sposati l’atto sodomitico è peccato.

Le affermazioni dell’ Humanae Vitae intese rettamente nella luce della sana dottrina cattolica, sono ulteriore conferma che gli atti omosessuali sono grave peccato, sono contrari alla Legge rivelata e alla Legge naturale, infatti, come visto, gli unici atti sessuali leciti, secondo tali Leggi, sono quelli che si compiono nel santo matrimonio, inoltre anche nel matrimonio l’atto sodomitico è grave peccato.

Che s. Paolo VI attraverso  la “Humanae vitae”,  rettamente intesa condanni indirettamente ma nettamente gli atti omosessuali lo capiamo meglio ancora da un documento che  la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato proprio durante il Pontificato di Paolo VI denominato “Persona Humana” [1044].

In esso leggiamo ai nn. 4 e 5 che “… la chiesa, nel corso della sua storia, ha costantemente considerato un certo numero di precetti della legge naturale come aventi valore assoluto e immutabile, e ha visto nella loro trasgressione una contraddizione con la dottrina e lo spirito del vangelo.  Poiché l’etica sessuale riguarda certi valori fondamentali della vita umana e della vita cristiana, è pure ad essa che si applica questa dottrina generale. … Questi principi e queste norme non hanno affatto origine da un certo tipo di cultura, ma appunto dalla conoscenza della legge divina e della natura umana. Essi non possono, pertanto, ritenersi superati né messi in dubbio, col pretesto di una nuova situazione culturale.”

Tra i principi immutabili della Legge naturale indicati dal testo in oggetto riguardo alla morale sessuale occorre sottolineare quello per cui è assolutamente vietato il rapporto omosessuale[1045] tale principio scaturisce da altri due principi immutabili per cui:

– criterio principale della moralità dell’atto sessuale è il rispetto della sua finalità che garantisce l’onestà di questo atto;

– “l’uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua attitudine morale soltanto nel matrimonio legittimo.”[1046]

Quindi anche la Legge naturale afferma che gli unici atti sessuali leciti sono quelli che si compiono nel santo matrimonio.

Nel 2003 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava un ulteriore documento concernente l’omosessualità intitolato: “ “Considerazioni circa il riconoscimento civile delle unioni omosessuali.”, in cui si afferma chiaramente riguardo al problema degli atti omosessuali: “Poiché si tratta di una materia che riguarda la legge morale naturale, le seguenti argomentazioni sono proposte non soltanto ai credenti, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società. … Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».[1047] Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura  … attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[1048] Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli[1049] ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.”[1050]

L’insegnamento della Chiesa di oggi per cui gli atti omosessuali sono gravemente contrari alla Legge naturale è  in perfetta continuità organica con la visione della S. Scrittura, con la costante Tradizione[1051].

Tale insegnamento va considerato immutabile e definitivo, appartenente al Magistero Ordinario e Universale della Chiesa che attraverso tutti i Papi e i Padri e i Dottori di tutti i tempi ha ribadito questa verità fondamentale, i documenti magisteriali che cito in nota non fanno che manifestare quanto affermo.[1052]

Quindi nell’ambito di insegnamento evidentemente infallibile della Chiesa in materia morale rientra la condanna da essa attuata, della pratica omosessuale, condanna assoluta, intangibile, definitiva, unanimemente espressa in conformità delle indicazioni chiarissime della Bibbia, della Tradizione e della retta ragione, basata sulla Legge divina positiva e naturale.

Tale condanna immutabile non può essere modificata da nessuno, Papa compreso, infatti come spiega s. Giovanni Paolo II “ Il  Romano  Pontefice … ha  la  “sacra potestas”  di insegnare  la  verità  del  Vangelo, amministrare i sacramenti e governare pastoralmente  la  Chiesa  in  nome  e  con  l’autorità  di Cristo, ma tale potestà non include in sé alcun potere sulla Legge divina naturale o positiva.”[1053]

Ricordo che : “Il Papa è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore…. La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano….”[1054]

Il Papa non può e non potrà mai rendere leciti gli atti omosessuali.

La competenza del Magistero si estende anche a ciò che riguarda la legge naturale e appunto nell’affermazione della Legge divina rivelata e naturale il Magistero ha dichiarato, come già dissi, la natura  definitiva ed immutabile della dottrina cattolica circa l’intrinseca malvagità degli atti omosessuali[1055], quindi tale condanna non può essere modificata da nessuno, Papa compreso.

 

 

d.1,4,3)Focus sulla critica all’immutabilità e universalità di precetti della Legge Naturale e sulla risposta della Tradizione cattolica nella “Veritatis Splendor”.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Ai nn. 47ss della Veritatis Splendor viene sviluppata anzitutto una significativa trattazione dell’attacco che registra la Legge naturale su norme negative come quella che riguarda il divieto degli atti omosessuali.

Spiega anzitutto l’enciclica: “sono sorte le obiezioni di fisicismo e naturalismo contro la concezione tradizionale della legge naturale: questa presenterebbe come leggi morali quelle che in se stesse sarebbero solo leggi biologiche.  … Secondo alcuni teologi, una simile «argomentazione biologista o naturalista» sarebbe presente anche in taluni documenti del Magistero della Chiesa, specialmente in quelli riguardanti l’ambito dell’etica sessuale e matrimoniale. In base ad una concezione naturalistica dell’atto sessuale, sarebbero state condannate come moralmente inammissibili la contraccezione, la sterilizzazione diretta, l’autoerotismo, i rapporti prematrimoniali, le relazioni omosessuali, nonché la fecondazione artificiale. …”

Secondo questi autori  Dio ha fatto l’uomo come essere razionalmente libero, da lui attende una propria, razionale, formazione della sua vita con scelte affidate alla ragione umana; quindi la Legge naturale offrirebbe solo un orientamento generale del comportamento corretto, offrirebbe solo una normatività biologica ma non potrebbe determinare la valutazione morale dei singoli atti umani, tanto complessi dal punto di vista delle situazioni.

A tali affermazioni l’enciclica risponde in modo profondo e articolato ai nn. 48-50 mettendo in evidenza che la Legge naturale “si riferisce alla natura propria e originale dell’uomo”, alla persona stessa “nell’unità di anima e di corpo, nell’unità delle sue inclinazioni di ordine sia spirituale che biologico e di tutte le altre caratteristiche” La legge morale naturale non può essere concepita come normatività semplicemente biologica; essa esprime e prescrive le finalità, i diritti e i doveri che si fondano sulla natura corporale e spirituale della persona umana, nell’unità di anima e di corpo; la Legge naturale  “deve essere definita come l’ordine razionale secondo il quale l’uomo è chiamato dal Creatore a dirigere e a regolare la sua vita e i suoi atti e, in particolare, a usare e disporre del proprio corpo”[1056]

Le suddette affermazioni del n. 47 sono quindi condannate dall’enciclica nei nn. 48-50 in quanto non conformi “alla verità sull’uomo e sulla sua libertà.”, esse contraddicono gli insegnamenti della Chiesa sull’unità dell’essere umano per cui la persona, mediante la luce della ragione e il sostegno della virtù, scopre nel suo corpo “i segni anticipatori, l’espressione e la promessa del dono di sé, in conformità con il sapiente disegno del Creatore.”

La persona umana “non è riducibile ad una libertà che si autoprogetta” sganciata dalla sua realtà psico-fisica. L’uomo ha una struttura spirituale e corporea determinata che va rispettata.

La struttura profonda dell’uomo, spirituale e corporea, comporta l’esigenza morale di rispettare alcuni beni fondamentali e tra di essi appunto vi sono i beni relativi alla sessualità. Dio  che conosce perfettamente questa struttura, questa esigenza e questi beni, che ci ama  e che ci chiama a tale rispetto proprio per questo, attraverso la Legge naturale, vieta assolutamente e immutabilmente gli atti omosessuali.

“Rifiutando le manipolazioni della corporeità che ne alterano il significato umano, la Chiesa” presentando all’uomo la Legge naturale nella sua integrità e quindi con il divieto degli atti omosessuali “serve l’uomo e gli indica la via del vero amore, sulla quale soltanto” egli può trovare la sua vera vita con il vero Dio.

 

 

d.1,4,4) L’omosessualità è doppiamente contro natura, le discussioni di psichiatri, biologi etc. riguardo ad essa non potranno mai legittimarla a livello morale!

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Sottolineo che l’Incarnazione ha mostrato agli uomini chi è il vero uomo, cioè Cristo.

La vera natura dell’uomo si mostra in Lui e tale natura è radicalmente contraria ai peccati e ancora di più ai peccati che sono detti “contro natura”

In realtà ogni peccato è contro-natura ma sono particolarmente “contro-natura” i peccati che, come la sodomia sono detti “contro-natura”.

Nel suo famoso testo “La fede ortodossa” s. Giovanni Damasceno presenta ogni peccato come qualcosa che va contro la natura dell’uomo, infatti afferma che Dio fece l’uomo : “… senza peccato per natura e libero per quanto riguarda la volontà. Dico «senza peccato» non perché non fosse capace di peccato (infatti solo la divinità è immune da peccato), ma perché aveva il peccare non nella sua natura bensì nella possibilità di scelta..”[1057]

Aggiunge il s. Dottore siriano: “Bisogna sapere che la virtù è stata data alla <nostra> natura da Dio ed egli è causa e principio di ogni bene … Dipende da noi o rimanere nella virtù e seguire Dio che ci chiama ad

essa, oppure allontanarci dalla virtù – il che è appunto lo stare nel male e seguire il diavolo che ci chiama ad esso senza costrizione.  …  Quindi, se rimaniamo in ciò che è secondo natura, stiamo nella virtù; invece, se deviamo da ciò che è secondo natura, ossia dalla virtù, giungiamo a ciò che è contrario alla natura e stiamo nel male. Il pentimento è il ritorno da ciò che è contrario alla natura verso ciò che è conforme ad essa, e dal diavolo a Dio, attraverso la disciplina e le fatiche.” [1058]

Secondo lo stesso s. Giovanni Damasceno, Cristo assunse “… l’uomo tutto intero e tutte le cose dell’uomo eccetto il peccato: infatti questo non è naturale né è stato insito in noi dal Creatore, ma si produce volontariamente nella nostra libera scelta per inseminazione del diavolo, e non domina su di noi

forzosamente.” [1059]

  1. Tommaso riprendendo tali affermazioni del s. Dottore siriano afferma: “ … illa Damasceni definitio: poenitentia est remotio ab eo quod est contra naturam, in id quod est secundum naturam datur per effectum; et quasi in idem redeunt: quia peccatum quod in prima descriptione dicitur defectus, in secunda dicitur contra naturam esse; status autem gratiae vel virtutis, quae in prima definitione dicitur perfectio, in secunda dicitur secundum naturam esse, quia ad hoc natura est ordinata.” (Super Sent., lib. 4 d. 14 q. 1 a. 1 qc. 6 ad 6)

Il peccato è un difetto ed è contro la natura dell’uomo, la virtù è secondo natura perché alla virtù la nostra natura è stata ordinata. La penitenza fa passare l’uomo da ciò che è contro natura a ciò che è secondo natura.

Dice ancora il Dottore Angelico “Ille quippe beate vivit qui vivit ut vult, nec male aliquid vult. Haec sententia Augustini concordat cum sententia philosophi, ut per vivere operatio vitae intelligatur; per hoc autem quod dicitur: ut vult, ostenditur operatio non impedita; per hoc autem quod dicitur: nec aliquid male vult, ostenditur esse connaturalis, quia mala sunt contra naturam.”( Super Sent., lib. 4 d. 49 q. 5 a. 5 qc. 3 expos.) Il bene è secondo natura, il male e il peccato sono contro natura, in questa linea s. Agostino affermava che vive beatamente chi vive come vuole e non vuole nulla di male.

Il peccato è contro la naturale inclinazione dell’uomo, spiega ancora s. Tommaso: “ …peccatum est contra naturalem inclinationem …”( I, q. 63 a. 9 co.)

Ciò verso cui tende il peccato è male e contrario alla natura razionale “Ad tertium dicendum quod id in quod voluntas tendit peccando, etsi sit malum et contra rationalem naturam secundum rei veritatem, apprehenditur tamen ut bonum et conveniens naturae, inquantum est conveniens homini secundum aliquam passionem sensus, vel secundum aliquem habitum corruptum.”( Iª-IIae q. 6 a. 4 ad 3)

Aggiunge lo stesso Dottore: “Virtus autem uniuscuiusque rei consistit in hoc quod sit bene disposita secundum convenientiam suae naturae, ut supra dictum est. Unde oportet quod in qualibet re vitium dicatur ex hoc quod est disposita contra id quod convenit naturae. … Unde virtus humana, quae hominem facit bonum, et opus ipsius bonum reddit, intantum est secundum naturam hominis, inquantum convenit rationi, vitium autem intantum est contra naturam hominis, inquantum est contra ordinem rationis.” (I-II, q. 71, a. 2. c.) La virtù è secondo natura in quanto è secondo ragione e il vizio è contro natura in quanto è contro l’ordine della ragione, la natura dell’uomo lo fa vivere secondo ragione.

Le virtù inclinano l’uomo a ciò che è secondo natura, cioè secondo l’ordine della ragione “ … virtutes, etsi non causentur a natura secundum suum esse perfectum, tamen inclinant ad id quod est secundum naturam, idest secundum ordinem rationis…”( Iª-IIae q. 71 a. 2 ad 1)

Il peccato, spiega ancora s. Tommaso, è contro la natura umana, cioè contro l’ordine della ragione, ma è contrario anche alla Legge eterna: “Lex autem aeterna comparatur ad ordinem rationis humanae sicut ars ad artificiatum. Unde eiusdem rationis est quod vitium et peccatum sit contra ordinem rationis humanae, et quod sit contra legem aeternam. Unde Augustinus dicit, in III de Lib. Arb., quod a Deo habent omnes naturae quod naturae sunt, et intantum sunt vitiosae, inquantum ab eius, qua factae sunt, arte discedunt.”( Iª-IIae q. 71 a. 2 ad 4)

  1. Tommaso spiega (I-II q.63) che esistono 2 tipi di virtù: acquisite e infuse, le prime si acquistano con la ripetizione, le seconde vengono in noi direttamente da Dio e ci guidano verso il Cielo. Dice s. Tommaso, con grande lucidità, a questo riguardo che la virtù è una disposizione del perfetto e perfetto è ciò che è disposto secondo natura, dunque si parla di virtù di qualsiasi realtà in relazione ad una qualche natura preesistente, quando cioè una certa realtà è disposta in modo congruente con la sua natura che è principio di azione; le virtù acquisite sono disposizioni per cui l’uomo convenientemente è disposto in ordine alla sua natura semplicemente umana, le virtù infuse dispongono, invece, l’uomo in modo più alto e per un fine più alto in relazione ad una qualche natura più alta, cioè alla Natura divina partecipata che è la grazia. (I-II, q. 110 a. 3 in c.) Come dice s. Tommaso le virtù semplicemente perfette, cioè le vere virtù, sono quelle che inclinano agli atti veramente perfetti e meritori della beatitudine eterna, ed esse sono le virtù infuse[1060],vale a dire sono le virtù che scaturiscono in noi dalla grazia e non le virtù cosiddette acquisite, che si attuano con le forze semplicemente naturali dell’uomo; tali virtù sono in certo modo perfezionate dai doni dello Spirito Santo, anch’essi, come le virtù infuse, necessari per giungere alla beatitudine eterna; perciò allora la volontà è semplicemente buona e perfetta, quando è guidata dalla Legge eterna attraverso la ragione illuminata dalle virtù infuse e attraverso i doni dello Spirito Santo.
  2. Tommaso precisa che vi è un doppio livello di contrarietà alla natura nelle azioni umane. “Ad secundum dicendum quod natura hominis potest dici vel illa quae est propria homini, et secundum hoc, omnia peccata, inquantum sunt contra rationem, sunt etiam contra naturam, ut patet per Damascenum, in II libro. Vel illa quae est communis homini et aliis animalibus, et secundum hoc, quaedam specialia peccata dicuntur esse contra naturam; sicut contra commixtionem maris et feminae, quae est naturalis omnibus animalibus, est concubitus masculorum, quod specialiter dicitur vitium contra naturam.” (I-II, q. 94 a. 3 ad 2)

Tutti i peccati sono contrari alla natura umana in quanto sono contrari alla ragione e alla natura propria dell’uomo, ma alcuni peccati, come gli atti omosessuali, sono contrari anche alla natura che è comune agli animali e agli uomini; in questo senso gli atti omosessuali sono doppiamente contrari alla natura dell’uomo.

 

 

d,2) La sana dottrina non condanna solo gli atti omosessuali consumati ma anche altro e condanna anche l’esposizione alle occasioni prossime di peccato.

 

 

d,2,1) Precisazioni sugli atti omosessuali vietati dalla Legge divina.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Ricordo subito che ci sono comandi negativi della Legge divina che non ammettono piccolezza di materia e le loro violazioni sono sempre gravemente illecite; i comandi negativi riguardo alla sessualità appunto sono di questo tipo.

La Congregazione per la Dottrina della Fede nella Dichiarazione “Persona humana” (29.12.1975) afferma: “Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti, che ogni violazione diretta di quest’ordine è oggettivamente grave.[1061][1062]

Ogni violazione diretta dell’ordine morale della sessualità è oggettivamente grave.

  1. Alfonso precisa a questo riguardo, che, in riferimento ai comandamenti sesto e nono, sono peccati gravi non solo gli atti sessuali consumati (cioè quelli che implicano l’effusione del seme) ma anche i pensieri acconsentiti e tutti i toccamenti sessuali, tutti gli sguardi impuri, tutte le parole oscene[1063].

Riguardo ai “toccamenti” s. Alfonso afferma: “Extra matrimonium mortales sunt omnes tactus, oscula, et amplexus ob delectationem carnalem exerciti; omnes enim eiusdem sunt naturae quam actus consummatus; ut ex propos. 40. damnata ab Alex. VII.”[1064]

Sono quindi, secondo s. Alfonso, peccati gravi tutti i toccamenti, baci e abbracci attuati per piacere carnale anche omosessuale.

Le affermazioni di s. Alfonso si appoggiano in particolare sulla condanna emessa da Alessandro VII contro alcune   proposizioni lassiste, una delle quali affermava: “Est probabilis opinio, quae dicit, esse tantum veniale osculum habitum ob delectationem carnalem et sensibilem, quae ex osculo oritur, secluso periculo consensus ulterioris et pollutionis.”[1065]

Riguardo agli sguardi s. Alfonso afferma: “II. De aspectibus. Aspicere verenda personae diversi sexus, difficulter excusatur unquam a mortali, nisi forte aspectus fiat e loco valde longinquo, et ita obiter, ut nullum periculum delectationis adsit. Et etiam loquendo de verendis personae eiusdem sexus, non excusarem a mortali virum morose et delectabiliter aspicientem pulchrum adolescentem nudum.”[1066]

Guardare le parti intime di persona di diverso sesso è ordinariamente peccato mortale ma anche guardare le parti intime di chi ha il nostro stesso sesso può essere peccato grave, per chi ha tendenze omosessuali. Anche ascoltare o parlare di cose turpi, relative ad atti omosessuali, può essere peccato grave.[1067]

Per capire come queste affermazioni di s. Alfonso, che è Dottore della Chiesa, non siano ormai sorpassate su  questo punto si vedano, tra gli altri, Lanza Palazzini[1068], J. Aertnys , C. A. Damen[1069], B. H. Merkelbach[1070], A. Gunthor [1071].

Precisano questi autori[1072] che i “toccamenti”, gli sguardi anche nelle parti intime , parlare di cose turpi o ascoltarle sono atti malvagi e peccaminosi:

1)per il cattivo fine per cui si compiono, e qui occorre precisare che se tali atti si compiono per piacere venereo sono peccati mortali;

2)per il pericolo di polluzione o di eccitazione venerea, e qui occorre precisare che se l’azione da cui si prevede che sia causato il piacere venereo è molto eccitante a tale piacere, fa un peccato grave chi la compie senza una causa giusta;

3)per il pericolo di consenso alla polluzione o alla eccitazione venerea, e anche qui occorre notare che in alcuni casi tale esposizione al pericolo è peccato grave;

4)per lo scandalo che comportano e anche qui occorre dire che in alcuni casi tale scandalo è peccato grave.

Questo significa che, nei casi in cui, come abbiamo appena detto, è peccato mortale, la persona con tendenze omosessuali pecca gravemente anche se guarda le parti intime di una persona del suo stesso sesso, se ascolta cose turpi riguardanti persone del suo stesso sesso o ne parla, e se compie “toccamenti”, baci etc. su persone del suo stesso sesso.

Peccato grave è anche la visione di immagini o video erotici e più generalmente la pornografia anche di tipo omosessuale, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma a riguardo al n. 2354: “ La pornografia consiste nel sottrarre all’intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone.”

Peccato grave è la prostituzione anche di tipo omosessuale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 2355 : “ La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro sé stesso …”

Ovviamente grave è anche lo stupro realizzato a danno di persone dello stesso sesso come spiega lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2356: “ Lo stupro indica l’entrata con forza, mediante violenza, nell’intimità sessuale di una persona.”

Peccato particolarmente grave è lo stupro fatto a bambini specie se dello stesso sesso; più generalmente è peccato particolarmente grave il peccato impuro, specie se omosessuale, attuato con bambini, che vengono in questo modo corrotti.

Riguardo ai moti dell’appetito sensitivo circa oggetti moralmente cattivi, in particolare riguardo alla lussuria, siamo tenuti a resistere positivamente; s. Alfonso infatti afferma a riguardo : ” .. a’ moti dell’appetito sensitivo circa un oggetto gravemente malo. …  nelle dilettazioni carnali ..  siamo (secondo la sentenza comune de’ dd.) obbligati sotto colpa grave a resistere positivamente; perché queste, quando son veementi, facilmente posson tirarsi il consenso della volontà, s’ella positivamente non vi resiste ( Lib. 5. n. 7).”[1073] Ovviamente questo discorso vale anche per i moti dell’appetito sensitivo attinenti ai piaceri impuri contro natura.

Per verificare come queste affermazioni di s. Alfonso, che è Dottore della Chiesa, corrispondano alla sana dottrina dei nostri tempi e non siano superate e per precisarle nel senso che l’obbligo sotto colpa di peccato grave sussiste nel caso vi sia pericolo prossimo di consenso, si veda J. Aertnys , C. A. Damen.[1074] A. Rodriguez Luño[1075]

Spiega ancora s. Alfonso che appunto per superare queste dilettazioni carnali e le tentazioni che esse ci causano : ” … giovano i pensieri divoti o della passione di Gesù Cristo, o dell’inferno, o della morte, pensando, ch’ella potrebbe avvenire nell’atto del peccato: e molto anche giova pensare al rimorso che dopo commesso il peccato la povera anima avrebbe da sentire di aver perduto Dio. Ma sovra tutto giova, anzi è necessario ricorrere in tali tentazioni all’orazione, poiché (come disse Salomone) la castità non si ottiene da Dio, che coll’orazione … “[1076]

Riguardo ai peccati di omissione occorre considerare quello che dice s. Alfonso : “37. Si noti per II. che per li peccati d’omissione sempre si ricerca l’atto positivo e deliberato della volontà nel consentire di omettere l’opera precettata, come bene insegnano Gonet, Filliuc., ed i Salmaticesi, …  Di più si avverta, che i peccati di omissione che provengono da qualche causa prima posta, non s’imputano già allorché si omette il precetto, ma dal tempo che si è posta la causa, come ben dicono Sanch., Bonac., Becano, Filliuc., ecc. contro d’altri. Che perciò chi mette la causa prevedendo già l’effetto, per esempio se alcuno si ubbriaca prevedendo, che lascierà la messa, costui ancorché avvenisse che poi ascoltasse la messa, pure dee confessarsi del peccato di omissione, al quale acconsentì nel mettere la causa dell’ubbriachezza.”[1077]

Quindi chi omette volontariamente di sottrarsi a chi vuole compiere con lui un peccato impuro di tipo omosessuale pecca gravemente. In modo simile chi pone una certa causa prevedendo l’effetto del peccato impuro omosessuale pecca gravemente.

Per verificare come queste affermazioni di s. Alfonso corrispondano alla sana dottrina e non siano superate e per precisarle ulteriormente si possono utilmente consultare vari autori più recenti[1078].

 

 

d,2,2) Precisazioni sui pensieri impuri omosessuali vietati dalla Legge divina.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Le Scritture Sacre, così come interpretate dalla Tradizione, non solo condannano gli atti omosessuali, come visto, ma anche i desideri, consentiti, di tali atti.

Il nono comandamento afferma « Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo » (Es 20,17)

Nel Vangelo leggiamo “Io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”. (Matteo 5,28) Non è, quindi vietato solo l’atto ma anche il desiderio dello stesso.

Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce lo smodato desiderio o concupiscenza della carne cioè il desiderio ordinato alla sessualità peccaminosa (Cfr 1 Gv 2,16). (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2514) Si tratta di un desiderio veemente che è un moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della retta ragione umana guidata dalla fede; rientra nella “carne”, cioè nella  nostra tendenza al peccato, che combatte contro le indicazioni dello Spirito Santo, e che è conseguenza del peccato originale (cfr Gn 3,11), produce disordine nelle facoltà morali dell’uomo attraendo l’uomo a commettere il peccato.[1079]

Più precisamente, come spiega il Catechismo Maggiore di s. Pio X : “. … Il nono comandamento proibisce espressamente ogni desiderio contrario alla fedeltà che i coniugi si sono giurata nel contrarre matrimonio: e proibisce pure ogni colpevole pensiero o desiderio di azione vietata dal sesto comandamento. …

I pensieri che ci vengono in mente contro la purità, per se stessi non sono peccati, ma piuttosto tentazioni e incentivi al peccato. …

I pensieri cattivi, ancorché siano inefficaci, sono peccati quando colpevolmente diamo loro motivo, o vi acconsentiamo, o ci esponiamo al pericolo prossimo di acconsentirvi. …

Il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole. Il nono comandamento ci ordina di essere casti e puri anche nell’interno, cioè nella mente e nel cuore. …” (Catechismo Maggiore di s. Pio X n. 424.426ss)

Il nono comandamento quindi condanna non solo i desideri ma più generalmente tutti i pensieri impuri (anche quelli omosessuali) quando colpevolmente diamo loro motivo, o vi acconsentiamo, o ci esponiamo al pericolo prossimo di acconsentirvi. …

Cerchiamo di capire meglio.

  1. Alfonso spiega che : “Tra’ pensieri peccaminosi debbon distinguersi tra loro il desiderio, il gaudio (o sia la compiacenza), e la dilettazione morosa. Il desiderio riguarda il tempo futuro, ed è quando l’uomo ambisce deliberatamente di consumare un’opera mala: questo desiderio si dice efficace, quando la persona propone di eseguirlo; inefficace, quando consente all’intenzione di porlo in esecuzione, se potesse, v. g. dicendo: se potessi prendermi il tesoro della chiesa, me lo prenderei. Il gaudio poi riguarda il tempo passato, ed è quando l’uomo si compiace del male già fatto. La dilettazione morosa finalmente riguarda il tempo presente, ed è quando alcuno s’immagina presente l’opera del peccato, e di quella si diletta come allora l’eseguisse. E si chiama morosa, non per ragione che vi bisogni gran timore per costituire il peccato, perché egli può farsi in un momento; ma per ragione della dimora deliberata che vi fa la volontà (1 Lib. 5. n. 15).”[1080]

Per verificare come queste affermazioni di s. Alfonso corrispondano alla sana dottrina e non siano superate e per precisarle ulteriormente si possono utilmente consultare vari autori più recenti. [1081]

  1. Alfonso spiega più ampiamente riguardo ai pensieri peccaminosi che: “Di più debbono confessarsi tutti i pensieri disonesti. Alcuni ignoranti credono che solamente gli atti impudici hanno da confessarsi; no, si han da spiegare al confessore tutti i mali pensieri acconsentiti. Le leggi umane proibiscono le sole opere esterne, perché gli uomini vedono solamente quel che apparisce di fuori: ma Dio che vede i cuori condanna ancora tutte le male volontà. Homo videt ea quae patent, Dominus autem intuetur cor (1. Reg. 16. 7). E ciò va per li pensieri acconsentiti in ogni specie di peccato. In somma tutto ciò ch’è male a farsi, innanzi a Dio è peccato a desiderarlo.
  2. Ho detto pensieri acconsentiti; onde bisogna saper distinguere, quando il cattivo pensiero è peccato mortale, quando è peccato veniale, e quando non è affatto peccato. Nel peccato di pensiero vi concorrono tre cose, la suggestione, la dilettazione ed il consenso. La suggestione è quel primo pensiero di far male che si affaccia alla mente. Questo non è peccato, anzi quando la volontà subito lo rigetta, si acquista merito. …
  3. Dopo la suggestione viene la dilettazione. Quando la persona non è accorta a scacciare subito la tentazione, e si mette a discorrere con quella, ecco la tentazione che subito comincia a dilettare, e così la va tirando al consenso. Finché la volontà non consente non v’è peccato mortale; ma solamente veniale; ma se l’anima allora non ricorre a Dio, e non fa forza per resistere alla dilettazione, facilmente quella si tirerà il consenso. Nisi quis repulerit delectationem, delectatio in consensum transit, et occidit animam, dice s. Anselmo (De simil. c. 40.). …
  4. Dato poi che si è il consenso l’anima già perde la grazia di Dio, e resta condannata all’inferno subito che acconsente al desiderio di commettere il peccato, o che si diletta pensando a quell’atto disonesto come se allora lo commettesse; e questa si chiama dilettazione morosa, ch’è differente dal peccato di desiderio. Cristiani miei, state attenti a discacciar subito che si affacciano questi mali pensieri, con ricorrere subito per aiuto a Gesù ed a Maria. Chi fa l’abito ad acconsentire a pensieri disonesti, si mette in gran pericolo di morire in peccato, primieramente perché questi peccati di pensiero sono più facili a commettersi; uno in un quarto d’ora può far mille mali pensieri, e ad ogni pensiero acconsentito gli tocca un inferno a parte. In punto di morte il moribondo non può commettere peccati d’opera perché allora non si può muovere, ma ben può commettere peccati di pensiero, e ‘l demonio a questi pensieri tenta gagliardamente i poveri moribondi. … Fratello mio, non dire più, come dicono alcuni, che il peccato disonesto è poco peccato, e che Dio lo compatisce. Che dici? ch’è poco peccato? ma è peccato mortale, e se è peccato mortale, un peccato di questi, anche di solo pensiero, basta a mandarti all’inferno.”[1082]

Sono, dunque, peccati gravi anche i pensieri impuri omosessuali acconsentiti di cui abbiamo parlato finora.

Come dicemmo sopra:“Il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole. Il nono comandamento ci ordina di essere casti e puri anche nell’interno, cioè nella mente e nel cuore. …” (Catechismo Maggiore di s. Pio X n. 428)

 

 

d,2,3) Precisazioni sulle occasioni prossime di peccato impuro contro natura che occorre fuggire.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Nel Vangelo è scritto: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.” (Marco 9, 43 ss)

Come insegna la sana dottrina, non solo sono vietati gli atti omosessuali di cui abbiamo parlato finora, i pensieri, le parole …  è vietato anche esporsi alle occasioni prossime di peccato. Trattammo il tema dell’obbligo di fuggire le occasioni prossime di peccato allorché parlammo della contrizione, in uno dei primi capitoli di questo libro (nel I volume), rimandiamo a quella trattazione per un esame approfondito dell’ argomento, qui riportiamo una breve sintesi di quanto dicemmo, più direttamente indirizzata all’argomento di questo paragrafo.

È un grave precetto naturale evitare l’occasione prossima volontaria di peccato mortale, si vedano in particolare su questo punto i testi di  Papa Alessandro VII [1083] e di Papa Innocenzo XI [1084].  Nell’ Atto di dolore riaffermiamo proprio la necessaria fuga dalle occasioni prossime di peccato allorché diciamo: “ … Propongo, con il tuo santo aiuto, … di fuggire le occasioni prossime di  peccato.”

Il  Catechismo di s. Pio X al n. 739 ci offre importanti precisazioni e approfondimenti riguardo a ciò che stiamo dicendo: “ Siamo noi gravemente obbligati a schivare tutte le occasioni pericolose? Noi siamo gravemente obbligati a schivare quelle occasioni pericolose che d’ordinario ci inducono a commettere peccato mortale, le quali si chiamano le occasioni prossime del peccato.”

  1. Giovanni Paolo II affermò “Questi due momenti – il momento della conversione e il momento della vocazione – hanno un’importanza determinante nella vita di ogni cristiano. Si può dire che in essi si sviluppi tutta l’economia salvifica di Dio a riguardo dell’uomo, e nell’ambito di questa divina economia l’uomo viene maturando dall’interno. Questa maturazione presuppone l’allontanamento dal male, la rottura con il peccato, l’estirpamento delle brutte predisposizioni, la lotta a volte dura con le occasioni di peccato, il superamento delle passioni: tutto il grande lavoro interiore, grazie al quale l’uomo si allontana da tutto ciò che in lui si oppone a Dio e alla sua volontà, e si avvicina a quella santità, la cui pienezza è Dio stesso.” [1085]
  2. Tommaso, in una delle sue “Catene” sui Vangeli riporta un significativo testo, tratto dalla Glossa, che afferma: “Quia non solum peccata vitanda sunt, sed et occasiones peccatorum tollendae, postquam docuit vitare moechiae peccatum, non solum in opere, sed etiam in corde, consequenter docet occasiones peccatorum abscindere, dicens quod si oculus tuus dexter scandalizat te.” (Catena in Mt., cap. 5 l. 17) Occorre dunque sulla base del s. Vangelo, secondo il testo riportato dal s. Dottore Angelico e da lui apprezzato, non solo evitare i peccati ma togliere le occasioni di peccato. Più generalmente possiamo dire che, secondo s. Tommaso, da tutta la Scrittura emerge l’obbligo di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Chi si converte a Cristo deve evitare il peccato e le occasioni di peccato, spiega il Dottore Angelico riportando proprio un testo dell’A.T.: “Item qui convertitur, debet non solum vitare peccatum, sed etiam occasionem peccati; Eccli. XXI, v. 2: quasi a facie colubri, fuge peccatum.” [1086] Che la Bibbia faccia emergere questo obbligo di fuggire le occasioni esterne di peccato lo ribadisce più ampiamente s. Tommaso in un testo in cui spiega che per trionfare sul peccato della carne occorre, tra l’altro, fuggire le occasioni prossime di peccato:   “Et sciendum quod in fugiendo istud peccatum oportet multum laborare, cum sit intrinsecum: difficilius enim vincitur inimicus familiaris. Vincitur autem quatuor modis. Primo occasiones exteriores fugiendo, ut puta malam societatem, et omnia inducentia occasionaliter ad hoc peccatum. Eccli. IX, 5-9: virginem ne conspicias, ne forte scandalizeris in decore illius (…) noli circumspicere in vicis civitatis, nec oberraveris in plateis illius. Averte faciem tuam a muliere compta, et ne circumspicias speciem alienam. Propter speciem mulieris multi perierunt, et ex hoc concupiscentia quasi ignis exardescit. Prov. VI, 27: nunquid potest homo abscondere ignem in sinu suo, ut vestimenta illius non ardeant? Et ideo praeceptum fuit Lot ut fugeret ab omni circa regione, Gen. XIX, 17. ”( Collationes in decem praeceptis a. 12) . Come si vede, nel testo appena presentato, s. Tommaso riporta vari passi biblici che affermano la necessità di fuggire l’ occasione esteriore di peccato. La Bibbia, ben interpretata, ci guida alla prudenza e alla fuga dalle occasioni di peccato.

Spiega ancora l’Angelico che la risurrezione spirituale in Cristo a vita nuova implica che evitiamo ciò che erano prima per noi occasioni e causa di morte e di peccato: “Quarto ut resurgamus ad vitam novam et gloriosam; ut scilicet vitemus omnia quae prius fuerant occasiones et causa mortis et peccati. Rom. VI, 4: quomodo Christus surrexit a mortuis per gloriam patris, ita et nos in novitate vitae ambulemus. Et haec nova vita est vita iustitiae, quae innovat animam, et perducit ad vitam gloriae. Amen.” ( In Symbolum Apostolorum a. 5 in fine)

  1. Tommaso spiega ulteriormente che occorre allontanare ciò che scandalizza, cioè l’occasione di peccato, spiega s. Tommaso, perché è meglio soffrire qualsiasi male temporale che la pena eterna!  “Quod corrigit in agendis, est manus: quod supportat, est pes; unde Iob XXIX, 15: oculus fui caeco, et pes claudo. Unde si manus tua, idest ille qui dirigit operationem tuam, vel pes, idest ille qui sustentat te, scandalizat te, idest occasio peccati est tibi, abscinde eum et proiice abs te. Et reddit causam bonum est tibi etc., quia melius est quodcumque malum temporale pati, quam mereri poenam aeternam.” ( Super Mt., cap. 18 l.1 )

Notate bene: occorre allontanare ciò che scandalizza, cioè l’occasione di peccato, spiega s. Tommaso, perché è meglio soffrire qualsiasi male temporale che la pena eterna e ciò vale anche per coloro che hanno tendenze omosessuali: occorre che essi allontanino ciò che scandalizza, cioè l’occasione di peccato, perché è meglio soffrire qualsiasi male temporale che la pena eterna …

Occorre dunque non solo evitare i peccati ma togliere le occasioni di peccato, non tutte ma quelle che noi diciamo prossime di peccato, cioè quelle occasioni non togliendo le quali, non è possibile evitare il peccato, dice infatti s. Tommaso:“ Et praeterea non est necessarium omnes occasiones peccati confiteri, sed solum illas sine quarum abscissione sufficiens remedium adhiberi non potest.” (Super Sent., lib. 4 d. 22 q. 1 a. 4 ad 3.)

Le persone che hanno tendenze omosessuali sono quindi obbligate a togliere dalla loro vita le occasioni prossime di peccato impuro contro natura, se vogliono rimanere unite a Cristo.

  1. Tommaso ci ottenga sapienza divina e santa prudenza per fuggire il peccato.

 

 

d,2,3,1) Importanti precisazioni di s. Alfonso M. de’ Liguori riguardo all’obbligo che abbiamo di fuggire le occasioni prossime di peccato.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

  1. Alfonso M. de’ Liguori tratta lungamente e profondamente della fuga delle occasioni di peccato nelle sue opere, particolarmente importante qui mi pare riportare quello che egli afferma in uno dei suoi Sermoni

“Del fuggire le male occasioni.

…  Se dunque vogliamo che Gesù Cristo abiti in noi bisogna che teniamo chiuse le porte de’ nostri sensi alle male occasioni; altrimenti il demonio ci renderà suoi schiavi. E ciò voglio oggi dimostrarvi, il gran pericolo in cui si mette di perdere Dio chi non fugge le male occasioni.  … Riflette Guerrico abate che Cristo risorse sciolto, ma Lazaro risorse ligatus manibus et pedibus(Matth. 22. 13). Povero, soggiunge poi quest’autore, chi risorge dal peccato, ma legato da qualche occasione cattiva, questi tornerà a morire per perdere la divina grazia. Chi dunque vuol salvarsi, non solo dee lasciare il peccato, ma anche l’occasione di peccare, cioè quella corrispondenza, quella casa, quei cattivi compagni e simili occasioni che incitano al peccato. … Dio nega gli aiuti efficaci a chi volontariamente si espone all’occasione: Qui amat periculum, in illo peribit(Eccl. 3. 27.). Spiega s. Tommaso l’angelico: Cum exponimus nos periculo, Deus nos derelinquit in illo. Chi non fugge il pericolo, resta dal Signore in quello abbandonato. Dice pertanto s. Bernardino da Siena, che il migliore di tutti i consigli, anzi quasi il fondamento della religione, è il consiglio di fuggire le occasioni di peccare: Inter consilia Christi, unum celeberrimum, et quasi religionis fundamentum est, fugere peccatorum occasiones. Scrive s. Pietro che il demonio circuit quaerens quem devoret(1. Petr. 5. 8.). … Quando l’anima lasciasi indurre ad esporsi nell’occasione, il demonio facilmente entrerà in essa e la divorerà. Questa fu la causa della rovina dei nostri primi progenitori, il non fuggire l’occasione. … Perciò mettiamoci avanti gli occhi quell’avvertimento generale che ci diede Gesù Cristo per vincere tutte le tentazioni e salvarci: Si oculos tuus dexter scandalizat te, erue eum et proiice abs te(Matth. 5. 29.). Se vedi che l’occhio tuo destro è causa di dannarti, bisogna che lo svelli e lo gitti da te lontano: proiice abs te: viene a dire che dove si tratta di perder l’anima, bisogna fuggire ogni occasione. … L’impudicizia è un vizio, dice s. Agostino, che fa guerra a tutti, e rari son quelli che ne escono vincitori: Communis pugna et rara victoria.  … In questa materia vi bisogna un grande aiuto di Dio per non restar vinto, e perciò dalla parte nostra, per renderci degni di questo aiuto divino, è necessario fuggir l’occasione; e bisogna continuamente raccomandarsi a Dio per osservar la continenza, noi non abbiamo forza di conservarla. … In questa guerra del vizio disonesto, dicea san Filippo Neri, che vincono i poltroni, cioè quei che fuggono l’occasione; all’incontro chi si mette all’occasione, arma la sua carne e la rende così potente, che sarà moralmente impossibile il resistere. … Avverte lo Spirito santo che bisogna fuggire il peccato, come si fugge dalla faccia del serpente: Quasi a facie colubri fuge peccatum(Eccl. 21. 2.). Onde siccome si fugge non solo il morso del serpe, ma anche il toccarlo, ed anche l’accostarsegli vicino; così bisogna fuggire non solo il peccato, ma l’occasione del peccato, cioè quella casa, quella conversazione, quella persona.  … Chi non trema e si arrischia a porsi nelle occasioni cattive, difficilmente si salverà. E perciò fra le nostre preghiere dobbiamo replicare ogni giorno e più volte nel giorno quella preghiera del Pater noster: Et ne nos inducas in tentationem: Signore, non permettete che io mi trovi in quelle tentazioni che abbiano a farmi perdere la grazia vostra.”[1087]

Quindi le persone con tendenze omosessuali devono fuggire le occasioni prossime di peccato contro natura se vogliono perseverare nella grazia, in Cristo.

Appunto perché: “ … siamo gravemente obbligati a schivare quelle occasioni pericolose che d’ordinario ci inducono a commettere peccato mortale, le quali si chiamano le occasioni prossime del peccato.” ( “Catechismo maggiore di s. Pio X.” n.739  http://www.maranatha.it/catpiox/01page.htm) … il vero proposito necessario per una valida Confessione deve contenere il proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato, come spiegammo nel capitolo sulla contrizione.

Se siamo obbligati non solo a non peccare ma anche a fuggire le occasioni prossime di peccato, siamo altresì obbligati non solo a proporci di non peccare ma anche a proporci di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Tornando in particolare al caso del peccato di omosessualità, tutti sono obbligati a non commettere tale peccato (più sopra abbiamo appunto precisato tutti gli atti che si configurano come peccato grave in tale ambito), tutti sono altresì obbligati anche a fuggire le occasioni prossime di tale peccato, inoltre sono obbligati non solo a proporsi di non peccare ma anche a proporsi di fuggire le occasioni prossime di peccato. Speciale attenzione a fuggire tali occasioni e a proporsi di fuggirle devono avere coloro che hanno tendenze omosessuali.

Peraltro occorre considerare a riguardo della fuga delle occasioni di peccato anche quanto afferma s. Alfonso nel seguente testo: “ … se gli uomini attendessero a fuggire le male occasioni, da quanti peccati si asterrebbero, e così quante anime non resterebbero dannate! Il demonio senza l’occasione poco guadagna; ma quando la persona volontariamente si mette nell’occasione, specialmente di peccati disonesti, è moralmente impossibile che non vi cada.

  1. In ciò bisogna distinguere l’occasione prossima dalla rimota. L’occasione rimota è quella che da per tutto si ritrova, o sia quella nella quale gli uomini di rado cadono in peccato. L’occasione prossima poi è quella che da sé ordinariamente induce a peccare, come sarebbe a’ giovani il praticare spesso senza necessità con donne di mal odore. Occasione prossima si chiama ancora quella in cui la persona spesso è caduta. Alcune occasioni che non sono prossime per gli altri, saranno nondimeno prossime per alcun particolare, che per la sua mala inclinazione, o per lo mal abito fatto frequentemente vi sarà caduto in peccato. … E quando l’occasione è volontaria, ed è attualmente in essere, come insegnò s. Carlo Borromeo nella sua istruzione a’ confessori, il penitente non può essere assoluto, se prima in effetto non rimuove l’occasione; poiché essendo una cosa molto dura a tali penitenti il toglier l’occasione, se essi non la tolgono prima di ricever l’assoluzione, difficilmente la toglieranno dopo che sono stati assoluti.
  2. Tanto meno poi è capace di assoluzione quegli che non volesse levar l’occasione, promettendo solamente di non cadervi più. … Al demonio basta che non si rimuova l’occasione, e non si cura di propositi, di promesse, di giuramenti; perché quando non si toglie l’occasione, il peccato non cesserà. L’occasione (specialmente in materia di senso) è come una benda che si mette d’avanti agli occhi, e non ci fa vedere più né Dio, né inferno, né paradiso. In somma l’occasione accieca, e quando uno è cieco, come può accertare più la via del paradiso? …  33. E qui bisogna avvertire, che per alcuni più male inclinati, ed abituati in qualche vizio, specialmente nel vizio disonesto, certe occasioni che per altri sarebbero rimote, per essi saranno prossime, o quasi prossime; onde se non se ne allontanano, ritorneranno sempre al vomito.”[1088]

Sottolineo che, come dice s. Alfonso,  per alcuni peggio inclinati al peccato impuro omosessuale, ed abituati a tale peccato, certe occasioni che per altri sarebbero remote, per essi saranno prossime, o quasi prossime; onde se non se ne allontanano, ritorneranno sempre al peccato.

Cioè alcune occasioni di peccato omosessuale che per persone non inclini all’omosessualità sono occasioni remote, per coloro che sono inclini all’ attività omosessuale sono occasioni prossime di peccato e quindi vanno fuggite!

Inoltre, come precisa s. Alfonso, questa è la cosa più importante per fare che l’occasione, la quale era prossima, diventi rimota: “ … togliere ogni familiarità colla persona complice, con non conversarvi da solo a solo, non mirarla in faccia, non discorrervi; e bisognando trattarvi per mera necessità, farlo di mala grazia, dimostrandosi come disgustato con qualche pretesto. E questa è la cosa più importante per fare che l’occasione, la quale era prossima, diventi rimota.” [1089] Questo significa anche che occorre allontanarsi dagli ambienti e dalle compagnie che ci spingono a peccare, perché con il loro nefasto influsso è facile tornare alle cattive azioni.

Per verificare come le affermazioni di s. Alfonso corrispondano sostanzialmente alla sana dottrina attuale e non siano sostanzialmente superate e per precisarle ulteriormente si possono utilmente consultare altri autori più recenti.[1090]

Dio ci illumini.

 

 

e) Importanti precisazioni riguardo agli atti omosessuali.

 

 

e,1) Alcune precisazioni sull’intrinseca malizia degli atti omosessuali e sulla gravità di essi .

 

 

Sorga Dio che è Luce  e siano disperse le tenebre dell’errore.

Vedemmo più sopra che: “… la rivelazione divina e, nel suo proprio ordine, la sapienza filosofica, mettendo in rilievo esigenze autentiche della umanità, per ciò stesso manifestano necessariamente l’esistenza di leggi immutabili, inscritte negli elementi costitutivi della natura umana e che si manifestano identiche in tutti gli esseri, dotati di ragione.” [1091]

Vedemmo anche che tra questi principi immutabili, come dice lo stesso documento appena citato, vi è quello per cui gli atti omosessuali sono gravemente e radicalmente immorali, sono inderogabilmente proibiti, sempre e in ogni circostanza … sempre e in ogni circostanza!

Si tratta infatti di atti intrinsecamente malvagi e disordinati: “ … gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e … in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.” [1092]

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha precisato: “Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura … attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».[1093] Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli[1094] ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.”[1095]

Nella Veritatis Splendor leggiamo: “ La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Come si è visto, Gesù stesso ribadisce l’inderogabilità, sempre e in ogni circostanza di queste proibizioni : « Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti…: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso » (Mt 19,17-18)….”(VS n. 52) .

Come è proibito radicalmente l’omicidio, così è proibito radicalmente l’adulterio ed è proibita la pratica omosessuale; si tratta di atti intrinsecamente cattivi.

Ricordiamo che  “ Insegnando l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi, la Chiesa accoglie la dottrina della Sacra Scrittura … sono atti «irrimediabilmente» cattivi, per se stessi e in se stessi non sono ordinabili a Dio e al bene della persona …  le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto «soggettivamente» onesto o difendibile come scelta.”(VS n. 81 ) “…l’intenzione è buona quando mira al vero bene della persona in vista del suo fine ultimo. Ma gli atti, il cui oggetto è «non-ordinabile» a Dio e «indegno della persona umana», si oppongono sempre e in ogni caso a questo bene. In tal senso il rispetto delle norme che proibiscono tali atti e che obbligano semper et pro semper, ossia senza alcuna eccezione, non solo non limita la buona intenzione, ma costituisce addirittura la sua espressione fondamentale. .”(VS n. 82 ) L’intenzione è buona quando mira al vero bene della persona in vista del suo fine ultimo ma gli atti, come l’adulterio, o come l’attività omosessuale, il cui oggetto è «non-ordinabile» a Dio e «indegno della persona umana», si oppongono sempre e in ogni caso a questo bene. In tal senso il rispetto delle norme che proibiscono tali atti e che obbligano semper et pro semper, ossia senza alcuna eccezione, non solo non limita la buona intenzione, ma costituisce addirittura la sua espressione fondamentale, infatti allora l’intenzione è buona quando è indirizzata al bene.

Da notare bene : “Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper ….  è sempre possibile che l’uomo, in seguito a costrizione o ad altre circostanze, sia impedito di portare a termine determinate buone azioni; mai però può essere impedito di non fare determinate azioni, soprattutto se egli è disposto a morire piuttosto che a fare il male.”(VS n. 52)  …

Quindi  è sempre possibile che l’uomo, in seguito a costrizione o ad altre circostanze, sia impedito di portare a termine determinate buone azioni; mai però può essere impedito di non fare determinate azioni, tra cui vi sono l’adulterio e la pratica omosessuale … soprattutto se egli è disposto a morire e a perdere famiglia, affetti, tutto, piuttosto che a fare il male.

Le proibizioni in oggetto, si noti bene, sono assolute: “… le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto «soggettivamente» onesto o difendibile come scelta.”(VS n. 81 ) ciò significa che tali atti sono vietati anche quando ci sono limitazioni che attenuano la responsabilità, NON CI SONO ECCEZIONI CHE GIUSTIFICHINO IL COMPIMENTO DI ATTI CONTRARI AI PRECETTI NEGATIVI DELLA LEGGE DIVINA: SONO VIETATI SEMPRE E PER SEMPRE; perciò mai possiamo dispensare noi stessi o altri da tali proibizioni, neppure il Confessore può dispensare i suoi penitenti da esse.

Occorre fare qui un’importante precisazione appunto riguardo agli atti intrinsecamente cattivi: il furto, pur essendo intrinsecamente cattivo, in alcuni casi è oggettivamente peccato veniale, come dice anche s. Tommaso: “… illud quod modicum est ratio apprehendit quasi nihil. Et ideo in his quae minima sunt homo non reputat sibi nocumentum inferri, et ille qui accipit potest praesumere hoc non esse contra voluntatem eius cuius est res. Et pro tanto si quis furtive huiusmodi res minimas accipiat, potest excusari a peccato mortali. Si tamen habeat animum furandi et inferendi nocumentum proximo, etiam in talibus minimis potest esse peccatum mortale, sicut et in solo cogitatu per consensum.”(II.II q. 66 a.6 ad 3m) Se uno ruba codeste piccole cose può essere scusato dal peccato mortale. Se però uno avesse l’intenzione di rubare e fare un danno al prossimo, anche in codeste piccole cose, ci può essere peccato mortale; come può esserci nel solo pensiero, attraverso il libero consenso.  Ovviamente, quando il furto è peccato veniale non priva della vita divina chi lo compie.

L’adulterio, invece, come l’omicidio e la pratica omosessuale e altri atti, è sempre oggettivamente un peccato grave, e priva della vita divina chi lo compie con piena avvertenza e deliberato consenso!

Ricordo che il peccato grave misteriosamente ma realmente colpisce gravemente Cristo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 598: “ La Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei suoi santi, non ha mai dimenticato che « ogni singolo peccatore è realmente causa e strumento delle […] sofferenze » del divino Redentore.”[1096]

Per i nostri interessi è bene sottolineare che gli atti omosessuali sono peccati di speciale gravità in quanto vanno, oltre che contro il sesto comandamento, anche contro la naturale pratica della sessualità umana; quindi  sono doppiamente gravi perché si oppongono gravemente e doppiamente alla Legge divina e se sono attuati in modo scandaloso vi si oppongono triplicemente.

La Croce sacra sia la nostra luce.

 

 

e,2) La carità ci guida a mai commettere atti omosessuali e a mai proporci di commetterli.

 

 

Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi(Sl. 68,1).

Dio ci aiuta a vivere secondo la sua parola, Dio ci aiuta a convertirci … lo Spirito Santo ci spinge alla santità e quindi ad astenerci da ciò che la legge morale proibisce … lo Spirito Santo, quindi, ci spinge ad astenerci dalla fornicazione, dall’adulterio, dalla pratica omosessuale etc. !

  1. Tommaso, come visto, dice chiaramente che la carità, che è anch’essa un dono divino da accogliere, produce in noi necessariamente l’osservanza dei comandamenti: “Secundum quod facit caritas, est divinorum mandatorum observantia. Gregorius: nunquam est Dei amor otiosus: operatur enim magna si est; si vero operari renuit, amor non est. Unde manifestum signum caritatis est promptitudo implendi divina praecepta. Videmus enim amantem propter amatum magna et difficilia operari. Ioan. XIV, 23: si quis diligit me, sermonem meum servabit. Sed considerandum, quod qui mandatum et legem divinae dilectionis servat, totam legem implet. ”[1097]

La carità se è davvero nell’anima fa che la persona osservi i comandamenti.

Più a fondo, come pure vedemmo : “Ad quartum dicendum quod caritas, secundum rationem sui actus, excludit omne motivum ad peccandum. Sed quandoque contingit quod caritas actu non agit. Et tunc potest intervenire aliquod motivum ad peccandum, cui si consentiatur, caritas amittitur.” (II-IIae q. 24 a. 11)

La carità che è infusa da Dio e si attua sotto l’azione dello Spirito Santo non può fare altro che quanto appartiene all’essenza di essa quindi non può peccare in nessun modo.

Il soggetto in questo mondo, è mutabile per la libertà del suo libero arbitrio e può peccare e perdere la carità, ma pecca sottraendosi alla carità e allo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo muove l’anima, attraverso la carità, ad amare Dio e a non peccare.

E se la persona è impedita ad agire , la carità ha un intrinseco proposito di fare grandi cose.

“Ad tertium dicendum quod amor Dei semper magna operatur in proposito, quod pertinet ad rationem caritatis. Non tamen semper magna operatur in actu, propter conditionem subiecti.”(II-IIae q. 24 a. 11)

La carità ha un intrinseco proposito di compiere grandi cose e in particolare di attuare la legge di Dio, se la condizione del soggetto impedisce l’attuale compimento delle opere, la carità conserva il proposito di attuarle. Il proposito di cui qui si parla è un proposito che si compie sotto l’azione dello Spirito Santo, quindi un proposito che si attua appena l’impossibilità di attuarlo passa. La carità, stando alla natura del suo atto, esclude tutti i motivi che spingono al peccato, esclude ogni proposito a compiere, in particolare, il peccato grave e quindi ogni proposito a non compiere la Legge di Dio.

Se in una persona manca il compimento di tali opere proprie della carità o il proposito di compierle e quindi di non peccare, essa non è di certo guidata da tale virtù e finché tale proposito non entra nell’anima la carità non la guida!

Questa virtù, se guida un’anima, la guida a vivere nella legge di Dio e a proporsi di vivere in tale legge.

La carità guida chi la possiede al proposito di vivere tutti i comandamenti e quindi di vivere tutte le sante virtù, compresa la castità, e d’altra parte questa virtù contiene il proposito di evitare tutti i peccati gravi tra cui vi è l’adulterio e la pratica omosessuale.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1824, leggiamo: “ La carità, frutto dello Spirito e pienezza della Legge, osserva i comandamenti di Dio e del suo Cristo…”

Nello stesso Catechismo leggiamo anche, al n. 1827: “ L’esercizio di tutte le virtù è animato e ispirato dalla carità. Questa è il « vincolo di perfezione » (Col 3,14); è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è sorgente e termine della loro pratica cristiana.”

La carità guida chi la possiede all’attuazione dei comandamenti e alla pratica delle virtù, e non agli atti omosessuali!

La carità guida chi la possiede a mai infrangere i precetti negativi della Legge di Dio e quindi a mai infrangere il divieto di atti omosessuali!

Come dice molto chiaramente s. Giovanni Paolo II: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza.  Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo.” (VS n. 52) La scelta di voler andare contro la Legge di Dio in particolare quando si tratta di comandi negativi come quelli che vietano l’omicidio, l’adulterio, la pratica omosessuale etc.  non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona e quindi con la carità.

Dio ci illumini sempre meglio.

 

 

e,3) Non può essere assolto chi non si pente degli atti omosessuali,  e quindi non si propone di non attuarli più e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

 

 

Ribadisco e preciso quanto detto in particolare nel I volume: come è assurdo assolvere chi non si propone di non uccidere così è assurdo assolvere chi non si propone di non commettere adulterio o di non commettere atti di omosessualità.

Nella “Dominum et Vivificantem” di s. Giovanni Paolo II troviamo scritto al n. 42 :“Senza una vera conversione, che implica una interiore contrizione e senza un sincero e fermo proposito di cambiamento, i peccati rimangono «non rimessi», come dice Gesù e con lui la Tradizione dell’Antica e della Nuova Alleanza. …” e al n. 46 della stessa enciclica possiamo leggere: “  Perché la bestemmia contro lo Spirito Santo è imperdonabile? Come intendere questa bestemmia? Risponde san Tommaso d’Aquino …   la «bestemmia» non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, operante in virtù del sacrificio della Croce. … E la bestemmia contro lo Spirito Santo consiste proprio nel rifiuto radicale di accettare questa remissione, di cui egli è l’intimo dispensatore e che presuppone la reale conversione, da lui operata nella coscienza. …  Ora la bestemmia contro lo Spirito Santo è il peccato commesso dall’uomo, che rivendica un suo presunto «diritto» di perseverare nel male – in qualsiasi peccato – e rifiuta così la redenzione. L’uomo resta chiuso nel peccato, rendendo da parte sua impossibile la sua conversione e, dunque, anche la remissione dei peccati, che ritiene non essenziale o non importante per la sua vita. ”[1098]

Come è chiaro dal testo appena visto : la bestemmia contro lo Spirito Santo è il peccato commesso dall’uomo, che rivendica un suo presunto «diritto» di perseverare nel male, cioè in particolare nel peccato grave, e rifiuta così la redenzione; tale bestemmia non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, operante in virtù del sacrificio della Croce. Capiamo molto bene che tale bestemmia contro lo Spirito Santo implica: un rifiuto di convertirsi, un rifiuto di accogliere il dono della contrizione che, come visto, è necessaria per la nostra liberazione dal peccato grave, un rifiuto, quindi, di accogliere da Dio il dono del santo dolore per i nostri peccati, il dono dell’odio per i peccati, il dono del proposito di non peccare più e il dono di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Per una persona che ha tendenze omosessuali e che compie atti contro natura la bestemmia contro lo Spirito Santo implica, in particolare, il rifiuto di accogliere la contrizione specialmente riguardo ai peccati contro natura. E la bestemmia contro lo Spirito Santo è irremissibile in quanto appunto chiude l’uomo alla contrizione, alla conversione e quindi alla Redenzione e alla salvezza!

Continua s. Giovanni Paolo II al n. 48 dell’enciclica Dominum et Vivificantem: “ Nel suo discorso di addio Gesù ha unito questi tre àmbiti del «convincere» come componenti della missione del Paraclito: il peccato, la giustizia e il giudizio. … . Coloro che si lasciano «convincere quanto al peccato» dallo Spirito Santo, si lasciano anche convincere quanto «alla giustizia e al giudizio». …  In questo modo, coloro che «convinti del peccato» si convertono sotto l’azione del consolatore, vengono, in un certo senso, condotti fuori dall’orbita del «giudizio»: di quel «giudizio», col quale «il principe di questo mondo è stato giudicato». La conversione, nella profondità del suo mistero divino-umano, significa la rottura di ogni vincolo col quale il peccato lega l’uomo nell’insieme del mistero dell’iniquità. Coloro che si convertono, dunque, vengono condotti dallo Spirito Santo fuori dall’orbita del «giudizio», e introdotti in quella giustizia, che è in Cristo Gesù, e vi è perché la riceve dal Padre, come un riflesso della santità trinitaria. …  In questa giustizia lo Spirito Santo, Spirito del Padre e del Figlio, che «convince il mondo quanto al peccato», si rivela e si rende presente nell’uomo come Spirito di vita eterna.”[1099].

Lo Spirito di verità dunque convince l’uomo, che Lo accoglie, e lo conduce alla conversione, alla contrizione e quindi all’odio e al dolore per il peccato commesso e al proposito di non peccare più e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

L’uomo, però, si deve lasciare “convincere” di peccato dallo Spirito Santo … si deve lasciare “convincere” riguardo alla peccaminosità degli atti omosessuali … altrimenti non c’è conversione …

La Chiesa Cattolica, che proclama che la Trinità è amore e che vuole la salvezza di tutti, afferma chiaramente che il passaggio dallo stato di peccatori a quello di giusti implica la conversione e la contrizione. La misericordia di Dio è infinita, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso la contrizione, rifiuta il perdono dei propri peccati e quindi la salvezza che Dio gli offre; tale rifiuto può portare alla impenitenza finale e alla dannazione eterna, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica  al n.1864. La misericordia di Dio è infinita ma deve essere accolta attraverso il pentimento e la contrizione; senza tale accoglienza non c’è perdono dei peccati e c’è la dannazione!

Il Concilio di Trento, come vedemmo, ha precisato che questo atto di contrizione è stato sempre necessario per impetrare la remissione dei peccati e, nell’uomo caduto in peccato dopo il Battesimo, esso prepara alla remissione dei peccati se accompagnato dalla fiducia nella divina Misericordia e dal voto di  adempiere tutto quello che è richiesto per ricevere nel modo dovuto questo Sacramento della Penitenza.[1100] La contrizione è necessaria quindi per salvarsi per chi attua peccati omosessuali.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, come vedemmo, afferma  al numero 1033 che morire in peccato grave determina la dannazione eterna dell’anima!

Chi muore nel peccato grave di omosessualità si danna eternamente!

Nella Reconciliatio et Paenitentia, al n. 31, s. Giovanni Paolo II ha ribadito ulteriormente quanto stiamo affermando circa l’assoluta necessità della contrizione : “Ma l’atto essenziale della penitenza, da parte del penitente, è la contrizione, ossia un chiaro e deciso ripudio del peccato commesso insieme col proposito di non tornare a commetterlo, per l’amore che si porta a Dio e che rinasce col pentimento. Così intesa, la contrizione è, dunque, il principio e l’anima della conversione, di quella «metanoia» evangelica che riporta l’uomo a Dio come il figlio prodigo che ritorna al padre, e che ha nel sacramento della penitenza il suo segno visibile, perfezionativo della stessa attrizione. Perciò, «da questa contrizione del cuore dipende la verità della Penitenza» (Rito della Penitenza, 6c).”[1101]

Se manca il vero proposito, manca la contrizione, non c’è vero pentimento, dice infatti s. Giovanni Paolo II :“ È inoltre evidente di per sé che l’accusa dei peccati deve includere il proponimento serio di non commetterne più nel futuro. Se questa disposizione dell’anima mancasse, in realtà non vi sarebbe pentimento: questo, infatti, verte sul male morale come tale, e dunque non prendere posizione contraria rispetto ad un male morale possibile sarebbe non detestare il male, non avere pentimento. Ma come questo deve derivare innanzi tutto dal dolore di avere offeso Dio, così il proposito di non peccare deve fondarsi sulla grazia divina, che il Signore non lascia mai mancare a chi fa ciò che gli è possibile per agire onestamente.” [1102] Se manca il proposito  serio di non commettere più peccati nel futuro, manca il pentimento, manca la contrizione e l’assoluzione è invalida.

La Congregazione per la Dottrina della Fede scrisse pochi anni fa: “In ogni caso l’assoluzione può essere concessa solo se c’è la certezza di una vera contrizione che è “il dolore interiore e la riprovazione del peccato che è stato commesso, con la risoluzione di non peccare più” (cfr. Concilio di Trento, Dottrina sul sacramento della Penitenza, c.4). In questa linea non si può assolvere validamente una persona con tendenze omosessuali che non prenda la ferma risoluzione di “non peccare più”, astenendosi dagli atti contro natura e “facendo in questo senso tutto quello che è in suo potere.” [1103] Senza contrizione non ci può essere valida assoluzione del penitente.

Chi vuole essere validamente assolto deve proporsi di non peccare e quindi deve proporsi di non commettere, in particolare, atti che per sé stessi e in sé stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto, come gli atti omosessuali.

Chi vuol esseere validamente  eletto deve proporsi di fuggire le occasioni prossime di peccato, come vedemmo più sopra e nel I volume.

Faccio notare inoltre che la convivenza di coppie omosessuali determina scandalo e che scandalo ulteriore determinerebbe nelle persone il fatto che un tale peccato e/o una tale convivenza peccaminosa fossero permesse dal Confessore; ricordo peraltro, a questo riguardo, che, come precisa s. Alfonso, un peccato veniale diventa mortale se con tale azione si dà scandalo ai piccoli[1104], ora, se un peccato veniale diventa mortale se crea scandalo, un peccato oggettivamente grave come l’adulterio o la pratica omosessuale diventa doppiamente grave in quanto crea scandalo e il permesso dato da un Confessore a tale peccato o a tale convivenza sarebbe un ulteriore e più grave scandalo.

Quanto appena detto mette doppia o tripla pietra tombale su qualsiasi giustificazione della dottrina, presentata dalla Lettera dei Vescovi argentini[1105] e quindi dall’ Amoris Laetitia, per cui sarebbe lecito dare i Sacramenti a coloro che, praticamente, non si propongono di vivere secondo la Legge di Dio e quindi anche a coloro che non si propongono di evitare i peccati impuri contro natura e le occasioni prossime di tali peccati.

Come vedremo più avanti, infatti, i documenti appena citati estendono le loro concessioni a tutti i peccatori non solo ai divorziati risposati.

Precisando ciò che dicemmo nel primo volume, dobbiamo affermare che chi si confessa scientemente senza proposito di evitare gli atti omosessuali commette sacrilegio e la sua confessione è invalida; il sacerdote che assolve il penitente sapendo che questi non si propone di evitare tali atti, commette sacrilegio e illude doppiamente il penitente perché gli fa credere che i suoi peccati siano rimessi mentre non lo sono e gli fa credere che è praticamente dispensato dall’evitare gli atti omosessuali mentre tale dispensa è invalida.

Il proposito di evitare gli atti omosessuali, se è vero, implica, inoltre, sulla base della sana dottrina, il proposito di fuggire le occasioni prossime che spingono al compimento degli atti omosessuali, perciò è invalida la Confessione se manca di tale proposito.

Il Confessore non può, sulla base di attenuanti varie, dispensare in vario modo il penitente dal proposito efficace, vero e universale, di non compiere atti omosessuali e quindi dal proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato, secondo le indicazioni della sana dottrina, mancando tale proposito, infatti, la Confessione è ordinariamente invalida.

Quanto detto finora va adeguatamente precisato sulla base delle significative parole del prof. Nicolosi che sottolinea la distinzione tra “omosessuale” e “gay” : “Vi sono uomini omosessuali che rifiutano l’etichetta di «gay» e tutte le implicazioni che tale definizione comporta. Laddove il termine «omosessuale» indica un aspetto innegabile della loro psicologia, la parola «gay» descrive uno stile di vita e dei valori che essi non condividono. Questi uomini vivono un profondo conflitto tra i loro valori e le loro tendenze sessuali e, sebbene il loro sviluppo personale sia costantemente ostacolato da desideri omoerotici, si sforzano di non arrendersi a questi impulsi omosessuali, ma di superarli.”[1106]

L’ omosessuale, quindi, secondo Nicolosi, si distingue dal “gay” per il fatto che entrambi hanno tendenze omosessuali ma il primo non aderisce alla ideologia gay e allo stile di vita ad essa collegato per cui l’omosessualità viene giustificata e pubblicamente vissuta; al contrario dei “gay” gli omosessuali “vivono un profondo conflitto tra i loro valori e le loro tendenze sessuali e, sebbene il loro sviluppo personale sia costantemente ostacolato da desideri omoerotici, si sforzano di non arrendersi a questi impulsi omosessuali, ma di superarli.”

Il termine gay, secondo Nicolosi, è un concetto socio politico, è una identità costruita culturalmente che proclama: “ Questo è ciò che sono e ciò che sono stato designato dal mio creatore ad essere.” Questa persona crede che la sua attrazione di tipo omosessuale sia normale, naturale , è qualcosa che va celebrata. Definirsi gay è un modo per giustificare le proprie tendenze omosessuali come qualcosa che lo presenta così come è e come deve essere. [1107]

Anche il famoso moralista mons. Melina precisa molto efficacemente che il termine “gay” è altamente politicizzato e indica una persona che attua “pubblicamente uno stile di vita omosessuale e si impegna a farlo accettare dalla società come pienamente legittimo”. La cultura gay è, in questa linea,  “un piano sistematico di pubblica giustificazione e glorificazione dell’omosessualità” che mira a “farla accettare pienamente nella mente della società” sicché i gay possano avere gli stessi diritti degli eterosessuali, incluso il diritto di sposarsi e di adottare dei figli.[1108]

Un importante documento dell’ Catholic Medical Association afferma che è fuorviante che i cattolici si identifichino con la comunità gay perché tale comunità:

1) promuove un’etica del comportamento sessuale totalmente antitetica all’insegnamento cattolico sulla sessualità;

2) mette facilmente le persone tentate in luoghi che devono essere considerati prossima occasione del peccato;

3) crea una falsa speranza che la Chiesa alla fine cambierà il suo insegnamento sulla morale sessuale. [1109]

L’omosessuale, nel senso indicato da Nicolosi, in quanto adeguatamente contrito può essere assolto; il gay che vuole continuare a giustificare e vivere l’omosessualità non può essere validamente assolto; in quanto l’ideologia gay ritiene normale e lecita l’attività omosessuale il gay deve ripudiarla chiaramente e, se necessario, anche pubblicamente, se vuole essere validamente assolto. Il Confessore non può, sulla base di attenuanti varie, dispensare in vario modo il penitente gay dal proposito efficace, vero e universale, di non compiere atti omosessuali e quindi dal proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato, secondo le indicazioni della sana dottrina, mancando tale proposito, infatti, la Confessione è ordinariamente invalida.

 

 

f) La Liturgia è alla base della lecita attività sessuale cristiana. La sessualità è lecita solo nel Matrimonio, che è Sacramento; gli atti omosessuali sono chiaramente illeciti.

 

 

Dio ci illumini sempre meglio.

Dio ha chiaramente manifestato nella Scrittura e nella Tradizione che il suo progetto sull’uomo non prevede che l’uomo compia atti omosessuali, il progetto di Dio sull’uomo in Cristo è progetto di grazia e di castità che prevede vita sessuale solo all’interno di un matrimonio e quindi tra uomo e donna e solo dopo che Dio li ha uniti [1110]

  1. Tommaso ugualmente affermò che: ” … in isto praecepto, non moechaberis, prohibetur non solum adulterium, sed omnis carnalis corruptio, praeter eam quae est matrimonii”[1111]In questo precetto, non commetterai atti impuri, è proibito non solo l’adulterio ma ogni unione carnale, eccetto quella che si compie nel matrimonio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro nell’affermare che il Sacramento del Matrimonio è tra uomo e donna e che Dio unisce attraverso tale Sacramento i due sposi.

Tale Catechismo sottolinea come il matrimonio entra nel vero disegno di Dio (n. 1602) e nel vero ordine della creazione (1603ss).

Si noti bene che è Dio Colui che unisce i due sposi: “Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono mutuamente, è suggellato da Dio stesso. …  L’alleanza degli sposi è integrata nell’Alleanza di Dio con gli uomini: « L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ». [1112]” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1639)

Il vincolo coniugale è stabilito da Dio e non può essere sciolto (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1640)

In questa luce occorre vedere l’alterità sessuale e la fecondità che caratterizzano il rapporto lecito: solo l’alterità uomo-donna consacrata da Dio nel Sacramento e quindi solo la fecondità che si attua nel rapporto uomo-donna consacrato da Dio nel Sacramento sono elementi del rapporto lecito; fuori da questo ambito il rapporto è illecito e immorale.

Inoltre il matrimonio rimanda alla relazione sponsale tra Cristo e la Chiesa, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1661 : “Il sacramento del Matrimonio è segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. Esso dona agli sposi la grazia di amarsi con l’amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa … ” Solo in questa grazia matrimoniale sono leciti i rapporti sessuali, non fuori di essa.

Il Matrimonio unisce in Cristo i due sposi, li rende una sola carne, nel loro amore manifesta l’amore di Cristo per la Chiesa e in questa linea rende leciti gli atti sessuali aperti alla vita ma, si noti bene, non rende leciti gli atti contro natura come la sodomia.

L’unione che Dio ha attuato nei due sposi attraverso il Sacramento è necessaria perché gli atti sessuali siano leciti e santi.

Il Matrimonio implica una vocazione dei nubendi, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore.” (  Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1603)

Tale vocazione, tale Sacramento, tale unione e tale santa attività sessuale evidentemente non esistono e non possono esistere per le coppie omosessuali!

L’orientamento omosessuale è un orientamento disordinato appunto perché si oppone a questa vocazione fondamentale divina e a ciò che da essa consegue.

La Liturgia cristiana, aggiungo, è alla base della vita cristiana e in particolare della vita degli sposi cristiani, ma non c’è nessuna Liturgia alla base dei rapporti omosessuali e della vita delle coppie omosessuali anzi c’è una radicale contrarietà alla Liturgia cristiana.

Ricordo a questo riguardo che:  “ … Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui l’antico adagio: « Lex orandi, lex credendi » (oppure: « Legem credendi lex statuat supplicandi », secondo Prospero di Aquitania [secolo quinto]).[1113]”(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1124)

La legge della preghiera è la legge della fede e d’altra parte la legge della fede è alla base della legge della preghiera, sicché una “liturgia” che benedica situazioni di peccato pubblico, come è il caso delle coppie omosessuali, non è Liturgia cattolica.

Proprio la fede, che è alla base della Liturgia, afferma molto chiaramente che l’ evidente situazione di peccato grave in cui si trovano le coppie omosessuali implica che non possano essere oggetto di specifica benedizione; la seguente regola che vale per i divorziati risposati, vale, infatti, a maggior ragione, per le coppie omosessuali: “Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli, proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.”[1114]

Nel 2021 la Santa Sede ha pubblicato un documento che appunto vieta le benedizioni alle coppie omosessuali, in esso leggiamo: “Al genere dei sacramentali appartengono le benedizioni, con le quali la Chiesa «chiama gli uomini a lodare Dio, li invita a chiedere la sua protezione, li esorta a meritare, con la santità della vita, la sua misericordia». … Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni. Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso…”[1115]

Il “cambio di paradigma”, come vedremo meglio più avanti, sta operando attivamente anche per aprire le porte alle benedizioni delle coppie omosessuali infatti nel nord Europa viene giustificata e praticata la benedizione alle coppie omosessuali e i Vescovi belgi hanno predisposto una pseudo Liturgia per benedire le coppie omosessuali … e il Papa, nonostante abbia approvato il testo della Congregazione per la Dottrina della Fede che condanna le benedizioni alle coppie omosessuali, non solo non è intervenuto a condannare e sanzionare né l’intervento dei Vescovi fiamminghi, né le azioni e le parole di Vescovi, sacerdoti e teologi tedeschi favorevoli alle benedizioni alle coppie omosessuali ma ha anche aperto le porte e in certo modo sostenuto tali benedizioni … ma vedremo tutto ciò ampiamente più avanti.

 

g) Importanti moralisti cattolici dei nostri tempi parlano dell’omosessualità e di questioni affini e ribadiscono il carattere intrinsecamente disordinato e peccaminoso degli atti omosessuali.

 

 

g,1) Sessualità, omosessualità e atti omosessuali nel “Manuale di bioetica” del Cardinale E. Sgreccia.

 

 

La Croce di Cristo sia la nostra luce e ci illumini sempre meglio.

Il famoso “Manuale di bioetica” di E. Sgreccia[1116] sviluppa una trattazione scientifica della sessualità; in esso leggiamo anzitutto che nella corporeità si manifesta la differenziazione e la complementarietà dei sessi, il corpo umano all’interno di una struttura omologa rivela fattori di differenziazione che contrassegnano l’intera personalità di base: fattori cromosomici, fattori endocrino-neurologici … più generalmente tutta la corporeità è segnata dalla differenziazione sessuale, nella sua struttura fondamentale identica e omogenea.

L’essere sessuati è per l’uomo un dato fondamentale, originario. [1117]

La corporeità non esiste se non differenziata sessualmente e la sessualità segna tutta la personalità: è lo spirito e l’io personale che è uomo o donna, e non soltanto il corpo, proprio perché è lo spirito che anima e informa e fa vivere la corporeità; quindi la persona non ha solo un sesso ma è uomo o donna. La vocazione personale del soggetto non potrà realizzarsi armonicamente se non accettando e valorizzando quel determinato modo di essere. La sessualità è una conformazione strutturale della persona che l’uomo deve accogliere. [1118]

La sessualità contrassegna tutto l’essere umano ma non lo esaurisce, l’esercizio dell’attività genitale non è l’unico modo per esprimersi come uomo o donna.[1119]

Sgreccia tratta anche di sesso corporeo e sesso psicologico e ribadisce come la Chiesa spiega profondamente il contrasto tra sessualità corporea e sessualità psicologica attraverso la verità del peccato originale; lo stesso autore precisa che “la concezione della psiche va intesa in senso ilemorfico”, come risultante dei due principi: fisico e spirituale, le differenze psicologiche non si possono attribuire solo a influssi socio-culturali, la psiche è radicata nel corpo e nello spirito e la differente psicologia uomo-donna va vista in particolare in questa luce.[1120]

Il problema dell’orientamento sessuale disordinato e in particolare dell’omosessualità è trattato molto efficacemente da Sgreccia nello stesso “Manuale” tenendo conto anche delle indicazioni della scienza “profana” sull’argomento. Sgreccia presenta: le ipotesi sulla genesi dell’ omosessualità, i vari tipi di persone omosessuali, alcune distinzioni importanti riguardo all’ ambito dell’omosessualità, alcune caratteristiche fondamentali che si notano negli omosessuali, la percentuale indicativa degli omosessuali rispetto agli eterosessuali tra persone dello stesso sesso[1121]

L’origine profonda della tendenza omosessuale, sulla base della sana dottrina cattolica, va ricercata  nel peccato originale e nel disordine che esso genera[1122]  quindi alcuni elementi che predispongono ad essa vanno ricercati nella natura corrotta dell’uomo ma vi possono essere anche elementi predisponenti di tipo culturale e in particolare va esaminato bene l’influsso dei mass media e della pornografia .[1123]

L’omosessualità, secondo Sgreccia e Cassani, non deve essere concepita come qualcosa di statico da cui la persona non può uscire.[1124]

Sgreccia parla della terapia dell’omosessualità che è di tipo psicologico e spiega che alla base del processo di guarigione c’è la presupposizione che l’omosessualità sia un disordine; sono state sperimentate con successo le terapie di gruppo, si è fatto ricorso anche all’ipnosi, si consigliano in particolare adeguate letture che possano aiutare la persona ad avere una visione precisa della realtà, in particolare delle persone del sesso opposto.

Aggiungo che per la tendenza omosessuale il cristianesimo offre una terapia spirituale costituita dalla preghiera, dalla lettura della S. Scrittura, dai Sacramenti e dai sacramentali.

Per quanto riguarda l’efficacia della terapia psicologica : “Detto in sintesi: le tendenze omosessuali si possono considerevolmente correggere e le guarigioni radicali sono tutt’altro che rare; il fatalismo nei confronti della terapia è pertanto infondato. Anzi, avremmo fatto già molti più passi avanti se fossero più numerosi i terapeuti interessati al trattamento della neurosi omosessuale.”[1125]

La terapia spirituale ben attuata può realizzare grandi trasformazioni e miracoli anche in questo ambito.

La terapia migliore è comunque, secondo Sgreccia, la prevenzione che si attua nell’armonia familiare educante e nella socializzazione precoce  del bambino in un gruppo coeducativo.[1126]

Infine Sgreccia presenta un giudizio morale prudente, conforme alla sana dottrina cattolica e all’etica personalista, sulla pratica omosessuale: essa è gravemente peccaminosa e disordinata ed è anzitutto condannata dalla Bibbia in modo netto;